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Un concerto al giorno toglie il medico di torno

Lo avreste mai detto che andare a un concerto allunga la vita?
Che andare ai concerti fosse una bellissima esperienza non era certo un mistero, ma ora c’è uno studio scientifico secondo il quale partecipare a eventi aumenterebbe il nostro benessere. Così almeno sostiene Patrick Fagan, docente associato della Goldsmith’s University, specializzato in scienza comportamentale. In base ai dati raccolti, assistere a un concerto per venti minuti aumenta il benessere del 21%. Ai partecipanti sono stati forniti test psicometrici personalizzati e test di frequenza cardiaca, registrando un aumento dei sentimenti di autostima (25%), vicinanza agli altri (25%) e stimolazione mentale (75%) mentre assistevano a un concerto. Lo studio ha inoltre dimostrato che chi va ai concerti almeno una volta ogni due settimane, avrà più probabilmente felicità, appagamento, produttività e autostima ai massimi livelli.
E se arrivassimo a considerare la musica e gli altri eventi dal vivo, dai festival alle stagioni sinfoniche e liriche, di prosa e di danza, come un complesso di produzioni culturali, parte di un più ampio sistema di welfare per fare dei territori e delle città ambienti accoglienti, socialmente coesi e sicuri?

In Italia si stanno attivando numerose iniziative volte allo sviluppo, alla facilitazione e al sostegno dell’industria della musica dal vivo per il riconoscimento del suo valore sociale, culturale, economico in termini di indotto e di occupazione. È necessario affrontare il mondo della musica e dello spettacolo dal vivo, e dei professionisti che vi lavorano con passione e impegno, trasformando in lavoro un modo di essere – l’essere artista – con una visione d’insieme, proponendo una ridefinizione dei diritti e dei doveri in un’ottica di sistema e mettendo al centro la legalità e il valore sociale, culturale ed economico del settore.
È quello che cerca di fare Doc Servizi, nata nel 1990 a Verona, una cooperativa di professionisti dello spettacolo dal vivo, che si sta aprendo anche alle altre professioni dell’arte, della creatività, della cultura e che dal 2016 è presente anche a Ferrara.
Doc Servizi è diventata ormai una rete di diverse realtà, in grado di offrire diversi tipi di servizi e di agire su vari fronti. Dopo Federico Rasetti, ferrarese, direttore di KeepOn LIVE – il circuito nazionale che promuove e sostiene la cultura della musica italiana originale dal vivo – Ferraraitalia ha intervistato Andrea Ponzoni, da aprile 2017 product manager in Doc Live, altro nodo della rete Doc Servizi per la musica dal vivo, che in realtà si occupa di management di eventi live a tutto tondo.
Solo per fare un esempio Doc Live è media partner di 1 M Next, il contest per il concertone del 1 maggio ormai alle porte. 1 M Next è organizzato da iCompany ed è dedicato a proposte artistiche inedite ed emergenti. Il voto del pubblico si è sommato a quello di una giuria di qualità: sono usciti i 12 finalisti che si sono esibiti sul palco del FELT Music & School. La giuria composta dal presidente Massimo Cotto (autore, scrittore, giornalista, speaker Virgin Radio), Massimo Bonelli (organizzatore Concerto Primo Maggio), Max Bucci (direttore artistico Rock in Roma), Mattia Marzi (giornalista per Rockol), Diletta Parlangeli (giornalista per Il Fatto Quotidiano, La Stampa.it e Wired Italia), Marta Venturini (autrice, compositrice, arrangiatrice e produttrice artistica), ha decretato i 3 finalisti, Erio, La Municipàl, Zuin, che si esibiranno sul palco del concertone, quando verrà decretato il finalista.

Qual è la situazione degli eventi live in Italia e in Europa?
La musica live in Italia e in Europa gode di ottima salute. Dai dati forniti da Assomusica nel 2017, l’Italia è al sesto posto per fatturato mondiale con un profitto di circa “721 milioni di euro e una previsione di crescita per il 2021 pari a 832 milioni”.
La cosa più interessante e rischiosa allo stesso tempo è vedere come l’interesse per i gruppi considerati ‘emergenti’ sia sempre più grande. Basti pensare a band come i Canova – o Coez, Carl Brave x Franco 126 – che nel giro di un anno sono passati dai piccoli club ai sold-out nelle grosse venues. L’opportunità è generare sempre più interesse e favorire il ricambio generazionale, il rischio è che si brucino le tappe andando alla ricerca forsennata del nuovo, senza dar tempo ai ‘giovani’ di crescere, facendo una giusta gavetta.
E’ evidente, tuttavia, che si sia davanti a una nuova onda musicale, lo si può notare anche nel cambio di line-up di festival e manifestazioni più istituzionali: ce lo dicono Mirkoeilcane e Lo stato Sociale a Sanremo e la programmazione del Concertone del 1 Maggio. Ora la prossima sfida è lavorare per esportare sempre più musica italiana, con strutture e realtà atte a dare consulenza, promozione e con l’opportunità di creare reti internazionali.

Come fa oggi un’artista a crearsi un proprio spazio nel mercato e di cosa parliamo precisamente quando usiamo il termine ‘mercato’ nel settore delle professioni artistiche?
Il mercato è cambiato, l’abbiamo detto più volte. Proprio in questi giorni, per esempio, ci si interroga sull’utilità per un artista di produrre ancora musica su formato fisico (cd). Quando parliamo di ‘mercato’ parliamo di diffusione in streaming, merchandising, sincronizzazioni, diffusione nelle radio instore, endorsement e live. Per gli artisti diventa sempre più necessario considerare tutti questi aspetti ed essere autonomi, dalla gestione dei social al rapporto con la fan base, dal merchandising alla realizzazione dell’evento.

Difficile essere artista. Facile farlo. Questa frase sintetizza la mission di Doc Live?
Certamente, l’obiettivo è proprio facilitare i processi burocratici e studiare percorsi manageriali che possano snellire le attività dell’artista, accompagnandolo in ogni fase.

Quando è nata Doc Live e perché?
Doc Live è nata nei primi mesi del 2017 per venire incontro all’esigenza di creare opportunità lavorative, fornire consulenze artistiche e occuparsi di management in generale. In particolare ci sta a cuore lo studio di nuovi prodotti, dalla gestione centralizzata del ticketing alla pianificazione del merchandising nelle piccole-medie produzioni. Come disse un grande editore, Toni Verona, la parte difficile non è far entrare i cd nei negozi, ma capire come farli uscire! Noi ci proviamo, attuando tutta una serie di attività mirate.

DocLive quindi non si occupa solo di musica, ma di management artistico e di eventi live a tutto tondo? Quali servizi? Quale rete?
Ci siamo occupati di vari eventi: dalla direzione artistica della Festa della Musica di Milano alla produzione di Arezzo Wave Love Festival; abbiamo prodotto la finale di Sziget & Home Festival del 2017 e coordinato le stagioni musicali di molte città, da Pavia a Desenzano del Garda. Inoltre collaboriamo con molti locali italiani, sempre come consulenti. In sostanza non siamo un’agenzia, ma lavoriamo con tutte le agenzie. Questa è la nostra rete: gli artisti del circuito Doc Servizi e non, più di 2000, le più importanti agenzie italiane, i promoter europei, le aziende che collaborano con noi. Inoltre gestiamo il management di alcuni artisti emergenti: Veronica Marchi, Barriga, Alessandro Sipolo, finalista di Musiccultura 2017. Da quest’anno abbiamo anche iniziato a produrre qualche format originale, tra i quali ‘Lady Day’, al quale teniamo particolarmente, spettacolo sulla sensibilizzazione contro la violenza sulle donne nato in collaborazione con Lilium Produzioni.

Uno degli elementi su cui puntate è la capacità di proporre soluzioni innovative in un settore in continuo cambiamento, qual è il vostro segreto?
Mi verrebbe da dire che la nostra forza sono le persone che decidono di sposare la filosofia della cooperazione e della rete. La condivisione di esperienze e contatti fa si che ci siano persone – anagraficamente più giovani – che portano freschezza e idee che, messe in relazione con l’esperienza di persone più mature, riescono a creare un giusto mix tra autorevolezza e innovazione.

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Siamo la patria del Rinascimento, del Bel Canto e della Dolce Vita. Ancora oggi stando ai dati di ‘Io sono cultura’ – il rapporto stilato ogni anno da Fondazione Symbola e Unioncamere – la cultura è uno dei motori primari della nostra economia. Al sistema produttivo culturale e creativo (industrie culturali, industrie creative, patrimonio storico artistico, performing arts e arti visive, produzioni creative-driven) si deve il 6% della ricchezza prodotta in Italia: 89,9 miliardi, in crescita dell’1,8%. Inoltre la cultura ha sul resto dell’economia un effetto moltiplicatore pari a 1,8: per ogni euro prodotto dalla cultura se ne attivano 1,8 in altri settori, arrivando così a 250 miliardi prodotti dall’intera filiera culturale, il 16,7% del valore aggiunto nazionale. Infine, il sistema produttivo culturale e creativo dà lavoro a 1,5 milioni di persone, il 6% del totale degli occupati in Italia. Dato anch’esso in crescita: +1,5%. (Fonte: Io sono cultura 2017).
Eppure, mentre la tanto vituperata Commissione Europea investe qualcosa come 121 milioni di euro nelle industri culturali e creative con il programma Creative Europe, in Italia in troppi pensano ancora che “con la cultura non si mangia”, mentre in troppo pochi sanno come funziona il settore e quale sia la situazione dei suoi lavoratori: potenzialità, opportunità, criticità sia dal punto di vista del mercato del lavoro, sia dal punto di vista normativo.
Dal 1990 a Verona è nata Doc Servizi, una cooperativa di professionisti dello spettacolo dal vivo, che si sta aprendo anche alle altre professioni dell’arte, della creatività, della cultura e che dal 2016 è presente anche a Ferrara. La sua promessa è: “l’arte si fa valore”.
Abbiamo fatto qualche domanda a Francesca Tamascelli, responsabile per Ferrara della cooperativa.

Lavorare nel settore della cultura, delle arti e della creatività: come si fa a dare un valore a questo tipo di attività? Parliamo di lavoratori altamente qualificati, ma queste professioni fanno fatica a essere inquadrate e riconosciute in modo tradizionale
 perché è nella loro essenza la creazione di ciò che prima non esisteva…
Professioni come quelle artistiche, creative, dello spettacolo da sempre fanno fatica a essere riconosciute come lavori ‘normali’, tradizionali. Credo che qualsiasi artista professionista nella propria vita si sia sentito domandare: “sì, ma di mestiere cosa fai? Va bene, sei un musicista, sei un attore, ma… come campi? Cosa fai per mangiare e pagarti la bolletta a fine mese?”
Non possiamo certo nascondere che il mercato del lavoro nel settore dello spettacolo e dell’arte sia complesso e che riuscire a vivere solo di questo sia una sfida quotidiana, che chiama in causa aspetti culturali e normativi. Da un lato, infatti, nell’immaginario comune il lavoro dell’artista fatica a essere considerato una professione completa e al pari delle altre. Dall’altro, da sempre chi lavora nel settore si scontra con la difficoltà di trovare l’abito adatto per inquadrare le propria attività professionale. Del resto, c’è una componente di precarietà e atipicità in queste professioni che è in parte ineliminabile, in quanto si tratta di attività spesso incostanti e discontinue.

Cos’è Doc Servizi, da quanto esiste e da quanto ha aperto a Ferrara?
Doc Servizi è una cooperativa di professionisti dello spettacolo. È nata a Verona nel 1990 e ora conta oltre 30 filiali in tutta Italia. Negli ultimi anni, Doc si sta aprendo anche a tutti i professionisti dell’arte, della creatività, della cultura.
Nella forma cooperativa, i professionisti di questi settori hanno trovato un’opportunità di gestire in regola la propria attività lavorativa. Uniscono energie e risorse in un’impresa di loro proprietà, in cui autogestiscono la propria professione in qualità di soci e lavoratori dipendenti.
Diciamo che in Doc si uniscono le libertà del freelance con le tutele del lavoratore dipendente: ognuno è responsabile di sé e del proprio lavoro, ma non è lasciato solo; ognuno è libero ma è protetto dall’isolamento cui tipicamente è costretto il libero professionista.

Perché Doc Servizi a Ferrara? Quali attività avete in programma prossimamente sul territorio?
Doc Servizi è arrivata a Ferrara nel 2016 grazie a un bando della Camera di commercio per l’insediamento di attività produttive e con il sostegno di Legacoop Estense.
Filiali Doc stanno aprendo in tutta Italia perché è un modello che funziona e riesce a intercettare i bisogni e dare risposte a molti professionisti del settore.
Ora sul territorio ci stiamo facendo conoscere, stiamo allacciando relazioni e incontrando professionisti che possano affiancarsi a Doc ed entrare nella nostra squadra.
Lo scorso giugno, per esempio, insieme al Conservatorio di Ferrara abbiamo organizzato un’iniziativa dal titolo ‘Ma di mestiere cosa fai?’ per parlare delle criticità della professione dell’artista e del modello di gestione delle cooperative di spettacolo. (leggi QUI l’articolo di Ferraraitalia)
Sul territorio siamo presenti quotidianamente, la nostra porta è aperta per chi vuole conoscere le opportunità che possiamo offrire.

La rete Doc

Quali servizi offre la cooperativa e per chi?
Il servizio è a 360° nell’affiancamento e supporto alla gestione professionale: dall’assunzione alla busta paga; dalla fatturazione al recupero crediti; dalla contrattualistica alla consulenza fiscale; dalla formazione alla gestione della sicurezza. Fino ad arrivare al macro-obiettivo, quello della rete: una cooperativa di 6.000 professionisti del settore in tutta Italia ha un potenziale enorme in termini di opportunità. E poi resta il grande vantaggio che unirsi in cooperativa consente ai singoli di raggiungere possibilità che da soli non potrebbero ottenere: dall’accesso a opportunità formative a costi agevolati fino all’azione di lobby e rappresentanza.
Ormai Doc si rivolge a quasi tutti i professionisti della cosiddetta industria culturale e creativa. Oltre a Doc Servizi, ci sono altre tre cooperative che replicano lo stesso modello di Doc e le sono legate da un contratto di rete: Doc Educational, la cooperativa sociale per gli insegnanti di discipline artistiche; Doc Creativity, per gli artigiani artistici e i creativi digitali, dai fotografi ai webdesigner; Hypernova, per i professionisti del web e dell’informatica.

Quanti finora si sono serviti di Doc Servizi? Ci sono anche artisti famosi?
Oggi abbiamo in tutta Italia circa 6.000 soci, dall’Alto Adige alla Sicilia. Tra questi sì, ci sono artisti noti a livello nazionale: da The Giornalisti a Cristina Donà, da Simone Cristicchi agli Afterhours, solo per citarne alcuni.
Questa è una caratteristica di Doc: spesso la nostra presenza è silenziosa, affianchiamo da vicino ma con discrezione molti artisti di fama nazionale.

Enrico Mantovani, socio ferrarese Doc

Ci puoi raccontare qualche storia di vostri soci ferraresi?
I soci a Ferrara sono ancora pochi, ma decisamente buoni! Abbiamo la fortuna di avere in squadra alcuni tecnici audio di grande livello, che hanno lavorato come fonici per artisti famosi a livello nazionale e per la Rai. Abbiamo le Foxy Ladies, il trio delle spumeggianti sorelle Baccaglini che si ispira alle sonorità della black music: tre voci strepitose e uno spirito davvero travolgente. È socio Doc Ferrara Alfio Antico, un musicista di una sensibilità straordinaria riconosciuto come percussionista a livello internazionale. Abbiamo poi Fabrizio Oggiano, fondatore della pagina facebook La Vita di un Montatore Video, che conta oltre 30.000 seguaci.
In ufficio non c’è tempo di annoiarsi!

Cosa significa che è la cooperativa il datore di lavoro?
Doc Servizi è una cooperativa di lavoro: i soci entrano in cooperativa per instaurare un rapporto di lavoro e gestire così la propria attività con le migliori tutele possibili. Doc assume i lavoratori prevalentemente con contratti di lavoro subordinato, applicando il Contratto Collettivo Nazionale dei Lavoratori dello Spettacolo, sottoscritto nel 2014 anche grazie a un importante lavoro di squadra di Doc. In questo modo, ogni singolo socio lavora come dipendente della propria cooperativa, che diventa il datore di lavoro unico. Questo garantisce una gestione il più uniforme possibile dell’attività professionale e dei rapporti con tutti i molteplici clienti. E ogni lavoratore è protetto e supportato.

Sul sito di Doc si legge che i suoi punti di forza sono: offrire alle professioni della cultura, dello spettacolo e della creatività un modello di impresa cooperativa; sviluppare reti e piattaforme collaborative che consentono di esaltare l’apporto umano, fondamento dell’arte e della culture; sostenere la legalità per far sì che il lavoro di ciascuno sia riconosciuto nel suo valore.
Ci puoi dire qualcosa di più?
Doc si inserisce a pieno titolo nella rivoluzione portata nel mondo del lavoro dalla sharing economy, dalle nuove tecnologie, dalla rivoluzione 4.0, mantenendo ben chiaro l’obiettivo di tutelare il valore del lavoro e la dignità dei professionisti. Spesso dietro la sharing economy, come è noto, si possono nascondere forme di lavoro nero, sfruttamento del lavoro, impoverimento generale e abbassamento delle tutele. Dalla rivoluzione digitale non si scappa, non si può invertire la rotta, ma bisogna cercare di orientare il progresso tecnologico, la cui finalità non deve essere l’impoverimento dei lavoratori, ma l’esaltazione della professionalità. Quello che Doc vuole dire, è che la tecnologia deve essere sfruttata per creare piattaforme di condivisione, opportunità di fare network e di scambiare informazione, efficientare i processi produttivi e comunicativi. Tutto questo con la finalità di esaltare il ruolo e il valore del lavoro creativo, non per togliere diritti e dignità ai lavoratori. Se la tecnologia è un mezzo per pagare meno il lavoro e farci diventare tutti più poveri, abbiamo perso tutti.

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373 7391121

Nuovo rapporto Symbola sulla creatività nazionale: “la cultura ci salverà”.

“Sul fronte del lavoro è ormai chiaro che nessun automa, drone o robot potrà sostituire il lavoro creativo. Conoscenza e creatività, content design e in generale la costruzione di significato sono il nocciolo delle professioni che supereranno ogni possibile crisi”. La certezza che ‘la cultura ci salverà’ è quanto emerge chiaramente dal rapporto ‘Io sono cultura’, promosso dalla Fondazione Symbola, in collaborazione con Unioncamere, e il sostegno della regione Marche e di Sida Group, presentato alcuni giorni fa a Roma alla presenza del ministro Dario Franceschini e del presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, dal segretario generale e dal presidente di Unioncamere, Giuseppe Tripoli e Ivan Lo Bello, e dal presidente di Symbola Ermete Realacci.

Si legge nel rapporto: “Il mondo sta attraversando un periodo di spiazzamenti e assestamenti (Brexit, Trump, migranti, Erdogan, Duterte, Kim Jong-Un, Maduro, Siria, ma anche Macron e Merkel, e un rosario di attentati di diversa matrice in tutti i continenti) che sembrano dominati da nuove paure cui si reagisce con rabbia e sconforto. Non è un caso che il nemico più odiato sia la cultura, tanto nella sua accezione antropologica di prassi, credenze e visioni quanto in quella più convenzionale di oggetti e azioni che ci rappresentano. Impossibile ignorare il disprezzo per la cultura degli altri nell’ostinarsi a considerarli marginali e importuni, così come l’eccidio e le devastazioni di Palmira. Distruggere la cultura inscena una rituale ‘damnatio memoriae’ in aiuto dei prossimi dominatori”. Nell’attraversare questo periodo di crisi il fattore umano agisce su due fronti: da una parte diventa sempre più insostituibile la creatività, l’umanità delle arti e della conoscenza. D’altra parte è sempre il fattore umano a guidare la politica interna e internazionale, molto spesso condotte sotto l’effetto di scelte umorali e contingenti. Ne sono la riprova il proliferare di nuovi populismi che propongono soluzioni di chiusura davanti al nuovo che avanza.

Giunto alla sua settima edizione, ‘Io sono cultura’ è l’unico rapporto in Italia che permette di quantificare il reale peso che cultura e creatività hanno sull’economia nazionale e rappresenta una occasione unica di scambio di sinergie tra operatori del sistema produttivo culturale e creativo (Spcc). Tale sistema si articola in cinque macro settori: industrie creative (architettura, comunicazione, design), industrie culturali propriamente dette (cinema, editoria, videogiochi, software, musica e stampa), patrimonio storico-artistico (musei, biblioteche, archivi, siti archeologici e monumenti storici), performing arts e arti visive a cui si aggiungono le imprese creative-driven (imprese non direttamente riconducibili al settore, ma che impiegano in maniera strutturale professioni culturali e creative, come la manifattura evoluta e l’artigianato artistico).

Così come affermato nel rapporto, “ il tema ‘di cultura non si mangia’ è ormai superato, e l’attenzione del mondo produttivo a questo sistema così articolato è decisamente cresciuta”. E i numeri, a sostegno di questa affermazione, parlano chiaro: il Sistema produttivo culturale e creativo, fatto da imprese, pubbliche amministrazioni e organizzazioni no profit, genera 89,9 miliardi di euro e incrementa altri settori dell’economia, arrivando a muovere nell’insieme 250 miliardi, equivalenti al 16,7% del valore aggiunto nazionale. E’ un sistema che può vantare il segno più: nel 2016 ha prodotto un valore aggiunto superiore rispetto all’anno precedente (+1,8%), sostenuto da un analogo aumento dell’occupazione (+1,5%). Inoltre il Sistema produttivo culturale e creativo ha un effetto moltiplicatore sul resto dell’economia pari a 1,8. In altre parole, per ogni euro prodotto dal Spcc, se ne attivano 1,8 in altri settori. Gli 89,9 miliardi, quindi, ne ‘stimolano’ altri 160, per arrivare a quei 250 miliardi prodotti dall’intera filiera culturale, col il settore turistico quale principale beneficiario. Più di un terzo della spesa turistica nazionale, esattamente il 37,9%, è attivata proprio dalla cultura e dalla creatività. “Per questo – sottolinea il rapporto di Symbola – è assolutamente rilevante il fatto che, per i prossimi 10 anni, l’intera quota dedicata alla conservazione dei beni culturali dell’8 per mille destinato allo Stato sarà utilizzata esclusivamente per interventi di ricostruzione e restauro del patrimonio culturale nelle aree colpite dai terremoti del Centro Italia”.

“Cultura e creatività sono la chiave di volta in tutti i settori produttivi di un’Italia che fa l’Italia – commenta Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola – Consolidano la missione del nostro Paese orientata alla qualità e all’innovazione: un soft power che attraversa prodotti e territori, un prezioso biglietto da visita. Una forma di diplomazia economica, nel quadro di quella che si sta configurando come la nuova Via della seta tra Oriente e Occidente. Un’infrastruttura necessaria anche per affrontare le sfide che abbiamo davanti: uno sviluppo a misura d’uomo, le migrazioni, la lotta al terrorismo, i mutamenti climatici. L’intelligenza umana è infatti la fonte di energia più rinnovabile e meno inquinante che c’è. Se l’Italia produce valore e lavoro puntando sulla cultura e sulla bellezza aiuta il futuro”. Tutti questi segnali di fermento sono aiutati da riforme come quella dell’Art Bonus, il credito d’imposta introdotto nel 2014, a favore degli investimenti in cultura. Il risultato più evidente è stato un incremento del mecenatismo da parte di imprese o aggregazioni sociali, con il risultato di un avvicinamento del patrimonio culturale alla società civile. La produzione culturale stessa, svincolandosi dalle logiche promozionali e commerciali, assume dei caratteri etici.

La provincia di Roma, con il 10%, è al primo posto in Italia per incidenza del valore aggiunto del Spcc sul totale dell’economia. Seconda Milano (con il 9,9%), terza Torino, attestata sulla soglia dell’8,6%. Seguono Siena (8,2%), Arezzo (7,6%) e Firenze (7,1%). E ancora: Aosta, attestata al 6,9%, Ancona (6,8%), Bologna e Modena, entrambe al 6,6%. Quanto alle macroaree geografiche, è il Centro a fare la parte del leone: qui, la cultura e la creatività producono il 7,4% del valore aggiunto. Seguono, da vicino, il Nord-Ovest (6,8%) e il Nord-Est, la cui incidenza si attesta al 5,5%. Il Mezzogiorno, ricco di giacimenti culturali e un patrimonio storico e artistico di primo ordine a livello mondiale, non riesce ancora a tradurre tutto ciò in ricchezza; solo il 4,1% del valore aggiunto prodotto dal territorio è da ascrivere alla cultura. A livello regionale, il peso delle grandi aree metropolitane a specializzazione culturale e creativa si fa sentire. Il Lazio si colloca primo (8,9%) seguito dalla Lombardia (7,2%). Dopo la Valle d’Aosta, troviamo il Piemonte (6,7%) e le Marche (6,0%). Sul fronte dell’occupazione, i primi quattro posti sono ripetuti nell’ordine: primo è il Lazio (7,8%), seguito da Lombardia, Valle d’Aosta e Piemonte. La quinta piazza, in questo caso, è occupata dall’Emilia Romagna (6,5%).

Nell’oscurantismo generale, il non dubitare che l’essere umano sia cultura, creatività ed energia, rappresenta la possibile chiave di svolta per la costruzione di un futuro fatto di economia sostenibile e idee condivise.

Al via gli Open Days Jazz: due giorni di musica e riflessioni sul mestiere dell’artista

Il Conservatorio è un luogo magico, credo per tutti, amanti o profani della musica. Percorrendone i corridoi ci si affaccia su di un mondo d’arte fatto di scale musicali, arpeggi, assoli di violino o pianoforte, arrangiamenti jazz o gli acuti di una voce soprano. E’ in questa atmosfera di note musicali che si spargono nell’aria che, questa mattina, si è svolta, nell’aula 12 del Conservatorio ‘Girolamo Frescobaldi’ di Ferrara la conferenza stampa di presentazione degli ‘Open days Jazz’, che si terranno il 9 e il 10 giugno presso Palazzo Crema, di proprietà della fondazione Carife, in via Cairoli.

Presenti alla conferenza stampa Fernando Scafati, direttore del Conservatorio di Ferrara, Roberto Manuzzi, responsabile del dipartimento Jazz, nuove tecnologie e linguaggi musicali del Conservatorio), Francesca Tamascelli, responsabile per Ferrara della cooperativa DOC Servizi e organizzatrice della tavola rotonda di sabato, Francesco Colaiacovo, presidente del Conservatorio, e Linda Dolcetti della Cgil di Ferrara. Una ‘due giorni’ per far conoscere il lavoro compiuto durante questo anno scolastico nel dipartimento Jazz del Conservatorio Frescobaldi. L’esibizione degli studenti, quasi un centinaio, che avrà luogo venerdì 9 e sabato 10 giugno nell’esclusiva cornice del Palazzo Crema, oltre che come saggio di bravura a favore del pubblico presente varrà anche come prova d’esame.

Gli Open Days si apriranno venerdì con un dibattito dal titolo ‘Ma di mestiere cosa fai?’, organizzato da Francesca Tamascelli, responsabile di Doc Servizi di Ferrara, una cooperativa di professionisti dello spettacolo e della cultura, e al quale parteciperanno Fernando Scafati e Chiara Bertelli della Legacoop Estense, Roberta Ziosi, presidente del Teatro comunale di Ferrara, Alessandro Sbrogiò, della Doc servizi di Venezia, Chiara Chiappa, consulente del lavoro della Legacoop Culturmedia e Cristiano Zagatti, segretario provinciale della Cgil di Ferrara.

“Si è scelto questo titolo provocatorio- spiega Francesca Tamascelli– perchè rispecchia la realtà. Sarà l’occasione per lanciare un messaggio di legalità ai giovani artisti di modo che sappiano valorizzare al meglio il proprio lavoro”. “Tempo fa -dice il professor Manuzzi, due importanti politici dissero che ‘con la cultura non si mangia’. Uno era un nostro parlamentare, altro era Goebbles, che era solito dire ‘quando sento parlare di cultura metto mano alla pistola’. Ci sono artisti di fama internazionale che si sentono chiedere quale sia il loro vero lavoro, figuriamoci quale sia la realtà per le giovani generazioni in tempi così difficili. Nel Nord Europa, un neo laureto al conservatorio, così come ogni laureato, percepisce un assegno di disoccupazione; noi abbiamo conservatori frequentati per il 30% da studenti stranieri, visto il loro grado di eccellenza, ma non siamo capaci di difendere i nostri artisti. La normativa è vetusta e risale all’epoca del fascismo, la Siae è un ente fuori dal tempo, il diritto all’esecuzione non è presente nella nostra normativa, ed è ciò che all’estero, permette di far campare gli artisti”.

“La musica dal vivo non finirà mai” afferma il direttore del Conservatorio Fernando Scafati e appuntamenti come gli Open Days Jazz ne sono la testimonianza.

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