Tag: agricoltura biologica

I PICCOLI Contadini Libertari sfidano i GRANDI del G20.
Firenze, 18 settembre: Marcia per la Terra.

 

Sono passati già 10 anni da quando a Parigi si sono incontrati, per la prima volta, i ministri dell’agricoltura dei 20 Paesi ‘grandi’ della Terra per affrontare i problemi della Agricoltura con la A maiuscola, l’agricoltura globalizzata.
Il 17 e 18 settembre il G20 dell’Agricoltura – a presidenza italiana – si terrà a Firenze [qui il sito ufficiale del ministero]
. Giovedì sera, al Teatro della Pergola, il ministro dell’agricoltura Patuanelli aprirà i lavori con l’Open Forum [per seguirlo in streaming].

Purtroppo bisogna riconoscere che da quel primo incontro del 2011, nonostante i meeting internazionali che sull’argomento, dal 2015 in avanti, si sono susseguiti con cadenza annuale, il panorama dell’agricoltura mondiale non è migliorato un granché. Come la pandemia e le crisi migratorie originate dal cambiamento del clima ci testimoniano, i terreni sono sempre più sfruttati dall’agricoltura industriale e si impoveriscono, la desertificazione di vastissime aree del pianeta per il riscaldamento globale, i disboscamenti della foresta pluviale per far posto a coltivazioni intensive, gli incendi ecc.  Intanto, il problema della fame nel mondo è ben lontano dal trovare una soluzione.

In verità, i problemi negli anni si sono ulteriormente aggravati e di nuovi se ne sono aggiunti, vedi il passaggio sempre più frequente di forme batteriche e virali dagli animali all’uomo (l’encefalopatia spongiforme altresì detta Mucca Pazza nei primi anni 2000, l’ HPAI o Influenza Aviaria ad Alta Patogenicità nel 2009/2010 e nel 2019 il Covid, che si dice sia arrivato  dai pipistrelli venduti nei mercati cinesi). Perché la ricerca e la scienza non sono intervenute tempestivamente? Non hanno forse capito in tempo cosa stava succedendo? E i 20 Grandi cos’hanno fatto finora? Si sono riuniti … e poi?

Come sostengono i piccoli e piccolissimi agricoltori della rete Genuino Clandestino  [Qui] e di Terra Bene Comune [Qui] le questioni sono state affrontate, e continuano ad essere affrontate, dal punto di vista sbagliato.
Per i contadini che si ribellano all’industrializzazione sempre più spinta dell’agricoltura e alla mentalità del profitto ad ogni costo, che vede l’agricoltore come lo sfruttatore della terra e della natura: la Terra è un Bene Comune e come tale va difesa e conservata con cura; la Terra è di tutti, non deve essere accaparrata, non deve servire all’arricchimento di qualcuno, ma al mantenimento e al benessere delle comunità che vivono su quella Terra.
La Terra è un complesso di forme viventi e non viventi che vanno rispettate e quindi rigenerate, perché la Terra stessa è un Unicum vivente Generatrice di vita. L’agricoltura industriale ne causa l’impoverimento, la sterilità e la morte.

Tornando al G20 di Firenze, i 2 temi all’ordine del giorno, i focus dei seminari saranno: la Resistenza Antimicrobica (AMR), che si stima causi circa 700 000 decessi umani all’anno a livello globale, e Agricoltura e Cambiamento Climatico [Vedi qui].
Per fare un po’ di luce su queste due importantissime questioni, riporto informazioni e valutazioni espresse da una fonte difficilmente contestabile, l’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) .  Ecco quanto si legge nel loro sito:
“… la resistenza agli antimicrobici (AMR) è la capacità dei microrganismi di resistere ai trattamenti antimicrobici. L’uso scorretto o l’abuso di antibiotici sono considerati le cause della crescita e della diffusione di microorganismi resistenti alla loro azione, con conseguente perdita di efficacia delle terapie e gravi rischi per la salute pubblica.”.

L’Autority Europea continua a studiare, consigliare, raccomandare…
2007 – L’EFSA  pubblica istruzioni per il monitoraggio armonizzato della resistenza agli antimicrobici in due importanti batteri zoonotici (Salmonella e Campylobacter) in animali e alimenti.
Aprile 2008 – Gli esperti dell’EFSA esaminano in che modo il cibo può diventare un veicolo per la trasmissione all’uomo di batteri resistenti e formulano raccomandazioni per prevenirne e controllarne la trasmissione.
Novembre 2009 – L‘EFSA, l’ECDC, l’EMA e il Comitato scientifico della Commissione Europea per i rischi sanitari emergenti e di nuova individuazione (SCENIHR) pubblicano congiuntamente il parere  in cui è trattato il tema delle infezioni: joint scientific opinion on AMR focused on infections that can be transmitted to humans from animals and food (i.e. zoonotic diseases che possono essere trasmesse dagli animali e dagli alimenti all’uomo (ovvero le malattie zoonotiche).

Ma soltanto nel giugno 2017 la Commissione partorisce il Piano d’azione sanitario unico dell’UE contro l’AMR [Vedi qui], come richiesto dagli Stati membri nelle conclusioni del Consiglio del 17 giugno 2016.
Luglio 2017 – Una relazione dell’EFSA,EMA ed ECDC presenta nuovi dati sul consumo di antibiotici e sulla resistenza agli antibiotici. I dati evidenziano un miglioramento della sorveglianza in tutta Europa. Il rapporto conferma il nesso tra consumo di antibiotici e resistenza agli antibiotici sia nell’uomo sia negli animali destinati alla produzione di alimenti.

EFSA conclude: “…per contrastare la resistenza agli antimicrobici occorre un approccio OLISTICO e multisettoriale che coinvolga diversi settori (medicina umana, medicina veterinaria, ricerca, zootecnia, agricoltura, ambiente, commercio e comunicazione)…”[leggi dal sito ufficiale].
Questo approccio olistico manca completamente nell’agricoltura industrializzata, mentre è alla base dell’agricoltura biologica e naturale, quella praticata dalle piccole aziende dagli agricoltori e i contadini che curano la loro terra senza sfruttarla.

I grandi numeri negli allevamenti intensivi, le monocolture, le monosuccessioni colturali impediscono l’applicazione della visione olistica della produzione agricola, che spesso si riduce ad una sola e unica fase di produzione, in cui la terra rappresenta solo ‘un substrato’. e dove l’operatore agricolo non conosce nemmeno il processo che sta a monte e a valle del proprio ‘pezzo di produzione’. Proprio come in una catena di montaggio.

Il secondo argomento all’ordine del giorno al G20 è Il cambiamento climatico.
Così recita il trafiletto di presentazione del seminario sul sito ufficiale:E’ una delle più grandi sfide del nostro tempo e i suoi impatti negativi indeboliscono la capacità di raggiungere uno sviluppo sostenibile e minacciano la resilienza (sostantivo diventato di gran moda dal governo Draghi in poi, N.d.r.) del settore agricolo. Per questo motivo, sono necessari un forte impegno politico, investimenti nella ricerca e il trasferimento dei risultati agli agricoltori affinché essi possano trovare strategie e soluzioni efficaci per la mitigazione e l’adattamento al cambiamento climatico”

La stragrande maggioranza degli esperti individua nell’agricoltura “industrializzata” e nell’allevamento intensivo una delle cause principali dell’emissione in atmosfera di gas serra:  Lo sostiene, ad esempio, un documento che trovo nel sito ufficiale della Confederazione Svizzera: “i più importanti [fattori che concorrono all’emissione di gas serra] sono il metano (CH4), il protossido di azoto (N2O) e l’anidride carbonica (CO2). Essi derivano dalla digestione dei ruminanti, dai concimi azotati o dalla combustione di carburanti e combustibili fossili per macchine ed edifici agricoli. La CO2 viene anche assorbita o liberata dai terreni agricoli tramite il loro utilizzo (lavorazione del suolo, concimazione, avvicendamento delle colture)” [Qui].

Se guardiamo all’Italia, l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) valuta che il settore agricoltura concorra per il 7% circa alle emissioni nazionali di gas serra, al 94% delle emissioni nazionali di ammoniaca. Sempre l’ISPRA sostiene che esistono delle tecniche agricole che ne permettono una sensibile diminuzione, purtroppo “a differenza di altri settori, le emissioni derivanti dall’agricoltura, proprio per la peculiarità del settore, cioè di produrre cibo, sono in parte incomprimibili e pertanto diventerà sempre più rilevante il contributo di questo settore alle emissioni di gas serra”. https://www.isprambiente.gov.it/it/archivio/eventi/2020/04/il-quadro-emissivo-in-italia 

Peculiarità del settore”? “Emissioni incomprimibili” ???
In realtà la produzione di cibo nei Paesi avanzati (G20) è ampiamente superiore alla domanda. A dispetto dell’enorme quantità di spreco alimentare nelle società cosiddette avanzate, c’è lo strozzinaggio che la rete commerciale che la GDO (Grande Distribuzione Organizzata) impone ai produttori agricoli in generale per raggiungere un reddito decente dell’impresa.
P- per inciso, dalla fine degli anni 80′ non si parla più, infatti, di contadini, ma di imprenditori agricoli, che possono anche non sporcarsi le mani con la terra, ma strizzano il lavoro degli operai agricoli i dipendenti e vivono sul profitto dell’impresa – che li obbliga a produrre sempre maggiori quantità di prodotti che devono vendere a prezzi sempre più bassi.
Insomma, una impresa agricola industrializzata funziona nel medesimo modo di una impresa industriale.

Al ricatto del prezzo di mercato si ribellano gli agricoltori della rete Genuino Clandestino e Terra Bene Comune . Dicono No alla logica del profitto, allo sfruttamento della Terra, degli animali, e delle persone: i lavoratori, gli operai agricoli. E vogliono essere ascoltati e riconosciuti, chiedono spazi di terra e di vita.
Sabato 18 settembre alle ore 13,00 i contadini libertari di Genuino Clandestino e Mondeggi Bene Comune, insieme ai simpatizzanti della Terra e ai difensori della Natura, si troveranno in Piazza Poggi a Firenze per dire basta alle falsità dei 20 grandi della Terra e riaffermare il diritto ad un’agricoltura veramente rispettosa della Terra, ad un cibo sano non malato all’origine, a una vita in armonia con la natura. La marcia partirà alle 14,00.

Su questo quotidiano potete leggere il testo integrale dell’Appello dei contadini libertari che convocano la Marcia per la Terra [leggi Qui].
Per partecipare alla Marcia – scherza uno dei giovani organizzatori – non è però necessario essere un contadino, lavorare la terra o coltivare un orto. La Marcia è aperta a tutti, perché la salute, l’ambiente e la giustizia sociale riguardano tutti.”.

Gli ideatori di Biosociale.it: “Per noi agricoltura biologica e agricoltura sociale vanno insieme”

Si chiamano Francisco, Antonella e Davide, uno spagnolo e due ferraresi, che insieme hanno creato la Filiera Corta Bisociale.it: un sito e-commerce di prodotti agricoli a chilometro zero che permette ai cittadini di Ferrara e dintorni, alle aziende e alle scuole, di ordinare online la propria spesa, provvedendo anche alla distribuzione in vari punti di ritiro o con consegna a domicilio.

Nel nostro primo incontro ci avete spiegato che Biosociale non è solo un sito, ma anche un progetto di agricoltura biologica e agricoltura sociale. Di cosa si tratta esattamente?
Biosociale è una filiera corta di piccoli produttori e cooperative sociali della provincia di Ferrara che forniscono prodotti freschi di stagione, le cooperative sociali si occupano anche della distribuzione con il coinvolgimento di persone a rischio di esclusione sociale. Il progetto che stiamo sviluppando va dalla semina alla commercializzazione.

Come si ordinano i prodotti?
Attraverso Biosociale.it si può ordinare la propria spesa in modo molto semplice: si va sul sito www.biosociale.it e si effettua l’ordine entro martedì sera; il mercoledì inviamo gli ordini a produttori e cooperative sociali e la merce si potrà ricevere a casa il venerdì pomeriggio o si potrà ritirarla il sabato in uno dei punti di ritiro. La consegna a domicilio su Ferrara avviene in bicicletta.

Clicca le immagini per ingrandirle.

Consegna in bicicletta attraverso Piazza Duomo
Le cassette vengono messe nei rimorchi porta-bimbo
Una cassetta di prodotti pronta per essere consegnata

Come avvengono le consegne?
Tutto comincia il venerdì mattina, è il momento più bello: gli agricoltori consegnano i prodotti ordinati nel nostro punto di smistamento a Malborghetto, nella sede della cooperativa sociale Città verde e del co-working Campo Resilia. Qui alcuni ragazzi della stessa cooperativa sociale e dell’Associazione Dalla Terra alla Luna, preparano le cassette: hanno a disposizione otto bilance e devono pesare i prodotti con precisione, in base ai singoli ordini e fare i prezzi; alle 11.00 le cassette sono pronte e arriva il furgoncino dell’associazione Viale K che le distribuisce nei vari punti di ritiro. Nel pomeriggio tre ragazzi procedono alla consegna a domicilio su Ferrara, mentre il sabato altri garantiscono la consegna delle cassette per chi sceglie di ritirare la propria spesa autonomamente.

Clicca le immagini per ingrandirle.

biosociale
Si consultano gli ordini ricevuti per confezionare le cassette
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Un ragazzo di Città Verde mentre pesa i prodotti
biosociale
La pesatura dei prodotti deve essere precisa
biosociale
Si vendono solo prodotti di stagione
biosociale
Una cassetta è pronta per la consegna
biosociale
Le cassette verranno ditribuite dal pulmino di Viale K

Quando avete iniziato a commercializzare?
Lo scorso ottobre.

Quanti e quali sono i punti di ritiro?
La consegna a Ferrara avviene presso tre punti di ritiro: il Bar Diamante in corso Biagio Rossetti, al Ristorante-Bar 381 di piazzetta Corelli e al Bar Ristoro Navarra a Malborghetto di Boara. In provincia, a Fiscaglia, Codigoro, Comacchio, Mesola e dalla scorsa settimana anche a Bondeno.

Biosociale è quindi anche e soprattutto un progetto di agricoltura sociale, cosa comporta nello specifico per voi?
Significa che noi contattiamo in primis cooperative o semplici aziende che fanno agricoltura sociale, ossia che hanno come obiettivo prioritario quello di inserire nel settore agricolo persone con svantaggio sociale. Poi impieghiamo persone assistite dalle cooperative nelle attività di smistamento dei prodotti, della distribuzione e della consegna degli ordini: c’è un ragazzo autistico dell’ssociazione Dalla Terra alla Luna che si occupa della preparazione delle cassette, due ragazzi della Matteo 25 che supportano nella distribuzione nei punti ritiro, la cooperativa sociale Il Timoniere che cura la produzione agricola assieme ad altri piccoli produttori bio.

Come coinvolgete gli agricoltori e come reagiscono?
Quando parliamo con gli agricoltori ricordiamo loro che fare agricoltura sociale è vantaggioso anche per l’azienda stessa: sia perché migliora la sua immagine aprendo l’azienda agricola e contribuendo a risolvere problemi sociali presenti nel territorio, sia perché comporta un vantaggio nella commercializzazione o accesso alla terra (grazie all’articolo 6 della nuova legge nazionale per l’agricoltura sociale, legge 18 agosto 2015, n. 141 [leggi]).
Poi chiariamo che il produttore riceve dalla vendita attraverso Biosociale.it il 70% del ricavato per il proprio lavoro, mentre il 20% va alle coop sociali e alle associazioni per confezionamento, distribuzione e costi generali. Un 10% rimane per il fondo cassa di Biosociale.it
In una battuta, noi diciamo al mondo delle imprese e delle cooperative sociali: guardate, abbiamo un’attività per voi!

Quali cooperative sociali aderiscono e quanti ragazzi sono impiegati attualmente?
Oltre a Città Verde e a Viale K, anche Matteo 25, Il Germoglio, Dalla Terra alla Luna, Serena e altre che stanno arrivando. Il progetto sta creando un effetto calamita per produttori e coop sociali che vogliono unirsi a noi per creare un progetto di impresa sociale per il territorio ferrarese.

Quali i produttori?
A oggi abbiamo otto produttori: Fattorie Estensi, Coop Sociale Il Timoniere di Mesola Viale K, l’agriturismo San Marco di Valcesura per frutta e verdura; l’az. agricola Cerutti di Bondeno per uova e riso; La Romagnola Bio di Argenta per la pasta.

Quanti ordini ricevete a settimana?
Quando abbiamo cominciato, a ottobre, ne ricevevamo una decina. Ora siamo arrivati a un centinaio di ordini a settimana.

Programmi per il futuro?
In questo periodo stiamo lavorando al piano agronomico per il 2016 e preparando un contratto di rete di imprese per costituirci come “rete di impresa”.
Inoltre abbiamo già cominciato a prendere contatti per coinvolgere anche le scuole nella nostra rete: l’idea è che il venerdì mattina, anche nelle scuole che hanno aderito all’iniziativa, i bambini e i genitori si preparino da soli le proprie cassette con i prodotti che hanno ordinato; in questo modo i piccoli cominciano a conoscere e toccare con mano gli alimenti che mangiano a casa ma di cui generalmente non conoscono nemmeno il nome.
Poi ci stiamo adoperando per avere più produttori agricoli sociali, coinvolgendo soprattutto i giovani del territorio del basso ferrarese.

Quale l’obiettivo ultimo del progetto?
L’obiettivo è costruire una rete enorme che si espande anche ai servizi pubblici: i comuni possono mettere a disposizione terreni agricoli incolti, per dare opportunità di lavoro a giovani e persone con svantaggio del loro paese. La Filiera corta Biosociale li aiuterà a diventare nuovi agricoltori grazie ad un co-working sul campo (nel vero senso della parola), e realizzerà concreti inserimenti lavorativi sostenibili.

Dopo vari tentativi da parte di alcune realtà del ferrarese, oggi si sta sviluppando anche a Ferrara una rete di aziende agricole biologiche e cooperative sociali, che hanno deciso di unirsi per creare un circuito produttivo e distributivo virtuoso ed etico. Biosociale.it è un progetto molto ambizioso, ma inevitabile se si vuole davvero cambiare il modo di consumare della cittadinanza.

Ferraraitalia ha pubblicato un Immaginario dedicato a Biosociale.it, per leggere clicca qui.

INTERNAZIONALE
Don Ciotti: Terra più giusta con terre libere

“366  morti due anni fa, a Lampedusa. E le persone soffocate nei camion, i morti della speranza negata, i naufraghi delle nostre coscienze”. Un grido di dolore e di richiamo quello di don Luigi Ciotti – ieri al Teatro Nuovo di Ferrara per il festival di Internazionale – per ricordare quel drammatico 3 ottobre 2013. L’intervento del sacerdote di frontiera, presidente dell’associazione Libera, va ad allargare lo sguardo all’interno dell’incontro intitolato “Terra è casa”. Si parla di agricoltura, si parla di cibo biologico, si parla di coltivazioni sui terreni confiscati alla mafia, si parla di piccoli coltivatori peruviani che decidono di uscire dalla morsa illegale della coltivazione di coca per dedicarsi a colture pulite, sia nei trattamenti sia nel commercio. E, don Ciotti, tutto questo e di più mette insieme con un calore e una passione che scuotono pubblico e autorità. “Dobbiamo gridare insieme che nessuno può essere condannato a vita al suo luogo di nascita. Dobbiamo vivere la libertà in rapporto agli altri, non a discapito degli altri”. E così fa capire come tutto debba stare insieme: la terra pulita, la dignità delle persone, l’agricoltura etica. Un discorso che rinforza e dà spessore a quelli che lo precedono: l’intervento della vice presidente del Perù, Marisol Espinoza Cruz, sul riscatto di tanti agricoltori peruviani uniti in cooperativa per portare sul mercato le piccole produzioni biologiche; quello di Hugo Valdes, direttore della Cooperativa Sin Fronteras peruviana; quello del presidente di Alce Nero, il marchio di produttori di cibo buono e sano, Lucio Cavazzoni; il coordinamento del giornalista Stefano Liberti.

“Occorre una nuova coscienza ecologica che restituisca alla terra la sua anima. E’ quest’anima che ci ha fatto riconoscere il sogno di un siciliano, Pio La Torre, che negli anni ’80 grida quanto sia importante togliere i patrimoni a chi li ha messi insieme con la violenza. E un altro siciliano, don Luigi Sturzo, nel ’900 dice che la mafia ha i piedi in Sicilia ma forse la testa a Roma”. L’associazione Libera vuole dare concretezza a quel sogno – dice con enfasi il prete di strada – il sogno di non lasciare sole le realtà del sud”. Nove cooperative biologiche che Libera non gestisce – precisa – ma che promuove, investe, supporta. “Perché quella pasta, quell’olio, quei taralli che voi trovate sugli scaffali sono la testimonianza che, nonostante tutto, il sogno è possibile. E’ possibile liberarsi dalle mafie e dalla corruzione e riscattare la bellezza a partire dalla valorizzazione dei beni confiscati”. Perché oggi le mafie sono tornate forti – ammonisce don Ciotti – hanno tanto denaro e lo investono: gestiscono una grande fetta dell’agro-alimentare. Le mafie non sono un mondo a parte; vivono tra noi; cambiano sempre, restando se stesse con una capacità di adattarsi molto velocemente e di nascondersi in mezzo a noi. Cooperare significa mettere insieme le forze, il lavoro dà identità e dignità alle persone, come la scuola. Ecco: scuola e lavoro, i due grandi strumenti di lotta alla mafia. “Sono innamorato della terra – conclude Luigi Ciotti – della vita, degli animali. La terra ci è maestra e quelle terre confiscate sono (scusate l’espressione) cosa nostra, sono l’affermazione di un bene di tutti!”.

INTERNAZIONALE
L’agricoltura in Italia: storie di illegalità e di riscatto

Secondo l’ultimo rapporto di Coldiretti il settore agroalimentare rappresenta il 15% del Pil nazionale, con un valore complessivo di 250 miliardi di euro di fatturato, raggiunti anche grazie ai 272 prodotti dop e igp e alle 4.886 specialità tradizionali regionali che salvaguardano la biodiversità e difendono la tradizione. Nonostante si tratti di ciò che arriva sulle nostre tavole, l’agroalimentare con le sue problematiche e buone pratiche è un settore solitamente poco presente nell’informazione e nel dibattito pubblico.
Ieri due incontri del Festival di Internazionale a Ferrara hanno messo la terra al centro: “Fondi rubati all’agricoltura” e “Terra è vita” hanno messo in luce i due lati della medaglia dell’agroalimentare in Italia. Da una parte il racconto dell’illegalità, con la criminalità che si infiltra nel sistema delle sovvenzioni europee di sostegno al reddito degli agricoltori, dall’altra una storia di riscatto, con una rete di imprenditori e associazioni della società civile che riparte dall’agricoltura perché la Terra dei fuochi torni a essere Campania Felix.

Alessandro Di Nunzio-Diego Gandolfo
Alessandro Di Nunzio e Diego Gandolfo

“Fondi rubati all’agricoltura”, di Alessandro Di Nunzio e Diego Gandolfo, è la docu-inchiesta vincitrice dell’ultima edizione del premio intitolato a Roberto Morrione, fondatore di Rainews 24 e poi direttore di Liberainformazione.
Cinquanta miliardi di euro: sono i fondi europei destinati all’Italia dalla Pac, la Politica agricola comune, cinque dei quali in Sicilia. Attraverso l’Agea (agenzia per le erogazioni in agricoltura) l’Europa, per un terreno di proprietà o anche solo preso in affitto, arriva a elargire oltre 1.000 euro per ettaro, perciò più terreni uguale più soldi. Ed ecco che tanti proprietari, al momento della richiesta di contributi, scoprono inesistenti atti di compravendita a personaggi locali della criminalità organizzata o a loro prestanome. Giovani imprenditori agricoli del siracusano e del catanese come Emanuele e Sebastiano non ci stanno, si rifiutano di abbandonare la loro terra e subiscono perciò minacce e intimidazioni. Come il Presidente del Parco naturale dei Nebrodi, la più vasta area protetta della Sicilia, che ha bloccato le assegnazioni dei terreni e ha iniziato a richiedere il certificato antimafia agli affittuari. O ancora Fabio Venezia, sindaco di Troina, che aveva deciso di alzare i canoni di affitto dei poderi demaniali, concessi da anni a prezzi stracciati e sempre alle stesse famiglie. Ma c’è di più: noti esponenti della criminalità organizzata hanno incassato i fondi per anni, perché i controlli antimafia sono previsti solo per i contributi superiori a 150 mila euro, perciò basta fermarsi sotto quella soglia per evitare fastidiose verifiche.
Le conseguenze? Fondi rubati due volte. La prima perché per la Corte dei conti ormai due terzi dei fondi sono diventati impossibili da recuperare dato che il meccanismo va avanti da talmente tanto tempo che il reato è andato in prescrizione. La seconda perché Bruxelles comincia ad avere qualche sospetto: nei mesi scorsi, in una lettera riservata al ministero delle Politiche agricole (da cui Agea dipende) la Commissione europea parla di “gravi carenze” riguardo i “controlli relativi alla gestione dei debiti e delle irregolarità” e per questo ipotizza una “rettifica finanziaria” di 389 milioni. In altre parole ha intenzione di tagliare i fondi.
E questa non è una pratica limitata alla Sicilia: Alessandro è foggiano e parlando con il pubblico a fine proiezione dice di avere forti sospetti che avvenga anche nella sua Puglia, mentre una signora della platea sostiene che capiti anche nella sua Sardegna. È spaventoso pensare alla cifra che si potrebbe ottenere se allargassimo il sistema a tutta l’Italia.

nicola cedere
Nicola Cecere

Per fortuna poi arriva anche la speranza, ripartendo dalla terra. Nicola Cerere è un allevatore di bufale con metodo biologico a Caserta, racconta la sua storia a “Terra è vita”, uno dei tre incontri organizzati nell’ambito di Internazionale da Alce Nero, che fin dagli anni Settanta si occupa di biologico in Italia e nel resto del mondo. La famiglia di Nicola possiede e gestisce quei 65 ettari da circa cento anni e oltre all’azienda lui ha ereditato l’idea che “l’agricoltura vera è equilibrio fra i vari fattori della produzione”, per questo già nel 1975 il padre aveva deciso di abbandonare l’allevamento intensivo e “tornare al pascolo diminuendo i capi”. Nicola, invece, torna al metodo tradizionale perché per il biologico “troppe carte”. Poi incontra Libera, l’associazione antimafia di don Luigi Ciotti: la sua è l’unica azienda che possiede le caratteristiche per fornire il latte al caseificio della cooperativa “Le Terre di Don Peppe Diana” di Castel Volturno. Nicola decide che ne vale la pena e inizia le pratiche per l’ottenimento della certificazione biologica.
Da quando quel lembo di Campania è diventata la Terra dei fuochi però, “alcuni clienti hanno iniziato a chiedere informazioni sui miei terreni di pascolo e sul mio latte”. Nicola provvede alle analisi del caso e trasmette i risultati agli organi competenti, ma capisce che non basta, capisce che l’unico modo per scalzare dall’immaginario comune quei roghi è sostituirla con un’altra storia, quella del “nostro modo di fare impresa” che deve diventare “il valore aggiunto del nostro prodotto”. Da qui l’idea di mettere in rete varie realtà del territorio per “fare un protocollo che diventi per i consumatori una garanzia del nostro modello di agricoltura”: attualmente del progetto fanno parte Legambiente Campania, Alcenero, Libera e, oltre alla sua, quattro allevamenti di bufale. Il protocollo comprende tre ambiti: il modello di produzione, i diritti dei lavoratori e la trasparenza perché “le aziende devono essere aperte al territorio”. “L’intenzione – sottolinea Nicola – è di fare da traino per altri” coinvolgendo altri imprenditori e altri attori sociali.
La storia di Nicola dimostra che una proposta economica solida, concreta, efficace e nello stesso tempo basata sulla qualità e su valori etici e sociali è possibile: un passo in più per la creazione di un sistema economico legale ed etico che combatta la criminalità organizzata attraverso un percorso di riappropriazione e rigenerazione del territorio.

L’INTERVISTA
Sara Mantovani, biologico
al femminile: “I miei prodotti
in tavola e in gelateria”

E’ bio-ecologa, finito il dottorato di ricerca, nel 2007 crea un’azienda agricola biologica, utilizzando il terreno che i suoi genitori avevano acquistato anni prima come investimento.
Sara Mantovani gestisce tutto da sola: ogni giorno dà da mangiare agli animali, raccoglie il letame, cura le piante, semina, raccoglie, gestisce gli ordini e fa le consegne a domicilio. Ha passione e energia da vendere, e da un paio d’anni collabora con tre negozi di Ferrara che acquistano regolarmente i suoi prodotti. L’abbiamo intervistata perché ne apprezziamo coraggio e determinazione, e perché per coltivare biologico al 100% e per gestire l’azienda in modo onesto, non fa compromessi con nessuno.

Il fondo si chiama “Il X° Boattino” e si trova a Masi San Giacomo. Chiediamo a Sara di presentarci la sua azienda che segue scrupolosamente una filiera completa.

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l’orto invernale

Si tratta di un’azienda multifunzionale di quasi cinque ettari. Produco in prevalenza verdura, sia estiva sia invernale, non in grandissime quantità, ma cerco di avere un po’ di tutto. Oltre all’orto, ho circa un ettaro di frutteto con 500 piante coltivate con la tipologia d’impianto di una volta: ogni pianta ha 20 mq. di spazio, questo per riprendere la tradizione di quello che era il frutteto ai tempi dei nostri nonni.
Poi ho una piccola parte di terra nuda con coltivazioni variabili, a rotazione (orzo, mais, ecc.) e un altro piccolo appezzamento ad erba medica, il fieno per i miei animali. In sostanza l’azienda segue la filiera completa: dalla coltivazione del foraggio alla produzione di fertilizzante per la terra, dalla produzione di orticole e frutta alla vendita diretta e all’agriturismo.

Negli ultimi due anni ci sono state molte novità in azienda, tuo fratello Matteo non lavora più con te, hai smesso di fare le Fattorie didattiche, ma stai per diventare Fattoria sociale. Vuoi raccontarci meglio questi importanti cambiamenti?

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l’agriturismo

Sì, per due anni Matteo mi aveva dato una mano, ma dall’ottobre 2013 gestisco di nuovo tutto da sola, la terra, l’agriturismo e le consegne. Già dall’anno precedente avevamo smesso di fare le “Fattorie didattiche” perché era cambiata la gestione delle visite e non ci trovavamo più bene: prima, tutto era organizzato dalla Provincia, i cui operatori conoscevano bene il territorio e taravano le visite in base alle caratteristiche aziendali, poi la gestione è passata ad altri e sono cominciati i problemi: organizzavano le giornate mandandoci scolaresche di 100 bambini, quando nella scheda tecnica indicavamo un numero massimo di 20-30 bambini a volta. Le visite però le faccio ancora, per piccoli gruppi o per le famiglie. Prenotando per tempo, chi è interessato può venire liberamente; le visite in azienda sono consentite dalla normativa e sono gratuite.

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logo dell’ Ass. “Dalla terra alla luna”

Dal 2012 ho iniziato anche una collaborazione con l’Ass. Onlus “Dalla terra alla luna” di Ferrara a cui tengo moltissimo: alcuni dei ragazzi autistici seguiti dall’associazione passano qualche ora in azienda e partecipano alle attività in campagna, in base al loro grado di abilità. Mi piacerebbe sviluppare altri progetti del genere che trovo utilissimi; per questo ho anche seguito e concluso un corso per diventare Fattoria sociale e sto aspettando le certificazioni.

E l’agriturismo, come sta andando?

Per quanto riguarda le attività agrituristiche, ho chiuso la ristorazione perché era un’attività veramente troppo difficile da gestire a livello burocratico, avevo ricevuto una serie di multe assurde e ingiuste e non ne potevo più. Come qualunque azienda agricola, però, propongo la degustazione dei prodotti aziendali, freschi e trasformati, sempre su appuntamento, perché appunto sono da sola e mi piace organizzarmi bene per accogliere al meglio i visitatori.
Visto che la strada della ristorazione si è dimostrata poco praticabile, mi sto organizzando per fornire servizio di alloggio e prima colazione, attività che potrebbe essere esercitata sia nella forma dell’agriturismo con pernottamento sia come Bed & Breakfast, sto ancora studiando i dettagli della normativa. In ogni caso aprirò, perché di spazio ce n’è e la mia idea è sempre stata quella di un’azienda “sociale”, aperta ad ospitare e ricevere persone.

Quando prevedi, quindi, di iniziare con i pernottamenti?
I lavori stanno cominciando e vorrei inaugurare a inizio 2015, comunque massimo entro sei mesi.

Tra le novità positive, c’è il fatto che da qualche tempo rifornisci alcuni negozi in centro a Ferrara, quali?

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Sara in giro per le consegne dei suoi prodotti a Ferrara

Sì, oltre alle solite consegne a domicilio, la grande novità è che rifornisco coi miei prodotti tre negozi in centro a Ferrara: il Punto macrobiotico, Girobio e La Cremeria. Con i primi due ho cominciato nel 2012, mentre con la gelateria di via San Romano a febbraio scorso.
La collaborazione con i negozi sta andando molto bene perché abbiamo fatto una programmazione concordata che funziona: loro ricevono prodotti freschissimi e appena colti che gli consegno con le mie mani, senza bisogno di intermediari, un paio di volte a settimana; io riesco a gestirmi meglio l’orto e nel giro di nemmeno due anni ho quasi raddoppiato le vendite.

Quali prodotti ti ordinano i negozi?
Sia il Macrobiotico che Girobio comprano prodotti di stagione, da vendere sia freschi che trasformati, perché loro, oltre a rivendere, cucinano e preparano piatti pronti. Il Punto macrobiotico mi chiede anche di provare a produrre varietà antiche, come la rapa bianca o il daikon (ravanello originario dell’Asia orientale), la borragine, la pastinaca e la scorzonera (radici), che da noi non utilizza più nessuno e che invece hanno ottime proprietà nutrizionali.
Collaborare con i negozi è un ottimo motivo di crescita anche in questo senso, perché per me, che sono biologa e amo le piante, lavorare in sinergia con l’acquirente e sperimentare nuove varietà è il massimo. La Cremeria mi compra la frutta, e in particolare fragole, more, mele e pere, ma anche la zucca, la menta e il basilico.

Fanno il gelato con le tue zucche?
Sì, ed è fantastico, soprattutto l’abbinata zucca-cioccolato!

Questa notizia ci incuriosisce moltissimo e ci precipitiamo a provare il gusto “zucca di sara”. Alla Cremeria troviamo i proprietari, Matteo Feliciani e Monica Savogin, a cui chiediamo del felice rapporto che si è instaurato con la giovane fornitrice bio.

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consegna di mele e pere
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consegna delle zucche

Con Sara ci troviamo benissimo. Con le sue more facciamo una salsa che accompagniamo con il cioccolato biondo dulcey (un particolare cioccolato bianco caramellato di Valrhona), con i fichi caramellati facciamo il gelato ricotta e fichi, con le pere un sorbetto pera e vaniglia. Anche lei ci consiglia gli abbinamenti. La cosa bella è che tra di noi è nato questo scambio continuo di saperi e conoscenze: io, come artigiano del gelato, le chiedo un prodotto maturo al punto giusto, profumato e aromatico; lei, come coltivatrice e biologa, ci consegna le varietà giuste e ci sa dire esattamente le caratteristiche del frutto. Stiamo crescendo insieme e questo è molto stimolante.

Sappiamo che producete un gelato naturale, come dice il cartello esposto in vetrina. Avete iniziato subito con lo spirito del gelato naturale e del km. 0 fin dall’apertura che risale al 2010?

gelato alla zucca
gelato alla zucca
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zucca varietà provenzale

No, ci siamo arrivati con il tempo, è stata un’evoluzione. Dopo aver imparato le basi ed essere entrato nel meraviglioso mondo del gelato (Matteo è informatico e prima lavorava in tutt’altro ambiente), mi ho cercato di capire le tendenze, ad ascoltare la clientela e ho visto che per tante persone era importante il discorso del “senza saccarosio”, del naturale, del vegano e del biologico. Così, mi sono messo ad approfondire le caratteristiche delle materie prime e a contattare produttori bio. Ho fatto tutta una serie di prove e sono arrivato ad un prodotto sano, naturale e con un basso indice glicemico e calorico: dalle ultime ricette che ho sviluppato, risulta che ora il mio gelato ha fino al 35% in meno di calorie rispetto a quello che producevo due anni fa. Il gelato vegano è fatto senza l’utilizzo di prodotti di origine animale, ossia senza latte, uova e miele.

Un gelato salutistico come questo rimane sempre buono e gustoso come quello tradizionale?
Assolutamente sì, il gusto è esattamente lo stesso, se non lo sai non te ne accorgi, cambia solo la tipologia degli zuccheri: al posto degli zuccheri usati normalmente in gelateria, utilizzo il maltitolo e il fruttosio.

Quali altri prodotti biologici utilizzate?

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grosso blocco di cioccolato Criollo

Utilizziamo cioccolato Criollo proveniente dal Perù. Me lo faccio spedire da una peruviana che vive a Roma e che lo importa direttamente dal luogo d’origine. Per la ricotta ci riforniamo dalla Cavallerizza di Cona, non è biologica ma a km 0. Così come il pistacchio di Bronte Dop o la nocciola Piemonte Igp, che non sono biologici ma è il meglio che il mercato propone. Ne approfitto per dire che noi vorremmo migliorarci ancora e che siamo sempre alla ricerca di nuovi prodotti biologici e soprattutto del territorio, quindi se qualcuno si vuole fare avanti, benvenga!

So che non usate semilavorati, per fare un gelato del tutto naturale quanto tempo si impiega?

Buona domanda. Ci vuole tantissimo tempo. Faccio un esempio: per fare il cioccolato adesso ci metto tre quarti d’ora, usando i semilavorati ci si mette meno di un quarto d’ora.

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da sinistra, Matteo Feliciani, Sara Mantovani, Monica Savogin

Insomma, dopo aver mangiato un gelato così, non c’è solo da leccarsi i baffi, ma anche da ringraziare tutti coloro che lo producono con onestà e passione.

Per saperne di più del X° Boattino, visita la pagina Facebook [vedi] e il sito agrizero.it [vedi]

Per saperne di più sulla Cremeria, visita il sito [vedi] e la pagina Facebook [vedi]

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