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Smetto quando voglio: meglio “ricercati” che ricercatori…

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Ironia, divertimento, simpatia, azione, fantasia, spirito di sopravvivenza ma anche un tocco di amarezza. Questi gli ingredienti del primo lungometraggio di Sydney Sibilia, regista classe 1981, uscito nei cinema italiani lo scorso febbraio. Eccoci allora di fronte a una banda di ricercatori universitari per i quali avere la laurea a pieni voti è un vero problema. Non c’è lavoro, in Italia, per chi è troppo qualificato, non ti accettano a lavorare in un’officina meccanica, nemmeno se fingi di essere un uomo di strada con esperienza di vita, quando il lessico che usi ti tradisce.

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locandina del film

Ecco allora la banda dei sette ricercatori: due pluripremiati latinisti, Mattia e Giorgio (Valerio Aprea e Lorenzo Lavia), che lavorano come benzinai, sotto padrone cingalese, scagliandosi vicendevolmente improperi nell’antica lingua di Cicerone (esilarante); un brillante antropologo che tenta invano di farsi assumere presso un meccanico (Andrea, un Pietro Sermonti con la faccia da bravo ragazzo trasformato in improbabile ragazzaccio dal forte accento romanesco); un genio della chimica computazionale che lavora come lavapiatti in un ristorante cinese (Alberto, Stefano Fresi); un competente archeologo (Arturo, Paolo Calabresi), precario da undici anni, che non ha nemmeno i soldi per il pranzo al sacco (e che divora il panino con la frittata offertagli dai colleghi, divertente); un economista (Bartolomeo, Libero di Rienzo), che di mestiere conta le carte a poker; e poi c’è lui, Pietro (il brillante Edoardo Leo), l’ispiratore dell’intera iniziativa, che, dopo l’ennesima frustrazione alla facoltà di Neurobiologia ed una pasticca mal digerita, scopre la nuova vocazione di produttore e spacciatore di droghe sintetiche. Pietro, allora, appena licenziato dall’università, disegna la molecola, assolutamente legale (perché non nella lista delle sostanze proibite dal Ministero della salute), il chimico, adesso cameriere, la sintetizza abilmente.

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una scena del film

E il tutto si trasforma in una situazione che sa dell’inverosimile: ex-accademici senza speranze che si ritrovano tra luccicanti discoteche alla moda, escort di lusso (l’ambientazione romana ricorda un po’ quella de La Grande Bellezza) e temuti boss della malavita (il mitico e sfregiato Er Murena, un grande Neri Marcorè anch’esso laureato, un ingegnere). E, per finire, ciliegina sulla torta, una fidanzata, Giulia, che lavora proprio, guarda a caso (ironia della sorte), al recupero dei giovani tossicodipendenti.

Il tutto condito da colpi di scena, come in un vero film d’azione, da paradossi, suspense adrenaliniche, strane capriole. La critica sociale, affilata e non banale, e le risate a gogo, che a volte tolgono il fiato, convivono con grande naturalezza in questa bella commedia italiana. Difetti italiani messi sotto una brutale lente d’ingrandimento: l’assenza di meritocrazia, la ricerca di una “spintarella”, la voglia di una “bustarella”, la ricerca di un guadagno facile a volte per necessità a volte per inclinazione, la truffa, l’essere sempre più intelligenti e furbi degli altri.
Un sorriso amaro, quindi, ci scappa, se pensiamo davvero al retroscena, ossia a una società dove il lavoro sembra sempre di più un privilegio e dove non tutti paiono averne pieno diritto. Soprattutto se plurilaureati, preparati, svegli, intelligenti e, “ancor peggio”, se meritevoli.

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di Sydney Sibilia, con Edoardo Leo, Valeria Solarino, Stefano Fresi, Paolo Calabresi, Pietro Sermonti, Neri Marcorè, Valerio Aprea, Lorenzo Lavia, Libero di Rienzo, Italia, 2014, 100 mn.

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