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10 gennaio 2022 :
La scuola in presenza e la propaganda dei partiti.

 

Scuola in presenza, ma come?

Che la politica di questi ultimi trent’anni sia fortemente infiltrata dalla gramigna della propaganda è un fatto che chiunque può dimostrare. D’altronde il consenso, come ebbe modo di dire Massimo D’Alema, è un obiettivo per le forze politiche.

La responsabilità di questo fenomeno, quindi, è certamente dei cittadini che in un modo o nell’altro dimostrano, in grande maggioranza, di essere sensibili all’offerta delle sirene mediatiche provenienti da destra, sinistra e centro.
Certo, una buona propaganda può essere anche frutto di una lucida visione e di un progetto comprensibile, per cui il termine non è negativo in sé. Lo diventa quando, a consenso consegnato, i partiti non si mostrano in grado di assumere la responsabilità sulle stesse linee delle loro proposte, perché il consenso lo sondano ogni giorno attraverso i loro social media manager. Si verifica dunque una disgregante politica della navigazione a vista che porta ad una sostanziale ingovernabilità.

Unica via praticabile: un governissimo con tutti dentro o quasi gestito da un mediatore autorevole.
Si badi bene, la politica è l’arte del possibile come scrisse Bismarck, e non c’è nulla di male nel ricorrere ad un governo di unità nazionale per fronteggiare una crisi come quella che stiamo vivendo, ma la necessità dei partiti di non perdere i capisaldi delle loro rispettive fumose identità sta portando a soluzioni che rischiano di gettare il paese nel caos.

Un esempio lo vedremo presto con l’apertura delle scuole lunedì 10 gennaio. L’unica cosa sulla quale le forze di governo si sono mostrate unite è l’adesione al dogma della “presenza in classe”.
In pieno sviluppo della pandemia, con le Asl in evidente crisi sui tracciamenti dei contagi, con regole che non tengono conto di una minima e razionale organizzazione del servizio, il personale della scuola si troverà a mettere la faccia di fronte ai genitori, senza nemmeno avere avuto il tempo di concordare risposte alle loro domande.

Pare che a nessuno siano venuti dubbi nemmeno al grido di allarme dei presidi, che non mi risulta siano mai stati pericolosi rivoluzionari e disfattisti.
La parola compromesso può avere un nobile significato, sta alla base della convivenza; diventa negativa e devastante quando l’accordo è il pasticcio che contempera posizioni contraddittorie giustapposte.

Cassandra? Cerco di non dimenticare mai che aveva ragione.

macchina del tempo

La scuola è una macchina del tempo:
invece che sul futuro, è puntata sul passato.

 

No signori, non è come la raccontate. Pare che le ricette per cambiare l’istruzione non manchino al pensiero ben pensante. Azzerare tutto e portare indietro la macchina del tempo.
C’è chi invoca cattedre e predelle e chi il ritorno al riassunto nell’epoca degli abstract. Ben pensanti che neppure si preoccupano di visitare il sito della Fondazione Agnelli dedicato alla Scuola, giusto per tentare di aggiornare i loro archetipi per diradare le nebbie che offuscano la loro navigazione.

Scrivere di istruzione richiederebbe una buona cultura almeno in scienze dell’educazione, quelle che in tutto il mondo da decenni hanno soppiantato la pedagogia. Bisognerebbe conoscere la psicologia dell’apprendimento, un po’ di docimologia, un po’ di ricerca educativa, sempre di scarso interesse nel nostro Paese, persino per la formazione dei docenti dalle scuole medie in su.

Immaginare di trattare più di mezzo secolo di storia del nostro sistema formativo come se il tempo, il mondo, la società fossero stati pietrificati intorno ad esso, denuncia una concezione della scuola come corpo a se stante. Come tempio incontaminato. Come luogo degli otia studiorum. Una scuola  che non si sporca le mani con le cose prosaiche come il lavoro e le altre necessità materiali. Chi osa aprirne le porte, come pretenderebbero di fare l’Invalsi e le indagini Pisa dell’Ocse, altro non è che un profanatore del tempio e dei suoi sacerdoti.

Se qualcuno l’ha dimenticato, a scuola si va con il corpo e la mente. Il primo dovrebbe trovarsi a suo agio, la seconda andrebbe impiegata in un continuo allenamento.

Raffaele Simone, il linguista, alcuni anni fa nel suo libro Presi nella rete. La mente ai tempi del web ha sottolineato come la tecnologia, modificando il nostro modo di comunicare, ha trasformato il nostro modo di usare il corpo e la mente.
Il libro è del 2012 come le “Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo dell’istruzione”, che sono legge dello Stato. Ci sta scritto che lo scenario è così cambiato che l’apprendimento scolastico altro non è che una delle tante esperienze di formazione che bambini e adolescenti vivono e che spesso per acquisire competenze specifiche non vi è bisogno dei contesti scolastici.

C’è anche scritto che le finalità della scuola devono essere definite a partire dalla persona che apprende (vedi: corpo e mente), non dagli insegnanti e dai programmi, ma dal bambino o dall’adolescente in carne ed ossa che hai di fronte, con cui dovresti stipulare un patto formativo per garantirgli l’originalità del suo percorso individuale come prescritto dalle stesse “Indicazioni nazionali”.

Dewey ci ricorda che il fine dell’istruzione è quello di andare incontro alla società: «Ogni qualvolta ci proponiamo di discutere un nuovo movimento nell’educazione, è particolarmente necessario mettersi dal punto di vista più ampio, quello sociale».

È mettersi dal punto di vista sociale che il nostro sistema di formazione non sa fare.
Quando la società e con essa gli individui cambiano e l’istruzione resta immutata in se stessa, allora si crea il cortocircuito con i diritti delle persone, in particolare delle nuove generazioni, correndo il rischio di vendere merce avariata ai nostri giovani, come dimostrano le indagini nazionali e internazionali sul nostro sistema formativo.

Se i giovani escono dalle nostre scuole impreparati non è colpa né della media unica né di Barbiana né delle lettere alle professoresse, ma del fatto che nel corso degli anni si è accresciuto il distacco tra il nostro sistema di istruzione e lo sviluppo della conoscenza, due funzioni sociali che si muovono a velocità differenti.
La scuola ha perso sempre più terreno rispetto alla rivoluzione spettacolare prodotta dalle nuove tecnologie della comunicazione e dallo sviluppo impetuoso della mediasfera.

L’abbiamo toccato con mano con l’emergenza della didattica digitale, della didattica a distanza.
Tenersi al passo con un’evoluzione tecnologica e cognitiva inarrestabile è un enorme impegno. Come conseguenza, la scuola risponde guardando al passato. Limitandosi a trasmettere un pacchetto ben delimitato di conoscenze, pochi ben definiti saperi. Tenendosi alla larga da due meccanismi che oggi sono invece essenziali: il veloce processo di accrescimento della conoscenza e la diffusione di metodologie di accesso ai depositi della conoscenza.
Invece di essere il luogo dell’incontro con la conoscenza e della sua prima elaborazione, la scuola si ripiega su se stessa difendendo cattedre, discipline e trasmissione del sapere, per proteggersi dalla conoscenza, dal suo fluire, dal suo accrescersi che preme alle sue porte.

Siamo un paese di retori e di retorica, di buone oratorie ma di pessime cattedre. Non sappiamo pensare al nostro sistema scolastico in termini moderni, un sistema di istruzione che ormai da troppo tempo accusa una crisi profonda nei suoi moduli organizzativi e nelle sue strutture. Se ne discetta da decenni, ma non abbiamo ancora chiarito per quale idea di scuola debbano essere formati gli insegnanti, per quali finalità dell’istruzione sono chiamati a lavorare.

In giro per il mondo gli argomenti che hanno preso il centro della scena trattano di come i giovani imparano meglio nel 21° Secolo, di come rendere le scuole i catalizzatori del loro impegno per il sapere e la cultura, di come i giovani possono scegliere di imparare, di quanto la motivazione e l’amore per l’apprendimento significano nel contesto della scuola, di come dare più enfasi al coinvolgimento degli studenti nella scelta e nelle modalità dei loro percorsi formativi.

Siamo tornati al divorzio tra scuola e società. Non si tratta di una distanza di classe come nel passato, ma della distanza tra bisogni culturali diversi che determina una nuova forma di discriminazione tra chi può soddisfarli e chi no.
La scuola si è chiusa in se stessa, nella sua autoreferenzialità. Il rischio è di rimanere stritolati tra la tentazione di un ritorno al centralismo amministrativo per insipienza, l’assordante silenzio di una classe docente senza spessore sociale e professionale, e le ricette di intellettuali ben pensanti che finiscono per cumulare la loro supponenza all’ignoranza che la scuola è oggi accusata di produrre.

Per leggere gli altri articoli di Giovanni Fioravanti della sua rubrica La città della conoscenza clicca [Qui]

Insegnamento a distanza

VIVA LA PRESENZA, MA BASTA DEMONIZZARE LA D.A.D.

Come si trattasse di un animale mitologico o di un oggetto alieno, dai social e dalla stampa nazionale si leva il coro contro la D.A.D. La D.A.D. che spersonalizza il rapporto docente allievo, che tiene i ragazzi davanti allo schermo, che limita le interazioni sociali.
La D.A.D. come disegno oscuro di quel qualcuno di cui non si sa mai né nome, né intenzione.

L’imperativo categorico ora è la presenza a scuola e negli uffici.
La presenza come antitesi alla D.A.D dunque, nel variegato mondo della scuola. Una presenza liberatrice.
Sorge la domanda: ma dietro a quei pc chi c’era? Chi si è trovato da un giorno all’altro ad inventarsi soluzioni per non abdicare totalmente al proprio dovere di istruire? Non era presenza quella? A sentire molti no, tutti fantasmi, ologrammi.

Chi scrive, pur lavorando a scuola da quasi quarant’anni, non ha certo gli strumenti per dare una valutazione complessiva dei risultati ottenuti con la didattica a distanza, ma una cosa è certa: la D.A.D. è stata organizzata, progettata e svolta da dirigenti ed insegnanti reali, in carne ed ossa; anche da quelli che ora la indicano come male assoluto.

E’ ribadire l’ovvio che il lavoro a distanza era l’unica risposta possibile durante il picco della pandemia. Non è altrettanto ovvio che il ritorno alla presenza risolva gli stessi problemi individuati nella D.A.D.
I docenti che non erano in grado di coinvolgere gli allievi, difficilmente saranno miracolati dalla ‘presenza’.
Per quanto riguarda invece la socializzazione dei ragazzi, credo che nessuno possa negare che si fosse in gran parte spostata in Rete ben prima del Covid.

Ben venga quindi (quando avverrà) il ritorno alla normalità, ma dispiace che si demonizzi un’esperienza che ha sicuramente ridotto il digital divide [Vedi qui]  con gli altri paesi europei e che in molti casi ha indotto i docenti a cambiare strategie, riflettendo sul loro metodo e sulle loro pratiche.

Unife, il professor Picci sul caso Zauli: “C’è un mistero da risolvere”

La vicenda che vede coinvolto il rettore dell’Università di Ferrara, Giorgio Zauli, continua a dividere e a far discutere. Le contestazioni, relative a un presunto comportamento scorretto da parte del massimo rappresentante dell’Ateneo estense, scaturiscono a seguito della segnalazione di uno specialista di etica della ricerca scientifica, Leonid Schneider il quale, su “For better science” fin dal 15 maggio 2018 e in successivi interventi, ha accusato Zauli (e Paola Secchiero, sua collaboratrice) di aver manipolato grafici e immagini in alcune loro pubblicazioni scientifiche inerenti al campo dell’ematologia. Le imputazioni mosse da Schneider sono state successivamente condivise, fra gli altri, anche dalla giornalista scientifica Sylvie Coyaud, che della vicenda si è occupata a più riprese, scrivendone fra l’altro sul blog Ocasapiens del settimanale “D” di Repubblica e in “Oggi scienza”.

Il professor Andrea Pugiotto, presidente della Commissione etica di Unife, che avrebbe avuto titolo per intervenire, nei mesi scorsi non si è mai pubblicamente pronunciato nel merito della vicenda, spiegando che i membri della commissione – presidente incluso – sono tenuti “al totale riserbo”. Salvo poi dimettersi dall’incarico a fine agosto, unitamente ai vice Paola Migliori e Gian Matteo Rigolin, appena pochi giorni dopo il diniego opposto dal Rettorato alla richiesta di accesso agli atti della medesima commissione etica relativi alla vicenda Zauli, presentata dai colleghi di Estense.com. Ma già Schneider, il principale accusatore, fin dall’inizio aveva sollecitato l’intervento della Commissione etica di Unife. La sua richiesta, però, fu rigettata “per difetto di legittimità”. Al contrario venne accolta, dalla medesima commissione, la richiesta formulata dal rettore, che chiedeva un parere di conformità relativo alla propria condotta in riferimento al vigente codice etico.

Il professor Lucio Picci

Fra coloro che autorevolmente sono intervenuti sulla questione, si segnala il professor Lucio Picci, ordinario di Politica economica all’Università di Bologna e docente con un curriculum di notevole rilievo: studi negli Stati Uniti con una tesi di dottorato sotto la supervisione di un premio Nobel oltre a numerose prestigiose pubblicazioni. Inoltre, accanto all’attività scientifica, il professor Picci vanta familiarità con importanti istituzioni internazionali – ha collaborato tra gli altri con la Commissione Europea e con la Banca Mondiale – e nazionali, con una lunga lista che spazia fra la Presidenza del Consiglio dei Ministri e l’attuale ruolo di esperto per l’Autorità nazionale Anticorruzione. Picci, peraltro, si è occupato specificamente di corruzione accademica, criticando in più occasioni l’università italiana che, a suo avviso, “è colpevole di scarso interesse per l’etica della ricerca e di sistematiche assoluzioni all’insegna del corporativismo”. Una voce autorevole che spesso trova eco sulla stampa, come nel caso delle sue ferme prese di posizione, su varie vicende, fra le quali le più note hanno riguardato il professor Stefano Zamagni dell’Università di Bologna e l’attuale ministro, nonché docente universitario, Francesco Boccia.

Stanti le premesse chiedo a lei, professor Picci – che pure già è intervenuto in merito a questa imbarazzante situazione – un parere sulla vicenda che vede coinvolto il professor Zauli. In questi mesi se ne è parlato parecchio, ma chi è fuori dalle logiche universitarie forse fatica a capire. La prima cosa che le domando, dunque, è se ci può spiegare con chiarezza qual è il punto focale e cosa sostanzialmente viene contestato al rettore…
Una considerazione iniziale: trovo la vicenda avvincente come un thriller, di cui ha gli ingredienti essenziali; vi sono alcune certezze, che permettono una serie di supposizioni, per tentare di risolvere un mistero. Il punto di partenza sono i fatti noti: un sito americano che si chiama Pubpeer e che si occupa di “qualità della ricerca scientifica”, ha pubblicato materiali che, se veri, indicano violazioni delle regole di base dell’etica scientifica da parte del professor Giorgio Zauli (e di altri). Chiariamo allora, una volta per tutte, la portata delle accuse con un esempio. Supponiamo di cancellare i nomi degli autori, e per evitare qualunque personalismo di sostituirli con “tizio”, “caio”, eccetera. Se si chiedesse a qualunque scienziato in giro per il mondo di valutare quanto denunciato, l’interpellato concluderebbe che le accuse, se vere (sottolineo “se”), sono devastanti. Anche perché riguardano – ad oggi – una quarantina di pubblicazioni, e non si tratterebbe, dunque, di errori presentabili come sporadici. Aggiungerebbe poi che chi risultasse eventualmente colpevole di quanto denunciato non potrebbe in alcun modo guidare una comunità accademica seria.
Minimizzare le accuse è impossibile: questo risponderebbe qualunque scienziato rigoroso e in buona fede, senza leggere che l’autore è “Zauli” – per non farsi influenzare – ma “tizio” o “caio”. Se, ripeto ancora, quanto denunciato è vero, in toto o anche solo in buona parte.

Zauli peraltro ha diffidato il suo accusatore, intimandogli di cancellare il contenuto dell’articolo e prefigurando azioni giudiziarie in sede civile e penale. Secondo il rettore, Schneider avrebbe pubblicato “informazioni false e non provate sulla supposta inesattezza di alcune pubblicazioni scientifiche del sottoscritto”…
Attenzione: Schneider, che in ogni caso non ha cancellato un bel nulla, e anzi insiste e rincara la dose, ha ripreso le affermazioni contenute nel sito Pubpeer e, per così dire, ne ha fatto un caso. E neanche Pubpeer ha cancellato nulla, anzi, recentemente ha segnalato ulteriori pubblicazioni “incriminate” a firma Giorgio Zauli. È importante ribadire che il materiale infamante verso il professor Zauli è di Pubpeer e non di Schneider. Io non sono mai entrato nel merito di tutte queste accuse. Ho invece affermato con forza, prima dell’estate, che la questione doveva essere chiarita pubblicamente: l’Università di Ferrara aveva messo al lavoro sul caso la sua Commissione etica e non se ne era più saputo nulla. E alla mia richiesta, il rettore Zauli ha risposto in modo netto e inequivocabile, affermando che “la Commissione Etica (nel gennaio 2019, ndr) ha archiviato il caso non essendo emersi a mio carico né elementi dolosi né di colpa grave. Quindi, stando a quel rapporto, il rettore Zauli è innocente, anzi è vittima: e questo, prima dell’estate, mi pareva chiudesse la questione. Però, di conseguenza, nasceva un altro interrogativo dai tratti davvero inquietanti: ripeto, la vicenda è un vero thriller…

A cosa si riferisce?
Innanzitutto preciso che qui terminano le certezze e si entra nel campo delle supposizioni, dato che, come segnalato, l’Università di Ferrara sta difendendo coi denti la segretezza della relazione della Commissione etica. E’ impossibile che a fronte di accuse così gravi – se comprovate – il rettore possa essere scagionato. Per cui io deduco che la Commissione etica abbia considerato falso quanto pubblicato su Pubpeer. Ma attenzione: si tratterebbe di un falso corposo, composto da tanti documenti, grafici, tabelle relativi a decine di pubblicazioni! Un tale falso non può essere l’opera criminale di un singolo: induce a supporre l’esistenza di una vera e propria organizzazione a delinquere, mossa dall’intento di calunniare il rettore dell’Università di Ferrara…
E’ una prospettiva inquietante, non trova? E rimanda ad altri interrogativi: quali i moventi e le complicità di una tale organizzazione malavitosa? Considerato il suo carattere internazionale, non potrebbe esserci dietro la manina di una qualche potenza straniera? A chi ha pestato i calli, l’Università di Ferrara, perché si arrivasse a tanto?

Lasciamo aperti questi interrogativi… Stando alle cronache, per quanto si è capito della vicenda, emerge un aspetto che, secondo gli accusatori di Zauli, verrebbe a prefigurarsi come aggravante, al di là dell’imputazione: il fatto che il rettore avrebbe fatto scudo attorno a sé, ritenendo di non dover rendere pubblici gli atti e i documenti che potrebbero chiarire la vicenda, in un senso o nell’altro. E’ così?
Altro che “fare scudo”! E proprio qui sta il mistero… Ci attenderemmo che l’Università di Ferrara si difenda dal complotto che sarebbe stato ordito ai suoi danni. Che intraprenda un’azione legale nei confronti del sito Pubpeer e lo smascheri pubblicamente. Con facilità, peraltro: da una parte si pubblicano i loro documenti falsi, e dall’altra quelli autentici: così chiunque si renderebbe conto di dove sta la ragione e dove il torto. E invece che hanno fatto? Si sono mossi come un soldato che, anziché sparare al nemico, si scaglia contro i suoi possibili alleati: contro chi chiede di capirci qualcosa, e tra questi i giornalisti che sarebbero ben felici di raccontare al pubblico una tale inedita congiura, contribuendo a far trionfare il bene sul male. “L’Università di Ferrara vittima di un complotto internazionale”: sarebbe un vero scoop, il sogno di ogni giornalista. E invece, siamo arrivati al caso estremo di un comunicato ufficiale firmato dal rettore Zauli, in cui si propone un parallelo implicito tra chi ha chiesto trasparenza (io tra questi, ahimè) e Goebbels, il maggiore teorico dell’olocausto
Non sono in grado di formulare neppure una plausibile ipotesi sul perché di questa scelta. Le confesso che mi pare una follia, ma forse, semplicemente, io non ho la stoffa del detective…

Al riguardo, secondo quanto scrivono sia la Nuova Ferrara che Estense, il Senato accademico starebbe valutando la possibilità di annullare – per un presunto vizio di procedura – la decisione con la quale la Commissione Etica ha archiviato la posizione di Zauli. Come interpreta questa evenienza?
Annullerebbero ora una relazione che fu approvata in gennaio? A distanza di nove mesi, ad orologeria insomma? E guarda caso, subito dopo l’annunciata richiesta di revisione (da parte di Estense.com) del diniego opposto alla richiesta di renderla pubblica? ‘Sacrificando’ il professor Pugiotto, già presidente di quella commissione, e il dirigente responsabile, che vivaddio dovrebbero rispondere di tali ipotetici ‘vizi di procedura’?
Non ci posso credere. Sembra una voce nata apposta per diffondere il sospetto che quel documento non s’ha da pubblicare, ne ora ne mai, perché a leggerlo bene non assolve nessuno, e per gettare altro fango sull’Università di Ferrara. Trucchi meschini: esprimo la mia solidarietà a Giorgio Zauli. Ma chi c’è dietro a queste macchinazioni? Utilizzano tecniche di disinformazione sofisticate: personalmente non escluderei neppure il coinvolgimento di qualche servizio segreto straniero.

E magari è proprio questa la spiegazione a una vicenda che a rigor di logica diversamente si fatica a comprendere e giustificare… Un’ultima domanda, ritornando alla realtà: lei tempo addietro aveva stigmatizzato “l’inspiegabile silenzio” dei docenti di Unife sulla vicenda. Immagino che avrà saputo del documento recentemente formulato a sostegno del rettore, sottoscritto da 240 docenti di Unife (su 642). Che ne pensa?
Mi meraviglio che le firme siano soltanto quelle che dice perché, come sosteneva Ennio Flaiano, gli italiani sono sempre pronti a correre in soccorso dei vincitori. Ma in Italia c’è anche un’altra tradizione, minoritaria, ma credo più nobile: di chi, quando di fronte si trova il potere borioso e arrogante, gli ride in faccia.

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IMMAGINARIO
La scuola scende in piazza.
La foto e il video di oggi…

“Queste sono le nostre armi” ha detto un’insegnante sollevando la Costituzione durante il flash mob realizzato nel tardo pomeriggio di ieri in piazza Trento e Trieste da alunni, docenti, genitori e cittadini disposti in cerchio attorno al Listone. Ad organizzarlo, sindacati, Rete degli Studenti, Unione degli Studenti, Comitato a sostegno della LIP, ANPI, MCE e Proteo.
L’idea era di scendere in piazza portando dei libri per protestare contro il DDL Buona Scuola.Tante le adesioni come si può vedere nel filmato. Tra i libri scelti, i Promessi Sposi e Orwell, ma anche Trilli, portato da una giovanissima manifestante.
“Il decreto di legge la Buona Scuola è in discussione ora in Parlamento – ha detto al megafono Hania Cattani, segretario generale di FLC CGIL – sono i giorni in cui il disegno di legge sta per raggiungere l’approvazione quindi in tutte le città docenti, personale Ata, studenti e famiglie si stanno mobilitando per difendere la scuola pubblica”.
Stabilizzazione dei precari, finanziamento al diritto allo studio e all’edilizia scolastica, respingimento di ruoli e poteri della dirigenza, no all’intervento per legge in materia di contrattazione di lavoro, si alla presenza del personale Ata nel DDL, sono le rivendicazioni di chi ha protestato ieri, e oggi si ritroverà di nuovo per un presidio davanti alla prefettura in corso Ercole I D’Este dalle 17.

OGGI – IMMAGINARIO CITTA’

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

[clic sulla foto per ingrandirla]

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renzi

IL VETRIOLO
Esclusivo: la malacopia della lettera di Renzi ai docenti

Grazie ai potenti mezzi messici a disposizione da WikiFantasy, siamo riusciti ad avere in anteprima la malacopia della lettera che Matteo Renzi spedirà agli insegnanti per convincerli a desistere dallo sciopero del 5 maggio prossimo.
Essendo scritta nel solito linguaggio politico fatto di parole difficili, di vocaboli con il naso lungo e di termini con le orecchie d’asino, siamo riusciti a tradurla dalla lingua “Renzusconiana ” grazie al nuovo software “Whistles for Flagons” (Fischi per Fiaschi).
Eccola in anteprima.

Caro corpo dei docenti e delle docentesse,
“nessuno che sia un vero Italiano, qualunque sia la sua fede politica, disperi nell’avvenire. Le risorse del nostro popolo sono immense”… questo meglio toglierlo… mi è venuto spontaneo cominciare come aveva fatto il nonno Benito nella sua ultima lettera.
Riprovo…
Care gambe delle docentesse,
accidenti, a questo ci aveva già pensato lo zio Silvio.
Ricomincio…
Cara pancia, anzi no, meglio cambiare perché quella la devo lasciare a Salvini per contratto.
Questa è la volta buona…
Cara schiena dei docenti,
che, pur piegandoti, riesci a sopportare il peso delle offese che ti hanno rivolto finora, ti prego non rialzarti perché nella “buona scuola” serve essere servi.
Care ginocchia dei docenti,
so che invidiate quelle della lavandaia per potervi lamentare di qualche cosa ma io vi offro la speranza di un miracolo: la “buona scuola” riuscirà sicuramente a farvi sentire come mamme che nutrono i loro figli, in pratica vi farà venire il latte.
Caro fianco dei docenti,
prestati ancora, con spirito di abnegazione, a tutte le umiliazioni che verranno con la “buona scuola” perché se non diventi un fiancheggiatore come entrerai nelle grazie del superiore?
Cara bocca dei docenti,
continua a tenere acqua dentro per non parlare di tutto ciò che cambierà in peggio. Ti prometto che la “buona scuola” ti farà venire spesso l’acquolina… prima di ingoiare un altro rospo.
Caro occhio dei docenti,
la riforma sta arrivando come un ciclone per distruggere, ma tu puoi sempre vedere “la buona scuola” come una grande bicicletta che ti può portare meritatamente verso traguardi supplicati.
Care orecchie dei docenti,
vi consiglio di assomigliare definitivamente a quelle del mercante perché la “buona scuola” cerca clienti e si vende al miglior offerente.
Caro fegato dei docenti,
rimani tranquillo e riposati; nella “buona scuola” è sufficiente dimostrare il coraggio di essere ruffiani.
Care mani dei docenti,
state al vostro posto, non mettetevi avanti e preparatevi a separarvi per meglio sorprendere i dirigenti; la soluzione che vi propongo è l’eutanasia cioè diventare ciascuna una mano morta.
Caro scheletro dei docenti,
rimani ben chiuso nell’armadio altrimenti lo sai che noi, che ci siamo fatti le ossa imparando a scalare dai tre monti, sappiamo adoperare la “buona scuola” come una medicina per darti il calcio di cui hai bisogno.
Caro cuore dei docenti,
entrando nel merito, non c’è bisogno che la “buona scuola” sia di sana e robusta Costituzione quindi è meglio se ti fai rottamare.
Cara testa dei docenti,
non mi interessa che tu sia d’uovo, di cuoio o di qualcos’altro. Con te non ci parlo più da un pezzo e a te la “buona scuola” non parla proprio.
Cari docenti,
scrivo a voi ma in realtà voglio rivolgermi ai genitori, agli studenti e soprattutto ai nonni per fargli sapere che non siete solo fannulloni ma vi considero delle frattaglie umane, dei pezzi di carne precaria solo cuore, anima e cervello.
Come fate a non credere alle promesse che riesco a raccontare così bene?
Come fate a non accettare di farvi prendere in giro dal sottoscritto?
Come fate a non accogliere il mio disprezzo per la democrazia?
Come fate a non capire che lo faccio per il vostro bene?
Come fate a non condividere la mia autorità dispotica?
Come fate a non esultare per i miei modi fascisti?
Come fate a non vedere che è peggio per voi?
Come fate a non prendermi sul serio?
Come fate a non adorarmi?
Come fate senza selfie?
Come fate?

Matteo@QuelloCheViHaDatoGli80Euro.it

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Hasta luego y buen viaje Ino

Silenzio. Una chiesa affollata, piena di studenti, amici, eppure l’unico suono è il ticchettio della pioggia. Ci si abbraccia con gli occhi lucidi, davanti all’immagine sorridente di Ino, che stona in questo contesto. Ci ricordiamo di te sorridente, anche se trenitalia fa sempre ritardi e il caffè delle macchinette è imbevibile. Con l’energia che emanavi, hai donato a chi ti circondava l’amore per lo spagnolo, per la tua terra, per la vita. Insegnamenti che restano per sempre, come il ricordo di te.
Hasta luego y buen viaje Ino.

Oggi studenti, docenti e amici di Inocencio Giraldo Silverio, hanno ricordato il docente di spagnolo dell’Università di Ferrara prematuramente scomparso lo scorso 7 gennaio

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Imparare a leggere
il linguaggio del corpo

Quasi quarant’anni di insegnamento alle spalle e una grande passione per i ragazzi e il loro benessere. Daniele Lodi, insegnante di educazione fisica in provincia di Rovigo, ma ferrarese, assieme agli psicoterapeuti Giovanni Seghi, Massimo Barbieri e Maica Buiani ha scritto Corporeità e difficoltà di apprendimento, edito da La Scuola. Il lavoro è il risultato di anni di osservazione e pratica sul campo.
Lodi, il testo, che potremmo anche chiamare manuale per il suo valore, appunto, di utilità pratica, si rivolge a insegnanti e genitori, due mondi che non sempre riescono a comunicare facilmente quando si tratta di affrontare certe difficoltà dei bambini.
“La nostra ambizione è una rieducazione divertente attraverso il gioco e il movimento. Per i docenti mettiamo a disposizione metodi di osservazione che aiutino a interpretare segnali indici di dislessia, iperattività e problemi prassici. Il ruolo delle famiglie è altrettanto importante perché anche in ambito domestico può essere data continuità al lavoro”.
Cosa è possibile intuire dai segnali del corpo?
“Molte cose come la lateralizzazione, l’equilibrio, l’orientamento temporale, il ritmo, la gestione del tono muscolare. Da come i bambini si muovono nel gioco, possiamo davvero capire i loro bisogni o i loro malesseri”.
Cosa ha rivelato il vostro studio?
“Abbiamo affrontato la dislessia e i bisogni educativi speciali, chiamati Bes. Nel libro abbiamo riportato cinquantadue casi di bambini tra i sette e i trecidi anni della provincia di Ferrara e Rovigo. Dodici bambini, in cinque mesi, sono migliorati del sessanta per cento nelle aree linguistico-matematiche, per fare un esempio. Abbiamo, quindi, pensato proposte di motricità finalizzate a un successo educativo più ampio e a una serena esperienza scolastica e personale”.
In che modo?
“Oltre all’osservazione e all’analisi, abbiamo elaborato un ‘kit di intervento’, cioè delle idee operative che insegnanti e genitori possono mettere in pratica con i bambini. Il nostro intento è invitare all’osservazione del bambino e intervenire a partire dalla motoria. C’è un grande bisogno di sostenere le famiglie ed è per questo che collaboriamo con l’associazione Sos dislessia di Ferrara, con il Centro territoriale di supporto, ma anche con Coni e Uisp”.
Al di là dell’ambiente scolastico, dove una famiglia può trovare supporto?
“A Pontelagoscuro, nella palestra del centro sociale Quadrifoglio, proponiamo dei test e un corso di motricità finalizzata per i bambini nei quali abbiamo riscontrato qualche difficoltà”.
Pionieri della materia?
“Anche il mondo inglese lavora sul corpo più che sul linguaggio e noi riteniamo che il benessere del bambino possa davvero essere raggiunto con la strada del gioco e del divertimento”.

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Le priorità del priore

Prima delle elezioni europee, il Presidente del Consiglio diceva: “La scuola è una priorità ed è necessario restituire valore sociale ai docenti”.
Dopo il risultato ottenuto alle elezioni europee il governo del Priore Decisionista, molto probabilmente durante l’estate, decreterà di:
– aumentare l’orario di servizio dei docenti a parità di salario,
– rendere obbligatorie le supplenze per chi è di ruolo,
– diminuire di un anno la durata degli istituti superiori,
– affidare pieni poteri al dirigente scolastico,
– valutare in maniera meritocratica i docenti,
– abolire le graduatorie di istituto,
– eliminare il fondo di istituto,
– cancellare la contrattazione di istituto,
– far entrare soggetti privati nei Consigli di Amministrazione (pardon, Consigli di Istituto),
– far aprire gli istituti scolastici ai privati.
Certo, la mia è una sintesi schematica scritta con il verbo “decretare” al tempo futuro del modo indicativo quindi chiunque potrà criticarla o metterla in dubbio.
Ne sono consapevole ma sono altrettanto convinto che ognuno potrà constatare una buona continuità di intenti nell’intervenire sulla scuola da parte dei governi Berlusconi, Monti e Renzi.
Per rendersene conto, e per verificare se quelle da me indicate siano illazioni, basta pescare a caso fra le molte dichiarazioni recenti del ministro Giannini, dei sottosegretari Roberto Reggi e Gabriele Toccafondi.
Si può quindi essere o non essere d’accordo sul senso di questa continuità e sulle “ricette” scelte dal governo delle larghe intese per “restituire valore sociale ai docenti”.
A me interessa conoscere piatti e sapori nuovi ma penso, nel caso della scuola, che queste “ricette” (non facendo parte della nostra cucina tradizionale) non siano per niente stuzzicanti, siano poco succulente e presuntuosamente piccantissime.
Sembrano piatti preparati in una mensa aziendale dagli arredi allettanti, in cui la bella presenza nasconde prodotti scaduti e scadenti: un luogo insomma dove il numero di stellette guadagnate nelle guide europee è proporzionale al numero delle promesse di rottamazione dei cuochi precedenti.
Preferisco una trattoria dove si mangia in compagnia, dove i piatti sono preparati in casa, con alimenti genuini ed in cui il menu sia presentato chiaramente e corrisponda, nelle portate e nei prezzi, a ciò che effettivamente verrà servito e a quello che bisognerà pagare.
Ad esempio, io preferisco la cucina mediterranea perché offre un giusto apporto di tutti i principi nutritivi essenziali per una buona crescita, dove tutte le portate sono ben condite con la giusta dose di LIPidi [leggi].
Senza di loro, infatti, non ci sarebbero quelle calorie indispensabili per mantenere tutto il corpo sociale in una sana e robusta Costituzione.

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