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La scrittura di una lettera

Parola dopo parola, frase dopo frase. Una sequenza di pensieri fermi lì, su carta.
Trovo che scrivere lettere sia qualcosa di bellissimo e oggi, estremamente nostalgico. Chi scrive lettere nel 2019? Messaggi, chiamate, chat online, tutto è più veloce e più pratico.
Ma la poesia che si cela dietro una raccolta di pensieri, scritti appositamente per essere condivisi con qualcuno, per poi attendere trepidanti una risposta, senza antecedenti spunte blu, è andata perduta.
Qualche parola dall’inchiostro sbavato, qualche piega sul foglio che è stato toccato, studiato, progettato e una calligrafia personale e riconoscibile. Il tempo che vi si è dedicato e, oggi, la possibilità di staccarsi, anche solo per un attimo, dai nostri amati schermi, dalla loro luce e dai loro suoni.

“Una lettera, nel momento in cui la infilo nella busta, cambia completamente. Finisce di essere mia, diventa tua. Quello che volevo dire io è sparito. Resta solo quello che capisci tu.”
Cathleen Schine

Una quotidiana pillola di saggezza o una perla di ironia per iniziare bene la settimana…

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La carta riciclata e l’impegno di Clara

Parliamo di carta: quanta ne buttiamo? E soprattutto quanta ne recuperiamo?
La carta è sicuramente uno dei materiali di maggiore attenzione in tema di riciclo. La frazione cellulosica e quella organica infatti rappresentano, nel loro insieme, il 66,2% del totale della raccolta differenziata. La composizione delle materie prime per l’industria cartaria in Italia vede la carta da macero al 49%, la fibra vegetale al 35% e gli additivi non fibrosi al 16%. Lo scorso anno sono state raccolte 6,3 Mt di carta e cartone. Di questi, 3,1 Mt provengono dalla raccolta differenziata comunale di carta e cartone mentre 3,2 Mt provengono dalla raccolta effettuata dai recuperatori privati sul libero mercato. I dati vengono dal Comieco, il consorzio che si occupa di avviare a riciclo e recupero i rifiuti di imballaggio cellulosici.
Nella nostra regione (fonte Arpa) si producono 637 mila di tonnellate di carta e cartone e se ne avviano al riciclo 342 mila, ovvero il 54%. Un buon risultato, che tuttavia l’importanza del materiale ci deve indurre a migliorare nel breve tempo.

Anche Clara sta facendo la sua parte: solo nel primo semestre del 2017 ha avviato a recupero 3.600 tonnellate di carta e cartone.
L’impegno e la partecipazione dei cittadini sono elementi fondamentali ai fini della qualità del materiale raccolto. Oltre agli imballaggi in carta e cartoncino, con la raccolta differenziata si raccolgono tutti i tipi di carta inclusa quella per usi grafici, la carta da disegno o per fotocopie e quella per la produzione dei giornali. Dunque sacchetti di carta, imballaggi in cartone ondulato, scatole per scarpe, per alimenti o per detersivi, astucci e fascette in cartoncino, giornali e riviste, libri, quaderni e opuscoli sono tutti oggetti che devono essere separati. Anche i contenitori per bevande in materiale poliaccoppiato (meglio conosciuto come Tetra Pak) vengono raccolti nei territori serviti da Clara come nella maggior parte dei Comuni italiani, insieme alla carta.

La crescita dei consumi, lo sviluppo economico e sociale, il modificarsi della composizione dei nuclei famigliari, sempre più frequentemente costituiti da uno o due componenti, il frazionamento dei pasti e la diffusione del commercio moderno sono tutti fattori che comportano una crescita degli imballaggi circolanti. Si stima che l’industria dell’imballaggio a livello mondiale generi un fatturato di circa 800 miliardi di dollari e soprattutto che l’Italia si collochi tra i primi dieci produttori mondiali di packaging. Si tratta dunque di un settore produttivo certamente importante dal punto di vista economico, ma sotto il profilo ambientale desta molte preoccupazioni.
Questo serve a sottolineare come prioritariamente siano fondamentali questi principi:
– incrementare i livelli di raccolta differenziata;
– analizzare i costi di gestione dei rifiuti di imballaggi;
– mappare i flussi di rifiuti di imballaggi e ottimizzare le modalità di raccolta al fine di promuovere la riduzione degli scarti;
– sostenere e promuovere iniziative al fine di favorire: la prevenzione nella produzione dei rifiuti e il mercato dei materiali e dei prodotti recuperati dai rifiuti;
– attivare campagne di comunicazione e sensibilizzazione dei cittadini sui risultati di raccolta e recupero/riciclaggio degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio.

Una domanda infatti sorge spontanea: siamo consapevoli di quanti imballaggi ci portiamo a casa quando facciamo la spesa? Cosa si può fare per ridurne il quantitativo?
Ogni singolo cittadino ha un ruolo chiave fondamentale perché senza la sua collaborazione non si spezza la perversa produzione dei consumi inutili. Certo però serve un impegno generale a partire da chi progetta gli imballaggi (spesso per vendere e non per rispettare l’ambiente), a chi produce, a chi distribuisce, a chi vende.
Per questo è particolarmente importante l’analisi della filiera di carta, legno e vetro, in quanto rappresentano un punto di forza e un’opportunità per raggiungere gli obiettivi di raccolta differenziata previsti dalla normativa vigente: tutto ciò è necessario per capire l’andamento del mercato nei prossimi anni in modo da rispondere prontamente alle possibili criticità che potranno emergere per effetto della crisi economica.

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ECOLOGICAMENTE
La carta

Parliamo di carta: quanta ne buttiamo e soprattutto quanta ne raccogliamo? Proviamo a rendercene conto. La frazione cellulosica e quella organica rappresentano, nel loro insieme, il 66,2% del totale della raccolta differenziata. Sono 10 milioni di tonnellate. Sistemati carta e organico, avremmo quindi risolto buona parte dei problemi. Nella nostra regione (fonte: Arpa) si producono 637.000 tonnellate di carta e cartone e se ne avviano al riciclo 342.000, il 54% del totale, una buona percentuale. Data l’importanza del materiale però, dobbiamo arrivare a risultati migliori nel breve tempo.

La composizione delle materie prime per l’industria cartaria in Italia vede la carta da macero al 49%, la fibra vegetale al 35% e gli additivi non fibrosi al 16%.
Il processo è questo: dalla carta da macero si esclude per pulizia un 5-10% di scarti di pulper, poi si separano fibre corte e fanghi da disincrostazione (per un valore variabile tra il 20 e il 40%) il resto va alla produzione della carta. Bisogna anche ricordare che la percentuale dei residui della industria cartaria che va a recupero energetico è del 25% (in Europa la percentuale è il doppio), il resto va in discarica e per ripristini ambientali.
Però mi chiedo (e non ho una risposta): se stiamo aumentando la raccolta differenziata perché il settore della cartiere è in crisi e soprattutto perché continuiamo a importarla?

Analizzando il rapporto 2015 di Ispra sui rifiuti urbani si legge che mediamente in Italia si raccolgono circa 50 kg all’anno per abitante, però c’è grande differenze fra territori, tra nord e sud: nella nostra regione, per esempio, siamo oltre gli 80 kg/abitante; mentre la raccolta pro capite si colloca a 63 kg per abitante per anno nel Nord, a 62 kg per abitante per anno nel Centro e a 31 kg per abitante per anno nel Sud. A livello di macro-area territoriale, il costo di gestione risulta pari a 13,97 euro centesimi/kg al Nord e 16,43 euro centesimi/kg al Centro, al Sud invece la cifra sale molto. Per quanto riguarda il valore del materiale dobbiamo distinguere tra carta e cartone, quest’ultimo vale molto di più e per questo si trova spesso chi lo raccoglie senza autorizzazione.

Nel 1997 nacque Comieco per raggiungere gli obiettivi nazionali di recupero e riciclo degli imballaggi di carta e cartone (in riferimento alle norme europee). Oggi raccoglie oltre tre milioni di tonnellate di carta e sostiene che in questi anni il saldo netto dei benefici per la comunità, derivati dalla raccolta differenziata di carta e cartone, sia superiore ai cinque miliardi di euro: solo nel 2014 sarebbero stati trasferiti ai Comuni corrispettivi per 94,6 milioni di euro. Anche la qualità del raccolto in questi anni sta migliorando (dice Comieco che divide il raccolto in prima fascia, con impurità inferiori al 3%, e di 1,5% per la raccolta selettiva). Però permettetemi di ricordarvi che non dovete buttare parti di plastica nei contenitori della carta; otteniamo dei rifiuti e non del riciclo.

La produzione cartaria in questi ultimi anni è rimasta invariata sopra gli otto milioni di tonnellate. La produzione di imballaggi si attesta sul 33% e il suo tasso di riciclo è vicino all’80%.
Un tema molto importante da sviluppare in futuro (e non solo per la carta) è ricercare un packaging sostenibile, identificando nuovi spazi di innovazione e di ricerca soprattutto nella grande distribuzione e nel consumo finale. Cito dal rapporto Ispra: “Colore, texture, spessori, forma e tecnologia sono gli elementi che contraddistinguono le soluzioni proposte per architetture, ambienti domestici, uffici, tempo libero e negozi. Negli ultimi dieci anni le fibre di carta e cartone riciclate sono state oggetto di numerosi interventi innovativi finalizzati a nobilitare il materiale attraverso applicazioni che coprono molteplici comparti merceologici”.
Infine credo sia importante citare l’ultima iniziativa europea. E’ stato avviato un nuovo progetto di ricerca, “Impact Paper Rec”, che ha l’obiettivo di aumentare il riciclo della carta promuovendo azioni di raccolta contro lo smaltimento nel rispetto della circular economy. Con i bandi di Horizon 2020 sono stati messi a disposizione anche finanziamenti per migliorare le procedure di raccolta in molti paesi europei, tra cui però non è compresa l’Italia. Ed è stato creato pure uno specifico manuale di buone prassi.

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ECOLOGICAMENTE
Un dono senza imballaggi

Il dono. Caro Babbo Natale, grazie se mi porti dei regali, ma per favore non portarmi anche tanti imballaggi.

Per le feste si riempiono prima i negozi e poi le strade di cartoni, carta, plastica che ci indicano di quanto, in fondo, la crisi abbia le sue pause, ma anche che spesso il contenitore del dono vale quanto il suo contenuto. Poi però lo dobbiamo smaltire o, se va bene, riciclare.

Si prevede che per le feste natalizie i rifiuti aumentino di un terzo a causa degli iperconsumi. Crescono in quei giorni nelle nostre case bellissime confezioni di carte colorate e cartoni per confezionare i doni da mettere sotto l’albero. Il tempo di scartare tutto tra allegria e piacere per poi buttare tutto. In verità anche prima, durante il tradizionale pranzo si producono rifiuti prima di cuocere salama, zampone, lenticchie o altri piatti della tradizione, e dopo con gli inevitabili avanzi. Per non parlare poi delle bottiglie vuote di vino e champagne.

Non intendo certo limitare e condizionare l’Importanza del valore sentimentale e affettivo di un dono, anzi. Trovo sia molto bello pensare ad un amico e fargli un regalo che gli possa piacere. La connessione tra motivazioni e scelte personale mi hanno sempre fatto riflettere su quale sia, in un mondo sempre più globalizzato e sempre più individualista, il ruolo e quale importanza abbia il dono. Se prevalga l’affetto alla società-mercato; il sentimento al consumo.

Credo che l’importanza e il rispetto dell’ambiente non debba essere dimenticato.

Qualche consiglio. Prima di tutto lo shopping: provate a non abbellire il dono con l’immagine del contenitore, pensate al regalo non al packaging. Privilegiate le confezioni semplici e puntate alla qualità del prodotto piuttosto che alla complessità del pacchetto. Meglio comunque monomateriale (solo plastica, sola carta, solo vetro) per rendere più semplice il riciclo. Meglio poi se usate carta riciclata; sarà apprezzata la vostra attenzione all’ambiente. Ma soprattutto il giorno dopo cercate di separare e riciclare correttamente. Buon Natale a tutti.

LA SEGNALAZIONE
L’assurda lotta con i cassonetti della differenziata

Niente da fare, non ci passa. Non ci può passare, perché il sacco è grande e il foro di immissione è piccolo. I sacchi gialli e azzurri distribuiti da Hera per cestinare plastica e carta, nei cassonetti della raccolta differenziata non ci entrano. Sarebbe interessante conoscere la ‘ratio’ di chi li ha progettati. Si vuole giustamente incrementare la raccolta e poi per incentivarla… si rendono complicate persino le cose semplici! Perché non mettere un semplice pedale che spalanchi le fauci del cassonetto, come è nel caso dei cassoni grigi dell’indifferenziata? Troppo banale evidentemente. Più fine ritagliare delle finestrelle minimali, quasi tutte deformate dai cittadini che tentano a forza di far passare i loro sacchi. E che, alla fine, se non desistono, si devono arrendere e di fatto sono costretti a svuotare i sacchetti che hanno riempito per far passare a mano un po’ per volta bottiglie e contenitori di plastica oppure carta e cartone secondo i casi.


Preveniamo la risposta degli amici di Hera: i sacchi servono solo per il ritiro sotto casa da parte degli addetti nei giorni indicati. Bene. Ma siccome gli addetti non fanno raccolta in tutta la città, i giorni di raccolta non coincidono sempre con le esigenze delle famiglie, a volte capita di dimenticarsi di lasciare fuori il pattume e non è il caso di tenerselo in casa per un altra settimana, nell’ottica di facilitare le cose – specie se si vogliono favorire virtuose abitudini – perché non rendere compatibile i cassonetti con i sacchetti? Diversamente capita che tanti abbandonino i rifiuti fuori dai contenitori.
E poi perché non mettere cassonetti pure per il vetro? Quella del vetro è raccolta preziosa, ma anche brigosa, perché le bottiglie sono pesanti. I contenitori in strada, sono pochi, piccoli, e con imboccature minuscole. E per il vetro vale tutto quanto già detto a proposito di carta e plastica. Signori, decisamente si può migliorare!

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LA RIFLESSIONE
Carta o digitale,
il dilemma per il libro
di Natale

“Dobbiamo fornire agli editori ulteriori ricerche e risultati riguardanti i rapporti fra tipo di supporto (iPad, Kindle, carta) e contenuto del testo; dovremmo comprendere quali tipi di testo sono meno influenzati dalla lettura digitale e quali invece dovrebbero essere letti sul cartaceo. Sto pensando che ci sia una notevole differenza fra la lettura di una breve storia su uno schermo, quando non necessariamente devi prestare attenzione a tutte le parole, ed una storia letteraria più complessa, qualcosa come l’Ulisse, che richiede una sostanziale concentrazione per essere letta”.

Queste sono le conclusioni alle quali è giunta la ricercatrice norvegese Anne Mangen della Stavanger University dopo aver studiato 100 lettori ai quali era stato dato da leggere lo stesso libro. Metà dei lettori lo hanno letto nella versione cartacea e metà nella versione digitale (ebook). La ricerca ha mostrato come i lettori su Kindle fossero peggiori dei lettori sul cartaceo nel ricordare la successione degli eventi raccontati nel libro (The Guardian, Giovedì 19 Augusto 2014 [leggi]).

Insomma, per Natale dovremmo regalare libri o iPad/Kindle/computer?
Sembra che i libri cartacei siano in via di estinzione. Di loro esistono poche specie che ancora popolano la Terra e che fra qualche anno scompariranno definitivamente per lasciare la loro nicchia ecologica alla prole filogenetica: il libro digitale. Dobbiamo trasferire tutto su piccoli supporti con grandi memorie, oppure leggere su ebook fa perdere capacità mnemoniche e cognitive?

Leggiamo per vari motivi: per imparare, per divertimento, per passare il tempo, per acquisire informazioni prima di un incontro di lavoro. Qualcuno ha affermato che la tecnologia digitale aiuta la lettura. C’è sicuramente differenza fra lettura ricreativa e lettura di un testo sul quale si dovrà sostenere un esame. L’ebook permette collegamenti ipertestuali, che sono uno stimolo ed allo stesso tempo un altissimo rischio di dispersione. Il modo di leggere sta cambiando. Molti di noi hanno problemi crescenti di attenzione e concentrazione: leggere per intero un lungo articolo in internet è molto complicato, l’attenzione si perde facilmente. Ci si perde in un continuo inseguimento delle parole. Quale problema risolve l’ebook? Sicuramente quello del volume e dello spazio dei libri cartacei. Tuttavia il libro cartaceo ha un peso, ha un’impaginazione personale, occupa spazio, ci da informazioni visive e tattili che rafforzano le nozioni. Sappiamo quanto manca alla fine. Le librerie offrono un potente aiuto alla memoria: spesso basta guardare gli scaffali per riattivare il ricordo delle informazioni. Scorrere una lista su un monitor non ha lo stesso effetto. Io ricordo perfettamente il colore della copertina dei libri che ho letto, conosco sicuramente la posizione dei libri nel mio studio, anche per quel libro che ho sfogliato l’ultima volta dieci anni fa.

Gli ebook vengono proposti come la sicura chiave dell’evoluzione del libro, l’obbligato passaggio al digitale. Vi sono numerosi esempi di tentativi digitali introdotti sul mercato e considerati sicuri mezzi del nostro futuro e poi inesorabilmente falliti e/o caduti nell’obsolescenza (cambiamento di sistemi operativi, formati di file ora illeggibili, memorie di massa non più leggibili, vari tipi di cd/dvd non più leggibili dai lettori digitali). Erano tentativi per un successo economico: una scommessa sul mercato dell’elettronica, sopravvissuti qualche anno, ci hanno illuso di essere eterni. Gli abbiamo dato fiducia concedendogli le foto più care dei nostri viaggi, gli scritti più complicati e personali dei nostri ricordi. L’ebook si può rompere, la batteria diminuirà la sua capacità d’immagazzinare energia, lo schermo si graffierà. Quando il nostro ebook sarà obsoleto dovremmo gettarlo e comprarne un altro, trasferendo tutto il suo contenuto nella nuova memoria. Produrremo un altro rifiuto elettronico. Il lettore digitale è più ecologico di un libro cartaceo? I risultati di vari studi non hanno ancora chiarito quale delle due soluzioni sia più ecologica [leggi in pdf]. L’iPad è responsabile di circa 130 kg di emissioni di gas-serra equivalenti di CO2 durante la sua vita media. Il libro stampato in media è responsabile per circa 4 kg [leggi]. Senza una totale trasparenza nelle informazioni fornite dai produttori di supporti digitali, non è chiaro tuttavia quanto i rifiuti siano ecologicamente riciclabili e quanto si stia effettivamente cercando di migliorare la loro efficienza energetica.

Ho la sensazione che la proposta dell’ebook sia davvero spinta da interessi economici dei grandi produttori, piuttosto che da effettivi vantaggi per il lettore. Un iPad costa mediamente circa 250 euro (un Kindle costa circa 60 euro) ai quali vanno sommati gli acquisti di ebook (circa 7 euro a libro). Se in due anni leggessi circa 20 ebook, avrei una spesa di 140 euro ai quali sommare l’acquisto dell’iPad (per un totale di 390 euro). Se avessi acquistato gli stessi libri, ma in forma cartacea avrei speso circa 300 euro (per un ipotetico costo di 15 euro a libro). Naturalmente, durante i due anni ho avuto da amici ebook gratuiti e ne ho scaricati di piratati. Alla stessa maniera, ho ricevuto in prestito qualche libro cartaceo. Ovviamente mi auguro che in questi due anni il mio iPad non si guasti. Il vantaggio mi sembra davvero puramente volumetrico, e comunque usando l’iPad non saprò come riempire la mia nuova libreria ikea.

Per Umberto Eco ci sono due tipi di libro, quelli da consultare e quelli da leggere.
La lettura del cartaceo riguarda le sensazioni, l’animo, l’arte visiva, letteraria e musicale. Se ha ragione la ricercatrice norvegese, siamo più propensi a ricordare in dettaglio ciò che leggiamo sul cartaceo. Se vogliamo allora provare le sensazioni dell’anima dobbiamo leggere un libro di carta. L’anima ricorda meglio. Il libro per la memoria, l’ebook per gli affari ed il divertimento.

La lettura non è divertimento leggero. L’energia spesa nella lettura dell’imparare è preziosa e desidererei che ciò che imparo rimanesse con me il più a lungo possibile. Alla fine di un bel libro siamo rimasti delusi non potendo più partecipare alle storie e frequentare i personaggi del romanzo. Gli ultimi capitoli li abbiamo millesimati, sperando che la posizione del segnalibro arretrasse ogni volta che riprendevamo in mano il libro. Le ultime pagine le abbiamo centellinate, come l’ultimo sorso di quell’ottimo vino che abbiamo gustato quella volta. Poi abbiamo voltato l’ultima pagina, chiuso il libro ed ammirato la copertina. “La forma libro è determinata dalla nostra anatomia” (Umberto Eco, La bustina di Minerva, 17/03/1995).
Abbiamo bisogno di sapere quanto manca alla fine: è quello che stiamo cercando da sempre.

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