Tag: caffè

C’è caffè e Caffè

E alla fine, se Dio e i di Lui scagnozzi – anzi, i suoi contemporanei succedanei – vogliono: ce l’abbiamo fatta.
Dopo il governo retto dal devoto a Padre Pio, prossimamente avremo il governo che spinge me, umile idiota, a diventare devoto a San Giorgio.
Il mio è forse un eccesso di ottimismo perché sinceramente non penso di riuscire a emulare il Santo Patrono.
Dubito anche fortemente dell’esistenza di altri potenziali emuli ma in fondo chi lo sa, ci attendono tempi ancor più strani e incerti e quindi tutto è possibile.
Chissà dove ci potremmo ritrovare da qui al 2023.
Il 23 è poi, di certo, un numero assai enigmatico.
Questo non lo dico di certo io – che come ribadisco sono solo un umile idiota – lo dicono i numeri e un demonologo ben più esperto e preparato di me.
Ad ogni modo, a proposito di questo increscioso avvenimento, devo dire che non mi sento troppo ottimista.
Mi sento più ottimista solo se penso al buon San Giorgio.
Comunque non c’è da disperarsi, forse c’è da pregare, forse c’è qualche contromisura da prendere in questo futuro prossimo che ancora, realmente, non arriva.
Ma vabbè, buona settimana e via col pezzo a tema, pezzo da ascoltare bevendo un buon caffè, tenendo bene a mente che c’è caffè e Caffè.

Hymn 23 (Psychic TV, 1983)

Scegliere di non scegliere? Comunque scegliere

di Maria Luigia Giusto

Davanti al distributore di bevande calde si prova spesso indecisione. Quale scegliere? Amaro o dolce? Con o senza zucchero? Decaffeinato, ginseng, d’orzo? Sarà meglio qualcosa di rinfrescante? Che giorno è oggi? Ah no, non posso sceglierlo. Il treno sta arrivando e non ho ancora deciso. Facciamo il primo dei pulsanti e qualunque bevanda scenda andrà bene? Ecco le monetine, troppo poche, troppo tardi, fischio del capotreno, salgo e non scelgo, solo questa volta, solo questo.

“Ciò che non è assolutamente possibile è non scegliere.”
J. P. Sartre

Una quotidiana pillola di saggezza o una perla di ironia per iniziare bene la settimana…

Un caffè taserato

E così, finalmente, anche da noi è arrivato il taser.
L’ennesima stronzata made in Usa, proprio nell’anno in cui – anche qui da noi – aprirà Starbucks.
So che può sembrare di cattivo gusto ma non riesco a non vedere un certo filo marrone che lega le due cose.
Mi limiterò dunque a evocare quella peste che – come disse una signora molto più qualificata di me – è stata rovesciata sul mondo così, con la nonchalance che può usare un cretino mentre prende a calci la pattumiera di casa propria, proprio da quel paese lì: quello che ha il diritto alla felicità nella costituzione, quello che ha 50 e passa stati e due tipi di formaggio in croce, quello che qualcuno una volta ha chiamato “the land of the flea and the home of the grave”.
La chiudo dunque qui, cercando di non bestemmiare.
Cordiali saluti e via col pezzo della settimana.

Euroman (Jean Jacques Burnel, 1979)

Tutti i gusti (e non solo) della Ferrara di una volta

di Linda Ceola

Vi capita mai passeggiando per Ferrara di chiedervi se esiste un’osteria, un caffè o un albergo che nonostante le crisi subite in passato, sia riuscito a tramandare la propria tradizione resistendo nel tempo? Quanti tra questi hanno dissolto la propria identità nella repentina e mutevole crescita del tessuto urbano e quanti, invece, sono stati capaci di mantenere a denti stretti la propria linea originaria? Marco Nonato, dentista di professione, storico e ricercatore per passione, sceglie di dar luce proprio a questi ultimi attraverso la sua ultima fatica letteraria, frutto di tre anni di lavoro, passati tra archivi pubblici e privati che lo hanno riportato indietro nel tempo, tra i luoghi della sua gioventù. Nasce così “Ristoranti, Caffè, Osterie, Alberghi di un tempo, Storie, Personaggi e Ricette dell’Antica Ferrara”, presentato il 12 dicembre 2016 presso la Sala dell’Arengo del Palazzo Municipale di Ferrara e curato da Ascom Confcommercio Ferrara in collaborazione con Fipe (Pubblici Esercizi).

La presentazione del testo si è aperta con il vicesindaco Massimo Maisto, nonché assessore alla cultura e al turismo del Comune di Ferrara, che subito ha individuato nel libro “un dono per la città, ma soprattutto per i cittadini,” desiderosi di volgere uno sguardo al passato e alle sue ripercussioni. A seguire gli interventi di Giulio Felloni, presidente provinciale Ascom Confcommercio e di Davide Urban, direttore generale Ascom Ferrara, che ha sottolineato la capacità di questo libro di far riaffiorare ricordi di momenti speciali passati insieme a persone care. “Non è solo un testo legato alla memoria personale e popolare dei cittadini” ha detto Urban, “bensì anche una sorta di guida orientativa enogastronomica per il turista”.
Poi la parola è passata a Marco Nonato, autore dell’opera: “Fare lo scrittore non è il mio mestiere”, eppure il suo primo testo sull’automobilismo storico ferrarese ha avuto un grande successo, oltre ad essere stato tradotto in inglese, quindi ha voluto riprovarci. “Il desiderio che sta alla base di questa ricerca è quello di ricordare i locali, gli alberghi, le osterie che hanno caratterizzato la storia dell’ospitalità ferrarese”, ha spiegato Nonato, “di cui si rischiava sicuramente di perdere la memoria”. Ricorda il ristorante Da Giovanni, situato vicino al castello: negli anni Sessanta vide l’assalto affamato della squadra dell’Inter che per quindici giorni potè godere delle sue delizie. Giunse in città anche il giovane Karol Wojtyla, al tempo arcivescovo di Cracovia, per festeggiare l’anniversario di Copernico, astronomo e matematico polacco che visse per anni nelle stanze collocate sopra l’Osteria Brindisi. La sera, non conoscendo la lingua e non sapendo dove andare a rifocillarsi venne guidato al ristorante La Vecchia Chitarra di Bertino da Italo Antinori, noto otorino di Ferrara, e non si vergognò di ordinare, rigorosamente in latino, doppia razione di cappellacci. Tra le curiosità da non dimenticare Moser, celebre ciclista che si recava spesso in città da Conconi, medico sportivo. Era il 1984 quando Moser, valicato il record dell’ora a Città del Messico, spodestando dopo dodici anni Eddy Merckx, è tornato a Ferrara e per un mese ha mangiato al ristorante Nordovest, senza mai pagare un soldo con grande sorpresa del signor Andreotti, che alla fine ha ricevuto la bicicletta del record con le prime ruote lenticolari. Bizzarra l’idea della storica Trattoria Occhiali, una delle esperienze più importanti della cucina tradizionale ferrarese degli anni Cinquanta, che ha deciso di allestire un piccolo palco, il Golden Tap, sul grande cortile adiacente, lasciando libera scelta al pubblico di esibirsi previo acquisto di una bottiglia di vino. Il clima di festa era così assicurato!

Questi e tanti altri ancora i racconti di Marco Nonato, che non intende assolutamente dimenticare e, attraverso fotografie, storia e aneddoti ha sottolineato un altro obiettivo del testo, oltre alla memoria: “verificare quali sono state le attività che sono riuscite nonostante i cambiamenti e l’innovazione a rimanere in auge, come l’Hotel Europa, l’Hotel Annunziata e il Ristorante la Provvidenza”.
A chiudere l’iniziativa è stato Leopoldo Santini, cultore per eccellenza delle “cose” ferraresi che appassionatamente ha accompagnato il pubblico in un viaggio sensoriale attraverso il fritto misto del Cavalier Giovanni Molara e il risotto dei Montini. Tanti nomi e altrettanti luoghi pregni di una vitalità antica tutta da scoprire tramite il testo di Marco Nonato che ha scelto di destinare una parte dei proventi alla Fondazione Ado Onlus di Ferrara per acquistare uno strumento di diagnostica avanzato.

Vivere completamente immersi nella Bellezza porta talvolta a dimenticarsene. “Ristoranti, Caffè, Osterie, Alberghi di un tempo, Storie, Personaggi e Ricette dell’Antica Ferrara” è un invito a fermarsi e a guardare, perché come diceva Samuel Johnson “La vera arte della memoria è l’arte dell’attenzione”.

caffè-tazzina caffè-tazzina

Chi ben comincia…

Inizia un’altra settimana…non senza un caffè.

pino-daniele
Pino Daniele

Na’ tazzulella e’ cafè ca’ sigaretta a coppa pè nun verè
s’aizano e’ palazze fanno cose e’ pazze ci girano
c’avotano ci iengono e’ tasse..
(Pino Daniele)

Una quotidiana pillola di saggezza o una perla di ironia per iniziare bene la giornata…

caffè-expo-2015-vittorio-colamussi

IMMAGINARIO
Cibo che unisce.
La foto di oggi…

Expo tutto in una tazzina di caffè. L’interpretazione è di Vittorio Colamussi, fotografo ferrarese, che racconta così – in maniera sintetica e sobria – l’evento dell’Esposizione universale. Il caffè, del resto, è qualcosa che tiene insieme il binomio di locale e globale che Expo vuole promuovere. I chicchi nascono e crescono in altri latitudini del mondo, ma è l’Italia il Paese-simbolo della torrefazione di qualità. E Ferrara tra le città che possono vantare torrefazioni d’eccellenza [vedi Portale turistico Terra e acqua e articolo su Ferraraitalia]. Guardiamo e assaporiamo.

OGGI – IMMAGINARIO FOTOGRAFIA

caffè-expo-2015-vittorio-colamussi
Expo 2015 in una fotografia di Vittorio Colamussi

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…
[clic sulla foto per ingrandirla]

chicchi-caffè

Il piacere del caffè. Viaggio alla scoperta della migliore miscela

Un buon caffè, anzi, un caffè davvero buono: ecco quello che ci vuole. Sì, ma cosa vuol dire buono? Qual è il segreto di questo piacere che – come recitava Nino Manfredi in uno spot – se non è buono, che piacere è? Cos’è che rende un sapore così piacevole e, secondariamente, esiste un piacere oggettivamente così buono? A caccia di risposte, ti arriva Altroconsumo con il suo festival, che per il terzo anno consecutivo sceglie Ferrara, i suoi cortili e i suoi palazzi per sviscerare dubbi, bisogni e richiesta di informazioni da parte dei consumatori. Ad accompagnarci in un viaggio tra gli aromi del caffè, nel week-end appena concluso, ci sono nientemeno che gli esperti del Centro studi assaggiatori. E’ un gruppo di persone, addestrate e preparate per riconoscere e distinguere aromi, colori e sapori. Gente che è pagata per svolgere test, alla fine dei quali viene emesso il verdetto.
Che voglia di sentirsi dire: questo è buono e quello no. Invece, come spesso avviene per le cose importanti, la risposta è più lunga e difficile. Lo spiega Luigi Odello, che è il presidente del Centro studi assaggiatori, a cui Altroconsumo si appoggia per i test che poi pubblica sulle sue riviste. Tanto per cominciare Odello ti fa capire che, per analizzare un prodotto, non è che ti puoi lasciare andare al piacere di gustartelo. Anzi, serve un approccio asettico, quasi monacale.
“Quando valuti un cibo – dice – l’importante è non avere aspettative, non essere alla ricerca di qualcosa, ma assaporare ed esaminare senza attese né pregiudizi”. In ballo ci sono vista, gusto e olfatto. Nascosti loghi e marchi, con gli occhi analizzi il colore che vedi e la sua intensità (dal giallo ambrato al nocciola, fino al color tonaca di frate), ma anche la tessitura, che poi è la compattezza e la regolarità della sua crema. Con il palato cerchi di dare un valore al corpo della bevanda (che può essere leggero, medio, consistente, sciropposo) e al suo livello di acido, amaro e astringente. Con il naso provi a distinguere e dare un nome ai sentori di fiori e frutta fresca; frutta secca (nocciola, mandorla, fichi, uva passa, datteri); spezie (pepe, chiodi di garofano, senape e liquirizia); tostatura (cacao, cereali, vaniglia, pasticceria e caramello); fino alla presenza di elementi vegetali che possono andare dal bosco (balsamico) all’erba (fresco), passando attraverso paglia e fieno (secco) e patata e zucca (lesso). Particolare attenzione il naso deve porre, poi, agli odori emessi da sostanze organiche carbonizzate, cercando di capire se ricordano di più il fumo, il bruciato o il fritto.
Alla fine sei talmente esausto che, a farsi friggere, ci va il piacere! Dov’è finito quel godimento effimero, che ti faceva gustare un caffè così libero e spensierato? “Lo stress è un elemento di interferenza del gusto”, ammette Odello, secondo il quale un espresso non ha più lo stesso sapore dopo un litigio col moroso o prima di un colloquio cruciale.
Sul caffè e la sua analisi, lui, che ci ha riempito pagine di libri, può dare solo la certezza di quello che non piace. Banditi ovunque odori negativi e quella sensazione di secchezza e rugosità che “allappa”. Per il resto, i gusti variano e mutano qua e là. Tanto più che ogni regione, pare, abbia una propria identità sensoriale. Mentre, ad esempio, le miscele a Napoli prediligono profumi di frutta secca e intensità di corpo, Piemonte e Liguria ricercano aromi floreali e fruttati, con qualcosa di mandorla e nocciola. In Toscana il tratto comune è rappresentato da spezie con sfumature di vaniglia e cannella. L’Emilia-Romagna ha un debole per il profumo cioccolatoso che, insieme al tostato, rievoca il cacao fondente.
Il piacere – conclude il leader degli assaggiatori professionali – ha tre diversi livelli, che sono il piacere primario e istintivo, che è il piacere-bambino; quello adulto, capace di dare un nome e di descrivere quello che si prova; infine, il piacere ricco, che unisce gusto e consapevolezza col fremito esclusivo che ti dà il fatto di sapere che qualcosa è raro e prezioso”. Attenzione, però – avverte Natalia Milazzo, caporedattrice della rivista Altroconsumo – a non farsi traviare da prezzi e notorietà delle marche. “Perché – dice – i test dimostrano che non sempre quello che è più costoso è più buono”. Non resta che rilassarsi e lasciarsi andare. Occhi naso e bocca aperti, una bella tazzina e, magari, buona compagnia.

caffe-disconnesso

L’IDEA
Il caffè disconnesso

“Uomo che ami parlare molto: ascolta e diventerai simile al saggio. L’inizio della saggezza è il silenzio”. Pitagora

Londra, la città degli uomini d’affari, di chi corre e strappa numeri e informazioni da giocarsi nelle affollate e rumorose sale della finanza, la capitale degli spettacoli, delle mostre più belle, delle idee strampalate e delle novità più all’avanguardia. Londra che lavora, che produce, che rallegra, che diverte, che gioca, che pensa e che inventa. Se pur in apparente contraddizione con un mondo che scalpita e si affanna, poteva arrivare solo qui, terra di contraddizioni ma anche di grandi innovazioni, prima come sempre, l’idea di un nuovo caffè dove appena entri il tuo telefono è automaticamente disconnesso. Resti magicamente isolato dai continui bip dei messaggi, dalle suonerie invasive, dalle news dirompenti, dal rumore di un mondo sempre e perennemente informato, monitorato e sotto controllo.

caffè-disconnesso
Faraday Cafe

Potrebbe, quindi, arrivare presto un posto silenzioso (finalmente), dove una sorta di griglia metallica intorno all’edificio respinge i segnali e le onde elettromagnetiche e, pertanto, rende impossibile l’utilizzo dei telefoni cellulari all’interno. Puff, e sei solo. Quella di “un caffè senza telefoni” è l’idea dell’artista Julien Thomas, che, l’anno scorso, aveva installato il sistema al Faraday Café di Vancouver, in Canada. Il design è semplice ed è lo spazio stesso a isolare.

Una volta all’interno del locale, non ci sono più sms o fotografie e immagini postate su Facebook o Twitter. Nessuna mailing list di news che arriva, domande di chiarimenti urgenti, comunicazioni inopportune, spam, pubblicità non richieste. Un modo per restare disconnessi, almeno per un po’, se si vuole. Per chi fosse obbligato a esserlo, ad esempio per lavoro, potrebbe rappresentare una sorta di “rifugio temporaneo”, ove assentarsi e respirare per qualche ora. E poi, si pensi, perché dobbiamo essere connessi sempre, in ogni momento, permanentemente? Abbiamo tante cose da dirci sulle nostre vite e le nostre esperienze, anche (e soprattutto) a voce, davanti a una bibita o a un thè caldo, guardandoci negli occhi, sfiorando i nostri visi. Perché si presti attenzione agli amici e non alla tecnologia, che spesso ci distrae dalle parole.
Con una start-up, Julien sta cercando un partner per finanziare la creazione di questo caffe silenzioso nella capitale britannica, anche se con qualche leggera modifica rispetto all’esperimento canadese. L’idea è quella di non utilizzare la griglia metallica, che darebbe l’idea di uno spazio confinato, ma d’integrare la tecnologia nelle pareti, ad esempio dietro la colorata e creativa carta da parati che spesso tappezza i muri dei locali. Questo perché non si percepisca alcun senso di oppressione e si possa stare in un posto anche piacevole per il design e gli occhi (oltre che per la mente).

caffè-disconnesso
World Changing Ideas

L’idea, che ricorda un po’ gli anti-caffè che tanto vanno di moda, dove molti freelance pagano il tempo che vi permangono invece delle consumazioni, compare anche nella lista annuale del World changing ideas ossia delle idee più innovative e interessanti  [vedi]. A noi piace. Magari acquistando un caffè si paga per tenere qualcuno lontano…

ziferblat-caffè-tempo

L’IDEA
Ziferblat, il caffè a tempo

da MOSCA – Ulitsa Pokrovka, Mosca, le diciannove di una fredda domenica sera. Arrivo in taxi, come spesso ultimamente, fa troppo freddo e le fermate della metro sono il più delle volte lontane dai posti ai quali si è diretti. Se d’estate si può fare, ora quei metri sembrano chilometri. Scendo al numero 12, mi hanno detto che però devo girare l’angolo, entrare in una corte e cercare un piccolo cartello. Non è difficile, lo trovo quasi subito, salgo le scale.

ziferblat-caffè-tempo
La sveglia, il simbolo e il logo del caffè a tempo

Sembra un palazzo come tanti, e in effetti lo è, salvo che al secondo piano vi è una porta che introduce in un mondo magico, brulicante di giovani, d’idee, di chiacchiere, di progetti, di libri, di oggetti vintage, di tè e biscotti. Sì, perché qui non si beve nulla di alcolico. E’ uno spazio per i desideri, un luogo dove poterli veder avverare. Appena entrata mi fanno scegliere una sveglia (lo definiscono “il rituale”), sognatrice retro come sono scelgo subito quella più adatta a me, un modello d’altri tempi, un quadrante che si chiama Maya.
Accanto alle sveglie, tazze e bigliettini lasciati dagli ospiti. Oggetti di ogni tipo alle pareti, sempre curiosi e originali. Quadri e disegni ammiccano agli ospiti. Maya viene con me.

ziferblat-caffè-tempoUn po’ in russo è un po’ in inglese mi spiegano che posso (e devo solo) sedermi, dove voglio, portando con me quell’oggetto curioso, che, però, non funziona veramente, nessun ticchettio inquietante (meno male, o il passar del tempo diventerebbe ansiogeno). Le ragazze che mi accolgono segnano loro il mio momento d’arrivo, su un taccuino. Pagherò due rubli al minuto per la prima ora, un rublo a partire dalla seconda, solo per stare lì, ma non mi devo preoccupare, superate le cinque ore, il tempo si ferma e pagherò sempre la stessa cifra, fissa. Con quella sorta di simpatico, e vicendevolmente utile, scambio potrò prendere il caffè o il te, che mi serviranno giovani ragazzi e ragazze sorridenti o che potrò pure farmi da me, ci saranno biscottini al cioccolato, pasticcini e dolcetti sfiziosi tipo lingue di gatto.

ziferblat-caffè-tempoziferblat-caffè-tempoSono lì per partecipare a una serata letteraria italiana, di cui vi parlerò in futuro (perché ora voglio parlarvi solo di questo luogo) ma incrocio tante cose interessanti. Tutto è libero e compreso in quel tempo che si paga: bevande, snack, wifi, computer, stampanti, libri, atmosfera. Siamo molto lontani dagli anonimi caffè-catena della capitale, tipo Starbucks, Kofe Khaus e Schokoladnitsia. Tutta un’altra storia. A Ziferblat si parla anche italiano, si suona il pianoforte, si leggono libri. Le pareti sono costellate da volumi di ogni tipo. Le antiche macchine da scrivere, che peraltro mi appassionano da sempre, fanno subito comprendere lo spirito con il quale è nato questo posto unico, lasciatemelo già dire fin da ora.

ziferblat-caffè-tempoziferblat-caffè-tempoParlo con Dmitry, un gentile ragazzo russo che mastica un po’ di italiano, scambio email con varie persone che hanno creato quell’idea, risalgo al giovane fondatore, Ivan Mitin, quasi (e solo) trentenne. Ma come è nato Ziferblat e perché? Cosa significa la parola? Ziferblat significa quadrante dell’orologio, appunto, che caratterizza l’idea del tempo e che oggi rappresenta il “logo” dei caffè. E’ nato nel settembre 2011: Ivan voleva creare un “social network nella vita reale”, dove giovani creativi potessero incontrarsi liberamente portando di tutto, anche il proprio cibo oltre alle proprie idee, tutto tranne alcol, droga e fumo (qui è severamente vietato fumare). Un luogo dove si poteva diventare amici di tutti, perché bastava volerlo, guardarsi negli occhi e parlare. Dialogare davvero.

ziferblat-caffè-tempoA Ziferblat c’è lo spazio per organizzare eventi, serate letterarie, classi di disegno, concerti (chi arriva può suonare liberamente il pianoforte e, se non ne ha uno a casa, può tranquillamente venire qui). Incontriamo, allora, un ragazzo turco che prepara il caffè e insegna a farlo, un antropologo che racconta un suo documentario, una violoncellista che suona, uno scrittore che legge le sue pagine, un gruppo di amici che cena a lume di candela. Intellettuali e creativi che non sanno dove andare possono rifugiarsi fra queste mura accoglienti. Tutto è palcoscenico, qui, silenziosamente e puntualmente curioso. Ogni giorno. Se si è scrittori, poi, questo posto è un crogiuolo di idee e di pensieri. La penna vola, da sola.

ziferblat-caffè-tempoA questo spazio Ivan è arrivato dopo due prime fasi: quella della “poesia in tasca” e quella della “casa sull’albero”. Tutto era iniziato, infatti, con e dalla poesia. Grazie ad essa. Lui e i suoi amici lasciavano per strada, nascosti in vari luoghi, foglietti di carta con sopra scritte tante poesie. Ogni passante poteva raccoglierne una, farla sua e mettersela tranquillamente in tasca. Immaginate che bello vedere la città disseminata di poesia… Ma per fare questo e confezionare magia, i poeti avevano bisogno di un posto dove riunirsi regolarmente, per parlare, confrontarsi, sognare insieme. Ecco allora una piccola mansarda nel centro di Mosca, la “casa sull’albero” (‘dom na dereve’), sicuramente chiamata così per la sua posizione in alto, sui tetti. Chissà perché ma i tetti sono sempre legati a scrittori e poeti… (e comunque una bella, accogliente e calda casetta sull’albero resta il sogno di ogni bambino…). Per avere questo posto bisognava trovare qualche soldino in più rispetto a quelli che i poeti già avevano raccolto nelle loro “valigie”. Da qui era nato il progetto Ziferblat, che oggi è un’idea diventata realtà. Ivan e i suoi collaboratori insistono sull’originalità, la peculiarità e la differenza fra Ziferblat e i tanti “anti-caffè” che si trovano sparsi per il pianeta. Qui si fa cultura. Ivan ne è davvero convinto e ha convinto tutti.

ziferblat-caffè-tempoDal 2011 i Ziferblat aperti nel mondo sono già 11 e non solo in Russia. Hanno aperto anche a Londra, Manchester, Lubiana e prossimamente appariranno a Cracovia, Praga e New York. Qualche indiscrezione raccolta sul posto dice pure a Roma… Vedremo… Si sta cercando a San Lorenzo e in altri quartieri del centro della capitale. Per ora pare si facciano i conti con la burocrazia Italia, speriamo non sia un ostacolo insormontabile. Resta il fatto che se porti amici, porti eventi, idee, diverse culture, novità e “sostentamento” economico alla struttura (gli amici sono legati alla tua sveglia e anche loro, come te, pagano solo il tempo). Entrambi i carburanti sono necessari alla sopravvivenza di un’idea. A voi scoprirla, se lo volete. Magari tramandarla. Nel frattempo, vi auguriamo tanto buon tempo libero e spensierato, con gli amici di Ziferblat. Per me una vera serendipity (per essere alla moda).

Per saperne di più visita il sito di Ziferblat [vedi]

Fotografie di Simonetta Sandri

LA CURIOSITA’
Il caffè più sostenibile?
E’ in Italia…

L’italianissimo illy è il caffè più sostenibile al mondo. Lo ha recentemente stabilito un’inchiesta indipendente dell’International consumer research & testing ltd. (Icrt), un’associazione di difesa dei diritti dei consumatori che coopera nella ricerca e nel test di prodotti, composta da una quarantina di organizzazioni, tra cui l’italiana Altroconsumo, di 33 paesi sparsi nei 5 continenti e la cui partecipazione è aperta ai gruppi che agiscano unicamente nell’interesse dei consumatori, non facciano pubblicità e siano indipendenti dal commercio, dall’industria e dai partiti politici.

Icrt ha, dunque, collocato la triestina illycaffè al primo posto per l’impegno di responsabilità nei confronti dei coltivatori di caffè nel Sud del mondo, analizzandone le politiche sociali, economiche e ambientali attuate nei confronti dei coltivatori nei vari Paesi produttori (America Latina, Africa e Asia), in termini di sostenibilità sociale e ambientale, trasparenza, coinvolgimento attivo. In particolare, l’azienda ha costituito solide, affidabili e costruttive relazioni dirette con i piccoli coltivatori, inserendoli anche in attività di formazione volte ad aiutarli a migliorare la qualità del proprio caffè e riconoscendo loro un prezzo profittevole. L’azienda ha operato, e opera, per garantire a questi produttori condizioni di vita adeguate oltre che per abbattere l’impatto ambientale della produzione di caffè. Questo, grazie a una valutazione diretta e certificata dell’impatto sociale delle proprie attività. Il caffe è, infatti, vissuto e considerato non solo come un piacere ma, soprattutto, come un’importante espressione della ricchezza dei diversi Paesi e simbolo dell’unione tra diverse culture e, come tale, un modello di riferimento per altre colture e per gli scambi commerciali internazionali.
Sono circa 25 milioni nel mondo le famiglie coinvolte nella coltivazione del caffè: la responsabilità nei loro confronti delle aziende che operano in questo settore è cruciale. Expo 2015, di cui illycaffè è Official coffee partner, sarà un’occasione importante di sensibilizzazione anche su questo. In tale ambito, illycaffè è stata la prima azienda al mondo ad avere ottenuto, nel 2011, da Dnv Business sssurance, la certificazione Responsible supply chain process, che attesta l’approccio alla sostenibilità da parte dell’azienda in tutte le sue attività, con particolare attenzione alla catena di fornitura. Si tratta di un modello innovativo, poiché mette al centro la qualità del caffè prodotto e la creazione di valore per tutti gli stakeholder. L’esigenza è sempre più avvertita dai moderni consumatori finali che vogliono poter scegliere un caffè equo (e quindi “pulito”) oltre che di qualità. Un esempio italiano tutto da seguire.

Foto di Elisabetta Illy

caffetteria-lucchesi

LA STORIA
Quel caffè nella via
dei Lucchesi

E’ un giorno di sole e di pioggia sotto il cielo di Ferrara. La città oscilla tra la tentazione di cedere al grigio cupo dell’inverno e il torpore azzurro di questa seconda estate d’ottobre. I suoi mattoni in cotto recitano, obbedienti, la loro parte senza sbavature: lividi, seriosi col grigio, vividi e accesi appena stesi al sole.
Guardo fuori dalla finestra e scorgo un convento lottizzato. Morte le ultime suore rimaste, è sopravvissuta la piccola chiesa. Gli appartamenti hanno un costo altissimo. Chissà cosa avrebbe pensato in proposito Cristo. Di sicuro lo avrebbe atteso un Grande Inquisitore qualsiasi, accusandolo di eresia. In qualche modo sarebbe finito comunque, di nuovo, tra i pali di una croce o le maglie roventi di una graticola.

Osservo le finestre, le grondaie, i tetti. Trovo quei versi di Franco Fortini che dicono “Qua e là, sul tetto, sui giunti / e lungo i tubi, gore di catrame, calcine / di misere riparazioni. Ma vento e neve, / se stancano il piombo delle docce, la trave marcita / non la spezzano ancora.
Penso con qualche gioia / che un giorno, e non importa / se non ci sarò io, basterà che una rondine / si posi un attimo lì perché tutto nel vuoto precipiti / irreparabilmente, / quella volando via”.

Scendo in strada e piovono foglie in corso Isonzo. Intorno nessuno pare curarsene. Le foglie di platano ricoprono l’asfalto. Imbocco via Garibaldi. In via Lucchesi una volta dimoravano gli industriali, i commercianti d’olio toscani, da lì il nome. Oggi trovo la saracinesca chiusa e mi viene alla mente che, dopo 35 anni, Michele Maglione se n’è andato via. L’avevo conosciuto per via del suo ottimo caffè. I nostri accenti si erano presi, incollati, riconosciuti. Michele Maglione, napoletano dagli occhi azzurri di ghiaccio, ha aperto il caffè di via Lucchesi una quindicina di anni fa. Con il timore dell’outsider, ha messo in piedi un locale che offriva esclusivamente caffè delle più svariate miscele. Non altro. Oggi, a distanza di anni, molti tentano di emularlo.

caffetteria-lucchesi
La caffetteria di via Lucchesi
In precedenza aveva vissuto in qualche posto sperduto dell’Africa e commerciato in legname, Michele. Rientrato in Italia, a Ferrara decise di tornare alle origini. Darsi una calmata. Una boccata di vita sedentaria. Le origini, quelle di quando, a sedici anni, passava il tempo nell’azienda di torrefazione dello zio, a Napoli. Questa è, in parte, la vicenda del Caffè di via Lucchesi.
Oggi la saracinesca di questa storia minuta, semplice, è chiusa.

Un giorno, dopo mezza vita emiliana, Michele vende il caffè a due donne. Due sorelle che si impegnano a conservarlo così come lui lo aveva concepito. Vende la sua creatura e acquista un pezzo di terra rossa verso la Murgia brindisina, nel parco degli ulivi secolari, in mezzo a due mari. Prova a realizzare un vecchio sogno, Maglione. Quello di costruirsi una casa fatta di quel legno che tante volte aveva maneggiato e che conosce bene. Poi affittare camere a qualche turista di passaggio, coltivare la terra, preparare il caffè, stavolta per sé e per i propri ospiti.

Qualcuno sostiene sia un viaggio, questa piccola Odissea chiamata vita. Altri, col volto accigliato, parlano di una perpetua lotta, di un’infinita Iliade senza vincitori, in cui risultiamo tutti assediati, vinti. Stretto tra questi pensieri, mi accontento di Ferrara con una saracinesca abbassata e una storia da raccontare. Mi basta un sabato pomeriggio di una vecchia città ostinata, che fa ancora il suo mestiere. In cui la gente vive, sogna, si innamora, riparte. In cui di continuo qualcuno approda, mentre alla stazione qualcun altro saluta.

Torrefazione-Penazzi-Ferrara-torrefattore-Alberto-Trabatti

Viaggio nel mondo dei caffè all’ombra del Castello

E’ un baretto affacciato su piazza della Repubblica, a Ferrara: una piccola arena di panchine, alberi e fontana incastrate in disparte, ma all’ombra del Castello estense, a ridosso del sagrato della chiesetta trecentesca di San Giuliano. Si chiama Torrefazione Penazzi e non ha seggioline né socializzanti distese esterne di tavoli. All’insegna della sobrietà anche l’interno. Il bar è una stanza attorno al bancone, dove sorseggiare il caffè in piedi nelle classiche tazzine di ceramica. Una volta dentro, ti puoi affacciare in un secondo spazio, allestito con una serie di cilindri trasparenti, pronti a dispensare chicchi ricercati con cura nelle più disparate parti del mondo, prelevati e tostati in piccole quantità in un laboratorio alle porte di Ferrara.
Tra i vari tipi di caffè coltivati per la bevanda, Alberto Trabatti, che è il proprietario del marchio del laboratorio di torrefazione, acquista solo l’Arabica. Questa specie – la più apprezzata e diffusa, insieme alla Robusta, tra il centinaio di quelle presenti in natura – ha un contenuto di caffeina molto inferiore alle altre ed è la meno adattabile all’ambiente, perché cresce solo ad alta quota, tra i mille e i duemila metri. E così, sulle incontaminate altitudini di Paesi equatoriali, cresce questo piccolo albero che può arrivare fino a una decina di metri, con larghe foglie verde scuro e fiori bianchi, che si trasformano in quei frutti carnosi che sono le drupe, dalle quali si estrae poi la coppia di semi.
Alberto Trabatti quei chicchi di Arabica li va a trovare con la passione dell’esploratore, li mette nella sua tostatrice artigianale che consente di lavorare non più di dieci chili per volta. Attento a non eccedere nel calore, il maestro torrefattore mescola manualmente i chicchi per biscottare in modo uniforme ciascuno di loro. Poi macina, prova e gusta, classificando le future polveri nelle varie tipologie da adeguare alle diverse necessità e sfumature di sapore. Perché Trabatti ti parla del caffè come un astronomo ti descrive le infinite galassie, che ai più appaiono solo come puntini luminosi. Ti spiega che se vuoi una bevanda leggera, fruttata e fiorita, va bene lo Yirgacheffe che viene dall’Etiopia, che è tra quelli con la minor quantità assoluta di caffeina, pari all’1,2 per cento. Sempre leggero – e quindi, secondo lui, adatto a chi non è avvezzo all’impatto forte e diretto col caffè nero – il Pergamino che, con lieve gusto acidulo ma grande equilibrio, arriva dall’altopiano di Sul de Minas, in Brasile.
Secondo il produttore-artigiano, chi è abituato normalmente a zuccherare o a mettere latte nel caffè, deve smettere di farlo o almeno limitarsi, per non annacquare e falsificare il gusto puro della bevanda. Un cappuccino ogni tanto te lo concede; e, in quel caso, lui usa la qualità Miscela. La sua filosofia, comunque, sostiene la purezza assoluta del gusto, in modo che tu possa apprezzare dettagli che zucchero e latte vanno a coprire. Ad ogni modo, l’unico dolcificante che ti concede è quello bianco, senza gli aromi speziati e distraenti dei cristalli di canna. Affinato il palato, ecco il gusto dolce, non acido e di medio corpo di El Salvador, che arriva dall’omonimo Paese dell’America centrale. Fruttato e di medio corpo l’Atitlàn Exquisito del Guatemala. Speziato, dolce e sempre di medio corpo il Santos Montecarmelo della regione di Cerrado, in Brasile. Per chi ama il caffè deciso, c’è la qualità Gusto antico, ancora dal Brasile, con il suo retrogusto cioccolatoso; ma anche l’Haiti, forte e amaro. Molto particolare, con note di erbe e tabacco, il Nicaragua, tra i più pregiati e costosi (60 euro al chilo) e che nel bar ti fanno anche espresso al costo di 2 euro a tazzina al posto dell’euro che lì ti costa l’altro. Tra le vette di caffè speciali va inserito lo Yauco Selecto, che viene dal caraibico Porto Rico (80 euro al chilo). La cima assoluta si raggiunge con il Jamaica, tra i più importanti (170 euro al chilo), ma anche molto delicato e sensibile al calore, e perciò disponibile nel negozio solo in inverno, per non rischiare che possa sciuparsi con gli sbalzi di temperatura.
Nella Torrefazione Penazzi non sono disponibili sempre tutte le qualità e, anzi, di mese in mese se ne aggiungono di sconosciute, che Trabatti trova, gusta e ritiene degne di fare apprezzare. Non mancano quasi mai quelle di Pergamino, Etiopia, Guatemala, Gusto antico e Miscela, con anche una selezione di Decaffeinato per chi non vuole negarsi il piacere con attenzione ai palpiti.

Per potere variare senza smettere mai di sorseggiare una tazzina piccola, ma rotonda come il mondo.

L'INFORMAZIONE VERTICALE
osservatorio globale

L’occhio di periscopio

Il giornalismo online in questi ultimi anni ha innescato una profonda trasformazione del nostro modo di informarci. Le notizie sono immediatamente disponibili attraverso la rete, continuamente aggiornate, facilmente reperibili. L’informazione è abbondante, la cronaca è ampiamente garantita. Quel che risulta carente è una chiave di interpretazione dei fatti, uno strumento di analisi capace di fornire una lettura che si spinga oltre la superficie degli avvenimenti. FerraraItalia ha questa ambizione: offrire commenti, analisi, punti di vista che contribuiscano alla formazione di una più consapevole coscienza del reale da parte di ciascuno e a vantaggio di tutti, come imprescindibile condizione per l’esercizio di una cittadinanza attiva e partecipe. Ferraraitalia è un quotidiano indipendente globale-locale che sviluppa un’informazione verticale tesa all’approfondimento, perseguito con gli strumenti giornalistici dell’inchiesta, dell’opinione, dell’intervista e del racconto di vicende emblematiche e in quanto tali rappresentative di realtà più ampie, di tendenze, di fenomeni diffusi (26 novembre 2013)

Redazione

Direttore responsabile: Francesco Monini
Collettivo di redazione: Vittoria Barolo, Nicola Cavallini, Simonetta Sandri, Ambra Simeone, Carlo Tassi, Bruno Vigilio Turra
Segreteria di redazione: Paola Felletti Spadazzi

I nostri Collaboratori: Sandro Abruzzese, Francesca Alacevich,Alice & Roberta, Catina Balotta, Fiorenzo Baratelli, Roberta Barbieri, Grazia Baroni, Davide Bassi, Benini & Guerrini, Gian Paolo Benini, Marcello Bergossi, Loredana Bondi, Marcello Brondi, Sara Cambioli, Marina Carli, Emanuela Cavicchi, Liliana Cerqueni, Ciarìn, Riccarda Dalbuoni, Roberto Dall'Olio, Costanza Del Re, Jonatas Di Sabato, Anna Dolfi, Laura Dolfi, Francesco Facchiano, Franco Ferioli, Giovanni Fioravanti, Giuseppe Fornaro, Maura Franchi, Riccardo Francaviglia, Andrea Gandini,Sergio Gessi, Pier Luigi Guerrini, Sergio Kraisky, Francesco Lavezzi, Daniele Lugli, Carl Wilhelm Macke, Beniamino Marino,Carla Sautto Malfatto, Fabio Mangolini, Cristiano Mazzoni,Giorgia Mazzotti, Paolo Moneti, Francesco Minimo, Alice Miraglia,Corrado Oddi, Fabio Palma, Roberto Paltrinieri, Valerio Pazzi,Carlo Perazzo, Federica Pezzoli, Gian Gaetano Pinnavaia, Mauro Presini, Claudio Pisapia, Redazione, Francesco Reyes, Raffaele Rinaldi, Laura Rossi, Radio Strike, Gian Pietro Testa, Roberta Trucco, Federico Varese, Ranieri Varese, Gianni Venturi, Nicola Zalambani, Andrea Zerbini

Hanno collaborato: Francesca Ambrosecchia, Stefania Andreotti, Anna Maria Baraldi Fioravanti, Chiara Baratelli, Enzo Barboni, Chiara Bolognini, Marco Bonora, Francesca Carpanelli,Andrea Cirelli, Federico Di Bisceglie, Barbara Diolaiti, Roberto Fontanelli, Aldo Gessi, Emilia Graziani, Ivan Fiorillo, Monica Forti,Fulvio Gandini, Simona Gautieri, Camilla Ghedini, Roby Guerra,Giuliano Guietti, Gianfranco Maiozzi, Silvia Malacarne, Virginia Malucelli, Federica Mammina, Paolo Mandini, Giovanna Mattioli,Daniele Modica, William Molducci, Raffaele Mosca, Alessandro Oliva, Luca Pasqualini, Martina Pecorari, Giorgia Pizzirani,Andrea Poli, Valentina Preti, Alessio Pugliese, Chiara Ricchiuti,Riccardo Roversi, Nuccio Russo, Vittorio Sandri, Gaetano Sateriale, Valentina Scabbia, Arianna Segala, Franco Stefani,Elettra Testi, Ajla Vasiljević, Ingrid Veneroso, Andrea Vincenzi,Fabio Zangara

Clicca sull’Autore per i suoi contributi.
CONTATTI
Inviare i comunicati stampa a: redazione@ferraraitalia.it
Inviare lettere al giornale a : interventi@ferraraitalia.it


FERRARAITALIA
Testata giornalistica online d'informazione e opinione, registrazione al Tribunale di Ferrara n.30/2013

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi