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Al Consiglio Comunale di Ferrara:
Firmare l’Appello per la proibizione delle Armi Nucleari

 

Mai come in questi ultimi tre anni Ferrara appare una città drammaticamente spaccata in due. Si tratta di qualcosa di diverso della salutare dialettica tra Maggioranza e Opposizione, ma di una contrapposizione radicale, addirittura preconcetta, che coinvolge tutto e tutti. Tutti i cittadini intendo. Sembra di essere tornati alla Ferrara del 1200 quando le famiglie Salinguerra Torelli e Adelardi si contendevano la città senza esclusione di colpi.

Questo scontro – giustissimo quando si tornerà a votare per il governo municipale – ha però occupato tutto lo spazio della politica, si è imposto nella società civile e perfino nel confronto interpersonale, facendo letteralmente sparire la capacità di dialogo e la ricerca della mediazione per il bene comune della città. La vicenda della migliore location per il concertone di Bruce Springsteen è solo l’ultimo episodio su cui era ed è possibile trovare una ragionevole mediazione e dove si sta scegliendo di non ascoltare il dissenso (sono già 25.000 le firme raccolte dalla petizione popolare SAVE THE PARK).

Ma davvero Ferrara e chi la rappresenta in Consiglio è condannata a scontrarsi su tutto? Su nessun tema, su nessun obbiettivo, su nessuna presa di posizione Ferrara può trovarsi dalla stessa parte? Questo quotidiano, sui temi nazionali come su quelli cittadini, non ha mai scelto la neutralità, ma non si rassegna neppure ad accodarsi agli Adelardi o ai Salinguerra.
Ci si può confrontare civilmente su tutto. E su qualcosa si può anche andare d’accordo. Ad esempio votare questo breve appello che ICAN (Campagna Internazionale per l’Eliminazione delle Armi), cui è stato assegnato il Premio Nobel per la Pace nel 1917, ha proposto ai Consigli eletti delle città italiane, raccogliendone l’adesione.
Periscopio rilancia l’appello al Consiglio Comunale di Ferrara.

 

Al Signor Sindaco di Ferrara 
Ai Signori Consiglieri di Maggioranza
Ai Signori Consiglieri di Opposizione

Cities Appeal: l’Appello delle Città
a favore del Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari 

L’anno scorso, e precisamente Il 22 gennaio 2021, è entrato in vigore del Trattato sulla proibizione delle armi nucleari TPNW (Treaty on the Prohibition of Nuclear Weapons).
ICAN, la Campagna Internazionale per l’Eliminazione delle Armi Nucleari, con i suoi partner italiani Rete Italiana Pace e Disarmo e Senzatomica ed insieme all’associazione Mayors for Peace, Sindaci per la Pace, presieduta dal Sindaco di Hiroshima, promuovono e raccolgono l’adesione degli Enti Locali italiani all’Appello che segue:

“La nostra Città esprime forte preoccupazione per la grave minaccia posta dalle armi nucleari alle comunità in ogni parte del mondo. Crediamo fermamente che i residenti nelle nostre città abbiano il diritto di vivere in un mondo libero da questa minaccia. Qualsiasi uso di armi nucleari, intenzionale o accidentale, avrebbe conseguenze catastrofiche, vastissime e durature per gli esseri umani e per l’ambiente. Noi quindi esprimiamo il nostro sostegno al Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari e ci appelliamo ai nostri governi nazionali affinché vi aderiscano”.

Al momento hanno sottoscritto l’Appello di ICAN le seguenti città italiane:

14 COMUNI con oltre 15.000 abitanti

Alba (TO)

Modena

Reggio Emilia

Brescia

Padova

Senigallia (AN)

Cervia (RA)

Palazzolo sull’Oglio (BS)

Thiene (VI)

Empoli (FI)

Ponsacco (PI)

Torino

Gussago (BS)

Pontedera (PI)

41 COMUNI con meno di 15.000 abitanti

Alfianello (BS)

Carbonera (TV)

Nave (BS)

Barghe (BS)

Casazza (BG)

Olgiate Comasco (CO)

Bientina (PI)

Castegnato (BS)

Ospitaletto (BS)

Borgo San Giacomo (BS)

Castelnuovo Cilento (SA)

Paciano (PG)

Borgosatollo (BS)

Cerveno (BS)

Padenghe sul Garda (BS)

Botticino (BS)

Cevo (BS)

Passirano (BS)

Bovezzo (BS)

Chianni (PI)

Roè Volciano (BS)

Braone (BS)

Collebeato (BS)

Roncadelle (BS)

Brione (BS)

Crespina Lorenzana (PI)

San Gervasio (BS)

Caino (BS)

Fauglia (PI)

Terricciola (PI)

Calcinaia (PI)

Fregona (TV)

Verolavecchia (BS)

Calvisano (BS)

Lajatico (PI)

Vicopisano (PI)

Capannoli (PI)

Malegno (BS)

Villachiara (BS)

Capo di Ponte (BS)

Muscoline (BS)

Cover: Parata militare con armi nucleari, foto Vatican New

Anna Ferraresi: “Rifiuto di ricevere in omaggio la bandiera italiana!”

Anna Ferraresi, Consigliere Gruppo Misto

La scelta di non accettare la bandiera italiana da parte del consigliere Soffritti di Fratelli d’Italia trova queste mie motivazioni.

Premetto che se fossi stata seduta sui banchi della minoranza ,avrei votato contro la mozione della presentazione dell’Inno di Mameli all’inizio di ogni seduta consiliare, in quanto proprio perché ho il massimo rispetto istituzionale, ritengo che l’Inno Nazionale vada usato con parsimonia, nelle situazioni di importanza nazionale.

Come è vero che il nettare o un distillato contiene in sé tutta la fragranza, la concentrazione dell’essenza prima,così è vero anche per l’Inno Nazionale che a mio avviso non dovrebbe far parte di quella retorica che vorrebbe farlo diventare cura preventiva contro il “male” come citato dalla mozione :” Momento utile a ricordare a tutti i Consiglieri e ai cittadini che in aula ci si deve impegnare per il BENE della città”.

Il fatto stesso che il Consigliere Comunale è di per sé un pubblico ufficiale , votato affinchè si impegni per il bene della città, mi pone una domanda : “ Per ricordare che siamo consiglieri comunali, varcata la soglia del Municipio e la sala consiliare abbiamo la necessità di raccoglierci in un momento solenne con l’impeto di veri italiani coraggiosi ed integri al canto di:

“ Fratelli d’Italia,
L’Italia s’è desta,
Dell’elmo di Scipio
S’è cinta la testa….”

Etc..etc…?

Per quale motivo?

Perché siamo forse mocciosi, moralmente discutibili, politicamente deboli, civilmente insicuri per addomesticare la nostra coscienza a fare il Bene?

Il mio rifiuto all’omaggio della bandiera italiana, ritenuta un oltraggio personale da parte del consigliere Soffritti ed istituzionale dal vicesindaco Lodi che chiede addirittura sia messo a verbale, trova risposta nella mia coerenza fin da quando ho varcato la soglia del Municipio.

Trovo strano che il Consigliere di Fratelli d’Italia e tutti i consiglieri di Maggioranza non abbiamo dato la priorità di discussione al caso Solaroli, che non vi sia stata la massima volontà di far luce sull’accaduto e che lo trattino alla stregua di un gossip da “Novella 2000”, e che il giornalista che ha aperto l’inchiesta di La7 si chiami Alessio Lasta ( vincitore di diversi premi giornalistici) e non Alfonso Signorini , e che la trasmissione Piazza Pulita di Formigli non è il programma di Barbara d’Urso.

E’ curioso come la vicenda abbia interessato diverse testate giornalistiche nazionali, anche a seguito delle ulteriori discutibili vicende che riguardano il vicesindaco Nicola Lodi detto Naomo, e che tali notizie non tocchino la coscienza dei consiglieri di maggioranza.

E altresì interessante notare che i più fervidi leghisti non abbiano in memoria ,quando nel 2011 Salvini, allora eurodeputato, disse a Radio 24 che il “tricolore non mi rappresenta, non la sento come la mia bandiera. A casa mia ho solo la bandiera della Lombardia e quella di Milano”. “Il tricolore è solo la Nazionale di calcio, per cui non tifo. Mi rappresenta quando diventeremo un Paese normale con meno sprechi e ruberie al Sud”, che gli stessi leghisti affermavano che con la bandiera italiana si pulivano il deretano.

Oppure quando il segretario comunale Nicola Lodi issò e fece sventolare una bandiera del Carroccio su un pennone solitamente utilizzato per il tricolore durante le cerimonie del 4 novembre , in piazza Trento e Trieste.

Trovo fuori luogo le polemiche scatenate a seguito del mio rifiuto a ricevere la bandiera italiana.

Non sono i gesti plateali a legittimare dei valori così importanti come l’onestà ,l’integrità morale, la sincerità degli intenti e la trasparenza delle azioni.

Personalmente la Patria Italia e il popolo italiano l’ho nel cuore e nella mia anima, e non ho bisogno di gesti plateali ed ipocriti per rendere tutto ciò più vero agli occhi degli altri!

Che si nasconde dietro il Caso Solaroli?
Alan Fabbri e la grande ombra di Naomo

“La S.V. è invitata a partecipare alle sedute del Consiglio Comunale indette in 1^ convocazione…”. Tutto è cominciato oggi pomeriggio (3 febbraio) ma i lavori continueranno anche domani (4 febbraio): una seduta fiume, tante cose da discutere a cui corrisponde un ordine del giorno sterminato [leggi il testo completo della convocazione]. Un elenco che prevede 17 punti, e dove, solo all’ultimo posto, si può leggere l’ordine del giorno URGENTE presentato dai tre gruppi di opposizione presenti in Consiglio “sull’inchiesta giornalistica relativa al tentativo di indebita pressione nei confronti della Consigliera Anna Ferraresi e richiesta di dimissioni del Consigliere Vicecapogruppo Lega Stefano Solaroli.”.

Sulla grave e spinosissima vicenda i ferraresi risultano già informati sui fatti, basterà quindi riferire il nocciolo di quella ‘incredibile’ telefonata (ma invece credibilissima, anzi vera tout court, dato che la telefonata è stata registrata) in cui Solaroli offre uno scambio alla compagna di partito dissidente Ferraresi: un lavoro in cambio delle dimissioni. Ma già il solo fatto di aver relegato in fondo alla lista delle cose di cui parlare il caso Solaroli, significa che tra maggioranza e opposizione sarà ancora muro contro muro.

Già a gennaio, nella scorsa seduta del Consiglio Comunale, la minoranza di Centrosinistra aveva chiesto di mettere al primo posto dell’ordine del giorno il ‘caso Solaroli’, come logica e a gravità del fatto suggerivano. La maggioranza di Centrodestra (che in Consiglio è appunto maggioranza) aveva opposto un rifiuto. Allora la minoranza aveva lasciato l’Aula per protesta, mentre la maggioranza aveva deciso di interrompere e rimandare la seduta.

Uno a Uno, anzi, Zero a Zero e Palla al Centro.  E da subito aspettiamoci altre scintille. Alla rinnovata richiesta dell’opposizione di parlare subito del vergognoso affaire Solaroli e delle necessarie dimissioni del Consigliere Stefano Solaroli, la maggioranza ha risposto con un nuovo rifiuto; come a gennaio, trattando la questione come una estrema e trascurabile ‘varie ed eventuali’. Non si tratta, è evidente, di una semplice questione procedurale. Siamo di fronte ad uno scontro senza esclusione di colpi, a una spaccatura verticale, profonda, insanabile all’interno del Consiglio. A Ferrara non era mai successo. Del resto, non è forse lo specchio di quanto sta succedendo in città? Ferrara stessa, i suoi abitanti, sembrano  sempre più dividersi in due poli opposti. Non so se già oggi esistono due Ferrara distinte, ma il processo di radicalizzazione è del tutto evidente.

Vedremo come si svolgeranno questi due pomeriggi di Consiglio Comunale, se avremo o no un altro Aventino o se lo scontro assumerà altre forme e altri contenuti. E vedremo come questo processo di polarizzazione, in Consiglio e nella Città Reale, sopra e sotto lo Scalone, si evolverà.  Qui vorrei svolgere un altro tema, una suggestione che però mi arriva dallo stesso caso Solaroli, o più precisamente, dalle reazioni di Sindaco e Vicesindaco davanti al montare mediatico del caso.

Anche su ciò i ferraresi sono abbastanza informati. Le parole – le difese – di Alan Fabbri e di Naomo Lodi le abbiamo lette o ascoltate sui giornali locali e nazionali, su tutti i social possibili e immaginabili, nelle interviste e nelle ospitate televisive. A farla breve: Il Vicesindaco ha difeso in toto il comportamento di Stefano Solaroli (sostenendo la  tesi insostenibile che ‘il fatto non sussiste’), d’altro canto Il Sindaco Fabbri – pur pressato dalle richieste di una sua decisa presa di distanze – si è limitato a dire che sì, il Consigliere Solaroli aveva sbagliato, ma accettava di fatto le sue scuse: quindi  nessun suo allontanamento dalla carica di Vicecapogruppo in Consiglio, niente espulsione dalla Lega, nessuna richiesta di dimissioni dal Consiglio Comunale. Dalla montagna un misero topolino: l’autosospensione.

Il Vicesindaco ormai abbiamo imparato tutti a conoscerlo. E’ un uomo sempre e comunque all’attacco. Che, come vuole la storia italica, ‘se ne frega’ delle critiche: al suo patentino invalidi o alla sua abitazione a mini-canone popolare. Un uomo che se qualcuno gli intralcia il passaggio… lo denuncia e lo porta dritto in tribunale (fra qualche giorno si celebra l’udienza contro i quattro cittadini denunciati da Naomo). Insomma, la difesa – la totale assoluzione – dell’indifendibile Solaroli da parte di Naomo Lodi era del tutto prevedibile. Avremmo potuto raccontarla con un giorno di anticipo, prima ancora che il Vicesindaco aprisse bocca. Solaroli è un uomo di Naomo, e Naomo non abbandona i suoi uomini.

Stupiscono invece, almeno in apparenza, le parole – pochissime – pronunciate dal Sindaco Alan Fabbri. Il quale Fabbri non si smarca in nessun maniera dal suo viceE tantomeno scarica Solaroli. Usa un altro tono rispetto a Naomo Lodi – i due hanno stili affatto diversi – ma si accoda diligentemente alla linea di difesa ad oltranza tracciata dal suo Vicesindaco. Questa volta, e non è la prima volta, tra le posizioni dei due leader della Lega non si intravvede neppure un granello di differenza.

La figura, il ruolo, il potere del Sindaco sono cresciuti moltissimo in questi ultimi quindici vent’anni. La legge ha investito la carica di Sindaco di poteri sempre più ampi. Per fare un solo esempio: se il Presidente del Consiglio non va più d’accordo con un suo Ministro, non può mandarlo a casa, al massimo può chiedergli gentilmente di farsi da parte. Un Sindaco invece è Dominus, e può dimissionare a suo piacere un suo Assessore. E’ quello che ha fatto Tiziano Tagliani con  l’Assessore  Annalisa Felletti, estromessa  dalla Giunta il 22 maggio 2017 per il suo passaggio dal Partito Democratico ad Articolo Uno-MDP.

Quel che è vero per i sindaci in generale, è ancor più vero per il Sindaco di Ferrara. Perché nella nostra città – a partire almeno dal lungo regno di Roberto Soffritti, non a caso soprannominato ‘Il Duca’ – il sindaco ha sempre goduto di un potere eccezionale. Quel che il Sindaco decideva era legge, in Giunta e nel Consiglio, come dentro il suo Partito.

Concludendo. Forse non è vero che il Sindaco attuale di Ferrara ha in mano la sua squadra di governo e il suo partito. Forse non e nemmeno vero che ci sono 2 figure, Alan Fabbri e Naomo Lodi, che si dividono i ruoli (poliziotto buono e poliziotto cattivo) e condividono la guida del governo locale e della Lega, partito di maggioranza relativa. Forse a decidere, a dare la linea, è solo uno. E non è il sindaco.

Dietro alla miserrima vicenda Solaroli – mentre continuiamo a sperare che la magistratura lo persegua per la sue azioni – si staglia la grande ombra di Naomo Lodi. Il Vicesindaco sembra detenere il vero potere, nella Lega di Ferrara quindi nel governo della città. E il Sindaco, che non è autoctono e non ha in mano il partito cittadino, deve accodarsi.

Quindi Naomo decide su tutto e su tutti? Forse no, ma almeno su due cose sì, assolutamente: sulle politiche della Sicurezza e sulle cariche di partito. Come a dire: caro Alan tieni pure un profilo morbido, prometti pure la cittadinanza onoraria a Liliana Segre, ma non azzardarti a entrare nel mio recinto. Non metter bocca sulla sicurezza. E non toccare i miei uomini. Solaroli compreso.

Potete prendere queste mie note come semplici e opinabili supposizioni. I prossimi mesi ci diranno meglio cosa succede a Ferrara, davanti ai nostri occhi e dietro le nostre spalle. Quello che su cui non è più lecito indulgere è quell’aria di superiorità intellettuale (tipicissima di una certa Sinistra), quegli sfottò all’indirizzo di questo curioso personaggio. Perchè Naomo non appartiene alla Commedia dell’Arte. Non è una macchietta. E’ sarebbe ora di prenderlo sul serio.

 

Solaroli e quella “promessa” che fa tremare la Lega

Questa volta la faccenda sembra essere più seria delle altre volte: il vice-capogruppo della Lega in consiglio comunale, Stefano Solaroli, durante una conversazione con Anna Ferraresi, le ha promesso un posto a tempo indeterminato in comune, a patto che quest’ultima, che  è stata una ‘ribelle’ all’interno della maggioranza, citando letteralmente, si “togliesse dal c*zzo”.

Il consigliere in questione non è nuovo a situazioni imbarazzanti, ma andiamo con ordine per capire come si è arrivati a questa proposta.

    • La disssidente

Anna Ferraresi è stata la candidata ‘culturale’ della lista di Alan Fabbri. Molto attiva sui social, ha sempre denunciato il degrado che a suo parere attanaglia la città ed in particolare la zona dove vive, Pontelagoscuro. Con questo suo modo di fare, però, si è attirata le inimicizie di alcuni componenti della maggioranza. Infatti, nonostante la sua entrata in Consiglio Comunale dopo la vittoria alle elezioni, le sue lamentele sono continuate, e questo l’ha portata alla rottura finale del dicembre scorso.

    • Il litigio, l’uscita dal gruppo, la querela

Andare contro Nicola Lodi non sembra portar bene in Comune. A farne le spese sono stati Paolo Vezzani, il quale si è dimesso ad agosto, e Fausto Bertoncelli, stimato dirigente comunale, spesso in contrasto con l’attuale vicesindaco in passato, che si è visto allontanare dal proprio incarico senza troppi chiarimenti (e complimenti). Non sorprende, quindi, che la stessa ‘ribelle’ Ferraresi, rea di troppe lamentele, sia arrivata allo scontro proprio con Lodi. Ma non è stato uno scontro qualsiasi. La vicenda tra i due, infatti, è arrivata alle vie legali: Ferraresi ha querelato Lodi, colpevole a parer suo di averla offesa sul suo profilo Facebook, adducendo che la candidatura dell’ex veterinaria fosse stata mossa da motivi personali e non per tutelare la comunità di Pontelagoscuro e per delle dichiarazioni di Lodi su di un quotidiano locale. La consigliera, nel frattempo, era già uscita dal gruppo leghista ma è rimasta comunque in Consiglio Comunale, nel gruppo misto, perché, sempre secondo sue dichiarazioni, “ha preso un impegno di battersi su alcuni temi”.

    • Il 19 novembre

Prima di arrivare a questo, secondo lo scoop lanciato su La7, ci sarebbe stato un tentativo di sedare questa rivolta. Infatti, proprio il 19 novembre, c’è stato l’incontro tra Solaroli e Ferraresi, nel quale il primo proponeva alla seconda un lavoro a tempo indeterminato nella gestione dell’accoglienza turistica, occupandosi dei nuovi trenini inaugurati dall’amministrazione Fabbri. Tutto questo, naturalmente, in cambio delle sue dimissioni. Secondo Solaroli, poi, Vicesindaco (citato per primo) e Sindaco erano d’accordo. Ultimo, ma non meno importante argomento, il silenzio richiesto alla consigliera:“Se lo sputi fuori, mi brucio io”, ha infatti affermato il vice-capogruppo di maggioranza. Ferraresi ha però rifiutato questa proposta, che l’avrebbe appunto costretta a rinunciare al suo incarico di consigliera, e alla domanda del giornalista di Piazzapulita sul perché nell’audio sembrasse interessata, lei ha risposto: “L’ho fatto apposta, affinché lui non avesse timore a dirmi le cose”.

    • Il servizio di Piazzapulita e le repliche

Il 16 gennaio va in onda su La7 il servizio completo dedicato a Ferrara e questo caso in particolare, nel quale tutta la vicenda viene chiarita (la versione integrale la trovate qui). Oltre alle dichiarazioni di Ferraresi ci sono state quelle del presidente di City Red Bus Paolo Bonferroni, la società che gestisce il servizio di pullman turistici, che ha chiarito che il servizio al  Comune consta solo dell’autorizzazione e che è gestito dalla sua  società, quindi anche le assunzioni vengono vagliate solo da lui, in quanto presidente della City Red Bus Srl. Oltre a questi due interventi c’è stata la risposta del vicesindaco. Proprio così: ha risposto Lodi, non il  Sindaco. Secondo i giornalisti di La 7 sembra che dovesse essere inizialmente Alan Fabbri a chiarire la situazione, ma secondo Lodi, fin dall’inizio avevano avvisato che sarebbe stato lui a parlare. Poco importa. Quello che appare evidente è come la figura di Alan Fabbri sia sempre più messa in disparte dal sempre più ‘ingombrante’ Naomo, e come andare contro quest’ultimo possa portare conseguenze spiacevoli all’interno del Comune. La giustificazione data da Nicola Naomo Lodi è stata netta e chiara: “Prendiamo le distanze”, “non sapevamo nulla”, “sappiamo chi è Anna Ferraresi…”. Nonostante la gravità del fatto, comunque, non c’è stato – come ci si poteva aspettare –  un netto ‘calcio in c*lo’ nei confronti del suo collega di partito, anzi, oltre ad aver promesso solo delle ‘verifiche’, non ha perso l’occasione per un attacco al Pd e alla cooperativa Le Coccinelle, per presunte assunzioni di parenti ed amici del Partito Democratico.

    • Chi è Stefano Solaroli

Militante della Lega, è entrato alla ribalta, oltre che per quest’ultima vicenda, per due fatti che lo hanno visto protagonista. In una di queste, la prima, si vede Solaroli accarezzare un’arma disteso a letto dicendo “ho lei con me”, descrivendo le caratteristiche dell’arma, una Beretta 70 del 1969 [vedi qui l’ articolo su Ferraraitalia ]  e dove invitava tutti a condividere il suo video. Il filmato, reso pubblico durante la campagna elettorale, non piacque assolutamente, ma una nota del Viminale informava che proprio a causa di quel video, nel 2018 gli era stato vietato di possedere armi. (La pistola, comunque, non l’aveva più da tempo).
Un altro video, però, ha indignato l’opinione pubblica. In questo Solaroli, a Comacchio, si aspettava che i rom si “incazzasero”, così da poter montare su un suv un “trinciarom”.
Nonostante questi atteggiamenti e queste uscite, nonostante le prese di distanze, Stefano Solaroli ha trovato posto tra i candidati, è stato votato ed è stato nominato vice-capogruppo della Lega in Consiglio Comunale.

Possibili conclusioni
Da questa vicenda si capiscono almeno tre cose:
1. Che Solaroli non doveva essere candidato.
2. Che il danno d’immagine prodotto dal video è talmente grave che una presa di posizione netta e decisa da parte dell’Amministrazione Comunale dovrebbe essere la minima conseguenza, oltre che una sperabile espulsione diretta dal partito.
3. Che Naomo si conferma essere il reale detentore del potere a Ferrara. Con buona pace di Alan.

TACCUINO POLITICO
“Aprire porte e finestre”… Qualche domanda a Massimo Maisto e al Pd ferrarese

Ho partecipato alle primarie del Pd e ho votato Zingaretti. L’ho fatto mosso dalla speranza che si voltasse pagina rispetto al passato recente e meno recente. Al netto dei cambiamenti politici nazionali innescati dal ‘colpo di sole’ ferragostano di Salvini mi pare che il ‘cambiamento’ del Pd sia ancora prigioniero di belle parole, ma scarso di fatti. Ormai Zingaretti non ha più alibi dopo l’uscita di Renzi dal Pd. Prendiamo una parola d’ordine che è stata il motivo dominante della sua elezione a segretario: bisogna aprire porte e finestre per fare entrare aria nuova. Se prendo in considerazione la preparazione del congresso della Federazione Pd di Ferrara, mi sento di dire che le porte sono state tenute sprangate con le finestre ben chiuse con doppi vetri. Facendo salva la mia stima per Massimo Maisto, gli rivolgo alcune domande.
1 – Dopo la catastrofe generale che ha investito il Pd nazionale il 4 marzo 2018, è presente ai dirigenti locali del Pd la sconfitta storico-epocale subita nelle elezioni amministrative locali? E’ falsa e consolatoria l’interpretazione che accolla al ‘vento nazionale’ la causa della sconfitta ferrarese, perché in altre città emiliane il centro-sinistra ha vinto. E’ quindi evidente che ci sono seri motivi locali da esaminare per capire le cause della debacle e che riguardano i temi programmatici, i responsabili politici e gli amministratori del Pd. Domanda: può rappresentare il futuro del Pd dentro il Consiglio comunale il candidato sconfitto alle elezioni? Ne state discutendo nei congressi in corso?
2 – Le vecchie culture politiche che vengono dal Novecento si sono sfarinate. Con che cosa le sta sostituendo la sinistra del tempo della ‘meglio gioventù’ di Greta? Zingaretti parla di idee nuove e nuove pratiche. Quali? Si tratta di idee generiche e di pratiche assenti perché il partito nei territori non esiste più da anni. Caro Massimo, a fronte di questa realtà perché non avete organizzato iniziative preparatorie ai congressi aperte all’associazionismo culturale la cui vitalità e ricchezza conosci bene come ex assessore alla Cultura? Parlo come Presidente dell’Istituto Gramsci che da quasi dieci anni organizza cicli di eccellente qualità culturale sui temi della democrazia, libertà, Europa, globalizzazione, e che continua ad essere ignorato dal Pd. Come pensa di cambiare e di ricostruire una presenza forte nei territori il Pd ferrarese se non si apre in modo permanente alle idee e alle persone che compongono l’arcipelago plurale dell’associazionismo di area di sinistra?
3 – In estrema sintesi conclusiva… Sono preoccupato per l’autoreferenzialità di una classe dirigente che continua a passare da una sconfitta all’altra senza mai fare i conti con le cause profonde che le hanno determinate e che hanno radici lontane, ben oltre l’era di Renzi. Se svolgo queste aspre riflessioni è perché ho sempre considerato indispensabile la presenza di un grande partito della sinistra. Nessun movimento (o lista elettorale) civico/a potrà incidere nel medio-lungo periodo in assenza di un rinnovato, forte e organizzato partito democratico. Non dovremmo mai dimenticare che il ribaltone governativo è ‘merito’ di Salvini e non di un mutamento negli orientamenti nella società civile. Salvini può passare, ma il consenso che rappresenta la Lega non è una parentesi, come non lo era il fascismo nonostante lo pensasse Benedetto Croce. Aveva ragione negli anni Venti del secolo scorso il giovanissimo Piero Gobetti a definire il fascismo ‘l’autobiografia della Nazione’, così come oggi lo è la Lega rispetto ad una parte larga dell’opinione pubblica nazionale. Senza una nuova azione culturale e civile diffusa e continua dentro la società non ci sarà astuzia tattica o demonizzazione dell’avversario che ci potrà assicurare un futuro. Si potrebbe cominciare raccogliendo l’invito del giovane Leopardi: “Convertire la ragione in passione…”.

Alessandro Balboni e la nuova destra ferrarese

Alessandro Balboni è quello che si suol dire un figlio d’arte, suo padre, senatore di Fratelli d’Italia, lo ha iniziato sin da piccolo alla cultura politica della destra sociale. Studente universitario, ha portato le idee della destra all’interno dell’università e caso più unico che raro, è stato rappresentante degli studenti con la lista “Azione universitaria”. Ci racconta cos’è la destra sociale a Ferrara e quali sono i programmi per il futuro.

Quello che più mi ha sorpreso è vedere una presenza radicata della destra in una città governata per 70 anni dalla sinistra. Questa destra, secondo te, è pronta per fare il salto e diventare forza di governo?
Il discorso è ampio. Innanzitutto bisogna definire cos’è destra, cosa non è destra e cosa si intende per cultura di governo. A Ferrara la destra è una tradizione fin dal dopoguerra. C’è sempre stato un rappresentante in consiglio comunale già ai tempi dell’ Msi, ininterrottamente, proprio perché è una città rossa paradossalmente; ed è una destra che ha sempre avuto una particolare predisposizione alla militanza e al lavoro. Quindi, benché minoritaria, è sempre stata agguerrita, era una destra molto attiva. Adesso la politica è cambiata nei modi, nei temi, nelle forme, e quindi anche questa predisposizione della destra, come della sinistra, si è andata un po’ a perdere. La destra di oggi non è la destra di vent’anni fa, ma non è neanche quella di 5 anni fa. L’elettorato non si crea e non si distrugge, se adesso la destra è così forte vuol dire che una larga parte di persone che un tempo era nell’area del Pd, ma anche in aree diverse, stanno convergendo in questa direzione. Penso che le persone di destra a Ferrara non siano sbucate dal nulla e che l’offerta non sia tanto diversa da quella di 5-10 anni fa, la competenza dei soggetti c’è, abbiamo espresso dei sindaci di destra in provincia di Ferrara da decenni e per decenni. La vera differenza dagli anni passati è che il livello di trascuratezza e abbandono dell’amministrazione è giunto a un livello tale, ed è talmente palese ed evidente, che ha fatto cambiare idea a tanti cittadini ferraresi.

La destra cosiddetta ‘sociale’, quella a cui si richiama Giorgia Meloni, può rispondere adeguatamente ai problemi di oggi, quelli del lavoro, della sicurezza e la possibilità di avere un futuro? Parlo della città di Ferrara, che sulla disoccupazione non è messa benissimo.
Molto male direi. Basti pensare che Reggio Emilia è a pochi chilometri da qui e ha tassi di occupazione come in Germania. Noi siamo l’anomalia regionale: nel dopoguerra Ferrara era la città più ricca dopo Bologna in regione,  adesso è l’ultima. Comunque, il grande successo che ha lo schieramento di centro-destra in questo periodo lo ha avuto ricalcando dei temi e delle proposte tipiche della destra sociale. La sicurezza, la dignità del lavoro, ma anche della pensione, pensiamo alla riforma Fornero e la sua abolizione che è stato un cult della campagna elettorale, e sono dei temi che non si rifanno tanto più alla destra liberale ma strizzano l’occhio ad una destra sociale o, come piace essere chiamata oggi, sovranista. Quindi è lo stesso elettorato che da dignità e conferma a quelle che erano un tempo le proposte del movimento sociale italiano. I tempi forse son diventati più maturi e la situazione è diventata tale per cui questo messaggio può passare, e perché passa il messaggio? Perché in altre provincie dell’Emilia Romagna probabilmente la sinistra vincerà ancora, essendo province ricche, qui abbiamo di fronte un fallimento totale sotto tutti i punti di vista. Abbiamo i temi della sicurezza, abbiamo l’occupazione, abbiamo la dignità degli anziani, il rapporto tra giovani e anziani, tutti cavalli di battaglia tipici della mia destra, quella che io cerco di rappresentare degnamente.

A proposito di rappresentanza, quanto pesa portare il tuo cognome?
Non è un peso, è un onore. Io ho appena compiuto 26 anni ed ho iniziato a fare politica quando ne avevo 14, paradossalmente sono il secondo più giovane in consiglio comunale, ma per esperienza politica sono tra i più vecchi, togliendo alcuni ‘mostri sacri’ che hanno una settantina d’anni. Ho avuto molti insegnamenti, ho avuto la mia crescita personale che è stata aiutata anche dall’ambiente familiare, ma soprattutto il valore più bello che ho potuto imparare è quello della cultura, cioè la destra è cultura. Non puoi sapere dove vai, se non sai da dove arrivi. In questo caso sono abbastanza avvantaggiato visto che da dove arrivo è un nome illustre per la destra ferrarese, e spesso è stato anche un problema perché ho iniziato a fare questo mestiere di rappresentanza e della politica al liceo, e ci sono stati molti casi di discriminazione. È stato più un handicapp che un vantaggio. Mi han tirato le secchiate d’acqua dal secondo piano in inverno, volantini stracciati, due volte un professore mi ha insultato in assemblea pubblica, essere di destra a Ferrara non è stato facile. E siccome non è stato facile, quando sento parlare una parte politica di discriminazione, di intolleranza, io rido. Sono stato il primo a vedere cos’è la discriminazione nei confronti di qualcuno che non è inquadrato nel sistema, quindi sono il primo a essere democratico e contrario a qualsiasi discriminazione perché l’ho vissuta.

Come rispondi a chi accusa la destra della Meloni, Fratelli d’Italia, la destra sociale di essere razzista verso gli immigrati?
La risposta è molto semplice: non si tratta di vero dialogo, si tratta di una presa di posizione politica, anche quando si parla in consiglio comunale ci sono dei dibattiti, ed io vedo una controparte che non è disposta a parlare sulla realtà effettiva. Preferiscono parlare anche loro per slogan. Ricordo molto bene quando Renzi ha fatto il passaggio da “accogliamoli tutti” ad “aiutiamoli a casa loro”. Questo perché la sensibilità degli italiani è arrivata ad un punto tale da essere davvero arrabbiati per le situazioni che hanno dovuto vivere e per le discriminazioni che hanno visto nei loro confronti. Se una parte politica riporta una situazione di difficoltà e di critica che il popolo stesso approva, vuol dire che si fa portavoce di un’istanza. Questa istanza di stanchezza che molti italiani vivono è la conseguenza diretta alle politiche che abbiamo vissuto negli anni recenti. La destra attuale non è razzista. L’ex ministro degli interni Minniti, uomo sicuramente apprezzabile in ambienti di destra, il quale ha messo in atto delle operazioni di contrasto alla forma di immigrazione più o meno clandestina, ha ricevuto le stesse accuse rivolte a noi. Pertanto è un tema caldo che interessa tutti e che nel lato pratico vede noi impegnati in modo più intelligente. Non ha senso accogliere centinaia, decina di migliaia di persone per poi lasciarli chiusi in un campo di identificazione o per fagli raccogliere i pomodori a 3 euro l’ora, l’ha detto anche il Dalai Lama, nel momento in cui tu Europa accogli questo enorme peso economico ma anche umano e sociale, e svuoti l’Africa dei suoi giovani, chi rimane a costruire là in Africa? A chi spetta la costruzione del futuro in Africa? Noi dobbiamo aiutare chi ne ha bisogno nel proprio paese affinché possano costruire una terra di patrioti africani. Chi è che non ha questo interesse? Se guardiamo a livello europeo, la Francia. Applica signoraggio monetario su molte delle sue ex colonie, che sono tra le più povere e le più disastrate dal punto di vista sociale. Però lo stesso Macron è colui che mette i puntini sulle ‘i’ quando si tratta di immigrazione e prende tempo a chiamarci “vomitevoli”.

Non ha accolto nemmeno l’Aquarius .
Questo è l’esempio più lampante, ma se uno guarda le condizioni del lavoro minorile in tutte le ex colonie francesi africane, verrebbe da dire che, insomma, a essere vomitevole è qualcun altro, sicuramente non l’Italia.

Per quanto riguarda Ferrara invece, sempre sul tema dell’immigrazione, uno dei temi della campagna elettorale sarà il Gad, secondo te cosa ha portato la crisi e quali potrebbero essere le soluzioni?
I miei colleghi fuori sede dell’università quando sono arrivati a Ferrara hanno preso casa in zona grattacielo, erano economiche e anche solo 5 anni fa la situazione per quanto brutta non era così tragica. Adesso chi ha potuto permettersi un appartamento diverso è fuggito. Perchè per 10-15-20 anni si è denunciato un problema reale e concreto e si è rimasti inascoltati? Perchè noi quando parlavamo un anno fa di criminalità, di spaccio e di delinquenza ci si rispondeva parlando di percezioni soggettive e tutto un tratto il Pd fa inversione a U e invece intende di farsi appoggiare da Barnabei che possiamo dire che è un professionista della sicurezza, che è proprio di quella zona, quindi completamente snaturandosi e smentendosi da sola. Il tema del Gad non è una novità per noi che ne parliamo da 10-15 anni. Qui l’ultimo arrivato vuole saltare sul carro del vincitore dopo aver negato il problema e aver creato la condizione per cui il problema dilagasse è proprio il Pd. E non serve certo una scienza per capire che qui si tratta anche di mafia nigeriana, perchè se uno vede le statistiche degli stranieri a Ferrara noterà che i nigeriani non sono i primi per presenza, ma sono tra i terzi e i quarti, eppure ci sono solo loro per strada, con un controllo di più aree del territorio che è uno dei primi sintomi di una presenza mafiosa.

Secondo te l’esercito ha migliorato o peggiorato la situazione? Potrebbe aver semplicemente aver spostato lo spaccio in centro?
Ovviamente la criminalità quando non può più operare in un certo contesto cerca di spostarsi o cambiare le fonti di reddito criminale, l’esercito era necessario. Chiunque ha una ragazza, una madre, una figlia che fa la pendolare magari nele ore tarde o inizio mattina sa benissimo che c’è da avere paura. Il presidio del territorio è una garanzia in più per chi passa o transita nella zona ed è un segnale dello stato che è presente e che non ha abbandonato i suoi cittadini. L’arrivo dell’esercito è stata oltretutto ridicolo, perchè io ricordo molto bene come il Pd locale in pompa magna pontificava sulla sua inutilità e un giorno Franceschini da Roma ha comunicato l’arrivo di quei, pochi, militari.

Sono 8 di numero o sbaglio?
Sì, sono una decina, con una camionetta… quindi un presidio davvero numeroso!

Per te è solo propaganda?
Sicuramente, perché era il tema della campagna elettorale si è pensato di poter rimendiare a un decennio e più di incapacità solo con un azione spot. Fortunatamente i cittadini non si sono fatti fregare. Poi a volte si pensa che l’elettorato abbia la memoria corta e invece in questo caso ha avuto la memoria lunga e ha ben ricordato chi invece parlava di sicurezza e chi invece se n’è ricordato solo in sede elettorale.

Che ne pensi della Lega?
La Lega è molto cambiata nei tempi recenti, ha tolto il ‘nord’ dal nome, e paradossalmente a chi mi chiede ‘come fai a essere in coalizione con la Lega, rispondo che era più complicato stare in una coalizione con una Lega di Bossi che con una Lega di Salvini. Il mio partito ha proprio già il nome ‘Fratelli d’Italia’ l’obbiettivo di mettere l’Italia e gli italiani al primissimo posto, quindi dialogare e allearsi con la Lega di oggi diventa una cosa normale…..abbastanza naturale.

Questo a livello nazionale, e a livello locale?
A livello locale conosco tutti i rappresentanti della Lega, ho avuto anche il piacere, e questo è un tocco di classe, di poter esser giudice alla competizione di salamine con Alan Fabbri e quindi, aldilà della battuta, il rapporto c’è, siamo colleghi di opposizione e noi siamo interessati quanto loro a rovesciare questa amministrazione, mantenendo compatta la coalizione di centro-destra. Perchè non basta vincere, bisogna vincere con un programma coeso e con le idee chiare.

Coeso fino a che punto? In questa coesione rivedi lo schema del governo attuale oppure la coesione solo delle forze del centro-destra?
Per quanto mi riguarda solo centro-destra, poi ovviamente la priorità è riuscire a scalzare questa stratificazione di potere che si è accumulata in capo a una sola parte per più di 70 anni.  Ed esponenti civici o altre liste che volessero appoggiare il centro-destra mi farebbero  solo piacere.

E il Movimento 5 Stelle in questo come lo collochi?
Il M5S da statuto suo proprio non può partecipare alle elezioni coalizzandosi con altri partiti, pertanto qualora volessero allearsi a Ferrara con il la coalizione di forze del centro-destra, arriverebbe il niet dall’alto.

Diciamo che durante la Festa del Tricolore le parole della rappresentante della Lega sono state un pò più di apertura, invece Giorgia Meloni è stata abbastanza netta, non dico troncare qualsiasi tipo di dialogo...
Chiaramente la Meloni ha un respiro più nazionale. Avendo un respiro più locale oppure trovandomi spesso d’accordo o in ottimi rapporti con i colleghi 5 stelle che sono di opposizione quanto me, insomma..

Lorenzo del M5S almeno sul Gad ha posizioni simili.
Federico lo conosco dalla seconda/terza liceo, siamo anche in buoni rapporti personali. Ilaria Morghen se non sbaglio ha un passato in Alleanza Nazionale quindi sicuramente è una persona con la quale riesco a dialogare tranquillamente, ciò nonostante il mio problema non riguarda tanto i 5 stelle locali quanto la loro linea nazionale che io trovo deleteria.

A proposito di Ferrara e delle amministrative di quest’anno, secondo te Fratelli d’Italia è pronta per guidare la coalizione o deve ancora crescere?
Fratelli d’Italia è un partito medio. Stiamo parlando di un partito che si aggira intorno al 4-6%, penso che a Ferrara, per la nostra storia e la nostra preparazione, possiamo dire anche al 6%. Chiaramente se tu mi chiedi di guidare una coalizione, cioè di esprimere un candidato sindaco, non è chiaramente nelle nostre ambizioni. Il candidato sindaco è giusto che lo esprima la forza di maggior peso nella coalizione e in questo caso la proposta spetterebbe alla Lega. Ovviamente poi ci saranno il dialogo, ci saranno i confronti e si parlerà delle persone e dei soggetti. Noi non partiamo presentando un nome, noi ci presentiamo come ascoltatori.

Quindi ascoltare quello che ha da dire la Lega e poi valutare…
Com’era ai tempi del PdL, che non sono tanto lontani, che era il primo a esprimere la parola sul candidato sindaco, e dopo si apriva una discussione interna con gli altri alleati.

La Meloni è anche l’unico leader di partito donna. E a 31 anni era già ministro. 
Una delle più giovani ministri della Repubblica, quindi la sua eccezionalità è essere un grande leader politico. Quindi io non rinfaccerei mai a qualcuno che mi da del sessista che la mia leader di partito è la Meloni, risponderei che la Meloni fa molto di più per le donne di quanto possano fare loro con i loro vuoti slogan e con queste argomentazioni spicciole da bar, anche perché francamente sfido chiunque nell’azione politica del mio partito, ma anche della mia o degli esponenti locali, una qualsiasi minima microscopica traccia di qualsiasi forma di sessismo o di discriminazione verso le donne, è una cosa che mi farebbe ridere.

Anche tu sei molto giovane e, per così dire, ti sei già preso le tue soddisfazioni da un punto di vista politico.
Sono consigliere comunale e anche presidente del consiglio degli studenti dell’Università di Ferrara,  e quando sono entrato in carica, parlo di 2 anni fa, era una cosa eccezionale, la prima volta a presiedere il consiglio studentesco di Ferrara era uno studente di destra, in una città di sinistra. Questa cosa ha scombussolato molte persone, e quando c’erano degli eventi pubblici che riguardavano anche un interesse di ambito universitario/studentesco, l’amministrazione che organizzava 3-4 anni fa era sempre chiamata la rappresentanza degli studenti locali. Quando sono subentrato io non c’è stato più l’interesse nel collaborare e nel dialogare con gli studenti per chiare e ovvie motivazioni politiche. La logica che sta dietro a chi ci amministra è questa: se non sei nella mia rete di conoscenze, con te non ci devo collaborare perché sei un avversario, non un interlocutore. Così si sono arroccati sulle scale del municipio, senza vedere quello che accadeva in città: al Gad, ma anche in San Romano o in via Contrari o in piazzetta della Luna.

Secondo te quale potrebbe essere una soluzione ai problemi di Ferrara, che sono appunto lo spaccio in mano alla mafia nigeriana? E una proposta sulla disoccupazione?
La mia ricetta parte sempre dalla cultura, Ferrara è una città di cultura e dovrebbe vivere soprattutto dei bellissimi poli museali, del rapporto con l’università che, grazie al buon lavoro del rettore, continua a crescere e sta diventando ormai un ateneo di medie dimensioni. Per superare la disoccupazione Ferrara deve puntare sul turismo e sul diventare una vera città di cultura. Chiaramente una città di cultura non può prescindere da un ottimo tasso di sicurezza, perchè i turisti, dove c’è insicurezza e degrado non vengono.

Ho fatto un intervento su La Stampa nel weekend di Internazionale, in cui denunciavo bivacchi con un senzatetto che urinava contro il colonnato del porticato del Duomo, proprio nel weekend dove erano previste 80mila presenze. Come si può pensare di incentivare il turismo se perfino nei weekend importanti non si garantisce un minimo di decoro pubblico e anche di sicurezza? Bisogna partire da questo, sembrano due cose lontane ma in realtà si intrecciano molto bene.

Un tuo intervento che ho apprezzato è stato quello del patentino, e mi è piaciuto la tua proposta del patentino democratico dei valori costituzionali…
Io sono giovane e secondo me i giovani devono dare un impulso per superare  le classiche dicotomie della politica:  sinistra, destra, giusto, sbagliato.. insomma, nel 2019 parlare di antifascismo è fuori dal tempo. Adesso il rischio per chi vuole vivere una politica sana è a tutto tondo. C’è un gruppo di ragazzi di estrema sinistra di Ferrara che si sono beccati una denuncia per minacce a un personaggio politico locale…

Però adesso la domanda te la devo fare: la tua idea personale sul fascismo qual è?
Io sono una persona profondamente democratica e pertanto non posso accettare alcuna ideologia anti-democratica, qualunque essa sia. Sono una persona che opera in ambito istituzionale, non ho mai avuto un atteggiamento al di fuori delle righe, però è tutta la vita che mi devo scontrare con l’accusa di essere un fascista. Mi ricordo addirittura che quando ero alle scuole elementari un giorno tornai a casa chiedendo a mio papà “Papà ma noi siamo stupidi?” e lui mi disse “perchè dovremmo essere stupidi?” e io risposi “Oggi la maestra ha detto che quelli di destra sono tutti stupidi.” Questo è indice di una certa mentalità che non guarda l’avversario per quello che dice, fa o per quello che è il suo profilo istituzionale, come il mio caso penso sia impeccabile, ma cerca di ridurti in categorie che fanno comodo a loro, per addidarti o provare a zittirti o per trovare argomentazioni, qualcosa su cui appigliarsi. Per cui tutte le volte che mi hanno dato del fascista o hanno cercato di riportare il dibattito su questo tema, io ho risposto che la mia condotta, le mie azioni parlano per me. Sono nato, cresciuto e lavoro in un paese e in una città democratica.

Quindi ti dissoci?
Sono accuse ridicole.

Come vedi le amministrative di quest’anno? Ti stai preparando? A livello personale sarai coinvolto?
Io mi preparo già da mesi e mi ricandiderò. Essere consigliere comunale è stato il coronamento di un impegno politico che va avanti da 12 anni; è un esperienza bellissima che mi consente di aiutare in concreto i miei concittadini e di migliorare anche la posizione di questa città. Poterlo fare domani in una situazione in cui faccio parte della maggioranza sarebbe per me una soddisfazione personale immensa.

Anche tu ritieni che un cambio alla guida del governo locale sarebbe anche un indice di democrazia?
Il ricambio è un alternanza democratica ed è normale in tutti i sistemi moderni europei e occidentali, compresi gli Stati Uniti d’America. Il ricambio fa bene sia a chi vince sia a chi perde Credo che al Pd in questo momento serva una lezione di umità per imparare a riascoltare i proprio cittadini e a dialogare con l’opposizione, con chi non la pensa come te.

In ultimo, mi dici che significa per te essere di destra?
Essere di destra è, dal mio punto di vista, il valorizzare alcuni princìpi e alcuni valori della tradizione in una chiave moderna. Quindi essere tradizionalisti nei contenuti ma progressisti nei metodi. Io faccio riferimento ad alcuni valori che ormai sembrano dimenticati e che cerco di portare avanti in prima persona; l’amore per la patria, la valorizzazione dei giovani, il valore di poter vivere e studiare, far crescere la propria patria, il valore del nucleo familiare, la difesa dell’identità nazionale, l’idea di un Europa forte e dei popoli, e non quella della burocrazia e della banche. Essere di destra non è solo un insieme di valori ma, secondo me, è anche uno stile di vita, e io cerco di esserne esempio dai modi ai temi alle cose di cui parlo anche in prima persona.

Un giorno speri di essere sindaco di questa città?
Onestamente, non ho mai apprezzato le persone ambiziose, anche se dicono che le persone ambiziose sono quelle che in politica hanno successo. La mia più grande soddisfazione è quella di essere arrivato in consiglio comunale. Vorrei tornarci al prossimo mandato, poi si vedrà insomma, come si dice “vola basso, schiva i sassi”.

“Entri papa ed esci cardinale”
Esatto, io la vedo così.

Ferrara: rifiuti e democrazia
Approda in Consiglio la delibera di iniziativa popolare

Raccontare “una prima volta” non capita tutti i giorni, specialmente a Ferrara. Dopo una lunga marcia durata quasi otto mesi e 955 firme raccolte tra i cittadini ferraresi, oggi 22 ottobre (segnatevi la data) approda in Consiglio Comunale qualcosa di importante, ma soprattutto di nuovo. Ne parlo con Marcella Ravaglia che, a nome dei promotori (l’Associazione Ferraraincomune e  il Comitato Mi rifiuto) presenterà ai consiglieri la proposta di delibera di iniziativa popolare. La richiesta: finanziare e dare il via a uno studio di fattibilità finalizzato alla ripubblicizzazione del Servizio di Raccolta dei rifiuti.

Partiamo da te Marcella, fai parte delle Associazione Politico-Culturale Ferraraincomune nata circa un’anno fa per approfondire temi e fare nuove proposte per la città di Ferrara, ma puoi dirci qualcosa di te e del tuo percorso?
Sono nata 42 anni fa ad Alfonsine, sono sposata con Nicola e abbiamo una meravigliosa figlia di 4 anni. Se invece mi chiedi “chi sono” politicamente… ecco, sono nata politicamente a Ferrara, nel meet up dei grilli estensi. Da assegnista di ricerca Unife, ho fatto parte della Rete Nazionale Ricercatori Precari e del Coordinamento Istruzione Pubblica di Ferrara, all’epoca della “Riforma” Gelmini. In quello stesso periodo mi sono avvicinata al Comitato Acqua Pubblica di Ferrara e da allora sono attivista del Forum italiano dei movimenti per l’acqua e membro di Attac Italia. Da quando la mia piccola pranza a scuola, faccio parte di un gruppo informale di genitori chiamato Mensana. Più di recente ho partecipato alla costituzione di Ferraraincomune.

Comitato Acqua Pubblica, Gestione in house del ciclo dei rifiuti, il focus è sempre lo stesso, quello dei Beni Comuni. Vorrei chiederti una tua definizione di Beni Comuni: perché è così importante  rivendicarli? E’ questa la frontiera per una nuova politica?
La crisi della democrazia rappresentativa da tempo ci sta portando verso tecnocrazie più o meno esplicite ma comunque disumane: la crisi ambientale ne è il segno tangibile. I beni comuni sono la via per una rinnovata democrazia, alla cui base stanno la partecipazione e l’accesso alla conoscenza. I beni comuni, materiali e immateriali, per la loro titolarità diffusa ed il loro essere essenziale alla vita dei singoli come della comunità, sono il terreno attorno al quale costruire civiltà, oltre che civismo. Il movimento per l’acqua in questo senso è (per me) uno spazio della politica e della democrazia indispensabile per avere una prospettiva desiderabile del futuro fatto di solidarietà e razionalità, giustizia e libertà.

L’anno scorso, senza consultare direttamente i cittadini, Hera ha introdotto il sistema Calotte, provocando molte proteste e molte polemiche. A dicembre la concessione a Hera è scaduta, siamo oggi in regime di proroga, mentre problemi e disfunzioni nel servizio di raccolta rifiuti permangono. Voi però non vi siete limitati a criticare la gestione in appalto al privato, avete avanzato una proposta alternativa. Qual è il vostro pensiero?
L’attuale gestione, essendo affidata a un’impresa privata quotata in borsa, ha come naturali obbiettivi fare profitti e distribuire dividendi agli azionisti. Le priorità devono invece essere altre: lo smaltimento dei rifiuti (oggi sparsi in giro per città), la riduzione generalizzata della produzione di rifiuti verso l’obbiettivo “rifiuti zero” (il solo aumento della differenziata non è sufficiente) e il governo trasparente e slegato dagli andamenti di borsa dell’azienda. Tutto questo per ottenere tariffe giuste, l’impiego virtuoso delle risorse ambientali, nonché il coinvolgimento attivo di tutti gli soggetti coinvolti: i lavoratori impegnati nel servizio e i cittadini utenti.

Come e quando è nata l’idea della raccolta firme? E perché ci sono voluti quasi 8 mesi per approdare in consiglio comunale? E come giudichi questa esperienza?
E’ la prima volta che, nonostante sia previsto dal regolamento del Comune di Ferrara, si percorre la strada della proposta popolare di delibera. E al di là dei contenuti, c’è un valore in sé, è la rivendicazione di una nuova forma di democrazia partecipativa.
Ferraraincomune fin dalla sua nascita approfondisce i temi dei beni comuni e dell’ecologismo, delle forme di democrazia partecipativa. La campagna sulla ripubblicizzazione del servizio di gestione dei rifiuti intreccia tutti questi temi. Perciò abbiamo pensato di impiegare uno strumento esistente nei regolamenti comunali -la delibera di iniziativa popolare- per praticare la partecipazione, oltre che invocarla. L’esperienza di raccolta firme è stata interessante e proficua, le persone si fermavano ai banchetti e non si limitavano a firmare: è stato un momento di ascolto e di dialogo. Invece il percorso con il Comune e i suoi uffici è stato veramente macchinoso, un po’ perché siamo stati pionieri (i primi ad usare questo strumento), un po’ perché i cittadini che cercano il confronto con l’Amministrazione con strumenti diversi da quelli canonici e istituzionali sono visti un po’ come degli intrusi, come degli usurpatori del diritto-dovere di amministrare. Penso tuttavia che la nostra esperienza porrà le basi per migliorare gli strumenti partecipativi del Comune di Ferrara.

I promotori hanno incontrato in questi giorni i gruppi consigliari per esporre il testo della proposta. Ora è il momento della verità: la delibera di iniziativa popolare viene discussa e votata dal Consiglio Comunale. Se verrà approvata – e i promotori ostentano un cauto ottimismo – si dovrà avviare lo studio di fattibilità per la Gestione in House (cioè totalmente pubblica)  del servizio di raccolta rifiuti. Ne risulteranno dati e cifre, vantaggi e svantaggi, da confrontare con quelli della attuale gestione affidata ad una azienda privata.
Sarebbe un modo di scegliere la forma migliore solo dopo aver studiato e valutato le due alternative, invece di decidere le cose dall’alto dello scalone del Comune.  Conclude Marcella Ravaglia: “Sarebbe un bel giorno per Ferrara e per la democrazia”.

fondi-europei

La macroeconomia e il partito unico

da: Gruppo cittadini economia di Ferrara

Ieri sera il consigliere comunale Claudio Fochi (M5S) ha presentato una mozione nella seduta del Consiglio comunale che pretendeva sinceramente troppo. Il consigliere Fochi, che non è un economista ma un professore di Liceo, laureato in Lingue e letterature straniere, ha preteso di trattare e discutere di Macroeconomia, tra l’altro in un Consiglio comunale della periferia italiana.
La mozione riprendeva una proposta avanzata da un gruppo di cittadini (Gruppo Cittadini Economia di Ferrara) a tutti i gruppi consiliari, indistintamente, senza preclusioni e che chiedeva di andare a fondo sui temi che stanno peggiorando la vita di tanti cittadini, ferraresi e non, e ne stanno offuscando il futuro.

Ha provato ad usare il buon senso, il consigliere Fochi, a ragionare sul perché non avesse senso continuare a parlare dei problemi, come l’aumento delle tasse e il peggioramento dei servizi, se non si fanno i conti con la storia degli ultimi trent’anni che ci dicono che lo Stato italiano ha rinunciato alla possibilità di risolverli cedendo sovranità politica e monetaria. E ha provato a parlare del “divorzio” tra Banca d’Italia e Tesoro, preludio della nascita del debito pubblico così come lo conosciamo adesso; certo bisognava anche avere il tempo di parlare dell’ingresso nello Sme e delle politiche dei tassi fissi, della privatizzazione dell’Iri e delle banche, della liberalizzazione dei capitali e della fine della separazione tra banche commerciali e finanziarie.

Nei pochi minuti a disposizione per l’intervento, ha detto però della Bce che non può prestare i soldi direttamente agli Stati ma solo attraverso le banche, per cui si genera un ovvio aumento degli interessi. Si potrebbe aggiungere che questa norma è prevista dall’art. 123 del Trattato di Lisbona che al comma seguente dice però che se uno Stato lo ritiene può dotarsi di una Banca pubblica e ricevere quindi direttamente i finanziamenti. Operazione questa che non sarebbe da economista ma semplicemente da persona di buon senso, e che farebbe risparmiare allo Stato, subito, qualcosa come 80 miliardi all’anno.

Una mozione complessa e articolata nella sua semplicità, perché non chiedeva ai Consiglieri del Comune di Ferrara di risolvere i problemi dell’Europa, ma di avere una visione, di essere i primi a prendere atto che le difficoltà di un Comune non dipendono originariamente dai mancati trasferimenti dello Stato e cominciare a ragionare su questo. La mozione chiedeva di impegnare il Sindaco a parlarne con i suoi colleghi, a mettere insieme le forze e pretendere un dibattito a più alto livello. Ferrara non poteva risolvere il problema, certo, ma poteva iniziare finalmente ad andare in una direzione diversa, accettare l’idea che continuare a sbattere contro le porte chiuse non porta a niente.

Non ci si aspettava un dibattito tra economisti e fini statisti – perbacco siamo a Ferrara! – ma almeno un tentativo, lo sforzo di accantonare per un attimo il mantra del “può andare solo così” e accettare che le strade sono tante e che noi ne abbiamo sperimentato solo una, e non ci sta portando al benessere ma alla miseria. A quando la possibilità di cambiare? Tutti questi anni sono passati andando in un’unica direzione che non ha migliorato la nostra situazione economica, anzi… Non riusciamo a immaginare un futuro migliore per i cittadini che verranno dopo di noi, come sarebbe normale, eppure ancora ci si rifiuta di prendere atto di questa situazione e si rincara la dose.
Non servono gli economisti, serve il buon senso di guardarsi intorno e constatare che ci è rimasto poco da svendere, e dopo? Ci resterà forse il rimpianto di non avere voluto ascoltare, di aver voluto seguire la stessa strada che ci ha portato all’aumento della disoccupazione, delle tasse e della povertà.

Il consigliere Rendine (Gol) ha votato a favore della mozione, affermando che gli è dispiaciuto non averla presentata lui quella mozione… il resto dei Gruppi consiliari da Sel a Ferrara Concreta, Fdi, Lega Nord e FI lasceranno ai posteri solo un silenzio assordante. Dall’altra parte il Pd, purtroppo un partito oramai senza ‘visione’, oggi come ieri. Quelli che sono al Governo hanno la ‘soluzione’ nelle privatizzazioni, oggi come ieri. I giornali ci dicono che le Poste sbarcano in borsa, un altro passo non nuovo verso il miglioramento dei conti dei mercati e della finanza, non certo dei cittadini. Svendiamo un bene pubblico per ridurre qualche misero punto di debito pubblico oggi che riacquisteremo tra qualche anno, come è già successo, grazie al sistema consolidato degli interessi sugli interessi.

Assessore e Consigliere di maggioranza – quelli rimasti – glissano, non sprecano tempo. Si ammette che forse un altro modo c’è ma non è di loro competenza. Votano contro e criticano le non sempre chiare posizioni di Grillo. Su questo siamo d’accordo, ma forse per crescere bisogna essere capaci di cambiare idea, di evolversi, migliorare e il Pd questa capacità dimostra di non averla.

E così Ferrara perde un’occasione. Alcuni rappresentanti del Gruppo Cittadini che quella mozione l’aveva ispirata presenti sulle gradinate della sala del Consiglio sfilano via, hanno da rendicontare a una lista di 400 persone che è andata come non avrebbero voluto; chi non ascolta oramai da troppo tempo continua sulla sua strada, ma ci sono anche forze nuove che crescono e qualcuno che ha voglia di ascoltare c’è.

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“Polo museale regionale, una discussione sul nulla”

di Ranieri Varese

L’essere cittadino ferrarese, senza alcuna altra qualifica, è, spero, titolo sufficiente per intervenire sul tema della mozione presentata da ‘Forza Italia’ e approvata nel Consiglio Comunale del 3 novembre. I giornali quotidiani di Ferrara hanno tutti dato notizia della richiesta, avanzata alla regione Emilia-Romagna, del riconoscimento di Ferrara come sede di ‘polo museale regionale’. In realtà sia nel testo approvato che nel dibattito non si è mai parlato di musei ma solo di sviluppo turistico e tutto si è concluso, con prevedibile banalità, in una richiesta di fondi così da potere organizzare due esposizioni all’anno, invece di una.

Mi chiedo in primo luogo cosa significa ‘polo museale regionale’: nessuno degli intervenuti ha specificato una formula che non fa riferimento ad un assetto legislativo, regionale o nazionale. Esistono i ‘poli museali’, basti pensare a Firenze o a Venezia, ma si tratta di forme organizzative interne alla Amministrazione dello Stato e non comprendono altri enti.

A Ferrara esistono musei diocesani, statali, universitari e civici. La formula è inapplicabile; è invece applicabile e istituibile il ‘sistema musei’ il quale, secondo la legislazione regionale, può comprendere, e nelle città dove esiste come Modena, Ravenna, Rimini comprende, istituti di diverse amministrazioni.
Il risultato è economia di scala, programmazione concordata, progetti comuni sia per quanto riguarda la tutela che la valorizzazione. Ritorno economico, per quanto possibile.
I finanziamenti regionali privilegiano questa formula che consente risultati molto più incisivi; Ferrara non ha saputo o non ha voluto muoversi in questa direzione: chi ha fatto tale scelta doveva mettere in conto il costo del muoversi in controtendenza rispetto alle scelte regionali.

La mozione che si richiama ai musei non parla, incoerentemente, del loro rapporto con le mostre, a Ferrara inesistente. Affida la salvifica ‘seconda esposizione’ a ‘Ferrara Arte’ che è responsabile, nel bene e nel male, della situazione attuale la quale così può essere sintetizzata: calo generalizzato dei visitatori ai musei e alle mostre, compreso il Castello; modesto numero dei pernottamenti; inadeguata sede espositiva; scarsa attenzione delle amministrazioni proprietarie verso i problemi dei musei, aggravati dai postumi non risolti del terremoto; modestia e limitatezza delle offerte che non siano quelle espositive a loro volta non eccezionali a causa non solo di difetti di progettazione ma anche del venir meno del sostegno bancario; assenza di strumenti di promozione e di conoscenza.
Tutti problemi che le associazioni cittadine avevano insieme analizzato ed indicato nel convegno Musei a Ferrara: problemi e prospettive del novembre 2011 i cui atti sono stati pubblicati nel novembre 2012. Gli interrogativi e i suggerimenti sono ancora attuali.
Non esiste la contrapposizione ‘mostre e musei’ se non nella attività di chi privilegia l’uno o l’altro. La proposta, ampiamente motivata e documentata, delle associazioni era la creazione di una sinergia che invitasse il visitatore delle esposizioni a percorrere la città per conoscerne il ricco e affascinante patrimonio di storia, costituito da edifici monumentali, chiese, spazi verdi, musei.

La materia esiste visto che Ferrara è stata dichiarata, dall’Unesco, ‘patrimonio della umanità’; esistono le competenze, l’Università ha il compito di crearle, ove siano assenti. Esistono i problemi e, in molti, la volontà di risolverli.
Confesso un, lieve, senso di smarrimento di fronte alla non conoscenza e alla superficialità dimostrata, congiuntamente, senza distinzione, da chi ha votato un documento nel migliore dei casi insignificante.

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La centrale a biogas di Goro fa paura, si profila una marcia indietro

Non vogliono la centrale biogas ad alghe nella Sacca di Goro, “è troppo pericolosa”, dicono: incerti ambientali, rischi d’incidente e incognite sulla salute pubblica. Troppe ombre sul futuro dei loro figli e dell’economia costiera giocata sull’industria delle vongole e, da qualche tempo, anche sul turismo naturalistico.

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Probabile marcia indietro sulla costruzione della centrale biogas di Goro, evidente la pericolosità per salute e ambiente

Parola del neonato Comitato antibiogas, presieduto da Angelo Morinelli e radunato in assemblea ieri sera per ribadire il “no” all’impianto industriale. Per il Comitato il d-day più importante sarà il 9 aprile, quando i dissidenti raggiungeranno in bus la Provincia di Ferrara per fare una pacifica pressione sulla conferenza dei servizi, perché rinunci all’idea di dare il via libera all’impianto.
La centrale, curata fin dal progetto da alcune società della holding forlivese Cclg spa, il cui business contempla tra gli altri la sfera delle energie rinnovabili, ha perso fascino strada facendo. La valorizzazione energetica delle alghe si è afflosciata, per eliminarle dalla Sacca si cercheranno soluzioni alternative.
Salvo colpi di scena, il Consiglio comunale, a febbraio favorevole all’impianto tanto da piegare un terreno agricolo alle esigenze della sua costruzione, farà marcia indietro revocando la propria delibera. “Sono venuti meno i requisiti di interesse pubblico con cui è stata giustificata la posizione dell’Amministrazione – spiega Cristina Fabbri, vice presidente del Comitato – Il passo indietro del Comune ci fa molto piacere”. Parole diplomatiche, utili alla causa, ma dalle retrovie le voci sono altre: il ripensamento comunale era inevitabile, i presidenti delle cooperative hanno ritirato l’adesione all’accordo raggiunto con la società costruttrice della centrale e, di conseguenza, è decaduta la voce “interesse pubblico” su cui si reggeva il progetto.

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Probabile marcia indietro sulla costruzione della centrale biogas di Goro, evidente la pericolosità per salute e ambiente

L’assenza del sindaco e della maggior parte degli amministratori non smentisce il pensiero che serpeggia in sala ed esprime lo strappo tra la politica, le sue scelte e la società civile. A gettare acqua sul fuoco è il presidente Morinelli, che giudica gli amministratori colpevoli di superficialità per non aver approfondito i pro e i contro della produzione di biogas e compost dalle alghe. “In realtà l’apporto delle alghe è pari al 30 per cento di quanto si dovrebbe bruciare, sono solo un pretesto per creare l’impianto. Sarebbe meglio usarle per fare compostaggio senza le emissioni di tre motori sempre accesi e la presenza di serbatoi con liquidi inquinanti”, precisa il ruralista Michele Corti, docente universitario di zootecnia di montagna all’Università di Milano e ospite della serata organizzata dal Comitato. “Gli impianti sono forzature spinte dagli incentivi – dice – Si parla di usare scarti di legno, ma chi garantisce non siano trattati con sostanze nocive?”. Cosa si manda in fumo? Liquami zootecnici, fanghi industriali, cascami di animali macellati? Quali rifiuti? E, soprattutto, quali sostanze gassose si mescolano all’aria? Gli interrogativi di Corti sono quelli di tutti i presenti, tanto più che la visura camerale relativa alla ditta di costruzione della centrale, riferisce della presenza nella cordata di un’azienda di smaltimento di rifiuti industriali, urbani e tossici. Il che è motivo di grande preoccupazione per i goresi. “Se siamo qui non è certo per la politica, ma per il nostro futuro e quello dei nostri figli”, ribadisce Cristina Fabbri.

“La ditta dice che sosterrà i costi di costruzione dell’impianto, in realtà li paghiamo in bolletta, sono soldi che rientrano nei generosi incentivi dell’Italia – continua il professore – C’è poi molto da dire sulla posizione della centrale, in una zona confinante con il Parco del Delta del Po, nella Sacca, dove la profondità dell’acqua non supera i 60 centimetri. Basta un incidente, anche il più piccolo, per compromettere un ambiente tanto fragile”. La lista delle controindicazioni è senza fine: dal rischio di esondazione, che vedrebbe sommerso l’impianto e versati gli inquinanti in un mare stagnante, a quello di una perdita che potrebbe infilarsi nell’idrovora di Bonello con un conseguente disastro per gli allevamenti di vongole. “E’ una centrale complessa, l’unica in riva al mare, dove la salsedine con la sua potenza corrosiva, potrebbe favorire il deteriorarsi prematuro dell’impianto e dare vita a problemi seri per la salute e l’ambiente – continua – Faccio un esempio, se si versa per sbaglio il compost prima che sia stabilizzato ci si può trovare a fronteggiare batteri pericolosi”. Salmonella, eutero cocchi coliformi e molti altri bacilli pericolosi per l’uomo e anche per l’habitat marino. Lo sanno bene in Germania, dove le biogas sono responsabili della metà delle emergenze ambientali da incidente. L’Italia è sulla buona strada. Un esempio per tutti: il divieto di balneazione sul Garda tra Padenghe e Lonato durante la passata stagione estiva. C’è poco da scherzare.

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Probabile marcia indietro sulla costruzione della centrale biogas di Goro, evidente la pericolosità per salute e ambiente

Arrivato al capitolo economia, Marchi ricorda come sia impensabile sposare la ciclabile panoramica, pensata per il turismo naturalista, con la presenza di un impianto industriale circondato dal filo spinato, con silos alti 10 metri mimetizzati da una siepe di cipressi dalla quale emergono quattro metri di serbatoi d’acciaio verde sulla cui cima, di tanto in tanto, brilla una torcia alta sette metri. Cose da Blade Runner. Ce n’è quanto basta per smorzare l’entusiasmo turistico che si cerca di accendere intorno al Parco del Delta del Po in ogni fiera internazionale dedicata alle vacanze verdi. Insomma, bisogna decidere cosa si vuole essere. Parco o ricettacolo di strutture industriali? Qual è la scelta politica definitiva di fronte a convivenze impossibili? La tutela dell’ambiente non può conciliarsi con la sua industrializzazione, che nulla c’entra con lo sviluppo. “Il Parco del Delta del Po ha consegnato le proprie osservazioni alla Provincia durante la Conferenza di Servizi del 27 febbraio, contenevano diversi interrogativi e richiami alle prescrizioni previste dall’ente di tutela. E’ stupefacente come il Comune non abbia tenuto conto degli strumenti sovraordinati prima di esprimersi positivamente sulla realizzazione della centrale – spiega Marino Rizzati presidente del circolo Delta Po Legambiente – Sono stati ignorati vincoli che impediscono la costruzione di questo tipo di impianti. E’ noto come nelle zone pre-parco i rifiuti, perché di questo si tratta, non possano essere lavorati. Speriamo che il passo indietro dell’Amministrazione sia di buon auspicio, in caso contrario il Comitato dovrà denunciare le violazioni di legge”.

L’augurio, insiste Rizzati, è quello di una soluzione dettata dal buonsenso e dalla legalità. Una soluzione ispirata dalla consapevolezza di dover arginare i rischi elencati da Luigi Gasparini di Medici per l’Ambiente. “Le emissioni delle biogas sono considerate falsamente frutto di energia rinnovabile – dice – le quantità di biossido di azoto per le biogas sono dalle 5 alle 10 volte superiori a quelle consentite per le centrali turbogas”. Anche sull’aria non ci siamo. Troppi inquinanti e parametri, dice Gasparini, tarati sugli adulti piuttosto che sui bambini. Va da sé l’aumento dei rischi per la salute.
“I sindaci possono fare molto per impedire la costruzione di una biogas purché intervengano per tempo”, spiega in una video intervista l’avvocato Maria Calzoni. “In sede di Conferenza di Servizi il soggetto più importante è il primo cittadino, che ben conosce il suo territorio e quindi dovrà verificare se è idoneo ad accogliere una centrale”. E ancora: “Il Comune di Goro per difendere la salute e la sicurezza può insistere sul fatto che l’impianto stravolge la programmazione del territorio. Nella provincia di Padova un sindaco ha bloccato sette centrali e quando un primo cittadino si unisce a un comitato le cose cambiano”, conclude.

Non è il caso di Lendinara da dove proviene Antonella Marzara di Intercom Ambiente, un impegno per l’habitat nato dalla malattia, la leucemia, che l’ha colpita. “Vivo circondata da centrali biogas e spero che qui non si faccia – esordisce – Intorno a casa ce ne sono quattro, bruciano di tutto. Ogni 12 minuti passano 30 camion, di notte e di giorno, sono carichi di scarti puzzolenti tanto da non stendere nemmeno più i panni all’aperto, sto con le finestre chiuse per il cattivo odore”. Da sentinella dell’ambiente ha controllato l’attività degli impianti, fotografato, catturato immagini proibite di una poltiglia scura, il digestato, sparpagliato sui campi alla chetichella. Ha denunciato ed è stata minacciata. “Ho ricevuto dei proiettili, a quel punto è intervenuta la magistratura – racconta – Il problema è che di fronte agli incidenti, le domande su effetti e responsabilità restano senza risposta. E’ il modo di operare di finti agricoltori a caccia di incentivi statali facili”. E ancora: “La Bagnolo Power è a 300 metri dall’ospedale di Trecenta, lavora come un inceneritore, brucia 5 mila chili di legno l’anno – spiega – E’ come se 22 mila camini urbani fossero sempre accesi. Vogliamo parlare di chi brucia rifiuti ospedalieri e poi si regala il compost. Il 25 aprile alla Bio Power c’è stata un’implosione, i gas sono comunque fuoriusciti, quanti e quali non è dato sapere. Mancava persino la centralina prevista dalla legge per fare i rilevamenti. Tutto questo per dire che il fenomeno non può essere ignorato”. Non si può sopportare, come le è successo, di sentirsi dire che la malattia è un danno collaterale accettabile a fronte dei vantaggi offerti dal progresso. Molto meglio un passo indietro.

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