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VIDEOCONFERENZA
Biancoazzurro è il colore che amo: la Spal ieri, oggi e domani

“Biancoazzurro è il colore che amo: la Spal ieri, oggi e domani”: Mauro Malaguti del Resto del Carlino, Andrea Tebaldi della Nuova Ferrara, Alessandro Sovrani di Telestense e Costantino Felisatti dello Spallino, introdotti e interpellati da Sergio Gessi, direttore di Ferraraitalia, hanno riferito ricordi e pareri nel corso dell’ultima conferenza stagionale del ciclo “Chiavi di lettura, opinioni a confronto sull’attualità” organizzato da Ferraraitalia. Protagoniste nella sala Agnelli della biblioteca Ariostea, attraverso le voci dei cronisti sportivi e del pubblico, sono state le emozioni legate alle imprese della compagine biancoazzurra che, a compimento di due campionati entusiasmanti, ha ritrovato la serie A dopo 49 anni di attesa.

Qui il video integrale della conferenza

L’APPUNTAMENTO
Chiavi di lettura, il trionfo della Spal attraverso voci e ricordi dei cronisti sportivi

Per tutti quelli che non hanno mai smesso di sognare… A suggello di due campionati entusiasmanti la Spal ha ritrovato la serie A dopo 49 anni di attesa. L’ultimo appuntamento del ciclo “Chiavi di lettura, opinioni a confronto sull’attualità” organizzato da Ferraraitalia, ha per titolo “Biancoazzurro è il colore che amo: la Spal ieri, oggi e domani”. Ne saranno protagonisti i cantori dell’impresa biancoazzurra: Mauro Malaguti del Resto del Carlino, Marco Nagliati della Nuova Ferrara, Alessandro Sovrani di Telestense, Alessandro Orlandin dello Spallino. Coordina Sergio Gessi, direttore di Ferraraitalia.
L’incontro, in programma domani (lunedì 29) alle 17, come sempre si terrà nella sala Agnelli della biblioteca Ariostea.

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VIDEOCONFERENZA
L’impresa cooperativa fra valori sociali e compatibilità di mercato

“Ma la coop sei veramente tu? Cooperazione e impresa ai tempi della collera”… Al provocatorio interrogativo posto da Ferraraitalia nel suo recente dibattito mensile “Chiavi di lettura”, ciclo in cui si mettono a confronto differenti opinioni nella cornice della biblioteca Ariostea, hanno risposto e sviluppato il ragionamento Andrea Benini presidente di Legacoop Estense, Vincenzo Tassinari docente all’Università di Bologna e autore del volume “Noi, le Coop rosse. Tra supermercati e riforme mancate”, Lucio Poma docente dell’Università di Ferrara e Luigi Cattani, ex sindacalista e consulente di impresa. Sergio Gessi, direttore di Ferraraitalia, ha coordinato il confronto.

Guarda la videoconferenza

L’APPUNTAMENTO
Cooperazione e impresa ai tempi della collera

​Un’identità ambivalente, in parte appannata dai compromessi con il mercato e dagli scandali, in parte orgogliosamente propugnata nella riaffermazione dei sui valore sociali e del suo significato autentico e profondo. Per la cooperazione, a tutti i livelli, non è una stagione facile. Questi anni di neoliberalismo imperante hanno generato rughe e cicatrici: modalità di gestione non sempre coerenti con la matrice mutualistica di cui le coop sono filiazione; contenziosi con i dipendenti e con i soci, pratiche di gestione talora disinvolte che scivolano sino a non infrequenti casi di corruzione con il coinvolgimento dei loro dirigenti, ultima in ordine cronologico la vicenda della bolognese Manutencoop gravata da ombre di tangenti. Ma la sprezzante etichetta “falce e carrello” ha il suo nobile risvolto nel prodigarsi leale di tanti cooperatori e cooperative che svolgono con ammirevole impegno e capacità la loro funzione sociale, mantenendo vivi nel mercato sani principi di corretta organizzazione ed emergendo anche nel terzo settore con la qualità dei servizi resi a sostegno del welfare.

Di questi temi ci occuperemo nel quarto appuntamento di Chiavi di lettura di giovedì 20 aprile, ciclo di dibattiti organizzati da Ferraraitalia che pongono a confronto differenti opinioni su questioni di attualità. Titolo: “Ma la coop sei veramente tu? Cooperazione e impresa ai tempi della collera”: una cornice provocatoria, dunque, per un dibattito senza pregiudizi né ipocrisie. Ospiti nella sala Agnelli della biblioteca comunale Ariostea per l’incontro che, come di consueto, inizierà alle 17, saranno Andrea Benini, presidente di Legacoop Estense, Vincenzo Tassinari, docente all’Università di Bologna, autore del volume “Noi, le Coop rosse. Tra supermercati e riforme mancate”.
Accanto a loro, nel contraddittorio, uno studioso di economia, esperto delle tematiche d’impresa quale è il professor Lucio Poma dell’Università di Ferrara, che soffermerà sulle compatibilità di sistema e i meccanismi della concorrenza; e un osservatore attento alle dinamiche del mondo del lavoro e alle attese del cittadino-consumatore, quale Luigi Cattani, con alle spalle esperienze in ambito sindacale e in di contesti di impresa. Coordinerà gli interventi il direttore di Ferraraitalia, Sergio Gessi.

La Balena Bianca e i suoi eredi: oggi manca l’attitudine all’ascolto e alla mediazione

di Francesca Ambrosecchia

Che mare politico stiamo attraversando? È inevitabile interrogarsi una volta entrati nella sala Agnelli della biblioteca Ariostea ove campeggia il profilo scudocrociato disegnato nella pancia di una Balena Bianca, simbolo che ci riporta indietro con la macchina del tempo… I convenuti sono qui per assistere al terzo incontro del ciclo ‘Chiavi di lettura’ dal titolo ‘Moriremo moderati? Il ritorno della Balena Bianca’, organizzato da FerraraItalia. Il dibattito prende avvio dalla domanda sull’eredità politica della Democrazia Cristiana. Da Tangentopoli in poi, cosa è successo? E’ oggi cos’è rimasto? La il Grande Cetaceo sta tornando in auge o si è definitivamente inabissato, travolto dai rivolgimenti sociali? Dietro ai microfoni prendono posto, assieme a Sergio Gessi  – che introducendo il dibattito segnala e documenta quel che considera una ritrovata capacità di condizionamento culturale e valoriale da parte del mondo cattolico (leggi) -, Marco Contini giornalista di Repubblica, Luigi Marattin docente a UniBo e consigliere economico della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Alessandro Somma docente di diritto comparato all’Università di Ferrara e collaboratore di Micromega e infine Enzo Barboni presidente Unpli Pro Loco ferraresi ed ex segretario provinciale della Democrazia Cristiana. Gessi ricorda come nel 1983 in un celebre titolo ‘il manifesto’ profetizzasse “non moriremo democristiani, e il crollo del regime clientelare che rappresentava la parte deteriore di quel sistema di potere avvenne effettivamente una decina di anni dopo, ma non per mano degli elettori bensì per l’azione della magistratura all’epoca dell’inchiesta Mani pulite.

Marco Contini è il primo a esporsi esclamando: “Magari morire democristiani!” e non, come afferma lui stesso, per astio nei confronti del partito di governo attuale e dei suoi leader ma per taluni tratti che caratterizzavano la Dc “un partito interclassista che ha dato vita ad una serie di riforme di fondamentale importanza per il nostro Paese e che nutriva un rispetto sacrale nei confronti dei corpi intermedi. Inoltre riteneva che la vittoria elettorale non fosse un mandato assoluto ma che si dovesse esercitare con moderazione e cautela e aveva delle basi solidissime in tutti gli ordini professionali, basti citare i sindacati”. Si trattava di una modalità di gestione che fruttava senza dubbio consenso e grandi quantità di voti, ma consentiva anche di raccogliere le richieste diffuse nel Paese. Sostiene Contini che sia proprio questo a mancare agli attori politici attuale: la vocazione a rappresentare la complessità. Vinte le elezioni si perde di vista il concetto stesso di mediazione, parola di grande significato nel contesto politico che ricorre ampiamente negli interventi dei relatori.

Lo stesso Somma individua nel precedente governo Renzi una forma di ‘cesarismo’, affermando che se tale leader fosse stato democristiano avrebbe avuto maggior cura dei corpi intermedi durante il suo mandato e quindi avrebbe fatto attento uso dello strumento della moderazione. Asserendo convintamente che la Dc è legata a una fase storica ormai superata, alla domanda “moriremo moderati?” oppone il suo pessimismo: “Moriremo da semplici individui, avendo smarrito la dimensione collettiva, soli e impoveriti economicamente ma anche culturalmente“.

Ben lontano invece dallo scenario politico, per Luigi Marattin, sono sia il concetto di ‘cattolici’ sia quello di ‘moderati’: non solo il consigliere non reputa praticabile il confronto tra i periodi pre e post Tangentopoli, possibile solo a livello analitico storico o politologico, ma pone il dubbio anche sul concetto di ‘moderatismo’ e si chiede se “bisogna essere moderati nei contenuti o nei toni”.  Partendo dal presupposto che il nostro Paese necessita di profondi cambiamenti, Marattin pone la questione circa l’efficacia delle soluzioni moderate o se invece la fase attuale non richieda anche strappi e discontinuità, senza la necessità di dover rappresentare tutti gli interessi in campo. Essendo quella attuale una realtà politica, ma anche socio-culturale, diversa da quella esistente ai tempi della Dc e caratterizzata da partiti che vogliono mantenere il proprio “status quo” senza dover forzatamente mediare, è necessario propendere verso una democrazia competitiva, in termini di alternanza.

Da ex segretario provinciale della Democrazia Cristiana, Enzo Barboni afferma che il bilancio dei cinquantacinque anni di governo della Dc è senza dubbio positivo: definisce il partito come profondamente laico, talvolta anche in opposizione alla gerarchia ecclesiastica, e “caratterizzato da un profondo radicamento sul territorio, dato dal grande consenso popolare”. Come diceva De Gasperi era “un partito di centro che guardava a sinistra” . Anche per l’ex segretario locale, la Balena Bianca non tornerà più, il suo declino si è avuto a partire dal ’78 con la morte di Aldo Moro: il mondo ora si è aperto e trasformato e necessita di adeguati e aggiornati strumenti di politica economica e sociale, profondamente diversi dai quelli cui in passatosi faceva riferimento.

In ultima analisi Fiorenzo Baratelli, direttore dell’Istituto Gramsci di Ferrara, che ha portato il suo contributo a margine della conferenza, rimarca la confusione della fase politica attuale a cui consegue l’incapacità da parte delle varie fazioni politiche di costruire qualcosa di nuovo e adatto a tale realtà. Anch’egli ricorda i democristiani come grandi mediatori “lo stile dei leader politici odierni dovrebbe essere più umile e il valore dell’associazione e della sana mediazione dovrebbe essere esaltato”. Tutto ciò tenendo fede alle parole di Aristotele secondo cui essere moderati era la cosa più difficile perché stava a significare ascoltare e “ritenere il meglio” delle diverse posizioni presentate.

Nel finale, la ‘rivelazione’ di Giuseppe Toscano, uno dei maggiorenti della Dc ferrarese negli anni d’oro, presente in sala: “La Dc tecnicamente non è morta: il Consiglio nazionale della Democrazia Cristiana vige tutt’ora non essendosi mai autoaffondato. Attualmente il segretario è Gianni Fontana”. E chissà, allora, che un giorno non capiti davvero di scorgere ancora nel ‘mare politico’ quell’antico cetaceo…

Il video integrale del dibattito sarà prossimamente disponibile sul canale tv di Ferraraitalia

Tramonto della sinistra e rilancio dell’egemonia cattolica anche a Ferrara

“Non moriremo democristiani”, scrisse il Manifesto in uno storico titolo del 1983, all’indomani del successo del Pci alle elezioni Europee, quando quel risultato parve un segnale di recupero dell’indiscussa egemonia culturale di cui la sinistra godette nel corso del decennio precedente.
Moriremmo democristiani, invece pensai io – sconsolato – nella logica del male minore, dopo la presa del potere da parte delle truppe berlusconiane nel 1994.
Ora quella profezia (disattesa) e quel mio successivo amaro auspicio tornano beffardamente attuali. Pensiamo a cosa è accaduto dopo Tangentopoli: la Dc si è dissolta e disgregata in sette rivoli, diffondendosi e propagandosi come polline (o come gramigna, secondo i punti di vista…) e presidiando sostanzialmente tutto l’arco politico.
Dalle ceneri della Balena Bianca nacquero i Popolari di Marini, la Rete di Leoluca Orlando, il Ccd di Fernando Casini, il Cdu di Rocco Buttiglione, l’Udc di Clemente Mastella, i Cristiano-sociali di Ermanno Gorrieri e Pierre Carniti (tra le cui fila emerse Dario Franceschini), i Referendari di Mariotto Segni… Una parte non trascurabile di dirigenti intermedi rimpolpò le fila di Forza Italia (fra i nomi noti quelli di Gianni Letta e Roberto Formigoni), altri entrarono in Alleanza nazionale che raccolse il testimone del Msi (tra loro Gustavo Selva e Publio Fiori). Insomma, erano ovunque ma allora parevano residuali, ombre di un passato che se ne va da sé…
Invece, ciascuno dalla propria nicchia, ha ricominciato a tessere strategie e cucire alleanze, a recuperare spazio riciclandosi; riproponendosi quindi come emblema del cambiamento (in virtù dell’appartenenza alle nuove formazioni politiche) e al contempo mantenendo rapporti trasversali con i vecchi amici di partito, forse incidentalmente, forse assecondando – magari pure inconsapevolmente – un oscuro disegno. Un disegno che, se anche non fosse stato deliberatamente ordito come tale, trattandosi di terreno intriso dallo spirito cattolico, potremmo rubricare come provvidenziale…

La diaspora democristiana, seguita a Tangentopoli e riletta 25 anni dopo, acquisisce così un valore politico strategico. Il partito all’epoca deflagrò in molti spezzoni. “Crescete e moltiplicatevi” è scritto nei vangeli. Ed è sensato (oggi, col senno del poi) immaginare che la millenaria saggezza che ha consentito alla Chiesa di governare il mondo per duemila anni abbia ispirato quella che allora apparve come mera catastrofica conseguenza di una sconfitta e fu invece forse sapienziale strategia di rinascita.

I frammenti che si generarono dalle sequenziali spaccature occorse all’interno della Democrazia cristiana e dei suoi eredi hanno effettivamente dato frutto.
E, nel 2007, si è completato il capolavoro: l’esito della fusione fra Margherita (nata dall’alleanza fra Partito popolare, I Democratici di Romano Prodi e Rinnovamento italiano di Lamberto Dini, ultima filiazione della lunga serie di innesti e potature operate sul ceppo della vecchia Democrazia cristiana) e Democratici di sinistra (figli del Pds ed eredi del Pci) si è risolta infatti in pochi anni in una vera cannibalizzazione da parte della componente dell’ex Margherita nei confronti del suo più robusto alleato: all’epoca del matrimonio il rapporto a livello nazionale era decisamente sbilanciato: 430mila iscritti e circa il 10% la forza elettorale della Margherita; 615mila iscritti e il 17% di consenso i numeri dei Ds. Ben più marcato il divario a Ferrara, con la Margherita sempre al 10% ma i Ds al 30%.
Eppure l’esito è stato analogo ovunque, anche nei centri, come Ferrara, che in passato furono roccaforti del Pci: i principali esponenti e rappresentanti istituzionali provengono ormai in gran parte dalle fila o dalla tradizione politico-culturale di quella che fu la Democrazia cristiana in tutte le sue innumerevoli trasmutazioni seguite all’ammainabandiera. Guarda caso alla Dc era iscritto pure quel che oggi è il più autorevole e influente politico locale, quel Dario Franceschini, deputato ferrarese (come il padre), prima nominato segretario del Pd e ora ministro della Repubblica. Figlio di un esponente democristiano (consigliere comunale) ma nella rossa toscana anche l’ex premier Matteo Renzi, iscritto al Partito Popolare e poi alla Margherita (come pure dalla medesima tradizione politica proviene tutto il suo più stretto entourage, proiettato ai vertici delle istituzioni). Della Margherita è stato dirigente l’attuale presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. Democristiano era il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella…

E’ talmente tutto così coerente che parrebbe davvero studiato a tavolino. Prendiamo il caso di Ferrara, dopo sessant’anni di governo locale sempre gestito da esponenti del Pci e dei partiti che ne sono stati diretta filiazione, nel 2009, appena un anno e mezzo dopo la nascita del Pd (che significativamente ha preso sede nell’ex casa della Dc, in via Frizzi), per la carica di sindaco il partito designa Tiziano Tagliani, il quale nelle liste della Democrazia cristiana era stato eletto consigliere comunale nel 1990. E a cascata segue una nutrita serie di nomine di ex democristiani o di esponenti dell’area cattolica e moderata all’interno della Giunta e ai vertici delle principali istituzioni, società pubbliche, associazioni e organizzazioni cittadine. Gli esponenti di area cattolica assumono uno spazio e un ruolo mai avuto nel passato.
Nel frattempo, a livello nazionale, si è dissolto gradualmente l’apparato pubblico che provvede alla sfera dei servizi sociali e si è consolidata la funzione sussidiaria degli enti e delle organizzazioni private, che hanno via via assunto un ruolo sempre più importante nel garantire l’erogazione di prestazioni essenziali per i cittadini. E l’associazionismo di ispirazione cattolica, che da sempre ha avuto ruolo preminente in questo settore, acquisisce conseguentemente un’importanza crescente.

E poi, guardando anche al micro e a casa nostra, la fine dell’esperienza amministrativa delle circoscrizioni crea un vuoto nel presidio dei quartieri. E chi subentra? Le contrade, da sempre legate al campanile, quindi alla parrocchia, alla Chiesa. Così, dall’alto come dal basso, l’influenza della consorteria cattolica cinge a tenaglia la comunità.
D’altronde, ricondurre all’ovile delle parrocchie le pecorelle smarrite nei pericolosi anfratti delle Case del popolo, era un’antica ambizione dell’establishment cattolico. Con questo simbolico obiettivo stampato in testa, negli anni passati si è provveduto, in città, al rilancio del Palio. Scopo riconquistare quell’egemonia culturale che fu appannaggio della sinistra negli anni 70, surrogandola ora con un’egemonia folklorica, quale è, a tutti gli effetti, il Palio: tradizione, storia e dunque, in fondo, conservazione…

Non dimentichiamo che per oltre un ventennio, fra gli anni Sessanta e l’inizio degli anni Ottanta, la sinistra aveva catalizzato, attorno alle proprie istanze di lotta, l’impegno e la passione dei giovani. E la Chiesa, che in fatto di gestione del potere non è seconda a nessuno, solida nella sua bimillenaria esperienza, ha compreso che la forza catalizzante dell’oratorio si era andata estinguendo. E ha pian piano focalizzato la strategia e realizzato il piano di rinascita, sfruttando suggestioni ed esche fuori dai condizionamenti ideologici, riconducendo a sé la regia dell’operazione di formazione e acculturamento, a partire dalle giovani generazioni.

Da questo punto di vista, mirabile si può certamente considerare la capacità di affrancamento dalle ombre della retorica fascista che gravavano sul Palio; e poi la successiva riproposizione, in un contesto cittadino ben disposto, di una manifestazione il cui spirito si sublima nelle giornate di esibizione ma si coltiva pazientemente ogni giorno dell’anno – tutti i giorni di tutti i mesi di tutti gli anni – attorno ai luoghi che sono propri del potere cattolico, le rivificate parrocchie, i vecchi oratori che, grazie a questa e ad altre geniali intuizioni, hanno riacquisito quella centralità e attrattiva che stavano perdendo del tutto. Persino qualche festa dell’Unità è stata fagocitata in questa logica e si è allestita in spazi parrocchiali o di associazioni contigue. Un fatto simbolicamente molto significativo.

A Ferrara anche questo è stato (è) un tassello importante nel progetto di recupero dell’egemonia culturale e dunque del controllo sociale da parte della Chiesa e dei movimenti civili e politici che ne sono espressione. Altrove sono state usate strategie differenti, altre attrattive. E si badi, se può apparir banale o riduttivo ciò che scrivo, si consideri che pure i grandi palazzi si reggono su piccole pietre, apparentemente poco significative ma essenziali e, letteralmente, fondamentali.

In questo scenario, plausibile futuro approdo nazionale appare un’intesa post elettorale Renzi-Berlusconi in funzione illusoriamente anti-populista: in realtà, il trionfo di un populismo moderato a detrimento di una deriva estrema.

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Lunedì 27 marzo alle 17 nella sala Agnelli della biblioteca comunale Ariostea, attorno al tavolo delle idee imbandito dal quotidiano online Ferraraitalia, per il tradizionale ciclo “Chiavi di lettura – opinioni a confronto sull’attualità”, sul tema “Moriremo moderati? Il ritorno della Balena Bianca” si confronteranno Enzo Barboni, presidente Unpli Pro loco Ferrara ed ex segretario provinciale della Democrazia cristiana, Marco Contini, giornalista di Repubblica, Luigi Marattin consigliere economico della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Alessandro Somma, collaboratore di Micromega e docente di diritto comparato all’Università di Ferrara. Il dibattito sarà moderato (ma non troppo!) dal direttore di FerraraItalia, Sergio Gessi.

L’APPUNTAMENTO
Il ritorno della Balena Bianca: “Chiavi di lettura” sulla ‘pol-ittica’ italiana

La Balena Bianca era un grande cetaceo che, fra il Dopoguerra e Tangentopoli, ha solcato con destrezza i mari della politica italiana. Qualcuno crede che si sia estinto, altri sostengono che si è semplicemente clonato e riprodotto in vari esemplari che ne rinverdiscono le gesta. A discutere di pol-ittica attorno al tavolo delle idee imbandito dal quotidiano online Ferraraitalia saranno Enzo Barboni, presidente Unpli Pro Loco ferraresi ed ex segretario provinciale della Democrazia cristiana, Marco Contini, giornalista di Repubblica, Luigi Marattin consigliere economico della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Alessandro Somma, collaboratore di Micromega e docente di diritto comparato all’Università di Ferrara. Modererà (ma non troppo!) il direttore di FerraraItalia, Sergio Gessi.

L’appuntamento per il dibattito previsto nell’ambito del ciclo Chiavi di lettura, opinioni a confronto sull’attualità, dal titolo “Moriremo moderati? Il ritorno della Balena Bianca” è per lunedì 27 marzo alle 17, come sempre alla sala Agnelli della biblioteca Comunale Ariostea

Ferrara violenta? Sulla sicurezza dati e percezioni divergono

A Ferrara la violenza è in aumento? Oppure il disagio e i timori che molti in città e in provincia manifestano derivano da ‘percezioni soggettive’ che non hanno però riscontro fattuale? È certo questione di numeri, ma anche di analisi e interpretazione dei dati. A fronte di una diminuzione del tasso di delittuosità di circa il 6,6% sul territorio comunale nel triennio 2013-2015, c’è un aumento dei reati contro il patrimonio e di quelli che danno guadagno economico e causano degrado: furti in abitazione, furti in auto, danneggiamenti, scippi. I furti in abitazione, secondo l’analisi di Andrea Crucianelli, dirigente della Squadra Mobile e Vice Questore Aggiunto di Ferrara, che ha preso in esame gli anni 2005, 2010 e 2015 (nell’evento dello scorso ottobre “Criminalità: analisi ed evoluzione in Italia e nel territorio ferrarese”, ndr) hanno subito una vera e propria impennata: +78% 2015 rispetto al 2010 e +126% nel 2015 rispetto al 2005. Ecco che allora una possibile chiave di lettura dell’aumento del senso di insicurezza dei cittadini ferraresi potrebbe essere la maggiore diffusione della microcriminalità e di episodi di violazione di norme condivise sui comportamenti pubblici, che aumentano il degrado.
Se a questo si sommano le ulteriori complessità del tempo che ci è stato dato in sorte, crisi economica e ondata migratoria, il tasso di delittuosità può diventare il nodo attorno al quale stringere i disagi reali, effettivamente vissuti nella quotidianità, le difficoltà legate alla convivenza e le complessità dell’integrazione sociale delle fasce di popolazione che rimane ai margini della società cittadina.

È però anche una questione di narrazione della vita quotidiana della nostra città: di come si dà una notizia e di cosa fa più notizia. Fa più notizia una maxi rissa in zona Gad o un blitz di tredici ore della polizia nei pressi del Grattacielo, oppure fanno più notizia le cene di quartiere e le iniziative e i progetti attraverso le quali cittadini e istituzioni collaborano per rioccupare e riqualificare i luoghi pubblici, le strade e i giardini comuni?
Ed è forse soprattutto una questione di azioni, da parte delle istituzioni, ma anche da parte dei cittadini e di una comunità che voglia essere veramente tale.
Ecco perché lunedì pomeriggio alla biblioteca Ariostea nell’incontro ‘Ferrara violenta? La criminalità fra realtà e suggestione’ – secondo appuntamento del ciclo ‘Chiavi di lettura’ organizzato da Ferraraitalia – si è parlato di giornali, di parole, di convivenza e di azioni che la mettano in atto concretamente ogni giorno sulla strada.

Sono bastate due semplici ricerche su Google ai ragazzi di Occhio ai MediaAdam, Alì e Siehm – perché diventasse chiara l’associazione fra alcune nazionalità e atti criminosi: se le parole chiave sono “ragazzo nordafricano” oppure “marocchino”, il motore di ricerca in italiano restituisce solo immagini legate a reati oppure foto segnaletiche; provando, invece, a digitare “marocain” sul motore di ricerca in inglese (www.google.co.uk) il risultato sono le immagini più disparate, da profili facebook a foto della fine dell’Ottocento. “I media hanno una parte fondamentale nella società, devono essere responsabili e oggettivi, riportando la nazionalità di chi commette un reato solo se strettamente necessario” hanno affermato i ragazzi di Occhio ai media: “Le notizie vanno riportate senza discriminare e senza buttare benzina sul fuoco”.
E a questo proposito ha voluto intervenire anche il Questore di Ferrara, Antonio Sbordone, presente fra il pubblico della Sala Agnelli: “attribuire nei titoli una nazionalità può far soffrire, lo dico come napoletano. Tuttavia se è un fatto che un cittadino nigeriano ci ha chiamato in occasione di una rapina a un centro commerciale e ci ha dato informazioni utili alle indagini, è un fatto anche che nel Gad lo spaccio di stupefacenti è gestito da nigeriani, mentre quello dei Baluardi è gestito da magrebini. Il fatto è che esistono i buoni e i cattivi, ma non viene dato lo stesso peso alle notizie: bisognerebbe dare maggiore incisività alle notizie positive, per far emergere i buoni a discapito delle cose brutte e negative”.

Massimo Morini, presidente del Comitato Zona Stadio, nato nel 2013 e dal 2015 riconosciuto come associazione di promozione sociale, è cittadino del Gad: “il nostro è un quartiere difficile, il degrado non sta diminuendo. Il grosso lo devono fare le istituzioni e le forze dell’ordine, ma anche i cittadini hanno un ruolo nella riqualificazione del luogo nel quale vivono”. Certo, ha aggiunto Morini, “la prospettiva non è a breve termine e per questo non è facile convincere chi abita nel quartiere”, ma lui ne è certo: “la collaborazione con le istituzioni e con le associazioni di stranieri è il punto di partenza per il cambiamento, per ridurre le distanze e i pregiudizi che noi abbiamo verso altre etnie e le altre etnie hanno verso noi italiani. Oltre alla protesta e alla critica, servono la proposta e la positività”. Ecco allora le biciclettate che li hanno fatti conoscere o il Festival Giardino d’Estate.

“Io ho visto cambiare quel quartiere – ha detto Daniele Lugli, presidente emerito del Movimento Nonviolento ed ex difensore civico della Regione Emilia Romagna – per me era il quartiere della Spal di Mazza, quello dove stava la mia professoressa”. Secondo lui “ogni generazione ha il suo compito da affrontare, oggi va data una risposta nuova, migliore, a problemi nuovi, posti anche da un mondo che bussa alla porta”, purtroppo però “a difficoltà crescenti sono state date risposte calanti”. “Qualcosa si è incrinato nella nostra convivenza, non è solo un problema di immigrazione, ma della disuguaglianza che è penetrata nel nostro paese”. E quello che è “un problema di carattere sociale ed economico non può essere declassato solo a problema di ordine pubblico”, ha concluso Lugli.

Il prossimo appuntamento con ‘Chiavi di lettura’ in biblioteca Ariostea sarà il 27 marzo con “Moriremo moderati? Il ritorno della Balena Bianca”.

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CHIAVI DI LETTURA – lunedì 27 all’Ariostea
Ferrara violenta: realtà o suggestione?

Numeri e parole, numeri contro parole, ma anche numeri e statistiche contro l’esperienza quotidiana di chi vive in quartieri come il Gad o via Baluardi. Ferrara e la sua provincia sono una realtà violenta?
A livello comunale, il totale dei delitti denunciati alle Forze di Polizia nel 2015 ammonta a 8161, nel 2014 erano stati 8312 e addirittura 8679 nel 2013 (Fonte: Rapporto Sicurezza Urbana 2015). Dunque una netta diminuzione nel triennio: 6,6%. Tuttavia se si dividono quelle 8.161 denunce per i 365 dell’anno si ottiene una media di circa 22 delitti ogni giorno, quasi un reato all’ora, senza considerare quelli che non vengono denunciati.

A questo bisogna aggiungere che nel 2015 – per il 2016 è ancora presto per fare analisi – sono aumentati i reati contro il patrimonio, con una vera e propria “impennata” dei furti in abitazione che sono stati “quasi quotidiani”. A dirlo è stato Andrea Crucianelli, dirigente della Squadra Mobile e Vice Questore Aggiunto di Ferrara, lo scorso ottobre all’incontro “Criminalità: analisi ed evoluzione in Italia e nel territorio ferrarese”, uno degli eventi in programma della annuale Festa della legalità e Responsabilità.
Usando i dati ministeriali delle forze di polizia, Crucianelli ha messo a confronto la microcriminalità a livello nazionale e locale e l’unico dato che si stacca dalla situazione generale dell’Italia è quello dei furti nelle case private, che a Ferrara hanno visto “un aumento maggiore rispetto alla tendenza nazionale”. Un incremento che diventa ancora più evidente in termini percentuali: +78% nel 2015 rispetto al 2010 e +126% nel 2015 rispetto al 2005. E nell’ultimo quinquennio sarebbero aumentati anche gli altri reati da cui si ricava guadagno economico, come le rapine – a sportelli postali o bancari – gli scippi e le estorsioni.
Altro dato in aumento sono le violenze sessuali: nel 2014 sono state 5, nel 2015 sono salite a 11 quelle denunciate alle forze dell’ordine ferraresi.
I reati legati agli stupefacenti, invece, si attestano sui 170-200 all’anno, in linea con la media nazionale. Secondo Crucianelli gli stupefacenti sarebbero in mano a una criminalità soprattutto nigeriana che svolge la propria attività in zona Gad e limitrofe, mentre i magrebini sono sulle mura di via Baluardi, ma lo spaccio italiano non è minore, è solo più nascosto.

La risposta alla diatriba realtà contro percezione non potrebbe essere proprio in quella media di 22 delitti ogni giorno? Tanti piccoli episodi frequenti e diffusi e una totale mancanza di ‘professionismo’, rilevata dalle forze dell’ordine anche negli episodi di rapine a uffici postali ed esercizi commerciali come ha sottolineato Crucianelli, aumentano un’insicurezza diffusa rispetto a furti di grandi somme meno frequenti. Se a ciò si somma la crisi economica e l’ondata migratoria che stiamo affrontando, il tasso di delittuosità potrebbe diventare una questione intorno a cui si cristallizzano paure e disagi connessi a problemi della quotidianità, difficoltà di convivenza e di integrazione sociale. La percezione, dunque, non come fattore dietro al quale nascondersi, ma sul quale lavorare per comprendere i rischi reali che i cittadini vivono e le preoccupazioni sociali che ne potrebbero amplificare la reazione.

Negli ultimi mesi però Ferrara violenta ha significato anche le barricate antimigranti di Gorino e il recente duplice omicidio di Pontelangorino, ancora più disorientante perché è avvenuto in un contesto famigliare apparentemente normale e ha coinvolto due ragazzi.
Forse allora dovremmo smettere di considerare la sicurezza solo come un problema di ordine pubblico che ci riguarda come singoli individui e cominciare a pensarla come un problema sociale che riguarda la comunità nel suo insieme e le relazioni che le persone riescono a costruire, che necessita di politiche di educazione alla legalità, di prevenzione, di coesione e di mediazione e di luoghi e spazi comuni e condivisi dove tutto questo possa accadere.

Di tutto ciò parlerà “Ferrara violenta? La criminalità fra realtà e suggestione” il 27 febbraio alle 17 alla Sala Agnelli della Biblioteca Ariostea: il secondo appuntamento del nuovo ciclo di “Chiavi di lettura – Opinioni a confronto sull’attualità”, gli incontri di approfondimento su questioni di rilievo locale o nazionale organizzati da Ferraraitalia per leggere il presente e fornire elementi di conoscenza e comprensione.

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Chi tutela il bene comune? Lunedì 16 voci a confronto in Ariostea

“Il bene comune: politiche pubbliche e interessi collettivi” è il titolo del primo incontro del terzo ciclo di conferenze “Chiavi di lettura – Opinioni a confronto sull’attualità”, organizzate da FerraraItalia con l’intento di “leggere il presente”. Ogni mese il quotidiano online, fedele al proprio impegno di sviluppare l’“informazione verticale”, proporrà un approfondimento su un tema di attualità, locale o nazionale. Lo farà mettendo a confronto voci e opinioni diverse, per alimentare dibattiti costruttivi che contribuiscano ad ampliare la conoscenza dei fatti, a favorire l’elaborazione di fondati punti di vista, nella convinzione che l’autonomia di giudizio sia imprescindibile condizione per l’esercizio dei diritti di cittadinanza e stimolo per una partecipazione attiva alla vita pubblica.

Quello sul “Bene comune”, in programma lunedì 16 gennaio alle 17 alla biblioteca comunale Ariostea, sarà un confronto a più voci, coordinato dal direttore di Ferraraitalia Sergio Gessi, con il contributo di cittadini che hanno svolto percorsi professionali e operato scelte di vite differenti fra loro.
Al prologo, seguiranno (sempre di lunedì alle 17) il 27 febbraio “Ferrara violenta? La criminalità fra realtà e suggestione”, il 27 marzo “Moriremo moderati? Il ritorno della Balena Bianca”, il 24 aprile “Ma la coop sei veramente tu? Cooperazione e impresa ai tempi della collera”, il 29 maggio “Uomini o caporali? Storie di dignità e vassallaggio”.

Finanza ed etica, più che la retorica contano equità e responsabilità

(Pubblicato il 7 maggio 2015)

Finanza etica, abbiamo provato a parlarne nel più recente degli incontri del ciclo ‘Chiavi di lettura’ organizzati da Ferraraitalia, lunedì 20 aprile in biblioteca Ariostea, convinti che fosse e sia possibile creare valore tra due termini solo in apparenza conflittuali tra loro. Il tema è complesso e incrocia due concetti difficili: finanza ed etica. I richiami concettuali sono molteplici, in primo luogo redditività, ricchezza, interessi, debiti, denaro, in secondo luogo responsabilità sociale, diritti, solidarietà, bene comune, morale. Insieme però richiamano valori, equità, capitale sociale, crescita, sostenibilità e molto altro.
Si sente parlare di finanza etica, si sente dire che le banche hanno smesso di fare le banche. Ma cosa si intende per finanza etica? E cosa dovrebbero fare le banche? I cittadini e le imprese hanno spesso necessità di ricevere sostegni finanziari: un mutuo, un prestito, un’anticipazione, oppure cercano opportunità di investimento o adeguata valorizzazione ai loro risparmi. Le risposte che ricevono sono spesso insoddisfacenti, perché inadeguate alle aspettative o troppo esose.
I quesiti che possono sorgere sono infiniti: il modello imprenditoriale della banca è ancora adeguato agli assetti dell’economia e della società? è possibile un ruolo pubblico da parte della finanza? quanto può influire la funzione di regolazione e controllo di Banca d’Italia, Consob, Antitrust, ministero dell’Economia, Banca centrale europea, Autorità bancaria europea?
Di etica c’è davvero bisogno e l’esperienza di ciascuno conferma la distanza siderale fra le logiche affaristiche degli operatori di mercato e i bisogni dei cittadini ai quali, in teoria, la finanza e l’economia dovrebbero fornire soccorso. Alcune istituzioni no-profit si ritrovano a dovere promuovere le proprie finalità etiche in un contesto di finanza tradizionale e perdono la loro capacità di essere fondamentali agenti di supporto al cambiamento. Per questo sono sorte alcune realtà importanti a partire da Banca Etica e da alcune fondazioni, tra cui Unipolis che ha partecipato al dibattito. Però separare i buoni che propongono la finanza etica e i cattivi che sono interessati solo a fare affari è un modo sbagliato di ragionare. Ci sono anche banche che hanno nel loro operato elementi di solidarietà, a partire dai crediti cooperativi.
L’impresa eticamente orientata deve soddisfare le esigenze delle persone, della società, ma anche di se stessa e dei propri interessi. Deve allora crescere un processo di informazione sociale e di assistenza finanziaria che ostacoli pensieri di sfruttamento e di incapacità. Evitiamo allora la retorica e proviamo a supportare chi è in difficoltà prima che entri in crisi. Serve responsabilità ed equità. Si deve rafforzare una sana capacità all’economia critica e si deve consolidare l’educazione alla corretta finanza. Si può fare? Ne abbiamo parlato e lo proponiamo.

Qui sotto gli audio relativi alla conferenza “I soldi sono un problema”, riflessione sulla finanza etica svolta lunedì 20 aprile 2015 alla sala Agnelli della biblioteca comunale Ariostea, nell’ambito del ciclo di incontri “Chiavi di lettura, opinioni a confronto sull’attualità” organizzato da Ferraraitalia.

1. Andrea Cirelli, Ferraraitalia

2. Demetrio Pedace, Cassa padana

3. Simone Grillo, Banca etica

4. Valter Dondi, fondazione Unipolis

5. Lucio Poma, Università di Ferrara

 

ALTRI CONTRIBUTI SUL TEMA PUBBLICATI DA FERRARAITALIA [leggi]

 

Ed ecco la galleria fotografica dell’incontro

VIDEOCONFERENZA
Magistratura e politica, una difficile dialettica

“L’Italia non è un paese normale”, “basta pensare al fatto che tre Presidenti del Consiglio negli ultimi anni sono stati indagati o condannati per fatti gravissimi: Giulio Andreotti, su cui pendeva l’accusa di associazione a delinquere andata prescritta, Bettino Craxi accusato di corruzione e morto latitante o esule che dir si voglia, e Silvio Berlusconi, condannato per frode fiscale”.

incontro chiavi lettura

Bastano queste parole del magistrato Leonardo Grassi a dare la misura della delicatezza e dell’attualità del tema affrontato nel quarto appuntamento del ciclo “Chiavi di lettura, opinioni a confronto sull’attualità”, organizzato da Ferraraitalia nella Sala Agnelli della Biblioteca Ariostea: “Il potere dei giudici: diritto e rovescio dell’intangibilità dei magistrati”.
Grassi è presidente di sezione della Corte d’Assise d’appello del tribunale di Bologna, in passato si è occupato fra gli altri dei casi giudiziari relativi alle stragi dell’Italicus e della stazione di Bologna; insieme a lui, nel ruolo di “provocatore” – come lo ha definito Andrea Vincenzi di Ferraraitalia nell’introduzione al dibattito – Gian Pietro Testa, inviato speciale del Giorno negli anni Settanta, poi all’Unità, ad Avvenimenti, direttore del quotidiano napoletano Senza prezzo, direttore dell’emittente televisiva Ntv, scrittore e poeta.
Alla domanda di Gian Pietro “Chi è il giudice oggi in Italia?”, Grassi ha risposto: “E’ una domanda difficile. I giudici non dovrebbero occuparsi di tutto, dare un contributo alla formazione dell’opinione pubblica, in Italia però la situazione è diversa. Nel corso degli anni c’è stata una sovraesposizione della magistratura, che ha anche esercitato un ruolo di supplenza rispetto al deficit di altre Istituzioni”.
Il rapporto conflittuale con la politica è iniziato per lui “dai tempi dell’arresto di Calvi, negli anni Settanta, perché già allora la magistratura è andata a intaccare gli ambiti di un potere politico distorto”; “il governo dei giudici però non c’è mai stato – ha continuato Grassi – i magistrati hanno governato una serie di processi che hanno avuto un effetto mediatico e anche sul contesto politico contingente, l’esempio emblematico è stato Mani Pulite”. “Ma allora – ha chiesto Testa – come rimettere ordine?”, “Forse non è ancora il momento di mettere ordine, perché non sì è ancora espressa un’onesta intelligenza organizzativa per una riforma organica” del sistema giudiziario italiano. “Quello di cui mi rammarico – ha concluso il magistrato – è che il potere politico non ha saputo affrontare in modo razionale ed efficace i problemi che il lavoro della magistratura portava alla luce. Per questo ci troviamo ancora oggi in un groviglio di situazioni opache”.
Fra i temi sollevati nel corso del pomeriggio anche il dibattito interno alla magistratura su “una gestione costituzionalmente e socialmente orientata” del proprio mestiere e lo spinoso nodo della responsabilità civile dei giudici. Quest’ultima ripetterebbe un principio di equità, ma potrebbe anche essere anche un’arma a doppio taglio, perché da una parte si salvaguarda il principio della responsabilità individuale delle proprie azioni, dall’altra però si introduce un potenziale elemento di pressione sui magistrati, un freno in particolare per le azioni condotte nei confronti di imputati ‘eccellenti’.
Gian Pietro Testa ha dato voce a un’autocritica del giornalismo a questo proposito: “quanto influisce su questo dibattito il giornalismo, che intuisce o ipotizza dove bisognerebbe andare a parare e insiste in quella direzione? Ormai qui si va avanti a forza di scandali, non di problemi”. Secondo Grassi questo è un tema “affrontato spesso con spirito di rivalsa”, mentre l’obiettivo dovrebbe essere “trovare un punto di equilibrio fra le due esigenze di affermare la responsabilità in caso di errore e di salvaguardare il magistrato, pubblico ministero o giudice, da richieste risarcitorie pretestuose”.

L’APPUNTAMENTO
Giudici e politici: oggi in Ariostea il potere sul banco degli imputati

Politici e magistrati. Ecco i soggetti protagonisti del dibattito in programma questo pomeriggio alle 17 alla sala Agnelli della biblioteca Ariostea. A parlarne sarà un battagliero giudice, sollecitato dagli interrogativi e dalle considerazioni di un esperto giornalista. Ospiti dell’odierno appuntamento organizzato da Ferraraitalia nell’ambito del ciclo “Chiavi di lettura, opinioni a confronto sull’attualità” sono Leonardo Grassi presidente di sezione della Corte d’Assise d’appello del tribunale di Bologna, che in passato si è occupato fra gli altri dei casi giudiziari relativi alle stragi dell’Italicus e della stazione di Bologna. Accanto a lui Gian Pietro Testa, inviato speciale del Giorno negli anni Settanta, poi all’Unità, ad Avvenimenti, direttore del quotidiano napoletano Senza prezzo, direttore dell’emittente televisiva Ntv, scrittore e poeta, con un ampio bagaglio di conoscenze relative agli anni di piombo e alle stragi di Stato. Si preannuncia un interessantissimo confronto, introdotto e moderato dal nostro Andrea Vincenzi.

L’APPUNTAMENTO
Populismo, un vizio che conquista: la politica dei pifferai

Anche nella nuova imminente tornata elettorale sembrano già prevalere i toni del populismo: affermazioni indirizzate alla pancia più che al cervello delle persone, frasi ad effetto calibrate per generare emozioni e non per indurre serie riflessioni. Questo vezzo, non solo italiano, è un tratto da sempre presente nella comunicazione politica. Ma da un paio di decenni in Italia sta assumendo un rilievo dominante. E’ di questo che si ragionerà martedì 29 marzo alle 17 nella sala Agnelli della biblioteca Ariostea nel nuovo appuntamento del ciclo “Chiavi di lettura, opinioni a confronto sull’attualità”. Titolo del dibattito: “Populismo, un vizio che conquista: la politica dei pifferai”, organizzato come sempre dal quotidiano online Ferraraitalia.

Per comprenderne caratteri e contorni e per analizzarne rischi e implicazioni si confronteranno Fiorenzo Baratelli, sociologo e direttore istituto Gramsci di Ferrara), due esperti di comunicazione, Luca Foscardi, fondatore di Dinamica Media e Michele Travagli, fondatore di Kuva, e il giornalista Marco Contini, redattore della Repubblica. Coordina gli interventi Ingrid Veneroso, giornalista Ferraraitalia, che proporrà anche alcuni brevi ma significativi video.

martedì 29 marzo alle 17 in biblioteca Ariostea, sala Agnelli

Il previsto dibattito su “Il potere dei giudici, diritto e rovescio dell’intangibilità dei magistrati”, causa l’impedimento di uno dei relatori è posticipato a lunedì 18 aprile.

VIDEO
Solidali e felici, dal mutualismo alla sharing economy

Ciclo “Chiavi di lettura, opinioni a confronto sull’attualità”
Solidali e felici, un altro mondo è possibile: dal mutualismo alla sharing economy – [GUARDA IL VIDEO INTEGRALE]
Intervengono i sociologi Maura Franchi (Università di Parma) e Bruno Vigilio Turra (Sistemi umani)
Coordina Sergio Gessi direttore di Ferraraitalia

L’APPUNTAMENTO
N€uro, lo schizofrenico dibattito sulla moneta e le banche

Dentro o fuori dall’euro? L’interrogativo ricorre quotidianamente nei dibattiti politici ma anche nelle chiacchierate che si fanno al bar o al mercato rionale. Il tema divide partiti e cittadini. E non è l’unico dilemma insoluto. Oggi più che mai è forte la preoccupazione relativa alla tutela del risparmio e alle garanzie offerte dalle banche. La crisi ha diminuito la ricchezza e aumentato i dubbi, dilatando i margini di insicurezza su molti fronti, anche perché economia e finanza sono temi ostici, difficili da maneggiare.
‘Chiavi di lettura’, il ciclo di incontri organizzato da FerraraItalia, ritorna in bliblioteca Ariostea lunedì prossimo, 25 gennaio, alle 17, con un appuntamento dedicato proprio all’euro e alle banche. A dipanare la matassa saranno un docente universitario, il professor Lucio Poma, del dipartimento di Economia dell’ateneo di Ferrara, e due storici esponenti del Gruppo Cittadini Economia, Claudio Pisapia con l’ausilio di Fabio Conditi.
Il tema della moneta unica e il ruolo degli istituti di credito sono elementi centrali nella riflessione relativa alle cause della crisi che ci attanaglia: quanto ha inciso l’euro, quanto pesa il ruolo della Bce e l’assenza in Italia di un banca centrale dello Stato? Da più parti si richiama l’esigenza di ricostituire una banca pubblica e qualcuno invoca il ritorno alla lira… Altri osservatori ritengono invece dannosa un’eventuale fuoriuscita dall’euro e non considerano sostanziale il ruolo che potrebbe svolgere la Banca d’Italia, neppure se fosse ricondotta sotto il controllo statale. Insomma su questi argomenti si dice tutto e il suo contrario.
Lunedì il confronto sarà estremamente lineare: i due interlocutori esporranno con chiarezza i loro punti di vista. In principio ciascuno puntualizzerà in maniera facilmente comprensibile il quadro di riferimento e illustrerà la proprie opinioni. Seguirà un breve dibattito fra Poma e Pisapia. E poi il pubblico potrà porre le proprie domande. Obiettivo di questi incontri, come sempre, è favorire una maggiore conoscenza e comprensione delle variabili in gioco, affinché ciascuno possa maturare un’edotta e autonoma opinione in proposito.

Orme dell'orso particolare

LETTURE
Grazie alla vita

Grazie alla vita che mi ha dato tanto
mi diede due stelle
che quando le apro
perfettamente distinguo
il nero dal bianco
E nell’alto del cielo
Il suo sfondo stellato
E tra le moltitudini
L’uomo che amo
Grazie alla vita che mi ha dato tanto (….)
Gracias a la vida”, Violeta Parra

le-orme-dell-orso
Le orme dell’orso

Ho atteso un po’ prima di affrontare questa lettura. Ho tentennato, ammetto, ho preso tempo. Temevo il contatto e il confronto con il dolore, con la sofferenza legata all’abbandono, con il sangue vivo di ferite non ancora ben rimarginate. Tuttavia sapevo, ne ero sicura, che vi avrei trovato coraggio, amore, ardore e passione, insieme a tanta vita vissuta intensamente e che, ancora e sempre, avrebbe cercato intensità, avventure e riscossa.
Adriana, la titolare dell’omonimo salone Valles, è tutto questo, e chi la frequenta lo sa bene. Conosco questa splendida donna da qualche anno – troppo poco – e anche per questo non osavo entrare in una simile intimità, per timore di violarla. Non osavo varcare la soglia di momenti felici e infelici, toccare la passione di qualcuno, come lei, che sfioravo ogni tanto ma che ogni volta sentivo sempre così vicino. Una corrispondenza di sentimenti e di punti d’incontro che si manifestava sempre, anche solo sfiorandosi i pensieri, scambiandosi le sensazioni di donne e di figlie. E poi ho preso il libro, mi sono decisa, mi sono detta che se Adriana aveva voluto quelle pagine era anche per dirci qualcosa, oltre che per percorrere un cammino liberatorio di pace con se stessa e i propri fantasmi. E allora l’ho sfiorato con delicatezza e con leggerezza, sottile ed esile com’era, accarezzato, girato e rigirato e… divorato. Un baleno di emozioni, un lampo luminoso di momenti unici, consapevoli, dolci e amari, autentici e indimenticabili, intensi, generosi, commoventi, toccanti, penetranti.

Ammiro Adriana per la sua bellezza, dentro e fuori, per le sue mani leggere che ti pettinano e ti fanno sentire donna, bella, elegante, sensuale, insostituibile, unica. Ogni volta che entravo nel suo salone, di rientro dai miei lunghi viaggi, avevo l’impressione di tornare a casa, di accomodarmi su una poltrona calda e comoda che qualcuno teneva li’ sempre pronta per me. E la sensazione non cambiava, anzi si ripeteva ogni volta, con sempre maggior forza. Quel salone non era e non è un luogo come tanti, qui si percepisce il calore, la complicità, la generosità, l’abbraccio, la musica, la poesia, ci si sente quasi sfiorati da una leggera bacchetta magica che accarezza i pensieri e i riflessi delle luci sui tuoi capelli. E in queste pagine abilmente ricamate dalla ferrarese Francesca Boari, subito si coglie questa voglia di Adriana di renderti unica. Perché lei stessa dice immediatamente che “mi piaceva mettere le mani tra i capelli delle donne, mi sembrava che ogni volta mi affidassero un piccolo passo verso una trasformazione, verso uno dei tanti volti che abitano in quella parte remota di noi che sveliamo piano piano, specie se riusciamo a incrociare sulle nostre strade un tramite che ci dia accesso alla nostra intimità. Le guardavo entrare nel negozio e mi piaceva ascoltare tutto quello che dicevano e anche i loro silenzi. Al lavatesta appoggiavo delicatamente le mie mani tra i loro capelli e sognavo di essere io quel tramite che le avrebbe rese anche solo per un istante felici di specchiarsi”.

La nonna Celestina illumina tutto il percorso di una donna che sa di profumo di gelsomino, di fresca acqua di colonia, di ali d’angelo. L’amore dà l’anima a tutto il resto, dal marito Sergio al figlio Giacomo, un amore per la vita stessa che accende ogni giorno a spazza via ogni nuvola. In queste pagine si percorre la bellezza, spesso messa in ombra dal grande dolore dell’abbandono materno, ma riscattatasi in un affetto ritrovato, tardi negli anni, che, in un grande abbraccio finale, avvolge magia, incanto e luce del perdono. Non una semplice storia di un salone di bellezza, nel senso più profondo della parola, ma vere meraviglie del cuore, Memorie di Adriana.

Francesca Boari
L’autrice Francesca Boari

Francesca Boari, “Le orme dell’orso”,

edizioni Esav, 2014, 63 p.

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L’APPUNTAMENTO
Ri-scossa: Ferrara a tre anni dal terremoto, fra ricostruzione e ripensamenti

A tre anni dal sisma che ha squassato le nostre vite, ci interroghiamo sul presente e il futuro della città. Stanno arrivando i finanziamenti per il ripristino degli edifici pubblici danneggiati e l’occasione è propizia a cittadini e amministratori per valutare le linee di intervento in funzione di ciò che Ferrara vorrà essere nei prossimi anni: spazi e luoghi, laddove è possibile, non vanno semplicemente ripristinati, ma concepiti e plasmati in coerenza con un progetto di sviluppo organico.
Con l’ausilio di esperti, lunedì 18 maggio alle 17 in biblioteca Ariostea, nell’ambito del ciclo “Chiavi di lettura: opinioni a confronto sull’attualità“, organizzato da Ferraraitalia, faremo la radiografia dello stato del patrimonio artistico e architettonico, valuteremo le oscillazioni dei flussi turistici e sentiremo il racconto di chi ancora è costretto a vivere fuori casa.

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L’APPUNTAMENTO
Finanza, economia e bisogni reali: lunedì in biblioteca dibattito di Ferraraitalia sul mondo che va a rovescio

“Non c’è stata nessuna iniziativa concreta da parte dei governi per porre fine alle attività delle banche che hanno causato la crisi; anzi, ci sono le premesse perché la crisi finanziaria possa ritornare. Oggi, e malgrado il monito di quel che è successo, l’ammontare dei derivati è dell’ordine dei quadrilioni di dollari, cifre talmente grandi da essere inconcepibili. Comunque enormemente superiori alla somma dei Pil di tutti i Paesi. Nulla è stato fatto per rivedere le teorie economiche neoliberali. Nulla per riportare la finanza al servizio dell’economia”. E’ l’amara constatazione che il sociologo Luciano Gallino ha consegnato a Bruno Vigilio Turra nell’intervista recentemente pubblicata da Ferraraitalia [leggi].

Idealmente si può dire che partirà da qua la riflessione sulla finanza etica in programma lunedì prossimo, 20 aprile, alle 17 alla sala Agnelli della biblioteca comunale Ariostea, nell’ambito del ciclo di incontri “Chiavi di lettura, opinioni a confronto sull’attualità” organizzato dal nostro quotidiano e giunto al suo quarto appuntamento.
Di etica c’è davvero bisogno se la situazione è quella descritta da Gallino. E l’esperienza di ciascuno conferma la distanza siderale fra le logiche affaristiche degli operatori di mercato e i bisogni dei cittadini, ai quali in teoria la finanza e l’economia dovrebbero fornire soccorso. Fulcro della discussione che si svilupperà in biblioteca sarà la logica di sistema, mettendone a fuoco le degenerazioni. Il confronto sarà coordinato da Andrea Cirelli di Ferraraitalia e arricchito dal contributo del professor Lucio Poma del dipartimento di Economia dell’Università di Ferrara. Parteciperanno anche Demetrio Pedace in rappresentanza di Cassa padana [leggi la sua intervista], Simone Grillo di Banca etica e Valter Dondi direttore di Fondazione Unipolis.
E’ previsto uno spazio di dibattito con il pubblico presente in sala.

‘Chiavi di lettura’ di Ferraraitalia: l’Islam fra inganni dell’Isis e approssimazioni di stampa

L’Isis è una tentazione del tutto simile a quella sposata dai regimi totalitari consumati in Europa nel secolo scorso. Il desiderio di impadronirsi di una nazione dietro l’altra, di accrescere il proprio potere con un dominio intransigente e assassino, è il comune denominatore di nazismo, stalinismo e oggi del califfato. In pochi mesi di vita il disegno espansionistico dell’autoproclamato Stato Islamico appare chiaro. La campagna mediatica del terrore esercitata in rete, coglie il nostro Paese impreparato, ma soprattutto privo di memoria, come ha sostenuto l’esperto di storia militare Andrea Rossi, nel ricordare che l’Italia, ma non solo, conosce i prezzi pagati al terrorismo in tempi neppure troppo lontani. Si evince la necessità di uscire dalla paralisi emotiva e di soffocare la paura ispirandosi alle lezioni della storia. Quanto sta accadendo in Europa e nel nostro Paese, ha spiegato lo storico nel corso dell’incontro “IsIslam?” organizzato da Ferraraitalia e ospitato dalla biblioteca Ariostea, si ripercuote in primo luogo sulle comunità islamiche e i giovani musulmani nati in occidente. Il susseguirsi di attentati e lutti li costringe tra due fuochi: chi respinge in toto il disegno di Isis patisce la diffidenza e in molti casi la discriminazione delle nostre società, chi invece si lascia travolgere dal richiamo di un Islam oscurantista, abbraccia il fascino della distruzione senza neppure rendersi conto di quanto poco la religione incida sulla Jihad. Acculturati di una cultura fragile o isolati nelle periferie più degradate, i foreign fighters, si innamorano della guerra e sono ispirati dal desiderio di azzerare la storia per farla ripartire a proprio favore. E’ questa la miscela esplosiva che alimenta l’Is, l’organizzazione terrorista a cui aderisce un esercito di 5-7 mila (stima per difetto) combattenti volontari provenienti da almeno 51 differenti Paesi, inclusi quelli europei che hanno abboccato alla propaganda. I foreign fighters hanno abbracciato la guerra santa che è, secondo Rossi, soprattutto un conflitto fratricida, un regolamento di conti tra musulmani prima ancora di essere una guerra agli infedeli d’occidente.

L’attentato alle due torri di New York dell’11 settembre 2001 aveva consegnato al mondo l’immagine di un terrorismo rozzo. Bin Laden ripreso con il kalashnikov appoggiato su una roccia all’ingresso di una caverna, non aveva né l’ appeal né la credibilità di Is, in grado di utilizzare la rete come un efficace strumento di propaganda per reclutare gli estremisti. Eppure ha cambiato il mondo. Hassan Samid, presidente dell’Associazione giovani musulmani di Ferrara e Zineb Naini, giornalista di Mier Magazine e specializzanda in politiche antiterroristiche, hanno ricordato i momenti complessi vissuti dopo l’11 settembre. A quell’epoca le comunità islamiche, ha raccontato Samid, si trovarono in grande difficoltà, a cominciare da quella linguistica, molti non padroneggiavano la lingua, ma il tempo e gli eventi hanno mutato le cose. Oggi si cerca il dialogo. Si spiega che l’Islam non è Isis, che il Corano non significa violenza né sangue, tutto dipende dall’interpretazione che se ne dà: il sacro testo parla del popolo dell’Islam come del popolo “di mezzo”, favorevole all’equilibrio e contro ogni tipo di discriminazione.

La versione che rimbalza dai tweet è come noto ben altra cosa, da condannare certo, ma da analizzare con lenti diverse da quelle usate dalla nostra informazione, che secondo Zineb Naini appare piuttosto provinciale e sommaria nei titoli quanto nei contenuti. L’industria dell’informazione italiana sembra aver smarrito il senso della storia e la capacità di approfondire l’attualità muovendosi tra un’epoca e l’altra. Per comprendere la portata del fenomeno è sufficiente occhieggiare la stampa estera, inclusa quella araba che non manca di ironizzare sui proclami dell’organizzazione terroristica nata da una costola di Al Qaeda. Il califfo Al Baghdadi, a differenza di Bin Laden, nel momento della costituzione dello Stato Islamico ha assunto un ruolo politico che il leader di Al Qaeda non ha mai avuto; ha invitato i fratelli musulmani a ribellarsi ai governi delle differenti nazioni per annetterle al califfato, un progetto prematuro per l’organizzazione di Bin Laden, abituata a muoversi secondo i canoni classici del terrorismo, cellule clandestine, addestrate e pronte a colpire. Il califfo invece dispone di un esercito vero e proprio e di uno stato in progress.

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L’APPUNTAMENTO
Ferrara “vulnerabile”: lunedì in biblioteca si parla del rischio-mafia

La notizia è sconcertante e merita di essere indagata. Recenti dati raccolti dall’Osservatorio sulla legalità di Unioncamere Emilia-Romagna e Universitas Mercatorum relativi allo sviluppo del fenomeno mafioso segnalano a Ferrara un allarmante potenziale incremento delle infiltrazioni e un indice di vulnerabilità che colloca la nostra città al secondo posto in regione e al quinto a livello nazionale. Ferrara, dunque, sorprendentemente permeabile. E’ mai possibile? E se è così perché non ce ne siamo accorti?
Nella ricerca si parla di “vulnerabilità” e di “rischio infiltrazione”. Ferrara risulterebbe ai vertici della poco desiderabile classifica nazionale secondo questi parametri, che indicano però una potenzialità, dunque un rischio, più che una realtà. Un rischio però da considerare con la massima attenzione. Ieri al riguardo abbiamo pubblicato un’intervista al professor Mazzitelli della Sapienza di Roma che ha curato la ricerca in questione [leggi l’intervista, leggi la ricerca].

I dati presentati e la realtà tratteggiata sollevano altri interrogativi. Cosa significa mafia oggi? Quali sono le modalità operative di un’organizzazione criminosa di stampo mafioso, in quale maniera penetra e si muove nel territorio, quali legami stipula e su quali connivenze fa leva?

A tali domande cercheremo risposta lunedì alle 17, alla sala Agnelli della biblioteca Ariostea, nell’ambito del proprio ciclo di incontri dal titolo “Chiavi di lettura – opinioni a confronto sull’attualità”. Ferraraitalia propone infatti un riflessione su questi temi, stimolata da autorevoli esperti, nella quale si alterneranno suggestioni narrative e testimonianze dirette.
Interverranno il sociologo ferrarese Federico Varese (docente alla Oxford University, fra i più autorevoli studiosi di criminalità di stampo mafioso a livello internazionale), Andrea Mazzitelli (docente all’Universitas Mercatorum e autore della citata ricerca di Unioncamere), il comandante della Guardia di Finanza di Pordenone Fulvio Bernabei (per otto anni al vertice della GdF di Ferrara), Tito Cuoghi esperto di eco-mafie e l’avvocato Donato La Muscatella referente di Libera Ferrara.

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LUNEDI’ 16 FEBBRAIO ALLE 17
Mafia a Ferrara: allarmismo o rischio reale?

FERRARAITALIA PRESENTA:
Chiavi di Lettura

opinioni a confronto sull’attualità

Lunedì 16 febbraio – ore 17 – biblioteca comunale Ariostea
MAFIA A FERRARA
Allarmismo o rischio reale?

La notizia è sconcertante e merita di essere indagata. Recenti dati raccolti dall’Osservatorio sulla legalità di Unioncamere Emilia-Romagna e Universitas Mercatorum relativi allo sviluppo del fenomeno mafioso segnalano a Ferrara un allarmante rischio di incremento delle infiltrazioni che colloca la nostra città al secondo posto in regione e al quinto a livello nazionale. Ferrara, dunque, sorprendentemente permeabile e vulnerabile. E’ mai possibile? E se è così perché non ce ne siamo accorti?
Attorno a questi interrogativi sorgono altre domande alle quali cercheremo di trovare risposta. Cosa significa mafia oggi? Quali sono le modalità operative di un’organizzazione criminosa di stampo mafioso, in quale maniera penetra e si muove nel territorio, quali legami stipula e su quali connivenze fa leva?
Alla riflessione stimolata da autorevoli esperti, alterneremo suggestioni narrative e testimonianze dirette.

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IL DIBATTITO
Pedonalizzare corso Martiri e trasformare le ‘Duchesse’, no al Panfilio e all’abbattimento dei grattacieli

Sì alla pedonalizzazione di corso Martiri e piazza Savonarola e sì anche alla trasformazione del Giardino delle duchesse. No alla riapertura del canale Panfilio e all’abbattimento dei grattacieli. I ferraresi che lunedì in biblioteca Ariostea hanno partecipato all’iniziativa organizzata dal nostro giornale, dopo avere ascoltato le tesi formulate a sostegno e in dissenso alle quattro proposte in discussione, alla fine hanno emesso il loro verdetto. Si tratta ovviamente solo di un indicatore di umori, senza alcuna ulteriore pretesa. Erano una settantina i presenti e non tutti hanno votato. Ma ciò che conta è che si sia discusso e ci sia confrontati con rispetto di tutte le opinioni.
L’incontro è risultato vivace e divertente. Il susseguirsi degli interventi è stato seguito con interesse.Per primo ha preso la parola Fausto Natali, responsabile delle attività culturali della biblioteca, che ha propiziato questa serie di incontri con Ferraraitalia che vanno sotto il titolo di “Chiavi di lettura”, poi Elettra Testi nei panni della ‘Signora snob’ ha tratteggiato i vezzi dei concittadini con la sua consueta ed esilarante verve in un affresco ricco di colore. E’ toccato al direttore Sergio Gessi spiegare le regole del gioco e cucire fra loro i vari interventi, animati dai filmati di Stefania Andreotti, dalle immagine contemporanee e storiche raccolte da Andrea Vincenzi, dalle letture selezionate da Giorgia Pizzirani e declamate da Sara Cambioli.

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Il pubblico e Stefania Andreotti impegnata nelle riprese video

Fra i presenti anche alcuni ‘addetti ai lavori’: il presidente di Italia nostra Andrea Malacarne, gli architetti Michele Pastore, Lidia Spano e Sergio Fortini (cui sono state affidate le conclusioni), la professoressa Anna Maria Visser consulente del Mibact. Un’ideale partecipazione ha manifestato l’assessore all’Urbanistica Roberta Fusari, trattenuta in Consiglio comunale.

I casi posti all’attenzione della ‘giuria popolare’ erano quattro. “Ferrara vs Ferrara: le controverse proposte per il rilancio della città estense” è il titolo scelto, che con leggerezza alludeva a un dibattito cittadino sempre aperto e irrisolto. Da questo carattere tipico ha preso lo spunto il corsivo dell’arguto Andrea Poli, significativamente intitolato “Ferrara e la poetica del non finito” [leggi].

Della questione grattacielo (sì o no all’abbattimento) si sono occupati Monica Forti, favorevole alla demolizione e Andrea Cirelli, contrario. Sul Panfilio si sono contrapposte le opinioni di Stefania Andreotti (per la riapertura) e Marco Contini (contrario). Del Giardino delle duchesse hanno dibattuto Raffaele Mosca (fautore di una significativa riprogettazione anche in termini di ‘arredo’) e Giorgia Pizzirani (sostenitrice del profilo ‘minimal’ attuale). Infine il caso forse più caldo del momento, recentemente riportato all’attenzione della pubblica opinione dallo stesso sindaco Tiziano Tagliani: quello di corso Martiri e piazza Savonarola per il quale Sara Cambioli ha proposto la pedonalizzazione nel rispetto del patrimonio monumentale della città, mentre Sergio Gessi, in contrasto con i propri convincimenti, dovendo sostituire un testimone assente ha sostenuto per ‘dovere d’ufficio’ le ragioni della civile coabitazione fra auto, pedoni e ciclisti.
Come per ogni italica votazione c’è stato un po’ di caos alle urne, qualche fraintendimento, richieste di riconteggio e un significativo numero di astenuti. Tutto secondo copione, fra il divertimento generale.
La chiusura è stata affidata alle riflessioni di Gianni Venturi e dell’architetto Sergio Fortini che ha ragionato degli spazi attorno ai quali si costruisce l’urbana quotidianità.

I materiali saranno presto resi disponibili sul nostro quotidiano web. Gli spunti emersi dall’incontro saranno oggetto di più articolati approfondimenti. Il dibattito, ovviamente, continua.

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L'INFORMAZIONE VERTICALE
osservatorio globale

L’occhio di periscopio

Il giornalismo online in questi ultimi anni ha innescato una profonda trasformazione del nostro modo di informarci. Le notizie sono immediatamente disponibili attraverso la rete, continuamente aggiornate, facilmente reperibili. L’informazione è abbondante, la cronaca è ampiamente garantita. Quel che risulta carente è una chiave di interpretazione dei fatti, uno strumento di analisi capace di fornire una lettura che si spinga oltre la superficie degli avvenimenti. FerraraItalia ha questa ambizione: offrire commenti, analisi, punti di vista che contribuiscano alla formazione di una più consapevole coscienza del reale da parte di ciascuno e a vantaggio di tutti, come imprescindibile condizione per l’esercizio di una cittadinanza attiva e partecipe. Ferraraitalia è un quotidiano indipendente globale-locale che sviluppa un’informazione verticale tesa all’approfondimento, perseguito con gli strumenti giornalistici dell’inchiesta, dell’opinione, dell’intervista e del racconto di vicende emblematiche e in quanto tali rappresentative di realtà più ampie, di tendenze, di fenomeni diffusi (26 novembre 2013)

Redazione

Direttore responsabile: Francesco Monini
Collettivo di redazione: Vittoria Barolo, Nicola Cavallini, Simonetta Sandri, Ambra Simeone, Carlo Tassi, Bruno Vigilio Turra
Segreteria di redazione: Paola Felletti Spadazzi

I nostri Collaboratori: Sandro Abruzzese, Francesca Alacevich,Alice & Roberta, Catina Balotta, Fiorenzo Baratelli, Roberta Barbieri, Grazia Baroni, Davide Bassi, Benini & Guerrini, Gian Paolo Benini, Marcello Bergossi, Loredana Bondi, Marcello Brondi, Sara Cambioli, Marina Carli, Emanuela Cavicchi, Liliana Cerqueni, Ciarìn, Riccarda Dalbuoni, Roberto Dall'Olio, Costanza Del Re, Jonatas Di Sabato, Anna Dolfi, Laura Dolfi, Francesco Facchiano, Franco Ferioli, Giovanni Fioravanti, Giuseppe Fornaro, Maura Franchi, Riccardo Francaviglia, Andrea Gandini,Sergio Gessi, Pier Luigi Guerrini, Sergio Kraisky, Francesco Lavezzi, Daniele Lugli, Carl Wilhelm Macke, Beniamino Marino,Carla Sautto Malfatto, Fabio Mangolini, Cristiano Mazzoni,Giorgia Mazzotti, Paolo Moneti, Francesco Minimo, Alice Miraglia,Corrado Oddi, Fabio Palma, Roberto Paltrinieri, Valerio Pazzi,Carlo Perazzo, Federica Pezzoli, Gian Gaetano Pinnavaia, Mauro Presini, Claudio Pisapia, Redazione, Francesco Reyes, Raffaele Rinaldi, Laura Rossi, Radio Strike, Gian Pietro Testa, Roberta Trucco, Federico Varese, Ranieri Varese, Gianni Venturi, Nicola Zalambani, Andrea Zerbini

Hanno collaborato: Francesca Ambrosecchia, Stefania Andreotti, Anna Maria Baraldi Fioravanti, Chiara Baratelli, Enzo Barboni, Chiara Bolognini, Marco Bonora, Francesca Carpanelli,Andrea Cirelli, Federico Di Bisceglie, Barbara Diolaiti, Roberto Fontanelli, Aldo Gessi, Emilia Graziani, Ivan Fiorillo, Monica Forti,Fulvio Gandini, Simona Gautieri, Camilla Ghedini, Roby Guerra,Giuliano Guietti, Gianfranco Maiozzi, Silvia Malacarne, Virginia Malucelli, Federica Mammina, Paolo Mandini, Giovanna Mattioli,Daniele Modica, William Molducci, Raffaele Mosca, Alessandro Oliva, Luca Pasqualini, Martina Pecorari, Giorgia Pizzirani,Andrea Poli, Valentina Preti, Alessio Pugliese, Chiara Ricchiuti,Riccardo Roversi, Nuccio Russo, Vittorio Sandri, Gaetano Sateriale, Valentina Scabbia, Arianna Segala, Franco Stefani,Elettra Testi, Ajla Vasiljević, Ingrid Veneroso, Andrea Vincenzi,Fabio Zangara

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