Tag: affetto

PER CERTI VERSI
A Stock

Ogni domenica Ferraraitalia ospita ‘Per certi versi’, angolo di poesia che presenta le liriche del professor Roberto Dall’Olio.
Per leggere tutte le altre poesie dell’autore, clicca
[Qui]

A STOCK

Mi dà la zampa
E mi guarda
Con quegli occhi opachi di malattia
Ma come umani
Mi interroga
Ci mancano le parole
Non ci restano che i gesti
E una veglia
Sento il suo respiro chiede
Resti?

Caro, vecchio amico mio

Easy (Commodores, 1977)

Cammino lento nel mio viale della quiete. La quiete di una domenica pomeriggio al riparo dalla nuova malattia. Le case viste da fuori sono silenziose, ma brulicano di vita accerchiata, impaurita, rintanata. Tanti mondi separati da pareti si rimpiangono, s’organizzano, sognano un nuovo inizio. Buoni propositi, promesse, progetti e incognite…

“Non sarà più come prima” recita la litania.
Io non so come sarà, ma so com’è. Ed è la vita che cambia ogni giorno. E ogni giorno che passa è un pezzo di vita andato per sempre. Eppure passa, si perde tra le nebbie della mente, complici i desideri che distraggono, tradiscono, e spesso distruggono.

Guardo in alto. C’è un bel sole caldo. Il cielo è un azzurro limpido, prevalente, sporcato qua e là dagli aloni delle nuvole, rarefatte e presto dissolte. Le curve degli uccelli, traiettorie sconosciute, variabili incostanti, come la vita che m’accompagna.
E come sempre ci sei tu al mio fianco, pronto a reggere il peso dei momenti che mi cadono addosso. Come pietre invisibili, gli istanti si sommano su di me facendomi invecchiare senza colpo ferire.
E tu, che sei già più vecchio di me, mi fai capire tante cose. Un vecchio bambino che fiuta l’aria.
Quanto tempo ho sprecato a trattenere il fiato, a rincorrere splendidi gusci vuoti. Bastava fermarsi, respirare e assaggiare il vento, come fai sempre tu… e forse sorridere un po’ di più.

Caro mio, vecchio amico mio. Per quanto tempo ancora starai al mio fianco? Me lo chiedo sempre più spesso, ogni volta che ti guardo e ti vedo sempre più imbiancato.
Tu mi dici di star tranquillo perché il tempo non esiste. Esiste l’attimo che ti piove addosso, da catturare e conservare, e un giorno, magari, da rivedere. In quell’attimo ci siamo noi, i nostri silenzi, i nostri sguardi, le nostre passeggiate.
Le nostre abitudini, le nostre giornate vissute insieme, come sempre.
Ricordiamole!
Già adesso, a guardarti, mi ricordo di te… e di me.

SEMPRE CON ME
Una poesia di Carla Sautto Malfatto dedicata alla Festa del papà

di Carla Sautto Malfatto

SEMPRE CON ME

Il magnifico corpo di mio padre che a passi di danza
si è allungato nella sua vita di molti tramonti
mi spinge con le ginocchia ossute dietro il sedile dell’auto
quando la mia mente è troppo sola.

– Ciao papà, – allora sussurro senza guardare nello specchietto
l’assenza dei suoi occhi indecentemente sinceri
e mentre lo ringrazio della compagnia, mi vergogno
di non riuscire a ricordare il timbro della sua voce.

Nemmeno questo è rimasto di te disperso nel mio sangue,
come il brillio di una meteora confuso, eppure distinguibile
nei suoi picchi e in certe venature di malinconia
che credevo solo mie.

Oggi trasporto te, vedi come sono brava alla guida
di questa esistenza che mi sfianca
ai tornanti, ai semafori sempre rossi,
prima, accelerata e ancora stop, senza un vigile dall’alto
che la faccia scorrere tranquilla alla meta.

Non è quello che volevo, né quello che volevi tu,
e in questo siamo simili e fregati, padre e figlia,
ma almeno il tuo respiro non appanna i vetri
e come il bue del presepe mi riscalda come può.

Guardo fuori dal finestrino la nebbia che scende
e ho sempre più paura all’avvicinarsi del tunnel…

e le tue ginocchia premono più forte dietro la schiena
per dirmi che non mi abbandoni.

(Carla Sautto Malfatto – tutti i diritti riservati)
da ‘Troppe nebbie’, Edizioni Il Saggio, 2019

I DIALOGHI DELLA VAGINA
Un amore maturo… due lettere

L’amore maturo. Esistono amori così, che resistono al tempo, si rinnovano quotidianamente e non si dissolvono negli egoismi? Ecco il pensiero di due lettori.

Uscire dal labirinto dell’effimero

Cara Riccarda,
una storia molto bella e sono certo sia possibile. Credo che l’amore maturo sia il più bello, il più nobile e indissolubile.
Sam

Caro Sam,
stiamo parlando di un amore di elezione, proprio nel senso etimologico di scelta. Pensa a come, nella vita, sia facile trovarsi dentro una storia e dire di non sapere nemmeno come è iniziata e andare avanti così, balzando anche in più storie senza capire come. Ma se non sai perché ti trovi lì, poi diventa facile migrare, fare comparsate in altre vite e uscire di nuovo perché nulla ti trattiene, né ti unisce e la collezione aumenta.
L’amore maturo, invece, credo sia l’opposto, abbia altri punti di partenza, una maggiore concretezza e autonomia perché scarta e seleziona, la smette con la bulimia di pensare che avere mille porte aperte su altrettante relazioni sia rassicurante. L’amore maturo interrompe il labirinto e non si perde.
Riccarda

Solo abitudine? No, un legame perpetuo che si rinnova

Buongiorno Riccarda,
forse la poesia di tutto questo è dovuta all’essersi conosciuti in un momento della vita nel quale dopo avere attraversato molteplici esperienze, lo spazio per i sogni è oramai esaurito. Invece, può capitare e sicuramente i protagonisti non vogliono più perdere nemmeno istante del loro stare insieme. Sono amori che restano inalterati nel tempo, senza mai deteriorarsi malgrado il quotidiano, anzi, si rinnovano sempre. Questo episodio mi ha fatto ripensare al passo di un libro, che racconta una storia della fine degli anni venti, quando ancora le cose si cercava di ripararle e non buttare via al primo problema come si fa oggi. Il passo è questo: “Il marito di Maria era rientrato in casa all’improvviso. Aveva fretta, voleva salutare la moglie e il nuovo nato prima di tornare al lavoro e non aveva pensato di sfilarsi gli stivali per non inzaccherare di terriccio l’immacolato pavimento della cucina. – Certo quegli stivali portano dentro un bel po’ di sporco -, aveva detto Ines ironica, pensando che la moglie avrebbe prontamente protestato nei confronti dell’uomo. – Si – aveva risposto Maria alzandosi per prendere la scopa, – ma portano dentro anche lui”. In queste poche parole, io ci vedo un amore che andrà avanti malgrado tutto.
Credo che alla fine nell’amore sia importante trarre sempre forza anche dall’abitudine, ma invece di sentirci sempre più distanti, annoiati e catatonici, dobbiamo cercare nuovi spunti rinnovandoci.
L.M.

Caro L. M.,
l’abitudine ha anche un’altra faccia oltre la ripetitività, che è l’essere, in certi casi, confortante. Poi sta a noi decidere come utilizzare questa sponda, se adagiarci, o solo ripararci al bisogno.
Riccarda

Scrivete a parliamone.rddv@gmail.com

I DIALOGHI DELLA VAGINA
Giusti o sbagliati? I dilemmi del cambiamento

Giusti o sbagliati? Le nostre lettrici hanno raccontato la prova del cambiamento

Sole spento? No, stella nascente

Ciao Riccarda,
a dire la verità, è un po’ di tempo che non mi sento me stessa. Non capisco quale sia il motivo o cosa abbia scaturito questo cambiamento, ma non sono più il “sole che ride” di una volta, solare, sempre sorridente, ottimista e spensierata. Sono diventata noiosa, permalosa, ingigantisco i problemi e faccio fatica a prendere le cose con leggerezza.
Non credo che sia colpa delle persone che amo e che ho accanto perchè con loro mi sento bene o almeno così mi sembra.
Mi ritrovo molto in una frase di un libro che ho letto un po’ di anni fa e che ho ripreso in mano da poco: “Mi sento come se fosse cambiato il vento mentre facevo una boccaccia, e adesso fossi costretta a passare il resto della vita sempre con questa orribile smorfia stampata in faccia”.
Ele

Cara Ele,
credo non ci sia nulla di più faticoso che portarsi addosso un’immagine di sè fissa e incorruttibile.
Cambiamo, embè? Dici che non ti senti più te stessa, non ti ritrovi più, magari devi solo accettare che sei cresciuta, il sorriso si è increspato per le cose vissute e l’ottimismo di un tempo ora va a braccetto con la riflessione. Cosa c’è di sbagliato? Trovo sia un torto verso noi stessi, forzarsi per restare aderenti a un’immagine passata che non esiste più, è questo che fa male. Prova a fare posto alla Ele che sta arrivando e vedi l’effetto che fa.
Riccarda

Amicizia? Esiste davvero!

Cara Riccarda,
ho sempre pensato di essere inferiore alle mie amiche. Mi sono sempre sentita meno bella, meno simpatica, meno intelligente. Ho sempre pensato che per potere vivere bene avevo bisogno di loro, delle loro attenzioni, perchè ero fondamentalmente insicura. Con gli anni, è inevitabile, si cambia vita, si cambiano amicizie, e avendo il brutto vizio di dare tutta me stessa, è stato per altri facile usarmi. Poi mi sono svegliata e ho iniziato a fidarmi poco. Un giorno, a 39 anni, incontro quegli occhi azzurri profondi che mi comunicano simpatia immediata e uno slancio di affetto e fiducia. Questa amica ora la considero parte di me perchè mi completa e mi capisce al volo. Ci basta uno sguardo per sentirci a casa. È l’unica che completa le mie frasi e dice ciò che penso e viceversa. Ho la sensazione di sentirmi capita quando nemmeno io riesco a comprendermi. Con un’amica così, il mondo non mi fa più paura, quello esterno, ma soprattutto quello interno. Ho riacquistato fiducia nelle persone e questo mi ha permesso di aprirmi ad altre belle persone e trovare altre importanti amicizie.
Federica

Cara Federica,
la bellezza è contagiosa, tu me lo confermi. È successo anche a me, conoscere qualcuno di bello e scoprire che attorno a sé aveva altre anime belle e io potevo saltellare in mezzo a loro. Hai trovato un’amica che ti fa sentire a casa, io ci credo molto in questa sintonia palpabile che si crea fra amiche e che alcuni chiamano sorellanza. Ma anche amicizia vera va bene.
Riccarda

Potete mandare le vostre lettere a: parliamone.rddv@gmail.com

Ti sarò padre, ti sarò madre

Ci sono storie da narrare, sono quelle dei nostri figli, dei figli che abbiamo sognato e continuiamo a sognare. Quello che i nostri figli sono è la storia di una relazione, la storia di come siamo stati con loro.
Nessuno entra senza timore in un luogo che non conosce e che per questo può temere, nessuno fa qualcosa volentieri se si sente a disagio, se fisicamente non sta bene.
Quando pensiamo ai nostri figli, queste due cose dovremmo sempre tenerle presenti.
Quella bella cosa da cui ogni natura ha inizio, la nascita, è proprio questo. Alla nascita tutti ci giochiamo il rischio tra quello che lasciamo, il ventre della donna che ci ha accolti, per noi certo e conosciuto, e quello che ci attende là fuori: incerto e sconosciuto.
Nascere e immediatamente trovare il calore nell’abbraccio del corpo che ci ha voluti, che ci ha desiderati, che ci ama, è il primo messaggio che l’ambiente in cui siamo capitati è buono: ama il mio corpo e avrà cura di lui. Un messaggio tuttavia che necessita di continue conferme: quel corpo va nutrito, pulito, accudito con cura, con amore, con la comunicazione tra corpo e corpo, fatta di sorrisi, di sguardi, di voci, di carezze, di contatti continui. Il corpo più piccolo deve ancora continuare a sentirsi contenuto nel corpo più grande di chi lo ama, come prima avveniva nel ventre della gestazione. La crescita è distacco dal corpo che ci ha generati e poi dal corpo di chi ci ha amato fino ad allevarci, levarci in alto, per permetterci di passare dall’essere il cucciolo dell’uomo a essere un uomo grande o un grande uomo. Ma ogni distacco, per dirsi tale, richiede prima l’attaccamento a chi ci ha accolto, a chi ci ha accudito, a chi ci ha amato, a chi ci ha preso tra le braccia dopo aver varcato l’utero, che dal ventre della gestazione ci ha condotto al dove siamo venuti al mondo. Del resto è il messaggio della vita che si svela da subito: ogni nostro passaggio è sempre un distacco, qualcosa che si lascia per altro, ma il distacco c’è solo se si sono messe le radici, come ogni pianta che cresce, e per mettere le radici occorre il terreno buono.
L’affetto comporta dedizione perché è effetto sull’altro, è fare per l’altro, è il discorso della passione per l’altro. L’affetto per i figli non ha sesso, non è lo stesso che si prova per chi si sceglie per compagno o compagna della propria vita. L’affetto per i figli ha una gratuità unica, sconosciuta a tutte le altre forme d’amore.
Ti sarò padre, ti sarò madre: questo è l’unico diritto a essere dei genitori. E non è un diritto uterino. Appare arduo pensare al crescete e moltiplicatevi della Genesi biblica, dalla creazione al diluvio universale, senza presumere che una consistente pratica di uteri in affitto sia stata all’origine delle tante generazioni bibliche.
I padri e le madri sono quelli che sanno metterti le briciole in tasca, perché non ti perda nel bosco, perché nella vita siamo tutti dei Pollicino, il bosco attende tutti e non a tutti consente i ritorni.
Ecco perché non si può essere figli solo se generati dal fai da te coniugale, che chiama ‘figliastro’ chi non nasce dall’unico selfservice omologato, come se la genitorialità fosse prerogativa esclusiva di chi ha fisicamente generato e non prevedesse l’amore, la donazione di sé, la dedizione. Qui misuriamo quanti passi manchino ancora da fare alla nostra cultura laica o cristiana che sia. Pare che facciamo fatica a voltarci indietro, ma ci dovremmo ancora vergognare di una cultura che ha coniato il termine ‘figliastro’ e che ancora oggi non prova vergogna ad utilizzarlo. Una cultura che ha considerato fino a non molto tempo fa i figli nati fuori dal matrimonio come ‘illegittimi’, una storia che ha prodotto cognomi come Degli Esposti, D’Ignoto, Lacagnina, Diotallevi, e potremmo citarne tanti e tanti altri, per cui viene da pensare se parlare di matrimonio non sia ostinarsi in una pratica davvero insana.
Come scriveva Bruno Bettelheim, non c’è un manuale che insegni a fare il genitore; per fortuna non è come le istruzioni per montare una bicicletta, perché il manuale è la nostra umanità, la nostra capacità di amare, la nostra capacità di mettere noi stessi a disposizione di una vita che deve avventurarsi nella vita, come è capitato a ciascuno di noi, una vita che non ha bisogno di noi per quello che siamo o che pensiamo, ma per come sappiamo starle accanto, essere presenti, trasmetterle calore, solidarietà, sicurezza. Rifugiare la sua vita nella nostra e crescerla.
Che dimensione e che portata hanno le onde dell’affetto! Fortunatamente sono in grado di infrangere i muri delle leggi umane, figuriamoci poi i ridicoli muri di carta edificati a preservare la famiglia naturale, che tanto naturale non può essere, se in antitesi all’idea che ciò che esiste in natura non sia naturale. È come i prodotti di mercato che millantano ingredienti genuini.
E dov’è la gioia per una nascita, per una nuova vita, quando di una nascita si ha il coraggio di farne una disgrazia. Per quanto tempo Stato e Religioni sono stai i becchini della vita, e qualcuno ha la spudoratezza di fingere il pianto per i bambini mai nati.
Dove inizia e dove finisce il diritto della legge di intervenire sugli affetti delle persone? Quando ciò è giusto e quando è ingiusto?
Se alzo dal suolo questa bambina o questo bambino, come erano usi fare i nostri progenitori, questa è mia figlia, questo è mio figlio. E la legge non deve che prenderne atto. Diversamente lo Stato compie una prevaricazione nei confronti di quanto di più caro le persone possiedono: gli affetti.
C’è ancora un analfabetismo nei confronti dei figli che spaventa. Questo però è un alfabeto che non si apprende dagli abbecedari per genitori, che insegnano a giocare al ruolo di mamma e papà, con cui prendersi gioco della vita dei propri figli, con risultati che evidentemente non sono dei più entusiasmanti, se ancora viviamo una democrazia e una società per le quali i catechismi continuano a prevalere sui diritti di bambine e bambini, dei ragazzi e delle ragazze, sul diritto degli affetti umani.

L'INFORMAZIONE VERTICALE
osservatorio globale

L’occhio di periscopio

Il giornalismo online in questi ultimi anni ha innescato una profonda trasformazione del nostro modo di informarci. Le notizie sono immediatamente disponibili attraverso la rete, continuamente aggiornate, facilmente reperibili. L’informazione è abbondante, la cronaca è ampiamente garantita. Quel che risulta carente è una chiave di interpretazione dei fatti, uno strumento di analisi capace di fornire una lettura che si spinga oltre la superficie degli avvenimenti. FerraraItalia ha questa ambizione: offrire commenti, analisi, punti di vista che contribuiscano alla formazione di una più consapevole coscienza del reale da parte di ciascuno e a vantaggio di tutti, come imprescindibile condizione per l’esercizio di una cittadinanza attiva e partecipe. Ferraraitalia è un quotidiano indipendente globale-locale che sviluppa un’informazione verticale tesa all’approfondimento, perseguito con gli strumenti giornalistici dell’inchiesta, dell’opinione, dell’intervista e del racconto di vicende emblematiche e in quanto tali rappresentative di realtà più ampie, di tendenze, di fenomeni diffusi (26 novembre 2013)

Redazione

Direttore responsabile: Francesco Monini
Collettivo di redazione: Vittoria Barolo, Nicola Cavallini, Simonetta Sandri, Ambra Simeone, Carlo Tassi, Bruno Vigilio Turra
Segreteria di redazione: Paola Felletti Spadazzi

I nostri Collaboratori: Sandro Abruzzese, Francesca Alacevich,Alice & Roberta, Catina Balotta, Fiorenzo Baratelli, Roberta Barbieri, Grazia Baroni, Davide Bassi, Benini & Guerrini, Gian Paolo Benini, Marcello Bergossi, Loredana Bondi, Marcello Brondi, Sara Cambioli, Marina Carli, Emanuela Cavicchi, Liliana Cerqueni, Ciarìn, Riccarda Dalbuoni, Roberto Dall'Olio, Costanza Del Re, Jonatas Di Sabato, Anna Dolfi, Laura Dolfi, Francesco Facchiano, Franco Ferioli, Giovanni Fioravanti, Giuseppe Fornaro, Maura Franchi, Riccardo Francaviglia, Andrea Gandini,Sergio Gessi, Pier Luigi Guerrini, Sergio Kraisky, Francesco Lavezzi, Daniele Lugli, Carl Wilhelm Macke, Beniamino Marino,Carla Sautto Malfatto, Fabio Mangolini, Cristiano Mazzoni,Giorgia Mazzotti, Paolo Moneti, Francesco Minimo, Alice Miraglia,Corrado Oddi, Fabio Palma, Roberto Paltrinieri, Valerio Pazzi,Carlo Perazzo, Federica Pezzoli, Gian Gaetano Pinnavaia, Mauro Presini, Claudio Pisapia, Redazione, Francesco Reyes, Raffaele Rinaldi, Laura Rossi, Radio Strike, Gian Pietro Testa, Roberta Trucco, Federico Varese, Ranieri Varese, Gianni Venturi, Nicola Zalambani, Andrea Zerbini

Hanno collaborato: Francesca Ambrosecchia, Stefania Andreotti, Anna Maria Baraldi Fioravanti, Chiara Baratelli, Enzo Barboni, Chiara Bolognini, Marco Bonora, Francesca Carpanelli,Andrea Cirelli, Federico Di Bisceglie, Barbara Diolaiti, Roberto Fontanelli, Aldo Gessi, Emilia Graziani, Ivan Fiorillo, Monica Forti,Fulvio Gandini, Simona Gautieri, Camilla Ghedini, Roby Guerra,Giuliano Guietti, Gianfranco Maiozzi, Silvia Malacarne, Virginia Malucelli, Federica Mammina, Paolo Mandini, Giovanna Mattioli,Daniele Modica, William Molducci, Raffaele Mosca, Alessandro Oliva, Luca Pasqualini, Martina Pecorari, Giorgia Pizzirani,Andrea Poli, Valentina Preti, Alessio Pugliese, Chiara Ricchiuti,Riccardo Roversi, Nuccio Russo, Vittorio Sandri, Gaetano Sateriale, Valentina Scabbia, Arianna Segala, Franco Stefani,Elettra Testi, Ajla Vasiljević, Ingrid Veneroso, Andrea Vincenzi,Fabio Zangara

Clicca sull’Autore per i suoi contributi.
CONTATTI
Inviare i comunicati stampa a: redazione@ferraraitalia.it
Inviare lettere al giornale a : interventi@ferraraitalia.it


FERRARAITALIA
Testata giornalistica online d'informazione e opinione, registrazione al Tribunale di Ferrara n.30/2013

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi