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Settore turismo: giovani, mansioni e prospettive

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Da Cgil Ferrara

Da alcune settimane ad oggi leggo sulla stampa nazionale e su quella locale dichiarazioni allarmate di imprenditori turistici in difficoltà a trovare personale disponibile a lavorare per la stagione balneare, si tratta di camerieri, cuochi, bagnini da spiaggia e personale di salvataggio.
In alcuni articoli si legge che mancano le professionalità adatte a svolgere le mansioni, in altri si arriva a dire che gli Italiani e in particolar modo i giovani non hanno più voglia di fare questi lavori notoriamente faticosi, stressanti e concentrati tutti in un breve periodo frenetico dell’anno. E’ più facile, si legge, trovare stranieri che si prestano a tutti i tipi di lavoro anche se la professionalità che possono esprimere non è all’altezza delle aspettative. Ma che possiamo fare? Meno male che ci sono loro, altrimenti le attività chiuderebbero!
Nessuno tenta di analizzare, o almeno prova, a capire seriamente le motivazioni di questa situazione.
E’ più facile generalizzare e dire che i giovani sono fannulloni, che gli italiani se la prendono comoda o incolpare chi ha proposto di abolire i voucher.
Sarebbe opportuno invece trattare l’argomento in modo organico partendo da lontano e attraversare ciò che è capitato negli ultimi anni. Sarà anche vero che le esigenze dei ragazzi italiani sono cambiate, che forse faticano ad adattarsi come asseriscono alcuni imprenditori balneari. Ma a cosa ci si riferisce quando si dice che ci si deve adattare non è ben specificato.
Vorrei sperare che non ci si debba adattare a un lavoro senza contratto nazionale di lavoro!
Oppure adattare alla deregolamentazione sulla sicurezza sul lavoro, o magari adattarsi a non vedersi accreditare tutte le giornate lavorate utili al riconoscimento della Naspi, si chiama così oggi la disoccupazione.
Sarebbe più onesto condividere il fatto che in questo settore negli ultimi anni le proposte di lavoro sono via via diventate sempre meno strutturate, con periodi di lavoro saltuari, non ben definiti, quasi mai per tutta la stagione, al massimo ribasso e con una flessibilità all’inverosimile.
Questo è un settore in cui i Contratti Nazionali sono scaduti da oltre quattro anni, che non si rinnovano e di conseguenza non c’è un adeguamento dei salari al costo della vita.
A tutto ciò bisogna aggiungere il fatto che la riforma degli ammortizzatori sociali con l’attuazione del Jobs Act e di conseguenza la modifica delle regole per maturare il diritto alla disoccupazione, nonché la diminuzione dell’indennità economica di disoccupazione oggi disponibile, contribuisce a non rendere particolarmente appetibile il lavoro stagionale al mare.
E’ normale quindi che chi si approccia oggi alla stagione balneare non è più il lavoratore strutturato che aveva trovato un proprio equilibrio e che poteva garantire professionalità e attaccamento alla professione.
E’ altresì normale che siano tanti gli stranieri che si propongono per questi lavori fregandosene del salario, della sicurezza sul lavoro, della indennità di disoccupazione. Loro sono di passaggio, devono sbarcare il lunario. Non hanno intenzione di stabilizzarsi in un settore o in un territorio facendone il primo sostentamento economico. Devono mandare lo stipendio alla propria famiglia lasciata nel paese di origine. Ma è ormai evidente che si vuol far passare come inevitabile la cultura dell’essere di passaggio anche per i giovani Italiani.
Penso che se si vuole affrontare seriamente il problema si deve cominciare a rinnovare i contratti nazionali di lavoro e ad applicarli. Si devono proporre periodi lavorativi più lunghi e strutturati. Vanno applicate le leggi sul lavoro e sulla sicurezza. Vanno evitati tutti i sotterfugi per pagare meno i lavoratori che hanno come effetto la disaffezione e che creano dumping contrattuale tra le imprese.
Queste sono alcune delle cose utili per riportare ad essere appetibile il settore ai giovani e anche ai meno giovani, utili ad avere meno ricambio e di conseguenza meno dispersione di competenze e maggiore qualità del servizio e della prestazione.
La Filcams Cgil di Ferrara su questi temi e a queste condizioni è disponibile a confrontarsi e a ricercare soluzioni, così come abbiamo fatto a Ferrara nei mesi scorsi siglando due accordi sulla stagionalità con due importanti associazioni di rappresentanza del turismo. Gli accordi vanno nella direzione della buona occupazione e delle regole, hanno l’ambizione di voler intraprendere una via alta del lavoro e della sua qualità. E’ un ulteriore strumento che ogni imprenditore turistico del nostro territorio può utilizzare. Non siamo disponibili invece a qualunquismi e a generalizzazioni arbitrarie.

Il Segretario generale Filcams Ferrara
Fabrizio Tassinati

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