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CONTROVERSO
Ninna-ò della mamma

 

La mamma aveva problemi psichiatrici ed era in forte difficoltà a occuparsi dei bambini che, una volta diventati adolescenti, si sentivano feriti per quel mancato appoggio, per quel ruolo educativo che nella mamma non avevano mai trovato. Nessun bambino nasce in una famiglia o in un mondo perfetto, ma riconoscere le speciali ammaccature della propria condizione non è cosa da poco.

Ninna-ò della mamma

Ninna nanna ninna-ò
questa mamma a chi la do?
La darò allo psichiatra
bello più di Frank Sinatra
La darò all’assistente
che non conta quasi niente
La darò al carabiniere
con un calcio nel sedere
O la tengo un poco matta
tutta intera, come è fatta.
Tale e quale come è
a star sotto tocca a me.

Assumere decisioni sulla tutela dei bambini è quasi più facile in casi estremi, dove tutto è chiaro, e magari l’incapacità è data da scelte dei genitori. Quando invece le mancanze derivano da una condizione di salute, e perciò sono del tutto indipendenti dalla volontà dell’adulto, è molto più spinoso intervenire. Occorre tutelare diritti diversi e in conflitto tra l’altro: da un lato il diritto alla relazione genitori-figli, dall’altro il diritto dei bambini di ricevere ciò di cui hanno bisogno per crescere.
Son quei casi in cui gli interventi di sostegno da parte della rete parentale – o, in sua assenza, da educatori domiciliari, vicini di casa, famiglie di supporto… – possono diventare la compensazione per ciò che manca.
In alternativa, sono i piccoli ad occuparsi dei genitori. Non che proprio ci siano maltrattamenti o abbandoni, ma una buona inversione di ruoli, quella sì.

CONTRO VERSO, la rubrica di Elena Buccoliero con le filastrocche all’incontrario, le rime bambine destinate agli adulti, esce su Ferraraitalia  il venerdì. Per leggere i numeri precedenti clicca [Qui]

CONTRO VERSO
Filastrocca un po’ meccanica d’un bambino ipercinetico

Filastrocca un po’ meccanica d’un bambino ipercinetico

 Era un ragazzino timido, magrissimo, apparentemente fragile. Avrà avuto 11-12 anni. Faceva i compiti col papà, ma il papà aveva grandi sogni e non sopportava di vedere che il ragazzo si distraeva, non capiva, non stava al segno. Sono iniziati così i maltrattamenti, che a un certo punto sono stati riferiti dal figlio e riportati all’autorità giudiziaria. Nelle rime c’è il succo di quell’udienza.

 So-noi-per-ci-ne-ti-co
ean-cheun-po’-bi-sbe-ti-co.
Di-co-con-ri-te-gno-che
stu-dio-col-so-ste-gno.

So-noun-pe-so-piu-ma
ma-mi-vien-la-schiu-ma
quan-do-mi-de-ri-do-no
co-me-se-miu-cci-do-no.

Ba-bboèa-ssaiin-fe-li-ce
sem-pre-ma-le-di-ceil
gior-no-che-son-na-toe
mi-chia-mahan-di-ca-ppa-to

Lui-mi-di-ce-sem-pre
“Non-ca-pi-sci-nien-te”
pe-ro-gni-que-stio-ne
pi-cchia-col-ba-sto-ne.

Quan-do-sba-glioa-ccen-ti-i
-ni-zia-noi-tor-men-ti-i
cal-co-li-sba-glia-ti
non-son-per-do-na-ti.

O-dio-la-gra-mma-ti-ca
e-la-ma-te-ma-ti-ca.
O-dio-tan-toi-li-vi-di
sui-miei-pol-si-pa-lli-di

Non-lo-vo-glio-di-re
e-mi-faa-rro-ssi-re
io-lo-vo-rreia-ma-re
lui-vuo-le-pi-cchia-re.

Pi-cchio-pu-re-i-o
e-mi-sen-toun-Di-o
mail-mio-pro-fe-sso-re
di-ce-cheèu-ne-rro-re.

Co-sì-hoor-mai-ca-pi-to
qu-e-llo-che-vi-di-co:
sa-ròhan-di-ca-ppa-to
ma-lui-siè-sba-glia-to.

Io-sa-rò-fa-lla-to (ma)
non-mi-sen-toa-ma-to.
Sem-pre-ba-sto-na-to
non-miha-maia-cce-tta-to.
Ba-bbo-miha-pi-cchia-toe
no-non-mi-sen-toa-ma-to.

I bambini e i ragazzi con problemi particolari che influenzano le loro capacità di apprendimento o le possibilità di relazione corrono maggiori rischi di essere maltrattati sia in famiglia che fuori. I loro limiti richiedono pazienza. I genitori, poi, possono vivere quei limiti come una sconfitta personale o di coppia e inconsciamente far pagare il prezzo ai bambini. Fortunatamente non è sempre così. È sicuro però che, quando un figlio ha una disabilità o un altro tipo di difficoltà c’è più bisogno ancora di una rete di supporto

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CONTRO VERSO
I bambini che aspettano

I bambini che aspettano

Non ho quasi mai tradito la rima. Quel giorno mi è capitato, senza pretese, cercando una forma per dire di quei bambini che guardano ai grandi, agli adulti, pieni di speranza e di attesa. Una fiamma che si spegne poco a poco, per ogni delusione che si aggiunge alle precedenti.

I bambini che aspettano
hanno il cuore contuso.
Contano i giorni
solo fino a dieci.
Poi ricominciano con voce più fioca.

I bambini che aspettano
hanno gli occhi d’attesa.
Si gonfia a ondate
e sfrangia nell’intrico dei motivi
che buttano carbone nella calza.

I bambini che aspettano
inventano storie
di mostri e giganti
danzanti nella giungla dei padri
– loro no, non possono capire
si sa, sono piccoli –

ma devono annidarsi
(i giganti, s’intende)
da qualche parte del corpo.
O in qualche scontro
o in qualche dose
o in qualche bottiglia spezzata.
Nel guardie e ladri spinto
che appunto sanno i grandi.

In tutto il non amore che
avvelena le notti
In tutto il non amore che
tradisce l’attesa
In tutto il non amore
che un bambino non contempla
che un bambino non prevede
ma che può imparare.

Un bambino trascurato può facilmente sviluppare problemi di relazione. Una bambina trascurata ha buone probabilità di non stimare se stessa. I figli messi in un angolo ad aspettare – che papà smetta di bere, o mamma di drogarsi, o… o… – non sono fagottini indifferenti. Neppure interruttori che si possono accendere e spegnere – genitori ON e OFF – a proprio piacimento. Il non amore torna indietro, travestito dall’adolescenza, e risponde al male subito.

CONTRO VERSO
Ciao assistente, sono Alì

Ciao assistente, sono Alì

Queste rime sono dedicate a un bambino nigeriano di 12 anni che, ricongiunto alla mamma in Italia dopo 10 anni di distacco, un giorno ha bussato alla porta dei servizi sociali chiedendo di essere allontanato a causa dei maltrattamenti subiti.

Ciao assistente, sono Alì
e non voglio stare qui.
Sta accadendo un pandemonio!
Mamma dice: “Sei un demonio”
Lei lo pensa seriamente
e mi picchia di frequente.
Se mi agito un pochino
viene col peperoncino,
me lo passa sopra agli occhi
o mi aggredisce a morsi.
La faccenda è molto seria.
La mia terra è la Nigeria.
Son venuto qui da poco
mi aspettavo fosse un gioco.
Dopo anni di distacco
dalla mamma, ecco il suo attacco.
Lei che quasi non conosco
mi combatte come un mostro.
Io non voglio stare là
Meglio la comunità.

Esistono ragazzi, come Alì, che chiedono di essere protetti. Ne parlano con un insegnante di fiducia, un assistente sociale, un amico di famiglia, un allenatore… e rivelano relazioni familiari così dure da non riuscire a immaginare un cambiamento, se non quello di andarsene via.
Quando si parla di botte è frequente che l’allontanamento si risolva in un tempo breve. Quello che serve perché i genitori soprattutto, ma in parte anche i figli adolescenti, imparino a comunicare senza ferirsi troppo e ritrovino l’amore seppellito dalla rabbia.

 

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CONTRO VERSO
Lo spaccino

I ragazzi osservano gli adulti più che non si creda e notano le loro incoerenze. Come quando parlano dei rischi di giocare con la droga, però poi uno studente spaccia e non succede niente.

Lo spaccino

Hai notato quel biondino?

Qui per tutti è lo spaccino.

Porta il fumo ai suoi compagni

con lauti guadagni.

Sanno tutto gli insegnanti

ma lo trattano coi guanti,

occhi chiusi e labbra strette

che non scattin le manette.

È venuto un genitore

a parlarne al professore

che l’ha detto al dirigente

e a sua volta ad un agente.

C’hanno fatto un bel discorso

che sembrava un predicozzo

e ora so che c’è una legge

e che questa ci protegge.

L’ho imparata, sì, in teoria

come la filosofia

perché poi niente succede:

anche la polizia non vede!

Ma io vedo quel biondino…

Sarà sempre uno spaccino?

 

Tanti insegnanti e operatori sono restii a segnalare un adolescente che cammina sul filo perché temono di farlo cadere. Nel caso da cui prende spunto la filastrocca, perfino la polizia municipale sapeva e non lo diceva a nessuno. Provo ogni volta a spiegare che la giustizia penale minorile è fortemente rieducativa e attenta alle persone, che il carcere è davvero l’ultima, ultimissima soluzione, e che le stesse opportunità non si danno ai maggiorenni, per cui un ragazzo che cammina sul filo se cade da minorenne trova una rete di protezione che a 18 anni e un giorno non avrà.

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Il figlio allungabile

Dare ragione a ciascun genitore a turno è una strategia che tanti bambini sviluppano quando i genitori sono divisi e in aspro conflitto tra loro.

Il figlio allungabile

Sono un figlio molto abile,
sono allungabile.
Coi dispetti che mastico
son diventato elastico
e quando mi sposto
dalla mamma al papà
io non mi riconosco.
A ognuno mostro metà
del loro figlio conteso.
Ma dico, per chi mi avete preso,
per un Cicciobello?
E sul più bello
comprendo il fattaccio:
i genitori, quando si separano,
gli dai un dito e si prendono un braccio.

Il compiacimento riduce il conflitto. In questo modo i bambini si modellano sul genitore che li guarda in quel momento, per poi trasformarsi nel passaggio dall’altro. Il prezzo per questi piccoli Zelig è evidente: non riuscire a sviluppare una propria personalità, non sapere più qual è la propria posizione di fronte a un bivio qualsiasi.

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CONTRO VERSO
Bambini contesi

Coppie in guerra quando la relazione finisce. Genitori che si umiliano e si squalificano per ogni cosa, coinvolgendo inevitabilmente i figli.

Filastrocca dei Bambini Contesi 

Ho sfoderato un sorriso
e se lo sono diviso.
Ho teso a entrambi una mano.
Mamma a papà: Sta’ lontano.
Ho tentato un ritornello.
Papà alla mamma: Al fornello!
Almeno lei, Vostro Onore,
mi ascolti per favore.
Ho pezzi di memoria
sbriciolati sul tappeto,
babbo con la sua boria
mamma col suo divieto
li pestano e li strapazzano
in men che non si dica
e io, sempre più piccolo,
mi sento una formica.

La legge prevede che, in caso di divisione della coppia, gli eventuali figli minorenni che abbiano compiuto almeno i 12 anni vengano ascoltati dal giudice. Per i bambini può essere un momento molto importante per far sentire la loro voce, muovendo dalla scomoda posizione di chi vede papà e mamma litigare continuamente.

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Filastrocca delle frazioni

La pretesa di una divisione matematica del tempo del bambino, al 50% tra la mamma e il papà, è spesso una forzatura che accontenta, forse, gli adulti, ma confonde i figli e irrigidisce le relazioni.

Filastrocca delle frazioni

Ho un piede con il babbo
un altro da mammà.
Mi sveglio e mi domando:
“Perché mi trovo qua?”
La maglia dalla mamma,
dal babbo i pantaloni
con me ci puoi illustrare
per bene le frazioni.
Con mamma storia e atletica
con babbo geometria
frequento l’aritmetica
e la ragioneria
di genitori inquieti,
costantemente persi,
che no, non si perdonano
di essere diversi.
Che più non si ricordano
quando si sono amati
e forse manco sanno
perché si son lasciati.
Che poi, siamo sinceri,
lasciati non sono.
Né divisi né interi
finché non c’è il perdono.

In una famiglia unita, in una condizione di convivenza, è del tutto normale che un figlio si avvicini di più alla madre o di più al padre in periodi diversi della crescita, o per aspetti differenti nel medesimo periodo. È quello che succede quando si tiene conto delle relazioni con una certa naturalezza.
Al momento della separazione sembra che questo sia improvvisamente inaccettabile. Mamma e papà vanno dal giudice col cronometro in mano. Chi resta incastrato, evidentemente, è il figlio. 

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CONTRO VERSO
Allontanamenti zero?

La Regione Piemonte ne sta discutendo: soldi ai genitori, e stop agli allontanamenti dei bambini da casa. È proprio vero che il problema è la povertà?
Elena Buccoliero

Filastrocca degli Allontanamenti Zero

Allontanamenti zero
come dire io non c’ero.
Forse c’ero ma dormivo
se ero sveglio non capivo.

Non udivo, soprattutto,
il bambino che è nel lutto.
Dove è andata la mia mamma?
È per lui, la condanna.

Non sapevo del neonato
ch’era stato abbandonato.
L’altro, in crisi d’astinenza
dalla droga, ora che è senza.

Dici, i lividi sul corpo?
Io non me ne sono accorto.
Ma si sa, uno scapaccione
spiega meglio la lezione.

Questa bimba smaliziata
che sia stata molestata?
Noooo… Ha tre anni ma è lo stesso,
son precoci con il sesso.

Hai nel cane un buon amico
ma un bambino è assai più fico.
La pipì può farla in casa
ogni volta che gli aggrada.

Certo a volte non dà pace
ride, piange, non si tace.
Ma tu fallo stare zitto.
Dopotutto è un tuo diritto.

Fa molto discutere un progetto di legge regionale in discussione in Piemonte conosciuto come “Allontanamenti Zero”. Lo scopo dichiarato è appunto azzerare gli allontanamenti dei bambini dai genitori sostenendo economicamente le famiglie, e risponde al presupposto che le carenze educative dipendano dalla povertà. Coloro che si occupano di tutela minori provano a spiegare che il presupposto è sbagliato. I mali delle famiglie sono droga, violenza, trascuratezza, abbandono, malattia psichiatrica, abuso sessuale…

CONTRO VERSO, la rubrica delle filastrocche scomodanti, le rime bambine destinate agli adulti, torna su Ferraraitalia ogni venerdì.
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INVISIBILE MA VERO!
Suggerimenti di un maestro ai bambini piccoli e ai genitori

I Centri per le Famiglie del Comune di Ferrara hanno inaugurato, lo scorso 12 marzo, la pagina Facebook Bambini e Genitori a Ferrara
Lo scopo della pagina è quello di facilitare la comunicazione verso le famiglie, di diffondere gli aggiornamenti su proposte, eventi, news, approfondimenti e di mantenere “viva”  la relazione , che si è interrotta improvvisamente , tra personale dei servizi educativi con i bambini e le loro famiglie.
Dal gruppo di coordinamento pedagogico mi è stato chiesto di registrare un breve intervento filmato rivolto ai bambini, alle bambine e ai genitori sul passaggio dalla scuola dell’infanzia alla scuola primaria in questo periodo delicatissimo.
Non sapendo bene cosa e come dire, mi sono messo le mani nei miei capelli… invisibili… ed è venuto fuori il video che vedete sotto. Buon ascolto e buona visione.

Cover: elaborazione grafica di Carlo Tassi
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