Tag: bastianino

Ciao Andrea Samaritani, fotografo affamato di umanità e bellezza

L’ho conosciuto sotto la volta dell’abside del Duomo di Ferrara, io, Andrea Samaritani. Con la mia macchinetta mirrorless in mano e lui con la sua reflex, avevamo tutti e due gli occhi puntati in alto, sulle figure dipinte da Bastianino a popolare quel soffitto celeste che racconta il ‘Giudizio universale in una versione padana, così nebbiosa, ben pasciuta e rilassata come se fossero passati secoli e non solo poche decine di anni dallo scenario scultoreo e trionfante di Michelangelo.

Andrea Samaritani con una delle sue “Fotodipinte”, Hotel Carlton, Ferrara aprile-ottobre 2018 (foto GioM)

Io fotografa dilettante e lui super professionista, ci siamo guardati e da allora apprezzati e frequentati per un gusto affine dello sguardo, per la curiosità e la fame di scorgere e percepire tutto quanto la vita mette in scena in una successione mutevole di luci e di gesti, di contrasti e di armonia. Da allora ho seguito la sua attività con il piacere di riconoscere il suo stile tra le pagine di cronaca pubblicate sul ‘Resto del Carlino’ così come su quelle patinate di ‘Bellitalia’ fino alle immagini dipinte, dove – con il pennello – Andrea andava a saturare ed evidenziare quei suoi scatti-cartolina, dove la figura umana si affaccia sempre a scandire, percorrere e osservare i paesaggi inquadrati. Sagome di gente che passa in mezzo alla scena come lui, osservatore infaticabile di valli palustri e città, di palazzi e giardini, di personaggi e persone (vedi articolo su www.ferraraitalia.it/arte-le-fotodipinte-di-andrea-samaritani-ridisegnano-il-grand-tour-ditalia-150276.html).

Andrea Samaritani fotografato con una delle sue “Fotodipinte”, Hotel Carlton, Ferrara aprile-ottobre 2018 (foto GioM)

In tanti lo ricordano anche per i ritratti che lui ha regalato loro, io per quelli che ho catturato di lui, la barba a incorniciare il viso dallo sguardo intenso e pacato, la figura imponente e una dolcezza naturale e forse ammorbidita e levigata proprio da tutti gli anni passati in un contatto pressoché incessante con gli altri: i luoghi, i committenti, le situazioni in cui entrava e fotografava, dialogava e registrava.

Chi è andato a vedere la mostra della collezione Sgarbi esposta nel Castello estense di Ferrara (febbraio-settembre 2018) è passato materialmente attraverso la sua fotografia d’ambiente, scattata tra i libri e le cornici dello studio di Vittorio Sgarbi, trasformato in una scenografica tenda di ingresso [foto sotto].

Scenografia-tenda realizzata con la foto di Andrea Samaritani per la mostra sulla collezione Sgarbi in Castello Estense (Ferrara, 7 luglio 2018)

Le sue foto sono finite in mostra su giornali, riviste e su un’ottantina di libri. Le ultime le ha scattate sul set di Pupi Avati, a Ferrara in questa fine di agosto 2020. Il luogo era la piazzetta San Niccolò, sul fianco della chiesa rossettiana fatiscente, scenario ideale per due emiliani tanto amanti dei propri paesaggi e delle figure che li abitano, uno maestro a cogliere e l’altro incomparabile nel rimettere in scena gli anni vecchi e quelli che ancora oggi sembrano essersi fermati su queste terre, di cui tanto il fotografo quanto il regista hanno saputo mettere in risalto con passione e perizia gli aspetti contadini, tradizionali e a volte così malinconicamente decadenti.

[clicca sulle immagini per ingrandirle]

Ciao Andrea, mi rimarrà l’istinto di cercare la tua figura tra i corridoi di palazzo e dietro le canne di palude, ovunque tu abbia saputo attendere la posa e il tramonto giusti, cacciatore affamato di umanità, di vita e di bellezza.

Nato il 27 agosto 1962, Andrea Samaritani è morto il 30 agosto 2020. I funerali sono fissati per giovedì 3 settembre 2020 alle 16.30 alla basilica collegiata di San Biagio a Cento (Ferrara)

Omicidio e suicidio: la tragedia nascosta in questa piazza segreta di Ferrara

Il cuore infranto. Oggi si è consumata una tragedia, un doppio omicidio e un suicidio che fanno indovinare disperazione e chissà cosa, tenute nascoste in questo angolo poco noto e stupefacente della città di Ferrara: la piazzetta privata intitolata ai fratelli Bartolucci. Una piazzetta segreta che sfugge alle mappe di Google e che pure dista pochi passi da piazza Municipale e dal Duomo.
Un luogo imbucato e strano, così come – ora – dissimulata e strana suona la tragedia che lì dentro si stava caricando per arrivare a consumarsi questa mattina presto.
Il tempo qui sembrava essersi fermato; e invece no, ha eroso muri e fasti di un’epoca passata, scorticando le anime che continuavano a viverci. Un campanello d’allarme che ci dice anche un po’ quante cose non vanno sotto la superficie di dignitoso benessere che ancora tiene in piedi una comunità logorata da drammi personali, dove spesso la miccia che accende il detonatore è di carattere economico.

Vigili del fuoco in piazzetta Bartolucci: frame del video su sito de La Nuova Ferrara

Su Estense.com c’è scritto che stamattina verso le 6,30 “un uomo – Galeazzo Bartolucci – si è tolto la vita con un colpo di pistola, dando contemporaneamente atto a quello che sembra un duplice omicidio e suicidio: in una delle abitazioni di piazzetta Fratelli Bartolucci, data alle fiamme nel mattino, ci sono altri due corpi che al momento, paiono essere quelli della moglie e del figlio Giovanni”. Galeazzo – si legge sul giornale online – era “proprietario del negozietto di antiquariato situato nella piazzetta privata della famiglia, che oggi avrebbe dovuto subire lo sfratto”. Insieme con il ritrovamento del corpo senza vita segnalato alla polizia in via Boccacanale Santo Stefano, “i vigili del fuoco sono stati allertati dal fratello, Pirro Bartolucci, per del fumo che usciva proprio da un locale di fianco al negozietto” arrivando alla scoperta “di due corpi nel piano superiore – sulla carta dichiarato inagibile dopo il terremoto, nella realtà vissuto dai Bartolucci – che, stando ai primi riscontri, dovrebbero essere quelli di Giovanni e sua madre”.

Senso di disperazione. Pensiero di non averci pensato.
Nel piccolo articolo uscito tempo fa su Ferraraitalia il ricordo di cose passate e il rimpianto di non avere colto il presente per cercare in qualche modo di cambiarne la rotta. Cliccare qui per leggerlo: Piazza sperduta

carlo-domenico-zoboli-antiquariato-ferrara-aldo-gessi

RITRATTI
Zoboli, l’antiquario che apre controcorrente

Un negozio nuovo nel centro di Ferrara. E non vende bastoni da selfie o maglie made in China, non è una filiale bancaria, non è un bar a gestione asiatica e nemmeno un compro-oro. Mette in mostra e in vendita oggetti che arredano una casa e portano la bellezza sopra i muri. E’ un genere di cui ci eravamo quasi dimenticati, in questi anni passati ad assemblare armadi avvita-e-incastra e seggiole in pura plastica. Ad aprire un negozio di antiquariato è Carlo Zoboli, che festeggia così il suo ottantesimo compleanno. Una credenza, qui, può costare come un’intera cucina. Ma è un pezzetto di storia, condensato di sapienza artigiana, levigatura di essenze secolari senza colle in mezzo né catene di montaggio alle spalle.

Non è poi neanche che siano lì per essere per forza comprati, questi mobili e tavoli del Settecento, questi quadri da galleria d’arte, queste sculture lignee da cattedrale gotica. “Volevo fare un museo per la città”, dice Zoboli, neo-negoziante con l’entusiasmo di un ragazzo e la sapienza di chi ha curiosato, guardato, toccato, comprato e rivenduto cose preziose per oltre sessant’anni.

carlo-domenico-zoboli-antiquariato-ferrara-giorgia-mazzotti
L’antiquario Carlo Zoboli (foto Giorgia Mazzotti)

“Qualche mese fa mi hanno chiamato dal Comune – racconta – e mi hanno dato appuntamento qui, accanto al teatro comunale, di fronte alla torre principale del castello”. C’erano l’assessore comunale alla Cultura Massimo Maisto e l’assessore al Commercio Roberto Serra; erano davanti al negozio che Zoboli ammirava fin da bambino, quello con le vetrine che si allungano sul marciapiede e creano un passaggio sotto al portico. Una volta era una boutique di moda maschile, elegante. “Le guardavo sempre con desiderio, queste vetrine. Erano quelle di Brighenti, che vendeva le cravatte di Marinella. Mio padre me ne ha regalata qualcuna, per certe occasioni”. Fino all’anno scorso facevano bella mostra vestiti di eleganza classica, femminile. Poi il negozio ha chiuso. Lo spazio fa parte del patrimonio immobiliare del Comune. Ed è in un punto strategico, sul corso che affianca Duomo, Castello e Palazzo Ducale e dentro allo stesso edificio che accoglie il Teatro comunale. Ecco perché gli amministratori cittadini hanno pensato a lui. Un negozio di opere d’arte, di storia, cultura, sapienza artigiana. In vetrina, ora, due quadretti raccontano quello che vedi di là dalla strada: una veduta del Duomo sulla sinistra e quella del Castello Estense sulla destra. Sono tele dell’Ottocento, dipinte da Giuseppe Chittò Barucchi, vedutista di origini ferraresi molto attivo a Venezia. “Fino a una decina di anni fa – commenta l’antiquario – opere come queste le avrei vendute in giornata a 50mila euro. Adesso i prezzi sono precipitati. I miei clienti erano ricchi e lo sono ancora. Ma c’è la paura, il terrorismo che paralizza, l’economia in crisi con gli zuccherifici che a Ferrara nel dopoguerra erano quattordici e adesso zero, 250 piccoli industriali che se ne sono andati nella provincia di Rovigo, la capitale della frutta che è ormai un ricordo”.

Ma quando c’è una grande passione , gli ostacoli sono solo uno stimolo. Zoboli la proposta del Comune di aprire un negozio l’ha accettata subito. “Il mio non è un lavoro – fa notare – perché il lavoro è fatica, mentre ‘mi am gòd’ (io mi diverto, ndr), è la realizzazione continua di un sogno”. E spiega l’adrenalina di quando va alla ricerca di pezzi da comprare, l’appagamento del desiderio di trovarli e conquistarli, l’esultanza di riconoscere una tela dal modo in cui l’ha stuccata quel pittore, scovata magari in una vecchia soffitta, di distinguere quel particolare modo di fare falegnameria tipico di una certa zona d’Italia in una data epoca rispetto a quello di una regione confinante qualche decennio dopo.

L’arte – racconta – per i critici è materia di studio sui libri, invece per un antiquario è conoscenza diretta, materiale. Ho imparato tanto toccando mobili e opere, frequentando le case dei collezionisti e i laboratori di restauro, dove scopri le tecniche che caratterizzano ogni pittore, scultore, artista del legno, artigiano”.

“Sono stato un uomo molto fortunato”, sospira. Inizia a lavorare a 17 anni per aiutare il padre a pagare il mutuo della casa e diventa rappresentante per la ditta Lombardi, che commercia dadi da brodo. Poi, nel 1960, conosce Paola, “una ragazza che mi piaceva da morire e che era figlia dell’antiquario Tancredi”. Comincia così a lavorare per lui. “Nei primi anni – ricorda – ero rimasto affascinato da questo lavoro per i guadagni che si potevano fare, poi ho iniziato a studiare e l’amore per l’arte è diventato la molla di tutto, un amore che cresce ogni giorno”. Tra le sue mani sono passati gli olii di fine Cinquecento e inizio Seicento di Ippolito Scarsella, detto lo Scarsellino; le opere del cinquecentesco Bastianino (nome d’arte con cui è conosciuto Sebastiano Filippi) e di suo padre Camillo Filippi; i dipinti di Benvenuto Tisi da Garofalo. “L’acquisto – spiega – è come una caccia. La sensazione più bella ce l’hai quando riesci a portare a casa qualcosa che ami”. E per trovare queste cose, da sempre Zoboli si aggira tra botteghe e case private, come un investigatore impara a farsi dare le dritte giuste, a entrare in confidenza con chi può indicargli dove trovare pezzi di pregio, a suo agio con portalettere e signori di paese come con i grandi nomi del mestiere, come Vittorio Sgarbi a cui ha aperto tante volte le porte della sua casa, a tarda notte.

carlo-domenico-zoboli-antiquariato-ferrara-aldo-gessi
Scorcio del negozio di Zoboli in corso Martiri della libertà, a Ferrara, in una bella inquadratura di Aldo Gessi

Non ha badato a spese, dunque Zoboli, per riaprire questo negozio con la sua insegna. Trentamila euro solo di vetri e vetrine, poi il pavimento rifatto andando a scavare oltre mezzo metro di profondità, il parquet nuovo, l’ex magazzino al piano di sopra che è diventato un salottino con vista sul fossato per altri 100mila euro e più di ristrutturazione. Una follia ripartire così al compimento degli 80 anni? Lo guardi e pensi che gli anni – su di lui – sono passati leggeri. Gli occhi che brillano di energia ed entusiasmo come accade solo a chi continua a emozionarsi, a chi non molla mai, a chi attraversa la vita tutta d’un fiato. Come ciò che vende, sul corso buono ferrarese dedicato ai Martiri della libertà. Roba a cui il tempo non fa che aggiungere valore.

bastianino-lampi-sublimi-pinacoteca-ferrara-chiesa-san-paolo

IMMAGINARIO
Paolo in festa.
La foto di oggi…

Il 29 giugno è il giorno in cui si celebrano i santi Pietro e Paolo, patroni di Roma, dove oggi è grande festa per questo. Due apostoli e due personaggi diversi, che in questo giorno hanno fatto la stessa fine per ciò in cui credevano. Per questo Pietro e Paolo sono stati festeggiati come patroni nazionali fino a una quarantina di anni fa. Ferrara omaggia in particolar modo il santo Paolo, originario di Tarso, nella chiesa dedicata alla sua conversione, che è quella di piazzetta Schiatti. Definita il pantheon della città poiché ospita le sepolture di personaggi illustri della cultura ferrarese, la chiesa – inaccessibile da 9 anni – ha ispirato l’opera di Bastianino, protagonista della mostra “Lampi sublimi” in corso fino al 30 settembre alla Pinacoteca nazionale nel cortile di palazzo dei Diamanti, corso Ercole d’Este 21.

OGGI – IMMAGINARIO ARTE

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

[clic su una foto per ingrandirla e per vederle tutte in sequenza]

medardo-rosso

LA SEGNALAZIONE
Nello scapigliato Medardo Rosso la luce del Bastianino

Per uno dei tanti legami nascosti che Francesco Arcangeli – insuperabile storico dell’arte del secolo scorso (ma sembra ieri) – amava intrecciare tra esperienze artistiche distanti nel tempo ma legate da un’unica memoria evocativa, le pagine finali della monografia su Bastianino (1963), germinano suggestioni e indicano accostamenti attraverso un dialogo ininterrotto tra le arti. Con coraggio critico e metodologico Arcangeli indica un filo rosso che unisce la forma dissolta e fluida del ferrarese Filippi (1530 ca – 1602), e la forma labile ed espansa di Medardo Rosso (Milano 1858 – 1928) scultore visionario protagonista tra Otto e Novecento del rinnovamento delle forme plastiche intese non più come superfici volumetriche chiuse, bensì elementi plastici lievitanti di moti interiori per via della luce che aggruma e sfalda l’immagine reale.
Il cuore della tesi arcangeliana sta proprio nel tramando concreto dello smateriarsi delle forme attraverso la luce di Bastianino e l’indefinitezza delle forme variabili, per sentimenti e stati d’animo di alcuni artisti dell’Ottocento italiano da Ranzoni a Piccio a Medardo Rosso. Scrive infatti Arcangeli: “Egli (Bastianino) è il capostipite della tradizione intralciata ma mai interrotta dei sognatori di Padania: quei romantici interrati, che pur non avendo una poetica precisa, avevano ancora un’intuizione e, nei giorni ispirati, riaggallano improvvisi alla lucida espressione dell’umano, in quel che ha di tremante, di ineffabile, di malato […] e accostando ancora l’occhio, quegli angeli stessi del gran ferrarese, distrutti dalla luce nella loro carne antica, possono appaiarsi, sentimento puro, all’Ecce puer del grande Medardo Rosso.”

