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Apertura straordinaria Camera del lavoro di Ferrara dopo assalto fascista alla sede Cgil nazionale di ieri

 

Bandiere rosse sventolano a tutte le finestre della Camera del lavoro di Ferrara.
In tanti questa mattina si sono riuniti sotto la sede di Piazza Verdi in occasione dell’apertura straordinaria di tutte le Camere del lavoro d’Italia in risposta all’assalto di gruppi fascisti alla sede della Cgil nazionale.
Dalle finestre di Ferrara riecheggiano le parole di Maurizio Landini, in diretta dal presidio in corso davanti alla sede violentata dagli ignobili atti vandalici.
Presente a Roma una folta delegazione di ferraresi, che partiti stamattina hanno voluto manifestare convintamente per la democrazia contro ogni violenza fascista.
“Non ci faremo intimidire da questi vigliacchi – ha detto da Roma Cristiano Zagatti segretario generale Cgil Ferrara – l’attacco di ieri non è stato solo un attacco alla nostra sede nazionale, ma alla democrazia del Paese e a tutto il mondo del lavoro. Alle lotte delle lavoratrici e dei lavoratori dobbiamo la sconfitta del fascismo e degli anni più bui della nostra storia.
E’ il lavoro che ha rivendicato la tutela del diritto alla salute in questa emergenza sanitaria. La scelta deliberata di colpire la Cgil, il sindacato confederale, il mondo del lavoro, rappresenta un’offesa alla Costituzione e a tutte le persone che hanno scelto democraticamente di organizzarsi. Le nostre Camere del Lavoro sul territorio sono presidio di libertà, legalità, diritti: continueremo con forza il nostro impegno e lavoro quotidiano, perché la nostra storia ci insegna che la paura non ci appartiene”.
Appuntamento sabato 16 ottobre a Roma per una grande manifestazione antifascista organizzata da Cgil, Cisl, Uil per cambiare il Paese.

Susanna Garuti
Ufficio comunicazione, formazione e informazione

Al via gli Open Days Jazz: due giorni di musica e riflessioni sul mestiere dell’artista

Il Conservatorio è un luogo magico, credo per tutti, amanti o profani della musica. Percorrendone i corridoi ci si affaccia su di un mondo d’arte fatto di scale musicali, arpeggi, assoli di violino o pianoforte, arrangiamenti jazz o gli acuti di una voce soprano. E’ in questa atmosfera di note musicali che si spargono nell’aria che, questa mattina, si è svolta, nell’aula 12 del Conservatorio ‘Girolamo Frescobaldi’ di Ferrara la conferenza stampa di presentazione degli ‘Open days Jazz’, che si terranno il 9 e il 10 giugno presso Palazzo Crema, di proprietà della fondazione Carife, in via Cairoli.

Presenti alla conferenza stampa Fernando Scafati, direttore del Conservatorio di Ferrara, Roberto Manuzzi, responsabile del dipartimento Jazz, nuove tecnologie e linguaggi musicali del Conservatorio), Francesca Tamascelli, responsabile per Ferrara della cooperativa DOC Servizi e organizzatrice della tavola rotonda di sabato, Francesco Colaiacovo, presidente del Conservatorio, e Linda Dolcetti della Cgil di Ferrara. Una ‘due giorni’ per far conoscere il lavoro compiuto durante questo anno scolastico nel dipartimento Jazz del Conservatorio Frescobaldi. L’esibizione degli studenti, quasi un centinaio, che avrà luogo venerdì 9 e sabato 10 giugno nell’esclusiva cornice del Palazzo Crema, oltre che come saggio di bravura a favore del pubblico presente varrà anche come prova d’esame.

Gli Open Days si apriranno venerdì con un dibattito dal titolo ‘Ma di mestiere cosa fai?’, organizzato da Francesca Tamascelli, responsabile di Doc Servizi di Ferrara, una cooperativa di professionisti dello spettacolo e della cultura, e al quale parteciperanno Fernando Scafati e Chiara Bertelli della Legacoop Estense, Roberta Ziosi, presidente del Teatro comunale di Ferrara, Alessandro Sbrogiò, della Doc servizi di Venezia, Chiara Chiappa, consulente del lavoro della Legacoop Culturmedia e Cristiano Zagatti, segretario provinciale della Cgil di Ferrara.

“Si è scelto questo titolo provocatorio- spiega Francesca Tamascelli– perchè rispecchia la realtà. Sarà l’occasione per lanciare un messaggio di legalità ai giovani artisti di modo che sappiano valorizzare al meglio il proprio lavoro”. “Tempo fa -dice il professor Manuzzi, due importanti politici dissero che ‘con la cultura non si mangia’. Uno era un nostro parlamentare, altro era Goebbles, che era solito dire ‘quando sento parlare di cultura metto mano alla pistola’. Ci sono artisti di fama internazionale che si sentono chiedere quale sia il loro vero lavoro, figuriamoci quale sia la realtà per le giovani generazioni in tempi così difficili. Nel Nord Europa, un neo laureto al conservatorio, così come ogni laureato, percepisce un assegno di disoccupazione; noi abbiamo conservatori frequentati per il 30% da studenti stranieri, visto il loro grado di eccellenza, ma non siamo capaci di difendere i nostri artisti. La normativa è vetusta e risale all’epoca del fascismo, la Siae è un ente fuori dal tempo, il diritto all’esecuzione non è presente nella nostra normativa, ed è ciò che all’estero, permette di far campare gli artisti”.

“La musica dal vivo non finirà mai” afferma il direttore del Conservatorio Fernando Scafati e appuntamenti come gli Open Days Jazz ne sono la testimonianza.

Voucher: ‘buoni’ per un lavoro precario
E intanto Ferrara è prima in regione per calo dei posti di lavoro

“Ferrara è maglia nera in regione”: “11.534 occupati in meno” nel 2016 rispetto al 2008, con una diminuzione del 7,3% nell’intervallo considerato. A consegnare questo triste primato al nostro territorio sono le cifre enumerate da Giuliano Guietti, presidente di Ires Emilia Romagna, nella sua relazione sul mercato del lavoro in Emilia Romagna, lunedì pomeriggio in occasione dell’incontro ‘Cavallo di Troia. Voucher: “buoni” per oscurare lavoro e tutele’, organizzato dalla Cgil di Ferrara presso la Camera di Commercio in largo Castello.
Un dato ancora più deludente se si guarda ai 21.000 occupati in più della provincia di Bologna (+4,7%) e soprattutto se si considera che l’Emilia Romagna è stata nel 2016 la regione con “la crescita più alta” fra quelle italiane (+1,6%) e che “è la seconda fra le regioni italiane, dietro solo al Trentino Alto Adige”, per crescita del tasso di occupazione. Non c’è però da cantar vittoria: con il 68,4% del 2016 “il tasso di occupazione è ancora inferiore rispetto al 2008”, quando era intorno al 70,2%.
Per quanto riguarda il rovescio della medaglia, cioè il tasso di disoccupazione, anche qui ci sono luci e ombre: “negli ultimi due anni assistiamo a una tendenza al calo e meglio di noi fanno solo Trentino e Veneto, ma rimane ancora il doppio rispetto a quello del 2008”, ha spiegato Guietti.

Il presidente di Ires Emilia Romagna ha poi mostrato alcuni grafici con elaborazioni di dati Istat sulla popolazione di età superiore a 15 anni: nel 2008 gli inattivi erano il 45%, i disoccupati l’1,8% e gli occupati 53,2 %; nel 2016 i primi e gli ultimi scendono al 44,7% e al 51,5%, mentre i secondi crescono del 2%, salendo al 3,8%. Guietti però ha precisato che, a ben vedere, quella flessione degli occupati (-1,7%) si trasforma in un -2,1% di lavoro autonomo e +0,3% di lavoro dipendente. Analizzando poi i contratti dipendenti si scopre che quelli a termine sono cresciuti del 3,1%, mentre quelli a tempo indeterminato sono diminuiti dello 0,9%. Dunque, ha sottolineato Guietti: “con buona pace del jobs act, anche in Emilia Romagna gli occupati a tempo indeterminato sono calati a fronte di un aumento dei contratti a termine”.
Un’altra tendenza del mercato del lavoro in Emilia Romagna su cui Guietti ha voluto mettere l’accento è “la polarizzazione per fasce d’età”: il tasso di occupazione nella “fascia 55-64 anni dal 2010 ha continuato a salire”, soprattutto “dal 2012 con la legge Fornero”, mentre “tra i 25 e i 34 anni cala drammaticamente”. Una situazione ancora più preoccupante perché contestualmente calano i residenti nella stessa fascia d’età, perciò la percentuale dovrebbe crescere o rimanere stazionaria: nel 2008 c’erano 560.000 giovani, con un tasso di occupazione del 91,3%; nel 2016 i trentenni residenti in Emilia Romagna sono scesi a 460.000 e il tasso di occupazione contestualmente si è abbassato fino all’86,5%. “Questa è la generazione che rischia di essere la più penalizzata dalla crisi”: è l’allarme lanciato dal presidente Ires.

Guietti ha chiuso il proprio intervento sul tema scottante dei voucher, che fra 2009 e 2016 hanno subito una vera e propria “esplosione”. Secondo lui “la cosa meno chiara è dove questa esplosione sia avvenuta”: “molti commentatori parlano di uno strumento per i lavoretti, ma giardinaggio, lavori domestici, manifestazioni culturali e sportive, attività agricole, sono rimasti residuali, l’esplosione si è avuta nei settori del commercio, del turismo, e delle altre attività, dove nel 2016 si registra un +46,8%”.
Ora che il governo Gentiloni ha deciso, forse anche in vista del referendum del 28 maggio, di abolire questo strumento, cosa ci si può aspettare? A Gianluca De Angelis, ricercatore Ires Emilia Romagna e autore insieme a Marco Marrone di una ricerca su voucher e lavoro accessorio in Italia e in Emilia Romagna (scaricabile a questo link), il compito di rispondere alle critiche sulla decisione del Governo.
In Emilia Romagna i voucher fra 2014 e 2015 sono cresciuti del 31,5%, a Ferrara del 24,1%; eppure è interessante notare come il loro impiego sia sceso del 13,9% nel settore agricolo a fronte di un’impennata del 76,8% in quelle che l’Inps classifica come ‘altre attività’.
Per quanto riguarda il collegamento fra emersione del lavoro irregolare e voucher, fatto da coloro che paventano un ritorno del primo a causa dell’abolizione dei secondi, De Angelis ha voluto riportare le interviste fatte nel corso della sua ricerca ai prestatori di lavoro accessorio: per molti “la loro esperienza era paragonabile a quella del lavoro nero”, povero, insicuro, non tutelato e senza garanzie per il futuro. Inoltre i dati sul numero medio di voucher per prestatore di lavoro e quota di lavoratori irregolari a suo parere dati suggeriscono un utilizzo dei voucher in supporto (copertura), non in alternativa al lavoro sommerso. La verità insomma è che “i voucher non regolarizza il lavoro, ma solo il suo pagamento, la transazione economica”.

De Angelis ha cercato di evidenziare come i voucher in realtà siano solo la punta dell’iceberg di un “processo di informalizzazione del lavoro” le cui caratteristiche principali sono: esternalizzazione, sostituzione del lavoro salariato con il lavoro autonomo e del lavoro full time con il lavoro part-time, allungamento e frammentazione della giornata di lavoro. “Questi elementi – ha concluso De Angelis – non si esauriscono con l’abrogazione dello strumento in sè”. Ecco perché il vero tema è comprendere quali cambiamenti – all’interno della crisi, ma non solo – stiano avvenendo nel mondo del lavoro, quale sia l’evoluzione in atto, per capire se e come possiamo governarla.

Per approfondire
Leggi l’articolo di Giuliano Guietti su voucher e lavoro nero da Rassegna Sindacale, pubblicato il 4-04-2017.

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