Tag: algeria

Il buio sull’Algeria e gli appetiti italiani sul Maghreb

E’ il paese africano con il territorio più esteso e uno dei primi 10 al mondo, la sua ricchezza di idrocarburi lo piazza al 17º posto nella classifica planetaria per le riserve petrolifere, stimate in 12,2 miliardi di barili, al 10° per quanto riguarda quelle di gas, con oltre 4500 miliardi di metri cubi. E’ una Repubblica Democratica che ha lo stesso presidente eletto dal 1999 – Abdelaziz Bouteflika, è paese islamico, si trova nella calda area politico-sociale del Maghreb. Ma resta misteriosa, la signora Algeria, non si parla quasi mai di lei, del suo ruolo nello scacchiere mediorientale, del suo processo di sviluppo. Perché la stampa italiana e internazionale raccontano così poco di lei?

imageAndando a cercare qualcosa di recente sui quotidiani italiani, il 24 dicembre sono stati pubblicati i risultati delle elezioni per il rinnovo parziale dei membri del Consiglio della nazione, la camera alta del parlamento algerino nelle 48 province del paese (vinte dal Fronte di Liberazione Nazionale, partito del presidente della repubblica Bouteflika, che torna ad avere la maggioranza nella Camera alta che gli mancava dal 2012); il 30 troviamo qualche accenno ai funerali del leader dell’opposizione Hocine Ait Ahmed, uno dei padri della indipendenza dell’Algeria, morto il 23 dicembre. Poche ore fa la testata arabpress.eu riporta che Algeria1, sito web vicino al cerchio presidenziale, rivelerebbe che “il presidente Bouteflika applicherà presto modifiche significative al suo gabinetto. Sembra che l’obiettivo sia eliminare le personalità fedeli al generale deposto, Mohamed Toufik Mediène”. Per la carica di Primo Ministro si farebbero spazio due nomi: Abdesslam Bouchouareb (membro del partito dell’Unione Nazional Democratica) e Ouali Abdelkader (membro del Comitato Centrale del Fronte di Liberazione Nazionale).

Il sito Ansamed, invece, presenta continui aggiornamenti. Del 4 gennaio la nota del ministero della difesa algerino che comunica che “l’esercito algerino e le forze di sicurezza hanno neutralizzato nell’anno appena trascorso 157 terroristi, tra cui 10 capi di organizzazioni ricercati da anni”. In un’altra nota si legge qualcosa che in qualche modo potrebbe interessare anche l’Italia: proseguono, infatti, gli sforzi algerini nell’attrarre investimenti nel settore auto e componentistica per auto. Il ministro dell’Industria algerino, Abdeslam Bouchouareb, “ha annunciato che l’obiettivo è arrivare a 200 mila automobili assemblate in Algeria e che per questo sarà sottoscritto un accordo con il gruppo automobilistico francese Peugeot-Citroen per la costruzione di un impianto di assemblaggio nel paese si concluderà con ogni probabilità nel mese di gennaio 2016”. Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa algerina ”Tsa”, inoltre, “Bouchouareb ha inoltre rivelato alla radio nazionale l’intenzione del gruppo italiano Fiat di aprire un impianto per l’assemblaggio di veicoli nell’area di Annaba, nel nord-est dell’Algeria, confermando che l’inizio della produzione dell’impianto di Iveco di Bouira a partire dal 2016” e ci sarebbero inoltre trattative per l’apertura di altri impianti di produzione e assemblaggio, con un marchio cinese, di cui non è stato rivelato il nome, e con la casa automobilistica giapponese Nissan (gia’ presenti nel paese investimenti di Peugeot e Hyundai).
imagePoco più di una decina di giorni fa, l’ufficio di Algeri dell’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane annunciava “la realizzazione presso la città di Bennacer Benchohra, nella provincia sud-occidentale algerina di Laghouat, un progetto per la creazione di un nuovo villaggio turistico”. Secondo la direzione algerina del turismo e dell’artigianato, si tratterebbe di un investimento privato di 1,6 miliardi di dinari (13 milioni di euro) verrà realizzato su una superficie di 20 ettari, in 24 mesi. Pochi giorni prima il ministro algerino delle Poste e telecomunicazioni, Imane Houda Feraoun, aveva annunciato il lancio sul territorio nazionale dei servizi di telefonia mobile di quarta generazione 4G nei primi sei mesi del 2016. La telefonia mobile in Algeria, secondo gli ultimi dati ministeriali, ha fatto registrare 43,3 milioni di abbonati nel 2014, circa il 20% degli utenti totali usufruisce dei servizi della rete mobile 3G.

