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Terapia cyberpunk della bassa autostima

 

Ci sono persone talmente piene di sè, o forse arrabbiate col mondo, da pensare di essere regolarmente circondate da incapaci o imbecilli, al punto da non porsi mai la domanda più semplice: se il resto del mondo considera me uno stronzo, non è che il problema potrei essere io?

Ci sono poi persone che risentono dell’opinione degli altri al punto da costruire su di essa la loro percezione di sè. Questo tipo di persone spesso hanno talenti enormi che non riescono a dispiegare, come fossero un saltatore in alto che prima di saltare si mette alle caviglie dei pesi di cinque chili.

Ci sono infine persone che un giorno si sentono in grado di spaccare il mondo e il giorno dopo perdono interesse, piacere ed energia per l’impresa che avevano limpidamente disegnata nella testa il giorno prima. Tu potresti essere una di queste.

A parte la prima categoria di persone, per la quale non ho una ricetta – se non quella di prenderli per il culo per poi arrivare al punto di ignorarli, perchè l’indifferenza è la massima forma di canzonatura – per gli altri (e per te) il suggerimento potrebbe essere quello di circoscrivere la propria idea di rapporto col mondo alle persone veramente importanti, che sono poche, e vanno scelte. Una di queste sei tu.

“Prima di diagnosticarti depressione o bassa autostima, assicurati di non essere semplicemente circondato da stronzi.”

William Gibson

 

 

 

 

LA BORSA TOP SECRET
Scuola o fantascienza?

A Roma Termini mi sono imbattuto in una borsa in pelle, gonfia, sicuramente persa o dimenticata.
L’ho aperta per cercare qualcosa che mi consentisse di risalire al suo possessore. Solo carte, tante carte scritte a computer, tra le quali un invito a firma della ministra Azzolina a partecip re alla task force per l’avvio del prossimo anno scolastico.
Qualcuno che conta dunque, ma la solita formula “…La signoria vostra è invitata,,,”, senza altra indicazione, non mi ha permesso di risalire al proprietario. Così, prima di consegnare la borsa all’ufficio oggetti smarriti della stazione, mi sono tolto la curiosità di dare una scorsa a quei fogli. Dal loro contenuto avevano tutta l’aria di progetti top secret, confezionati in qualche stanza ministeriale e al momento lasciati decantare.

Ne riporto alcuni stralci a mio parere molto interessanti.

“Chi ha mai detto che tutti gli insegnanti debbano appartenere al genere umano o anche soltanto essere animati?
È necessario che il governo investa nella produzione di satelliti sempre più numerosi e sofisticati di quelli che abbiamo messo finora in orbita nello spazio. In modo da poter sostituire le onde radio con un sistema di comunicazione assai più capace come il raggio laser a luce visibile. Questo consentirebbe di creare spazio per molte migliaia di canali separati per la voce e per le immagini, così da assegnare ad ogni membro del paese una particolare lunghezza d’onda televisiva.
Ciascuna persona (bambino, adulto, o anziano) dovrà essere dotata della sua propria presa personale, alla quale inserire la sua personale macchina istruttrice. Una macchina assai più versatile e interattiva di quelle finora conosciute, immensamente lontana dalle preistoriche pratiche della DAD, della didattica a distanza, di cui gli eventi eccezionali hanno dimostrato l’importanza. Ma dall’eccezionalità è ora necessario passare all’ordinarietà per non farsi più cogliere impreparati
La prossima generazione sarà partecipe del travolgente impatto del laser nell’area dell’insegnamento. Attualmente il paese si sforza di istruire il più gran numero di studenti possibile. Ma il limitato numero degli insegnanti ha prodotto la scuola di massa, che si è rivelata diseconomica, poco efficace e inefficiente. In tutta la nazione vengono insegnate le stesse cose, nello stesso tempo e più o meno alla stessa maniera. Ma poiché ogni alunno ha interessi e metodi di apprendimento propri, l’esperienza dell’istruzione di massa risulta sgradevole, con il risultato che molti adulti si oppongono all’idea di studiare nella vita postscolastica perché ne hanno avuto abbastanza.
L’apprendimento, invece, potrebbe essere piacevole, persino affascinante e avvincente, se ognuno potesse studiare in maniera specifica qualcosa che lo interessa individualmente, nel momento da lui scelto e alla sua maniera.
I tecnostudenti di domani avranno a disposizione un mezzo bell’e pronto per saziare la loro curiosità. Sapranno già in tenera età come ordinare alla macchina istruttrice di fornire loro elenchi di materiali di ricerca. A mano a mano che il loro interesse verrà destato impareranno di più in meno tempo, e troveranno nuove strade da battere.

L’insegnamento a distanza avrà in aggiunta una forte componente di autoincentivo. La capacità di seguire una propria via personale incoraggerà il tecnostudente ad associare l’apprendimento al piacere e a crescere fino a diventare un tecnoadulto attivo: curioso e pronto ad ampliare il proprio ambiente mentale.
Possiamo ragionevolmente pensare ad una macchina istruttrice abbastanza complessa e flessibile, da essere in grado di modificare il proprio programma sulla base degli input dello studente. In altre parole, lo studente farà domande, risponderà a domande, farà asserzioni, offrirà opinioni, e da tutto questo la macchina sarà in grado di valutare lo studente, in modo tale da poter regolare la velocità e l’intensità del proprio corso d’insegnamento e, cosa ancora più importante, di andare incontro agli interessi mostrati dallo studente.
Per rendere possibile le macchine istruttrici, si deve procedere alla creazione di biblioteche centrali completamente computerizzate. Occorre poi giungere ad accordi con l’Europa e gli altri paesi del mondo per fare in modo che queste biblioteche siano tutte interconnesse, fino a formare una singola biblioteca planetaria. Questo permetterebbe alle nostre macchine istruttrici di essere collegate all’unica biblioteca planetaria, evitando la concorrenza tra macchine istruttrici di paesi diversi.

Naturalmente gli insegnanti umani non verrebbero completamente eliminati. In alcune materie l’interazione umana è essenziale: la ginnastica, la recitazione, le lezioni pubbliche, e così via.
Saranno gli studenti ad essere gli insegnanti delle macchine istruttrici. Uno studente che si applica a settori o attività che lo interessano, finisce inevitabilmente per pensare, fare congetture, osservare, sperimentare e, di tanto in tanto, escogitare qualcosa di proprio che potrebbe non essere noto. Ritrasmetterebbe questa conoscenza alle macchine, che a loro volta la registrerebbero alla biblioteca planetaria, rendendola così disponibile ad altre macchine istruttrici. L’informazione verrebbe reimmessa nel serbatoio centrale, per fungere da nuovo e più elevato punto di partenza per gli altri. Così le macchine istruttrici renderebbero possibile per il nostro paese e per la specie umana la corsa in avanti verso vette e in direzioni che adesso è impossibile prevedere.”

Ora, devo ammettere, mi sorge un dubbio, perché in quella borsa c’erano anche due libri di Isaac Asimov, Future Fantastic e The New Teachers. Non vorrei aver fatto confusione nella lettura delle pagine, sarà per via di questo anomalo anno scolastico.

quale-futuro

Un futuro da sognare non da dominare

Guardiamo al futuro con ansia, desiderio, aspettative, speranze, disillusioni, inquietudine, preoccupazione, a volte anche gioia, perché costruire visioni dà alle nostre azioni una qualche direzione. Il futuro, così come lo cerchiamo nelle nostre raffigurazioni mentali, nelle proiezioni o nella letteratura d’anticipazione è un’astrazione, l’astrazione di un desiderio o di una paura che abbiamo oggi e che diventa una presenza impalpabile. Nel nostro sistema cognitivo siamo costretti a immaginare il futuro ed è ciò che ha reso grandi i nostri progenitori: preconizzare un tempo a venire è ciò che dà forma al presente.
Abbiamo bisogno di profeti e profezie; i media chiedono previsioni di esperti e siamo intransigenti quando falliscono, anche se sappiamo che la complessità rende tutte le previsioni inevitabilmente difficili, a volte impossibili. Abbiamo bisogno che il futuro possa essere predetto per scienza o magia, da una maga affabulante o dagli algoritmi sofisticati della supertecnologia informatica.

Gli scrittori del passato come Verne, Abbott, Wells, si avventuravano nel futuro con le loro narrazioni affascinanti e straordinarie, ma si tratta di un divenire in cui persone e personaggi rimangono immutabili, mentre tutto intorno a loro cambia, presupponendo che le percezioni culturali e i valori sociali rimangano costanti, mentre ciò che cambia è la tecnologia, che contribuisce a cambiare cultura e valori, accompagnata anche dalla casualità. Oggi il futuro non è più un tempo ‘ulteriore’ ma è diventato un tempo ‘che sta dopo’ diventando una procedura, una mera amministrazione del presente applicata nel futuro, sottoposta a controlli che convalidino la correttezza dell’intero processo. Studi sul futuro e metodologie di previsione da parte del mondo accademico sono state sviluppate per informare i politici sugli scenari ipotizzati, rassicurare o allertare investitori e imprenditori, tracciare linee previsionali in merito a ciò che deve ancora accadere a breve, medio e lungo periodo, sulle tematiche più diverse.

Nelle opere letterarie delle varie epoche passate, in cui dominano l’aspetto onirico, l’attesa, la scoperta, la conoscenza e la straordinarietà di un futuro, ciò che colpisce profondamente sono i dettagli, spesso incredibilmente esatti, che accompagnano le profezie visionarie che a volte richiamano a un ritorno darwiniano, altre volte sono di rottura totale col presente e con il conosciuto. Romanzi che contengono verità e realtà accostabili alla nostra epoca e rendono il futuro di allora, ormai il nostro passato. Già nel 1818 Mary Shelley nel suo capolavoro ‘Frankenstein’ anticipa il trapianto di organi, proprio quando la scienza dell’epoca stava appena iniziando a esplorare le nuove possibilità della rianimazione di tessuti morti attraverso l’elettricità, e qualche decennio più tardi, Michel Verne, figlio di Jules, descriveva nel suo romanzo ‘Un espresso per il futuro’ (1888), un sistema di trasporto simile ai treni ad alta velocità, in grado di viaggiare a 1000 km/h: lo stesso Hyperloop in fase di realizzazione che collegherà, entro il 2025, San Francisco a Los Angeles. Nello stesso anno, Edward Bellamy introduceva il concetto di carta di credito nel suo romanzo utopico ‘Guardando indietro: 2000-1887’, mezzo di pagamento che acquista diffusione solo a partire dal 1950. Nel romanzo di Herbert George Wells del 1899, ‘Il risveglio del dormiente’, esistono porte automatiche scorrevoli che funzionano tramite sensori, scoperta che sarà realizzata nel 1960. Lo scrittore americano Mark Twain, in ‘From ‘The London Times’ in 1904’, un breve racconto del tempo, immagina un dispositivo capace di collegarsi alla rete telefonica per creare un sistema mondiale di condivisione di informazioni, chiamato telectroscopio, attraverso il quale le persone rendono pubbliche e commentano le proprie azioni quotidiane, pur essendo molto lontane. I social di oggi. Scrive: “La connessione fu fatta con la stazione telefonica internazionale e giorno per giorno parlò con la sua gente, e si rese conto che per grazia di questo meraviglioso strumento, era quasi libero come gli uccelli del cielo, sebbene prigioniero sotto serrature e sbarre”. E sempre a proposito di tecnologia, Hugo Gernsback descrive senza esitazione l’impiego dell’energia solare, la tv, i registratori a nastro, i film sonori e i viaggi nello spazio, nel suo romanzo ‘Ralph R4 C 41+’ del 1911.

Intuizioni, visioni, immagini, grande slancio creativo fantastico che accompagna anche l’immancabile ‘Farenheit 451’ di Bradbury (1953), popolato di nuovi congegni e scoperte come la tv a schermo piatto e le ‘conchiglie’, dispositivi portabili non molto diversi dagli attuali auricolari. Ambientato nel 2540, il romanzo di Aldous HuxleyIl mondo nuovo’ (1931) anticipa la nascita degli antidepressivi o ‘pillole dell’umore’, che i personaggi chiamano ‘Soma’ e che gli scienziati non iniziarono a studiare prima degli anni Cinquanta. Il ritratto di una società capitalistica dipendente dalle droghe, che dà più valore alla libertà sessuale che alla monogamia ed è strutturata in caste. Un cult del romanzo anticipatorio è naturalmente ‘2001 Odissea nello spazio’ di Arthur C. Clarcke (1968), dove si scrive di vita intelligente, guerra nucleare, evoluzione e pericoli dell’intelligenza artificiale, super computer. Ma la previsione più accurata riguarda i fogli elettronici o ‘newspad’, che assomigliano molto all’iPad. In tempi più recenti, ‘Neuromante’ di William Gibson (1984) anticipa quello che negli anni Novanta diventerà popolare: la diffusione del World Wide Web e la nascita degli hackers. La maggioranza della gente stava ancora esplorando il funzionamento del computer, mentre i personaggi di Gibson lo utilizzavano agevolmente e altrerttanto agevolmente rubavano i dati agli altri utenti. ‘Tutti a Zanzibar’ è il romanzo di John Brunner del 1968, uno dei libri con il maggior numero di spoiler: si parla di tv on demand (che acquisterà diffusione nel 2009), tv satellitare, stampante laser, auto elettriche, legalizzazione della marijuana in molte nazioni ed Unione Europea. Il romanzo è ambientato negli Stati Uniti, governati dal Presidente Oboni.

Sogni, deliri, profonde intuizioni o cos’altro? Scriveva Karl Popper: “Il futuro è molto aperto, dipende da noi, da noi tutti. Dipende da ciò che voi e io e molti altri uomini fanno e faranno, oggi, domani e dopodomani. E quello che noi facciamo e faremo dipende a sua volta dal nostro pensiero, dai nostri desideri, dalle nostre speranze e dai nostri timori. Dipende da come vediamo il mondo e come valutiamo le possibilità del futuro che sono aperte”.

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Sylvia Forty: Biancaneve, Marte e il Real Bar

E’ on line per Asino Rosso eBook, a cura del futurista Roby Guerra, il secondo e nuovo libro della poetessa cosmica Sylvia Forty, ferrarese, “Biancaneve su Marte”. L’autrice aveva infatti pubblicato il suo primo libro nel lontano 2002 “Biancaneve a New York (Este Edition). Biancaneve su Marte presenta poesia diversamente cosmica in certo senso: il lirismo siderale del primo libro è oggi distillato in senso più esistenziale-alieno per così dire (echi malinconici di S. Plath) e psicanalitico alla Lou von Salomè . Marte è un “astro” simbolico, forse un tempo ricco d’acqua poi inaridito come certa malinconia espresso nei testi dalla poetessa , pur in una cifra “erotica” neoplatonica. Nel divenire della silloge qua spicca, però, una parola esita colma di bellezza futuribile e spaziale, alla luce di certi orizzonti promettenti e sorprendenti del progresso scientifico contemporaneo .Il libro inoltre include anche racconti pop e gossip raffinati, di piacevole leggerezza e introspezione affettuosa: Miss Fazzoletto di carattere più attuale su certo costume quotidiano diffuso ai giorni nostri e una serie di rapidi schizzi dedicati ai personaggi di un noto bar della città nei primi anni duemila.
Così Riccardo Roversi analizza criticamente la poetessa: “La poesia di Sylvia Forty è un lungo viaggio: parte dal passato remoto dell’amore archetipico e dei desideri primordiali e giunge al futuro anteriore dell’odierno stallo virtuale. Ma c’è Biancaneve… che l’aspetta, ci sono le zattere del linguaggio che spiegano le loro vele di codici. E brezze, che soffiano verso un presente parallelo”.

Segnaliamo inoltre, dalla premessa dell’autrice … proprio dedicata al Real Bar (Nome leggermente mascherato…):
“Ho conosciuto un popolo nuovo.
Non sono andata in giro per il mondo, ma ho iniziato a frequentare un bar
Il real bar in pieno centro storico di Ferrara.
Questo per precisare che non è il solito barettino di paese dove ci si trova la sera per andarsene subito tutti in città o per due chiacchiere tra vecchietti che si conoscono da una vita mentre le mogli ripuliscono la cucina.
E’ lì che ho incontrato il Popolo dei Single: quello che si ritrova ogni giorno per andare a mangiare un boccone insieme; quello che si da appuntamento a mezzogiorno la domenica per riempire il vuoto di una solitudine che pesa, quello che si da man forte nella ricerca di nuovi amori a spasso per locali.
E questo è il popolo più singolare che abbia mai incontrato .
Chiaramente anch’io ero frequentatrice in quanto single da poco, e con loro ho riempito tante ore delle mie giornate improvvisamente vuote,
E’ con affetto vero che ho messo sulla carta le loro vite, enfatizzando, minimizzando o forse inventando piccoli difetti e grandi virtù”.

E dalla premessa marziana “generale”: L’argine d’oro genetico
Cammino lungo l’argine, lo stesso dove più 50 anni fa passeggiava mia mamma; i piedi entrano perfetti nelle stesse orme lasciate da lei, colpa del dna…
Lo stesso fiume, lo stesso scorrere lento, la stessa nebbiolina, lo stesso sole di allora…,ma non è come allora. Il colore dell’acqua è fangoso, mia madre mi parlava di morbide trasparenze; mancano gli alberi – tagliati per farne carta, legno; gli argini a ogni pioggia si impregnano di acqua,nasce la paura, cederanno, resisteranno? Anche la nebbia è scura, il respiro si affanna – polveri sottili, è così che le chiamano – e lontano altre polveri, quelle della ciminiera del petrolchimico che sputa fumo bianco – ci dicono innocuo, solo vapor acqueo, da crederci? Ho voglia di riposare, mi accoccolo sotto un pioppo. Chissà forse è qui che sono stata concepita, un tempo non si andava a casa del fidanzatino, in camera da letto indisturbati: l’amore era qualcosa di rischioso, nascosto, una complicità solo della coppia o di pochi amici, ore rubate che riempivano di adrenalina i cuori coinvolti, che impregnavano di consistenza il cercarsi e l’incontrarsi.
Intanto vedo scendere un’astronave lentamente, si ferma nel mezzo del fiume dove una piccola isola di terra è emersa: escono 4 nanetti strani, magri, vestiti di bianco. Si guardano intorno, e piano piano, oddio, camminano sull’acqua.
Mi spavento, che faccio? Telefono ai carabinieri, alla polizia, a un’ambulanza.
Forse sto male e non me ne sono accorta, ma non ho nemmeno il tempo di ragionare che me li ritrovo davanti. Mi chiedono dove trovare una stazione di rifornimento per la loro astronave…
Strano, li capisco, parlano la mia lingua, sì ma che carburante avrà mai questa astronave ovoidale, tutta argentata?
Latte, mi rispondono, ci vogliono 4 litri di latte di mucca non pastorizzato. Uff,era più semplice se fosse andata a benzina, persino quella agricola è più facile da trovare ,adesso dove la trovo una stalla dove indirizzarli? Non mi risulta ci siano mucche nel raggio di non so quanti km, neppure gli agriturismi, spuntati come funghi e tutti soloproduzionepropriatuttogenuino (…!!!) mi risulta abbiano mucche. Cavalli sì, quelli rendono! 40 euro un’ora di passeggiata nei dintorni…no, niente mucche, mi sa che saremo costretti a tenerci questi puffi…

Sylvia Forty, poetessa cosmica, è nata a Ferrara . Ha pubblicato la raccolta poetica “Biancaneve a New York” (Este Edition) e alcuni testi in “A.A.VV., La prima donna sulla luna”(La Carmelina), libro segnalato da P. Ruffilli in Rai Radio 2, in “AA.VV., Schegge di Utopia” (La Carmelina), libro segnalato da Il Sole 24 Ore. Ha, inoltre, pubblicato diversi testi nelle seguenti collettanee: “AA.VV., Per una Nuova Oggettiività. Libro Manifesto” a c. di S. Giovannini, G. Lami, G. Sessa ed altri (Heliopolis, 2011), nella edizione/versione eBook “Urfuturismo” 2014 (La Carmelina), in “AA.VV. The Italian Rose 2000” (La Carmelina, 2015), (a cura di R.Guerra) Dizionario della Letteratura ferrarese contemporanea (Este edition eBook, 2012), AA. VV. Futurismo Renaissance… (D- Editore, eBook, 2016), AA.VV., Ferrara città d’arte? Virtuale o Reale (Asino Rosso eBook, 2017). Questo Biancaneve su Marte include anche due brevi esperimenti narrativi minimal pop e una rassegna stampa (Nota editoriale).

info
https://www.mondadoristore.it/Biancaneve-su-Marte-Sylvia-Forty/eai978882839413/

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Davide Grandi e La Particella Selfie. Webgrafia di un cosmoscrittore

On line la prima (auto) biografia letteraria dello scrittore cosmico Davide Grandi (edizioni Asino Rosso ebook, a cura del futurista ferrarese R. Guerra). L’autore, ferrarese, residente nel centese, si è già segnalato per diverse pubblicazione per Este Edition – a cura di R. Roversi (psicologia e fisica quantica, un libro sul sisma del 2012), il primo presentato nella nota rassegna Autori a Corte (2015) a cura dell’Associazione Bukowsky (F. Federico e La Carmelina edizioni, ecc.) e come scrittore di fantascienza per Gli Ultimi Soldati (Asino Rosso eBook) segnalato anche dal magazine internazionale Blasting News Uk e da La Zona Morta magazine a cura di Davide Longoni. Da anni è anche conferenziere su temi scientifici di frontiera. Il prossimo autunno è in programma un suo saggio per una nota casa editrice italiana.

Intervista Zoom:

Grandi, una “parola” su questa tua autobiografia on line?
“Nasco nel 1966 a Ferrara, ma risiederò per la maggior parte dei miei anni a Bologna. Fin dall’età di 6 anni si è manifestata in me una grande attrazione per il Cosmo e per ciò che spiritualmente vi si celava. In quella tenera età vivevo già esperienze intuitive, che mi hanno accompagnato fino ad oggi e spinto a pormi e porre ad astronomi e sacerdoti domande su cosa fosse per loro Dio e l’Universo. Non mi ritengo una persona illuminata, ma sicuramente consapevole di come stanno le cose, e cioè che tutto è energia e vibrazione e noi ne facciamo semplicemente parte.
E’ tutta una questione di frequenza e connessione.

I miei lavori:

Il mio primo racconto “No grazie, sono ansioso” è stato pubblicato nel 2010 da Giraldi editore; narra la storia di un gruppetto di ragazzi poco più che ventenni, sofferenti d’ansia e attacchi di panico, che a causa di un casuale incontro con due coniugi psicologi partiranno insieme a questi ultimi per Chicago, dove affronteranno le loro paure a 360 gradi, facendo amicizia con un altro gruppetto che li accompagnerà in questa avventura e anche dopo.

Il mio secondo racconto, “Il grande boato. Maggio 2012, l’Emilia trema” pubblicato nel 2014 dalla Este Edition (nota casa editrice di Ferrara); parla dei due terribili sisma che hanno colpito l’Emilia il 20 e 29 maggio 2012. Ne parlo in quanto testimone che ha vissuto in prima persona tale tragedia e che è stato colpito da ciò che di positivo ha visto affiorare, come causa degli effetti psicologici e sociali, nelle persone che abitano questi luoghi, che ha messo in evidenza un altruismo e un senso di comunità che non vedevo da tantissimi anni e che mi hanno motivato a scrivere questo libro.

Il mio racconto, “Dio e D’io”(2015,Este Edition, poi riedito e ampliato -2018 -anche in eBook con il titolo “Il Quanto di Dio…” spiega sia scientificamente, anche se in modo leggero e semplice, sia spiritualmente cosa lega Dio con le ultime scoperte scientifiche, astronomiche, chimiche e fisiche, derivanti dallo studio della Fisica Quantistica e come noi umani possiamo usufruire di questa conoscenza per migliorare la nostra vita.

Infine mi sono sperimentato anche nella fantascienza con il fortunato eBook “Gli ultimi soldati” (Asino Rosso, 2017), segnalato anche da un noto magazine britannico. Ecco quindi questa letteralmente webgrafia minima cronologica sul mio percorso come Cosmoscrittore in cui ho raccolto interviste e recensioni sui miei libri come un diario di bordo…”.

https://www.amazon.it/dp/B07DNMHQN1

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Maurizio Ganzaroli: Tra Venezia, Giorgio Grasso, Reteconomy e il Maestro Franco Farina

L’artista ferrarese (scrittore di fantascienza, videopoeta e pittore) Maurizio Ganzaroli – come artista visivo, prossimo a certo minimalismo pop e post street art – torna di nuovo a Venezia dopo la grande mostra “l’arte ai tempi della 57ma Biennale di Venezia” curata da Giorgio Grasso nel 2017. Dallo scorso Sabato 26 maggio è nuovamente ospite con quattro nuove tele a Palazzo Zenobio sede Padiglione Armeno che ha vinto la Biennale di architettura del 2016 e che quest’anno ospiterà la mostra International exhibition of contemporary art, sempre curata dal critico e storico d’arte Giorgio Grasso.
L’artista Ganzaroli dopo essere stato su Reteconomy durante la puntata di “Arte a mezzanotte” programma condotto dal critico Giorgio Grasso, aver esposto a Galatone per la mostra sull’arte sacra curata da Regina Resta, dopo l’esposizione di un mese della sua opera ” I SHOULD LIKE” presso l’accademia Santa Sara di Alessandria, alle due importanti mostre collettive a Piacenza presso il Palazzo Farnese e il complesso Ricci Oddi, sarà presente anche nel nuovo catalogo dell’Accademia Santa Sara “I Maestri del colore” con copertina e 5 pagine dedicate alle sue opere. Presso Palazzo Zenobio per la INTERNATIONAL CONTEMPORARY ART, mostra rilevante con 500 opere, più di cento artisti di livello nazionale ed internazionale, durante la 16ma biennale dell’architettura.
Le opere di Ganzaroli saranno una piccolissima anteprima di 15 tele che andranno a formare una nuova produzione e una mostra personale presso l’ Alexander Museum a Pesaro di Alessandro Nani Marcucci Pinoli dal 20 luglio.
Il 28 giugno precedente, inoltre alle ore 18 presso lo showroom di pianoforti e strumenti musicali Ppianissimo in via Porta Po 95 si inaugurerà la mostra LA PRINCIPESSA MONONOKE E LE SUE SORELLE. saranno in mostra anche le tre tele contenute nel catalogo inglese.
Durante la mostra sarà possibile acquistare il promo del nuovo e-book MONDI DIVERSI edito da Asino Rosso

L’artista inoltre, poeta (due premi internazionali), scrittore (diversi racconti, libri, saggi e articoli all’attivo) è anche attore e performer ( presente in una piccola parte di un cortometraggio LEIMOTIV di Alessandro Rocca e Martina Mele che ha già ricevuto diversi riconoscimenti e come scenografo nel corto IL PADRE di Roberto Gneo, anch’esso premiato diverse volte).

“Vorrei anche ricordare” – conclude Maurizio Ganzaroli, commentando le sue ultime news- “ una persona per me molto importante e che ha fatto grande la città: il Maestro Franco Farina, recentemente scomparso, grande scopritore di talenti e grande organizzatore di mostre superlative di portata mondiale.
Ferrara è stata grazie a lui la capitale dell’arte, la terza città del mondo dove esporre per poter dire di essere arrivati. L’ex direttore del palazzo dei Diamanti oltre ad essere un incredibile organizzatore d’eventi e scopritore di talenti, fu anche un uomo eccezionale dal punto di vista umano.
Nel ’75 mio padre aveva dovuto farmi scegliere tra il regalo e la torta, poiché il suo stipendio era troppo scarso per potermi offrire entrambi per il mio compleanno, è vero che il suo regalo tardivo fece si che creassi il primo quadro della mia vita che venne comprato da De Chirico.
Quando il Maestro lo venne a sapere, fu da una parte contento per me, e dall’altra amareggiato perché non avessi avuto la torta in tempo, così l’anno seguente quando mio padre gli chiese di intercedere per avere un leggero anticipo per il mio compleanno, non solo glielo concesse, ma fece ben altro.
Erano passate da 24 ore il giorno del mio compleanno del 1976, quando sentii suonare alla porta e andando ad aprire mi trovai di fronte il Maestro con una torta faraonica comprata dalla pasticceria San Benedetto allora rinomatissima e carissima.
Fino ai miei 14 anni dunque ricevetti una torta buonissima anche se più piccolina da mio padre e il giorno dopo una faraonica Saint Onorè che impiegavo due giorni a mangiare.
Mi fece promettere di non dire niente a nessuno allora, forse per paura che qualcuno se la prendesse.
Sono molti i ricordi che ho di lui, in tutte le sue sfumature, ma questo è un ricordo molto caro.”

Photo*
Giorgio Grasso davanti alle tele di Maurizio Ganzaroli

Info:
https://stefaniaromito67.wordpress.com/intervista-a-maurizio-ganzaroli/
http://www.reteconomy.it/programmi/arte-a-mezzanotte/2018/aprile/settimana-09/039.aspx

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Dal 18 al 19 maggio ‘Officine Orbitali’, il Secondo Congresso Space Renaissance

Il 18 e 19 maggio ’18, a cura di Space Renaissance e Adriano Autino (presidente) associazione che promuove l’espansione della civiltà nello spazio è in programma a Bologna, nella sede dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), Via Gobetti 101 il secondo congresso nazionale con protagonisti di primo piano nel panorama aerospaziale italiano.Il congresso ha come tema lo sviluppo delle officine orbitali, come primo livello di espansione nello spazio di attività svolte da organizzazioni civili, che negli ultimi anni hanno sviluppato diversi progetti, tra i quali non si possono ignorare quelli di Elon Musk, Space X o di Virgin Galactic. Tra i protagonisti, sabato 19 alle ore 15. anche prestigiosa azione live performativa del futurista ferrarese Roby Guerra Life on the Sun? Poesie Spaziali per David Bowie, tratto dal suo libro Romantronica del 2016. Tra i relatori: Gaetano Bergami, Presidente del Cluster Aerospaziale della Regione Emilia Romagna; le professoresse Anna Masutti e Francesca De Crescenzio dell’Università di Bologna; Luigina Feretti dell’INAF IRA; Alessandro Cardi dell’ENAC; Stefano Ferretti dell’ESPI di Vienna; Marco Ferrazzani, capo del Dipartimento Giuridico dell’ESA; Andrea Vena, ESA strategy department; Alfredo Roma, già responsabile per l’Italia del progetto Galileo; Carlo Golda dell’Università di Genova; Giancarlo Genta del Politecnico di Torino;Tiziana Venturi, direttore dell’INAF IRA; Marco Lombardi, assessore alle Attiità Produttive del Comune di Bologna;Giovanni Caprara, giornalista scientifico del Corriere della Sera.
Elena Cecconi, musicista e art director di Space Renaissance, lo stesso Autino, autore di diversi libri (tra essi “Un mondo più grande è possibile!”).

La presentazione di Roby Guerra:
Se esiste una estetica futuribile o futurologica, specificatamente spaziale, la pop star David Bowie, scomparso nel 2016, è probabilmente sua icona privilegiata. Da Space Oddity a Ziggy Stardust a Life on Mars alla famosa stessa trilogia berlinese con lo stesso Brian Eno (Heroes e altri album) fino all’ultimo Black Star, nelle canzoni e nei video, lo Spazio e il Futuro caratterizzano strutturalmente la produzione artistica e musicale bowiana. Il film capolavoro stesso “L’Uomo che cadde sulla Terra” con David Bowie protagonista alieno assoluto è inoltre emblematico. In senso futuribile, la fantascienza ma anche certa musica elettronica (Cosmic Music, dagli stessi Pink Floyd fino a The Dark Side o f the Moon, con lo stesso Syd Barrett a Tangerine Dream, Klaus Schulze, Kraftwerk) e appunto in primis David Bowie confermano le analisi storiche di futurologi come Robert Jungk o lo stesso Isaac Asimov, quando accanto alla cosiddetta futurologia scientifica, immaginavano e si auspicavano una sorta di futurologia utopica e visionaria, artistica e letteraria complementare. Menu performance (Poesie) 12’ Amore su Marte? – Tempi Virtuali – Figli di Icaro – Baby Plastica –Pupille TransistorRomantica Nova –Bambini Missili – Pupazzo di Neve –Bimbo di Neve –Tempi Virtuali – Fiori della Scienza Bonus Videopoesia, book trailer: Romantronica 2’ Roby o Roberto Guerra è tra i promotori del futurismo contemporaneo e del transumanesimo italiano, scrittore e futurologo. Tra le sue pubblicazioni Marinetti 2000 (in Divenire 3 Futurismo a c. di R. Campa, Rivista Divenire) Futurismo per la nuova umanità. Dopo Marinetti.. , Gramsci 2017, Marinetti 70 sintesi della critica futurista (cocuratore con A. Saccoccio) per Armando editore (2012, 2014 e 2915). E tra i promotori del gruppo transumanista italiano The Italia Transhumanist-Futurologie.

Info:
https://sritac.spacerenaissance.space/programma-degli-interventi-e-degli-eventi-del-congresso/
https://sritac.spacerenaissance.space/wp-content/uploads/2018/03/2.3_Abstract_Roby_Guerra.pdf

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Intervista a Sandro Battisti, autore di ‘Sensorium’

E’ uscito ‘Sensorium’ (edizioni Delos Digital, con splendide illustrazioni di Ksenja Laginja) di Sandro Battisti, fondatore della New Wave science fiction italiana cosiddetta Connettivista, già Premio Urania, da anni protagonista di una parola del/dal futuro tra le più radicali e sperimentali della fantascienza come scienza (per dirla con R. Giovannoli). Come in altre rotte già esplorate con i colleghi connettivisti, certo cosiddetto Sesso Quantico è ora suo focus privilegiato di questo romanzo potente e persuasivo e colmo di sublime desiderio elettronico e siderale.

Sensorium, già il titolo evoca una specie di intrigante LoveMachine dal futuro: un approfondimento su questo concetto?
È un’idea che ha subìto una gestazione pluriennale, prima di arrivare a questa forma attuale. Voglio dire, non è che all’inizio pensassi subito al concetto del “sesso quantico”, subivo più che altro le influenze dei party gothic in cui bellissime ragazze darkettone danzavano molto eroticamente al buio elettrico, in compagnia delle ombre elettrocculte; poi, il tempo passa e le suggestioni crescono, e aggiungere alla pietanza erotica le impressioni SF, poi le vibrazioni quantiche e infine la pura pornografia, molto spinta per la verità perché posta oltre la pornografia del BDSM, ha delineato il grembo in cui l’idea del sesso quantico è finalmente sbocciata, dopo almeno vent’anni di gestazione.
Chiarita quindi la genesi, posso solo aggiungere che dopo l’antologia Hai trovato orgasmi nel collettore quantico, edita da Kipple con me e Lukha B. Kremo alla curatela, in cui hanno trovato posto scrittori e scrittrici in egual misura, ho avuto la necessità di confrontarmi da solo col tema, io padre che dialoga col figlio. Ed è stato davvero il flusso che pensavo di esperire da molto tempo quello che mi ha conquistato, un nero BDSM di natura occulta che prende l’anima, un animale selvaggio che fa emergere l’oscuro e che contamina, spinge alla dominazione per una sottomissione da cui trarre piacere dell’anima, ma anche fisico: questo perché non riesco a non pensare al BDSM come a una disciplina occulta, a una sorta di evocazione in cui fluiscono sensi incarnati dalle dominazioni del disincarnato. Tutto ciò è annegato in un flusso quantico di realtà, e come potrebbe essere a quel punto una relazione sessuale vissuta su molteplici piani dimensionali, che collassano nel reale uno alla volta, in determinati istanti di Schrödinger? Questa è la domanda finale che ha dato vita a Sensorium.
In ultimo, il titolo della raccolta è nato dalla song omonima dei Fields of the Nephilim, un compendio goth di occultismo e alchimia che evoca i sensi, carnali e non, in perfetta crasi delle immagini che mi hanno animato durante la scrittura dei racconti poi splendidamente illustrati, devo dire, dalle tavole iconografiche di Ksenja Laginja, sublime interprete delle mie visioni e che ha usato una sua personale chiave di lettura, molto eterea e, al contempo, estremamente incarnata.

Sesso e Fantascienza, o meglio erotismo, binomio ancora sottomenu nella letteratura futuribile; qualche memo storico internazionale e italiano dell’argomento?
Devo ammettere che non ne so molto. Come l’editore Silvio Sosio sottolineava nel post di presentazione dell’opera, altri autori nei decenni scorsi hanno affrontato il tema. A cominciare da Philip Jose Farmer, ma anche Robert A. Heinlein e Brian W. Aldiss, in compagnia di John Norman e K. W. Jeter, come ha fatto notare Mario Gazzola su PostHuman.it, cui rimando per gli approfondimenti del caso. Ultimo ma non ultimo, caro Roberto, il tuo Moana Lisa cyberpunk, che sicuramente ha avuto un senso scatenante per il mio embrionale sesso quantico.

Scrittori di Science Fiction, prossimi alla vostra news connettivista, già da tempo parlano di sesso quantico: perché questo è un argomento così hot per voi?
Perché è una forma di sperimentazione molto acuta, profonda, intensa come poche altre e quindi, data la natura intrinsecamente sperimentale del collettivo, perché non provare? Ovvio, non tutti all’interno del Movimento sono affascinati da tali tematiche e come è sempre accaduto, ognuno la vede a modo suo: per esempio, non tutti v’intravedono il nero a contatto e lovecraftiano che vi ravviso io, e non tutti sono interessati a parlarne: forse non piace loro nemmeno speculare idealmente sulla materia erotica, ma la focalizzazione sperimentale del collettivo non viene minimamente intaccata da ciò. Nemmeno a dirlo, poi, nessuno è proprietario di quest’idea, sarebbe perciò bello farla fiorire anche fuori dai connettivi.

Forse in futuro, con la VR o la OloR, i maschi del futuro “copuleranno” con Marilyn Monroe o Demy Moore in carne e ossa, cloni femminili o virtuali, biotattili: Homo Ludens del futuro o alienazione sessuale?
O forse le donne vedranno e adoreranno in sessioni quantiche i loro idoli sessuali? Ci tengo a tenere l’altra metà del cielo, o meglio un altro dei tanti spicchi del cielo, alla pari con la parte maschile. Dignità per tutti, sarebbe stupido anche per un argomento simile non considerare egualitaria una categoria di attori, ed è alla fine il motivo principale per cui in Orgasmi nel collettore quantico abbiamo desiderato una parità di forze in campo e di visioni dissonanti, quindi non solo testosteroniche. Detto ciò, la componente quantistica potrebbe togliere molto senso umano alla tua domanda, e perciò al nostro futuro; è un po’ un orizzonte degli eventi quello che stiamo trattando con il sesso quantico, così come lo è con gran parte delle tematiche connettiviste: ci stiamo provando in tutti i modi a delineare quello che ci attende, soprattutto a preparare scenari sociali e postumani, disincarnati e pure mistici.

Le connessioni tra l’estremizzazione della sessualità – e quindi della corporeità umana – e le implicazioni di un’inumanità cui spesso aneli: apparente contraddizione oppure un compenetrarsi complementare dei due stati contrapposti?
È una domanda che mi faccio spesso, è come se due nature apparentemente inconciliabili siano compresse in me; la visione che però mi donano, devo dire, è impareggiabile e vasta, ho possibilità di spaziare là dove è difficile e improbabile arrivare in condizioni normali. Credo che l’architrave di tutto il mio ragionamento in apparenza contraddittorio sia da ricercare nella inconsistenza del Tempo e dello Spazio, sono intimamente convinto che sia l’Energia l’unica forma incontrovertibile di quest’universo, e quindi lasciarla fluire attraverso le incarnazioni non fa altro che rafforzarla, la rende evidente nell’apparente esaltazione dell’illusione fisica. Un po’ come provare un gelo orribile sotto il sole estivo, in un campo assolato e desolato, nell’esaltazione dell’occulto, se mi è permesso il paragone empatico…
È un filo molto esile il mio, lo capisco, ma se riesci a visualizzarlo interiormente, esso potrà portarti oltre le barriere, ti renderà libero e al contempo sensibile al richiamo psichico dell’energia, a qualunque forma o estetica appartenga.

Info
http://www.fantascienza.com/23274/sensorium-il-sesso-al-tempo-del-connettivismo
https://it.wikipedia.org/wiki/Sandro_Battisti

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“Cecilia 2.0”, la spia aliena di Firenze. Intervista a Fabrizio Ulivieri

On line per Asino Rosso eBook di Ferrara, “Cecilia 2.0” dello scrittore fiorentino Fabrizio Ulivieri, segnalato anche dalla stampa nazionale (Il Giornale) e internazionale per lavori precedenti (“Rugile” e “Il Sorriso della Meretrice”). Un autore controculturale, tra erotismo e fantascienza. E quest’ultimo racconto ha per focus una splendida e conturbante aliena in missione nella rinascimentale città d’arte Firenze. Ecco una intervista allo scrittore, che stanco di certa Italia, annuncia il suo trasferimento esistenziale e logistico in Lituania, diversamente esempio (letterario in questo caso) di cervelli in fuga dall’Italia.
Tempi neopuritani, l’erotismo sempre zucchero della vita quotidiana autodiretta…
Il sesso nel tempo di crisi sarebbe una grossa arma creativa se si sapesse usarla. Ma se devo essere onesto a me sembra che anche nel sesso (erotismo è già una parola altolocata per i nostri tempi, come la parole letteratura) non ci sia più inventiva/creatività… o meglio, mi sembra (soprattutto fra le giovani generazioni) che vi sia sempre meno interesse per il sesso reale… Il sesso che lo si voglia o no è un “valore” ed è mia personale opinione che i valori crescono solo laddove vi è poca libertà (tirannie, governi autoritari…). Dove regna troppo permissivismo, la libertà non è più un valore ma è solo un pretesto per disinteressarsi di tutto. Le “democrazie” occidentali sono il miglior esempio del fallimento della “libertà” e ergo della creatività supportata da valori connessi al desiderio di libertà.
Nell’ eBook Firenze in primo piano…
Sì, Firenze era allora al centro dei miei interessi. Ora mi ha stancato anche questa città, bellissima ma non più identitaria. Troppe razze, troppe etnie… Io ero nato italiano, ora non so più chi sono… infatti mi trasferisco. Vado a vivere a Vilnius, in Lituania, una nazione ancora identitaria.
Nell’ eBook Cecilia , americana, esprime anche una critica metapolitica e culturale a certo Way of life statunitense e diversamente imperialismo quasi orwelliano…
Vero. L’imperialismo del loro Deep State ci ha portato all’esistenza di una Matrix, quasi. Un Deep State che ormai raramente colpisce in modo diretto ma sempre indiretto tramite terrorismo, false flags, proxy wars, mainstream (che è poi manipolazione dell’informazione a livello globale)… Cecila era a Firenze per questo, per creare i presupposti di un’azione indiretta…

Info
http://www.ilgiornale.it/news/cultura/sorriso-meretrice-1017945.html

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La Zona Morta magazine: intervista al curatore Davide Longoni

Ferrara si segnala in certo Noir-Fantasy-Giallo con alcune iniziative periodiche interessanti anche ma sempre un poco manieristiche e periferiche, filoistituzionali; poco nella fantascienza evoluta. In ogni caso tempo di sguardi diversi e meno provinciali come attestano le cronache nel panorama nazionale. La rivista “La Zona Morta” dal celebre romanzo di un certo Stephen King ( poi anche un film di un altro famoso tecnovisionario oscuro come Cronemberg) spicca in Italia nelle cronache diversamente marziane del nostro tempo letterario avanzato e anche pop sperimentale, interfaccia del profondo inconscio già techno (per dirla anche con F. Vaccari o certi futurologi sociali) collettivo, nelle danze oscure sinaptiche e creative contemporanee. A cura di Davide Longoni, tra i punti di riferimento più autorevoli italiani per tale letteratura con la rivista, ecco una intervista significativa a quest’ultimo dalla nuova dimensione X 3.0….:

La Zona Morta, fantasy magazine a 360°, da Stephen King a Lovecraft, quasi un multitasking pop filosofico, tra horror, fantascienza e noir contemporaneo e sottomenu vari?
Esatto, La Zona Morta nacque come fanzine cartacea nei primi anni Novanta del secolo scorso proprio per essere un contenitore del fantastico a 360°, prendendo in considerazione il genere in tutte le sue forme e modalità di espressione: principalmente fantascienza, horror e fantasy. Quando siamo diventati una webzine e con l’arrivo in rete il concetto si è allargato, pur mantenendo lo stesso spirito… fondamentalmente la Passione, quella con la “p” maiuscola!

Il Fantastico e-o fantascienza o fanta horror come Parola e Arte del nostro tempo e/o psicologia d’anticipazione, sorta di antivirus mentale al mondo attuale, violento e reificato?
Diciamo che le chiavi di lettura sono molteplici e ognuno cerca di dargli quella che vuole o che più gli si confà. A me non piacciono troppo le etichette: “Star wars” è fantascienza, fantasy tecnologico, fiaba per bambini o film d’avventura? A me piace il fantastico fin dall’età di sei/sette anni, quando guardavo i telefilm di “Ufo” e di “Spazio 1999”, i film horror della Hammer e l’impareggiabile sceneggiato “Ritratto di donna velata”.. com’era allora il mondo? Com’ero io? Davvero cercavo un antivirus al mondo che mi circondava? Credo che tutto invece si possa ricondurre semplicemente alla fantasia che è insita in ognuno di noi… i miei coetanei sognavano di giocare nel Milan o nell’Inter, le bambine sognavano di incontrare il principe azzurro, io di uccidere il principe delle tenebre!

Davide, Bruno Betteleheim in un classico psicanalitico, Il Mondo Incantato, parlava delle fiabe come eccellenza letteraria per l’infanzia; certo indubbio boom del fantastico (tra fantasy, fantascienza, ma anche in fondo horror) è il mondo delle favole nella modernità?
Credo proprio che Bruno Betteleheim abbia ragione: siamo cresciuti tutti con le fiabe, sono state il nostro primo approccio alla letteratura pur senza rendercene conto e ci hanno insegnato sempre tanto. Certamente le fiabe andavano anche un po’ svecchiate ed ecco spiegato il boom del fantastico per ragazzi di questo periodo: non è altro che la modernizzazione delle vecchie favole di quando eravamo ragazzini, si tratta sempre e comunque di storie di crescita, di un percorso fatto dai protagonisti per diventare più grandi, maturi e consapevoli. Bisognava adattare le varie Cenerentola, Biancaneve, Cappuccetto Rosso perché nel mondo di oggi sono poco credibili… meglio allora Harry Potter e company!

Davide, curatore per la Zona Morta, ma anche- dopo e oltre numerosi racconti su riviste varie, autore qualche anno fa di un libro fantasy per ragazzi Mercuzio e l’erede al trono, saga ancora attuale e in primo piano, un approfondimento?
Mercuzio e l’erede al trono nasce in realtà come una fiaba per i miei bambini… in questo senso. Non ero ancora diventato papà, né tanto meno ero intenzionato allora a crearmi una famiglia, però sapevo che prima o poi avrei avuto dei figli perché li desideravo, per cui ancora prima che nascessero ho scritto per loro questa favola, che fosse diversa da tutte le altre, da potergli leggere la sera prima di andare a fare la nanna, una fiaba che fosse tutta loro. E ci ho messo dentro tutta la mia passione e le mie passioni, il mio essere ragazzino e il mio voler crescere e diventare uomo, le mie esperienze e tanto altro ancora, in modo che velatamente potessero divertirsi e al tempo stesso conoscere meglio il loro papà. Poi da cosa nasce cosa… ho fatto leggere qua e là il libro, chi lo ha letto mi ha spinto a trovare un editore affinché anche altri bambini potessero leggere Mercuzio…. e dopo qualche tempo il libro è uscito. E adesso che ho dei figli, naturalmente lo sto leggendo loro… e si stanno proprio divertendo!

Davide, nuove esplorazioni letterarie in vista, personali?
Al momento sono impegnato con alcune collaborazioni per libri in uscita o appena usciti pubblicati da amici che hanno chiesto la mia presenza, ma stavolta si tratta di altri generi. Cito gli ultimi due in ordine di tempo: una lunga appendice al Volume 5 della Storia del Cinema Horror Italiano curato da Gordiano Lupi e pubblicato dalle Edizioni Il Foglio letterario; e la prefazione al volume Il Museo degli Orrori di Dario Argento curato da Luigi Cozzi e pubblicato dalle Edizioni Profondo Rosso… e qualcos’altro è in arrivo ma è ancora presto per parlarne!

Info
http://www.lazonamorta.it/lazonamorta2/

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Intervista a Maurizio Ganzaroli, scrittore di fantascienza

Stasera, 23 giugno, presso il bar Pinguino chiosco di Via Ticchioni, dalle 20 circa presentazione dell’ ultimo libro di Maurizio Ganzaroli ‘Mondi Diversi’ (eBook Asino Rosso,a cura del futurista ferrarese R. Guerra). Libro elettronico di fantascienza e fantahorror, ‘classica’ ed ‘elettronica’, ispirata da Lovecraft e la saga degli zombies, cinematografica dei vari Romero e Carpenter.

Un libro elettronico degno di Urania. Fantascienza doc o futurismo gotico, tra racconti lunghi e brevi, tra science fiction e fantasy, senza confini di genere… Un approfondimento?
Sono mondi alternativi, mondi malati e mondi che forse coesistono nelle persone e attorno a loro. Mondi che dalla tranquillità passano al caos e al terrore, oppure trovano altre soluzioni per vivere dietro uno specchio. Proprio come Alice, il lettore avrà la sensazione di passare attraverso uno specchio o un varco intradimensionale da cui verrà assorbito e scagliato in un tempo alternativo senza fine e senza via di fuga. Aurore viola, zombie e persone che da buone diventano malefiche, desideri che non si dovrebbero esprimere e ragazze che si sdoppiano, sono soltanto alcuni degli elementi che formano questo libro.

Sei un personaggio conclamato a Ferrara, quasi un destino vista l’infanzia passata a giocare nei giardini di Palazzo Diamanti?
Non so se essere stato bambino dentro al Palazzo dei Diamanti – ci sono quasi nato dentro, avevo solo pochi mesi di vita quando ci siamo trasferiti là – abbia influito su possibili e faticosi successi, ma sicuramente ha influito sulla mia preparazione e declinazione all’arte in tutte le sue prospettive. Basti solo pensare a quando mio padre, stanco di dover imbiancare continuamente i muri disegnati da me, quando compì sei anni mi comprò degli acquerelli e due pennelli come regalo di compleanno, e dopo aver dipinto il tramonto che avevo ammirato la sera prima sul fondo di cartone della torta che avevo conservato, Giorgio De Chirico, che passeggiava per il porticato del palazzo, lo volle acquistare a tutti i costi (non era abituato ai rifiuti). Per i 15 giorni in cui rimase a Ferrara, ogni giorno venne a chiamarmi perché lo seguissi all’interno della galleria ad ammirare i suoi quadri, che mi spiegava con dovizia di particolari, mentre che spaventava i visitatori apparendo loro alle spalle senza preavviso.

Ferrara città d’arte o mito? Di scrittori … convenzionali o creativi?
Ferrara è stata una città d’arte e continua sopravvivere su quel mito ancora oggi.
Forse perché i tempi sono cambiati o perché sono cambiate le necessità e le persone, quella che un tempo era la terza città dove esporre per poter dire che si era ‘arrivati’ era Ferrara, e il palazzo dei Diamanti era famoso come il Metropolitan di New York, oggi siamo diventati un po’ sbiaditi. Ferrara ha sempre sfornato creativi e artisti di ogni genere e in altre epoche c’è stato modo di essere riconosciuti dentro alla città per quello che si era e si valeva, invece di dover uscire e rientrare poi dalla porta di servizio.

La fantascienza ‘classica’ e un poco dark alla Lovercraft attraversa la tua scrittura, ma anche l’Immagine – la tua pittura – e l’arte elettronica, la tua Net Art, esatto?
Sicuramente tutti i miei racconti sono visivi poiché le scene, le emozioni che descrivo sono sempre viste da me come dei quadri, in parte per il fatto che sono pittore e in parte perché essendo anche videomaker, queste scene le vedo scorrere davanti a me e descrivo ciò che vedo e non come dovrebbe essere. Lascio molto spazio alla fantasia della persona che deve spaziare nel leggere e non descrivo in maniera barbosa o troppo precisa. Credo che il racconto debba essere scritto proprio come se lo si raccontasse a qualcuno come una favola, buona o cattiva non importa, e che quindi ci debba essere l’interessamento della fantasia, affinché ognuno ci metta le sue paure, le sue fobie ed ossessioni nelle cose che va ad ascoltare, così da avere un carattere del tutto unico per ogni lettore. Spesso succede poi che il racconto non rimane soltanto qualcosa di scritto, ma diventi qualcosa d’altro come nel caso di Bianca e Lucente, che è diventato un quadro in mostra in questo momento a Roma, oppure come Electric Girls chè è diventato un progetto multiartistico.

Quali sono i tuoi prossimi obbiettivi?
Facile. Tutti! Sono una persona che si getta subito a capofitto nelle sfide specie se sono cose mai provate prima, anche se comunque ho esperienze in diversi campi dell’arte, dalla sceneggiatura, alla recitazione, dalla performance alla pittura, dalla installazione light art alla poesia ecc. scrivo articoli sui misteri, musica e cinema.

Info:
bn italia
future shock
ebook

PERSONAGGI
Ostinato e contrario, lo strano caso di Roby Guerra poeta futurista

Artista, poeta futurista, ferrarese, scrittore visionario non politicamente corretto, sperimentatore linguistico, performer, co-autore del “Manifesto del Futurismo smodato”, edito l’11-11-2011 nei siti neofuturisti e poi pubblicato da Avanguardia 21. Di Guerra, attivo dagli anni ’80 a livello nazionale (dai tempi della rivista Futurismo Oggi di E. Benedetto) tra numerosi libri e performance si segnalano le ultime videopoetiche e live nell’ambito del Festival del Nuovo Rinascimento (a cura di D. Foschi) a Milano (maggio 2016), dedicata a David Bowie e a Lucca (maggio 2017), dedicata all’artista ferrarese o Alieno, A. Amaducci. Tra i libri è appena uscito, sempre per Avanguardia 21 di Roma, il collettaneo Scenari tecnologici. Matrix, la fantascienza e la società contemporanea, con Guerra, A. Saccoccio, M. Teti, R. Catanese, M. Trino.

Roby Guerra, cos’è oggi il (neo) futurismo?
Il suffisso neo è sia un tributo a “Matrix” sia un semplice link di comunicazione per evidenziare la sua dis-continuità… Sono passati 100 anni e +, ma il futurismo storico come arte e soprattutto futurologia o scienza umana di anticipazione è solo oggi, era di Internet e dell’informatica di massa, davvero comprensibile. Nello specifico parlano i libri, di pubblicistica editoriale rilevanti, editi da chi scrive e gli altri promotori principali: ovvero (e info minime) con Armando editore di chi scrive “Futurismo per la nuova umanità” e “Gramsci 2017” oltre – co-curatore con A. Saccoccio – “Sintesi della critica futurista” con alcuni dei principali storici dell’avanguardia attuale, G. B. Guerri, G. Berghaus, G. Agnese, S. Cigliana, P. Bruni, P. Ceccagnoli, V. Conte, R. Campa G. Di Genova, M. Duranti e altri. Di Conte, docente delle Belle Arti a Roma, segnaliamo anche il recentissimo Arte Ultima (Avanguardia 21), di Campa “Trattato di Filosofia Futurista”, oltre a sua cura di qualche anno fa (2009) Divenire 3 Futurismo per la rivista “postumanista” stessa. Pur nelle diversità soggettive, il nuovo futurismo contemporaneo può riassumersi in tal senso: Nessun Marinetti o Boccioni o Sant’Elia o Depero ecc, ma al passo e contro il mondo liquido di oggi, noi siamo umanisti e postumanisti 2.0. Al passo con il progresso scientifico, futuristi e futuribili, controculturali rispetto alla decadenza prevalente anche nell’arte pseudocontemporanea. Il nostro è un messaggio forte, non debole e neppure banalmente liquido. E neoprogressisti, nulla di nostalgico…

Oggi il futuro appare a molti oscuro e minaccioso, ad altri radioso e ricco di tutte le potenzialità offerte dalla tecno-scienza. Facciamo allora un salto nel futuro, nel 2030. Come vede l’Italia e come vede Ferrara, la sua città?
Per chi non ha paraocchi, nonostante, come ben sottolinei, il salutare trionfo della tecnoscienza, a livello socio politico e anche nell’umanaio quotidiano, ha vinto realmente (nessuna apparenza o percezione come si spaccia…) il medioevo presente, purtroppo; en passant il grande futurologo A. Toffler l’aveva eventualmente previsto con il suo celebre “Lo shock del futuro”. Dovevamo essere in vacanza su Marte nel 2017 invece dobbiamo preoccuparci ancora dei Saraceni! A breve termine la vedo molto Noir… Forse nel 2030 dopo decenni di stagnazione ed involuzioni sempre sociopolitiche e di smarrimento legittimo dei popoli europei, anche in Italia e nelle sue province come Ferrara, distanti dalle zavorre ideologiche del ‘900 ancora decisive come veri e propri virus ecomentali, sparite per legge del futuro e di Darwin le vecchie generazioni, fiorita finalmente la Net generation dei nativi digitali, più o meno all’improvviso, ci sarà una svolta radicale (spero anche prima ma sono scettico): Nuove classi dirigenti innesteranno la società aperta di cui parlava Popper su basi etico scientifiche e sulla conoscenza (e sulla meritocrazia..) e il veroprogresso rifiorirà: avremo anche sulle macerie dell’Onu e dell’Unione Europea, una sorta di auspicabile Governo Mondiale come Consolle del mondo e della Terra sulle tematiche vereplanetarie, un feedback dialettico e libero con le singole storie della nazioni e dei popoli. Il terzo quarto mondo, liberati da sultani, emiri o stregoni anacronistici, accederanno alla veraciviltà e alla democrazia e allo sviluppo ecofuturistico. Tutte le religioni – mi auspico- vero aids dei popoli, saranno finalmente messe al bando….

Roby Guerra, viviamo in un ambiente sempre più artificiale e in rapido mutamento dove si mescolano le più svariate tendenze e idee; in questo ambiente cos’è l’arte oggi, che funzione può svolgere?
L’ambiente è sempre stato artificiale, la Natura umana nella sua essenza è artificiale, questo ci differenzia dagli altri mammiferi “superiori”. Dai graffiti al computer nulla e tutto di nuovo sotto il Sole… L’arte oggi (ma poi come sempre) è viva se crea e-o riflette criticamente il divenire del tempo, le sue forze progressiste: essa incarna (o dovrebbe) la Forme del Presente e del Futuro desiderabile. E’ una scienza, oggi (dovrebbe) naturalmente umana, nel suo gioco linguistico peculiare chè quello del cosiddetto Immaginario che però diventa anche Reale, come magari la veraletteratura contemporanea, la Fantascienza… “Educazione” simbolica alla Conoscenza (scientifica, artistica, filosofica, di ricerca ma anche pop).

Ferrara, città del Rinascimento, è riconosciuta dal grande pubblico come città d’arte che investe ed intende investire sulla cultura. Vista dall’interno, quale è la situazione oggi e come la immagina nel futuro prossimo?
Ferrara riflette la crisi economica e strutturale globale e italiana, restano eccellenze anche indubbie dal glorioso Rinascimento storico, ora stupirò anche vista certa fama locale come polemista (in realtà sia su FerraraItalia che su magazine nazionali spesso segnalo Ferrara città d’arte e certe sue eccellenze…) , ma in sé almeno alcune figure istituzionali (faccio anche i nomi, Soffritti, Farina, Ronchi, Maisto, Tagliani e pochissimi altri) dalle grandi mostre e la video arte di fine secolo scorso a oggi, hanno lavorato e lavorano bene, ma scontano (il personale non è mai politico), oltre a quanto accennato di esterno generale, ideologismi residui e certo carattere ferrarese provinciale. Sgarbi quando parla di città morta non ha del tutto torto… La città d’arte attuale, sempre incompiuta (sennò Ferrara non sarebbe da anni sempre Cenerentola nello sviluppo, non è solo colpa dei Politici… L’informazione spesso cartacea (on line va meglio) è ancora più responsabile con il suo livello non da Serie A come la Spal. Molte risorse non convenzionali o innocui anche culturali e artistiche indigene (ma tutti noti fuori Ferrara…) non vengono ottimizzate, esistono caste precise anche culturali sopravvalutate e sottilmente insidiose… Gli editti contro sempre Vittorio Sgarbi sono macchie gravissime per la città. Un nostro collega ad esempio Riccardo Roversi ha recentemente persino invitato in una intervista (non a caso ignorata da certa casta politica e culturale e giornalistica locali) le risorse creative meritocratiche ad andarsene da Ferrara. Purtroppo non solo una provocazione. Noi stessi nel 2009 celebrammo il Centenario del Futurismo a Ferrara con i nuovi futuristi, segnalato persino sulla Rai (evento a cura di V. Teti di Ferrara Video Arte): tutt’oggi non esiste traccia a livello istituzionale! E da un anno abbondante la stampa cartacea local ci ha bannato dopo nostre legittime proteste per strane distrazioni su nostre segnalazioni di eventi e libri nazionali che ci riguardavano… Le opposizioni stesse comunque a certa costante postcomunista a Ferrara, sono poco attendibili, se non per questioni extraculturali (leggi sicurezza ma debordiamo ora…) , nulle (se non singole personalità) come alternative culturali. Nel 2030 circa, forse, come per l’Italia (e non solo) in generale ci sarà una probabile rivoluzione neorinascimentale 4.0…

Roby Guerra, un sogno per la città del futuro?
Rispondo come una Ai intelligente con formula algoritimica: “Ecocieli al posto di Grattacieli e banlieu, ma verso L’azzurro del cielo, non velleitarie smart etno city, troppo pianura padana!” Io comunque non ci sarò, sarò ibernato letteralmente grazie ai miei amici futurologi futuristi e transumanisti. Ti risponderò meglio nel 2109, bicentenario dal futurismo, quando sarò risvegliato!!!

Info:
Sito blog personale http://futurguerra.blogspot.com
Manifesto del Futurismo Smodato http://www.netfuturismo.it/index.php?option=com_content&view=article&id=79&Itemid=75
Scenari tecnologici. Matrix… http://www.avanguardia21.it/catalogo/libro/scenari-tecnologici-matrix-detail
Video sul Nuovo Futurismo di R. Guerra https://youtu.be/CtDgE3bXPUI

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Lezioni dalla fine del mondo: benvenuti a Zombie-City

A cura di E. J. Pilia, anche D Editore e A. Melis, architetti e neosituazionistici, nel panorama ciberculturale contemporaneo si distingue (tra altre ovvie notevoli produzioni), questo singolarissimo e avveniristico: “Lezioni dalla fine del mondo. Strategie urbane di sopravvivenza agli zombie e alla crisi climatica” (D Editore, Roma). Il testo si avvale dei contributi scritti e teorici degli stessi architetti d’avanguardia, sociofuturibili e anche a volte docenti in varie università anche internazionali: ovvero:
Oltre a Emmanuele J. Pilia e Alessandro Melis, rispettivamente con “Cronache dalla fine del mondo” e “Progettare la fine del mondo” + il comune epilogo di “Zombiecity”, Emilio Josè Garcia (un testo omonimo del titolo parzialmente, “Lezioni dalla fine del mondo”, quasi una introduzione), Massimo Gasperini (“Città dalla fine del mondo”) e Paola Leardini con “Proposte dalla fine del mondo”, quasi un epigologo futurpragmatico: il tutto corredato e potenziato dai contributi grafici e visivi di altri architetti, progetti vari selezionati, quali B. Suen, B. Liang, D. Wilson, E.E. Seo, K. Mann, L. Kheir, M. Patelm P. Ang, T. Anyal.

Appunto, gioielli anche estetici iper-eco modernistici di urbanistica architettonica destinata a creare isole come specie di colonie o sonde spaziali sulla Terra per piccole medie grandi comunità (se non città) di sopravvissuti alla crisi della civiltà moderna attuale, postapocalittico non solo postnucleare e non solo immaginario; anche degenerazioni della specie, leggi Zombie in senso di figura specchio sfondo o iconica, vuoi semplicemente per certi supposti radicali Global Warm e crisi ecologiche prossime venture: Future e City House originali con incluse fin dalla ubicazione privilegiata nel vecchio tessuto urbano o persino in isole più o meno remote vere e proprie strategie difensive e protezione complesse, coinvolgenti le intere aree prescelte, riformattate in tal senso.
Il libro è una affascinante sorpresa: è un canto del cigno della storia modernista pur gloriosa e utopica anche nelle metacittà poi sorte, bene o male, metropoli incluse, al passo con la fine della Struttura proclamata da certa matrice squisitamente postmoderna e già postumana e ecoterrestre. Sia la dimensione conoscitiva che progettuale oscilla con infinite sfumature e nessuna dissolvenza tra fantascienza e urban Philosofy, moltissimi i rimandi sia all’immaginario diretto (leggi icone Zombie) dei vari Romero, sia a certo archetipo fantastorico, da T. More a Orwell, sia ai modernissimi oltre… Derrida, Ballard, Baudrillard, Virilio, Debord e a famosi architetti del Novecento e primo duemila.
“Lezioni dalla Fine del mondo…” si legge quindi come una previsione futurologica ma anche come romanzo di fantascienza sociale purtroppo o per fortuna verosimili, testimoniando nonostante tutto e pure paradossalmente, la forza ancora in fondo “infantile” ma sublime e potente della conoscenza scientifica e delle tecnologie mentali e congetturali anche per estreme resistenze per il futuro dell’umanità, minacciata da regressioni varie eco-sociali se non persino biopolitiche.
In tal senso, come opera aperta, off topic rispetto al libro che ne accenna o parla solo tacitamente o lateralmente, tali strategie anti Zombie (in senso ermeneutico e simbolico), gli scenari immateriali e materialissimi, innovativi e ecosostenibili sia per la Natura che per gli Umani, potrebbero benissimo essere ad hoc anche per eventuali minacce meno endogene, leggi invasioni di alieni pericolosi o degenerazioni islamico radicali, dando retta a orizzonti molto discussi, ma non esorcizzabili, dallo stesso scrittore futuribile Houellebecq. Oppure in tal senso meno radicale, tracce di nuove strategie urbane per pilotare anche in chiave difensiva, non solo d’integrazione, la cosiddetta sfida epocale multietnica, contradditoria in termini di progresso della civiltà.

Info:
http://deditore.com/prodotto/lezioni-dalla-fine-del-mondo/

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Sandro Battisti, “Stateless”: microversi di un Avatar quantico

Per la ferrarese (a cura di R. Guerra, autore della postfazione) libri ebook Asino Rosso (network Street Lib), è on line nelle principali librerie store italiane e internazionali, “Stateless” di Sandro Battisti.
Più noto come esponente di spicco della nuova fantascienza italiana cosiddetta Connettivista, diverse pubblicazioni rilevanti, già anche Premio Urania Mondadori, Sandro Battisti presenta ora seminedite sperimentazioni linguistiche e semplicemente sorprendenti. Anche, infatti, blogger creativo (scrive anche su Fantascienza com) nel suo personal universo parallelo nella Rete, oltre a cartografare puntualmente il divenire della science fiction contemporanea, da tempo innesta parole diversamente poetiche compresse come un microchip quantico…
In tale scansione ed esplorazione letteraria, Battisti conferma certa peculiarità storica ormai sia del Connettivismo sia soggettiva nello specifico che della grande fantascienza: Parafrasando anche il compianto Marvin Minsky, padre dell’AI: “I veri filosofi del nostro tempo sono gli scrittori di fantascienza”, Battisti segnala e persino crea la fisica qualitativa o essentia della fantascienza, nata apparentemente tanti “universi microversi fa” come letteratura d’evasione ed invece, molto probabilmente se non statisticamente…., la vera non solo Sofia per la precisione ma Letteratura dell’era industriale e scientifica.
E qua, vista anche la complessità che caratterizza il vero libero pensiero conoscitivo contemporaneo (almeno dalle parti della Fisica postquantica e delle Computer Science), come poi già in primo piano nei suoi romanzi squisitamente postcyberpunk, nella cifra poetica specifica, fiorisce l’Altro della Scienza matrice storica, ovvero certo immaginario e come accennato ultracompresso o – se si vuole – ultraminimale colmo di dilatazioni anni luce distante da qualsivoglia scientismo.
In una manciata letterale di versi dilatati come coriandoli lanciati nello spazio, la parola esita come in assenza di gravità, sembrano messaggi criptati di una specie aliena inviati sulla Terra con password prossime alla pubblicità d’avanguardia ancora non creata oppure a ideogrammi Zen o geroglifici o persino Haiku d’Oriente.
Ulteriormente, parla l’oracolo fanciullo di Delfi con postversi enigmi in versione Ologramma o finalmente AI, il non detto di Hal 9000 stupendamente “regredito” all’infanzia con la filastrocca “Girotondo”, il bisbiglio sempre più inquieto e ammaliante di un Webmind di un Sawyer.
Insomma, non una novità, ma la fantascienza come Poesia e Oltre Poesia, non solo Letteratura narratologica, conferma con uno dei suoi “astronauti” onirici italiani di punta, Sandro Battisti, la sua profonda sonda felicemente in viaggio nel futuro:
Microversi di un Avatar quantico.

INFO:
https://it.wikipedia.org/wiki/Sandro_Battisti
https://www.kobo.com/it/en/ebook/stateless-1

BORDO PAGINA
Gli ultimi soldati: il primo romanzo futuribile di Davide Grandi

Per libri ebook Asino Rosso/Street Lib è uscito ‘Gli Ultimi Soldati’ di Davide Grandi (cover di A. Crescenti), scrittore ferrarese già noto per saggi fortemente ispirati dalla fisica contemporanea, di matrice squisitamente futuribile. L’ebook è già stato segnalato dalla stampa nazionale (Meteo Web, Blasting News e dal già premio Urania, Sandro Battisti, figura di spicco della nuova fantascienza italiana).

Davide il tuo primo lavoro di fantascienza ‘pura’?
Sì, un’intuizione passata nella mia mente in pochi istanti, ma elaborata per tre lunghi anni, durante i quali ha preso vita questo racconto. Solo successivamente e in modo razionale, con l’aiuto di Sonia, mia carissima amica, che mi ha aiutato nella stesura, l’ho portato a termine. L’incertezza politica, economica e sociale di questi ultimi anni mi ha portato ad immaginare un futuro non molto lontano, nel quale si svolge proprio il mio racconto: stiamo parlando della terza guerra mondiale.

Davide altri tuoi lavori saggistici, uno in particolare ‘Dio e D’io’ (Este Edition), segnalano percorsi tra scienza e scienza di frontiera. Questo tuo ultimo racconto è in un certo senso un saggio romanzato?
Sì, lo è, ma solo timidamente. Nell’opera ‘Gli Ultimi Soldati’ ho usato lo stesso stile con cui ho scritto il mio primo libro, parlo di più di dodici anni fa, dal titolo ‘No Grazie Sono Ansioso’. Anche in quella storia racconto un’incredibile avventura psicologica che narra di un gruppo di ragazzi sofferenti d’ansia e attacchi di panico. In ‘Dio e D’io’, invece, parlo al lettore come se fossi ad una conferenza, trattando temi che toccano solo marginalmente la psicologia, in quanto tratto soprattutto fisica quantistica e spiritualità, mettendo non solo a confronto queste due affascinanti tematiche, ma anche in evidenza il collegamento che le unisce. In ‘Dio e D’io’, però, siamo su un terreno di saggistica pura, nel racconto ‘Gli Ultimi Soldati’ questa vena non manca, ma l’ho trattata in modo molto marginale, proprio come lo hai visto e giudicato tu. Inoltre ho inserito la presenza di Vudo, un cane intelligentissimo e sensibilissimo, che ho realmente avuto e che ho amato moltissimo; una presenza che mi ha dato tanto a livello emotivo e che ogni giorno ricordo con gioia.

Info e Sinossi
https://www.amazon.com/dp/B06XB4RG3Z
http://www.este-edition.com/prodotti.php?idProd=984

TRA VITA E FICTION
Scoperti 7 pianeti potenzialmente abitabili
Ora la realtà supera… la fantascienza
 

E’ recente e assolutamente sorprendente l’annuncio della Nasa relativo alla scoperta di un sistema solare simile alla Terra, con 7 pianeti potenzialmente abitabili con temperature da 0° a 100°, che orbitano intorno alla stessa stella, TRAPPIST-1, nella costellazione dell’Acquario, alla distanza di 39,5 anni luce da noi. Una distanza non trascurabile, appurato che quei 39,5 anni luce corrisponderebbero a 372.000 miliardi di km., ossia 500 milioni di viaggi andata e ritorno fra Terra e Luna.

Una scoperta straordinaria che solleva però non pochi dubbi sulla raggiungibilità di questo angolo di universo. La fantascienza, come genere letterario, ci ha abituati a spostarci con facilità e naturalezza da una galassia all’altra, da un pianeta all’altro, rendendo questi viaggi oltre che possibili, anche molto ambiti, sia per necessità di nuovi orizzonti e prospettive, che per fascinazione verso l’ignoto. Avveniristiche astronavi, complicatissime e vetuste macchine del tempo, hanno varcato la soglia del consentito in romanzi, racconti, saghe, fumetti e narrazioni a puntate su quotidiani di epoche non recenti, accendendo la fantasia e l’eccitazione dei lettori che si destreggiavano tra alieni, robot, cyborg, mostri e mutanti in scenari paradisiaci o apocalittici, a seconda della storia. Anche l’approccio cinematografico ha contribuito, e non poco, a creare e visualizzare un’immagine dello Spazio e dell’Universo a volte fantasiosa, altre più prossima al verosimile, con contributi di tutto rispetto, a partire dagli Anni Venti e anche prima, quando il genere fantascienza comincia a percorrere i primi passi per decollare a pieno titolo nei decenni a seguire.

Algol (1920) è un film muto diretto da Hans Weckmeister e presenta la storia del minatore Robert Herne che entra in possesso di un prototipo di macchina, fonte di potere illimitato ma anche di corruzione e ambizioni sfrenate, donatagli da un alieno. Prima della morte, Herne distruggerà l’oggetto devastante per preservare il figlio. Metropolis (1927) di Fritz Lang, è riconosciuto l’opera simbolo del genere fantascientifico. La città che ci presenta è un ambiente totalmente estraniante, con una società classista, vittime e carnefici, uomini-macchina, costruzioni accostabili a enormi torri di Babele, trasporti e spostamenti per mezzo di onde elettromagnetiche. Un’aberrante condizione umana che di umano ha ormai ben poco.

Metropolis ha ispirato molte altre opere tra cui Blade runner (1982) di Ridley Scott, in cui creature replicanti delle sembianze umane vengono fabbricate e utilizzate come forza-lavoro nelle colonie extraterrestri e la saga di Guerre Stellari, tra gli Anni settanta e ottanta, di George Lucas, che si avvicenda tra scontri di forze antitetiche, guerra tra bene e male, mondi inesplorati e conquiste per il potere dell’universo. 2001: odissea nello spazio (1968) di Stanley Kubrick è il capolavoro della cinematografia che compare nella lista dei film da preservare, la National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti. Scimmie, ominidi ed evoluzione umana, un misterioso monolito nero, astronauti in stato di ibernazione in viaggio verso Giove, intelligenze artificiali e metamorfosi straordinarie, stelle e nebulose, panorami di mondi sconosciuti, accompagnano lo spettatore per tutto il film suscitando un forte impatto emotivo.

In letteratura, la storia della fantascienza passa attraverso le narrazioni di scrittori prolifici, fantasiosi, bizzarri, precognitori, che ci mettono a disposizione un grande assortimento di opere dai contorni inquietanti, incalzanti e movimentati per condurci verso mondi lontani, ipertecnologici o primitivi. Ed ecco che H.P. Lovecraft, nel suo continuo rincorrere la ‘conoscenza proibita’, scrive il superbo racconto ‘Il colore venuto dallo spazio’ (1927), uno dei meglio riusciti, dove circolano strane storie sulla “landa folgorata”, un brullo spazio coperto da cenere perenne. I vecchi parlano di giorni terribili, quando un’intera famiglia scompare, sussurrano di una meteorite luminescente e si lamentano di strani raccolti abbondanti ma non commestibili. Riferiscono anche di un essere extraterrestre presente nel pozzo che alla fine del racconto tornerà nello spazio. Solo il vecchio Ammi si renderà conto che parte del mostro è ancora là. Ancora prima, J. Verne scrive di un fantomatico viaggio esplorativo in ‘Dalla Terra alla Luna’ (1865), raccontando di un cannone che spara proiettili in grado di condurre esseri umani sulla Luna. L’esploratore Ardan, lo scienziato Nicholl e il presidente del club Barbicane saranno i primi astronauti della storia, che non arriveranno mai a destinazione: la capsula entrerà nell’orbita lunare e le ruoterà attorno come fosse un satellite. L’ingegno dei tre permetterà loro di sopravvivere. ‘Cronache della galassia’ (1951), di Isaac Asimov, ruota attorno al pericolo imminente in cui incorre l’Impero Galattico con capitale Trantor, una metropoli che copre un intero pianeta. Uno storiografo è arrivato alla conclusione che l’impero sta decadendo e scivolando velocemente verso la barbarie, destinato alla perdita della conoscenza e dell’uso delle tecnologie. La narrazione incalzante, puntuale e asciutta di Asimov ci conduce ad un finale salvifico. Nel 1965, Franck Hebert pubblica il suo romanzo ‘Dune’, un’opera narrativa densa e complessa, caratterizzata da intrighi politici in una galassia futura, popolata da strane mistiche convinzioni religiose e, al centro, l’ecosistema del pianeta desertico Arrakis. In ‘Cronache marziane’ (1950), di Ray Bradbury, i 28 racconti che compongono l’opera sono legati da un unico filo conduttore: la futura esplorazione e colonizzazione di Marte, nella visione ottimistica che gli umani riescano pacificamente e rispettosamente a insediarsi nel nuovo pianeta. Anche C.S. Lewis nella sua ‘Trilogia dello spazio’ (1938), sostiene che “Fintanto che l’umanità resterà imperfetta e peccaminosa, la nostra esplorazione di altri pianeti farà più danno che bene.”

Oggi le opere di fantascienza sono diventate un’ibridazione, un mix di giallo, horror, western che associa stili, contenuti e modalità narrative diverse, dai primi tentativi del passato, al movimento New Wave degli anni ’60-‘70, fino al cyberpunck che domina la scena degli anni Ottanta. Questo genere continua a incuriosire e appassionare sul tema dell’esplorazione e conquista dello Spazio perché interrogativi, supposizioni, proiezioni fantastiche e bisogno di immaginare chiedono confronto e stimolo.

Non finiremo mai di stupirci di fronte all’immensità dell’Universo rispetto la nostra piccola e scarna conoscenza. “Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia.” (Amleto – W. Shakespeare)

Capo Nerd: nuove storie, recensioni e proposte ludico-creative

Capo Nerd non è un promontorio, e non si trova in un’isola norvegese del Mare di Barents all’estremo settentrione costiero del continente europeo, nient’affatto… Capo Nerd è una rubrica, e si trova su Ferraraitalia! Certo, l’assonanza inganna. Confonde il fatto che l’uno e l’altra siano luoghi remoti e affascinanti, luoghi da esplorare e ricordare, luoghi che stimolano la fantasia e i sogni.
Per questo, senza dover partire per la Norvegia, abbiamo pensato di offrirvi un passaggio per visitare l’immaginazione senza confini di Capo Nerd, e tutto questo rimanendo comodamente seduti a casa propria. Buon divertimento!

Postilla: la questione è controversa…
Nerd o geek? Secchione, genio incompreso, esperto introverso e asociale di tecnologia e di scienza, oppure semplice seguace di una cultura di nicchia, postmoderna e pulp? Eterno sfigato provvisto di occhiali o disinteressato precursore di tendenze? In fondo importa poco…
Ciò che realmente importa è dire qualcosa di interessante e soprattutto differente dall’ufficialità. E la cultura Nerd (perché di cultura si tratta), incurante e immune da ogni tipo di ingerenza ideologica, fa proprio questo!

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La crionica non è fantascienza…

Copernico si è laureato a Ferrara, ma qua l’evoluzione scientifica mentale, a quanto pare è sempre quella, premoderna, a parte ovvio eccellenze Unife e figure straordinarie come Zamboni. In questi giorni spicca in tutto il mondo la notizia rivoluzionaria e clamorosa di una giovanissima ragazzina inglese (14 anni) autorizzata da un Giudice inglese (per la prima volta in Europa se non erro) a ibernarsi come unica prospettiva di non morire definitivamente, viste le condizioni terminali e senza scampo per una malattia incurabile. Incurabile allo stato attuale della medicina scientica. Ebbene, anziché gioire, in questo mondo in semidefault generale, per certi orizzonti relativamente imminenti ma possibili e desiderabili della scienza d’avanguardia, sulla stampa nazionale, tranne piu neutre e-o eccezioni, sembrava il Bollettino di Frankenstein. Nello specifico local o dintornisu La Nuova Ferrara e anche il Resto del Carlino nazionale, usciti piccoli dossier, proprio piccoli e disinformati in quanto colmi di imprecisioni e poco aggiornati. Pure bastava un giro nel web. Tale disinformazione riguarda sulle testate in questione , un noto scrittore ovvero Roberto Pazzi ma anche presunti esperti e scienziati, medici abbastanz anonimi nel dibattito internazionale, che – pur anche possibilisti- quantomeno potevano evidenziare (senno sembra solo science fiction…) le fonti ufficiali scientifiche, leggi Medici e Filosofi anche collegati alla Crionica, le ricerche sulla Longevità parallele e attinenti, persino una scienza sociale, ovvero il Transumanesimo cosiddetto. Parliamo di medici, ricercatori, sociologi ecc. accademici, che lavorano in Università accademiche o Istituti in sé autorevoli, non di New Age o mera fantascienza. Figure come Max More o Aubrey de Grey, di cas quasi alla CNN o la BBC o le principali testate mediatiche anglosassoni e non solo. Abbiamo letto, a parte le riflessioni letterarie di Pazzi rispettabili ma molto opinabili di tecniche mediche quasi da stregoni e al massimo forse fattibili tra due o tre secoli, di mero Business e costi proibitivi! Ma la Crionica o Life Extension e la Longevità stesse non sono mera fantascienza. Dal punto di vista scientifico dei veri esperti, si parla anche di pochi decenni, massimo meno di un secolo. La crionica ecc., è una Medicina sperimentale semmai, allo stato attuale, una alternativa possibile e i costi variabili a seconda delle diverse Cliniche oggi esistenti, in Usa e Russia, tra non molto anche in Spagna, GB e forse Italia, costi sempre più sostenibili, di questo passo appena superiori – se la ricerca continua cosi- delle Pompe Funebri e dei Funerali classici, questi si dai costi già sproprozionati…
Max More è lo stesso fondatore della più importante Clinica Crionica cosiddetta in Usa: il Transumanesimo stesso ha coinvolto e coinvolge figure inoltre come lo stesso Marvin Minsky, padre dell’Intelligenza Artificiale scomparso ancora recentemente, la stessa Marthin Rotthblatt, ricercatrice olandese e imprenditrice celebre per le sue ricerche mediche laterali già molto concrete (originate proprio dalla grave malattia della sua bambina), scrittori celebri come Bruce Sterling e persino Dan Brown. Va da sé, la critica più risibile, a parte ancora Pazzi che è un letterato e di scienza ne sa come Tolomeo, che pur ammettendo l’eccezionalità del caso, ha scomodato l’archetipo di Lazzaro et similia (leggendoli solo letteralmente, ma il simbolo ambivelente e il desiderio ben noto dell’artista di essere immortale persino con le proprie opere?) per contestare la Crionica o l’Animazione Sospesa (più tecnicamente parlando) come pericolosa e inquietante— è la questione del Business! Come se vaccini e farmaci e protesi magari bioniche o robotica chirurgica siano frutto solo di qualche alambicco alla Dottor Jackill! (come sembra leggendo in merito il solito Foglio notoriamente antitransumanista).
Noi stessi, per la cronaca nel 2010, come futuristi abbiamo partecipato a un convegno internazionale con presenti anche proprio gli stessi Rothblatt, De Grey e More (e diversi altri internazionali) oltre agli italiani Campa e Prisco ecc. (curatori dell’AIT di Milano, una delle due sezioni italiane, l’altra è il Netowrk+Transumanisti, dell’americana Humanity+ fondata con altri dallo stesso More! In Italia un “cronico” noto è lo stesso ancor giovane Bruno Lenzi, anche noto ai media, Resto del Carlino incluso). Qualcuno persino da noi intervistato.
Riassumendo, la stampa – e non solo – semplicemente si aggiorni, poi legittimamente pro o contro (altra questione dopo la trasparente perà dialettica conoscitiva, così è solo disinformazione o il solito passatismo antiscientifico oggi dominante).

Per info consultare i seguenti link:

http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2016-11-18/quattordicenne-inglese-muore-cancro-si-giudici-all-ibernazione-124419.shtml?uuid=ADCXNdxB

http://www.quotidiano.net/cronaca/ibernazione-umana-1.2689662

http://www.ilfoglio.it/scienza/2016/11/18/news/ibernazione-criogenesi-ragazza-inglese-107165/

https://en.wikipedia.org/wiki/Max_More

https://it.wikipedia.org/wiki/Aubrey_de_Grey

https://en.wikipedia.org/wiki/Martine_Rothblatt

http://estropico.blogspot.com

http://www.transumanisti.it

http:/transvision2010.wordpress.com

http://us.blastingnews.com/opinion/2016/11/life-extension-from-history-to-futurism-in-the-twentieth-century-001239421.html

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Roby Guerra segnalato su Il Borghese di Novembre

La Moana futurista di Roby Guerra segnalata su Il Borghese di Novembre da Vitaldo Conte, docente Belle Arti di Roma

È uscito di Vitaldo Conte l’ articolo L’Eros e la Lussuria Futurista (ieri/oggi) su Il Borghese di Novembre ’16, rivista storica della Destra intellettuale, in cui è stato “attraversato” certo futurismo storico ed erotico. Da Marinetti a Valentine de Saint Point a certo neofuturismo attuale pulsionale.
Nell’articolo è stato segnalato il futurista ferrarese Roby Guerra: “Roby Guerra intravede una visionaria erotica traslazione virtuale tra Valentine e Moana Pozzi, quasi come una possibile erede. In una sua intervista a Mauro Biuzzi (referente dell’archivio dell’attrice) questo risponde in tal senso”. Guerra ha dedicato a Moana diversi lavori, tra fantascienza, saggistica, poesie sonore e visive (ad esempio Moana Lisa ciberpunk, EDS e Moana Futurpunk, Futurist editions).
Conte, docente di Belle Arti a Roma, in precedenza a Catania, è autore di alcuni dei più importanti libri sull’avanguardia del nostro tempo italiana postfuturista e postdada, (Pulsional Gender Art , A21, Roma, ecc.).

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La fantascienza destrutturalista di Mary Blindflowers

Nuova produzione letteraria per Mary Blindflowers (o M.A. Pinna), “originaria” di Roma , dove si è affermata come scrittrice originale-atipica-sperimentale e blogger controculturale con il suo Destrutturalismo letterario, dall’autrice lanciato alcuni anni fa. Attualmente a Londra, dopo l’ancora recente “Il Dio Mangiato”, lo stesso “Estinzione dell’atomo pensante” ecco Tibbs and Tibbs (sempre per Nettarg edizioni), quasi fantascienza alla Ursula K. Le Guin (tra le penne rosa perturbanti della brillantissima, ma ancora poco nota science fiction “rosa”, almeno iin Italia (in questi giorni proprio a Ferrara, una encomiabile iniziativa in merito al Centro Documentazione Donna (via Terranuova 12/b), a cura di Eleonora Federici “Quando la fantascienza è donna”. Mary Blindflowers è nota anche a Ferrara: ha edito tempo fa per La Carmelina “Mister Yod non può morire (di carattere fantascientifico-transumanista) e suo testi interviste inclusi nei lavori collettivi “Al di là della destra e della sinistra. Dopo il libro Manifesto” a cura di S. Giovannini e “La Grande Guerra futurista…” a cura del sottoscritto. Intervista a Mary Blindflowers che ci illustra la sua nuova opera, anche bilingue, italiano e inglese.

mary-blindflowers

D – Mary, Tibbs and Tibbs la nuova produzione, di che si tratta?
R – È un lungo racconto onirico basato su un procedimento di piani paralleli tra due mondi vissuti dal protagonista, Tibbs, alle prese con il suo io interiore e la sua stessa ombra che lo conduce in un pianeta sconosciuto. La vicenda non segue le regole classiche del romanzo, nessuno dei miei libri le segue, adopero cesure che interrompono bruscamente la narrazione per creare movimento ed evitare di cadere nell’uniformità da prevedibile manuale che tanto mi annoia quando leggo un romanzo. Questo procedimento sperimentale è stato giudicato azzardato da taluni, perché il lettore preferirebbe una sorta di realistica omogeneità. La letteratura contemporanea si spinge infatti sul versante delle risposte, i miei romanzi al contrario alimentano dubbi e riflessioni ma non hanno la pretesa di offrire risposte preconfezionate da esibire come trofei nelle conversazioni con gli amici, né di agganciare lucchetti nei ponti.

D – Mary, il Destrutturalismo letterario da te fondato, come si inserisce nella poetica attuale e generale italiana?
R – A dire il vero io non sono inserita da nessuna parte, non ho la tessera di un partito, non ho parenti importanti, non sono figlia di, non sono nemmeno borghese, non frequento salotti damascati. Non faccio parte di associazioni cattoliche, di gruppi poetici, non amo i corsi di scrittura creativa a pagamento indetti da editors che vorrebbero insegnare la creatività, che grande assurdità… Insomma io sono aut a tutti gli effetti, fuori da ogni circolo, una specie di mosca sulla panna e godo rischi e benefici del dire ciò che penso… Il termine Destrutturalismo indica semplicemente un modo differente di pensare e di concepire il reale, un procedimento di analisti trasversale che evita condizionamenti politici o associativi. Quando siamo piccoli ci piace smontare i giocattoli per vedere cosa si nasconde dentro il meccanismo. Questo significa “destrutturare”, vedere, capire ed esprimere in libertà le proprie idee, tutto qui, una cosa molto semplice che oggi sembra diventata complicata.

Info vedi link: http://controcomunebuonsenso.blogspot.it/

METROPOLIS

Un compleanno fantascientifico

2 gennaio 1920: nasce Isaak Judovič Ozimov, meglio noto come Isaac Asimov (1920-1992). Generazioni di lettori di tutte le età hanno sognato tra le pagine delle sue numerose opere e hanno assimilato importanti nozioni scientifiche divulgate in maniera comprensibile, ma mai banale. E’ l’inventore del termine “robotica”, che compare per la prima volta in due racconti dell’antologia “Io robot”.

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Anche da giovane non riuscivo a condividere l’opinione che, se la conoscenza è pericolosa, la soluzione ideale risiede nell’ignoranza. Mi è sempre parso, invece, che la risposta autentica a questo problema stia nella saggezza. Non è saggio rifiutarsi di affrontare il pericolo, anche se bisogna farlo con la dovuta cautela. (Isaac Asimov)

Una quotidiana pillola di saggezza o una perla di ironia per iniziare bene la giornata…

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Guido Barbujani, la parola dopo la scienza

Edito non a caso, a suo tempo, da Mondadori, Guido Barbujani con “Questione di Razza” (2003) assurse al massimo livello tra gli scrittori di Ferrara: laddove Pazzi aveva esordito nei primissimi romanzi, tra fantastico e fantascienza, riparte Barbujani con una scrittura chiaramente più postmoderna. Non a caso l’autore, seppure ancora relativamente giovane, è già affermato genetista a livello internazionale, tra i fondatori a Ferrara nel 2005 dei Biologi evoluzionisti.
E “Questione di Razza”, quasi un’indagine paleogenetica sull’immaginaria razza padana, è deliziosa fantascienza all’italiana, sulla scia di Calvino o del più recente Baldini, esempio di esperimento narrativo-scientifico non molto frequente, appunto, in Italia: all’estero valga per tutti Michael Crichton. Non ultimo, particolarmente di rilievo, un certo Postrealismo, neppure tacito, e un certo contenuto tutt’oggi di forte tensione sociale, digitato da Barbujani senza retorica ma con forza di scienza e letteratura.
“Questione di Razza” fu davvero un libro innovativo e godibilissimo, anche nell’interfaccia convenzionale contenuto-forma, che attesta anche in Italia le potenzialità dell’immaginario fantascientifico, anche per rivitalizzare con nuovi input, un genere, il romanzo, come medium letterario. Un link mutante e incisivo nel divenire dell’archetipo e del mito in nuove combinatorie parlanti… nell’età e, in elegante persuasione, del web.
“Questione di Razza” seguì i quasi esperimenti predefiniti “Dilettanti” (Marsilio, 1994 – ristampa “Dilettanti. Quattro viaggi nei dintorni di Charles Darwin”, Sironi, 2004) e “Dopoguerra” (Sironi, 2002). Certa peculiarità, scienza letteratura, un poco alla E. Raimondi docet (“Scienza e Letteraura”, Einaudi) è ulteriormente amplificata: se non sempre nelle logiche del senso o “contenuti”, certamente come cifra parola; tra i lavori ‘letterari’ successivi, “L’invenzione delle razze. Capire la biodiversità umana” (Bompiani, 2006), con Pietro Cheli “Sono razzista, ma sto cercando di smettere” (Laterza, 2008), “Europei senza se e senza ma. Storie di neandertaliani e di immigranti” (Bompiani, 2008); “Morti e Sepolti” (Bompiani, 2010); “Lascia stare i santi. Una storia di reliquie e di scienziati” (Einaudi, 2014)

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