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LA SEGNALAZIONE
Educazione alla legalità: un progetto che cammina

da: organizzatori

La sede dell’Istituto agrario “Navarra” di Malborghetto di Boara ha ospitato oggi l’incontro promosso dal Coordinamento donne dello Spi-Cgil di Ferrara e dal Coordinamento di Ferrara dell’associazione Libera per fare il punto sul progetto “Educazione alla legalità”, che si sta svolgendo in alcune scuole della provincia. Il progetto, per l’anno scolastico 2015-2016, è frutto del lavoro della rete formata dalle Amministrazioni comunali di Ferrara, Cento, Ostellato, Argenta e Portomaggiore, e da Coordinamento di Ferrara di Libera – Associazioni nomi e numeri contro le mafie, Spi-Cgil, Pro Loco di Voghiera, Assoimpredia, Osservatorio Agromafie della Coldiretti.
Numerosi i partecipanti, tra cui molti studenti e alcuni insegnanti del “Navarra” e un gruppo di giovani e docenti che hanno partecipato lo scorso anno ai campi della legalità nel Meridione. Dopo i saluti di Roberta Monti, dirigente dell’Istituto “Vergani Navarra”, sono intervenuti Biagia Cobianchi, responsabile provinciale del Coordinamento donne Spi-Cgil che ha illustrato le finalità del progetto; Donato Lamuscatella, coordinatore provinciale di Libera, che ha messo in luce i passi avanti compiuti dal movimento antimafia anche nel Ferrarese; Giulia Cillani, assessore alla Cultura e al volontariato del Comune di Argenta, Andrea Marchi, sindaco di Ostellato e Giuliano Fiorini, del Servizio scuola comunale di Ferrara, che hanno motivato l’interesse e la disponibilità delle istituzioni che partecipano al progetto; Sergio Golinelli, presidente provinciale di Coldiretti, anche in rappresentanza dell’Osservatorio nazionale sulle agromafie; Francesco Borciani, dirigente dell’Istituto di istruzione superiore di Argenta – Portomaggiore; Elia Fantini, di Libera. Testimonianze sull’esperienza compiuta nei campi di Teano e dei Cerignola sono state portate dagli gli studenti Giacomo Donigaglia , Fabiana De Laurentis e Linda Sarson.
Da Ostellato, nel febbraio scorso, un gruppo di studenti di quinta del “Navarra” è partito per Teano (Caserta) dove, con i soci della cooperativa “Al di là dei sogni” si è ricostituita, in un terreno confiscato alla criminalità, una coltura di melo precedentemente distrutta da un incendio doloso. Il viaggio si è inserito nel progetto “Dalla legalità alla responsabilità. Per ridare vita alla terra” che per il secondo anno consecutivo viene portato avanti dall’istituto “Vergani Navarra”. Il percorso didattico comprende anche letture, incontri con autori, giornalisti, magistrati, rappresentanti di forze dell’ordine e con i giovani che hanno partecipato ai “Campi della legalità” nel 2015 insieme ai volontari dello Spi-Cgil.
Il Liceo scientifico e l’Ipsia di Argenta e l’Istituto Iisap di Portomaggiore hanno svolto invece il percorso “Rapporto tra mafie, sfruttamento del lavoro e impresa”, per conoscere l’evoluzione della presenza della criminalità organizzata nell’economia e le forme di contrasto messe in campo da istituzioni pubbliche e associazioni. Oltre a partecipare a molteplici iniziative, ragazzi e ragazze collaborano con il Coordinamento di Ferrara di Libera e il Presidio studentesco “Giuseppe Francese” di Ferrara, ad esempio nelle attività di valorizzazione dei prodotti delle cooperative sociali sostenute da Libera Terra e rimettendo in funzione un furgone, che verrà donato a una di queste nell’ambito del progetto “Voghiera e Libera per ridare vita alla terra” (pensato e sviluppato in collaborazione con la Pro Loco di Voghiera). Infine, per il secondo anno, i giovani parteciperanno ai campi della legalità 2016 , con i volontari dello Spi-Cgil.

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Ragazzi e docenti dell’Istituto Agrario Navarra, il presidente di Nco Giuliano Ciano, il presidente della Coop.va Al di là dei sogni Simmaco Perillo, rappresentanti di Coldiretti, vicesindaco e assessore del comune di Teano. Fonte: Voghiera e Libera Ferrara per ridare vita alla terra

A Cento gli studenti dell’Istituto superiore “Bassi – Burgatti” stanno lavorando sul tema “Testimoni di giustizia”, approfondendo le vicende di uomini e donne che hanno dedicato la loro esistenza per il rispetto delle regole, la legalità e la libertà. Gli alunni hanno partecipato a un’udienza del processo “Black Monkey” a Bologna e partecipato ad un incontro di approfondimento sul processo “Aemilia”, da poco passato alla fase dibattimentale. Due processi che, in Emilia-Romagna, vedono imputati presunti esponenti di sodalizi mafiosi che avrebbero operato nel campo del gioco d’azzardo, legale e illegale e della ricostruzione post – terremoto del 2012. L’attività, grazie alla preziosa collaborazione del Presidio “Giuseppe, Salvatore e Margherita Asta” del Centopievese, è giunta nel 2016 al suo quinto anno di vita e prevede, come nelle edizioni precedenti, l’esperienza di volontariato nei campi estivi di “E!State Liberi”.
Il progetto di educazione alla legalità sul territorio ferrarese è stato ideato, promosso e supportato dal Coordinamento donne Spi-Cgil e sostenuto quest’anno, sotto il profilo economico e organizzativo, dalle competenti Amministrazioni comunali.

Guarda il video della piantumazione sul terreno confiscato di Teano

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LA SEGNALAZIONE
Suore, manager, esibizioniste: a teatro il campionario femminile secondo Stefano Benni

Cinque donne in difesa di se stesse. Questa sera alle 21 al teatro dei Fluttuanti di Argenta, sabato a Comacchio alla sala polivalente di palazzo Bellini sempre alle 21, va in scena “Le Beatrici”, tratto dall’omonimo libro di Stefano Benni, nell’allestimento scenico di Bottega Rosenguild: uno spettacolo di grande successo, ideato e diretto dallo stesso autore, acuto e sferzante osservatore di vezzi e vizi degli italiani. Il racconto si sviluppa attraverso cinque monologhi tragicomici e descrive la figura femminile nelle sue svariate sfaccettature. Le protagoniste hanno tratti caratteriali ben differenti le une dalle altre, ma condividono una fragilità compensata dalla tenacia e la volontà di affermare se stesse salvaguardando la propria personalità.
Brillanti protagoniste dell’opera sono Valentina Chico, Elisa Benedetta Marinoni, Beatrice Pedata, Stefania Medri, Valentina Virando.

“Nel circo della fantasia – è scritto nella scheda di presentazione della ‘pièce’ – il travestimento è d’obbligo e i cliché femminili vengono smontati dando vita a donne che scoprono la propria natura più profonda: una suora senza freni, una donna in attesa, una manager senza scrupoli, una mocciosa esibizionista, la Beatrice di Dante per nulla angelicata, una licantropa romantica. Un modo di fare teatro graffiante e diretto, che invita a sorridere ma soprattutto a riflettere sulla complessità della figura femminile, rompendo gli schemi dell´immaginario comune. Infatti nel rifrangersi degli specchi non si capisce più chi sogna e chi è sognato: domina l’ambiguità, percorsa da fremiti di tragicommedia e da pennellate di sapiente ironia”.

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IMMAGINARIO
Ad Argenta è Corto
(ma bello).
La foto di oggi…

Brevi, asciutti, digitali: i cortometraggi stanno vivendo un nuovo periodo d’oro, tanti i festival cinematografici a loro riservati.

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La locandina

Da zero a trenta minuti, questa la durata richiesta per i cortometraggi digitali che partecipano  Zerotrenta Corto Festival in programma sabato 24 e domenica 25 ottobre ad Argenta. La rassegna nazionale si rivolge principalmente alle produzioni indipendenti, con l’obiettivo di offrire spazio e visibilità a quei giovani artisti che riescono, al di là dei budget limitati, a raccontare le loro piccoli e grandi storie. Particolare attenzione viene rivolta agli autori residenti nel territorio emiliano-romagnolo con il premio Corti Emiliani, al fine di divulgare e valorizzare i talenti emergenti della nostra regione. Quest’anno alla 11° edizione, il festival presenta ottanta opere  e si prevede all’insegna della comicità.

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IMMAGINARIO
Campi in campo.
La foto di oggi…

Paesaggi di queste parti, ma anche luoghi e persone differenti che hanno ispirato i soci del club fotografico Contatto di Consandolo, tra Ferrara e Argenta. Sono i soggetti della mostra fotografica a tema libero, organizzata per la Fiera di San Zeno. Un’occasione anche per vedere Villa Salvatori e il suo parco intorno.

Mostra di foto del gruppo fotografico argentano a Villa Salvatori, via Provinciale 55, Consandolo di Argenta (Ferrara). Visitabile fino a oggi, lunedì 28 settembre 2015, dalle 19 alle 23.

OGGI – IMMAGINARIO FOTOGRAFIA

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Locandina della mostra alla Fiera di Consandolo

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

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LA CITTA’ DELLA CONOSCENZA
“Il club dei Lucignoli”: l’adolescenza tradita dalla scuola. A colloquio con Francesco Dell’Oro

Scegliere il futuro: l’orientamento scolastico alla prova della modernità” è l’iniziativa organizzata da Promeco in collaborazione con il Comune di Argenta che si terrà l’11 settembre dalle 8.30 alle 13.00 nella Sala Polivalente. Ospite speciale, Francesco Dell’Oro, autore per la Feltrinelli di “La scuola di Lucignolo” e “Cercasi scuola disperatamente”, esperto di orientamento scolastico porterà il suo contributo: “Adolescenti, insegnanti e genitori: prove tecniche di comunicazione”. Un’occasione unica per approfittare dell’esperienza del professor Dell’Oro, per molti anni responsabile del Servizio di orientamento scolastico del Comune di Milano. Abbiamo quindi pensato di rivolgergli alcune domande.

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La copertina dell’ultimo libro di Francesco dell’Oro

La scuola italiana lascia per strada oltre il 17% dei suoi utenti, collocandosi agli ultimi posti tra i Paesi dell’Ocse. Se fosse una fabbrica avrebbe dovuto chiudere i battenti da quel po’. Sono tutti studenti Lucignolo o la realizzazione di una scuola a misura di tutti e di ciascuno nel nostro Paese è un’impresa disperatamente irrealizzabile?
E’ vero. Nella fascia d’età dai 18 ai 24 anni registriamo un dato preoccupante che ci colloca nei pressi del fanalino di coda dei 28 paesi europei e precisamente al 24° posto: circa 800.000 ragazze e ragazzi delle nuove generazioni non sono andati oltre la terza media. La scuola italiana riesce a valorizzare le eccellenze, la punta dell’iceberg, ma è in difficoltà con la parte che sta sotto. Quella maggioritaria. Con il rischio di non riuscire a cogliere le potenzialità dei nostri adolescenti, giudicandoli con categorie troppo scolastiche e iscrivendoli superficialmente al club dei ‘Lucignoli’. La nostra scuola è un laboratorio di ricerca o è più funzionale a un sistema di cattedre, di materie, di programmi e di ruoli?

Che senso ha oggi parlare di orientamento scolastico di fronte a dati come 2 milioni di neet, giovani che non lavorano, non studiano, non si informano, non leggono, non fanno sport, e abitano rassegnati a casa dei propri genitori. Per non parlare della disoccupazione giovanile ormai al 44,2%?
I dati recentissimi sull’occupazione giovanile, se confermati nei prossimi mesi come tendenza, dovrebbero offrire un quadro in miglioramento, ma non è certo il caso di abbassare la guardia. Gli insegnanti hanno un’enorme responsabilità e devono essere, insieme ai loro studenti e alle famiglie, i principali protagonisti in materia di orientamento scolastico. Non dimenticando che l’orientamento è parte integrante dell’attività scolastica. Non eliminabile. Competenze, sensibilità e un adeguato respiro pedagogico costituiscono i requisiti fondamentali di un formatore. Con l’orientamento non è in gioco una semplice scelta scolastica ma la qualità della vita futura dei nostri ragazzi.

Il nostro sistema formativo cattedra-centrico e scolastico-centrico fatica ad integrarsi con il territorio, così come il territorio fatica a dialogare con la scuola. Non credi che questo sia un tema centrale per la riforma dell’istruzione nel nostro Paese? Che non sia giunto ormai il tempo di superare nei fatti e nell’organizzazione degli studi la rigida separatezza tra saperi formali, informali e non formali? Di avviare seriamente politiche di apprendimento continuo, di life wide learning?

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Il professor Francesco Dell’Oro

Credo si debba costruire e implementare una struttura a rete che pur mantenendo la sua centralità all’interno della scuola e nel rispetto dei livelli di responsabilità dei suoi attori principali, si alimenti con il contributo delle agenzie esterne: unità produttive, enti locali, agenzie di formazione, ma anche associazioni culturali, laiche e religiose. Dobbiamo offrire agli attuali adolescenti responsabilità, capacità critica, l’etica del lavoro, competenze e una solida preparazione culturale. La vera garanzia per muoversi e vivere in una società complessa nella quale, come donne e uomini, dovranno assumere responsabilità personali, professionali e sociali.
Il villaggio globale delle informazioni e dei mercati è già una realtà. Ma sembra delinearsi un futuro incerto: il villaggio globale della solidarietà e dei valori è ancora lontano. Gli avvenimenti di questi ultimi mesi producono angoscia e turbamento in tutta Europa. Nel mondo. Purtroppo la nostra Europa è ancora piccola, fragile e alla faticosa ricerca di una propria identità.
A tutti coloro che si occupano di formazione si presenta un percorso molto impegnativo. Bisognerà modificare i propri comportamenti, superando un sistema scolastico imbrigliato in un sapere che non può essere trasmesso come cento anni fa. Paradossalmente senza dimenticare che spesso le soluzioni ci sono già state suggerite da coloro che ci hanno preceduto. Occorre recuperare una memoria pedagogica che forse abbiamo dimenticato.

In Italia ormai non si fa più da anni ricerca didattica, sui modi dell’apprendimento calati nella vita quotidiana delle classi, nel rumore d’aula. La nostra scuola sembra essersi accodata alle classifiche dei test dell’Ocse Pisa. Come se ne può uscire?
I test e i criteri di valutazione delle persone mi fanno venire l’orticaria. Facciamo pure una ricerca didattica purché non si concluda sempre o quasi con una banale affermazione dell’esistente. Con qualche ghirlanda per infiorare il tutto. Serve un profondo cambiamento: nelle materie, nel tempo scuola, nelle modalità di insegnamento, nel sistema di valutazione, negli spazi, negli orari. Partendo anche da cose apparentemente banali. Ad esempio, superando lo schema obsoleto della cattedra altare con i banchi dei fedeli devoti. Tutto ciò comporterà sofferenza e grandissime resistenze. Ma non possiamo fare oggi a scuola quello che abbiamo fatto ieri o l’altro ieri. Il rischio è quello di non riuscire a decontestualizzare l’esperienza. Dovremo essere meno autoreferenziali e più capaci di immaginare il futuro dei nostri figli.

“Adolescenti, insegnanti e genitori: prove tecniche di comunicazione” è il contributo che l’11 settembre porterai alla Sala Polivalente di Argenta nell’ambito dell’iniziativa promossa dal Comune di Argenta e da Promeco. Perché “prove tecniche di comunicazione”?
Tutti noi, genitori e insegnanti, siamo un po’ in difficoltà. E, spesso, ci muoviamo quasi come apprendisti stregoni. Comunicare con il pianeta degli adolescenti non è facile. E’ una terra troppo inesplorata. Eppure quando riusciamo a trovare i codici d’ingresso (linguaggi, sensibilità, relazioni e tempi…) rimaniamo sbalorditi. La scuola richiede impegno e fatica. Condizioni che possono essere realizzate solo in presenza di passione, interesse e tanta, tanta, tanta curiosità.
La conferenza che terrò ad Argenta potrebbe essere un’occasione per affrontare questi temi, con simpatia e, per quanto possibile, con leggerezza. Con una particolare attenzione: la mia lettura sulla scuola sarà parziale. Dalla parte degli adolescenti. Come genitori e come insegnanti possiamo anche non condividerla, ma credo sia un errore non considerarla. E’, comunque, quanto ho potuto osservare in 46 anni di attività professionale. Le scuse, quindi, sono anticipate.

Per visitare il sito di Francesco dell’Oro clicca qui.

scacco matto

INTORNO A NOI
Scacco Matto ai luoghi comuni: visto da vicino nessuno è normale

Secondo Martin Heidegger la forma autentica di cura, che il filosofo considera l’espressione principale del rapporto tra l’uomo e gli altri, è riconoscere pienamente all’altro la libertà di prendersi cura di se stesso; a partire da qui, possiamo disporci a prenderci insieme cura del mondo. L’aver cura degli altri diventa autentico coesistere solo se gli altri sono aiutati a conseguire la libertà di assumersi le loro cure.

Un incipit molto teorico e poco pragmatico per un articolo di giornale, lo ammetto, ma forse non così tanto perché è proprio a questo modo di prendersi cura dell’altro che ho pensato al termine dell’incontro con Wladimir Fezza, presidente della Cooperativa Sociale Scacco Matto, nata nel 2010 a Portomaggiore e che ha appena aperto “Sorsi e Morsi”, un bar-tavola calda in via Porta San Pietro, tra via Carlo Mayr e via XX settembre.

Quando arrivo Wladimir è impegnato in cucina, in sala però c’è il presidente di Legacoop Ferrara Andrea Benini: Scacco Matto è una loro associata, perciò quale luogo migliore per il pranzo? È lui a spiegarmi che, anche se non molti lo sanno, “quello della cooperazione sociale è il ramo più autenticamente prodotto dalla cultura cooperativa italiana. Poi è stato per così dire copiato in tutta Europa come modello efficace per l’integrazione e l’inserimento lavorativo di fasce di popolazione in difficoltà”. In Italia le cooperative sociali nascono ufficialmente con la legge 381 del 1991: il loro scopo, si legge all’articolo 1, è “perseguire l’interesse generale della comunità attraverso la promozione umana e l’integrazione sociale dei cittadini” attraverso “a) la gestione di servizi socio-sanitari ed educativi; b) lo svolgimento di attività diverse – agricole, industriali, commerciali o di servizi – finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate”. “Questo svantaggio nell’accesso al mercato del lavoro – mi spiega Benini – viene codificato in quattro aree: persone in carico al dipartimento di salute mentale, affette da dipendenze, che escono dal carcere e disabili psichici e fisici”, inoltre si fissa “un coefficiente di occupazione che è ben superiore a quello del collocamento obbligatorio: il 30% dei soci lavoratori deve essere appartenente a queste categorie”. Ora capisco meglio cosa significa che Scacco Matto è una cooperativa sociale di tipo A+B e che si occupa di servizi socio-assistenziali e dell’inserimento lavorativo di persone svantaggiate, in particolare di persone in trattamento psichiatrico, invalidi psichici ed ex degenti di istituti psichiatrici.

Andrea Benini aggiunge che Ferrara “è un punto di riferimento” per questo tipo di realtà, non solo perché qui ha operato lo psichiatra basagliano Antonio Slavich, ma per la presenza storica sul nostro territorio di cooperative come Cidas (di tipo A) e Aro (di tipo B). “In più qui a Ferrara Legacoop e Confcooperative hanno costituito un consorzio unitario: ci sono tutte le cooperative sociali di tipo b della provincia, in modo da rendere possibili progetti integrati in cui ciascuno offre i servizi su cui è specializzato”. “Spesso le persone che fanno parte delle cooperative sociali – conclude Benini – sono state considerate non in grado di dare il proprio contributo e per questo sono state fatte oggetto di misure assistenziali quando non di marginalizzazione”, al contrario “il principio fondante delle cooperative sociali, in particolare di tipo B, è che queste persone possano dare un contributo e raggiungere livelli crescenti di autonomia e indipendenza proprio attraverso il lavoro, che diventa un architrave fondamentale di questo processo”.

A questo punto dalla cucina arriva Wladimir, che inizia a raccontarmi come Scacco Matto sia nata da “un progetto di inserimento lavorativo di persone svantaggiate, con l’idea di fare all’inizio un lavoro di nicchia. Poi le necessità del territorio si sono rivelate più ampie del previsto e l’iniziativa ha preso slancio già nel primo biennio. La svolta è stata però nel 2013, quando hanno preso piede anche le attività della parte A: trattamenti psico-riabilitativi a domicilio, accompagnamento di utenti svantaggiati e gestione di unità abitative con scopi riabilitativi a inserimento lavorativo. A oggi sono nove fra Portomaggiore e Copparo”.

È difficile interromperlo: le sue parole corrono veloci come i suoi pensieri i suoi progetti e, forse, anche i suoi sogni. Gli chiedo se anche prima di Scacco Matto operava nel sociale. “Spinto dai miei genitori mi sono diplomato all’ITIS, ma dopo due alienanti anni in fabbrica mi sono licenziato e ho seguito il mio istinto, o meglio  il mio sogno: iscrivermi a psicologia, per seguire le mie idee e dare sfogo alle mie passioni. I miei genitori, contrari a questa scelta, si sono messi di traverso, io però avevo già escogitato il piano “B”: un mio caro amico pizzaiolo mi ha insegnato l’arte della pizza e mi sono iscritto alla sede di Cesena dell’Università di Bologna, pensando che un pizzaiolo sarebbe stato sicuramente necessario in Romagna. Per quattro anni di giorno all’università di sera in pizzeria.  Ma non ero ancora soddisfatto, dovevo capire quello che studiavo anche dal punto di vista pratico, quindi saltando qua e là qualche lezione facevo anche volontariato presso una comunità psichiatrica che si trovava sulla strada per il lavoro. Poi sono rientrato nel ferrarese, dove ho continuato a lavorare nella ristorazione per completare gli studi. Mi sono laureato e, dopo un anno di tirocinio presso il Servizio Psichiatrico Territoriale, ho superato anche l’esame di stato per l’iscrizione all’albo: finalmente ero uno psicologo”.

Torniamo a Scacco Matto. Nel biennio 2013-2015 la parte B “ha continuato a macinare terreno e si sono istituiti vari gruppi di lavoro”: l’attività iniziale di tinteggiatura si è sviluppata e “da piccoli tinteggiatori di cancelli – scherza Wladimir – siamo diventati professionisti veri e propri sia per interni che esterni, gestiamo il bar dell’ospedale di Argenta e la camera mortuaria di Portomaggiore”, senza contare i lavori di manutenzione e la cura del verde. In più ci sono i “laboratori protetti: qui lavorano le persone con gravi patologie psichiatriche e cognitive, che per le loro condizioni hanno bisogno di un supporto e un tutoraggio educativo quotidiano”. Fra questi c’è La Bottega degli Usvei, che produce oggetti che vengono venduti a “diverse boutique italiane”. L’ultimo arrivato è proprio il bar-tavola calda “Sorsi e Morsi”, dove Veronica, terapista della riabilitazione psichiatrica, insieme a due professionisti del settore coordinerà otto persone provenienti dal dipartimento di salute mentale. Quattro sono già stati individuati: gli aiuto-cuochi Luca, Stefano e Paolo e la barista Elisa arriveranno ai primi di agosto. Gli altri quattro verranno selezionati a settembre-ottobre, attraverso un corso di formazione che si svolgerà sempre nel locale.

Attualmente la cooperativa segue 75 utenti e impiega 19 soci: 2 psicologi, 4 tecnici della riabilitazione psichiatrica, 4 operatori, 2 volontari e 7 “utenti esperti”, quindi “ circa il 40% dei lavoratori è rappresentato da utenti svantaggiati”. A loro volta i 75 utenti sono “per il 50% sull’asset socio-assistenziale e per il 50% sull’asset lavoro, assunzioni, tirocini formativi e borse lavoro, anche all’interno delle stesse strutture in un sistema integrato: se ci sono manutenzioni o traslochi da fare per le nostre unità abitative lo facciamo noi internamente, anche qui i lavori di ristrutturazione e tinteggiatura sono stati fatti dalla nostra squadra. In questo modo i pazienti che lavorano sono anche un modello per gli altri utenti dei nostri servizi e si innesca un circolo virtuoso”. È davvero un processo virtuoso se nel 2014 il fatturato annuo ha superato i 400.000 euro.

I loro punti di forza sono: l’idea di legare cooperazione sociale e associazionismo e la capacità di competere sul mercato, con una sempre più ridotta dipendenza dal committente pubblico, cioè i centri di salute mentale. “Abbiamo costruito una rete fortissima con le associazioni di volontariato sul territorio” come “Club amicizia” e “Club integriamoci”, le associazioni “Non più soli” e “Solidalmente”. Wladimir mi spiega che “il nostro cliente è l’utente, non il dipartimento di salute mentale”, quello che cercano di fare è inserirsi tra la fine di un trattamento protetto e l’inserimento lavorativo “velocizzando il processo burocratico dei progetti: agganciamo i pazienti quando tornano a casa o vengono nelle nostre unità abitative e li inseriamo singolarmente con un rapporto cooperativa-lavoratore”.

L’approccio è innovativo perché non c’è quasi più il paziente, ma solo il lavoratore: “il nostro obiettivo – sottolinea Wladimir – è combattere lo stigma dell’assistenzialismo, per esempio quando facciamo lavori di tinteggiatura per i privati, i clienti non sanno che la squadra è composta da persone svantaggiate, in questo modo ci pagano per ciò che abbiamo fatto, come avverrà qui nel bar”. Si parte sempre dalle esigenze e dalle competenze degli utenti: “parliamo con loro e cerchiamo di capire cosa facevano prima di ammalarsi”, così si decide e si deciderà anche in futuro quali altre attività commerciali sperimentare, “valorizziamo ciò che sanno fare gli utenti”. Ecco qui messa in pratica, senza tanta teoria, l’aver cura di Heidegger, che promuove l’autonomia dell’altro da sé.

L’ultima domanda che faccio a Wladimir riguarda tutti gli altri: quella comunità che non solo vede diminuire le spese per la cura e il sostegno dei suoi componenti con disagio psichico, ma che in più vede aumentare la creazione di ricchezza al proprio interno. “I famigliari naturalmente ci dimostrano una grandissima gratitudine: come per esempio i genitori di un ragazzo che in cinque anni si era fatto dieci tso (trattamenti sanitari obbligatori, ndr), mentre da quando tre anni fa ha iniziato a lavorare nei nostri laboratori protetti non ha più visto un giorno di ricovero”. “Per quanto riguarda il resto della cittadinanza, per esempio il vicinato delle nostre unità abitative, all’inizio sono un po’ intimoriti, ma poi mano a mano che si approfondisce la conoscenza si instaurano amicizie ed emerge la solidarietà: dopo sei mesi ci amano alla follia”, scherza Wladimir.

Immagini di Francesca Tamascelli. Clicca sulle foto per ingrandirle

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Il locale Sorsi e Morsi
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Il locale Sorsi e Morsi
Wladimir Fezza e Andrea Benini
Wladimir Fezza e Andrea Benini
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L’inaugurazione di Sorsi e Morsi
Sorsi e Morsi inaugurazione
L’inaugurazione di Sorsi e Morsi
Sorsi e Morsi inaugurazione
L’inaugurazione di Sorsi e Morsi
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IMMAGINARIO
Occhi di vetro.
La foto di oggi…

“Picnic ad Hanging Rock” di Peter Weir stasera sul grande schermo ad Argenta. La proiezione fa parte della rassegna cinematografica legata alla mostra fotografica “Occhi di vetro nel labirinto dei giganti”, in parete al Centro culturale mercato di Argenta.
I giganti sono Michelangelo Antonioni e Stanley Kubrick, registi che, per ragioni differenti, sono intimamente legati all’universo della fotografia. Il labirinto è quello dei tanti riferimenti sottesi ai loro film e in particolare a “Blow up” e “Shining”. Gli occhi di vetro, invece, sono gli obiettivi dei 17 fotografi che hanno partecipato a due insoliti workshop fotografici, promossi da Fotoclub Ferrara e Osservatorio nazionale sulla fotografia del Comune di Ferrara, dai quali sono poi venute fuori le due mostre ora riunite negli spazi dell’ex mercato di Argenta: “Ai margini della realtà”, di inspirazione antonioniana, e “Giallo Noir e perturbante”, dedicata idealmente al film kubrickiano. Oltre 160 i pezzi in mostra a cura di Emiliano Rinaldi e Roberto Roda che, oltre alle foto, includono oggetti di scena, abiti, dipinti, sculture. Cataloghi di Sometti editore di Mantova.
Il tema dell’inquietudine, del perturbante freudiano, è quello che lega qui idealmente “Blow up” a “Shining”, nonché a altre pellicole citate nella mostra fotografica. Per questo, durante l’esposizione, il Centro culturale mercato organizza proiezioni di film, come quello di stasera, legati alla narrazione espositiva e pure alcune serate speciali dedicate a fotografi e sodalizi fotografici.
Artisti in mostra: Alfredo Castelli, Claudio Chiaverotti, Guido Crepax, Elisabetta Dell’Olio, Gianni De Val, Ferruccio Gard, Titti Garelli, Lanfranco, Arnika Laura Gerhard, Anna Silvia Randi, Plinio Martelli, Alessia Pozzi, Antonello Silverini, Silvia Vendramel, Gianfranco Vanni “Collirio”, Ivano Vitali, Matteo Zeni e altri.
Interpreti: Luna Malaguti, Laura D’Angelo, Damiano Varzella, Sarah Gabrielle Scheider, Sonia Santini, Gio Scalet, Luna Vago, Leonardo Ferrioli e altri.
Fotografi: Ilaria Borraccetti, Carlo Boschini, Deborah Boschini, Paolo Cambi, Lucia Castelli, Franca Catellani, Sara Cestari, Roberto Del Vecchio, Greta Gadda, Pieranna Gibertini, Anna Maria Mantovani, Stefano Pavani, Stefania Ricci Frabattista, Emiliano Rinaldi, Maurizio Tieghi, Luca Zampini, Nedo Zanolini.
Ingresso gratuito oggi alle 21, sala Piccolo teatro del Centro culturale Mercato, piazza Marconi 1, ad Argenta.

OGGI – IMMAGINARIO CINEMA

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Occhi negli occhi in una scena di “Pic nic ad Hanging Rock” di Peter Weir

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

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Morte di Denis.
La foto di oggi

Anniversario della morte di Denis Bergamini, calciatore italiano, di ruolo centrocampista. Nato ad Argenta, il giorno della tragedia Denis aveva appena 27 anni: era il 18 novembre 1989. A raccontare i misteri di questa morte è il libro “Una storia sbagliata”. L’autore Alessandro Mastroluca ne parlerà al pubblico con l’assessore Simone Merli e l’avvocato Fabio Anselmo venerdì 21 novembre alle 17,30 alla libreria Feltrinelli, via Garibaldi 30.

OGGI – IMMAGINARIO PERSONE

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Scena dal cortometraggio per Denis Bergamini girato da Ilenia Caputo in occasione del Centenario e donato dal Cosenza Calcio alla Fondazione Giuliani, Cosenza Calcio e caricato su YouTube in giugno 2014

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Comacchio sfida Argenta a Sereno variabile

Le telecamere di “Sereno Variabile” tornano a inquadrare la provincia di Ferrara, a conferma di un connubio ormai consolidato con il nostro territorio che già aveva ospitato la troupe televisiva nel febbraio e nel settembre dello scorso anno.
Domani (18 ottobre) la puntata del celebre e longevo programma di viaggi e turismo di Raidue condotto da Osvaldo Bevilacqua, sarà incentrata sui comuni di Comacchio e Argenta, protagonisti di una singolare sfida in cui dovranno mettere in mostra le proprie eccellenze e proporre il meglio delle rispettive offerte turistiche. Cultura, enogastronomia, tradizioni, eventi, natura, sport: questi e molti altri i temi che verranno trattati. E ogni comune dovrà giocare le proprie carte migliori.
Vista anche la concomitante sagra, Comacchio punterà sulla tradizione gastronomica legata all’anguilla, sulle escursioni a bordo delle tipiche imbarcazioni locali e sulla bellezza dei fenicotteri; di contro Argenta opporrà la bellezza naturalistica delle sue Valli, i suoi Musei (Museo delle Valli, Museo della Bonifica e Museo dell’Oasi di Campotto) e le attività di dog therapy dell’associazione “ChiaraMilla”. Nel corso della puntata Bevilacqua sarà accompagnato da tre persone della zona che seguiranno i set e che daranno la loro amichevole valutazione sulle proposte presentate, decretando così il vincitore della sfida. Fra i personaggi coinvolti anche Carl Willhelm Macke, cronista tedesco innamorato di Ferrara ove ha preso casa e soggiorna qualche mese all’anno, presidente dell’Associazione Giornalisti aiutano giornalisti”collaboratore e corrispondente per Ferraraitalia da Monaco di Baviera. La troupe della Rai già da da qualche giorno è al lavoro per le riprese della puntata, la messa in onda è alle 17,10 di domani su RaiDue.

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Siamo a cavallo: riconoscimento di legge per l’ippoterapia

E’ del dicembre 2013 l’approvazione delle “Linee guida sugli interventi assistiti con gli animali”. Anche l’Emilia Romagna si allinea alle Regioni più avanzate in materia, come Veneto e Toscana, dotandosi di una legge che intende promuovere la conoscenza, lo studio e l’utilizzo di nuovi trattamenti di supporto e integrazione alle terapie mediche tradizionali nella cura delle disabilità.

L’ippoterapia è nata in Italia più di trent’anni fa e ha avuto un enorme sviluppo nel tempo, pur sempre rimanendo un’attività non riconosciuta dal Servizio sanitario nazionale come terapia riabilitativa. Ad oggi infatti manca ancora una legge nazionale di riferimento. La sua diffusione e il riconoscimento come co-terapia hanno avuto quindi uno sviluppo locale, a livello di singole Regioni e di enti istituzionali. Oggi finalmente si sta parlando di proposte di legge-quadro (vedi proposta di legge dell’onorevole Maria Vittoria Brambilla del marzo 2013) che vanno verso il riconoscimento della pet therapy come co-terapia, ossia come cura che va intrapresa assieme a quelle mediche, e che definiscono chiaramente gli ambiti di intervento riprendendo le definizioni proposte da Delta Society, ad oggi la principale organizzazione mondiale che si occupa di pet therapy: gli interventi assistiti con gli animali si suddividono in Terapia assistita con gli animali (TAA), Educazione assistita con gli animali (EAA) e Attività assistita dagli animali (AAA).

Ne parliamo con le responsabili di due centri di ippoterapia di Bologna e Argenta. Abbiamo già scritto in un nostro recente articolo dell’Associazione Il Paddock di Bologna [leggi] che grazie ad un lavoro trentennale è diventata un punto di riferimento insostituibile per l’ippoterapia a Bologna e provincia. Nel ferrarese, ad Argenta, è attivo dal 2004 il Circolo ippico argentano, condotto da Monica Poluzzi e Paolo Donigaglia.

In assenza di una normativa ad hoc, entrambe le realtà si sono dovute finora sempre organizzare autonomamente e ricercare faticosamente le collaborazioni con i privati, con le residenze, le cliniche o altro. Questo ha avuto di positivo che sono riusciti negli anni a costruirsi una buona rete di relazioni basate tutte sul passaparola: molti dei bambini disabili ai quali fanno terapia vengono mandati dai loro insegnanti di scuola, da psicologi che portano i figli al maneggio, da neuropsichiatri che vengono a sapere di quel singolo caso. Lavorano moltissimo e con enormi risultati, ma l’entrata in vigore della legge regionale potrebbe essere un passo importante nella direzione di sgravare le famiglie dai costi delle prestazioni, valorizzare il lavoro degli operatori e puntare sulla formazione di équipe specializzate.

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Angela Ravaioli del Paddock con la sua Ombra, cavallo specializzato in riabilitazione equestre

Abbiamo chiesto ad Angela Ravaioli del Paddock (psicopedagogista specializzata, istruttore Fise) di raccontarci come vanno le cose da loro e di spiegarci cosa si aspetta da questa legge: “Nonostante l’efficacia comprovata, ad oggi l’ippoterapia non è ancora inserita nel Servizio sanitario nazionale che quindi non ne rimborsa i costi, spesso molto elevati. Siamo però molto contenti perché da circa un anno le neuropsichiatrie ci inviano loro pazienti. Inoltre, molti bimbi arrivano privatamente ma dietro consiglio delle Asl, delle scuole e delle neuropsichiatrie che ora si stanno aprendo a queste “nuove” co-terapie. Cosa ci aspettiamo dalla nuova legge? Sappiamo che in attuazione delle linee guida si avvierà un iter formativo e, data la nostra esperienza, ci piacerebbe contribuire alla realizzazione di eventuali percorsi formativi di specializzazione, dei quali siamo tutti in grande attesa. In questi anni abbiamo lavorato per creare il nostro gruppo di lavoro con l’idea di formare una buona équipe multifunzionale. Abbiamo tirocinanti bravissimi e appassionati, operatori qualificati che si sono formati qui con noi, ma troppo spesso capita che non riusciamo a tenerceli a Bologna, si vanno a specializzare a Milano o a Firenze, gli unici due enti riconosciuti.”

Abbiamo contattato il Servizio veterinario della Regione per capirne di più e ci hanno spiegato che grazie alla nuova legge vorrebbero avviare una formazione di base specifica riconosciuta, che abbia valenza come ente Regione Emilia-Romagna. L’intento è di formare gruppi omogenei di specialisti medici, veterinari, istruttori, perché per fare pet-therapy occorre lavorare in équipe. Alla domanda se cambierà qualcosa anche a livello di assistenza, ci hanno risposto che purtroppo in quel senso non cambierà nulla finché una legge nazionale non riconoscerà la pet therapy come co-terapia, includendola nei Lea (livelli essenziali di assistenza gratuiti eroga a tutti i cittadini gratuitamente o con il pagamento di un ticket).

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Circolo ippico argentano, una disabile a cavallo guidata da Monica Poluzzi

Il Centro ippico argentano si trova in un luogo strategico, crocevia tra Ferrara, Bologna, Romagna e Veneto, interessante punto di osservazione, quindi, per capire quanto l’ippoterapia sia diffusa e utilizzata in queste aree. Abbiamo intervistato Monica Poluzzi (istruttore Fise e Cip) del Centro ippico argentano, chiedendole qual è il loro bacino d’utenza, se hanno ragazzi disabili provenienti da Ferrara, e cosa ne pensano della nuova normativa: “Noi lavoriamo molto con il Veneto, con Ravenna, Lugo e Bologna. Per quanto riguarda il ferrarese, abbiamo persone che vengono da Portomaggiore. Noi collaboriamo per esempio con lo Smria (Salute mentale Riabilitazione infanzia adolescenza) di Portomaggiore, e abbiamo avviato da un anno una bellissima collaborazione con il Centro iperbarico di Ravenna. Purtroppo con Ferrara città non siamo mai riusciti ad avviare collaborazioni, ma sappiamo che in questo campo tutto funziona ancora molto con il passaparola. Speriamo che con la nuova legge si creino maggiori opportunità anche in questo senso.”

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Martina e la sua istruttrice Mary Ann al Circolo ippico argentano

Ci piace concludere questo approfondimento sull’ippoterapia, chiedendo a Mary Ann Rust di raccontarci di questo interessantissimo progetto avviato con l’Iperbarica di Ravenna. Mary Ann è ippoterapista da vent’anni e collabora con il Centro ippico argentano dal 2004: “Il Centro iperbarico di Ravenna è una struttura sanitaria all’avanguardia, specializzata nella cura con la somministrazione di ossigeno in camera iperbarica. Da alcuni anni, sta portando avanti un progetto che si occupa di associare la terapia in camera iperbarica ad altre co-terapie riabilitative come l’ippoterapia, la fisioterapia, la logopedia, per la cura di persone cerebrolese. Questo progetto si basa su studi che dimostrano che, se nelle tre ore successive al trattamento in camera iperbarica, il cervello viene iperstimolato, tende a creare delle nuove connessioni che possono ripristinare qualche attività cerebrale. Al momento sono cinque i bambini dell’Iperbarica che praticano ippoterapia al Centro argentano, e tutti hanno avuto dei grossissimi risultati, acquisendo movimenti che prima non avevano.

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Nonostante lavori molto e duramente, Martina è felice di fare le sue ore di ippoterapia con Mary

Ma tutto è cominciato grazie alla nonna di Martina, che ha creduto nel progetto e ha fatto di tutto per diffonderne la validità e realizzando anche un sito in cui si possono seguire i progressi della sua nipotina [vedi]. Martina è una bambina di Argenta, ha dieci anni e una diagnosi di paralisi cerebrale infantile. Dal 2008 segue un percorso di terapia iperbarica associata all’ippoterapia e altri tipi di riabilitazione. Grazie a queste terapie è migliorata tantissimo, oltre ogni aspettativa: Martina non aveva quasi nessun controllo del tronco, oggi riesce a scendere le scale, anche se a suo modo, mangia da sola e va in bicicletta. La nonna e i genitori sono felicissimi, per Natale ci hanno scritto una lettera che ci ha profondamente commosso:

“Martina e la sua famiglia ringraziano il Circolo ippico argentano per aver averci dato la possibilità, accompagnandoci con serenità, decisione e amore, di fare ippoterapia […] terapia molto importante per questi nostri bambini speciali. Siate fieri e orgogliosi di quello che fate verso i più deboli […] Non ci viene offerto nulla in alternativa da chi si dovrebbe occupare di questi bambini, nemmeno la possibilità di sperare, per una vita migliore. […] Ma in questo cammino così complicato e difficile, si incontrano persone che risvegliano le tue energie, la tua anima, trasmettendoci forza, coraggio e speranza.”

Per saperne di più:
Associazione Il Paddock
Circolo ippico argentano
Il volo di Martina
Centro iperbarico di Ravenna

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