Tag: boom

Il boom degli indici di borsa e la distanza tra finanza e vita reale

La Borsa di Milano ha toccato nell’ultima settimana il massimo dell’anno a 23.829 punti che, sebbene sia meno della metà dei 50.109 punti toccati a marzo del 2000, delinea una corsa che vede un aumento percentuale dell’indice di circa il 28%. Meglio del 24% annuo di Wall Street e dell’ottimo 25% annuo raggiunto dalla Borsa di Francoforte.

Listini borsistici in aumento mentre però cala tutto il resto. Il Pil europeo, per esempio, ha visto un ridimensionamento notevole nelle previsioni di crescita per il 2020, passando dall’1,7% ad un più modesto 1%. Gli Usa caleranno invece, per lo stesso anno, dal 2% al 1,8%.
Il Fondo Monetario Internazionale stima una crescita del Pil italiano nel 2020 dello 0,5% nonché un rallentamento generalizzato del Pil mondiale, soprattutto per quanto riguardo il “gruppo dei 4” (Usa, Zona Euro, Cina e Giappone) e almeno fino al 2024.

Anche l’Ocse fa la sua parte e calcola il Pil mondiale in discesa dal previsto 3,2% al 2,9% nel 2019 e dal 3,4% al 3% nel 2020. Quello della Germania viene dimezzato nel 2020 dall’1,2% allo 0,6%.
A causa poi delle tensioni commerciali il Wto (Organizzazione mondiale del Commercio) prevede volumi dell’interscambio mondiale di merci in calo rispetto alle attese. Per il 2020 un più 2,7% contro il precedente 3%. Ovviamente a meno che le relazioni commerciali tra Stati Uniti e Cina si normalizzino, il che è difficile ma non impossibile.
In Italia, a fronte del 28% di aumento della Borsa di Milano, calano le prospettive occupazionali a causa del sempre più possibile spegnimento degli altiforni dell’ex Ilva e delle centinaia di crisi aziendali ancora da risolvere e non aumentano gli stipendi, che nonostante le dichiarazioni degli esponenti dell’attuale Governo, sono ancora fermi agli anni ’90 del secolo passato, come ci dice l’Ocse

Certo, sono i salari medi e quindi non sarà per tutti così, come mostrano i dati sulla disuguaglianza sociale. Per fortuna però in Europa ancora resiste un modello economico basato sulle politiche di intervento pubblico che si oppone agli attacchi dell’austerità e ci permette di avere situazioni meno estreme di quelle che bisognerebbe affrontare negli Stati Uniti o nei Paesi dell’Est Europa.
Resistono, a fatica, la sanità pubblica, le pensioni e la scuole per tutti, come sottolinea uno studio sulle disuguaglianze del maggio scorso del World inequality database (Wid), un network di un centinaio di ricercatori che fa capo a Thomas Piketty, autore del bestseller “Il capitale nel XXI secolo”.
I successi delle borse indicano uno scollamento totale tra la vita reale e l’andamento finanziario. Uno scollamento dalle conseguenze inesplorate e ad oggi misteriose. Non possiamo far altro che evidenziarne il lato statistico e grafico essendo oramai totalmente incapaci di operare analisi che possano arrivare oltre il cuore e il sentimento momentaneo delle persone. Cosa potrà realmente e finalmente spingere l’essere umano verso la logica interpretazione degli eventi e riconnettere la dicotomia che si è creata tra il bisogno umano e quello che invece prospettavano i banchieri della Jp Morgan negli anni ’80, ovvero il passaggio dalla cultura del bisogno a quella del desiderio, rappresentato oggi dagli indici di borsa? Personalmente lo ignoro.
Possiamo guardare in televisione il sogno a portata di mano per tutti ed identificarci nella realizzazione del desiderio che ne rappresenta, la crescita del nostro portafoglio del 28% in un anno. Più denaro anche per noi per soddisfare il nostro sogno nel cassetto, peccato però che quel grafico non rappresenti la nostra realtà. Siamo sul canale sbagliato.

I giochi della finanza e i rischi per l’economia reale

Le borse funzionano facendo affidamento sulla leva continua, cioè sull’idea che il valore dei titoli alla fine cresca sempre, e questo nonostante gli insegnamenti della storia, crolli del 1929 e del 2007 compresi.
L’oramai mito secondo cui le aziende si quotano in borsa per racimolare fondi al fine di aumentare la loro liquidità da utilizzare in investimenti è ampiamente smentito dai fatti. Nei fatti sono invece le borse che racimolano soldi dalle aziende, togliendoli a investimenti in economia reale, frenando la ripresa e alimentando le bolle.
Dal 2007 al 2015, per nove anni, le imprese quotate a Milano hanno infatti raccolto a Piazza Affari meno di 80 miliardi di euro mediante aumenti di capitale e Ipo, ma hanno restituito circa 190 miliardi attraverso dividendi, buyback e Opa (fonte: Il sole24ore).
In pratica significa che molti soldi, la differenza, sono finiti dalle aziende ai mercati finanziari italiani e ovviamente stranieri in quanto a Piazza Affari gli investitori sono internazionali. Quindi, in un periodo di vacche magre in termini di moneta circolante, altre risorse spostate dall’economia reale ai giochi della finanza, che purtroppo giochi innocenti non sono.

Negli Stati Uniti il fenomeno è ovviamente amplificato, in particolare in tema di buy back, infatti secondo le stime di William Lazonick della Harvard Business Review, le aziende quotate a Wall Street tra il 2003 e il 2012 hanno usato il 54% degli utili per ricomprare le proprie azioni in Borsa e il 37% per pagare dividendi (fonte: Ilsole24ore).
Ma perché è così importante in questo contesto il tema del buy back? Che tradotto vuol dire che le aziende ricomprano i loro titoli sul mercato? Perché ricorda molto quanto successo nel 1929, quando la corsa al rialzo dei titoli portò al disastro che conosciamo. A quel tempo, infatti, si usciva dal fenomeno delle lottizzazioni della Florida che aveva visto speculatori di ogni sorta comprare per anni terreni mai neppure visti in cartolina soltanto per poterli rivendere a prezzo maggiorato.
Anche questo giochino durò fino a quando la logica si stufò e il crollo nelle quotazioni riportò alla realtà dei terreni acquitrinosi e ai quattro soldi del valore iniziale. Poi ci fu il crollo di Wall Street e del sogno per cui un titolo poteva solo aumentare di valore. Ci si risvegliò anche lì all’improvviso per imprecisate motivazioni e con conseguente Grande Depressione che, del resto, poco aveva a che fare con quel crollo.
Lasciando da parte la storia, che come dicono quelli seri “insegna ma non ha scolari”, l’agonia fu portata avanti proprio con il trucchetto del ricomprarsi le proprie azioni per tenere alto il loro valore. In borsa vale la fiducia nella crescita ed evitare dubbi generati da un crollo delle vendite è uno dei motivi che può far crollare il sistema. Il buy back è uno dei metodi per non farlo accadere, o meglio per ritardarlo. E’ anche sintomo però che qualcosa comincia ad incepparsi, almeno nel mondo della finanza.
Nel nostro, dovrebbe essere invece l’esempio delle assurdità sulle quali si fonda la nostra idea di economia. Un’azienda non va in borsa per cercare capitali per le sue attività reali, ma per speculare sui suoi stessi titoli e far arrivare maggior dividendi agli azionisti e guadagni agli amministratori.
Il punto è che non siamo tutti azionisti né tantomeno amministratori e magari vorremmo vivere di economia reale (pomodori), invece ci tocca non solo assistere inermi ma poi, quando il gioco finisce, ci tocca anche rimettere insieme i cocci. Pure nel 1929 non erano tutti azionisti, anzi. Si calcolavano all’incirca 600.000 possessori di azioni e molti, ma molti di meno, erano puri speculatori, eppure tutti si dovettero sobbarcare, in un modo o nell’altro, le conseguenze delle azioni di quei pochi.
Tutto uguale oggi. Chi gioca guadagna in tempi di boom e festeggia le sue vincite, quando poi c’è la crisi la maggioranza deve accettare le politiche di austerità che portano altri guadagni sempre agli stessi giocatori determinando conseguenze tipo che 85 persone nel mondo hanno quanto 3,5 miliardi di persone, oppure che una decina di multinazionali fanno il pil di 180 nazioni.

L'INFORMAZIONE VERTICALE
osservatorio globale

L’occhio di periscopio

Il giornalismo online in questi ultimi anni ha innescato una profonda trasformazione del nostro modo di informarci. Le notizie sono immediatamente disponibili attraverso la rete, continuamente aggiornate, facilmente reperibili. L’informazione è abbondante, la cronaca è ampiamente garantita. Quel che risulta carente è una chiave di interpretazione dei fatti, uno strumento di analisi capace di fornire una lettura che si spinga oltre la superficie degli avvenimenti. FerraraItalia ha questa ambizione: offrire commenti, analisi, punti di vista che contribuiscano alla formazione di una più consapevole coscienza del reale da parte di ciascuno e a vantaggio di tutti, come imprescindibile condizione per l’esercizio di una cittadinanza attiva e partecipe. Ferraraitalia è un quotidiano indipendente globale-locale che sviluppa un’informazione verticale tesa all’approfondimento, perseguito con gli strumenti giornalistici dell’inchiesta, dell’opinione, dell’intervista e del racconto di vicende emblematiche e in quanto tali rappresentative di realtà più ampie, di tendenze, di fenomeni diffusi (26 novembre 2013)

Redazione

Direttore responsabile: Francesco Monini
Collettivo di redazione: Vittoria Barolo, Nicola Cavallini, Simonetta Sandri, Ambra Simeone, Carlo Tassi, Bruno Vigilio Turra
Segreteria di redazione: Paola Felletti Spadazzi

I nostri Collaboratori: Sandro Abruzzese, Francesca Alacevich,Alice & Roberta, Catina Balotta, Fiorenzo Baratelli, Roberta Barbieri, Grazia Baroni, Davide Bassi, Benini & Guerrini, Gian Paolo Benini, Marcello Bergossi, Loredana Bondi, Marcello Brondi, Sara Cambioli, Marina Carli, Emanuela Cavicchi, Liliana Cerqueni, Ciarìn, Riccarda Dalbuoni, Roberto Dall'Olio, Costanza Del Re, Jonatas Di Sabato, Anna Dolfi, Laura Dolfi, Francesco Facchiano, Franco Ferioli, Giovanni Fioravanti, Giuseppe Fornaro, Maura Franchi, Riccardo Francaviglia, Andrea Gandini,Sergio Gessi, Pier Luigi Guerrini, Sergio Kraisky, Francesco Lavezzi, Daniele Lugli, Carl Wilhelm Macke, Beniamino Marino,Carla Sautto Malfatto, Fabio Mangolini, Cristiano Mazzoni,Giorgia Mazzotti, Paolo Moneti, Francesco Minimo, Alice Miraglia,Corrado Oddi, Fabio Palma, Roberto Paltrinieri, Valerio Pazzi,Carlo Perazzo, Federica Pezzoli, Gian Gaetano Pinnavaia, Mauro Presini, Claudio Pisapia, Redazione, Francesco Reyes, Raffaele Rinaldi, Laura Rossi, Radio Strike, Gian Pietro Testa, Roberta Trucco, Federico Varese, Ranieri Varese, Gianni Venturi, Nicola Zalambani, Andrea Zerbini

Hanno collaborato: Francesca Ambrosecchia, Stefania Andreotti, Anna Maria Baraldi Fioravanti, Chiara Baratelli, Enzo Barboni, Chiara Bolognini, Marco Bonora, Francesca Carpanelli,Andrea Cirelli, Federico Di Bisceglie, Barbara Diolaiti, Roberto Fontanelli, Aldo Gessi, Emilia Graziani, Ivan Fiorillo, Monica Forti,Fulvio Gandini, Simona Gautieri, Camilla Ghedini, Roby Guerra,Giuliano Guietti, Gianfranco Maiozzi, Silvia Malacarne, Virginia Malucelli, Federica Mammina, Paolo Mandini, Giovanna Mattioli,Daniele Modica, William Molducci, Raffaele Mosca, Alessandro Oliva, Luca Pasqualini, Martina Pecorari, Giorgia Pizzirani,Andrea Poli, Valentina Preti, Alessio Pugliese, Chiara Ricchiuti,Riccardo Roversi, Nuccio Russo, Vittorio Sandri, Gaetano Sateriale, Valentina Scabbia, Arianna Segala, Franco Stefani,Elettra Testi, Ajla Vasiljević, Ingrid Veneroso, Andrea Vincenzi,Fabio Zangara

Clicca sull’Autore per i suoi contributi.
CONTATTI
Inviare i comunicati stampa a: redazione@ferraraitalia.it
Inviare lettere al giornale a : interventi@ferraraitalia.it


FERRARAITALIA
Testata giornalistica online d'informazione e opinione, registrazione al Tribunale di Ferrara n.30/2013

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi