Tag: buskers festival

Joe Oppedisano, il fotografo dei Buskers: “Nelle mie foto i volti di chi è artista per passione”

Dal 2 agosto al 7 settembre è visitabile, al Salone d’onore del Municipio di Ferrara, la mostra fotografica ‘Buskers 25 anni di arte in strada’ del noto fotografo Joe Oppedisano, che da oltre 20 anni, appunto, ritrae gli artisti di strada che prendono parte al festival Buskers. Le foto esposte alla mostra sono una piccola parte di quelle contenute nel libro che porta lo stesso titolo e che raccoglie l’opera completa del fotografo: 112 pagine di foto a colori, una carrellata unica degli artisti che hanno animato negli anni il più grande festival d’arte di strada d’Europa
(Per una anteprima www.facebook.com/maurizio.garofalo1/posts/10213567758817876? comment_id=10213567987423591)

Collage Ars Nuova Napoli

Nato nel 1954 a Gioiosa Ionica, Joe Oppedisano si trasferisce da bambino a New York ed è qui che si forma come fotografo, frequentando il Queens college e la School of Visual Arts. Nel 1979 è invitato dall’International Center of Photography di New York a Venezia.
Nel 1982 torna in Italia e si stabilisce a Milano dove inizia a collaborare con diverse agenzie e case editrici, realizzando servizi fotografici per riviste e numerose campagne pubblicitarie.

Spirito libero, da sempre appassionato di musica, Oppedisano si propone, con questo progetto fotografico, di dare ai buskers la dignità artistica che meritano: artisti che sfuggono alle regole di mercato e che “la società più convenzionale spesso guarda, ingiustamente, quasi come barboni o fannulloni”.

“Quello che mi piace di più – dichiara Oppedisano – al di fuori dei tradizionali criteri pubblicitari e commerciali, è capire tutto ciò che è diverso, che appartiene alle cosiddette sub-culture: le persone o i gruppi che vivono, e spesso sopravvivono, solo grazie alla passione che mettono in quello che fanno”.

Clicca sulle immagini per ingrandirle

Collage Khukh Mongol
Buskers 1994
Pola 50×60
Pola 50×60

Parlo con Joe al telefono: schietto, diretto e positivo, come le foto esposte alla mostra, che riescono a rimandare al visitatore l’atmosfera gioiosa del festival dell’arte di strada.

Come è nato il colpo di fulmine per il Buskers Festival di Ferrara?
Questo interesse è iniziato ventisette anni fa. Nel 1990, con la sponsorizzazione di Polaroid, con cui ho lavorato dal 1988, ho proposto e completato un progetto, ‘Carnevale a Milano’ utilizzando il banco ottico 50 x 60 Polaroid.
L’anno successivo Polaroid mi parlò della grande mostra della Polaroid Collection Usa, che si sarebbe svolta a Roma, al Palazzo delle Esposizioni. Contemporaneamente i responsabili decisero di portare la grande fotocamera 50 x 60 e di invitare un certo numero di persone ad utilizzarla, al fine di eseguire una mostra work in progress, che si sarebbe costruita contemporaneamente alla mostra ‘Collezione Polaroid’, in cui il pubblico stesso avrebbe potuto partecipare alla sua creazione. Mi venne quindi l’idea di fare un progetto sui musicisti di strada.
Frequentai le poche feste di buskers che erano nate in Italia: a Pelego, in Toscana, e a Ferrara. Reclutai circa trenta persone, singoli musicisti o gruppi, che accettarono di venire a Roma, per essere ritratti con la grande Polaroid 50 x 60.

E dopo cosa successe?
Nel 1994 proposi una ripresa del ‘progetto Roma’, presso il Ferrara Buskers Festival, dopo aver conosciuto Stefano Bottoni, fondatore e direttore artistico del Festival a cui era piaciuta l’idea. Bottoni mi aiutò a ottenere i permessi dal Comune per utilizzare uno spazio, in cui allestire uno studio, presso l’Accademia di Belle Arti di Ferrara e successivamente uno spazio espositivo pubblico. All’epoca, Dario Franceschini era l’assessore alla cultura di Ferrara e grazie al suo sostegno, la mostra potè essere organizzata e fu un successo.

Cosa la affascina dell’arte di strada?
Ho sempre ammirato le persone che fanno le cose per passione e che vivono con poco pur di portare avanti il loro sogno. Gli artisti di strada fanno una vita nomade che io posso capire anche per la mia storia personale. Sono italo-americano, quindi faccio sempre la spola tra questi due Paesi, e in più ho scelto la professione di fotografo anche per poter viaggiare e conoscere luoghi e persone nuove. Non è una vita semplice, ma la libertà ha un suo prezzo.

Da dove nasce l’idea di ritrarre i buskers in studio?
Io mi considero un ritrattista e un vero ritrattista non ruba una immagine in strada. Togliendoli dal loro ambiente ho voluto dare loro tutta l’attenzione che meritavano, come metterli su di un palco, creando un rapporto uno a uno con il fotografo.

Come ha pensato di cogliere lo spirito buskers?
Ho utilizzato diverse tecniche: foto in studio, foto collage, foto ‘jumping’, nelle quali era richiesto all’artista di saltare, e foto al Boldini.
Se vedo una bella luce e un musicista sta suonando in zona d’ombra gli chiedo di mettersi a favore di luce per la mia foto. Sono come un regista che dirige la sua opera per ottenere l’effetto sperato.

Un lavoro di precisione…
Per me ci sono due tipi di fotografi: i ‘cacciatori e i ‘contadini’. I primi vanno a caccia, sono d’assalto, ma possono tornare a casa con il bottino o a mani vuote. I secondi, categoria a cui appartengo, fanno leva sulla pazienza. Bisogna arare il campo, seminare e curare il seme per poi raccogliere il frutto.

Ricorda qualche artista in particolare?
Mi sono rimasti nel cuore, per averli conosciuti personalmente e frequentati anche negli Stati Uniti, il duo Satan e Adam. Il primo, un nero di Harlem, suonava contemporaneamente la chitarra e la batteria. Il secondo, un ragazzo bianco, assistente professore all’Università del Mississippi, suonava l’armonica ed è stato il primo musicista bianco a suonare per le strade di Harlem. Ha anche scritto un libro sulla storia del duo.

Parliamo di Ferrara in rapporto al Buskers festival: cosa pensa di questo connubio?
Credo che il festival abbia dato a Ferrara una riconoscibilità mondiale, molto più di altre cose. Vengono artisti da tutte le parti del mondo che si affezionano alla città e portano con sè dei bellissimi ricordi di questa esperienza. Per Ferrara credo sia una occasione unica per avere visibilità e poter interagire con realtà diverse dalla sua.

Clicca sulle immagini per ingrandirle

Skarallaos
La 3No Cubano
Meditating
Pola 50×60

Per maggiori info sul programma del Buskers Festival 2017 e su tutte le iniziative legate: www.ferrarabuskers.com

LA NOTA
E la Casa di riposo apre le porte alla musica dei Buskers

Qualcuno ha lo sguardo perso nel vuoto, qualcuno non riesce a stare seduto ad ascoltare, qualcun altro se ne sta rannicchiato su se stesso. Ma qualcosa, un lieve dondolio a tempo, una smorfia che sembra accennare a un sorriso, un mugolio che evoca un canto, dopo un po’ sembra attraversare le persone sedute nel giardino ad ascoltare la musica. Il Ferrara Buskers Festival, da sempre impegnato per il sociale, ha infatti selezionato alcuni artisti che nei pomeriggi dal 25 al 28 agosto hanno suonato alla Casa Protetta dell’Asp in via Ripagrande.
“Gli ospiti sono anziani non autosufficienti e con patologie invalidanti come la malattia di Alzheimer – spiega Clara Muscatello, che assieme a Raffaella Mosca è coordinatrice della residenza gestita dalla cooperativa Cidas – Rebecca Bottoni del Ferrara Buskers Festival ci aveva invitati a portarli alla manifestazione, ma molti sono in sedia a rotelle e faticavamo a spostarci, così abbiamo avuto l’idea di portare i buskers in struttura”.

Intanto Claudio Niniano, musicista di strada milanese, sta cantando cover di Celentano ed Elvis Presley. Ci sono anche i ragazzi del Festival, i parenti dei pazienti, dei passanti incuriositi. Sulle note melanconiche di “Can’t Help Falling in Love”, a qualcuno scende una lacrima. Le operatrici coinvolgono alcuni in un ballo.

buskers-anziani
buskers-anziani
buskers-anziani
buskers-anziani

“Aprire le porte è un modo per far entrare qui, chi normalmente non verrebbe mai – dice Muscatello – per noi è importante mostrare che la vecchia idea degli ospizi è superata, oggi qui operano tante professionalità diverse. La differenza è che uniamo l’aspetto sanitario a quello ludico. Anche le persone vecchie e malate possono vivere quello che accade attorno a loro, per esempio li abbiamo portati a vedere le prove della Sonnambula al teatro comunale. Non pensiate che in queste strutture non ci sia vita”.

