Tag: abusi

SUPERBONUS E SUPERCAZZOLE
Una ricerca di Nomisma smentisce Draghi

 

Sono recentemente apparsi su queste colonne due interventi – a firma di Francesco Monini [Vedi qui] e di Nicola Cavallini [Qui] – che a conclusione dell’esperienza del Governo Draghi ne tracciano un consuntivo alquanto problematico, molto molto diverso da quello prevalente sul cosiddetto mainstream.

L’obiettivo del presente intervento è quello di corroborare le perplessità espresse nei citati articoli, attraverso l’analisi di un aspetto specifico citato in entrambi: la gestione che l’Esecutivo ha attuato del cosiddetto Superbonus 110%, misura introdotta dal secondo governo Conte il 19 maggio 2020. L’analisi che segue si giova dei risultati di un’interessante ricerca sugli effetti ottenuti dalla misura in questione, condotta da Nomisma e riferita dal Corriere della Sera il 14 luglio [leggi Qui]

Corriere e Nomisma non sono esattamente due centrali grilline, ma sintetizzando al massimo i risultati esposti si arguisce quanto segue:

  1. la misura è stata finora finanziata per 38,7 miliardi di euro (compresi i deplorevoli abusi che ne hanno dirottati, secondo gli ultimi dati, 5.8) ma, se si considerano i maggiori introiti fiscali derivanti dal valore economico generato, il costo netto per le casse dello Stato scende a soli 811 milioni di euro;
  2. si può dunque ragionevolmente dedurre che se le azioni amministrative di prevenzione e di repressione delle truffe fossero state maggiormente efficaci, la misura avrebbe addirittura prodotto un attivo, oltre che un ulteriore miglioramento di tutti gli indici che seguono;
  3. la misura ha generato un valore economico di 124,8 miliardi di euro, pari al 7,5% del PIL: viene da chiedersi come starebbe oggi la nostra economia, senza questa robusta iniezione di risorse;
  4. la misura ha prodotto maggiore occupazione per 643.000 unità;
  5. dal punto di vista ambientale, la misura ha consentito – soltanto grazie alle opere realizzate fino a oggi – un abbattimento delle emissioni di CO2 pari a 242.000 tonnellate, con un risparmio medio annuo in bolletta di 500 euro a unità immobiliare.

Insomma, sintetizzando ulteriormente, il superbonus avrebbe prodotto praticamente a costo zero – e anzi, potenzialmente, con un attivo per le casse dello Stato – un notevole incremento di PIL, una significativa ripresa dell’occupazione e un beneficio ambientale e per la bilancia commerciale di rilevanti dimensioni.

Se così fosse, non si tratterebbe, in tempi di recessione e di crisi energetica, della misura anticiclica perfetta?

Naturalmente, ogni ricerca può cadere nell’errore e i dati finora riferiti potrebbero essere smentiti.

Probabilmente, il Governo Draghi, poi dimissionario, ne aveva di diversi, visto che ha condotto una lotta senza quartiere contro la misura ereditata dal precedente (vedi ad esempio [Qui]).

Nel caso, sarebbe bene che condividesse tali dati con gli italiani, dato che le ragioni finora addotte a sostegno dell’ostilità (vedi l’intervento di Draghi a Strasburgo il 4 maggio scorso) hanno a che fare con aspetti certamente deplorevoli – l’aumento dei costi e le truffe – ma non connaturati all’orizzonte di politica economica del provvedimento. Piuttosto, legati a manchevolezze nella predisposizione e nell’attuazione di forme di controllo.

Le truffe e gli abusi, infatti, si combattono attraverso azioni di contrasto mirate. A chi verrebbe in mente di chiudere gli ospedali perché vi si verificano delle malversazioni? O di eliminare le pensioni d’invalidità perché una certa parte di esse sono fasulle?

Non si butta via il bambino con l’acqua sporca, si dice. E, soprattutto, non si getta il bambino conservando l’acqua sporca, come sembra commentasse Federico Caffè quando, più di quarant’anni fa, si vollero separare i destini del Tesoro e della Banca d’Italia, in modo tale che il collocamento dei titoli di Stato non potesse automaticamente contare su un prestatore di ultima istanza, con l’intento dichiarato di frenare la spesa pubblica e di arginare di conseguenza la corruzione ad essa connessa.

Come sia andata, è noto. Proprio come temeva Caffè, il bambino della crescita economica è progressivamente finito nello scarico, mentre l’acqua sporca della corruzione dilaga sempre più nel Paese.

Così, se i risultati della ricerca di Nomisma fossero attendibili, la metafora di Federico Caffè – del quale Mario Draghi, prima di rinnegarne l’insegnamento, era ritenuto l’allievo più brillante – risulterebbe quanto mai attuale.

Allora, un dubbio appare lecito: non sarà che le ragioni reali dell’ostilità radicale di Draghi e amici verso il superbonus sono esattamente quelle per le quali esso potrebbe essere stato uno dei migliori atti di governo da quarant’anni a questa parte?

La ragione ultima dei benefici economici apparentemente indotti dal provvedimento è, infatti, abbastanza semplice: la cessione del credito costituisce una cospicua immissione di strumenti di pagamento ‘freschi’ nel tessuto economico, creazione di moneta (sotto la forma di moneta fiscale) destinata a dare ossigeno al mondo produttivo e ai lavoratori.

Si tratta, chiaramente, di un’eresia contro il vangelo neoliberista. Di un peccato assolutamente mortale secondo i Comandamenti della BCE.

Non è così? L’ostracismo draghiano verso il superbonus non è stato ideologico e strumentale, ma si basava su ragioni di merito?
Chiuso il loro mandato, Draghi e i suoi ministri avrebbero il dovere di chiarirle, con qualche argomento un po’ più consistente di quello, demagogico e populista come pochi, delle truffe e degli abusi (che certamente qualcuno avrebbe dovuto prevenire e reprimere). Dopo quarant’anni di acque sporche, sa tanto di supercazzola.

CONTRO VERSO / FILASTROCCA ABITATA
Cantilene all’incontrario per adulti coraggiosi

Quando Elena mi parlò della sua idea per una rubrica su Ferraraitalia, ci misi un po’ a capire dove volesse andare a parare. Volevo a tutti i costi che la sua penna fosse presente su un giornale che stava diventando, come da programma, sempre più “diverso da tutti gli altri” che si incontrano sulla bancarella della Rete. Ma questa idea balzana delle filastrocche per adulti sarebbe stata capita dai lettori? Elena mi ha raccontato com’è nata la sua quotidiana frequentazione con le filastrocche: lo racconta anche qui nella sua introduzione. Me ne ha lette quattro o cinque, mi ha convinto, del tutto. Le sue filastrocche CONTRO VERSO sono molto ben scritte, molto “graziose”, ma sono anche dei sassi nello stagno della pigrizia e del conformismo degli adulti. A volte, uso le stesse parole della curatrice, sono un “pugno nello stomaco”. E sono anche – per chi come me ama e coltiva il gioco infinito delle parole – dei piccoli “esercizi di stile”.
Che ci vuole a leggere una filastrocca? In questo particolare caso, non basta “avere orecchio”, ci vuole coraggio. Se crescendo, diventando grandi, entrando nella routine della vita adulta, avete conservato un po’ di coraggio, di curiosità, di meraviglia,
CONTRO VERSO è esattamente la rubrica che fa per voi. La troverete puntuale ogni venerdì.
(Effe Emme)

Tutto è iniziato da un senso di nausea. Che forse si può astrarre in rifiuto, incompatibilità, protesta. Per riuscire a conviverci gli ho dato un verso. Potrei spiegare così la nascita di  queste filastrocche che parlano di bambini ma non sono per bambini. Si rivolgono agli adulti e difatti sono incongrue, non si è mai visto che dopo i… 13 anni, toh, qualcuno si fermi a leggere una cantilena. Eppure in quel momento mi sono sembrate la forma più adatta al contenuto che volevo esprimere.

La ragione della mia piccola e personale protesta era duplice: quando si guardano le famiglie dal di dentro, come succede scegliendo certi mestieri (per me, 12 anni nella giustizia minorile), si prende contatto con ciò che tanti bambini vivono e la rabbia viene da sé; se poi, con quella consapevolezza, si assaggia la melassa di cui è imbevuto il discorso pubblico sulla famiglia a ogni ora del nostro palinsesto, la nausea subentra, inevitabile.
Eccomi allora, arruffata di storie, volti, voci di persone ascoltate in udienza, salire sul regionale Bologna-Ferrara e qualche volta – non sempre, non per obbligo, né per calcolo – estrarre il cellulare e ritrovarmi a scrivere, appunto, una filastrocca, nella quale riversare un’emozione, restituire il succo di un incontro, provare a raccontare.
Si dirà: perché non, ad esempio, un racconto o un romanzo. Mi è venuto istintivo, i motivi li ho capiti dopo. In parte è stata una questione di convenienza: nella mezz’ora del viaggio di ritorno potevo iniziare e finire una filastrocca, anche più di una, non qualcosa di più impegnativo, e i ritmi lavorativi di quel periodo erano tali per cui difficilmente avrei potuto lavorare a un testo in continuità, tenere il filo di una trama complessa.

I motivi sono anche altri. Io credo che leggere una filastrocca ci riavvicini automaticamente alla parte bambina che in ognuno di noi è ben presente, più o meno consapevolmente, più o meno impolverata. Forse richiama anche la retorica dell’infanzia. Ammetto perciò di avere usato la leggerezza della rima per provare a sistemare qualche trappola. Il ritmo ci porta a spasso come fanno a volte i bambini, quando corrono saltellando e comunicano a chi li guarda un’allegria, una spensieratezza contagiose. Ma se trottando ci conducono sull’orlo di un dirupo, l’impatto del vuoto può essere forte. Ecco io quell’impatto so di averlo cercato, riuscirci poi è un altro discorso, e quanto più la storia era dura – bambini maltrattati dai genitori fisicamente o sessualmente, figli che dovevano affrontare la morte di un genitore per mano dell’altro, fratelli o sorelle di bambini uccisi dal papà o dalla mamma – tanto più la sofferenza e la rabbia erano intrecciati, profondi, e non potevo digerirli da sola. Che il pugno nello stomaco arrivasse anche ad altri. Non per sadismo, credo – spero – ma per il desiderio di ripulire un po’ di quella melassa.

Vi conforta vivere su una nuvoletta rosa, credete ai bambini sempre sicuri e ben accuditi tra le mura domestiche? Ecco allora venite con me, guardate ciò che è nascosto. Solo se saremo capaci di guardarlo davvero, ognuno e collettivamente, se capiremo che quell’oltraggio è nostro, non è mostruoso ma è umano e ci riguarda, avremo forse il coraggio di intervenire. Di prevenire e di rimediare, di confortare e di proteggere. Di aprire strade nuove per chi vuole osare, a partire dagli adulti.

In alcune storie ho dato voce proprio agli adulti, quasi sempre genitori, qualche volta anche operatori o familiari ma soprattutto padri e madri. Anche loro stavano soffrendo. Un’altra lezione che si impara stando sul bordo è – paradossalmente – non dare giudizi affrettati: i genitori maltrattanti o abusanti non sono mostri e quasi mai traggono gusto dai loro comportamenti. Ho detto “quasi”. I perversi esistono, ne ho incontrati, la loro ferita è più nascosta, ma tutti gli altri e cioè la stragrande maggioranza sono palesemente tormentati, o inconsapevoli, o devastati da mancanze, traumi, dipendenze, trascuratezze e maltrattamenti a loro volta subiti, miserie ben più profonde della povertà. Questi genitori provocano molto dolore, occorre lavorare per un cambiamento, con loro ogni volta che si può e senza di loro quando non si può, ma il rispetto è dovuto anche a loro e non si può liquidarli in fretta.
A volte una sola filastrocca non mi bastava a raccontare una storia familiare perché ogni protagonista aveva una sua verità da esprimere e così le filastrocche uscivano a grappolo, una ciascuno, di modo che ogni soggetto avesse il proprio spazio. Nel tempo mi è anche successo di distaccarmi dalle udienze e di prendere spunto da fatti di cronaca molto noti relativi, sempre, all’infanzia. Tutte insieme sono diventate centinaia, un piccolo diario privato e pubblico che incomincia nell’autunno del 2014 e continua anche ora.

Ha meno importanza ma c’è anche questo: il piacere di compiere scelte espressive entro limiti che mi sono imposti e sfuggono al mio controllo. La filastrocca, per funzionare, deve obbedire al ritmo e alla rima, e scrivendo si fa esperienza di come le regole diventano motore creativo. Ad esempio, in italiano “guerra” suona bene con “terra”, tante canzoni e filastrocche italiane sfruttano questa rima che in un’altra lingua non c’è – war e hearth in inglese, krig e jord in danese… – quindi quell’accostamento di significati non viene neppure in mente. Chi scrive filastrocche sulla guerra nel Regno Unito o in Danimarca genera immagini diverse obbedendo al suo linguaggio. E sul fatto che seguire le regole possa tramutarsi in esperienza creativa, credo che la quarantena lo abbia suggerito a molti di noi.

Filastrocca abitata

Io colleziono i nomi
le facce, le fratture
so di maledizioni
conosco sfumature.

Gianfranco adolescente
Ilenia neonata
vi trovo nella mente.
Mi sento abitata.

Se mi fai un forellino
nella pancia o sul volto
appare un angolino
delle vite che ascolto.

Sfilano questa sera
e tutte non riesco
a ricordarvi, ma ora
siete un prezioso affresco.

Non è una presunzione
mi ritrovo agganciata
come una congiunzione
tra incontri di passata.

Non sembri vanagloria
l’ascolto è una carezza.
Custodire la storia
è l’unica certezza.

Cover: Immagine di Giulia Boari

LA CITTA’ DELLA CONOSCENZA
Una vita da crescere non ammette strumentalizzazioni

Pare che nell’umida e afosa canicola estiva ferrarese la crescita dei piccoli sia divenuta una questione di sesso. È possibile che il caldo produca involuzioni mentali, alle quali, del resto, siamo ormai abituati in tutte le stagioni. L’omosessualità, al di là di ogni evidenza scientifica, per il consigliere comunale Soffritti, del gruppo Fdi, sarebbe controproducente per l’affido dei minori.
Personalmente sono stato cresciuto da una mamma e da una nonna, mi pare in una evidente condizione di omosessualità, per il fatto che la guerra si è presa mio padre. Non mi sembra di essere riuscito più storto del legno di cui scrive Kant.
Forse il consigliere Soffritti, come il più illustre Rousseau autore dell’Émile, pensa che “La prima educazione è quella che conta ed è innegabile che appartenga alle donne. Se l’Autore della natura avesse voluto che appartenesse agli uomini, avrebbe dato a loro il latte per nutrire i bambini.” Salvo poi concludere che il bambino cresciuto in mano alle donne diviene vittima dei loro e dei suoi capricci ed elogiare Catone che educò personalmente suo figlio sin dalla nascita, per non dire di Augusto, padrone del mondo, che aveva sempre accanto a sé, per istruirli personalmente, i nipoti.
In tempi in cui padri e madri naturali si liberano in diversi modi dei loro figli gettandoli dal balcone o nei cassonetti, direi che il terreno della genitorialità è troppo scivoloso per rischiare di avventurarsi improvvidamente, solo semmai perché si ricevono ordini da Roma.
Quale migliore metafora educativa di quella di un figlio frutto di un attempato ragazzo padre, di mestiere falegname, che, immerso nelle più incredibili esperienze della vita, da burattino di legno si trasforma in un vero e proprio uomo? Forse il consigliere Soffritti, Pinocchio non l’ha letto e, se l’ha letto, non l’ha capito, perché Pinocchio lo si legge sempre da piccoli, anziché da grandi, quando sarebbe più utile.
Per dire che a distanza di secoli, da Rousseau a Collodi, ancora nessuno ha in tasca la ricetta della perfetta educazione. Per lo meno qui da noi, secondo i nostri modelli. Perché esistono anche i mondi capovolti, i mondi di-versi. Nel senso che non tutti gli universi sono uni-versi.
Il signor Soffritti, ad esempio, se fosse nato Inuit, popolo eschimese, anziché europeo, e in famiglia l’avessero ritenuto la reincarnazione di un’ava, sarebbe stato cresciuto ed educato come femmina anziché come maschio. Forse l’avrebbe aiutato ad apprendere che più del sesso occorre diffidare della cultura di appartenenza.
C’è un bel libro istruttivo da consigliare a quanti di fronte all’arcobaleno vedono solo rosso o nero: “Sesso e temperamento” dell’antropologa statunitense Margaret Mead, una che con suo marito George Bateson frequentava Palo Alto.
Le sue ricerche, condotte tra le popolazioni primitive della Nuova Guinea, la portarono ad affermare che i ruoli sessuali differiscono fra le diverse società e sono più influenzati da aspetti culturali che non da quelli biologici.
Fortunatamente la scienza ci è venuta incontro liberandoci dalle soggezioni di genere e di sesso. La lezione freudiana sui conflitti, triangoli e complessi dovrebbe avere avvertito tutti, eccetto alcuni come il consigliere Soffritti, della necessità di liberare la crescita delle nostre bambine e dei nostri bambini da questioni di genere e di sesso, e se non bastassero ci si può sempre fare una cultura su attaccamento e abbandono leggendo qualcosa di Melanie Klein e di Bowlby.
Ciò che non è più ammesso, sebbene i tempi non giochino a favore, occuparsi di crescita ed educazione con ignoranza. Parlare per sentito dire e fare uso di stereotipi, soprattutto se si rivestono delle responsabilità pubbliche, non ci si può permettere di strumentalizzare questioni come una vita da crescere.
Il tema non è se in famiglia c’è mamma e papà o il genitore uno e il genitore due, o se le figure adulte di riferimento sono ancora altre, ce l’ha spiegato un grande psicanalista austriaco, Bruno Bettelheim nelle pagine del suo “Un genitore quasi perfetto”.
Indici di una buona educazione sono innanzitutto il sentimento di soddisfacimento del modo in cui si è stati allevati, la capacità di fare fronte in modo ragionevolmente adeguato alle vicissitudini della vita grazie al senso di sicurezza in se stessi. Chi ha avuto una giusta educazione ha una vita interiore ricca e gratificante: è soddisfatto di sé, qualunque cosa accada.
Cosa siano una bambina e un bambino, oltre ad essere l’inizio di una donna e di un uomo, ancora non ci è chiaro. Certo sono un’officina laboriosa il cui mistero ancora non abbiamo penetrato. Per favore, fermiamoci di fronte a loro con il necessario rispetto.

Woolf, scrittrice e femminista

di Francesca Ambrosecchia

Scrittrice, saggista e attivista. Pochi giorni fa, il 25 gennaio, si è celebrato il 136esimo anniversario della nascita di Virginia Woolf.
Grande figura femminile nel mondo della letteratura e nella lotta per il riconoscimento della parità dei diritti tra i due sessi. Scrittrice acuta e femminista.
La sua personalità si formò in un ambiente facoltoso, ricco di personaggi di spicco della letteratura vittoriana dell’epoca e la sua istruzione grazie alle lezioni di latino e francese impartite dalla madre e dalla lettura di un gran numero di libri presenti nella biblioteca del padre. La sua vita fu però costellata da abusi, frequenti crisi depressive e sbalzi d’umore fino all’epilogo del suicidio.
L’interesse dell’autrice per la parità dei diritti emerge in svariate delle sue opere e per via del suo avvicinamento con le suffragette e quindi alla lotta per l’emancipazione femminile. La si può definire, anche per via dei suoi ideali, come una delle prime romanziere (donne) della storia.

“…Per tutti questi secoli le donne hanno svolto la funzione di specchi, dotati della magica e deliziosa proprietà di riflettere la figura dell’uomo a grandezza doppia del naturale…”
Virginia Woolf

Una quotidiana pillola di saggezza o una perla di ironia per iniziare bene la settimana…

Milioni di persone in piazza contro Trump.
La marcia rosa che ha infiammato il mondo

di Giancarlo Balsano

“Grazie ai milioni di persone che oggi, 21 Gennaio, sono venuti tutti insieme per protestare contro la violazione dei nostri diritti. Adesso è arrivata l’ora di riunirci tutti insieme con i nostri amici, famiglie e comunità per fare la storia”. Questa è la frase di ringraziamento, pubblicata sul sito ufficiale di ‘Women’s March’, in merito alla grandissima partecipazione dei manifestanti. Dopo le innumerevoli esternazioni sessiste e maschiliste del neopresidente americano Trump, milioni di donne, bambini, uomini e anziani sono scesi in piazza protestando contro ogni discriminazione di genere, per difendere i diritti delle donne e per contrastare la salita al potere di Trump. ‘La marcia rosa anti-Trump’ è partita da Washington DC e oltre a toccare le città statunitensi, è arrivata anche in Europa, a Londra, Parigi, Berlino e Roma. Ma ha raggiunto anche l’Asia e l’Australia. Caotica ed emozionante è stata l’atmosfera, in quanto il 21 gennaio le grandi città di tutto il mondo erano invase da persone di ogni sesso e di ogni ceto sociale che protestavano pacificamente per l’affermazione dei diritti sulla parità di genere.

Agghiaccianti sono state le innumerevoli testimonianze di alcune delle donne che hanno partecipato alla marcia e che hanno voluto raccontare la loro esperienza di vittime di abusi. L’Istat conta circa 7 milioni di donne “che hanno subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale”. Si fa riferimento alla violenza domestica, a molestie, ad abusi sessuali, a stupri e a ricatti sessuali esposti in luoghi pubblici e sul posto di lavoro. Molteplici sono i danni fisici, ma più dolorosi, incessanti e penetranti sono quelli psicologici. Depressione, ansia, fobie, attacchi di panico e sensi di vergogna e colpa sono le principali conseguenze psicologiche e comportamentali della violenza sulla salute delle donne. Più eclatante è il fatto che la violenza sulle donne, è uno dei fenomeni sociali più nascosti, in quanto esse hanno timore di esporsi, a causa di un amore cieco o dalla vergogna degli atti subiti.

Anche i social networks sono stati conquistati da numerosissimi post, raffiguranti foto e video della manifestazione e le Celebrity Stars, a partire da Miley Cyrus fino ad arrivare a Madonna, non si sono di certo risparmiate a postare commenti contro la violenza di genere. Snapchat, uno dei social networks più utilizzati al momento, ha persino dedicato una storia a questa famosissima ‘marcia rosa’ e notevoli sono state le visualizzazioni sulle pagine web che si sono dedicate a questo evento così toccante e commovente.

I milioni di individui che hanno preso parte a ‘La marcia rosa anti-Trump’ hanno avuto il coraggio di difendere a spada tratta le loro idee, perché “non è il silenzio che ci protegge”. La violenza contro le donne è un fenomeno ampio e diffuso e oltre a sensibilizzare le donne a denunciare gli atti subiti, bisogna promuovere leggi vere ed autentiche a nome di tutte coloro che decidono di denunciare i maltrattamenti, spesso senza essere ascoltate.

(Giancarlo Balsano è iscritto alla classe V, sezione L, del Liceo G. Cevolani di Cento e frequenta il corso di giornalismo della scuola)

LA RICORRENZA
Di genere si muore, fermiamo la violenza sulle donne

Il 25 novembre è la “Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne”, ma parlare di femminicidio e violenza di genere un giorno all’anno non basta, sono i numeri a dimostrarlo. È di pochi giorni fa la notizia della morte di 13 donne in India, dopo essere state sottoposte a intervento di legatura delle tube nell’ambito della campagna di sterilizzazione di massa voluta dal governo. È accaduto nello stato centrale di Chhattisgarh: più di 80 donne (una ogni due minuti) sono state operate in poche ore nell’accampamento di sterilizzazione eretto in un ospedale in disuso: circa 60 si sono sentite male, venti sono ancora in rianimazione e si teme che non riescano a farcela.

In un anno, in India, quattro milioni di donne sono state sterilizzate, contro i solo 110.000 uomini che sono ricorsi alla vasectomia: è evidente che il peso della contraccezione grava esclusivamente sulle prime, mentre gli interventi di vasectomia maschile, più semplici e meno rischiosi, sono socialmente osteggiati. A Chhattisgarh alle donne sottoposte alla procedura sono state date 1.400 rupie, circa 18 euro; altri governi locali offrono come incentivi automobili ed elettrodomestici alle donne che accettano di farsi sterilizzare volontariamente – bisognerebbe chiedersi quanto siano spinte dall’autodeterminazione e quanto dai mariti o dal bilancio famigliare.

gironata-contro-violenza-donne
In Italia le scarpe rosse sono diventate il simbolo contro il femminicidio e la violenza sulle donne in genere

Ma non c’è bisogno di andare a cercare in India per trovare abusi e soprusi sulle donne. In mancanza di statistiche e di raccolta dei dati nelle sedi ufficiali, Casa delle donne di Bologna è l’unica associazione in Italia che si occupa di raccogliere i numeri sul femminicidio mediante l’esame della stampa nazionale e locale. Nell’ottava indagine, condotta per l’anno 2013, le volontarie hanno evidenziato un incremento del fenomeno rispetto agli anni precedenti, con 134 donne uccise. Questo nonostante la nuova legge di ottobre e la ratifica della Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne e la violenza domestica. Mentre vengono confermati altri dati degli anni precedenti: i femminicidi riguardano per lo più donne italiane (70%), sono commessi da uomini italiani (70%), interessano tutte le fasce di età, anche se nel 2013 si ha un’incidenza maggiore tra i 36 e i 45 anni, mentre nel 2012 si registrava nella fascia 46-60. Secondo l’indagine questi delitti trovano origine nella relazione di genere: nel 58% dei casi l’autore è stato il partner attuale o ex della donna. Questi numeri aiutano a inquadrare e analizzare un fenomeno, ma è evidente che dietro queste cifre ci sono drammi personali e famigliari e vite scippate. Donne uccise per gelosia. Donne uccise perché avevano lasciato. Donne uccise perché maltrattate per anni. Donne uccise perché donne.
Il 25 novembre è la “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne” e a Ferrara le istituzioni, l’associazionismo femminile e di categoria, le società sportive, le istituzioni e le associazioni culturali e artistiche hanno creato un composito programma di iniziative dal respiro lungo, che arriverà fino a dicembre e che coinvolgerà tutto il territorio provinciale: la presentazione ufficiale alla cittadinanza sarà sabato 22 novembre alle 10 al Mercato Coperto di via Boccacanale di Santo Stefano.
Questa collaborazione e questo impegno a lungo termine sono un segnale positivo perché, come ha affermato Paola Castagnotto del centro Donne e giustizia nella conferenza stampa di presentazione del programma, “la ricorrenza è un giorno all’anno, ma se si parla di violenza di genere un giorno solo all’anno non serve a nulla: il tema è strutturale perciò serve una presenza strutturale e strutturata”. Ancora più condivisibili le parole di Castagnotto quando afferma che “non è un problema di lacrime, è un problema di responsabilità. C’è ancora molta strada da fare”.

Per maggiori informazioni e aggiornamenti sul calendario delle iniziative [vedi]

L'INFORMAZIONE VERTICALE
osservatorio globale

L’occhio di periscopio

Il giornalismo online in questi ultimi anni ha innescato una profonda trasformazione del nostro modo di informarci. Le notizie sono immediatamente disponibili attraverso la rete, continuamente aggiornate, facilmente reperibili. L’informazione è abbondante, la cronaca è ampiamente garantita. Quel che risulta carente è una chiave di interpretazione dei fatti, uno strumento di analisi capace di fornire una lettura che si spinga oltre la superficie degli avvenimenti. FerraraItalia ha questa ambizione: offrire commenti, analisi, punti di vista che contribuiscano alla formazione di una più consapevole coscienza del reale da parte di ciascuno e a vantaggio di tutti, come imprescindibile condizione per l’esercizio di una cittadinanza attiva e partecipe. Ferraraitalia è un quotidiano indipendente globale-locale che sviluppa un’informazione verticale tesa all’approfondimento, perseguito con gli strumenti giornalistici dell’inchiesta, dell’opinione, dell’intervista e del racconto di vicende emblematiche e in quanto tali rappresentative di realtà più ampie, di tendenze, di fenomeni diffusi (26 novembre 2013)

Redazione

Direttore responsabile: Francesco Monini
Collettivo di redazione: Vittoria Barolo, Nicola Cavallini, Simonetta Sandri, Ambra Simeone, Carlo Tassi, Bruno Vigilio Turra
Segreteria di redazione: Paola Felletti Spadazzi

I nostri Collaboratori: Sandro Abruzzese, Francesca Alacevich,Alice & Roberta, Catina Balotta, Fiorenzo Baratelli, Roberta Barbieri, Grazia Baroni, Davide Bassi, Benini & Guerrini, Gian Paolo Benini, Marcello Bergossi, Loredana Bondi, Marcello Brondi, Sara Cambioli, Marina Carli, Emanuela Cavicchi, Liliana Cerqueni, Ciarìn, Riccarda Dalbuoni, Roberto Dall'Olio, Costanza Del Re, Jonatas Di Sabato, Anna Dolfi, Laura Dolfi, Francesco Facchiano, Franco Ferioli, Giovanni Fioravanti, Giuseppe Fornaro, Maura Franchi, Riccardo Francaviglia, Andrea Gandini,Sergio Gessi, Pier Luigi Guerrini, Sergio Kraisky, Francesco Lavezzi, Daniele Lugli, Carl Wilhelm Macke, Beniamino Marino,Carla Sautto Malfatto, Fabio Mangolini, Cristiano Mazzoni,Giorgia Mazzotti, Paolo Moneti, Francesco Minimo, Alice Miraglia,Corrado Oddi, Fabio Palma, Roberto Paltrinieri, Valerio Pazzi,Carlo Perazzo, Federica Pezzoli, Gian Gaetano Pinnavaia, Mauro Presini, Claudio Pisapia, Redazione, Francesco Reyes, Raffaele Rinaldi, Laura Rossi, Radio Strike, Gian Pietro Testa, Roberta Trucco, Federico Varese, Ranieri Varese, Gianni Venturi, Nicola Zalambani, Andrea Zerbini

Hanno collaborato: Francesca Ambrosecchia, Stefania Andreotti, Anna Maria Baraldi Fioravanti, Chiara Baratelli, Enzo Barboni, Chiara Bolognini, Marco Bonora, Francesca Carpanelli,Andrea Cirelli, Federico Di Bisceglie, Barbara Diolaiti, Roberto Fontanelli, Aldo Gessi, Emilia Graziani, Ivan Fiorillo, Monica Forti,Fulvio Gandini, Simona Gautieri, Camilla Ghedini, Roby Guerra,Giuliano Guietti, Gianfranco Maiozzi, Silvia Malacarne, Virginia Malucelli, Federica Mammina, Paolo Mandini, Giovanna Mattioli,Daniele Modica, William Molducci, Raffaele Mosca, Alessandro Oliva, Luca Pasqualini, Martina Pecorari, Giorgia Pizzirani,Andrea Poli, Valentina Preti, Alessio Pugliese, Chiara Ricchiuti,Riccardo Roversi, Nuccio Russo, Vittorio Sandri, Gaetano Sateriale, Valentina Scabbia, Arianna Segala, Franco Stefani,Elettra Testi, Ajla Vasiljević, Ingrid Veneroso, Andrea Vincenzi,Fabio Zangara

Clicca sull’Autore per i suoi contributi.
CONTATTI
Inviare i comunicati stampa a: redazione@ferraraitalia.it
Inviare lettere al giornale a : interventi@ferraraitalia.it


FERRARAITALIA
Testata giornalistica online d'informazione e opinione, registrazione al Tribunale di Ferrara n.30/2013

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi