Home > IL DOSSIER SETTIMANALE > Ambiente: la cura della casa comune > Sistema idrico in Italia: cos’è cambiato in 10 anni
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Spesso si discute su temi complessi senza fissare dei riferimenti certi. Ad esempio: cosa è stato migliorato in dieci anni nel ciclo dell’acqua? Cercherò di dare qualche riferimento.
Sul tema dell’acqua è sicuramente cresciuta l’attenzione generale in questi anni, sia a livello internazionale e nazionale sia a livello regionale; si tratta di un buon segnale che indica come stia crescendo la sensibilità generale su questo fondamentale tema, tuttavia siamo ancora lontani da considerare sufficiente il livello raggiunto.

Un contesto così complesso ed arretrato impone una efficace politica degli investimenti che si continua a stimare su valori molto alti e calcolati in oltre mille euro per abitante.

La struttura del settore evidenziava in sintesi:
– obsolescenza della rete acquedottistica che si riflette nell’elevato grado di dispersione, in media del 27%;
– prelievi idrici per abitante (circa 1000 m3/anno) superiori di oltre un terzo alla media europea;
– un terzo della popolazione servita dalla rete acquedottistica non dispone sempre di acqua;
– elevata frammentazione gestionale, dovuta alla gestione separata delle diverse fasi del ciclo dell’acqua ed al dimensionamento su scala comunale della rete idrica;
– estrema frammentazione dell’offerta, che determina basse economie di scala;
– significativa prevalenza numerica delle gestioni pubbliche, in particolare di quelle dirette da parte dei Comuni;
– scarsa presenza di operatori privati presenti nella depurazione e nella conduzione tecnica, ma non nella gestione di pubblico servizio.

Da un confronto sugli ultimi dieci anni del sistema idrico italiano risulta che:
– dieci anni fa il fatturato complessivo era di circa 4 mld di euro di cui acquedotto 68%, depurazione 20%, fognatura 12%, per un quantitativo generale di 6.000 milioni m3 acqua erogata. Oggi il fatturato è di circa 5,2 miliardi di euro a fronte di 5,8 miliardi di metri cubi fatturati;
– pressoché stazionaria è l’occupazione di circa 49.000 addetti complessivi di cui il 69% impiegato nella distribuzione;
– il numero dei gestori dieci anni fa era oltre 8000 (42% pubblici, 8% privati, 50% miste) oggi invece si stima siano meno di mille;
– gli investimenti previsti sono passati da 40 a 70 miliardi di euro;
– il costo medio di un metro cubo di Sii (per un consumo di 150 m3) dieci anni fa era di 0,90 euro/m3 (acq. 0,40, fgn 0,10, dep. 0,25, qf 0,1), mentre oggi è di 1,26 euro/m3 (acq. 0,56, fgn 0,16, dep. 0,40, qf 0,14);
– a livello nazionale le perdite di rete, espresse in percentuale considerano i volumi immessi in rete e i volumi fatturati i volumi immessi passano dal 39% di dieci anni fa al 37% a oggi (dato poco attendibile).
– a livello regionale la situazione è molto simile per quanto riguarda la riduzione delle perdite, infatti allora le perdite erano circa il 28% ed ora sono circa il 26%;
– analizzando la spesa per il servizio idrico integrato a livello nazionale, la spesa media per un consumo di 150 m3 annui era di 135 euro annui (57-320, importi minimi e massimi), mentre oggi è di 190 euro annui (sempre con un range molto ampio tra 80-450).

Rimane una perplessità: si sono fatti passi avanti, ma l’impressione è che il settore dell’acqua non abbia ancora quella attenzione che un servizio pubblico richiede. Speriamo le cose migliorino.

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