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Libertà, giustizia e bene comune: il caso di Aaron Swartz

SGUARDO INTERNAZIONALE
Libertà, giustizia e bene comune: il caso di Aaron Swartz

Aaron-Swartz
Tempo di lettura: 4 minuti

Esistono tanti modi di uccidere una persona.
La si può uccidere fisicamente. Le si possono togliere i diritti fondamentali, quelli di cui ogni essere umano dovrebbe godere da quando nasce. La si può mettere in discussione, atterrirla, isolarla, minacciarla psicologicamente. Come fa il musicista Antonio Salieri ai danni del rivale Mozart. Si può tentare di uccidere le sue idee, tentando di spacciare la sua genialità per disonestà, cercando di farlo passare davanti all’opione pubblica o, ancora peggio, davanti alla legge, per fuorilegge, per ladro, per disonesto. Come fanno gli States ai danni di Aaron Swartz.

Il documentario incentrato su Swartz, la cui fama spesso precede il nome, è una raccolta di testimonianze di famiglia, amici e colleghi che ne tracciano un ritratto eccezionale, di grande forza e sensibilità, estremamente difficile da accostare ad altri personaggi. L’evoluzione di Tim Berners-Lee, il visionario che ha inventato il web. La personificazione non-violenta del Guy Fawkes mitizzato e iconografico del film “V for Vendetta”, il rivoluzionario che voleva un mondo uguale per tutti.
Uno che crede nella condivisione e nello scambio di idee. Uno che entra in un sistema informatico downloadando articoli accademici non accessibili a tutti (biblioteca del Mit) e diffondendolo, che permette di conoscere le leggi fino a quel momento scaricabili solo a pagamento (database Pacer della Corte Federale degi Stati Uniti), uno che sfida un sistema non democratico nè giusto, diventando attivista politico e voce di protesta contro il Sopa, legge-bavaglio che impone severissime pene contro i violatori di copyright, quello stesso concetto che Swartz aveva contribuito a modificare prendendo parte alla creazione, a soli quattordici anni, della licenza Creative Commons; conscio che la cultura è, o meglio dovrebbe, essere alla portata di tutti, considerandola come il primo vero divario tra chi è libero e chi non lo è.
Non escogita sistemi per arricchirsi. Nelle librerie universitarie, che lui considera vera e propria miniera d’oro, non entra per sfida o per gioco ma per liberare quel patrimonio inestimabile che solo la cultura può offrire, e creando nel 2007 Open Library, progetto di biblioteca digitale dell’Internet Archive. Creando Reddit, sito di contenuti, notizie e intrattenimento che sta sulla sottile linea tra caos e ordine, tra raggruppamento di dati e libero spazio di tutti.
Non entra nei database per rubare o craccare password con cui poi rubare milioni di dollari.
Swartz è un Robin Hood informatico, un sognatore, un utopico che cerca di fare di Internet un luogo libero, in cui circolino verità e confronto, dove tutti abbiano non solo voce, ma anche uguale grado di ascolto e di possibilità. E che resta schiacciato da una giustizia che gli propone un patteggiamento pur di dichiararsi colpevole del reto di hackeraggio pagando una multa, e che lui rifiuta fino all’ultimo.

Questa è la storia di Aaron Swartz, che si è suicidato l’11 gennaio 2013 in attesa di essere processato con tredici capi di accusa, dopo l’arresto per avere scaricato 4,8 milioni di articoli scientifici dal database accademico JSTOR. Ufficialmente, per avere violato la legge che impedisce di scaricare informazioni da un sistema protetto. Ufficiosamente, personaggio scomodo che scardina quel potere privilegio di una piccola fetta di chi può permetterselo a favore della maggioranza di persone che da qualche parte, là fuori nel web, sanno come utilizzare al meglio quelle conoscenze.
Come Jack Andraka, il sedicenne che ha messo a punto un sensore grazie al quale diagnosticare il tumore al pancreas nella sua fase iniziale. E che, come ha pubblicamente dichiarato, non sarebbe stato in grado di mettere a punto in mancanza dei giornali e documenti che Swartz ha “liberato” alla rete pubblica.

Esistono tanti modi di uccidere una persona.
Eppure, anche se Mozart muore, la sua musica continua a suonare.

Le leggi ingiuste esistono: dobbiamo essere felici di sottostare a esse, o dobbiamo ribellarci?
(Henry Thoreau)

[“Internet’s own boy: the story of Aaron Swartz” nella rassegna Mondovisioni]

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