mostra-medardo-rosso
La locandina della mostra

Ricordavo questo brano di Arcangeli passeggiando per le sale rinnovate della Galleria d’arte moderna di Milano, dove è in corso l’esposizione “Medardo Rosso. La luce e la materia” curata da Laura Zatti, conservatrice della stessa galleria e organizzata e prodotta dalla Gam di Milano e da 24 Ore cultura (Gruppo 24 Ore). Complice l’illuminazione sapiente, i riflessi delle teche e degli specchi, ho colto immediatamente quanto le sculture di Rosso siano al limite del frammento in cui tuttavia si addensa la vitalità espressiva del tutto.
Torinese di nascita e milanese di scarsa formazione accademica (verrà espulso da Brera dopo un solo anno di frequentazione ), l’artista sviluppa fin dagli esordi (1882 – 83) una personale poetica veristica e sociale in sintonia con il movimento della Scapigliatura, realizzando “Il birichino”, “Il sagrestano”, “La ruffiana”, opere che introducono la mostra. Non c’è nulla di bozzettistico e di sentimentale nel fissare i personaggi presi dalla strada e dalla quotidianità più umile, nella forma sfaldata, nella plastica grumosità della materia (bronzo, gesso, cera), sulla quale la luce crea variazioni di toni e porta in superficie valori pittorici sfumati. Nella Portinaia – in mostra la variante in bronzo del museo di Budapest – ogni intento ritrattistico è ormai lontano dalla forma vibrante e incerta in cui Rosso, più che riprodurre il ritratto di una persona o un tipo sociale ferma l’impressione di un’immagine riproposta agli occhi e alla mente. Più evidente nella fusione a cera, l’immagine diventa una superficie vibrante senza terza dimensione. Lo stesso scultore riconobbe alla Portinaia un ruolo fondamentale nell’evoluzione della sua poetica tesa a cogliere i flussi emozionali. Dalla colata liquida, trasparente, affiorano la testa reclinata con la fronte girata in avanti verso la luce, le occhiaie profonde, il naso bitorzoluto, la bocca tumefatta appena segnata da fonde ditate d’ombra. Ecco cosa significava per Rosso “sorprendere la natura”, fissare la prima emozione, la prima impressione che si trasferisce dagli occhi alla mente prima ancora di essere contaminata dall’analisi descrittiva. Anche se Rosso sarà definito dalla critica francese il fondatore della scultura impressionista al Salon des Indipéndents in occasione dell’Esposizione universale di Parigi del 1889, cui partecipò con cinque bronzi “Gavroche”, “Aetas aurea”, “Carne altrui”, “El Looch”, “La Portinaia”, tuttavia il carico delle emozioni e il valore degli stati d’animo, elementi caratterizzanti della sua arte fin dagli esordi vanno aldilà della visione impressionista e rivelano la difficoltà di catalogare la libertà inventiva sempre ricercata con ostinazione dall’artista.

mostra-medardo-rosso
Medardo Rosso, ‘La bambina ridente’, 1889

Nella “Bambina ridente” (1889, cera su gesso, Barzio, Museo Rosso), il confronto con la scultura del Rinascimento toscano (Desiderio da Settignano), si esprime nella maggiore precisione del modellato che indica un’altra tecnica sperimentale per raggiungere l’immediatezza della visione psicologica. Proprio come nelle due Rieuses della Gam di Milano (cera su gesso, 1903-1904) e del Museo Rodin di Parigi (bronzo,1894), immagini misteriose, ineffabili nel loro sorriso quasi leonardesco, eseguite nel periodo parigino insieme alla “Dama velata” (non presente in mostra), blocco di cera in liquefazione che scopre i tratti appena accennati di un’apparizione inafferrabile. Impressioni ed emozioni colpiscono l’occhio dell’artista al ritmo incalzante del susseguirsi delle immagini come in un trailer cinematografico: dall’inquietante figura della Ruffiana (1883) alla Grande Rieuse (1892) dal volto rugoso e sconvolto dalla risata angosciante, a metà tra maschera del teatro greco e strega, le forme in divenire perdono la loro stabilità e mutano col variare dei punti di vista.
L’incrocio con la Scapigliatura e gli Impressionisti e con la statuaria rinascimentale è consapevole: nella serie di ritratti di bambini in cera, terracotta, bronzo e gesso,il processo fenomenologico si coglie nell’istantanea di un sorriso o nella fragilità di un’espressione fino a raggiungere nell’Ecce puer (1906) una fusione indefinita con l’atmosfera. L’Ecce puer nelle sue varianti è “scultura liquida che cola anima ed emozioni” allo stesso modo delle ombre e delle astratte fosforescenze delle madonne e degli angeli di Bastianino nell’età estrema ed estenuata della Maniera.

Mostra “Medardo Rosso. La luce e la materia”, Milano, Galleria d’arte moderna, 18 febbraio- 31 maggio 2015. Visita il sito [vedi].

piazzetta-bartolucci-casa-bottega-bastianino-ferrara

IMMAGINARIO
Piazza sperduta.
La foto di oggi…

Una viuzza piccola, poco frequentata, sperduta in pieno centro cittadino. E’ la via dove – nel Cinquecento – abitava Bastianino. Sì, il pittore dei “Lampi sublimi” esposti in Pinacoteca, a Ferrara è cresciuto tra casa e bottega proprio qui, in una delle piazze più affascinanti e imbucate della città: la piazza intitolata ai fratelli Bartolucci, proprietà privata ma transitabile, scorciatoia che porta da via Boccaleone a via del Turco. E’ uno slargo ritagliato tra palazzi tanto maestosi quanto fatiscenti, a meno di cento metri da piazza Municipale. Una mini-Montmartre accanto alla chiesa di San Paolo, adesso inaccessibile, da dove provengono tante delle tele esposte e rivelate di questo pittore di un manierismo tutto padano, nebbioso, crepuscolare. Perché Bastianino, che all’anagrafe fa Sebastiano Filippi, nasce in una famiglia di pittori ed è lavorando alla bottega del padre Camillo, in questo pezzetto di città, che muove i primi passi, affiancato dal fratello Cesare. Fino a diventare il genio artistico “indiligente” ma così anticipatore di incerta modernità e drammatico romanticismo riscoperto dal critico e storico dell’arte Francesco Arcangeli e ora dalla mostra curata e voluta dalla direttrice della Pinacoteca nazionale, Anna Stanzani, prolungata fino al 31 maggio nelle sale interne e meno conosciute di palazzo dei Diamanti.

OGGI – IMMAGINARIO CITTADINO

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

[clic su una foto per ingrandirla e vedere tutta la gallery]

orfanatro-conservatori-palazzo-bonacossi-ferrara

IMMAGINARIO
Quadri didattici.
La foto di oggi…

Una collezione di quadri con fini didattici ma pennellate di grandi firme della storia dell’arte, come Carlo Bononi, Bastianino e lo Scarsellino. Sono quelli in mostra a palazzo Bonacossi. A raccontare l’origine e le finalità di queste opere – esposte qui da ottobre e provenienti da vari istituti di assistenza come orfanotrofi e conservatori – oggi c’è Tito Manlio Cerioli. Lo studioso di archivi e curatore del volume dedicato alle raccolte sarà introdotto da Elisabetta Lopresti, conservatrice dei Musei di arte antica. Una caratteristica di questa collezione, formata da quadri incentrati su temi e soggetti sacri, è la finalità didattico-formativa di tutte le immagini. Scene e personaggi hanno sempre uno scopo: ispirare alle giovani ospiti i valori che vengono loro richiesti, come castità e obbedienza. Significativa, per questo, una serie di quadri in cui le ragazze assistono alla scena sacra, proprio per favorire l’identificazione fra spettatore e messaggio del dipinto. Per vedere e capire meglio i contenuti dei quadri, l’appuntamento oggi nel salone d’onore di palazzo Bonacossi, a ingresso libero. Ore 18, via Cisterna del Follo 5 a Ferrara.

