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INTERNAZIONALE
Dì qualcosa di sinistra (ma senza disturbare). Orizzonti di cambiamento fra moderazione e radicalità

C’è poca speranza che la più celebre invocazione di Nanni Moretti trovi accoglienza. A sentire il dibattito di Internazionale, che ha scelto per titolo proprio quella sua esortazione (“Dì qualcosa di sinistra”), l’appello parrebbe destinato a restare inascoltato.
Bianca Berlinguer, la moderata moderatrice dell’incontro (che senta forse il bisogno di accreditarsi filo-renziana per salvaguardare la poltrona al Tg3?), mette subito le cose in chiaro (dal suo punto di vista) e traccia il solco di un confronto risultato un po’ al di sotto delle aspettative e degli standard consueti del festival: spiega che l’Italia in questa fase non è un’eccezione, ma si adegua a una tendenza europea che segnala un’eclissi della sinistra radicale e una decisa prevalenza delle politiche moderate, con la sola Inghilterra incidentalmente controvento causa la recente imprevista elezione di Corbyn alla guida del Labour party.

All’annotazione iniziale dell’intervistatrice, replica Michael Braun, solido corrispondente dall’Italia del Die Tagszeitung e unico a sfoderare qualche acuto: “Ma siamo sicuri che serva ancora una sinistra? – si domanda provocatoriamente – L’idea oggi dominante è che si vincano le elezioni solo se si conquista il consenso dell’elettorato di centro. Già da tempo, peraltro, lo spazio della socialdemocrazia si è ridotto perché i conflitti tradizionali sembrano sfumare. In realtà, però – spiega – ora un quarto dei lavoratori sono sottopagati ed emerge in pieno l’insufficienza dell’azione della sinistra e l’inadeguatezza della sua politica. Ma il problema è che la ‘sinistra-sinistra‘ in Italia ha da tempo perso aderenza con la base sociale, Rifondazione per esempio era diventato un partito di insegnanti più che di operai… Oggi, allora, in chi si può riconoscere il nuovo proletariato? Per molti la tentazione è restarsene a casa, perché tanti lavoratori non si sentono più rappresentati. E’ talmente vero, che per l’attuale sinistra a Roma è più facile prender voti ai Parioli che a Tor Bella Monaca…”.

“Ma la tradizionale monoliticità della sinistra è da tempo annientata da un fenomeno di disgregazione della base sociale” – ribatte tosta la Berlinguer, quasi a voler sollevare da colpe l’attuale condottiero. E passa palla.
“L’evoluzione post ideologia della sinistra, si verifica ben prima dell’avvento di Renzi – conferma Giada Zampano del Wall street journal, che onestamente si professa neofita di politica e in qualche passaggio un po’ tradisce questo limite -. Da anni – osserva – si guarda al leader più che al partito. Renzi cavalca bene questa tendenza e sfrutta a suo favore l’onda populista che da Berlusconi in poi caratterizza la politica italiana. Non ha fatto quasi nulla di sinistra, non parla per esempio di reddito di cittadinanza, ma taglia indiscriminatamente le tasse a tutti. Oggi il popolo di sinistra è composto principalmente da una classe media intellettuale messa in grande difficoltà dalla crisi. E poi c’è invece un ceto marginale che va alla ricerca di rappresentanza e magari si riconosce nelle derive leghiste più che nei partiti della sinistra”.

Eppure il Pd in Italia secondo i sondaggi risulta in ascesa“, nota la Berlinguer. La quale poi, accennando alla Grecia ascrive “alla leadership di Tsipras (più che alla linea politica di Syriza) le ragioni della recente duplice vittoria elettorale dell sinistra”.

Anche in questo caso Braun diverge: ammette la forza di traino di Tsipras, ma ricorda come “la crescita di Syriza nasca dal basso grazie a un capillare lavoro casa per casa, quello che la sinistra italiana non fa più da tempo. È questo che la rende credibile, si avverte un valore praticato di solidarietà in quel movimento. Poi c’è un leader attraente che senz’altro aiuta. Ma sarebbe sbagliato limitare a questo l’analisi”.
Spiega poi che c’è una profonda differenza in seno all’Europa e che il quadro va scisso fra nord e sud: “Nel cuore del Mediterraneo chi si sente vittima delle politiche dell’Unione europea, di fatto guidata dalla Merkel, riconosce nelle emergenti forze di sinistra un baluardo e una risposta credibile all’imperante diseguaglianza. Per questo crescono Syriza e Podemos; e anche il Movimento 5 stelle, che in Italia ha ormai chiuso lo spazio alla sinistra radicale perché ha assorbito lui questa domanda”.

“E la spaccatura est-ovest?” domanda Bianca Berlinguer…
“La rotte delle nuove migrazioni rappresentano un test di sopravvivenza per l’Europa che ancora non riesce a trovare una risposta unitaria. Il problema appare un’emergenza, ma in realtà ha origini antiche e sulla capacità di fornire soluzioni si basa la possibilità di sopravvivenza dell’Unione”, sostiene Giada Zampano

“E Corbyn invece come si spiega? Potrebbe essere quello laburista un modello valido per il Pd e una speranza per la sinistra interna?”, chiede la conduttrice dando la sensazione di non crederci troppo.
Braun considera “molto interessante capire quale meccanismo abbia consentito all’outsider Corbyn, da tutti descritto come candidato destinato a perdere, di sovvertire le attese e conseguire il successo. È risultato il rottamatore della situazione – spiega -. Solo in questo, ha qualcosa di comune con Renzi, ma… di segno opposto! Corbyn rappresenta l’anti ‘blairismo’ incarnato dai suoi tre antagonisti, tutti seguaci del celebre premier. Corbyn rottamatore, quindi, ma da sinistra. Renzi invece è la risposta moderata alla (presunta) precedente egemonia della sinistra nel Pd. Ma la vittoria di Corbyn è stata possibile perché in Gran Bretagna come in Germania buona parte della popolazione si sente esclusa dai giochi e avversa quella piccola parte che comanda e mantiene i propri privilegi”. Lì, nel gorgo del conflitto sociale, Corbyn ha trovato i suoi sostenitori.

“Sì però ora molti sostengono che il Labour a guida radicale sia destinato a dure sconfitte“, obietta la Berlinguer.
E Braun, serafico: “Lo dicevano anche di Vendola quando si è candidato in Puglia: è una fissa italiana quello di credere che le elezioni si vincano solo buttandosi al centro. Una sinistra che voglia avere successo deve partire invece proprio dalle domande che si è posto Corbyn e dai bisogni a cui offre soluzione”.
E qui il pubblico del teatro Nuovo, fino a quel momento solo spettatore, entra in scena con il primo convinto applauso.

Insiste la Berlinguer: “E perché non dovrebbe essere così anche in Italia?”. E non non è chiaro se alluda a una possibile rivincita della sinistra radicale o a una capacità del presidente del Consiglio di farsi interprete anche del malcontento. Giada Zampano la intende in questa maniera: “In effetti la politica di Renzi va proprio in questa direzione e mira a recuperare il voto di quelle persone che non votano più perché non si sentono rappresentate da movimenti radicali come M5s o Lega. È un salvagente lanciato all‘elettorato moderato, del tutto coerente con la sua storia personale di democristiano cresciuto nelle file della Margherita”.
“D’altronde Renzi ha costruito il suo successo sui fallimenti di chi lo ha preceduto e sull’insoddisfazione dell’elettorato del Pd”, acconsente e chiosa la conduttrice.

Braun invece pensa allo scenario alternativo, ma rileva che “la sinistra a sinistra del Pd ha fatto fatica persino ad accordarsi sulla lista per le politiche europee” e confessa tutto il suo scetticismo: “Lì non vedo alcuna progettualità, solo partiti-bonsai che reagiscono a Renzi senza avere una visione d’insieme e forse per questo inciampano in piccoli compromessi come nel caso della riforma del Senato. ‘E poi dicono abbiamo segnato un gol…’, con un linguaggio oltretutto che non si può ascoltare”. Aggiunge: “Cuperlo è certamente uomo di grande cultura ma che non sarà mai leader di partito né lo sarà Fabrizio Barca che fino a tre anni fa non aveva mai militato. Non vedo né leader né idee“, aggiunge sconsolato. E conclude: “È dal 2011 che il Pd ha imboccato deciso la strada della moderazione. Renzi non ha stravolto nulla, ha solo accelerato la marcia. Di diverso rispetto a quelli di prima ha il carattere, alla loro tristezza ha contrapposto l’allegria!”.

Arriva a questo punto (per un ritardo dell’aereo) il corrispondente di Liberation, Eric Jozsef, ma – come si direbbe con metafora calcistica – entrato a cinque minuti dal termine non cambia volto alla partita: “Renzi ha spazzato via l’ala sinistra del partito”, osserva in sostanza. E non pare proprio un rivelazione assoluta.
Sull’abilità comunicativa di Renzi si lancia di nuovo anche la cronista del Wall street: “Renzi si è accreditato come ultima speranza, speculando anche sulla crisi degli altri partiti. Si è presentato agli italiani come ultima possibilità per garantire all’Italia autonomia e sovranità rispetto all’Europa. Ma l’agenda di governo non è molto diversa da quella di chi l’ha preceduto”, conclude realista.

Alternative concrete?”, è l’ultimo quesito posta dall’attuale direttrice del Tg3.
Stoccata finale di Braun: “I Cinque stelle oscillano nei sondaggi fra il 22 e il 27% e sono quindi un’alternativa concreta, ma non sono certo che una loro eventuale vittoria possa fare bene all’Italia perché non li vedo ancora maturi per governare. Poi sostengono l’uscita dall’euro, un esperimento rischioso per Italia ed Europa. Però è l’unica alternativa, cosa che di certo non può essere Salvini”.

INTERNAZIONALE
Il cibo e la natura. Visioni di un mondo diverso e possibile

Storie minime di un mondo possibile e diverso, alle cui radici ci sono l’idea di una comunità solidale, il piacere della condivisione e dello stare insieme. E’ il filo che ha legato le testimonianze degli ospiti intervenuti al teatro Nuovo per dare concreta sostanza all’incontro “Coltivare talenti. Dall’alimentazione all’ambiente nuovi modelli educativi per i cittadini di domani”.
Per Alice Waters tutto ruota attorno al cibo, “la mia passione è la cucina – spiega – e ho deciso di aprire un ristorante che fosse punto di incontro, conoscenza, luogo di nutrimento per il corpo e per la mente”. L’accurata scelta di prodotti naturali, cibo biologico caratterizzano un’esperienza nata negli Stati Uniti già alla fine degli anni Sessanta. “Volevo creare il clima che si ha in famiglia, l’atmosfera amichevole, la semplice magia di quando si mangia un boccone e si beve un bicchiere in compagnia. Volevo quell’insalata e quel rafano e questo già molto tempo prima che nascessero i movimenti dei mercati contadini”. Alice dice di avere scoperto il senso autentico dell’affermazione “siamo ciò che mangiamo”, perché e a tavola, nella convivialità e nel reciproco rispetto di gusti e tradizioni che si incomincia ad assimilare i valori a a digerire le idee…”.

Se l’educazione, dunque, può passare attraverso anche attraverso i sensi e l’empatia stimolati attorno al tavolo di un ristorante, più diretto e immediato è il riferimento pedagogico offerto dallo straordinario “asilo nel bosco” che da vent’anni esiste nella zona di Ostia antica.
“La cosa interessantissima è vedere come i bambini si sentono coinvolti – racconta il fondatore Danilo Casertano -. Possono toccare e ricevono immediatamente risposta sensoriale. L’aula nostra più gettonata è la pozzanghera! E’ stato un grande successo farci saltare i bambini dentro” rivela fra le risate degli spettatori di questa prima mattinata del festival di Internazionale a Ferrara. “E poi il fuoco, quanti sensi attiva: vista olfatto udito… Per molti è una scoperta, come lo sono tante esperienze che si fanno a contatto con la natura”.
La genesi di questa anomala struttura sta più in un bisogno istintivo che in un progetto pianificato. “Quando casualmente in spiaggia in una torrida giornata di luglio 20 anni fa ho incontrato un altro matto come me è nato l’asilo nel bosco. Avevamo solo un’idea e un parco pubblico di una ventina di ettari. Non c’era nemmeno la maestra, ancora. Poi l’abbiano trovata, straordinaria! E dire che non aveva nemmeno studiato pedagogia, era laureata in storia dell’arte ma è diventata la nostra preziosa maestra del bosco per i primi dieci bambini che si sono iscritti alla nostra scuola. E lo è ancora oggi”.
Oggi che, dopo anni di ‘apprendistato’, l’asilo (che si trova ad Acilia, nel parco della Madonnetta) ha avuto un riconoscimento istituzionale ed è diventato un modello di riferimento per altri che si stanno incamminando sulla stessa strada. “Ora mi hanno chiamato persino in Cina per spiegare la nostra esperienza”.

Sul cartello di ingresso dell’asilo del bosco campeggia un lungo elenco di azioni e la scritta cubitale ‘Non è vietato’.”E’ stato subito un felice delirio, avevamo infranto gli schemi – commenta Casertano – ma abbiamo sempre lavorato con le istituzioni. Abbiamo cominciato subito ad attirare persone, la gente si trasferiva per poter portare i figli nell’asilo del bosco”.
“Il complimento più bello ricevuto in questi 20 anni – conclude – è stato del bambino che mi ha detto – dopo che avevamo spiegato il sistema di progettazione e conservazione degli ecosistemi – “ma allora anche noi siamo una permacultura: perché ci sono tante diversità che si uniscono e stanno bene insieme”. Ed è proprio così: questa comunità educante è formata da persone diverse con sensibilità differenti, anche fra gli educatori: c’è la montessoriana, lo staineriana  il libertario, che non manca mai! E stiamo davvero bene”.

Una traccia, di un mondo diverso e praticabile.

tutta-una-altra-cosa

IMMAGINARIO
A Ferrara è Tuttaunaltracosa.
La foto di oggi…

E’ alla XXI edizione, ogni anno si svolge in una città diversa ma è nata a Ferrara e con Piazza Ariostea ha ormai un legame inscindibile e da alcuni anni viene organizzata in concomitanza con il Festival di Internazionale. Si tratta di Tuttaunaltracosa, la Fiera nazionale del Commercio equo e solidale che avrà luogo da oggi fino a domenica 4 ottobre, dalle 9.30 fino a sera.

Con oltre 50 stand di artigianato e alimentari, abbigliamento, sapori e profumi da tutto il mondo, è la più ampia vetrina di prodotti del commercio equosolidale in Italia e un laboratorio mondiale di economie alternative, che offrono soluzioni indipendenti a quella crisi di sistema che ormai caratterizza la nostra epoca. Diversi infatti anche gli incontri sullo sviluppo del movimento equosolidale con ospiti internazionali, anche in collaborazioni con il Festival di Internazionale, come nel caso del dibattito sulla legislazione per la tracciabilità dei minerali, che si terrà sabato 3 ottobre presso l’Università di Ferrara.

Per il programma completo clicca qui.

OGGI – IMMAGINARIO FOTOGRAFIA

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

Internazionale a Ferrara: le rassegne cinematografiche al festival

da: ufficio stampa Festival Internazionale

 

Al festival con Mondocinema, il cinema che non ti aspetti. Torna al festival la rassegna di cinema d’autore internazionale a cura di Francesco Boille, con la consueta anteprima del giovedì. I film sono presentati al cinema Boldini, alla Sala Estense e all’Apollo 2.
L’ingresso è gratuito. Media partner: Mymovies.it e RaiMovie
Hollywood Party – Rai Radio3

Per il secondo anno al festival di Internazionale a Ferrara – dal 2 al 4 ottobre 2015 – c’è Mondocinema, rassegna di film d’autore curata da Francesco Boille con la partecipazione dei critici cinematografici Steve Della Casa (Hollywood Party), Paolo Mereghetti (Corriere della Sera), Roberto Nepoti (la Repubblica), Giancarlo Zappoli (MyMovies) a presentare i film. La rassegna, che nasce come anteprima del festival con due prime proiezioni già giovedì 1 ottobre, vede coinvolti in questa edizione un numero maggiore di film, a testimoniare il crescente interesse del pubblico nei confronti del cinema d’autore. Il senso è quello di mettere il più possibile in evidenza anche quel filone cinematografico considerato “atipico” e che non per forza si rispecchia nel cinema d’essai più radicale, presentando dunque quel cinema autoriale che spesso in Italia non arriva e che, quando arriva, ha scarsa visibilità.

Sei titoli – cinque uscite del 2015, una del 2014 – che sono già stati presentati nei festival internazionali e hanno ricevuto riconoscimenti a Berlino e a Cannes. La chiusura della rassegna è nell’evento speciale di sabato 3 ottobre con Dalibor Matanić e Tihana Lazovic, rispettivamente regista e attrice protagonista di Sole Alto, premio della giuria nella sezione Un Certain Regard a Cannes 2015.

Ai media partner di Mondocinema quest’anno si aggiunge Rai Movie, oltre alla rinnovata collaborazione con MyMovies e con Hollywood Party, il programma radiofonico interamente dedicato al cinema di Rai RadioTre, che quest’anno sarà presente con una postazione dedicata. Tutte le proiezioni sono a ingresso gratuito. Il programma della rassegna qui: http://www.internazionale.it/festival/mondocinema


Giovedì 1 ottobre ore 17.30, Cinema Boldini

A qualcuno piacerà – Storia e storie di Elio Pandolfi

di Caterina Taricano e Claudio De Pasqualis
Italia 2015, 70’
In italiano

Già da bambino, Elio Pandolfi – attore, cantante e doppiatore tra i più significativi e versatili del teatro di rivista – diletta familiari e amici con spettacoli di cui è l’unico protagonista. Appena terminata la guerra, inizia una carriera che gli permette di incontrare i maggiori esponenti dello spettacolo. Ognuna di queste presenze è raccontata con precisione, con ironia ma soprattutto con una grandissima capacità di affabulazione. Attraverso la carriera artistica di Pandolfi si ripercorrono anche settant’anni di spettacolo in Italia.

In italiano

Selezionato al Festival Internazionale del Film di Locarno 2015

Distribuito da Distribuzione Straordinaria

A seguire incontro con
Francesco Boille Internazionale;Gian Luca Farinelli ,Cineteca di Bologna
Roberto Nepoti,La Repubblica
alla presenza di Elio Pandolfi e di Caterina Taricano


Giovedì 1 ottobre ore 17.30, Cinema Boldini

Kreuzweg – Le stazioni della fede

di Dietrich Brüggemann
Germania 2014, 110’
In tedesco, sottotitoli in italiano

Kreuzweg significa Via Crucis e, come il rito cattolico, il film è suddiviso in quattordici stazioni. Quattordici sono anche gli anni di Maria, adolescente che vive con la famiglia in un piccolo paese nel sud della Germania , in una comunità impregnata di fondamentalismo religioso. Maria aderisce completamente ai dettami della comunità sforzandosi di seguire il rigore che la fede le impone. Di fronte alla continua censura verso ogni apertura alla vita mondana e ai piaceri terreni, Maria si convince che solo attraverso l’estremo sacrificio si possa raggiungere Dio. “Le Stazioni della fede”, rappresenta la follia di tutti i fondamentalismi e offre uno sguardo nuovo su come l’arte, e in particolare la musica, si riveli essere potenzialmente l’unico vero strumento di salvezza.

Vincitore dell’Orso d’Argento per la Migliore Sceneggiatura, Berlinale 2014

Distribuito da Satine Film
A seguire incontro con:
Francesco Boille
Internazionale
Steve Della Casa
Hollywood Party
Roberto Nepoti
La Repubblica
In italiano


Venerdì 2 ottobre ore 21.00 Apollo 2

Dio esiste e vive a Bruxelles

di Jaco Van Dormael
Lussemburgo/Francia/Belgio 2015, 113’
In francese, sottotitoli in italiano

Dio esiste, vive a Bruxelles e governa il mondo dal suo computer. È dispotico e odioso con la sua famiglia. Sua figlia Ea, si annoia di quest’anonima vita

e decide di ribellarsi al padre: manomette il suo computer e rivela a tutti la data della loro morte, precipitando il mondo nel caos.

Selezionato alla Quinzaine des réalisateurs, Festival di Cannes 2015

Distribuito da I Wonder Pictures e Unipol Biografilm Collection

Nelle sale dal 26 novembre
Presentazione di
Francesco Boille
Internazionale
Steve Della Casa
Hollywood Party
Paolo Mereghetti
Corriere della Sera
In italiano


Venerdì 2 ottobre ore 22.40, Sala Estense

45 anni

di Andrew Haigh
Regno Unito 2015, 95’
In inglese, sottotitoli in italiano

Anteprima italiana

È la settimana che precede il 45° anniversario di matrimonio di una coppia della provincia inglese. La loro quieta routine, viene sconvolta dall’arrivo di una lettera indirizzata al marito. Il corpo del suo primo amore, morto cinquant’anni prima in un incidente, è stato ritrovato congelato e perfettamente conservato in un ghiacciaio svizzero.

Orso d’argento per la migliore interpretazione ai due attori protagonisti Charlotte Rampling e Tom Courtenay – Berlinale 2015
Distribuito da Teodora Film
Nelle sale dal 29 ottobre
A seguire incontro con:
Francesco Boille
Internazionale
Steve Della Casa
Hollywood Party
Paolo Mereghetti
Corriere della sera
In italiano


Sabato 3 ottobre ore18.30 Apollo 2

Terra

di Marco De Angelis e Antonio Di Trapani
Italia 2015, 64’
In italiano, inglese, giapponese,francese, sottotitoli in italiano

Una misteriosa forza cosmica minaccia di porre fine alla vita sulla Terra. Solo un viaggiatore da altri mondi conosce il destino dell’umanità. E ci conduce in un viaggio attraverso le testimonianze del passaggio dell’uomo sulla Terra. Varie storie si intrecciano, unite nell’attesa di un destino che forse può ancora essere cambiato.

Menzione speciale alla 51a Mostra internazionale del nuovo cinema di Pesaro.

Prodotto da Solaria Film e Centro Produzione Audiovisivi dell’Università Roma Tre.

Nelle sale da ottobre.
Distribuito da Movimento Film
Presentazione di
Francesco Boille
Internazionale
A seguire incontro con
Gian Luca Farinelli
Cineteca di Bologna
e i registi
In italiano


Sabato 3 ottobre ore19.00 Sala Estense
Sole alto

di Dalibor Matanić
Croazia/Slovenia/Serbia 2015, 123’
In serbo croato, sottotitoli in italiano

Anteprima italiana

Il film segue le storie di tre coppie di amanti nel 1991, 2001 e 2011 mentre lottano per stare insieme a dispetto delle “tossiche tensioni etniche”. Sottolineando la passione l’uno per l’altra e per la vita, Matanic traccia la traiettoria attraverso la quale la Croazia e gli Stati vicini sono passati: la violenza prima della guerra, le ferite post-conflitto ancora troppo fresche da guarire, e , alla fine, le condizioni potenziiali affinchè l’amore possa radicarsi. Tutte e tre le coppie sono interpretate dagli esordienti Tihana Lazovic e Goran Markovic, che danno vita a personaggi differenti, ma che, eppure, in ogni segmento rappresentano la fragilità- e l’intensità- dell’amore proibito.

Premio della giuria Un certain regard, Festival di Cannes 2015
Distribuito da Tucker Film
A seguire incontro
con il regista Dalibor Matanić
e l’attice protagonista Tihana Lazovic
e con Francesco Boille
Internazionale
Roberto Nepoti
La Repubblica
Giancarlo Zappoli
MyMovies
In italiano e inglese, traduzione simultanea


Mondovisioni a Internazionale a Ferrara dal 2 al 4 ottobre 2015
e in tour fino alla primavera 2016

Mondovisioni è una rassegna di documentari su attualità, diritti umani e informazione organizzata da CineAgenzia per Internazionale. Gli 8 film, selezionati dai maggiori festival e in gran parte in anteprima per l’Italia, vengono presentati prima a Internazionale a Ferrara, e poi, fino alla primavera successiva, in tutta Italia grazie a un tour che nell’ultima edizione è arrivato a toccare 30 città grandi e piccole, per un totale di oltre 200 proiezioni in pochi mesi.
Sale cinematografiche, associazioni, istituzioni e altri spazi che desiderano ospitare la rassegna, possono scrivere a info@cineagenzia.it.

I film di quest’anno:

(T)ERROR

di Lyric R. Cabral e David Felix Sutcliffe | Stati Uniti, 2015, 93 minuti | Inglese con sottotitoli in italiano
Anteprima italiana

Il primo documentario a seguire dall’interno una operazione anti-terrorismo dell’FBI, per rendere conto dello stato attuale della War on Terror contro l’islamismo radicale, attraverso una vicenda paradossale che sembra più partorita dalla mente di uno sceneggiatore che pianificata dal Pentagono. Dal punto di vista di “Shariff”, 63enne afroamericano, ex-attivista diventato informatore, scopriamo le tattiche di indagine adottate dall’intelligence statunitense, e le torbide giustificazioni che le sostengono. Teso come un thriller, crudo e controverso, (T)errorillumina la fragile relazione tra libertà individuali e sorveglianza totale nell’America d’oggi.

terrordocumentary.org

http://www.internazionale.it/festival/documentari/2015/10/02/t-error

CARTEL LAND

di Matthew Heineman | Messico/Stati Uniti, 2015, 98 minuti | Spagnolo e inglese con sottotitoli in italiano
Anteprima italiana

Un’immersione nella violenza del narcotraffico in Messico attraverso le vicende di due moderni gruppi di vigilantes alle prese con un nemico comune: i sanguinari cartelli della droga. Nello stato di Michoacán il dottor Jose Mireles guida gli Autodefensas, una milizia di cittadini che si sono ribellati ai Cavalieri Templari, il cartello di trafficanti che da anni semina il terrore nella regione. Nel frattempo in Arizona, in un lungo e stretto tratto di deserto noto come “Cocaine Alley”, il veterano Tim “Nailer” Foley guida il gruppo paramilitare Arizona Border Recon, il cui obiettivo è impedire al conflitto di espandersi oltre confine.

cartellandmovie.com

http://www.internazionale.it/festival/documentari/2015/10/02/cartel-land

DEMOCRATS

di Camilla Nielsson | Danimarca, 2014, 100 minuti | Inglese e shona con sottotitoli in italiano

Il destino dello Zimbabwe è stato per oltre tre decenni legato a quello di Robert Mugabe, presidente dal 1980. Durante gli ultimi 15 anni il suo potere è stato insidiato dalla popolarità del partito di opposizione MDC-T, che Mugabe ha contrastato con rappresaglie, violenza e brogli elettorali. Nel 2008 il partito ZANU-PF di Mugabe ha perso la maggioranza, e i paesi vicini hanno costretto le due parti a un governo di unità nazionale. In questa atmosfera tesa, due giovani politici, uno per partito, sono incaricati di gestire il delicato processo partecipativo di stesura della nuova costituzione, per uno Zimbabwe finalmente democratico.

dfi.dk

http://www.internazionale.it/festival/documentari/2015/10/03/democrats

EN TIERRA EXTRAÑA

di Iciar Bollaín | Spagna, 2014, 73 minuti | Spagnolo e inglese con sottotitoli in italiano
Anteprima italiana

Gloria è una dei 700mila spagnoli che hanno lasciato il loro paese dall’inizio della crisi economica. Nata in Almeria, 32 anni, insegnante disoccupata in Spagna, ha trovato lavoro come commessa a Edimburgo, dove ha lanciato il progetto “Ni Perdidos Ni Callados” (Né persi né silenziosi), per esprimere la sua frustrazione di expat e dare voce ai 20mila spagnoli che vivono nella capitale scozzese. La regista Iciar Bollaín ha raccolto le loro storie, comuni o straordinarie, incoraggianti o sconfortanti, per raccontare una situazione esemplare della nuova migrazione interna europea, da paesi come Spagna, Portogallo e Italia, verso il Nord del continente.

turangafilms.com

http://www.internazionale.it/festival/documentari/2015/10/02/en-tierra-extrana

LIFE IS SACRED

di Andreas M. Dalsgaard | Danimarca/Irlanda/Norvegia/Colombia, 2014, 104 minuti | Spagnolo con sottotitoli in italiano
Anteprima italiana

Per decenni abbiamo sentito parlare della Colombia per i suoi signori della droga, guerriglieri, paramilitari e governanti corrotti. Ma il paese ha anche un altro volto, quello di chi lavora duramente e combatte per una vera democrazia, come Antanas Mockus, leader eccentrico e senza paura che usando mimi, matite, flashmob e costumi da supereroe, ha dichiarato guerra a ingiustizie e violenza. Del suo pacifico esercito di giovani seguaci fa parte Katherin, che però scoprirà che cambiare una società contaminata dall’illegalità è molto più difficile di quanto credesse. Un film che vuole aprire un dibattito su moralità e politica, non solo in Colombia.

lifeissacred-film.com

http://www.internazionale.it/festival/documentari/2015/09/01/life-is-sacred

THE CHINESE MAYOR

di Zhou Hao | Cina, 2015, 86 minuti | Mandarino con sottotitoli in italiano

Un tempo florida capitale della Cina imperiale, la città di Datong è oggi quasi in rovina, inquinata e paralizzata da infrastrutture decrepite e incerte prospettive. Il sindaco Geng Yanbo è convinto di poter invertire la rotta e ha piani ambiziosi per restituire a Datong la gloria passata, a un prezzo davvero caro: abbattere migliaia di case e trasferire mezzo milione di persone (il 30% dei residenti in città). Le possibilità di successo dipendono dalla sua abilità di tenere a bada cittadini inferociti e una élite di partito infastidita dalla sua ambizione. Il ritratto di un politico visionario e inclassificabile diventa quello di un paese, colto nel balzo febbrile verso un futuro sempre più incerto.

zhaoqifilms.com

http://www.internazionale.it/festival/documentari/2015/10/02/the-chinese-mayor

VOYAGE EN BARBARIE

di Cécile Allegra e Delphine Deloget | Francia, 2014, 72 minuti | Inglese e arabo con sottotitoli in italiano
Anteprima italiana

Il Sinai è diventato teatro di una vera tratta degli schiavi: a partire dal 2009 50mila eritrei sono passati da qui, e 10mila non ne sono mai tornati. Giovani, di buona famiglia, cristiani, in fuga da una dittatura, vengono rapiti durante la marcia verso il Sudan e torturati da beduini che non hanno che un obiettivo: ottenere un riscatto dalle famiglie, come conferma l’intervista senza precedenti a uno di loro. Tre sopravvissuti ci consegnano la loro testimonianza: Germay, rifugiato al Cairo, e Robel e Haleform, che hanno ottenuto asilo in Svezia. Le loro voci sono le prime a svelare una vicenda avvolta dal silenzio, l’ennesimo dramma sulle rotte della migrazione.

voyageenbarbarie.wordpress.com

internazionale

IMMAGINARIO
Internazionale a Ferrara. L’attesa.
La foto di oggi…

Le file ordinate del pubblico rappresentano ormai un leit motiv del Festival di Internazionale, ma non sono semplici momenti di impaziente attesa; si trasformano in occasioni di incontro e scambio di idee e assumono per questo il sapore della straordinarietà.

Il Festival di Internazionale edizione 2015 si terrà da domani a domenica a Ferrara, ma già da oggi con due anteprime – alle 17,30 e alle 20,30 al cinema Boldini – la rassegna d’autore Mondocinema inaugura la nona edizione.

Clicca qui per leggere il programma completo

In foto: Festival di Internazionale edizione 2014, coda davanti alla Sala Estense di Ferrara per la presentazione del nuovo sito della rivista da parte del direttore Giovanni De Mauro.

OGGI – IMMAGINARIO FOTOGRAFIA

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

DOSSIER
Tutto quello che c’è da sapere sul Festival di Internazionale

Da venerdì a domenica Ferrara ospita la nona edizione del Festival di Internazionale. Presentiamo qui un ricco dossier con programma, segnalazioni, numeri, percorsi tematici suggeriti e le riflessioni del sindaco di Ferrara Tiziano Tagliani e del rettore di Unife Pasquale Nappi. Il programma completo degli eventi si può consultare cliccando qua.

da: ufficio stampa Festival Internazionale (cliccare sull’immagine per aprire ciascun documento e successivamente sulla crocetta in alto a destra per ingrandirlo)

PRESENTAZIONE


 

IL FESTIVAL IN TRE GIORNI


 

I PERCORSI DEL FESTIVAL


 

LE MONDOVISIONI


 

I NUMERI DEL FESTIVAL


 

INTERVENTO DEL SINDACO TAGLIANI


 

INTERVENTO DEL RETTORE DI UNIFE PASQUALE NAPPI

unifestival-ferrara

L’APPUNTAMENTO
Unifestival: per tre giorni l’Università di Ferrara fa ‘lezione’ in piazza

Era il 4 marzo 1391 quando il marchese Alberto V d’Este, grazie alla bolla concessa dal papa Bonifacio IX, fondava l’Università di Ferrara. Da allora sono passati 625 anni e l’ateneo vuole festeggiare con tutta la cittadinanza questo importante anniversario: lo fa con Unifestival, il festival universitario che dal 25 al 27 settembre porta l’università fuori dalle sue mura per incontrare la città di Ferrara. Perché Unife rivendica “con orgoglio” il suo carattere di “università pubblica”, come ha affermato il rettore Pasquale Nappi durante la conferenza stampa di presentazione, ma anche perché Ferrara diventa sempre più una città universitaria: con i suoi 18.000 studenti, il 60% dei quali provenienti da fuori regione, l’ateneo ferrarese “è una delle università italiane con il maggiore indice di attrattività”.
Unifestival perciò non è solo un’occasione per adempiere un dovere di trasparenza e rendicontazione alla cittadinanza di come vengono usati i finanziamenti pubblici per la ricerca e le attività didattiche, è soprattutto un’occasione di confronto e dialogo fra comunità che quotidianamente incrociano le proprie strade a Ferrara: comunità universitaria, comunità studentesca, comunità economica e comunità cittadina. Il tema principale è il trasferimento di conoscenze, nel senso più ampio del termine, come strumento per accrescere culturalmente ed economicamente il tessuto del territorio, ma soprattutto per “la costruzione di cittadinanza e sapere critico” che permettano “una partecipazione attiva” alla vita della comunità.
Aprendo le proprie porte e portando all’esterno le proprie attività e competenze è dunque un’osmosi di “stimoli, sollecitazioni e sollecitazioni” che Unife propone ai cittadini: “vogliamo ricevere domande, ma anche farle”, ha sottolineato Nappi.
Proprio dalla volontà di coprire a 360° tutte le sfaccettature dalla vita dell’ateneo ferrarese deriva la difficoltà a sintetizzare il programma di questa tre giorni: 200 persone coinvolte e circa 100 eventi organizzati. Si va dagli incontri, dagli esperimenti e laboratori clinici e fisici, tra i quali anche Drain Brain del professor Zamboni portato nello spazio da Astrosamantha, agli appuntamenti sul bilancio di genere e la pink economy, a quelli sulla concorrenza e la legalità, senza dimenticare di fare il punto sul terremoto e nemmeno le attività e gli studenti che portano Unife nel mondo e il mondo a Unife. E poi proiezioni e spettacoli, per grandi e piccoli.
Unifestival si aprirà e chiuderà con due camminate per la città. La prima è una vera e propria celebrazione dei 625 anni dell’ateneo: si partirà venerdì mattina alle 6.25 per percorrere 6,25 km in città. Alle 9.30 si terrà poi l’inaugurazione ufficiale del festival. Domenica 27 alle 21 sarà Francesco Scafuri, “preso a prestito” dall’ufficio ricerche storiche del comune, ad accompagnare chi lo vorrà in un’escursione culturale nei luoghi storici dell’università di Ferrara.

Il programma completo di Unifestival è disponibile alla pagina www.unife.it/primo-piano/unifestival

LA SEGNALAZIONE
Borderline: il festival no Siae al via oggi.

Al via oggi Borderline, il festival musicale che propone solo gruppi esenti da Siae, organizzato da Radio Strike, la prima web radio ferrarese.

da: ufficio stampa di Borderline

Borderline, il festival delle etichette indipendenti rigorosamente no Siae, inaugura sabato 5 settembre a Ponticelli di Malabergo.

Ci sono almeno nove buoni motivi per non perdere la prima giornata di Borderline, il festival delle etichette indipendenti che festeggerà la terza edizione tra sabato 5 e domenica 6 settembre a Malalbergo: Pueblo People, Plutonium Baby, The Smudjas, The White Mega Giant, Alga Kombu, Turi Messineo con Marco Pecorari, Lorø, Urali, Montauk.
La rassegna musicale, ospitata dall’accogliente parco che circonda La Casona, comincerà alle 15 e si protrarrà fino a notte inoltrata. Su due palchi allestiti per l’occasione si avvicenderanno alcune delle più interessanti proposte italiane, gruppi provenienti da un panorama decisamente indipendente e votato alla causa no Siae.
Apriranno le danze i Montauk – rock alternative, prodotti da Toten Schwan – e Urali, cantautore attualmente alle prese con il nuovo disco che uscirà a settembre per Stop Records. Seguiranno i Lorø, trio elettronico che farà vibrare l’aria della campagna emiliana con gli ottimi pezzi contenuti nell’album omonimo uscito a marzo, e le Alga Kombu, riott girls provenienti da Bologna, la cui attitudine è decisamente punk. Il live continuerà all’insegna della sperimentazione strumentale assieme a The White Mega Giant, prodotti da Shyrec, e Turi Messineo con Marco Pecorari. Al calare del sole protagonista della scena sarà l’energico punk rock al femminile delle The Smudjas, che dopo aver attraversato in lungo e in largo l’Europa porteranno il loro ultimo ep, “February”, anche nel verde della campagna emiliana.
Per chiudere alla grande si esibiranno i Plutonium Baby, gruppo storico romano dove si incontrano il rock’n’roll delle Motorama e la new wave dei Cactus, e i Pueblo People, trio milanese nato pochi anni fa ma accolto con grandi apprezzamenti sia dal pubblico che dalla critica grazie alle sonorità potenti dell’ultimo disco, “Giving Up On People”.
Il decimo motivo? Per tutti quelli che preferiscono apprezzare i concerti “dalle retrovie”, godersi la bellezza di queste ultime giornate estive tra amici e chiacchiere, vale la pena ricordare che Borderline non si apprezza solo sotto il palco ma anche curiosando tra dischi, dvd, libri, fanzine, illustrazioni, abiti serigrafati artigianalmente. Tra gli espositori ci saranno diciotto etichette indipendenti, assieme a due stand dedicati esclusivamente all’editoria. Alle 18.30 inoltre si terrà la proiezione di “Black Hole”, reportage realizzato da Turi Messineo per raccontare le controculture italiane dagli anni Sessanta ad oggi.
Per gli amanti della buona tavola la cucina sarà sempre aperta e a disposizione, con gustose ricette sia tradizionali che vegane, chi vorrà fermarsi per la notte troverà la zona camping a offerta libera, esattamente come l’ingresso.
Per essere aggiornati sulle tante iniziative proposte da Borderline e conoscere nel dettaglio il programma dell’iniziativa – organizzata da Radio Strike, la prima web radio ferrarese, e l’associazione Primo Moroni – basta seguire la pagina Facebook del festival.
Per ulteriori informazioni: borderline@radiostrike.org – 3935656638.

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EVENTUALMENTE
Stasera al Puedes: Dente porta lo stupore e la meraviglia

dagli organizzatori di Autori a corte

Giuseppe Peveri, in arte Dente, ospite d’eccezione al Puedes Summer Night per l’ultimo incontro di “Libri da Bere-Autori a Corte Outside” di stasera, martedì 25 agosto al Ferrara Buskers Festival 2015.

Nell’ambito del Ferrara Buskers Festival 2015, ospite d’eccezione martedì 25 agosto (alle 20,15 circa) al Puedes Summer Night, in occasione dell’ultimo incontro di “Libri da Bere-Autori a Corte Outside”, con uno dei più popolari cantautori italiani dell’ultima generazione: Giuseppe Peveri in arte Dente, che giunge a Ferrara per presentare il suo libro “Favole per bambini molto stanchi” (Bompiani Editore). Nato a Fidenza nel 1976, Dente, ha all’attivo cinque dischi che gli sono valsi un’accoglienza calorosa del pubblico e della critica. Il libro, diviso in dodici “capitoli”, illustrato da Franco Matticchio che è già alla terza ristampa, parla di solitudine, di paure, di lupi, di amore per risvegliare lo stupore, la meraviglia, la fantasia di grandi e piccini, facendoli entrare in un universo di pianeti curiosi e impertinenti, che rifiutano la logica, giocano con la morale, rovesciano le leggi della fisica e della sintassi. Eppure, come accade nella vita di tutti i giorni, i personaggi che li abitano si innamorano e si odiano, si parlano e non si capiscono, sono fragili e un po’ spietati, ma soprattutto ridono molto, rimanendo serissimi. A condurre l’incontro sarà la giornalista e scrittrice Giorgia Pizzirani, del quotidiano Ferraraitalia.

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L’EVENTO
Note di strada: tornano gli artisti del Ferrara Buskers Festival

Nuovi punti musica ufficiali – piazzetta Carbone e Bersaglieri del Po – arricchiranno l’edizione 2015 del festival della musica di strada più antico d’Europa, “quello che conta il maggior numero di imitazioni, come la settimana enigmistica”; omaggiato pure dai… reali: ultimo il sovrano belga, che dà seguito alla precedenti lodi espresse dalla regina di Inghilterra e dal re di Spagna.
A Ferrara l’attesa è terminata: e anche quest’anno, sulla strada che porta alla città estense sono in arrivo gli artisti ospiti del Buskers Festival. Vera protagonista, la musica. Venti i gruppi che partecipano come invitati ufficiali, provenienti da tutto il mondo: tre dal Belgio – Les Busiciens, Tram33 e The Belgian Bluebirds – la nazione ospite di questo anno, ma come di consueto gli artisti attesi saranno nel complesso circa duecento. Previste novità e graditi ritorni, tra cui Victor L. C. Young, felice di festeggiare al festival gli 80 anni già compiuti, e i cinematografici Cosmic Sausages. Tenori e violinisti, melodie arabe e jazz folk, humppa finlandese e klezmer, one-man-band e gruppi multietnici avranno casa tra Lombardia ed Emilia Romagna nelle prossime due settimane, proseguendo la tradizione dell’on tour: questo anno si parte da Milano: a Palazzo Marino avrà luogo, giovedì 20 agosto, l’anteprima del festival con il suonatore di hang Paolo Borghi, per poi proseguire a Comacchio (venerdì 21), a Ferrara (sabato 22 e domenica 23, poi da martedì 25 sino a domenica 30 agosto) e Lugo (lunedì 24), per un evento che calamita ferraresi, italiani e non solo: in conferenza stampa sono presentati due coniugi francesi assidui frequentatori del festival, tanto da acquistare casa in città per poter seguire ogni anno l’attesa kermesse.

Una particolare attenzione è rivolta anche al sociale, in modo particolare ai malati di Alzheimer e ai detenuti in casa circondariale dove si esibiranno alcuni degli artisti coinvolti.
Per il quinto anno consecutivo poi il progetto EcoFestival accompagna il festival della musica: le associazioni CleaNap e Viale K, il ride sharing di BlaBlaCar e il bus sharing GoGoBus sono alcune delle iniziative eco che andranno ad arricchire questa edizione, insieme al punto di ristoro vegano curato dallo chef Marco Jannotta.
Confermate le iniziative dell’anno scorso che uniscono poesia e tango, storie dei buskers che popolano Ferrara e artigianato, che animeranno punti strategici della città estense. Per turisti e appassionati, gli allievi dell’Istituto d’arte “Dosso Dossi” di Ferrara saranno a disposizione per illustrare le bellezze artistiche della città in un originale percorso di trekking urbano.
Sempre seguendo la strada.

La 28esima edizione del Ferrara Buskers Festival, è patrocinata dal ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo e dal ministero dell’Ambiente. Presentata dal suo ideatore e direttore artistico Stefano Bottoni, dal direttore organizzativo Luigi Russo, dal vicesindaco Massimo Maisto, dal responsabile servizi ambientali Hera per Modena e Ferrara Alberto Santini e dal presidente della commissione parlamentare sugli illeciti ambientali Alessandro Bratti, con gli interventi dell’assessore Simonetta Zalambani e del sindaco di Lugo Davide Ranalli,

Importanti sono i nomi di sponsor e sostenitori. A partire da Citroën – un marchio francese che onora gli ospiti belgi – a Darsena Office Park passando per Birra Peroni.
Gruppo Hera collaborerà a questa edizione con una serie di iniziative mirate a valorizzare il territorio tutelandone l’ambiente e promuovere le occasioni di socialità. In primis avendo un occhio di riguardo alla pulizia della città attraverso la raccolta differenziata in contenitori stradali, astucci portacicche e distribuzione gratuita di acqua nel punto Hera nella sorgente urbana.
A questo si aggiungono il progetto CiboAmico, nato da dicembre 2009, che redistribuisce pasti non consumati a persone in situazione di difficoltà, con il supporto di Last Minute Market (Università di Bologna) e la collaborazione della società Elior; e la promozione del compostaggio il 28 e il 29 agosto con laboratori creativi di opere florovivaistiche dedicati ai più piccoli.
Perché il festival è anche collaborazione e iniziative: uno su tutti Ibo Italia, il cui presidente racconta la filosofia dell’associazione finalizzata al Buskers festival. Priorità è creare una cultura della “mondialità”, grazie ai volontari che da ogni parte del globo arrivano a prestare servizio alle porte di ingresso del festival con il Grande Cappello: le offerte qui raccolte andranno in parte all’organizzazione dello stesso festival e ad altre attività mondiali.

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LA CURIOSITA’
Quando la marmellata fa festa: assaggi, corsi e spettacoli a tema nel centro di Mosca

da MOSCA – Mosca in questi giorni è fresca e colorata: 13 agosto è iniziato infatti uno dei più grandi eventi dell’estate, che si protrarrà fino al 23: il Festival estivo della marmellata, quest’anno alla sua seconda edizione. Un successo, oggi come allora.

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Stand tipico del Festival

In molte piazze e boulevard della città si possono trovare vasetti colorati, casette addobbate di fiori che vendono marmellate e mieli di ogni tipo, come quello bianco e cremoso della Crimea, eccellente. Ogni quartiere (raion) ha il suo frutto, se ci cerca la ciliegia basta andare alla Manezhnaya Square, l’anguria si trova sulla Tverskaya, l’uva sulla Arbat. Ce n’è per tutti i gusti. Tutto ruota intorno alle marmellate, dai concerti, alle master class, ai contest e ai divertenti giochi. Ogni momento è buono per gustare una dolce fetta di pane imburrata o per acquistare un vasetto delizioso che si potrà conservare per il freddo e lungo inverno, quando gli sgargianti colori estivi saranno solo un ricordo. Si possono assaggiare tanti tipi di conserve e miele e poi decidere.

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Barattolo gigante di marmellata

Il centro principale dell’evento è la Manezhnaya Square, dove turisti e moscoviti si affollano, soprattutto nel fine settimana, per provare marmellate tradizionali ed esotiche preparate con petali di rose o olive. Statue alte circa sei metri fatte di arance, albicocche o mele decorano la via che conduce dalla Manezhnaya Square alla Ploshchad Revolyutsii, dove si può ammirare lo spettacolo-balletto sui rollerCipollino”, di Gianni Rodari, diretto dal famoso pattinatore sul ghiaccio Pyotr Chernyshov. Cipollino è un piccolo di cipolla, il cui povero padre cade accidentalmente sul piede del principe Limone e per questo viene condannato all’ergastolo. Cipollino cerca di salvare il padre, ma deve scappare dalle grinfie del cavalier Pomodoro, del principe Limone e dell’esercito dei Limoncini. Un giorno incontra sor Zucchina che aveva una casa minuscola costruita sul prato delle Contesse del Ciliegio. Il cavalier Pomodoro si arrabbia, ma Cipollino lo provoca e il cavaliere gli strappa il ciuffo e scoppia a piangere. Il paese decide di nascondere la casina nel bosco. Ma il cavaliere ha la sua vendetta: dice ai Limoncini di catturare tutti i maschi del paese e portarli in prigione. Cipollino (e il tocco d’Italia) deve riuscire a salvare i prigionieri, ma per farlo passa un sacco di avventure… e qui, le avventure si possono davvero immaginare davvero tutte. Con la gallina fatta di zucchine, mele, arance e peperoni, la tartaruga di limoni e arance, la casetta costruita con peperoni rossi e gialli oltre che con tante belle zucchine. Vernici speciali le ricoprono, per evitare che si rovinino. E poi ci sono la bambola tipica russa, la farfalla multicolore che comprende anche delle piccole zucche e un vasetto immenso di marmellata. Sullo sfondo un cocomero verde gigante (la stessa struttura che d’inverno si trasforma in luminosa e splendente palla d’albero di Natale.

La creatività è alla sua massima rappresentazione ed ha il suo massimo sfogo. Il 19 agosto, l’apple pie più grande del mondo (250 kg) sarà preparato e offerto al pubblico nel Novopushkinsky Park; per i più piccoli ci sarà un piccolo zoo sul Tverskoi Bulvar. Tanti eventi simili sono anche sulla Arbat, lungo il Krimskaya Embankment.

A fare da contorno produttori di vari Paesi e di oltre 40 regioni della Russia che vendono i loro prodotti sotti i delicati chalet. Un tripudio di sapori. Qui tutto è fantasia, colore, spensieratezza, leggereza, fantasia, immaginazione, allegria e divertimento. Ecco allora una simpatica e piacevole carrellata fotografica, per voi, perché possiate partecipare a questo simpatico evento.

Clicca le immagini per ingrandirle.

 

Fotografie di Simonetta Sandri

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ACCORDI
Festa della Musica
Il brano di oggi…

Max_Gazzè_a_San_Vito_Lo_Capo_649_1Ogni giorno un brano intonato a ciò che la giornata prospetta…

(per ascoltarlo cliccare sul titolo)

Max Gazzé – Una musica può fare

Dal 1982, oltre all’arrivo dell’estate, il 21 giugno si celebra anche la Festa della Musica. Tantissimi sono i concerti ed i festival sparsi in tutto il globo per questa ricorrenza, uniti nel ricordare – per dirla con Max Gazzé – che la musica può “salvarti dall’orlo del precipizio”… buona estate e buona musica a tutti!

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L’INTERVISTA
Tutto su Fest, “la festa del teatro e di chi lo fa”

Si è conclusa mercoledì 10 giugno, al Teatro Comunale di Ferrara, la seconda edizione del Fest, Festival delle Scuole di teatro, ideato da Massimo Malucelli, di Teatro Fonè. La forma itinerante dell’evento, con tappe svoltesi a Porotto, Tresigallo e Comacchio, ha notevolmente contribuito al successo di un’iniziativa che ha unito la stessa Fonè, il Centro preformazione attoriale, il quale fa parte della scuola di Fonè (il Cpa è la prima scuola di recitazione in Italia che forma aspiranti giovani attori per le audizioni delle scuole nazionali di recitazione) e il Pabulo Teatro di Santiago di Compostela in una festa di tutti e per tutti.

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Teatro Comunale di Ferrara

Piccoli eventi di sette minuti ciascuno per attore, curati dalla compagnia Scambi teatrali di Bologna, hanno poi rallegrato il ridotto del Teatro Abbado, prima della serata finale. Uno spazio allestito nel foyer del teatro, una stanza dove si entra per compiere un viaggio di sette minuti con gli attori che accompagnano lo spettatore nello spazio della fantasia, che lo portano lontano, con sé, nell’immaginazione. Ma questo sarebbe stato solo l’inizio….
Dopo una lunga e attenta selezione, a contendersi i primi posti i ferraresi del Cpa, entrambi di Fonè. Prima di conoscere i vincitori, abbiamo fatto alcune domande a Massimo. Curiosi, come sempre, di capire dove trova tante idee ed energie.

Come è nata l’idea di Fest?

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I ragazzi durante un corso della Scuola di teatro Fonè

L’idea è nata un paio di anni fa, pensando agli oltre 30 anni d’insegnamento, ai primi esperimenti ferraresi. Mi sono detto, perché non organizzare un incontro che sia un anche un concorso, dove ci sia la possibilità di confronto. Così, l’anno scorso, era nato il “Sogno di tre notti di inizio estate”, quest’anno il Fest. Abbiamo voluto fare una festa del teatro e di chi lo fa, questo sarebbe il vero sottotitolo. E’ importante festeggiare chi fa esperienza di teatro, perché questo è il luogo della comunicazione fra chi assiste allo spettacolo e chi fa teatro come professionista. Da esperienze come queste escono persone come il giovane Stefano Muroni, oggi direttore artistico del Cpa e attore professionista in ascesa.

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I giovani attori con Massimo Malucelli e Stefano Muroni

Fest è contraddistinto anche dal fatto che qui si fanno fare giochi teatrali allo stesso pubblico, per esempio: si sta seduti, senza muoversi, s’immagina che il vicino non emani un buon odore. Voi, come pubblico, cosa fate? Lo guardate male? Dite qualcosa, magari sbuffate disturbati? Come reagisce il vostro corpo? Eccoci immersi in un viaggio che racconta noi stessi e il mondo con grande ironia, che fa divertire ed entrare nella dimensione del racconto e della finzione. Perché ‘divertire’, come diceva Pascal, significa distrarsi dal contatto con Dio e oggi porre l’attenzione ad altro significa distrarsi dal dio presente, quello del danaro, della guerra, della società non bella. Il teatro è andare altrove, portare alternative, distrarre attraverso anche una sana e innocente risata. Sei diverso quando entri a teatro e quando ne esci. Sei ‘distratto’ perché attratto da altro: storie e mondi immaginari e alternativi. Va aggiunto, ci tengo particolarmente, che il festival, oltre a essere un buon momento di spettacolo e di aggregazione sociale, vuole essere anche un’occasione di incontro per le varie scuole di teatro del territorio.

Quanti aspiranti attori hanno partecipato e quali le tappe del festival?
Una quarantina (al Comunale ma se si considerano tutte le tappe si può dire tranquillamente il doppio) di allievi si è cimentata sui vari palchi. A Porotto ci si è esibiti al teatro Verdi, nella Città del Novecento gli spettacoli hanno illuminato l’arena della Casa della cultura, a Comacchio è stato il turno dei Trepponti, del Ponte degli Sbirri, fino a Ferrara e al suo prestigioso Teatro Comunale Abbado. Le date per le fasi eliminatorie e per la semifinale sono state quelle del 27, 28 maggio e del 2 giugno.

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Serata conclusiva del Fest al Teatro Comunale Abbado di Ferrara

Chi ha superato tutte le fasi ha avuto accesso alla finalissima del 10 giugno. Le scuole che hanno partecipato al festival provengono sia da Ferrara che da province vicine, come Bologna e Reggio Emilia. Le scuole e i titoli degli spettacoli in gara sono stati numerosi e interessanti: Improgramelot di Reggio Emilia con “Mefisto, i dannati dell’improvvisazione”; Officina Creativa di Ferrara con “Il provino”; Officina Guitti di Bologna con “La XII notte” e “Sarto per signora”; il Centro preformazione attoriale con “La fiera dei sogni”; “Fonè Scuola di teatro” con “Pinocchio, frammenti di infanzia”.
Abbiamo assistito a serate uniche, magiche, divertenti e suggestive. Sono sicuro che sarà un’ottima occasione per riportare la gente nei teatri, nelle piazze, a contatto con la commedia e la comicità, perché tutti abbiamo bisogno di ridere un po’ di più.

Chi sono i premiati e le giurie?

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‘Pinocchio’

Il pubblico in sala ha votato lo spettacolo vincitore con il Premio della giuria popolare. Gli spettacoli (di 20 minuti ciascuno), hanno concorso per il Premio della giuria di esperti (composta dall’attrice Francesca Valtorta, da Shamira Benetti, direttrice del Teatro Verdi di Porotto e dal regista Marco Cassini) per il Miglior spettacolo, Miglior attore e Migliore attrice. Il pubblico ha votato direttamente con moduli distribuiti all’entrata, un metodo semplice che ha coinvolto tutti. Il festival è supportato dall’Arci, dal Giffoni film festival e patrocinato dai Comuni di Ferrara, Comacchio e Tresigallo. Sono tutti a bordo, dunque.

Ci parli degli spettacoli e degli attori che hanno vinto l’edizione di quest’anno?

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Tra i vincitori

I premi sono andati a Cpa e a Pabulo Teatro. Non vorrei parlare troppo degli spettacoli vincitori, perché ho scritto io i testi ma visto che insisti ti dirò almeno la trama. Il premio Miglior spettacolo per il pubblico è andato a Cpa I anno, per “Fiera dei sogni e dei sognatori” (testo e regia di Massimo Malucelli). La storia è commovente. Arturo e Teresa hanno un vecchio cinema in un paesino, luogo che è un punto incontro di vari tipi da cinema visti all’inverso, ossia visti dalla parte di quelli che lo vanno a vedere, un cinema osservato da fuori. Ci sono i pomicioni che, nell’iniziazione sentimentale di tanti anni fa andavano al cinema per avere una ‘vera esperienza’, e ci sono le loro copie, sfilano tante maschere della società, come la signora piagnona che vede i film d’amore per poter piangere in santa pace, l’intellettualoide che si vanta dei suoi titoli, il personaggio che vede i film di guerra e vi s’identifica, l’ansioso che ti chiede tutto del film e che non te lo fa seguire. E’ un bel momento sul cinema anche come memoria: dopo molti anni, vengono ritrovate le pizze del vecchio film degli alleati che avevano liberato il paese. Ciascuno si rivede, in un susseguirsi di momenti comici e teneri allo stesso tempo. Le atmosfere sono un po’ felliniane, all’Amarcord. Il cinema diventa una scusa per vedere il posto dove la gente va e da dove viene; ne emerge il carattere delle persone legato all’immaginario, la vera parte di sé. Identificandosi con esso.

Il Premio miglior spettacolo per la giuria, invece?

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‘Siamo nati proprio adesso’

E’ andato a Cpa II anno per “Siamo nati proprio adesso” (testo e regia Massimo Malucelli). Siamo a Tresigallo, durate il suo primo bombardamento, nel 1944, circa settanta anni dopo. Ricostruito sulla base delle testimonianze dei vecchi del paese, si è voluta scrivere una drammaturgia per ragazzi di 17 anni che hanno la stessa età di quegli anziani allora. Con tutte le difficoltà del caso. Nel voler costruire un ponte fra generazioni, un montaggio rapido, a scene e flash, ha portato a una narrazione agile, con parti comiche e drammatiche. Alla fine, si comprende che, forse, siamo nati ora, questi ragazzi rinascono, come se fossero vivi oggi per la prima volta. Un paese preciso diventa simbolo delle condizioni umane estreme. Gli attori adolescenti inizialmente non sapevano come immedesimarsi in un’avventura fortunatamente mai sperimentata, quella della guerra. Ma ci sono riusciti, con abilità, perché l’essere umano riesce a identificarsi nelle situazioni e nelle condizioni più estreme. A chiudere i premiati, Valentina Sisini (Cpa II anno), Migliore attrice per la giuria, (“Siamo nati proprio adesso”), Roberto Galleran (Cpa I anno), Menzione speciale come miglior attore e, per Pabulo Teatro, RafaRey, Miglior attore e Menzione speciale per il miglior spettacolo.

Il Pabulo Teatro diretto dallo spagnolo Marcos Grande Pazos ha presentato “Shakespeare Cabaret”, un tocco in più di internazionalità. Avete portato un vento nuovo e accostare Shakespeare al cabaret appare strano e innovativo, ce ne parli…
fest-teatro-fonèfest-teatro-fonèIl Pabulo Teatro ha sorpreso con due allievi, uno dei quali, il meraviglioso talento RafaRey, 17 anni, ha vinto un premio, per la parodia di Romeo e Giulietta. I giovani hanno fatto i pagliacci nel senso più liberatorio del termine, coinvolgendo il pubblico in una sorta di divertente pastiche italiano-spagnolo. Inimmaginabile e, per questo, unico.

Come riassumerebbe questa bella avventura e cosa si sente di dire al suo pubblico?
Adesso che qualche giorno è passato, vorrei tanto ringraziare tutti quelli che hanno saputo abbracciarmi, sostenermi e sospingermi verso il traguardo con parole sincere e gentili, come vento favorevole, mentre correvamo attraverso questo tempo concitato, che in venti giorni ha concentrato le ultime frescure della primavera e il caldo leone dell’estate. E’ stato un periodo incredibile, fra Spagna e Italia, università e conferenze, tre spettacoli diversi in diverse versioni, prove e dell’uno e dell’altro senz’altro sapere che si provava per realizzare ciò che spesso non pareva possibile, un festival in quattro diverse serate, e l’ultima magia del Teatro Comunale, dove ci siamo tutti ritrovati a casa, insieme, come in una cena di famiglia dove si riabbracciano commossi i parenti lontani sì, ma mai perduti. Grazie ai miei compagni di avventura di Fonè, del Cpa e di Pabulo Teatro, che hanno collaborato e condiviso! Grazie a coloro che hanno creduto in noi ospitandoci negli spazi magnifici delle storie possibili! Grazie ai miei grandi attori, che a volte sono piccoli ma hanno dimostrato a tutti (e soprattutto a se stessi) di essere davvero grandi! Grazie a tutte le compagnie che hanno partecipato: l’Officina Teatro Guitti, Improgramelot, Officina Creativa, il Fest al di là e al di sopra di ogni gara, è “la festa del teatro e di chi lo fa” e quindi è anche loro e per loro. E grazie anche a loro stiamo costruendo qualcosa di importante per tutti. Grazie al nostro pubblico meraviglioso e così meravigliosamente disposto a lasciarsi condurre nei territori della meraviglia, a tutti coloro che ci hanno seguiti col cuore e con gli occhi scintillanti delle storie che abbiamo condiviso. In una parola: grazie agli amici, perché di essi è fatto il teatro.

Grazie a te, Massimo. E buon “divertimento”, sempre.

Un’anteprima: Fest è stato distribuito sul territorio. Si lavora per allargarlo, da ottobre, perché diventi un evento di rete che faccia circuito e coinvolga compagnie italiane, spagnole e inglesi. La competizione sarà il grimaldello. Volendo usare una metafora calcistica, ci saranno campionato italiano, spagnolo e inglese fino alla coppa dei campioni. Per aprire menti ed esperienze. Condividendo. Con una parola che va di moda ma che non è sempre realtà.

Per saperne di più visita la Pagina Facebook di Fest [vedi].

Fonè Scuola di Teatro sostiene la campagna di Crowdfunding di FerraraitaliaUna redazione condivisa per Ferraraitalia”  [vedi] mettendo a disposizione una delle ricompense per i donatori: corso di 3 ore per ragazzi (dai 18 anni in poi) e adulti,  “Il personaggio comico” con dimostrazioni dell’attore, sceneggiatore, regista Massimo Malucelli.

EVENTUALMENTE
Riuniti al Totem delle arti per il festival della contaminazione

È tornato il Totem Arti Festival: per il terzo anno consecutivo il Parco Tito Salomoni di Pontelagoscuro torna ad animarsi dei ritmi e dei colori della tre giorni organizzata dal Teatro Nucleo.

performances totemiche

Le parole d’ordine sono: partecipazione e contaminazione. Contaminazione fra linguaggi artistici, fra paesaggio urbano e paesaggio naturale, fra passato e presente. Partecipazione per ritrovare il piacere di passare del tempo insieme, fra una birra e un piatto vegan, per fare quattro chiacchere con gli amici e conoscerne di nuovi, riscoprire il senso dell’essere comunità. Ed ecco che il parco Tito Salomoni, cuore della Pontelagoscuro vecchia, prima dei bombardamenti della Seconda guerra mondiale, diventa salotto a cielo aperto illuminato dalle installazioni luminose studiate da Franco Campioni, ma anche arena per concerti all’aperto. Proprio di fronte, il teatro Julio Cortazar apre le proprie porte a chi vuole assistere agli spettacoli di danza e di prosa, sempre all’insegna della sperimentazione e dell’innovazione.

L’inaugurazione ieri ha preso il via verso le 19, con un brindisi e un aperitivo offerto dallo staff totemico, il tutto con il sottobosco musicale – dato che siamo in un parco – del gruppo Re Cane e Suo Marito, ospitato all’interno dello spazio gestitoda Radio Strike, che anche oggi intratterrà il pubblico dalle 18.30 alle 21. Poi, tutti riuniti per assistere a “Segni particolari: un segno sul cuore”: performance conclusiva dal laboratorio itinerante condiviso “Corpo e azione in rete”, curata dalla Compagnia Iris. Frutto di una serie di workshop sulla performance contemporanea e l’espressione corporea tenuti in diverse città dell’Emilia Romagna da insegnanti “itineranti”, fra i quali Natasha Czertok e Greta Marzano del Teatro Nucleo, e già presentata alla Casa del Teatro di Faenza, “Segni particolari: un segno sul cuore” ieri sera è stata riallestita appositamente per poter essere svolta all’aperto.

Alle 21 Simona Bertozzi ha inaugurato lo spazio scenico del Cortazar con “Bird’s Eye View”. La coreografia fa parte di “Homo Ludens” un progetto più ampio imperniato sul concetto di gioco in senso antropologico: uno spazio allo stesso tempo con e senza regole che l’essere umano usa per entrare in relazione con l’altro. Il corpo diventa un paesaggio che vive e cambia in ogni istante. “Bird’s Eye View” è un titolo “tecnico e simbolico insieme – come spiega Simona – perché questa è l’espressione che si usa per la visione panoramica utilizzata per creare le mappe, ma vuole significare anche un punto di vista il più ampio e aperto possibile”. Simona lavora sulle tre dimensioni della verticalità, della distanza e dell’apertura e sul gesto come tramite di visioni e significati universali che esistono a priori e che passeranno a tempi futuri: proprio qui sta il carattere totemico del suo lavoro, commistione di bios, anthropos e technè.

La prima serata del Totem Festival si è conclusa con le contaminazioni musicali di Jessica Hyde: dalla liquid drum and bass al trip hop, in un intreccio di sax, tastiera, chitarra e percussioni.

Ecco il programma di oggi: dalle 18.30 alle 21 la musica nel parco di Radio Strike con KingBean e Cold Hands; alle 21 lo spettacolo “Mio figlio era come un padre per me”, di e con Marta Dalla Via e Diego Dalla Via, vincitore Premio Scenario 2013; infine dalle 22.30 la miscela esplosiva di funky, afrobeat, jazz, afrocuban music, psichedelia e canzoni di lotta ed impegno sociale dei Voodoo Sound Club.

I Fratelli Dalla Via, Marta e Diego, sono una piccola impresa famigliare che costruisce storie: dopo aver sviluppato parallelamente una serie di esperienze formative, professionali e umane, decidono di unire la propria voce in un percorso artistico comune ripartendo da Tonezza del Cimone, il paese sulle montagne vicentine dove sono nati. Sono da sempre supportati da Roberto Di Fresco che si occupa di illuminare e musicare tutte le creazioni della piccola compagnia. “Mio figlio era come un padre per me” è la loro seconda creazione: uno studio sugli stereotipi e il territorio, la fragilità umana ed economica. Due fratelli architettano l’omicidio dei genitori. Ma “uccidere i propri padri” sembra un atto impossibile dal momento che questi hanno deciso di farla finita, lasciando in eredità assenza di futuro e consumo del passato.

Voodoo Sound Club è musica animista da ascoltare ma soprattutto da ballare in un concerto dalla forte connotazionI sciamanico- rituali. Il repertorio, composto principalmente da brani originali, ma anche da cover scelte di Manu Dibango, Fela Kuti e Jimi Hendrix, è interamente dedicato all’energia e al ballo e allo stesso tempo riesce a gratificare anche le orecchie degli ascoltatori più raffinati ed attenti. Voodoo Sound Club nel corso degli anni ha sperimentato diverse collaborazioni artistiche, da Roy Paci a Gianluca Petrella, e poi importanti percussionisti africani come Billy Konatè e Sire Doumbouya. Attualmente è in fase di realizzazione un nuovo progetto discografico e live che unisce la loro musica con la sonorità inimitabile delle bande musicali italiane, vero tesoro musicale del nostro Paese.

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Una Russia che non c’è mai stata e un’Italia che non c’è più

Costruito con materiali inediti e recuperati presso l’Home Movies – Archivio nazionale del film di famiglia [vedi], il film documentarioIl Treno va a Mosca” è stata la rivelazione del 31° Torino Film Festival, nel 2013. Sono i filmati 8mm del barbiere comunista Sauro Ravaglia, della romagnola e rossa Alfonsine, a condurci nel passato e nella storia di un paese che aveva energia, curiosità, intelligenza e voglia di vivere. Insieme ai filmati amatoriali di Sauro, vi sono anche quelli degli amici Enzo Pasi e Luigi Pattuelli, girati a partire dagli anni ’50 e anch’essi conservati da Home Movies.

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La locandina

Un’appassionata ricostruzione, uno sguardo unico su un’epoca, un viaggio nello spazio e nel tempo, un ripercorrere una memoria spesso ignota o ignorata. Siamo nel 1957, in un’Italia del dopoguerra che ha voglia di vivere e conoscere. Per il protagonista Sauro, come per molti “compagni” progressisti della sua generazione, è l’anno del Festival della gioventù socialista, unica e irripetibile occasione di visitare la lontana e sognata Mosca. Chi vi ci si reca in treno chi, si dice, pure in bicicletta. Sullo schermo scorrono registrazioni dell’epoca e immagini delle feste dell’Unità delle campagne romagnole, con sullo sfondo l’aria di “Mamma”, di Beniamino Gigli, quell’aria rielaborata da chi credeva nel sogno sovietico con un “Lenin, la tua dottrina si diffonde e vola / Lenin, la tua parola è quella che consola / Il dolce sogno santo / della gran città del sole / che ha vagheggiato ogni cuore / ti realizzasti quaggiù / Lenin, il più gran dono del mondo sei tu”. Lenin come la mamma …! E poi ancora immagini di ragazzi spensierati che, nel lungo viaggio in treno per Mosca, sono solo felici, i sovietici che accolgono i giovani stranieri con slancio e curiosità, tutti che sono amici.

Ma cosa succede se si è partiti per filmare l’utopia e ci si trova di fronte la realtà? Sauro non poteva rivelare la sua disillusione, maturata nel vedere piccole camere con persone ammassate che dormivano per terra (i kommunalki), bus pieni zeppi di lavoratori stipati come animali caricati ogni mattina per andare al lavoro, non poteva ammettere al mondo che in Unione sovietica non era poi tutto così bello e giusto, che vi era grande povertà. Il trauma fu al rientro, quando si disse che alcune cose era meglio non mostrarle. Nessuno era mai andato laggiù e le uniche fonti d’informazione erano l’Unità e le radio in lingua italiana, come Radio Praga. Il mito sovietico fu smantellato solo molti anni dopo, fino ad allora restava.

Per Sauro, come per i suoi amici, quel viaggio diventa, però, un momento di maturazione e di passaggio, di forte consapevolezza che si trasformerà, in seguito, in uno stimolo a continuare a viaggiare, per conoscere e capire il mondo. Cosa che Sauro continuerà a fare, solo con la sua cinepresa. Il film racconta la storia di un’utopia, dall’inizio alla fine, senza per questo rinnegarla, ma riconoscendola e comprendendo che quel mondo era finito, nel 1964, con la morte di Palmiro Togliatti, ai cui funerali Sauro stesso partecipa. Un ciclo importante ma che si chiude.

documentario-treno-va-moscaUna maturità che non rinnega nulla, che rimette in discussione un’utopia (la Russia che non c’è mai stata), in maniera intelligente e analitica, e che ci ricorda però, anche, come era bello quando una comunità era unita dalla solidarietà, da un sogno o da un’idea di futuro (un’Italia che non c’è più). Un sogno che oggi tanto ci manca. E che ci servirebbe.

Il Treno va a Mosca“, di Federico Ferrone e Michele Manzolini, con Sauro Ravaglia, Italia-Gran Bretagna, 2013, 70 mn.

Per saperne di più visita il sito [vedi].

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Tutti gli accorgimenti per una spesa intelligente

di Valeria Balboni

Anche fare la spesa richiede competenza. Avendo alcune accortezze si può agire razionalmente ed evitare abbagli. L’occasione di mettersi alla prova e fare pratica è stata offerta dal festival di Altroconsumo [vedi]. Un gruppetto di mattinieri accompagnati da due ‘guide’ esperte dell’assocaizone, a loro completa disposizione per dare consigli e rispondere a dubbi e domande. Luogo ‘dell’escursione’, la Despar di Porta Reno. C’eravamo anche noi ed ecco tutto ciò che abbiamo appreso.

Innanzitutto, una raccomandazione: seguire sempre una lista, che deve essere stesa secondo una programmazione dei pasti della settimana, o almeno dei primi giorni.

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L’esperta di Altroconsumo durante la ‘spesa guidata’.

Prima sosta al settore ortofrutta: in ogni cestone deve essere indicata la denominazione del prodotto, l’origine e il prezzo al chilo. Sembra banale ma bisogna sempre fare i confronti considerando il prezzo al chilo e non quello posto sulla confezione dei pomodorini o sul sacco delle patate, che può trarre in inganno. Per la salute, e per l’ambiente, meglio scegliere verdure di stagione. Occhio alle verdure di quarta gamma (le insalate pronte, in busta): sono più delicate perché già lavate e tagliate, quindi bisogna conservarle sempre in frigo, mangiarle prima possibile e, una volta aperto il sacchetto, entro due giorni. Attenzione poi al prezzo, perché sono comode ma costano anche tre-quattro volte di più delle verdure sfuse.

Prodotti senza glutine: fondamentali per che soffre di celiachia, ormai sono di moda e sono scelti anche da tanti che non hanno questo disturbo, convinti di mangiare qualcosa di più salutare. In realtà il glutine fa male a poche persone (si stima che soltanto l’1% della popolazione sia allergico), gli alimenti che non lo contengono sono molto costosi e non portano nessun vantaggio a chi non è intollerante.

spesa-altroconsumoSucchi di frutta e spremute: i succhi che si trovano nel banco-frigo sono gli unici ottenuti direttamente dalla spremitura dei frutti, gli altri sono preparati a partire da succo concentrato. Attenzione alle etichette: ananas, mela, arancia e pompelmo di solito sono succhi di frutta al 100%, tutti gli altri sono allungati con acqua. Questa diluizione cambia il sapore, quindi i succhi allungati (che si dovrebbero chiamare nettari, o bevande a base di frutta, a seconda della composizione) sono sempre addizionati con zucchero e a volte anche aromi, antiossidanti e addensanti. I succhi di arancia sono un caso particolare: quasi tutti i marchi producono succo di arancia bionda al 100%, e succo di “arancia rossa” (con confezione molto simile) che contiene intorno al 20-30% di succo, poi acqua, zucchero e aromi. Le confezioni sono simili ma contengono prodotti diversi: spesso i bambini preferiscono il secondo tipo…chissà perché?

spesa-altroconsumoMerendine e biscotti: qui vale la pena leggere con attenzione l’elenco degli ingredienti, ricordando che il primo è il più abbondante e via via seguono gli altri in ordine di quantità decrescente. Nei biscotti e nelle merendine la farina è sempre il primo ingrediente, poi se la giocano zuccheri e grassi – con la nota predominanza dell’olio di palma [vedi] – e le differenze ci sono. Confrontando elenco degli ingredienti e tabelle nutrizionali possiamo scoprire, per esempio, che un biscotto può avere 30 calorie ma può anche averne 90.

spesa-altroconsumoAttenzione alle offerte, di solito sono messe in evidenza all’interno di cestoni: sono molto attraenti, ma sono un affare solo quando acquistiamo qualcosa che avremmo comunque comprato. Altrimenti si rischia di fare spese inutili. Anche in questo caso è importante fare confronti: spesso il prodotto di marca in offerta non costa meno del prodotto analogo a marchio del supermercato, venduto a prezzo intero. Altroconsumo ha condotto un’indagine da cui risulta che, facendo la spesa con solo prodotti di marca in offerta, il risparmio annuo, rispetto alla media dei prodotti a scaffale, sarebbe del 2-3%, acquistando solo prodotti a marchio del supermercato il risparmio sale al 19%, mentre comprando solo prodotti di primo prezzo sale al 33%. Considerando anche i risultati qualitativi dei test effettuati dall’associazione, il consiglio è di acquistare quando possibile i prodotti con il marchio della catena, che risultano buoni e convenienti.

E arriviamo all’olio: l’extra-vergine di oliva riporta in etichetta il frantoio e l’origine delle olive che può essere italiana, comunitaria, extracomunitaria o, come accade spesso, una miscela. È uno dei prodotti più soggetti a frodi e le valutazioni per stabilire se un olio è davvero extravergine si basano su analisi chimiche e sensoriali. Purtroppo, secondo una recente inchiesta, un buon numero di prodotti sarebbero da declassare da “extravergini” a “vergini” [vedi].

Carne e pesce: se vogliamo sapere cosa mangiamo bisogna controllare l’origine e la presenza di additivi. La nuova normativa sulle etichette dei prodotti alimentari (in vigore da dicembre 2014, leggi il pdf ) prevede l’indicazione di origine per tutti i tipi di carne non lavorata (non c’è sui salumi) e per il pesce. Per quest’ultimo deve sempre essere indicata la tipologia, se fresco, surgelato, congelato o decongelato, se allevato o pescato, in quale zona e con quali strumenti di pesca [vedi]. I pesci che vanno di più, come orate, branzini e salmone, provengono da allevamenti. Occhio poi agli additivi: nei gamberetti, per esempio, abbiamo trovato antiossidanti per conservarli, ma anche coloranti.

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spesa-altroconsumoUova: quelle in vendita sugli scaffali dei supermercati riportano per legge una data di scadenza che cade 28 giorni dopo la deposizione. Sulla confezione e sul guscio è stampato un codice che ci permette di risalire al tipo di allevamento (0 = biologico, 1= all’aperto, 2 = a terra, 3 = in gabbia), segue la sigla dello stato di produzione, poi un numero riferito al comune di produzione, la sigla della provincia e il codice dell’allevamento [vedi].

E siamo arrivati al banco frigo: da lasciare a fine spesa per evitare danni ai prodotti deperibili. Il latte fino a pochi anni fa si trovava solo fresco (pastorizzato) oppure a lunga conservazione (Uht, trattato ad alte temperature); il primo scade, per legge, sette giorni dopo la mungitura, quello Uht dura fino a sei mesi. Oggi si trovano anche tipologie intermedie, che durano più di una settimana ma, rispetto a quello a lunga conservazione, mantengono sapore e composizione nutrizionale più simile al latte fresco: il latte pastorizzato ad alta temperatura dura fino a tre settimane, quello microfiltrato circa due settimane. Questi, come il latte fresco, devono essere conservati in frigo, il latte Uht invece si conserva a temperatura ambiente, ma naturalmente solo finché è chiuso. Una volta aperta la confezione, tutti i tipi di latte devono stare in frigo ed essere consumati entro tre giorni.

Per finire, i surgelati: da acquistare per ultimi per non rischiare che si scongelino. Prima di tutto controllare la temperatura del freezer, che deve essere inferiore a – 18 gradi. La maggior parte dei prodotti surgelati, se non sono trattati con additivi, mantiene le stesse caratteristiche nutrizionali del fresco, occhio però ai piatti pronti: meglio leggere le etichette perché gli ingredienti non sono sempre il massimo per la salute. Le verdure miste a volte sono addizionate con grassi, per essere pronte da spadellare, e i famosi bastoncini di pesce contengono una percentuale di questo alimento che si aggira intorno al 60%, il resto è panatura.

Abbiamo fatto il pieno di consigli preziosi. La cosa più importante però è sempre la stessa: informarsi e leggere le etichette, solo così possiamo sapere cosa compriamo e cosa mangiamo.

Valeria Balboni è biologa, ha frequentato il Master in giornalismo e comunicazione istituzionale della scienza dell’Università di Ferrara. Da 15 anni lavora nell’editoria parascolastica (per AlphaTest) e dal 2011 collabora con il Corriere della sera. Appassionata di divulgazione scientifica, si occupa in particolare di alimentazione, ambiente e sostenibilità.

va.balboni@gmail.com

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LA PROPOSTA
Quel corridoio da ravvivare fra duomo e Racchetta

Ora è una sorta di retrobottega, ma potrebbe diventare un gioiellino incastonato nel cuore del centro storico. Parliamo dell’area retrostante la galleria Matteotti, una zona così poco conosciuta e frequentata che addirittura non molti sanno che quella strada è via Gobetti… Eppure è lì, a poche decine di metri dal duomo, certo tornita da qualche palazzo moderno il cui prospetto non offre particolari emozioni, ma ingentilita da scorci suggestivi e parecchio verde.
Ora che è stata riqualificata la galleria, andrebbe completata l’opera tirando a lucido anche questo piccolo, potenzialmente gradevole, ambito. Basterebbe poco: una ripulita, una risistemata, qualche cassonetto in meno e una manutenzione più accurata.

Ma soprattutto servirebbe un po’ di animazione: molti dei negozi che si affacciavano su questa strada hanno chiuso da tempo, proprio perché la via raramente è frequentata da altri che non siano i residenti. Invece, per ravvivarla, la si potrebbe concepire come spazio di espansione per iniziative che già si svolgono nelle strade e piazze contigue: portando qui, ad esempio, alcuni dei banchetti dei vari mercatini (quelli dell’antiquariato, della gastronomia, dell’artigianato…) o posizionando qualche artista dei Buskers durante la rassegna. Insomma ci sarebbero varie possibilità per attirare curiosi e turisti e ridare senso a uno spazio dimenticato. In tal modo la strada pian piano e con naturalezza riprenderebbe vita.

Peraltro, sul fronte opposto a quello del duomo, è stato completato il mirabile restauro dell’antica Camera del lavoro, quel palazzo della Racchetta che già ospita estemporanee iniziative, eventi, convegni, ed è quartier generale di alcuni festival come Internazionale e Altroconsumo.
Il comparto, insomma, è interessante ed epicentrico, stretto com’è fra via San Romano e corso Porta Reno e inscritto, appunto, fra la prima dimora del movimento operaio e contadino e la galleria Matteotti, dalla quale  si intravede il prospetto laterale del duomo.

E’ dunque a pieno titolo anche questo un angolo di Ferrara da riconsiderare, ripensare e valorizzare. E, in questo caso, più che i soldi servono idee e buona volontà.

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NOTA A MARGINE
Pensiero e memoria: le strategie del possibile

Uno psicologo e un filosofo, ma si finisce per parlare anche di economia. Succede al Festival di Altroconsumo “Dire, fare, cambiare”. Armando Massarenti, filosofo e giornalista, responsabile del supplemento culturale della domenica de “Il Sole 24 Ore”, e Paolo Legrenzi, professore emerito di psicologia all’Università Ca’ Foscari di Venezia, presidente del Consiglio editoriale del Mulino e membro dell’Istituto veneto di scienze, lettere e arti, discutono con il pubblico di pensiero e memoria. In realtà Legrenzi è uno psicologo sui generis, o meglio “sperimentale”, come lo definisce Massarenti: ha insegnato a Princeton, Londra, Parigi e Ginevra e si è sempre occupato dei temi a cavallo tra le scienze cognitive e l’economia, in particolare la psicologia dei consumi, con il Mulino ha pubblicato “Frugalità” (2014) e “Perché gestiamo male i nostri risparmi” (2013), mentre con Laterza “I soldi in testa. Psicoeconomia della vita quotidiana” (2012).

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Armando Massarenti

Al Chiostro di San Paolo, con Massarenti, si parla di allenare la mente, la memoria e il pensiero, perché per dire, fare e cambiare, prima di tutto bisogna pensare e dunque anche sapere come funzionano i nostri ragionamenti e come prendiamo le nostre decisioni. Come funziona la memoria? Perché quel pezzetto di madeleine si porta dietro l’infanzia del giovane Proust? “Noi pensiamo che la memoria sia una traccia, che va continuamente rinnovata per non sparire dalla nostra mente. In realtà recenti ricerche dimostrano che le cose sono più complesse. La memoria funziona come una biblioteca con molti libri, ordinati secondo vari criteri”. Questi criteri variano a seconda della persona e del momento: chiunque possiede una libreria sa quanto sia difficile ordinarla e quante volte si ordinino e riordino i volumi seguendo criteri del tutto soggettivi. I volumi sono lì fra gli scaffali, ma a volte non ci ricordiamo più dove o come li abbiamo messi. E, per far un esempio più pop, pensate a quanti modi esistono per memorizzare un numero sulla rubrica del nostro smartphone e a quante volte, non trovando quel numero, avete dovuto pensare, o meglio ricostruire, come l’avete salvato. Dobbiamo in altre parole pensare alla nostra memoria come un catalogo: il segreto non è conoscere tutte le informazioni in ogni momento, ma come cercarle e ripescarle quando ci servono. Ecco perché, secondo Legrenzi, la verità è che “la memoria è sopravvalutata, soprattutto nel mondo contemporaneo in cui ormai riusciamo a supplire con memorie esterne” in grado di immagazzinare molte più informazioni rispetto alle nostre. Parallelamente abbiamo creato il paradosso di una doppia dimenticanza: “come abbiamo riposto i libri nella libreria del nostro cervello e come abbiamo catalogato quelle stesse informazioni nelle memorie esterne dei nostri pc e telefoni”.
“La cosa veramente importante sono gli automatismi: è la possibilità di fare le cose senza pensarci, o meglio senza doverci ricordare come farle, che ci dà la possibilità di pensare a qualcos’altro”.
Eccoci così al ragionamento, che ognuno compie in modo diverso. La dimostrazione è questo esercizio. Immaginiamo di essere sposati da 10 anni e che in occasione del matrimonio abbiamo acquistato 10 bottiglie di vino, pagandole 20 euro ciascuna. A ogni anniversario abbiamo invitato gli amici e ce ne siamo bevuta una. Arrivati al decimo anniversario ci chiediamo quanto denaro ci siamo bevuti quest’anno. Prima di continuare a leggere rispondete alla domanda, altrimenti l’esercizio non funziona.

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Paolo Legrenzi

Ecco le risposte che negli anni ha ricevuto Legrenzi: “la maggioranza dei bambini risponde che non abbiamo speso niente, perché la bottiglia l’avevamo già comprata ed era già nostra; la risposta statisticamente più frequente, anche fra gli studenti di economia della Bocconi, è 20 euro, cioè il prezzo della bottiglia; i dipendenti di una banca risponderanno invece che la risposta è il costo della bottiglia più il costo del denaro in questi dieci anni; per la teoria economica, invece, la risposta giusta è il prezzo di sostituzione, cioè quanto ci costerebbe ora ricomprare quella stessa bottiglia”.
Questo banale esercizio rende evidente che lo stesso problema può spesso essere risolto in modi diversi e secondo prospettive diverse, a seconda delle esigenze che si deve o si vuole soddisfare. “Il trucco più importante – conclude Legrenzi – è anche quello più semplice: “pensare sempre che ci sono altre possibilità”.

Ma appena la sorsata mescolata alle briciole del pasticcino toccò il mio palato, trasalii, attento al fenomeno straordinario che si svolgeva in me. Un delizioso piacere m’aveva invaso, isolato, senza nozione di causa. E subito, m’aveva reso indifferenti le vicissitudini, inoffensivi i rovesci, illusoria la brevità della vita…non mi sentivo più mediocre, contingente, mortale. Da dove m’era potuta venire quella gioia violenta? Sentivo che era connessa col gusto del tè e della madeleine. Ma lo superava infinitamente, non doveva essere della stessa natura. Da dove veniva? Che senso aveva? Dove fermarla? […] All’improvviso il ricordo è davanti a me. Il gusto era quello del pezzetto di madeleine che a Combray, la domenica mattina, quando andavo a darle il buongiorno in camera sua, zia Leonia mi offriva dopo averlo inzuppato nel suo infuso di tè o di tiglio….” (Marcel Proust, “Dalla parte di Swann”)

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ELOGIO DEL PRESENTE
Smart food: la scelta giusta scaturisce dal confronto

Mentre l’attenzione alla salute si impone come elemento trainante delle scelte alimentari, l’espressione smart food si accompagna ad una crescente varietà di casi. Espressione destinata ad avere successo perché tende a rassicurare il consumatore che la sua scelta può proteggerlo da rischi e da frodi e a rafforzare l’idea che restano in capo a lui il controllo e la selezione della migliore opportunità tra le tante offerte da cui è sommerso.
E’ davvero possibile compiere scelte alimentari giuste? E a quali condizioni? Ad esempio, qual è l’influenza della rete e delle informazioni diffuse da una larga varietà di siti dedicati al food? Non vi è dubbio che l’alimentazione è uno dei temi più discussi in rete, in una varietà di format che spaziano dalla cucina, all’educazione alimentare. Possiamo dire che la rete migliora le scelte o che favorisce l’adesione a bufale prive di fondamento? Se le persone sono più informate, come mai si affermano mode alimentari per lo più prive di fondamento e come mai esplodono sui banchi dei supermercati i prodotti gluten free, quando la popolazione che ha reali problemi di celiachia rappresenta al massimo l’un per cento della popolazione?
Un’altra domanda non banale: qual è il ruolo delle etichette nell’informazione? Se cresce l’attenzione alle etichette e migliora la normativa che obbliga le imprese ad una maggiore trasparenza, questo migliora la capacità di scelta delle persone? Ormai la maggior parte dei prodotti alimentari è corredato da etichette (a dire il vero più o meno leggibili e comprensibili). Ma il consumatore non è spesso in grado di decodificare le informazioni contenute in esse e per lo più subisce le suggestioni delle immagini. Le etichette sono costruite in modo da porre l’accento su alcuni valori e non su altri e, anche nella migliore delle ipotesi, la loro presenza sulla confezione non è una garanzia di una scelta consapevole.
Più in generale, auspichiamo un consumatore più informato, ma quale ruolo hanno le informazioni? E’ proprio sulla base di informazioni che scegliamo? O le emozioni sono sempre il principale driver della scelta, anche quando evochiamo valori, orientamenti etici o preferenze personali? E come potrebbe non essere così se, da parte delle imprese, ad una domanda di trasparenza si sostituiscono spesso risposte che toccano altre corte e sollecitano dinamiche di paura e rassicurazione, di imitazione e identificazione?
Anche di questi temi discuteremo durante il Festival di Altro Consumo, al terzo anno della sua edizione a Ferrara. Da anni l’Associazione AltroConsumo svolge un importante lavoro di informazione a supporto delle scelte del consumatore. Un lavoro che, mi piace sottolinearlo, non è imperniato tanto sulla denuncia di frodi e falsi, sulla stigmatizzazione di questa o quest’altra industria multinazionale, ma sull’attenta comparazione dei prodotti e dei loro componenti. Un lavoro più impegnativo, che richiede competenze su diversi fronti, nutrizionali, giuridiche e così via e che dovrebbe essere trasferito in tanti ambiti dell’informazione, ad esempio quella dei talk show.

Maura Franchi – Laureata in Sociologia e in Scienze dell’Educazione. Vive tra Ferrara e Parma, dove insegna Sociologia dei Consumi. Studia i mutamenti socio-culturali connessi alla rete e ai social network, le scelte e i comportamenti di consumo, le forme di comunicazione del brand. maura.franchi@gmail.com

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Al festival di Altroconsumo il focus è sull’economia di scambio

Si preannuncia un week end interessante e ricco di appuntamenti quello che a partire da venerdì 22 maggio vedrà Ferrara teatro del festival di Altroconsumo. “Dire, fare, cambiare” non è solo il titolo di questa terza edizione, ma rappresenta anche il proclama degli organizzatori secondo i quali i tre giorni nella città estense sono una tappa importante nel percorso di emancipazione di una nuova generazione di consumatori sempre più informati, attivi e consapevoli. Sarà quindi un’occasione di confronto, di scambio, di conoscenza. Fra i temi centrali di riflessione c’è la nuova economia di scambio, la cosiddetta ‘sharing economy‘ che si basa non sulla proprietà ma sulla condivisione dei beni. Racconteranno in proposito la loro esperienza i couchsurfer ferraresi Anna Luciani e Simone Chiesa, la cui storia è stata recentemente resa nota proprio dal nostro giornale [leggi].
Rosanna Massarenti direttrice della rivista Altroconsumo, intervistata da Ferraraitalia [leggi] ha sottolineato la necessità “di attrezzarsi per affrontare il mercato con consapevolezza”. In questo senso l’associazione e la rivista sono da sempre all’avanguardia nella battaglia per un’informazione libera e trasparente a per l’affermazione dei diritti dei consumatori.

Fra gli ospiti anche la ‘nostra’ Maura Franchi, sociologa  esperta dei comportamenti di consumo, con particolare attenzione alle scelte alimentari, che su Ferraraitalia tiene larubrica Elogio del presente, che sarà intervistata dalla direttrice di Altroconsumo. Da segnalare anche la presenza di uno dei maggiori studiosi contemporanei di psicologia, Paolo Legrenzi, che si annuncia protagonista di una vivace conversazione e di una serie di divertenti esercizi con il pubblico per imparare a pensare, ad affrontare e risolvere i problemi guardandoli da prospettive diverse.

Curiosa e stimolante appare la la mostra esperienziale interattiva “Dire, Fare, cambiare” allestita negli Imbarcaderi dopo il grande successo riscosso dalla precedente mostra che ha visto fra l’altro il coinvolgimento dei mentalisti.

Momenti forti di quest’edizione sono certamente quattro dibattiti su altrettanti temi di grande attualità e rilevanza: “Il Trattato Ttip: rischi e vantaggi. Sui diritti e sul cibo si può trattare?”, “Il consumatore al centro della Rete: diritti, doveri e opportunità in Internet”, “Da €-Medicine a We-Medicine” e “L’età della Sharing Economy”. Sul palco di Altroconsumo nomi eccellenti del panorama italiano e internazionale, rappresentanti di realtà innovative: Google, Blablacar, Airb&b, Granarolo si confronteranno su diritti, insidie e opportunità della rete, come tutelare la salute con una medicina che rispetti i cittadini-pazienti, come salvare le garanzie sul cibo conquistate a fatica nel mercato europeo e messe a rischio proprio dal trattato Ttip con gli Stati Uniti. L’ultimo evento (domenica 24, tardo pomeriggio) sarà dedicato alla sharing economy, filo conduttore di tutto il Festival, perché esprime proprio un nuovo modo di concepire i consumi e la capacità dei cittadini di fare rete nel mondo e di farsi parte attiva del mercato, mettendo in comune cose, servizi, idee.

Non mancheranno momenti di intrattenimento e divertimento. sabato 23, alle 21.15, nella piazza del Castello il duo comico Ale&Franz si esibirà in uno spettacolo irriverente e divertente, tra lo stralunato e il surreale.
Moltissimi anche gli approfondimenti culturali, i laboratori formativi, le degustazioni e i gruppi d’acquisto che saranno aperti a tutti coloro che vogliono saperne di più su alimentazione, salute, risparmio, sicurezza, energia e scelta dei prodotti migliori.

A Palazzo della Racchetta, dove sono in programma tutti gli eventi dedicati al cibo, la redazione di Altroconsumo racconterà anche com’è possibile fare informazione indipendente, libera dai vincoli della pubblicità. Al Chiostro San Paolo ci sarà, invece, la possibilità di usufruire delle consulenze di giuristi e fiscalisti e, novità di quest’anno, anche dei dentisti dell’Accademia italiana di odontoiatria protesica.

Esperti e consulenti di Altroconsumo aiuteranno il pubblico anche a scegliere e a usare al meglio tantissimi prodotti (dai cosmetici agli smartphone) e lanceranno anche due nuovi gruppi d’acquisto, uno sulla benzina e uno sui pannolini per bambini.

Da non perdere gli eventi ospitati nel Castello Estense, ad iniziare dalle visite guidate alla mostra di Boldini per ri-scoprire fascino e splendori della Belle Époque, al workshop ‘E tu hai stoffa per i tessuti?’ con Aurora Magni, docente universitaria che dialogherà sui temi della sostenibilità del tessile, ovvero come scegliere vestiti sicuri, ecologici e socialmente responsabili. Per i bambini, invece, iniziative e laboratori nell’area dedicata nel Cortile delle Duchesse.

Il festival ha il patrocinio del Comune e della Provincia di Ferrara e vedrà come partner Ferrara Fiere Congressi e Ferrara terra e acqua. Il programma dell’evento è consultabile sul sito altroconsumo.it.

 

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A Trieste approda la magia del cinema latino-americano

Il cinema è uno dei tre linguaggi universali; gli altri due sono la matematica e la musica.” Frank Capra

Abbiamo il piacere di incontrare Rodrigo Diaz, che dal 1996 dirige il Festival del cinema latino-americano di Trieste, una delle vetrine europee più prestigiose di una cinematografia rigogliosa e variegata, che, sia pure non ancora ampiamente distribuita, ha un appeal sempre più ampio tra il pubblico europeo.

Possiamo affermare che esiste un solido collegamento tra il cinema europeo e italiano e la cinematografia del continente latino-americano ?
Il cinema latinoamericano nasce da registi europei, francesi e italiani, autentici pionieri: il primo lungometraggio di animazione della storia del cinema è opera di un italiano originario di Pavia, Quirino Cristiani , emigrato in Argentina, che nel 1917 realizzò El Apóstol, una satira sull’allora Presidente Hipólito Irigoyen. Come se non bastasse, nel 1931 realizzò il primo lungometraggio animato con sonoro Peludópolis. Tanto per sottolineare le caratteristiche innovative del nostro cinema.

Esiste un filone del cinema italiano che ha influenzato il vostro?
Certamente il neorealismo italiano è stato per molto tempo l’ispirazione principale per il nostro cinema: “Roma città aperta” di Rossellini è stato, per tutti e per tanto tempo, il paradigma a cui ispirarsi. Un aneddoto: Aldo Francia, un pediatra di Viña del Mar, emigrato in Cile dopo aver terminato il Liceo a Torino, nei primi anni ’60 in viaggio in Europa vede a Parigi appunto “Roma città aperta”; ne resta così impressionato che, tornato in patria, si reinventa cineasta, e fonda quello che ancora oggi è il più importante Festival di cinema esclusivamente dedicato al cinema latinoamericano, appunto il Festival di Viña del Mar. Una piccola curiosità: nel 1969 Ernesto Che Guevara, ucciso l’anno precedente in Bolivia, fu nominato presidente ad memoriam del Festival.
Lo stesso Aldo Francia realizzò due classici del nostro cinema: “Valparaíso mio amor”, omaggio alla città, e “Ya no basta con rezar”, che fu un manifesto dell’impegno sociale dei cattolici per il superamento delle ingiustizie sociali.

Altre influenze tra il nostro e il vostro cinema?
Il Centro sperimentale di cinematografia è stato da sempre un punto di riferimento per i nostri autori: figure note a chi conosce la nostra storia, personaggi come Fernando Birri, i cubani Julio García Espinosa eTomás Gutiérrez Alea, coscienza critica delle Revolución, autore tra l’altro di “Fragole e cioccolato”, abbastanza distribuito in Europa, sulla repressione della omosessualità, e dello spassoso e grottesco “La morte di un burocrate, un carro funebre in giro per Cuba”, si sono tutti formati al Centro, come anche il Nobel Gabriel García Márquez. Evidenzio infine la grande influenza di Cesare Zavattini sui nostri cineasti, per quanto riguarda le tecniche di sceneggiatura e di ripresa.

Quale è lo stato del vostro cinema?
A mio parere è un cinema con una grande varietà tematica; vedi, per troppo tempo in Europa si pensava a noi come un cinema ‘impegnato’, con una spiccata vocazione sociale, insomma a un cinema monotematico. Invece il nostro è un continente con una grande vitalità, e il nostro cinema attuale rispecchia questa varietà e questa esuberanza. Anche i festival europei hanno grande attenzione; Cannes in primis, ma non dimentichiamo al Festival del cinema di Roma l’affermazione di “Un cuento chino” di Sebastián Borensztein.

Per finire, notizie sulla prossima edizione del Festival?

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La locandina dell’edizione 2014

Il Festival del cinema latinoamericano, nato nel 1985, ha trovato, dopo qualche peregrinazione, la sua sede di elezione a Trieste; un contesto favorevole e ideale per la bellezza della città, crocevia internazionale di cultura, con un pubblico attento e competente; possiamo vantare infine sulla ottima e fattiva collaborazione con le istituzioni locali. Dal 17 al 25 ottobre dunque appuntamento a Trieste, nelle prestigiosi sedi del Museo Revoltella e del Teatro dei Fabbri, per un Festival dedicato a Gabriel García Márquez, del quale stiamo ricostruendo le sceneggiature originali tratte dai film, che andranno ad arricchire l’archivio del Festival, realizzato in collaborazione con la Università di Trieste.

 

Per saperne di più sulla prossima edizione del Festival del cinema latino americano di Trieste clicca qui.

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L’EVENTO
Sui muri di Bologna torna il Cheap street poster art festival

Da oggi fino al 10 maggio, Bologna ospita la terza edizione di Cheap, unico festival in Italia focalizzato sulla street art che elegge a supporto privilegiato la carta. I luoghi d’intervento sono i muri cittadini di grandi dimensioni, tendenzialmente in periferia, e le tabelle affissive in disuso del centro storico, che vengono abilmente e intelligentemente recuperate. I muri sono affidati a street artist di fama internazionale che realizzano interventi sito specifici, mentre le ex tabelle affissive di proprietà del Comune diventano una galleria a cielo aperto che ospitano opere di poster art selezionate tra tutte quelle pervenute attraverso una Open call. Tra le novità di questa edizione saranno proposti un intervento indoor totalmente in carta e un ampio e vario calendario di mostre. Tutto molto interessante e innovativo.
Per quanto riguarda gli interventi sito specifici, nei quartieri San Vitale, San Donato, Porto e Navile, operarenno i main artist invitati per l’edizione 2015: Levalet (Francia), NemO’s (Italia), Vinz Feel Free (Spagna), Madame Moustache (Francia), Bifido (Italia) e Ufocinque (Italia), tutti caratterizzati da una predilezione spesso esclusiva per l’utilizzo della carta, ciascuno con decise e precise peculiarità tecniche. Vediamoli.

Levalet [vedi]
Piazza Azzarita, Parcheggio | 1-3 maggio

cheap-festival-street-artcheap-festival-street-artInaugurera’ la serie d’interventi murari in programma, cominciando a lavorare, dall’1 maggio, all’interno del quartiere Porto. All’anagrafe Charles Leval, Levalet è un poster artist francese nato nel 1988. Cresciuto in Guadalupa, prosegue i suoi studi di arti plastiche a Strasburgo, cominciando a sperimentare interazioni con lo spazio pubblico attraverso la video installazione. Insegnante d’arte durante il giorno, Levalet inizia a intervenire nelle strade di Parigi dal 2012, proponendo paste up dal forte impatto performativo e spingendo al limite il concetto di “site specific”. Cerca accuratamente luoghi architettonicamente ben caratterizzati e spesso defilati, e, dopo questa fase esplorativa tra le strade della città, realizza in studio sagome di figure umane a grandezza naturale dipinte a mano con la china nera, ottenendo una resa di alta qualità fotografica. Le silhouettes di carta sono poi incollate sui muri, creando vere e proprie “mise en scène” che inglobano gli elementi architettonici preesistenti, talvolta integrati con i più svariati oggetti: dai libri agli ombrelli, fino alle stecche da biliardo. Percorse da un’ironia pungente che sfocia nella denuncia sociale, l’artista tratteggia un’umanità vittima della frenesia metropolitana. Per Cheap Festival, Levalet realizzerà un intervento composto da 30 sagome che verranno posizionate sull’edificio giallo di maggiori dimensioni tra i tre antistanti al Paladozza, in piazza Azzarita; i tempi di lavorazione previsti sono dall’1 al 10 maggio.

NemO’s [vedi]
Ippodromo, via dell’Arcoveggio | 2-10 maggio

cheap-festival-street-artcheap-festival-street-artIl secondo intervento sarà quello di NemO’s, che lavorerà in via dell’Arcoveggio, dal 2 al 10 maggio. Street artist italiano nemmeno trentenne, NemO’s inizia a lavorare in strada utilizzando vernici spray, poi sostituite dai pennelli; progressivamente, introduce la carta. Dopo una prima stesura di pittura acrilica su muro, NemO’s v’incolla sopra carta riciclata sminuzzata, applicata come tessere di un mosaico; spesso si tratta di vecchi quotidiani, con una predilezione per le pagine de Il Sole 24 ore, la cui tonalità rosata è funzionale alla riproduzione di una texture che mima l’epidermide umana. La terza fase di lavorazione prevede un ulteriore intervento ad acrilico sulle campiture create con la carta: NemO’s definisce a pennello i dettagli del corpo umano, al centro di tutte le sue opere. Ne risulta un intervento semipermanente, che si modifica a seconda del caso e delle condizioni atmosferiche. Progressivamente, infatti, le tessere di carta si staccano, in una sorta di decomposizione che rende mutevole l’opera, svelando lentamente lo scheletro dipinto su muro. L’immaginario creato dall’artista è popolato da personaggi impegnati in azioni poetiche e surreali, con un forte ricorso al paradosso, funzionale a una critica sociale che va dalla denuncia alla rappresentazione del disagio esistenziale dell’uomo contemporaneo.

Vinz Feel Free [vedi]
Autostazione, viale Masini | 3-10 maggio

cheap-festival-street-artcheap-festival-street-artQui, dal 3 al 10 maggio, lavorerà il terzo Main Artist invitato dall’organizzazione del Festival: lo spagnolo Vinz Feel Free. Nato nel 1979, Vinz inizia la sua attività in strada nel 2011, con il progetto “Feel Free”, che riflette sul concetto di libertà individuale inserita nel più ampio contesto della società contemporanea, considerata da diversi fondamentali punti di vista: politico, economico, massmediatico e ambientale. La base di partenza delle sue opere è un suo scatto fotografico; le immagini vengono poi stampate in bianco e nero, a grandezza naturale, su carta, ricombinate in composizioni e affisse al muro con la colla. Le testa di animali, riccamente dettagliate, vengono invece dipinte a mano con gli acrilici, creando forti contrasti cromatici che amplificano ulteriormente l’impatto delle immagini nel loro complesso per un’allegoria della società contemporanea di sapore quasi kafkiano.

Madame Moustache [vedi]
Palestra Boxe “Le torri”, via Ada Negri | 4-9 maggio

cheap-festival-street-artcheap-festival-street-artSu questi muri interverrà Madame Moustache, street artist francese nata nel 1982 e attiva in strada dal 2010. La tecnica del collage è al centro della sua produzione: partendo da vecchie riviste, principalmente degli anni Sessanta e Sessanta, e da fotografie di fine Ottocento, Madame crea composizioni di immagini e parole che fungono quasi da “prototipi”; gli originali vengono infatti successivamente ingranditi e stampati in bianco e nero in grande formato, per poi essere affissi al muro con la colla. Talvolta l’artista interviene ulteriormente sulla stampa aggiungendo un solo colore, spesso il rosso, attraverso la tecnica del pouchoir, in voga negli anni Venti per la coloritura manuale di cartoline postali illustrate o fotografiche. L’intento è di divertire. Madame crea un universo fantastico, giocoso, popolato da soggetti ricorrenti: donne con i baffi, gatti con il corpo di pesce, armi da fuoco, accompagnati da frasi che funzionano come fulminanti aforismi, in contrasto con uno stile in cui traspare una raffinatezza che si prende cura di ogni singolo dettaglio. Il muro verrà ufficialmente presentato alla città sabato 9 maggio alle 16.00.

Bifido [vedi]
Scuola dell’infanzia Mago Merlino, Via Azzo Gardino 63 | 4-9 maggio

cheap-festival-street-artcheap-festival-street-artOltre a Levalet, il quartiere Porto ospiterà l’opera di un secondo Main Artist, che interverrà nell’area attigua al polo composto dal Parco del Cavaticcio, dove si affacciano la Cineteca, il Mambo e il Cassero. Casertano d’origine, Bifido lavora esclusivamente con la carta. Il linguaggio che predilige è la fotografia, in bianco e nero o a colori, per stampare sagome di grandi dimensioni che affigge direttamente al muro con la tecnica del paste up. Corrosivo, irriverente, di grande impatto nella sua immediatezza, Bifido solleva temi sociali di attualità, prediligendo come soggetti i bambini. Significativa è una delle frasi che sceglie per definire la sua poetica: “I bambini trovano il tutto nel nulla, gli adulti il nulla nel tutto”.

Ufocinque + Werther [vedi]
TPO, via Casarini 17/5 | 2-10 maggio

cheap-festival-street-artcheap-festival-street-artPer la prima volta in assoluto nella storia del Festival un main artist invitato dall’organizzazione non realizzerà un progetto nello spazio urbano. È il caso di Ufocinque, che con il suo assistente Werther proporrà il progetto Chrono-philia: un’installazione realizzata interamente in carta che sarà inaugurata sabato 9 maggio, alle ore 22.00, in occasione del party di chiusura. In origine membro attivo della scena del writing italiano, Matteo Capobianco aka Ufocinque (Novara, 1981) inaugura a soli 13 anni la sua produzione in strada. È la scoperta della tecnica dello stencil, insieme ai suoi studi in design al Politecnico di Milano, a fare da cartina di tornasole per un cambio di rotta del suo percorso artistico. Ufocinque mette al centro della sua produzione l’utilizzo della carta, facendone rivivere la sua origine etimologica (dal greco “charássō”: incidere, scolpire).

Open call 2015
Oltre al focus sul supporto carta, il lancio di una “Open call for artist”, non esclusivamente rivolta agli street artist ma aperta anche a illustratori, fotografi e grafici, è uno degli elementi che maggiormente differenzia Cheap da altri eventi dedicati all’arte urbana. L’edizione 2015 ha visto un aumento del numero dei partecipanti, arrivato a quasi quattrocento. Si è allargato anche il bacino di provenienza delle opere, che conta 31 paesi: Italia, Brasile, Venezuela, Australia, Serbia, Belgio, Slovenia, Germania, Ecuador, Giappone, Cina, Francia, Germania, Svizzera, Messico, Repubblica Domenicana, India, Ungheria, Polonia, Grecia, Romania, Spagna, Ucraina, Croazia, Pakistan, Cile, Scozia, Hong kong, Canada, Giordania, Olanda. In totale, gli artisti selezionati sono 206. Le opere saranno installate dal 7 al 10 maggio nelle vie San Felice, Ugo Bassi, Sant’Isaia, Santa Caterina, Irnerio, dell’Abbadia, Zamboni, Mascarella, San Vitale, Ca’ Selvatica, D’Azeglio, Strada Maggiore.

Per maggiori informazioni visita il sito del festival [vedi].
Si ringrazia Elisa Visentini per il materiale gentilmente fornito dall’ufficio strampa del Festival.

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Acqua, energia e rifiuti a Ravenna2015: politiche gestionali e modelli di comportamento per garantirci un bell’ambiente

Aumentano nel tempo le occasioni di informazione e di comunicazione ambientale grazie ai molti seminari, convegni, dibattiti, fiere, eventi sui temi della sostenibilità e della gestione dell’acqua e dei rifiuti a livello nazionale. E’ un bel segnale che testimonia come sia in crescita la sensibilità collettiva su questi temi fondamentali e si stia sviluppando un importante interesse di tutti ai temi dell’ambiente. Tra queste iniziative merita una particolare segnalazione “Ravenna2015. Fare i conti con l’Ambiente” che si svolgerà dal 20 al 22 maggio. Tre giorni di incontri, di formazione e informazione, di approfondimenti e conoscenza sulle nuove tecnologie e sui processi industriali, coniugando cultura e solidarietà e offrendo eventi d’arte e spettacolo. Si aprirà così l’ottava edizione: con la riflessione sul ruolo dell’uomo e sul suo impatto sulla natura, il consumo delle risorse e la geopolitica.

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La locandina

L’evento si autodefinisce un festival formativo green a carattere nazionale con oltre 50 iniziative tra conferenze a tema, workshop e seminari di formazione chiamati labmeeting. Una interessante occasione per approfondire tematiche di attualità tecnico-scientifica nei settori rifiuti, acqua, energia, bonifiche e sostenibilità ambientale. Ma soprattutto i temi di frontiera, l’aggiornamento delle tecnologie, gli approfondimenti normativi. Il modello originale di manifestazione si basa sullo “sviluppo dal basso”, contando su una forte socializzazione e coinvolgimento dei partecipanti.
Una iniziativa che penso meriti una particolare attenzione non solo per i suoi contenuti di alto valore scientifico, ma anche perché avviene su più sedi dislocate nel centro di Ravenna. La città si trasforma in un importante salotto di incontri tra persone attente ai temi ambientali ed esperti del settore. Molti ormai si conoscono da tempo e considerano questa una occasione di amicizia e di dialogo da non perdere. Altri si aggiungono sentendosi interessati a partecipare a questo modo di dialogare e condividere imparando. Non è il classico evento di propaganda né la ormai superata occasione pubblicitaria di qualche industria. Si respira aria di onestà intellettuale, di dialogo, di confronto, di trasparenza, di piacere. Per questo mancano i grandi sponsor che cercano invano di imporre le loro strategie; chi sponsorizza lo fa perchè crede nel metodo. E questo forse è un bene, perché l’evento si mantiene su una fragile autonomia voluta dagli organizzatori.
Quest’anno si sviluppa su alcuni temi che vanno dalla complessità del danno ambientale, alla gestione dei depuratori, ai centri di riuso e ai siti contaminati, ma anche su approfondimenti di importanti progetti europei (Life Gioconda, Biolca, Emares, Prefer, Biomother, Prisca). Ma è la cultura ambientale e la comunicazione virtuosa il centro del sistema che ormai è un appuntamento seguito da bloggers e opinion leaders che si confrontano sulla delicata questione di dove sta andando il giornalismo ambientale (focus di un labcamp). In questo contesto non può mancare l’analisi dell’arte urbana con proposte di public art che rappresentano da anni un gradito e prezioso momento culturale chiamato “Emergenze creative”.
La condivisione della conoscenza e il trasferimento della informazione ambientale senza secondi fini se non quello puro e semplice del confronto e del dialogo è il principio qualitativo di riferimento.
Per questo si propongono riflessioni sulla innovazione e sulla economia (appunto fare i conti con l’ambiente) che in altre occasioni sono considerate questioni sensibili di difficile analisi. Qui se ne discute apertamente.
In fondo la discussione di modelli, la partecipazione di esperti, il dialogo e la diffusione delle questioni critiche del sistema dei servizi pubblici ambientali dovrebbe essere una buona regola da diffondere. In fondo la soluzione di partenza è semplice quanto naturale, basandosi sull’aggregazione di persone che prima sono persone e poi (forse) referenti di ruoli. Questo non banale approccio permette di abbracciare contemporaneamente più ambiti territoriali e settoriali emancipando gruppi di persone accomunate dagli stessi ambiti di conoscenza, di interessi comuni e problemi da risolvere. Alla base vi è lo stimolo di lavorare con gli altri confrontandosi e imparando continuamente. Io sono otto anni che ci vado, spesso intervengo, sempre imparo cose nuove.

“Ravenna2015 – Fare i conti con l’ambiente”, 20-21-22 Maggio 2015
Per saperne di più visita il sito del festival [vedi].

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E i droni saranno piccoli come insetti: tecnologie e web annientano la privacy e favoriscono il controllo globale

“Continueremo ancora ad accettare caramelle dagli sconosciuti perché in cambio otteniamo servizi. Ma stiamo arrivando a saturazione. Il livello della glicemia – per così dire – è ormai al limite”. A sostenerlo è Giovanni Ziccardi dell’Università di Milano. “Del livello di violazione della privacy a cui siamo giunti a causa del sistematico e disinvolto impiego delle tecnologie e della rete – aggiunge – prenderemo piena coscienza grazie ai droni. Saranno miniaturizzati, della dimensione di un insetto, e si infiltreranno ovunque: per questo coloro che vogliono tutelare la privacy paradossalmente non ne ostacolano l’avvento, perché ritengono saranno la pietra dello scandalo che indurrà gli utenti ad aprire finalmente gli occhi”.

In effetti stiamo gradualmente ma inesorabilmente consegnando le chiavi di accesso alla nostre vite a chi gestisce i servizi di comunicazione, attraverso il web e le varie tecnologie che ci accompagnano passo a passo: numeri di telefono, indirizzi, profili personali, preferenze, abitudini, attitudini… Informazioni che combinate fra loro ci mettono a nudo. Temi, questi, che sono stati al centro dei dibattiti del Festival del giornalismo di Perugia che si è concluso domenica. A Facebook, Twitter e agli altri social media affidiamo i nostri profili identitari, riveliamo i nostri gusti, consegniamo le nostre immagini; per loro tramite diffondiamo le nostre idee e il nostro credo. I dati si incrociano e si intersecano. Quando utilizziamo i servizi forniamo ogni volta informazioni di base che consentono di porre in corrispondenza gli acquisti fatti, con i viaggi, con le petizioni sottoscritte, con la rete delle nostre amicizie, con i siti più frequentati. I sistemi di geolocalizzazione ci individuano in ogni spostamento. Siamo diventati trasparenti, facili prede per i venditori, facili bersagli per i controllori. Il Grande Fratello sorveglia le nostre esistenze, sa cosa vogliamo, sa cosa pensiamo. Ci controlla: può assecondare i nostri desideri o decidere di circoscrivere il nostro spazio di azione.

La denuncia di Edward Snowden (il tecnico informatico dei servizi segreti statunitensi che ha rivelato le strategie di controllo di massa attuate dai governi americano e britannico) ha confermato ciò che molti paventavano. L’utilizzo dei dati desunti dall’impiego di strumenti elettronici e tecnologici non solo è funzionale ad alimentare la catena del commercio ma funge anche da supporto per la schedatura di tutti i cittadini. I peggiori scenari preconizzati da Orwell o Huxley trovano drammatica conferma nella realtà. Il documentario ‘Citizenfour’ premiato a febbraio con l’Oscar e proiettato anche a Perugia durante le giornate del festival, rivela le ombre fosche e inquietanti del nostro presente.

In Italia, frattanto, il dibattito e l’azione politica si concentrano su privacy e disciplina di Internet. La presidente della Camera, Laura Boldrini, intervenuta a Perugia, ha illustrato i principi di base di una norma appena messa a punto del Parlamento. “Si tratta di una disciplina che ha lo scopo di regolamentare l’utilizzo del web, non certo quello di ingabbiarlo – ha assicurato -. Il senso del provvedimento è quello di fornire principi che garantiscano la tutela della cittadinanza digitale. So bene quanto sia importante Internet, anche grazie alla mia  precedente esperienza: quando mi è capitato – prima del mio incarico alla presidenza della Camera – di girare per il mondo visitando, per esempio, i campi profughi, ciò che i giovani chiedevano primo di ogni altra cosa era proprio internet, per avere la percezione di cosa c’era fuori da quel recinto. Quindi ho piena consapevolezza del valore dello strumento e della necessità di preservarlo libero”. Occorre, al contempo, fornire precisi riferimenti di garanzia per tutti, “una sorta di costituzione per la cittadinanza digitale”, come fra gli altri auspicato anche da Stefano Rodotà.

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