Per quanto riguarda le relazioni dell’Algeria con il resto del mondo e alla così detta “minaccia dello Stato Islamico”, questo paese è una sorta di terra neutrale, un cuscinetto in una regione in fiamme, e le ragioni di questo ruolo sono da ricercarsi nella sua storia recente. Fra il 1991 e il 1999 l’Algeria ha già conosciuto la violenza di una guerra civile tra i partigiani del Fronte Islamico di Salvezza e i nazionalisti del Fronte di Liberazione Nazionale, nata all’indomani delle elezioni presidenziali del ’91, quando il governo rifiutò di riconoscere la sorprende vittoria del leader radicale Abbassi Madani. Nacque allora il Movimento Islamico Armato, un gruppo terrorista nel quale confluirono i reduci della guerra in Afganistan ed addestrati nei campi alla frontiera col Pakistan, che si alleò con il Fronte Islamico di Salvezza nella lotta contro i nazionalisti algerini. Gli attentati del Movimento, dentro e fuori i confini nazionali, portarono ad 8 anni di guerra civile, durante i quali persero la vita circa sessanta mila persone. Abdelaziz Bouteflika, leader erede di una corrente nazionalista e anti-colonialista, formò nel 1999 un governo di riconciliazione nazionale e riuscì a porre fine al conflitto e a condurre una guerra senza sosta all’islamismo radicale di matrice jihadista attraverso una forte militarizzazione del territorio. Questo rende l’Algeria maggiormente attrezzata e pronta contro la minaccia islamica rispetto agli altri paesi coinvolti, sia dal punto di vista militare che dal punto di vista del controllo dei media di reclutamento. Inoltre, il valore del petrolio algerino fa da contraltare agli interessi dello Stati Islamico sugli idrocarburi delle altre regioni mediorientali e rende l’Algeria una pedina di equilibrio nello scenario generale. Quelle che sembrano però condizioni ideali per tenere il Paese guidato da Bouteflika fuori dalla portata dello Stato Islamico non bastano: il 10 dicembre i terroristi avrebbero tentato di colpire l’Algeria in due diversi attentati in una città del nord est, Costantine, entrambi sventati dalla polizia algerina. Solo una settimana dopo sono invece andati a segno, uccidendo una decina di militari nella stessa città e rivendicando l’atto con una nota stampa. Durante la scorsa estate altri 11 militari erano morti in un altro attentato in una zona montagnosa tra le province di Medea e Ain Defla, a circa 120 chilometri da Algeri, dove la violenza non arriva grazie alle forze militari schierate. Non è un caso che Algeri, capitale di una democrazia zoppa, abbia ospitato meeting e messo al tavolo del confronto diversi attori della crisi libica lo scorso anno e sia stata punto di partenza per una strategia comune contro il Califfato.

Insomma, in Algeria qualcosa si muove ma nessuno lo va raccontando. Tenendo conto che in Algeria operano già più di 150 imprese italiane e che – secondo un report Sace – l’export italiano crescerà del 4,8% nei prossimi 24 mesi e l’Algeria si candida ad essere una delle migliori destinazioni per il Made in Italy, con un “export opportunity index” del 76%, ribadendo che il premier Renzi ha ribadito in più occasioni che “l’Algeria è per l’Italia il primo mercato africano”, confermando accordi e sottoscrivendo intese per la cooperazione fra i due paesi, forse bisognerebbe dare maggior peso a ciò che accade al di là del Mediterraneo.

imageMentre il governo italiano prende impegni importanti con il paese di Bouteflika, non ultimo il riesumato progetto “Galsi”, l’imponente gasdotto che dovrebbe collegare l’Algeria all’Italia, destinato all’importazione di gas naturale con una capacità di 8 miliardi di metri cubi all’anno e la cui entrata in esercizio “è attualmente prevista per il 2018”, secondo quanto si legge sul sito della Edison, secondo gli osservatori internazionali nel paese magrebino si va delineando un situazione politico-sociale incandescente.
Il sito della Farnesina infomercatiesteri.it, descriveva nell’agosto del 2014 la situazione algerina con queste parole: “La situazione del Paese presenta però alcune tensioni: gli scontri intercomunitari iniziati a fine dicembre 2013 a Ghardaia non sono ancora risolti, vi sono sacche residue di terrorismo in particolare in Cabilia, e rischi derivanti dall’instabilità della regione saheliana. Inoltre, la popolazione giovane soffre per l’alto tasso di disoccupazione, i bassi salari, la difficoltà di accesso all’alloggio e per il livello spesso insufficiente dei servizi pubblici”.

In due anni le condizioni politico-sociali interne del paese sembrano essersi aggravate: il settantanovenne presidente Abdelaziz Bouteflika, che nel 2014 ha modificato la Costituzione algerina per poter essere nuovamente rieletto al suo quarto mandato, è gravemente ammalato e risiede ormai stabilmente a Parigi, dove viene curato ed assistito. Fino alla sua ultima rielezione il governo del Paese era nelle sue mani, adesso che non riesce più a seguirne attivamente le attività le decisioni tale guida è delegata ad un gruppo di potere che, dietro alla sbandierata lealtà verso il clan presidenziale, pare incapace di guidare le istituzioni – ormai completamente paralizzate- ed il paese viene lasciato a se stesso, mentre la corruzione sta raggiungendo il livello di guardia e di pari passo il malcontento popolare che, anche se ancora silente, freme.
Secondo alcuni si tratta di una bomba ad orologeria, destinata ad esplodere, sulla quale il governo italiano starebbe costruendo abili progetti di intesa. Forse è meglio non raccontarlo in giro.

GERMOGLI
L’Algeria è libera.
L’aforisma di oggi

In Algeria si festeggia la ricorrenza dell’indipendenza, acquisita il 5 luglio 1962, dopo una guerra durata quasi otto anni (scoppiata il 1º novembre 1954).

la battaglia di Algeri
Un’immagine da “La battaglia di Algeri”(1966) di Gillo Pontecorvo

La vita senza libertà, è come un corpo senza lo spirito. (Khalil Gibran)

Una quotidiana pillola di saggezza o una perla di ironia per iniziare bene la giornata…

idir-voce-cabilia

LA STORIA
Idir, la voce della Cabilia

Idir, nome d’arte di Hamid Cheriet, è nato in Algeria nel villaggio di Aït Lahcène, vicino a Tizi Ouzou, nella Grande (Alta) Cabilia, il 25 ottobre 1949. Idir, in lingua cabila, significa “vivrà”, così come le madri chiamavano tradizionalmente i figli più fragili.

Idir è il cantante e musicista cabilo più conosciuto all’estero, grazie al suo brano d’esordio intitolato “A vava inouva” (Il mio papà), una dolce ninna nanna, con il testo scritto da Ben Mohamed. Il musicista algerino esordì a Radio Algeri, inventandosi lo pseudonimo che lo avrebbe reso celebre, per non far capire ai propri genitori che stava intraprendendo la carriera artistica. “A vava inouva” ebbe un exploit immediato, da allora Idir ha prodotto un numero limitato di album, avvalendosi spesso dei testi di Ben Mohamed. Questo brano è considerato il primo grande successo venuto dall’Africa settentrionale e rappresenta l’affermazione del ritorno alle radici, un sentimento molto sentito dagli algerini.

idir-voce-cabilia
In concerto

La sua opera ha contribuito al rinnovo della canzone amazyghe e ha portato la cultura della Cabilia all’attenzione del pubblico internazionale, proseguendo la tradizione famigliare iniziata da sua nonna e sua madre, entrambe poetesse. Grazie alle donne della sua famiglia è cresciuto ascoltando storie ed enigmi, un valore immenso in una società basata sulla cultura orale, come ha detto lo stesso Idir: “La capacità di cesellare le parole e di inventare delle immagini, da noi, è ancora oggi molto apprezzata”.

Emigrato a Parigi nel 1975, Idir fa parte di quegli esuli senza “patria ufficiale” che si battono per il riconoscimento della propria cultura d’origine. In quel periodo la casa discografica Pathé Marconi gli produsse il suo primo album “A Vava inouva”, che diventò un successo planetario, distribuito in 77 paesi e tradotto in 15 lingue. Una versione francese è stata interpretata dal duo Davide Jisse e Dominique Marge. La musica della Cabila era la più diffusa nei quartieri a prevalenza araba di Parigi, perché gli immigrati provenivano da quella regione dell’Algeria. Dopo il successo del primo Lp, Idir pubblicò nel 1979 “Ay Arrac Neg” (Ai nostri bambini), iniziando una lunga serie di concerti ma, non riconoscendosi nel mondo dello show-business, scelse di eclissarsi per circa dieci anni, interrotti soltanto da alcuni recital.

idir-voce-cabilia
Alcuni cd e dvd di Idir

La sua carriera riprese nel 1991, in occasione della pubblicazione della compilation con i brani tratti dai suoi primi due album. Grazie al successo discografico ritornò sulla scena musicale, con una serie di concerti al New Morning di Parigi, dove raccolse numerosi elogi e il riconoscimento, da parte della critica, di precursore della World music.
L’anno successivo uscì l’attesissimo nuovo Lp “Les chasseurs de lumière” (I cacciatori di luce) dove cantò i suoi temi prediletti: l’amore, la libertà e la tristezza dell’esilio. Nell’album introdusse, a fianco dei darboukas, strumenti quali flauti, mandole e chitarre acustiche, dando un tocco di modernità al suo sound. Nel brano “Isaltiyen”, il cantante algerino duettò con Alan Stivell. Quello stesso anno si esibì all’Olympia di Parigi.

idir-voce-cabilia
Idir all’Olympia di Parigi

Idir, uomo di principi, partecipa spesso ai concerti per sostenere le cause in cui crede, nel 1995, insieme a Khaled, appoggiò un grande evento per la pace, la libertà e la tolleranza. In quella storica occasione il Raï oranais incontrò la poesia contestataria della Cabilia. Si trattò di un grande successo, per i due artisti, che riuscirono nella difficile impresa di riunire le comunità kabylophones e quella arabophones. Nel 2001, quando delle violente sommosse devastarono la Cabilia (la cosiddetta “Primavera nera”), il cantante organizzò un grande concerto allo Zenit di Parigi, dove numerosi artisti sostennero la rivolta del popolo di fronte al potere centrale algerino. Partecipò anche al concerto organizzato per ricordare Lounès Matoub, il cantautore algerino assassinato da un commando armato.

Con l’album “Identités” (1999) Idir si aprì alla Wolrd culture, collaborando con Manu Chao, Tulawin, Dan Ar Braz, Maxime Le Forestier (molto noto in Francia) e i gruppi Gnawa Diffusion e Zebda. L’esperienza prosegui con “La France des couleurs” del 2007, dove giovani autori composero con lui delle canzoni sul tema dell’identità. Collaborano artisti come Akhenaton, Leeroy, Sink, Kenza Farah, Wallen, Grand Corps Malade e Zaho.

Il più recente album di Idir, porta il suo stesso nome ed è del 2013, si tratta di un’opera intimista e personale, meno politica delle precedenti, con un brano dedicato alla memoria della madre, scomparsa qualche anno prima all’età di 96 anni. L’artista, liberatosi del suo status di chanteur militante, abbassa un po’ la guardia per lasciarsi andare alle emozioni. Il disco contiene la traduzione e l’adattamento di un’aria britannica del XVII secolo, “Scarborough Fair” e un pezzo di Beethoven “Tajmilt i Ludwig” (Clin d’œil à Ludwig).

idir-voce-cabilia
Una delle varie iniziative umanitarie a cui ha partecipato

La musica di Idir nasce dalla fusione di differenti sonorità ma, il punto di riferimento, resta il flauto del pastore cabiliano. Si tratta del primo strumento su cui ha imparato a suonare, costruito tramite il taglio di un giunco. La chitarra folk è venuta molto più tardi, al tempo del liceo, dove un francese gli insegnò i primi accordi che lui riprodusse con le cadenze e gli accompagnamenti tradizionali della sua regione natia.
Le sue canzoni, scritte in cabilo o in francese, hanno una portata universale e accompagnano sempre le cerimonie nuziali dei giovani della Cabilia. Il sociologo Pierre Bourdieu di lui ha detto: “Idir non è un cantante come gli altri, è un membro di ogni famiglia”.

Per ascoltare il concerto acustico di Idir (30’) trasmesso dall’emittente internazionale Tv5 Monde nel 2013 clicca qui.

L’autenticità del vivere che scaccia paure ed egoismi

La rievocazione del martirio di sette monaci francesi in Algeria, nel 1996.
“Gli uccelli siamo noi, il ramo siete voi”

Per chi, come me, ha vissuto a lungo in Algeria, non è difficile immaginarsi i luoghi aspri ma verdeggianti delle montagne che circondano il Paese, i loro colori e odori, la loro pace e i loro silenzi. Luoghi bellissimi e quasi inesplorati, ma, allo stesso tempo, posti difficili e teatro di storie e misteri oscuri e inquietanti del passato, talora non svelati.
Proprio qui, è ambientata la storia di un film, il cui titolo italiano “Uomini di Dio” ha fatto subito discutere: la traduzione letterale sarebbe “Uomini e dei”, a sottolineare il rapporto tra diverse religioni e non la focalizzazione solo su “questi” uomini di Dio. Poi, però, il regista fa una scelta: racconta la vita e la tragica morte di un gruppo di monaci trappisti francesi nell’Algeria degli anni ‘90, insanguinata dalla guerra tra i terroristi del Fronte Islamico di Salvezza e il regime militare corrotto dell’epoca. E la storia ruota attorno a loro: Christian, Luc, Bruno, Célestine, Chistophe, Michel, Paul, sette dei novi monaci trappisti francesi che abitavano nel monastero di Thibirine. Sette uomini di Dio. Sette uomini, che vivono nel convento (ordinario-povero-misero), in giornate scandite da preghiere, apicoltura, lavori comunitari e chiacchiere, nella stima e riconoscenza della popolazione musulmana dei dintorni, che vede in loro un punto di riferimento e di sicurezza, dati dall’amore e dall’aiuto concreto che i monaci danno loro. Frate Luc, in particolare, dispensa assistenza e cure mediche a donne e bambini. Carità e amore ci sono per tutti. Una dichiarazione d’amore al popolo algerino.

uomini-dio
La locandine del film ‘Uomini di Dio’

Ma il Paese sta sprofondando in un clima di terrore: la lotta tra l’esercito governativo (“i fratelli della pianura”) e i ribelli integralisti (“i fratelli della montagna”) provoca tra la popolazione paura e smarrimento; la strage di un gruppo di operai croati cristiani, in un cantiere nei dintorni, da parte dei rivoluzionari islamici a far capire ai monaci che sono in pericolo. Per i monaci, la situazione e le intimidazioni si fanno sempre più pericolose. Nel gruppo di religiosi arriva il terrore, non tutti sono disposti ad aspettare una morte probabile, sono costretti a ripensare la loro presenza: restare sapendo di rischiare la vita o andare in un luogo più sicuro? Nonostante le avvisaglie di morte i monaci decidono di rimanere. Nella notte del 26 marzo 1996, sono presi in ostaggio, in circostanze mai chiarite. I giorni di prigionia e la loro morte restano ancora oggi avvolte nel mistero. Decapitati, i loro corpi non saranno mai ritrovati. Solo le loro teste hanno avuto sepoltura nel cimitero del monastero. Il martirio è compiuto.
Uomini di Dio ha il merito di rievocare una pagina nota a pochi (dalle prime tensioni del 1993 all’uccisione del 1996) del lungo capitolo dei martiri cristiani del ‘900. Il regista mette in luce l’umanità dei religiosi, nei quali alberga l’umana paura ma anche un amore incrollabile in Cristo e nel prossimo (anche dei terroristi, di cui non ci si augura il male: vengono curati anche loro, la morte del capo suscita compassione).
Il film non fa sconti sulla crudeltà, ma prevale comunque l’amore. Agàpe, amore divino incondizionato, ma anche amore dell’uomo per il suo simile. L’amore come tensione a quell’autenticità del vivere che consente di accantonare paure ed egoismi. Sguardi che s’incrociano e sorridono, che emanano serenità e passione, sguardi rivolti all’Infinito, che si perdono nell’eloquente melodia del canto che si fa preghiera o nell’orizzonte di una natura che ti rimanda al suo Creatore. Una vera scelta d’amore.

uomini-dio
Una scena tratta dal film ‘Uomini di Dio’

Un film misurato, pudico, rigoroso, determinato, composto, intenso, grave e quasi ascetico, con una splendida fotografia di Caroline Champetier.

Uomini di Dio, regia di Xavier Beauvois. Con Lambert Wilson, Michael Lonsdale, Olivier Rabourdin, Philippe Laudenbach, Jacques Herlin, Drammatico, Francia 2010, 120 mn.

I sette monaci uccisi erano: Christian de Chergé, 59 anni, monaco dal 1969, in Algeria dal 1971; Luc Dochier, 82 anni, monaco dal 1941, in Algeria dal 1947; Christophe Lebreton, 45 anni, monaco dal 1974, in Algeria dal 1987 ; Michel Fleury, 52 anni, monaco dal 1981, in Algeria dal 1985; Bruno Lemarchand, 66 anni, monaco dal 1981, in Algeria dal 1990; Célestin Ringeard, 62 anni, monaco dal 1983, in Algeria dal 1987; Paul Favre-Miville, 57 anni, monaco dal 1984, in Algeria dal 1989.

L'INFORMAZIONE VERTICALE
osservatorio globale

L’occhio di periscopio

Il giornalismo online in questi ultimi anni ha innescato una profonda trasformazione del nostro modo di informarci. Le notizie sono immediatamente disponibili attraverso la rete, continuamente aggiornate, facilmente reperibili. L’informazione è abbondante, la cronaca è ampiamente garantita. Quel che risulta carente è una chiave di interpretazione dei fatti, uno strumento di analisi capace di fornire una lettura che si spinga oltre la superficie degli avvenimenti. FerraraItalia ha questa ambizione: offrire commenti, analisi, punti di vista che contribuiscano alla formazione di una più consapevole coscienza del reale da parte di ciascuno e a vantaggio di tutti, come imprescindibile condizione per l’esercizio di una cittadinanza attiva e partecipe. Ferraraitalia è un quotidiano indipendente globale-locale che sviluppa un’informazione verticale tesa all’approfondimento, perseguito con gli strumenti giornalistici dell’inchiesta, dell’opinione, dell’intervista e del racconto di vicende emblematiche e in quanto tali rappresentative di realtà più ampie, di tendenze, di fenomeni diffusi (26 novembre 2013)

Redazione

Direttore responsabile: Francesco Monini
Collettivo di redazione: Vittoria Barolo, Nicola Cavallini, Simonetta Sandri, Ambra Simeone, Carlo Tassi, Bruno Vigilio Turra
Segreteria di redazione: Paola Felletti Spadazzi

I nostri Collaboratori: Sandro Abruzzese, Francesca Alacevich,Alice & Roberta, Catina Balotta, Fiorenzo Baratelli, Roberta Barbieri, Grazia Baroni, Davide Bassi, Benini & Guerrini, Gian Paolo Benini, Marcello Bergossi, Loredana Bondi, Marcello Brondi, Sara Cambioli, Marina Carli, Emanuela Cavicchi, Liliana Cerqueni, Ciarìn, Riccarda Dalbuoni, Roberto Dall'Olio, Costanza Del Re, Jonatas Di Sabato, Anna Dolfi, Laura Dolfi, Francesco Facchiano, Franco Ferioli, Giovanni Fioravanti, Giuseppe Fornaro, Maura Franchi, Riccardo Francaviglia, Andrea Gandini,Sergio Gessi, Pier Luigi Guerrini, Sergio Kraisky, Francesco Lavezzi, Daniele Lugli, Carl Wilhelm Macke, Beniamino Marino,Carla Sautto Malfatto, Fabio Mangolini, Cristiano Mazzoni,Giorgia Mazzotti, Paolo Moneti, Francesco Minimo, Alice Miraglia,Corrado Oddi, Fabio Palma, Roberto Paltrinieri, Valerio Pazzi,Carlo Perazzo, Federica Pezzoli, Gian Gaetano Pinnavaia, Mauro Presini, Claudio Pisapia, Redazione, Francesco Reyes, Raffaele Rinaldi, Laura Rossi, Radio Strike, Gian Pietro Testa, Roberta Trucco, Federico Varese, Ranieri Varese, Gianni Venturi, Nicola Zalambani, Andrea Zerbini

Hanno collaborato: Francesca Ambrosecchia, Stefania Andreotti, Anna Maria Baraldi Fioravanti, Chiara Baratelli, Enzo Barboni, Chiara Bolognini, Marco Bonora, Francesca Carpanelli,Andrea Cirelli, Federico Di Bisceglie, Barbara Diolaiti, Roberto Fontanelli, Aldo Gessi, Emilia Graziani, Ivan Fiorillo, Monica Forti,Fulvio Gandini, Simona Gautieri, Camilla Ghedini, Roby Guerra,Giuliano Guietti, Gianfranco Maiozzi, Silvia Malacarne, Virginia Malucelli, Federica Mammina, Paolo Mandini, Giovanna Mattioli,Daniele Modica, William Molducci, Raffaele Mosca, Alessandro Oliva, Luca Pasqualini, Martina Pecorari, Giorgia Pizzirani,Andrea Poli, Valentina Preti, Alessio Pugliese, Chiara Ricchiuti,Riccardo Roversi, Nuccio Russo, Vittorio Sandri, Gaetano Sateriale, Valentina Scabbia, Arianna Segala, Franco Stefani,Elettra Testi, Ajla Vasiljević, Ingrid Veneroso, Andrea Vincenzi,Fabio Zangara

Clicca sull’Autore per i suoi contributi.
CONTATTI
Inviare i comunicati stampa a: redazione@ferraraitalia.it
Inviare lettere al giornale a : interventi@ferraraitalia.it


FERRARAITALIA
Testata giornalistica online d'informazione e opinione, registrazione al Tribunale di Ferrara n.30/2013

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi