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Intervista a Marco Nava, pittore ferrarese protagonista del Festival del Nuovo Rinascimento a Trento

Da questo mese di marzo, il ferrarese giovane pittore Marco Nava è protagonista a Trento, nell’ambito del terzo Festival del Nuovo Rinascimento a cura di Davide Foschi, curatore e fondatore del movimento culturale artistico milanese (in precedenza il Festival a Milano – 2016 – e Lucca – 2017).

Nava, un approfondimento su questa tua importante partecipazione?
Sono contento e onorato di partecipare al festival del nuovo rinascimento; ringrazio Davide Foschi che ha accettato di esporre le mie opere e di far parte del nuovo rinascimento. La cosa più importante è regalare emozioni alle persone che si soffermano a osservarle,Oltre alla mia soddisfazione personale è dare il contributo per tutto il lavoro e l’impegno che il nuovo rinascimento ci sta mettendo per far conoscere l’arte moderna.

Marco, secondo te che tipo di pittura stai attraversando?
Il mio percorso artistico è legato alla mia esperienza.
Il colore e il segno talvolta materico creano le forme del mio spazio interiore che mi permettono di rappresentare le pulsioni emotive in maniera spontanea senza pregiudizi: si visualizza così la comprensione e la lucidità della mia presenza.
L’espressione astratta elabora visioni che rimandano a frammenti e immagini di vita quotidiana, all’esigenza remota di tornare a giocare con il colore quasi a voler incontrare i pennarelli della mia infanzia.

Marco Nava, l’arte contemporanea oggi, come la vedi?
La libertà di “poter fare” nell’arte è alla base di tutto; è stata una conquista lunga ma straordinaria e lo sappiamo.
L’artista ha guadagnato un privilegio fondamentale, cioè la possibilità di raccontare e raccontarsi talvolta anche in modo sfacciato o provocatorio senza timore di esprimersi.
Personalmente condivido qualsiasi forma di arte, mi piace ricercarne la chiave di lettura che l’artista vuole raccontare o esprimere. Certo, i tempi sono cambiati, oggi l’arte contemporanea usa supporti tecnologici: si è arte anche questo, il mio dubbio è se i supporti tecnologici che stiamo usando ora possano essere usati a distanza di secoli, mi faccio una domanda potranno vedere un art video fra 200 anni? Non saprei, il futuro è futuro.

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http://www.festivaldelnuovorinascimento.it/

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Serata in ricordo di Vitaliano Teti, regista e videomaker: intervista ad Alberto Squarcia

Martedì 5 dicembre alle ore 21,00 al Cinema Boldini di Ferrara, proiezione del film ”Inseguendo il cinema che spacca i cuori” in omaggio al regista e fondatore della Ffc Vitaliano Teti, scomparso a maggio di quest’anno.
Intervista ad Alberto Squarcia, Presidente Ferrara Film Commission, curatore dell’evento.

Alberto, il 5 dicembre il primo ricordo ufficiale in memoria di Vitaliano Teti, un approfondimento della serata?
Vitaliano Teti è stato al mio fianco non solo per la più recente Ferrara Film Commission, ma negli anni della gestione della Porta degli Angeli. Eravamo 6 associazioni riuniti in una Rta (Rete Temporanea di Associazioni). Sono stati anni belli e intensi nei quali abbiamo presentato complessivamente 58 mostre d’arte con performance, danza, video arte, musica e teatro.
Una bella esperienza che si è interrotta quando i rapporti con alcune associazioni della Rta si sono logorati e quando, finito il mandato, la Porta degli Angeli è passata dalla Circoscrizione al Comune.
Dopo un periodo di “meditazione” ho pensato che a Ferrara mancava una associazione libera e indipendente che si occupasse di cinema e dato che il vero amore di Vitaliano era l’arte del cinema, il cinema d’autore e la video arte, ha subito aderito al mio progetto. Vitaliano Teti insegnava infatti video arte e tecniche di comunicazione all’Università di Ferrara e presiedeva un’ associazione che si chiama “Ferrara Video & Arte”.
Abbiamo fondato quindi tre anni fa insieme ad altri soci fondatori la Ferrara Film Commission.
Vitaliano ha combattuto a lungo contro la grave malattia che lo aveva colpito; nel frattempo non ha mai smesso di creare, pensare e realizzare cinema e il suo ultimo prodotto insieme al fraterno amico Alessandro Raimondi è stato proprio il docu-film che andremo a presentare il 5 dicembre al cinema Boldini: Inseguendo il cinema che spacca i cuori.
Un film che nasce da una intervista a Gabriele Caveduri che ha percorso in prima persona tutte le vicende del cinema e delle sue sale a Ferrara. Racconta la propria vita di cinefilo iniziata negli anni ’70 alla Sala Estense con l’Arci, fino alla gestione del mitico cinema Manzoni in via Mortara. Una vita per il cinema indipendente intercalata con viaggi anche curiosi e divertenti ai grandi festival come Cannes e Venezia; conoscenze di grandi star del cinema e rassegne importanti a Ferrara che hanno segnato la fantasia e la cultura di chi era giovane in quegli anni, si intercalano nel film, che merita essere visto perché racconta la nostra città, il cinema e il declino delle piccole sale…..un’alchimia che è adattabile a qualsiasi città della provincia italiana.
Massimo Maisto, vice Sindaco e assessore alla Cultura di Ferrara con Paolo Micalizzi, noto critico cinematografico e Presidente onorario della Ffc, Anna Teti, sorella di Vitaliano, Alessandro Raimondi co-regista e per ultimo Gabriele Caveduri, ci introdurranno al film e a come è stato realizzato. Il ricordo di Vitaliano, che ci ha lasciato a maggio, si farà più intenso con la proiezione extra di un breve corto in cui lo si può ammirare nei suoi momenti migliori e felici.
Il grande progetto di Vitaliano Teti fu un festival di Video Arte “The Scientist”, arrivato alla sua VIII edizione dal 2007 al 2015).
La Ferrara Film Commission sarà lieta di collaborare con le persone che hanno realizzato con Vitaliano il festival “The Scientist”. Pensiamo che il festival di video arte ideato da Vitaliano debba continuare, o con noi o senza di noi ….Vitaliano lo voleva e la Video Arte che lui amava, praticava e insegnava ha visto in lui, come pochi altri in città, un sostenitore e un divulgatore.
Abbiamo saputo durante la conferenza stampa che si è tenuta in Comune, che l’Università di Ferrara dedicherà a Vitaliano Teti la bellissima aula piena di computer e di tecnologia dove lui insegnava ai giovani e futuri registi e tecnici della comunicazione come realizzare corti, documentari e film e dove trasmetteva con passione e amore la sua conoscenza.

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Vitaliano Teti biografia
The Scientist Video Festival Internazionale

LA CITTA’ DELLA CONOSCENZA
Festeggiare chi studia si potrebbe fare

Mi piacciono le feste e i festival luoghi d’incontro, d’ascolto, di dialogo e di comunità. Una società che celebra e festeggia è viva, non ha paura e soprattutto è attenta, intelligente, con la mente sveglia.
Poi non è detto che uno debba condividere tutto ciò che è festa e tutto ciò che è festival, ma incontrarsi intorno a qualcosa o ad un’idea non fa mai male, perché non si ha paura dell’aria, della luce, del mettersi in pubblico. Lo stare collettivo, il ragionare collettivo è sempre un bell’esercizio dei cervelli.
La cosa che non capisco è perché le feste e i festival si fanno sempre sugli oggetti e mai sui soggetti.
C’è la festa della birra, quella della zucca, il festival della canzone come il festival della filosofia e della letteratura, ma non c’è il festival dell’uomo o della donna, dei bambini o dei nonni.
Non usa celebrare le persone, il loro fare e il loro agire. Eppure sarebbe bello, e ne avremmo un enorme bisogno, fare il festival degli onesti, il festival dei giusti. Festeggiare chi rende onorevole la nostra società, chi ci aiuta a sentirci orgogliosi di appartenere alla nostra comunità.
Tra chi accresce il valore della nostra città ci sono soprattutto le persone che sono impegnate nello studio e nella cultura, le persone impegnate ad apprendere, i grandi come i piccoli. Sono le risorse umane preziose per il presente e il futuro della nostra comunità.
Da tempo da queste pagine proponiamo di festeggiare l’apprendimento e chi apprende. A noi sembra una cosa importante, e la nostra non è neppure un’idea del tutto originale, perché proprio da queste pagine abbiamo più volte raccontato come i learning festival, i festival dell’apprendimento, appunto, siano diffusi in diverse parti dell’Europa e del mondo.
Ma si sa che nessuno è profeta in patria, pertanto non si è mai andati oltre gli apprezzamenti di un qualche esponente dell’amministrazione cittadina.
Potremmo dire che siamo preoccupati per lo scarso interesse verso i temi della scuola, dell’apprendimento e della formazione che la nostra città e la sua amministrazione manifestano. Spiace questo fiato corto della propria città sui temi dell’istruzione dei suoi giovani, che meriterebbero da parte di tutti maggiore attenzione.
Soprattutto spiace scoprire che da altre parti invece si danno da fare. È il caso di Macerata che dal 25 settembre al 3 ottobre, ha dato il via alla seconda edizione del Macerata School Festival, la festa delle scuole e per le scuole.
Il Macerata School Festival nasce dalla sinergia tra Comune, Università di Macerata, Istituti Comprensivi cittadini, Dipartimento di Scienze della formazione, dei beni culturali e del turismo e Museo della scuola “Paolo e Ornella Ricca”.
Nasce dalla necessità di mettere la scuola al centro del dibattito pubblico cittadino. È occasione per le scuole di presentare alla cittadinanza le proprie eccellenze culturali, per i ragazzi e le ragazze di partecipar a laboratori didattici, letture pubbliche e lezioni aperte, per gli insegnanti di avvalersi di opportunità di formazione, per la città di riflettere sulla scuola come responsabilità collettiva.
Il Macerata School Festival è un modo per fare festa alla riapertura dell’anno scolastico e riportare la scuola al centro della città. Perché la scuola è di tutti e per tutti. Ogni anno un tema: dopo l’edizione del 2016, che ha registrato quattromila presenze, dedicata al pensiero e all’opera di Mario Lodi, quest’anno si affronterà la tematica degli spazi della scuola, con particolare attenzione alla ricostruzione dopo il sisma.
Una grande distrazione, una grande dimenticanza in tema di scuola quella della nostra città.
Allora torno a riproporre quello che scrissi qui più di tre anni fa.
Penso che se la nostra città avesse una struttura permanente tipo “Forum per l’apprendimento” potrebbe lavorare per organizzare durante l’anno il suo festival dell’apprendimento, coinvolgendo l’università, le scuole, le imprese, il volontariato, le istituzioni e le associazioni culturali. Penso che se ci fosse un progetto condiviso, si potrebbe motivare e finalizzare il lavoro degli studenti e degli insegnanti, dalla scuola dell’infanzia alle scuole superiori, alla formazione professionale, alla formazione degli adulti, all’università per presentare alla città la ricchezza delle loro proposte, per realizzare open day e giornate della didattica nell’ambito del festival dell’apprendimento, perché intorno alle loro fatiche ci sia la riconoscenza, l’affetto e la solidarietà di tutta la cittadinanza.
Sarebbe riconoscere concretamente e pubblicamente quanto la città considera importante il lavoro, l’intelligenza e la fatica quotidiana delle sue bambine e dei suoi bambini, delle sue ragazze e dei suoi ragazzi, degli adulti che si dedicano a loro attraverso l’insegnamento e che li accompagnano negli studi. Una città che si stringe attorno a chi si impegna nell’arricchire se stesso di saperi e di competenze a vantaggio di tutta la comunità.

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Ferrara e il mito della cultura

Premessa, a scanso di equivoci: ovviamente storia (Rinascimento, Medioevo… fino al contemporaneo) di Ferrara e il suo archetipo o significante (e molteplici) di città d’arte non c’entrano – in certo senso – nulla e non in discussione. Nel nostro tempo attuale, tuttavia, a quanto pare spesso si ragiona alla rovescia, causa ed effetto, rimuovendo le vere macchine mentali e conoscitive-comunitarie per ottimizzare davvero le peculiarità della città: in questo senso il mito e questa nostra breve analisi della cultura, con certo andazzo, e nonostante le vanterie effimere degli addetti istituzionali, da smascherare nella sua, al contrario, nei fatti (Città d’arte sempre incompiuta e Ferrara sempre Cenerentola dello sviluppo globale) impotenza a medio lungo termine: non si va oltre la ben nota teoria presentista delle Percezioni (para Gestalt o Cognitive per inciso, un poco più complesse).

Se la cavano politik ma anche protagonisti della società civile con al massimo intuizioni propulsive riduzionistiche, parziali senza quelle visioni di Rete invece necessarie che – e questo il problema – vengono prima di qualsiasi software strettamente culturale o artistico.

Dalle cronache di questi giorni un ennesimo esempio di tale andazzo. Puntualmente in estate o periodicamente qualche solerte giornalista della sempre moderata e provinciale stampa local cartacea si inventa dibattiti culturali, ma praticamente preconfezionati e a priori come certi test superati di psicologia o certe statistiche numerologiche fuorvianti.

Sul Carlino locale ad esempio dibattito in corso con i soliti noti: A. Amaducci, F. Pennini, F. Bettini e uno dello staff di M.L. Brunelli, oltre al solito assessore alla cultura e vice sindaco M. Maisto. Sia ben chiaro anche qua, nei fatti, protagonisti oggettivi e chi più chi meno di ampiezza nazionale della cultura contemporanea ferrarese (come spesso pur segnaliamo da anni sulla stampa local web e anche italiana). E anche tutti quanti nel dibattito segnalano e affermano alcuni punti inediti o comunque da rievidenziare azzeccati in sé:
Chi come Amaducci una superiore coordinazione tra gli eventi e più spazio alle News anche generazionali e giovani sperimentali, chi come la Pennini una interessante analisi etnica local rispetto a Venezia ad esempio (dove gli eventi sono percepiti in senso condiviso e collettivo dalla comunità veneziana a differenza di Ferrara); chi come il collaboratore della Brunelli che invita a una maggiore selezione delle proposte associative. Mentre il ben noto art director di Ferrara Jazz Club focalizza con rara perizia (e i risultati sono stranoti) la sua esperienza costantemente di successo.

Non ultimo ecco Maisto che nonostante anche – noi siamo oggettivi – una gestione politico culturale globalmente positiva almeno in alcuni campi di sua provata e storica meritocrazia (Musica e Cinema ad esempio) più di tutti rimuove appunto l’hardware del discorso, sopravvalutando anche dati recenti effimeri di sviluppo turistico ed economico: soprattutto esorcizzando la filosofia prevalente che appunto contestiamo, prima la Cultura come entità astratta di chiara nostalgia pre moderna e neoestense per dire, poi le necessarie sinergie 2.0 (anche mentali!) e di marketing web, pubblico privato, apertura alla società civile non allineata; in particolare Maisto non capta in certo senso riassumendo, proprio Ferrara in quanto tale come registro di sistema principale da brandizzare come logo in sé ma in senso contemporaneo (e non vacuo nostalgico e velleitario).

Qua a Ferrara prevale l’opposto, pensano che turisti ecc. sbarchino in città in primis per la mostra di turno al Palazzo dei Diamanti, anche vero ma una città d’arte è tale proprio come Link quando invece turisti vengono a Ferrara attratti dalla Ferrara Immaginale in quanto tale! In certo senso, nello specifico, prima il Palazzo dei Diamanti in sé e poi le mostre.

Ecco comunque – tra diverse altre possibili (optional entro certi limiti praticamente soggettivo…) alcune inedite e vere futuristiche macchine mentali per tale obiettivo anche a breve termine, che paradossalmente e apparentemente hanno poco a che fare con la cultura umanistica storica e attuale di Ferrara, nel senso che si tratterebbe anche di rimodulare alcune eccellenze, pure sorta di energia poi esponenziale proprio per ottimizzarle e lanciare come vero Mito collettivo fuori mura la città con una sua identità peculiare (oggi effimera) , simile alla grandi città d’arte non però competitive, ma città d’arte diversa quindi Unica:
1. Forte selezione di alcuni grandi eventi mirati e eccellenze consolidate e delle associazioni stesse artistico culturali propositive ma di nicchia e non quindi utili allo sviluppo produttivo della città, non ultimo un forte ridimensionamento di fondazioni varie e del personale stesso in esubero , in ottiche di sviluppo. Coordinazione di tali grandi eventi o piccoli grandi eventi di matrice local: ad esempio Ferrara sotto le Stelle biennale coordinata nell’anno “sabbatico” con una sua versione solo local di band ferraresi. E così via. Festival del Rinascimento/Medioevo come grande evento in cui anche inserire e sempre con scadenza biennale il Buskers Festival e idem solo Local nell’anno sabbatico (non ultimo un sottomenu nel Festival – gastronomico).
Per l’avanguardia strutturalmente “giovane “Algoritmic e il recupero di High Foundation e il video festival The Scientist in un unico Format, idem solo local nel solito anno sabbatico.
Per l’arte contemporanea, grandi mostre, resta la scadenza annuale, ma magari primavera estate, autunno inverno (e sempre al Palazzo dei Diamanti) idem di matrice local collettive nell’anno sabbatico.
Per la letteratura, dall’Ariosto a Bassani a M. Simoni, finalmente un festival biennale e idem nell’anno sabbatico con scrittori local, dall’avanguardia letteraria al dialetto.
Infine coordinamento delle Gallerie d’Arte o Associazioni meritocratiche private, come poi a volte già avviene, nei palinsesti dei grandi eventi o eventi istituzionali di cui prima.
Oltre a alcune mostre musei permanenti: non solo e non solo per Antonioni ma anche altri protagonisti del grande cinema di matrice ferrarese, inoltre un museo Italo Balbo ad esempio e la famosa permanente (ma poi anche dinamica) Collezione di un certo Sgarbi e anche sulla Spal!

L’obiettivo veramente di Ferrara come città d’arte originale e peculiare, riconoscibile nella sua unicità ci pare visibile: sincronia in tal senso global local, grandi eventi per il presente di ranking nazionale ed internazionale, simultaneamente creazione di una rete sistema sottomenu squisitamente local per a medio lungo termine una vera Officina Ferrarese del XXI secolo e di rilievo nazionale.
2. Investimenti nel vero futuro produttivo a breve termine di Ferrara…. sembra astratto e scompartimento astratto nelle attuali ottiche prevalenti riduzionistiche solo artistiche strettamente culturali, invece ottimizzare l’eccellenza Unife a Ferrara non solo per la ricerca ma anche con strategie di pragmatiche lavorative a Ferrara avvierebbe un effetto farfalla a medio lungo termine assai concreto ed innovativo: Dinamica da promuovere e già operativa anche per l’indotto local economico, con un Festival della Scienza e del Futuro. Incredibilmente mancante nella “terra” di Biagio Rossetti, Copernico e di alcune eccellenze Unife, Medicina, Fisica, Archeologia, Genetica, Comunicazione, contemporanee.
3. Stretta interdipendenza stessa, sinergia punto 3 – istituzionale proprio con la Facoltà di Scienze della Comunicazione, per coinvolgere studenti blogger a costi quasi zero, e giovani laureandi in piani di web marketing culturali e turistici per tutte le iniziative in programma
4. Detassazione concreta alle aziende private ferraresi (e anche fuori mura) come sponsor sinergici pubblico-privato
5. E contrariamente a una fase effimera di qualche turista in più europeo per via degli attentati in Europa, non secondario quest’ultimo e delicato punto, certo trend di degrado e insicurezza multietnica in città dovrà finire in qualche modo… Un città sicura attrae turisti evoluti altrimenti con certi visitors…

Questo rovesciamento di paradigma presuppone, riassumendo, visioni di Rete e ecosistema culturale persino della Città e conoscitive evolute futuribili, possibili solo quando sia a livello istituzionale che tra gli operatori artistici saranno per così dire obsoleti sia certo nodo ideologico (ancora strutturale a Ferrara) sia certo nodo autoreferenziale artistico, poco incline a sguardi appunto di Rete, culturale sociale e, visto che siamo nel 2017, 2.0 o ciberculturale.

Ebbene i protagonisti puntualmente coinvolti in certi dibattiti, ripetiamo al di là del loro eventuale valore oggettivo nei loro specifici giochi d’arte linguistici e piaccia o meno, il pur positivo Maisto tutti riflettono tali bachi: notoriamente e da anni anche sempre prossimi alle istituzioni! E tutti quanti sottovalutano certo trend reale del degrado e del’insicurezza che prima o poi sarà percepito anche dai turisti (visto anche il top proprio nell’area Stazione centrale!).

Non a caso altri protagonisti cittadini (si veda anche proprio questa testata) – noti o meno noti in città ma tutti noti fuori Ferrara… dove spesso operano di più – periodicamente e soprattutto sulla più libera ed evoluta stampa web, denunciano – e persino noto in città, omertà o meno – certo baco poco democratico local mediatico e anche istituzionale. La famosa critica pure diffusa… degli amici degli amici e delle solite piccole medie grandi caste culturali local.

Non a caso, tali dibattiti esitano sempre con il non coinvolgimento di tali voci eretiche pur autorevoli, poco prossime o persino contro ma costruttivamente al Palazzo e anche certa stampa local, per ideologie superate condivise, o moderatismi anche tattici di audience lettori, sempre prevedibile e mai fuori dal coro. Alla fine nulla di nuovo sotto il Sole. Basta consultare certa stampa e osservare i fatti nel divenire storico degli ultimi 20 anni, sempre quasi copia e incolla. I cambiamenti strutturali sempre utopia…

E magari anche grandi eventi possibili, come abbiamo evidenziato nel “brainstorming” di cui prima, noti in tutta Italia, come mostre permanenti o dinamiche a cura di un certo Vittorio Sgarbi o su un certo Italo Balbo trasvolatore che farebbero audience internazionale invidiabile (persino sulla Spal) restano tabù.

E Ferrara al massimo, anche pur con tante risorse, anche istituzionali o prossime (noi siano oggettivi), resta una città d’arte minore, che non decolla mai sul serio… con sempre un ‘altra nebbia nell’aria: panem et circenses e circuito chiuso rispetto al mondo fuori mura (non brecce effimere come al massimo attualmente e da un pezzo).

Info ulteriori vedi link
http://www.ilrestodelcarlino.it/ferrara/cultura/amaducci-ferrara-giovani-performer-1.3252256
http://www.ferraraitalia.it/personaggi-ostinato-e-contrario-lo-strano-caso-di-roby-guerra-poeta-futurista-127917.html
http://www.ferraraitalia.it/bordo-pagina-intervista-shock-a-riccardo-roversi-119147.html
http://www.ferraraitalia.it/un-sogno-allincontrario-quale-cultura-per-la-ferrara-di-domani-130726.html
http://www.ferraraitalia.it/il-sogno-di-astolfo-tagliani-e-i-prosaici-oltraggi-degli-ingrati-130574.html

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L’evoluzione del Rinascimento

In questi giorni a Lucca è di scena e fino al 19 maggio, il secondo Festival del Nuovo Rinascimento, a cura del noto artista contemporaneo Davide Foschi (cataloghi Giorgio Mondadori e mostre in tutta Italia, biografato dallo stesso critico d’arte Alberto Sacchetti) e del Centro Leonardo da Vinci di Milano. Proprio Milano fu sede del primo Festival del Nuovo Rinascimento curato e fondato dallo stesso Foschi, nel maggio 2016, con lo stesso, tra numerosi ospiti speciali, Pupi Avati in sinergia con il Comune della metropoli lombarda. Anche questa nuova edizione del Festival è in sinergia con le autorità istituzionali della Città di Lucca e della Regione Toscana, Lucca ora è ufficialmente Città del Nuovo Rinascimento; e nell’arco di una settimana e più numerosi gli eventi, tra mostre dello stesso Foschi (con la sua opera speciale e misterica La Pietà) e degli artisti visivi, ecc: Antonio Possenti, Fausto Maria Liberatore, Davide Foschi, Joe Russo, Rosella Maspero, Fulvio Vanacore, Enzo Cosi, Nicoletta Marra, Stefano Bellafiore, Egidio Missarelli, Cinzia Restivo, Antonio Notari, Doris Harpers, Samanta Aceti, , Serafino Valla, Giancarlo Garbin, Mauro Masetti, Mariateresa Giuriati, Jona, Renato Belluccia, per lo Spazialismo Transgeometrico: il fondatore Agathos Carlo Franzoso con Francesco Chechi e Ambra Di Natale.
Oltre a talk show vari e incontri letterari culturali con lo stesso Pierfranco Bruni del Mibcat, a cura della scrittrice e conduttrice Radio Stefania Romito (Ophelia’s Friends).Tra essi in programma la presenza della campionessa paraolimpica Bebe Vio, di David Gentili presidente della Commissione Antimafia di Milano, Elena Cecconi, musicista internazionale, filosofi e storici dell’arte quali M. Marinacci, G. Lacchin e L. Siniscalco, il musicista scrittore Carlo Zannetti, lo scrittore Emanuele Martinuzzi, il cantante Lorenzo Guerrieri, il futurista (via video performance) ferrarese stesso (chi scrive) R. Guerra e altri (si veda il link in fondo per il programma completo). Come hanno già segnalato Cultura Italiana nel Mondo Italian Network, Meteo Web, Il Tirreno e la stampa di Lucca e Toscana, il festival segnala tra Arte Scienza Economia e anche gastronomia, incluso notevole spazio al Mondo dei Bambini a cura di L. Siderman, il ritorno e la reinvenzione dell’Umanesimo 2.0 in Italia a partire dal Rinascimento storico fino alle avanguardie umaniste futuristiche del nostro tempo, da Leonardo da Vinci al mondo contemporaneo attuale nelle sue nuove propulsioni. Non a caso ( Come ottimamente segnalato nella conferenza stampa di questi giorni dallo stesso Assessore alla Cultura della Città e Comune di Lucca, tra le città storiche rinascimentali italiane).lo stesso Foschi parla del nuovo movimento metateista-per un nuovo rinascimento da lui fondato alcuni fa come una nuova stagione di evoluzionari, il Rinascimento italiano in evoluzione alla luce del novecento e dell’era informatica e anche mediatica pop al quadrato, parafrasando anche la felice intuizione parallela di Vittorio Sgarbi (anche la Spal come nuovo Rinascimento attuale!). Gli eventi sono dislocati in locations prestigiosi della città toscana, ovvero Villa Bottini e il Complesso di “San Micheletto” (vernissage e mostre).

Info:
Comune di Lucca, http://www.comune.lucca.it/Festival_del_Nuovo_Rinascimento
Cultura italiana nel mondo-Italian Network, http://www.italiannetwork.it/news.aspx?ln=it&id=46164

INSOLITE VISIONI
‘Versi di luce 2017’, il cinema dei poeti dalla Sicilia al mondo

Nella magnifica cornice tardo barocca di Modica, in provincia di Ragusa, dal 21 al 25 marzo si è svolta la 9° edizione del Festival Internazionale di Cinema e Poesia “Versi di luce”; organizzato dal “Club Amici di Salvatore Quasimodo”, “CineClub 262” e patrocinato dal Comune di Modica, in collaborazione con “Cineteca Modicana”, “C.T.C.M. per la Cultura”, “F.C.S.”, “F.I.C.C.”, “L.I.P.S.”. L’evento, legato alla Giornata Mondiale della Poesia, nasce per approfondire il rapporto tra cinema e poesia e per celebrare la figura del poeta premio Nobel Salvatore Quasimodo, nativo di Modica. Il Festival nel corso degli anni è diventato meta di cinefili, poeti, giornalisti, operatori culturali e studenti, che partecipano attivamente agli incontri e alle proiezioni. Il concorso internazionale ha ospitato film provenienti da Russia, Spagna, Uruguay, Iran, Honduras, Francia, Bulgaria, Colombia, Germania, Canada e Italia. Le opere ammesse alla fase finale, scelte tra le oltre 300 pervenute, sono state suddivise in sei sezioni: lungometraggio, booktrailer, poesia, videoarte, fiction e videoclip.

Figura 1: La locandina del cortometraggio “In cerca di…” di William Molducci, vincitore del 1° Premio della sezione Booktrailer

Il programma della kermesse modicana, curato dal Direttore Artistico Tiziana Spadaro e dall’organizzatrice Nausica Zocco, è stato ricco di proiezioni, momenti culturali e incontri con scrittori, poeti, registi e attori. Tra gli eventi più interessanti quello di Carla Vistarini, che ha presentato il suo romanzo “Se ho paura prendimi per mano”. L’avvincente thriller è stato introdotto da un filmato con le canzoni scritte dall’autrice romana per i più importanti interpreti italiani: Ornella Vanoni, Renato Zero, Mina, Mia Martini, Tony Cicco, Riccardo Fogli, Patty Pravo. Carla, nel corso della sua carriera, ha partecipato alla realizzazione di importanti trasmissioni televisive: Stryx, Pavarotti & Friends, Sanremo, Ieri Goggi e Domani, oltre al lavoro di sceneggiatrice cinematografica. Con il film “Nemici d’infanzia” di Luigi Magni, di cui ha scritto la sceneggiatura, ha vinto il David di Donatello nel 1995. La scrittrice ha parlato del romanzo e ha fornito qualche anticipazione sul lavoro che sta realizzando in questo periodo, suscitando interesse, apprezzamento e simpatia da parte del pubblico in sala. L’attrice Mita Medici, sorella di Carla, ha letto un brano tratto da “Se ho paura prendimi per mano”.

Il romanzo di Carla Vistarini è coinvolto anche del videoclip “In cerca di…”, realizzato da chi vi scrive, vincitore del 1° Premio come migliore booktrailer. La trama si sviluppa attraverso un viaggio poetico, nella notte, alla ricerca di un libro di cui si è trovato un piccolo indizio e si è letta soltanto la prima pagina. Attenti all’inizio! C’è un piccolo cuore abbandonato e solo, quasi invisibile ai più, ma qualcuno si è accorto di lui e…
La versione in lingua inglese del cortometraggio, intitolata “Looking for…”, è stata selezionata per l’IndieWise Festival di Miami, IndustryBoost Competition Miami e il New York International Film Festival.
Nell’ambito dell’evento “Il salento visto da Quasimodo”, è stato proiettato il film-documentario “La Taranta”, per la prima volta nella città del premio Nobel. Il cortometraggio del 1962, di Gianfranco Mingozzi, fu girato con la collaborazione scientifica dell’antropologo Ernesto De Martino e il commento di Salvatore Quasimodo. Ad approfondire il tema è intervenuta l’antropologa Grazia Dormiente.

Figura 2: Carla Vistarini è stata ospite di Versi di luce, dove ha presentato il suo romanzo “Se ho paura prendimi per mano” – Fotografia di William Molducci

La serata finale del Festival è stata brillantemente condotta dalla giornalista Carmen Attardi, che ha consegnato i Premi speciali all’attore Andrea Tidona (La vita è bella, I cento passi, Il caimano, Il giovane Montalbano), alla cantautrice Alessandra Ristuccia e al prof. Orazio Sortino. A seguire, sono stati premiati i vincitori dei film in concorso. Il premio per il miglior corto di fiction è andato al romantico “Parque” del regista spagnolo Mateo Garlo, mentre l’uruguaiano Martin Klein ha vinto la sezione videopoesia con “Variaciones”. Il lavoro di Klein nasce dalla necessità di affrontare i dolori più profondi, specialmente quelli difficilmente collegabili a una causa o a un momento preciso. Situazioni talmente forti da riuscire a invadere la vita delle persone. Durante le riprese il regista ha compreso che le scene distorte e trasfigurate, che stava creando, appartenevamo ai suoi ricordi più profondi e tristi. “Variaciones” l’ha posto di fronte ai suoi fantasmi e lo ha aiutato a superarli. L’autore, con questo film, vuole incoraggiare le persone che si trovano nella sua stessa situazione ad affrontare i problemi e ad andare avanti. La russa Alena Koukoushkina si è aggiudicata il premio per il migliore videoclip musicale con “Omut”, ricco di pathos e ben accolto dal pubblico.
Il poeta Peppe Casa ha vinto il Poetry Slam, la gara tra poeti valida per accedere alle nazionali L.I.P.S. Casa è un poeta dialettale modicano, durante la performance ha letto alcuni suoi versi rigorosamente in dialetto: “Lacrimi amari ri na matri”, “Suor Maria”, “’U pappaiaddu”.

Figura 3: Da sinistra: Mita Medici, Tiziana Spadaro, Carla Vistarini

Presso lo storico Teatro Garibaldi, circa 280 ragazzi hanno dato vita allo spettacolo “Adotta una Poesia”, giustamente definito l’evento nell’evento, una delle “perle” del Festival che vede gli studenti di Modica e della provincia di Ragusa, esibirsi sotto il discreto ma attento sguardo dei loro insegnanti. Il Premio Giovani è stato attribuito agli alunni della 4° del Liceo Scientifico “La Pira” di Pozzallo, per il video dedicato alla poesia ”Thanatos Athanatos” di Salvatore Quasimodo. I ragazzi sono stati aiutati dalla docente di Lettere, Marianna Cannizzaro, il cui impegno è stato riconosciuto con un premio speciale.

Figura 4: Da sinistra – Tiziana Spadaro (Direttore Artistico), Nausica Zocco (Organizzazione), il Sindaco di Modica Ignazio Abbate e la giornalista Carmen Attardi – Fotografia di Grazia Maria Cutrera

Al termine della serata conclusiva, il Direttore artistico dell’evento Tiziana Spadaro, in accordo con Nausica Zocco, ha così salutato il pubblico e gli ospiti: “Questa è stata un’edizione unica ed entusiasmante per un Festival che, dopo 9 anni di vita, ha l’esperienza e la maturità per imporsi nel panorama internazionale. L’unicità di “Versi di Luce” sta proprio nella sostanza e nella capacità di essere indipendente e libero. Non si tratta di un evento che mette in primo piano le cosiddette “passerelle” o un pubblico passivo, ma è Festival di rottura, una manifestazione che diventa luogo di incontro per chi vuole cambiare strada, per chi crede ancora che un nuovo cinema e una nuova poesia siano possibili. Ecco perché preferiamo scegliere la giuria tra chi fa storia nel territorio e partendo dal territorio. È così che vincono opere scomode, lontane anni luce dai “filmettini” preconfezionati e da “storielle&tv”. Oggi c’è bisogno di coraggio!”.
“In cerca di…/Looking for…”, la versione internazionale del corto di William Molducci, vincitore del premio Booktrailer

INSOLITE NOTE
“Si vo’ Dio”, i classici della canzone napoletana interpretati da Rosa Chiodo

Quella di Rosa Chiodo è una carriera in ascesa: nel 2013 ha vinto il Festival “Premio Mia Martini – Nuove proposte per l’Europa” di Bagnara Calabra, con il brano “Il tuo respiro” scritto da Saverio D’Andrea, l’anno successivo ha partecipato al Festival della canzone italiana a New York e recentemente si è aggiudicata il premio della critica al Festival di Napoli, oltre ad avere aperto i concerti di Edoardo ed Eugenio Bennato.

Rosa, conosciuta anche con il nome d’arte di Kiodo, ha pubblicato “Si vo’ Dio”, il suo primo EP, in cui propone cinque classici della canzone napoletana e un inedito, avvalendosi di soli due strumenti: il pianoforte e la voce.
L’album trae il titolo da “Si vo’ Dio”, di Salvatore Palomba e Rino Afieri, la nuova canzone con cui ha vinto Il Festival di Napoli – New generation, svoltosi nel 2015 al Teatro Politeama di Napoli. Palomba, collaboratore storico di Sergio Bruni, è l’autore di alcuni classici inseriti nel disco, quali “Carmela” e “Amaro è ‘o bene”, firmati con lo stesso Bruni.

In “Si vo’ Dio”, il pianoforte, suonato da Francesco Oliviero, accompagna la voce di Rosa, che dona passione e cuore all’interpretazione. Nel brano firmato Palomba-Alfieri, s’intravede un piccolo spiraglio di speranza, sufficiente per fare nascere un sorriso: “Certo ce vo’ coraggio oggi a se vulè bene, oggi ca ‘e sentimente, pare ca so’ ‘e passaggio. Ma per ce senti vive oversamente, nun ‘o perdimmo maie chistu coraggio! Si vo’ Dio…”.

Rosa Chiodo
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Gli altri brani dell’EP sono eseguiti al pianoforte da Aldo Fedele, collaboratore storico di importanti artisti tra cui Lucio Dalla, Stadio, Gianni Morandi, Roberto Vecchioni, Ron, Edoardo Bennato.
“Voce ‘e notte” è un classico della canzone napoletana, composto all’inizio del secolo scorso da Edoardo Nicolardi ed Ernesto De Curtis. La canzone racconta di un uomo che dichiara il suo sentimento alla donna amata, anche se lei è già promessa a un altro. Rosa si aggiunge a Lina Sastri, stupenda interprete di una precedente versione al “femminile”; mentre tra i gli artisti uomini citiamo Massimo Ranieri, Peppino di Capri e Claudio Villa.
Oramai non si contano più le incisioni di “Canzone appassionata” (Canzone appassionata), scritta nel 1922. La versione della cantante campana si aggiunge alle tante, buona l’interpretazione guidata al pianoforte da un ispirato Aldo Fedele.
“Carmela” e “Amore è ‘o bene”, i due brani firmati Palomba-Bruni, sono diventati dei classici, anche se abbastanza recenti. La collaborazione tra Sergio Bruni e il poeta Salvatore Palomba creò un sodalizio molto importante per la canzone napoletana, bene ha fatto Rosa ad attingere da questo repertorio, che si presta all’esecuzione al solo pianoforte ed esalta il timbro dell’interprete.

“Passione” è una delle canzoni più conosciute, una struggente storia d’amore scritta da Libero Bovio e musicata da Ernesto Tagliaferri e Nicola Valente. La versione di Rosa e Aldo Fedele mette l’accento sulle due anime del brano, diviso tra estasi e sofferenza, la voce della cantante sembra più matura della sua giovane età, un complimento se riferito a un brano del 1934, riportato ai giorni nostri dalle note di un pianoforte suonato con… passione.
“Si vo’ Dio” è il primo EP “senza rete” di Rosa Chiodo, dotata interprete di classici napoletani e canzoni che si legano alla tradizione. La voce c’è ed è tanta, il talento, la passione e l’applicazione non mancano, sicura ricetta per rendere al meglio potenza e sensibilità. Ottimi i collaboratori, splendido il repertorio. Se son Rose…

Rosa Chiodo: Se vo’ Dio (video ufficiale)

INSOLITE VISIONI
“L’appuntamento”, il cortometraggio di Gianpiero Alicchio ora su YouTube in versione integrale

Gianpiero Alicchio è il regista del cortometraggio “L’appuntamento”, interpretato, oltre che da lui stesso, da Camilla Bianchini, Stella Saccà e Manuel Ricco. Il film ha ottenuto una menzione d’onore al Festival Los Angeles Movie Awards del 2013 e ha vinto il premio per il migliore attore (assegnato allo stesso Alicchio), attribuito dall’American Movie Awards 2014.
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Il 26 aprile 2014 il film di Alicchio è stato proiettato in concorso al Chinese Theatre, nell’ambito della 14° edizione del Beverly Hills Film Festival di Los Angeles. Da quel giorno ne ha fatta tanta di strada, sino ad arrivare al 2017, quando è stato reso liberamente disponibile su YouTube in versione integrale.

Gianpiero Alicchio è nato a Bari nel 1980, si è laureato in DAMS e Comunicazione al Link Campus University di Roma. Ha frequentato corsi di recitazione, regia, produzione e sceneggiatura presso la Link Academy, con la direzione artistica di Alessandro Preziosi. Ha vinto il primo premio al RIFF 2012 di Roma con il trailer del film “Gli occhi di una vita” in qualità di attore. Ha lavorato a Parigi con i registi Jérémy Lopes e Marielle Gautier. È stato protagonista del cortometraggio “Chiara” diretto dal regista americano Drew Walkup. Nel 2013 ha diretto il suo primo cortometraggio “L’Appuntamento”. La sua formazione di attore è legata anche ai laboratori e ai corsi tenuti a Roma da Vincent Riotta e Nikolaj Karpov, a Londra da Bernard Hiller e a Milano da John Strasberg figlio di Lee Strasberg.

“L’appuntamento”, ambientato a Roma, propone in chiave brillante e ironica uno spaccato di oggi sull’incomunicabilità tra i sessi, raccontata attraverso un primo appuntamento tra due coppie di trentenni. La storia nasce dalle esperienze dirette dei protagonisti che hanno unito il loro vissuto al servizio di una vera e propria “prova d’attore”. La sceneggiatura è firmata dallo stesso Alicchio e da Stella Saccà.
Due amici invitano due ragazze a cena e lasciano decidere a loro in quale locale recarsi. La scelta ricade su un ristorante vegetariano abbastanza costoso. I ragazzi cercano di ricorrere alla galanteria per fare terminare la serata in “intimità”, con l’obiettivo di ripetere quanto prima l’uscita, ma al momento di salutarsi la situazione prende una direzione non prevista.
I dialoghi sono scritti con un taglio realistico, con tanto di inflessioni dialettali e imprecazioni tipiche del modo di parlare “di tutti i giorni”. La storia si svolge fra trentenni, ma può benissimo rappresentare altre categorie generazionali.
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Le musiche, di Alex Britti e Marco Guazzone & Stag, accompagnano efficacemente la narrazione e lo spettatore nello svolgersi della trama. La spensieratezza di “Sabato simpatico” di Guazzone & Stag introduce a dovere i contenuti del film, mentre “Oggi sono io” di Britti, con il suo messaggio (politically correct) che invita a essere sempre se stessi in amore, contrasta nettamente con il comportamento dei due protagonisti maschili nei confronti delle donne e anche di loro stessi. Un terzo brano: “Sex sax” dell’Italo-americano Drop the lime (Luca Venezia), ha il compito di “stordire” lo spettatore, per portarlo con il suo ritmo dance e ossessivo a comprendere la direzione (andare al sodo), che i due ragazzi vogliono dare alla serata.

Dopo alcune selezioni nelle rassegne europee, come nel caso del Bootleg Film Festival of Endinburgh in Scozia e del Gijón International Film Festival in Spagna, il film è stato inviato nei festival statunitensi, dove ha ottenuto subito un ottimo riscontro.

Il salto di qualità è venuto grazie alla vittoria ottenuta alla 53° edizione del Globo d’Oro a Roma, dove la stampa estera che opera in Italia, ha premiato “L’appuntamento” come migliore cortometraggio.
La premiere americana si è svolta il 12 maggio del 2013, all’interno del Comedy Festival di Los Angeles, una delle più importanti manifestazioni per questo genere cinematografico. Dopo quella partecipazione, le selezioni nei festival americani si sono moltiplicate comprendendo anche Richmond International Film Festival (Virginia), Love Your Shorts Film Festival – Sanford (Florida), Best Actors Film Festival di San Francisco (dove ha ottenuto una nomination), oltre a quelli già citati.

L’appuntamento (visione integrale):

https://www.youtube.com/watch?v=CGtA7sIpq7E

L’EVENTO
Novembre magico, torna il festival dell’illusionismo e del mistero

La magia sta arrivando in città con un nuovo ‘Novembre Magico’, l’evento di un mese completamente dedicato all’illusione visiva e mentale, che sorprenderà e avvolgerà Ferrara in una coltre di mistero.
In questa 6° edizione si cerca il ‘di più’: più show, più laboratori, più iniziative a tema, più proposte a grandi e piccini. E anche più persone, a quanto sembra dal sold out per il ‘Festival della Magia di Migliarino’ che si terrà domani, 5 novembre, nell’omonimo paese alle 21.30.
Mentre i posti vanno ad esaurirsi la magia invece non finisce, anzi. “Bisogna trasmettere il fatto che ha Ferrara c’è sempre qualcosa” ha commentato l’assessore alla cultura Maisto alla conferenza stampa di ieri, giovedì 3, convocata nella Sala degli Arazzi del palazzo Municipale per dare l’avvio ufficiale a ‘Novembre Magico’ e soprattutto per elencare le svariate iniziative che animeranno la nostra città.
“Grandi novità – ha annunciato Roberto Ferrari di Stileventi, l’ente organizzatore -. In particolare, la mostra sulle percezioni del cervello: quelle tecniche che noi prestigiatori utilizziamo per comunicare in maniera persuasiva verso il nostro pubblico. L’esposizione sarà aperta al pubblico dal 23 al 27 novembre presso le Grotte Boldini”
Anche quest’anno Emilbanca ha sponsorizzato un concorso che ha coinvolto i ragazzi dell’istituto d’Arte ‘Dosso Dossi’. I disegni di quaranta ragazzi, che hanno aderito all’iniziativa, verranno infatti esposti in gran parte dei negozi del centro storico e saranno i famosi ‘like’ su facebook a conferire uno dei premi al giovane artista che ne riceverà di più. Ogni cittadino sarà quindi giudice e potrà esprimere la propria preferenza.
‘Novembre Magico’ si modernizza inoltre grazie alla nuova app che permetterà di restare al passo con tutti gli eventi, mostrando gli orari e la loro collocazione.
Si potranno così trovare facilmente i teatri, come Teatro Nuovo dove si svolgerà il 26 Novembre ‘Ciak si… Magia’ giungere in tempo alle visite guidate nel centro storico con ‘La Magia del Crimine’, oppure non perdersi l’apericena ‘Novembre Magico’ e ancora tante altre proposte che ‘appariranno’ in città.
Aderendo alle iniziative promosse si contribuirà inoltre a sostenere IBO Italia, l’unica ONG con sede nazionale a Ferrara che promuove progetti di volontariato nei paesi in via di sviluppo. La manifestazione sulla magia apporterà quindi sostegno al Centro Pinocchio situato in Romania, che si cura dell’educazione, dell’alfabetizzazione e dell’igiene di molti bambini della cultura Rom.
“Nella realtà non ci sono trucchi, ma con l’ impegno di tanti si arriva anche dove sembrerebbe impossibile” queste le parole di Dino Montanari, direttore di IBO. “Il sogno di questa organizzazione – scrivono gli organizzatori nel loro depliant – è

La conferenza stampa di lancio di "Novembre Magico"
La conferenza stampa di lancio di “Novembre Magico”

di vivere in un società in cui tutti si sentano ugualmente responsabili verso gli altri, un mondo dove ognuno possa avere un’educazione e una formazione che lo renda libero di scegliere di vivere nel proprio territorio come altrove.”

 

Interno verde, aprire i giardini per ritrovare intimità e tolleranza

Doveva essere un ordinario weekend di fine estate. E invece sabato e domenica scorsi, tra magnolie, querce, gelsomini, campi e orticelli nascosti, è accaduto l’impensabile. Cosa? È presto detto: oltre tre migliaia tra ferraresi e turisti (stando ai dati degli organizzatori) hanno deciso di disertare i centri commerciali, il mare con gli ultimi sprazzi di sole e i grandi eventi, per varcare i cancelli di tante abitazioni private e palazzi storici. E non lo hanno fatto per mostre di giganti dell’arte, nè per l’ultima passerella di Christo. Macché. Hanno lasciato fuggire le ore tra orti, chiostri e cortili, che sono lì da secoli, ma che andavano svelati. L’occasione è venuta dal festival Interno Verde, organizzato dall’associazione Ilturco con lo scopo di aprire al pubblico i più suggestivi e segreti giardini della città. È tutto.

Allora cos’è successo veramente a Ferrara quest’ultimo weekend?

Che il confine tra ciò che è ordinario e ciò che è straordinario si è assottigliato fino a scomparire. È apparso in tutta la sua evidenza come il valore intrinseco delle cose venga dal senso che la comunità vuole dargli.

E ne sono nate domande ineludibili: che si possa fare grandi eventi ritornando a setacciare tra le specificità locali senza per questo sembrare, o sentirsi, provinciali? E i turisti non staranno cercando (già da un po’ di anni) proprio queste identità ben definite in un mondo di livellamento culturale? Che la strada per essere intelligentemente globali sia quella di vivere con dignità e intensità la nostra dimensione locale?

Interno verde ci ha ricordato anche che la cultura, quella vera, è capace di dare valore alle piccole cose e non si accontenta di seguire la moda; che la cultura, lo ribadiamo, quella vera, è inevitabilmente globale quando è autenticamente locale. E ancora: che cultura, quella vera, è sempre sinonimo di apertura. Qualcuno è pronto ad obiettare: cosa c’è di aperto in un giardino che è stato pensato per rimanere ben protetto tra le mura di un palazzo o di una casa? I giardini e i cortili ferraresi, e noi cittadini faremmo bene a ricordarcelo, non sono “conclusi”, chiusi, a significare intolleranza e impenetrabilità. Stanno nascosti e stretti, avvinghiati in un unico amplesso con pietre e mattoni, come amanti abbracciati. I nostri giardini forse rappresentano l’intimità di chi si ama, e l’intimità non è mai chiusura, semmai è apertura massima alla novità di nuove vite.

Questi interni verdi sono talmente ferraresi da sembrare internazionali.

Palazzo Prosperi Sacrati, cantiere perenne: colpa di soldi (pochi) e idee confuse

dsc_0011 Il progetto Interno Verde ha dato la possibilità, sabato e domenica scorsi, di scoprire i bellissimi giardini nascosti di Ferrara, permettendoci di curiosare tra edifici storici e case private. Ma tra le tante sorprese, un luogo ci ha spezzato il cuore, a causa della situazione di abbandono in cui si trova ancora oggi. Perché Palazzo Prosperi Sacrati versa in queste condizioni?

Del meraviglioso edificio rinascimentale voluto da Ercole I d’Este nel 1493 resta ben poco. Oltre alle demolizioni avvenute nel tempo, nei luoghi in cui ora sorge il liceo Ariosto, il Palazzo è stato lasciato a se stesso, una sorta di cantiere.

“Gli ultimi lavori – ci spiega la professoressa Silvana Onofri, presente durante le due giornate di Interno Verde come volontaria Arch’è-associazione culturale “Nereo Alfieri”– furono fatti prima del terremoto. Venne tolto il pavimento in cemento messo dopo i bombardamenti della Seconda guerra mondiale e fu abbattuto il solaio. Molto probabilmente questi lavori hanno salvato l’edificio perché averlo alleggerito ha permesso che non subisse danni con le scosse”.

Il Palazzo è stato aperto al pubblico nelle condizioni in cui si trova da allora, con l’erba della corte interna tagliata per l’occasione e le zone pericolanti contrassegnate da barriere. È stato anche possibile percorrere la scalinata fino al piano superiore, in cui si possono ammirare i lavori iniziati. Prima del terremoto fu eseguita anche una campagna stratigrafica, per capire se fossero presenti ancora gli affreschi sotto le mura intonacate. Si è scoperto che, sotto lo strato bianco della parete, la stanza conserva ancora le decorazione originarie.

dsc_0005Proprietà del Demanio fino al 2000, il Palazzo Prosperi Sacrati è stato ceduto al Comune di Ferrara in seguito ad una permuta. Dopo quattro anni dal terremoto finalmente c’è stata l’assegnazione di finanziamenti per i fondi post-sisma di un milione di euro.

“I primi lavori – spiega l’architetto Natascia Frasson, responsabile dell’unità operativa Servizi Beni Monumentali – dovrebbero iniziare nel 2018 e serviranno per avviare un intervento di consolidamento e miglioramento sismico agendo sulle strutture dell’edificio, rendendolo più performante. Si lavorerà anche sulla volta, perché l’obiettivo è quello di cercare di renderlo visitabile in alcune giornate”.

I fondi stanziati, però, non bastano a finanziare l’intero restauro del Palazzo, che è su tre livelli ed è interamente decorato. Il primo investimento fatto, prima del terremoto, permise la costruzione del coperto, per evitare che l’acqua si infiltrasse nell’edificio, e l’apertura della volta, che era fortemente dissestata. Il progetto Arcus del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo permise la campagna stratigrafica, che portò alla luce le decorazioni.

dsc_0006Per un restauro totale servirebbero circa dieci milioni di euro ma il Comune dovrebbe anche decidere cosa farne.

“A seguito dei lavori che faremo con i finanziamenti – continua l’architetto Frasson – il Comune dovrà decidere la destinazione che vorrà dare a questo edificio”.

I costi di manutenzione e gestione di un museo sono alti e il Comune di Ferrara, città già piena di spazi museali, potrebbe avere difficoltà a gestirne un altro. Ma come utilizzare un luogo storico e affascinante come Palazzo Prosperi Sacrati senza snaturarne la natura e il valore?

Nell’attesa di sapere come agirà il Comune per restituire l’edificio ai cittadini, chi vorrà potrà visitarne i giardini nelle giornate del 24 e 25 settembre con l’associazione Arch’è, durante le Giornate Europee del Patrimonio istituite dal MiBACT.

 

Festival dei giardini segreti: Ferrara svela le sue “fiabe” verdi

Dalla piccolissima ma fiorente corte di via Capo delle Volte ai bellissimi interni di vicolo del Parchetto, si resta affascinati nello scoprire che Ferrara è una città immersa nel verde, gelosamente custodito dietro le imponenti mura delle abitazioni storiche.
Ha preso il via ieri la prima edizione di Interno giardino, due giornate dedicate alla scoperta di trentotto tra corti interni e giardini segreti di Ferrara. Il percorso è libero e si snoda tra le storiche vie della città, tra le quali ci si può muovere a piedi o, scelta preferibile, con la bicicletta, noleggiabile presso il Chiostro di San Paolo, sede operativa dell’evento. I giardini si estendono e si lasciano rimirare dai visitatori, sorpresi e felici di aver colto l”opportunità di trascorrere un piacevole fine settimana settembrino all’aria aperta.

“La sensazione migliore – afferma Licia Vignotto dell’associazione Ilturco, organizzatrice dell’evento – è sentire i ferraresi felici di scoprire luoghi in cui non erano mai stati, o rivedere spazi dimenticati. Per i turisti, invece, non potrebbe esserci weekend migliore, perché Ferrara è bellissima e, in questo modo, accompagnano alla visita tradizionale un percorso diverso, percorrendo vie meno frequentate e scoprendo dei giardini che altrimenti non avrebbero modo di vedere”.

La giornata di sabato sembra aver confermato le idee degli organizzatori, con più di duemila biglietti venduti e un pubblico entusiasta.

La stessa gioia proviene anche dai proprietari di questi rifugi nascosti, che hanno accolto i visitatori durante tutta la giornata, raccontando le loro storie intrecciate a quelle di questi spazi tanto amati. Così, a chi visiterà la casa in via Boccaleone verrà raccontato di quando quello spazio venne acquistato, nel dopoguerra, e delle tragiche condizioni in cui si trovava. La lungimiranza del proprietario, che non volle un’abitazione imponente ma “verde da ogni finestra”, ha trasformato un luogo distrutto dagli scontri in uno splendido giardino diviso a zone, in modo che da ogni punto della casa e da ogni finestra possa entrare sempre la luce naturale e il colore delle foglie.

Nello stesso periodo un rettore dell’università di Ferrara lasciava la città per Roma, vendendo la sua casa con tutte le sue opere, come le statue provenienti dalle ville venete e un probabile obelisco bizantino. A raccontare di questa casa è la sua proprietaria, a cui si illuminano gli occhi quando ripensa alla follia che fu acquistarla e a tutto l’amore che è passato tra quelle mura. Il giardino era il regno dei più piccoli e degli animali, tra cui i pavoni che scorrazzavano liberamente tra alberi e cespugli lussureggianti.

A stupire più di tutti è stato il parco di Villa Zappaterra, che anticamente fu Chiesa e convento di Santa Maria degli Angeli, voluta di Niccolò II nel 1403 e che, ancora oggi, ospita i resti di dieci tombe dei membri della famiglia estense. Danneggiato gravemente dagli anni e dalle guerre, resta ben poco di quello che fu in origine, ma la sua bellezza lascia senza parole.

Tra atmosfere da fiaba, orti biologici e alberi imponenti, la casa del signor Angelo è un vero e proprio museo a cielo aperto. Il cancello di un piccolo cortile, in un vicolo interno di via Piangipane, è spalancato e pronto ad accogliere i curiosi presentando loro quello che vedranno, Cose di Altri Tempi. Anticamente officina di un maniscalco, era un punto di ritrovo per coloro che venivano da fuori città e volevano far riposare i cavalli. Il proprietario racconta a chiunque sia interessato la storia e la funzione di oltre duecento oggetti esposti lungo le mura del giardino.

Riccardo Gemmo, dell’associazione ilturco, si dichiara più che soddisfatto di questa prima giornata:

“Siamo molto felici perché è stato un lavoro lungo, soprattutto perché inizialmente i proprietari di questi giardini erano diffidenti, non erano sicuri sarebbe stata una buona idea. Ma, dopo aver frequentato eventi simili sparsi sul territorio italiano, eravamo convinti che Ferrara fosse la città perfetta e non ci siamo arresi. I visitatori sono stati tanti, abbiamo ristampato mappe e volantini perché era tutto in esaurimento”.

Nella speranza che si riconfermi l’anno prossimo con ancora più giardini, continuiamo a curiosare e a spiare dai portoni lasciati aperti, per goderci i giardini che hanno ispirato scrittori e registi.

Per ulteriori informazioni consultare ilturco: http://www.ilturco.it/

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LA PROPOSTA
Agenda online, eventi di strada e archivi digitali: idee per una città che crea conoscenza

(Pubblicato il 6 gennaio 2016)

Mappare, informare, mostrare, conservare: ecco una serie di appunti pratici di cose da fare per una città pervasa di stimoli, in grado di generare conoscenza. Scopo: passare da un modello astratto, idealtipico, a un luogo reale, da vivere subito, concretamente. La nostra città, Ferrara, arricchita in poche mosse.

Primo punto: far sapere. Questo è il vero problema, non certo la mancanza di offerta. Eppure si sente dire spesso – a sproposito – che a Ferrara non capita mai niente. Vero magari in ambito imprenditoriale. Ma nulla di più falso se si parla di cultura. A Ferrara si svolge una quantità impressionante di eventi e di iniziative, ogni giorno ci sono occasioni interessanti di incontro e confronto. Pensiamo non solo ai festival o agli appuntamenti ricorrenti, ma a dibattiti, mostre, concerti, proiezioni; ai trecento e passa incontri che si tengono ogni anno in biblioteca e alle quotidiane iniziative organizzate da istituzioni pubbliche e associazioni private. Tanto per dire: nei due weekend compresi fra la fine di settembre e l’inizio di ottobre in città si sono svolti Unifestival, il Premio Estense, la rassegna di Music Emergency, le conferenze dell’istituto Gramsci sulla democrazia, la mostra sulla Videoarte ai Diamanti, la rassegna gastronomica “L’Europa a Ferrara” e il Ferrara tango festival all’acquedotto, il concerto per Federico Aldrovandi, gli eventi “Iperurbs” di Wunderkammer legati alla valorizzazione del Volano, la mostra “Muse, donne in bicicletta”… E qualcosa certamente dimentichiamo. Ma è solo un esempio.

Il fatto è che spesso le cose non si sanno, forse perché è carente o inappropriata l’informazione e non c’è una corretta e capillare promozione degli eventi. Eppure i giornali e la tv la loro parte la fanno. Listone magazine pubblica persino una comoda agenda degli appuntamenti, gli organizzatori in genere diffondono newsletter a soci e simpatizzanti, ma evidentemente non basta. Perché sono in tanti a lamentarsi che non c’è niente. Salvo poi scoprire in ritardo (e magari rammaricarsi) di avere perso questo o quell’appuntamento.

Ferraraitalia è promotrice di un manifesto-appello per ‘Ferrara città della conoscenza’ che ha già raccolto oltre 140 adesioni [leggi]. Il presupposto è che tutta la vita è apprendimento, l’obiettivo è che la città fondi la propria crescita sul sapere e per questo ne favorisce la ricerca, la creazione, la condivisione, la valutazione, il rinnovo e l’aggiornamento continuo. Di questi temi si è recentemente discusso anche all’interessante ‘world caffè’ organizzato alla Città del ragazzo.

Un buon primo passo sarebbe quello di far conoscere da subito ciò che già si fa, informando capillarmente per favorire la partecipazione. Servirebbe dunque una banca dati condivisa che potesse fungere da luogo di raccolta e distribuzione delle informazioni, in cui ciascun soggetto inserisse i propri eventi e al quale ciascun cittadino potesse accedere: un’agenda digitale online consultabile attraverso il web da qualunque postazione pubblica o privata, attraverso varie chiavi di interrogazione (tema, data, luogo, relatori, organizzatori…). Ci provò una decina d’anni fa la Camera di commercio a mettere in piedi una cosa del genere, ma i tempi probabilmente non erano maturi. Oggi lo sono.

A monte, per quanto possibile, sarebbe opportuno coordinare le attività onde evitare o limitare le sovrapposizioni. In questo senso l’agenda digitale agevolerebbe anche gli organizzatori che, consultandola preventivamente, avrebbero l’opportunità di stabilire giorni e orari in considerazione di quanto già programmato e inserito in banca dati.
Mentre per divulgare l’informazione, oltre a utilizzare i canali pc, tablet, smartphone, auspicabile sarebbe l’uso di tabelloni elettronici connessi alla rete e dislocati in vari punti della città, non solo del centro ma anche dei quartieri esterni e dei principali accessi urbani.

Utile risulterebbe anche una newsletter destinata agli utenti iscritti all’ipotizzato servizio di agenda digitale. Al riguardo, detto per inciso, è incomprensibile che le pubbliche amministrazioni ancora non provvedano ad acquisire un’anagrafe digitale che, accanto ai principali dati sensibili di ciascun cittadino residente (nome e indirizzo), includa anche il recapito mail per la trasmissione di informazioni e documenti digitali.
Nel nostro caso un database del genere sarebbe utilissimo (passo preliminare) per realizzare un censimento dei bisogni formativo-culturali, tracciare una mappatura degli utenti dei servizi, favorire l’aggregazione di comunità web, promuovere forum e confronti tematici, agevolare lo scambio di esperienze, ricevere feedback e richieste, focalizzare tematiche e problemi da approfondire sulla base degli interessi espressi, anche per fornire ad a enti e associazioni elementi di orientamento delle loro attività.

Secondo punto: far vedere. Si può immaginare uno sforzo ulteriore: non solo far sapere, ma mostrare. Ecco, allora, un impegno mirato a ‘portar fuori’ gli eventi, farli uscire dai luoghi chiusi e sfruttare le piazze, i giardini, i parchi pubblici, ossia i luoghi dove le persone si muovono, affinché possano ‘inciampare nel sapere’, trovarlo anche senza cercarlo, imbattercisi anche senza una precisa intenzione. Replicare cioè quel meccanismo trascinante tipico dei festival, quando le città sono invase dalla cultura e dagli spettacoli.

Quello atmosferico è un problema superabile. Parlando della nostra città, si può osservare come Ferrara sia ricca di portici e di luoghi coperti contigui alle piazze, che potrebbero fungere da riparo in caso di condizioni avverse. Qualche esempio? La galleria Matteotti e il portico di San Crispino accanto al Listone. E, sempre nei paraggi, i portici di via Gobetti, tristi a causa dei negozi ormai quasi tutti chiusi: rianimarli non sarebbe male… In fondo a San Romano c’è il chiostro della chiesa sconsacrata che ospita il museo della cattedrale. Sul fronte di Porta Reno la chiesa di San Paolo di portici ne ha due, accessibili da piazzetta Schiatti e dallo sterrato attualmente inutilizzato sotto la torre dei Leuti, all’angolo con via Capo della Volte. E anche davanti alla banca c’è un ampio loggiato.
Ma c’è un piccolo portico anche nella piazza del Municipio e un altro accanto a piazzetta Sant’Anna. E poi ce n’è uno lungo e suggestivo in piazza Ariostea, quello delle suore Stimmatine. E poi in piazza Savonarola e dai giardini del castello. L’elenco potrebbe continuare ed estendersi alla periferia. Questo per dire che immaginare di organizzare eventi all’aperto non è assurdo perché molti spazi sono riparati o vicini a luoghi pubblici coperti, come appunti portici e loggiati.
Fare ‘cultura in piazza’ con continuità per tutto il tempo dell’anno, oltre a garantire visibilità immediata offrirebbe una forte e trascinante sensazione di fervore, di laboratorio sempre attivo, di città che pulsa sapere e conoscenza. Appunto.

Terzo passo: conservare. Infine sarebbe necessario serbare memoria. A vantaggio di chi è interessato ma non ha la possibilità di esserci e magari di chi vuole rivedere e riascoltare, offrire l’opportunità di recuperare i materiali in forma audiovisiva, creando archivi multimediali e banche dati accessibili online che consentano di rivedere e ascoltare. In questo modo si garantisce l’opportunità di un ‘accesso differito’ e si salvaguarda la documentazione di ciò che si è fatto.. Trattenere in un archivio multimediale – accessibile gratuitamente a tutti – reperti audio e video di eventi, incontri, conferenze è un dovere civile.
Non si deve pensare a grandi costi per un’operazione del genere. Tecnicamente la realizzazione non comporta oneri significativi. E prevedibilmente gli organizzatori e gli stessi utenti volentieri potrebbero collaborare, conferendo i loro filmati, le loro immagini fotografiche, le loro registrazioni digitali. Servirebbe principalmente un lavoro di coordinamento e di razionalizzazione. Ma in questo modo si preserverebbe e si renderebbe fruibile nell’interesse di tutti (e senza barriere spazio-temporali) un grande patrimonio che ora va colpevolmente disperso.

Una ‘città della conoscenza’ è ben più delle cose elencate e realizza un progetto per certi versi rivoluzionario. Ma mentre si ragiona dei suoi connotati e si definiscono le linee teoriche di sviluppo è bene anche cominciare concretamente a declinare in azione l’intenzione, traducendo i presupposti astratti in piccole ma significative esperienze.

Cibo e Cinema, Natura e Cultura

“La mortadella è buonissima, non c’è niente da fare, è proprio buona. La mortadella  è comunista, il salame socialista e il prosciutto è democristiano! La coppa? Liberale! Le salcicce? Repubblicane! E il prosciutto cotto è fascista!”, Francesco Nuti in “Caruso Paskoski”

“Eppure che è la fame? Un vizio! E’ tutta un’impressione! Ah, se nun c’avessero abbituati a magnà, da regazzini!!”, Franco Citti in “Accattone”

“Macaroni… m’hai provocato e io te distruggo! Macaroni, io me te magno!”, Alberto Sordi in “Un americano a Roma”

“Io non faccio il cascamorto; se casco, casco morto per la fame”, Totò in “Miseria e nobiltà”

VOLANTINO COLTIVIAMO IL CINEMA 2016-2
Il cibo e il cinema, il cinema e il cibo: la cultura gastronomica italiana è tanto radicata nella storia dei territori che si fa essa stessa storia. Per raccontare il rapporto fra la terra, il cibo e la settima, Arte Coldiretti Ferrara e i produttori di Campagna Amica, in occasione del Ferrara Film Festival 2016, propongono un momento di incontro di questi mondi in un angolo di Ferrara, dove apprezzare la visione di celebri film e documentari nei quali sono presenti temi ed argomenti legati all’agricoltura e alle sue produzioni, degustando cibo locale.
Sabato 4 e domenica 5 giugno, dalle 10 alle 20, in piazzetta Porta Reno.
Il programma completo della manifestazione sul sito di Coldiretti Ferrara.

OGGI – IMMAGINARIO CULINARIO-CINEMATOGRAFICO
Clicca sulle immagini per ingrandirle

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…ci

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Festival Fotografia Europea, un nuovo sguardo sul mondo

Nel 2006 il Comune di Reggio Emilia dà inizio alla manifestazione internazionale Fotografia Europea. Al centro dell’attenzione è la fotografia come strumento privilegiato per riflettere sulle complessità della contemporaneità.
Ogni anno gli autori sono chiamati a confrontarsi su temi diversi: la condizione urbana contemporanea, il corpo, il tempo, lo sguardo, la cittadinanza, il cambiamento. Sono molte le produzioni realizzate “ad hoc” per il festival e poi confluite nella pubblica collezione della città.
Trattandosi di una riflessione a tutto campo sull’immagine contemporanea, si confrontano sul tema non solo fotografi ma anche intellettuali, artisti, filosofi e scrittori, tanto da essere ormai diventato un punto di riferimento nazionale e internazionale nel panorama degli appuntamenti culturali dedicati alla fotografia.
Il punto di partenza è l’insegnamento di Luigi Ghirri: la possibilità, attraverso l’immagine, di guardare al mondo come non lo si è mai fatto prima.

L’undicesima edizione del Festival Fotografia Europea, che si svolgerà dal 6 maggio al 10 luglio a Reggio Emilia, Bologna, Parma e Rubiera, affronterà il tema “La via Emilia. Strade, viaggi, confini“, nella loro accezione più ampia e trasversale: una riflessione sul tema della strada, partendo proprio dalla grande arteria romana che va “dal fiume al mare” per approdare alle vie del mondo, ai luoghi di transito e di confine nella società odierna. Questo argomento riprende a trent’anni di distanza, “Esplorazioni sulla via Emilia” (1986), l’opera collettiva sul paesaggio a cura di Luigi Ghirri con un gruppo di fotografi e scrittori che raccontava il “volto di un paese reale” segnando una pagina significativa della fotografia contemporanea. La “Via Emilia”, arteria stradale strategica e con oltre 2200 anni di storia, è tra l’altro un brand territoriale della Regione Emilia-Romagna, pensato da Apt servizi nel 2015 per promuovere le eccellenze regionali.

Per tutto il periodo del festival ci saranno mostre, conferenze, spettacoli, concerti, educational e varie iniziative, ospitate nelle principali istituzioni culturali e sedi espositive di Reggio Emilia, saranno gli ingredienti di un ricco programma di eventi, animato da protagonisti della fotografia, della cultura e del sapere, per sollecitare un confronto fra differenti espressioni di creatività e di pensiero.

Il festival è curato da un comitato scientifico composto da Diane Dufour (direttrice Le Bal, Parigi), Elio Grazioli (Università degli studi di Bergamo), Walter Guadagnini (Accademia di Belle Arti di Bologna).

Foto di © Paolo Simonazzi in mostra al Festival Fotografia Europea 2016.

Per saperne di più leggi clicca qui e leggi il comunicato stampa.

Per visitare il sito di Fotografia Europea clicca qui.

#Io condivido: la sharing economy tra valore partecipativo e sfide di business

da: Altroconsumo

In Università Bocconi il 15 marzo, giornata mondiale del consumatore, presentazione risultati dello studio internazionale Collaborative consumption: unlocking its real value for the users.

Su oltre 2300 intervistati in Italia il 62% ha partecipato almeno una volta a esperienze di condivisione, diventando soggetto della sharing economy. Chi non lo ha fatto ha citato come barriera d’ingresso aspetti informativi. Tra chi ha dichiarato un’esperienza recente, il 70% si dice molto soddisfatto; percentuale che sale al 77% quando l’interazione è online.
La nuova catena digitale del valore si compone di ruoli interscambiabili. È l’esigenza del servizio al centro del mercato. Chi eroga diventa chi fruisce, con una costante ricollocazione in uno spazio liquido; l’àncora è la piattaforma tecnologica, capace di offrire soluzioni che consentono la negoziabilità di un bene non utilizzato, ciò che da una parte genera un’entrata dall’altra un risparmio.

Il quadro esperienziale cambia trascinandosi scommesse di protezione dei diritti a volte perse – dalle pratiche commerciali scorrette alle clausole vessatorie, alla mancanza di meccanismi stabili di risoluzione delle controversie.

Sharing Economy & Social Business 15 marzo presso l’aula X-Perience lab dell’Università Bocconi dalle ore 14 alle ore 17.

A confronto diversi nuovi modelli di business che aggiungano valore sociale e profittabilità, oltre a benefici per i consumatori e alle sfide normative, con il Disegno di legge sulla sharing economy in via di definizione.

Insieme DeRev, Gnammo, Airbnb, Uber, Collaboriamo.org, Netcomm con Altroconsumo, con la ricerca e sperimentazione accademica di Università Bocconi e Università Cattolica, con gli esponenti dell’Intergruppo parlamentare per l’Innovazione tecnologica che lavorano sulla proposta di legge alla Camera dei deputati.

Luisa Crisigiovanni, segretario generale Altroconsumo: “La scommessa della sharing economy è la promozione di una diversa ridistribuzione della ricchezza, un’innovazione sociale ed economica ancor prima che tecnologica. In questo contesto la tutela dei consumatori deve essere evolutiva ed aperta al cambiamento. Significa soprattutto trasparenza delle piattaforme e definizione delle responsabilità nelle relazioni tra consumatori ed imprese e tra consumatori e consumatori”.

L’incontro in Università Bocconi è una delle tappe del percorso congiunto verso la costruzione concreta di una sharing economy sostenibile e rispettosa dei diritti dei consumatori, con un’apertura a tutte le piattaforme e ai player del mercato. Iniziato col Manifesto del luglio scorso, il percorso a settembre 2016 culminerà nel Festival Altroconsumo al Castello Sforzesco a Milano.

#IOCONDIVIDO

Requiem per Sanremo

da Stefano Peverin

Sanremo (nel senso di festival) è finito, evviva Sanremo. Per qualche giorno ancora sopporteremo saggi commentatori tuttologi che, non capendo, una beata mazza di musica, commenteranno sapientemente le gesta dell’italica canzone, inneggeranno al presentatore piu ruffiano dell’universo terracqueo, fingeranno emozione per la presenza di Bosso, pensando, ovviamente, solo alla sua malattia e non alla sua musica (sono convinto che se non fosse ammalato mai avrebbe calcato quel palco, e, forse, molti non avrebbero saputo della sua esistenza in vita), poi, piano piano, come neve al sole, si spegneranno gli echi di questa megamanifestazione markettara, e Sanremo tornerà ad essere la città dei fiori ed, in parte, la città simbolo degli assenteisti (ricordate il dipendente in mutande che timbra il cartellino?). Di questo Festival rimarranno, tra le pieghe della memoria, gli starnazzamenti di Facchinetti che crede di avere ancora 30 anni (vedi la tinta cangiante dei suoi capelli), dimenticando che i Pooh non sono i rolling stones e che lui non sarà mai Mick Jagger, rimarrà la convinzione che quella manifestazione non rappresenta nè la musica vera, nè la musica italiana, rimarrà la volontà di condizionare i gusti degli italiani inscenando potenti fiction televisive ed incantando il pubblico con luci sfavillanti che possano coprire la piattezza delle note e l’inutilità dei testi, rimarrà, certamente, un Italia che, nonostante vogliano convincerci del contrario, arranca e cerca di ritrovare un pò di benessere, rimarrà la lotta al terrorismo internazionale, rimarranno certi politici da basso cabotaggio che speculano su qualsiasi cosa, rimarranno le pantomime parlamentari in cui diventa complicato persino approvare una legge fondamentale che difenda i diritti di tutti, come la Cirinnà, insomma, tutto, più o meno rimarrà come prima, a parte il conto corrente di Conti (abile manovratore della piattezza culturale) e dei comprimari capaci solo di ecidenziare la bellezza esteriore senza la minima capacità di far emergere anche qualcosa di piu profondo come il valore.
Almeno hanno vinto gli Stadio, che, pur non apprezzandoli troppo, sono musicisti seri, preparati e che approcciano lo show biz con capacità e voglia di fare qualcosa che rimanga nei cuori degli appassionati. Per il resto continuiamo la nostra vita, ascoltiamo la musica che più ci piace, non dimenticando di usare il nostro cervello nelle scelte e di non abbandonare mai la “fame di imparare” senza piegarci ai consigli per gli acquisti.
Detto ciò buona domenica di pioggia.

Stanze di vita di Ezio Bosso, pianista sull’oceano del coraggio

ezio-bosso“Si dice che la vita sia composta da 12 stanze. 12 stanze in cui lasceremo qualcosa di noi che ci ricorderanno. 12 le stanze che ricorderemo quando saremo arrivati all’ultima. Nessuno può ricordare la prima stanza dove è stato, ma pare che questo accada nell’ultima che raggiungeremo. Stanza, significa fermarsi, ma significa anche affermarsi. Ho dovuto percorre stanze immaginarie, per necessità. Perché nella mia vita ho dei momenti in cui entro in una stanza che non mi è molto simpatica detto sinceramente. E’ una stanza in cui mi ritrovo bloccato per lunghi periodi, una stanza che diventa buia, piccolissima eppure immensa e impossibile da percorrere. Nei periodi in cui sono lì ho dei momenti dove mi sembra che non ne uscirò mai. Ma anche lei mi ha regalato qualcosa, mi ha incuriosito, mi ha ricordato la mia fortuna. Mi ha fatto giocare con lei. Si, perché la stanza è anche una poesia. (Ezio Bosso)

InsuperAbile, inafferrAbile, inenarrAbile. Ezio è un genio. Un genio della musica, dell’ironia, della simpatia, dell’arguzia. E mostra la forza di un Uomo che grazie al suo spirito supera tutte le barriere. Anche quelle del suono.

Siamo un Paese strano, quello che si accorge sempre tardi dei suoi talenti. D’altra parte, i romani insegnavano che Nemo propheta in patria. Ma oggi, di Ezio Bosso parlano tutti: il web impazza, i commenti al video dell’esibizione di Sanremo sono migliaia, la rete mormora. E le sue frasi sono già aforismi. Ma come non fermarsi a riflettere davanti alle parole di un uomo così normale e speciale al tempo stesso. Come non commuoversi di fronte a tanta pura, disarmante umanità ? Il Buongiorno sulla Stampa che gli ha dedicato Massimo Gramellini è splendido. E’ bello fare colazione in un altro Paese, leggendo queste parole come primo esercizio mattutino. Il riferimento a un uomo che non è certo con le spalle al muro a causa della sua situazione fisica ma “che oltrepassa il muro nell’unico modo possibile, volando”, è una poesia.

65d337b8d03e5616c31389f7c310685f_XLQuelle mani agili e quasi magiche che scorrono sulla tastiera suonando un leggero e tintinnante “following a bird” fanno volare insieme a quel piccolo animaletto che svetta verso le nuvole. Spensierato, incurante della pioggerellina sotto le sue ali, l’incantevole che incanta. Noi con lui, noi con Enzo. E solo con la musica che commuove, che smuove.

Questo meraviglioso pianista non è sconosciuto agli esperti di musica. Ezio ha 44 anni, è torinese, e ha imparato a leggere lo spartito prima delle lettere, a 4 anni, infatti, già suonava. Da ragazzino è stato bassista degli Statuto, abbandonati per la musica classica, e a soli 16 anni ha debuttato come solista. Formatosi anche a Vienna, compositore, direttore (anche della London Symphony), ha firmato la colonna sonora di “Io non ho paura”, di Gabriele Salvatores. Nel 2011, ha dovuto sottoporsi a un intervento al cervello che lo ha precipitato, parole sue, in “una storia di buio”. Dopo l’intervento infatti è stato colpito da una malattia autoimmune. Non riusciva più a parlare e a suonare, ha dovuto riapprendere tutto. Ma non si è fermato, la musica lo ha guidato, lo ha sostenuto. Lui stesso dice che essa è la sola vera terapia, ricordando il grande maestro Claudio Abbado. Nel 2015 ha inciso il primo disco “The 12th Room”, doppio cd per piano solo registrato con il pubblico in sala a Gualtieri.

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I suoi pensieri sono lucidi, trasparenti, toccanti, umani come solo quelli di una persona che combatte ogni giorno possono essere. Non è compassione, ma meraviglia ed empatia quella che suscita Ezio, un uomo di fango e stelle, come continua Gramellini, un piccolo miracolo che ci fa uscire dalla confusione di un mondo che combatte, che non si comprende, di uomini che hanno perso l’orientamento e la capacità di comprendere cosa veramente conti nella vita. Fermarsi un attimo a pensare e a rivedere tanti giorni persi è il vero miracolo di Ezio. Per uscire da quella stanza che non ci piace, infine. Grazie magico Ezio, grazie maestro.

 

Video Rai, da vedere e rivedere…: link

Sito di Ezio Bosso: vedi

La musica si fa soltanto insieme

“La musica come la vita si può fare in solo modo: insieme”. Il vero grande successo di questa edizione 2016 del Festival di Sanremo ancora in corso è stata sicuramente la performance del maestro Ezio Bosso, che con queste parole ha emozionato non solo la platea del teatro Ariston ma tantissimi italiani; per i più molto probabilmente è stata una piacevolissima scoperta, nonostante Bosso sia da tempo considerato uno dei pianisti e compositori più influenti degli ultimi decenni. La grave forma di Sla che lo ha colpito qualche anno fa ha fatto sì che il primo album della sua carriera uscisse solamente nel 2015: “The 12th Room” è il titolo di questo sua opera (da ieri in cima a tutte le classifiche di vendite negli store musicali online) nella quale è contenuto il brano Following a Bird eseguito a Sanremo.

Ogni giorno un brano intonato a ciò che la giornata prospetta…

IL FATTO
Ferrara perde il festival di Altroconsumo ma lancia quello della Sharing economy

Ferrara perde il festival di Altroconsumo. La quarta edizione non sarà ospitata dalla città estense ma si terrà a Milano in autunno. Il vicesindaco Massimo Maisto non nasconde il rammarico: “Dispiace molto, era una stimolante occasione di confronto e conoscenza, proponeva interessanti temi di discussione e stava crescendo”. In effetti i numeri indicando un trend positivo: 15.000 spettatori nel 2013, 25.000 nel 2014, mentre non furono ufficializzati quelli dello scorso anno, un particolare questo che riletto a posteriori appare come un potenziale indizio. “Nonostante il meteo non sia stato favorevole abbiamo registrato una buona affluenza di pubblico”, si limitò ad osservare a consuntivo il responsabile delle relazioni esterne Marco Pierani, senza snocciolare dati. Una soddisfazione evidentemente di facciata, insufficiente per convincere gli organizzatori a confermare una scelta sulla quale da tempo gravavano perplessità. Così, ecco il radicale cambio di rotta per abbracciare le lusinghe della grande città. Decisione controcorrente, se si considera che quasi tutti i più importanti festival hanno le loro sedi in località di medie o piccole dimensioni: oltre a Ferrara (che già ospita Buskers, Internazionale e Libro ebraico) Mantova, Modena, Trento, Rimini, Pesaro, Perugia, Sarzana… La scelta interna è stata sofferta e contrastata, e a dolersene è anche la direttrice della rivista che promuove prassi di consumo consapevole, sostenibile e intelligente secondo il modello del cosiddetto consumerismo: Rosanna Massarenti era e resta convinta che la nostra città rappresentasse un’ottima soluzione per coltivare questi ragionamenti e sviluppare le idealità proprie di un associazione attiva fin dal 1973. “Diritti dei consumatori, consapevolezza, trasparenza sono questioni importanti e di grande interesse – commenta Maisto -. Anche questa è cultura e la sua diffusione favorisce la crescita di una comunità edotta e responsabile”.

Il disappunto lascia comunque spazio a un’interessante novità. A fine maggio, fra dal 20 al 22, proprio nel periodo riservato all’appuntamento con i consumatori, Ferrara quest’anno lancerà un nuovo accattivante festival: quello della sharing economy. Un tema peraltro al centro dell’edizione 2015 di Altroconsumo, quasi un ideale passaggio di testimone. Troveranno spazio ed espressione tutte le tipiche forme del nuovo modello di condivisione: si discuterà delle piattaforme web che consentono di mettere in comune case, auto, disponibilità di oggetti. Ma soprattutto si rifletterà sugli orizzonti sociali di riassetto delle forme aggregative che queste pratiche sollecitano, espressione proprio di un nuovo modo di concepire i consumi e della capacità dei cittadini di fare rete nel mondo e di farsi parte attiva del mercato, mettendo in comune cose, servizi, idee.

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IMMAGINARIO
Della cultura
La foto di oggi…

Estratto della cultura italiana, sintesi del meglio che c’è nel nostro Paese in termine di creatività e innovazione, il Festival IMMaginario è all’ottava edizione e si svolgerà a Perugia dal 2 all’8 novembre.

Quest’anno l’immaginifico, il racconto, la favola e il cinema di Matteo Garrone saranno protagonisti con un omaggio a uno dei nuovi maestri del cinema che ha raggiunto il pubblico internazionale con “Il racconto dei racconti”. Saranno naturalmente presenti i grandi protagonisti della radio e della televisione italiana con i Gialappa’s Band e il re degli alter ego, l’autore, attore, cabarettista, comico e regista Antonio Albanese. Ma il festival è anche innovazione con il direttore scientifico dell’Istituto italiano di tecnologia Roberto Cingolani.

IMMaginario è un festival dedicato alla cultura, alla creatività ed all’innovazione. Evoluzione del bATìk Film Festival, non si limita al cinema d’autore italiano e internazionale, ma pone l’attenzione alle trasformazioni che la rivoluzione digitale sta apportando al sistema dei media, organizzando incontri e laboratori che mettono a confronto i protagonisti dei media tradizionali e i giovani che pensano ed inventano nuovi format, i particolare per la rete.

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IMMAGINARIO
Ad Argenta è Corto
(ma bello).
La foto di oggi…

Brevi, asciutti, digitali: i cortometraggi stanno vivendo un nuovo periodo d’oro, tanti i festival cinematografici a loro riservati.

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La locandina

Da zero a trenta minuti, questa la durata richiesta per i cortometraggi digitali che partecipano  Zerotrenta Corto Festival in programma sabato 24 e domenica 25 ottobre ad Argenta. La rassegna nazionale si rivolge principalmente alle produzioni indipendenti, con l’obiettivo di offrire spazio e visibilità a quei giovani artisti che riescono, al di là dei budget limitati, a raccontare le loro piccoli e grandi storie. Particolare attenzione viene rivolta agli autori residenti nel territorio emiliano-romagnolo con il premio Corti Emiliani, al fine di divulgare e valorizzare i talenti emergenti della nostra regione. Quest’anno alla 11° edizione, il festival presenta ottanta opere  e si prevede all’insegna della comicità.

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INTERNAZIONALE
Fotogiornalismo: non la verità ma un punto di vista sulla realtà

Prima ancora della piena affermazione di internet e delle forme digitali della comunicazione, fu la fotografia a scoprire e valicare la frontiera della realtà virtuale. Potremmo definirla l’era di Photoshop, quella che ha dato avvio a una seriale e sofisticata tecnica di fotoritocco che oscilla fra il semplice miglioramento della qualità tecnica dell’immagine e la sua contraffazione, con finalità non sempre dichiarate e nobili. In questo senso, ma al contrario, manifesto era l’intento della Voce di Indro Montanelli, innovativo quotidano ch,e con la geniale direzione artistica di Vittorio Corona, inaugurò con successo una tendenza che però non ha fatto scuola, proponendo ogni giorno in prima pagina un fotoritocco – dagli intenti dichiaratamente provocatorio e sarcastico – una sorta di alternativa alla tradizionale vignetta, non la verità dei fatti, dunque, ma il punto di vista del giornale sull’attualità.

“Il dilemma relativo al rapporto fra realtà è rappresentazione accompagna la storia della fotografia fino dalla sua nascita – sottolinea giustamente Arianna Rinaldo introducendo il dibattito che Internazionale ha dedicato a questo stimolante tema – ma è diventato attualissimo con il fotogiornalismo e il successivo impiego dei moderni software di rielaborazione digitale”. L’aspetto manipoitivo è stato però tenuto ai margini della discussione, per incentrare la riflessione sul ruolo del fotografo-narratore, sul peso del suo sguardo e la consapevolezza che l’operatore ha del suo delicato compito.

Christiane Caujolle segnala come “la definizione di fotogiornalismo rimandi all’interrogativo su cosa sia informazione oggi. Attraverso internet la notizia arriva in maniera sempre più rapida e immediata ma sempre con minori garanzie circa ala sua attendibilità. Qual è lo specifico ruolo dei giornalisti? – si domanda – La fotografia è una rappresentazione e quindi come tale è un’astrazione: non la realtà, ma un punto di vista, che ha sì un collegamento concreto con la realtà, ed è quindi uno spicchio di realtà ma non la verità. In giornali invece spesso usano e strumentalizzano la fotografia per accreditare un fatto come indiscutibilmente vero”.
La raccomandazione del photoeditor francese è “recuperare il senso autentico della fotografia, la consapevolezza che già il punto di vista fisico di un fotografo è frutto di una scelta che come tale non può essere obiettiva né esprimere la verità”.
Da un punto di vista etico il punto caldo è quindi quello dell’intenzione: se mira a un’onesta ricostruzione della realtà o ad orientare la comprensione del lettore verso una ‘verità’ gradita.

Francesco Zizola, celebre e acuto fotoreport, sottolinea come “la tecnica fotografica può creare di sana pianta un’impressione di realtà. Questo dovrebbe suggerire a tutti molta cautela nell’associare la fotografia alla realtà, mentre invece si tenda addirittura a considerarla suo specchio. Invece – osserva – è solo una traccia luminosa del reale”.
Alla considerazione aggiunge un’osservazione brillante: “E’ comprensibile che si cad in questo equivoco, perché quello fotografico è l’unico linguaggio inventato dall’uomo costretto a misurarsi con la luce, obbligato quindi a confrontarsi con ciò che emerge dalla realtà nella sua concretezza e materialità, mentre tutti gli altri linguaggi sono frutto di elaborazioni mentali, quindi di astrazioni. Ma oggi non è più vero neppure questo, perché in laboratorio tutto si può contraffare. Quindi anche la fotografia viene ad essere frutto della nostra fantasia. Pian piano anche il fotogiornalismo sta faticosamente e dolorosamente prendendo coscienza di questo fatto”.

“Ogni immagine . conferma Zizola – è interpretazione e non specchio del reale. Fra fotografia e fotogiornalismo le differenze stanno nelle regole del gioco. Al fotogiornalista è richiesto l’impegno a produrre immagini che (pur frutto di un suo sguardo) non devono essere modificate deliberatamente, con intenti strumentali. In campo al fotogiornalista che concorre a generare un quadro informativo c’è quindi una precisa responsabilità etica. Anche la didascalia – aggiunge – concorre attraverso le parole a sciogliere le ambiguità che l’immagine si porta dietro. Ma ciò che è fondamentale è comprendere che le fotografie sono solo una parte della realtà, ma non ne esauriscono il senso. Sono un racconto che si approssima al reale, come ogni altro discorso umano”.
Emerge con chiarezza come ciascuno di noi – fotografi inclusi – sia testimone non neutrale che filtra la realtà attraverso il proprio punto di vista. “Il fotografo lo fa scegliendo il taglio dell’inquadratura, e così interpreta e suggerisce il percorso di lettura e comprensione dei fatti”.

Un sistema di regole che possa disciplinarne l’abuso non è facile da definire. “Il fondamento etico è ‘non si può mentire’. In America la menzogna dei giornalisti è sanzionata severamente. In fotografia è molto semplice mentire, basta girare l’obiettivo per vedere e documentare cose diverse. Per non parlare poi delle manipolazioni digitali”. Dalle quali, come anticipato, il confronto si è tenuto al largo per concentrarsi – ha spiegato Arianna Ribaudo – sul ruolo del fotogiornalismo in quanto tale, del suo rapporto con il fatto attraverso il suo strumento di lavoro: la macchina fotografica”.

Aggiuinge Caujolle: “Menzogna è non dire al lettore cosa sta guardando: ad esempio se una foto è stata preventivamente vistata dalla censura questo va dichiarato. Il lettore deve conoscere in quali condizioni il lavoro è stato realizzato. La manipolazione è il grande dramma del giornalismo, ma a parte questo deliberato intervento c’è sempre inevitabilmente e a volte inconsapevolmente il suo filtro condizionante perché già l’inquadratura è una scelta che condiziona la comprensione. Peraltro il fotomontaggio ha una grande tradizione, io lo pratico ma va dichiarato e ne vanno dichiarate le intenzioni”.

Infine ancora Zizola: “Le regole ci regalano la credibilità, la possibilità di affermare che non tutto è indiscriminato arbitrio. Ma ricordiamoci sempre che la fotografia è figlia del l’intenzione del fotografo. Il quale è obbligato a scegliere un punto di vista. E l’alterazione della realtà è duplice: il punto di vista dell’autore la rielaborazione finale del lettore”.

INTERNAZIONALE
E’ la democrazia diretta l’alternativa alla politica schiava dell’economia

Crisi e opportunità. La riflessione di Stefano Feltri vicedirettore del Fatto quotidiano, stimolato dal giornalista Rai Giorgio Zanchini, si è tenuta in bilico fra questi due estremi. Parlando in biblioteca Ariostea del suo ultimo libro (“La politica non serve a niente”) ha focalizzato il ragionamento sul declino della politica tradizionale e sugli orizzonti dischiusi dalle nuove tecnologie anche in termini di processi democratici e nuove modalità partecipative. “Sta nascendo la Repubblica di Facebook”, ha commentato, riferendosi agli spazi di intervento web attraverso i quali ci esprimiamo e ci confrontiamo. “E’ una prospettiva che genera grandi interrogativi”. Alle vecchie oligarchie si sostituiscono nuovi poteri e inediti condizionamenti.
“La crisi attuale – della politica e dell’economia – coincide con una delle più innovative ere dell’umanità per quanto concerne lo sviluppo tecnologico. Al riguardo non sono né ottimista ne pessimista. Storicamente i pessimisti negli ultimi 200 anni hanno sempre avuto torto. La tecnologia distrugge i posti di lavoro tradizionali ma crea altri posti e altre opportunità in differenti settori.
Però stavolta è diverso. I timori degli economisti è che i grandi aumenti di produttività ormai ci siano stati; e considerano per questo difficile ipotizzare nei prossimi anni significativi incrementi occupazionali. Oltretutto per beneficiare delle opportunità della tecnologia bisogna saperla usare. E adesso comincia a diventare difficile insegnare l’uso delle nuove risorse perché sono a un livello talmente avanzato che non è semplice padroneggiarle. Per usare la tecnologia oggi servono competenze elevate, quindi si creano posti di lavoro di altissima specializzazione, quantitativamente limitati, e le opportunità di impiego si riducono”.

Dallo scenario globale l’analisi scivola alle ‘facezie’ di casa nostra. “Il governo Renzi opera attuando sostanzialmente il contenimento della spesa e la riduzione delle tasse, l’agenda è praticamente la stessa in tutti i Paesi occidentali”, ha osservato Feltri. “Adesso vedremo Corbyn se avrà la possibilità di governare cosa proporrà. Ma usare leve di politica finanziaria per sostenere la spesa pubblica probabilmente non si farà mai. In Italia invece adesso per dare impulso alle grandi opere si torna a parlare di ponte sullo Stretto, ma è solo una sparata, giusto per compiacere l’Ncd che lo sostiene e ha bisogno di marcare la propria esistenza, ben sapendo che non si realizzerà mai”.

Come già rimarcato da molti commentatori nei vari dibattiti del festival di Internazionale emerge una sostanziale assenza di alternative politiche praticabili. “Le scelte appaiono obbligate e abbastanza noioso risulta il dibattito politico proprio perché offerta è sostanzialmente la stessa ovunque. La scelta degli elettori, conseguentemente, si orienta su base fiduciaria più che sulla valutazione di opzioni di cui si fatica a cogliere le differenze”.

“La situazione è bloccata dal 2007. La previsione è che la disoccupazione si mantenga all’attuale livello dell’11-12 percento ancora per i prossimi due anni, mentre il Pil è ancora circa nove punti al di sotto di quello di otto anni fa. I segnali di ripresa? Quando si registra uno zero virgola qualcosa di aumento si esulta… In questa situazione oggettivamente è complicato intervenire ed è difficile persino valutare gli effetti reali delle scelte politiche. Gli ottanta euro in busta paga, per esempio, hanno generato qualcosa?”. La disincantata analisi spiega la disaffezione della gente dalla politica, “che si misura attraverso la partecipazione elettorale: i governatori di Liguria e Toscana – aggiunge il vice del Fatto – stante la bassa affluenza alle urne sono stati eletti con il sostegno del 20 percento della popolazione. Come si fa a parlare di seriamente di rappresentatività?”.

Aspro è anche il giudizio su Tsipras, l’uomo che a molti appare come una concreta speranza e alternativa alla politica dominante. “Quando diceva che non avrebbe più firmato gli accordi o era un demagogo in malafede – cosa che non escludo – o ingenuamente riponeva eccessiva fiducia sulla capacità di ripresa della Grecia. Fatto sta che ora governa attuando lo stesso programma che avrebbe portato avanti il centrodestra se avesse vinto. E la grande illusione è svanita. E’ un programma inevitabile. Se la Grecia è il laboratorio per il cambiamento dell’Europa, come hanno dichiarato tanti suoi sostenitori, questo è il risultato: governare rispettando un’agenda imposta dall’Europa alla quale non esistono alternative”.

Se non riparte l’economia la politica è dunque condannata alla sudditanza o può recuperare ugualmente una sua autonomia? domanda a questo punto Zanchini.
“Il messaggio realistico che oggi la politica può lanciare non è riferito alla crescita, ma a priorità minime da salvaguardare: non essere disoccupati, avere un reddito decente e qualche tutela. Se si alimentano invece aspettative superiori al grido di ‘evviva, c’è la ripresa’, si pongono le basi per altre amare delusioni e questo può generare ulteriore sfiducia e disaffezione.
Alcune buone idee le hanno esposte i Cinque stelle: rete di cittadinanza attiva e tagli alle spese per la Difesa e a quelle dei ministeri, da cui si ricaverebbero 15 miliardi che le altre forze politiche non sanno dove trovare per cominciare a garantire un reddito di cittadinanza.
Comunque la politica è destinata a cambiare radicalmente. Non dico si debba necessariamente andare verso la democrazia diretta, ma il modello regge. In questa prospettiva agli elettori si sostuiscono i follower. Se ci pensiamo, qualcosa del genere anche nella democrazie attuali di fatto sta già accadendo”.
E persino la Grecia, in un modello politico di democrazia comunitaria e secondo le logiche della condivisione, si potrebbe salvare senza aspri sacrifici, con un crowfunding continentale: “basterebbe convincere ogni cittadino europeo a devolvere 3 euro e 19 centesimi…”.

L'INFORMAZIONE VERTICALE
osservatorio globale

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Hanno collaborato: Francesca Ambrosecchia, Stefania Andreotti, Anna Maria Baraldi Fioravanti, Chiara Baratelli, Enzo Barboni, Chiara Bolognini, Marco Bonora, Francesca Carpanelli,Andrea Cirelli, Federico Di Bisceglie, Barbara Diolaiti, Roberto Fontanelli, Aldo Gessi, Emilia Graziani, Ivan Fiorillo, Monica Forti,Fulvio Gandini, Simona Gautieri, Camilla Ghedini, Roby Guerra,Giuliano Guietti, Gianfranco Maiozzi, Silvia Malacarne, Virginia Malucelli, Federica Mammina, Paolo Mandini, Giovanna Mattioli,Daniele Modica, William Molducci, Raffaele Mosca, Alessandro Oliva, Luca Pasqualini, Martina Pecorari, Giorgia Pizzirani,Andrea Poli, Valentina Preti, Alessio Pugliese, Chiara Ricchiuti,Riccardo Roversi, Nuccio Russo, Vittorio Sandri, Gaetano Sateriale, Valentina Scabbia, Arianna Segala, Franco Stefani,Elettra Testi, Ajla Vasiljević, Ingrid Veneroso, Andrea Vincenzi,Fabio Zangara

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