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FERRARA: NO AL GLIFOSATO IN CENTRO STORICO
lettera al Sindaco della Rete Giustizia Climatica

LA RETE PER LA GIUSTIZIA CLIMATICA DI FERRARA SCRIVE A SINDACO E ASSESSORE ALL’AMBIENTEPER RICHIEDERE LA SOSPENSIONE DELL’USO IN AREE URBANE DI DISERBANTI A BASE DI GLIFOSATO

A fine 2017 molti avevano sperato che le ragioni della tutela della salute umana e dell’ambiente prevalessero finalmente su quelle delle lobby e l’Ue si pronunciasse contro il rinnovo alla autorizzazione all’uso del glifosato. Dopo diverse riunioni in ambito comunitario non si era raggiunta la maggioranza qualificata circa il rinnovo del discusso erbicida, ma alla fine così non è stato perché, nonostante il voto contrario di paesi importanti come Francia e Italia, l’autorizzazione all’uso del glifosato è stata rinnovata per altri 5 anni grazie al voto favorevole della Germania. Tutto ciò non aveva comunque suscitato stupore visto che erano in atto in quel periodo le trattative per la fusione tra Monsanto, leader nella produzione di sementi Ogm, in particolare di quelli resistenti all’erbicida Roundup, prodotto a base di glifosato dalla multinazionale statunitense, e Bayer, colosso della chimica tedesca.

La battaglia contro questa molecola aveva visto in tutta Europa ed anche nel nostro paese una mobilitazione davvero enorme: oltre 1 milione e 300.000 firme erano state raccolte per mettere al bando la molecola. In seguito a queste azioni numerose amministrazioni comunali e regioni italiane, come Calabria e Toscana, avevano preso provvedimenti concreti per la sua messa al bando, escludendo ad esempio dai sussidi economici le aziende che continuavano ad utilizzarlo.
Anche l’allora ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Maurizio Martina, in risposta alle proteste organizzate dalla Coalizione Stop Glifosato, si era espresso contro il rinnovo dell’autorizzazione dell’erbicida. A dicembre 2017, un po’ a sorpresa, Repubblica ospitò un intervento della senatrice a vita Elena Cattaneo, farmacologa, biologa, nota per i suoi studi sulla malattia di Huntington e per le sue ricerche sulle cellule staminali, chiaramente a difesa dell’uso di questa sostanza: “Gli agricoltori lo usano sui loro campi perché costa poco, circa 9 euro/ettaro, viene degradato velocemente dai batteri nel terreno ed è efficace, e si usa anche per diserbare strade e binari”.

Tra coloro che risposero alle considerazioni della senatrice, Stefano Bocchi, professore ordinario di Agronomia e coltivazioni erbacee dell’Università di Milano che, citando un rapporto Ispra del 2016, affermava quanto le acque superficiali della Lombardia risultassero contaminate da glifosato e dal suo metabolita Ampa e si superassero i limiti di qualità ambientale risultando dannosi per molte specie che popolano i corsi d’acqua.

Ma anche ISDE Italia (Medici per l’Ambiente) espresse valutazioni in merito alle dichiarazioni della Cattaneo, affermando che “quando le dichiarazioni inquadrano i fatti in modo distorto e al tempo stesso pretendono di fornire indirizzi che attengono alla salute pubblica e alla tutela dell’ambiente, l’attenzione di ISDE Italia viene inevitabilmente sollecitata, e che il commento a firma di Elena Cattaneo su Repubblica (Gli equivoci sul glifosato ”), elenca una serie di pregiudizi e di semplici opinioni sugli effetti sanitari e ambientali dell’erbicida più diffuso al mondo che non coincidono nel modo più assoluto con le conoscenze attualmente disponibili; il tutto, accompagnato da un concentrato di nozioni sull’agricoltura sostenibile (biologica e biodinamica) che lascia francamente sconcertati.”.

Da allora sono trascorsi 5 anni ma, a quanto sembra, nulla è cambiato.
Bene perciò ha fatto la Rete per la Giustizia climatica di Ferrara a non sottovalutare l’intenzione di Ferrara Tua di utilizzare prodotti per il diserbo delle strade potenzialmente tossici e nocivi per la salute umana e degli animali domestici.

Di seguito è riportata la lettera della Rete per la Giustizia climatica  a Sindaco e Assessore all’Ambiente di Ferrara

Come componenti del Tavolo Verde per la Rete Giustizia Climatica, vi scriviamo per chiedere di sospendere l’intervento di diserbo con glifosato previsto per il 22 febbraio in alcune vie del centro storico e di individuare modalità di intervento più rispettose dell’ambiente e della salute.

In via Mellone, via Formignana, via Scandiana, via Brasavola, via Campofranco i cittadini hanno trovato cartelli di Ferrara Tua con l’avviso che il 22/02/22 verrà eseguito un trattamento di diserbo chimico con GLIFOSATO, accompagnato dal consiglio di “NON SOSTARE NELL’AREA NELLA GIORNATA”.

E’ davvero incredibile che un prodotto pericoloso, da usare con particolare cautela in spazi aperti, venga scelto da Ferrara Tua per eliminare l’erba dalle strade strette del centro storico, caratterizzate da alta densità abitativa.

Durante i lavori del Tavolo Verde per la redazione del nuovo contratto di servizio tra il Comune e Ferrara Tua, avevamo proposto di procedere al diserbo solo con mezzi meccanici manuali e di bandire ogni fitofarmaco chimico (almeno fintanto non fossero in commercio sicuri prodotti biologici).

Ci era stata illustrata dall’Amministrazione la necessità, per sostenibilità economica, di una fase di “transizione graduale” attraverso cui arrivare all’obiettivo, pur condiviso, di eliminare l’uso dei fitofarmaci nelle aree abitate e ci era stata nel contempo data l’assicurazione che nel centro storico il glifosato non era in uso.

Alla fine la scheda tecnica approvata prevede: “Ai fini della tutela della salute e della sicurezza pubblica è necessario ridurre l’uso dei prodotti fitosanitari ….La modalità privilegiata di intervento sarà pertanto il diserbo meccanico e quello fisico, limitando il diserbo chimico alle modalità indicate dalla Delibera della Giunta regionale n. 2051 del 03 dicembre 2018, con una particolare attenzione agli sviluppi tecnici e scientifici che consentano a costi sostenibili un progressivo superamento delle tecniche di diserbo chimico”.

Considerato che nella scorsa primavera avevamo potuto constatare con soddisfazione un maggior impegno di squadre di operai dedite al diserbo meccanico manuale nella nostra città, riteniamo che l’Amministrazione vorrà procedere con coerenza sulla strada della riduzione dell’utilizzo dei diserbanti chimici a cominciare da quelli più pericolosi.

Riteniamo che, in coerenza con il lavoro fatto al Tavolo verde, concorderà con noi sulla necessità di bloccare l’intervento di diserbo con glifosato previsto da Ferrara Tua per il prossimo 22 febbraio.

A sostegno della nostra richiesta infine, alcune note per ricordare la pericolosità dell’uso del glifosato.

Il GLIFOSATO è un erbicida diffuso in tutto il mondo col nome commerciale Roundup, introdotto dalla Monsanto negli anni’70. Della sua pericolosità si discute da anni perché studi di laboratorio del 2012 sui ratti ne dimostrano la cancerogenicità.

Nell’uomo la cancerogenicità non è stata dimostrata con assoluta certezza, per questo la Agenzia Internazionale Ricerca sul Cancro lo ha inserito nella categoria dei “probabili cancerogeni” (categoria 2A, come il DDT). OMS, EFSA, ECHA, FAO consigliano cautela e ne vietano l’utilizzo in aree densamente popolate.

L’Unione Europea ne ha approvato l’utilizzo fino al 15/12/22, ma le aziende che lo producono hanno richiesto il rinnovo dell’approvazione.

La valutazione finale spetta a Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare e Agenzia Europea dei Chimici, le cui conclusioni sono attese per Maggio ‘22.

Confidando che condividiate la necessità di bandire il glifosato dai centri abitati e che la nostra richiesta verrà’ accolta, Vi inviamo cordiali saluti.

I componenti del Tavolo Verde Rete Giustizia Climatica

RETE PER LA GIUSTIZIA CLIMATICA FERRARA

http://www.giustiziaclimaticaferrara.it – rgc.ferrara@gmail.com

C’era una volta la Rinascente di Padova

Il palazzo ritratto nella foto ospita, nel cuore di Padova, la Rinascente. Per chi, come me, vive da sempre in centro quel palazzo è la Rinascente. Un punto di ritrovo il caffè all’ultimo piano da cui godere di una vista inedita, un riferimento per acquisti di qualità e tappa obbligatoria per i numerosi turisti che affollano la città tutto l’anno.
Quasi impossibile ricordare come fosse prima, ma ancor più difficile è immaginare come sarà. Perché a quasi vent’anni dalla sua inaugurazione la Rinascente lascia Padova, e quindi il Veneto essendo l’unico punto vendita in tutta la regione. Non perché le vendite vadano male, ma perché la proprietà del palazzo ha deciso per un nuovo aumento dell’affitto, e proprio il mancato accordo sull’affitto, divenuto ormai insostenibile, ha costretto lo storico marchio a recedere dal contratto. Lasciando probabilmente il posto a qualche catena low cost dai grandi numeri.
E non importa se i lavoratori si ritrovano all’improvviso senza impiego e senza stipendio per sé e per le proprie famiglie, perché ciò che importa è solo che chi più ha, ancor di più abbia, senza curarsi delle conseguenze che questo possa comportare.
Non c’è spazio per ciò che conviene ai più, per i valori e per il senso di comunità se bisogna rispondere alle leggi di mercato.
No, questo non è solo un negozio che chiude. È una plastica raffigurazione del mondo in cui viviamo.

Via Mazzini, il cuore luminoso di Ferrara

di Francesca Ambrosecchia
foto di Fabio Bianchi

Le luci su Via Mazzini la rendono quasi tinta di rosso. È ormai sera tarda ma le vetrine delle attività commerciali rimangono illuminate.
È senza dubbio, una delle vie principali del centro: permette, mentre la si percorre in direzione di Piazza Trento Trieste di ammirare il campanile della Cattedrale, come se avesse origine proprio da questa, grazie a un gioco di prospettive.
Strada residenziale ma anche attiva dal punto di vista commerciale, da sempre i negozi e le botteghe la animano. Così era anche quando la comunità ebraica ferrarese viveva nel ghetto di cui la via faceva parte e le botteghe dei commercianti vi si riversavano.

Il fascino misterioso della via delle Volte

di Francesca Ambrosecchia

È una delle vie più belle e caratteristiche della zona medievale di Ferrara: via delle Volte.
È facile capire il perché del suo nome. La via è piena di archi che ne caratterizzano tutto il passaggio e le conferiscono un grande senso di profondità.
La strada è stretta, priva di marciapiedi e quando vi si passa al suo interno, specialmente di sera, ci si sente in una parte di città nascosta, quasi misteriosa.
Da Via Capo delle Volte a Via Coperta è possibile fare una passeggiata nella Ferrara di un tempo.
Le abitazioni che seguono lungo la via non sono da meno risalendo al trecento e al quattrocento tanto che qualsiasi turista non può evitare di passarvi.
Botteghe, abitazioni, ristoranti tipici ferraresi, finestre e balconate attirano e soddisfano gli sguardi dei passanti più curiosi.

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IL FATTO
Ztl, più di cento veicoli in un’ora attraversano corso Martiri

(Pubblicato il 19 gennaio 2015)

Oltre cento veicoli in transito lungo la centralissima corso Martiri. Questa mattina, fra le 11,30 e le 12,30, abbiamo rilevato il traffico motorizzato sul principale asse del centro storico. Nel salotto monumentale della città sono passati 15 taxi, 14 autobus, 23 furgoncini e camion adibiti a trasporto merce e servizi vari , 54 vetture private.
Quando siamo arrivati in zona e abbiamo percorso la via fra il teatro Comunale e la torre dell’orologio c’erano in sosta sei automobili con il contrassegno in vista sui parabrezza; qualcuna se n’è andata dopo qualche minuto, ma altre hanno preso il loro posto e, in media, il numero delle vetture parcheggiate non è diminuito. Nella piccola piazza Savonarola invece c’era la solita invasione: al nostro arrivo i taxi erano stranamente solo quattro, ma la media si è presto elevata a nove,. Inoltre, accanto hanno stazionano tre o quattro auto private addossate ai basamenti dei voltini e alla statua del predicatore ribelle.

I dati rilevati oggi confermano quelli di una nostra precedente indagine, condotta qualche mese fa e rimasta inedita. Allora i mezzi motorizzati risultarono un po’ di più, circa 120. Una cifra che corrisponde a quella riscontrato stamattina nella prima mezz’ora, fra le 11,30 e mezzogiorno, con 59 passaggi. Mentre dopo le 12 l’appetito evidentemente si è fatto sentire, sicché nei trenta minuti successivi lo scorrazzo si è ridotto a 47 transiti, il 20% in meno.
Nel complesso un notevole contributo lo ha dato la curia, dalla quale sono entrate e uscite una ventina di auto, parecchie di grossa cilindrata, quelle che non piacciono a papa Francesco…

Non sono pochi cento veicoli che solcano il cuore della città, il corso sul quale si affacciano il castello e il palazzo comunale, il duomo e il teatro… La zona, tecnicamente, è definita a traffico limitato, ma sono molti i sostenitori della pedonalizzazione integrale. Ad oggi la realtà dei fatti è tutt’altra.
Mario Zamorani, storico leader dei Radicali, incuriosito dalla nostra presenza, ci vede e ci viene incontro. Appresa la ragione del nostro armamentare con taccuino e macchina fotografica, benedice l’iniziativa e preannuncia per la primavera nuove iniziative volte appunto a ridurre o eliminare integralmente il traffico veicolare.
Da lì a poco incrociamo Ulderico Baglietti, allenatore e storico riferimento della pallavolo ferrarese. Lui è di opinione diversa. Sostiene che in fondo pedoni, ciclisti e automobilisti in quest’area riescono a convivere civilmente e senza che i veicoli creino pericoli. Richiama le esigenze dei commercianti, la necessità di artigiani e manutentori di poter lavorare e prestare i loro servizi, i diritti alla mobilità di anziani e persone disabili. Insomma, dice, la situazione è tollerabile.
Dulcis in fundo adocchiamo una giovane e cortese vigilessa che cammina con la bici a mano. Ma tutte queste auto in sosta ormai da un’ora – domandiamo – possono stare? Sì, replica, se hanno il permesso non ci sono limiti temporali. Il che – osserviamo – fa ben intendere che nei regolamenti c’è più di un aspetto da rivedere. E i rischi? Dal punto di vista dei pericoli – sorride – più che le auto sono da temere le bici, i più indisciplinati sono i ciclisti. Però, conclude, anch’io penso che in una strada come questa le auto non dovrebbero proprio passare…

OGGI ALLE 17 APPUNTAMENTO IN BIBLIOTECA  ARIOSTEA CON FERRARAITALIA: PARLEREMO ANCHE DI ZTL E TUTELA DELL’AREA MONUMENTALE [vedi]

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E’ ora di far parlare i muri anche a Ferrara

Città della cultura, ricca di storia e di splendidi monumenti, enigmatica e misteriosa. Città natale di grandi artisti e letterati italiani. Mostre importanti, festival internazionali di vario genere ed eventi unici la caratterizzano e la raccontano.
Eppure a Ferrara c’è ancora tanto da dire, e tante pareti vuote, angoli, volti e piazzette in cui esprimere lo spirito della città: perché non raffigurare protagonisti del passato vicino e lontano, vicende emblematiche, osservazioni acute e spiritose, idee nuove, speranze? E farlo con un linguaggio accessibile a tutti, che colpisca l’occhio e accenda la mente, che stupisca e incuriosisca il passante? In una città come questa, rinomata ormai a livello internazionale, graffiti e murales potrebbero davvero essere la ciliegina sulla torta.

Immaginate volti giganteschi alla Vhils di Ariosto, Savonarola, De Pisis, Boldini, De Chirico, Antonioni, Bassani o dei personaggi di loro invenzione…

O alla Daviù…

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Ingrid Bergman dipinta su scale di Roma dallo Street artist Diavù

 

Bambinetti alla Banksy che con un gesto simbolico talvolta fanno sorridere, talaltra sfondano il cuore…

O le immagini tragiche ed evocative alla Pignon.

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‘Il vangelo secondo Matteo’ dello Street artist Ernest Pignon

Il centro storico è un gioiellino, eppure ci sono tanti angoli in cui si potrebbero lanciare messaggi forti e ironici insieme, come per esempio un bambino che fa la pipì sperando che nessuno lo noti, sotto uno dei volti medievali di cui la città è ricca ma che emanano un tanfo insopportabile. Oppure cestini per il pattume virtuali con la scritta “Se ne trovi uno vero, usalo”, visto che sono così rari lungo le strade.

Sempre all’interno delle Mura ci sono anche edifici che vengono riqualificati, altri eternamente in fase di restauro, altri ancora le cui sorti sono ancora tutte da decidere. Grandi pareti spente, morte, che hanno perso la propria ragion d’essere. Vengono subito alla mente l’ex caserma e i relativi muri di cinta, il Teatro Verdi e le zone limitrofe, l’area dell’ex Ospedale Sant’Anna. Perché non approfittarne e invitare street artist a dipingere quelle decine e decine di metri tristi e vuoti, affinché tornino in vita e comunichino qualcosa di bello e di significativo della città o alla città?

Chissà… si può far parlare i muri?

Tutte le immagini sono prese da Internet, clicca le immagini per ingrandirle.

 

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C’è luce e luce

La luce del sole illumina i mattoni e accende di luce anche i lampioni che attenti la conservano per tutta la notte, come fanno le lucciole d’estate a frotte.

In foto: lampioni a muro in via delle Vecchie a Ferrara.

Immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

Modonesi: “Troppi abusi in centro, puniremo i furbetti di corso Martiri”

aldo-modonesiFa delle gran belle foto l’assessore Aldo Modonesi. Basta consultare il suo profilo Instagram per rendersene conto. Gli abbiamo domandato allora di ritrarre con la medesima maestria la situazione della mobilità ferrarese – a cui il sindaco lo ha delegato – partendo dal centro storico della città.

Stando alle ultime notizie si ha la sensazione che per l’asse stradale Cavour-Giovecca sia imminente la decisione di chiusura del tratto in prossimità del castello. E’ così?
No, non è così. Prima bisogna adeguare il piano della mobilità. La normativa ci impone di passare dal Pum al Pums…

Ahi, cominciamo male: ci aspettavamo una risposta invece eccoci con le sigle…
Sostenibile. Le scelte del nuovo piano urbano delle mobilità avranno questa segno. E saranno scelte discusse. Ci confronteremo con i cittadini prima di decidere, sarebbe scorretto non farlo. Certo si corre il rischio di allungare i tempi, ma meglio così piuttosto che calare le cose dall’alto. Poi certo, c’è momento della decisione e non ci sottrarremmo alle nostre responsabilità, ma non potremo prescindere dal Pair

Ci risiamo…
E’ il piano aria integrato che la Regione Emilia Romagna sta approvando. L’ottica di sostenibilità è già presente nella nostra azione di governo, ma adotteremo ulteriori strumenti di partecipazione e di rilevazione di natura scientifica. Parlo di sistemi di rilevazione del traffico ora attivi sulle strade di maggior transito che poi applicheremo anche su quelle secondarie e questi condizionerà le scelte che saranno fatte con la forza dei numeri. Il lavoro preparatorio proseguirà nei prossimi mesi. Dobbiamo aggiornare la mappa flussi perché le ultime rilevazioni del traffico sono del 2008. Ma nel frattempo sono accadute cose importanti, come il trasferimento dell’ospedale che indubbiamente incide sulle abitudini di spostamento.

Bene, ma al di là di tutte le considerazioni generali non avvertite in questo specifico caso l’esigenza di tutelare un monumentale come il castello, forse il più emblematico della città?
Certo, la chiusura aumenterebbe l’appetibilità del centro storico. Il problema è capire dove vanno a scaricarsi questi flussi di traffico. Se fosse semplice l’intervento sarebbe stato fatto già trent’anni fa quando si è cominciato a parlarne. La differenza rispetto ad allora è che oggi c’è tangenziale ovest e si è realizzato interramento della ferrovia. Per come è conformata la città e per le scelte avvedute fatte 20-25 anni fa l’asse di transito nord-sud funziona meglio di quello est-ovest. La chiusura parziale di Cavour-Giovecca regge se ci creeranno adeguate alternative.

La sperimentazione della scorsa primavera non ha creato sconvolgimenti…
Anzi, è stato un esperimento molto felice. Il centro storico era pieno di gente. Qualche lettera di lamentela di residenti per la verità l’abbiamo ricevuta, ma nell’insieme la prova ha retto. Dopo di che un conto è una chiusura parziale nel fine settimana, altro è un blocco continuo.

Ma insomma, in attesa che l’assessore decida a seguito del percorso partecipato, il cittadino Aldo Modonesi come la pensa?
Io penso che sia una cosa assolutamente interessante da verificare…

Quindi magari facendo nuove sperimentazioni anche infrasettimanali?
E perché no? Nel caso servirebbero azioni di accompagnamento. Parcheggi, navette ecologiche, bici pubbliche. Per quanto riguarda le aree di sosta a ovest il problema non si pone: c’è l’area di via del lavoro che può assolvere bene al compito. La novità è che abbiamo maturato una solida ipotesi per un grande parcheggio scambiatore anche a est: si è sempre ragionato di via Copparo, via Comacchio e via Pomposa. Ma oggi che si è liberata l’area del vecchio Sant’Anna, proprio lì potremmo trovare risposta a questa esigenza

A proposito di castello, l’asfalto sul lato ovest a ridosso del fossato è indecente. Avete valutato la possibilità di pavimentarlo con i sampietrini o i ciottoli come sugli altri tre fronti?
L’idea è bella ma l’intervento è in un ordine di spesa di mezzo milione di euro. Non è fra le nostre priorità. Quest’anno ci concentreremo su via Saraceno. E poi procederemo nel progetto di ampliamento della Ztl attuale, integrando l’area sino a via Baluardi, via XX settembre e Carlo Mayr per risalire verso via Scandiana.

Ottima cosa. Ma parliamo del transito delle auto in centro. Non le sembra che ne circolino troppe?
L’accesso è riservato a chi ha comprovato bisogno. Ma il problema esiste e sono maturi i tempi per un unico permesso che sostituisca vetrofanie e autorizzazioni varie. Un unico permesso faciliterebbe i controlli e semplificherebbe la vita ai cittadini, anche perché pensiamo a un sistema di rinnovi online. In parallelo va fatta una puntuale verifica sui permessi di transito in Ztl. La sensazione è che molti usino porta Reno e corso Martiri come scorciatoia.

Ci sono molti abusi anche nell’utilizzo dei permessi rilasciati ai disabili…
Oltre agli abusi, che vanno sanzionati, c’è un’altra questione: cinque targhe collegate a mio modo di vedere troppe.

Cinque targhe?
Sì, ora è così. Bisogna regolamentare diversamente.

E ridurre le fasce orarie di accesso?
E’ un’ipotesi da valutare.

I taxi devono per forza stazionare in piazza Savonarola?
Li abbiamo sensibilmente ridotti, ora ce ne sono solo cinque.

Solo… E quelli devono proprio stare lì, nel salotto dinanzi al castello?
Quelli sì.

C’è anche un problema legato ai parcheggi su corso Martiri. Il mercato c’è un giorno alla settimana, le auto in sosta ci sono sempre. Non si possono vietare?
Al momento non c’è un orientamento in questo senso.

Siccome la maggior parte sono quelle dei disabili, non si può immaginare una convenzione con la Curia che dispone di un’ottantina di posti auto interni, lontani dalla vista?
Non risolveremmo il problema: i disabili per legge possono entrare e parcheggiare in qualsiasi via, anche in presenza di un divieto di sosta.

Ma se c’è anche il divieto di fermata invece non possono…
No, in quel caso no.

E dunque, se ci fosse un’alternativa valida, si potrebbe fare. Ma lasciamo il centro e allarghiamo il fronte: quando sarà inaugurata la tangenziale ovest?
Penso che prima di Pasqua si apra. L’ultimo grosso intervento finisce questi weekend con l’asfaltatura, l’illuminazione e la posa del guard rail. Abbiamo fatto una grande lavoro di recupero dopo la messa in stato di fallimento dell’impresa appaltatrice, c’era il rischio concreto di uno slittamento lunghissimo.

La metro per Cona?
E’ un cantiere quello che andrebbe benedetto. Entro l’estate uscirà il nuovo bando. Teniamo molto monitorata questa vicenda.

I tempi di entrata in funzione?
Serviranno almeno tre anni di lavori. Più il tempo tecnico per la messa in esercizio.

Meglio andare in bicicletta! In città però, Cona non è proprio dietro l’angolo…
Sì, stiamo potenziando la rete della mobilità ciclabile con la chiusura della ‘grande U’. Realizzeremo le tratte per completano il percorso che raccorda Francolino alla Canottieri lambendo le mura di Ferrara e risalendo lungo via Padova. E in realtà a vantaggio delle frazioni stiamo anche completando la ciclabile fra Aguscello, Cocomaro e l’ospedale di Cona
Un ultimo intervento al quale tengo molto è l’integrazione del sistema di ‘bike sharing’. Ora ce ne sono due, quello regionale e l’altro legato a parcheggi di Ferrara tua. E anche la stazione deve avere spazio e adeguati servizi a vantaggio di chi usa un mezzo ecologico come la bicicletta.

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Fumo e fissità

Sbuffa a volute, bianco come le nuvole e leggero come il vento; si muove, appare e scompare, sempre diverso eppure sempre uguale… il fumo di un camino: movimento, nella fissità dello scenario immobile della nostra città.

Immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

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Angolo di giorno

Inquadratura perfetta, ci sono tutti gli elementi del centro storico, nulla di più nulla di meno: cotto, ciottoli, signore che passa in bicicletta, persiane verdi, lampioni in ferro battuto e rami che sporgono da uno dei cortili interni, e poi i colori degli intonaci che addolciscono il tutto… 1, 2, 3, scatto!

In foto: via Voltacasotto, angolo via Coperta

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Angolo di sera

Le strade viste da un angolo hanno un fascino speciale, specialmente di sera: si mostrano solo in parte, nascondono l’altra metà. E spostandosi lentamente, la strada cambia in ogni momento, fotogramma dopo fotogramma, come nella pellicola di un film… fino alla fine. The end.

In foto: via Colomba vista dal muro laterale della chiesa di San Nicolò, a Ferrara.

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IMMAGINARIO
Ferrara di giorno. Quando si dice misteriosa.
La foto di oggi…

Immersa in una nuvola di nebbia e avvolta da lunghe mura, la città si mostra misteriosa al passante e a lui si concede poco alla volta… a tratti.

Foto: Ferrara, un tratto di via coperta.

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sagrato-duomo

IMMAGINARIO
Sagrato libero.
La foto di oggi…

Liberi e felici di passeggiare davanti al duomo, cittadini, studenti e turisti attraversano il sagrato in ogni direzione, in quello spiazzo meraviglioso che è di tutti e che, lasciato libero, permette di ammirare la grandiosa facciata, i monumenti circostanti e anche di prendere un po’ di respiro tra una bancarella e l’altra.

La diatriba per la liberazione del sagrato del duomo dalle bancarelle del mercato del venerdì è giunta ad un buon compromesso tra amministrazione e ambulanti: liberazione del sagrato, sensibile diminuzione di banchi sul Listone e un’ immagine più decorosa delle postazioni di vendita, sostituendo ai furgoni l’introduzione di gazebo. La collocazione dei furgoni avverrà in piazza Savonarola, in corso Martiri della Libertà (dall’angolo largo Castello-corso Giovecca fino all’incrocio con via Adelardi), poche postazioni in piazza Trento Trieste (lato Palazzo della Ragione), la consueta disposizione in corso Porta Reno e alcuni posteggi in piazza Travaglio.

Galleria fotografica del mercato del venerdì, clicca le immagini per ingrandirle.

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IMMAGINARIO
Ferrara di notte. Quando si dice magica.
La foto di oggi…

Ci si aggira la sera tra stradine tortuose di acciottolato e cotto, tra le anse di antichi fossati. E’ fredda Ferrara e umida, ma scalda… come piccoli fornelletti a gas la luce dei lampioni.

Immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

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Expo proietta nel futuro la tradizione ferrarese

IMG_7592 robot-inservientiC’era anche il supermercato del futuro a Expo, di un futuro però molto simile al presente: non i droni-fattorini che ti portano a casa la spesa ordinata online, ma un ambiente elegante e raffinato dotato di grandi schermi lcd con l’indicazione delle caratteristiche dei prodotti e dei valori nutrizionali di ciascuno; e come massima concessione alla fantasia, giusto per stupire almeno un po’, inservienti robot che servono frutta e piccole confezioni. Qualcosa di già realizzabile oggi e di facilmente prevedibile domani.
E c’erano, ad Expo, i cibi ferraresi, quelli di ieri, di oggi e certamente anche del futuro, gli evergreen, I campioni della tipicità, presentati dagli associati Ascom che hanno fatto vetrina di sé nel gran finale dell’esposizione mondiale. Gastronomia e turismo, questa l’accoppiata vincente suggerita, tradotta in stuzzicanti abbinamenti che gratificano l’appetito del corpo e della mente: aglio di Voghiera a condire la delizia Estense di Belriguardo, piadina morbida al centro storico di Comacchio, il ‘bagigino’ nella suggestiva cornice di Valle Campo, suo habitat naturale; pasticcio di maccheroni e pane fra i monumenti e l’ortogonalità delll’urbanistica Unesco di Ferrara… Poi, tartufo nero e bianco nel bosco di Panfilia a Sant’Agostino o alla Rocca di Stellata di Bondeno.
tartufi-sant-agostinoE dentro questo menu ci stanno le storie di gusto di uomini e donne che con la loro passione marcano la differenza fra l’ordinario e lo straordinario: Alessandro Farinella, che gradisce essere appellato con il soprannome che da sempre lo accompagna, Ciliegia, “perché lo si ricorda meglio”, e da vent’anni e più è diventato pure il nome della sua premiata azienda; Neda Barbieri, ambasciatrice di un aglio le cui declamate virtù stanno in un aroma particolarmente intenso che si sposa a una facile digeribilità. E poi Enrico Nordi, il papà del bagigino, la piccola alice che si può pescare solo nelle valli di Comacchio perché qui non è in grado di svilupparsi oltre le minute dimensioni. I ‘tartufini’ di Sant’Agostino e di Bondeno, Filippo Menghini e Salvatore Salvi, che magnificano l’oro nero e bianco (400 euro letto quest’ultimo) dei loro territori, certi che nulla abbiano da invidiare rispetto ai più celebri fratelli di Alba o Acqualagna, per l’orgoglio di Fabrizio Toselli sindaco di Sant’Agostino e Simone Saletti, vice di Bondeno. E infine i panificatori di Ferrara, maestri dell’arte bianca, le cui origini risalgono al Rinascimento estense.

Le delegazione ferrarese ad Expo
Le delegazione ferrarese ad Expo

La delegazione di Ascom Ferrara, capitanata dal direttore Davide Urban, dal vicepresidente Marco Amelio e dal presidente regionale di Confcommercio Andrea Babbi, con corollario di sindaci e amministratori, ha collocato queste tipiche delizie nella cornice internazionale di Expo, puntando sulla duplice attrattiva turistica esercitata sugli occhi e sul palato. Per tesori tutti da vedere e da assaporare.

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NOTA A MARGINE
Alzare lo sguardo: ecco gli ingredienti per cambiare volto a Ferrara

Dipende. Si è speso l’aggettivo “storico” per definire l’accordo siglato questa mattina a Ferrara alla presenza dei ministri Franceschini, Giannini, Pinotti e del sottosegretario all’Interno Bocci. Ma il buon esito non è proprio scontato. Oggetto: l’attuazione di un programma di valorizzazione di tredici “aree e immobili pubblici di eccellenza” della nostra città. Alla base c’è un’intesa ampia e trasversale fra apparati dello Stato. Si tratta di edifici e luoghi storici cittadini, le cui traversie sono ben note e si trascinano da decenni. Proprio per questo la speranza si accompagna alla cautela. I presupposti ci sono, ma la prudenza è d’obbligo. Il fatto che si siano mossi alcuni pesi massimi delle istituzioni, ciascuno ribadendo la convinzione che questo sperimentato a Ferrara è “un modello”, sembra un positivo auspicio. Ma l’esito non è scontato. L’esperienza insegna.

Oltre al Comune di Ferrara sono coinvolti nei progetti di valorizzazione l’Agenzia del Demanio, i ministeri dell’Interno, della Difesa, dell’Istruzione, dei Beni culturali, le Agenzie del Demanio e delle Entrate, la Regione Emilia Romagna. I commensali sono qualificai. Gli ingredienti per ridisegnare il volto della città ci sono tutti, ma se il risultato sarà dolce o amaro dipenderà dalla reale dedizione di chi li dovrà combinarli in un appetitoso menu. E i cuochi non sono ministri, sindaci e presidenti che oggi affollavano la Pinacoteca di palazzo dei Diamanti per la firma dell’atteso accordo: come sempre siamo nelle mani dei funzionari, alcuni solerti, altri pigri. Vedremo.

Di cosa stiamo parlando precisamente? Di immobili e aree che passano finalmente “nella disponibilità dell’amministrazione locale”; una formula che significa sostanzialmente una cosa: edifici e aree in disuso saranno recuperati, altri occupati saranno liberati e restituiti alla pubblica fruizione.
Quattro sono dislocati lungo il perimetro delle mura sud: si tratta di una porzione dell’ex Mof (destinato a verde e residenze), dell’ex carcere di via Piangipane nel quale già si sta realizzando il museo dell’Ebraismo italiano e della Shoah, del teatro Verdi (“sarà una piazza coperta”, spiega il vicesindaco Maisto), i locali della dismessa caserma Caneva ricavata all’interno dell’ex convento di Sant’Antonio in Polesine.
Altri due si trovano sull’asse centrale di congiunzione fra la città medievale e quella rinascimentale, lungo la direttrice Cavour-Giovecca: l’ex casa del Fascio (poi Genio civile) e la cella di Torquato Tasso (sarà aperta e inserita nei percorsi di visita turistici) con il contiguo auditorium in previsione della sua riapertura al pubblico; a margine di questo comparto è l’area della stazione ferroviaria e dei grattacieli, anch’essa ricompresa nell’accordo.
Tre si affacciano su corso Ercole d’Este (secondo lord Byron “la strada più bella d’Europa”): parliamo di palazzo Furiani (attuale sede della Polstrada), della caserma Bevilacqua (dove si trova l’ufficio passaporti della Questura, di fronte a palazzo Prosperi-Sacrati, nel quadrivio rossettiano) e del poligono di tiro del ministero della Difesa che una volta sgombrato libererà un suggestivo corridoio verde per l’accesso al centro storico dalla porta degli Angeli, parallelo per un tratto a corso Ercole d’Este.
Poi ci sono l’ex convento di San Benedetto (per il cui recupero c’è già un adeguato stanziamento economico garantito dall’Agenzia delle Entrate), l’aeroporto (“sarà il parco sud della città”, precisa l’assessore Fusari) e l’area di Pratolungo, in prossimità di Cona.

Insomma, la razione è ottima e abbondante. Ce n’è abbastanza per ripensare la città, ridefinirne gli usi e le prospettive. Servono per questo idee e denaro. Date per scontate le prime (anche se in verità la ‘visione’ in passato talvolta è parsa appannata), i soldi  – si dice solitamente – “non sono un problema”, ma in genere lo dicono quelli che li hanno. Nel caso specifico, alcuni interventi sono già finanziati, altri invece necessiteranno dell’elaborazione di un piano di investimenti.

firma accordo
Il sindaco Tiziano Tagliani ha parlato di “emozione e grande soddisfazione” sostenendo che si dischiude un orizzonte nuovo per la città. E’ uno sforzo paziente che oggi giunge a risultati concreti – ha aggiunto -. Chiudiamo una fase storica caratterizzata da incertezze e conseguenti difficoltà di gestazione dei progetti degli enti locali. Accordo di oggi è un punto di arrivo su obiettivi condivisi: Pinotti, Giannini Franceschini e Bocci rappresento il governo, Bonaccini testimonia il pieno coinvolgimento della Regione. Attiviamo un volano di dinamismo per la città e la sua economia, che implica lavoro, sviluppo e valorizzazione del patrimonio. Calano sulla città i pezzi di un immenso puzzle che ora prende forma“.

“E’ un accordo che consente di guardare al futuro – ha dichiarato l’assessore all’Urbanistica Roberta Fusari – porta nuova linfa ai cantieri (quelli in cui si elaborano le strategia e quelli in cui materialmente si realizzano le opere) e consente di orientare il riassetto urbanistico“.

Dario Franceschini, ricordando il “legame personale con tutti i luoghi oggetto di questa valorizzazione” ha segnalato come “di solito quando c’è un progetto che coinvolge immobili dello Stato comincia un andirivieni con i ministeri che mette a rischio il sistema nervoso degli amministratori locali. Per giungere a questo importante risultato è stato prezioso il lavoro svolto dal ferrarese Daniele Ravenna, figlio di Paolo (alla citazione scatta l’applauso dei presenti a sottolineare l’affetto e la gratitudine per il rimpianto presidente di Italia nostra, ndr) che lavora con me al ministero. L’accordo riguarda luoghi significativi, come il monastero di Sant’Antonio in Polesine e la cella del Tasso ove si fece rinchiudere lord Byron alla ricerca dell’ispirazione del poeta.
Con l’acqusizione delle caserme Furiani  e Bevilacqua e del poligono di tiro si prospetta la possibilità di definire il percorso del borgo rinascimentale, a completamente dell’itinerario storico della città, al quale il Meis aggiungerà una perla preziosa. Se il modello qui varato funzionerà, lo esporteremo dicendo orgogliosamente è stato sperimentato a Ferrara”.

“E’ un modello che stiamo cercando di applicare in ogni città del Paese – conferma Roberto Reggi direttore dell’Agenzia del demanio. Qui è stato compiuto un passo per coordinare e integrare gli interventi di numerosi soggetti. Esiste un solo patrimonio pubblico del Paese – ha sottolineato – che va a valorizzato in maniera adeguata al di là di chi sono i soggetti proprietari. C’è un baratto anche di natura tecnica e amministrativa perché oltre ai beni si scambiano anche conoscenze e competenze tecniche. Impegno deve essere di tutti nella piena consapevolezza degli interessi del Paese.
Questa operazione porterà lo Stato a risparmiare risorse importanti in locazioni passive perché verrà razionalizzato l’utilizzo degli spazi. A Ferrara è prevista minore spesa per affitti per un milione e duecentomila euro. Sulla base di quanto realizzato qua potremo rilanciare questo modello su scala nazionale”.

Rossella Orlandi direttrice dell’Agenzia delle entrate, parla nello specifico del complesso di San Benedetto, “che sarà recuperato grazie a interventi e a uno specifico impegno finanziario dell’Agenzia. Firmiamo con convinzione questo accordo, è un esempio tipico di tutela dell’eccellenza, una base solida su cui costruire il futuro del Paese”.

Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia Romagna, ricorda come “già nel 2008 venne sottoscritto un programma d’area per il recupero di aree storiche. Oggi si incrementa quel piano. Questa è la dimostrazione che c’è un’Italia che funzione. Qui, pezzi dello Stato che si mettono insieme per valorizzare il patrimonio comune attraverso un progetto di riqualificazione e rigenerazione urbana. Si mettono in condizione il territorio e la comunità di recuperare valore grazie alla rivitalizzazione del patrimonio culturale e artistico. In prospettiva deve tornare in campo l promozione del turismo all’estero come ‘prodotto-Italia’ nella sua unitarietà. Ogni regione e ogni località ne avrà di riflesso un beneficio.
Questo è davvero un esempio – ha concluso – un modello che vorrei fosse replicato in tutte le città dell’Emilia Romagna”.

Anche per Giampiero Bocci, sottosegretario del ministero dell’Interno, “il patrimonio pubblico rappresenta una grande opportunità per il Paese: sottoscriviamo gli impegni consapevoli che si opera per ottimizzare le risorse dello Stato superando l’attuale dispersione. E’ il buon senso prima ancora dell ‘spending review’ a suggerire questi comportamenti e queste scelte. Per noi non vedo ricadute negative, perché anche la sicurezza si può gestire meglio investendo sugli uomini e risparmiando sulle sedi”.

“Torno con molto piacere in questa città e lo sottolineo – ha dichiarato il ministro Stefania Giannini, oggetto di contestazioni nella sua recente visita a Ferrara – Presentiamo un modello che vorremmo esportare. Ripartire dalla valorizzazione della città come sede di rilancio del Paese, integrando patrimonio tangibile e intangibile. L’Auditorium di Ferrara da 40 anni attende il recupero. E’ un dovere rendere fruibili questi frammenti di storia e di bellezza. Qui sta la capacità di risposta concreta della buona politica”.

Infine, il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, indica il “tema della valorizzazione dei  beni eccellenti del patrimonio pubblico di una città” addirittura come un “dovere patriottico. Sono beni – spiega – che hanno fatto la storia e sono nel cuore”. Nello specifico riconosce: “Non ha più senso che tratteniamo in seno alla Difesa luoghi come il poligono di tiro, in pieno centro storico, la cui indisponibilità preclude la fruizione di percorsi e itinerari funzionali al totale godimento della città. Luoghi così vanno liberati nell’interesse di tutti. Abbiamo già rimesso in movimento 500 immobili da quando siamo in carica. Sosteniamo le necessità della difesa quando sono reali, ma i beni e le strutture utili allo sviluppo del Paese vanno restituiti e resi disponibili”.
Per concludere, un’indicazione di marcia: “Bisogna alzare lo sguardo e dare orizzonti di riferimento – dichiara convinta -. Sottoscrivo l’esortazione del vostro sindaco Tagliani”.

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L’asfalto in centro, un insulto alla bellezza

No, l’asfalto in centro storico proprio no, è un delitto! Eppure anche a Ferrara, in alcune strade della città antica, ancora sopravvive. Il paradosso è che ci siamo talmente abituati a vederlo e calcarlo da non farci più caso. Ma c’è: in corso Porta Reno, nella parallela via Gobetti, in via Amendola (la strada che collega San Romano a Porta Reno dietro la galleria Matteotti). C’è persino in largo Castello, accanto al monumento più insigne della città: nella strada che costeggia il suo fronte est, fra viale Cavour e la piazzetta, il manto è asfaltato. Ri-vedere per credere… Una vera caduta di stile.

Non è accettabile. In particolare non lo è accanto al castello. E non ci si venga a dire che è un problema di transito automobilistico. Prima di tutto perché in quell’area di auto non ne passano tante (sempre troppe, comunque) e in generale non ne dovrebbero passare proprio, perché è area di rispetto. E comunque perché dinanzi al castello, nel lato nord (quello che lo separa dalla Camera di commercio) ci sono sempre stati i sampietrini senza che ciò crei particolari problemi, nonostante il flusso sia qui particolarmente intenso. Lo stesso vale per il fronte opposto, quello est, su cui transitano anche i bus: quindi non si cerchino improbabili alibi.
Il fatto vero è che anche alle brutture ci si abitua, al punto che finiscono per passare inosservate. Impercettibili per chi le vede tutti i giorni e quindi non le osserva più con attenzione; ma stridenti e sgradevoli per occhi vergini, come quelli dei turisti, per esempio. Provvedere è un dovere, titubare ancora è una colpa.

E a proposito di largo Castello, va segnalato anche il minuscolo parcheggio a pettine, sul lato dei giardinetti (sempre tristi e poco curati, con l’erba spesso incolta come ora), che deturpa la fruizione del monumento. È un parcheggio che ospita una ventina di auto. È inaccettabile che per il comodo di venti automobilisti si pregiudichi il godimento di un patrimonio monumentale storico di pregio internazionale. Quel parcheggio va eliminato e il manto va rifatto: ciottoli, sampietrini, porfido… Qualsiasi cosa, ma l’asfalto no. Mai più.

 

 

 

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LA NOTA
Di notte a Ferrara

Nel linguaggio politico si parla di un ‘failed State’ (Stato fallito) quando non c’e più la possibilità di stabilire un regime democratico nel quadro di uno Stato o di una regione con confini chiari. Non ci sono più leggi e regolamenti per gestire i comportamenti della gente che vivono in quel territorio. Talvolta, passando in piena notte a Ferrara, fra piazza Travaglio e piazza Verdi, in via Carlo Mayr o in via delle Volte, ci si sente davvero in un ‘failed district‘, un territorio senza regole, un vero ‘wild east’ di una volta.
Via Carlo Mayr, di giorno una strada pubblica, aperta a tutti, di notte diventa una strada di fatto privata, totalmente bloccata dai clienti delle cosiddette ‘street bar’. Nemmeno io provo grande nostalgia per la città silenziosa e noiosa di qualche tempo fa, la ‘Ferrara funerale’, e mi piace l’idea della ‘movida’, ma talvolta il rumore diventa insopportabile come in un cantiere con le perforatrici ad aria compressa. Grazie a Dio, personalmente sento quel casino notturno solo da lontano perché la nostra camera da letto è collocata verso le Mura. E non capisco neppure perché il viluppo di stradine in questo storico quartiere di Ferrara sia diventato con gli anni sempre più una sorta di bagno pubblico a cielo aperto, per qualsiasi ‘bisogno umano‘. Sento un grande rispetto per i residenti che mattina dopo mattina curano il quartiere dove vivono. Grande rispetto anche per le donne e gli uomini della nettezza urbana, che ogni giorno fanno un lavoro spesso sgradevole per riportare un po’ di civiltà in un quartiere che, di notte, non sembra affatto appartenere all’Europa del XXI secolo ma ad un ‘failed State’, fuori dal tempo e dallo spazio.
Auguro una buona estate a tutti quelli che devono vivere e dormire nel piacevole e storico ambiente ferrarese, compresi gli ospiti stranieri. Sperando che l’ufficio del turismo e le autorità preposte leggano questa nota.

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LA PROPOSTA
Un giardino sotto la torre dei Leuti

cortile-san-paoloAlzi la mano chi riconosce questo spazio. Certamente pochi, pochissimi… Eppure è un cortile pubblico in pieno centro storico: è lo sterrato retrostante l’abside della chiesa di San Paolo, all’intersezione fra corso Porta Reno e via Capo delle Volte.
Si accede dal grande cancello in ferro seminascosto da un varco della celebre strada medievale, oppure direttamente dal chiostro di San Paolo, lato di via Boccaleone. È uno spazio piccolo, ma potenzialmente interessante, che con poco sforzo si potrebbe rendere grazioso. La proprietà è del Comune, ma non è fruibile dai cittadini poiché da lungo tempo è adibito al deposito di poche auto di servizio. Francamente appare uno spreco, data la posizione. Con poca spesa potrebbe essere recuperato e reso disponibile alla città. E con minimo sforzo di creatività si riescono già a prefigurare vari impieghi. Potrebbe fungere da luogo di primo ristoro per i turisti, ma più in generale per chi arriva in città e per chi la abita; oppure costituire l’ultima tappa prima di andarsene. Potrebbe con naturalezza essere ricollegato al percorso dei due chiostri di San Paolo ai quali è contiguo, offrendo così un’ulteriore opportunità di aggregazione anche a vantaggio delle tante manifestazioni che si svolgono a Ferrara e che da tempo utilizzano quegli spazi. E sarebbe un appannaggio in più anche per il Palio, dato che la contrada di San Paolo ha sede proprio all’interno dell’ex convento.

cortile-san-paoloA incorniciare il cortile – pronto a divenir giardino – ci sono l’abside della chiesa di San Paolo e la torre dei Leuti, che lo osserva dall’alto dei suoi 30 metri. Proprio la torre merita una digressione. E’ l’ultima sopravvissuta delle 32 che nel tredicesimo secolo caratterizzavano il centro storico della città. Incerta è la sua data di edificazione, fonti accreditate la fanno risalire addirittura al nono secolo: come tale sarebbe, fra quelli ancora esistenti, l’edificio più antico di Ferrara, donato dal marchese Nicolò II ai monaci della chiesa per farne il loro campanile. Rappresenta certamente una curiosità, non solo per i turisti. Ed è potenzialmente un’attrattiva. Andrebbe verificata e possibilmente trovata la maniera per renderla almeno parzialmente accessibile. Se addirittura si potesse salire, offrirebbe certamente un suggestivo scorcio sui monumenti cittadini.

Tornando allo sterrato sottostante, c’è la concreta possibilità di vederlo rivitalizzato e trasformato da luogo di abbandono a spazio vivo. La questione risulta infatti all’attenzione dell’ufficio Beni monumentali del Comune, che in proposito sta vagliando un’ipotesi di complessivo riordino dell’area claustrale, che prevederebbe fra l’altro la restituzione alla città anche del cortile dimenticato.

Leggi la risposta del Comune [qua]

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IL CASO
Se orinare per strada costasse caro

Devo ammettere, sono abbastanza delusa, per alcuni versi, da una città che sta rinascendo culturalmente e che si vanta di ospitare grandi mostre e nuovi eventi. Idee innovative e proposte interessanti, che vanno dalle esposizioni floreali dei giardini estensi, alle cene nelle vie del centro storico e alle mostre del Castello estense o del Palazzo dei Diamanti (per citarne solo alcune), possono passare in secondo piano se i servizi che le accompagnano non sono adeguati. E quando parlo di servizi, parlo di servizi nel senso più semplice e corporale della parola, i servizi igienici, o più semplicemente i bagni pubblici. Da anni giro per il pianeta, per lavoro e per passione, mi ritengo una cittadina del mondo con le radici nel cuore di Ferrara, e in tutte le città turistiche che si rispettino vi sono cabine a pagamento per espletare i bisogni corporali. Ferrara no, non ne ha, non ci pensa, non se ne cura, il cento storico è diventato un orinatoio pubblico, di sera e di mattina presto, quando si attraversa la bella città ancora semi deserta avvolta nella sua aura magica, si vedono i segni. La bella via Cairoli o i portoni antichi di via Carlo Mayr o della zona di via Ragno e di via delle Volte (ma non solo) sono marchiate, gli angoli delle bellissime strade ciottolate sono sporchi e maleodoranti. Non è un bello spettacolo né per il cittadino né per il turista.
Si dice che la qualità di un ristorante si misura dai suoi bagni, così come quella di un albergo dal colore delle sue lenzuola (che devono essere rigorosamente bianche). Così credo che il livello di una città si deduca dalla cura e dalla pulizia delle sue strade. Perché allora non mettere cabine a pagamento, ovviamente da tenere pulite per garantire a cittadini e turisti la possibilità di passeggiare per strade pulite e non chiazzate da ombre irritanti? Basta studiare un po’ cosa fanno le grandi metropoli, tipo Parigi o Mosca, e qualche idea la si può anche recuperare.
A Parma, poi, qualche anno fa, alcuni “orinatori” zelanti si sono ritrovati a pagare multe salate. Se, quindi, orinare in strada costasse caro, magari sarebbe un deterrente. Trecento euro a pipì, nella ingegnosa e produttiva città emiliana. Se si cominciasse a ragionare così, vedi poi che ci si pensa bene prima di farlo. Nel 2012, la Corte di cassazione, con la sentenza n. 40012/11, aveva anche stabilito che urinare in luogo pubblico è reato a prescindere dal fatto che la condotta possa essere stata messa in atto in un luogo buio e appartato. È sufficiente la sola possibilità che il gesto contrario alla pubblica decenza venga percepito da terzi. Qualche mezzo c’è allora, per evitare una deturpazione notturna quotidiana. Con un po’ di controlli, di vigilanza, di severità al punto giusto e, ovviamente, di luoghi a disposizione per espletare un bisogno fisiologico che non si può negare a nessuno, la città potrebbe essere più presentabile ed essere il gioiellino brillante e luccicante che è. Un appello dunque ai nostri amministratori. Pensateci e agite. Un bagno pubblico ‘troppo pubblico’ non si può più accettare.

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Presente precario: lo zapping del sindaco fra passato e futuro

Il mondo cambia, Ferrara anche. Lo si voglia o no, la città deve uscire dalle propria mura e trovare un nuovo equilibrio tra Bologna, Comacchio e il centro est emiliano. Tre punti cardinali di una dimensione geofisica, oltre che economica, imposta dall’abolizione delle Province e calata in una realtà ancora profondamente legata ai campanili. Restare ancorati ai propri confini è una questione culturale, d’abitudine e di organizzazione sociale, ma il modello va superato. Lo pretende il futuro, così come richiede il rafforzarsi di un’identità dei Comuni della provincia, da sud a nord, per favorire lo sviluppo e frenare il rischio di finire in coda a realtà più incisive e dinamiche, che potrebbero metterci alla corda ancora di più di quanto già non siamo. La missione è complicata, ma non si può fare diversamente.

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Il sindaco di Ferrara Tiaziano Tagliani

Lo ha spiegato a più riprese il sindaco Tiziano Tagliani nel corso del colloquio con responsabili e giornalisti dei media cittadini (Cristiano Bendin Il Resto del Carlino, Stefano Scansani La nuova Ferrara, Marco Zavagli Estense.com, Stefano Ravaioli Telestense, Monica Forti Ferraraitalia.it) organizzato da “Think Tank – Pluralismo e dissenso”. Oggi Ferrara gioca la sua partita facendo della stabilità di governo un valore indispensabile per superare lontananze e divisioni storiche, ancor più accentuate nei paesi della provincia estense, e Bologna realtà metropolitana a cui siamo legati soprattutto per la mobilità. Sono realtà lontane per cultura, ma nell’assetto politico nel quale ci stiamo addentrando, devono stare insieme e i sindaci di Comacchio e Cento, partecipare al disegno istituzionale per il bene di tutti. “E’ difficile pensare che Goro avverta un legame con la città metropolitana e lo è altrettanto credere che un sindaco metropolitano faccia gli interessi di Ferrara – ha detto – In questo quadro bisogna capire con cosa si vuole riempire l’area vasta, Merola chiederà di rafforzare la relazione con il centro-Emilia, ma se non c’è un disegno equilibrato si finirà con il sciogliere la regione”. La sfida è servita.

Due ore tra domande e risposte dalle quali sono emerse la speranza di un lieto fine della disastrosa vicenda della Cassa di Risparmio. “La cattiva gestione dell’istituto ha fallito, i contraccolpi si sono sentiti anche in altre città, Genova, Asti – ha spiegato – C’è stato un momento in cui sembrava esserci un acquirente e avevo chiesto una pluralità d’offerta, ma è tutto. Nessuna pressione, ognuno deve fare il proprio mestiere. La politica è rimasta fuori dalla Cassa da almeno 16 anni e l’attuale situazione è identica a quella di un’asta immobiliare”. Sul fronte della chimica ha sottolineato le difficoltà di realizzare un polo “verde”, l’intenzione è quella di proseguire nelle operazioni di bonifica, ma resta il problema di trovare chi investa in un settore fermo in tutt’Italia. Quanto alla possibilità di nuovi insediamenti imprenditoriali, Tagliani è stato chiaro, un sindaco può sollecitare le occasioni, snellire il più possibile la burocrazia per invogliare gli imprenditori a mettere radici nel Ferrarese, ma la decisione finale spetta sempre a chi tiene i cordoni della borsa. Qualche volta va male e qualche altra meglio come nel caso di Manifatture Berluti, scarpe artigianali di alta qualità a, che ha fatto base a Gaibanella e pensa di allargarsi in un prossimo futuro. Non è certo fabbrica dai grandi numeri, ma rientra nell’ambito di un mercato di nicchia prestigioso capace, grazie ai prodotti di lusso, di reggere le contrazioni del mercato.

Nello zapping tra passato e futuro il sindaco, ha ricordato il tramonto delle imprese di costruzioni incapaci di competere con il mercato, ma ha salvato la “buona eredità”: “Abbiamo una città della cultura che continua ad andare avanti, perché l’idea era ed è buona”, ha precisato. C’è l’intenzione di affiancare al Palazzo dei Diamanti, immagine di punta del turismo culturale, un ristrutturato Palazzo Massari da trasformare in un tempio dei “saperi” ad uso cittadino. E proprio dove la cultura s’intreccia con il turismo, sotto il cappello del riconoscimento Unesco e nell’attesa dell’approvazione del progetto Mab (Man and biosphere) del Delta, da cui a giugno dovrebbe nascere una riserva naturale, il destino di Ferrara appare legato a doppio filo con quello di Comacchio, che solo lo scorso anno, a riforma delle Province avvenuta, ha votato il referendum per passare sotto quella di Ravenna. Ma i matrimoni, si sa, alle volte sono d’interesse, superano i dissapori e sfociano in alleanze tra business e politica. Soprattutto a fronte di certi sintomi. Un esempio? La politica delle grandi mostre si scontra con budget assottigliati e rischia di andare compromessa dall’intraprendenza di altre città, che mettono in scena più di un’esposizione di richiamo a pochi chilometri da Ferrara, “rubandole” turisti, visitatori e incassi. Il valore estetico di Ferrara non si mette in discussione, ma bisogna renderla particolare, unica e vendibile.

“Allargare il centro storico riqualificandolo è una cosa di interesse collettivo – ha precisato – vorrei poter convincere i commercianti che più è grande più la città ci guadagna. Dobbiamo spingere per la sua bellezza”. Sgomberare il “listone” dalle bancarelle, polemiche o no, sembra far parte del nuovo look e di un più largo progetto nel quale storia, architettura e natura si devono mescolare e offrirsi quale sostegno all’economia ferrarese, che per ora non può contare su un vasto numero di aziende ispirate alla sostenibilità e alle energie rinnovabili come il sindaco spera al punto da spendersi perché gli spin off universitari diventino vere e proprie realtà imprenditoriali. Nel frattempo bisogna essere tanto bravi da affascinare i turisti, da essere speciali. E’ la chance più immediata. “Inutile chiedere una fermata di Italo o Frecciarossa  – ha insistito Tagliani – Prima vanno create le condizioni perché ciò avvenga”.

La vocazione culturale ha allora bisogno di un turismo tinto di naturalismo che fa del Po e del suo Delta un tesoro a cui restituire il giusto posto nel mondo e dell’idrovia, la via d’acqua degli appassionati del grande fiume la cui porta d’ingresso è la città capoluogo, l’ottava stazione del Parco. Stazione ancora lontana dall’essere istituita, specifica Tagliani, perché il Parco del Delta del Po è in sofferenza. “Ci sono delle difficoltà normative di cui sta facendo le spese, è necessaria una nuova legge regionale e bisogna lavorare bene sul Delta, che fa parte della nostra cultura e va rispettato come bene comune quale è. Il Mab Unesco, che ci trasforma in riserva, è una straordinaria occasione per tutti”, ha detto. “Il parco è un valore aggiunto, è ovvio che ci sono delle difficoltà di gestirlo dal punto di vista della sostenibilità ambientale. Abbiamo a che fare con una forte antropizzazione, a cominciare da quella dei lidi, a cui siamo abituati a pensare in termini di seconda casa. Certo negli anni ’60 l’intera partita poteva essere governata meglio. Resta il fatto che l’habitat comacchiese è una grande occasione per l’economia turistica, alcuni imprenditori l’hanno capito. Penso inoltre al cuore del lido di Volano, ha rapporti con la pineta, con le valli e si presta a una qualità edilizia nuova e diversa”. E’ evidente che l’ormai trentennale progetto di creare una struttura-villaggio nei terreni della Provincia, a ridosso della spiaggia, non è ancora tramontato.

Nel frattempo il Parco arranca, appare in disarmo, anche dal punto di vista della dirigenza tecnica, il direttore Lucilla Previati, ma non è l’unica, ha lasciato l’ente. “Per ovviare abbiamo stretto un accordo con l’Università di Ferrara, a occuparsi temporaneamente dell’aspetto ambientale, sarà Giuseppe Castaldelli del Dipartimento di biologia ed evoluzione”, ha precisato.
Parco in stand by e idrovia inceppata a nord a causa del ponte sulla ferrovia da rialzare per permettere il passaggio delle imbarcazioni di quinta classe: l’imbuto più criticato della grande opera alla cui realizzazione ha contribuito l’Europa. Ferrara città non vive l’idrovia con particolare attesa, piuttosto guarda al Sebastian, la nave-pizzeria incagliata nella darsena. “Abbiamo dei problemi tecnici, andranno risolti con il tempo come è accaduto in altre città d’Europa. E’ tutto difficile, mettere d’accordo tante amministrazioni, spostare il pub, però andiamo avanti. Intanto cerchiamo di chiudere quanto prima il cantiere ferroviario di via Bologna”.
I cantieri dell’idrovia, quelli verso il mare, sostiene, saranno ultimati entro il 2015, mentre a nord si lavora al progetto di qualificazione del canale Boicelli. Il quadro è in divenire: “In questa situazione gli imprenditori sono a rimorchio dello stato dell’arte, ma intanto è bene sfruttare quanto già c’è a favore del turismo fluviale – prosegue – Per ora passeranno le bettoline di classe inferiore alla Va. Non c’è ragione di rinunciare al progetto, si farà un passo alla volta”.

Dalla lunga conversazione non potevano mancare la vicenda del Sant’Anna di Cona e la recente sentenza emessa dal Tribunale ferrarese: “Sono in politica da 25 anni, personalmente non votai la delibera con cui se ne approvò la nascita. Sono diventato sindaco nel 2009, quando il Sant’Anna di Ferrara era già chiuso – ha ricordato – Mi assumo invece la responsabilità politica di averlo fatto aprire e aggiungo che ha retto il terremoto. Quanto alla sentenza, prendo atto del lavoro della magistratura dal quale non risultano tangenti incassate”. Insieme al lascito Sant’Anna, ha precisato, c’è anche quello del debito di 170 milioni di euro trovato al suo arrivo e che entro il 2019, alla scadenza del secondo mandato, vuole dimezzare. “Vogliamo restituire ai cittadini 90 milioni di euro per dare ossigeno alla città e agli amministratori che verranno dopo di me”, ha spiegato. Un’intenzione legata ad un modo diverso di governare senza il quale si rischia di pagare pegno: “Ci sono città ancora governate con il vecchio sistema, i buchi finanziari diventano inevitabili e quei buchi, vengono pagati anche con i soldi dei ferraresi”.

Quella al sindaco Tiziano Tagliani è l’ultima delle tre interviste con i sindaci degli ultimi 31 anni, organizzate dal Think tank ferrarese “Pluralismo e dissenso”, presentate e moderate dallo storico esponente dei Radicali cittadini Mario Zamorani.

Leggi l’articolo di presentazione dell’iniziativa [vedi].

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Parcheggio dal vescovo. In pieno centro storico soste a pagamento gestite dalla Curia

C’è un grande parcheggio in pieno centro storico. Anzi, ce ne sono due. Ma pochi lo sanno. Fanno capo entrambi alla Curia arcivescovile.
Il primo sta proprio all’interno del palazzo del vescovo. Si entra da corso Martiri, si transita sotto lo storico portone e si raggiunge il cortile sterrato dove c’è spazio per una trentina di vetture. Il costo dell’abbonamento è di 120 euro mensili, ai quali vanno aggiunti 250 euro di tassa annuale da corrispondere al Comune per ottenere il permesso che consente l’accesso alla Ztl monumentale.

park seminarioL’altro è invece posizionato sul retro della dimora del vescovo; l’ingresso è da via Cairoli. Qui si trovano due ampi cortili divisi fra loro dalla storica sala del Borgonuovo, da tempo inagibile. La capienza è ampia: oltre una cinquantina di auto negli stalli a cielo aperto e un buon numero di posti addizionali nel seminterrato. La gestione in questo caso è del seminario arcivescovile, la spesa è un po’ più alta, di 150 euro mensili, oltre ovviamente alla spesa per il permesso annuale di accesso alla Ztl.
Il costo complessivo per gli utenti varia dunque grossomodo fra i 1.700 e i duemila euro all’anno. La rendita per le casse arcivescovile verosimilmente attorno a 150 mila euro annui, mentre il Comune si deve accontentare di una somma di poco superiore a 20mila euro, come proventi per le licenze di accesso alla Ztl.

Proprio la questione Ztl rappresenta il punto delicato. E’ sensato autorizzare un traffico parassitario di un’ottantina di vetture e oltre che per accedere al parcheggio ogni giorno transitano in una zona, quella monumentale, che andrebbe rigorosamente preservata dal traffico? Il cui prodest appare fin troppo chiaro.

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Trasloco annunciato, finisce l’assedio del mercato ai monumenti della città

Tanto tremò che cade. Dopo mille scossoni il mercato del venerdì sembra davvero destinato a traslocare dal centro storico. La mercanzia sventolata sul listone, davanti alla cattedrale, al palazzo municipale e al castello troverà ribalta in altri luoghi. Quali ancora non è certo. Si ipotizza corso Porta Reno, qualcuno immagina l’area attualmente destinata a parcheggio dell’ex Mof, altri l’acquedotto. Ferraraitalia – che è stata in prima linea in questa battaglia per il decoro – ha prospettato in alternativa l’ipotesi di viale Cavour e corso Giovecca fra le poste e via Palestro anche allo scopo di sperimentare il venerdì l’interruzione del traffico automobilistico in quel tratto, secondo un vecchio progetto recentemente rilanciato dal deputato pd Alessandro Bratti. L’idea sottesa è l’ampliamento della ztl con la ricongiunzione fra area medievale e addizione erculea.

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In attesa dell’Art-bonus… torna il mercato in piazza (foto di Aldo Gessi)

Comunque sia, la buona notizia è che il mercato lascerà la zona monumentale di maggior pregio. Lo vuole il sindaco che già da qualche mese ha rotto gli induci, lo gradisce il vescovo, lo chiede la soprintendenza. Lo impone il buon senso in considerazione dell’inestetismo creato da banchi degli ambulanti e dai loro furgoni che oltretutto, causa sversamenti d’olio, stanno creando qualche problema anche al listone mirabilmente appena rinnovato. L’associazione di categoria se n’è fatta una ragione e sta trattando la resa, negoziando su una collocazione non sgradita.
L’incognita è sui tempi. Le licenze scadono nel 2017 ma i problemi relativi al decoro pongono il sindaco nella condizione di forzare la mano. Difficile che si vada a uno scontro. Più probabile un’intesa basata sul buon senso. Era ora.

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SPECIALE FE vs FE
Centro storico, via mercato, auto e taxi dal cuore monumentale della città

La diatriba in città è ormai ultradecennale. I taxi infatti hanno il permesso di sostare in piazza Savonarola da sempre, gli ambulanti del mercato del venerdì di invadere regolarmente il centro storico da più di dieci anni, centinaia tra auto e autobus scorrazzano liberamente ogni giorno in Corso Martiri.
Negli anni, a più riprese, cittadini, politici e organi di stampa [vedi] sono ritornati sul fatto che tutto ciò rappresenti uno scempio, che deturpi i monumenti e nasconda la bellezza della città estense, e che male si addica ad una città che fa dell’essere pedonale e ciclabile il suo fiore all’occhiello: Piazza Savonarola non è più dato vederla sgombera godendo della perfezione delle sue geometrie, perché i taxi insistono sull’area quotidianamente; il venerdì mattina camioncini e bancarelle invadono il Listone, Piazza Duomo e Corso Martiri occludendo la vista della cattedrale, del Castello e anche della rinnovata Piazza Trento Trieste. Tutto viene coperto, offeso e oltraggiato.
Oggi però con la legge Art Bonus abbiamo una speranza in più. Anzi, un dovere. La legge, approvata a luglio, contiene anche una norma molto importante per garantire il decoro attorno ai monumenti [vedi].
Ancor prima che il decreto Art Bonus diventasse legge, sulle pagine di ferraraitalia era stato risollevato il problema [vedi].
Armati di una legge firmata Franceschini, riproponiamo quindi con forza la liberazione del centro storico per renderlo più vivibile e attrattivo. Auspichiamo nello specifico che:

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Cartello in Piazza Castello: tutti i permessi concessi nell’area pedonale del centro storico

1) vengano revocati i permessi di circolazione alle auto (tutte le auto, anche quelle delle forze dell’ordine, dei politici, ecc.);
2) venga revocato il permesso di circolazione degli autobus, se non ecologici;
3) vengano revocate le concessioni agli ambulanti e scelto un altro luogo per riallocare il mercato, sempre in centro e senza danneggiare ambulanti e commercianti (Porta Reno, Piazza Travaglio, Montagnone);
4) vengano revocati i permessi per parcheggiare i taxi e scelto un altro luogo di sosta (Porta Reno o il tratto che fiancheggia il Castello tra Cavour e Piazza Repubblica o ancora il lato di Piazza Repubblica prospiciente la chiesa di San Giuliano).

In occasione dell’incontro, abbiamo consultato e interpellato il Presidente di Italia Nostra (sezione di Ferrara) Andrea Malacarne che si è espresso sostanzialmente in linea con queste posizioni: “Da sempre Italia Nostra auspica che vengano evitati caos, brutture e l’invasione periodica del centro storico, proponendo di trovare spazi deputati che siano meno invasivi rispetto alla vita della città. Occorre una riflessione su questi temi.”

DOCUMENTAZIONE
Regolamento comunale “Disciplina in materia di commercio su aree pubbliche” [vedi]
Categorie permessi ZTL [vedi]

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