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Incredibile Sgarbi

Vittorio Sgarbi si candida a sindaco di Ferrara. Ovviamente, niente da eccepire: è nel suo diritto. Leggo la sua dichiarazione riportata tra virgolette dai quotidiani locali: “Una pseudosinistra opportunista ha rimosso tutti i ferraresi illustri per non riconoscerne la superiorità morale e culturale. Così, oltre a non aver nessun dipinto metafisico di de Chirico, Ferrara ha respinto e umiliato Italo Balbo, Giorgio Bassani ecc.”. Rileggo perché non credo ai miei occhi vedere affiancati nel riconoscimento morale un gerarca fascista tra i più violenti negli anni dell’affermazione del Fascismo, a capo di imprese squadriste con seguito di morti nelle campagne ferraresi, Ravenna, Parma ecc., oltre che essere stato il mandante dell’assassinio di don Giovanni Minzoni e l’autore del racconto “Una notte del ‘43”. No, neanche la tradizionale ‘esuberanza’ del critico o il continuo sconto che si fa alla sua maniera ‘colorita’ di esprimersi può consentire di passare sotto silenzio una tale scandalosa e vergognosa dichiarazione. Per non essere frainteso voglio essere chiaro su un punto fondamentale. Non è accettabile che si superi il confine che separa la libera ricerca storica su tutto ciò che ha riguardato il dramma della dittatura fascista e una strisciante e ‘normale’ riabilitazione di uno tra i capi più importanti e responsabili della dittatura fascista.

*Fiorenzo Baratelli è presidente dell’Istituto Gramsci di Ferrara

DIARIO IN PUBBLICO
Ricordi d’infanzia

Alle notizie sui disordini di Tripoli e della situazione in Libia, la memoria involontaria riporta in superficie le canzoncine che a noi quasi infanti venivano insegnate negli asili e nelle scuole. Dalla roboante
Tripoli bel suol d’amore
ti giunga dolce questa mia canzon.
Sventoli il tricolore
Sulle tue torri al rombo del cannon!
Naviga, o corazzata:
benigno è il vento e dolce la stagion.
Tripoli terra incantata
Sarà italiana al rombo del cannon!
Un classico scritto nel 1911 al tempo della conquista della Libia a cui se ne accompagnava un’altra, la più intrigante, in dialetto ferrarese, e da noi figli della lupa amatissima perché ci permetteva di urlare una parola proibita senza essere ripresi. Ecco la prima strofa e vado a memoria:
La muier dal Negus
L’è andada in bicicleta
L’ha fatt na curva stretta
La s’è rusgà na teta
Bim Bum Bam
Al rombo del canon.
Quale importanza ci veniva dal poter pronunciare ‘teta’! proibitissima nel lessico familiare. Tra le due il trait-d’-union era “il rombo del cannon”.
Il nostro razzismo fatto in casa si esprimeva con queste esplosioni di cantate marziali sotto l’aura del protettorato del ferrarese Balbo sulla Libia. Educare i bambini alla mentalità di guerra produceva oltre il solito effettaccio retorico – e si pensi ai tanti film di guerra prodotti tra Roma e Venezia sotto il regime – ad una scelta estetica. Se vedo le mie foto in divisa scaturisce l’immagine di una volontà di eleganza fatta e prodotta con materiali poveri come, del resto erano tutti quelli confezionati in regime autarchico: calzettoni di lana che pizzicavano maledettamente, camicia cucita in casa sulle preziose Singer a pedale (per chi se lo poteva permettere) e il cappelletto d’orbace. Un’autarchia che ancora nelle scelte politiche del presente si posta perentoriamente con il diktat salviniano “prima gli italiani” che si spiega, per lui, con “solo” gli italiani.
Ora, se si pensa alla situazione libica derivata dalle scelte dei francesi e dalle trame tra Gheddafi e B. non possiamo se non preoccuparci di quello che potrà succedere anche di fronte alla proclamata (ma per quanto?) neutralità italiana così come viene sbandierato dal governo in carica.
La Giornata europea della cultura ebraica che si è tenuta a Firenze domenica 2 settembre al Giardino del Tempio dal titolo Storytelling – Le storie siamo noi è stata organizzata principalmente da Enrico Fink e dalla moglie Laura Forti assessore culturale della comunità ebraica di Firenze ed ha avuto un successo di pubblico strepitoso. Nella giornata più di mille persone hanno partecipato agli eventi tra incontri culturali, musiche e cibi della tradizione ebraica. Il primo incontro dedicato al rapporto tra memoria e contemporaneità, moderato dallo scrittore Wlodek Goldkorn, ha visto tra gli altri gli interventi del giornalista Gad Lerner, della filosofa Donatella Di Cesare e della grande Lia Levi che ci ha affascinato nel raccontarci come a lei bambina sotto le leggi razziali ha dovuto assimilare un concetto per lei ancora sconosciuto: la sua identità ebraica.
Al pomeriggio toccava a noi con una comprensibile ansia. Il tema era “Narrare l’Italia ebraica del ‘900: Giorgio Bassani in collaborazione con il Centro Studi bassaniani del Comune di Ferrara. A parlare Portia Prebys curatrice del Centro, il sottoscritto co-curatore e Anna Dolfi tra le massime studiose dello scrittore ferrarese e cara amica dello scrittore. Partiamo da Ferrara con Claudio Cazzola, autore di un importante libro su Viviani, il professore di greco e latino di Giorgio Bassani al Liceo Ariosto di Ferrara e a Firenze ritroviamo Portia e tanti amici di quell’entourage culturale; tra gli altri Carlo Sisi, a David Palterer, il presidente della casa editrice Giuntina, Enza Biagini, Laura Dolfi e una folta rappresentanza degli gli allievi della sorella Anna. Ci raggiunge pure reduce da Cortona il sindaco di Ferrara Tiziano Tagliani con la moglie Paola e da Roma Daniele Ravenna presidente delle celebrazioni per il centenario bassaniano con la moglie Anna. E per stare in famiglia i figli della sorella di Bassani, Jenny, David e Dora Liscia con i rispettivi consorti. Portia ha prodotto un power point di straordinaria efficacia raccontando luoghi e momenti e cose appartenute a Giorgio che ora si trovano nel Centro a casa Minerbi- Del Sal a Ferrara. Anna Dolfi, da par suo, ha interpretato l’aspetto politico delle opere del primo Bassani ed io ho ripercorso la presenza dei ferraresi a Firenze nel secolo scorso: da Claudio Varese a Lanfranco Caretti, da Guido Fink a me, più le ‘giovani generazioni’ Claudio Cazzola, Mario Vayra, Monica Farnetti per parlare solo dei ‘letterati’. Ho raccontato il mio incontro con Guido Fink nel 1947 e le riunioni a casa Varese a Firenze in cui si riuniva tutto l’entourage ferrarese-fiorentino.
Alla fine due premi. Il primo quello donatomi da Lia Levi che non ha voluto ritornare a Roma senza avermi ascoltato. Il secondo che per un momento ha fermato il tempo. Mi s’avvicina una signora apparentemente della mia età. Si complimenta e mi sussurra che le ricordavo il suo professore delle medie a Ferrara. Quel professore era Giorgio Bassani che la ebbe allieva nella scuola israelitica del Ghetto dopo l’espulsione degli studenti ebrei dalle scuole statali.
E questo è stato il premio più ambito della giornata fiorentina.
Tra poco si svolgeranno importanti manifestazioni al Centro e a Ferrara dove si svolgerà anche il Premio Bassani.
Speriamo che questo luogo diventi una consuetudine culturale della città.
Noi ce la mettiamo tutta.

BORDO PAGINA
Ferrara e il mito della cultura

Premessa, a scanso di equivoci: ovviamente storia (Rinascimento, Medioevo… fino al contemporaneo) di Ferrara e il suo archetipo o significante (e molteplici) di città d’arte non c’entrano – in certo senso – nulla e non in discussione. Nel nostro tempo attuale, tuttavia, a quanto pare spesso si ragiona alla rovescia, causa ed effetto, rimuovendo le vere macchine mentali e conoscitive-comunitarie per ottimizzare davvero le peculiarità della città: in questo senso il mito e questa nostra breve analisi della cultura, con certo andazzo, e nonostante le vanterie effimere degli addetti istituzionali, da smascherare nella sua, al contrario, nei fatti (Città d’arte sempre incompiuta e Ferrara sempre Cenerentola dello sviluppo globale) impotenza a medio lungo termine: non si va oltre la ben nota teoria presentista delle Percezioni (para Gestalt o Cognitive per inciso, un poco più complesse).

Se la cavano politik ma anche protagonisti della società civile con al massimo intuizioni propulsive riduzionistiche, parziali senza quelle visioni di Rete invece necessarie che – e questo il problema – vengono prima di qualsiasi software strettamente culturale o artistico.

Dalle cronache di questi giorni un ennesimo esempio di tale andazzo. Puntualmente in estate o periodicamente qualche solerte giornalista della sempre moderata e provinciale stampa local cartacea si inventa dibattiti culturali, ma praticamente preconfezionati e a priori come certi test superati di psicologia o certe statistiche numerologiche fuorvianti.

Sul Carlino locale ad esempio dibattito in corso con i soliti noti: A. Amaducci, F. Pennini, F. Bettini e uno dello staff di M.L. Brunelli, oltre al solito assessore alla cultura e vice sindaco M. Maisto. Sia ben chiaro anche qua, nei fatti, protagonisti oggettivi e chi più chi meno di ampiezza nazionale della cultura contemporanea ferrarese (come spesso pur segnaliamo da anni sulla stampa local web e anche italiana). E anche tutti quanti nel dibattito segnalano e affermano alcuni punti inediti o comunque da rievidenziare azzeccati in sé:
Chi come Amaducci una superiore coordinazione tra gli eventi e più spazio alle News anche generazionali e giovani sperimentali, chi come la Pennini una interessante analisi etnica local rispetto a Venezia ad esempio (dove gli eventi sono percepiti in senso condiviso e collettivo dalla comunità veneziana a differenza di Ferrara); chi come il collaboratore della Brunelli che invita a una maggiore selezione delle proposte associative. Mentre il ben noto art director di Ferrara Jazz Club focalizza con rara perizia (e i risultati sono stranoti) la sua esperienza costantemente di successo.

Non ultimo ecco Maisto che nonostante anche – noi siamo oggettivi – una gestione politico culturale globalmente positiva almeno in alcuni campi di sua provata e storica meritocrazia (Musica e Cinema ad esempio) più di tutti rimuove appunto l’hardware del discorso, sopravvalutando anche dati recenti effimeri di sviluppo turistico ed economico: soprattutto esorcizzando la filosofia prevalente che appunto contestiamo, prima la Cultura come entità astratta di chiara nostalgia pre moderna e neoestense per dire, poi le necessarie sinergie 2.0 (anche mentali!) e di marketing web, pubblico privato, apertura alla società civile non allineata; in particolare Maisto non capta in certo senso riassumendo, proprio Ferrara in quanto tale come registro di sistema principale da brandizzare come logo in sé ma in senso contemporaneo (e non vacuo nostalgico e velleitario).

Qua a Ferrara prevale l’opposto, pensano che turisti ecc. sbarchino in città in primis per la mostra di turno al Palazzo dei Diamanti, anche vero ma una città d’arte è tale proprio come Link quando invece turisti vengono a Ferrara attratti dalla Ferrara Immaginale in quanto tale! In certo senso, nello specifico, prima il Palazzo dei Diamanti in sé e poi le mostre.

Ecco comunque – tra diverse altre possibili (optional entro certi limiti praticamente soggettivo…) alcune inedite e vere futuristiche macchine mentali per tale obiettivo anche a breve termine, che paradossalmente e apparentemente hanno poco a che fare con la cultura umanistica storica e attuale di Ferrara, nel senso che si tratterebbe anche di rimodulare alcune eccellenze, pure sorta di energia poi esponenziale proprio per ottimizzarle e lanciare come vero Mito collettivo fuori mura la città con una sua identità peculiare (oggi effimera) , simile alla grandi città d’arte non però competitive, ma città d’arte diversa quindi Unica:
1. Forte selezione di alcuni grandi eventi mirati e eccellenze consolidate e delle associazioni stesse artistico culturali propositive ma di nicchia e non quindi utili allo sviluppo produttivo della città, non ultimo un forte ridimensionamento di fondazioni varie e del personale stesso in esubero , in ottiche di sviluppo. Coordinazione di tali grandi eventi o piccoli grandi eventi di matrice local: ad esempio Ferrara sotto le Stelle biennale coordinata nell’anno “sabbatico” con una sua versione solo local di band ferraresi. E così via. Festival del Rinascimento/Medioevo come grande evento in cui anche inserire e sempre con scadenza biennale il Buskers Festival e idem solo Local nell’anno sabbatico (non ultimo un sottomenu nel Festival – gastronomico).
Per l’avanguardia strutturalmente “giovane “Algoritmic e il recupero di High Foundation e il video festival The Scientist in un unico Format, idem solo local nel solito anno sabbatico.
Per l’arte contemporanea, grandi mostre, resta la scadenza annuale, ma magari primavera estate, autunno inverno (e sempre al Palazzo dei Diamanti) idem di matrice local collettive nell’anno sabbatico.
Per la letteratura, dall’Ariosto a Bassani a M. Simoni, finalmente un festival biennale e idem nell’anno sabbatico con scrittori local, dall’avanguardia letteraria al dialetto.
Infine coordinamento delle Gallerie d’Arte o Associazioni meritocratiche private, come poi a volte già avviene, nei palinsesti dei grandi eventi o eventi istituzionali di cui prima.
Oltre a alcune mostre musei permanenti: non solo e non solo per Antonioni ma anche altri protagonisti del grande cinema di matrice ferrarese, inoltre un museo Italo Balbo ad esempio e la famosa permanente (ma poi anche dinamica) Collezione di un certo Sgarbi e anche sulla Spal!

L’obiettivo veramente di Ferrara come città d’arte originale e peculiare, riconoscibile nella sua unicità ci pare visibile: sincronia in tal senso global local, grandi eventi per il presente di ranking nazionale ed internazionale, simultaneamente creazione di una rete sistema sottomenu squisitamente local per a medio lungo termine una vera Officina Ferrarese del XXI secolo e di rilievo nazionale.
2. Investimenti nel vero futuro produttivo a breve termine di Ferrara…. sembra astratto e scompartimento astratto nelle attuali ottiche prevalenti riduzionistiche solo artistiche strettamente culturali, invece ottimizzare l’eccellenza Unife a Ferrara non solo per la ricerca ma anche con strategie di pragmatiche lavorative a Ferrara avvierebbe un effetto farfalla a medio lungo termine assai concreto ed innovativo: Dinamica da promuovere e già operativa anche per l’indotto local economico, con un Festival della Scienza e del Futuro. Incredibilmente mancante nella “terra” di Biagio Rossetti, Copernico e di alcune eccellenze Unife, Medicina, Fisica, Archeologia, Genetica, Comunicazione, contemporanee.
3. Stretta interdipendenza stessa, sinergia punto 3 – istituzionale proprio con la Facoltà di Scienze della Comunicazione, per coinvolgere studenti blogger a costi quasi zero, e giovani laureandi in piani di web marketing culturali e turistici per tutte le iniziative in programma
4. Detassazione concreta alle aziende private ferraresi (e anche fuori mura) come sponsor sinergici pubblico-privato
5. E contrariamente a una fase effimera di qualche turista in più europeo per via degli attentati in Europa, non secondario quest’ultimo e delicato punto, certo trend di degrado e insicurezza multietnica in città dovrà finire in qualche modo… Un città sicura attrae turisti evoluti altrimenti con certi visitors…

Questo rovesciamento di paradigma presuppone, riassumendo, visioni di Rete e ecosistema culturale persino della Città e conoscitive evolute futuribili, possibili solo quando sia a livello istituzionale che tra gli operatori artistici saranno per così dire obsoleti sia certo nodo ideologico (ancora strutturale a Ferrara) sia certo nodo autoreferenziale artistico, poco incline a sguardi appunto di Rete, culturale sociale e, visto che siamo nel 2017, 2.0 o ciberculturale.

Ebbene i protagonisti puntualmente coinvolti in certi dibattiti, ripetiamo al di là del loro eventuale valore oggettivo nei loro specifici giochi d’arte linguistici e piaccia o meno, il pur positivo Maisto tutti riflettono tali bachi: notoriamente e da anni anche sempre prossimi alle istituzioni! E tutti quanti sottovalutano certo trend reale del degrado e del’insicurezza che prima o poi sarà percepito anche dai turisti (visto anche il top proprio nell’area Stazione centrale!).

Non a caso altri protagonisti cittadini (si veda anche proprio questa testata) – noti o meno noti in città ma tutti noti fuori Ferrara… dove spesso operano di più – periodicamente e soprattutto sulla più libera ed evoluta stampa web, denunciano – e persino noto in città, omertà o meno – certo baco poco democratico local mediatico e anche istituzionale. La famosa critica pure diffusa… degli amici degli amici e delle solite piccole medie grandi caste culturali local.

Non a caso, tali dibattiti esitano sempre con il non coinvolgimento di tali voci eretiche pur autorevoli, poco prossime o persino contro ma costruttivamente al Palazzo e anche certa stampa local, per ideologie superate condivise, o moderatismi anche tattici di audience lettori, sempre prevedibile e mai fuori dal coro. Alla fine nulla di nuovo sotto il Sole. Basta consultare certa stampa e osservare i fatti nel divenire storico degli ultimi 20 anni, sempre quasi copia e incolla. I cambiamenti strutturali sempre utopia…

E magari anche grandi eventi possibili, come abbiamo evidenziato nel “brainstorming” di cui prima, noti in tutta Italia, come mostre permanenti o dinamiche a cura di un certo Vittorio Sgarbi o su un certo Italo Balbo trasvolatore che farebbero audience internazionale invidiabile (persino sulla Spal) restano tabù.

E Ferrara al massimo, anche pur con tante risorse, anche istituzionali o prossime (noi siano oggettivi), resta una città d’arte minore, che non decolla mai sul serio… con sempre un ‘altra nebbia nell’aria: panem et circenses e circuito chiuso rispetto al mondo fuori mura (non brecce effimere come al massimo attualmente e da un pezzo).

Info ulteriori vedi link
http://www.ilrestodelcarlino.it/ferrara/cultura/amaducci-ferrara-giovani-performer-1.3252256
http://www.ferraraitalia.it/personaggi-ostinato-e-contrario-lo-strano-caso-di-roby-guerra-poeta-futurista-127917.html
http://www.ferraraitalia.it/bordo-pagina-intervista-shock-a-riccardo-roversi-119147.html
http://www.ferraraitalia.it/un-sogno-allincontrario-quale-cultura-per-la-ferrara-di-domani-130726.html
http://www.ferraraitalia.it/il-sogno-di-astolfo-tagliani-e-i-prosaici-oltraggi-degli-ingrati-130574.html

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