OGGI – IMMAGINARIO ARTE

orfanatro-conservatori-palazzo-bonacossi-ferrara
Particolare della “Pala delle zitelle” di Giuseppe Mazzuoli detto il Bastarolo (Ferrara, 1536–1589) nella “Collezione Orfanotrofi e Conservatori”  a palazzo Bonacossi di Ferrara

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

[clic sulla foto per ingrandirla]

giudizio-universale-valpadano-bastianino-duomo-ferrara

IMMAGINARIO
Giudizio valpadano.
La foto di oggi…

Un Giudizio universale valpadano quello con cui Bastianino affresca l’abside del Duomo di Ferrara. È la sua versione tutta personale, carnale e un po’ nebulosa, del capolavoro di Michelangelo. Per ammirare l’opera – realizzata tra il 1577 e il 1581 – c’è oggi una speciale visita guidata, aperta a tutti in cattedrale. A raccontare il dipinto ci saranno lo storico dell’arte Andrea Emiliani, la direttrice della Pinacoteca cittadina Anna Stanzani e lo storico Gianni Venturi col direttore della Nuova Ferrara, Stefano Scansani. Un modo per conoscere più da vicino il lavoro di questo artista ferrarese della “grande maniera” che è Sebastiano Filippi, detto appunto il Bastianino, a cui è dedicata la mostra “Lampi Sublimi” fino al 15 marzo in Pinacoteca. A cura di Nuova Ferrara, Pinacoteca nazionale e Arcidiocesi di Ferrara e Comacchio, in Duomo alle 18.30.

OGGI – IMMAGINARIO ARTE

giudizio-universale-valpadano-bastianino-duomo-ferrara
Il Giudizio universale dipinto da Bastianino nel catino absidale del Duomo di Ferrara

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

[clic sulla foto per ingrandirla]

bastianino

LA SEGNALAZIONE
Lampi di modernità:
ansie e insicurezze
del Bastianino

“Più ancora sorprende chi visiti (…) anche le chiese di Ferrara, l’incontro con Bastianino, quasi un William Blake del michelangiolismo italiano. I suoi titani cinerei e nebulosi, dipinti in quel gusto velato (…) diventeranno una volta , e speriamo sia presto, i beniamini di qualche giovane critico “.
Così Roberto Longhi introduceva nell’Officina ferrarese ( 1934) la personalità di Sebastiano Filippi detto il Bastianino (Ferrara 1528 /32 – 1602), ritenuto il maggior poeta del Manierismo italiano.
E di giovani e non più giovani storici dell’arte si avvalse la fortuna critica di questo pittore ferrarese, che dalla metà del Cinquecento si impegnò a dissolvere la sintassi figurativa tardoclassicista guardando al vecchio Michelangelo e a Tiziano.
Il Bastianino, infatti, trionfa in tutta la sua eroica diversità nelle pagine di Francesco Arcangeli (1963) in una monografia indimenticabile che, non solo è articolata in confronti e nuove attribuzioni, ma è opera di comprensione profonda di un artista coinvolto nelle inquietudini della Controriforma, di una città misteriosa avvolta nella nebbia e di un ducato avviato al declino.
Negli anni 80 e 90 del secolo scorso gli importanti studi di Jadranka Bentini e i successivi di Vittoria Romani aprono la strada alla dimensione storico – documentaria delle imprese di Bastianino, della sua famiglia e della sua équipe giungendo ad indagare i grandi cicli ad affersco del Castello Estense e della Palazzina Marfisa.
Oggi, a vent’anni di distanza, Lampi sublimi a Ferrara, curata da Anna Stanzani e dalla Soprintendenza Bsae di Bologna, nata dall’esigenza di condividere con la città l’opera di tutela, valorizzazione e salvataggio di opere d’arte e di edifici religiosi danneggiati dal terremoto del 2012 prosegue in quelle fondamentali indagini, rivolgendosi non solo agli addetti ai lavori ma a un più vasto pubblico. Perché Bastianino, ancora oggi, è un illustre sconosciuto per le generazioni che si accostano all’arte del passato con interesse un po’ sospettoso.
Ancorare la conoscenza della cultura figurativa ferrarese del secondo Cinquecento al restauro della Chiesa di San Paolo danneggiata dal terremoto, significa andare con la memoria e senso visivo alle analoghe vicende della riedificazione della chiesa dopo il tristemente noto terremoto del 1570. In quell’occasione Alberto Schiatti fu l’autore del nuovo progetto e nella fase del completamento decorativo furono all’opera lo Scarsellino (catino absidale) e Bastianino (pale d’altare).
Preceduto da testi figurativi contestualizzanti e da modelli giovanili di Battista Dosso e Camillo Filippi, il salto di sensibilità si fa subito evidente nella grande Circoncisione (1560 circa) per la Cattedrale (Ferrara Pinacoteca Nazionale), dove le michelangiolesche figure occupano l’intero spazio di una cappella illuminata con scenografica teatralità. La luce soffusa penetra dal fondo, si sofferma sulle vesti della Madonna e di Simeone per attardarsi sul primo piano prospettico con l’effetto virtuosistico di valorizzare la muscolosità michelangiolesca del portatore d’acqua e l’identità dei due committenti. Non siamo ancora alla decomposizione della materia pittorica o a quella pennellata sciolta che smaterializza i corpi come ci indica Gesù e il buon ladrone di Tiziano (1559 – 1563), opportunamente messo qui a confronto con la Resurrezione dalla chiesa di san Paolo che integra negli effetti fluorescenti e nelle vivissime cromie filamentose l’antica adesione ai modi romani, già evidente nel Giudizio del catino absidale della Cattedrale.
In un fondamentale convegno internazionale e nella conseguente mostra a Palazzo dei Diamanti nel 1997, relativo all’incidenza della sintassi poetica di Torquato Tasso sulla cultura figurativa tardo cinquecentesca (indimenticabile l’intervento di Andrea Emiliani) , a fondo era stato indagato il paragone tra luce e colori, elementi dominanti in Tiziano e “accelerazione luministica che dissolve la forma esterna delle figurazioni” in artisti come Tintoretto e Bastianino. Operando una sorta di demolizione della sintassi figurativa manierista attraverso la disgiunzione (la mostra infatti aveva come titolo I pittori del parlar disgiunto) la sintassi pittorica si rivelava costruita solo dalla luce che, come sottolineava Raimondi (1985) “introduce un’idea di visionarietà, di sogno visto da sveglio. I corpi si incastrano fra di loro e pesano come lastroni di macigno, angolosi e spaccati come in un quadro del Greco”. L’intesa tra il poeta Raimondi e il pittore Bastianino si incarna così nella monumentale Resurrezione della Chiesa di San Paolo, dove la luce liquida del Cristo glorioso teatralizza l’evento che sfuma solo nella luce, anzi nella velocità della luce .
La bella mostra della Pinacoteca non si conclude qui ma presenta altre importanti opere e altri importanti artisti ferraresi: tuttavia la sua rilevanza sta nel sottolineare la modernità di un artista drammatico, ansioso e in crisi di identità come è oggi ognuno di noi..