La casa protetta ha accolto anche ospiti di altre strutture, come Residence Service, Cra Vigarano Mainarda, Cra Poggio Renatico, Servizio Fragilità di Cento e Diurno Handicap Rivana, raggiungendo una media di cento persone ogni pomeriggio.

Niniano ha concluso la sua esibizione tra gli applausi. E’ il momento della distribuzione di acqua e menta per rinfrescarsi. Mentre si prepara Moses, giovane virtuoso dell’armonica, una ragazza con un organetto si fa avanti. “Mi chiamo Audrey sono francese, passavo qui per caso, se vi fa piacere vi suono qualcosa”. E tra lo stupore generale, esegue un paio di brani che trasportano tutti sul lungosenna.

buskers-anziani
buskers-anziani
buskers-anziani
buskers-anziani

“La musica permette di escludere la parola – spiega Niniano, che è anche musicoterapista – e con queste persone è l’unico modo di interagire. Io ho scelto un repertorio anni ’50 e ’60 per attingere al cassetto dei loro ricordi e creare delle risonanze nella loro memoria”.

“Io sono riuscita a vedere i Buskers solo un anno, poi sono finita su una carrozzina – racconta Renza – mi ero rassegnata a non vederli più”.

Non è mai troppo tardi per ascoltare la musica.

(fotografie di Stefania Andreotti)

buskers-anziani
buskers-anziani
buskers-anziani

IL FATTO
Le note del Ferrara Buskers Festival rallegrano le strade milanesi

In trasferta a Milano per l’anteprima del Festival, i Buskres sono stati accolti da Pisapia per la consegna dei cartelli, e hanno suonato fra le vie del centro per la gioia dei milanesi e non solo.
Il nostro racconto della giornata.

ferrara-buskers-festival-milano
ferrara-buskers-festival-milano
ferrara-buskers-festival-milano
ferrara-buskers-festival-milano
ferrara-buskers-festival-milano
ferrara-buskers-festival-milano
ferrara-buskers-festival-milano
ferrara-buskers-festival-milano
ferrara-buskers-festival-milano
ferrara-buskers-festival-milano
ferrara-buskers-festival-milano
ferrara-buskers-festival-milano
ferrara-buskers-festival-milano
ferrara-buskers-festival-milano
ferrara-buskers-festival-milano

Quando entrano a Palazzo Marino, sede del Comune di Milano, i Buskers, coerenti con il loro ruolo, occupano il salone del ricevimento come fosse una strada: cantano, suonano, intrattengono messi e vigili, si accampano per terra.
Arriva Chiara Bisconti, assessora al benessere, qualità della vita, sport e tempo libero per fare gli onori di casa, è molto divertita dalla folkloristica invasione.
Poi, improvvisamente, da una porta sul fondo, entra Giuliano Pisapia, il sindaco di Milano, e si fa incontro al vicesindaco Massimo Maisto, a Milano anche per le giornate di Ferrara ad Expo, e agli organizzatori del Festival. Questa volta si invertono i ruoli: sono i buskers ad applaudire.

“Oggi – ha detto Pisapia – vi esibite in centro dalle 18 alle 20, possiamo dire che questo è l’aperitivo del vostro Festival. Sono molto felice che siate qui per tre motivi: il primo è che a Ferrara vivono dei miei cari amici ed è una città a cui sono molto legato; secondo è importante che siate essere qui a mostrarci cosa Ferrara è riuscita a costruire per gli artisti di strada e per gli artisti musicali in generale; terzo sull’onda di quello che avete fatto anche noi ora ci stiamo muovendo”.

“In questi anni – ha aggiunto Maisto – tante città italiane hanno colto l’importanza di puntare su arte e cultura, Ferrara l’ha capito prima, definendosi appunto Città d’arte e di cultura, e oggi la carovana dei Buskersk che viene accolta nella capitale economica d’Italia, la metropoli dell’Expo, è per noi motivo di grande orgoglio e ci fa capire che seppur piccoli, siamo in grado di dialogare con tutto il mondo”.

Poi è proprio il sindaco di Milano a dare il via alla rituale cerimonia di consegna dei cartelli agli artisti, che segna l’avvio ufficiale della manifestazione. I primi sono i veterani Cosmic Sausages che non perdono l’occasione per coinvolgere Pisapia nelle loro gag.
Nel frattempo arriva anche Paolo Borghi, il suonatore di hang, che in mattinata ha intrattenuto i visitatori dello spazio di Expo dedicato proprio alla città estense (fino ad oggi). “Per fortuna c’era lui – scherzano gli organizzatori – a rilassare il pubblico durante le lunghe code”.

Poi tutti in strada, quella che dal Castello Sforzesco arriva fino al Duomo, una delle più prestigiose d’Italia, dove era anche presente uno stand promozionale del territorio ferrarese.

“Quest’anno la capitale del mondo è Milano, potevano non esserci?”, scherza orgogliosa Roberta Galeotti, responsabile dei rapporti con i musicisti per il Festival.

“Conosciamo il Buskers Festival di Ferrara, è per questo che siamo qui oggi”, dice una coppia di giovani che dal Piemonte è venuta appositamente a Milano per l’anteprima ed ora ascolta rapita i Madrid Hot Jazz Band in via Dante.

Due ragazze stanno ballando in piazza dei Mercanti, davanti ai Balcony Players, un combo internazionale che fa musica klezmer e gipsy. “Abbiamo amici a Ferrara ed ogni anno cerchiamo di andarli a trovare durante il Festival: quest’anno non ci sembra vero poter avere i musicisti qui!”.

Tutti conoscono il Buskers Festival, tutti sanno che, nonostante questa fuitina, la sua casa è Ferrara.

“Per loro dev’essere bellissimo suonare davanti al Duomo, per noi è bellissimo ascoltarli in questo posto meraviglioso”, riassume così lo spirito di questa trasferta una signora che in piazza Duomo ascolta la potente voce di Marianne Aya Omac (la cantante degli indimenticati Ginkobiloba).

Alle 20 finiscono le esibizioni, è tempo di rimettersi in strada per tornare là dove il Festival è nato. Oggi Comacchio, domani Ferrara.
L’anteprima Milanese è volata nel tempo di una canzone, ma ha lasciato la consapevolezza che la piccola città estense ha un enorme patrimonio di cultura che anche le sorelle maggiori le guardano con rispetto e ammirazione. E prendono esempio.

E mentre i friulani Cinque uomini sulla cassa del morto non si rassegnano alla fine di questa giornata continuando a cantare sul pullman del ritorno, c’è chi, come Victor L. C. Young, ex ingegnere Nato che suona strumenti di recupero, nella saggezza dei suoi ottant’anni compiuti, conserva le forze per i prossimi giorni: quelli intensi che riporteranno per la ventottesima volta il Buskers Festival a Ferrara.

(foto di Stefania Andreotti)

paolo-borghi-hang
ferrara-buskers-festival-milano
ferrara-buskers-festival-milano
ferrara-buskers-festival-milano
ferrara-buskers-festival-milano
ferrara-buskers-festival-milano
ferrara-buskers-festival-milano
ferrara-buskers-festival-milano
ferrara-buskers-festival-milano

L’EVENTO
La magia dei Buskers alla conquista di Milano

La musica è un viaggio, e non è una metafora. Il Ferrara Buskers Festival on tour oggi porta musicisti organizzatori e giornalisti a Milano per l’anteprima della kermesse di artisti di strada che domani sarà a Comacchio, e sabato, finalmente, approderà a Ferrara. Il viaggio in pullman è l’occasione per una chiacchierata con gli storici organizzatori del Festival.

“Dopo Venezia nel 2013, e L’Aquila nel 2014, quest’anno per l’anteprima on tour non potevamo che scegliere Milano” spiega Roberta Galeotti, responsabile dei rapporti con i musicisti per il Fbf. “Non è solo per l’Expo – le fa eco Luigi Russo, direttore organizzativo del Fbf – ma anche perché Milano è la terza città al mondo tra quelle più friendly con gli artisti di strada, e per noi questo fa la differenza”.

Saranno 19 gli artisti dislocati tra il Castello Sforzesco e il Duomo che porteranno la magia del Festival nel centro del capoluogo lombardo. Anche se il fascino della cornice estense, più raccolta e metafisica, è ineguagliabile.

buskers-festival-ferrara
buskers-festival-ferrara
buskers-festival-ferrara
buskers-festival-ferrara
buskers-festival-ferrara
buskers-festival-ferrara

Fotoservizio di Stefania Andreotti

Stefano Bottoni, ideatore e direttore artistico del Fbf, è seduto davanti nel pullman, in un silenzio assorto. Gli chiediamo se dopo 28 edizioni riesce ancora a emozionarsi.
“Certo che sono emozionato, mi emoziono ogni anno, sennò non lo farei! Quando cominciano ad arrivare tutti i musicisti sento le farfalle nello stomaco”.

E il Festival riesce ancora ad emozionare?
“Se ci pensi – risponde Bottoni – il segreto del Festival è quello che accade nel momento in cui una persona suona e un’altra si ferma ad ascoltarla”.
Ma anche la bravura e l’esperienza nel far succedere questo incontro.

“Lo spirito del Festival è lasciarsi andare davanti ad uno che non si conosce”.
Un benefico esercizio di fiducia nel prossimo, cosa tanto rara di questi tempi.
“Il primo a farlo fu il Comune, quando dal nulla proponemmo di realizzare questo evento, che non esisteva in nessun’altra città”.
Da allora la magia si ripete ogni anno.

Bottoni torna assorto. “Mi è tornato alla mente un ricordo, che forse è alla base dell’idea del Festival. Quando avevo 8 o 10 anni, veniva a Ferrara una banda di motociclisti acrobati. Mettevano il loro camion davanti al teatrino Nuovo, poi tendevano un cavo fino alla cima della torre della vittoria. Poi salivano con delle moto scarburate senza gomme lungo il cavo. Io stavo male pensando a quando sarebbero dovuti tornare indietro in retromarcia. Poi qualcuno passava a fare cappello. Quel ricordo deve aver silenziosamente lavorato nella mia testa! Chissà se qualcun altro ne ha memoria!”.

Ma ora è tempo di tornare al presente, il pullman è arrivato a Milano, una nuova edizione del Ferrara Buskers Festival sta per avere inizio.

ferrara-buskers-festival-milano
ferrara-buskers-festival-milano
ferrara-buskers-festival-milano
ferrara-buskers-festival-milano
ferrara-buskers-festival-milano
ferrara-buskers-festival-milano
ferrara-buskers-festival-milano
ferrara-buskers-festival-milano

IMMAGINARIO
Musica, musica.
La foto di oggi…

Musica e spettacolo, pronti, via! Da oggi si entra nel vivo della manifestazione diffusa su 200mila metri quadrati di palcoscenico con circa 1000 artisti provenienti da 35 nazioni diverse. Suoni, colori, movimento: con il Ferrara Buskers festival oggi a Milano, domani a Comacchio e da sabato a Ferrara le vie e le piazze del centro storico si trasformano in un grande teatro di strada. Lo sintetizza lo scatto di Anna Maria Mantovani, che fa parte della mostra su “Dieci anni di Buskers”. Immagini realizzate dai soci del Fotoclub Ferrara tra il 2000 e il 2014 e appese alle pareti della biblioteca Bassani e del piccolo bar ristorante equosolidale del centro storico. (gio.m)

“Dieci anni di Buskers” dall’1 al 20 agosto 2015, biblioteca comunale Bassani, via Grosoli 42, quartiere Barco di Ferrara. Aperto martedì-sabato 9-13; martedì e giovedì anche 15-18.30. Ingresso gratuito.

Dal 20 al 30 agosto in mostra al ristorante “381-Storie da gustare”, piazzetta Corelli 24, Ferrara. Aperto a pranzo (ore 11-15.30) da lunedì a domenica, da mercoledì a sabato anche 18.30-22.30. Ingresso gratuito.

OGGI – IMMAGINARIO FOTOGRAFIA

ferrara-buskers-festival-anna-maria-mantovani-fotoclub-biblioteca-bassani
Musica, colore, movimento: in uno scatto il senso il Ferrara Buskers festival (foto Anna Maria Mantovani)

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

[clic sulla foto per ingrandirla]

IMMAGINARIO
Buskers da incanto.
La foto di oggi…

L’incanto. Cinque bambini seduti in terra, incantati ad ascoltare la musica eseguita da cinque strumentisti. Questa foto di Roberto Del Vecchio racconta il piacere della musica e la capacità di coinvolgere e far sentire una cosa sola chi suona e chi ascolta. E’ una delle immagini della mostra “Dieci anni di Buskers”, fatte dai soci del Fotoclub Ferrara e appese alle pareti ora della biblioteca Bassani e, da domani, al ristorante equosolidale del centro. I ciottoli sono quelli davanti al campanile del Duomo di Ferrara, in piazza Trento Trieste, dove sabato 22 agosto torneranno musicisti, musica e pubblico del Ferrara Buskers festival 2015. (gio.m)

“Dieci anni di Buskers” dall’1 al 20 agosto 2015, biblioteca comunale Bassani, via Grosoli 42, quartiere Barco di Ferrara. Aperto martedì-sabato 9-13; martedì e giovedì anche 15-18.30. Ingresso gratuito.

Dal 20 al 30 agosto in mostra al ristorante “381-Storie da gustare”, piazzetta Corelli 24, Ferrara. Aperto a pranzo (ore 11-15.30) da lunedì a domenica, da mercoledì a sabato anche 18.30-22.30. Ingresso gratuito.

OGGI – IMMAGINARIO MUSICA

ferrara-buskers-festival-roberto-del-vecchio-fotoclub-biblioteca-bassani
Buskers a Ferrara (foto Roberto Del Vecchio, FotoClub Ferrara)

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

[clic sulla foto per ingrandirla]

 

IMMAGINARIO
Corsa nei colori.
La foto di oggi…

“Vibe” in inglese vuol dire atmosfera, vibrazione, sensazione. E la “ColorVibe 5Km Run” – in programma per domani sera nel sottomura dei Baluardi – sarà una corsa messa a punto proprio per creare un’atmosfera piena di sensazioni e colori: quelli che finiscono addosso ai partecipanti e che, a loro volta, possono lanciare.

Il Vibe Village fa parte del “Puedes summer night”, il cartellone che porta avanti rinnovandola la tradizione del Buskergarden, la manifestazione che ogni anno anticipa e prepara l’atmosfera del Buskers festival di Ferrara. Il punto di ritrovo – dove si finirà con una festa, musica a tema, bevanda aromatica e immersione tra profumi orientali – è allestito nel sottomura di via Baluardi (ingresso da via Bologna 1) a Ferrara.

Le iscrizioni apagamento sono aperte fino a oggi, giovedì 13 agosto (http://colorvibe.it/localita/ferrara15/), ma online ci si potrà iscrivere fino a domani, 14 agosto

OGGI – IMMAGINARIO EVENTI

color-vibe-corsa-ferraraOgni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

[clic sulla foto per ingrandirla]

ACCORDI
Saltimbanchi oplà.
Il brano di oggi…

Ogni giorno un brano intonato alla cronaca di ieri, oggi, domani.

L’arte e la musica di strada che diventano star al punto da “riempire neanche un teatro, ma tutta una città”, come ha avuto modo di dire il presidente dell’associazione “Ferrara Buskers festival”, Stefano Bottoni. E in effetti è quello che questa iniziativa riesce a fare. Ora, in attesa della manifestazione dei musicisti di strada alla sua 28a edizione,  è bello riascoltare “Saltimbanchi” cantato da Enzo Jannacci. Il festival dei busker è in programma dal 20 al 30 agosto 2015 in strade e piazze del centro storico di Ferrara, ma già dall’1 – e fino al 30 agosto – lo introduce e lo accompagnerà ogni sera la musica del “Puedes summer night” nello spazio verde del sottomura cittadino, in via Baluardi.

ferrara-buskers-festival ferrara-buskers-festival“Saltimbanchi” di Enzo Jannacci

[per ascoltarlo clicca sul titolo]

 

 

 

L’INTERVISTA
Russo: “Promuoviamo il Buskers festival a Open street, la vetrina internazionale dell’arte di strada”

Nessuna città italiana può vantare una tradizione dell’arte di strada come Ferrara. Certo tutto era cominciato con la musica del Buskers Festival, ma dopo 27 anni la manifestazione è diventata portabandiera internazionale delle tante discipline on road. Proprio per questo il festival ha aderito a Open Street, vetrina internazionale nata per incrociare domanda e offerta di un settore artistico oggi diffuso in tutto il Paese e strettamente connesso con le altre piazze d’Europa.

L’appuntamento, in programma dal 9 al 12 ottobre a Milano, è nato dall’esigenza di far incontrare organizzatori e produttori di spettacoli. “L’iniziativa è cominciata a Fermo e ora viene proposta a Milano in spazi prestigiosi. Rispetto alle altre due edizioni, quella meneghina si caratterizza per la presenza del pubblico. Abbiamo lavorato in modo da garantire a ciascuna compagnia un parterre di spettatori a ogni esibizione”, racconta Luigi Russo, presidente della Federazione nazionale artisti di strada (Fnas) e direttore organizzativo del Ferrara Buskers Festival. Open Street, promosso da Comune di Milano, associazione europea Aisbl Open street in collaborazione con Fnas, si gioca tra le piazze del Cannone, Castello, Parco Sempione, ex Cobianchi in piazza Duomo e il Castello Sforzesco. “C’è una parte fieristica aperta solo agli organizzatori – spiega – in sostanza c’è chi pagherà un biglietto e chi potrà guardare gli spettacoli gratuitamente nei luoghi e secondo gli orari previsti dal programma”. Spettacoli per tutti, famiglie, curiosi e organizzatori come nella miglior tradizione della strada. “In Italia l’arte di strada è cresciuta molto, è mutata la qualità così come la competenza del pubblico – continua – Da due indagini di Ipsos e Stage up è emerso che muove lo stesso numero di persone del teatro e delle rassegne cinematografiche”.

Sono 50 le compagnie selezionate tra le 250 interessate a Open Street, vengono da tutti i Paesi d’Europa per esibirsi. Performance, installazioni, show con e senza palco, mostre fotografiche, incontri e dibattiti con star dalle professionalità maturate on the road come Banda Osiris e il mitico Leo Bassi. E tra gli ospiti italiani ci sono Ondadurto Teatro, Teatro Necessario e Jashgawronsky Brothers, nomi di primo piano della scena open air, ma non solo. “Abbiamo artisti e produzioni di tutto rispetto – prosegue – ci troviamo però a dover fare i conti con la necessità di gestire gli spazi delle esibizioni, cosa che a Milano già avviene attraverso la piattaforma Strada Aperta messa a punto da Fnas e utilizzata dal Comune per evitare problemi”. Prenotarsi e avere delle certezze sul luogo dove esibirsi è d’aiuto all’amministrazione pubblica e allo stesso lavoro degli artisti: niente conflitti e meno caos. “L’idea di potersi prenotare da Londra, Roma, Bruxelles, non solo comporta l’aprirsi alla civile convivenza tra lavoratori dello spettacolo di strada e amministrazioni, ma semplifica la vita degli artisti oltre a favorire il formarsi di un circuito europeo – prosegue – Non è bello trovarsi di fronte a casi come quello di Venezia, Fnas ha offerto assistenza legale a un trampolista buttato a terra, un episodio che ci auguriamo non si ripeta”. Anche la strada ha le sue regole da rispettare, specie quando si trasforma in un teatro aperto. In un teatro appunto, non un ring. Benvenga dunque Open Street, una carrellata di professionalità e spettacoli da promuovere con la comunicazione, soprattutto quando le produzioni nascono in Paesi dove l’arte di strada è un capitolo marginale in seno alla cultura.

“Il nostro obiettivo è quello di aumentare le occasioni d’incontro per allargare il mercato artistico soprattutto in Italia – conclude – Con Open Street speriamo di essere sulla buona strada, un plauso va naturalmente al Comune di Milano per la sensibilità e l’attenzione dimostrata verso discipline che hanno il pregio di divertire, coinvolgere e rendere più allegre le nostre città”.

www.openstreet.it

L’INTERVISTA
Ritratti formato poster e confessioni web: l’arte pubblica della ferrarese Sofia Sita

L’abbiamo conosciuta mentre dipingeva una saracinesca in via San Romano, durante l’ultima edizione del Buskers Festival: come artista accreditata, proponeva un progetto da lei ideato che mira a combattere il degrado urbano. A novembre esporrà un centinaio di ritratti in formato poster per le vie di Bollate (Milano), frutto di una campagna di interviste sul tema della crisi e non solo, fatte con un semplice modulo disponibile su Internet e che ognuno può compilare e spedire, anche ora.

Si chiama Sofia Sita, ed è una giovane artista ferrarese, spontanea, appassionata e piena di idee originali. Laureata alla Nuova Accademia di Belle Arti (Naba) di Milano, laurea a ottobre prossimo in Illustrazione editoriale all’Accademia di Belle Arti di Bologna (Ababo), ha da poco ricevuto una menzione speciale per il progetto dei poster, al concorso di idee “Up_nea’14: lo stato dell’arte ai tempi della crisi” [vedi], promosso da Nudoecrudo teatro, in collaborazione con Fabbrica Borroni, centro per la giovane arte italiana (Bollate, Milano).
Il progetto di Sofia Sita s’intitola “Gli ultimi saranno i primi”, e la mostra dei suoi lavori sarà inaugurata il 15 novembre alla Fabbrica Borroni. Abbiamo intervistato l’artista e la curatrice della mostra, Annalisa Bergo, per capire come nasce e come si sviluppa questo progetto.

Il tuo è un progetto molto originale, perché nasce dall’incontro con le persone e sfrutta le possibilità offerte dal web. Nella presentazione del modulo dici: “Con questo progetto voglio offrire l’occasione al maggior numero di persone possibili di dare voce e raccontare la propria storia alla società contemporanea”. Come ti è venuta quest’idea?
Io ho sempre realizzato dipinti figurativi, copiandoli da foto di famiglia. Ad un certo punto mi sono accorta che non trovavo più il senso di dipingere in questo modo. Quindi ho cercato di mettere insieme pittura figurativa e contemporaneità. Ho cominciato a riplasmare la mia arte guardandomi intorno, guardando i volti e interagendo con le persone, parlandoci, e mi è venuta l’idea delle interviste. Prima ho cominciato con gli amici e i compagni di studi, chiedendo loro una breve descrizione di sé e come si sentivano in questo periodo di crisi, in cui la disoccupazione imperversa e mina il nostro futuro, con l’idea di ritrarli a partire da questi elementi.

arte-pubblica-sofia-sita
Uno dei ritratti che verranno esposti a Bollate

Poi, a pensarci bene, ho capito che sarebbe stato restrittivo indirizzare il mio interesse solo ai giovani, quando anche gli adulti hanno mille motivi per essere preoccupati, non solo a causa della crisi ma anche di tutti quegli eventi tristi e dolorosi che capitano nella vita, da un litigio alla perdita di una persona cara. E’ così che ho aperto il mio progetto a tutta la società, con lo scopo di raccogliere tante testimonianze, rappresentarle con la mia arte, farne delle opere formato poster e attaccarle ai muri delle strade, in modo che tutti potessero vederle, riconoscersi e condividere il proprio stato d’animo.

Per questo progetto è fondamentale raccogliere un certo numero di interviste, attraverso quali canali avete pensato di fare promozione e in che modo ottieni le interviste?

arte-pubblica-sofia-sita
Totem presso Lorablu, bar del centro sportivo di Bollate

Nel progetto che ho presentato al bando, ho chiesto di fare le interviste su Internet, con un semplice modulo di indagini on-line [vedi], in modo da raggiungere chiunque voglia partecipare. Ho anche creato un evento su Facebook collegato alla pagina del modulo. In più, i curatori della mostra hanno organizzato per ottobre varie iniziative di promozione in loco, a Bollate: una serie di presentazioni in cui inviterò direttamente il pubblico a descriversi; la distribuzione di alcune scatole-totem (nella biblioteca comunale, al centro sportivo comunale e nel sottopassaggio della stazione) in cui le persone possono imbucare il loro materiale; è previsto anche un passaggio radio a Radio Città Bollate, in cui interverrò anch’io.

Se i lettori del nostro giornale volessero partecipare al tuo progetto, cosa dovrebbero fare?

arte-pubblica-sofia-sita
Altro ritratto che verrà esposto in formato poster

E’ molto semplice, nel modulo che si trova su Internet [vedi] io chiedo alle persone di rispondere a due domande, se c’è stato un evento triste o doloroso nella loro vita, qual è il loro stato d’animo. In più, chiedo la descrizione fisica del mezzo busto, che può essere resa a parole, ma anche con una foto, con un disegno o in qualsiasi altra forma. Dopodiché realizzo il ritratto, cercando di mettere insieme tutte questi input, senza alcuna preoccupazione per la verosimiglianza. Infine, scelgo una frase particolarmente significativa che hanno scritto e la riporto sotto.


Quante interviste contate di raccogliere e dove saranno esposti i tuoi lavori?

arte-pubblica-sofia-sita
I ritratti vogliono rendere gli stati d’animo

Contiamo di raccogliere un centinaio di interviste, per ora ne sono arrivate una trentina. I miei poster verranno affissi in giro per Bollate e avranno la vita di un qualsiasi manifesto. Probabilmente, per l’inaugurazione della mostra verrà allestita una parete dei miei poster in Fabbrica Borroni, e verrà realizzato un piccolo catalogo.

Non ti dispiace che i tuoi poster vengano coperti da altri manifesti e che abbiano vita breve?
No, perché il mio progetto è stato ideato con l’obiettivo di stare “fuori”, i miei lavori nascono dall’incontro con le persone, ne vogliono raccontare gli stati d’animo, e quindi non trovavo giusto “rinchiudere” i loro ritratti in un luogo accessibile solo in certi giorni e in certi orari, volevo fossero visibili sempre ed esposti in luoghi pubblici. E’ un progetto fatto per le persone, dalle persone, per la cittadinanza.

arte-pubblica-sofia-sita

Dipingi saracinesche, esponi i tuoi poster per la città, sei una street artist?
No, non mi considero una street artist, la mia è arte pubblica, arte sociale. Mentre la street art nasce spontanea, senza nessuna condivisione o accordo con altre persone, il mio obiettivo principale è proprio coinvolgere le persone attraverso i miei lavori, ho scoperto che è questa la mia indole.

Ad Annalisa Bergo, la curatrice della mostra, chiediamo di raccontarci del concorso e a cosa si deve la menzione speciale che hanno dato a Sofia Sita.
“Il progetto di Sofia ci interessava per le implicazioni con la contemporaneità, perché noi privilegiamo i giovani artisti che capiscono i tempi in cui vivono e che, attraverso la loro arte, riescono a far partecipi le persone e a trasmettere le loro emozioni. Nella motivazione, infatti, abbiamo scritto ‘Per l’interessante, seppur acerba, idea progettuale, capace di coniugare arte visiva e società’. Perché Sofia ci ha molto colpito per l’originalità dell’idea, ma anche per la sua freschezza e ingenuità”.

Sappiamo che l’avete premiata in modo particolare, come?
Non ci piaceva l’idea di consegnarle un premio in denaro perché non avrebbe avuto seguito, Sofia è molto giovane e questa sarebbe stata una scelta sterile. Consigliati dalla professoressa Antonella Cirigliano, membro della giuria e docente di Performing arts presso la Naba, abbiamo optato per supportare il suo progetto, condividendolo per sviluppare insieme a lei un lavoro più maturo.

arte-pubblica-sofia-sita
Mr. Save the wall, stencil su cartone

Inoltre, abbiamo pensato di affiancarla, nella mostra, a Mr. Save the wall, un artista ormai affermato in Italia, che realizza i propri lavori con stencil su cartone, e che attacca in modo non permanente sui muri, con nastro adesivo personalizzato [vedi]; sicuramente l’incontro con un artista più esperto e scaltro nel muoversi nel mondo dell’arte pubblica, sarà un ottimo stimolo per Sofia.


Si ringrazia Fabbrica Borroni per aver concesso la pubblicazione delle foto delle opere di Sofia Sita, ancor prima dell’inaugurazione della mostra che avverrà il 15 novembre.

Per saperne di più su Fabbrica Borroni [vedi] e su Nudoecrudoteatro [vedi]

LA STORIA
Tu, ragazza dell’Europa:
“Dimenticare è più facile che imparare”.
Diario di un’estate ferrarese

La stazione, si sa, è un crocevia: arrivi e partenze, che siano di piacere o lavoro. Così, a metà luglio, è iniziato anche lo stage di Milica Vlajin, giovanissima studentessa di lingue serba, arrivata a Ferrara per otto settimane di volontariato a Ibo, associazione che opera per promuovere fra i giovani il senso di responsabilità verso gli altri e la consapevolezza di ciò che è bene comune. Ciò è stato possibile grazie alla rinnovata collaborazione tra Ibo ed Aiesec che, per il secondo anno consecutivo, ha portato nella città emiliana una ventata di internazionalità. I ragazzi del comitato locale di Aiesec, l’associazione di studenti più grande del mondo, hanno aiutato la stagista a muovere i primi passi (e le prime biciclettate) tra la sua nuova casa e il centro, dove, in via Montebello, ha sede Ibo.
La ragazza ha lavorato in ufficio, nel periodo precedente il  Buskers festival. E poi si è prodigata con i volontari impegnati durante la manifestazione nell’accoglienza del pubblico. Milica ha sorpreso tutti con un’ottima padronanza dell’italiano, tanto da impiegarlo con sapienza non solo nella stesura dei comunicati stampa e dei volantini che sponsorizzavano le attività del Grande Cappello, ma perfino per fare ironia e scherzare. E non solo. C’è stato per lei anche modo di esprimere pensieri, impressioni e riflessioni su questa avventura appena terminata.

“È necessario allinearsi ed entrare in sintonia con il posto in cui ci si trova, abituarsi e, nel caso, anche adattarsi”, afferma a consuntivo della sua ‘prima volta’ lontana da casa per un lungo periodo: Come l’hai affrontata?, domandiamo. E’ nata un’altra Milica?
Forse. Credo che quando si parte per l’estero è come se si avesse l’opportunità di modellare sulla propria persona un’identità completamente diversa; certo, a ventun anni si è persone già abbastanza formate, però ho notato che ci sono aspetti della mia personalità che hanno rilevanza diversa a seconda di dove sono. Per esempio, a Belgrado conoscono lati di me che a Ferrara non c’è stato modo di ritrovare, e viceversa: gli altri non pensano che io possa essere anche diversa da come mi vedono. Inserendosi in un dato contesto, tra persone che hanno abitudini diverse, il proprio io cambia prendendo consuetudini che non gli appartengono, forse migliorando.
Ecco, dunque: come ti sei trovata immersa in un ambiente per te completamente nuovo?
Non parlo perfettamente l’italiano, però ero talmente presa da questa nuova esperienza da cominciare a dimenticare alcune parole in serbo già dopo una quindicina di giorni. Gli effetti di un nuovo contesto sono potenti: ti abitui rapidamente al fatto che i dialoghi quotidiani sono in una lingua diversa da quella che ti è familiare. Il risultato è che ora, dopo quasi due mesi, devo addirittura concentrarmi per trovare le parole serbe più ovvie. Pertanto, ammiro e mi complimento con chi riesce a combinare due o più culture o lingue, senza perdere parti di una o dell’altra. Dimenticare è quasi più facile che imparare.
C’è qualcosa che vorresti cambiare di queste otto settimane?
Mi dispiace di non aver sentito la mia famiglia e i miei amici tanto quanto avevo inizialmente immaginato; Skype, Whatsapp, Facebook… pensavo che li avrei aggiornati costantemente. Non ero, però, una turista: quando sei in vacanza non vedi l’ora di condividere tutte le novità che vedi, che siano persone, luoghi o cose particolari. Invece, quando vivi stabilmente in un posto, già dopo due o tre settimane la tua vita è là, non hai niente di nuovo da raccontare. Le abitudini si sono radicate pur in un tempo così breve: e ciò che fai normalmente (lavoro, amici, uscite), non è niente di eclatante, specie per chi non è presente fisicamente con te e non è parte di questa “altra vita” e quindi risulta difficile da raccontare, perché appare banale. Ovviamente nessuno mi vorrà rinfacciare questa scarsa comunicazione, però a me dispiace. Questo nuovo ritmo di vita mi ha completamente preso e coinvolto, mi ci sono totalmente dedicata, avevo degli obblighi nei confronti del mio nuovo ambiente, e meno verso il mio a Belgrado, così questo è passato in secondo piano, ma solo per forze di causa maggiore. È naturale che ci lasciamo prendere da ciò che ci circonda, è così che si impara anche una lingua.
C’è qualcosa che, se potessi, vorresti portare a casa a Belgrado?
Hmmm… Tutta Ferrara! Scherzi a parte, vorrei ovviamente portare a Belgrado i miei nuovi amici, ma anche lo spirito di Ferrara, che mi mancherà molto: è uno spirito che in una grande città non si sente. Le iniziative sociali e culturali, il volontariato sono presenti a Belgrado, ma il loro riscontro ha un peso e un impatto minori, poiché le persone sono meno collegate tra di loro. Inoltre, mi piacerebbe poter ‘esportare’ anche questo stile di vita più lento e rilassato. A Belgrado si tiene meno conto delle piccolezze, dei dettagli, si è sempre di fretta: in Italia, in generale, mi sembra che si abbia un livello di qualità della vita più alto, a partire dall’alimentazione. Gli italiani non mangiano per il mero fatto di nutrirsi, gustano il cibo e lo apprezzano, quando noi dedichiamo poca attenzione e tempo ai pasti. Poi, naturalmente, porterei con me la mia bici, a cui mi ero affezionata, e lo spritz, o almeno la consuetudine dell’aperitivo in generale. Al momento, però, posso solo portare con me dei ricordi meravigliosi e la soddisfazione di aver scelto di trascorrere la mia estate in questa affascinante città estense.

Sfortunatamente, a differenza nostra, il tempo non si perde, e arriva purtroppo l’ora dei saluti e della partenza: di nuovo in stazione, con la promessa di Milica di un ritorno a Ferrara, magari l’estate prossima.

IN EVIDENZA
Parla Stefano Bottoni, il papà del Buskers festival: “La mia forza è l’entusiasmo”

SEGUE – Ecco la seconda parte del servizio che ripercorre la storia del Buskers festival attraverso le vicende e le testimonianze dei principali protagonisti. Dopo avere raccolto la voce di Leonardo Rosa, autore del libro “Una strada lastricata di sogni. La vita straordinaria dell’uomo che ha inventato il Ferrara Buskers Festival” ora è il turno degli interpreti, a partire proprio da Stefano Bottoni.

IL PROTAGONISTA: STEFANO BOTTONI

Come hai reagito all’idea di Leonardo di scrivere la tua biografia?
“Inizialmente (e Leonardo lo aveva intuito molto bene) tendevo a mettermi leggermente di traverso, non per ostacolarlo nel suo progetto, quanto per il fatto che non mi sentivo pronto a parlare con lui della mia vita e delle cose che mi sono capitate davanti. Avvenimenti accaduti per una strana magia delle cose se cercate con il cuore libero. Ma questo non lo sapevo.
Poi Lui è riuscito giorno dopo giorno a farmi sorprendere dei tanti miei passaggi cronologici e a farmi aprire tutti (spero) i file della memoria. E’ stato un caterpillar!
E ha avuto ragione…troppo bello stringere tra le mani questo libro con la copertina di Claudio Gualandi (illustratore del logo e dei manifesti del Festival, ndr).

Cosa pensi del libro? Cosa hai provato leggendolo?
Mi ha fatto semplicemente sentire importante, non per il mio piacere personale (anche of course) quanto per i giovani e non giovani, insomma per le persone che hanno sogni e progetti in mente da porre in essere. Viva l’entusiasmo per le cose!

Dopo così tanti anni, tutte queste soddisfazioni, ma anche tante difficoltà, sei ancora motivato a fare il Festival?
Bella domanda! Le motivazioni sinceramente vanno e vengono e se poste bene sul piatto si pongono in senso positivo per andare avanti.
In altre parole dopo 26 anni il mio senso delle cose (mi ripeto ma suona bene così) tende a calare come le palpebre prima di dormire. Ma con un giusto caffè e la giusta idea buona si riparte.
Ci mancherebbe altro che fosse tutto automatizzato e freddo e sinceramente non servono pillole blu per pensare e fare un festival.
Con i ferraresi che durante l’anno ti chiedono le date, il Comune di Ferrara che del Festival ne fa,con grande onore, una motivazione culturale e turistica, i musicisti che da ogni parte del mondo arrivano in questa stra…affascinante città come fai a non essere motivato? Io lo sono, noi lo siamo!

La città è ancora in grado di sostenere questo Festival?
Altra bella domanda, ma da rivolgere alla città! Io credo di sì, con tutte le migliorie.

IL PERSONAGGIO: MONICA FORTI

La giornalista ferrarese, firma di Ferrara Italia, è stata la prima addetta stampa del Festival, come si racconta diffusamente nel libro di Rosa.

“Penso alla prima edizione come a un’esperienza tra le più emozionanti e a una scommessa vinta. So quanto sia impegnativo ricostruire un pezzettino di storia contemporanea della città, forse l’unico attraversato dalla multiculturalità. La presenza di artisti stranieri, il fatto di passare dei giorni con loro e di stringere dei rapporti che poi restano è uno dei lati affascinanti di questa storia, volendo potrei girare il mondo da “ospite” e qualche volta l’ho anche fatto.
E’ un bello scambio, tanto più in un periodo come questo le cui ristrettezze economiche non risparmiano nessuno. In questo il Festival è davvero attuale, nel Dna ha una filosofia low cost, che ha preceduto la disfatta del portafoglio.
Per il Festival c’ero dalla mattina all’alba del giorno dopo. A scrivere, rispondere, organizzare, ballare, ascoltare…un sacco di verbi, un sacco di ricordi.
Ai Buskers devo molto: mi hanno sposata! Mio marito (il musicista e artista di strada Beppe Boron, ndr) l’ho conosciuto al Festival. Posso dire che nella vita privata, ma anche in quella professionale hanno contato moltissimo. Una traccia indelebile.

Far conoscere un evento del genere all’inizio non deve essere stato cosa da poco.
La comunicazione nel caos allegro e talvolta esagerato di una manifestazione tanto cresciuta con gli anni è faticosa, ma dà anche molte soddisfazioni. Il primo anno far parlare del Festival non fu una cosa semplice, ma l’insistenza, la novità e la voglia che se ne parlasse hanno dato il risultato sperato dalla Rai a Red Ronnie, che girò un sacco di cose e non ne fece niente. Mah?! Il Ferrara Buskers fu anche l’occasione di uno dei miei primi servizi su un giornale mito nazionale Frigidaire, il top dell’alternativa dell’informazione in controtendenza, andai a Roma a proporlo a Vincenzo Sparagna, che forse aveva più naso di Red Ronnie e lo pubblicò con le foto in bianco e nero di Beppe Benati. Gli altri nove anni sono stati più professionali, venivo dalle redazioni, dal quotidiano, periodico, sapevo un po’ meglio come muovermi e cosa volevano i giornalisti. Curiosavo dentro il Festival per trovare storie, strumenti strani e progetti particolari, coordinavo interviste a radio e cercavo luoghi adatti alle troupe le riprese di approfondimenti. Sempre sul filo dell’emergenza. Un bella palestra. Umanamente è stato un arricchimento, delusione incluse quando si sono presentate. Nulla è mai idilliaco. Certi artisti sono bravi ma capricciosi e prigionieri di un individualismo eccessivo, certi giornalisti sono indisponenti, supponenti, impreparati e maleducati. Si deve respirare profondamente per non mandarli affa. Naturalmente è capitato, non spesso ma è successo, in ogni caso mai al primo contatto. Altri sono carini e quando capita ci si sente con piacere.

Com’è stato il tuo rapporto col “capo” Stefano Bottoni?
Stefano, come ho avuto modo di scrivere in Fiori di Zucca, va letto come un libro. Dietro ogni metafora c’è un mondo il cui accesso è possibile solo attraverso alla conoscenza, alla frequentazione. Ha una visione sua e devo dire che è una delle poche persone riuscite a darle concretezza. Tanto di cappello, non è da tutti, del resto non a tutti viene in mente di mettere insieme il museo dei tombini di tutto il mondo e naturalmente il festival. Il nostro è un buon rapporto e tra i miei ricordi c’è un viaggio a Dublino con tanto di ritiro di tombino e visita alla residenza del sindaco, raramente mi sono divertita tanto. Un’avventura vicina al teatro dell’assurdo di quelle da pizzicarsi per capire se quanto succede intorno è reale o meno. Una cosa è certa, quando Stefano si mette in testa una cosa, riesce a realizzarla con il suo modo e il suo metodo. E con la camicia a fiori sempre addosso. E’ un uomo colorato e molto determinato. Abbiamo condiviso molto negli anni, a cominciare dalla prima storica edizione, un legame per sempre. Difficile a parole dare connotati a un’emozione tanto forte come quella di allora. Non si era soltanto giovani o più giovani, si era vivaci e propositivi. Si è costruito, tant’è che il festival c’è ancora ed è conosciuto ovunque.

Consigli per le prossime edizioni?
Mi piacerebbe si potessero aprire i giardini delle case per creare nuovi spazi, che meglio si presterebbero a valorizzare generi musicali come la classica e il jazz. Sarebbe gradevole per gli artisti e il pubblico che nel guardarsi intorno scoprirebbe una Ferrara inedita e bellissima.

IL FESTIVAL: ANTEPRIMA 2014

Il Festival quest’anno si svolgerà dal 21 al 31 agosto con varie tappe.

21 agosto: Venezia.
22 agosto: Comacchio.
23 e 24 agosto: Ferrara.
25 agosto: Lugo.
26 – 31 agosto: Ferrara.

Questa edizione sarà dedicata alla Mongolia.
Ecco alcune anticipazioni in esclusiva dagli organizzatori.

“Mistica ed incantata, la musica della Mongolia sembra raccontare lo spirito della natura, il ritmo incalzante del vento. Anima nomade ben incarna l’essenza girovaga degli artisti del Ferrara Buskers Festival. Sul palcoscenico open air saranno almeno quattro i gruppi, diversificati per stili musicali, che dalla capitale mongola Ulan Bator arriveranno a Ferrara, grazie alla collaborazione del Ferrara Buskers Festival con l’Ambasciata mongola in Italia e Nomad Adventure. Saranno protagonisti tra i 20 gruppi invitati della manifestazione e tra i circa 1000 artisti accreditati che ad ogni edizione trasformano il centro storico cittadino in un pianeta multietnico e multi-sonoro tra la curiosità e il coinvolgimento di un pubblico sempre più numeroso.
A dare ufficialità al gemellaggio tra il festival e la Mongolia, ci sarà anche S.E. Shijeekhuu Odonbataar, l’ambasciatore straordinario e plenipotenziario della Mongolia in Italia. Potrà ascoltare con gli spettatori tra le vie e le piazze della città estense – accompagnato dal Direttore Artistico e Ideatore del Ferrara Buskers Festival Stefano Bottoni e dal Direttore Organizzativo Luigi Russo – i ritmi etno jazz di Arga Bileg e i suoni etnici e raffinati dell’ensemble di sole donne di Hulan (che ha già partecipato al Festival nel 2008), in un insieme di musica, danze e contorsionismo. Oppure soffermarsi davanti ad un trio di classica o al risuonare di un canto armonico overtone.
Un Festival sempre più green grazie all’anima ecologica della manifestazione, che torna con il riuscitissimo Progetto EcoFestival – all’insegna di azioni sostenibili per vivere la rassegna – rinforzato dalla certificazione Iso 20121 e dal prestigioso Premio CulturaInVerde ottenuto alla fine del 2013”.

Il programma è ancora in via di definizione e sarà ufficializzato a fine luglio, intanto si possono seguire tutte le novità sul sito: www.ferrarabuskers.com.

E col Buskers festival la musica di strada divenne evento internazionale

A poco più di un mese dal Buskers Festival, esce un libro che racconta la sua storia e quella del suo ideatore. L’intervista ai protagonisti e l’anteprima esclusiva dell’evento.

Dopo 27 anni di convivenza si tende a dare una relazione per scontata, si pensa che non possa più riservare sorprese. Che starà sempre lì, immutabile. Le cose straordinarie che si hanno davanti non si vedono più.
Però per fortuna a volte accade qualcosa che ci ricorda che quel che si ha accanto va amato e custodito perché è raro e prezioso e non è dovuto, ma va costruito ogni giorno.
Questo è il merito del libro di Leonardo Rosa, “Una strada lastricata di sogni. La vita straordinaria dell’uomo che ha inventato il Ferrara Buskers Festival”, da poco uscito per Pendragon.
Se si è ferraresi, si rischia di avere reazioni stanche al festival, quando non infastidite per la pacifica invasione che comporta. Non si pensa più a che incontro incredibile sia stato quasi trent’anni fa, quello tra una città allora povera di eventi culturali come Ferrara, un fabbro musicista visionario, e l’arte di strada. Così la biografia romanzata di Stefano Bottoni, ricostruita dal giornalista ferrarese, finisce con l’essere un monito savonaroliano a rinnovare l’amore per l’appuntamento musicale che ha reso la città estense famosa in tutta il mondo.
Se vi avventurate tra le pagine con la diffidenza tipica dei ferraresi che leggono di altri ferraresi, sarete presto costretti ad abbandonare ogni resistenza, perché la prosa è agile, vivace e acuta.
Rosa ripercorre la vita di Bottoni partendo dall’oggi, con l’espediente di una visita al museo dei tombini, l’ultima delle sue follie. Da lì inizia il racconto in flashback della Ferrara anni ’60, con le band di adolescenti che scoprivano il rock’n’roll nei garage tra le biciclette accatastate, e chiamavano il loro gruppo “Rovine cadenti” emulando i Rolling Stones. Ci sono i primi passi di Stefano nel mondo della musica, quando inizia a suonare la chitarra e comporre versi, tra le frequentazioni parrocchiali, guidato dalla figura di don Patruno e la rivoluzione del ’68, che gli ispira il brano “Fabbrica astrale”, portato alla ribalta dal suo gruppo Folk Studio. Poi ci sono gli anni ’70 con l’attività di fabbro nell’officina padre, e il fondamentale incontro con la futura moglie Enrichetta, da allora sempre al suo fianco nell’organizzazione del Festival. E si arriva al momento cruciale nel 1987, quando in un paio di occasioni Bottoni assiste alle estemporanee e suggestive esibizioni di musicisti nelle vie del centro e inizia a sognare di creare un evento tutto per loro in quel palcoscenico naturale che è la città. La spregiudicatezza e la disponibilità economica dell’amministrazione Soffritti, l’appoggio dell’allora esordiente consigliere d’opposizione oggi ministro Dario Franceschini, hanno creato la tempesta perfetta per far partire lo stesso anno il primo Buskers Festival di Ferrara, benedetto l’anno dopo dall’esibizione a sorpresa di Lucio Dalla.
Stefano Bottoni è un nostrano Steve Jobs, suggerisce lo speaker radiofonico Maurizio di Maggio nella prefazione al libro, anche lui partendo da un garage è riuscito a realizzare un sogno, con passione e tenacia.
Proprio questa visionarietà ha convinto Leonardo a scrivere la storia di Bottoni.

L’AUTORE: LEONARDO ROSA

“L’idea è nata quasi per caso, circa due anni fa – ci ha raccontato l’autore – conosco Stefano Bottoni dal ’96, anno in cui ho iniziato a collaborare col il Ferrara Buskers Festival, accompagnando gli artisti alle loro postazioni musicali. Da allora non ci siamo mai persi di vista. Lo considero una persona “visionaria”, che sa scorgere oltre l’apparenza delle cose e al contempo riesce a essere decisamente testardo e pragmatico nel realizzare i suoi progetti. D’altronde credo sia totalmente fuori dal comune un personaggio che è al tempo stesso musicista, compositore, scultore, ideatore di alcuni importanti festival artistici, collezionista di oltre 150 tombini… Quando un giorno, dopo l’ennesimo aneddoto, mi disse: “Sulla mia vita ci si potrebbe scrivere un film”, io gli risposi: “Prima però occorre scriverne la storia”, incontrando di fatto il mio desiderio di scrivere un libro.

Quanto tempo ci è voluto per raccogliere le memorie che sono confluite nel libro?
“All’incirca due anni, non è stato un lavoro fluido, più che altro perché, dovendo seguire vari progetti lavorativi, ho dovuto relegare il libro al tempo libero. Poi c’è voluto un paziente lavoro di ricostruzione, dovendo intervistare, oltre il protagonista, anche tanti altri personaggi e andando a recuperare parecchi giornali per una storia che copre un arco temporale di circa 50 anni.

Quante persone sono state intervistate? Tutti disponibili?
“Ho contato una trentina di interviste a persone diverse, devo dire che son stati tutti gentili e disponibili con me, compreso l’attuale ministro Dario Franceschini che ha rivestito un ruolo importante per la nascita del Ferrara Buskers Festival. Non è stato ovviamente semplice contattare persone che risiedono il altre città, ma alla fine sono molto contento del risultato, con un solo rimpianto. Purtroppo non ho fatto in tempo a intervistare Lucio Dalla, dopo aver contattato la sua segreteria”.

Ci sono elementi di finzione in mezzo alle ricostruzioni storiche?
“Tutti i fatti raccontati sono veri: dal coinvolgimento di vari personaggi famosi, ai tanti progetti che Stefano è riuscito a portare a termine. Ho inventato alcuni personaggi per esigenze di trama, oltre al fatto che alcuni reali protagonisti delle vicende sono scomparsi, quindi per correttezza non li ho citati con i loro veri nomi”.

Come sei arrivato a scegliere quali dei tanti momenti includere e quali no?
“Mentalmente conoscevo le tappe salienti della vita di Bottoni, vale a dire i traguardi importanti che il protagonista ha raggiunto. Il resto sono stati tanti aneddoti emersi, anche casualmente, nel corso delle interviste con Stefano. Ne cito uno su tutti: alla stazione di Ferrara, agli inizi degli anni 70, Bottoni si imbatte in un giovane Francesco Guccini e gli dà un passaggio fino a Vigarano Mainarda dove doveva suonare. Un surreale viaggio a bordo di una Mini Minor che pareva ancor più minuscola con a bordo un omone di un metro e novanta come Guccini!”.

Il lavoro di ascolto e di riscrittura è molto lungo, richiede molta pazienza, molto tempo. Hai mai dubitato di farcela?
“Stefano, da vero artista, si esprime in modo singolare, perdendosi in digressioni lunghissime. trovare la sintesi è stato il compito più difficile. La trama è venuta da se. Il momento trepidante per uno scrittore al suo primo esperimento letterario è quando il lavoro viene spedito ai vari editori. Un progetto su cui ci si crede tanto non è detto possa conquistare i destinatari e, in ogni caso, il responso può arrivare dopo mesi. Ho avuto la fortuna che nel giro di pochi giorni mi abbiano contattato tre case editrici. Quella che mi ha convinto maggiormente è stata Pendragon e ora eccoci qua!”.

Quali sono state le reazioni delle persone coinvolte quando hanno letto il romanzo?
“Sono molto attento ai pareri dei lettori, anche in virtù del fatto che è il mio primo libro.
Le reazioni per il momento sono state molto positive. L’obiettivo era quello di raccontare una storia vera in modo fluido e leggero. Se ci sono riuscito devo ringraziare un carissimo amico, coinvolto all’inizio di questo progetto: Alessandro Gelli. Lui mi suggerì di evitare una cronistoria, ricorrendo a un espediente tratto, anche in questo caso, dalla realtà: cinque ragazzi in visita al Museo delle Ghise di Bottoni, un luogo che, oltre ai tombini, contiene tantissimi ricordi della vita di Stefano. Locandine dei primi concerti, sculture in ferro, moltissime foto di luoghi esotici. Questi curiosi visitatori rivolgono molte domande al padrone di casa, fornendo il modo di suddividere la storia in sette capitoli tematici”.

Tu e l’editore non temete che sia una storia troppo ferrarese per avere mercato al di là della città?
Sia io che l’editore non lo riteniamo un limite, anzi. Sento tante persone che non abitano da queste parti, considerarsi innamorate di Ferrara. Non è un caso sia una delle città più sfruttate per ambientarvi film e fiction TV. Inoltre alcuni episodi della storia si svolgono all’esterno, come l’incontro tra Bottoni e Compay Segundo all’Havana, o l’individuazione del primo dei 150 tombini, avvenuta a Praga. Altre vicende coinvolgono personaggi di un certo calibro. Credo sia curioso, per esempio, leggere che Lucio Dalla nel 1987, all’apice della carriera dopo il successo internazionale di Caruso, un pomeriggio d’autunno bussi all’officina di uno sconosciuto fabbro ferrarese. Così come è singolare che, una volta che i due furono diventati amici, lo stesso Dalla chieda di suonare in incognito al neonato Ferrara Buskers Festival, e al tempo stesso, nel dietro le quinte, sia assolutamente impaurito prima di affrontare quest’avventura…”.

Qual è il tuo legame con il festival? Ci lavorerai anche quest’anno?
Sarò impegnato in prima persona nel presentare ‘Storie di Buskers’ un momento quotidiano di approfondimento dove un gruppo di invitati racconterà al pubblico le proprie esperienze, tra cui la scelta di diventare artisti di strada. Dopo aver letto le voluminose rassegne stampa sui primi anni del festival e aver raccolto le testimonianze di organizzatori e pubblico, è stato emozionante constatare la crescita esponenziale di questa manifestazione negli anni. I ferraresi, come noto, sono molto diffidenti. Vedere questi ‘forestieri’ invadere la città, per la prima edizione è stato qualcosa che generò subito estrema diffidenza, malgrado si esibissero anche musicisti di grande spessore. Nel corso di un’intervista il giornalista Rai Filippo Vendemmiati mi raccontò che, dopo aver girato il primo servizio sui Buskers per il Tg2, il giorno successivo alla messa in onda l’atteggiamento dei nostri concittadini cambiò radicalmente: i ferraresi si resero conto di avere in città un evento bello, originale e coinvolgente, testimoniato da centinaia di migliaia di turisti in arrivo.
Inoltre venerdì 29 agosto ore 18, Libreria IBS, Piazza Trento e Trieste ci sarà la presentazione del libro “Una strada lastricata di sogni”, con la partecipazione del Sindaco Tiziano Tagliani e di alcuni artisti del Ferrara Buskers Festival.

Infine una nota biografica, la dedica iniziale è per un nascituro e la sua mamma, tuo figlio?
Si! L’arrivo di Giacomo è previsto tra qualche giorno…

1 / CONTINUA

L'INFORMAZIONE VERTICALE
osservatorio globale

L’occhio di periscopio

Il giornalismo online in questi ultimi anni ha innescato una profonda trasformazione del nostro modo di informarci. Le notizie sono immediatamente disponibili attraverso la rete, continuamente aggiornate, facilmente reperibili. L’informazione è abbondante, la cronaca è ampiamente garantita. Quel che risulta carente è una chiave di interpretazione dei fatti, uno strumento di analisi capace di fornire una lettura che si spinga oltre la superficie degli avvenimenti. FerraraItalia ha questa ambizione: offrire commenti, analisi, punti di vista che contribuiscano alla formazione di una più consapevole coscienza del reale da parte di ciascuno e a vantaggio di tutti, come imprescindibile condizione per l’esercizio di una cittadinanza attiva e partecipe. Ferraraitalia è un quotidiano indipendente globale-locale che sviluppa un’informazione verticale tesa all’approfondimento, perseguito con gli strumenti giornalistici dell’inchiesta, dell’opinione, dell’intervista e del racconto di vicende emblematiche e in quanto tali rappresentative di realtà più ampie, di tendenze, di fenomeni diffusi (26 novembre 2013)

Redazione

Direttore responsabile: Francesco Monini
Collettivo di redazione: Vittoria Barolo, Nicola Cavallini, Simonetta Sandri, Ambra Simeone, Carlo Tassi, Bruno Vigilio Turra
Segreteria di redazione: Paola Felletti Spadazzi

I nostri Collaboratori: Sandro Abruzzese, Francesca Alacevich,Alice & Roberta, Catina Balotta, Fiorenzo Baratelli, Roberta Barbieri, Grazia Baroni, Davide Bassi, Benini & Guerrini, Gian Paolo Benini, Marcello Bergossi, Loredana Bondi, Marcello Brondi, Sara Cambioli, Marina Carli, Emanuela Cavicchi, Liliana Cerqueni, Ciarìn, Riccarda Dalbuoni, Roberto Dall'Olio, Costanza Del Re, Jonatas Di Sabato, Anna Dolfi, Laura Dolfi, Francesco Facchiano, Franco Ferioli, Giovanni Fioravanti, Giuseppe Fornaro, Maura Franchi, Riccardo Francaviglia, Andrea Gandini,Sergio Gessi, Pier Luigi Guerrini, Sergio Kraisky, Francesco Lavezzi, Daniele Lugli, Carl Wilhelm Macke, Beniamino Marino,Carla Sautto Malfatto, Fabio Mangolini, Cristiano Mazzoni,Giorgia Mazzotti, Paolo Moneti, Francesco Minimo, Alice Miraglia,Corrado Oddi, Fabio Palma, Roberto Paltrinieri, Valerio Pazzi,Carlo Perazzo, Federica Pezzoli, Gian Gaetano Pinnavaia, Mauro Presini, Claudio Pisapia, Redazione, Francesco Reyes, Raffaele Rinaldi, Laura Rossi, Radio Strike, Gian Pietro Testa, Roberta Trucco, Federico Varese, Ranieri Varese, Gianni Venturi, Nicola Zalambani, Andrea Zerbini

Hanno collaborato: Francesca Ambrosecchia, Stefania Andreotti, Anna Maria Baraldi Fioravanti, Chiara Baratelli, Enzo Barboni, Chiara Bolognini, Marco Bonora, Francesca Carpanelli,Andrea Cirelli, Federico Di Bisceglie, Barbara Diolaiti, Roberto Fontanelli, Aldo Gessi, Emilia Graziani, Ivan Fiorillo, Monica Forti,Fulvio Gandini, Simona Gautieri, Camilla Ghedini, Roby Guerra,Giuliano Guietti, Gianfranco Maiozzi, Silvia Malacarne, Virginia Malucelli, Federica Mammina, Paolo Mandini, Giovanna Mattioli,Daniele Modica, William Molducci, Raffaele Mosca, Alessandro Oliva, Luca Pasqualini, Martina Pecorari, Giorgia Pizzirani,Andrea Poli, Valentina Preti, Alessio Pugliese, Chiara Ricchiuti,Riccardo Roversi, Nuccio Russo, Vittorio Sandri, Gaetano Sateriale, Valentina Scabbia, Arianna Segala, Franco Stefani,Elettra Testi, Ajla Vasiljević, Ingrid Veneroso, Andrea Vincenzi,Fabio Zangara

Clicca sull’Autore per i suoi contributi.
CONTATTI
Inviare i comunicati stampa a: redazione@ferraraitalia.it
Inviare lettere al giornale a : interventi@ferraraitalia.it


FERRARAITALIA
Testata giornalistica online d'informazione e opinione, registrazione al Tribunale di Ferrara n.30/2013

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi