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Studio Unife: Sulle tracce del batterio causa delle pandemie di peste in Eurasia

Tempo di lettura: 3 minuti

da: Comunicato Stampa, Comunicazione Istituzionale e Digitale Unife

Per i cinque secoli successivi alla terribile pandemia di peste nera del 1300, l’Europa subì la comparsa di nuovi episodi epidemici. Il declino dei contagi si verificò, lentamente, solo a partire dal XVII secolo.

Per approfondire le dinamiche di diffusione della malattia, un gruppo di biologi molecolari e microbiologi ha ora analizzato il genoma di alcune linee di Yersinia pestis, il batterio che causa la peste, ritrovati all’interno di altrettanti scheletri risalenti a diverse epoche successive alla pandemia della peste nera.

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Il lavoro appena pubblicato sulla rivista scientifica PNAS è stato coordinato da Barbara Bramanti, Professoressa dell’Università di Ferrara in collaborazione con il Prof. Nils Chr. Stenseth del Centre for Ecological and Evolutionary Synthesis dell’Università di Oslo e studiosi provenienti da Europa e USA.

“Abbiamo analizzato con le metodiche del DNA antico sette ceppi isolati da individui morti nel XIV e XVII secolo in Italia, due da individui morti nel XVIII secolo, uno in Scandinavia e uno nella regione del Caucaso. Abbiamo quindi confrontato i nuovi genomi con quelli ricostruiti in precedenza e abbiamo interpretato la loro relazione filogenetica sullo sfondo dei dati storici che riguardano la peste nei periodi considerati”, spiega la Bramanti.

“I risultati genomici e storici suggeriscono che, anche dopo la peste nera del 1348, il ceppo responsabile delle infezioni approdò ripetutamente in Europa a partire da un serbatoio comune al confine con l’Europa Occidentale, situato in una zona vicino alla Cecenia” ,approfondisce la Professoressa, che aggiunge:

“In questo contesto, anche il cosiddetto ‘ceppo alpino’ del Seicento, presente anche in sei campioni del Nord Italia sequenziati dal gruppo di scienziati, sembra essere stato diffuso dai frequenti spostamenti di truppe durante la Guerra dei Trent’anni. Una sorta di ‘ricircolazione interna’ dopo il primo ingresso in Europa, piuttosto che essersi stabilito in un reservoir nell’Europa Occidentale”.

Le sequenze di DNA scandinave e caucasiche presentano poi una caratteristica genetica comune: un’ampia delezione simile a quella precedentemente individuata in un ceppo responsabile della grande peste di Marsiglia del 1722.

“Rimane da chiarire se questa delezione possa essere responsabile del declino dei contagi”, conclude Barbara Bramanti.

Titolo originale dello studio: “A genomic and historical synthesis of plague in 18th century Eurasia,

Elenco completo di autrici e autori: Meriam Guellil, Oliver Kersten, Amine Namouchi, Stefania Luciani, IsolinaMarota, Caroline A. Arcini, Elisabeth Iregren, Robert A. Lindemann, Gunnar Warfvinge, Lela Bakanidze, Lia Bitadze, Mauro Rubini, Paola Zaio, Monica Zaio, Damiano Neri, N. C. Stenseth, and Barbara Bramanti

Cover: professoressa Barbara Bramanti

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