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DIARIO IN PUBBLICO
Poltrone, ansia pubblicitaria, cataclismi

In questi giorni di attesa, attaccato come non mai alla tv per aspettare la soluzione finale, mi accorgo, della incredibile e certo non voluta significanza della pubblicità che interrompe le maratone di Mentana. Tutte si riferiscono a poltrone per anziani e invalidi, altre a sofà di una nota marca. Allora: c’è un significato nascosto oppure la poltrona pubblicizzata crea un sottile rapporto su quel che succede in politica? La poltrona oggetto del desiderio e della comodità.

La mia perfidia intellettuale mi spinge oltre, per esempio ad osservare attentamente le posture, le camminate, gli ingressi e le uscite degli uomini (meno le donne non costrette alla divisa) che forse ci governeranno. Le giacchette (alla toscana) si striminziscono sempre di più fino a formare una specie di sacca nell’unico bottone che si può allacciare; i pantaloni a tubo – si diceva ai miei tempi – lasciano libero sfogo alle ‘fette’ enormi di solito che si muovono a ritmo marziale mentre le delegazioni entrano ed escono a ritmo affrettato con spalluccia in avanti. Lentamente tramontano le barbe che ora scompaiono dalle gote d’Orlando e rigogliosamente s’infoltiscono in quelle di Franceschini. Il Capitano sfoggia le mises più incredibili e il labbrone s’atteggia a ironica sapienza. Si trascinano enormi sacchi e si levano e s’indossano caschi da moto come se fossimo ad una corsa ad Imola. Qualcuno, novità molto apprezzata, arriva in taxi che è segno di democrazia sociale mentre braccato dai giornalisti emette  frasi sibilline prontamente recepite dall’uomo con la penna alle labbra che non ho mai capito chi fosse, o dalla curiosità di un ragazzotto paffuto che ha i capelli come un misto fra quelli di Trump e del premier inglese Johnson.

Sempre più spesso invoco pietà dai comunicati che a ritmo convulso vengono sparati al ritmo di uno al minuto.

Riprendo la cronaca sabato 31 agosto quando dopo le durissime dichiarazioni del cioccolatino Mozart-Di Maio – e lo sconcerto del sempre più frastornato Pd – il Conte corre tra le braccia di Mattarella (poverino!!! Matta naturalmente) a sussurrare e a gridare la sua impotenza. Lo sbuffo della giacchetta si sgonfia; il ciuffetto ribelle viene lisciato e ricomincia “la Ronde” metafora totale della vicenda narrata nel meraviglioso film di Max Ophuls dallo stesso titolo: “La storia è tratta dalla famosa commedia di Arthur Schnitzler ed è un girotondo d’amori che cominciano e si concludono con una piccola prostituta passando per un soldato, una cameriera, un signorino di buona famiglia, una signora, il marito di lei, una sarta, un poeta, una attrice, un ufficiale”. Divertitevi se riuscite a sostituire alcuni personaggi politici con quelli del film ovviamente cancellando la differenza dei sessi.

E così sarà per tutto il giorno mentre immagino il buon Mentana che si strappa le vesti perché non può fare la sua maratona.

Cataclismi ambientali intanto ammorbano l’aria e non solo metaforicamente. La mancanza d’ossigeno getta a riva enormi quantità di pesci morti sui littorali dei Lidi comacchiesi e naturalmente comincia la caccia del popolo scemo che armato di retini si porta a casa cadaveri piscatorii in attesa di farne una bella ‘magnada’. Meno male che ho lasciato le aure non profumate del ‘Laido’ prima dell’ecatombe.

Qui al di là della polemica sulle panchine l’afa rende immobile la città dei Buskers. Tutto tace in attesa degli ‘eventi’ che si concluderanno quando anche questo diario sarà pubblicato ed io dichiarerò pubblicamente che se si andrà al voto sceglierò l’unica persona che ai miei occhi ancora conserva dignità e carisma. Vale a dire Emma Bonino.

Ferrara e i buskers

di Francesca Ambrosecchia

Sono le giornate più affollate e movimentate di tutto l’anno. Artisti di svariate nazionalità si esibiscono al “Ferrara Buskers Festival”, ormai giunto alla trentunesima edizione. La città si risveglia così nell’ultima settimana di agosto.
Piazza Trento Trieste e le zone limitrofe divengono un grande palcoscenico all’aperto che vede protagonisti musicisti, giocolieri, ballerini, pittori e cartomanti: qualcosa di assolutamente unico nel suo genere.
Gli spettatori sono travolti dall’energia e dall’aria di festa che si respira: si canta e si balla con gli artisti, si segue il ritmo delle loro performance battendo le mani e perché no, si lancia una monetina nel cappello o nella custodia dello strumento lasciata a terra, così come si vuole da tradizione.

BORDO PAGINA
Ferrara e il mito della cultura

Premessa, a scanso di equivoci: ovviamente storia (Rinascimento, Medioevo… fino al contemporaneo) di Ferrara e il suo archetipo o significante (e molteplici) di città d’arte non c’entrano – in certo senso – nulla e non in discussione. Nel nostro tempo attuale, tuttavia, a quanto pare spesso si ragiona alla rovescia, causa ed effetto, rimuovendo le vere macchine mentali e conoscitive-comunitarie per ottimizzare davvero le peculiarità della città: in questo senso il mito e questa nostra breve analisi della cultura, con certo andazzo, e nonostante le vanterie effimere degli addetti istituzionali, da smascherare nella sua, al contrario, nei fatti (Città d’arte sempre incompiuta e Ferrara sempre Cenerentola dello sviluppo globale) impotenza a medio lungo termine: non si va oltre la ben nota teoria presentista delle Percezioni (para Gestalt o Cognitive per inciso, un poco più complesse).

Se la cavano politik ma anche protagonisti della società civile con al massimo intuizioni propulsive riduzionistiche, parziali senza quelle visioni di Rete invece necessarie che – e questo il problema – vengono prima di qualsiasi software strettamente culturale o artistico.

Dalle cronache di questi giorni un ennesimo esempio di tale andazzo. Puntualmente in estate o periodicamente qualche solerte giornalista della sempre moderata e provinciale stampa local cartacea si inventa dibattiti culturali, ma praticamente preconfezionati e a priori come certi test superati di psicologia o certe statistiche numerologiche fuorvianti.

Sul Carlino locale ad esempio dibattito in corso con i soliti noti: A. Amaducci, F. Pennini, F. Bettini e uno dello staff di M.L. Brunelli, oltre al solito assessore alla cultura e vice sindaco M. Maisto. Sia ben chiaro anche qua, nei fatti, protagonisti oggettivi e chi più chi meno di ampiezza nazionale della cultura contemporanea ferrarese (come spesso pur segnaliamo da anni sulla stampa local web e anche italiana). E anche tutti quanti nel dibattito segnalano e affermano alcuni punti inediti o comunque da rievidenziare azzeccati in sé:
Chi come Amaducci una superiore coordinazione tra gli eventi e più spazio alle News anche generazionali e giovani sperimentali, chi come la Pennini una interessante analisi etnica local rispetto a Venezia ad esempio (dove gli eventi sono percepiti in senso condiviso e collettivo dalla comunità veneziana a differenza di Ferrara); chi come il collaboratore della Brunelli che invita a una maggiore selezione delle proposte associative. Mentre il ben noto art director di Ferrara Jazz Club focalizza con rara perizia (e i risultati sono stranoti) la sua esperienza costantemente di successo.

Non ultimo ecco Maisto che nonostante anche – noi siamo oggettivi – una gestione politico culturale globalmente positiva almeno in alcuni campi di sua provata e storica meritocrazia (Musica e Cinema ad esempio) più di tutti rimuove appunto l’hardware del discorso, sopravvalutando anche dati recenti effimeri di sviluppo turistico ed economico: soprattutto esorcizzando la filosofia prevalente che appunto contestiamo, prima la Cultura come entità astratta di chiara nostalgia pre moderna e neoestense per dire, poi le necessarie sinergie 2.0 (anche mentali!) e di marketing web, pubblico privato, apertura alla società civile non allineata; in particolare Maisto non capta in certo senso riassumendo, proprio Ferrara in quanto tale come registro di sistema principale da brandizzare come logo in sé ma in senso contemporaneo (e non vacuo nostalgico e velleitario).

Qua a Ferrara prevale l’opposto, pensano che turisti ecc. sbarchino in città in primis per la mostra di turno al Palazzo dei Diamanti, anche vero ma una città d’arte è tale proprio come Link quando invece turisti vengono a Ferrara attratti dalla Ferrara Immaginale in quanto tale! In certo senso, nello specifico, prima il Palazzo dei Diamanti in sé e poi le mostre.

Ecco comunque – tra diverse altre possibili (optional entro certi limiti praticamente soggettivo…) alcune inedite e vere futuristiche macchine mentali per tale obiettivo anche a breve termine, che paradossalmente e apparentemente hanno poco a che fare con la cultura umanistica storica e attuale di Ferrara, nel senso che si tratterebbe anche di rimodulare alcune eccellenze, pure sorta di energia poi esponenziale proprio per ottimizzarle e lanciare come vero Mito collettivo fuori mura la città con una sua identità peculiare (oggi effimera) , simile alla grandi città d’arte non però competitive, ma città d’arte diversa quindi Unica:
1. Forte selezione di alcuni grandi eventi mirati e eccellenze consolidate e delle associazioni stesse artistico culturali propositive ma di nicchia e non quindi utili allo sviluppo produttivo della città, non ultimo un forte ridimensionamento di fondazioni varie e del personale stesso in esubero , in ottiche di sviluppo. Coordinazione di tali grandi eventi o piccoli grandi eventi di matrice local: ad esempio Ferrara sotto le Stelle biennale coordinata nell’anno “sabbatico” con una sua versione solo local di band ferraresi. E così via. Festival del Rinascimento/Medioevo come grande evento in cui anche inserire e sempre con scadenza biennale il Buskers Festival e idem solo Local nell’anno sabbatico (non ultimo un sottomenu nel Festival – gastronomico).
Per l’avanguardia strutturalmente “giovane “Algoritmic e il recupero di High Foundation e il video festival The Scientist in un unico Format, idem solo local nel solito anno sabbatico.
Per l’arte contemporanea, grandi mostre, resta la scadenza annuale, ma magari primavera estate, autunno inverno (e sempre al Palazzo dei Diamanti) idem di matrice local collettive nell’anno sabbatico.
Per la letteratura, dall’Ariosto a Bassani a M. Simoni, finalmente un festival biennale e idem nell’anno sabbatico con scrittori local, dall’avanguardia letteraria al dialetto.
Infine coordinamento delle Gallerie d’Arte o Associazioni meritocratiche private, come poi a volte già avviene, nei palinsesti dei grandi eventi o eventi istituzionali di cui prima.
Oltre a alcune mostre musei permanenti: non solo e non solo per Antonioni ma anche altri protagonisti del grande cinema di matrice ferrarese, inoltre un museo Italo Balbo ad esempio e la famosa permanente (ma poi anche dinamica) Collezione di un certo Sgarbi e anche sulla Spal!

L’obiettivo veramente di Ferrara come città d’arte originale e peculiare, riconoscibile nella sua unicità ci pare visibile: sincronia in tal senso global local, grandi eventi per il presente di ranking nazionale ed internazionale, simultaneamente creazione di una rete sistema sottomenu squisitamente local per a medio lungo termine una vera Officina Ferrarese del XXI secolo e di rilievo nazionale.
2. Investimenti nel vero futuro produttivo a breve termine di Ferrara…. sembra astratto e scompartimento astratto nelle attuali ottiche prevalenti riduzionistiche solo artistiche strettamente culturali, invece ottimizzare l’eccellenza Unife a Ferrara non solo per la ricerca ma anche con strategie di pragmatiche lavorative a Ferrara avvierebbe un effetto farfalla a medio lungo termine assai concreto ed innovativo: Dinamica da promuovere e già operativa anche per l’indotto local economico, con un Festival della Scienza e del Futuro. Incredibilmente mancante nella “terra” di Biagio Rossetti, Copernico e di alcune eccellenze Unife, Medicina, Fisica, Archeologia, Genetica, Comunicazione, contemporanee.
3. Stretta interdipendenza stessa, sinergia punto 3 – istituzionale proprio con la Facoltà di Scienze della Comunicazione, per coinvolgere studenti blogger a costi quasi zero, e giovani laureandi in piani di web marketing culturali e turistici per tutte le iniziative in programma
4. Detassazione concreta alle aziende private ferraresi (e anche fuori mura) come sponsor sinergici pubblico-privato
5. E contrariamente a una fase effimera di qualche turista in più europeo per via degli attentati in Europa, non secondario quest’ultimo e delicato punto, certo trend di degrado e insicurezza multietnica in città dovrà finire in qualche modo… Un città sicura attrae turisti evoluti altrimenti con certi visitors…

Questo rovesciamento di paradigma presuppone, riassumendo, visioni di Rete e ecosistema culturale persino della Città e conoscitive evolute futuribili, possibili solo quando sia a livello istituzionale che tra gli operatori artistici saranno per così dire obsoleti sia certo nodo ideologico (ancora strutturale a Ferrara) sia certo nodo autoreferenziale artistico, poco incline a sguardi appunto di Rete, culturale sociale e, visto che siamo nel 2017, 2.0 o ciberculturale.

Ebbene i protagonisti puntualmente coinvolti in certi dibattiti, ripetiamo al di là del loro eventuale valore oggettivo nei loro specifici giochi d’arte linguistici e piaccia o meno, il pur positivo Maisto tutti riflettono tali bachi: notoriamente e da anni anche sempre prossimi alle istituzioni! E tutti quanti sottovalutano certo trend reale del degrado e del’insicurezza che prima o poi sarà percepito anche dai turisti (visto anche il top proprio nell’area Stazione centrale!).

Non a caso altri protagonisti cittadini (si veda anche proprio questa testata) – noti o meno noti in città ma tutti noti fuori Ferrara… dove spesso operano di più – periodicamente e soprattutto sulla più libera ed evoluta stampa web, denunciano – e persino noto in città, omertà o meno – certo baco poco democratico local mediatico e anche istituzionale. La famosa critica pure diffusa… degli amici degli amici e delle solite piccole medie grandi caste culturali local.

Non a caso, tali dibattiti esitano sempre con il non coinvolgimento di tali voci eretiche pur autorevoli, poco prossime o persino contro ma costruttivamente al Palazzo e anche certa stampa local, per ideologie superate condivise, o moderatismi anche tattici di audience lettori, sempre prevedibile e mai fuori dal coro. Alla fine nulla di nuovo sotto il Sole. Basta consultare certa stampa e osservare i fatti nel divenire storico degli ultimi 20 anni, sempre quasi copia e incolla. I cambiamenti strutturali sempre utopia…

E magari anche grandi eventi possibili, come abbiamo evidenziato nel “brainstorming” di cui prima, noti in tutta Italia, come mostre permanenti o dinamiche a cura di un certo Vittorio Sgarbi o su un certo Italo Balbo trasvolatore che farebbero audience internazionale invidiabile (persino sulla Spal) restano tabù.

E Ferrara al massimo, anche pur con tante risorse, anche istituzionali o prossime (noi siano oggettivi), resta una città d’arte minore, che non decolla mai sul serio… con sempre un ‘altra nebbia nell’aria: panem et circenses e circuito chiuso rispetto al mondo fuori mura (non brecce effimere come al massimo attualmente e da un pezzo).

Info ulteriori vedi link
http://www.ilrestodelcarlino.it/ferrara/cultura/amaducci-ferrara-giovani-performer-1.3252256
http://www.ferraraitalia.it/personaggi-ostinato-e-contrario-lo-strano-caso-di-roby-guerra-poeta-futurista-127917.html
http://www.ferraraitalia.it/bordo-pagina-intervista-shock-a-riccardo-roversi-119147.html
http://www.ferraraitalia.it/un-sogno-allincontrario-quale-cultura-per-la-ferrara-di-domani-130726.html
http://www.ferraraitalia.it/il-sogno-di-astolfo-tagliani-e-i-prosaici-oltraggi-degli-ingrati-130574.html

LA NOTA
E la Casa di riposo apre le porte alla musica dei Buskers

Qualcuno ha lo sguardo perso nel vuoto, qualcuno non riesce a stare seduto ad ascoltare, qualcun altro se ne sta rannicchiato su se stesso. Ma qualcosa, un lieve dondolio a tempo, una smorfia che sembra accennare a un sorriso, un mugolio che evoca un canto, dopo un po’ sembra attraversare le persone sedute nel giardino ad ascoltare la musica. Il Ferrara Buskers Festival, da sempre impegnato per il sociale, ha infatti selezionato alcuni artisti che nei pomeriggi dal 25 al 28 agosto hanno suonato alla Casa Protetta dell’Asp in via Ripagrande.
“Gli ospiti sono anziani non autosufficienti e con patologie invalidanti come la malattia di Alzheimer – spiega Clara Muscatello, che assieme a Raffaella Mosca è coordinatrice della residenza gestita dalla cooperativa Cidas – Rebecca Bottoni del Ferrara Buskers Festival ci aveva invitati a portarli alla manifestazione, ma molti sono in sedia a rotelle e faticavamo a spostarci, così abbiamo avuto l’idea di portare i buskers in struttura”.

Intanto Claudio Niniano, musicista di strada milanese, sta cantando cover di Celentano ed Elvis Presley. Ci sono anche i ragazzi del Festival, i parenti dei pazienti, dei passanti incuriositi. Sulle note melanconiche di “Can’t Help Falling in Love”, a qualcuno scende una lacrima. Le operatrici coinvolgono alcuni in un ballo.

buskers-anziani
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“Aprire le porte è un modo per far entrare qui, chi normalmente non verrebbe mai – dice Muscatello – per noi è importante mostrare che la vecchia idea degli ospizi è superata, oggi qui operano tante professionalità diverse. La differenza è che uniamo l’aspetto sanitario a quello ludico. Anche le persone vecchie e malate possono vivere quello che accade attorno a loro, per esempio li abbiamo portati a vedere le prove della Sonnambula al teatro comunale. Non pensiate che in queste strutture non ci sia vita”.

La casa protetta ha accolto anche ospiti di altre strutture, come Residence Service, Cra Vigarano Mainarda, Cra Poggio Renatico, Servizio Fragilità di Cento e Diurno Handicap Rivana, raggiungendo una media di cento persone ogni pomeriggio.

Niniano ha concluso la sua esibizione tra gli applausi. E’ il momento della distribuzione di acqua e menta per rinfrescarsi. Mentre si prepara Moses, giovane virtuoso dell’armonica, una ragazza con un organetto si fa avanti. “Mi chiamo Audrey sono francese, passavo qui per caso, se vi fa piacere vi suono qualcosa”. E tra lo stupore generale, esegue un paio di brani che trasportano tutti sul lungosenna.

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“La musica permette di escludere la parola – spiega Niniano, che è anche musicoterapista – e con queste persone è l’unico modo di interagire. Io ho scelto un repertorio anni ’50 e ’60 per attingere al cassetto dei loro ricordi e creare delle risonanze nella loro memoria”.

“Io sono riuscita a vedere i Buskers solo un anno, poi sono finita su una carrozzina – racconta Renza – mi ero rassegnata a non vederli più”.

Non è mai troppo tardi per ascoltare la musica.

(fotografie di Stefania Andreotti)

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EVENTUALMENTE
Con le melodie di Andràs Petruska riparte il mercato BioperTutti

dagli organizzatori del Mercato Biopertutti

Domani giovedì 27 Agosto riprende dopo la pausa estiva il Mercato BioperTutti in P.zza XXIV Maggio (Acquedotto) dalle 8.00 alle 14.30 all’insegna della musica degli artisti di strada e con la degustazione delle bontà del mercato. In collaborazione con il Buskers Festival, il mercato BioperTutti ospiterà giovedì 27 Agosto, dalle ore 10.30, il bravissimo e pluripremiato chitarrista ungherese Andràs Petruska. L’artista, che fonde suoni e melodie tipiche della musica folk ungherese con il groove dell’hiphop, accompagnerà con la sua voce intensa e armoniosa i consumatori nella degustazione delle golosità del mercato per un’esperienza davvero unica ed originale [vedi].

biopertuttibiopertuttiGià dalle 8 potrete trovare IL PANE E I GOLOSI BISCOTTI di Zenzero Candito, FRUTTA E VERDURA FRESCHISSIMI dell’ Azienda Ai Pavoni e dell’Agriturismo Arcadia, IL FRITTO CROCCANTE E I FILETTI DI PESCE di Biofish! E naturalmente vino senza solfiti, succhi di fragola, mela, mirtillo, miele,nocciolinda e tanto altro!
Vi aspettiamo per il consueto appuntamento settimanale per farvi gustare tutte le bontà del mercato e regalarvi una bellissima giornata di gioia e allegria!

DA GIOVEDI’ 27 AGOSTO OGNI SETTIMANA DALLE ORE 8.00 ALLE 14.00

EVENTUALMENTE
Stasera al Puedes: Dente porta lo stupore e la meraviglia

dagli organizzatori di Autori a corte

Giuseppe Peveri, in arte Dente, ospite d’eccezione al Puedes Summer Night per l’ultimo incontro di “Libri da Bere-Autori a Corte Outside” di stasera, martedì 25 agosto al Ferrara Buskers Festival 2015.

Nell’ambito del Ferrara Buskers Festival 2015, ospite d’eccezione martedì 25 agosto (alle 20,15 circa) al Puedes Summer Night, in occasione dell’ultimo incontro di “Libri da Bere-Autori a Corte Outside”, con uno dei più popolari cantautori italiani dell’ultima generazione: Giuseppe Peveri in arte Dente, che giunge a Ferrara per presentare il suo libro “Favole per bambini molto stanchi” (Bompiani Editore). Nato a Fidenza nel 1976, Dente, ha all’attivo cinque dischi che gli sono valsi un’accoglienza calorosa del pubblico e della critica. Il libro, diviso in dodici “capitoli”, illustrato da Franco Matticchio che è già alla terza ristampa, parla di solitudine, di paure, di lupi, di amore per risvegliare lo stupore, la meraviglia, la fantasia di grandi e piccini, facendoli entrare in un universo di pianeti curiosi e impertinenti, che rifiutano la logica, giocano con la morale, rovesciano le leggi della fisica e della sintassi. Eppure, come accade nella vita di tutti i giorni, i personaggi che li abitano si innamorano e si odiano, si parlano e non si capiscono, sono fragili e un po’ spietati, ma soprattutto ridono molto, rimanendo serissimi. A condurre l’incontro sarà la giornalista e scrittrice Giorgia Pizzirani, del quotidiano Ferraraitalia.

ACCORDI
Arrivano i Buskers!
Il brano di oggi…

itchy teethOgni giorno un brano intonato a ciò che la giornata prospetta…

(per ascoltarlo cliccare sul titolo)

Itchy Teeth –  (I Can’t Get No) Satisfaction [Live al Ferrara Buskers Festival 2014]

Ed anche l’edizione 2015 è finalmente arrivata: da stasera le strade di Ferrara saranno invase dai buskers e dalle migliaia di persone che da anni accorrono entusiaste per assistere al #FBF2015! In parallelo a Puedes, oltre ad altri artisti, saranno ospiti gli Itchy Teeth, il quartetto inglese tra i più apprezzati della scorsa edizione del Ferrara Buskers Festival.

 

IL FATTO
Le note del Ferrara Buskers Festival rallegrano le strade milanesi

In trasferta a Milano per l’anteprima del Festival, i Buskres sono stati accolti da Pisapia per la consegna dei cartelli, e hanno suonato fra le vie del centro per la gioia dei milanesi e non solo.
Il nostro racconto della giornata.

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Quando entrano a Palazzo Marino, sede del Comune di Milano, i Buskers, coerenti con il loro ruolo, occupano il salone del ricevimento come fosse una strada: cantano, suonano, intrattengono messi e vigili, si accampano per terra.
Arriva Chiara Bisconti, assessora al benessere, qualità della vita, sport e tempo libero per fare gli onori di casa, è molto divertita dalla folkloristica invasione.
Poi, improvvisamente, da una porta sul fondo, entra Giuliano Pisapia, il sindaco di Milano, e si fa incontro al vicesindaco Massimo Maisto, a Milano anche per le giornate di Ferrara ad Expo, e agli organizzatori del Festival. Questa volta si invertono i ruoli: sono i buskers ad applaudire.

“Oggi – ha detto Pisapia – vi esibite in centro dalle 18 alle 20, possiamo dire che questo è l’aperitivo del vostro Festival. Sono molto felice che siate qui per tre motivi: il primo è che a Ferrara vivono dei miei cari amici ed è una città a cui sono molto legato; secondo è importante che siate essere qui a mostrarci cosa Ferrara è riuscita a costruire per gli artisti di strada e per gli artisti musicali in generale; terzo sull’onda di quello che avete fatto anche noi ora ci stiamo muovendo”.

“In questi anni – ha aggiunto Maisto – tante città italiane hanno colto l’importanza di puntare su arte e cultura, Ferrara l’ha capito prima, definendosi appunto Città d’arte e di cultura, e oggi la carovana dei Buskersk che viene accolta nella capitale economica d’Italia, la metropoli dell’Expo, è per noi motivo di grande orgoglio e ci fa capire che seppur piccoli, siamo in grado di dialogare con tutto il mondo”.

Poi è proprio il sindaco di Milano a dare il via alla rituale cerimonia di consegna dei cartelli agli artisti, che segna l’avvio ufficiale della manifestazione. I primi sono i veterani Cosmic Sausages che non perdono l’occasione per coinvolgere Pisapia nelle loro gag.
Nel frattempo arriva anche Paolo Borghi, il suonatore di hang, che in mattinata ha intrattenuto i visitatori dello spazio di Expo dedicato proprio alla città estense (fino ad oggi). “Per fortuna c’era lui – scherzano gli organizzatori – a rilassare il pubblico durante le lunghe code”.

Poi tutti in strada, quella che dal Castello Sforzesco arriva fino al Duomo, una delle più prestigiose d’Italia, dove era anche presente uno stand promozionale del territorio ferrarese.

“Quest’anno la capitale del mondo è Milano, potevano non esserci?”, scherza orgogliosa Roberta Galeotti, responsabile dei rapporti con i musicisti per il Festival.

“Conosciamo il Buskers Festival di Ferrara, è per questo che siamo qui oggi”, dice una coppia di giovani che dal Piemonte è venuta appositamente a Milano per l’anteprima ed ora ascolta rapita i Madrid Hot Jazz Band in via Dante.

Due ragazze stanno ballando in piazza dei Mercanti, davanti ai Balcony Players, un combo internazionale che fa musica klezmer e gipsy. “Abbiamo amici a Ferrara ed ogni anno cerchiamo di andarli a trovare durante il Festival: quest’anno non ci sembra vero poter avere i musicisti qui!”.

Tutti conoscono il Buskers Festival, tutti sanno che, nonostante questa fuitina, la sua casa è Ferrara.

“Per loro dev’essere bellissimo suonare davanti al Duomo, per noi è bellissimo ascoltarli in questo posto meraviglioso”, riassume così lo spirito di questa trasferta una signora che in piazza Duomo ascolta la potente voce di Marianne Aya Omac (la cantante degli indimenticati Ginkobiloba).

Alle 20 finiscono le esibizioni, è tempo di rimettersi in strada per tornare là dove il Festival è nato. Oggi Comacchio, domani Ferrara.
L’anteprima Milanese è volata nel tempo di una canzone, ma ha lasciato la consapevolezza che la piccola città estense ha un enorme patrimonio di cultura che anche le sorelle maggiori le guardano con rispetto e ammirazione. E prendono esempio.

E mentre i friulani Cinque uomini sulla cassa del morto non si rassegnano alla fine di questa giornata continuando a cantare sul pullman del ritorno, c’è chi, come Victor L. C. Young, ex ingegnere Nato che suona strumenti di recupero, nella saggezza dei suoi ottant’anni compiuti, conserva le forze per i prossimi giorni: quelli intensi che riporteranno per la ventottesima volta il Buskers Festival a Ferrara.

(foto di Stefania Andreotti)

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L’EVENTO
La magia dei Buskers alla conquista di Milano

La musica è un viaggio, e non è una metafora. Il Ferrara Buskers Festival on tour oggi porta musicisti organizzatori e giornalisti a Milano per l’anteprima della kermesse di artisti di strada che domani sarà a Comacchio, e sabato, finalmente, approderà a Ferrara. Il viaggio in pullman è l’occasione per una chiacchierata con gli storici organizzatori del Festival.

“Dopo Venezia nel 2013, e L’Aquila nel 2014, quest’anno per l’anteprima on tour non potevamo che scegliere Milano” spiega Roberta Galeotti, responsabile dei rapporti con i musicisti per il Fbf. “Non è solo per l’Expo – le fa eco Luigi Russo, direttore organizzativo del Fbf – ma anche perché Milano è la terza città al mondo tra quelle più friendly con gli artisti di strada, e per noi questo fa la differenza”.

Saranno 19 gli artisti dislocati tra il Castello Sforzesco e il Duomo che porteranno la magia del Festival nel centro del capoluogo lombardo. Anche se il fascino della cornice estense, più raccolta e metafisica, è ineguagliabile.

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Fotoservizio di Stefania Andreotti

Stefano Bottoni, ideatore e direttore artistico del Fbf, è seduto davanti nel pullman, in un silenzio assorto. Gli chiediamo se dopo 28 edizioni riesce ancora a emozionarsi.
“Certo che sono emozionato, mi emoziono ogni anno, sennò non lo farei! Quando cominciano ad arrivare tutti i musicisti sento le farfalle nello stomaco”.

E il Festival riesce ancora ad emozionare?
“Se ci pensi – risponde Bottoni – il segreto del Festival è quello che accade nel momento in cui una persona suona e un’altra si ferma ad ascoltarla”.
Ma anche la bravura e l’esperienza nel far succedere questo incontro.

“Lo spirito del Festival è lasciarsi andare davanti ad uno che non si conosce”.
Un benefico esercizio di fiducia nel prossimo, cosa tanto rara di questi tempi.
“Il primo a farlo fu il Comune, quando dal nulla proponemmo di realizzare questo evento, che non esisteva in nessun’altra città”.
Da allora la magia si ripete ogni anno.

Bottoni torna assorto. “Mi è tornato alla mente un ricordo, che forse è alla base dell’idea del Festival. Quando avevo 8 o 10 anni, veniva a Ferrara una banda di motociclisti acrobati. Mettevano il loro camion davanti al teatrino Nuovo, poi tendevano un cavo fino alla cima della torre della vittoria. Poi salivano con delle moto scarburate senza gomme lungo il cavo. Io stavo male pensando a quando sarebbero dovuti tornare indietro in retromarcia. Poi qualcuno passava a fare cappello. Quel ricordo deve aver silenziosamente lavorato nella mia testa! Chissà se qualcun altro ne ha memoria!”.

Ma ora è tempo di tornare al presente, il pullman è arrivato a Milano, una nuova edizione del Ferrara Buskers Festival sta per avere inizio.

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IMMAGINARIO
Musica, musica.
La foto di oggi…

Musica e spettacolo, pronti, via! Da oggi si entra nel vivo della manifestazione diffusa su 200mila metri quadrati di palcoscenico con circa 1000 artisti provenienti da 35 nazioni diverse. Suoni, colori, movimento: con il Ferrara Buskers festival oggi a Milano, domani a Comacchio e da sabato a Ferrara le vie e le piazze del centro storico si trasformano in un grande teatro di strada. Lo sintetizza lo scatto di Anna Maria Mantovani, che fa parte della mostra su “Dieci anni di Buskers”. Immagini realizzate dai soci del Fotoclub Ferrara tra il 2000 e il 2014 e appese alle pareti della biblioteca Bassani e del piccolo bar ristorante equosolidale del centro storico. (gio.m)

“Dieci anni di Buskers” dall’1 al 20 agosto 2015, biblioteca comunale Bassani, via Grosoli 42, quartiere Barco di Ferrara. Aperto martedì-sabato 9-13; martedì e giovedì anche 15-18.30. Ingresso gratuito.

Dal 20 al 30 agosto in mostra al ristorante “381-Storie da gustare”, piazzetta Corelli 24, Ferrara. Aperto a pranzo (ore 11-15.30) da lunedì a domenica, da mercoledì a sabato anche 18.30-22.30. Ingresso gratuito.

OGGI – IMMAGINARIO FOTOGRAFIA

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Musica, colore, movimento: in uno scatto il senso il Ferrara Buskers festival (foto Anna Maria Mantovani)

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

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L’EVENTO
Note di strada: tornano gli artisti del Ferrara Buskers Festival

Nuovi punti musica ufficiali – piazzetta Carbone e Bersaglieri del Po – arricchiranno l’edizione 2015 del festival della musica di strada più antico d’Europa, “quello che conta il maggior numero di imitazioni, come la settimana enigmistica”; omaggiato pure dai… reali: ultimo il sovrano belga, che dà seguito alla precedenti lodi espresse dalla regina di Inghilterra e dal re di Spagna.
A Ferrara l’attesa è terminata: e anche quest’anno, sulla strada che porta alla città estense sono in arrivo gli artisti ospiti del Buskers Festival. Vera protagonista, la musica. Venti i gruppi che partecipano come invitati ufficiali, provenienti da tutto il mondo: tre dal Belgio – Les Busiciens, Tram33 e The Belgian Bluebirds – la nazione ospite di questo anno, ma come di consueto gli artisti attesi saranno nel complesso circa duecento. Previste novità e graditi ritorni, tra cui Victor L. C. Young, felice di festeggiare al festival gli 80 anni già compiuti, e i cinematografici Cosmic Sausages. Tenori e violinisti, melodie arabe e jazz folk, humppa finlandese e klezmer, one-man-band e gruppi multietnici avranno casa tra Lombardia ed Emilia Romagna nelle prossime due settimane, proseguendo la tradizione dell’on tour: questo anno si parte da Milano: a Palazzo Marino avrà luogo, giovedì 20 agosto, l’anteprima del festival con il suonatore di hang Paolo Borghi, per poi proseguire a Comacchio (venerdì 21), a Ferrara (sabato 22 e domenica 23, poi da martedì 25 sino a domenica 30 agosto) e Lugo (lunedì 24), per un evento che calamita ferraresi, italiani e non solo: in conferenza stampa sono presentati due coniugi francesi assidui frequentatori del festival, tanto da acquistare casa in città per poter seguire ogni anno l’attesa kermesse.

Una particolare attenzione è rivolta anche al sociale, in modo particolare ai malati di Alzheimer e ai detenuti in casa circondariale dove si esibiranno alcuni degli artisti coinvolti.
Per il quinto anno consecutivo poi il progetto EcoFestival accompagna il festival della musica: le associazioni CleaNap e Viale K, il ride sharing di BlaBlaCar e il bus sharing GoGoBus sono alcune delle iniziative eco che andranno ad arricchire questa edizione, insieme al punto di ristoro vegano curato dallo chef Marco Jannotta.
Confermate le iniziative dell’anno scorso che uniscono poesia e tango, storie dei buskers che popolano Ferrara e artigianato, che animeranno punti strategici della città estense. Per turisti e appassionati, gli allievi dell’Istituto d’arte “Dosso Dossi” di Ferrara saranno a disposizione per illustrare le bellezze artistiche della città in un originale percorso di trekking urbano.
Sempre seguendo la strada.

La 28esima edizione del Ferrara Buskers Festival, è patrocinata dal ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo e dal ministero dell’Ambiente. Presentata dal suo ideatore e direttore artistico Stefano Bottoni, dal direttore organizzativo Luigi Russo, dal vicesindaco Massimo Maisto, dal responsabile servizi ambientali Hera per Modena e Ferrara Alberto Santini e dal presidente della commissione parlamentare sugli illeciti ambientali Alessandro Bratti, con gli interventi dell’assessore Simonetta Zalambani e del sindaco di Lugo Davide Ranalli,

Importanti sono i nomi di sponsor e sostenitori. A partire da Citroën – un marchio francese che onora gli ospiti belgi – a Darsena Office Park passando per Birra Peroni.
Gruppo Hera collaborerà a questa edizione con una serie di iniziative mirate a valorizzare il territorio tutelandone l’ambiente e promuovere le occasioni di socialità. In primis avendo un occhio di riguardo alla pulizia della città attraverso la raccolta differenziata in contenitori stradali, astucci portacicche e distribuzione gratuita di acqua nel punto Hera nella sorgente urbana.
A questo si aggiungono il progetto CiboAmico, nato da dicembre 2009, che redistribuisce pasti non consumati a persone in situazione di difficoltà, con il supporto di Last Minute Market (Università di Bologna) e la collaborazione della società Elior; e la promozione del compostaggio il 28 e il 29 agosto con laboratori creativi di opere florovivaistiche dedicati ai più piccoli.
Perché il festival è anche collaborazione e iniziative: uno su tutti Ibo Italia, il cui presidente racconta la filosofia dell’associazione finalizzata al Buskers festival. Priorità è creare una cultura della “mondialità”, grazie ai volontari che da ogni parte del globo arrivano a prestare servizio alle porte di ingresso del festival con il Grande Cappello: le offerte qui raccolte andranno in parte all’organizzazione dello stesso festival e ad altre attività mondiali.

IMMAGINARIO
Buskers da incanto.
La foto di oggi…

L’incanto. Cinque bambini seduti in terra, incantati ad ascoltare la musica eseguita da cinque strumentisti. Questa foto di Roberto Del Vecchio racconta il piacere della musica e la capacità di coinvolgere e far sentire una cosa sola chi suona e chi ascolta. E’ una delle immagini della mostra “Dieci anni di Buskers”, fatte dai soci del Fotoclub Ferrara e appese alle pareti ora della biblioteca Bassani e, da domani, al ristorante equosolidale del centro. I ciottoli sono quelli davanti al campanile del Duomo di Ferrara, in piazza Trento Trieste, dove sabato 22 agosto torneranno musicisti, musica e pubblico del Ferrara Buskers festival 2015. (gio.m)

“Dieci anni di Buskers” dall’1 al 20 agosto 2015, biblioteca comunale Bassani, via Grosoli 42, quartiere Barco di Ferrara. Aperto martedì-sabato 9-13; martedì e giovedì anche 15-18.30. Ingresso gratuito.

Dal 20 al 30 agosto in mostra al ristorante “381-Storie da gustare”, piazzetta Corelli 24, Ferrara. Aperto a pranzo (ore 11-15.30) da lunedì a domenica, da mercoledì a sabato anche 18.30-22.30. Ingresso gratuito.

OGGI – IMMAGINARIO MUSICA

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Buskers a Ferrara (foto Roberto Del Vecchio, FotoClub Ferrara)

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IMMAGINARIO
Corsa nei colori.
La foto di oggi…

“Vibe” in inglese vuol dire atmosfera, vibrazione, sensazione. E la “ColorVibe 5Km Run” – in programma per domani sera nel sottomura dei Baluardi – sarà una corsa messa a punto proprio per creare un’atmosfera piena di sensazioni e colori: quelli che finiscono addosso ai partecipanti e che, a loro volta, possono lanciare.

Il Vibe Village fa parte del “Puedes summer night”, il cartellone che porta avanti rinnovandola la tradizione del Buskergarden, la manifestazione che ogni anno anticipa e prepara l’atmosfera del Buskers festival di Ferrara. Il punto di ritrovo – dove si finirà con una festa, musica a tema, bevanda aromatica e immersione tra profumi orientali – è allestito nel sottomura di via Baluardi (ingresso da via Bologna 1) a Ferrara.

Le iscrizioni apagamento sono aperte fino a oggi, giovedì 13 agosto (http://colorvibe.it/localita/ferrara15/), ma online ci si potrà iscrivere fino a domani, 14 agosto

OGGI – IMMAGINARIO EVENTI

color-vibe-corsa-ferraraOgni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

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ACCORDI
Saltimbanchi oplà.
Il brano di oggi…

Ogni giorno un brano intonato alla cronaca di ieri, oggi, domani.

L’arte e la musica di strada che diventano star al punto da “riempire neanche un teatro, ma tutta una città”, come ha avuto modo di dire il presidente dell’associazione “Ferrara Buskers festival”, Stefano Bottoni. E in effetti è quello che questa iniziativa riesce a fare. Ora, in attesa della manifestazione dei musicisti di strada alla sua 28a edizione,  è bello riascoltare “Saltimbanchi” cantato da Enzo Jannacci. Il festival dei busker è in programma dal 20 al 30 agosto 2015 in strade e piazze del centro storico di Ferrara, ma già dall’1 – e fino al 30 agosto – lo introduce e lo accompagnerà ogni sera la musica del “Puedes summer night” nello spazio verde del sottomura cittadino, in via Baluardi.

ferrara-buskers-festival ferrara-buskers-festival“Saltimbanchi” di Enzo Jannacci

[per ascoltarlo clicca sul titolo]

 

 

 

IMMAGINARIO
Batteria spericolata.
La foto di oggi…

Una vita spericolatamente sul palco quella di Daniele Tedeschi, ferrarese, storico batterista di Vasco Rossi, ma anche di Miguel Bosè. A raccontarla ci pensa il giornalista Samuele Govoni, autore della biografia “Una batteria in valigia”. La presenterà oggi in anteprima nel Giardino delle duchesse.

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Il batterista di Vasco, DanieleTedeschi, sulla copertina del libro
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DanieleTedeschi alla batteria

A seguire un’altra biografia ferrarese: “Per miglia e miglia” dove Giorgia Pizzirani fa un ritratto dell’ideatore del Ferrara Buskers festival e cantautore Stefano Bottoni. Modera e conduce Fausto Natali, responsabile biblioteche comunali ferraresi.

Sempre stasera la presentazione di “Vegano più g(i)usto più sano”, il libro scritto dallo chef Elio Facchini con Marcella Trivella (ristoratrice) ed Elisa Pampolini (naturopata) con la conduzione di Riccarda Dalbuoni, giornalista dell’ufficio stampa del Comune di Occhiobello.

Concluderanno la serata di chiusura della rassegna i ricordi più significativi di “Il viaggio di Sammy”: il racconto dell’esperienza di un diciannovenne affetto da una rarissima malattia genetica raccontata insieme con il giornalista Nicola Franceschini e dalla viva voce di Sammy Basso.

 “Autori a corte”, a cura della casa editrice La Carmelina, nel Giardino delle duchesse, via Garibaldi 6, Ferrara.

Oggi dalle 19,45 la presentazione dei libri di Govoni e Pizzirani; alle 20,45 per lo spazio Outsider il libro “Vegano più g(i)usto più sano”; in chiusura “Il viaggio di Sammy”

OGGI – IMMAGINARIO EVENTI

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LA PROPOSTA
Quel corridoio da ravvivare fra duomo e Racchetta

Ora è una sorta di retrobottega, ma potrebbe diventare un gioiellino incastonato nel cuore del centro storico. Parliamo dell’area retrostante la galleria Matteotti, una zona così poco conosciuta e frequentata che addirittura non molti sanno che quella strada è via Gobetti… Eppure è lì, a poche decine di metri dal duomo, certo tornita da qualche palazzo moderno il cui prospetto non offre particolari emozioni, ma ingentilita da scorci suggestivi e parecchio verde.
Ora che è stata riqualificata la galleria, andrebbe completata l’opera tirando a lucido anche questo piccolo, potenzialmente gradevole, ambito. Basterebbe poco: una ripulita, una risistemata, qualche cassonetto in meno e una manutenzione più accurata.

Ma soprattutto servirebbe un po’ di animazione: molti dei negozi che si affacciavano su questa strada hanno chiuso da tempo, proprio perché la via raramente è frequentata da altri che non siano i residenti. Invece, per ravvivarla, la si potrebbe concepire come spazio di espansione per iniziative che già si svolgono nelle strade e piazze contigue: portando qui, ad esempio, alcuni dei banchetti dei vari mercatini (quelli dell’antiquariato, della gastronomia, dell’artigianato…) o posizionando qualche artista dei Buskers durante la rassegna. Insomma ci sarebbero varie possibilità per attirare curiosi e turisti e ridare senso a uno spazio dimenticato. In tal modo la strada pian piano e con naturalezza riprenderebbe vita.

Peraltro, sul fronte opposto a quello del duomo, è stato completato il mirabile restauro dell’antica Camera del lavoro, quel palazzo della Racchetta che già ospita estemporanee iniziative, eventi, convegni, ed è quartier generale di alcuni festival come Internazionale e Altroconsumo.
Il comparto, insomma, è interessante ed epicentrico, stretto com’è fra via San Romano e corso Porta Reno e inscritto, appunto, fra la prima dimora del movimento operaio e contadino e la galleria Matteotti, dalla quale  si intravede il prospetto laterale del duomo.

E’ dunque a pieno titolo anche questo un angolo di Ferrara da riconsiderare, ripensare e valorizzare. E, in questo caso, più che i soldi servono idee e buona volontà.

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L’INTERVENTO
Stefano Bottoni: “D’accordo col Comune di mettere a bando gli stand del Buskers Festival”

da: Stefano Bottoni, presidente e direttore artistico “Ferrara Buskers Festival”

L’idea dell’Amministrazione Comunale di mettere a bando gli stand del festival, è sostenuta dall’Associazione Ferrara Buskers Festival – sottolinea il Presidente dell’Associazione Stefano Bottoni – perchè riteniamo importante e costruttivo finanziariamente, per la continuità dell’evento a Ferrara, dopo anni di polemiche sui gazebo, allargare la possibilità di beneficiare di un indotto economico di tale portata.
Pensiamo, ad esempio, anche ad esercizi commerciali che, fuori dal tradizionale percorso del festival o situati in periferia, potranno da quest’anno vivere la manifestazione dall’interno e trarre benefici economici dalle migliaia di presenze, in particolare turistiche, stimante in soli 8 giorni.
Ricordiamo in passato operatori “invidiare” colleghi del centro storico o chiedere di collocare musicisti in zone non toccate dalla manifestazione e fuori dall’area pedonale.
A nostro avviso ogni postazione, individuata dal Comune, per i gazebo è valida perché, ricordiamo, che gli artisti invitati e accreditati sono posizionati equamente su tutto il percorso pedonale, con non poche difficoltà organizzative e logistiche, ma ciò che incuriosisce il pubblico risulta essere anche una proposta culinaria differente e innovativa, come per qualsiasi altra attività commerciale.
Noi tutti, come Associazione Ferrara Buskers Festival siamo, nonostante le attuali atmosfere, anche per l’ edizione 2015 a garantire alla Città, la qualità artistica e organizzativa della manifestazione e la grande affluenza di pubblico su Ferrara che, di questi tempi, non è poco!

 

L’INTERVISTA
Ritratti formato poster e confessioni web: l’arte pubblica della ferrarese Sofia Sita

L’abbiamo conosciuta mentre dipingeva una saracinesca in via San Romano, durante l’ultima edizione del Buskers Festival: come artista accreditata, proponeva un progetto da lei ideato che mira a combattere il degrado urbano. A novembre esporrà un centinaio di ritratti in formato poster per le vie di Bollate (Milano), frutto di una campagna di interviste sul tema della crisi e non solo, fatte con un semplice modulo disponibile su Internet e che ognuno può compilare e spedire, anche ora.

Si chiama Sofia Sita, ed è una giovane artista ferrarese, spontanea, appassionata e piena di idee originali. Laureata alla Nuova Accademia di Belle Arti (Naba) di Milano, laurea a ottobre prossimo in Illustrazione editoriale all’Accademia di Belle Arti di Bologna (Ababo), ha da poco ricevuto una menzione speciale per il progetto dei poster, al concorso di idee “Up_nea’14: lo stato dell’arte ai tempi della crisi” [vedi], promosso da Nudoecrudo teatro, in collaborazione con Fabbrica Borroni, centro per la giovane arte italiana (Bollate, Milano).
Il progetto di Sofia Sita s’intitola “Gli ultimi saranno i primi”, e la mostra dei suoi lavori sarà inaugurata il 15 novembre alla Fabbrica Borroni. Abbiamo intervistato l’artista e la curatrice della mostra, Annalisa Bergo, per capire come nasce e come si sviluppa questo progetto.

Il tuo è un progetto molto originale, perché nasce dall’incontro con le persone e sfrutta le possibilità offerte dal web. Nella presentazione del modulo dici: “Con questo progetto voglio offrire l’occasione al maggior numero di persone possibili di dare voce e raccontare la propria storia alla società contemporanea”. Come ti è venuta quest’idea?
Io ho sempre realizzato dipinti figurativi, copiandoli da foto di famiglia. Ad un certo punto mi sono accorta che non trovavo più il senso di dipingere in questo modo. Quindi ho cercato di mettere insieme pittura figurativa e contemporaneità. Ho cominciato a riplasmare la mia arte guardandomi intorno, guardando i volti e interagendo con le persone, parlandoci, e mi è venuta l’idea delle interviste. Prima ho cominciato con gli amici e i compagni di studi, chiedendo loro una breve descrizione di sé e come si sentivano in questo periodo di crisi, in cui la disoccupazione imperversa e mina il nostro futuro, con l’idea di ritrarli a partire da questi elementi.

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Uno dei ritratti che verranno esposti a Bollate

Poi, a pensarci bene, ho capito che sarebbe stato restrittivo indirizzare il mio interesse solo ai giovani, quando anche gli adulti hanno mille motivi per essere preoccupati, non solo a causa della crisi ma anche di tutti quegli eventi tristi e dolorosi che capitano nella vita, da un litigio alla perdita di una persona cara. E’ così che ho aperto il mio progetto a tutta la società, con lo scopo di raccogliere tante testimonianze, rappresentarle con la mia arte, farne delle opere formato poster e attaccarle ai muri delle strade, in modo che tutti potessero vederle, riconoscersi e condividere il proprio stato d’animo.

Per questo progetto è fondamentale raccogliere un certo numero di interviste, attraverso quali canali avete pensato di fare promozione e in che modo ottieni le interviste?

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Totem presso Lorablu, bar del centro sportivo di Bollate

Nel progetto che ho presentato al bando, ho chiesto di fare le interviste su Internet, con un semplice modulo di indagini on-line [vedi], in modo da raggiungere chiunque voglia partecipare. Ho anche creato un evento su Facebook collegato alla pagina del modulo. In più, i curatori della mostra hanno organizzato per ottobre varie iniziative di promozione in loco, a Bollate: una serie di presentazioni in cui inviterò direttamente il pubblico a descriversi; la distribuzione di alcune scatole-totem (nella biblioteca comunale, al centro sportivo comunale e nel sottopassaggio della stazione) in cui le persone possono imbucare il loro materiale; è previsto anche un passaggio radio a Radio Città Bollate, in cui interverrò anch’io.

Se i lettori del nostro giornale volessero partecipare al tuo progetto, cosa dovrebbero fare?

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Altro ritratto che verrà esposto in formato poster

E’ molto semplice, nel modulo che si trova su Internet [vedi] io chiedo alle persone di rispondere a due domande, se c’è stato un evento triste o doloroso nella loro vita, qual è il loro stato d’animo. In più, chiedo la descrizione fisica del mezzo busto, che può essere resa a parole, ma anche con una foto, con un disegno o in qualsiasi altra forma. Dopodiché realizzo il ritratto, cercando di mettere insieme tutte questi input, senza alcuna preoccupazione per la verosimiglianza. Infine, scelgo una frase particolarmente significativa che hanno scritto e la riporto sotto.


Quante interviste contate di raccogliere e dove saranno esposti i tuoi lavori?

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I ritratti vogliono rendere gli stati d’animo

Contiamo di raccogliere un centinaio di interviste, per ora ne sono arrivate una trentina. I miei poster verranno affissi in giro per Bollate e avranno la vita di un qualsiasi manifesto. Probabilmente, per l’inaugurazione della mostra verrà allestita una parete dei miei poster in Fabbrica Borroni, e verrà realizzato un piccolo catalogo.

Non ti dispiace che i tuoi poster vengano coperti da altri manifesti e che abbiano vita breve?
No, perché il mio progetto è stato ideato con l’obiettivo di stare “fuori”, i miei lavori nascono dall’incontro con le persone, ne vogliono raccontare gli stati d’animo, e quindi non trovavo giusto “rinchiudere” i loro ritratti in un luogo accessibile solo in certi giorni e in certi orari, volevo fossero visibili sempre ed esposti in luoghi pubblici. E’ un progetto fatto per le persone, dalle persone, per la cittadinanza.

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Dipingi saracinesche, esponi i tuoi poster per la città, sei una street artist?
No, non mi considero una street artist, la mia è arte pubblica, arte sociale. Mentre la street art nasce spontanea, senza nessuna condivisione o accordo con altre persone, il mio obiettivo principale è proprio coinvolgere le persone attraverso i miei lavori, ho scoperto che è questa la mia indole.

Ad Annalisa Bergo, la curatrice della mostra, chiediamo di raccontarci del concorso e a cosa si deve la menzione speciale che hanno dato a Sofia Sita.
“Il progetto di Sofia ci interessava per le implicazioni con la contemporaneità, perché noi privilegiamo i giovani artisti che capiscono i tempi in cui vivono e che, attraverso la loro arte, riescono a far partecipi le persone e a trasmettere le loro emozioni. Nella motivazione, infatti, abbiamo scritto ‘Per l’interessante, seppur acerba, idea progettuale, capace di coniugare arte visiva e società’. Perché Sofia ci ha molto colpito per l’originalità dell’idea, ma anche per la sua freschezza e ingenuità”.

Sappiamo che l’avete premiata in modo particolare, come?
Non ci piaceva l’idea di consegnarle un premio in denaro perché non avrebbe avuto seguito, Sofia è molto giovane e questa sarebbe stata una scelta sterile. Consigliati dalla professoressa Antonella Cirigliano, membro della giuria e docente di Performing arts presso la Naba, abbiamo optato per supportare il suo progetto, condividendolo per sviluppare insieme a lei un lavoro più maturo.

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Mr. Save the wall, stencil su cartone

Inoltre, abbiamo pensato di affiancarla, nella mostra, a Mr. Save the wall, un artista ormai affermato in Italia, che realizza i propri lavori con stencil su cartone, e che attacca in modo non permanente sui muri, con nastro adesivo personalizzato [vedi]; sicuramente l’incontro con un artista più esperto e scaltro nel muoversi nel mondo dell’arte pubblica, sarà un ottimo stimolo per Sofia.


Si ringrazia Fabbrica Borroni per aver concesso la pubblicazione delle foto delle opere di Sofia Sita, ancor prima dell’inaugurazione della mostra che avverrà il 15 novembre.

Per saperne di più su Fabbrica Borroni [vedi] e su Nudoecrudoteatro [vedi]

LA STORIA
Tu, ragazza dell’Europa:
“Dimenticare è più facile che imparare”.
Diario di un’estate ferrarese

La stazione, si sa, è un crocevia: arrivi e partenze, che siano di piacere o lavoro. Così, a metà luglio, è iniziato anche lo stage di Milica Vlajin, giovanissima studentessa di lingue serba, arrivata a Ferrara per otto settimane di volontariato a Ibo, associazione che opera per promuovere fra i giovani il senso di responsabilità verso gli altri e la consapevolezza di ciò che è bene comune. Ciò è stato possibile grazie alla rinnovata collaborazione tra Ibo ed Aiesec che, per il secondo anno consecutivo, ha portato nella città emiliana una ventata di internazionalità. I ragazzi del comitato locale di Aiesec, l’associazione di studenti più grande del mondo, hanno aiutato la stagista a muovere i primi passi (e le prime biciclettate) tra la sua nuova casa e il centro, dove, in via Montebello, ha sede Ibo.
La ragazza ha lavorato in ufficio, nel periodo precedente il  Buskers festival. E poi si è prodigata con i volontari impegnati durante la manifestazione nell’accoglienza del pubblico. Milica ha sorpreso tutti con un’ottima padronanza dell’italiano, tanto da impiegarlo con sapienza non solo nella stesura dei comunicati stampa e dei volantini che sponsorizzavano le attività del Grande Cappello, ma perfino per fare ironia e scherzare. E non solo. C’è stato per lei anche modo di esprimere pensieri, impressioni e riflessioni su questa avventura appena terminata.

“È necessario allinearsi ed entrare in sintonia con il posto in cui ci si trova, abituarsi e, nel caso, anche adattarsi”, afferma a consuntivo della sua ‘prima volta’ lontana da casa per un lungo periodo: Come l’hai affrontata?, domandiamo. E’ nata un’altra Milica?
Forse. Credo che quando si parte per l’estero è come se si avesse l’opportunità di modellare sulla propria persona un’identità completamente diversa; certo, a ventun anni si è persone già abbastanza formate, però ho notato che ci sono aspetti della mia personalità che hanno rilevanza diversa a seconda di dove sono. Per esempio, a Belgrado conoscono lati di me che a Ferrara non c’è stato modo di ritrovare, e viceversa: gli altri non pensano che io possa essere anche diversa da come mi vedono. Inserendosi in un dato contesto, tra persone che hanno abitudini diverse, il proprio io cambia prendendo consuetudini che non gli appartengono, forse migliorando.
Ecco, dunque: come ti sei trovata immersa in un ambiente per te completamente nuovo?
Non parlo perfettamente l’italiano, però ero talmente presa da questa nuova esperienza da cominciare a dimenticare alcune parole in serbo già dopo una quindicina di giorni. Gli effetti di un nuovo contesto sono potenti: ti abitui rapidamente al fatto che i dialoghi quotidiani sono in una lingua diversa da quella che ti è familiare. Il risultato è che ora, dopo quasi due mesi, devo addirittura concentrarmi per trovare le parole serbe più ovvie. Pertanto, ammiro e mi complimento con chi riesce a combinare due o più culture o lingue, senza perdere parti di una o dell’altra. Dimenticare è quasi più facile che imparare.
C’è qualcosa che vorresti cambiare di queste otto settimane?
Mi dispiace di non aver sentito la mia famiglia e i miei amici tanto quanto avevo inizialmente immaginato; Skype, Whatsapp, Facebook… pensavo che li avrei aggiornati costantemente. Non ero, però, una turista: quando sei in vacanza non vedi l’ora di condividere tutte le novità che vedi, che siano persone, luoghi o cose particolari. Invece, quando vivi stabilmente in un posto, già dopo due o tre settimane la tua vita è là, non hai niente di nuovo da raccontare. Le abitudini si sono radicate pur in un tempo così breve: e ciò che fai normalmente (lavoro, amici, uscite), non è niente di eclatante, specie per chi non è presente fisicamente con te e non è parte di questa “altra vita” e quindi risulta difficile da raccontare, perché appare banale. Ovviamente nessuno mi vorrà rinfacciare questa scarsa comunicazione, però a me dispiace. Questo nuovo ritmo di vita mi ha completamente preso e coinvolto, mi ci sono totalmente dedicata, avevo degli obblighi nei confronti del mio nuovo ambiente, e meno verso il mio a Belgrado, così questo è passato in secondo piano, ma solo per forze di causa maggiore. È naturale che ci lasciamo prendere da ciò che ci circonda, è così che si impara anche una lingua.
C’è qualcosa che, se potessi, vorresti portare a casa a Belgrado?
Hmmm… Tutta Ferrara! Scherzi a parte, vorrei ovviamente portare a Belgrado i miei nuovi amici, ma anche lo spirito di Ferrara, che mi mancherà molto: è uno spirito che in una grande città non si sente. Le iniziative sociali e culturali, il volontariato sono presenti a Belgrado, ma il loro riscontro ha un peso e un impatto minori, poiché le persone sono meno collegate tra di loro. Inoltre, mi piacerebbe poter ‘esportare’ anche questo stile di vita più lento e rilassato. A Belgrado si tiene meno conto delle piccolezze, dei dettagli, si è sempre di fretta: in Italia, in generale, mi sembra che si abbia un livello di qualità della vita più alto, a partire dall’alimentazione. Gli italiani non mangiano per il mero fatto di nutrirsi, gustano il cibo e lo apprezzano, quando noi dedichiamo poca attenzione e tempo ai pasti. Poi, naturalmente, porterei con me la mia bici, a cui mi ero affezionata, e lo spritz, o almeno la consuetudine dell’aperitivo in generale. Al momento, però, posso solo portare con me dei ricordi meravigliosi e la soddisfazione di aver scelto di trascorrere la mia estate in questa affascinante città estense.

Sfortunatamente, a differenza nostra, il tempo non si perde, e arriva purtroppo l’ora dei saluti e della partenza: di nuovo in stazione, con la promessa di Milica di un ritorno a Ferrara, magari l’estate prossima.

L’OPINIONE
Buskers, una certa Ferrara sbraita e s’indigna poi getta la spugna con gran dignità

Puntuale come le piene del Nilo, che per secoli hanno fatto dell’Egitto il granaio del mediterraneo, anche quest’anno Ferrara è stata ‘sorpresa’ dall’invasione dei Buskers ed immancabilmente, come capita da 27 anni a questa parte, la città si è divisa. Come mossi da una forza aliena, i due schieramenti contrapposti si sono ricostituiti ed hanno ripreso a combattersi con foga immutata, rilanciandosi le stesse polemiche e gli stessi insulti. Come se nulla fosse cambiato, come se nulla cambi mai. Al di là dei torti e delle ragioni di ciascuno, su cui tornerò più avanti, questa battaglia all’ultimo insulto e senza esclusione di colpi è interessante perché consente di capire meglio l’animo dei ferraresi.
Fiumi di parole sono stati spesi per discutere dei caratteri degli italiani ed anche se questa analisi non può certo dirsi esaurita, mi sembra interessante provare ad identificare gli elementi che, oltre a quelli più generali, caratterizzano comunità più piccole e più omogenee dal punto di vista storico e culturale. E poiché siamo a Ferrara…
Dunque, il carattere dei ferraresi, che tutti quelli che arrivano in questa città, semmai avendo un po’ girato l’Italia, trovano subito diversi dai vicini emiliani doc (quelli cioè che vivono lungo l’asse della via Emilia), ma anche dai romagnoli. Per tacer dei veneti. Dicono più o meno tutti: gente cortese, ma riservata; generosa, ma anche diffidente e gelosa delle proprie abitudini. I primi a parlar male della loro città, ma poi guai se qualche “forestiero” si azzarda. Ossequiosi delle forme, dei ruoli sociali e delle convenzioni, ma di costumi assai liberi nella sostanza. Estremamente attenti alle mode, da ostentare durante lo struscio “in piazza”, perché qui più che altrove apparire e farsi vedere è importante.
A Ferrara ci si lamenta perché nulla cambia, per poi lamentarsi di più ad ogni timido tentativo di cambiamento. La politica non c’entra, o c’entra poco, perché qui si lamentano tutti: sia chi sostiene la parte politica che governa la città da 70 anni, sia chi inutilmente la osteggia. E’ come se noi ferraresi fossimo da tempi immemorabili assuefatti al declino lento ed inesorabile della nostra città – vissuto quasi come una maledizione, che ci porta a sminuire ed a guardare con sospetto quanto succede di nuovo. Perché ben altro ha da essere quello che dovrebbe arrivare.
Città d’arte e di artisti; soprattutto di artisti “andati via” a cercar fortuna, che la città regolarmente dimentica in fretta con indifferenza quasi sdegnosa. Perché Ferrara chiede ai suoi figli dedizione totale e non tollera il tradimento: ai transfughi al massimo si riserva un formale omaggio postumo.
E quando arrivano i musicisti di strada, con il solito contorno di maghi, clown, cartomanti, mangiafuoco e giocolieri, i ferraresi si dividono. Per alcuni è proprio un rifiuto: come per quei ciclisti che imperterriti si ostinano a voler passare in sella al fidato velocipede per le strade che percorrono ogni giorno. Fa nulla se sono intasate da centinaia di persone. Altri se la prendono con le tribù di saccopelisti o campeggiatori abusivi e le poche decine di sbandati (squatter, punkabbestia ed assimilati) che “puzzano”, sporcano e “fanno casino” fino a tarda notte; anche se c’è da dire che il fenomeno già da diversi anni appare in nettissimo calo. C’è poi chi dice che il ritorno economico per la città sarebbe pressoché nullo, anche se negozianti, ristoratori e baristi del centro non la pensano proprio allo stesso modo. Ci sono infine gli “intellettuali”, quelli per intenderci con abbonamento a vita a Ferrara Musica, che giudicano tanto cacofonico bailamme inappropriato per una città d’arte (poffare!).
Dall’altra parte, molti sono ferraresi d’adozione, ci sono invece quelli che di questa manifestazione colgono soprattutto l’allegria e la voglia di divertirsi delle migliaia di coloro che vi partecipano. L’occasione di conoscere altre persone. Anche la possibilità di ascoltare veri e propri artisti, strumenti inusuali e musiche tradizionali di luoghi lontani, come è il caso quest’anno con la Mongolia; ma per questo ci vuole un po’ di orecchio. Ora che le sagre e le feste di partito si sono da molto tempo trasformate in eventi interamente ritualizzati: ristorante, ballo, lotteria, bar e due bancarelle di merce varia, i Buskers a Ferrara sono quanto di più somigliante ad una festa antica si possa trovare in circolazione. La gente si muove, ascolta quello che gli capita o quello che è venuta apposta ad ascoltare, balla, chiacchiera, beve una birra, si siede su un marciapiede, mangia una piada: senza percorsi obbligati o tempi prefissati. Un fluire lento colorato e caotico di persone allegre che si mescolano, si perdono, si ritrovano e si perdono di nuovo. Una magia per i tantissimi bambini, che ballano felici e guardano con stupore la meraviglia fuori dallo schermo.

IMMAGINARIO
Bye bye Buskers

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

OGGI – IMMAGINARIO EVENTI

Da 27 anni ci tengono compagnia l’ultima settimana di agosto. E ormai, a Ferrara, si sente nell’aria che quando svaniscono le note di Buskers l’estate sfiorisce con tutte le sue illusioni. Segue forse il passo dei musicisti di strada, nel loro ignoto vagare. E cominciano a spirare i venti d’autunno.

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Un’esibizione dei Cellostrada durante l’edizione 2014 del Ferrara Buskers festival

Nella foto vediamo il gruppo di violoncellisti polacchi dei Cellostrada, arrivati da Cracovia

[Clic sull’immagine per ingrandirla]

 

[Clic qua per vedere un video musicale dei Cellostrada tratto dal sito ufficiale del Buskers festival]

IN EVIDENZA
Parla Stefano Bottoni, il papà del Buskers festival: “La mia forza è l’entusiasmo”

SEGUE – Ecco la seconda parte del servizio che ripercorre la storia del Buskers festival attraverso le vicende e le testimonianze dei principali protagonisti. Dopo avere raccolto la voce di Leonardo Rosa, autore del libro “Una strada lastricata di sogni. La vita straordinaria dell’uomo che ha inventato il Ferrara Buskers Festival” ora è il turno degli interpreti, a partire proprio da Stefano Bottoni.

IL PROTAGONISTA: STEFANO BOTTONI

Come hai reagito all’idea di Leonardo di scrivere la tua biografia?
“Inizialmente (e Leonardo lo aveva intuito molto bene) tendevo a mettermi leggermente di traverso, non per ostacolarlo nel suo progetto, quanto per il fatto che non mi sentivo pronto a parlare con lui della mia vita e delle cose che mi sono capitate davanti. Avvenimenti accaduti per una strana magia delle cose se cercate con il cuore libero. Ma questo non lo sapevo.
Poi Lui è riuscito giorno dopo giorno a farmi sorprendere dei tanti miei passaggi cronologici e a farmi aprire tutti (spero) i file della memoria. E’ stato un caterpillar!
E ha avuto ragione…troppo bello stringere tra le mani questo libro con la copertina di Claudio Gualandi (illustratore del logo e dei manifesti del Festival, ndr).

Cosa pensi del libro? Cosa hai provato leggendolo?
Mi ha fatto semplicemente sentire importante, non per il mio piacere personale (anche of course) quanto per i giovani e non giovani, insomma per le persone che hanno sogni e progetti in mente da porre in essere. Viva l’entusiasmo per le cose!

Dopo così tanti anni, tutte queste soddisfazioni, ma anche tante difficoltà, sei ancora motivato a fare il Festival?
Bella domanda! Le motivazioni sinceramente vanno e vengono e se poste bene sul piatto si pongono in senso positivo per andare avanti.
In altre parole dopo 26 anni il mio senso delle cose (mi ripeto ma suona bene così) tende a calare come le palpebre prima di dormire. Ma con un giusto caffè e la giusta idea buona si riparte.
Ci mancherebbe altro che fosse tutto automatizzato e freddo e sinceramente non servono pillole blu per pensare e fare un festival.
Con i ferraresi che durante l’anno ti chiedono le date, il Comune di Ferrara che del Festival ne fa,con grande onore, una motivazione culturale e turistica, i musicisti che da ogni parte del mondo arrivano in questa stra…affascinante città come fai a non essere motivato? Io lo sono, noi lo siamo!

La città è ancora in grado di sostenere questo Festival?
Altra bella domanda, ma da rivolgere alla città! Io credo di sì, con tutte le migliorie.

IL PERSONAGGIO: MONICA FORTI

La giornalista ferrarese, firma di Ferrara Italia, è stata la prima addetta stampa del Festival, come si racconta diffusamente nel libro di Rosa.

“Penso alla prima edizione come a un’esperienza tra le più emozionanti e a una scommessa vinta. So quanto sia impegnativo ricostruire un pezzettino di storia contemporanea della città, forse l’unico attraversato dalla multiculturalità. La presenza di artisti stranieri, il fatto di passare dei giorni con loro e di stringere dei rapporti che poi restano è uno dei lati affascinanti di questa storia, volendo potrei girare il mondo da “ospite” e qualche volta l’ho anche fatto.
E’ un bello scambio, tanto più in un periodo come questo le cui ristrettezze economiche non risparmiano nessuno. In questo il Festival è davvero attuale, nel Dna ha una filosofia low cost, che ha preceduto la disfatta del portafoglio.
Per il Festival c’ero dalla mattina all’alba del giorno dopo. A scrivere, rispondere, organizzare, ballare, ascoltare…un sacco di verbi, un sacco di ricordi.
Ai Buskers devo molto: mi hanno sposata! Mio marito (il musicista e artista di strada Beppe Boron, ndr) l’ho conosciuto al Festival. Posso dire che nella vita privata, ma anche in quella professionale hanno contato moltissimo. Una traccia indelebile.

Far conoscere un evento del genere all’inizio non deve essere stato cosa da poco.
La comunicazione nel caos allegro e talvolta esagerato di una manifestazione tanto cresciuta con gli anni è faticosa, ma dà anche molte soddisfazioni. Il primo anno far parlare del Festival non fu una cosa semplice, ma l’insistenza, la novità e la voglia che se ne parlasse hanno dato il risultato sperato dalla Rai a Red Ronnie, che girò un sacco di cose e non ne fece niente. Mah?! Il Ferrara Buskers fu anche l’occasione di uno dei miei primi servizi su un giornale mito nazionale Frigidaire, il top dell’alternativa dell’informazione in controtendenza, andai a Roma a proporlo a Vincenzo Sparagna, che forse aveva più naso di Red Ronnie e lo pubblicò con le foto in bianco e nero di Beppe Benati. Gli altri nove anni sono stati più professionali, venivo dalle redazioni, dal quotidiano, periodico, sapevo un po’ meglio come muovermi e cosa volevano i giornalisti. Curiosavo dentro il Festival per trovare storie, strumenti strani e progetti particolari, coordinavo interviste a radio e cercavo luoghi adatti alle troupe le riprese di approfondimenti. Sempre sul filo dell’emergenza. Un bella palestra. Umanamente è stato un arricchimento, delusione incluse quando si sono presentate. Nulla è mai idilliaco. Certi artisti sono bravi ma capricciosi e prigionieri di un individualismo eccessivo, certi giornalisti sono indisponenti, supponenti, impreparati e maleducati. Si deve respirare profondamente per non mandarli affa. Naturalmente è capitato, non spesso ma è successo, in ogni caso mai al primo contatto. Altri sono carini e quando capita ci si sente con piacere.

Com’è stato il tuo rapporto col “capo” Stefano Bottoni?
Stefano, come ho avuto modo di scrivere in Fiori di Zucca, va letto come un libro. Dietro ogni metafora c’è un mondo il cui accesso è possibile solo attraverso alla conoscenza, alla frequentazione. Ha una visione sua e devo dire che è una delle poche persone riuscite a darle concretezza. Tanto di cappello, non è da tutti, del resto non a tutti viene in mente di mettere insieme il museo dei tombini di tutto il mondo e naturalmente il festival. Il nostro è un buon rapporto e tra i miei ricordi c’è un viaggio a Dublino con tanto di ritiro di tombino e visita alla residenza del sindaco, raramente mi sono divertita tanto. Un’avventura vicina al teatro dell’assurdo di quelle da pizzicarsi per capire se quanto succede intorno è reale o meno. Una cosa è certa, quando Stefano si mette in testa una cosa, riesce a realizzarla con il suo modo e il suo metodo. E con la camicia a fiori sempre addosso. E’ un uomo colorato e molto determinato. Abbiamo condiviso molto negli anni, a cominciare dalla prima storica edizione, un legame per sempre. Difficile a parole dare connotati a un’emozione tanto forte come quella di allora. Non si era soltanto giovani o più giovani, si era vivaci e propositivi. Si è costruito, tant’è che il festival c’è ancora ed è conosciuto ovunque.

Consigli per le prossime edizioni?
Mi piacerebbe si potessero aprire i giardini delle case per creare nuovi spazi, che meglio si presterebbero a valorizzare generi musicali come la classica e il jazz. Sarebbe gradevole per gli artisti e il pubblico che nel guardarsi intorno scoprirebbe una Ferrara inedita e bellissima.

IL FESTIVAL: ANTEPRIMA 2014

Il Festival quest’anno si svolgerà dal 21 al 31 agosto con varie tappe.

21 agosto: Venezia.
22 agosto: Comacchio.
23 e 24 agosto: Ferrara.
25 agosto: Lugo.
26 – 31 agosto: Ferrara.

Questa edizione sarà dedicata alla Mongolia.
Ecco alcune anticipazioni in esclusiva dagli organizzatori.

“Mistica ed incantata, la musica della Mongolia sembra raccontare lo spirito della natura, il ritmo incalzante del vento. Anima nomade ben incarna l’essenza girovaga degli artisti del Ferrara Buskers Festival. Sul palcoscenico open air saranno almeno quattro i gruppi, diversificati per stili musicali, che dalla capitale mongola Ulan Bator arriveranno a Ferrara, grazie alla collaborazione del Ferrara Buskers Festival con l’Ambasciata mongola in Italia e Nomad Adventure. Saranno protagonisti tra i 20 gruppi invitati della manifestazione e tra i circa 1000 artisti accreditati che ad ogni edizione trasformano il centro storico cittadino in un pianeta multietnico e multi-sonoro tra la curiosità e il coinvolgimento di un pubblico sempre più numeroso.
A dare ufficialità al gemellaggio tra il festival e la Mongolia, ci sarà anche S.E. Shijeekhuu Odonbataar, l’ambasciatore straordinario e plenipotenziario della Mongolia in Italia. Potrà ascoltare con gli spettatori tra le vie e le piazze della città estense – accompagnato dal Direttore Artistico e Ideatore del Ferrara Buskers Festival Stefano Bottoni e dal Direttore Organizzativo Luigi Russo – i ritmi etno jazz di Arga Bileg e i suoni etnici e raffinati dell’ensemble di sole donne di Hulan (che ha già partecipato al Festival nel 2008), in un insieme di musica, danze e contorsionismo. Oppure soffermarsi davanti ad un trio di classica o al risuonare di un canto armonico overtone.
Un Festival sempre più green grazie all’anima ecologica della manifestazione, che torna con il riuscitissimo Progetto EcoFestival – all’insegna di azioni sostenibili per vivere la rassegna – rinforzato dalla certificazione Iso 20121 e dal prestigioso Premio CulturaInVerde ottenuto alla fine del 2013”.

Il programma è ancora in via di definizione e sarà ufficializzato a fine luglio, intanto si possono seguire tutte le novità sul sito: www.ferrarabuskers.com.

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Il mondo in un disegno: la grafica di Gualandi

Illustrazioni dentro le quali ti affacci e trovi un mondo. Ed è più che mai ferrarese questo universo di gente affaccendata a mangiare, bere, lavorare, amoreggiare, dipingere, lavarsi, stendere panni e – persino – a tentare di volare. Perché sono ambientati quasi sempre dentro e fuori dagli edifici più importanti e riconoscibili di Ferrara i disegni, i poster e le invenzioni grafiche di Claudio Gualandi come pure di Linda Mazzoni, sua compagna di lavoro e di vita.

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Claudio Gualandi mostra un’illustrazioni ai visitatori, tra i quali il sindaco Tagliani (foto Luca Pasqualini)

Alla Galleria del Carbone, nel cuore medievale della città, è un’occasione – come spiega il curatore Paolo Volta – per ritrovare immagini che si sono viste tante volte, ma delle quali non sempre si conosce la paternità. Ecco, allora, le locandine del Buskers festival, con il personaggio ispirato alla volumetrica e coloratissima ballerina di Fortunato Depero, che anno dopo anno è comparso con uno strumento musicale diverso sullo sfondo di monumenti ferraresi: Il duomo ricondotto alla sua essenzialità geometrica, il castello che sembra uscito da un quadro di Giorgio De Chirico, il palazzo dei Diamanti, la piazza municipale.

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Poster del Buskers festival di Ferrara di Claudio Gualandi e Linda Mazzoni

Oppure la mappa con il territorio ferrarese e delle Delizie che hanno ottenuto il riconoscimento Unesco, che diventa una cartina geografica piena di colori e di vita, di campagna e di mare. O anche la scatola con il Gioca-e-gira, edizione tutta nostrana del gioco dell’oca, dove ogni concorrente può cercare di raggiungere il traguardo attraversando la città e i suoi luoghi più significativi in sella a una più che mai significativa bicicletta.
Le opere più recenti sono le illustrazioni in bianco e nero che vanno a popolare di vita e personaggi i luoghi-simbolo della città. Già si era visto il teatro comunale affollato di spettatori in ogni ordine di posti. Ora ci si può addentrare nel castello estense, visto in sezione per catturare le attività di una folla di nobili rinascimentali che dormono, mangiano e si sollazzano, ma anche di popolani, artisti, boia, prigionieri, inventori, fantasmi, guardoni e navigatori d’acqua dolce. Come osserva un visitatore, il tratto e il gusto per la ridondanza di particolari ricorda il genio di Jacovitti, il fumettista che sul Corriere dei Piccoli ha dato vita a Cocco Bill. Il Rinascimento tratteggiato da Gualandi rimanda un po’ al buffo e flemmatico entourage di quel Far West immaginario, dove potevi stare lì ore a osservare una tavola scoprendo sempre nuovi particolari, gente che era rimasta tramortita dietro all’apertura improvvisa della porta del saloon o cappelli sezionati in quattro pezzi da un’improvvisa raffica di pistola.

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Invito della Galleria del Carbone con Claudio Gualandi

Sabato 22 marzo alle 12.30 in biblioteca Ariostea Claudio Gualandi racconterà la sua ultima illustrazione, che è quella dedicata proprio al Palazzo Paradiso, dentro il quale ha sede la biblioteca. L’occasione è quella della Giornata mondiale della poesia durante la quale è in programma una maratona incessante di letture, conferenze, laboratori, interviste, proiezione di filmati. Per continuare a leggere il mondo con curiosità, passione, talento.
Disegnoinsegno” è il titolo della mostra di disegni, manifesti e illustrazioni di Linda e Claudio Gualandi fino al 30 marzo alla Galleria del Carbone, via del Carbone 18/a a Ferrara. Sempre aperta dalle 17 alle 20, sabato e festivi anche dalle 11 alle 12.30, chiusa il martedì.

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