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C’è speranza se accade a Ferrara

 

Finalmente nella mia città un fine settimana come si deve. Non un assembramento ringhioso contro le misure anticovid, espressione incivile di un disagio profondo, che non trova adeguata, diversa risposta. Piccole iniziative, invece, dicono di una città nella quale i diritti di tutti vanno riconosciuti. E come tali c’è chi li sente.

29 ottobre, venerdì pomeriggio, in piazza municipio è la risposta alla bocciatura del Senato di un disegno di legge contro la discriminazione determinata da sesso, genere, orientamento sessuale. Una concittadina, segreteria nazionale di Arcigay, ricorda ai tanti intervenuti che una legge così era attesa da più di trent’anni. Una proposta era stata allora avanzata. Ci sono cittadine e cittadini che quotidianamente subiscono soprusi non per quello che fanno, ma per quello che sono. Se la libertà non è di tutti ci sono solo privilegi e soggezioni.

mediterranea

Sempre lo stesso giorno, ma alla sera, in una grande sala di fronte a un folto pubblico, Mediterranea sbarca a Ferrara. C’era già stata una prima volta a marzo per illustrare la propria attività. Denuncia la violazione dei diritti umani e si è assunta il difficile complito di monitore la situazione del Mediterraneo, con soccorso a chi vi si trova in pericolo. È un compito che la situazione dei paesi europei non agevola. Sostanzialmente non è mutata neppure in Italia, con il cambiare dei governi. Almeno non si assiste più all’oscena esultanza del Ministro dell’Interno per gli sbarchi impediti. È l’occasione di celebrare la formazione di un gruppo locale, uno degli equipaggi a terra, essenziali per l’attività degli equipaggi in mare.

30 ottobre, sabato mattina. È una piccola, privata, riunione rispetto a quelle ricordate. Per me è molto importante. Una dozzina di persone si incontrano, in maggioranza donne. Sono tutori volontari di minori stranieri non accompagnati. Si confrontano, partendo dalle loro concrete esperienze.
Sono riuniti in un’associazione, primo esempio in regione, nata da un corso di formazione e autoformazione del 2015. Da allora se n’è fatta di strada. Io sono invitato per l’accompagnamento che ho offerto sia nel primo che nel secondo corso e nella nascita dell’associazione. È un’attenzione che mi onora. L’associazione svolge un’opera di divulgazione e approfondimento sulla presenza dei minori, in particolare non accompagnati, tra i migranti. Anche quando lo sguardo si rivolge ad ambiti più generali – stamane è uscito il tema della tratta – sempre forte è il radicamento all’esperienza in corso. L’associazione si chiama Tutori nel Tempo,TnT, a significare che non vi è abbandono al passaggio alla maggiore età. È questo un momento particolarmente delicato. Cessa la protezione dovuta al minore e questi, da adulto, deve confrontarsi con le pessime leggi e disposizioni che in Italia – non solo in Italia – regolano immigrazione e condizione dello straniero.

Yaya Yafa

Nel pomeriggio dello stesso sabato un corteo, con una forte partecipazione di giovani lavoratori africani, si forma nei pressi dello stadio. Viene rapidamente ricordato il giovane Yaya Yafa e le circostanze della sua morte sul lavoro. Poi parte un corteo che raggiunge la piazza municipale. Parole d’ordine: Giustizia per Yaya, Lottiamo insieme per i diritti di tutti i lavoratori, Lottiamo insieme contro le discriminazioni. La promozione è di Amici di Yaya, Comunità africana, Cittadini del mondo. C’è molta commozione.

Yaya ha solo 22 anni, una moglie e un figlio di pochi mesi
da mantenere. È conosciuto da coetanei e famiglie, anche per la sua attività di calciatore in una squadra locale. Lavora come bracciante, iscritto alla Flai Cgil. Nella disoccupazione stagionale ha accettato un contratto di lavoro come facchino per sette giorni, o forse sarebbe meglio dire notti, all’interporto di Bologna. Proprio a metà del periodo muore schiacciato da un camion mentre è intento, nella notte del 21 ottobre, al carico e scarico di merci. L’inchiesta accerterà le responsabilità.

Quello che è certo è che le cosiddette morti bianche sembrano un bollettino di guerra, con i morti da una parte sola.

Il corteo si fa assemblea nella piazza municipale. Si susseguono ricordi di Yaya e testimonianze sulle condizioni di lavoro nell’Interporto dove il giovane ha trovato la morte. C’è anche un momento di preghiera proposto da un camionista: “Yaya per me era come un figlio. Era spesso a mangiare a casa mia. I miei familiari lo piangono. I morti sul lavoro vanno in paradiso”. Molto seguito e applaudito è l’intervento del segretario della Flai di Ferrara. Ricorda l’impegno del giovane nella ricerca di ogni occasione di lavoro. Dice dell’impegno sindacale per garantire dignità e sicurezza del lavoro, impedita da contratti brevissimi, senza alcuna formazione possibile. Ci sono contratti di un giorno, per persone contattate tramite Whastapp, dalla sera alla mattina.
Sono ragazzi prevalentemente africani, viene detto in diversi interventi. Accettano tutto – si dice – anche per il timore di non vedere rinnovato il permesso di soggiorno. “Bisogna rifiutarli, stare uniti. Hanno bisogno di noi. Possiamo spuntare contratti più degni”. In un grande striscione è scritto: “Protesta degli immigrati. Vivo qui, lavoro qui. Basta discriminazioni”. Così il pomeriggio del sabato si salda, contro una diversa non meno odiosa discriminazione, al giorno precedente.

flash mob manifestazione mimmo lucano

PER MIMMO LUCANO, L’ACCOGLIENZA, LA SOLIDARIETÀ.
Tanti ferraresi (ameno 600) al flash mob di piazza Castello.
Una valanga di firme (244.000!) sulla petizione online.

Ferrara, mille giorni fa

Tre anni fa, alla notizia del rinvio a giudizio di Mimmo Lucano, allora ancora sindaco di Riace, la società civile ferrarese – una lunga fila di gruppi, associazioni, partiti – si era subito mobilitata per Mimmo Lucano. Per esprimere solidarietà e vicinanza all’uomo e per difendere il Modello Riace, un’esperienza riuscita di solidarietà verso i nuovi immigrati e insieme di rivitalizzazione dei borghi italiani spopolati dall’emigrazione interna.

In quei giorni, il grande ‘fronte popolare’, aveva chiesto con una lettera aperta al sindaco Tiziano Tagliani (governava allora il Centrosinistra) di conferire a Mimmo Lucano la cittadinanza onoraria di Ferrara, proprio per la suo decennale impegno per l’accoglienza e la convivenza multiculturale.
Tagliani apprezzò l’intenzione ma non se la sentì di compiere quel passo, ma si impegnò ad avviare subito la procedura per gemellare Ferrara con la città di Riace. [ Vedi ferraraitalia del 20.10.2018]

A quanto ne sappiamo se ne fece poco o nulla. Anche perché a Ferrara, di lì a pochi mesi, le elezioni segnarono la storica vittoria del Centrodestra. La lega, e quindi Alan Fabbri e Naomo Lodi, com’è noto, su immigrati, Riace e Mimmo Lucano sono di tutt’altro avviso.

Ferrara, 2 ottobre 2021

Nei mille giorni trascorsi, l’attenzione sulla vicenda giudiziaria di Mimmo Lucano era molto calata. La cosiddetta società civile e democratica di Mimmo Lucano si era un po’ dimenticata: così succede quando i riflettori dell’informazione si spengono per occuparsi di notizie più ‘fresche’. Intanto il processo andava avanti, fino alle conclusioni della pubblica accusa e del collegio di difesa. Ferraraitalia ne scriveva il 28 settembre scorso, con un articolo che mostrava un certo pessimismo: “Che cosa succede al processo contro Mimmo Lucano?” [leggi Qui]

E da un processo “contro” non poteva che sortire che una condanna punitiva, spropositata, carica di un preciso significato politico e ideologico. Si è capito, infatti, subito che non era una sentenza solo contro l’ex sindaco di Riace, ma contro gli immigrati tout court, contro l’accoglienza, contro la solidarietà.

Immediatamente le coscienze si sono risvegliate. In tutte le città d’Italia è scattata una mobilitazione spontanea. Per Mimmo Lucano e per quello che rappresenta.

A Ferrara, la storica associazione Cittadini del Mondo ha emesso un comunicato chiamando tutti a raccolta in nome della solidarietà [Qui]. Dopo appena ventiquattr’ore, centinaia di ferraresi (600, forse di più) manifestavano in piazza Castello la loro vicinanza all’ex sindaco di Riace.
Un flash mob perfettamente riuscito e molto combattivo. Come testimoniano questi scatti.

 

Una valanga di firme per Mimmo Lucano

La petizione è stata lanciata pochi giorni fa, appena è stata resa nota la condanna in primo grado di Mimmo Lucano a 13 anni e 2 mesi di reclusione. Nella prima ora le firme erano già 10.000, e da allora il fiume di firme non s’è più arrestato.
Fra qualche mese Mimmo affronterà il processo d’appello, il collegio di difesa ha già presentato ricorso. Non lasciamolo solo.

Ecco come inizia la petizione Mimmo Lucano: colpevole di… SOLIDARIETÀ:
“Una valanga umana faccia sentire subito la sua solidarietà a Mimmo Lucano, condannato a più di tredici anni per il “reato” di solidarietà […] ”
Leggi e firma la petizione nazionale Mimmo, siamo con te[Qui]

Il 6 ottobre, alle ore 10,30 la petizione di solidarietà ha già raccolto 244.032 adesioni

RUSPE E DIRITTI UMANI:
come far passare un violento sgombero come “buona pratica”

Noi di Ferraraitalia eravamo presenti allo sgombero violento del Campo Nomadi di via delle Bonifiche, abbiamo visto il Vicesindaco Lodi troneggiare su una ruspa ad uso foto-ricordo, abbiamo sentito le dichiarazioni deliranti dei nuovi padroni di Ferrara e della fedelissima claque leghista. 

Oggi, anche noi rimaniamo allibiti dalla totale falsificazione, dal travisamento dei fatti da parte di questa fantomatica Associazione 21 luglio. Che nessuno conosce, che non ha mai messo piede a Ferrara, ma che ha evidentemente sponsor (politici) potenti ed entrature importanti, tanto da venire ascoltata da una Commissione del Senato della Repubblica. Ugualmente siamo stupiti e dispiaciuti che un quotidiano come Avvenire, un giornale e un corpo redazionale che abbiamo sempre stimato, si sia ‘bevuto’ la notizia falsa e pilotata politicamente, senza neppure alzare il telefono per fare le dovute verifiche.
Sotto riportiamo la risposta arrabbiata e dolente della
Associazione Cittadini del Mondo. La condividiamo parola per parola.
(Redazione di Ferraraitalia)

A Roma qualche giorno fa, alla Camera dei Deputati – apprendiamo da Avvenire.it del 13/9/21 –  l’Associazione “21 luglio”  ha presentato il libro “Oltre il campo : superamento dei campi rom in Italia”.  Il presidente dell’associazione Carlo Stasolla ha messo in evidenza le pratiche virtuose di 8 città, tra le quali Ferrara, che hanno superato i campi “integrando le persone e rispettandone la dignità”, insomma esempi virtuosi da indicare nelle linee guida.
Questo fatto sorprendente di citare il metodo ‘positivo’ ferrarese con le ruspe si è  ripetuto più volte nonostante varie smentite delle organizzazioni locali.

Già nel febbraio 2020 il Comune di Ferrara, su indicazione di Stasolla, era stato invitato, tra le Amministrazioni virtuose, alla Commissione per i diritti umani del Senato. In quell’occasione abbiamo scritto ai giornali e alla stessa Associazione 21 luglio portando anche testimonianze fotografiche del violento sgombero del campo.

Naomo Lodi con Ruspa
L’attuale vicesindaco fi Ferrara Nicola Naomo Lodi in posa sulla ruspa

Una storia alla rovescia che ha visto in successione: manifestazioni xenofobe sfociate nell’intervento immediato dopo-elezioni con il vicesindaco leghista – già noto in campagna elettorale per la sua maglietta “+ rum – Rom” – in bella posa su una ruspa; consiglieri comunali che invitavano ad usare mezzi ‘trincia-rom’; sostenitori  della Lega che si facevano fotografare con lanciafiamme contro i rom.

Ora anche la beffa: ci viene detto durante la stessa presentazione che Ferrara avrebbe “speso solo 12mila euro per superare l’area di via delle Bonifiche abitata da decenni da 44 sinti italiani”. Informazione chiaramente a scopo elettorale, di per se numericamente ridicola, forse questa è stata la spesa delle ruspe!

Corteo Lega contro campo nomadiNella realtà cittadina, abbiamo assistito ad una esplosione di fanatismo che ha coinvolto 44 persone, italiane, che hanno perso buona parte dei loro averi e sono state sparpagliate, sistemate provvisoriamente nella lontana periferia della città, in appartamenti comunali ripristinati per l’occasione e che hanno dovuto essere riforniti di tutto poiché quasi niente si è salvato del precedente insediamento dopo l’intervento delle ruspe (sempre presumibilmente con i 12mila euro di cui sopra).

Il diritto ad una casa dignitosa è fondamentale per tutti, per questo ci siamo sempre opposti a questo sgombero propagandistico che non ha mai prospettato una soluzione abitativa stabile, né inserimenti lavorativi, né miglioramenti di nessun genere.

Alcune organizzazioni di volontariato si sono preoccupate di tamponare gli effetti dello sgomberogarantire la scuola ai bambini e di mantenere, se non l’unità del gruppo, almeno l’unità di alcune famiglie. Questo intervento umanitario ha fatto comodo anche all’Amministrazione comunale che, con l’impegno degli altri, può vantarsi di non avere avuto gli sfollati per strada.

In questo quadro risulta incomprensibile il reiterato elogio dell’Associazione di Stasolla a queste pratiche violente, un tentativo di normalizzare una politica che ha poco in comune con l’integrazione e la dignità umana.

CITTADINI DEL MONDO
Ferrara, 16/09/2021 

Cover: L’attuale sindaco Alan Fabbri e il Vicesindaco Nicola Lodi (detto Naomo) guidano il corteo di sostenitori e simpatizzanti leghisti, per dare avvio allo sgombero. 

                                                                

FERRARA SI CONFRONTA SUI NUOVI PAESAGGI MIGRATORI
Un convegno che diventa piazza dell’amicizia sociale

Meno male che il numero 19 è ancora possibile associarlo  a eventi straordinariamente belli come il Convegno Franco ArgentoCulture e letteratura dei mondi. Si è tenuto venerdì 4 dicembre grazie  all’impegno costante del CIES Ferrara e della Associazione Cittadini del mondo, con la collaborazione del Comune di Ferrara e dell’IT “V.Bachelet” e con il  patrocinio del MIUR. Il titolo: Nuovi paesaggi migratori.
Si è tenuto nella forma del collegamento su piattaforma Youtube, ma dico subito che è stato possibile percepirlo non come un evento “a distanza”, al contrario. Si sono avvicendati relatori di provenienza, età e formazione culturale diversa: tutti generosi nel far sentire la loro voce e le parole, tutti capaci di coinvolgere gli uditori come attirandoli dentro uno spazio comune, dematerializzato ma palpabile. Ho provato entusiasmo.

Ora vorrei andare con ordine e dare conto della impeccabile conduzione di Paolo Trabucco e degli interventi, anzi mi verrebbe la tentazione di scrivere gli atti del Convegno. Non ho qui lo spazio per farlo e non è detto che ne darei il resoconto più efficace. Alessandro Manzoni insegna: ha evitato di scrivere un secondo libro, pienissimo di ragionamenti, obiezioni e risposte alle obiezioni sul suo I Promessi Sposi, nella convinzione “che di libri basta uno per volta”.
Mi allineo e decido di riportare i momenti che mi hanno entusiasmata. Tanto, il convegno è stato una fucina di idee, di dati rigorosi e di scenari sulla contemporaneità, una rete di pensieri liberi che mi fanno muovere dentro a una piazza ideale. In qualunque punto avvenga il mio ingresso, qualunque sia il percorso che faccio dentro la piazza posso assorbirne le voci e portarle a mia volta in giro caricandole di altre conoscenze, di aspettative e di speranza. Potrebbe essere intitolata all’orizzonte semantico del Convegno e chiamarsi Piazza dell’amicizia sociale. Ci potrei incontrare due insegnanti che hanno, il primo creato, il secondo animato le precedenti edizioni del Convegno: Franco Argento e Alberto Melandri.

Ascolto l’intervento dell’antropologo britannico Iain Chambers, autore tra gli altri del testo Paesaggi migratori, uscito in Italia una prima volta nel 2003 e di nuovo nel 2018, a cui si ispira il titolo del Convegno. La parola migrazione è utilizzata da lui  in modo ampio e libero: la migrazione non riguarda solo il nostro presente, è fenomeno antico, allo sguardo esperto del relatore risulta essere un elemento centrale nella formazione della modernità. La migrazione non segue e non ha seguito soltanto le rotte dall’Africa verso l’Europa, ma linee di movimento diverse e direzioni di marcia opposte a quelle che ci dicono gli stereotipi da cui siamo bendati. L’esempio che fa Chambers riguarda l’Algeria,  dove nel secolo scorso si erano trasferiti circa un milione di stranieri, tra cui numerosi nostri connazionali.
Algeria, così come Tunisia e Libia,  significano Mediterraneo, quel Mare Nostrum che da due millenni almeno viene mappato sulla base di categorie culturali ed economiche eurocentriche. Chi ha diritto di definire, di narrare la storia del Mediterraneo? Perché non superare l’ottica del colonialismo e attivare punti di vista differenti, restituendo simmetria al potere della narrazione, e riconoscendo per esempio alla lingua araba la legittimità di leggere l’assetto attuale di questa area del mondo? E poi, insieme alle lingue e alle letterature, quali mondi e quali integrazioni possono mettere in luce le altre arti! Quale viatico per leggere la complessità del nostro presente. Scorrono sul video immagini di danze, ascoltiamo un brano musicale intenso.  Mentre avverto che la voce e la musica della cantautrice palestinese Kamilya Jubran non mi sono familiari, penso che lo possono diventare.

Intervengono alcuni studenti del Liceo Carducci e più tardi altri del Liceo Ariosto e dell’Istituto ITI Copernico. Scopro che ‘gli Ariosti’ sono di una classe meravigliosa che ho lasciato due anni fa. Ora sono in quarta e li ritrovo sempre sensibili e preparati. Sono commossa, ma questa è un’altra storia.
Qui tutti i ragazzi che parlano sono informati, intensi e propositivi. Riportano l’attenzione al mondo che ci è più vicino, alla nostra provincia, alla nostra città, al Quartiere Giardino sul quale sono stati pubblicati due testi: la Guida turistica e Il viaggio in un quartiere multietnico. Nei loro interventi  sondano le cause della integrazione difficile tra ferraresi e immigrati, forniscono dati ma soprattutto aprono nuovi scenari in cui le differenze sono fonte di ricchezza per la comunità. Espongono le tante attività svolte negli ultimi tre anni da classi di ogni ordine di scuola, da circa mille studenti del nostro territorio. Raccontano le loro esperienze di incontro e di scambio con giovani come loro, con giovani stranieri carichi di storie. Come Kelvin, che viene da una città del Brasile e a Ferrara ha frequentato i corsi del Centro per l’istruzione degli adulti. Kevin propone di rivalutare il Quartiere Giardino anche attraverso le attività artistiche; come lui i ragazzi dell’ITI Copernico sembrano essersi messi d’accordo con Chambers e si esprimono cantano un pezzo rap di cui hanno composto il testo, un intenso testo poetico.

Si alternano ai giovani altri relatori esperti. Resto colpita dal taglio che Federico Faloppa ha dato al suo progetto Beyond the border, dove il concetto di confine viene presentato come uno spazio complesso che non coincide con la linea di frontiera comunemente intesa, ma comprende le aree in cui sostano le persone che migrano, le condizioni in cui vivono nel momento del passaggio, le azioni di controllo su di loro, le sovrapposizioni di lingue e di culture in movimento. I confini sono inoltre di vario tipo: ci sono confini visibili, quelli tracciati sulle carte geografiche, e confini che non si vedono, come quelli interni alle società, segnati per esempio dalle isoipse socioeconomiche.
Ce ne sono nella stessa città di Ferrara, come è emerso dalle parole degli studenti, e separano non solo i ferraresi rispetto agli immigrati ma anche i ferraresi tra loro.
I confini sono altresì studiati da Faloppa  come luogo di interrelazione, come spazio sociolinguistico della intermediazione. Quante lingue parlano correntemente molti migranti, che andrebbero valorizzate e condivise; quanti cartelli scritti in più lingue nei punti di passaggio tra un paese e l’altro, sulle barriere che i migranti cercano di superare mentre sono in fuga da guerre e violenze. Osservo le immagini di individui aggrappati a grappoli alle reti che li separano dalla loro meta, dal paese a cui vorrebbero accedere. Sono senza individualità e senza nome.

Sono flussi, ci ricorda Tahar Lamri: un’altra parola tutt’altro che innocente con cui sono designati. Da chi? Dalla lingua corrente con il suo appiattimento lessicale, dalle testate di alcuni giornali e da altri media. Occhio ai media, allora. Ecco i contributi del gruppo che si è costituito a Ferrara  nel 2010 per costituire un osservatorio sulle discriminazioni verso gli stranieri  che appaiono sui giornali e sugli altri mezzi di comunicazione. Ritrovo Adam e Shazeb: quanta strada hanno fatto le loro indagini sugli stereotipi, sulle fake news, sui titoli dei quotidiani che demonizzano i migranti; quanti incontri nelle scuole, quante pubblicazioni. L’ultimo loro report si occupa di etnic profiling, cioè della tendenza delle forze dell’ordine a intensificare i controlli sulle persone che appartengono a minoranze etniche. In questo periodo Covid, i giornali si sono occupati spesso dei controlli effettuati a causa della emergenza sanitaria; spesso questi controlli sono  mirati sugli stranieri e finiscono per includere i loro documenti e i permessi di soggiorno, come evocando il binomio immigrato uguale contagio.

Eppure, come anche Ibrahim Kane Annour ribadisce col suo stile accorato, sono migranti anche gli svizzeri, i canadesi o gli statunitensi che vengono in Italia. La migrazione resta il sintomo inevitabile degli squilibri tra le aree del pianeta, smettiamola con lo stereotipo del migrante che viene dall’Africa e magari porta con sé il pericolo di malattie. I migranti portano altresì nuove risorse, contribuiscono alle economie dei paesi di arrivo, hanno diritto di esserne parte come cittadini a pieno titolo.

Poi parla Nader Gazvinizadeh: è graffiante come lo ricordavo e attorno alla sua voce il silenzio sembra rapprendersi in una concentrazione totale su di lui. Ha ascoltato con attenzione tutti i precedenti interventi e dice agli studenti e ai giovani di Occhio ai media: per ognuno di voi ci sono migliaia di schiavi che lavorano nelle campagne del sud. Va guardata in faccia la realtà: il problema non è il razzismo, lo sono i crimini fatti in nome del razzismo. Dice: ammetto di essere razzista e per questo devo conoscere e combattere il mio razzismo; a questo scopo devo usare il mio coraggio, non per sbandierare il principio di uguaglianza e fuggire con ciò la diversità.
Come ha detto Chambers, le differenze possono coesistere in uno spazio senza separazione. I confini nel progetto illustrato da Faloppa sono aperti, sono porous borders.

Non posso non riportare almeno le fonti seguenti:
SITO CIES Ferrara: comune.fe.it/vocidalsilenzio/index.htm
Ultimo report di Occhio Ai Media [Vedi qui]

  • Iain Chambers, Paesaggi migratori: cultura e identità nell’epoca postcoloniale, Meltemi editore, 2003 e 2018
  • AAVV, Il giardino del mondo. Viaggio in un quartiere multietnico di Ferrara, Este Edition, 2020
  • AAVV, Il Quartiere Giardino di Ferrara. Guida turistica. Edizione multilingue, Este Edition, 2019

AI TEMPI DI UNA PANDEMIA NESSUNO È STRANIERO

da: Occhio Ai Media – Ferrara

In tanti paesi del mondo, la pandemia Covid-19 continua ad essere caratterizzata sia da intolleranza razziale che da pratiche discriminatorie da parte delle forze dell’ordine nei confronti delle minoranze etniche e culturali.
A Ferrara, già dai primi giorni della chiusura nel marzo 2020, la redazione di Occhio Ai Media, un gruppo di giovani attivisti che si occupa del monitoraggio del razzismo nella stampa italiana, aveva notato nei quotidiani locali della città numerosissimi articoli che collegano l’applicazione dei regolamenti Covid-19 ad operazioni di stop-and-search (fermo e controllo documenti) ed ordini di espulsione.
I risultati dell’analisi sono presentati nell’opuscolo, insieme ad una serie di riflessioni su questo modo di riportare le informazioni.

Introduzione al report 

In tanti paesi del mondo, le diverse fasi della pandemia Coronavirus continuano ad essere caratterizzate sia da manifestazioni di intolleranza razziale che da un’intensificazione delle pratiche discriminatorie da parte delle forze dell’ordine nei confronti delle minoranze etniche e culturali. A Ferrara, già dai primi giorni della chiusura nel marzo 2020, la redazione di Occhioaimedia – un gruppo di giovani attivisti dell’associazione Cittadini del Mondo che si occupa del monitoraggio del razzismo nella stampa italiana – aveva notato con preoccupazione nei quotidiani locali della città numerosissimi articoli riguardanti controlli Covid, stranieri, ed espulsioni.

Questi articoli (vedi i titoli all’inizio) suggeriscono un collegamento diretto fra il controllo anti-Covid ed i provvedimenti presi contro lo straniero, compreso il provvedimento di espulsione. Gli articoli stessi contengono numerosi riferimenti a varie trasgressioni amministrative – “omesso rinnovo del permesso di soggiorno per mancanza dei requisiti”, “inottemperanza al foglio di via”, ecc. – e ad altri reati che non hanno niente a che fare con l’emergenza sanitaria: “resistenza a pubblico ufficiale”, “detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti”, “sostituzione di persona” e così via.

Basandosi sulla metodologia applicata in “Sono solo parole”, un progetto condotto in collaborazione con l’Associazione Carta di Roma per il monitoraggio degli articoli sui temi dell’immigrazione e delle minoranze etniche comparsi sulla stampa locale ferrarese nei mesi precedenti alle elezioni amministrative del maggio 2019 (vedi https://www.occhioaimedia.org/), Occhioaimedia ha deciso di analizzare il contenuto dei tre principali giornali locali – Il Resto del Carlino di Ferrara, La Nuova Ferrara e Estense.com – durante il periodo del Lockdown.

I risultati sono presentati in questo opuscolo, insieme ad una serie di riflessioni su questo modo di riportare l’informazione sull’attività di controllo anti-Covid, che tende non solo a colpevolizzare le minoranze etniche per un fenomeno del quale sono vittime come tutti, ma anche a deviare l’attenzione dal lavoro esemplare svolto dalle forze dell’ordine nella lotta contro la diffusione del virus, caratterizzandolo come operazione di profilazione etnica.

Quello dei titoli elencati non è l’unico modo di presentare queste notizie: ad esempio, nei bollettini giornalieri della Prefettura di Ferrara, citati spesso negli stessi quotidiani locali, gli altri reati rivelati dagli agenti durante i controlli sono riportati semplicemente come ‘altri reati’, cioè fatti secondari.

Buona parte della stampa locale, in primo luogo Estense.com, ha informato tempestivamente sulle pratiche discriminatorie dell’Amministrazione comunale, specialmente nell’erogazione dei Buoni spesa (vedi capitolo “Buoni spesa a Ferrara” sotto). Lo stesso impegno professionale sarebbe molto importante anche nel riferire altri eventi, soprattutto quelli derivanti dai rapporti di polizia.

Per scaricare gratuitamente il pdf del report completo vai alla pagina di Occhio Ai Media  [Vedi qui]

E GLI ULTIMI SARANNO GLI ULTIMI
Emergenza Alimentare: Il vergognoso Ordine di Priorità della Giunta ferrarese

“Beati gli ultimi saranno i primi”, la frase – evangelica per antonomasia – valeva per la ‘scandalosa’ parabola degli Operai della vigna (sono andato a cercare il passo: Matteo 20,1-16). Il loro capo Salvini si fa fotografare con in mano il rosario e la madonnina, ma noi non pretendiamo che Sindaco e Vicesindaco e Giunta di Ferrara si comportino come Don Bosco o Teresa di Calcutta. Pretendiamo solo – è il minimo – che si comportino da persone serie e responsabili. Da rappresentanti eletti dei cittadini. Da servitori della Costituzione e delle leggi dello Stato. Che non facciano a Ferrara il contrario di quanto Governo e Parlamento decidono a Roma.

Invece no. La decisione della Giunta, l’ordine di precedenza per la distribuzione dei buoni alimentari, è di una gravità inaudita. Secondo chi governa Ferrara, i soldi messi subito a disposizione dal Governo per far fronte alla Emergenza Alimentare – al nostro Comune sono arrivati quasi 700.000 Euro – devono essere distribuiti “prima agli italiani”, prima ai ferraresi con il pedigree in regola .

Credo che chiunque, una persona normale, leggendo dell’Ordine di Priorità deciso, davanti a una assurdità, a una bestialità, a una cattiveria del genere, faccia davvero fatica a crederci. Pensa a un pesce d’aprile. Spera si tratti di una “svista”: leggo nel comunicato di condanna dei sindacati ferraresi. E’ come vedere uno sulla spiaggia, che continua tranquillo a fare il suo castello di sabbia, mentre sta per essere travolto da un’onda di tsunami alta venti metri: “Ma che fa? E’ scemo?”.

Ferrara (il cuore e il cervello dei ferraresi) sta insorgendo contro questo insulto all’umanità. “Restiamo Umani”, questo è il messaggio chiaro, preciso, anche arrabbiato, che oggi percorre come un tam-tam tutta la città. E sotto l’appello che chiede al Sindaco di revocare immediatamente questa scellerata decisione, si allunga la lista delle firme: decine e decine di associazioni, sindacati, gruppi, parrocchie, cooperative, imprese sociali, sezioni di partito, circoli, centri sociali e culturali.

A me però – sarà che non sono arrabbiato, sono Molto Arrabbiato – non basta la revoca dell’ “Ordine di Priorità”. Non si puo’ continuare a governare una città, dentro il diluvio della tragedia del Coronavirus, come se niente fosse. Non si può continuare ad agitare gli slogan sovranisti, populisti, egoisti, quando tutta Italia sta dando incredibili prove di vicinanza, attenzione, solidarietà. Non si può continuare imperterriti con le vecchie campagne anti-immigrati, anti-nomadi, anti-povera gente.

L’ultima decisione del Sindaco, Vicesindaco & company, come del resto tante altre esternazioni e campagne di Nicola Naomo Lodi, sembrano rivolte solo ai 1.197 elettori dello stesso (le sue preferenze). Ma a Ferrara vivono (con o senza residenza, con o senza permesso di soggiorno) circa 140.000 persone. Sono loro Ferrara. Siamo noi Ferrara: donne, uomini, bambini, anziani, disabili, immigrati, poveri, senza fissa dimora.

E visto che non sapete cosa significa ‘spezzare il pane’ quando il pane per tanti non ce n’è. Visto che questo governo cittadino – regolarmente eletto, ma incompetente, dedito alla propaganda e ai favori, palesemente inadeguato – non si  ricorda che Ferrara è tutto questo, che siamo tutti noi, a cominciare dai più deboli, è bene (urgente) che se ne vada a casa. Meglio un commissario di governo che assistere ogni giorno a una nuova vergogna. Date le dimissioni. Applicate a voi stessi il fatidico ‘Metodo Naomo’: datevi da soli un calcio nel culo e togliete il disturbo.

Segue appello

L’ORDINE DI PRIORITA’ AL TEMPO DEL CORONAVIRUS

Succede a Ferrara.
Sono finalmente arrivati dallo Stato 697.283 € per “misure urgenti di solidarietà alimentare (buoni spesa)” per soddisfare le necessità più urgenti dei nuclei familiari in difficoltà.
Il sindaco Alan Fabbri, dopo aver dichiarato “chi non ha mai chiesto aiuto non si vergogni a farlo” elenca i requisiti per poter avere questi buoni spesa.
Al primo punto, in ordine di priorità, non ci sono le difficoltà economiche, né le particolari situazioni famigliari o lo stato di necessità determinato dalle nuove tragiche situazioni, ma “avere la cittadinanza italiana”. A seguire, sempre in ordine di priorità, avere cittadinanza europea, permessi di soggiorno di lungo periodo, e via discriminando.
Il nostro Paese è travolto da una pandemia mondiale e sta facendo uno sforzo umano enorme, sforzo sostenuto innanzitutto degli operatori sanitari, per salvare vite umane e per mantenere la coesione sociale proteggendo le persone più esposte alla crisi, perché non si muore solo di covid-19.
La nostra Amministrazione Comunale non dà la priorità ai bisogni delle persone ma alle carte che possono esibire e non affronta le vistose disuguaglianze, ora ancora più evidenti ed odiose.
Stiamo parlando di buoni alimentari, stiamo parlando di cibo, stiamo parlando di fame, stiamo parlando di sopravvivenza.

La Giunta Comunale di Ferrara, vista l’emergenza, può dare un segnale positivo da subito per esempio, utilizzando i 400.000 € previsti per la recinzione parchi (per non parlare della spesa di un eventuale portavoce del vicesindaco) e convertirli in buoni pasto o in spesa farmaceutica o in vere mascherine sanitarie …. in beni di prima necessità.
Cerchiamo di avvisare i nostri amministratori: il virus non guarda i documenti e neanche la povertà guarda in faccia a nessuno.
Ci salveremo solo insieme.

CITTADINI DEL MONDO Nel mio Paese nessuno è straniero

Per firmare la petizione andate a questo link: 

[ APPELLO-PETIZIONE POPOLARE ]

:

ferrara-palestina

Le responsabilità dell’Occidente nella deriva bellica in Palestina

di Fabio Zangara

“Essere testimoni della verità”. Questo il concetto cardine delle manifestazioni per la pace in Palestina, che in questi giorni si sono svolte a Ferrara come in tutta Italia. Tra i protagonisti dell’iniziativa di piazza Trento e Trieste di mercoledì, la sezione Anpi “Vittorio Arrigoni” insieme alle associazioni Cittadini del Mondo e Giovani Musulmani Ferrara, Fiom-Cgil Ferrara e a diverse altre associazioni e collettivi studenteschi e culturali della città, tutti concordi nell’associarsi all’appello lanciato a livello internazionale che mira a fermare ogni ostilità fra le parti, stoppare i sanguinosi raid israeliani a Gaza, revocare l’embargo imposto da Israele alla Striscia e imporre il rispetto delle risoluzioni internazionali.
Una esigenza resa ancora più drammatica dalla scioccante notizia, giunta poche ore prima, della strage di quattro bambini palestinesi sulla spiaggia di Gaza dopo un attacco dal mare della Marina israeliana.

La condanna della scelta dell’opzione bellica, da qualsiasi parte essa provenga, è unanime: si tratta di una “guerra che è sopraffazione dell’uomo”, come ha affermato la rappresentante di Emergency Ferrara. Ed è proprio questa decisa presa di posizione ad essere rivolta alle potenze occidentali, che sempre hanno mostrato un atteggiamento di ‘silenzioso appoggio’ allo stato d’Israele, dalla sciagurata dichiarazione di Balfur del 1917 fino alle più recenti azioni di attacco come l’Operazione Piombo fuso (dicembre 2008 – gennaio 2009).

Riferendosi al rapporto fra le potenze occidentali e Israele, un esponente locale della comunità araba si è espresso mercoledì con chiarezza: “L’Occidente rappresenta e ha sempre rappresentato la ‘mano destra’ del governo israeliano. Francia, Germania e Italia sono le maggiori esportatrici di armi verso Israele e in questi ultimi tempi lo Stato israeliano sta diventando anch’esso produttore ed esportatore, grazie agli aiuti finanziari elargiti dai paesi amici e alleati”. Al riguardo, va ricordato il ruolo che l’Inghilterra ebbe nella decisione della creazione di uno Stato ebraico nell’attuale Palestina, in contrasto con le proposte dei più grandi intellettuali ed esponenti del sionismo storico, come Leon Pinsker, che aveva proposto come luogo del futuro stato ebraico una zona sul suolo degli Stati Uniti o della Turchia, o Theodor Herzl che aveva pensato all’Argentina e Moses Hess, filosofo tedesco, che addirittura aveva indicato il canale di Suez, proposta che fu subito rifiutata perché avrebbe infastidito gli interessi della Corona inglese.

Durante la manifestazione si è parlato inoltre del rapporto tra la questione israelo-palestinese e i mass media occidentali. “Nelle testate giornalistiche nazionali italiane è difficile trovare scritto un articolo ‘onesto’ riguardo i fatti politici interni, figuriamoci se c’è onestà intellettuale nel raccontare la questione arabo-israeliana. E’ deprimente vedere il silenzio della stampa statunitense e occidentale riguardo le azioni del governo israeliano, al di là delle azioni militari.” aggiunge il rappresentante della comunità araba ferrarese. I ragazzi della redazione di “Occhio ai media”, da anni impegnati a monitorare i mezzi di informazione, aggiungono che non sempre sono riportate le notizie nella loro integrità e verità; per esempio riguardo “i negoziati di pace, sempre sbilanciati a favore d’Israele, o le azione di embargo che Israele ha imposto alla Striscia di Gaza”, in cui è difficile reperire, per esempio, medicinali e materiali per la costruzione edile.

Edward Said, intellettuale palestinese, definì la questione israelo-palestinese l’ultimo taboo del mondo occidentale e sottolineò il potere dei gruppi di pressione ebraici negli Stati Uniti.
Nel 1992, quando George Bush senior ebbe l’ardire, a pochi mesi da una possibile rielezione, di minacciare Tel Aviv con il blocco di 10 miliardi di dollari in aiuti se non avesse messo freno agli illegali insediamenti ebraici nei Territori Occupati, i lauti finanziamenti dei gruppi di pressione pro-Israele furono devoluti al rivale Bill Clinton e nel conto finale dei voti Bush si trovò con un misero 12% dell’elettorato ebraico contro il 35% che aveva incassato nel 1988.
Altro concetto fondamentale emerso nella manifestazione è l’azione che il cittadino può intraprendere per manifestare il proprio dissenso verso il Governo d’Israele; viene sottolineata l’importanza del boicottaggio dei prodotti delle imprese e ditte israeliane operanti nei territori occupati.

E’ stata più volte ribadita, durante il presidio, l’importanza di una presa di posizione di solidarietà alla resistenza del popolo palestinese da parte delle istituzioni italiane e della comunità ebraica cittadina, a cui sarà inviata una lettera per sottolineare come “il silenzio possa costituire una pesante complicità alle sanguinose azioni di guerra”.

Mercoledì in piazza a Ferrara si è parlato anche di possibili soluzioni, conferendo importanza al concetto di costruzione e non di distruzione. A questo riguardo il rappresentante della Comunità araba dichiara: “Parlare di soluzione in questo momento è una barzelletta. E’ impossibile la convivenza tra un paese ‘extra’ forte e che ha sempre perseguito una politica di aggressivo espansionismo e un popolo che non ha nulla, se non la propria povertà. Se gli Stati continueranno ad appoggiare Israele non si giungerà mai ad una fine positiva del conflitto. Solo quando questi smetteranno di sostenere diplomaticamente ed economicamente lo Stato d’Israele si potrà raggiungere una soluzione”.

Viene messa in luce la ‘possibile soluzione’ di uno stato bi-nazionale, come teorizzato dal professor Edward Said. Una convivenza pacifica tra la comunità ebraica e araba è storicamente confermata dalle parole pronunciate il 16 luglio 1947 dal rabbino Joseph Shufutinsky, che testimoniò come il popolo ebraico e quello palestinese avessero vissuto in armonia, fino all’istituzione dello Stato d’Israele.
La soluzione va costruita con onestà intellettuale degli attuali contendenti e con il rispetto dei trattati Onu che impongono a Israele di rispettare quei confini territoriali che oggi sono ben violati. Una soluzione pacifica che va costruita con la giustizia, non con le bombe e immense sofferenze per le popolazioni civili.

palestina-ferrara
La manifestazione in sostegno della Palestina organizzata a Ferrara
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