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IMMAGINARIO
Sagra dell’anguilla
La foto di oggi…

La chiamano la “regina delle valli” e a questo pesce nomade di laguna è dedicata la Sagra dell’anguilla, a Comacchio per la 16a edizione. Nella piccola capitale del Delta due settimane di dimostrazioni di pesca in valle, pesce allo spiedo negli storici camini della Manifattura dei Marinati, escursioni e gare in barca nei canali cittadini. Con cene a tema, lezioni di cucina e degustazioni guidate dei vini ‘doc delle sabbie’. Fino a domenica 12 ottobre. (Giorgia Mazzotti)

OGGI – IMMAGINARIO EVENTI

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Anguilla protagonista a Comacchio (foto di SUSI CRISTIANA BONAZZA)

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

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IL FATTO
Giochi politici estremi.
Ferrara fa scuola con l’intesa extra-large

Tutti dentro. Con l’ardita alleanza per la Provincia, che mette insieme Pd, Forza Italia, Movimento 5 stelle e Lega, a Ferrara si è realizzato qualcosa di mai visto prima. L’inedito cubo di Rubrick politico, che nessuno finora era riuscito a comporre, è valso ai suoi ingegneri copiose citazione sulle prime pagine dei giornali nazionali. ‘Repubblica’ parla di “strani patti”, di “intese larghissime” e adotta la formula della “politica del cappellaccio”, citata anche da ‘Libero’ il quale però, sarcasticamente, dà ragione ai difensori dell’accordo ferrarese e riconosce che è sbagliato parlare di “larghe intese”, ma solo perché in questo caso “inciucio rende meglio l’idea”. Sulla prima del ‘Messaggero’, Genova e Ferrara sono segnalate come capofila di una scuola politica ecumenica. Si parla di “strana alleanza”, mentre quello di Ferrara viene definito “super accordo”. ‘Italia oggi’ spiega come “le Province abolite siano più vispe e costose di prima”, parla di “grande bluff”, punta l’indice su Ferrara e racconta in che modo i partiti si stiano organizzando per “spartirsi le neo Province e vivere felici e contenti”.
Sulla strada dell’intesa destra-sinistra, non senza resistenze, sembrano dirigersi anche Genova, Torino, Taranto, Brindisi e Vibo Valentia. Ma Ferrara stravince su tutte, perché è l’unica che non solo ha già siglato l’alleanza, ma è riuscita a tirare dentro alla rete stesa da Pd e Forza Italia anche Lega e Cinque stelle.
Il messaggio che filtra è pericoloso: ancora una volta implicitamente si afferma che non serve la politica (la visione), ma basta l’amministrazione (la gestione).

Il “tutti insieme appassionatamente” fa parlare e fa discutere. Grillo tuona contro questa deriva, ma non smuove il sindaco pentastellato Fabbri, che spiega come suo dovere sia tutelare la sua città, Comacchio, che ha bisogno di essere rappresentata. Il sindaco Tagliani, a chi accusa la ditta di essere un poltronificio, replica piccato che non di poltrone bensì di “sedie elettriche” trattasi. Evidentemente la scossa piace ai novelli masochisti della politica.
E così, a proposito di… nuovo che avanza, alle soglie di una fantomatica Terza Repubblica (la Seconda sta per andare in archivio senza neppure che se ne sia percepita la sostanza) torna attuale nel vocabolario politico l’espressione “due forni”, coniata da Giulio Andreotti per dire che la Dc aveva agio di cercare intese alternativamente con Psi e Pci sulla base della maggior convenienza.
Artefice di questa giravolta e moderno alfiere dei ‘due forni’ è oggi Silvio Berlusconi che, recise le radici craxiane, ora sposa la paludata “saggezza” democristiana. Si ritaglia così una nuova centralità e si destreggia scegliendo alleanze variabili secondo comodo suo. Morale, le Repubbliche passano, i vizi restano. E il Gattopardo se la ride.

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Con le bonifiche degli anni ’70
si completa la grande opera

STORIA DELL’INDUSTRIALIZZAZIONE FERRARESE (SECONDA PARTE)

Nel frattempo, anche i possidenti del Consorzio del II Circondario Polesine di San Giorgio intrapresero varie opere di prosciugamento. Però in questo caso non si ritenne opportuno concentrare in un solo impianto di sollevamento tutte le acque di scolo ma, piuttosto, di creare diversi bacini autonomi muniti ciascuno di una propria macchina sollevatrice. Nacquero così nove piccole bonifiche: i bacini di Denore, Tersallo, Bevilacqua, Martinella, Trava, Benvignante, Sabbiosola, Montesanto e Campocieco. «L’impresa di maggior rilievo nel II circondario fu però la bonifica meccanica della grande Valle Gallare, un bacino di 12.500 ettari, i cui lavori erano iniziati nel 1873. In questo comprensorio si era formata una grande azienda capitalistica, l’Azienda Valgallare, ad opera di un intraprendente pioniere e progettista di bonifiche, l’ingegnere milanese Girolamo Chizzolini»*.
Ai primi del Novecento incominciarono i lavori della bonifica di Burana: un territorio vastissimo (oltre 100.000 ettari), esteso sulle tre province di Ferrara, Modena e Mantova, ad opera diretta dello Stato. A partire dagli anni Venti si convertì in terra coltivabile anche il fondo delle valli di Comacchio: le valli Pega, Rillo, Zavelea, Ponti e altre minori vennero messe all’asciutto e trasformate in terreni produttivi. Più tardi, nel secondo dopoguerra, furono avviate nuove opere di bonifica da parte dell’Ente Delta Padano nei territori di Mesola e Goro. E intorno alla metà degli anni Sessanta venne sottoposta a prosciugamento e a riconversione agraria la grande Valle del Mezzano, un bacino esteso oltre 20.000 ettari fino ad allora utilizzato solo come valle da pesca.

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*F. Cazzola, La bonifica, in F. Bocchi (a cura di), La Storia di Ferrara, Poligrafici Editoriale, Bologna 1995.

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L’attesa e la scoperta

En attendant Godot o meglio le parole del sindaco di Comacchio che naturalmente non risponde mercoledì scorso ho la sorpresa di trovare la spiaggia libera dalle baracchette. Noto imbarazzo e riserbo. Sono arrivati d’improvviso vigili e forze dell’ordine (si dice così?) e subito c’è stato un fuggi-fuggi generale. Sconcerto e una certa delusione tra le signore. A rendere più persistente il vuoto del baraccume alla sera si scatena la natura offesa e piovono bombe d’acqua per 48 ore così la spiaggia resta ancora per due giorni libera. Frattanto decido tra una nuvola e l’altra munito di un bel ferrovecchio a due ruote comprato legalmente (in proporzione costa più la catena sofisticatissima che il mezzo) di esplorare i dintorni e quindi prima tappa, a somiglianza delle sorelle di cechoviana memoria che all’unisono gridano “ A Mosca, a Mosca!!”, la mia sarà “Al pesce, al pesce!” sul molo di Porto Garibaldi.
E nasce così un folle amore.

La lunga fila dei pescherecci e delle motobarche turistiche creano un variopinto contraltare, un’animata e operosa vita sul porto-canale. Tutto è pulito, umano, non falsamente legato alle goldoniane manie per la villeggiatura.
E la gente ti guarda negli occhi e fa la fila col numero!!! Non come alle poste lidensi sia in pescheria che nella bellissima farmacia dove tutti si comportano gentilmente: senza stizza o pseudo supponenza. E’ una vera comunità non un luogo che vive quattro mesi all’anno.
L’esempio di quello che ci si aspetterebbe se fossimo stati previdenti nel non aver voluto violentare la natura. Non li vedi i vu cumprà a Porto Garibaldi o molto defilati e non importuni. I ristoranti hanno una fama consolidata negli anni e prosperano. Addirittura puoi comprare il pesce dalle barche stesse a prezzi assolutamente competitivi.

Insomma se mi piacesse vivere in un posto marino, a questo punto della mia esperienza e della mia vita, sceglierei questo piccolo borgo apparentemente modesto ma infinitamente più elegante dei Lidi.
E poi, “incredibile visu” ( mettiamocela una frasetta in latino che fa tanto rompi…i) uno stupendo negozio di fiori che forse anche a Ferrara si sognano: da mandarmi su di giri!
Se dunque questo è possibile in un luogo perché non lo è a un braccio di mare di distanza?
Lo so che parlare con chi non ti risponde sembra un’impresa inutile ma ancora chiedo e mi domando: “Perché?”

La prossima puntata sarà nel cuore stesso del comprensorio. Quella città di Comacchio che ricordo (sono anni che non vi metto piede salvo per recarmi all’ospedale) tra le più affascinanti realizzazioni urbane dell’Italia.

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Sul turismo la zavorra dei mille ‘enti preposti’

“A territory worth experiencing in freedom”, e per noi “Un territorio da vivere in libertà” è un piccolo depliant-libretto che la Provincia di Ferrara ha pubblicato e che si trova sugli scaffali degli Iat, nelle agenzie di viaggio e d’affari, ai punti informativi del Comune, all’entrata dei luoghi di cultura ed arte.
Un altro libretto libretto parla della costa, del Parco del Delta, di Comacchio e dei sette lidi, entrando nei dettagli e mettendo il lettore-vacanziero in condizioni di muoversi adeguatamente e con interesse.
Ci troviamo di fronte a due strumenti di marketing prevalentemente turistico che evidenziano le peculiarità dei territori, anche se sarebbe stato opportuno, saperne di più di storia, tradizioni e vissuto, e se la visione avrebbe dovuto comprendere il lungo nuovo distretto turistico emiliano-romagnolo fino alla laguna veneta.
Certo è che l’iniziativa, e non è la prima, ci mostra che l’assessorato al Turismo della provincia e il suo staff c’è l’hanno messa tutta nell’elaborare i contenuti, affidandone la distribuzione sia alla rete pubblica che ad operatori turistico-commerciali. Anche se, forse, servirebbero altre idee e ulteriori strumenti di sostegno e di servizio.
Sarebbe interessante, inoltre, capire che tipo di coinvolgimento è stato attivato e chi cura questo settore, dalla Camera di commercio, alle Sovraintendenze, dalle Agenzie per lo sviluppo Sipro e Delta 2000, ai Comuni, alla Regione e al ministero con le loro rispettive strutture operative.
Come si legge, i soggetti attuatori sono tantissimi, a volte con competenze concorrenti, a volte in conflitto, a volte silenziosi, a volte in sovrapposizione e con “spezzettamenti” a dire poco incomprensibili.
Anche qui, in questa circostanza, e non è la sola, richiamiamo l’attenzione di Franceschini, ministro indicato a mettere ordine, a rilanciare il settore, affinché turismo e cultura siano una filiera di innovazione e sviluppo, a ricreare le giuste condizioni per più lavoro, più occupazione, più imprese e farne la prima azienda nazionale.
Generalmente i supporti tecnici per animare ed accogliere i turisti si costruiscono in ottobre e novembre guardando alla stagione dell’anno successivo (se si ragiona nel breve). Occorre ricordare a tale proposito che l’ente Provincia diverrà un ente di secondo grado e privo della funzione turismo-cultura, ci pare quindi giusto evidenziare almeno alcune preoccupazioni.
Che dire ancora, se non che il nostro presidente, che è stato anche il sindaco di Firenze, dovrebbe molto preoccuparsi, perché se non arriviamo primi come accoglienza, l’Unesco potrebbe da subito toglierci dall’elenco dei Paesi i cui beni sono patrimonio dell’umanità (ne abbiamo tantissimi).
Il pil, il deficit, il debito, i parametri dei fondamentali macroeconomici, il tasso di disoccupazione, la Bce e altre istituzioni internazionali possono essere viste e riviste nella loro elasticità di movimento, anche con meno variabili indipendenti, anche con meno rigore nelle cifre e nei numeri, ma sul turismo non si può più scherzare e quindi, carissimo Dario, devi correre e più di quanto in Africa fanno il leone e la gazzella.
Buon lavoro, e speriamo bene!

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E’ sparita la barca del nostro scontento

Miracolo sulla Romea. La barca del nostro scontento è sparita, al suo posto c’è una piccola aiuola arata e un muretto di mattoni, lo sfondo di una futura scenografia? Confesso di sperare nel grande nulla proprio come Linus spera nell’avvento del grande cocomero. In ogni caso il “veliero” ha preso il largo, forse la notte, prima di diventare rosa, ha portato consiglio e ha fatto piazza pulita dello squallore di legni scrostati e di vele strappate, quello che si può definire un antidoto per proteggersi dagli effetti del turismo. Alle 10 del mattino di venerdì ai piedi del ponte tra Estensi e Porto Garibaldi c’era un furgoncino parcheggiato nel prato e un operaio operoso impegnato a sistemare la terra dove l’installazione di “malvenuto” era adagiata. Il cadavere era già stato rimosso e la scena del crimine modificata a favore di un piccolo niente molto più gradevole dello squallore elevato a “monumento”. Qualcuno, grazie al cielo, è in ascolto. E allora farebbe bene a sintonizzarsi anche sull’estetica dell’aiuola, l’erba sintetica regina dell’Acciaioli, è un insulto alla natura, se proprio manca la possibilità di irrigare, ci sono sempre ghiaia e piante grasse. Ispide ma sincere. Altro che plastica, i lidi non ne hanno bisogno, non sono un set cinematografico dove la finzione si presta a creare l’inesistente. Eppure la tentazione di farlo è forte. Deve essere il retaggio di ‘Polliywood’, con la differenza che ogni film girato nel Delta ha sempre avuto un regista professionista nelle cui scenografie non esistevano sbavature.

La frusta barca a vela posizionata in un'aiuola sulla Romea è sparita nella notte
La frusta barca a vela posizionata in in aiuola sulla Romea è sparita nella notte

Leggi il nostro precedente articolo [clicca qua]

Quella barca ‘sfinita’, allegro monumento che saluta i turisti

Elogio allo squallore. Potrebbe essere il titolo dell’installazione d’arrivederci posta ai piedi del ponte che collega il Lido degli Estensi a Porto Garibaldi. Il “monumento” non può sfuggire neppure all’occhio più distratto, è giusto collocato nello svincolo d’uscita e si mostra in tutta la sua bruttezza. E’ una barca “sfinita”, giunta a fine corsa, le vele strappate, la vernice scrostata e, fino a qualche giorno fa circondata da onde di cellophane azzurre incastrate sotto la chiglia. Risultato: un classico effetto pattumiera, con la plastica sbatacchiata dal vento come fosse un groviglio di sacchi dell’immondizia sfilacciati e abbandonati sull’erba. Una meraviglia. Quel che si dice il trionfo del buongusto, una chicca d’autore capace di solleticare la curiosità di chi passa sulla Romea. Sembra di sentirli gli automobilisti in transito dalla parte opposta dell’imbarcazione, peraltro persino più triste del monumento ai marinai caduti di via Pomposa a Ferrara. “Guarda che bella idea, quasi quasi vado a farmi un giro agli Estensi”. Se tanto mi dà tanto, c’è da mettersi le mani nei capelli. Di chi mai sarà una pensata tanto brillante, che sta alla accoglienza come una cozza (nel senso di brutto) alla bellezza. Forse l’ideatore ha voluto replicare l’Italia dei rifiuti della passata Biennale di Architettura di Venezia, lo scrivo perché sono un’inguaribile ottimista. Certi esperimenti però hanno bisogno di background altrimenti è meglio lasciare perdere. E’ meglio spendere due soldi e seguire un corso di educazione estetica, se il denaro scarseggia si può sempre lanciare una sottoscrizione purché i creativi fai da te seguano con impegno le lezioni e la finiscano di offendere la sensibilità dei passanti a colpi di oggettistica orripilante confezionata in casa. Ci sono già abbastanza villette a schiera, case e residence che gridano vendetta per quanto sono inguardabili. Un consiglio: lo squallore non aiuta la vacanza e aggiunge aria di naufragio a una località che ha conosciuto tempi migliori. Molto ma molto tempo fa.

Aggiornamento del 4 luglio – Rimossa la barca del nostro scontento [leggi]

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Sviluppo e investimenti
in laguna, il ruolo dei privati incrina il patto per l’ambiente

L’ultimo incontro tra il circolo Legambiente Delta del Po e l’Amministrazione comacchiese non è stato dei più rilassati. Quel patto siglato tra gli ambientalisti e il M5S prima dell’esito elettorale che li ha insediati al governo si è incrinato. La fiducia si è assottigliata nel momento in cui il Comune ha sposato l’accordo stretto tra gli imprenditori privati e il Ministero dello Sviluppo, con il benestare del Comune lagunare, della Provincia di Ferrara e il favore del Parco del Delta del Po.

Per l’Amministrazione comacchiese il patto di sviluppo, ovvero la promessa di investimenti privati nel ricettivo e 20 milioni di euro pubblici a fondo perduto che dovrebbero piovere sulla capitale del Delta del Po, è l’occasione di rilanciare economia, occupazione, guadagnare posti letto, servizi e adeguamento del sistema idrico fognario, da sempre spina nel fianco dei lidi, dove l’onda d’urto delle seconde case non è in grado di essere assorbito dalla potenzialità del sistema idraulico integrato. Per Legambiente corrisponde invece a una nuova e camuffata colata di cemento figlia del mai tramontato partito del mattone.

“L’ultimo incontro è stato piuttosto concitato anche in virtù dei progetti avanzati dagli imprenditori, più che una rigenerazione ambientale ci sembra un ritorno al passato, fatto di costruzioni con un differente uso, ma sempre di speculazione edilizia si tratta. E sempre a danno di un territorio che ha bisogno di tutt’altro – spiega Marino Rizzati, presidente del circolo Delta Po di Legambiente – Faccio un esempio, tra le richieste avanzate, c’è anche la società di Sergio Vitali, la sas Villaggio dei Pittori, che vorrebbe riprendere i lavori per ingrandire il residence Michelangelo del Lido di Spina. Eppure la vicenda giudiziaria con cui fu bloccata la costruzione non è ancora chiusa”.

Il caso delle “pinetine”, che ha visto il Comitato della parrocchia di San Paolo opporsi all’allargamento della struttura, spiega Rizzati, manca della puntata giudiziaria finale sulla quale la Cassazione si deve esprimere. “La società però è già tornata alla carica con un paio di progetti dichiarati ecocompatibili e pubblicati sul sito del Comune di Comacchio”, prosegue.

Le richieste della società nell’ambito della “rigenerazione turistica ambientale”, riferiscono di Rta ma non solo, di efficienza energetica, approvvigionamento da energia rinnovabile, di inquinamento ridotto al minimo in cambio di 70 ingaggi per realizzare l’ampliamento e 55 posti di lavoro complessivi per entrambi i progetti. Sono previste strade a uso comunale, parcheggi, sviluppo verticale degli edifici, aree verdi con moltissimi alberi e un contributo determinante per realizzare il nuovo Bosco Eliceo previsto dal Parco del Delta del Po

“Sui desiderata, ben 33, il sindaco è stato chiaro nel rimarcare, che sarà il Comune a decidere chi privilegiare – continua – Non è esattamente il metodo democratico con cui si pensava di dovere affrontare il delicato tema dello sviluppo del nostro territorio, che riguarda il futuro di noi tutti e ha nel Psc (Piano strutturale comunale) lo strumento urbanistico per disegnarlo. Noi proprio non ci stiamo”. Tra le domande presentate, ricorda, ci sono richieste di riconversione di terreni agricoli da piegare al settore ricettivo, strutture plein air, residenze turistiche alberghiere, eurohotel, poco importa la formula, sostiene Rizzati, al centro della questione c’è sempre l’apertura di cantieri edili. “E’ speculazione edilizia a cui l’istituzione provinciale ha prestato il fianco grazie alle proprie decisioni”, dice Rizzati che ha inviato una lettera alla Provincia di Ferrara ormai in via di smantellamento.

“Sono gli ultimi giorni dell’Amministrazione provinciale, gli ultimi di operatività secondo i compiti e lo storico modello di governance territoriale finora praticato, è tempo di bilanci, ma anche di alcuni ultimi atti da votare”, dicono gli ambientalisti. “Abbiamo avuto vari motivi di contrasto con le scelte dell’ente provinciale, basta pensare all’approvazione del Prg (Piano regolatore generale) di Comacchio del 2002, è ricco di contenuti illegittimi, ha previsioni edificatorie eccessive e non è stato adeguatamente controllato”. E ancora: “L’approvazione della variante al Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) del 2008, che con il bel nome di Rete ecologica provinciale ha nascosto la cancellazione dalla cartografia di individuazione e tutela di almeno 20 ettari di aree boscate, comprese le pinete in area urbana di Lido Spina e Estensi, ma anche altri boschi in aree rurali, non ha giovato a Comacchio”.

Una premessa poco lusinghiera cui segue una richiesta precisa: contenere il numero di strutture da realizzare. “L’ amministrazione provinciale, oltre a non aver posto rimedio ai problemi esposti, si accinge a terminare un percorso amministrativo rispetto al quale domandiamo un ripensamento – insistono gli ambientalisti – Chiediamo di non dare seguito alla previsione contenuta nel nuovo Piano Territoriale del Parco del Delta del Po della Stazione Comacchio centro storico, con cui si intendono destinare parecchie decine di ettari alla neocementificazione”. Sarebbe una decisione ingiustificata, eccessiva, sostiene Legambiente Delta Po, una decisione che espone a rischi di inutile consumo di territorio una fascia costiera fragile, bisognosa di servizi, parchi pubblici, parcheggi, mobilità alternativa all’auto, spazi sportivi, piuttosto che di una marea di nuovi posti-letto. “Camping, villaggi, hotel e appartamenti non operano al pieno della loro capacità né come posti-letto né durante i differenti periodi dell’anno – concludono – Questo è il motivo per cui ci auguriamo che il bilancio delle azioni della Provincia si chiuda con una maggiore attenzione verso le reali esigenze di Comacchio e della sua costa”.

proteste-ospedale-comacchio

A muso duro

da: Manrico Mezzogori*

Lettera aperta relativa al comunicato stampa del 19 gennaio scorso a cura dell’assessore regionale alla Sanità dal titolo: “Ospedale di Comacchio. Lusenti: Decisioni frutto di un percorso democratico e partecipativo”

Egr. Sig. Lusenti,
come tutti coloro che si innalzano sul Monte Athos,lei finisce per perdere di vista la realtà, preferendo farsela raccontare,filtrata,dai suoi sottoposti già gratificati da lauti incentivi economici. E’ così che funziona il meccanismo che trasforma tutto in realtà virtuale. Come i suoi vuoti slogan imparati a memoria e ripetuti all’infinito.

Sull’ospedale di Comacchio non c’è stata nessuna decisione frutto di un percorso democratico e partecipativo come lei asserisce nel suo pomposo comunicato. L’ennesima bugia che contraddistingue purtroppo un lunghissimo percorso che perdura da 23 anni!
“Per deliberare occorre conoscere”. ( Luigi Einaudi – II° Presidente della Repubblica italiana)
Tutto è stato studiato a tavolino nella segreteria del Partito dominante sin dal 2007! Lasci stare le frottole sulla Spending review e gli interventi legislativi intervenuti in questi ultimi due anni. E’ una materia che conosciamo meglio di lei. (Alleg.n.1) Lei sa benissimo, come sappiamo noi,che tutto prende l’avvio dalla apertura di Cona 1 e 2. I politici del neo Ducato estense di Ferrara sono sempre stati consapevoli che tale struttura ospedaliera è stata ideata, progettata e realizzata in sovradimensione sia in termini di superficie che in dotazione di posti-letto.
Quest’ultimo parametro addirittura fuorilegge rispetto all’indice di 5 pl per 1000 abitanti vigente in questa Regione nell’anno 2000! ( Protocollo d’Intesa tra Regione,Comune di Ferrara,Provincia di Ferrara,Università,AOSP e ASL Ferrara – 11 gennaio 2000). Certo comprendiamo assai bene che il ceto politico di Ferrara non possa dichiarare all’opinione pubblica le vere motivazioni che stanno alla base della cosiddetta Programmazione strategica sanitaria provinciale,che altro non è la riproposizione di quella già decisa dai vecchi Comitati di Gestione nel 1990! Certo fa specie coprirsi di “millantato futuro” ritornando al passato.
Ad un certo punto vi siete accorti dell’insostenibilità economica ( e programmatoria ) della vostra creatura ( insostenibile lo era già nel 2000) e così è stato architettato il “golpe sanitario” incapsulato nel solito involucro di luoghi comuni, sempre uguali da 23 anni, da scaraventare contro i cittadini di Comacchio.

NON C’E’ MAI STATO UN PERCORSO DECISIONALE DEMOCRATICO.

Tutto viene deciso con l’insediamento della nuova dirigenza Asl nel settembre 2010. L’8 settembre 2010, il dottor Foglietta al termine del suo mandato quale direttore generale Asl di Ferrara (2004-2010), e per il quale è stato lautamente pagato (in 6 anni possiamo azzardare, con gli incentivi economici,1,5 milioni di euro) presenta il progetto di rimodulazione futura dell’ospedale di Comacchio in un assemblea pubblica nell’aula del Consiglio comunale di Comacchio. (Alleg.n.2)
Esattamente il progetto già sostenuto dal suo presidente di Regione nel corso dell’inaugurazione del nuovo ospedale di Comacchio, che le ricordo essere costato circa 13 milioni di euro alle casse regionali, cioè soldi di tutti i cittadini di questa Regione. L’intervento del signor Errani, già sottoscrittore di due accordi regionali con la comunità di Comacchio, è disponibile in versione video integrale sul sito web: www.consultasancamillo.it.
Dubito che lei abbia il coraggio di ascoltarsi tale intervento. Ma semmai le rimanesse un po’ di tempo libero dopo aver assolto al suo impegno di volontario nella cura dei suoi pazienti privati, forse potrebbe aumentare il suo tasso di umiltà nel giudicare i cittadini di Comacchio.
Può forse sostenere che un direttore generale che per 6 anni ha governato la sanità ferrarese, in stretta relazione con i vertici amministrativi e sanitari della Regione, fosse uno sprovveduto? Può forse sostenere che non fosse al corrente dell’imminente apertura di Cona e delle conseguenze che ciò avrebbe comportato nel quadro complessivo della sanità ferrarese? E’ pro-
babile invece che il dottor Foglietta avesse una visione della sanità ferrarese più tecnica che partitica. Già. Può capitare qualche scheggia impazzita, non controllabile dal sistema parti- tocratico.
Il dottor Foglietta viene quindi surrogato dall’attuale direttore generale, ferrarese e pensionato Asl. In pratica due stipendi. Una manna di questi tempi. E come rifiutare? Certo che i suoi “datori di lavoro” (che pagano con i soldi degli altri) non avevano evidentemente altre alternative. O forse c’erano ma non erano adatte allo scopo.
Dopo pochi mesi dalla pubblicazione del progetto sull’ospedale di Comacchio da parte del precedente direttore generale Asl di Ferrara, tutto viene capovolto con la Conferenza pro-
grammatica provinciale del PD del 29/30.04.2011. La Spending review doveva ancora essere inventata. Così come i vari deliberati regionali che lei cita nel suo comunicato. Ma l’apertura di Cona veniva sbandierata nel giornalino dell’Azienda ospedaliera di Ferrara per l’ottobre 2011. Senonchè, come lei sa, tale apertura verrà rinviata di cinque mesi a causa dell’accertata presenza di legionella in alcuni settori degli impianti idrici del magnifico nuovo ospedale di Cona. Presenza della quale era a conoscenza, informalmente (sic),il direttore generale Aosp, Rinaldi, il quale comunque darà avvio alle procedure per il trasloco. Non sarà l’Aosp a darne informazione pubblica ma una fuga di notizie.
Lo slittamento dell’apertura di Cona di quasi cinque mesi costerà non meno di 2 milioni di euro che si poteva evitare di sperperare inutilmente. Nessun responsabile, come sempre. Paga lei? Paga Errani? Pagate voi? Ma di tutte queste cose, di quello che succede a Ferrara ne sono a conoscenza i presidenti di Provincia e Regione? Lei ha informato “quelli che sono stanchi di pagare per i costi sanitari di una Provincia con il più alto indice di vecchiaia della popolazione” ma che non sono stanchi di pagare per lo spreco gratuito, oserei dire da Impero romano, di importanti risorse economiche regionali solo per tappare i buchi del vostro sistema di potere?
Sono stati informati che la Regione ha staccato un assegno da oltre 30 milioni di euro per ripianare il buco di bilancio dell’Azienda ospedaliera di Ferrara per il 2012? Sono informati che la Provin- cia di Ferrara è l’unica che annovera un assessore regionale e un sottosegretario alla Presidenza come nessuna altra provincia della regione può annoverare? Neppure le tre Province romagnole messe assieme hanno questo potente influsso. Per non parlare delle potenti Province emiliane?
Nella Conferenza Territoriale socio-sanitaria del febbraio 2012 che lei cita, il Comune di Comacchio era rappresentato dal commissario prefettizio, che depositerà in quella riunione un documento sottoscritto da tutte le forze associative e politiche – compreso il suo partito – di Comacchio con il quale si chiedeva di attendere l’insediamento della nuova Amministrazione prima di prendere decisioni definitive. Tale legittima richiesta non venne accolta dalla Presidente della Conferenza territoriale sociosanitaria.
In sostanza, uno dei più importanti Comuni della Provincia di Ferrara,e per di più interessato da due accordi regionali sottoscritti dal presidente di Regione (unico caso in tutta la Regione), ratificati dalla stessa Conferenza territoriale sociosanitaria, è stato completamente esautorato da qualsiasi percorso di confronto e condivisione e lei ha pure il coraggio di continuare a millantare di “percorsi democratici decisionali” attivati. Voi che avete stracciato unilateralmente persino i vostri accordi sottoscritti. Nel suo comunicato arriva persino a millantare percorsi istituzionali inesistenti.
Consigli comunali aperti; commissioni sanitarie speciali. L’unica Commissione sanitaria speciale che comprende oltre ai rappresentanti politici,rappresentanti della società civile (associazioni di volontariato) esistente in Provincia è quella di Comacchio. Tutti i tentativi fatti in altri Comuni sono sempre stati vanificati da sindaci di partito. Ma i sindaci non sono sindaci di tutti i cittadini? Evidentemente è la solita frase retorica. Il suo sottoposto, pensionato Asl – direttore generale di Ferrara, per quanto invitato più volte sia nella Commissione sanitaria che nei Consigli comunali straordinari non si è mai presentato. Adducendo a pretesto in alcuni casi l’imminenza di tornate elettorali. Un direttore generale Asl che si preoccupa di elezioni. Appunto la dimostrazione del fallimento del D.lg. 517/1993 con il quale si soppiantavano i vecchi Comitati di gestione (politici)
nominati non attraverso bandi di concorso ma in quota politica.

Il suo direttore generale Asl ha partecipato ad altri Consigli comunali, dove poteva contare su sindaci amici. Dall’agosto 2012, al suo presidente di Regione, quello che dichiara continuamente “chiamatemi e io ci sarò” (video sito Consulta) sono state inviate ben sei richieste di incontro da parte del Consiglio comunale di Comacchio, sempre cestinate. Ma è bastata una telefonata, nel corso delle elezioni amministrative 2012, al suo presidente di Regione da parte dei rappresentanti locali del suo partito per aprire le porte della Amministrazione regionale “di tutti i cittadini”, come dire che la Regione in fin dei conti è soltanto una sezione allargata di Partito. Solo dopo 16 mesi, dopo sei richieste, dopo i tafferugli con le forze dell’ordine avvenuti presso l’ospedale di Comacchio e dopo che voi avevate organizzato il “vostro golpe sanitario per salvare Cona” vi siete decisi, bontà vostra, democratici di Partito, ad acconsentire a un incontro “tipo G8 di Genova” nella sede della Prefettura di Ferrara con i legittimi rappresentati delle istituzioni locali di Comacchio. A decisioni già avvenute.
Un comportamento volgare, sprezzante delle istituzioni locali comacchiesi. Degno di un nuovo ceto di feudatari del bene pubblico. Perché siete questo. Egregio singnor Lusenti, lei non sa che cos’è “un percorso democratico istituzionale”, perché è troppo abituato a confondere tali percorsi con quelli di partito. Sistemi di potere tramontati a Est ma ancora in auge a Ovest. Una Conferenza territorialie sociosanitaria che approva un piano strategico anonimo, senza intestazione,e del quale non si sa chi sia l’ente proponente, senza nessuna delibera di adozione dell’atto, in netta violazione del regolamento di funzionamento della Ctss stessa. Un Presidente di Ctss che esclude il pubblico dalle assemblee inventandosi regolamenti personali e che gestisce le pubbliche istituzioni come se fossero una proprietà di partito. Sindaci che approvano atti fondamentali per il futuro della sanità provinciale senza nessun mandato da parte delle rispettive assemblee elettive. Una dirigenza Asl che modifica e corregge, successivamente all’approvazione, tali atti all’insaputa degli stessi sindaci.
E lei signor Lusenti cincischia di percorsi democratici?
Smettiamola con questa farsa che sa di regime. Come solo un regime ha potuto in questi 23 anni organizzare la più colossale truffa ai danni dello Stato in materia di appalti sanitari. Uno squallido e vergognoso attacco ai diritti legittimi della comunità di Comacchio. Lei è soltanto un “citatore” di democrazia, noi la democrazia quella Costituzionale la pratichiamo da 23 anni.
Noi cittadini la democrazia la difendiamo perché è da 23 anni che lottiamo per difendere la legalità istituzionale in questa provincia e in questa regione, legalità troppo spesso calpestata e sovvertita proprio da coloro che avevano l’obbligo di rispettarla. E da chi aveva l’obbligo di perseguire per via giudiziaria i reati contro le leggi dello Stato e le stesse leggi regionali.

La falsificazione del censimento del patrimonio edilizio sanitario regionale sui dati tecnologici dell’ospedale di Comacchio a cura di Sts-Techint spa

Egregio signor Lusenti, in queste due relazioni è descritto, seppur benignamente, tutto il marciume eversivo che è stato scaraventato contro la comunità di Comacchio. Un romanzo di illegalità. Una vera organizzazione addentellata in ogni ganglio della pubblica amministrazione per perseguire scopi illeciti. (Perizia d’ufficio commissionata in data 4/2/1997 dal Pm inquirente “Conclusioni…in relazione alle considerazioni fatte sui singoli fatti riguardanti l’appalto per la costruzione del nuovo ospedale di Valle Oppio e l’andamento dei lavori…si possono trarre le seguenti conclusioni che mettono in luce le irregolarità sintomatiche di fatti illeciti”.)
Successivamente l’autore coraggioso di quelle due relazioni riservate verrà “democraticamente” spostato in altra sede.
Il Censimento regionale è la fase propedeutica al Piano investimenti regionali di cui all’art.20 L.67/88. Con il Decreto ministeriale numero 321 dell’8 agosto 1989 vengono stabilite le procedure per l’attuazione dell’art.20 con il quale sono stanziati 30 mila miliardi di lire per il riammoder- namento del patrimonio edilizio sanitario nazionale. Il Censimento ne è la fase iniziale. Per poter dimostrare l’impossibile ristrutturazione (e ampliamento) dell’ospedale di Comacchio inaugurato il 31 maggio 1970 e pertanto il più moderno dell’intera Provincia (ospedale vocato all’emergenza-urgenza per il Basso Ferrarese nel II° Piano sanitario regionale) vengono volutamente alterati i dati edilizi e tecnologici del San Camillo.
E’ da chi Sts ha ricevuto le informazioni sull’ospedale di Comacchio? Perché gli addetti di Sts non si sono recati presso l’ospedale di Comacchio come si fa durante un vero censimento prescrive? Non si sono accorti che erano in corso da alcuni anni lavori per miliardi di lire per la realizzazione di tre nuove sale operatorie, 500 metri quadrati, e la realizzazione della rianimazione e dell’Utic (Unità terapia intensiva coronarica). Attrezzature che neppure il Sant’Anna di Ferrara potrà annoverare. Non si sono accorti perché le informazioni falsificate verranno trasmesse da Codigoro.
Da qui parte l’interminabile trafila del piano eversivo organizzato contro i legittimi diritti della comunità di Comacchio.

La sintesi del lungo elenco di reati penali mai perseguiti per via giudiziaria

1) Falsificazione delle procedure per l’ammissione al finanziamento dei progetti di edilizia sanitaria.
2) Falsificazione delle procedure per la valutazione tecnica degli studi di fattibilità , nel mentre il cosiddetto nucleo tecnico di valutazione m ministeriale doveva ancora concludere l’esame dello studio di fattibilità originale, l’ex Usl 33 di Codigoro ne approvava un altro totalmente diverso e aggiudicava l’appalto alla cooperativa Costruttori
3) Falsificazione delle procedure stabilite dal decreto ministeriale 389/89 sull’aggiudicazione degli appalti
4) Varianti urbanistiche illegittime approvate dal Consiglio comunale di Lagosanto in violazione della legge regionale numero 47/78 (allora vigente) delle norme di attuazione tecnica del Piano regolatore e dello stesso regolamento edilizio comunale.
5) Falsificazione dei pareri del Co.Re.Co. sulle delibere ex Usl 33
6) Rilascio di concessioni edilizie illegittime da parte del Comune di Lagosanto per illegittimità delle procedure propedeutiche a tale rilascio
7) Falsi cartelloni di inizio lavori
8) Impedimenti illegittimi ai rappresentanti del Comune di Comacchio nell’accesso agli atti pubblici
9) Truffa ai danni dello Stato nel progetto di variante di riduzione del nuovo polo ospedaliero di valle Oppio da 340 posti letto (in contrasto con la stessa programmazione sanitaria regionale) a 270, approvato dalla giunta regionale nel 1996, nel richiedere sempre lo stesso finanziamento a carico dello Stato nonostante la consistente riduzione dei costi, grazie alla connivenza degli apparati ministeriali che ne erano a conoscenza. L’allora assessore regionale alla Sanità darà una dimostrazione casereccia di come si governano le istituzioni regionali. Dal momento che i soldi sono stati stanziati perché ridarli indietro?
Si va fino alla violazione del capitolato speciale d’appalto che vietava il recupero degli arredi e delle attrezzature degli ospedali in dismissione. E alla vergognosa messinscena attuata con la delibera di giunta regionale n.2384 del 19 dicembre 2000, “Misure per l’attivazione del Polo ospedaliero di Valle Oppio” con la quale vennero stornati dal bilancio regionale ben 15 miliardi di lire per l’acquisto di attrezzature da destinare al nuovo ospedale, giustificando tale finanziamento con l’accusa infamante e diffamatoria contro i cittadini di Comacchio rei “di aver impedito il trasloco di tali attrezzature dal San Camillo a Valle Oppio”. Bugiardi. L’ennesima menzogna contro i cittadini di Comacchio. Non era il mancato trasloco di alcune attrezzature vecchie del valore complessivo di 2,7 miliardi di lire a impedire l’apertura di un ospedale nuovo che le leggi dello Stato finanziavano “chiavi in mano”. Un ospedale privo delle opere di urbanizzazione primaria quale la viabilita, che verra’ realizzata dopo l’apertura con 15 miliardi di lire stornati dai Patti d’Area.

Egregio singor Lusenti,
i suoi predecessori sapevano bene che i soldi destinati alle attrezzature tecnologiche erano stati divorati nel corso dei lavori di costruzione. (Documenti di studio sito web consulta ndr). Si confronti la lunghissima lista della spesa allegata alla delibera regionale con l’elenco delle attrezzature da traslocare. Nella lista mancavano solo le matite e le gomme da cancellare. Anche allora, come oggi, avevate orchestrato l’ennesimo imbroglio per coprire il quale sono stati picchiati donne e anziani inermi. Voi democratici di partito. Allora come oggi la stessa tecnica di trasformare l’impegno dei cittadini in un problema di ordine pubblico. Siete voi il vero problema di ordine pubblico. Siete voi i sovversivi della legalità costituzionale. E lei signor Lusenti dall’alto del suo scranno pretende di farci paura. Pessimo amministratore e pessimo politico. La comunita’ di Comacchio ha dato martiri nella grandiosa epopea del Risorgimento. Ha dato martiri nella lotta per la Resistenza. Ha dato martiri in epoca repubblicana nelle battaglie per il lavoro. E’ per questa ragione che non abbiamo avuto paura a difendere la legalita’ di questo Paese contro di voi.
Dall’alto del suo scranno cincischia di percorsi democratici. In una Regione dove si permette la vigenza di Piani Regolatori tutt’ora illegali approvati dai vostri amici della Provincia di Ferrara. In violazione delle stesse Leggi regionali. Dove un Ptcp (Piano Territoriale di Coordinamento per la Provincia) vigente, è in contrasto con le stesse leggi regionali, approvato da dirigenti amici degli amici. Dove una presidente di Provincia si permette di inoltrare alla UE progetti illegali per volontà politica. Dove si approva una legge sui Consorzi di Bonifica, ma da due anni non si può applicare perché la sua Giunta regionale, furbescamente, non ha ancora deliberato le linee guida per la formulazione dei Piani di classifica permettendo al Consorzio “Pianura di Ferrara” di rubare soldi dalle tasche dei cittadini comacchiesi. Dove i dirigenti di un Consorzio di Bonifica si possono permettere di dichiarare il falso a Commissioni tributarie provinciali accondiscendenti. E mi fermo qui, perché sono stanco. Risulta evidente da quanto scritto che siamo in presenza di una sfida mortale. Il vostro sistema di potere e noi cittadini. Noi non molliamo. Avete trasformato il Comune di Comacchio in una sorta di Terra dei Fuochi. Dove l’illecito,l’illegalità si sono trasformati in sistema di gestione della cosa pubblica. Una guerra mortale che auspico vivamente che trovi riscontro in un’aula di tribunale

In fede
Manrico Mezzogori presidente della Consulta popolare del San Camillo.
Consulta popolare San Camillo

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Liti da spiaggia a Porto Garibaldi, ma i ‘burocrati’ replicano: “Tuteliamo il parco”

Accusa la stanchezza di un’attesa che definisce troppo lunga e ormai destinata a finire con un “niente di fatto” Riccardo Boldrini, direttore del campeggio Spiaggia Mare di Porto Garibaldi. Per il camping non ci saranno né investimenti né migliorie. Tutto resterà così com’è, con buona pace della competitività sul mercato turistico internazionale. I motivi, dice, sono tanti. Primo tra tutti la burocrazia: “Abbiamo presentato un progetto sopravvissuto a diverse amministrazioni che non è mai stato protocollato per assenza di informazioni certe – racconta – Anni fa abbiamo acquistato un terreno agricolo, sperando che il Comune recepisse appieno la normativa del 2004 che permette di utilizzare l’appezzamento per costruzioni utili alla nostra attività. Ma non sembra ci sia modo di arrivare a un lieto fine”. L’ammodernamento del camping, sostiene, avrebbe permesso di aggiungere servizi e confort. Un richiamo attraente per chi ama le vacanze ‘all inclusive’ che, senza scomodarsi più di tanto, può trovare ciò che cerca in un campeggio ben attrezzato e organizzato.

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Riccardo Boldrini, direttore del campeggio Spiaggia Mare

“A un certo punto della vicenda è stato licenziato il Piano di stazione parco centro storico di Comacchio a cui dovrebbe ispirarsi la Comacchio del futuro – continua – Si è pensato di creare un comparto unico che, oltre al nostro, comprende i terreni stesi dalla Collinara fino al mare, inclusa la pineta. Si tratta di un grande spazio con proprietari diversi da ripensare e progettare qualora si voglia creare un’azienda turistica”. E ancora: “Gli imprenditori sono coinvolti in prima persona, chiamati a cercare tra loro un accordo per studiare soluzioni da condividere e spendere sul piano turistico – prosegue – In assenza di accordo, l’Amministrazione dovrà occuparsene in modo diretto”. In buona sostanza l’indicazione del Parco punta a un’identità di strutture compatibili con la sua vocazione naturalistica, possibilmente armoniche tra loro e spendibili in campo turistico. Se ne parla dalla primavera del 2013, quando il piano è stato adottato dalla Provincia, che sembrava sul punto di essere sciolta. “In quell’occasione è stato richiesto l’impegno di tutti gli attori coinvolti, ma non ne è uscito nulla – spiega – Noi avremmo dovuto accordarci con i nostri vicini, la società Medusa srl, ma non c’è stata intesa per problemi di natura di valutazione fondiaria tra i privati”.

La storia continua. “In mancanza di un’intesa abbiamo provato a unire i nostri due progetti lasciando separate le proprietà, poi il 31 di marzo siamo stati convocati dai tecnici su richiesta del sindaco Marco Fabbri – spiega – A quel punto ci hanno imposto alcuni paletti, il primo dei quali è l’arretramento del campeggio”. Sospira. “Non se ne comprende il motivo, visto che gli altri nove camping della costa restano al proprio posto – denuncia – Eppure l’articolo del Piano territoriale paesistico regionale è lo stesso per tutti. Per quanto riguarda i fabbricati licenziati dalle autorità competenti prima che la legge li proibisse, e per quelli sanati 6 mesi fa, il problema non si pone, restano lì”. Per Boldrini quello con i tecnici non è stato un meeting tra i più felici. “Hanno convenuto dell’impossibilità di spostare ciò che è autorizzato, ma si sono concentrati sulle case mobili per le quali non c’è necessità di permessi – dice – Se avessimo deciso di spostarle, pensavamo di farlo nel nostro terreno, quello agricolo, ma siamo stati invitati a portarle dal nostro vicino, senza che lui ne fosse informato e senza alcuna proposta di compensazione. Non mi sembra un modo di agire consono alla vicenda”. Una cosa è certa, non ci saranno investimenti. “Il camping resterà così com’è, dispiace perché il nostro progetto non prevede nessun aumento di presenze, nessun correttivo della licenza d’attività. Puntiamo al confort, all’allargamento delle piazzole di sosta e a un appezzamento di terra maggiore intorno a ogni casa mobile – continua – Non è previsto l’utilizzo di altro cemento armato come invece succederà per costruire le infrastrutture necessarie agli altri progetti”. Lo Spiaggia Mare le ha già, così come possiede il know how in campo turistico. “E’ sempre stato il nostro lavoro e continueremo a farlo, non si tratta di un’avventura. Del resto abbiamo sempre investito in un campo che conosciamo e, soprattutto, soldi nostri – conclude – Anche quando il sindaco ha voluto incontrare la proprietà del campeggio Spiaggia Mare per chiedergli di aderire al Contratto di sviluppo, che porta con sé oltre al denaro dei privati quello a fondo perduto dello Stato, ci siamo detti contrari. Non chiediamo nulla se non la possibilità di lavorare”.

“Vorrei essere molto chiaro su un punto: il Contratto di sviluppo non ci vede primi attori, noi non c’entriamo nulla, è un rapporto tra imprenditori e Ministero dello sviluppo economico”, dice il sindaco di Comacchio Marco Fabbri. Se la manovra fa bene a Comacchio, Comune e Provincia, almeno fino a quando quest’ultima non decadrà, accompagneranno la fattibilità del patto di sviluppo: 184 milioni di euro dagli imprenditori privati e una ventina dal Ministero per rifare il look turistico ai lidi. “Per noi ci sono sì le strutture ricettive, carenti come è noto, ma esiste anche l’urgenza primaria della sicurezza idraulica senza la quale non si può crescere – spiega – In ogni caso il contratto resta una cosa tra privati”. E tra privati, specifica il sindaco, è stato l’incontro tra i tecnici e gli imprenditori interessati dal comparto unico. “Sono stati chiamati per sapere se si era raggiunto un accordo tra le proprietà – spiega – Se non c’è, la parte pubblica, tra l’altro proprietaria di una parte della pineta che guarda Scacchi, può promuovere un progetto guida. Che sia stato chiesto l’arretramento del campeggio non mi sorprende, lo specifica il Piano territoriale paesistico regionale al quale non si è mai data attuazione”. E aggiunge. “Non ho visto alcun progetto concreto, nemmeno da parte di Boldrini, quando arriveranno li valuteremo nella commissione consigliare – prosegue – se soddisferanno le esigenze previste per legge non si esclude di trasformare l’area agricola per l’utilizzo richiesto dall’attività di Spiaggia Mare”. La cosa che più preme al sindaco – che stasera (ieri per chi legge) in Commissione consiliare parla di Accordo territoriale del quale il parco è un tassello importante – è mettere i puntini sulle “i” prima dello scioglimento della Provincia previsto per la metà di maggio. “E’ necessario conciliare le leggi sovraordinate prima della scomparsa dell’Ente”, ricorda.

“Bisogna capire che il Piano di stazione deve attuare il Piano paesistico territoriale con riflessioni unitarie adatte a dare risposte adeguate a un ambiente da tutelare e valorizzare – dice Lucilla Previati direttore del Parco – Il camping Spiaggia Mare è dentro il Parco e deve rispettare regole diverse da chi non ne fa parte, in ogni caso l’arretramento programmato è la via da percorrere, perché è normativamente prevista”. Nessun via d’uscita? “Se il camping presenta un progetto di spostamento programmato di ospitalità turistica in linea con l’anima del Parco – spiega – potrebbe trovare la sua collocazione nella area agricola di sua proprietà”. Liberare il fronte dell’acqua dalle costruzioni leggere, ricorda il direttore, significa rigenerare il paesaggio, dare alla sabbia la possibilità di formare le dune con la complicità del vento e aumentare la qualità dell’ospitalità.

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Zappata, allievo di Rossini eletto a Urbino Maestro di cappella

MUSICI FERRARESI DELL’OTTOCENTO / FILIPPO ZAPPATA E FEDERICO SARTI

Filippo Zappata – Nativo di Ferrara (1817-1878), fu allievo del grande Gioachino Rossini presso il Liceo di Bologna nel 1841 e solo tre anni più tardi, nell’agosto del 1844, il municipio di Urbino lo elesse Maestro della cappella metropolitana. Il suo estro musicale rifulse nelle opere sacre, come ad esempio la Messa a piena orchestra eseguita nel luglio 1853 a Lugo (Bo), lodata per «la fecondità dei pensieri, la filosofia dell’espressione», o come la tragedia Abderamo o l’Assedio di Granata, eseguita sempre a Lugo nel 1859, o ancora come la Paola Monti rappresentata a Bologna nel 1862. Zappata venne anche nominato Maestro di cappella dal consiglio comunale di Comacchio, la cittadina dov’era nato. La sua opera più celebre e meglio riuscita è forse la Messa funebre a tre voci, definita «un’opera meravigliosa», «un capolavoro di musica liturgica». La lapide onoraria collocata davanti alla sua casa porta questa iscrizione: “Filippo Zappata / Comacchiese / Il suo genio grande / e alla musa rossiniana ispirato / nel teatro e nel tempio / effuse / melodie sublimi / Di merito più che di nome / insigne / onorò / l’arte e la patria”.

Federico Sarti – Nativo di Cento (Fe) e violinista di talento, Federico Sarti (1858-1921) ricevette in eredità dal padre – Leone Sarti, insegnante di violino presso le scuole musicali della città del Guercino – la passione per la musica, che lo portò ad affermarsi nell’attività concertistica nella limitrofa Bologna, oltre che emulare il padre nell’insegnamento. La carriera di Sarti si sviluppò su due piani: come solista e come concertista, in questo secondo caso soprattutto quale componente del famoso “Quartetto bolognese”, insieme a Consolini, Massarenti e Serrato.

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“Musici” ferraresi fra Settecento e primo Ottocento

CESARE PATRIGNANI E PIETRO PARMEGGIANI

Cesare Patrignani – Nativo di Comacchio (Fe), il canonico Cesare Patrignani (1769-1838), seguendo i degni dettami della più alta fra le virtù cristiane, la mortificazione del proprio Io, si sottrasse sempre alla pubblica lode e fu invidiabile figura di uomo e sacerdote.
La naturale inclinazione alla musica lo condusse ad approfondire i suoi studi prima a Bologna, poi a Senigallia e quindi a Napoli al Conservatorio di Sant’Onofrio, dove divenne allievo del celebre Giovanni Paisiello.
Patrignani venne in seguito nominato Maestro di cappella dell’Apiro nella marca d’Ancona e più tardi di Montolmo (Macerata). Ritornato a Comacchio nel 1793, il magistrato del comune lo chiamò per qualche tempo a reggere la cappella locale.
Vestì l’abito ecclesiastico nel 1800. Da allora, pur consacrandosi alle opere di religione e di carità, si esercitò e compose molte musiche sacre, pervase di gusto squisito e idonee come poche altre ad ammantare convenientemente le varie preghiere della liturgia.

Pietro Parmeggiani – Originario di Cento (Fe), Pietro Parmeggiani (1806-1890) entrò all’età di diciannove anni come tenore nel gruppo musicale della cappella di San Biagio della città del Guercino. Quattro anni dopo ebbe inizio la sua carriera operistica, che lo portò a calcare i migliori palcoscenici della provincia italiana.
Poi, conclusa l’esperienza teatrale, si dedicò alla composizione di musiche sacre: L’inno di San Biagio, L’inno di San Michele arcangelo, i Gradi della passione di Gesù Cristo, le Litanie e tre messe concertate.
Durante la sua vita, Parmeggiani conseguì diversi premi in concorsi nazionali, come ad esempio all’“Esposizione delle arti cristiane” di Roma nel 1870, per la quale compose una raccolta di 366 versetti per organo.

Commissione per la Qualità architettonica ed il Paesaggio, acquisisce i curricula

da: ufficio comunicazione istituzionale Comune di Comacchio

Sino al 15 febbraio prossimo gli aspiranti a far parte della Commissione per la Qualità Architettonica ed il Paesaggio (C.Q.A.P.) potranno far pervenire al Settore VIII “Territorio e Sviluppo Economico” i loro curricula. L’Amministrazione Comunale infatti ha bandito un avviso pubblico per acquisire i curricula di esperti nella progettazione, nelle materie storiche dei beni culturali, urbanistica, architettura, tutela ambientale e del paesaggio. Tra i requisiti richiesti è fondamentale mostrare una comprovata ed elevata competenza specialistica, per aver elaborato ad esempio progetti edilizi, urbanistici e paesaggistici, durante lo svolgimento di funzioni e/o incarichi specifici presso aziende pubbliche o private. I candidati interessati dovranno far pervenire i loro curricula entro e non oltre le ore 12 del 15 febbraio 2014, attraverso posta elettronica certificata (P.E.C.), da spedire al seguente indirizzo: comune.comacchio@cert.comune.comacchio.fe.it
La P.E.C. deve tassativamente contenere l’indicazione del mittente e riportare il seguente testo: COMUNE DI COMACCHIO, SETTORE TERRITORIO E SVILUPPO ECONOMICO- CURRICULUM PER LA NOMINA DELLA C.Q.A.P. Per informazioni contattare i seguenti recapiti: 0533-318618, oppure 0533-318612.
A conclusione dell’iter burocratico, la Giunta Comunale nominerà i 5 componenti che faranno parte della Commissione per la Qualità Architettonica ed il paesaggio. (C.Q.A.P.), come previsto dal Regolamento edilizio.
Sul sito comunale all’indirizzo www.comune.comacchio.fe.it, in evidenza nella home page e anche nell’apposita sezione relativa agli avvisi pubblici comunali, si può consultare e scaricare il documento integrale.

Comune di Comacchio, un concorso per gestire l’attracco vicino alla darsena dei Capuccini

da: ufficio comunicazione istituzionale Comune di Comacchio

L’Amministrazione Comunale ha bandito un avviso pubblico finalizzato all’acquisizione di manifestazioni di interesse con offerta per la gestione dell’attracco e della passerella galleggiante, costruiti lungo il canale navigabile all’altezza della darsena dei Cappuccini di Comacchio. A conclusione dell’iter amministrativo, sarà concesso, in forma sperimentale dall’1 aprile al 31 dicembre 2014, il servizio di gestione dell’attracco e della passerella galleggiante siti nella darsena dei Cappuccini. Grazie a questo nuovo servizio il Comune di Comacchio intende sperimentare una forma alternativa al trasporto su ruote di collegamento tra il capoluogo, le valli e i lidi. Si ricorda, a questo proposito, che recentemente è stato istituito il nuovo parcheggio “intermodale”(per auto, camper e bus) lungo la via dell’ex-zuccherificio, nei pressi del Villaggio San Francesco, servito anche dalla nuova pista ciclabile che attraversa la zona dell’attracco. Relativamente all’importo del servizio, ai criteri di affidamento della gestione, ai requisiti di partecipazione, si suggerisce di consultare l’avviso pubblico, inserito integralmente sul sito comunale (<www.comune.comacchio.fe.it), nella sezione “concorsi e avvisi”. Per la gestione del servizio è tassativamente escluso il ricorso all’istituto del sub-appalto. I plichi contenenti le manifestazioni di interesse dovranno tassativamente pervenire ENTRO LE ORE 12 DEL 28 FEBBRAIO 2014, mentre le buste saranno aperte nel corso di una seduta aperta al pubblico, che avrà luogo presso l’Ufficio Tecnico (Piazza Folegatti, 15- 2° piano) il 3 marzo 2014, alle ore 10. Due sono le modalità mediante le quali spedire i suddetti plichi chiusi: con raccomandata A/R, oppure con consegna a mano presso l’Ufficio per le Relazioni con il Pubblico, (aperto dal lunedì al sabato, dalle ore 8:30 alle ore 12:30).

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Il pesce in un piatto: dal museo di Spina a Masterchef Comacchio

Masterchef sbarca a Comacchio. Giovedì 6 febbraio la puntata del talent show vedrà i concorrenti alla prova nel paese del Ferrarese dove trionfa il pesce e, in maniera distintiva, l’anguilla.

In questo modo la trasmissione (ora su Sky, poi su Cielo) va a valorizzare qualcosa di attuale e legato al territorio, che però ha un filo diretto con la storia. Archeologia e arte, con queste telecamere puntate sui fornelli, prendono forma commestibile, accattivante, succulenta. In televisione nei piatti degli aspiranti vincitori di questo programma dedicato al cibo possiamo vedere la carne dell’anguilla, tanto amata già dagli antichi, e pesci come quelli di 2500 anni fa, dipinti sui piatti esposti al Museo di Spina di Ferrara. Le vetrine dell’Archeologico nazionale di via XX settembre raccolgono, infatti, le stoviglie decorate proprio in questo stesso luogo e rinvenute nella necropoli di Spina. Perché l’antica città etrusca di Spina era lì, nel Comacchiese. La sua parte di necropoli, cioè luogo di sepoltura, era nella Valle Trebba scoperta con i lavori di bonifica del 1922, mentre l’abitato cittadino si trovava nella Valle del Mezzano bonificata negli anni ’60 tra i comuni di Comacchio, Ostellato, Portomaggiore e Argenta.

Proprio nella capitale attuale di quest’area, che è Comacchio, gli odierni appassionati di cucina tornano a fare quello che i loro antenati facevano: prendere una merce pregiata già in periodo etrusco, dove il pesce era appannaggio di pochi, cuocerla in modi diversi (bollita, fritta, al forno, allo spiedo e al cartoccio) e condirla come facevano gli antichi che usavano pesto o spezie, che l’estro del cuoco può in questo caso inventare o riproporre in base a ricette collaudate.

Sarà bello osservare questi piatti e confrontarli con quelli nelle vetrine del museo che contenevano gli antichi cibi: ventuno piatti da pesce a figure rosse su fondo nero con una cavità centrale in cui veniva posto il condimento o salsa che avrebbe insaporito il pesce, da posare sull’ampio bordo (la tesa). La ceramica decorata è anche testimonianza dei contenuti degli chef di un’epoca in cui non c’era ancora altra possibilità per mostrare cosa si mangia, come fa oggi il programma tv, ma anche un post su Facebook o Instagram. Ecco allora terrine con sopra scorfani, cefali, orate, rane pescatrici, razze, seppie e calamari, che così restano intatti nel tempo per essere mostrati non solo a parenti e amici, ma anche ai discendenti dei discendenti.

Un’idea che ha ispirato – venticinque secoli dopo – anche un artista e designer contemporaneo innamorato della ceramica, come Piero Fornasetti. A Milano in queste stesse settimane sono esposti i suoi piatti con i pesci, fino al 9 febbraio alla Triennale in viale Alemagna 6. Un servizio degli anni ’50-’60 riproduce la classica decorazione della porcellana con il paesaggio di base bianco e blu e sopra, a colori ben dettagliati, il pesce che simula la pietanza. Masterchef Italia riporta dentro a un piatto il dialogo tra arte e cibo, passato e presente. Questa volta con qualche Spina…

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