Tag: affidamento

CONTRO VERSO
Per la giustizia “minore”

 

Per la giustizia “minore”

Ogni tanto mi capitava di distaccarmi da questa o quella storia per concentrarmi sull’insieme, o proprio sulla cornice, sul funzionamento della giustizia minorile. Immagino sia simile a ciò che si vive in un servizio territoriale, e non solo quelli rivolti all’infanzia. Sporgersi oltre il bordo è uno sport estremo che mette a confronto con se stessi attraverso le vite degli altri.

Benvenuto in tribunale:
qui inizia il tuo viaggio
che non si può fermare.
Procedi con coraggio.

Che tu abbia o no la toga
urge cintura di sicurezza.
Ti travolgerà la foga
e crudeltà e bellezza

della vita che t’inonda,
esce fuori dalle carte,
potente ti circonda
e non arriva e non parte

Ma poi dovrai difenderla
da innumerevoli agguati,
cercare di proteggerla
per tutti i nuovi nati.

Il giudice ha certezza
di tenere la briglia:
ci sia amore e sicurezza
con o senza famiglia.

A volte tutto rotola,
non ti ci raccapezzi
la vita scorre a rivoli
e ha mille ed altri mezzi

però ci sono i giorni
che qualcosa hai realizzato
e subito ritorni
al perché hai incominciato.

Il senso del cammino
è tessere la rete
che accoglie un bambino.
Milioni di comete

su case e grotte e ville
a destar la meraviglia
con milioni di scintille,
ed è la vita che brilla.

Ti dice l’esperienza
e il cervello e il cuore
che questa è un po’ l’essenza
della giustizia “minore”.

Si sa poco o niente della giustizia minorile italiana. Quando se ne parla in tv o sui giornali, quasi sempre si dicono strafalcioni, inesattezze più o meno dolose, generalizzazioni che hanno il solo effetto di approfondire il solco tra le aule giudiziarie e le famiglie. La giustizia minorile italiana non è esente da errori ma è molto diversa da come viene rappresentata di solito. Sarebbe bello che un giorno o l’altro si trovasse il modo per offrirne un’immagine aderente alla realtà.

CONTRO VERSO, la rubrica di Elena Buccoliero con le filastrocche all’incontrario, le rime bambine destinate agli adulti, torna su Ferraraitalia  il venerdì. Per leggere i numeri precedenti clicca [Qui]

CONTRO VERSO
Perché

 

La ragazzina è in affido da diversi anni dopo un allontanamento in età prescolare per maltrattamenti raccapriccianti che le hanno procurato, tra l’altro, 80 giorni di prognosi e per i quali entrambi i genitori naturali sono stati condannati a pene severe e decaduti dall’esercizio della responsabilità genitoriale.

Perché

Sono i miei affidatari,
così dice la legge.
Io li chiamo genitori,
sono chi mi protegge.

A loro posso porgere
tutti i miei perché:

Perché gli uccelli volano
e strisciano i serpenti
perché i miei giochi cambiano
o mi cadono i denti
perché la gente muore,
come nascono i figli
e se in cielo c’è un signore
con tanti nascondigli.
Se tre per tre fa nove
e perché, quantomeno
certi giorni, quando piove,
spunta l’arcobaleno.

Ai miei primi genitori
chiederei soltanto
di dirmi le ragioni
di tutto il mio pianto.
Ricordo le frustate
e ricordo le ustioni.
Chiusa intere giornate
senza luci né suoni
in uno sgabuzzino
con i segni sul corpo
di un papà aguzzino
di cui ho perso anche il volto.

Di tutti i miei perché
questo mi sembra il solo
che parla proprio di me
e che preclude il perdono.

C’è chi pensa romanticamente che il legame di sangue sia più forte di qualsiasi cattiva esperienza e porti in ogni caso a riconoscersi, amarsi, appartenersi. Nella mia esperienza a contatto con le vite di tante, tante famiglie questo è spesso vero ma non sempre. Ci sono casi, come quello appena visto, in cui nessun legame d’affetto resiste a fronte di una violenza immotivata e cieca, come quella

CONTRO VERSO, la rubrica di Elena Buccoliero con le filastrocche all’incontrario, le rime bambine destinate agli adulti, torna su Ferraraitalia  il venerdì. Per leggere i numeri precedenti clicca [Qui]

Cover: Il carrozzone degli zingari – foto Flickr – licenza Creative Commons

Procedure fallimentari: immobili in uso ai Comuni per evitare il degrado

Case, palazzi, edifici (spesso nuovi) che restano inutilizzati, si degradano e vanno in malora. Succede regolarmente quando ci sono di mezzo proprietà dissestate e invischiate in iter giudiziari. Quando si avvia una procedura fallimentare, infatti, i tempi sono talmente lunghi che, nel corso dei dibattimenti e dei complessi procedimenti, i beni immobiliari si deteriorano al punto da pregiudicare sovente il loro valore e talvolta persino il loro impiego. La media, secondo i dati forniti dal ministero della Giustizia e riferiti al 2016, è di 56 mesi per la conclusione del procedimento, quasi cinque anni. Ma se si tratta di grandi complessi si va ben oltre e la tempistica si dilata notevolmente.
A Ferrara è successo per esempio con il Palazzo degli Specchi, sta succedendo ora per la procedura Cir di Roberto Mascellani con il Darsena city: la torre direzionale e lo studentato sono vuoti, inutilizzati e inutilizzabili [leggi la vicenda giudiziaria con le polemiche sul liquidatore e il nostro reportage]. E intanto vanno in malora: uno squallido spettacolo, un danno per i creditori, uno spreco per tutti. Lo stesso dicasi per l’Astra casinò di Navarra in piazzetta Cacciaguida… Recentemente la questione si è riproposta con il caso del Palasilver, la struttura di pattinaggio su ghiaccio che sta accanto al Palasport.

Ma, al di là di ogni altra considerazione, è o non è un’assurdità che questi immobili, come pure altri che hanno avuto simile sorte (parliamo di edifici a volte da completare, più spesso già ultimati e mai utilizzati) restino in stato di abbandono chissà per quanto, con il rischio per non dire la certezza che si degradino, compromettendone il futuro utilizzo? Certo, una soluzione semplice non c’è, se no presumibilmente sarebbe già stata adottata, però il problema sussiste ed è tale da meritare attenzione.

La questione, ovviamente, ha una portata nazionale, situazioni analoghe si ritrovano ovunque. E alla soluzione dunque dovrebbe provvedere il Parlamento. Un’idea da considerare attentamente potrebbe essere quella di un affido temporaneo alle municipalità (o ad altri soggetti pubblici) degli immobili sottoposti a vincolo giudiziario, in maniera da prevenire il rischio del degrado dei beni, a vantaggio dei creditori e della comunità tutta, poiché ferito è il tessuto urbano. Ma anche associazioni no profit certificate potrebbero eventualmente essere chiamate a impegnarsi per la loro temporanea tutela e per una messa a realizzo del patrimonio in maniera da ripagare, con i proventi, i costi di conservazione.

Non si tratta solo di una suggestione, esperti di diritto  conoscitori della materia confermano che questa strada e praticabile.
Diego Carrara, direttore dell’Acer, riconosce che “potrebbe essere una buona soluzione, ma ovviamente servirebbero normative che consentano di percorrere questa strada”. L’avvocato Gisella Rossi, esperta di diritto amministrativo, dal canto suo considera “plausibile l’ipotesi” ma al contempo mette in avviso sulla “difficoltà di intervenire in caso di immobili che non abbiano già piena agibilità, perché questa condizione comporterebbe oneri a carico del conservatore”. E’ una considerazione pertinente che potrebbe indurre quindi a circoscrivere l’applicabilità di una eventuale normativa (perlomeno in un’ipotetica fase sperimentale) solo a quei casi che non implichino interventi, cioè a quegli immobili già terminati e pronti per il mercato.

Perché, allora, non prevedere a livello legislativo proprio la possibilità di temporanee assegnazioni dei beni sottoposti a procedura fallimentare a soggetti preposti a salvaguardarne l’integrità che, per corrispettivo dell’onere assunto, incassino i proventi derivanti dal temporaneo utilizzo a ripiano dei costi sostenuti per la gestione pro tempore, destinando poi gli eventuali ulteriori introiti a vantaggio della collettività? Si potrebbe prevedere la duplice strada dell’utilizzo diretto da parte del soggetto gestore o della temporanea locazione a terzi, secondo i casi e le necessità. Forse, così operando, vedremmo meno palazzi resi fatiscenti a causa del forzato abbandono, che rappresentano comunque un insulto, specie in tempi di crisi, al di là del fatto che le risorse sprecate siano pubbliche o private. E magari si eviterebbero anche le frequenti beffe di cui ora sono vittime i creditori che, dopo anni di attesa, al riconoscimento del danno subito spesso si ritrovano con una sentenza favorevole e l’assegnazione di un ammasso di pietre.

Famiglia monogenitoriale, bigenitore o binucleare?

Di Cecilia Sorpilli

La costante evoluzione in atto nel rapporto uomo-donna crea le premesse per nuove formule familiari che si sviluppano e affermano nel moderno tessuto sociale. Cecilia Sorpilli ci fa il punto della situazione

Nell’epoca della modernità liquida, come la definisce Zygmunt Bauman, dove tutto si dissolve in una sorta di liquidità, anche i legami familiari si sciolgono facilmente e rapidamente. Convivenze che finiscono da un giorno all’altro, separazioni e divorzi in costante aumento sono il terreno su cui nascono e crescono le cosiddette famiglie monogenitoriali.
Oggi infatti, nella maggior parte dei casi, la famiglia con un solo genitore nasce da una separazione o un divorzio o, dove è possibile, da un’adozione di un bambino da parte di un single o una single.
Spesso i genitori soli sono donne, questo perché, in caso di separazione o divorzio, i figli solitamente vengono affidati alle madri. Diversamente da quanto accade nelle famiglie in cui la coppia è unita, nelle famiglie in cui la madre è sola con i figli si assommano due compiti per la donna: accudire i figli e mantenerli economicamente. Le madri sole sentono di dover rispondere ad un’alta aspettativa sociale che impone loro di ricoprire sia un ruolo materno che paterno e questo, talvolta, genera in loro vissuti di inadeguatezza, ansia, depressione che possono inficiare le loro competenze genitoriali. Molte donne separate però si dicono soddisfatte della loro capacità di affrontare un carico di responsabilità così gravoso, sono contente del rapporto che riescono ad instaurare con i figli e soprattutto si mostrano fiere di riuscire a mandare avanti la famiglia solo con le proprie forze. Molte donne attribuiscono alla separazione un significato di autonomia e libertà che non avevano mai potuto sperimentare prima della rottura della coppia coniugale.
Quando l’unione della coppia si rompe e il figlio rimane a vivere con la madre sola, risente anch’esso delle difficoltà che emergono. Spesso il figlio sperimenta un repentino cambio del suo stile di vita e questo può comportare il possibile insorgere di problematiche psicologiche e comportamentali che rischiano di segnare la carriera scolastica. La presenza di fratelli o sorelle può essere un fattore positivo perché permette ai figli di sfogarsi emotivamente e di condividere i propri sentimenti e i propri vissuti di sofferenza durante la separazione dei genitori. Se però la differenza di età tra i fratelli è elevata può accadere che i fratelli minori si appoggino al fratello maggiore considerandolo quasi come un sostituto del genitore che, in quel momento a causa della separazione, appare distante fisicamente e/o emotivamente.
A volte capita che, per ragioni economiche, il genitore affidatario decida di tornare ad abitare con la propria famiglia, dando origine al fenomeno della ri-coabitazione. La famiglia di origine pur essendo una risorsa fondamentale può divenire una limitazione sia per l’autonomia del genitore, che corre il rischio di regredire allo status di figlio/a perdendo così autorevolezza nei confronti della propria prole, sia per i nonni che si trovano per molte ore al giorno a doversi assumere la responsabilità educativa dei nipoti. I figli, allo stesso tempo, rischiano di trovarsi disorientati di fronte a ruoli educativi che diventano ambigui e davanti alla progressiva perdita di autorevolezza del proprio genitore.
Negli ultimi anni sono in aumento gli affidamenti dei figli ai padri. I padri che scelgono, e quindi lottano per ottenere l’affidamento dei figli, in genere appaiono più sereni rispetto alle madri sole e riescono a sfruttare meglio le risorse della rete parentale per l’accudimento dei figli. Anche i padri però che da soli debbono occuparsi dei figli incontrano le stesse criticità incontrate dalle madri sole; difficoltà nel posto di lavoro, poca disponibilità di tempo, limitazioni nella vita sociale. Inoltre i padri affidatari sono privi di modelli e percorsi di sola paternità per l’educazione dei figli e quindi è importante fornire loro un supporto pedagogico per aiutarli ad affrontare compiti nuovi per la storia personale e sociale della formazione paterna. Vanna Iori, Professore Ordinario di Pedagogia Generale e Sociale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, afferma che “Le pratiche educative messe in atto dai padri soli dimostrano che è possibile travalicare gli steccati che dividono le vecchie aspettative nei comportamenti di genere, che la contaminazione non è affatto lesiva dell’identità di genere, che la tenerezza e la cura possono essere espresse anche come virtù maschili”.
In Italia, rispetto ad altri paesi, i rapporti tra padri e figli continuano a perdurare anche dopo la separazione. Questo è un elemento molto importante perché da varie ricerche è emerso che i maggiori danni psicologici per i figli che vivono la separazione dei genitori siano dati sia dal livello di conflitto tra gli ex coniugi, che dall’impossibilità di continuare la relazione con il genitore non affidatario. Per questo motivo è necessario garantire ai figli, per il loro benessere psicologico, la possibilità di continuare la relazione con il genitore non convivente, dando così al ragazzo o bambino la possibilità di mantenere “rapporti validi e continuativi” con entrambi i genitori secondo il principio della cogenitorialità o bigenitorialità. Per tutelare la relazione dei figli con il genitore non affidatario la Legge 54 del 2006 ha stabilito che in via prioritaria i figli devono essere affidati a entrambi i genitori, i quali esercitano congiuntamente la potestà genitoriale (affidamento condiviso). Anna Laura Zanatta, docente di Sociologia della famiglia presso l’Università di Roma La Sapienza, apre un interrogativo: è giusto continuare a chiamare questi nuclei familiari “monogenitoriali” quando i figli mantengono le relazioni con entrambi i genitori? La docente infatti sostiene che “L’affermazione del principio della bigenitorialità mette in evidenza il problema di individuazione dei confini familiari: se dopo la rottura coniugale entrambi i genitori mantengono rapporti validi e continuativi con i figli, è improprio continuare a parlare di famiglia con un solo genitore e diventa più corretto usare il termine famiglia bigenitore o binucleare.”

L'INFORMAZIONE VERTICALE
osservatorio globale

L’occhio di periscopio

Il giornalismo online in questi ultimi anni ha innescato una profonda trasformazione del nostro modo di informarci. Le notizie sono immediatamente disponibili attraverso la rete, continuamente aggiornate, facilmente reperibili. L’informazione è abbondante, la cronaca è ampiamente garantita. Quel che risulta carente è una chiave di interpretazione dei fatti, uno strumento di analisi capace di fornire una lettura che si spinga oltre la superficie degli avvenimenti. FerraraItalia ha questa ambizione: offrire commenti, analisi, punti di vista che contribuiscano alla formazione di una più consapevole coscienza del reale da parte di ciascuno e a vantaggio di tutti, come imprescindibile condizione per l’esercizio di una cittadinanza attiva e partecipe. Ferraraitalia è un quotidiano indipendente globale-locale che sviluppa un’informazione verticale tesa all’approfondimento, perseguito con gli strumenti giornalistici dell’inchiesta, dell’opinione, dell’intervista e del racconto di vicende emblematiche e in quanto tali rappresentative di realtà più ampie, di tendenze, di fenomeni diffusi (26 novembre 2013)

Redazione

Direttore responsabile: Francesco Monini
Collettivo di redazione: Vittoria Barolo, Nicola Cavallini, Simonetta Sandri, Ambra Simeone, Carlo Tassi, Bruno Vigilio Turra
Segreteria di redazione: Paola Felletti Spadazzi

I nostri Collaboratori: Sandro Abruzzese, Francesca Alacevich,Alice & Roberta, Catina Balotta, Fiorenzo Baratelli, Roberta Barbieri, Grazia Baroni, Davide Bassi, Benini & Guerrini, Gian Paolo Benini, Marcello Bergossi, Loredana Bondi, Marcello Brondi, Sara Cambioli, Marina Carli, Emanuela Cavicchi, Liliana Cerqueni, Ciarìn, Riccarda Dalbuoni, Roberto Dall'Olio, Costanza Del Re, Jonatas Di Sabato, Anna Dolfi, Laura Dolfi, Francesco Facchiano, Franco Ferioli, Giovanni Fioravanti, Giuseppe Fornaro, Maura Franchi, Riccardo Francaviglia, Andrea Gandini,Sergio Gessi, Pier Luigi Guerrini, Sergio Kraisky, Francesco Lavezzi, Daniele Lugli, Carl Wilhelm Macke, Beniamino Marino,Carla Sautto Malfatto, Fabio Mangolini, Cristiano Mazzoni,Giorgia Mazzotti, Paolo Moneti, Francesco Minimo, Alice Miraglia,Corrado Oddi, Fabio Palma, Roberto Paltrinieri, Valerio Pazzi,Carlo Perazzo, Federica Pezzoli, Gian Gaetano Pinnavaia, Mauro Presini, Claudio Pisapia, Redazione, Francesco Reyes, Raffaele Rinaldi, Laura Rossi, Radio Strike, Gian Pietro Testa, Roberta Trucco, Federico Varese, Ranieri Varese, Gianni Venturi, Nicola Zalambani, Andrea Zerbini

Hanno collaborato: Francesca Ambrosecchia, Stefania Andreotti, Anna Maria Baraldi Fioravanti, Chiara Baratelli, Enzo Barboni, Chiara Bolognini, Marco Bonora, Francesca Carpanelli,Andrea Cirelli, Federico Di Bisceglie, Barbara Diolaiti, Roberto Fontanelli, Aldo Gessi, Emilia Graziani, Ivan Fiorillo, Monica Forti,Fulvio Gandini, Simona Gautieri, Camilla Ghedini, Roby Guerra,Giuliano Guietti, Gianfranco Maiozzi, Silvia Malacarne, Virginia Malucelli, Federica Mammina, Paolo Mandini, Giovanna Mattioli,Daniele Modica, William Molducci, Raffaele Mosca, Alessandro Oliva, Luca Pasqualini, Martina Pecorari, Giorgia Pizzirani,Andrea Poli, Valentina Preti, Alessio Pugliese, Chiara Ricchiuti,Riccardo Roversi, Nuccio Russo, Vittorio Sandri, Gaetano Sateriale, Valentina Scabbia, Arianna Segala, Franco Stefani,Elettra Testi, Ajla Vasiljević, Ingrid Veneroso, Andrea Vincenzi,Fabio Zangara

Clicca sull’Autore per i suoi contributi.
CONTATTI
Inviare i comunicati stampa a: redazione@ferraraitalia.it
Inviare lettere al giornale a : interventi@ferraraitalia.it


FERRARAITALIA
Testata giornalistica online d'informazione e opinione, registrazione al Tribunale di Ferrara n.30/2013

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi