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Grazie Alfio

La mattina dello scorso 8 agosto sono stato svegliato da un messaggio di poche lapidarie parole: è morto Alfio Finetti.
Da quel giorno di neanche una settimana fa stiamo quindi vivendo in un mondo senza il nostro unico e inimitabile cantore .
Purtroppo non ho avuto la fortuna di vederlo dal vivo, non ho avuto la fortuna di fare due parole con lui ma posso dire di aver avuto – e che avrò sempre – la fortuna di ascoltare la sua musica.
Non è assolutamente una cosa da poco, è una fortuna che ad esempio a New York se la sognano.
Loro hanno avuto Lou Reed ma Lou Reed ce l’abbiamo anche noi e a noi va pure meglio perché abbiamo tutti e due.
Ѐ una cosa che non scambierei con niente al mondo perché grazie alle canzoni di Alfio Finetti ho potuto – e posso – ridere, imparare delle cose che purtroppo rischiano di scomparire, arricchirmi come musicista, andare a caccia di dischi suoi e scoprirci dentro cose sorprendenti.
E quelle cose sorprendenti le posso vedere tutti i giorni.
A New York invece, ma anche boh, a Parigi, in Gabon, in Australia: avec al caz, proprio come ci ricorda quella grande barzelletta.
Grazie ad Alfio Finetti – io che non sono nato qui – sono riuscito ad amare ancora di più questa città che mi ha accolto e mi ha insegnato a cercare di vivere come un ometto.
Questa è una delle tante cose per cui sarò sempre grato a quell’uomo.
Un’altra è questa cosa che ho pensato mentre quell’8 agosto, verso sera, mi trovavo al supermercato a cercare qualcosa da mangiare e – per forza – ho sentito il dovere di investire 3 umili euro + 49 centesimi in una confezione di cappellacci confezionati.
Mentre andavo verso la cassa ho pensato che avrei dovuto godermi quei cappellacci come se fossero gli ultimi cappellacci presenti nell’intero universo.
Mi è sembrato un modo onesto e soprattutto doveroso di chiudere quella giornata che non penso mi dimenticherò.
Grazie Alfio, speriamo che adesso qualcuno ristampi quei dischi e ti costruisca qualcosa che magari non sarà mai Graceland ma sarà pur sempre la nostra Graceland.

Al Re dla miseria (Alfio Finetti, 1976)

Italian Occult Psychedelia: Auguroni ad Alfio Finetti!

di Andrea Pavanello

Mentre il mondo è ancora sconvolto a causa di un uomo dai capelli tinti, io gradirei soffermarmi sulla bellezza e su una ricorrenza particolare.
Perché oggi, 14 Novembre, uno dei miei artisti preferiti, uno degli ultimi giganti della musica pop – ma pop davvero – ne fa 83.
E allora auguri al Signor Alfio Finetti – aggiungo anche un bel “diomà” – e proclamo non solo questa giornata, ma tutta questa settimana “Settimana Mondiale di Alfio Finetti”.
Mi pare doveroso e aggiungo ancora un “diomà” come rafforzativo.
E anche se purtroppo il nostro eroe non è più sulla scena da un po’, beh, la forza della sua musica – e anche delle sue barzellette – resta qua più carica che mai.
Perché il signor Finetti è sempre stato un uomo del popolo.
Di più, un uomo del popolo più acuto della media.
Cioè, ce lo immaginiamo un suo parere boh, su Donald Trump?
Io sì, diomà.
E ne sono sicurissimo: la sua voce troneggerebbe come sempre sopra le altre, romberebbe potentissima spazzolando via tutti questi Mentana brisa per confinarli proprio dove meritano.
Dove?
Beh, ovvio: là, oltreoceano, nel freddissimo stato del Mentana.
Ma chi è Alfio Finetti?
Premessa: io sono un ferrarese adottivo quindi chiedo già scusa ai ferraresi hardcore per eventuali interpretazioni troppo personali e/o fuorvianti e/o inesattezze varie.
Quindi, provando a garantire una partenza equa verso il mondo del signor Finetti ai ferreresi e non, partirò con un (più o meno) imparziale copia/incolla da Wikipedia:
Alfio Finetti (Ambrogio di Copparo, 14 novembre 1933) è un cantautore italiano, autore di canzoni in dialetto ferrarese[1]. Attivo da circa 50 anni, la produzione di Alfio Finetti è costituita interamente di canzoni dialettali, talvolta con l’aggiunta di parti di testo in inglese. Lo stile musicale è essenzialmente blues con forti influenze del “liscio” tipico delle province emliano-romagnole. Ha all’attivo oltre 130 canzoni. È diventato noto all’inizio degli anni ’70, quando le sue canzoni furono incise dalla casa discografica Ricordi. Ha scritto circa duecento canzoni, pubblicate in venti album.[2] Un suo brano è stato adottato come inno ufficiale della SPAL, la principale squadra di calcio di Ferrara. Sono stati prodotti due video di sue canzoni. Ha composto un musical in lingua italiana dal titolo “Passeggiando nel 2500 e rotti”, con scene realizzate da Carlo Rambaldi. È autore anche di alcuni libri, tra cui raccolte di poesie. Il successo di Finetti, nonostante l’impronta fortemente locale che deriva dalla scelta linguistica, è dovuto in gran parte alla verve comica espressa dai testi.
Bene, smaltiti i convenevoli adesso posso raccontare la mia umile e stupida esperienza.
La prima volta che ho sentito nominare Alfio Finetti è stata dieci anni fa tondi tondi in un’occasione davvero improbabile: stavo andando a vedere gli Stooges.
Con me, un gruppo di amici miei, tutti parecchio saganati con Iggy Pop e in particolar modo con il primo Iggy, quello 21/22enne dei primi due album degli Stooges.
Era anche il mio primo concerto e, mentre ci sentivamo al telefono con il capo della spedizione, lui mi dice: siamo io, te blah blah blah e ah, viene anche Alfio.
Non sapevo chi fosse Alfio ma essendo questo Alfio un fan degli Stooges, così convinto da farsi tutte quelle ore di treno, avevo capito che era senz’altro un bravo tipo.
Così, la sera prima, ceniamo tutti insieme e per la prima volta conosco questo Alfio, il quale si presenta giustamente come Alfio sebbene non si chiamasse davvero Alfio.
Anche se ero un teppistello che diceva cose come “Fun House degli Stooges è la vetta della creatività umana e chi non è d’accordo merita di rotolare giù dalla vetta”, all’epoca ero anche un timidone e non mi sembrava giusto chiedere ad Alfio perché si chiamasse Alfio anche se avevo già intuito che Alfio non era il suo nome.
Così, la mattina dopo, svegli dall’alba, ci siamo lanciati in questo vero e proprio pellegrinaggio fatto di treni, digiuni, bottiglie d’acqua e l’indescrivibile epifania dell’apparizione di quel tappo di Iggy in persona, affiancato dai redivivi fratelli Asheton, con un sacco di volume a personificare il Verbo del Grande Vangelo dei Grandissimi Stooges.
Fu durante il viaggio di ritorno, che, frastornato e beato, finalmente glielo chiesi: ma perché ti chiamano Alfio?
Risposta: Alfio!! Per Alfio Finetti!
E a quel punto non avevo mica ancora capito, forse perché ero a Ferrara da neanche un anno.
Solo l’intervento del capo spedizione riuscì a fare chiarezza spiegandomi che lui, il capo spedizione, era “Cesare” perché di cognome faceva Ragazzi e Alfio era “Alfio” perché faceva Finetti di cognome.
Ne parlavano in un modo davvero molto occulto, un po’ come si fa adesso con quelle vaccate dell’Italian Occult Psychedelia.
E per almeno tre anni, per me, Alfio Finetti fu davvero un occultissimo enigma.
Poi un altro mio amico mi aprì le porte dell’Italian Occult Psychedelia (Loggia della Grande Ricciola d’Italia, rito Sfoglia) facendomi ascoltare “Salama da sugh”.
Io sono uno che è cresciuto ascoltando solo r’n’r in inglese, facevo fatica persino con i CCCP e di italiano -in italiano- mi piacevano solo gli Impact, ma questo Finetti, già al primo ascolto, aveva davvero parlato al mio cuore di ferrarese acquisito – ma soprattutto – inossidabile militante buontempone.
Da quel momento ho cercato di indagare il più possibile questa figura, troppo moderna per finire in un’antologia di Lomax e al tempo stesso troppo “arcaica” per parlare a un certo pubblico attuale.
In molti potrebbero ridere per questo mio scomodare Lomax. ma non mi sembra proprio un’idea bislacca.
Perché andando avanti con le mie indagini ho scoperto cose che non potevo proprio immaginare, cose davvero occulte.
Ho scoperto delle canzoni grandiose che mi hanno insegnato un sacco di roba.
E non parlo mica dei rudimenti del dialetto ferrarese.
Parlo di intuizioni che sono davvero avanti anni luce, (l’inizio di “A Go Al Grezz” sembra registrato ieri) parlo di suoni asciuttissimi e di una sezione ritmica intelligente come la mano sinistra di Ray Manzarek e tutti gli arti di John Densmore.
A un certo punto ero preso così bene che ho cercato il batterista che suona in “Al Condominio” sull’elenco telefonico per chiedergli se gli andava di fare delle tracce di batteria per il mio disco.
E l’avevo anche trovato! Ma poi mi sono detto che forse non era il caso di fare come quel campagnolo di Cobain che scrive una letterina al tipo degli Os Mutantes chiedendogli se si gli va di rimettere su la baracca per le date brasiliane dei Nirvana.
E quindi ho capito, ho capito un sacco di cose.
Ho capito che Finetti è davvero un grande ponte, un ponte fra quella tradizione popolare italiana che è finita nelle bobine di Lomax e tutta la musica “popolare” che sarebbe arrivata dopo, purtroppo in ritardo per saltare sul treno del signor Lomax.
Insomma, Finetti è un bluesman come lo può essere quell’R.L. Burnside che però per motivi geografici Lomax l’ha incrociato.
E quando un bluesman incrocia Lomax si sa, il successo è più garantito di quando incrocia il proverbiale diavolo dell’incrocio.
E allora oggi io sono qui per tentare di rendere umilmente giustizia ad Alfio Finetti proclamando a pieni polmoni che Alfio Finetti è il più grande bluesman emiliano e non solo.
Quest’uomo è realmente una specie di folk singer/bluesman elettrico, uno che il blues se l’è mangiato e l’ha risputato fuori davvero a modo suo, uno che non si è limitato a copiare ma che ha steso davvero un grande ponte dal Po al Mississippi, diomà.
Poi: si sarà davvero ispirato al blues?
Boh, io non lo so perché purtroppo non l’ho mai conosciuto e non l’ho neanche mai visto dal vivo a parte qualche spezzone su YouTube.
Ma parecchi miei amici l’hanno visto anche più di una volta e dai loro racconti è paurosamente simile ai racconti di chi ha visto Muddy Waters.
Poi: chi se ne frega se Alfio Finetti si è ispirato al blues o no.
Leadbelly si metteva per caso là, sulla sua bella sedia con la sua bella chitarra dopo aver cogitato delle ore per poi concludere con un bel “oh, là, adesso devo proprio fare del blues”?
Non penso proprio.
Leadbelly – parole sue – suonava la roba che aveva imparato in campagna mischiandola alla roba che sentiva alla radio.
E durante i concerti raccontava pure storielle e barzellette, proprio come il signor Finetti, diomà.
A parlare sono i fatti e i fatti lo dicono chiaro e tondo: Alfio Finetti è il nostro Leadbelly.
E io oggi sono qua con uno scopo, predicare la grandezza di Alfio Finetti nel mondo perché questo è il momento giusto.

Un uomo molto più saggio di me una volta ha scritto che “il metallaro è un tipo con i piedi saldamente ficcati nel fango e la testa altrettanto saldamente puntata verso le stelle”.
E il blues non è per caso il grande nonno del metallo?
Certamente.
E quella definizione non è perfetta anche per un Leadbelly e un Alfio Finetti?
Io direi di sì ma poi fatevi voi la vostra idea.
Quindi di nuovo auguri e via con uno dei miei pezzi preferiti.

Selezione e commento di Andrea Pavanello, ex DoAs TheBirds, musicista, dj, pasticcione, capo della Seitan! Records e autore di “Carta Bianca” in onda su Radio Strike a orari reperibili in giorni reperibili SOLO consultando il calendario patafisico. xoxo <3

Ricciole per lanterne

E così alla fine è successo.
Quella serie che ha dato il nome a un’intera categoria di film ha accolto a braccia aperte la SPAL.
Io di calcio non so una cippa ma devo ammettere che un po’ sono felice.
Anche se purtroppo mi sono perso questo momentone perchè ero momentaneamente all’estero.
Da antropologo dilettante devo dire che il tutto mi incuriosiva molto.
Avrei potuto fare cose ben più interessanti di un Hunter S. Thompson o di un Ernesto De Martino.
E lo dico senza falsa modestia perchè sono un ragazzo sobrio, mica un fattone/beone come Hunter.
E perchè è facile fare l’Ernesto De Martino e sguazzare in quella roba esoterica della Mutua che adesso poi, diciamocelo, è anche un bel po’ inflazionata.
Ormai lo legge anche mia nonna, è un incubo.
Persino dal ferramenta mi attaccano le pezze su Ernesto De Martino.
Ma ci rendiamo conto?
Così, per riequilibrare il cosmo, tocca a me (!) attaccare le pezze sulla SPAL al ferramenta.
E il ferramenta di solito sembra spaesato ma per fortuna adesso è arrivata la serie B a levarmi ‘sto fardello.
Quindi basta con questa Italian Occult Psychedelia: il futuro è Alfio Finetti + il Trionfo + le ricciole + il pasticcio + i cappellacci e i Nutty Boys.
Che tra l’altro è anche un gran nome per una band.
O almeno è molto meglio di quella roba che va adesso.
L’antropologia deve ripartire dal Trionfo, da Alfio Finetti e dall’eterno dilemma: di pane o di sfoglia?
Questo è un campo aperto che reclama studiosi bisognosi di avventura.
E io lo dico con orgoglio, io sono uno di questi studiosi.
Quindi, cari antropologi della domenica, venite qua a Ferrara che avrete da divertirvi.
Ma basta, è meglio se mi fermo che poi come sempre scambio ricciole per lanterne.

A ‘sto punto tre cose mi starebbero a cuore:
1) Cogliere la palla al balzo e imporre al mondo Alfio Finetti per il pezzo del giorno.
2) Completare il celebre “Forza SPAL” con l’ancor più celebre “*** maial”.
3) Non posso rivelare niente, è un progetto molto occulto.

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Al Condominio di Alfio Finetti

Per il punto 3 quindi TOP SECRET.
Per il punto 1 penso di avercela fatta.
Per il punto 2 invece sono assai triste.
Ma c’è poco da fare.
Devo comportarmi da ometto e fare come han fatto quelli di quel supermercato in centro, optando per un più digeribile ZIO MAIAL.
È tutto vero.
Se non ci credete passate per Mazzini e osservate voi stessi.
Mi sono anche fatto fare una foto per immortalare questo sacrosanto momento di isteria collettiva.

È un momento di isteria collettiva che tange anche chi di calcio non capisce una Mazza.
Tange persino il sottoscritto che attualmente è all’estero e, ovviamente, di calcio non capisce una mazza.
Quindi per il pezzo del giorno l’avrei potuta fare facile e cacciare su l’Inno della SPAL di Finetti.
Ma non è l’Inno attuale.
E allora meglio, perchè così possiamo veramente estendere questa bandiera di isteria alla collettività.
Ma alla collettività per davvero.
E allora via con un pezzo che non ha bisogno di presentazioni.
Un pezzo che un giorno romberà fortissimo persino dentro al Grand Ole Opry, fidatevi di me.

Ogni giorno un brano intonato alla cronaca selezionato e commentato dalla redazione di Radio Strike.

 

Selezione e commento di Andrea Pavanello, ex DoAs TheBirds, musicista, dj, pasticcione, capo della Seitan! Records e autore di “Carta Bianca” in onda su Radio Strike a orari reperibili in giorni reperibili SOLO consultando il calendario patafisico. xoxo <3

Radio Strike è un progetto per una radio web libera, aperta ed autogestita che dia voce a chi ne ha meno. La web radio, nel nostro mondo sempre più mediatizzato, diventa uno strumento di grande potenza espressiva, raggiungendo immediatamente chiunque abbia una connessione internet.
Un ulteriore punto di forza, forse meno evidente ma non meno importante, è la capacità di far convergere e partecipare ad un progetto le eterogenee singolarità che compongono il tessuto cittadino di Ferrara: lavoratori e precari, studenti universitari e medi, migranti, potranno trovare nella radio uno spazio vivo dove portare le proprie istanze e farsi contaminare da quelle degli altri. Non un contenitore da riempire, ma uno spazio sociale che prende vita a partire dalle energie che si autorganizzano.

40 anni di condominio

Compie adesso 40 anni “Al condominio”, un testo-simbolo di Alfio Finetti, ferrarese classe 1933, cantautore dialettale e comico tra i più amati e conosciuti anche fuori dalla sua terra di origine. Un racconto in musica, quella canzone del 1976, che è un ritratto di una situazione e di un’epoca, ma che continua a fare ridere e sorridere senza accusare il colpo del tempo. In occasione di questa ricorrenza un tributo speciale ad Alfio è in programma per giovedì. Uno spettacolo dedicato a lui con gli amici, i familiari, i suoi orchestrali e l’Accademia musicale don Michele Gregorio, capitanati dal musicista e amico Sergio Rossoni con Moreno Biavati, laura Caniati, Giovanni Intelisano, I Lirici, Guglielmo Fioravanti, Maurizio Musacchi, Mauro Mengoli, Stefano Duo, Sergio Finessi, Nazzareno Bertelli Motta.

Tributo ad Alfio Finetti” giovedì 31 marzo 2016, ore 21, al Teatro San Benedetto, via Don Tazzoli 11, Ferrara.

OGGI – IMMAGINARIO MUSICA

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Il cortile di un condominio a Ferrara (foto Giorgia Mazzotti)
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Alfio Finetti sulla copertina del disco “Canzoni ferraresi 2”

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

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