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Sondaggio della Cna di Ferrara sull’economia del territorio

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da: ufficio stampa Cna Ferrara

I risultati del sondaggio della Cna di Ferrara, a cui hanno partecipato 556 imprenditori, confermano che la situazione, pure in via di miglioramento, non volge ancora al sereno. Sulle politiche del Governo prevale una maggioranza critica (42,6% contro il 22,3% di favorevoli). E per Ferrara, il 48,1% preferirebbe alleanze territoriali variabili sulla base di progetti. Domani, venerdì, l’Assemblea Annuale della Cna di Ferrara
La ripresa è arrivata? Il 62% delle imprese Cna dice ancora no
Troppo pesanti oneri e tasse e segnali ancora deboli
Ferrara – Le stime sull’economia del nostro Paese vengono date in crescita, ma non esattamente così la vede la gran parte dei 556 imprenditori ferraresi, di diversi settori e aree territoriali, che ha risposto al sondaggio lanciato dalla Cna nelle ultime settimane: “L’economia va. O no? Come stanno e cosa chiedono oggi le imprese”. I risultati del sondaggio saranno al centro dell’Assemblea Annuale della Cna di Ferrara, che si svolgerà domani, 20 novembre, a partire dalle ore 17,30, presso la Sede provinciale di via Caldirolo, 84, alla quale interverranno: Alberto Minarelli, presidente provinciale della Cna, Paolo Govoni, presidente della Camera di Commercio di Ferrara, Tiziano Tagliani, sindaco di Ferrara e Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia Romagna. Coordina i lavori, Corradino Merli, direttore provinciale della Cna.
Dunque, solo il 13,7 % degli imprenditori ritiene già in atto una ripresa dell’economia, dovuta prevalentemente a all’aumento della domanda interna e dei consumi (43,8%) e degli ordinativi (39,7%), e ai benefici della ripresa internazionale (24,7%). Ma il 62,8% degli imprenditori non avverte un miglioramento sostanziale: troppo elevati gli oneri che gravano sulle imprese (68,8%), sostengono molti, mentre per il 37,6% i segnali sono ancora troppo deboli e contradditori; il 30,1% ritiene, inoltre, che le imprese siano troppo stremate da una crisi che non le aiuta a reagire, per il 22,4% non tutti i settori di mercato hanno ripreso a tirare, il 16,6% pensa che la domanda interna e i consumi sono ancora troppo deboli, 7,5% troppo elevati i tassi di disoccupazione, 3,6% altro.
E tuttavia una comparazione, seppure non di carattere statistico, con un sondaggio similare realizzato da Cna nell’ottobre 2013, fa intravvedere un seppur graduale e tenue miglioramento della situazione delle imprese e del clima di fiducia, se si considera che, all’epoca, a non cogliere alcun segnale di ripresa era una percentuale dell’84% e tutte le voci (fatturato, occupazione, investimenti) si presentavano nettamente negative.
Ancora difficoltà, quindi, nella fase odierna, ma in presenza di un quadro un po’ meno pesante. Questo, sotto il profilo del fatturato: per il 21,2% delle aziende è aumentato, mentre per il 46% è risultato stazionario, il 32,8% ha addirittura subito un calo; ma nel 2013, per il 52% del campione delle imprese il fatturato era diminuito o molto diminuito con un 37% stazionario. O degli investimenti: sono il 31,3% le imprese che li hanno effettuati nel 2015 (il 26% nel 2013), mentre il 21% ha intenzione di realizzarli nei prossimi mesi (nel 2013 il 14%).
Interessante il sondaggio della Cna, perché contribuisce a gettare luce anche sull’orientamento degli imprenditori in relazione a questioni molto attuali, come le politiche economiche del Governo, non considerate utili a sostenere le imprese per il 42,4% (il 22,3% è di opposto parere, il 29,9% non sa) e l’eliminazione della tassa prima casa. Non servirà, quest’ultima, a rilanciare l’economia per il 42,6%, utile invece per il 33,2%, il 17,7% non sa. In sostanza, buona parte delle imprese è convinta che il nocciolo vero sia ancora da aggredire: al primo posto, per il 92,2%, la diminuzione della pressione fiscale sulle imprese e sul lavoro, segue, al 44%, la semplificazione burocratica, quindi i tagli ai costi della politica (41,6%), il 32,1% agevolazioni nell’accesso al credito, 27,1% politiche del lavoro più flessibili e con incentivi alle imprese, 20,1% tagli alla spesa pubblica, 12% investimenti in infrastrutture per la modernizzazione del Paese, 11,4% investimenti in innovazione, ricerca e sviluppo.
Tutto sommato un giudizio severo, anche se meno tranchant di quello registrato nel 2013, quando le politiche nazionali venivano considerate negativamente da ben l’88% del campione.
Infine, una parte del sondaggio riguarda temi economici più riferiti al nostro territorio. La maggioranza delle imprese (76,4%) avverte che la competitività dell’economia provinciale deve essere sostenuta da politiche locali mirate: ai primi posti la diminuzione della pressione fiscale locale (72,1%), la semplificazione burocratica (46,5%), la lotta all’abusivismo (43,8%). Una domanda specifica ha, poi, riguardato la questione cogente delle eventuali alleanze territoriali: il 48,1% è per intese con un’area o l’altra, sulla base di progetti e vocazioni, il 17,9% preferirebbe un’alleanza con la Romagna, il 12,9% con l’Area della via Emilia, il 16% non vuole alcuna alleanza, il 5% indica altre opzioni (es. alleanza con Rovigo).
I risultati del sondaggio nel dettaglio (556 risposte)
Hanno compilato il questionario 556 imprenditori. Il campione era così distribuito per settori: costruzioni-edilizia 16,4%, altro (commercio, servizi alla comunità, biomedicale, chimica – plastica, ecc.)16,2%, meccanica 13,7%, servizi alla persona 9,4%, installazione e manutenzione impianti 9,2, riparazione auto 8,2%, alimentare 7,3%, trasporti 6,7%, tessile-abbigliamento 5,5%, servizi alle imprese 5%, comunicazione, grafica e Ict 2,5%.
La distribuzione territoriale: Ferrara 33,8%, Alto Ferrarese 33,5 %, Delta (Comacchio, Codigoro, Lagosanto, Ostellato, Migliaro, Migliarino, Massa Fiscaglia, Mesola, Goro) 12,5%, Copparese 10,5 % e Medio Ferrarese (Argenta, Portomaggiore, Voghiera, Masi Torello) 9,7 %.
Fatturato. Alla domanda sul fatturato dell’impresa nel corso del 2015, solo il 21,2 % afferma che è aumentato, mentre per il 46 % il fatturato è rimasto stazionario, per il 32,8% del campione, invece, il fatturato è diminuito.
Settore di riferimento delle imprese. Sempre con riferimento al 2015 rispetto all’anno precedente, il 45% registra stagnazione, il 29,8% un calo, il 21,7% un aumento, il 3,5% non sa.
L’occupazione. Sul totale delle imprese che hanno risposto, il 54 % ha dipendenti, il 46 % no. Tra quanti hanno lavoratori alle proprie dipendenze, il 73,1% ha sostenuto di averne mantenuto invariato il numero nel corso dell’anno, il 15,2,% ha aumentato i dipendenti, l’11,6% li ha diminuiti. Nei prossimi mesi, solo l’8,5% del campione prevede di assumere, l’82,2% manterrà invariato il numero dei propri dipendenti, il 9,2% pensa di ridurlo.
Investimenti. Nel corso del 2015 il 69,7 % del campione non ha effettuato investimenti, il restante 31,3 % ha investito (fino a due risposte): il 76,5% in beni strumentali e tecnologici, il 35,3% in formazione, 14,7% comunicazione e marketing, 7,1% efficienza organizzativa, 5,9% processi di qualità, 5,3% ambiente e risparmio energetico, 3,5% ricerca e sviluppo, 4,1% in altri ambiti.
Quanto alle previsioni di investimento, nei prossimi mesi il 53,3% non prevede di investire, il 26% non sa. Il 20,7% ha, invece, messo in conto investimenti, rispettivamente (fino a due risposte): il 57,8% in beni strumentali e tecnologici, il 25% in formazione, il 25% in comunicazione e marketing, 17,2% efficienza organizzativa, 9,4% processi di qualità, 8,6% ambiente e risparmio, 4,7% ricerca e sviluppo energetico, 4,7% altre destinazioni
La ripresa. Ma è vero che è in atto una ripresa dell’economia? Solo il 13,7 % degli imprenditori è d’accordo, mentre non la pensa così il 62,8%, il 23,5% non sa. Queste le ragioni di chi intravvede la ripresa (fino a due risposte): per il 43,8% sono aumentati la domanda interna e i consumi, per il 39,7% sono aumentati gli ordinativi, il 24,7% fa riferimento ai benefici della ripresa internazionale, 15,1% sono diminuiti i costi delle materie prime e del petrolio, 11% migliori le condizioni di cambio monetario, 4,1% migliorata la capacità competitiva delle imprese, 6,8% altro.
Queste, invece, le motivazioni di chi non è d’accordo (fino a due risposte): per il 68,8% sono troppo elevati gli oneri che gravano sulle imprese, per il 37,6% i segnali sono ancora troppo deboli e contradditori, il 30,1% ritiene che le imprese sono troppo stremate da una crisi che non le aiuta a reagire, per il 22,4% non tutti i settori di mercato hanno ripreso a tirare, il 16,6% pensa che la domanda interna e i consumi sono ancora troppo deboli, 7,5% troppo elevati i tassi di disoccupazione, 3,6% altro.
Le politiche del Governo. Alla domanda se le politiche del Governo in materia economica e di lavoro siano state utili a sostenere le imprese, il 42,4% degli imprenditori risponde negativamente, è invece d’accordo il 22,3% del campione, il 29,9% risponde non so, il 5,3% altro.
Sull’eliminazione della tassa prima casa, contenuta nella Legge di Stabilità, il 33,2% la ritiene utile per rilanciare l’economia, di opposto parere il 42,6%, il 17,7% non sa, il 6,5% altro.
Le priorità per la crescita. Queste, per gli imprenditori che hanno risposto al sondaggio, le misure ritenute indispensabili per il rilancio dell’economia (erano possibili fino a tre preferenze): al primo posto, in assoluto, con il 92,2%, la diminuzione della pressione fiscale sulle imprese e sul lavoro, segue, per il 44% la semplificazione burocratica, quindi i tagli ai costi della politica (41,6%), il 32,1% agevolazioni nell’accesso al credito, 27,1% politiche del lavoro più flessibili e con incentivi alle imprese, 20,1% tagli alla spesa pubblica, 12% investimenti in infrastrutture per la modernizzazione del Paese, 11,4% investimenti in innovazione, ricerca e sviluppo, altro 2,5%.
La competitività del territorio ferrarese. Alle imprese associate è stato poi chiesto se ritenessero appropriata l’adozione di politiche di carattere locale, di sostegno alle imprese. Il 76,4% del campione ha risposto affermativamente, no ha risposto il 6,3%, Non so il 16,5%, (altro 0,8%). Ecco le scelte ritenute più importanti da coloro che hanno risposto sì: il 72,1% è per la diminuzione della pressione fiscale locale, il 46,5% chiede più semplificazione burocratica, 43,8% lotta all’abusivismo, 25,9% tagli ai costi della politica, 24,9% investimenti in opere pubbliche e infrastrutture, 24,2% sostegno ai Confidi e al credito per le imprese, 13,2% investimenti in infrastrutture per la modernizzazione del Paese, 8,6% migliorare la rete di trasporti e la logistica, 8,3% sostegni alla digitalizzazione delle imprese, 6,4% incentivi alla green economy, altro 2,9%.
Le alleanze territoriali per Ferrara. Le imprese del campione hanno poi risposto alla domanda sulla utilità di eventuali alleanze tra il nostro e altri territori e per lo sviluppo e la competitività della nostra provincia. Il 45,1% risponde sì, il 38,3% non sa, il 15,8% no. Tra quanti sono d’accordo, il 48,1% è per intese con un’area o l’altra, sulla base di progetti e vocazioni (es. con Romagna per il turismo, con le provincie della via Emilia per la manifattura), il 17,9% preferirebbe un’alleanza con la Romagna, il 12,9% con l’Area della via Emilia, il 16% non vuole alcuna alleanza, il 5% indica altre opzioni (es. alleanza con Rovigo).

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