Tag: Comacchio

DIARIO IN PUBBLICO
Ricordi versiliesi

Ricordo bene l’anno: 1956. I nonni adottivi decidono di trasferirsi a Viareggio ed aprire una piccola attività commerciale di fronte alla Pineta. Lei, la nonna Ghita, discendente dai conti Crispi, lui, il nonno Berto, direttore delle poste ferraresi e naturalmente cavaliere. Hanno una figlia, la zia Lina, bellissima ma claudicante. La famiglia del nonno è pisana e a Ferrara abitano l’appartamento al di sopra di quello dove son nato. Enorme. Quattordici stanze in parte requisite dalla guerra. Lì trascorro la mia solitaria fanciullezza e adolescenza con il cambio casa dal venerdì alla domenica. Regole severe: al cinema sì ma non con mio fratello e i suoi scatenati amici che fumano e rumoreggiano ( specie a vedere “Tarzan”) nei terzi posti. Al massimo un dignitoso secondi posti, da solo. Fra vecchie dame e anziani signori.

Ma a Viareggio le cose cambiano. Ben presto al bagno “Adriana” accanto all’orologio in Passeggiata mi trovo una ghenga di tutto rispetto e la bagnina, la vera potenza del bagno, non storce il naso se per dividere la cabina (obbligatoria) siamo in una quindicina tra ragazze e ragazzi e a lei tocca lavare tutti i costumi. L’altra potenza indiscussa è “la melaia” che, trasportando le mele caramellate lungo il litorale, ci annuncia l’arrivo degli “stranieri” che val la pena di conoscere.

Una vita da spiaggia impossibile da paragonare alla presente. Già il cambio di prospettiva tra la riviera romagnola e quella versiliese comportava un adeguarsi a nuovi riti e nuovi miti: a “Ritzzone” alias Riccione nella parlata romagnola, viale Ceccarini, il “Florida”; a Viareggio i locali della “Capannina” e della “Bussola” che nulla dicevano agli ammiratori scatenati delle straniere e al tipico bagnino palestrato che faceva strage di cuori tra Rimini e Cattolica. Nella ghenga viareggina qualche figlio di potenti ci fece avere la tessera d’ingresso gratuito alla Bussola e dopo aver traccheggiato almeno fino alle una di notte in Passeggiata si inforcavano lambrette, vespe e al caso le biciclette e ci si trasferiva nel luogo magico. Naturalmente impossibile sedersi a un tavolo causa mancanza di dané. Se non si ballava fino allo sfinimento, bisognava appoggiarsi con naturalezza al bancone del bar e far finta di osservare il movimento con occhio falsamente distratto mentre il cuore si scioglieva a sentire Mina o addirittura la immensa Marlene Dietrich. E ballare cheek to cheek sfiorando Paola del Belgio slimonante col suo bel futuro re o i rappresentanti di qualche Agnelli giovane conosciuto solo da pochi lettori della pagina gossip della “Nazione”  mentre noi, vagamente di sinistra, si leggeva “Il Tirreno”.

Ma le mode cambiavano anno dopo anno. Il fotografo della Passeggiata ci immortalava  abbronzati e felici d’estate o, durante il carnevale, con i costumi presi a nolo per la festa immancabile al Principe di Piemonte. Ma non si era più in ad ammucchiarsi dalla Adriana. Bisognava spostarsi alla città- giardino un orrido e lussuoso quartiere tra Viareggio e Lido di Camaiore. Qui travolti da un insolito destino d’agosto i flirt diventavano più impegnativi, spuntavano le prime utilitarie e il vero snob si spostava a Lerici o a Tellaro: andata e ritorno in giornata naturalmente sulla nazionale e non certo in autostrada con colletta generale per la benzina.

L’Università stava per finire e le soste a Viareggio dei nonni sempre più lunghe in tempi non festivi permettevano le biciclettate lungo la battima per raggiungere il caffè Roma al Forte dei Marmi e, confortati dalla presenza aleggiante di Montale, ci si sedeva a leggere la traduzione dell’Ulisse di Joyce sotto le molli ombre dei platani. Poi da Pietrino a mangiare la focaccia o al mercoledì al mercato dove fare un pensiero sui cachemire ( i primi) a prezzi abbordabili.

Sono decenni che non passo le vacanze in Versilia. Le ultime al Bagno Liù dietro il tendone di “Bussola domani”. Qui approdavano Maestri insigni. La casa del bagnino occupata da Paola Barocchi e da Nencioni suo cognato. Una vita semplice fatta di bagni, di sole e di gelati da mangiare ai “Sorci verdi” del Lido di Camaiore. Poi l’ammissione al caffè Roma dove l’aperitivo era condiviso tra elette discussioni con Domenico de Robertis, Adelia Noferi, Piero Bigongiari e talvolta Mario Luzi di passaggio. Ormai “La Bussola” o “La Capannina” stavano tramontando e con esse il senso del ballo inteso non come ora sostitutivo di una  intensa attività fisica. La sua morte era stata decretata dal finale della “Dolce vita”. Le notti versiliesi cambiavano di rotta. Era più credibile passare i pomeriggi al “Caffè Margherita” a parlare d’arte o di letteratura, riesumare l’arte di Lorenzo Viani o procurarsi a ogni costo il biglietto per la serata conclusiva del Premio Viareggio. Spingersi fino a Bocca di Magra sulle tracce di Montale o di Byron e ricordarsi che lì approdavano Vittorini e Sereni e Pavese invano aveva tentato di raggiungere gli amici nell’agosto del Cinquanta.

La mia educazione versiliese finisce lì tra i profumi indimenticati della pineta e le ultime escursioni tra Sarzana e Colonnata. Ora rimangono solo i ricordi di luoghi amatissimi che forse non saranno più quelli che ho conosciuto  ma che ti hanno insegnato a credere nel potere della bellezza e della civiltà.

…E la cronaca del giorno ai Lidi

Appena inviati al giornale i ricordi di una vita da spiaggia di tanti anni fa, ecco che oggi al Lido degli Estensi si scatena la tempesta perfetta consegnando quel che avviene sulle spiagge (a cronache mute, non riportate dai giornali) e fissando per sempre una immagine vergognosa di quel che succede nell’ormai riclassificato Laido, ma soprattutto a coronare la vicenda, mettendo in luce quella razza di “itagliani” che si definiscono villeggianti e che oggi hanno avuto un gran divertimento ed eccitazione per il loro teatro gratuito.

Già dal primo mattino le polpute dame e i curiosi si accalcavano attorno ai baracchini dei dannati della terra che promettevano ulteriori sconti ferragostani. Il mare era completamente nascosto dalle improvvisate estensioni di merce contraffatta e si vedeva solo un immenso palcoscenico di natiche e corpacci sudati tutti intenti ai tristi traffici. Improvvisamente i caporali danno il segnale; ma troppo tardi. Irrompono di corsa dalle passerelle dei bagni una decina di poliziotti che si mettono ad inseguire gli abusivi. Spettacolarmente alcuni di loro si gettano in acqua con la mercanzia, altri fuggono inseguiti da ragazzi in blu che sembrano appena usciti da qualche gara di corsa. Uno viene preso e ammanettato tra i lamenti dei caporali e lo sguardo smorfiosetto delle dame che commentano: “Almeno la polizia ha uno stipendio fisso, questi poveracci non hanno niente!!!” A pensare che chi dovrebbe essere punito sono proprio loro: gli sconsiderati compratori degli stracci firmati. Ecco allora che non i blitz della polizia sono necessari, ma la severa applicazione delle multe ai compratori del falso lusso. Ma il solito sindaco di Comacchio non aveva promesso multe altissime agli sventati e irriducibili compratori di schifezzine? Perché non si applica il provvedimento? Perché ci si limita a minacciare per gattopardescamente non cambiare nulla?
E di fatti stamane i fagotti son più numerosi, le distese, più ampie pigramente sciorinano la loro merce e gli “itagliani” comprano, comprano scuotendo il loro lardo pr rassicurarsi che tutto va ben signor la marchesa…
Prima considerazione: perché solo davanti a certi bagni si vede l’affollamento degli abusivi? Seconda considerazione: la Carife del Lido oggi non distribuisce i soldi prelevati col bancomat. L’Unicredit ne distribuisce solo 150. Siamo in Grecia?

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IMMAGINARIO
Sbarca Garibaldi.
La foto di oggi…

Adesso è una spiaggia, 166 ani fa un attracco per lo sbarco di Giuseppe Garibaldi e della moglie Anita. A Piallassa, sulla riva tra i lidi ferraresi di Comacchio e Ravenna, l’eroe dei due mondi approda proprio un giorno come quello di domani, 3 agosto, ma del 1849. Braccato dalle truppe austriache, che lo intercettano al largo di Cesenatico, Garibaldi riesce a sfuggire grazie anche all’aiuto dell’amico Nino Bonnet. Tappe fondamentali, quelle comacchiesi, per la nascita del Regno d’Italia del 1861.

Il Comune di Comacchio lo ricorderà domani in collaborazione con l’associazione Amici del capanno di Garibaldi: alle 9.30 la deposizione di una corona di alloro davanti alla lapide di Giuseppe Garibaldi (Loggia del grano di Comacchio, di fianco alla Torre civica dell’orologio); alle 10 la deposizione di un’altra corona sulla tomba di Nino Bonnet (cimitero di Comacchio); alle 10.30 il momento celebrativo nella piazza intitolata proprio al 3 Agosto a Porto Garibaldi e il saluto delle autorità davanti al monumento di Anita e Garibaldi, in viale Ugo Bassi; alle 11 saluto conclusivo davanti al Capanno di Garibaldi, sul lungomare di Lido delle Nazioni (si raggiunge dalla Statale Romea Nord in direzione Ravenna, zona industriale del porto).

OGGI – IMMAGINARIO RICORRENZE

capanno-garibaldi-comacchio-ravennaOgni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

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Ciao, Remo Brindisi.
Foto di oggi…

Addio a Remo Brindisi il 25 luglio 1996. E’ nella sua Casa museo di Lido di Spina, sulla costa adriatica, che l’artista trascorre ogni estate dal ’73 a questo giorno di luglio di 19 anni fa. Se la fa costruire lui, la villa, negli anni tra il 1971 e il 1973 su progetto di Nanda Vigo, architetta e designer nonché moglie dell’artista concettuale Piero Manzoni. All’interno, oltre ai dipinti dell’artista, centinaia di opere di autori moderni come Boccioni, Dalì, De Chirico, De Pisis, Picasso. E questo spazio Remo Brindisi lo vuole proprio per mettere insieme le arti e condividerle.

La sua collezione nasce con l’idea di condivisione. Lo racconta Elenora Sole Travagli nel libro “Villa Brindisi, un’astronave nella pineta” con le belle fotografie di Marco Caselli Nirmal per l’edizione LineaBn del 2010, ora – ahimè – esaurita. In queste pagine si scoprono le origini della raccolta e, quindi, del museo attraverso il racconto di Brindisi: “Erano gli anni ’50, a Milano, e mi accorsi subito che diversi miei collezionisti compravano sì opere di artisti importanti, come Modigliani e Campigli eccetera, ma non li amavano, non li capivano. Non avevano mercato, o molto poco, preferendo lanciare me e vari altri colleghi giovani, che costavamo molto meno. Approfittai di questa situazione e comincia a ‘trafficare’: davo un mio quadro grande in cambio di uno piccolo di un pittore anziano, davo un mio quadro piccolo in cambio di un disegno futurista o novecentesco, o straniero… Mi trovai in possesso di un centinaio di opere, che sistemai in un garage preso in affitto. Poi, i garage affittati e pieni, divennero due, tre…”. Fino alla Casa museo ora a Spina.

Casa museo, via Nicola Pisano 51 a Lido di Spina, nel comune di Comacchio (Ferrara). In luglio e agosto aperta tutte le sere escluso il lunedì, ore 19-23. Ingresso a pagamento. Info allo 0533 311316 o, alla sera, allo 0533 330963.

OGGI – IMMAGINARIO RICORRENZE

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Ferrara mare.
La foto di oggi…

In attesa della Bike Night, la pedalata notturna che il prossimo 20 giugno andrà da piazza Ariostea a Lido di Volano, la nostra giornalista Monica Forti è andata ad esplorare il Parco del Delta ovviamente su due ruote con una guida speciale, Alberto Lealini di Deltaciclando. A breve potrete leggere il suo articolo sul nostro Quotidiano.

La guida turistico-ambientale conosce i segreti più suggestivi delle tante oasi che rendono unico il delta, pedalare lungo gli argini, in mezzo alle valli alla scoperta delle saline fino alla finestra dei fenicotteri di Valle Campo è un’esperienza che riconcilia con la natura e disvela la storia di un mondo nel quale l’uomo si è misurato con forza del grande fiume e del mare con i quali vive ancora simbiosi.

La foto è di Luca Pasqualini ed è il nostro saluto a tutti gli igers che ci hanno seguito per una settimana dal profilo Instagram del Comune di Ferrara, @comunediferrara, nell’ambito del progetto #MyFerrara.

Cos’è Instagram? E’ un’applicazione per smartphone che permette di scattare foto, aggiungere effetti e condividerle nella comunità di Instagram, ma anche su tutti i principali social network come Facebook e Twitter.

Cos’è #MyFerrara? E’ un’iniziativa dell’Agenda Digitale del Comune di Ferrara in collaborazione con il gruppo Igers Ferrara (gli utilizzatori ferraresi di Instagram) per avvicinare i cittadini alle pubbliche istituzioni attraverso i social network. Ferraraitalia è il primo media partner ufficiale di #MyFerrara. Chiunque può candidarsi a gestire il profilo @comunediferrara per una settimana. Tutti i dettagli sulla pagina del progetto [leggi].

Cos’è un hashtag? La parola deriva dall’inglese hash (cancelletto) e tag (etichetta). Sono parole chiave che, inserite nei post di alcuni social precedute dal simbolo #, permettono di indicizzarli. Cercando quelle parole, verranno fuori tutti i post che le contengono, provate con #ferraraitalia, e usatelo a vostra volta!

#comunediferrara #MyFerrara #Ferraraitalia #ferrara #igersferrara

OGGI – IMMAGINARIO MYFERRARA

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foto di Luca Pasqualini
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L’APPUNTAMENTO
La poetica degli ultimi. Don Stoppiglia prete-operaio presenta il suo nuovo libro

Torna a Comacchio, dove ha fatto il parroco dal 1965 al ‘75 don Giuseppe Stoppiglia, fondatore e presidente dell’associazione Macondo [vedi], la cui sezione cittadina unitamente al comitato Piazza del popolo, è promotrice dell’appuntamento di venerdì. Alle 16.30, il prete operaio che lavorò alla metalmeccanica “Riva – Calzoni” di Bologna, divenne sindacalista e poi formatore dei dirigenti della Cisl, sarà alla biblioteca Muratori di palazzo Bellini per presentare il suo libro “Vedo un ramo di mandorlo…” (ed. Macondo). Ad accompagnarlo durante l’incontro sono il docente di filosofia Gianfranco Arveda, gli studenti universitari Giovanni Teofilo T. Cavalieri, Andrea Mantovani e Serena Maria Carli.

Nella prefazione di Leonardo Boff c’è una frase rivelatrice dell’intero significato degli scritti di Stoppiglia per il quale ogni incontro “fotografato” appartiene alla “ricerca laica dell’ amore di Dio dentro l’umanità”. Cuore e spirito sono le facce di un’identica medaglia, rappresentativi di una teologia narrativa, si legge nella presentazione, commovente quanto convincente. Il sacerdote fruga nella quotidianità, fa sue storie tragiche, dedicando particolare attenzione a quelle delle donne, ne esalta il superamento e invita al rispetto dell’universo femminile, passaggio indispensabile per raggiungere quello di se stessi.

C’è tenerezza per gli ultimi, gli abbandonati, i più poveri e durezza verso il sistema consumista tanto potente da risucchiare i giovani rubandone gli ideali e sprofondandoli in una crisi di valori che ormai pervade gran parte della società. Risultato: disincanto, solitudine, disorientamento. Tre parole che ben descrivono i convincimenti del sacerdote la cui guida fece cresce in molti giovani comacchiesi il senso della cittadinanza attiva e la consapevolezza di quanto sia importante mantenere e privilegiare salde relazioni umane.

La penna di Stoppiglia non risparmia critiche alla chiesa istituzionale che stringe l’occhio al potere e alleanze con i potenti. E, allineato al pensiero di Papa Francesco, ricorda come il perdono e la misericordia siano il cuore della sua missione.

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IMMAGINARIO
Quando vince la natura.
La foto di oggi…

Un meraviglioso uccello azzurro e verde che vola libero nella natura incontaminata di una foresta in Costa Rica. E’ questa l’immagine simbolo del Festival Internazionale della Fotografia Naturalistica di Comacchio che si è svolto nei giorni scorsi nei luoghi più suggestivi del Parco del Delta.

Ne avevamo parlato qui [leggi].

Si tratta della fotografia – dal titolo evocativo Bird of the Aztec Gods (L’uccello degli Dei Aztechi) – scattata dal fotografo svedese Jan Pedersen che si è aggiudicato il premio assoluto del 9° Concorso Internazionale ASFERICO 2015.
Il concorso ha visto la partecipazione di fotografi provenienti da tutto il mondo che hanno immortalato uccelli, animali, paesaggi, forme e piante che vivono nei luoghi più sconosciuti e remoti del globo.

Il festival si è concluso, ma il teatro naturale del Delta rimane, pronto a farsi immortalare in ogni momento dagli appassionati di birdwatching. Il programma delle prossime iniziative nel Parco è consultabile qui [leggi].

OGGI – IMMAGINARIO NATURA

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

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foto di Jan Pedersen
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Comacchio, i Cinque stelle: “Con la cementificazione non si fa sviluppo”. Il sindaco: strumentalizzazioni

“Lo sviluppo non può essere considerato tale quando esiste la possibilità di gettare altri metri cubi di cemento. Ci sono strategie a impatto zero e, per quanto ci riguarda, sono le uniche da perseguire. Smetterla con il consumo del territorio è un punto di forza della nostra politica”, taglia corto Raffella Sensoli, consigliera regionale 5Stelle, che con un’interrogazione alla giunta emiliano-romagnola ha chiesto di verificare la correttezza dell’operato di Comune di Comacchio, Provincia di Ferrara e Parco del Delta del Po coinvolti nel discusso capitolo “Contratto di sviluppo – Turismo nel Delta” stretto quasi in concomitanza con il licenziamento dell’ultima stazione del Parco del Delta del Po, quella di Comacchio centro storico. “ Prima di tutto chiediamo la sospensione di qualsiasi modifica o approvazione legata a nuovi progetti. E’ un modo per cautelarsi, ci sono ancora diversi ricorsi aperti – precisa – Ci sono stati cambi di destinazione d’uso dei terreni e va da sé il dubbio legato al rischio di una cementificazione selvaggia”. Nessuna strumentalizzazione da parte di Legambiente si affretta a precisare: “Il sindaco Fabbri, che incontrerò a breve, si sbaglia. Ho letto i documenti e lavorato su dati oggettivi e, quando si parla di territorio, vorrei capire se ci sono state delle irregolarità anche nei confronti della Regione. In ogni caso, ripeto, fin quando non ci sarà la più totale chiarezza sarebbe bene sospendere qualsiasi operazione per evitare danni permanenti”.

Al centro dell’interrogazione c’è il maxi progetto giocato tra interventi edilizi e produttivi messi in campo da una cordata di imprenditori. “In testa c’è la società che fa capo al gruppo Tomasi – prosegue – i progetti presentano una serie di incongruenze formali e di sostanza che avrebbero bisogno di ulteriori approfondimenti”. L’esplorazione di leggi, leggine e normative comunali, provinciali e regionali, è d’obbligo per la Sensoli, c’è bisogno di sgomberare il campo dal caos e capire quale sia la posizione della Regione su quanto sta accadendo nel Comacchiese. “Nonostante il Comune di Comacchio nel documento preliminare del Piano strutturale comunale, abbia ammesso la presenza di un quadro complicato e contraddittorio, e forse in parte anche illegittimo, in relazione alle norme e previsioni urbanistico-territoriali – scrive Raffaella Sensoli nella sua interrogazione – il Comune sta procedendo verso la stipula di accordi con gli imprenditori dei progetti edilizi”.

Secondo la pentastellata l’approvazione di alcune delibere, oggi oggetto di 11 ricorsi, non sembra rispettare parte dei requisiti richiesti dallo stesso consiglio comunale. Motivo per cui la Sensoli è determinata ad andare in fondo. “La situazione è dominata dall’incertezza, tuttavia si stanno trattando progetti edilizi che comporterebbero varianti al Piano regolatore per trasformare le aree agricole in terreni dove ospitare strutture ricettive – spiega – Il consiglio ha approvato modifiche al regolamento edilizio con le quali si pretende di cambiare le destinazioni d’uso di terreni destinati dal Prg a soli campeggi, in terreni destinati a ‘campeggi-villaggi turistici’, variando inoltre gli usi di altri terreni destinati a ‘villaggi turistici’ in terreni per ‘centri vacanze’”. Un passaggio via l’altro per introdurre infine “strutture simili alle case mobili, ma installate fisse al suolo a cura di agriturismi in deroga alla normativa regionale”, sottolinea. “Crediamo che prima di tutelare l’interesse dei privati, la Regione si debba adoperare perché le norme di salvaguardia e tutela del paesaggio e dell’ambiente non vengano calpestate”.

La risposta del sindaco di Comacchio

La mossa della consigliera ha suscitato la reazione del sindaco Marco Fabbri, eletto in quota 5Stelle e scomunicato dal movimento di Grillo qualche tempo fa.
“L’interrogazione è un semplice copia-incolla del ricorso presentato da Legambiente lo scorso anno, il 30 luglio il Tribunale amministrativo regionale ha rigettato la sospensiva – dice – non c’erano i presupposti per sospendere il Piano di stazione del centro storico del Parco del Delta Po tuttora vigente”. Il piano, ricorda il sindaco, è stato licenziato dopo 20 anni di gestazione nel 2014. “E’ successo grazie a un forte impegno di Regione, Provincia, ente Parco e su forte impulso del nostro Comune – continua – Il piano è stato pubblicato sul bollettino ufficiale della Regione il 13 febbraio del 2013, dopo di che sono pervenute oltre 60 osservazioni di privati e interessati a vario titolo. Nonostante la forte valenza ambientale del Piano non è arrivata alcuna osservazione da parte del Movimento 5 Stelle regionale, né tanto meno risultano inviate interrogazioni al Presidente della Regione e alla Giunta”.

La questione è dunque politica? “A distanza di oltre un anno e soltanto dopo la nostra espulsione, il Movimento 5 Stelle regionale ha pensato di contestare il piano, quando avrebbe potuto farlo in tempi, modi e sedi previsti per legge”. Il tono è piccato ed è più che plausibile, gli interessi in ballo sono tanti e diversi. “Rispetto al merito della vicenda, stiamo lavorando a pieno ritmo, portando avanti con determinazione uno dei punti del programma elettorale, con la ferma volontà di arrestare il consumo del territorio, al quale abbiamo purtroppo assistito negli ultimi decenni – prosegue Fabbri – Si è data semmai un’accelerata al processo virtuoso di riconversione e riqualificazione delle seconde case con la realizzazione di residenze turistico-alberghiere, secondo la concezione dell’albergo diffuso”. Le contestazioni del Movimento 5 Stelle, lo lasciano “basito” perché sposano la tesi di una guerra contro i campeggi. “Affiancano di fatto il pensiero del circolo locale di Legambiente, che definisce consumo di suolo anche la semplice realizzazione di aree per la sosta dei camper – spiega – Ho parlato ieri telefonicamente con la consigliera regionale Sensoli alla quale esporrò la vicenda che le è stata illustrata in modo strumentale e distorto da Legambiente”. E ancora: “Dato che le strutture ricettive all’aria aperta sono la principale fetta dell’industria turistica locale, il motore dello sviluppo del territorio, vista la grave crisi della pesca, – conclude – sono certo che verranno comprese le necessità di garantire prospettive di crescita anche attraverso l’ampliamento dei campeggi, tanto più che quelli di nuova generazione sono concepiti con metodi assolutamente ecosostenibili e nel pieno rispetto dell’ambiente”.

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Presente precario: lo zapping del sindaco fra passato e futuro

Il mondo cambia, Ferrara anche. Lo si voglia o no, la città deve uscire dalle propria mura e trovare un nuovo equilibrio tra Bologna, Comacchio e il centro est emiliano. Tre punti cardinali di una dimensione geofisica, oltre che economica, imposta dall’abolizione delle Province e calata in una realtà ancora profondamente legata ai campanili. Restare ancorati ai propri confini è una questione culturale, d’abitudine e di organizzazione sociale, ma il modello va superato. Lo pretende il futuro, così come richiede il rafforzarsi di un’identità dei Comuni della provincia, da sud a nord, per favorire lo sviluppo e frenare il rischio di finire in coda a realtà più incisive e dinamiche, che potrebbero metterci alla corda ancora di più di quanto già non siamo. La missione è complicata, ma non si può fare diversamente.

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Il sindaco di Ferrara Tiaziano Tagliani

Lo ha spiegato a più riprese il sindaco Tiziano Tagliani nel corso del colloquio con responsabili e giornalisti dei media cittadini (Cristiano Bendin Il Resto del Carlino, Stefano Scansani La nuova Ferrara, Marco Zavagli Estense.com, Stefano Ravaioli Telestense, Monica Forti Ferraraitalia.it) organizzato da “Think Tank – Pluralismo e dissenso”. Oggi Ferrara gioca la sua partita facendo della stabilità di governo un valore indispensabile per superare lontananze e divisioni storiche, ancor più accentuate nei paesi della provincia estense, e Bologna realtà metropolitana a cui siamo legati soprattutto per la mobilità. Sono realtà lontane per cultura, ma nell’assetto politico nel quale ci stiamo addentrando, devono stare insieme e i sindaci di Comacchio e Cento, partecipare al disegno istituzionale per il bene di tutti. “E’ difficile pensare che Goro avverta un legame con la città metropolitana e lo è altrettanto credere che un sindaco metropolitano faccia gli interessi di Ferrara – ha detto – In questo quadro bisogna capire con cosa si vuole riempire l’area vasta, Merola chiederà di rafforzare la relazione con il centro-Emilia, ma se non c’è un disegno equilibrato si finirà con il sciogliere la regione”. La sfida è servita.

Due ore tra domande e risposte dalle quali sono emerse la speranza di un lieto fine della disastrosa vicenda della Cassa di Risparmio. “La cattiva gestione dell’istituto ha fallito, i contraccolpi si sono sentiti anche in altre città, Genova, Asti – ha spiegato – C’è stato un momento in cui sembrava esserci un acquirente e avevo chiesto una pluralità d’offerta, ma è tutto. Nessuna pressione, ognuno deve fare il proprio mestiere. La politica è rimasta fuori dalla Cassa da almeno 16 anni e l’attuale situazione è identica a quella di un’asta immobiliare”. Sul fronte della chimica ha sottolineato le difficoltà di realizzare un polo “verde”, l’intenzione è quella di proseguire nelle operazioni di bonifica, ma resta il problema di trovare chi investa in un settore fermo in tutt’Italia. Quanto alla possibilità di nuovi insediamenti imprenditoriali, Tagliani è stato chiaro, un sindaco può sollecitare le occasioni, snellire il più possibile la burocrazia per invogliare gli imprenditori a mettere radici nel Ferrarese, ma la decisione finale spetta sempre a chi tiene i cordoni della borsa. Qualche volta va male e qualche altra meglio come nel caso di Manifatture Berluti, scarpe artigianali di alta qualità a, che ha fatto base a Gaibanella e pensa di allargarsi in un prossimo futuro. Non è certo fabbrica dai grandi numeri, ma rientra nell’ambito di un mercato di nicchia prestigioso capace, grazie ai prodotti di lusso, di reggere le contrazioni del mercato.

Nello zapping tra passato e futuro il sindaco, ha ricordato il tramonto delle imprese di costruzioni incapaci di competere con il mercato, ma ha salvato la “buona eredità”: “Abbiamo una città della cultura che continua ad andare avanti, perché l’idea era ed è buona”, ha precisato. C’è l’intenzione di affiancare al Palazzo dei Diamanti, immagine di punta del turismo culturale, un ristrutturato Palazzo Massari da trasformare in un tempio dei “saperi” ad uso cittadino. E proprio dove la cultura s’intreccia con il turismo, sotto il cappello del riconoscimento Unesco e nell’attesa dell’approvazione del progetto Mab (Man and biosphere) del Delta, da cui a giugno dovrebbe nascere una riserva naturale, il destino di Ferrara appare legato a doppio filo con quello di Comacchio, che solo lo scorso anno, a riforma delle Province avvenuta, ha votato il referendum per passare sotto quella di Ravenna. Ma i matrimoni, si sa, alle volte sono d’interesse, superano i dissapori e sfociano in alleanze tra business e politica. Soprattutto a fronte di certi sintomi. Un esempio? La politica delle grandi mostre si scontra con budget assottigliati e rischia di andare compromessa dall’intraprendenza di altre città, che mettono in scena più di un’esposizione di richiamo a pochi chilometri da Ferrara, “rubandole” turisti, visitatori e incassi. Il valore estetico di Ferrara non si mette in discussione, ma bisogna renderla particolare, unica e vendibile.

“Allargare il centro storico riqualificandolo è una cosa di interesse collettivo – ha precisato – vorrei poter convincere i commercianti che più è grande più la città ci guadagna. Dobbiamo spingere per la sua bellezza”. Sgomberare il “listone” dalle bancarelle, polemiche o no, sembra far parte del nuovo look e di un più largo progetto nel quale storia, architettura e natura si devono mescolare e offrirsi quale sostegno all’economia ferrarese, che per ora non può contare su un vasto numero di aziende ispirate alla sostenibilità e alle energie rinnovabili come il sindaco spera al punto da spendersi perché gli spin off universitari diventino vere e proprie realtà imprenditoriali. Nel frattempo bisogna essere tanto bravi da affascinare i turisti, da essere speciali. E’ la chance più immediata. “Inutile chiedere una fermata di Italo o Frecciarossa  – ha insistito Tagliani – Prima vanno create le condizioni perché ciò avvenga”.

La vocazione culturale ha allora bisogno di un turismo tinto di naturalismo che fa del Po e del suo Delta un tesoro a cui restituire il giusto posto nel mondo e dell’idrovia, la via d’acqua degli appassionati del grande fiume la cui porta d’ingresso è la città capoluogo, l’ottava stazione del Parco. Stazione ancora lontana dall’essere istituita, specifica Tagliani, perché il Parco del Delta del Po è in sofferenza. “Ci sono delle difficoltà normative di cui sta facendo le spese, è necessaria una nuova legge regionale e bisogna lavorare bene sul Delta, che fa parte della nostra cultura e va rispettato come bene comune quale è. Il Mab Unesco, che ci trasforma in riserva, è una straordinaria occasione per tutti”, ha detto. “Il parco è un valore aggiunto, è ovvio che ci sono delle difficoltà di gestirlo dal punto di vista della sostenibilità ambientale. Abbiamo a che fare con una forte antropizzazione, a cominciare da quella dei lidi, a cui siamo abituati a pensare in termini di seconda casa. Certo negli anni ’60 l’intera partita poteva essere governata meglio. Resta il fatto che l’habitat comacchiese è una grande occasione per l’economia turistica, alcuni imprenditori l’hanno capito. Penso inoltre al cuore del lido di Volano, ha rapporti con la pineta, con le valli e si presta a una qualità edilizia nuova e diversa”. E’ evidente che l’ormai trentennale progetto di creare una struttura-villaggio nei terreni della Provincia, a ridosso della spiaggia, non è ancora tramontato.

Nel frattempo il Parco arranca, appare in disarmo, anche dal punto di vista della dirigenza tecnica, il direttore Lucilla Previati, ma non è l’unica, ha lasciato l’ente. “Per ovviare abbiamo stretto un accordo con l’Università di Ferrara, a occuparsi temporaneamente dell’aspetto ambientale, sarà Giuseppe Castaldelli del Dipartimento di biologia ed evoluzione”, ha precisato.
Parco in stand by e idrovia inceppata a nord a causa del ponte sulla ferrovia da rialzare per permettere il passaggio delle imbarcazioni di quinta classe: l’imbuto più criticato della grande opera alla cui realizzazione ha contribuito l’Europa. Ferrara città non vive l’idrovia con particolare attesa, piuttosto guarda al Sebastian, la nave-pizzeria incagliata nella darsena. “Abbiamo dei problemi tecnici, andranno risolti con il tempo come è accaduto in altre città d’Europa. E’ tutto difficile, mettere d’accordo tante amministrazioni, spostare il pub, però andiamo avanti. Intanto cerchiamo di chiudere quanto prima il cantiere ferroviario di via Bologna”.
I cantieri dell’idrovia, quelli verso il mare, sostiene, saranno ultimati entro il 2015, mentre a nord si lavora al progetto di qualificazione del canale Boicelli. Il quadro è in divenire: “In questa situazione gli imprenditori sono a rimorchio dello stato dell’arte, ma intanto è bene sfruttare quanto già c’è a favore del turismo fluviale – prosegue – Per ora passeranno le bettoline di classe inferiore alla Va. Non c’è ragione di rinunciare al progetto, si farà un passo alla volta”.

Dalla lunga conversazione non potevano mancare la vicenda del Sant’Anna di Cona e la recente sentenza emessa dal Tribunale ferrarese: “Sono in politica da 25 anni, personalmente non votai la delibera con cui se ne approvò la nascita. Sono diventato sindaco nel 2009, quando il Sant’Anna di Ferrara era già chiuso – ha ricordato – Mi assumo invece la responsabilità politica di averlo fatto aprire e aggiungo che ha retto il terremoto. Quanto alla sentenza, prendo atto del lavoro della magistratura dal quale non risultano tangenti incassate”. Insieme al lascito Sant’Anna, ha precisato, c’è anche quello del debito di 170 milioni di euro trovato al suo arrivo e che entro il 2019, alla scadenza del secondo mandato, vuole dimezzare. “Vogliamo restituire ai cittadini 90 milioni di euro per dare ossigeno alla città e agli amministratori che verranno dopo di me”, ha spiegato. Un’intenzione legata ad un modo diverso di governare senza il quale si rischia di pagare pegno: “Ci sono città ancora governate con il vecchio sistema, i buchi finanziari diventano inevitabili e quei buchi, vengono pagati anche con i soldi dei ferraresi”.

Quella al sindaco Tiziano Tagliani è l’ultima delle tre interviste con i sindaci degli ultimi 31 anni, organizzate dal Think tank ferrarese “Pluralismo e dissenso”, presentate e moderate dallo storico esponente dei Radicali cittadini Mario Zamorani.

Leggi l’articolo di presentazione dell’iniziativa [vedi].

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Comacchio, le varianti della discordia. No di Legambiente. E Michetti: “In riviera non cambia mai nulla”

2. SEGUE – I ritocchi al regolamento edilizio con cui sono state cancellate le differenze tra campeggi e villaggi turistici non convincono Davide Michetti, consigliere d’opposizione dell’Onda astenutosi dal voto durante il consiglio comunale, che ha visto l’approvazione delle varianti. Varianti – si è detto – utili ad adeguarsi alle indicazioni della Regione e che permettono di occupare fino al 100 per cento delle piazzole dei campeggi con case mobili e fisse. A lasciare Michetti maggiormente perplesso è però il passaggio sulla possibile nascita di nuove strutture, risolta con un rinvio alle norme attuative del Piano regolatore licenziato nel 2002.

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Davide Michetti, consigliere d’opposizione dell’Onda

“Per quanto riguarda i campeggi non mi sento di criticare l’obiettivo, alcuni sono già villaggi turistici e hanno bisogno di rispondere alle esigenze di maggior confort espresse dalla clientela – dice – diversa invece è la mia opinione sulla realizzazione di nuovi progetti al vaglio comunale. Ho molti dubbi sulle modalità di approvazione della delibera e sul cambio di destinazione d’uso di alcuni terreni, tra l’altro non si è tenuto conto delle particolarità del territorio e degli eventuali problemi che potrebbero insorgere mutandone la fisionomia”. Pensa agli allagamenti più frequenti in alcune zone che in altre, alla fragilità della costa aggredita dalle mareggiate, ai possibili strapazzi ambientali. Tutte cose, sostiene, da trattare in base a valutazioni tecniche e alla specificità delle singole situazioni.

“Sono temi dai quali non ci si può disimpegnare con leggerezza, invece la scelta politica dell’amministrazione sembra andare in un altro senso”, dice. Un pasticcio dunque? “Per fare un lavoro tecnicamente corretto si doveva mettere mano al Piano regolatore valutando richieste e osservazioni – continua – Il risultato delle risoluzioni prese si è tradotto in numerosi ricorsi contro le decisioni della giunta, io stesso ne avevo segnalato il rischio. Chi si è sentito penalizzato, non intende soprassedere e, per come stanno le cose, da imprenditore non me la sentirei di partire con nuove intraprese”. Motivo? “Se anche un solo ricorso dovesse andare a buon fine, le conseguenze potrebbero toccare gli imprenditori e lo stesso Comune, chiamandolo a risarcire l’eventuale torto con i soldi dei contribuenti”. Al di là degli ipotetici risvolti legali, quantificati finora in 11 ricorsi al Tar (Tribunale amministrativo regionale), Michetti stigmatizza altri aspetti della vicenda. “Per le esigenze turistiche della riviera è già sufficiente quanto abbiamo, non c’è bisogno di altri posti letto – dice – Miglioriamo, ampliamo l’esistente, ma ricordiamoci che i villaggi turistici esauriscono la spinta economica al loro interno con il rischio di far morire l’economia locale”.

Nei suoi ricordi il dibattito sui mali della riviera è sempre uguale a se stesso: “E’ la storia che si ripete, si è sempre parlato di conversione e rivalutazione di Comacchio per favorire il turismo, ma non la si è mai favorita veramente – dice – Vent’anni fa si è cominciato a trasformare gli alberghi in appartamenti, poi è arrivato il momento delle Rta (Residenza turistico alberghiera) e i risultati, anche in termini di ricadute occupazionali, non sono certo lusinghieri. Non è cambiato nulla, nemmeno gli attori con cui l’attuale sindaco fa promozione turistica. Fabbri dovrebbe riflettere sulla storia locale, su come si è arrivati fin qui, prima di prendere delle decisioni tanto importanti per la città e la riviera”.

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Gabriele Bellini, ex segretario Pd e consigliere comunale

La storia, anche la più recente, ha le sue chiavi di lettura: “Il problema è che non c’è mai stata una visione d’insieme né di media e lunga durata riferita Comacchio”, sottolinea Gabriele Bellini ex segretario del Pd e consigliere comunale. Uscito di proposito dalla scena politica nella quale, s’affretta a specificare, non è intenzionato a rientrare, avanza alcune riflessioni: “Le varianti con la mia impronta sono poche ed erano tutte orientate al contenimento della cementificazione. Il tentativo di procedere in questo senso era iniziato, purtroppo con risultati insoddisfacenti, tardivi e poco tangibili. Ci abbiamo provato e forse potevamo fare qualcosa di diverso, sono il primo ad ammetterlo – spiega – Tuttavia mi preme ricordare come Comacchio sia sempre stata una terra di conquista da parte del partito egemone che ne ha condizionato l’esistenza, mi riferisco al Pci fino ad arrivare al Pd”. Un esempio? “Se la Provincia toglie i vincoli sulle pinete, va da sé il verificarsi di quanto è accaduto e continua ad accadere. La visione esposta da Valter Zago, non è lontana dalla realtà (precedente intervista, ndr), a parole si dice una cosa poi se ne fa un’altra – continua – L’attuale amministrazione segue il solco della tradizione contrariamente a quanto aveva enunciato. Non sorprende, semmai delude chi aveva sperato in qualcosa di nuovo e diverso per Comacchio, ci sono però ancora due anni di tempo prima dello scadere della legislatura, volendo si possono mettere in campo diverse iniziative. Del resto la giunta Fabbri ha ereditato situazioni pregresse con le quali deve misurarsi e alle quali lo stesso Zago non può dirsi estraneo”.

Dalla micro dimensione alla macro, il passo è breve. “A voler guardare bene la situazione, si ha l’impressione che la Regione, una volta considerata all’avanguardia nell’intero Paese, abbia allargato i cordoni sulle tutele ambientali – precisa – In riviera ci sono luoghi che meritano un’attenta salvaguardia, così come la richiederebbe il Parco del Delta del Po. Al di là del Mab, che ci pone a fianco della parte veneta del Parco come riserva della biosfera, l’ente appare in disarmo. Oltre a mancare un direttore, è la sua missione a sembrare naufragata, si guarda molto alla burocrazia e non ai principi che ne hanno ispirato la creazione. Questa purtroppo, indipendentemente da chi amministra a livello locale, è la tendenza del momento. Si punta al business in nome dello sviluppo e dell’occupazione, ma si perde per strada la mission di salvaguardia e valorizzazione del territorio”.

“Ormai è chiaro non siamo gli unici a mettere in discussione le decisioni della giunta. I ricorsi ne sono la dimostrazione – dice Stefano Martini a nome del direttivo di Legambiente Delta Po – Dal nostro punto di vista le due delibere approvate a fine gennaio del 2014, con cui si dà mandato al sindaco di sottoscrivere con i privati gli accordi relativi alla Collinara e al Camping Village Comacchio (ex Elisea, ndr), non risponderebbero a condizioni e termini richiesti dallo stesso Consiglio comunale nel settembre del medesimo anno”. Perché? “Mancano alcuni elementi necessari e, soprattutto, non ci sono gli studi sulla sostenibilità economico-finanziaria degli interventi proposti – conclude – Non c’è neppure la corretta quantificazione dell’interesse pubblico e le garanzie indispensabili ad assicurarlo, sicché il tutto appare ampiamente deficitario”.

Leggi la prima parte

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IL FATTO
Parcometro dinanzi agli stabilimenti balneari. Al Lido di Spina da oggi si paga

avviso-pagamento-spinaSgradita sorpresa questa mattina per i villeggianti del Lido di Spina che si sono trovati i parcometri per la sosta dinanzi agli stabilimenti balneari. Lasciare l’auto nelle aree antistanti ai bagni da oggi costa: 80 centesimi all’ora oppure quattro euro al giorno. Malcontento da parte degli automobilisti. Il provvedimento, pur annunciato, ha colto la maggior parte di loro impreparati a questa novità, non adeguatamente segnalata. Molte le lamentele, ma nessuna tregua. Gli ausiliari del traffico sono già in azione per multare gli inadempienti.
In tanti hanno protestato per la scarsa informazione preventiva. Ma più in generale la maggioranza considera iniqua questa imposizione, in aree di sosta che sono sempre state libere.

Dal comando della polizia municipale del Comune di Comacchio rispondono con cortesia ma affermano di non avere ricevuto segnalazione di particolari disagi e di non essere in grado di precisare quante contravvenzioni siano state elevate. Per ogni informazione rimandano al sito istituzionale del Comune. In home page si trova uno stringato comunicato che, sotto il titolo “Nuova viabilità per avvio progetto Parcheggi a pagamento”, in tre righe [leggi] riferische che “il 4 aprile prossimo prenderà avvio il progetto dei parcheggi a pagamento sui lidi di Comacchio ed entreranno in vigore alcune modifiche alla viabilità, tra le quali l’istituzione di alcuni sensi unici di marcia nei lidi Scacchi e Pomposa, come meglio esplicitato qui di seguito”; segue l’elenco delle vie interessate al provvedimento.
In fondo c’è un link al sito di “Comacchio parcheggi” [vedi]. Qui si legge l’avviso che riproduciamo accanto al testo. Titolo “Avviso inquietante”, poi l’inquietante “attention” rosso stile “wanted” e sotto anche in questo caso la misera spiegazione che riportiamo integralmente: “SI AVVISA CHE SABATO 11 APRILE al Lido di Spina inizia il pagamento della sosta. Si ricorda che a Lido di Volano sarà attivato dal 2016. Per info e abbonamenti, lo IAT del Lido degli Estensi è chiuso per lavori, rivolgersi a quello del Lido di Spina o di Porto Garibaldi. Scusate per il disagio. PER INDIRIZZI E ORARI DI APERTURA DEGLI SPORTELLI VISITARE LA SEZIONE SPORTELLO O CONTATTI. PER L’UBICAZIONE DEI PARCHEGGI CONSULTARE LA SEZIONE MAPPE. LE MAPPE SONO PURAMENTE INDICATIVE”.
Le mappe sono puramente indicative. Invece le multe sono reali.

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Scandalo al sole, il j’accuse di Valter Zago: “I villaggi turistici, una ferita insanabile al Parco del Delta del Po”

Campeggi e villaggi turistici, nessuna differenza. E’ l’esito dei ritocchi al regolamento edilizio licenziati dalla giunta comacchiese negli ultimi giorni di marzo. In una serata e con una sola delibera sembra essere stata archiviata l’infinita questione delle strutture open air, dove potranno nascere case mobili o fisse di ultima generazione da affiancare a quelle di vecchia data. Per quanto riguarda invece i nuovi insediamenti turistici, tutto appare sfumato quanto possibile, purché vengano rispettate le norme attuative contenute nel Piano regolatore del 2002. Così ha deciso il consiglio comunale su proposta della giunta. Per ‘adeguarsi’ alle normative regionali e rispondere alle esigenze di sviluppo espresse nel corso degli anni dagli imprenditori.

Così, ancora una volta, riparte il ping pong burocratico giocato tra “possibilità” e “imprevisti” piuttosto che sull’ancora assente tris formato da Piano operativo comunale (Poc), Regolamento Urbanistico edilizio (Rue) e Psc (Piano strutturale comunale), con cui si dovrebbe ridisegnare in modo coordinato la Comacchio del futuro. E di cui, dopo tre anni di governo della giunta Fabbri, si sa ben poco. L’operazione è complessa, richiede tempo, ha bisogno di valutazioni tecniche, riflessioni socio-economiche e confronto democratico senza i quali difficilmente si arriverà a un progetto ispirato al progresso. Le soluzioni mordi e fuggi di cui le variazioni apportate ad alcuni strumenti urbanistici sono espressione, non hanno mai giovato a città e costa, quest’ultima cresciuta in modo disordinato e sotto l’ombrello della speculazione edilizia. I cambiamenti tampone, sposati da una giunta via l’altra, hanno maltrattato Comacchio tenendola al palo in virtù dell’assenza di un progetto di crescita di medio e lungo corso. E, sulla scia della tradizione si attesta anche la delibera voluta dagli ex 5Stelle.

“Ciò che successo è equiparabile alla volontà di far passare un cammello attraverso la cruna di un ago”, dice Valter Zago di Sel con alle spalle un passato da amministratore. “Una missione impossibile, ma tale e tanta è ormai la disinvoltura con cui procede la Municipalità di Comacchio in materia urbanistica, che tutto le sembra legittimo – continua – Anche apportare modifiche sostanziali al Piano Regolatore con uno strumento improprio: il regolamento edilizio. E’ il caso di ‘Rottamacapeggi’. Ma la cosa più grave è averlo fatto senza i necessari passaggi di adozione, pubblicazione e approvazione. E addirittura con l’improntitudine della votazione dell’immediata eseguibilità dell’atto. Il tutto è avvenuto secondo la balla spaziale dell’adeguamento alle normative regionali. E solo perché queste raggruppano campeggi e villaggi turistici, pur avendo tipologie simili ma sostanzialmente diverse, descritte dalla medesima denominazione di strutture ricettive all’aria aperta”.

“Secondo tale interpretazione – dice laddove fino a ieri potevano esistere solo campeggi, d’ora in avanti si potrebbe trasformarli in villaggi turistici a cui è consentita la possibilità di utilizzare fino al 100 per cento delle piazzole, disponibili per tende e roulotte, per adibirle a spazi riservati a case mobili o fisse”. E ancora: “Attualmente i campeggi possono occupare con le case mobili solo il 35 per cento delle piazzole. E a prescindere dalla loro localizzazione e dalla qualità ambientale della medesima. Roba da urlo! – dice – Ma questa è la mia opinione di privato cittadino. E’, invece, la Provincia, che ha precisi e inderogabili compiti in materia urbanistica, a doversi esprimere istituzionalmente. Non può starsene al balcone e girarsi dall’altra parte. La cosa è di dominio pubblico. E la legge non glielo consente. Basta”.

Tutta un’altra musica da quella che avrebbero voluto ascoltare gli attivisti del Circolo del Delta di Legambiente e non soltanto loro. All’indomani della decisione del palazzo, hanno dovuto constare con amarezza la propria esclusione da scelte importanti per il futuro dell’intera comunità e ora stanno valutando le contromisure da prendere per smontare quelle adottate degli ex 5stelle. La delusione è fresca ma il tema è di vecchia data, ricorda Valter Zago: “Fu Franco Vitali, presidente regionale della FederCamping e di diverse altre associazioni, l’ultima delle quali è il consorzio Visit Ferrara, a lanciare il sasso fin dal 2007. Sosteneva, allora, che il turismo di tende e roulotte era al tramonto e dava in crescita la richiesta di maggiori confort da parte dei clienti”. E’ tutto bianco su nero, negli archivi dei media ferraresi.

“Ci fu una dura querelle sulla stampa tra noi due e gli dimostrai il contrario – racconta – Nel decennio precedente i Lidi di Comacchio avevano subito un tracollo delle presenze turistiche del 20 per cento, che sarebbe stato del 29 per cento, una vera e propria Caporetto, se nel medesimo periodo i campeggi non avessero avuto un incremento del 16,60 per cento. Altro che declino. Non solo. All’epoca, a tre anni di distanza dalla scelta fin troppo generosa della Regione Emilia-Romagna di elevare dal 25 al 35 per cento la possibilità di occupare le piazzole destinante a tende e roulotte, con case mobili o fisse, nei campeggi di Comacchio, i migliori della costa emiliano-romagnola, il livello d’utilizzo in tal senso era solo del 16,34 per cento. Ed il camping più capiente, il Mare e Pineta, tra i più performanti sul mercato della vacanza, era fermo al 6 per cento”.

E adesso cosa dicono i flussi turistici? Come è andata per il turismo nostrano lo scorso anno, e in particolare per i campeggi, in rapporto anche alle altre località balneari?
“Bella domanda. Quando ero Presidente dell’Azienda di Soggiorno, se finita l’estate, tardavo qualche settimana a convocare una conferenza stampa, per commentare l’andamento della nostra stagione turistica, in confronto con quello degli altri comuni balneari, venivo giustamente martirizzato ,perché era l’occasione per fare il bilancio della situazione turistica – dice – Ora, semplicemente non se ne parla. Come è andata nel 2014? Il Comune tace. La Provincia pure. La loro testa è evidentemente girata altrove”.
Dove? “Alla speculazione edilizia, variamente camuffata: la ‘nuova visione del mondo vista dall’idrovia’ cantata in anteprima al Lido degli Estensi, due anni fa, dal quartetto Zanonato-Melucci-Zappaterra-Fabbri accompagnato dal coretto dei soliti noti, è il suo attuale travestimento”, accusa.

Un esempio? “‘Casettopoli’, l’’ottavo lido’ atteso tra Porto Garibaldi e quello degli Scacchi, grazie alla rottamazione dei camping Florenz e Spiaggia e Mare e alla costruzione dell’araba fenice Elisea, prima villaggio, poi campeggio e, secondo l’ultima modifica al regolamento edilizio, ancora villaggio – dice – Il tutto con l’aggiunta dei possibili ‘centri vacanza’, già previsti dalla legislazione regionale, ricchi di servizi anche commerciali che, secondo la variante rottamacampeggi varata, senza alcuna opposizione consiliare, sul finire della legislatura Cicognani, poi riposta nel cassetto, avrebbero dovuto essere aperti a tutti, ospiti e non dei villaggi”.

Ma al peggio, insiste, non c’è mai fine: “E per finire la frittata: immaginiamo cosa succederebbe applicando la ricetta descritta, alla residua pineta dei Lidi Estensi e Spina in cui insistono i grandissimi campeggi quali il Mare e Pineta e lo Spina – continua – Verrebbe inferta una gravissima ferita ambientale al Parco del Delta del Po, ma si produrrebbe anche uno stravolgimento della rete commerciale locale. Questo è il nefasto disegno, di cui la modifica del regolamento edilizio è solo il primo cuneo.”
Questo scenario in assenza del Poc, del Rue e del Psc al momento è solo una mera supposizione. “Mica tanto. Il detto andreottiano che ‘a pensar male ci si prende’, solitamente funziona in un Comune sregolato come Comacchio, dove mancano tanti ed essenziali strumenti di programmazione – afferma – Basterebbe fare la storia recente di come si è arrivati in passato alla rottamazione ingiustificata di alberghi, villaggi turistici e ville di prestigio. Una dismissione avvenuta anch’essa al grido di ‘basta seconde case’, così nell’arco di pochi anni si sono persi a Comacchio il triplo dei posti letto per soggiorno, che vanta la Città di Ferrara”.

Si è sentito spesso ripetere che la responsabilità di tutto ciò va addebitata alla Regione, che approvò la ‘legge Chicchi’ favorente la trasformazione in appartamenti degli alberghi ‘fuori mercato’. “Le cose non stanno così. Conosco bene Giuseppe Chicchi, l’estensore di quella legge – continua – E’ un uomo di grandissima esperienza turistica. Del turismo con la ‘T’ maiuscola. Rimini, la Città di cui è stato Sindaco, grazie anche a quella legge ha riqualificato profondamente la propria anima alberghiera. Prima di quella legge gli alberghi riminesi aperti tutto l’anno erano solo una settantina. Oggi sono più che triplicati. Durante le vacanze di Natale, neanche fossimo in montagna, nella capitale del turismo romagnola, gli alberghi aperti sono circa 500, sui 1200 complessivi. E Rimini la costa riminese è la metà di quella comacchiese. Ma di cosa stiamo parlando. Là, regna il turismo. Qui, l’edilizia e la produzione di beni-rifugio costituiti da seconde case sempre più piccole per venderle con maggiore facilità. Meglio se costruite in una pineta o su una duna. Questo è l’obiettivo evidente del blocco edilizio locale. Poco importa, poi, se i mattoni per costruirle sono di laterizio o di alghe pressate della Sacca di Goro, così tanto per fare l’occhiolino alla sostenibilità.”

Il quadro così tratteggiato è desolante. “C’è di peggio. Le statistiche ufficiali relative ai flussi turistici di Comacchio esprimono due verità. A quali credere? Quella pubblicata annualmente dalla Provincia, diverge sostanzialmente dall’altra, trasmessa dalla Regione all’Istat – dice – Quest’ultima conteggia e analizza solo gli arrivi e le presenze movimentate con modalità imprenditoriale. E siccome le Agenzie di affari in mediazione non sono considerate imprese turistiche dalla legislazione nazionale sulla mediazione, i turisti che movimentano a Comacchio, cioè la maggioranza, non vengono contati. Basta andare sui siti della Regione e della Provincia, per credere. Risultato? Totali più che dimezzati. E così secondo la Regione, Comacchio è solo di una spanna avanti o indietro di Cattolica, che ha una ricettività dimezzata rispetto a quella comacchiese”.
Contraccolpi? “Ovvio, la Provincia prende dalla Regione solo la metà dei finanziamenti attesi per la promozione turistica – insiste – Secondo la graduatoria turistica, discutibile finché si vuole, a Comacchio la parte del leone imprenditoriale, ed è vero, la fanno solo i campeggi. Non altri. Basta verificare chi si muove sul mercato della vacanza per cercarsi i potenziali clienti e chi resta fermo all’ingresso del proprio ufficio ad attenderli. E anche di questo non si parla né a Comacchio, né a Ferrara”.

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Bassani forever.
La foto di oggi…

Arriveranno da tutto il mondo accademico a Ferrara – oggi e domani – per parlare dell’autore del “Giardino dei Finzi-Contini” e de “Gli occhiali d’oro”: italianisti delle università di Ankara, Berlino, Castilla-La Mancha, Korcë, Grenoble, Lubiana, Marsiglia, McGill, Melbourne, Paris III, Utrecht, Varsavia, nonché delle facoltà nazionali di Pisa, Iulm e L’Aquila. Tutti qui per il convegno internazionale su “Giorgio Bassani e la cultura ebraica del Novecento a Ferrara (e dintorni)”. Due giornate dedicate allo scrittore nel 99° anniversario della nascita, avvenuta nel marzo 1916.

La tavola rotonda è organizzata negli spazi sotterranei dell’Imbarcadero del castello a cura di  International conferences on Jewish Italian literature (Icojil), Università di Utrecht e Comune di Ferrara con la collaborazione di Istituto di storia contemporanea, Fondazione Giorgio Bassani e Gruppo culturale del Tasso. Chiusura con immersione nei luoghi che hanno ispirato le sue opere e, in particolare “L’Airone”: l’escursione a Comacchio nella giornata di sabato, 21 marzo. Iscrizioni per il convegno ore 8.45-9.15 di oggi nell’imbarcadero, largo Castello 1.  Info su Cronaca comune e Gruppo del Tasso, tel. 328 0116981.
OGGI – IMMAGINARIO LETTERATURA

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Giorgio Bassani nel manifesto del convegno internazionale in programma oggi e domani nell’Imbarcadero del castello di Ferrara

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

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Sbarca il Carnevale.
La foto di oggi…

Oggi e la prossima domenica 15 febbraio a Comacchio ci sarà il Carnevale sull’acqua.
Sfilata di gruppi mascherati e barche allegoriche lungo le vie e i canali di Comacchio con partenza dal ponte monumentale dei Trepponti.
Animazione, musica, allegria, giochi. Parco giochi e strutture gonfiabili.
Distribuzione di crostoli, caramelle, dolciumi e bevande calde. Per tutti i bambini gadget,coriandoli e stelle filanti.

Questo il programma.

DOMENICA 8 E 15 FEBBRAIO 2015

Ore 14:30 Piazzetta Trepponti
La Sfilata de “Le Barche del Carnevale” accompagnata dai bambini mascherati delle Scuole dell’Infanzia di Comacchio, avverrà lungo i canali del centro storico a cura delle associazioni di Volontariato e delle Attività commerciali di Comacchio.

Ore 15:00 Via Cavour
“Giochi di magia e castelli di carte” Incantesimi, meraviglia e stupore a cura del Prestigiatore.
Intrattenimento , giochi, animazione , allegria e colore insieme alle Carte Magiche.

Ore 15:00 Via XX Settembre
Alla riscoperta delle Maschere d’Italia – Parrocchia Duomo Rosario
Arlecchino, Balanzone, Brighella, Colombina vi intratterranno con bizzarri travestimenti, laboratori “Crea il tuo costume “e giochi fin dal mattino .Animazione musicale col Duo Parmiani e per finire dolcetti per tutti.

Ore 15:00 Piazzetta Barboncini
Bambini in Gioco tra fantasia e bolle di sapone – Cooperativa Sociale Girogirotondo Onlus
“Con Girogirotondo si diverte tutto il mondo” Lasciati catturare dalle enormi bolle di sapone, trasformati con il truccabimbi, divertiti con le sculture di palloncini colorati e aggiungi un tocco di dolcezza alla tua inebriante giornata con il nutellaparty!

Ore 15:00 Via Mazzini
Carnevale in bianco e nero! – Ass. Culturale Voodoo
Il cinema muto e gli anni ’20 in una coinvolgente suggestione in maschera e con Sir Oliver Hardy in persona che curerà un fenomenale dj set remixando le sonorità del periodo. Ballo per tutti
Per gli amanti di Instagram… Pronti allo scatto che potranno partecipare al challenge del Carnevale

8 Febbraio

ore 15:00 in Via Mazzini e ore 16:00 in Piazzetta Trepponti
Esibizione Corpo di ballo la Bottega degli artisti di Sara Parmiani coreografia“Il Re Leone”

Ore 16:00 in Via Mazzini e Ore 17:00 in Piazzetta Trepponti
Coreografia di Zumba Con Beatrice Cavallari: L’Asd. El Movimiento va en España!

ore 16:20 – Piazzetta Trepponti
Premiazione con pergamena e gadget ai bambini delle Scuole dell’infanzia che hanno partecipato alla sfilata

15 Febbraio

ore 16:00 – Piazzetta Trepponti
Premiazione della maschera più originale e… per le vie del centro storico animazione itinerante con il gruppo Arte Danza

Ore 16:00 Piazzetta Trepponti
Coreografia divertente hip hop di Veronica Madia: “Le carte che magia, le carte in allegria.”

Ore 17:00 – Piazzetta Trepponti
Ballo e animazione con Stefan e Adriana di Easy dance

Ore 17:30 – Piazzetta Trepponti
Premiazione della Barca più votata con la tradizionale Forcola comacchiese.
Grande ballo finale tutti insieme per salutare il Carnevale!

INOLTRE …
Animazione nel centro storico a cura delle attività commerciali:

Via Muratori – Animazione e intrattenimento in location ispirata ai profumi della Primavera

Piazza Folegatti – Miguel son mi, ambientazione Messicana

Piazzetta Ugo Bassi – Disney cartoon

Via Mazzini – Il saloon dei Cow Boy e per i giovani gli animatori del camper promozionale di YoungER Card che regaleranno la nuova carta regionale e allestiranno un piccolo centro giovanile, con apparecchiature per prodotti audiovisivi, connessione wi-fi, tablet a disposizione degli utenti e musica.

Via Zappata – giocolieri, trampolieri, illusionisti

E ANCORA…
Lungo le vie del centro allestimento di espositori e bancarelle, dolciumi, parco giochi per bambini, strutture gonfiabili, animazione e spettacoli itineranti, palloncini, truccaviso, gadget e sorprese per tutti i bambini

Info:www.comacchio.it e facebook Carnevale a Comacchio

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il Carnevale a Comacchio (foto di Franco Colla)
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Alla fine del mondo.
La foto di oggi…

Un ponticello che porta su una zolla di prato in mezzo all’acqua. E’ un’immagine che sembra arrivare dalla fine del mondo e affacciarsi su un mondo nuovo, natura selvaggia e incontaminata di chissà dove. In realtà questo paesaggio e questa natura sono a poca distanza da noi, a Valle Campo, un luogo di acqua salmastra, fenicotteri rosa e aria che si raggiungono con guida ed escursioni da prenotare nelle valli di Comacchio, vicino al Lido di Spina. Racconta questi posti l’ariosa fotografia naturalistica di Luca Zampini. (Giorgia Mazzotti)

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Valle Campo a Comacchio (foto di LUCA ZAMPINI)

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A spasso nel presepe.
La foto di oggi…

Camminare in mezzo al presepe: a Ferrara è possibile con le capanne e i sentieri allestiti nel giardino del Seminario. Un imponente Castello estense accoglie i visitatori, che possono ammirare la natività immersa in un paesaggio ferrarese che rappresenta, da una parte, il panorama dei ricchi e, dall’altra, quello dei poveri. Sullo sfondo il grande plastico dei Tre ponti di Comacchio. Un’opera realizzata con dovizia di particolari dai seminaristi con monsignor Mario Dalla Costa e lo scenografo Stefano Reolon. Ingresso libero, via Fabbri 401, tutti i giorni dalle 9 alle 19. (Giorgia Mazzotti)

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Fiume da cinema.
La foto di oggi…

“La donna del fiume” compie 60 anni. Il 29 dicembre 1954 esce nelle sale italiane il film di Mario Soldati che lancia Sophia Loren sulla ribalta internazionale. Protagonista accanto a lei è Rick Battaglia, all’anagrafe Caterino Bertaglia, che in riva al Po ci è nato, nel paese di Corbola in provincia di Rovigo. Una ribalta cinematografica anche per Comacchio e le sue valli. La Loren qui è la bellissima lavorante di un’azienda di marinatura dell’anguilla. Indelebile icona di promozione del territorio resta la sua immagine legata all’anguilla, pesce-simbolo della capitale del Delta.

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IMMAGINARIO
Anguilla televisiva.
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L’anguilla e le Valli di Comacchio protagoniste oggi su RaiUno con LineaBlu, dalle 14. Il servizio condotto da Fabio Gallo mostra il metodo di pesca dal “lavoriero”, una serie di bacini comunicanti per catturare il pesce mentre, dalle valli, va al mare. Le escursioni in barca le racconta la guida Dario Guidi. Una tappa alla Manifattura dei Marinati, laboratorio dell’anguilla marinata nonché presidio Slow Food, fa poi vedere la lavorazione del pesce: dalla cottura nei camini fino alla marinatura. Finale coi piatti dallo chef Mauro Spadoni. Slurp! (Giorgia Mazzotti)

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L’EVENTO
Premio Giglio Zarattini, la visione di una città nata sull’acqua

Avrà luogo il 6 dicembre la premiazione della prima edizione del concorso d’arte Premio Giglio Zarattini, riconoscimento dedicato all’ex sindaco di Comacchio Giglio Zarattini (1958-2004), che chiuderà la mostra dedicatagli dall’Amministrazione comunale di Comacchio. Protagonisti diversi artisti che esporranno i propri elaborati nel corso dell’intera giornata, proponendo la propria visione della città nata sull’acqua e creandone un laboratorio-atelier. La cerimonia di premiazione dei vincitori avrà poi luogo nella Sala San Pietro di Palazzo Bellini a Comacchio.

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Le sale

Sei le sale che, insieme al corridoio dedicato alle opere appartenenti alla collezione di famiglia, sono predisposte a ospitare i quadri dell’artista comacchiese, ognuna delle quali racchiude un tema o un sentiero di ricerca artistica di Zarattini, formatosi con artisti come Mauro Bartolotti, Giuseppe Ventura, Remo Brindisi ed Emilio Vedova. Evocativi e reali, tutti con un minimo comune denominatore stilistico affine all’Espressionismo, forte e viscerale nei colori, nella struttura, che espone occhi sbarrati o chiusi nel sonno, figure che si stagliano nitide nella forma, confuse nell’anima; statici uomini sagomati con colori accesi, donne nude e libere, come i soggetti di Egon Schiele, macchie di colore e di carne sono il lato umano privilegiato attraverso la pittura.

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Alcune opere di Giglio Zarattini

Sono dipinti in tecnica mista: oli su tela cui si aggiungono stucco e sabbia, terra mista e sassi, quasi a volere materializzare la ricerca interiore che esprime attraverso le proprie opere, portando letteralmente in rilievo le inquietudini e le asperità nei dettagli. Zarattini ritrae figure dolenti e urlanti, pensierose e intense, equilibristi in bilico su di una fune, visione reale e metaforica. Con una doppia strada tematica da percorrere, una verista e una fantastica, tenendo viva una natura artistica volta a cogliere contenuti speciali e reali.

Pezzi e soggetti di carne della vita di tutti i giorni, del luogo che ha dato i natali all’artista e in cui è vissuto, così ricco di ispirazioni tanto da poterlo toccare: i fiocinai e le anguille di cui vanno a pesca, i gabbiani, il cielo; materia viva della vita di ogni giorno, contornata dai luoghi caratteristici – San Pietro, i Trepponti, il loggiato dei Cappuccini. Mare e spiaggia che danno mostra di sé nell’accezione dolente dell’inverno. Impressioni oniriche e quasi distorte, sorta di incubi fantastici, in cui c’è il surrealismo di Dalì a strizzare l’occhio: come gli uomini-scala dalla forma allungata e tesa verso l’infinito, ma anche Pegasi e centauri, soggetti simbolici del tema del doppio che esplora in varie forme ed espressioni di un mare le cui gocce mantengono forma e unicità.

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LA STORIA
Murales di Blu fra Bologna e Comacchio

Il bello dell’arte di strada, dei murales, è che ti colpiscono così: all’improvviso. Giri l’angolo e – inaspettati – ci sono loro. Scritte, colori, segni, là dove pensavi solo cemento e asfalto. Te li trovi sotto un cavalcavia mentre, tutto preso dal traffico, fatichi a girarti e a soffermarti; oppure si rivelano appiccicati lì, su un muretto di un condominio che stavi solo aggirando; sei in un quartiere popolare o periferico qualsiasi e su una parete – tacchete – ecco che ti folgorano, mentre andavi avanti a testa bassa. Allora ti fermi, osservi, rifletti. Questo, in effetti, fa la street art. Ti sorprende e – di sorpresa – ti fa pensare. Questo fa Blu, l’artista ormai famoso in tutto il mondo, che mantiene segreta la vera identità, ma che ormai fa parlare di sè festival internazionali e siti specializzati o meno, inclusa la libera enciclopedia online Wikipedia.

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Opera di Blu e Ericailcane a Bologna su un edificio di via Zanardi

Chi va in treno da Ferrara a Bologna, Blu deve averlo visto tante volte: è l’autore di quei murales con elefante e altre figure un po’ stravolte e furtive su un edificio fatiscente in via Zanardi, che ora – ahimè –  rischia di essere demolito. Era suo anche un grande graffito sul ponte di via Stalingrado, con la volta d’ingresso per le macchine trasformata in una gigantesca bocca che inghiottiva il traffico. Adesso quel pezzetto di città è stato rifatto, plasmato in un avveniristico complesso edilizio. Ma dentro, sotto al cavalcavia che ora sostiene edifici e uffici dell’Unipol, c’è ancora un colossale uomo sdraiato che si intravede nell’eterna oscurità del tunnel.

Altre opere di Blu sonoa Berlino, Lisbona, Londra, persino in Perù. Denunciano l’avidità del denaro che avvolge le bare lasciate dalle guerre, raccontano la mostruosità del consumismo che ci trasforma in contenitori di cibo e oggetti, ribaltano il ruolo di uomo consumatore di animali in feticcio consumato, ipotizzano la rivalsa delle biciclette sulle automobili.

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Murales di Blu in via Spina a Comacchio (foto di SERGIO FORTINI e SILVIA MAZZANTI)

Dove magari, invece, non ce lo si aspetta proprio è fuori da Ferrara. Vai verso il mare e svolti a Comacchio, piccola e fotografatissima capitale del Delta del Po. Certo, bisogna uscire dai soliti itinerari turistici. Lo hanno fatto due ferraresi, che quei luoghi se li sono andati a cercare e li hanno immortalati per il concorso indetto da Acer, l’azienda per le case popolari. Loro, Sergio Fortini e Silvia Mazzanti, Blu l’hanno scovato così. In via Spina. Grazie a queste foto, poi esposte in palazzo Municipale durante il festival Internazionale a Ferrara, ora possiamo ricordare che, a Comacchio, Blu ha realizzato alcune delle sue prime opere importanti. Gli anni erano quelli del 2005, 2006 e 2007. E a Comacchio, in settembre, veniva organizzato lo Spinafestival. Un festival dedicato proprio all’arte di strada, ai graffiti, ma anche a video, fotografie, installazioni.

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Murales di Lucy McLauchlan in via Spina a Comacchio (foto di SERGIO FORTINI e SILVIA MAZZANTI)

Ecco Blu è lì, splendido e incontaminato nel corpo umano sezionato a mostrare corpi e altri corpi come una matrioska anatomica, nella mano che si impadronisce di un pezzo di muro insieme alle piume trasformate in volti sul petto dell’uccello di un’altra artista come Lucy Mclauchlan. Bello. E bella anche l’idea di Acer di fare un concorso fotografico su luoghi così poco fotografati, di solito fuori dagli schemi artistici, lontani dai circuiti patinati, pittoreschi, turistici. E, lì, eccola, l’arte di strada. Vive qui; e qui è, per sorprenderci.

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IL PUNTO
La concretezza dei sogni

E’ finita come era ampiamente prevedibile. Con la cacciata del sindaco Marco Fabbri dal Movimento 5 stelle e una conseguente spaccatura verticale, che fotografa il gruppo pentastellato di Comacchio schierato compatto con il suo primo cittadino, mentre i ferraresi appoggiati dal nazionale ne stigmatizzano il comportamento. Ma se torniamo sulla vicenda della Provincia di Ferrara già altre volte trattata non è per entrare nel merito o per nostra fissazione sul tema. Il punto è che questa vicenda è specchio paradigmatico di un’arte di governo che mette a repentaglio la corretta dialettica politica, la quale non può prescindere da un confronto aperto fra tesi contrapposte. Rappresenta quindi un rischio reale che va denunciato.

Le larghe intese, addirittura extralarge nell’anomalo caso della nostra Provincia, non sono un ampliamento della democrazia, come qualcuno ci vuol far credere. Al contrario sono un suo restringimento. Governare tutti insieme significa presupporre che le cose che si possono fare siano semplicemente quelle dettate dal buon senso. Una premessa che non ammette alternative razionali. Se passa questo concetto si cancella ogni margine di dissenso e si confina il pensiero antagonista nelle praterie frequentate da sparuti epigoni di idealità radicali: illusi, sognatori, resistenti che hanno perso il contatto con la realtà dei fatti, le cui fantasie non hanno alcuna concretezza.
Il mondo, secondo gli alfieri del pragmatismo, va governato dai ragionieri, con i piedi ben piantati sulla terra e lo sguardo incollato all’orizzonte dei fogli contabili. Questo è il pericolo dal quale dobbiamo difenderci.

Il messaggio che si tenta di contrabbandare è che le decisioni assunte non siano frutto di scelte, ma si configurino semplicemente come atti che rispondono razionalmente a bisogni diffusi, soluzioni inevitabili che scaturiscono come logica conseguenze a necessità comprovate, secondo una presunta forma di automatismo della ragione a una sola via di transito.

Invece c’è sempre un’altra possibilità, un diverso orizzonte, un percorso differente. Come ci insegna il salmone.

Il pensiero alternativo, oggi più che in passato, è bollato di astrattezza e inconsistenza. Ma se a tenere in piedi il mondo contribuiscono i ragionieri, a cambiarlo, da sempre, sono i visionari. Teniamolo a mente. Con la consapevolezza che questa è epoca di tramonto, che impone grandi, radicali cambiamenti per poter essere preludio a una nuova alba.

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Comacchio sfida Argenta a Sereno variabile

Le telecamere di “Sereno Variabile” tornano a inquadrare la provincia di Ferrara, a conferma di un connubio ormai consolidato con il nostro territorio che già aveva ospitato la troupe televisiva nel febbraio e nel settembre dello scorso anno.
Domani (18 ottobre) la puntata del celebre e longevo programma di viaggi e turismo di Raidue condotto da Osvaldo Bevilacqua, sarà incentrata sui comuni di Comacchio e Argenta, protagonisti di una singolare sfida in cui dovranno mettere in mostra le proprie eccellenze e proporre il meglio delle rispettive offerte turistiche. Cultura, enogastronomia, tradizioni, eventi, natura, sport: questi e molti altri i temi che verranno trattati. E ogni comune dovrà giocare le proprie carte migliori.
Vista anche la concomitante sagra, Comacchio punterà sulla tradizione gastronomica legata all’anguilla, sulle escursioni a bordo delle tipiche imbarcazioni locali e sulla bellezza dei fenicotteri; di contro Argenta opporrà la bellezza naturalistica delle sue Valli, i suoi Musei (Museo delle Valli, Museo della Bonifica e Museo dell’Oasi di Campotto) e le attività di dog therapy dell’associazione “ChiaraMilla”. Nel corso della puntata Bevilacqua sarà accompagnato da tre persone della zona che seguiranno i set e che daranno la loro amichevole valutazione sulle proposte presentate, decretando così il vincitore della sfida. Fra i personaggi coinvolti anche Carl Willhelm Macke, cronista tedesco innamorato di Ferrara ove ha preso casa e soggiorna qualche mese all’anno, presidente dell’Associazione Giornalisti aiutano giornalisti”collaboratore e corrispondente per Ferraraitalia da Monaco di Baviera. La troupe della Rai già da da qualche giorno è al lavoro per le riprese della puntata, la messa in onda è alle 17,10 di domani su RaiDue.

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L’INTERVISTA
A Comacchio Legambiente rompe con la giunta cinquestelle: “Qui vince ancora il partito del mattone”

Il fatto è da qualche tempo conclamato, tra il circolo Delta Po di Legambiente e la giunta 5stelle di Comacchio l’intesa è tramontata. Sono bastati due anni e mezzo di governo per arrivare alla frattura e oggi l’associazione ambientalista sembra essere la più vitale delle forze d’opposizione. A detta di Legambiente, il nodo del problema sta nel mancato rispetto del patto siglato con l’allora aspirante sindaco Marco Fabbri, che guadagnò al ballottaggio oltre il 70 per cento dei voti. Una vittoria schiacciante dettata dal desiderio di cambiare registro e, in alcuni casi, dalla volontà di dare fiducia ai giovani. “Il patto impegnava il sindaco a non consumare il territorio, ma qualcosa nell’arco di un paio d’anni è cambiato radicalmente nella gestione, anche se il sindaco insiste nel negarlo”, precisa Marino Rizzati, presidente del Circolo Delta Po. “Legambiente, mi preme ricordarlo, non è forza politica ma di opinione, non siamo in Consiglio comunale per statuto e per scelta, ciò nonostante non possiamo prescindere da quanto accade”.
Chi vive nell’area del Delta, ricorda, sa di abitare in una terra “in progress”. “Il territorio si modifica continuamente, l’uomo cerca di governarlo, ma deve tenere conto di varianti e cambiamenti climatici prodotti dagli elementi naturali. Piogge torrenziali, vento, mareggiate sono cose conosciute – continua – Abbiamo speso milioni di euro tra commissioni europee, regionali, provinciali, master plan del Parco del Delta del Po per capire cosa dobbiamo fare, lo sappiamo, ma non lo facciamo”. Un esempio? Se non si prende il problema con la dovuta serietà in futuro la costa andrà sott’acqua. “Criticità a parte, c’è da dire una volta di più che viviamo in una zona di grandi ricchezze naturali, bisogna evitare di esaurirle come sta accadendo – continua – L’Amministrazione dimostra di non conoscere né di capire, o semplicemente non vuole capire, l’importanza di decelerare su quello che potrebbe rivelarsi un finto sviluppo urbanistico, anzi un boomerang per il territorio”.

Al centro delle preoccupazioni degli ambientalisti ci sono le tre delibere sul futuro urbanistico di Comacchio votate dalla maggioranza l’11 settembre nella solitudine dell’aula abbandonata dall’opposizione. La decisione prevede accordi diretti tra il Comune e i privati, che puntano alla realizzazione di 190 ettari quadrati di campeggi, una fetta di costa piegata “allo scellerato progetto di ulteriore consumo di territorio già programmato attraverso il Piano Territoriale del Parco del Delta del Po approvato dalla Provincia di Ferrara”, sostiene il circolo. Come dire: il partito del mattone passa alle strutture leggere, ma gratta gratta la musica è la stessa. “L’allarme non è legato ai campeggi quanto alle regalie concesse dall’Amministrazione ai costruttori, che magari negli anni potranno spostare volumi edificabili dei quali già dispongono in termini di realizzazione in altre aree all’interno delle strutture turistiche – dice – La normativa del parco prevede progetti a comparto, penso all’area che va da Porto Garibaldi alla Romea fino alla Fattoria. Alcuni imprenditori per rivalutare un’area staranno al progetto, ma non credo faranno mai gli agriturismi promessi e chi ha più forza economica guadagnerà maggior territorio. Probabilmente esistono già impegni di cui non sappiamo nulla”.

Secondo Rizzati il tradimento dei 5Stelle sta nella retromarcia ingranata sulla gestione comunale. Dopo due anni e mezzo di attacchi al Pd ora fanno parte del Listone, sono alleati degli ex nemici e forse, senza neppure sconfinare nella fantapolitica, in prossimo futuro saranno fuori dal movimento di Grillo, magari uniti in una lista civica appoggiata dai democratici ferraresi. “Quanto sta succedendo è contrario agli indirizzi del Movimento e alle sue linee guida – continua – I nostri grillini avevano assicurato una variante al Prg entro 100 giorni dal loro insediamento, l’obiettivo era mettere in stand by ogni manovra che comportasse il consumo del territorio, si erano anche impegnati per mettere a punto il Piano strutturale comunale (Psc), ma oggi la loro politica è cambiata, non siamo i soli a dirlo”. E ancora: “La storia si ripete, anche Pierotti quando si candidò sindaco promise che non si sarebbe più posato neppure un mattone – continua – dopo un paio d’anni modificò la giunta nella quale erano presenti movimenti civici, per sostituirne i rappresentanti con i politici, così fa anche Fabbri”.

Il cambiamento ha due facce, politico e amministrativo. “Quando abbiamo chiesto al sindaco se fosse al corrente della decisione dell’allora presidente uscente della Provincia Zappaterra di cancellare l’articolo sulla tutela paesaggistica e quelli relativi alla materia idrogeologica, ha risposto che si sarebbe informato. E’ stato elusivo – spiega – Abbiamo capito che gli stava bene, forse discutendo di idrovia con la Provincia sono nate simpatie inaspettate”. Ci sono poi altri nodi dolenti sullo sviluppo. “Penso alla questione legata agli impianti strutturali, depuratori e strade – conclude – Prima di costruire bisogna adeguarli come prevede la legge e pensare anche al mare, quest’anno le cose non sono filate lisce, noi i dati li abbiamo, e non si può continuare a dare la colpa dell’inquinamento delle acque alle porcilaie di altri paesi vicini”.

Critico sulla futura pianificazione della costa anche Davide Michetti dell’Onda. “Quelle delibere hanno dato il via a una speculazione senza senso, ma sono talmente fatte male da prestarsi ai più differenti ricorsi. A Comacchio non c’è bisogno di una distesa infinita di campeggi, ma di cose di rilevanza pubblica come a un talassoterapico a un parco acquatico – dice – Che faremo, tra 10 anni ci lamenteremo dei troppi campeggi come è successo per l’eccesso di case? Già quando fu presentato il piano di stazione di Parco di Comacchio, sembrava fatto su misura per le esigenze di pochi”. Nel frattempo attende una risposta scritta a una sua interrogazione circa il dossier su presunti abusi edilizi di Tomasi costruzioni segnalato dal geometra Loris Rossetti al Comune e respinti al mittente dall’imprenditore. Per ora nessuna risposta. “Anche questo fatto, desta qualche perplessità sul comportamento politico amministrativo della giunta – conclude Rizzati – le risposte di fronte a certi quesiti sono doverose, soprattutto se la tua linea programmatica le mette tra i primi posti nella scala di valori”.

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IMMAGINARIO
Anguilla in festa.
La foto di oggi

Ultimo giorno per la “Sagra dell’anguilla” a Comacchio. L’Antica Pescheria rivive con i banchi del pesce fresco (ore 9,30-22) da portare a casa e cucinare, mentre banchi di assaggi sono sparsi in giro per il centro storico. Chi vuole può provare anche l’ebbrezza di condurre in acqua una “batana”, la tipica imbarcazione comacchiese, attraversando i canali e i ponti cittadini. Partenza dal Ponte degli Sbirri dalle 9,30. Buona domenica! (Giorgia Mazzotti)

OGGI – IMMAGINARIO EVENTI

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La cattura dell’anguilla a Comacchio (foto di EVELIN PASETTI)

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Anguilla a Comacchio: attrezzi del mestiere (foto di EVELIN PASETTI)
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Movimenti sinuosi: anguille (foto di EVELIN PASETTI)
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LA STORIA
L’agronomo che studia l’inquinamento e sogna
di coltivare la terra

Andrea Mantovani, 27 anni, una laurea in agronomia in tasca e un sogno nel cassetto, aprire un’azienda agricola a Comacchio, la sua terra d’origine. Ma le possibilità di farlo, per sua stessa ammissione, sono ridotte a un lumicino: troppi costi e sostegno quasi inesistente ai progetti dei giovani. E il dottorato di ricerca oscilla tra l’improbabile e l’improponibile. “Non solo è difficile ottenerlo, ma non si concilia neppure con le esigenze e la possibilità di costruirsi un lavoro. Alla fine del dottorato, sei troppo vecchio per il mercato – spiega – Siamo in Italia, la ricerca non ha la giusta considerazione, del resto lo si vede dall’arretratezza della nostra agricoltura, povera di innovazione al contrario di quanto succede in altri paesi, come ad esempio la Francia. Non è un problema legato alla tecnica, bensì alla nostra politica agricola”.

Niente di nuovo sotto il sole, i giovani come Andrea non possono evitare di accarezzare l’idea di trasformarsi in migranti laureati. Al momento pare la sola alternativa al vuoto proposto dal nostro Paese, dove l’Istat ha rilevato tra i giovani fino ai 25 anni un tasso di disoccupazione pari al 44,2 per cento. E’ una realtà inconfutabile, tuttavia la passione e l’amore per un mestiere specializzato non si sfalda di fronte alle difficoltà. E per Andrea non è stato diverso. Parte della sua scelta di studi è maturata in Legambiente Circolo Delta Po, frequentato fin dalle scuole elementari nella consapevolezza dell’importanza di frenare l’inquinamento. “Sarà per questo che la tesi finale del quinquennio riguarda la qualità delle piogge e i cambiamenti climatici prodotti dall’uomo”, racconta.

Quattrocento campioni raccolti nell’azienda agricola sperimentale dell’Università di Bologna Alma Mater, analizzati nell’arco di un anno grazie alla collaborazione con il laboratorio di Chimica dell’Università di Bologna, hanno scattato una fotografia di quanto succede nelle campagne vicino alla città, dove agricoltura e industria convivono fianco a fianco. “L’azienda si trova a ridosso di Bologna, in zona Castenaso e dintorni dove insistono alcune piccole realtà industriali, l’autostrada e un termovalorizzatore che brucia rifiuti – spiega – La tenuta è praticamente assediata e risulta ricca di nitrati e solfati. Lo si è stabilito dopo differenti approfondimenti, perché la lavorazione agricola rendeva i campioni raccolti quasi neutri, sembrava non ci fosse nulla di particolarmente anomalo, invece è stato rilevato un inquinamento superiore a quanto ci si aspettava”.

Relativi a polveri sottili, nebbie, piogge e depositi nel terreno, i dati sono stati comparati con quelli del centro cittadino, assai più sano dal punto di vista della qualità dell’aria. “I provvedimenti presi, che vanno dalla revisione degli impianti di riscaldamento alla limitazione del traffico, sembrano aver dato risultati positivi – continua – E’ invece evidente quanto ci sia da fare sul fronte industriale, il sistema è troppo vecchio per rispondere alle eco esigenze attuali. Le imprese dovrebbero essere messe in condizioni di sposare innovazioni tali da limitare i danni all’ambiente e alla salute delle persone”. I danni alla vegetazione, frutta e verdura inclusi, sono in parte la conseguenza di un immobilismo che danneggia indirettamente l’uomo quando mangia e respira il peggio del progresso. Eppure si sa. La diagnosi di malattia figlia delle piogge acide è conclamata, del tutto nebulosa la cura, un interrogativo stampato sullo sfondo di mille ritardi, primo tra i quali il rispetto del Protocollo di Kyoto sul quale, per dirla con Andrea, siamo molto indietro.
Il rimedio dovrebbe arrivare da politiche illuminate, ma il buio è dappertutto, siamo ancora all’anno zero stretti tra silenzio politico, arretratezza e interessi di categoria.

Data la situazione è normale chiedersi: cosa succede ai dati raccolti dagli universitari? Li si tiene in considerazione o sono solo una pratica fine a se stessa? “A livello accademico hanno un loro peso specifico – prosegue – Ma non è chiaro se vengano utilizzati da Arpa (Arpa è l´Agenzia regionale per la prevenzione e l´ambiente dell´Emilia-Romagna, ndr), sarebbe una cosa auspicabile, tanto più che comporterebbero un esborso di denaro inferiore rispetto alle analisi”. Nel Paese dei “doppioni” – dove Andrea troverebbe utile estendere lo studio alle città emiliano romagnole per mettere a punto soluzioni ambientali – tutto è possibile. Del resto ricerca e innovazione sono la cenerentola italiana: perché mai affannarsi nel tentativo di prendersi e dare futuro? Molto meglio adagiarsi su una comoda poltrona. E’ questione di essere fedeli alla tradizione.

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