Lampi sublimi a Ferrara. Tra Michelangelo e Tiziano. Bastianino e il cantiere di San Paolo
Ferrara, Pinacoteca Nazionale del Palazzo dei Diamanti (fino al 15 marzo 2015)

L’OPINIONE
Fuochi e Sgarbi infiammano Ferrara

Mentre si spegne l’eco dei botti di Capodanno che producono fremiti e ohhhh di meraviglia di fronte all’incendio del Castello nella città estense, o i concerti nelle piazze fiorentine, seguiti dai fuochi d’artificio tra frotte inenarrabili di turisti che si fanno scudo della grande bellezza per proclamare il dogma immortale dell’ “anche io c’ero!” testimoniato dai milioni di selfie, rimane quel retrogusto amaro nel non volere arrendersi alla noia prodotta e provocata dal voler essere per forza in pista in quella notte. La mia irriducibile avversione ai botti risale forse alla paura del fuoco o forse più verosimilmente alla notte del bombardamento di Ferrara, quando bambinetto fuggivo verso il rifugio in braccio alla mamma, inseguito dai tonfi sordi e dalle lingue di fuoco che s’alzavano circondandoci. Ci sono, a mio avviso, momenti migliori per passare quella manciata di ore tra Natale e Capodanno. Penso ai bellissimi film che sono riuscito a vedere nel tempo propizio ai cinepanettoni: da “Jimmy’s Hall” a “Saint Vincent”, passando per “Il giovane favoloso” a “Torneranno i prati” e, alla televisione, l’immortale “A qualcuno piace caldo” e “Il giardino dei limoni”. Storie di emarginati e di poeti, o di irrisolvibili contrasti e conflitti: Irlanda, Palestina, Israele, la Prima guerra mondiale. Il mondo reale, la verità riscoperta attraverso l’arte.

Così, in questi momenti inopportuna e stridente si leva la polemica sulla mostra del Bastianino e sul destino di Casa Minerbi che il critico Vittorio Sgarbi irride, forse senza saperne il destino e la fruizione imminente. Sembra quasi che i ferraresi affascinati da parole forti e scaltramente pronunciate s’abbandonino, come nell’incendio del Castello, a perdersi tra botti e fuochi dell’intelligenza e del mestiere. La memoria corta così tipica di “Ferara” s’infiamma e si compiace nel denigrare ciò che è frutto di progetti, criticabili quanto si vuole, ma sempre sostenuti da una meditata consapevolezza. E’ stato così nella Ferrara “smangona” e, solo per fare esempi recenti, per il progetto Ermitage, per il ridimensionamento dell’Istituto di studi rinascimentali e per molto di quello che si è tentato di costruire per uscire dalle Mura, a volte paradiso, a volte carcere della depisissiana città pentagona.
Non è scetticismo né tantomeno pensiero negativo.
La constatazione di ciò che la nostra città invidia a se stessa deve essere impegno etico a resistere e a non abbandonarsi all’ovvietà. Perciò bisogna controbattere alle provocazioni: specie quelle intellettuali, sapendo però che quasi sempre si è destinati a perdere.
Si veda la magnifica proposta di Piero Stefani su come dare contenuti forti al Museo dell’Ebraismo, caduta nel vuoto. Si assista alle splendide conferenze organizzate dall’Istituto Gramsci sul “carattere degli italiani”, seguitissime, applauditissime. E poi? Si considerino le mani alzate dopo la reprimenda di Vittorio Sgarbi sulla mostra del Bastianino alla domanda su quanti avessero visitata l’esposizione: tre! nella sala stracolma che applaudiva toto corde.

Dovremmo dichiararci sconfitti? Eh no! Anzi, sono queste le prove che ci devono indurre a non lasciare la presa. Che all’incendio del Castello, nella mente, si può contrapporre la riposata e placida constatazione di quanto sia straordinario far fiorire gli alberi dei limoni e non abbatterli come nello splendido film di Eran Riklis.

natività-bastianino-chiesa-san-paolo-ferrara-lampi-sublimi

IMMAGINARIO
Buona Natività.
La foto di oggi…

Oggi è Natale. Una festa anche per gli occhi con questo Gesù bambino, luminoso come un faro. E’ quello che irradia il suo chiarore nella “Natività notturna” di Bastianino, il pittore ferrarese cinquecentesco ri-svelato con la mostra della Pinacoteca di Ferrara. Il museo statale ha infatti appena inaugurato l’esposizione dedicata a questo artista un po’ misterioso. Le opere, monumentali e sorprendenti, per una volta arrivano da molto vicino: in gran parte dalla chiesa di San Paolo, chiusa dopo il terremoto del 2012. Quest’opera – però – è piccola, piccola. Un capolavoro di dimensioni ridotte, che tuttavia emana un messaggio di grande modernità. I contorni delle figure così sfumati e i colori scuri, quasi un tono su tono, lasciano spazio a un’emozione nuova, più interiore, fatta di calore, suggestione e intimità. Nella mostra “Lampi sublimi”, a cura di Anna Stanzani, in corso Ercole I d’Este 21 fino al 15 marzo. Orari: 9-14 martedì-mercoledì, 9-19 giovedì-domenica.

OGGI – IMMAGINARIO ARTE

natività-bastianino-chiesa-san-paolo-ferrara-lampi-sublimi
“Nattività notturna” di Bastianino, 1594-1599, Chiesa di San Paolo, Ferrara

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

[clic sulla foto per ingrandirla]

bastianino-pinacoteca-ferrara-lampi-sublimi

IMMAGINARIO
Lampi sublimi.
La foto di oggi…

“Lampi sublimi”: è la nuova mostra a Ferrara, in Pinacoteca. Le parole sono quelle usate da Roberto Longhi per descrivere l’esperienza che si prova davanti alle opere di Sebastiano Filippi, detto il Bastianino. I lampi sono quelli che si accendono – drammatici – sulle scene figurative oscure della controriforma. Ma i lampi evocano anche i movimenti di un pennello veloce, ispirato a Tiziano, e applicato all’umanità eroica di Michelangelo. “Sublime”, infine, sarebbe l’effetto emozionante che provoca la loro visione. Per provare a condividerla c’è questa mostra con le opere recuperate e restaurate dopo il terremoto. In corso Ercole I d’Este 21, chiuso il lunedì, fino al 15 marzo.

OGGI – IMMAGINARIO ARTE

lampi-sublimi
La locandina della mostra inaugurata il 13 dicembre 2014, fino a marzo 2015
bastianino-pinacoteca-ferrara-lampi-sublimi
Particolare dell’opera del Bastianino alla Pinacoteca nazionale di Ferrara

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

[clic sulle foto per ingrandirle]

lampi-sublimi

L’EVENTO
Michelangelo, Tiziano, Bastianino e la buona politica culturale

Sono diverse le ragioni per le quali “Lampi sublimi. Tra Michelangelo e Tiziano – Bastianino e il Cantiere di San Paolo”, la mostra alla Pinacoteca nazionale di Ferrara inaugurata questa mattina dal Ministro Franceschini, rappresenta un esempio di buona politica culturale.
Una di queste è che “Lampi sublimi” si può considerare idealmente il proseguimento di un percorso già iniziato con “Immagine e persuasione. Capolavori del Seicento dalle chiese di Ferrara”, organizzata a Palazzo Trotti-Costabili fra settembre 2013 e febbraio 2014 da Fondazione Ferrara Arte e Seminario Arcivescovile di Ferrara in collaborazione con l’Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio e i Musei Civici di Arte Antica di Ferrara: per puntare l’attenzione dell’opinione pubblica sui danni causati al patrimonio ferrarese dal sisma 2012, la mostra proponeva una selezione di capolavori provenienti da alcune delle chiese inagibili.

lampi-sublimi
La locandina

Anche con “Lampi sublimi” ci si propone di sensibilizzare il pubblico riguardo la situazione della Chiesa carmelitana della Conversione di San Paolo, la cui vicenda sembra essere legata a doppio filo con gli eventi sismici: già il terremoto del 1570 l’aveva gravemente danneggiata e la sua ricostruzione era iniziata nel 1573 su progetto di Alberto Schiatti, all’apparato decorativo lavorarono Domenico Monio, Scarsellino e il Bastianino. Chiusa al pubblico ormai da molti anni, il sisma del 2012 non ha fatto che peggiorare la situazione dell’edificio, mettendo ancora più a rischio la conservazione dei dipinti al suo interno. Qui sta un altro elemento di valore di questa operazione: “Lampi sublimi” non è solo una mostra è “un salvataggio”, come l’ha definito oggi il Soprintendente per i beni storici, artistici ed etnoatropologici Luigi Ficacci: grazie a un finanziamento del Mibact si è potuto avviare il cantiere per il consolidamento delle parti pericolanti, la pulizia, la disinfestazione, la protezione delle parti inamovibili e la rimozione della maggior parte dei dipinti, depositati al Centro di raccolta e di primo intervento al Palazzo Ducale di Sassuolo e alla Pinacoteca Nazionale di Ferrara. È stata Anna Stanzani, da poco direttrice della Pinacoteca ferrarese, ad avere l’idea di non fare tutto questo lavoro in silenzio, ma di trasformarlo in una mostra per comunicare il patrimonio ferrarese e la sua attuale situazione ai cittadini estensi: un esempio concreto di quanto recupero e valorizzazione siano strettamente correlati.
Da ultimo, ma non meno importante, “Lampi sublimi” riporta l’attenzione sulla specificità dell’opera di Bastianino. Come ha spiegato Ficacci, “è difficile oggi avere la consapevolezza dell’importanza che poteva avere nel Cinquecento in una città come Ferrara il riferimento alla pittura romana di Michelangelo”: un atteggiamento “rivoluzionario, perché per ragioni culturali e politiche Ferrara aveva sempre guardato a Venezia”. Inoltre, quello di Bastianino è un michelangiolismo peculiare, diverso da quello nitido e scultoreo dei bolognesi, libero dalla forma chiusa, con il pennello che sente l’influenza di Tiziano e corre veloce per esprimere i sentimenti della coscienza.
“Lampi sublimi” è perciò un’esposizione interessante non solo per le opere in mostra e la chiave interpretativa che le lega, ma anche per tutto il lavoro che ha condotto alla sua realizzazione, un esempio di fattiva collaborazione fra istituzioni pubbliche e private – in mostra anche alcune opere della collezione Fondazione Cassa di Risparmio di Ferrara – e a diversi livelli, territoriale e nazionale – come dimostrano per esempio i prestiti da parte della Galleria Estense di Modena e della Pinacoteca di Bologna, fra i quali un Tiziano. Ora però queste istituzioni hanno la responsabilità di portare avanti il percorso con una progettualità di lungo periodo che permetta ai cittadini ferraresi di comprendere il proprio patrimonio riappropriandosene. Non per niente il ministro Franceschini ha citato uno dei “paradossi” del nostro Paese in cui “abbiamo un know-how molto forte per la costruzione di mostre, parallelo a un indebolimento sul piano del patrimonio permanente”. Il messaggio è: riabituiamo i ferraresi e gli italiani a vedere la bellezza intorno a loro che non vedono più.

“Lampi sublimi. Tra Michelangelo e Tiziano – Bastianino e il Cantiere di San Paolo”,
13 dicembre 2015 – 15 marzo 2015, Pinacoteca Nazionale di Ferrara, Palazzo dei Diamanti
per info su orari e biglietti vedi il sito della Pinacoteca Nazionale di Ferrara [vedi]

L'INFORMAZIONE VERTICALE
osservatorio globale

L’occhio di periscopio

Il giornalismo online in questi ultimi anni ha innescato una profonda trasformazione del nostro modo di informarci. Le notizie sono immediatamente disponibili attraverso la rete, continuamente aggiornate, facilmente reperibili. L’informazione è abbondante, la cronaca è ampiamente garantita. Quel che risulta carente è una chiave di interpretazione dei fatti, uno strumento di analisi capace di fornire una lettura che si spinga oltre la superficie degli avvenimenti. FerraraItalia ha questa ambizione: offrire commenti, analisi, punti di vista che contribuiscano alla formazione di una più consapevole coscienza del reale da parte di ciascuno e a vantaggio di tutti, come imprescindibile condizione per l’esercizio di una cittadinanza attiva e partecipe. Ferraraitalia è un quotidiano indipendente globale-locale che sviluppa un’informazione verticale tesa all’approfondimento, perseguito con gli strumenti giornalistici dell’inchiesta, dell’opinione, dell’intervista e del racconto di vicende emblematiche e in quanto tali rappresentative di realtà più ampie, di tendenze, di fenomeni diffusi (26 novembre 2013)

Redazione

Direttore responsabile: Francesco Monini
Collettivo di redazione: Vittoria Barolo, Nicola Cavallini, Simonetta Sandri, Ambra Simeone, Carlo Tassi, Bruno Vigilio Turra
Segreteria di redazione: Paola Felletti Spadazzi

I nostri Collaboratori: Sandro Abruzzese, Francesca Alacevich,Alice & Roberta, Catina Balotta, Fiorenzo Baratelli, Roberta Barbieri, Grazia Baroni, Davide Bassi, Benini & Guerrini, Gian Paolo Benini, Marcello Bergossi, Loredana Bondi, Marcello Brondi, Sara Cambioli, Marina Carli, Emanuela Cavicchi, Liliana Cerqueni, Ciarìn, Riccarda Dalbuoni, Roberto Dall'Olio, Costanza Del Re, Jonatas Di Sabato, Anna Dolfi, Laura Dolfi, Francesco Facchiano, Franco Ferioli, Giovanni Fioravanti, Giuseppe Fornaro, Maura Franchi, Riccardo Francaviglia, Andrea Gandini,Sergio Gessi, Pier Luigi Guerrini, Sergio Kraisky, Francesco Lavezzi, Daniele Lugli, Carl Wilhelm Macke, Beniamino Marino,Carla Sautto Malfatto, Fabio Mangolini, Cristiano Mazzoni,Giorgia Mazzotti, Paolo Moneti, Francesco Minimo, Alice Miraglia,Corrado Oddi, Fabio Palma, Roberto Paltrinieri, Valerio Pazzi,Carlo Perazzo, Federica Pezzoli, Gian Gaetano Pinnavaia, Mauro Presini, Claudio Pisapia, Redazione, Francesco Reyes, Raffaele Rinaldi, Laura Rossi, Radio Strike, Gian Pietro Testa, Roberta Trucco, Federico Varese, Ranieri Varese, Gianni Venturi, Nicola Zalambani, Andrea Zerbini

Hanno collaborato: Francesca Ambrosecchia, Stefania Andreotti, Anna Maria Baraldi Fioravanti, Chiara Baratelli, Enzo Barboni, Chiara Bolognini, Marco Bonora, Francesca Carpanelli,Andrea Cirelli, Federico Di Bisceglie, Barbara Diolaiti, Roberto Fontanelli, Aldo Gessi, Emilia Graziani, Ivan Fiorillo, Monica Forti,Fulvio Gandini, Simona Gautieri, Camilla Ghedini, Roby Guerra,Giuliano Guietti, Gianfranco Maiozzi, Silvia Malacarne, Virginia Malucelli, Federica Mammina, Paolo Mandini, Giovanna Mattioli,Daniele Modica, William Molducci, Raffaele Mosca, Alessandro Oliva, Luca Pasqualini, Martina Pecorari, Giorgia Pizzirani,Andrea Poli, Valentina Preti, Alessio Pugliese, Chiara Ricchiuti,Riccardo Roversi, Nuccio Russo, Vittorio Sandri, Gaetano Sateriale, Valentina Scabbia, Arianna Segala, Franco Stefani,Elettra Testi, Ajla Vasiljević, Ingrid Veneroso, Andrea Vincenzi,Fabio Zangara

Clicca sull’Autore per i suoi contributi.
CONTATTI
Inviare i comunicati stampa a: redazione@ferraraitalia.it
Inviare lettere al giornale a : interventi@ferraraitalia.it


FERRARAITALIA
Testata giornalistica online d'informazione e opinione, registrazione al Tribunale di Ferrara n.30/2013

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi