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INTERNAZIONALE A FERRARA 2018
Chi sono io? L’identità ai tempi dei social network

di Laura Fabbri (allieva del liceo classico Ariosto, Ferrara)
“Non mi vedo come mi vedono gli altri”. Dinanzi al pubblico della sala Estense, la scrittrice Concita De Gregorio, rivela la sua difficoltà nel farsi fotografare: “Avverto un senso di estraneità e disagio che mi fa sentire fuori posto”. Ma questa “non appartenenza” a suo avviso sottintende in realtà una libertà, un’indipendenza. L’occasione per questa confessioni in pubblico è offerta dal Festival di Internazionale. A far da contraltare, la psicanalista Chiara Baratelli – coadiuvata da alcune studentesse del Liceo Roiti – ha gestito un interessante dibattito sull’importanza delle immagini come fonte identitaria, del quale è stata coprotagonista la fotografa Silvia Camporesi, che incalza: “La fotografia è una una terapia, uno strumento di indagine volto a cogliere ed interpretare l’identità personale, vincere il disagio e accettare le imperfezioni; inoltre evidenzia come, in prima persona, sia riuscita a vincere le sue debolezze grazie ai ruoli interpretati nei suoi autoritratti”.
Anche dal pubblico arrivano sollecitazioni: “Che cos’ha il dolore che non ha la gioia?”, domanda una delle studentesse, spiazzando la scrittrice… “Tutte le forme d’arte nascono dal dolore”, risponde direttamente lei, dopo un attimo di riflessione; “quando si è felici non lo si nota, ma quando c’è qualcosa che non è in ordine ci si fa subito caso: “Lo stato di equilibro è il disordine. Quando gli uomini cercano di dare una parvenza di logica alla vita, il dolore si impone più forte”.
Un altro tema affrontato è quello dei social network e come questi abbiano modificato il ruolo della fotografia nella società. L’autrice sottolinea come questi abbiano fatto perdere importanza all’esperienza: “Prima di essere ricordato un momento va vissuto, non si può vivere per vedere cosa si conserverà di questo momento”. Inoltre, sottolinea, spesso i ‘social’ non sono altro che una storpiatura della realtà, una finzione che ha come unico scopo quello di suscitare invidia nell’osservatore, una pura esibizione dove “non è più permesso avere dei difetti”.

Tu chiamale se vuoi emozioni

Che cosa sono le emozioni? Come si manifestano, da dove hanno origine? Quanti e quali sono i problemi che ruotano attorno ad esse? Tante sono le domande quando si parla di emozioni. Un ambito estremamente vasto, affascinante, in larga parte ancora inesplorato e purtroppo sempre più spesso causa di gravi patologie. Argomenti complessi e ostici per i non addetti ai lavori, il più delle volte convinti di saperne abbastanza per da dare tutto per scontato. Ma, in realtà, i fattori emotivi che condizionano le scelta della nostra vita sono complessi e vanno attentamente considerati.
Ed è proprio sulle emozioni che si è incentrata la conferenza della psicoanalista ferrarese Chiara Baratelli, tenuta lunedì in biblioteca Ariostea e introdotta da Gian Luca Pizzetti. In una sala Agnelli gremita, si è chiuso il ciclo di incontri della rassegna “Viaggio all’interno della comunità dei saperi – Le parole di questo millennio”, iniziativa che dall’ottobre dello scorso anno ha presentato pareri di molti esperti chiamati ad approfondire le più svariate tematiche.

Specializzata in disturbi alimentari e sessuologia, Baratelli ha sviscerato con estrema chiarezza la parola emozione, coinvolgendo il pubblico in un’analisi a tratti inevitabilmente tecnica ma necessaria per approfondire la questione e sfatare alcuni luoghi comuni. “Per definizione, emozione significa trasportare fuori, scuotere, un qualcosa che parte dall’interno e muove verso l’esterno” ha spiegato. Emozioni come movimenti interiori dentro ognuno di noi, risposte a stimoli che si traducono in cambiamenti fisiologici e risposte del cervello, perché “noi pensiamo che parta tutto dal cuore, ed il gesto classico che siamo portati a fare quando proviamo un emozione è proprio quello di portare la mano al petto, ma ci sbagliamo”.
Tutto nasce dal cervello quindi, originandosi da alcuni fattori chiave come i meccanismi fisiologici, gli eventi emotigeni, le valutazioni cognitive, e giunge ad una netta divisione delle emozioni in primarie (quelle automatiche, istintive, che appartengono a tutti gli esseri viventi) e secondarie (influenzate dalla cultura e frutto della combinazione delle primarie), le quali assumono diverse funzioni che, appunto, giocano ruoli da protagonisti in tutte le nostre azioni.

La conoscenza di questi concetti risulta fondamentale per la comprensione dei tanti problemi causati dall’incapacità di provare o riconoscere emozioni: ecco che all’intelligenza emotiva – la capacità cioè di non farsi sopraffare dalle emozioni, anche quelle positive, che consente di essere autoconsapevoli – si contrappone il grave problema dell’alessitimia, ovvero il non riuscire a riconoscere le emozioni, nemmeno a dargli un nome.
Una “anestesia emozionale” come la chiama la psicanalista, la quale specifica come “il non riconoscere le emozioni diviene un problema non solo per sé ma anche per gli altri”. Illustrando casi di pazienti con forti problemi derivati da invidia, senso di colpa e frustrazione che spesso sfociano in isolamento, disturbi alimentari e anche autolesionismo, la studiosa ricorda poi il ruolo fondamentale dei genitori, che devono essere “bravi nel comprendere i gesti dei più piccoli, ai quali troppo spesso le emozioni – sbagliando – si insegna a trattenerle”.

Questi sono solo alcuni dei tanti spunti emersi durante la conferenza; per meglio approfondire le parole di Chiara Baratelli mettiamo a disposizione il video integrale della conferenza, consultabile di seguito o direttamente dalle pagine della nostra nuova Ferraraitalia Tv.

disturbi-alimentari

Disturbi alimentari e angosce
in famiglia

Un seminario per parlare del tema dei disturbi alimentari da una prospettiva piuttosto insolita: quella dei genitori e della famiglia di chi ne è affetto. Nell’incontro “L’impotenza dei genitori di fronte alla potenza dell’immagine”, che si terrà domani (venerdì 24) alle 20,45 presso il B&B Il Frattiero (via Giotto, 2) a Gualdo (Ferrara), Chiara Baratelli – psicoanalista e psicoterapeuta specializzata nella cura dei disturbi alimentari – affronterà non solo i sintomi di anoressia, bulimia e obesità, ma anche il loro impatto sulla famiglia del malato. I disturbi alimentari rappresentano, infatti, una sofferenza che disorienta: sono patologie che coinvolgono tutto l’ambiente familiare e sviluppano una costellazione emotiva complessa e contraddittoria. Per questo la famiglia spesso è “anestetizzata, paralizzata dall’angoscia”, spiega Baratelli. Nei soggetti anoressici, bulimici o obesi l’immagine assume “un’importanza che è difficile scalfire”, ma è fondamentale farlo perché è solo “la superficie dietro cui si celano le reali cause scatenanti della malattia”. Per spezzare questo dominio dell’immagine è fondamentale comprendere la posizione del soggetto rispetto alle logiche familiari e va costruito un percorso di cura su misura del soggetto sofferente. Il ruolo dei famigliari nel percorso di cura e la loro partecipazione alla terapia diventano quindi centrali. E proprio sui passaggi fondamentali che tutta la famiglia deve affrontare, dal riconoscimento dei sintomi al percorso di cura e guarigione da intraprendere insieme, si concentrerà Chiara Baratelli nell’incontro di domani organizzato da Estense ricerca-Associazione Scienza Cultura Arte.

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