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CI SIAMO ROTTI I POLMONI
Conferenza della Rete Giustizia Climatica: sabato 5 marzo, ore 10 alla Factory Grisù

 

Secondo l’ultimo rapporto ISPRA sui rifiuti urbani aggiornato al 2020, in Italia si registra una produzione di quasi 29 milioni di tonnellate, quantitativo che risulta in calo negli ultimi 5 anni, specialmente rispetto al 2018 quando la produzione era stata di circa 30,5 milioni di tonnellate.

La regione Emilia Romagna risulta seconda, dopo la Lombardia, per produzione di rifiuti urbani, ma è prima nella produzione pro capite, con 639,9 Kg per abitante all’anno. Quest’ultima ha registrato un calo negli anni dal 2011 al 2013 (circa 40 Kg) per poi rimanere sostanzialmente costante.

Per quanto riguarda la raccolta differenziata una specifica normativa ha individuato, dai primi anni 2000, gli obiettivi minimi da raggiungere: dal 35% del 2006 si è arrivati al 65% del 2012. Ma questo obiettivo a tutt’oggi (2020) a livello nazionale non è stato raggiunto, siamo infatti al 63% di raccolta differenziata, e in presenza di notevoli differenze tra le aree geografiche del paese. Nel Nord Italia si registra infatti un 70,8% di raccolta, mentre al Centro e al Sud vengono differenziati rispettivamente solo il 59,2 e il 53,6% dei rifiuti.

Tra le regioni italiane la nostra si colloca con il 72,2% di raccolta differenziata dopo Veneto (76,1%), Sardegna (74,5%), Lombardia (73,3%) e Trentino Alto Adige (73,1%), ma è prima per la raccolta pro capite con circa 462 Kg/ab*.anno (erano 468 nel 2019). In termini assoluti nel 2020 sono stati differenziati in regione poco più di 2 milioni di tonnellate, mentre la Lombardia, prima in Italia, ne ha raccolti di quasi 3,5 milioni. A livello provinciale è Treviso con l’88,3% la prima in Italia, mentre Ferrara, sempre nell’ultimo anno di rilevazioni, il 2020, ha fatto registrare il 79,0% di raccolta differenziata, terza tra le province emiliano romagnole.

E’ nella prospettiva di una transizione del ciclo dei rifiuti verso modalità improntate alla sostenibilità e alla luce dell’attuale situazione che la Rete per la Giustizia Climatica di Ferrara ha ritenuto necessario organizzare per sabato 5 marzo, presso Factory Grisù dalle ore 10 alle 13, una conferenza su queste importanti tematiche. Sia per la necessità di riflettere e confrontarsi, da un lato con esperti e addetti ai lavori, ma anche con il mondo della politica a cui sono demandate le scelte sulle modalità e le tecniche con cui affrontare le problematiche che coinvolgono tutti noi cittadini e che sempre più spesso mostrano aspetti critici di difficile soluzione. A questo proposito è emblematica la decisione che ha permesso ad HERA di aumentare di 12.000 t/anno il quantitativo di rifiuti da trattare nell’inceneritore di Ferrara che passeranno così a 142.000 t.

Sul territorio nazionale, al 2020, sono operativi 37 impianti di incenerimento che trattano rifiuti urbani; di questi 7 sono in Emilia Romagna, mentre 13 sono quelli presenti in Lombardia, prima regione per numero di impianti. Tutto questo per un quantitativo incenerito in Italia nel 2020 di oltre 5,3 milioni di tonnellate (-3,6% rispetto al 2019). A livello regionale l’analisi dei dati mostra che in Lombardia, che registra il valore più alto, è incenerito il 34,8% del totale dei rifiuti urbani, seguono l’Emilia Romagna (17,5%) e la Campania, con il 13,7%, rispettivamente seconda e terza tra le regioni dove sono presenti questi impianti di trattamento.

La quantità pro capite di rifiuti urbani inceneriti ha presentato una flessione da 92,6 kg/abitante a 89,9 kg/abitante dal 2019 al 2020, pari a una riduzione del 2,9%. I dati relativi all’ultimo quinquennio hanno mostrato una riduzione del pro capite di incenerimento dello 0,7%.

Prendendo in considerazione gli anni 2017-2020 il massimo incremento di rifiuti inceneriti è stato registrato in Lombardia (53.000 t, +2,9%); nella nostra regione invece vi è stata una diminuzione di circa 14.000 t (-2,9%).

Facendo invece un confronto tra le percentuali di rifiuti inceneriti quelli differenziati nell’ultimo decennio (2011-2020) si osserva che la quantità dei primi è rimasta sostanzialmente la stessa (16,9-18,4%) mentre la raccolta differenziata è aumentata dal 37,8 al 61,3%.

La conferenza del 5 marzo, il cui titolo – CI SIAMO ROTTI I POLMONI – non lascia dubbi su quali siano finalità e obiettivi che la Rete intende perseguire, prevede vari interventi di esperti ed attivisti che da anni si occupano delle tematiche della filiera dei rifiuti.

La mattinata sarà aperta dall’introduzione di Dario Nardi, portavoce della Rete per la Giustizia Climatica di Ferrara. A seguire la prima relazione sarà presentata da Rossano Ercolini, presidente di Zero Waste Europe e fondatore del centro di ricerca Rifiuti Zero, che tratterà l’aspetto della riduzione della produzione di rifiuti, questione fondamentale e prioritaria per poter affrontare con più efficacia le fasi della raccolta, riciclo, riutilizzo, ecc. Seguirà la relazione “L’esperienza del porta a porta a Forlì”, tenuta da Angelo Erbacci, direttore di ALEA AMBIENTE, società in house, di proprietà di 13 comuni della provincia di Forlì-Cesena, che si occupa di gestione dei rifiuti secondo un sistema integrato.

Il tema della ripubblicizzazione del servizio di gestione dei rifiuti in ambito del territorio ferrarese verrà illustrato, da Corrado Oddi, della Rete per la Giustizia Climatica di Ferrara. Seguirà Marianna Suar, sempre della Rete per la Giustizia Climatica, con l’intervento “L’incenerimento a Ferrara: alcuni elementi critici dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale”.

Interverrà infine Natale Belosi, coordinatore scientifico della Rete Rifiuti Zero Emilia-Romagna, che illustrerà la proposta per la legge regionale di iniziativa popolare sui rifiuti relativamente alla prospettiva, nell’ottica dei principi dell’economia circolare, della riduzione e dell’azzeramento dell’incenerimento dei rifiuti.

Alla conferenza sono stati invitati a partecipare Sindaco e Assessore all’Ambiente del Comune di Ferrara, Assessore Regionale all’Ambiente e i capigruppo dei gruppi Consiliari del Comune di Ferrara. L’incontro sarà moderato dalla dr.ssa Francesca Cigala.

FUTURO SOSTENIBILE
“LE CITTA’ SIANO IL FULCRO DELLA RIPARTENZA POST COVID”
Il rapporto Legambiente 2020

All’inizio di novembre è stato reso noto il rapporto Ecosistema urbano, curato da Legambiente in collaborazione con Ambiente Italia e il Sole 24 ore: 207 pagine fitte di dati, grafici, tabelle, disegni. Quella del 2020 è la XXVII edizione del rapporto, costruito secondo 18 parametri monitorati da Legambiente e Ambiente Italia. Oltre 30mila i dati raccolti attraverso questionari inviati ai 104 Comuni capoluogo e alle informazioni di altre fonti statistiche accreditate. Il risultato è una classifica generale che, per quel che valgono le classifiche, specie in queste tematiche, è stata costruita assegnando un punteggio in centesimi sulla base dei risultati qualitativi ottenuti nei 18 indicatori relativamente alle aree tematiche aria, acqua, rifiuti, mobilità, ambiente urbano ed energia.

Osservando le prime città classificate si nota che per Trento e Mantova, che occupano i primi posti con 79,98 e 76,75 punti, non vi sono state variazioni rispetto alla classifica 2019. Tra le prime 10 città le variazioni più significative si sono registrate per Reggio Emilia, che risale la classifica di 7 posti posizionandosi al quinta, Cosenza (+6, ottava) e Biella (+10, in nona posizione). Le altre sono Pordenone terza (+1), Bolzano quarta (-1), Belluno sesta (+2), Parma settima (-2) e Verbania decima (+1) con un punteggio di 68,89, 11 in meno di Trento. Treviso, che nel 2019 era nella top ten, scende all’undicesimo posto perdendo quattro posizioni. Tra le città che hanno mostrato, in positivo, le variazioni più significative vi sono Forlì (risalita di ben 44 posizioni), Imperia (+41), Rieti (+39) e Avellino (+31), mentre tra quelle che hanno perso posizioni vi sono Potenza, che ne perde 25, seguita da Caserta (-23), Varese e Chieti (-21) e Pescara (-20). E Ferrara? La nostra città perde rispetto all’anno scorso 12 posizioni e si colloca, con 62,86 punti, al 22° posto della classifica che, su 104 città monitorate, è chiusa da Vibo Valentia con soli 23,31 punti ottenuti dalla valutazione dei parametri considerati.

Inquinamento atmosferico: Ferrara? Insufficiente

Se si va ad analizzare le classifiche per le diverse tematiche del rapporto indicate come performance ambientali, la città estense non è presente in nessuna, ad eccezione di quella relativa alla raccolta differenziata, dove invece svetta con una percentuale dell’86,2, seguita da Pordenone (86,1%) e Mantova (85,6%). Le altre classifiche riguardano le aree tematiche aria rappresentate da quelle della concentrazione in biossido di azoto (NO2), dove capeggiano Agrigento (4 µg/m3), Enna e L’Aquila.
Ferrara presenta per questo indicatore una concentrazione media di 26,2 µg/m3, collocandosi al 52° posto. Per le polveri sottili PM10 e PM 2,5 la nostra città registra rispettivamente una concentrazione media di 29,0 e 18,5 µg/m3 (72° e 68° posto); infine per quanto riguarda l’ozono (sforamento del limite di 25 giorni/anno oltre i 120 µg/m3), si colloca sessantesima. Complessivamente Ferrara, assieme a tutte le città della regione, presenta un’aria classificata come insufficiente, ultima delle cinque classi in cui sono suddivisi i centri urbani che superano per almeno due parametri i limiti della normativa comunitaria sia per PM10 e PM2,5 che per NO2 e O3. Questi, secondo l’Agenzia Ambientale Europea (EEA), sono gli inquinanti sotto osservazione che comportano un rischio per la salute umana, e che dichiara come l’inquinamento atmosferico continui ad avere impatti significativi sulla salute della popolazione europea, in particolar modo per i cittadini delle aree urbane.

Le conseguenze in Italia sono le oltre 60mila le morti premature ogni anno dovute all’inquinamento atmosferico. “In sostanza, continua il dossier dell’ufficio scientifico di Legambiente Mal’aria di città 2020, l’inquinamento atmosferico è al momento la più grande minaccia ambientale per la salute umana ed è percepita come la seconda più grande minaccia ambientale dopo il cambiamento climatico”. In una tabella del dossier [Vedi qui]  che presenta i giorni totali nelle città in cui si è registrato nel 2019 sia il superamento dei limiti del Pm10 che dell’ozono, Ferrara si trova al 18° posto con 103 giorni (Torino, prima, ne ha registrati 147, Piacenza 128, Rovigo, territorialmente molto vicina a noi, 115, Modena e Reggio Emilia 108). Bologna, trentesima con 59 giorni, è l’ultima delle città della regione e presenta il superamento dei limiti solo per l’ozono (25 giorni).
Per il solo PM10, nel 2019, sono 26 le città capoluogo di provincia che hanno superato il limite giornaliero di 35 giorni con una media superiore ai 50 microgrammi/metro cubo. Sempre prima Torino con 86 giorni di superamento. Nella classifica delle città fuorilegge ci sono quasi tutti i capoluoghi veneti (ad eccezione di Belluno), molti capoluoghi dell’Emilia Romagna, tranne Bologna e Cesena, quindi anche Ferrara, e più della metà delle città lombarde (7 su 12), a riprova della criticità espressa nelle dichiarazioni dell’Agenzia Ambientale Europea.
Altro dato ricavato da queste poco esaltanti classifiche è quello delle città che hanno superato il limite per le polveri sottili (Pm10) dal 2010 al 2019: Ferrara si ritrova nel secondo gruppo (9 anni su 10) assieme a Parma e Piacenza, tra le città emiliano-romagnole. Nel primo (10/10) sono presenti Modena, Reggio Emilia, Rimini e Rovigo (questa sempre per ragioni di affinità territoriale). Infine le altre, Ravenna, con 7 anni su 10, seguita da Bologna (6/10) e Forlì (5/10). Per ultime le classifiche dei capoluoghi di provincia che nel 2019 hanno superato con almeno una centralina urbana la soglia limite di polveri sottili in un anno (il D.lgs. 155/2010 prevede un numero massimo di 35 giorni/anno con concentrazioni superiori a 50 μg/m3) e, per l’ozono, dei capoluoghi di provincia che nel 2019 hanno superato con almeno una centralina urbana l’obiettivo a lungo termine per la protezione della salute( il D.lgs. 155/2010 prevede in questo caso un numero massimo di 25 giorni/anno – come media su 3 anni – con concentrazioni superiori a 120 μg/m3 come media massima giornaliera calcolata su otto ore). Nella prima Ferrara è al 12° posto con 60 superamenti nella centralina di Corso Isonzo, mentre nella seconda al 31° con 43 giorni di superamento.

La gestione del ciclo dei rifiuti

Tornando al rapporto [Vedi qui] tra i temi trattati non si può non prendere in considerazione quello dei rifiuti.
In una rappresentazione grafica le città monitorate vengono suddivise in 5 classi, da ottima a scarsa, in base alle modalità di gestione dei rifiuti e ai risultati ottenuti nel 2019. Ferrara si trova nel primo gruppo, anzi capeggia la classifica relativa alla raccolta differenziata, come già accennato, con un 86,2 %, superando di appena 0,1% Pordenone, che si colloca al secondo posto prima di Mantova (85,6%). Del gruppo delle città con una qualità ottima nella raccolta differenziata (quelle che separano più dell’80%) fanno parte anche Reggio Emilia e Parma. Per quanto riguarda la produzione di rifiuti urbani (kg/abitante/anno) il dato di Ferrara nel 2019 è di 650 kg, con Reggio Calabria la città che ne produce la quantità più bassa (371 kg) e Piacenza quella con il dato più alto (766 kg), e che supera di un solo kg Rimini e Ravenna (765 kg). Nel sistema di raccolta porta a porta Ferrara realizza un misero 10,3% di cittadini serviti secondo tale modalità, uno dei livelli più bassi in Italia, dove la maggior parte delle città fornisce un servizio di oltre il 90% e una quarantina arriva al 100% di cittadini serviti dalla raccolta domiciliare. Ma qui si tratta di scelte e strategie delle aziende che gestiscono questo importante servizio.

Proseguendo nell’analisi del Rapporto molti sarebbero gli indicatori che meriterebbero commenti e approfondimenti. Qui voglio solo riportare i dati che interessano Ferrara scorrendo le classifiche rispetto ai vari temi.

Acqua potabile per uso domestico

Per quello che riguarda l’acqua potabile per uso domestico Ferrara consuma 144,7 litri/abitante/giorno, in una classifica dove, oltre a Milano che primeggia con ben 269,1 litri, non sono molte le città che superano la quota dei 200 litri (Brescia, Chieti, Monza, Pavia, Reggio Calabria). La maggior parte consuma quantità che si collocano tra i 100 e i 200 litri, con l’unica eccezione di Frosinone che di litri al giorno per abitante ne consuma solo 95,2.
Altro tema che riguarda l’acqua è la dispersione della rete idrica. Ferrara presenta una differenza tra acqua immessa e consumata per usi civili, industriali e agricoli del 38,8%, con Frosinone, tra le città italiane monitorate, che per questo indicatore mostra la peggiore performance (77,8%) e Pordenone che risulta invece la più virtuosa con solo l’11,3%.
La percentuale di popolazione residente servita da rete fognaria delle acque reflue urbane vede molte città, di ogni parte d’Italia, raggiungere il massimo, cioè il 100%. Solo Pistoia (55%) e Catania (56%) mostrano dati molto bassi e preoccupanti, mentre Ferrara si colloca nella parte alta dei valori con l’88% della popolazione servita. Folto è il gruppo delle città che superano quota 90% registrando valori prossimi al 100%; infine, ad eccezione di Reggio Emilia (83%), tutte le altre città della regione realizzano percentuali che si collocano nella fascia 95-99% di popolazione raggiunta dal servizio fognario.

Mobilità urbana

Altro tema scottante trattato dal rapporto è quello della mobilità. Iniziando dall’indicatore numero viaggi/abitante/anno sul trasporto pubblico Ferrara raggiunge il livello di 70, poco oltre la metà della classifica capeggiata da Milano con 468, se si esclude Venezia (705) che, ovviamente, rappresenta un caso atipico, solo altre 6 sono le città che superano quota 200 (Genova, 413; Roma, 328; Trieste; 310 e a seguire Bologna, Torino e Brescia).
La maggior parte, Ferrara compresa come detto, si colloca ampiamente sotto quota 100 (con Vibo Valentia 2 e Sondrio 3 fanalini di coda), a riprova della criticità della problematica mobilità in Italia. Altro indicatore monitorato è l’offerta di trasporto pubblico misurata come vetture-km/abitanti/anno. Anche in questo caso la città estense non figura tra le città virtuose, riportando un valore dell’indicatore di 19: dato alquanto scarso se confrontato con quello di Milano (88) e delle altre città della parte alta della lista (Venezia, Trieste, Roma). Bologna, la migliore in Emilia Romagna, ottiene un livello di 45, con Parma che segue a 40.

Sempre in tema di mobilità gli indicatori della superficie stradale pedonalizzata in m2/abitante e delle piste ciclabili, sia come metri equivalenti ogni 100 abitanti che come Km totali.
Nel primo dei parametri Ferrara, con 0,39 m2/abitante, occupa la prima parte della classifica dove Lucca distanzia tutte le altre città con 6,73 m2/abitante. Classifica chiusa da L’Aquila e Trapani con nessuna superficie pedonale precedute con un misero 0,01 m2/abitante da Reggio Calabria.
Sulle piste ciclabili ci si aspetterebbero dati di eccellenza dalla nostra città, è così è, ma solo in parte: nella classifica dei metri equivalenti Ferrara è undicesima riportando 20,48 metri di piste ogni 100 abitanti, e viene preceduta, in ambito regionale, da Reggio Emilia, prima con un dato più che doppio (44,37 metri/100 abitanti) e da Ravenna (26,63 metri/100), mentre in quella dei Km totali scala di un posto a fronte di 101,6 Km di piste, anche in questo caso preceduta da Reggio Emilia, sempre prima,  e da Modena (174), Bologna (156,4), Parma (138,4) e Ravenna (129,3), a riprova che la definizione di città delle biciclette non è una sua esclusiva.
L’ultimo indicatore che interessa la mobilità è quello delle auto circolanti ogni 100 abitanti. Le città italiane si distribuiscono in un intervallo che va da 78, Frosinone, a 43 per Venezia, quindi una forbice non troppo ampia. A Ferrara circolavano, nel 2019, 65 auto/100 abitanti, un dato intermedio, condiviso da molte altre città: infatti nella fascia 70/60 figurano ben 65 centri urbani.

Verde pubblico

Per quanto riguarda l’indicatore verde urbano pubblico Ferrara non sfigura, anche se non tanto in termini di valori assoluti: si colloca infatti attorno al 30° posto (20 alberi/100 ab) della classifica che vede Cuneo primeggiare con 203, seguita da Modena con 114 alberi/100 abitanti.
Per l’indicatore m2/abitante di verde fruibile in area urbana la classifica è migliore (17° posto per un valore di 60 m2/abitante), ma sono Matera (997,2), Trento (406,2) e Rieti (333,6) che presentano spazi di verde urbano difficilmente raggiungibili. Tra le città emiliano romagnole solo Parma fa meglio di Ferrara per quest’ultimo parametro, mentre per il precedente tutte, esclusa Piacenza, ottengono migliori performance.

Serve una cabina di regia

A conclusione di questo lungo elenco di dati e numeri alcune riflessioni sul significato dei risultati scaturiti dal Rapporto Ecosistema urbano 2020.
La media del punteggio dei capoluoghi quest’anno si è abbassata al (53,05%), mentre era 53,51% lo scorso anno e “quota 100” non è stata raggiunta da nessuna città e nessun capoluogo supera gli 80 punti, a differenza della passata edizione in cui ci riuscirono Trento e Mantova.
“E’ necessario – afferma Mirko Laurenti, responsabile del Rapporto – dare un contributo alla riflessione globale sul futuro delle città, partendo dalle esperienze positive, da chi è riuscito negli anni a realizzare significative azioni e cambiamenti in chiave green”. L’impegno è notevole perché gli indici del Rapporto raccontano in sintesi di un Italia che si muove a singhiozzo tra le solite emergenze, con qualche luce e molte ombre. Dare allora continuità agli interventi, anche copiando dalle altre città europee. E poi far sì che il Governo istituisca finalmente una cabina di regia per le città, sostenendo e spingendo i sindaci affinché imbocchino con decisione la strada della sostenibilità, dando gambe a quei progetti che rappresentano l’unica via per un futuro più sostenibile, condiviso, salubre.

INTERNAZIONALE A FERRARA 2019
Il pollice nero delle ecomafie

“Dotto’, la ‘monnezza è oro”, così un pentito apostrofava un giudice diversi anni fa. Ci sono voluti più di vent’anni per arrivare alla legge sugli ecoreati che finalmente li ha resi punibili penalmente, ma c’è ancora molto da fare. È uno dei tanti fronti che compongono la battaglia per la legalità e si intreccia con la più attuale delle battaglie: quella per la sostenibilità.
Sono più di 28 mila i reati ambientali commessi nel nostro paese nel 2018 stando al rapporto annuale di Legambiente ‘Ecomafia 2019. Le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia’.
Sono “una media di 3,2 ogni ora” e sono “quasi tutti reati d’impresa”, ha sottolineato Enrico Fontana – responsabile nazionale Economia Civile di Legambiente – durante ‘Pollice nero. La criminalità organizzata all’attacco dell’ambiente’, domenica mattina nel Cortile del Castello all’interno del programma di Internazionale a Ferrara. “Ci sono oltre cento inchieste in tutta Italia che mettono in relazione corruzione e reati ambientali”. In un’Italia a crescita zero, “il pil delle ecomafie cresce”, ha continuato Fontana: “raggiunge quota 16,6 miliardi di euro”, 2,5 in più rispetto al 2017.

Fonte: Ecomafia 2019. Le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia
Fonte: Ecomafia 2019. Le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia

Affari d’oro fatti infiltrando e inquinando la filiera agroalimentare, danneggiando uno dei settori più importanti del made in Italy, il ciclo illegale del cemento (3 mila reati) e dei rifiuti (8 mila reati), due esempi per tutti citati da Fontana: “strade al veleno” della direzione distrettuale antimafia di Venezia e “operazione gatto Silvestro, dove i rifiuti venivano mescolati alla pozzolana per fare i mattoni delle case”, peccato che a un certo punto alcuni mattoni abbiano iniziato a scoppiare.
E le propaggini delle ecomafie vanno ben oltre i nostri confini: arrivano, per quanto riguarda rifiuti e cemento, fino in Romania. Romana Puiuleț e una giornalista investigativa romena, parte della rete Organized crime and corruption reporting project per la quale è autrice di ‘L’affare sporco del cemento’. Nel documentario “seguiamo il percorso dei rifiuti da Italia e Germania verso i cementifici di Romania e Bulgaria dove vengono bruciati”: “i cementifici ormai fanno più soldi bruciando rifiuti che con il cemento” e “non pagano per i rifiuti, ma vengono pagati”, ha sottolineato Puiuleț. “Spesso sono contaminati”, ma gli ispettori non possono accertare di cosa sono composti “perché sono rifiuti misti” e non c’è controllo nemmeno sulle emissioni perché “la legge permette ai cementifici di monitorarle autonomamente”, per questo “non hanno nemmeno dovuto installare filtri”.

Diffondere queste informazioni è fondamentale per creare maggiore consapevolezza. Creare narrazioni è il lavoro di Davide Barletti, regista pugliese, autore di uno dei primi documentari sulla Sacra Corona Unita. La Puglia è la terza Regione italiana per numero di reati ambientali. “Se non ci sono narrazioni, se le storie non vengono raccontate, rimangono dentro zone d’ombra” e i protagonisti rimangono soli a combattere battaglie per il bene comune. Lo dimostrano le storie di Renata Fonte, consigliera comunale e assessora all’ambiente di Nardò, che si è battuta contro la speculazione edilizia nell’area di Porto Selvaggio, uccisa la notte del 31 marzo 1984, prima vittima innocente della mafia in Salento, e Peppino Basile, consigliere comunale e provinciale, prezioso whistleblower di diverse inchieste giornalistiche su ecoreati nel suo territorio, ucciso nel luglio 2008 nella sua Ugento (Lecce).

Maggiori info sugli ecoreati in Italia e sul rapporto Ecomafia 2019. Le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia CLICCA QUI

Guarda la video inchiesta L’affare sporco del cemento diRomana Puiuleț

Il porta a porta: la scelta di Clara

In Italia il sistema di raccolta tradizionalmente più diffuso è ancora quello che utilizza i contenitori stradali, in grado di intercettare mediamente il 34% della raccolta differenziata; si sta però progressivamente diffondendo in molte zone, tra cui i territori in cui opera Clara, il porta a porta.
Sul porta a porta da tempo si è sviluppato un interessante dibattito che vale la pena riprendere. L’applicazione di questa forma gestionale, infatti, sta diventando uno dei temi principali di confronto sia economico che gestionale. Ecco alcune considerazioni di merito con qualche valutazione:

  • Questa soluzione gestionale in determinati contesti permette risultati significativi nel raggiungimento degli obiettivi e dovrebbe avere maggiore spazio; in alcune realtà potrebbe tuttavia comportare maggiori costi per il gestore.
  • Ogni territorio, avendo la sua specificità, raggiunge obiettivi di raccolta differenziata diversi rispetto a zone con caratteristiche differenti; il porta a porta ottiene le performance più elevate nei comuni fino ad 80.000 abitanti circa.
  • È fondamentale il coinvolgimento di quella larga fascia d’utenza non domestica che rappresenta una grossa quota quali-quantitativa nelle raccolte differenziate; produttori di oltre il 50% dei rifiuti con qualità del loro rifiuto selezionato. Bisogna spingere in particolare bar, ristoranti, fruttivendoli, uffici, negozi, etc. con specifici servizi dedicati e sistemi di raccolta porta a porta adattati ai loro bisogni.
  • L’attivazione di circuiti di raccolta domiciliari per la frazione organica (con una elevata e capillare frequenza), consente la riduzione della frazione putrescibile nel residuo.
  • Il porta a porta aumenta il coinvolgimento dei cittadini e consente un rapporto (controllo) più diretto. La raccolta puntale permette frequenti, metodiche e costanti informazioni sui livelli raggiunti, sul grado di impegno e sui risultati ottenuti per aree.
  • Il Porta a porta migliora la qualità del materiale raccolto riducendo impurità e scarto.
  • Aiuta a valorizzare la definizione nell’applicazione della Tariffa. Il sistema puntuale di raccolta favorisce una migliore conoscenza economica da parte degli utenti coinvolti.
  • Un tema importante e spesso difficilmente affrontabile (purtroppo) è la valutazione economica ed il confronto di convenienza per un presunto costo elevato legato al basso livello di industrializzazione del servizio; vede dunque sfavoriti le grandi città e le zone ad alta densità urbanistica.

Clara ha dato una crescente attenzione al porta a porta, con importanti risultati sia in termini di qualità del servizio sia in termini recupero di materia. Oggi tutti i Comuni del medio e basso ferrarese (ex Area) e quattro dei cinque comuni dell’alto ferrarese (tutti a eccezione di Vigarano Mainarda e la località Sant’Agostino di Terre del Reno) vengono gestiti con sistema porta a porta. L’avvio del sistema domiciliare in ogni comune, avvenuto gradualmente a partire dal 2010, è stato preceduto da campagne capillari di comunicazione, con visite a domicilio, incontri pubblici e dettagliati materiali informativi. È chiaro, infatti, che senza l’adesione e la comprensione da parte dei cittadini, un metodo simile – che richiede indubbiamente uno sforzo partecipativo maggiore da parte dei singoli individui – non potrebbe funzionare.
Ogni anno, per ciascun Comune servito, vengono predisposti uno o più calendari (in base alle zone in cui è suddiviso organizzativamente il territorio comunale). Per agevolare il compito dei cittadini i calendari stampati vengono consegnati insieme al Kit annuale di sacchi oppure distribuiti tramite posta o tramite agenzie di recapito. È inoltre sempre possibile consultarli e scaricarli dal sito istituzionale dell’azienda (www.clarambiente.it), selezionando il proprio Comune e la zona di riferimento.

Clara ha evidenziato la sua convinzione sull’efficacia del porta a porta anche nel ‘Manifesto per la rinascita dei rifiuti’, il documento presentato in occasione dell’assemblea costitutiva della nuova società, che raccoglie i valori e i modelli della nuova società. Nel Manifesto si afferma che per raggiungere elevati livelli di recupero di materia c’è solo un metodo di lavoro: il porta a porta. Raccogliendo casa per casa ogni genere di rifiuto in maniera differenziata, ma soprattutto attivando un principio di responsabilità nei confronti di ciascun cittadino, che a fronte di un maggiore impegno richiesto, garantisce risultati qualitativi e quantitativi molto più elevati. I risultati sono facilmente misurabili: nei Comuni Clara serviti con sistema porta a porta l’indifferenziato avviato a smaltimento è passato dai 361 Kg pro capite del 2010 (quando tutti i comuni erano ancora serviti con cassonetti stradali) ai 125 kg medi pro capite del 2016. Ed è aumentata proporzionalmente la raccolta differenziata: la media territoriale è salita dal 43,39% del 2010 al 74,43% del 2016.
Importante, nel Manifesto, anche un principio che spesso viene utilizzato in modo critico da chi non è convinto sul porta a porta, giudicato dispendioso: “Tutto questo porta anche a un significativo aumento dell’occupazione, a parità di costi per la collettività. Infatti, invece di spendere denaro per conferire i rifiuti indifferenziati in impianti/discariche o inceneritori/termovalorizzatori, le risorse vengono investite nel maggiore personale necessario sul territorio per la gestione del servizio porta a porta. Con un beneficio per le comunità locali”.
Il ciclo dei rifiuti urbani e la gestione degli stessi (raccolta e smaltimento) hanno un profondo impatto sull’ecosistema, sull’economia dei servizi pubblici, ma anche sulla salute e sulla politica industriale di un territorio. La conoscenza di questi impatti è un elemento fondamentale per la qualità del processo e deve essere messa a disposizione di tutti gli interlocutori del sistema per perseguire un’attenta politica ambientale orientata alla sostenibilità utilizzando importanti strumenti di rating.
È importante poter dialogare informando, facendo conoscere i pro e i contro di ogni soluzione tecnica e gestionale, coinvolgendo sugli obiettivi e sui principi, ricercando la collaborazione dei cittadini affinché i servizi possano essere utilizzati nel modo migliore e le modalità di informazione siano percepite trasparenti, diffuse e condivise.

La riduzione dei rifiuti, un impegno costante anche per Clara

Il tema dei rifiuti è tanto articolato e complesso da non potere essere certo definito in poche parole. Per superare definitivamente l’emergenza rifiuti, la più naturale e immediata azione da sviluppare non è solo fermare la crescita dei quantitativi dei rifiuti stessi e quindi produrne meno, ma anche modificare radicalmente il sistema di gestione complessiva dei rifiuti.
Lo scorso anno la quantità media di rifiuti urbani pro-capite nell’Unione Europea è stata pari a 477 kg, in calo del 9% rispetto al picco del quinquennio precedente. L’Italia supera di poco la media europea con una produzione pari a 486 kg per abitante all’anno.
Anche Clara, in una logica di economia circolare, ha tra i suoi obiettivi la riduzione spinta dei rifiuti.
Un primo importante successo è già dato dai Comuni di Formignana e di Ro, che in un confronto dei rifiuti pro capite indifferenziati sono passati rispettivamente dai 39,81 e 44,83 kg/ab del primo semestre 2016 ai 29,13 e 32,13 nello stesso periodo del 2017. Già partivano da livelli di eccellenza, ma sono riusciti a raggiungere una riduzione di quasi un terzo in un solo anno.
Il futuro sarà impegnativo, ma bisogna assolutamente ridurre la quantità dei rifiuti attraverso una attenta politica di prevenzione.
Il rapporto sullo stato della gestione dei rifiuti a livello mondiale, ‘Global Waste Management Outlook’ (Gwmo) redatto nell’ambito dell’Unep-United Nations Environment Programme, dice che:

  • La gestione corretta dei rifiuti solidi è un servizio essenziale per assicurare condizioni igienico-sanitarie corrette negli ambiti urbanizzati, ma anche per la salute e l’equilibrio dell’ambiente stesso;
  • Individua come chiave strategica la prevenzione dei rifiuti anche attraverso la trasformazione dei rifiuti in risorsa;
  • Prevenire i rifiuti non è solo un’azione ecologica ma anche un’azione in grado di far risparmiare denaro e creare posti di lavoro;
  • Il problema dei rifiuti non è solo locale, ma anche un problema globale;
  • Evidenzia come affrontare in modo prioritario la gestione dei rifiuti sia fondamentale, per fare ciò propone una roadmap di obiettivi da raggiungere entro il 2020 e il 2030.

Per questo i principali impegni europei dei prossimi anni come direttive e orientamenti sono:

  • Obiettivo di riciclo rifiuti urbani: 70% al 2030 65% al 2025
  • Obiettivo di riciclo imballaggi: 80% al 2030 75% al 2025
  • Obiettivo indicativo di riduzione spreco di cibo: 30% in meno di cibo finito in spazzatura nel 2025
  • Obiettivi sulle discariche: al massimo il 5% dei rifiuti non pericolosi di origine domestica potranno andare in discarica al 2030 (indicativo); mai discarica per quelli riciclabili o compostabili; fino al 10% dei rifiuti domestici potranno finire in discarica nel 2030 compresi rifiuti riciclabili o compostabili (obbligo vincolante)
  • Raccolta separata della frazione organica (umido) obbligatoria ovunque entro il 2025 laddove si dimostri tecnicamente, economicamente e ambientalmente possibile.

Per poter migliorare il sistema integrato di gestione dei rifiuti urbani servono scelte radicali e non solo aggiustamenti di indirizzo. E’ dunque richiesto di valutare e rivedere in termini economici e ambientali le scelte che si andranno a operare nell’intero ciclo dei rifiuti, in tutte le sue fasi principali: dalla raccolta differenziata al trattamento, allo smaltimento finale. Diventa pertanto importante costruire un modello integrato dell’intero ciclo di gestione che analizzi i flussi di materia. La conoscenza dei possibili flussi e risultati di gestione delle materie, collegata alla conoscenza dei cicli di vita prevedibili nei prodotti, permette infatti di valutare l’efficacia delle scelte che si andranno a prendere e quindi di valutare gli effetti delle politiche che verranno decise. A monte però rimane un problema di fondo: la crescita della produzione dei rifiuti. Per superare definitivamente l’emergenza rifiuti bisogna fermare la crescita dei quantitativi dei rifiuti. E’ evidente che ciò comporta un cambiamento radicale non solo dell’attuale modello di produzione e di consumo, ipotesi per molti aspetti di non facile e immediata attuazione, ma anche convinti orientamenti culturali i cui obiettivi strategici fondamentali si possono riassumere in azioni di prevenzione (diminuzione della quantità e della pericolosità), di valorizzazione (recupero di energia e risorse dai rifiuti) e di corretto smaltimento (tecnologie compatibili). La trasformazione in atto del sistema di gestione dei rifiuti deve pertanto confrontarsi con una nuova politica industriale nel settore che, insieme alla necessaria definizione del sistema di gestione e alle scelte territoriali, tenga conto delle possibili modificazioni del mercato.
In particolare, partendo dal principio normativo della responsabilità condivisa, della prevenzione, della raccolta, del recupero, dello sbocco finale dei materiali raccolti e trattati, diventa importante stabilire e coordinare i ruoli dei diversi soggetti pubblici e privati che operano nelle diverse fasi di gestione del sistema rifiuti. In sintesi è urgente la definizione di una nuova politica industriale nel settore dei rifiuti, in particolare:

  • la modifica delle produzioni nel senso della diminuzione dei rifiuti e della riciclabilità dei prodotti (in accordo con principi europei di “responsabilità allargata”);
  • le attività di ricerca tecnologica, sia nel settore industria che nell’agricoltura, in grado di produrre innovazioni positive, a favore della chiusura dei cicli;
  • la creazione di interventi diversificati ai vari livelli della distribuzione, dal produttore, al grossista, al negoziante, al singolo consumatore, in modo tale che siano possibili interventi efficaci a livello di città e di bacino provinciale.
  • l’informazione e il coinvolgimento dei consumatori per adeguarne il comportamento e gli atteggiamenti alle esigenze di prevenzione della produzione di rifiuti da imballaggio e partecipazione alle iniziative di recupero e riciclaggio.
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La tariffa puntuale: le realtà di Ro e Formignana

Il grande obiettivo di Clara è fornire un servizio economicamente compatibile, realizzando anche un tariffa personalizzata, che tenga conto del consumo effettivo, sulla base del principio, da tutti citato e da pochi perseguito, del “chi inquina paga”. Per questo dopo aver parlato di tariffa puntuale e dei suoi principi generali, vediamo cosa sta facendo Clara per il sistema tariffario.

Nell’estate del 2015 è partita nei comuni pilota di Formignana e Ro (3.200 utenze in totale) la sperimentazione di un sistema di tariffazione puntuale, durante la quale un lavoro determinante è stato svolto in termini di comunicazione e contatto con i cittadini e con le aziende. La sperimentazione è stata preceduta, infatti, da una serie di incontri pubblici e da visite informative capillari a tutte le utenze, concomitanti alla consegna dei contenitori appositi, dotati di microchip e associati alla specifica utenza.
Scopo della sperimentazione, che è durata un anno e mezzo, è stato quello di valutare in che misura i cittadini usano i servizi offerti, in modo da costruire una tariffa proporzionata al ‘consumo’ di ogni utenza, razionalizzando nel contempo le frequenze di raccolta e i relativi costi. Questa razionalizzazione aveva mostrato i propri effetti già nei Piani Finanziari dei due Comuni, che per il 2017 hanno visto una riduzione dei costi, rispetto al 2013, del 13,11% per Formignana e del 16,16% per Ro.
Alla fine del 2016 l’azienda ha inviato a tutte le utenze coinvolte una prima lettera informativa contenente le novità riguardanti le frequenze di raccolta, l’utilizzo corretto dei contenitori e i costi unitari precisi dei servizi misurati. Dal 1° gennaio 2017 il nuovo sistema, che Clara ha denominato ‘Tariffa su Misura’, è regolarmente applicato: anche questa nuova fase è stata accompagnata da un ciclo di incontri pubblici nei due capoluoghi e nelle frazioni e da un dépliant informativo completo di tutte le tariffe aggiornate spedito all’indirizzo di famiglie e imprese (LEGGI).

La Tariffa su misura di Clara è costituita da una parte fissa e da una parte variabile, quest’ultima calcolata in base alle scelte e ai comportamenti di ogni utenza. La parte variabile si basa in particolare sul volume di rifiuto non riciclabile (misurato in base al numero di svuotamenti del bidone grigio), del rifiuto umido (bidone marrone), sull’eventuale utilizzo del servizio porta a porta per sfalci d’erba e ramaglie (per il quale, se richiesto, si paga un abbonamento annuale), e sull’eventuale utilizzo dei ritiri su chiamata a domicilio.
I dati delle prime due fatturazioni, riferite al ‘consumo’ dei primi due quadrimestri, mostrano dati molto incoraggianti: il 70% circa delle utenze domestiche di Ro e Formignana ha visto una riduzione delle proprie bollette rispetto agli stessi periodi dell’anno precedente. Inoltre, rispetto al 2016 si rileva in questi due Comuni una riduzione tra il 27 e il 28% del rifiuto indifferenziato raccolto, che per il primo semestre di quest’anno si è attestato su una media di circa 60 Kg pro capite: un dato che ha effetti significativi anche in termini di minori costi di smaltimento all’inceneritore.

Dopo Ro e Formignana, per i prossimi anni è programmato il passaggio alla Tariffa su Misura in tutti i Comuni dell’Alto e del Basso Ferrarese per un totale di circa 200.000 abitanti. Il passaggio alla Tariffa su Misura permette di scegliere i servizi che servono davvero, di pagare in base ai servizi effettivamente utilizzati, avere un territorio più pulito e aiutare Clara a diventare più efficiente. Si tratta in definitiva di approfondire la conoscenza per ottenere equità e qualità grazie a una maggiore responsabilità e sostenibilità.

La tariffa su misura: un grande obiettivo di Clara

A livello nazionale permane un preoccupante ritardo nell’applicazione del passaggio alla tariffa puntuale.
La modernizzazione del settore si ottiene con l’adozione di sistemi economici di gestione integrata, e l’integrazione richiede condivisione, partecipazione e soprattutto determinazione. In questa logica diventa importante la corretta applicazione di equilibrati strumenti tariffari.
L’applicazione della Tariffa porta sicuri miglioramenti: dalla valorizzazione di un corretto sistema economico alla comprensione dettagliata dei costi, al controllo della gestione del settore e soprattutto garantisce una maggiore equità di contribuzione per i cittadini. Il passaggio a tariffa puntuale risponde infatti a tre princìpi di base che si possono riassumere in:

  1. sostenibilità ambientale (perché si auspica la crescita di comportamenti virtuosi),
  2. sostenibilità economica (e dunque l’equilibrio reale tra entrate e costi del servizio),
  3. equità contributiva (pagare per un servizio reale ed effettivamente erogato).

Nell’aprile 2017 è stato pubblicato il Decreto del Ministero dell’Ambiente ‘Criteri per la realizzazione da parte dei comuni di sistemi di misurazione puntuale della quantità di rifiuti conferiti al servizio pubblico o di sistemi di gestione caratterizzati dall’utilizzo di correttivi ai criteri di ripartizione del costo del servizio, finalizzati ad attuare un effettivo modello di tariffa commisurata al servizio reso a copertura integrale dei costi relativi al servizio di gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti assimilati’.
Il principio di riferimento è un sistema di tariffazione puntuale (Payt, pay as you throw) che si basa su due principi guida delle politiche europee:

• chi inquina paga (polluter pay principle, Ppp);
• la responsabilità condivisa (shared responsibility).

La tariffa puntuale infatti garantisce la trasparenza, permette un’equa distribuzione dei costi tra gli utenti, incrementa la separazione dei materiali riciclabili e soprattutto favorisce un comportamento virtuoso. La metodologia tariffaria si articola nelle seguenti fasi fondamentali: individuazione e classificazione dei costi del servizio; suddivisione dei costi tra fissi e variabili; ripartizione dei costi fissi e variabili in quote imputabili alle utenze domestiche e alle utenze non domestiche; calcolo delle voci tariffarie, fisse e variabili, da attribuire alle singole categorie di utenza, in base alle formule e ai coefficienti indicati dal metodo.
Anche per Clara la missione è applicare la tariffa puntuale (o ‘su misura’, definizione coniata proprio dall’azienda) su tutti i Comuni soci. Ora è già operativa a Ro e Formignana, ma il metodo si diffonderà gradualmente su tutto il territorio.
L’obiettivo è creare un sistema economico che abbia una tariffa che per almeno la metà sia composta da costi varabili e dunque direttamente proporzionali al “consumo”, con un obiettivo di medio termine che è quello di ottimizzare i costi e ottenere dei benefici economici per i cittadini.
La struttura operativa del sistema tariffario si basa dunque su tre comparti: una parte fondamentale relativa al costo del servizio (e dunque pagato sulla base del reale utilizzo); una parte di costi aggiuntivi (legata al livello di qualità richiesto da ogni singolo Comune) e una parte di costi impiantistici richiesti dal sistema territoriale (a partire dalla bonifica delle discariche esaurite).
Nel tempo sarà importante aver un confronto analitico di quanto si spendeva e di quanto si spenderà rispetto ai miglioramenti ottenuti e i risparmi economici raggiunti.

Un tema fondamentale sarà quello di trattare le realtà non domestiche (artigianali, commerciali e industriali) come veri clienti a cui sia riconosciuto un corrispettivo competitivo e di qualità superiore.
I principi di applicazione di un metodo tariffario normalizzato si sviluppano sui seguenti punti:

  • recuperare metodologie e analisi oggettive che raggiungano l’obiettivo di un necessario raffronto economico e valutazioni di equità di giudizio tariffario;
  • costi del servizio chiari e correttamente imputati;
  • obblighi di copertura: l’obiettivo è quello della copertura integrale del costo;
  • trasparenza nella ripartizione dei costi ed in particolare delle quote fisse e variabili;
  • chiarezza nella ripartizione dei costi fra le macrocategorie (utenze domestiche e non domestiche) e fra le singole categorie stesse associandola alle produzioni presunte tramite studi di settore specifici; maggiori sistemi di controllo dell’evasione ed elusione;
  • la conoscenza della composizione merceologica dei rifiuti (vedi Ka e Kc) è alla base della valutazione dei sistemi di gestione, così come importante è la quantificazione della produzione e dai relativi indicatori (coefficienti Kb e Kd );
  • necessità di concertazione nella fase di realizzazione dei regolamenti comunali; esigenza di rendere il più possibile omogenei i regolamenti e di concertazione per ricercare soluzioni applicative condivise (analisi delle esclusioni, esenzioni, riduzioni, univoca interpretazione della superficie tassabile;
  • criteri di assimilazione omogenei su tutto il territorio in attesa di normative applicative di riferimento; l’accordo volontario è lo strumento per regolare quanto non in privativa;
  • incentivi: la componente variabile della tariffa dovrebbe già di per sé rappresentare un criterio di incentivazione-impegno alla riduzione della produzione dei rifiuti;
  • esclusioni: connesse alle specifiche politiche sociali adottate dal singolo Comune che nelle sue determinazioni si sostituisce al soggetto nel pagamento della tariffa in modo da non confondere il principio del chi inquina paga con gli opportuni calmieratori sociali.
compensazioni

Rifiuti: prevenire e recuperare è meglio che buttare

La sfida del futuro che si apre sia sul piano economico sia sul piano sociale comporta per le imprese processi globali di innovazione non solo sui nodi strutturali (innovazione tecnologica, assetti societari, trasparenza economica etc.), ma anche sugli aspetti culturali.
La qualità dell’ambiente è un diritto fondamentale dei cittadini e dunque deve crescere la ricerca di miglioramento e gli obiettivi di base a cui tendere:

  • ricerca di efficacia ed efficienza dei servizi (verso la cultura del benessere);
  • sviluppo dell’informazione (rendere partecipi su qualità e sicurezza);
  • ricerca costante di collaborazione dei cittadini (impegno civile);
  • sviluppo di una corretta educazione ambientale (favorire la sostenibilità).

La cultura dei servizi di pubblica utilità, in sinergia fra cultura tecnologica e cultura sociale, gioca un ruolo determinante nel progettare e pianificare il percorso di ‘erogatori responsabili’ impegnati nella gestione ambientale e di impresa.
Bisogna dunque individuare come chiave strategica la prevenzione dei rifiuti anche attraverso la trasformazione degli stessi in risorsa, perché prevenire la loro produzione non è solo un’azione ecologica, ma anche un’azione in grado di far risparmiare danaro e creare posti di lavoro.

Il problema dei rifiuti non è solo globale, è prima di tutto un problema locale; per questo anche Clara si impegna ogni giorno con competenza, efficacia e puntualità per garantire servizi di raccolta funzionali e di alto livello, minimizzando nel contempo l’impatto ambientale dei rifiuti.
Qualche mese fa, in occasione dell’evento costitutivo della nuova società, oltre a illustrare il percorso di fusione e gli obiettivi della nuova società, è stato presentato il ‘Manifesto per la rinascita dei rifiuti’, “un documento che raccoglie i valori e i modelli di Clara condivisi anche da altre aziende che come noi vogliono contribuire a costruire una civiltà in grado di produrre meno rifiuti e trasformare in risorsa quelli che ci sono, attraverso un approccio innovativo alla raccolta differenziata”.
Cinque sono i punti del Manifesto, che ha come sottotitolo “Dal loro recupero nasce la sfida per una società più giusta e un ambiente più pulito”.

  1. Il recupero effettivo deve essere il nuovo obiettivo strategico; la percentuale di recupero è dunque l’indice più affidabile e significativo.
  2. Il metodo di lavoro che garantisce i più elevati livelli di recupero è il porta a porta, che raccogliendo casa per casa ogni genere di rifiuto in maniera differenziata è anche in grado di attivare più efficacemente i principi di responsabilità.
  3. Occorre che i cittadini e aziende che si comportano in modo virtuoso siano premiati con tariffe più basse, pagate in base a quanto effettivamente si getta (principio Pay-As-You-Throw)
  4. Occorre che il modello industriale della società di gestione dei rifiuti sia mirato specificatamente al servizio di raccolta su misura.
  5. L’applicazione di questo modello è rafforzato da un approccio che premi la virtù di interi territori in ambiti di media dimensione integrati e non solo le volontà di singoli Comuni.

Il sistema dei servizi pubblici locali, nonostante sia al centro dell’attenzione da molti anni sia sul piano delle riforme possibili sia sul suo ruolo, evidenzia ancora posizioni contrastanti. Manca una condivisione di politica industriale, di sviluppo sociale ed economico dei territori. Deve crescere la condivisione del servizio pubblico locale in una logica di trasparenza e di sviluppo della qualità.
In alcune regioni, sicuramente in Emilia Romagna, le concentrazioni di imprese, la politica industriale di miglioramento e la crescita dell’imprenditoria pubblica hanno prodotto crescita del valore, economie di scala ed efficienza economica.
Si ritiene debba crescere il confronto sul delicato e prioritario ruolo dell’impresa di servizi pubblici, un’impresa che deve operare economicamente perseguendo fini collettivi e risultati sociali e quindi non è rappresentabile solo dall’efficienza e dal profitto, ma deve essere valutata misurando il contributo che essa apporta al benessere della società.
Clara ritiene che insieme ai cittadini si possa costruire una civiltà al tempo stesso più prospera e più pulita. Che produca meno rifiuti e trasformi in risorsa quelli che ci sono. È il principio dell’economia circolare: ovvero superare il concetto che un prodotto alla fine della propria funzione debba essere gettato o bruciato. Quasi sempre, in realtà, può essere trasformato in qualcos’altro. In un ciclo continuo, senza sprechi. Come avviene in natura. Ogni giorno, con un approccio mirato al recupero dei rifiuti, Clara lavora per fare un salto di qualità verso un’economia del benessere sostenibile, che porti vantaggi all’ambiente e costi più equi per i cittadini.

Territorio, innovazione, specializzazione: il percorso di Clara

Per parlarne, dobbiamo presentare il percorso di evoluzione dei servizi pubblici ambientali ricordando innanzitutto che per i settori acqua e rifiuti – servizi ‘a rilevanza economica’ – le modalità di affidamento (erogazione del servizio e gestione impianti) possono avvenire con queste possibilità:

  • Azienda ‘nel mercato’ con logica d’impresa, con criteri di competizione e logiche di espansione e criteri di alleanza (anche tramite società miste e partnership)
  • Aziende ‘in house’ in cui l’obiettivo di fondo è integrare il territorio e l’erogazione dei servizi nei Comuni soci

Il tutto orientato verso un forte processo di trasformazione tale da favorire la realizzazione di sistemi integrati, seguendo i principi della prossimità, dell’autosufficienza e della responsabilità condivisa, in ambiti territoriali omogenei.

In questo contesto nasce Clara, la nuova azienda frutto del processo di fusione tra Area Spa e Cmv Raccolta, che gestisce la raccolta dei rifiuti in 21 dei 23 Comuni della provincia di Ferrara. Il suo bacino d’utenza conta 120.000 clienti domestici e 13.500 non domestici, su un territorio di quasi 2.000 chilometri quadrati. Impiega oltre 400 dipendenti, con un fatturato previsto di circa 45 milioni di euro nel 2017.
Clara è operativa dal 1 giugno 2017 e già ha dimostrato di voler dare fede al nome che porta, chiara e trasparente, perché nell’ottica dei princìpi dell’economia circolare, per Clara è fondamentale coinvolgere attivamente cittadini, istituzioni, soci e dipendenti nella creazione di un modello di sviluppo sostenibile, favorendo e promuovendo la partecipazione collettiva verso un interesse comune e premiando i comportamenti virtuosi.
Il piano industriale è in corso di approvazione e il nuovo CdA in fase di nomina. Con il prossimo anno si attende l’affidamento pluriennale del servizio da parte di Atersir per sviluppare concretamente l’obiettivo di un’impresa ambientale efficiente in un territorio di area vasta con un sistema omogeneo.
Questo percorso viene condiviso con molte altre aziende sul territorio nazionale che hanno in comune con Clara le stesse impostazioni di crescita e sviluppo. Tra queste la nuova nata Alea Ambiente di Forlì, la veneta Contarina, il Consorzio dei Comuni dei Navigli, l’Associazione Payt Italia e altre.

Il sistema evolve verso una struttura di sistema integrato, di fasi e di specializzazioni entro specifici ambiti territoriali di riferimento. In questi ambiti e nel rapporto tra essi si accentuerà la specializzazione delle attività, l’innovazione tecnologica e la qualificazione organizzativa. In particolare partendo dal principio normativo della responsabilità condivisa, della prevenzione, della raccolta, del recupero, dello sbocco finale dei materiali raccolti e trattati, diventa importante stabilire e coordinare i ruoli dei soggetti pubblici e privati che operano nelle diverse fasi di gestione del sistema rifiuti. In particolare si ritiene importante rafforzare le funzioni di regolazione di sistema, di programmazione dei servizi e di pianificazione degli investimenti, di omogeneizzazione dei criteri di qualità e di tariffazione, di controllo, di favorire un processo di aggregazione e razionalizzazione.
Questa scelta pone l’esigenza di costruire un rinnovato sistema di regole, di controlli e di meccanismi di trasparenza che ripropongano un ruolo di regolazione istituzionale che verifichi le compatibilità ambientali, territoriali, sociali ed industriali nel pieno rispetto della normativa regionale, nazionale ed europea. Su questo si impegnerà anche Clara nei prossimi anni.

riciclo

Economia circolare: il rifiuto da scarto diventa risorsa

Questo è il primo di una serie di articoli che presentano il percorso di Clara, la nuova azienda di servizi ambientali della provincia di Ferrara, e non si può non partire dal concetto di economia circolare, che rappresenta la base strategica di partenza sia di Clara sia della Regione Emilia Romagna.
Fino a non molti anni fa il principio di riferimento era lo sfruttamento delle risorse. L’uomo è stato per la natura più pericoloso di quanto un tempo la natura lo fosse per lui. La natura come responsabilità umana è dunque una novità su cui l’etica deve riflettere e la responsabilità è una scelta personale, libera e consapevole, in piena coscienza. Non esiste una responsabilità collettiva, ma solo una etica condivisa della responsabilità. Su questa base si sviluppa l’economia circolare.
A livello nazionale le politiche di gestione delle aziende di servizi pubblici locali stanno spingendo gli operatori dei servizi ambientali ad abbracciare procedure gestionali più trasparenti ed efficienti, ponendo le basi per un miglioramento della qualità ed economicità dei servizi erogati.
Alla base ci deve essere una sana economia circolare perché fino a ora l’economia tradizionale ha previsto un modello di sviluppo lineare: produzione – consumo – smaltimento. Nell’economia circolare, invece, il rifiuto da scarto diventa risorsa in grado di concorrere al rilancio dell’economia e alla creazione di nuovi posti di lavoro. La partecipazione e l’impegno di diversi gruppi di persone saranno la base del funzionamento di questo nuovo sistema economico.
Anche con questi principi è nata la nuova azienda Clara.

Nel ‘Manifesto per la rinascita dei rifiuti’ si riprendono i principi dell’economia circolare. Si scrive: “Chi si occupa della raccolta deve organizzare la propria struttura e attività in funzione dell’ottenimento di un rifiuto di qualità e lavorabile; requisito fondamentale della Economia Circolare”; e inoltre che “è necessaria un’impiantistica di recupero e di rinascita dei materiali sempre più specializzata e performante in termini di diminuzione dello scarto finale che riduca a un ruolo marginale (seppur necessario) l’impiantistica di smaltimento”.
“Per riuscire a svolgere queste funzioni con successo occorrono dimensioni aziendali sufficientemente grandi per garantire un servizio completo e con economia di scala, ma sufficientemente piccole e agili da poter garantire la conoscenza e il presidio del territorio necessari a rendere davvero su misura il servizio e a garantire la flessibilità e la personalizzazione”.
È la base strategica di riferimento
Fanno parte di questo sistema sia le attività di raccolta di Clara sia gli impianti di selezione (come quello di Area-impianti, la società nata dalla scissione di Area e che presto si fonderà con Cmv Energia&Impianti), quelli di trattamento e quelli di smaltimento finale (compresi gli inceneritori). Il polo Crispa, a Jolanda di Savoia, comprende le discariche e altre importanti strutture collegate: l’impianto di selezione dei rifiuti secchi riciclabili, le stazioni di trasferenza, la piattaforma di stoccaggio per rifiuti pericolosi e non pericolosi. È inoltre in fase di progetto un impianto biodigestore e di compostaggio.
Con questo impegno lo scorso anno Clara ha prodotto una raccolta procapite di 125 Kg/ab (103 con tariffa su misura) già migliorativi rispetto all’obiettivo dell’Emilia Romagna da raggiungere entro il 2020.
La crucialità del problema dei rifiuti è infatti di ordine economico, normativo, tecnico ma anche e soprattutto culturale: promuovere una indispensabile coscienza civica e sostenere lo sviluppo di tecnologie appropriate e a loro volta ambientalmente compatibili.

E’ difficile pensare a un radicale cambiamento se permangono contrasti anche ideologici che, al momento, producono principalmente effetti di ritardo e contrapposizione piuttosto che di reale trasformazione del comparto ambientale.
La prevenzione nella produzione del rifiuto, il recupero dei materiali e dell’energia, la minimizzazione dell’impatto ambientale e la responsabilità condivisa tra tutti i soggetti del ciclo dei rifiuti (cittadini, imprese, distribuzione e operatori del sistema) sono dunque i riferimenti da cui partire nella scelta dei sistemi di gestione dei rifiuti.

Turismo dell’indifferenziata? Autodifesa di un (buon) cittadino ferrarese contro le fatidiche calotte

Non ci si può arrabbiare subito subito. Proviamo allora a prenderla con ironia.
Nella nostra bella Ferrara, città d’Arte e di Cultura, sta prendendo piede un nuovo tipo di turismo. Non il turismo di massa dei nostri Lidi, o quello culturale del centro storico, o quello ‘dolce’ e ‘intelligente’, ma il turismo del pattume, più precisamente il ‘turismo Indifferenziato’.
Si tratta di un turismo locale, a corto raggio, e funziona pressappoco così. Dopo l’avvento improvviso, confuso, non documentato, delle fatidiche calotte, prima a Pontelagoscuro e a seguire in via Bologna e in altre zone urbane, il bravo cittadino ha davanti a sé quattro scelte. La prima: utilizzare la tessera personale, se ce l’hai, se ti è arrivata, se hai capito come funziona, e aprire la cassaforte della calotta. Ma è una scelta quasi impossibile. Rimangono tre alternative. Le prime due sono molto comode, anche se disdicevoli: lasciare il sacco della spazzatura ai piedi del cassonetto, o peggio, infilare il sacco del pattume indifferenziato nei cassonetti della carta e della plastica, essendo questi privi di calotte, quindi ad apertura libera.
Da ultimo, che altro può fare il buon cittadino, lo stesso cittadino che da anni fa diligentemente la sua brava raccolta differenziata e paga alla concessionaria Hera Spa la sua tassa?
Il buon cittadino ferrarese utilizza l’ultima alternativa, quella più civile, anche se fuori dalle regole. Non prende a picconate il cassonetto con in cima la calotta – anche se quel pensiero violento forse gli attraversa la mente – ma usa una specie di ‘difesa popolare non-violenta’. Prende il suo sacchetto di immondizia indifferenziata, inforca la bicicletta, o lo carica in macchina, oppure semplicemente cammina per qualche isolato verso… Verso il quartiere, la zona, l’isola ecologica dove ancora le calotte non sono state montate. Colà giunto, apre il cassonetto dell’indifferenziata e deposita il suo sacchetto. Pensate a una persona anziana o a un disabile, andare in cerca di un ‘cassonetto accogliente’ diventa una bella impresa, ma al paciug in qualche modo deve essere smaltito.
L’effetto è notevole. Se girate per Ferrara troverete che nelle zone senza calotte, la maggioranza, i cassonetti bollono, traboccano, eruttano sacchetti. Compresi quelli diligentemente e civilmente portati dai ferraresi che, ahi loro, abitano nelle zone di sperimentazione delle calotte.

Ma non si può continuare solo con l’ironia…
L’indecoroso e offensivo – per i ferraresi – spettacolo delle calotte merita qualche considerazione più seria.
Dopo svariati anni, proprio alla fine di questo 2017 scade la concessione a Hera Spa del ciclo dei rifiuti. La Giunta del Comune, compreso l’Assessore all’Ambiente Ferri, sembrano in difficoltà, anche se provano a difendere le scelte dell’azienda profit di cui sono ancora un piccolissimo azionista. Le minoranze sparse e i vari capipopolo non perdono l’occasione per incitare alla rivolta popolare; schiamazzano, promettono manifestazioni di piazza. Il solito copione.
C’è, invece, un’altra strada da percorrere. Più diretta, più intelligente, più democratica. Mettere in discussione la concessione in scadenza e procedere alla ri-pubblicizzazione del ciclo dei rifiuti. Il comune di Forlì, insieme ad altri dodici comuni del suo comprensorio, lo sta facendo. Ha già costituito una azienda pubblica – si chiama Alea – che a fine 2017 rileverà da Hera gli impianti e tutto il servizio rifiuti. Lo può fare anche il Comune di Ferrara. Basta volerlo. Basta organizzarsi.

I risultati della gestione Hera – questo nelle tardive assemblee informative di quartiere viene taciuto – sono più che deludenti. La raccolta differenziata a Ferrara è ferma attorno al 60%. Decisamente più bassa rispetto a molte realtà del Centro e Nord d’Italia.
Ma le calotte – è quello che ci viene raccontato – faranno innalzare questa percentuale. E’ possibile, forse probabile. Peccato che ‘la campagna delle calotte’ sia iniziata tardi e sia stata condotta malissimo. Nessuno ci dice quale sarà la tariffa che, a parità di rifiuti, una famiglia dovrà pagare con il nuovo sistema. Di meno? Quanto di meno? L’assessore Ferri dice che si stanno facendo dei calcoli, delle simulazioni. Ma non era più rispettoso – sempre verso il cittadino utente – che queste simulazioni fossero fatte prima di introdurre le calotte? Non era più civile e democratico informare per tempo i cittadini sul come e sul quanto? A oggi non è dato sapere nemmeno a quanti “conferimenti in calotta” (leggi: sacchetti del pattume) ogni famiglia avrà diritto, senza sfondare il tetto e quindi incorrere in una sovrattassa.
Il dubbio fondato è che questa tardiva, raffazzonata, mal gestita “campagna delle calotte” serva ad Hera Spa per dimostrare che è in grado di aumentare la percentuale della raccolta differenziata e quindi di meritare la conferma della concessione da parte del Comune di Ferrara.
Sinceramente a me non pare meritarsela. A fine 2017, salvo proroghe, scade la concessione a Hera per il trattamento del ciclo dei rifiuti. Hera Spa è una grande azienda animata da uno spirito privatistico, che fa utili per i suoi azionisti pubblici e privati. Hera pratica tariffe alte, a Ferrara le più alte di tutti gli altri capoluoghi emiliani.
I profitti di Hera Spa – anche se sul suo bilancio sono scritti con un altro nome – gravano sui cittadini utenti. In più, come si è detto, la qualità del servizio Hera e i suoi risultati sono tutt’altro che buoni. Nel ciclo dei rifiuti, ma sia detto per inciso, anche per l’acqua: a Ferrara si registra il 38% di perdite sull’acqua immessa in rete.
Non so come la pensino i cittadini ferraresi, a me pare che sul bene comune per eccellenza, l’acqua, o su un servizio essenziale come il trattamento dei rifiuti, sarebbe equo pagare non un euro di più rispetto al costo puro del servizio e dei necessari investimenti. Nessun profitto per favore.

Per ri-pubblicizzare l’acqua – come imponeva un referendum stravinto ma tradito – occorre un processo di una certa complessità. Si potrebbe almeno cominciare a pensarci. Ma sul ciclo dei rifiuti il processo è più semplice. E qualche città ha già fatto la scelta di assumere direttamente la gestione del servizio, per tutelare i diritti (e le tasche) dei suoi cittadini.
Un vero atto di coraggio e di sano realismo del Comune di Ferrara sarebbe questo. Far togliere le calotte. Ammettere di aver sbagliato i tempi e i modi. Chiedere scusa ai ferraresi per un metodo calato dall’alto, senza una vera consultazione e partecipazione. Ci pensi il sindaco: valuti seriamente la disdetta della concessione a Hera Spa del ciclo dei rifiuti.
Non sarebbe un piegarsi alle solite speculazioni di una minoranza dedita al cecchinaggio e al populismo di bassa Lega, ma un atto di responsabilità. Un modo per rispondere in modo civile e democratico ai buoni ferraresi che, giocoforza, si dedicano oggi al turismo del pattume.

L'INFORMAZIONE VERTICALE
osservatorio globale

L’occhio di periscopio

Il giornalismo online in questi ultimi anni ha innescato una profonda trasformazione del nostro modo di informarci. Le notizie sono immediatamente disponibili attraverso la rete, continuamente aggiornate, facilmente reperibili. L’informazione è abbondante, la cronaca è ampiamente garantita. Quel che risulta carente è una chiave di interpretazione dei fatti, uno strumento di analisi capace di fornire una lettura che si spinga oltre la superficie degli avvenimenti. FerraraItalia ha questa ambizione: offrire commenti, analisi, punti di vista che contribuiscano alla formazione di una più consapevole coscienza del reale da parte di ciascuno e a vantaggio di tutti, come imprescindibile condizione per l’esercizio di una cittadinanza attiva e partecipe. Ferraraitalia è un quotidiano indipendente globale-locale che sviluppa un’informazione verticale tesa all’approfondimento, perseguito con gli strumenti giornalistici dell’inchiesta, dell’opinione, dell’intervista e del racconto di vicende emblematiche e in quanto tali rappresentative di realtà più ampie, di tendenze, di fenomeni diffusi (26 novembre 2013)

Redazione

Direttore responsabile: Francesco Monini
Collettivo di redazione: Vittoria Barolo, Nicola Cavallini, Simonetta Sandri, Ambra Simeone, Carlo Tassi, Bruno Vigilio Turra
Segreteria di redazione: Paola Felletti Spadazzi

I nostri Collaboratori: Sandro Abruzzese, Francesca Alacevich,Alice & Roberta, Catina Balotta, Fiorenzo Baratelli, Roberta Barbieri, Grazia Baroni, Davide Bassi, Benini & Guerrini, Gian Paolo Benini, Marcello Bergossi, Loredana Bondi, Marcello Brondi, Sara Cambioli, Marina Carli, Emanuela Cavicchi, Liliana Cerqueni, Ciarìn, Riccarda Dalbuoni, Roberto Dall'Olio, Costanza Del Re, Jonatas Di Sabato, Anna Dolfi, Laura Dolfi, Francesco Facchiano, Franco Ferioli, Giovanni Fioravanti, Giuseppe Fornaro, Maura Franchi, Riccardo Francaviglia, Andrea Gandini,Sergio Gessi, Pier Luigi Guerrini, Sergio Kraisky, Francesco Lavezzi, Daniele Lugli, Carl Wilhelm Macke, Beniamino Marino,Carla Sautto Malfatto, Fabio Mangolini, Cristiano Mazzoni,Giorgia Mazzotti, Paolo Moneti, Francesco Minimo, Alice Miraglia,Corrado Oddi, Fabio Palma, Roberto Paltrinieri, Valerio Pazzi,Carlo Perazzo, Federica Pezzoli, Gian Gaetano Pinnavaia, Mauro Presini, Claudio Pisapia, Redazione, Francesco Reyes, Raffaele Rinaldi, Laura Rossi, Radio Strike, Gian Pietro Testa, Roberta Trucco, Federico Varese, Ranieri Varese, Gianni Venturi, Nicola Zalambani, Andrea Zerbini

Hanno collaborato: Francesca Ambrosecchia, Stefania Andreotti, Anna Maria Baraldi Fioravanti, Chiara Baratelli, Enzo Barboni, Chiara Bolognini, Marco Bonora, Francesca Carpanelli,Andrea Cirelli, Federico Di Bisceglie, Barbara Diolaiti, Roberto Fontanelli, Aldo Gessi, Emilia Graziani, Ivan Fiorillo, Monica Forti,Fulvio Gandini, Simona Gautieri, Camilla Ghedini, Roby Guerra,Giuliano Guietti, Gianfranco Maiozzi, Silvia Malacarne, Virginia Malucelli, Federica Mammina, Paolo Mandini, Giovanna Mattioli,Daniele Modica, William Molducci, Raffaele Mosca, Alessandro Oliva, Luca Pasqualini, Martina Pecorari, Giorgia Pizzirani,Andrea Poli, Valentina Preti, Alessio Pugliese, Chiara Ricchiuti,Riccardo Roversi, Nuccio Russo, Vittorio Sandri, Gaetano Sateriale, Valentina Scabbia, Arianna Segala, Franco Stefani,Elettra Testi, Ajla Vasiljević, Ingrid Veneroso, Andrea Vincenzi,Fabio Zangara

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