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Il libro “Adelphi” transumanista di Marc O’Connell: Essere una macchina

Nota di Angelo Giubileo (giornalista e filosofo)… Esiste comunque una versione forte, anzi fortissima, del transumanismo, che non esclude, diciamo piuttosto crede nella possibilità che si possa oltrepassare la biologia del vivente e per così dire combinare materia e energia secondo una logica diversa da quella “umana”. In effetti, teoricamente ciò non può escludersi, dato anche che non conosciamo la/le logica/e presenti in ciò che chiamiamo “Natura”. Si tratta di un nuovo “orizzonte”, così come già forse solo immaginato e non ancora “pensato” da, a esempio, Giorgio de Santillana e Herta von Dechend nel monumentale saggio “Il mulino di Amleto” (1961).
In quest’ultimo e in corso Festival della Letteratura a Mantova, spicca il gran lancio (domenica 9 settembre, libro in uscita il prossimo 18) del futuro bestseller transumansita dell’irlandese e giornalista Marc O’Connell di ‘Essere una Macchina‘ per Adelphi! Mai nell’editoria italiana piuttosto timida sul movimento culturale futuribile scientifico più in primo piano forse nel mondo negli ultimi anni, qualche transumanista o futurologo approdato a tale vertice editoriale. Lo stesso (e futurologo e informatico…) celebre Raymond Kurzweil, al massimo ha edito in Italia per la specialistica ma minore Apogeo. In seguito si memorizzi poi una – a nostra avviso – curiosità in certo senso proprio conoscitiva editoriale transumanista tutta italiana.
In ogni caso una svolta per la diffusione (e anche sdoganamento in Italia sul piano pubblicistico) del nuovo futurismo più radicale post Internet e del transumanesimo stesso, per la cronaca il prossimo mese nel periodico Convegno in Spagna a Madrid, con molte delle figure storiche e di punta, A. de Grey. Natasha Vita More ecc.
Molto interessante, favorita dal’anteprima del libro in tale format letterario tra i più noti in Italia, anche certa amplificazione mediatica. Dal Corsera Il Giornale a Vanity Fair ecc, pezzi puntuali e brillanti, purtroppo colmi anche di forti imprecisioni, ma si sa il giornalismo è così… media is media comunque.
Una considerazione tuttavia e anche editoriale è necessaria: partiamo proprio dall’autore che nelle interviste già rivela parecchio su pregi o bachi del libro: è però un giornalista e quindi prevedibile per un divulgatore essenzialmente certa ambivalenza tra le potenzialità anche desideranti e certo principio di precauzione politicamente e anche editorialmente corretto (ma visto l’editor, il migliore e fantastico in Italia da decenni per la costante altitudine produttiva, proprio l’autore il responsabile..). Un probabile libro affascinante, di forte impatto probabile divulgativo, ma per gli addetti ai lavori, non propriamente originale e anche – riassumendo prevedibile con anche alcune posizioni previsioni deboli: ammettere la crionica solo tra 500 anni o scarse probabilità per l’annunciata singolarità prevista dallo stesso Kurzweil, beh ci pare limitante, peccato. Ancor più limitante e in questo caso fuorviante (con scarsa informazione a priori, bastava un giro nel web) anche la breve nota di una giornalista di Vanity Fair: nonostante un bel piglio stilistico e qualche considerazione intrigante e per nulla passatista sul transumanesimo, parzialmente anche l’autore per quanto segue ,non capiamo quando si suppone il transumanesimo quasi condizionato da certa misoginia per la presunta assenza di donne e un movimento più di destra che progressista. Bastava nel primo caso linkare le notizie dei più recenti transivision, una certa Marthine Rotblatt, tra i vertici del movimento anche come notissima Ceo, è talmente misogina che è un transgender (a parte la stessa Vita More, mica una valletta del futuro visto che è tra le fondatrici del transumanesimo!) Parlare infine di un movimento eccentrico per le idee radicali diversamente scientiste, beh qua la vera storia della scienza la fanno proprio gli irregolari e visionari, non certo i burocrati e professorini al massimo dotti e colti…
Infine, il miglior libro sul transumanesimo in Italia (a parte alcuni volumi meno esaurienti editi da Armando editore, Il transumanesimo… di G. Vatinno e dalla Boringhieri per R. Marchesini se non erriamo oltre al bel libro di R. Manzocco “Essere digitali” (per Codice), anche i nostro contributo Futurismo e transumanesimo. La Poetica di Internet (per la ferrarese La Carmelina in ebook, 2014) e Futurologia della vita quotidiana (AA. VV, Asino Rosso eBook, 2017 con – tra altri- gli stessi Zoltan Istvan (celebre futurologo americano) e Angelo Giubileo, resta di Riccardo Campa, tra i fondatori del transumanesimo in Italia, sociologo della scienza a Cracovia, con Mutare o Perire, purtroppo edito da une edizione minore e poco divulgativa. Un libro molto più preciso anche sul piano conoscitivo scientifico del pur affascinane futur besteller dell’irlandese O’Connell. Soliti misteri dell’editoria italiana e anche del giornalismo poco informato (Almeno il Corriere ha citato e segnalato l’americano Zoltan Istvan, attualmente forse il vertice di certo transumanesimo futuribile e anche sociale…

links:
Festivaletteratura di Mantova. Tecnica in lotta con la biologia
Ecco i transumanisti che sognano di essere macchine

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Davide Grandi e La Particella Selfie. Webgrafia di un cosmoscrittore

On line la prima (auto) biografia letteraria dello scrittore cosmico Davide Grandi (edizioni Asino Rosso ebook, a cura del futurista ferrarese R. Guerra). L’autore, ferrarese, residente nel centese, si è già segnalato per diverse pubblicazione per Este Edition – a cura di R. Roversi (psicologia e fisica quantica, un libro sul sisma del 2012), il primo presentato nella nota rassegna Autori a Corte (2015) a cura dell’Associazione Bukowsky (F. Federico e La Carmelina edizioni, ecc.) e come scrittore di fantascienza per Gli Ultimi Soldati (Asino Rosso eBook) segnalato anche dal magazine internazionale Blasting News Uk e da La Zona Morta magazine a cura di Davide Longoni. Da anni è anche conferenziere su temi scientifici di frontiera. Il prossimo autunno è in programma un suo saggio per una nota casa editrice italiana.

Intervista Zoom:

Grandi, una “parola” su questa tua autobiografia on line?
“Nasco nel 1966 a Ferrara, ma risiederò per la maggior parte dei miei anni a Bologna. Fin dall’età di 6 anni si è manifestata in me una grande attrazione per il Cosmo e per ciò che spiritualmente vi si celava. In quella tenera età vivevo già esperienze intuitive, che mi hanno accompagnato fino ad oggi e spinto a pormi e porre ad astronomi e sacerdoti domande su cosa fosse per loro Dio e l’Universo. Non mi ritengo una persona illuminata, ma sicuramente consapevole di come stanno le cose, e cioè che tutto è energia e vibrazione e noi ne facciamo semplicemente parte.
E’ tutta una questione di frequenza e connessione.

I miei lavori:

Il mio primo racconto “No grazie, sono ansioso” è stato pubblicato nel 2010 da Giraldi editore; narra la storia di un gruppetto di ragazzi poco più che ventenni, sofferenti d’ansia e attacchi di panico, che a causa di un casuale incontro con due coniugi psicologi partiranno insieme a questi ultimi per Chicago, dove affronteranno le loro paure a 360 gradi, facendo amicizia con un altro gruppetto che li accompagnerà in questa avventura e anche dopo.

Il mio secondo racconto, “Il grande boato. Maggio 2012, l’Emilia trema” pubblicato nel 2014 dalla Este Edition (nota casa editrice di Ferrara); parla dei due terribili sisma che hanno colpito l’Emilia il 20 e 29 maggio 2012. Ne parlo in quanto testimone che ha vissuto in prima persona tale tragedia e che è stato colpito da ciò che di positivo ha visto affiorare, come causa degli effetti psicologici e sociali, nelle persone che abitano questi luoghi, che ha messo in evidenza un altruismo e un senso di comunità che non vedevo da tantissimi anni e che mi hanno motivato a scrivere questo libro.

Il mio racconto, “Dio e D’io”(2015,Este Edition, poi riedito e ampliato -2018 -anche in eBook con il titolo “Il Quanto di Dio…” spiega sia scientificamente, anche se in modo leggero e semplice, sia spiritualmente cosa lega Dio con le ultime scoperte scientifiche, astronomiche, chimiche e fisiche, derivanti dallo studio della Fisica Quantistica e come noi umani possiamo usufruire di questa conoscenza per migliorare la nostra vita.

Infine mi sono sperimentato anche nella fantascienza con il fortunato eBook “Gli ultimi soldati” (Asino Rosso, 2017), segnalato anche da un noto magazine britannico. Ecco quindi questa letteralmente webgrafia minima cronologica sul mio percorso come Cosmoscrittore in cui ho raccolto interviste e recensioni sui miei libri come un diario di bordo…”.

https://www.amazon.it/dp/B07DNMHQN1

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Maurizio Ganzaroli: Tra Venezia, Giorgio Grasso, Reteconomy e il Maestro Franco Farina

L’artista ferrarese (scrittore di fantascienza, videopoeta e pittore) Maurizio Ganzaroli – come artista visivo, prossimo a certo minimalismo pop e post street art – torna di nuovo a Venezia dopo la grande mostra “l’arte ai tempi della 57ma Biennale di Venezia” curata da Giorgio Grasso nel 2017. Dallo scorso Sabato 26 maggio è nuovamente ospite con quattro nuove tele a Palazzo Zenobio sede Padiglione Armeno che ha vinto la Biennale di architettura del 2016 e che quest’anno ospiterà la mostra International exhibition of contemporary art, sempre curata dal critico e storico d’arte Giorgio Grasso.
L’artista Ganzaroli dopo essere stato su Reteconomy durante la puntata di “Arte a mezzanotte” programma condotto dal critico Giorgio Grasso, aver esposto a Galatone per la mostra sull’arte sacra curata da Regina Resta, dopo l’esposizione di un mese della sua opera ” I SHOULD LIKE” presso l’accademia Santa Sara di Alessandria, alle due importanti mostre collettive a Piacenza presso il Palazzo Farnese e il complesso Ricci Oddi, sarà presente anche nel nuovo catalogo dell’Accademia Santa Sara “I Maestri del colore” con copertina e 5 pagine dedicate alle sue opere. Presso Palazzo Zenobio per la INTERNATIONAL CONTEMPORARY ART, mostra rilevante con 500 opere, più di cento artisti di livello nazionale ed internazionale, durante la 16ma biennale dell’architettura.
Le opere di Ganzaroli saranno una piccolissima anteprima di 15 tele che andranno a formare una nuova produzione e una mostra personale presso l’ Alexander Museum a Pesaro di Alessandro Nani Marcucci Pinoli dal 20 luglio.
Il 28 giugno precedente, inoltre alle ore 18 presso lo showroom di pianoforti e strumenti musicali Ppianissimo in via Porta Po 95 si inaugurerà la mostra LA PRINCIPESSA MONONOKE E LE SUE SORELLE. saranno in mostra anche le tre tele contenute nel catalogo inglese.
Durante la mostra sarà possibile acquistare il promo del nuovo e-book MONDI DIVERSI edito da Asino Rosso

L’artista inoltre, poeta (due premi internazionali), scrittore (diversi racconti, libri, saggi e articoli all’attivo) è anche attore e performer ( presente in una piccola parte di un cortometraggio LEIMOTIV di Alessandro Rocca e Martina Mele che ha già ricevuto diversi riconoscimenti e come scenografo nel corto IL PADRE di Roberto Gneo, anch’esso premiato diverse volte).

“Vorrei anche ricordare” – conclude Maurizio Ganzaroli, commentando le sue ultime news- “ una persona per me molto importante e che ha fatto grande la città: il Maestro Franco Farina, recentemente scomparso, grande scopritore di talenti e grande organizzatore di mostre superlative di portata mondiale.
Ferrara è stata grazie a lui la capitale dell’arte, la terza città del mondo dove esporre per poter dire di essere arrivati. L’ex direttore del palazzo dei Diamanti oltre ad essere un incredibile organizzatore d’eventi e scopritore di talenti, fu anche un uomo eccezionale dal punto di vista umano.
Nel ’75 mio padre aveva dovuto farmi scegliere tra il regalo e la torta, poiché il suo stipendio era troppo scarso per potermi offrire entrambi per il mio compleanno, è vero che il suo regalo tardivo fece si che creassi il primo quadro della mia vita che venne comprato da De Chirico.
Quando il Maestro lo venne a sapere, fu da una parte contento per me, e dall’altra amareggiato perché non avessi avuto la torta in tempo, così l’anno seguente quando mio padre gli chiese di intercedere per avere un leggero anticipo per il mio compleanno, non solo glielo concesse, ma fece ben altro.
Erano passate da 24 ore il giorno del mio compleanno del 1976, quando sentii suonare alla porta e andando ad aprire mi trovai di fronte il Maestro con una torta faraonica comprata dalla pasticceria San Benedetto allora rinomatissima e carissima.
Fino ai miei 14 anni dunque ricevetti una torta buonissima anche se più piccolina da mio padre e il giorno dopo una faraonica Saint Onorè che impiegavo due giorni a mangiare.
Mi fece promettere di non dire niente a nessuno allora, forse per paura che qualcuno se la prendesse.
Sono molti i ricordi che ho di lui, in tutte le sue sfumature, ma questo è un ricordo molto caro.”

Photo*
Giorgio Grasso davanti alle tele di Maurizio Ganzaroli

Info:
https://stefaniaromito67.wordpress.com/intervista-a-maurizio-ganzaroli/
http://www.reteconomy.it/programmi/arte-a-mezzanotte/2018/aprile/settimana-09/039.aspx

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Dal 29/5 al 7/6 artisti ferraresi al 4° Festival del Nuovo Rinascimento di Lucca

“Splendidi Artisti uniti nel nome del Nuovo Rinascimento da tutta Italia e dall’Europa, dai grandissimi Maestri storicizzati ai nuovi talenti che meritano di essere scoperti, con opere pittoriche, scultoree e installazioni volte alla riscoperta della meraviglia della vita e dell’essere umano”

Manifesto del Nuovo Rinascimento FESTIVAL DEL NUOVO RINASCIMENTO – Lucca 2018, apertura dal 29 maggio a Villa Bottini. Ingresso libero e vernissage con visita guidata e musicata da Leonardo da Vinci sabato 2 giugno.”
Così scrive Davide Foschi (fondatore e curatore, Milano, e presente anche con una mostra personale) presentando alla stampa e al web, il quarto Festival del Nuovo Rinascimento): dopo Milano 2016, Lucca 2017, Trento 2018), una nuova tappa nella città toscana rinascimentale (anche Mura in città simili a quelle di Ferrara) in forte sviluppo culturale (concerto epocale dei Rolling Stones nel 2017, la rassegna Lucca Comics..ecc.)
E tra gli ospiti in questo evento di chiara ampiezza nazionale (i precedenti festival anche a Milano, sede centrale del gruppo di Foschi), e Trento nel recente marzo 2018, spiccano nella mostra del gruppo anche alcuni artisti ferraresi, ovvero: il noto Maestro Daniele Carletti con le opere Il Filo di Arianna, L’Apparenza, Riposo in libertà e il giovane talento Marco Nava (già protagonista al Festival di Trento) con le opere Le Resurrezione delle Pene e Stalking che così presentano…;
Daniele Carletti – Riposo in Libertà – tecnica collage olio anno 2003 Nel riposo la mente elabora continuamente e trasmette sul corpo le nostre emozioni,pensiamo di essere soli ma è un continuo dialogo tra mente e corpo.
Marco Nava – La Resurrezione delle Pene -2017- La resurrezione delle pene racconta le pene ,le sofferenze le fatiche i dubbi, che ognuno di noi ha costantemente durante le giornate ,però arriva quel’ attimo per reagire per affrontare il disagio ,be ecco in quel attimo proprio come una ressurrezione avviene il miracolo tutto cio che semrava finito rinasce.
Inoltre, il 2 giugno, proiezioni video del poeta futurista e metateista Roby Guerra (da tempo nel giro milanese, ospite live e via video, ecc., negli altri festival) dedicati a Davide Foschi e il nuovo Rinascimento : “Leonardo Time Machine” e allo stesso Marco Nava (tributo) “Le 7 metastagioni estreme”-
Tra i numerosi ospiti (artisti, politici,architetti, psicologi,intellettuali ecc), oltre al sindaco e assessori della Città di Lucca, ufficialmente anche del Nuovo Rinascimento, segnaliamo a memoria, in un palinsesto ampio che comprende oltre alla mostra colllettiva, eventi musiciali,reading letterari, tavole rotonde ecc. : ad esempio, Stefania Romito, Pierfranco Bruni, Gianfranco Lacchin, Luca Siniscalco, Rossella, Maspero, Andrea Martignano, Loredana Siderman, Joe Russo.

Ospiti: il poeta Roby Guerra e i pittori Daniele Carletti e Marco Nava

Info:
www.4newrenaissance.com
www.festivaldelnuovorinascimento.it

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Dal 18 al 19 maggio ‘Officine Orbitali’, il Secondo Congresso Space Renaissance

Il 18 e 19 maggio ’18, a cura di Space Renaissance e Adriano Autino (presidente) associazione che promuove l’espansione della civiltà nello spazio è in programma a Bologna, nella sede dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), Via Gobetti 101 il secondo congresso nazionale con protagonisti di primo piano nel panorama aerospaziale italiano.Il congresso ha come tema lo sviluppo delle officine orbitali, come primo livello di espansione nello spazio di attività svolte da organizzazioni civili, che negli ultimi anni hanno sviluppato diversi progetti, tra i quali non si possono ignorare quelli di Elon Musk, Space X o di Virgin Galactic. Tra i protagonisti, sabato 19 alle ore 15. anche prestigiosa azione live performativa del futurista ferrarese Roby Guerra Life on the Sun? Poesie Spaziali per David Bowie, tratto dal suo libro Romantronica del 2016. Tra i relatori: Gaetano Bergami, Presidente del Cluster Aerospaziale della Regione Emilia Romagna; le professoresse Anna Masutti e Francesca De Crescenzio dell’Università di Bologna; Luigina Feretti dell’INAF IRA; Alessandro Cardi dell’ENAC; Stefano Ferretti dell’ESPI di Vienna; Marco Ferrazzani, capo del Dipartimento Giuridico dell’ESA; Andrea Vena, ESA strategy department; Alfredo Roma, già responsabile per l’Italia del progetto Galileo; Carlo Golda dell’Università di Genova; Giancarlo Genta del Politecnico di Torino;Tiziana Venturi, direttore dell’INAF IRA; Marco Lombardi, assessore alle Attiità Produttive del Comune di Bologna;Giovanni Caprara, giornalista scientifico del Corriere della Sera.
Elena Cecconi, musicista e art director di Space Renaissance, lo stesso Autino, autore di diversi libri (tra essi “Un mondo più grande è possibile!”).

La presentazione di Roby Guerra:
Se esiste una estetica futuribile o futurologica, specificatamente spaziale, la pop star David Bowie, scomparso nel 2016, è probabilmente sua icona privilegiata. Da Space Oddity a Ziggy Stardust a Life on Mars alla famosa stessa trilogia berlinese con lo stesso Brian Eno (Heroes e altri album) fino all’ultimo Black Star, nelle canzoni e nei video, lo Spazio e il Futuro caratterizzano strutturalmente la produzione artistica e musicale bowiana. Il film capolavoro stesso “L’Uomo che cadde sulla Terra” con David Bowie protagonista alieno assoluto è inoltre emblematico. In senso futuribile, la fantascienza ma anche certa musica elettronica (Cosmic Music, dagli stessi Pink Floyd fino a The Dark Side o f the Moon, con lo stesso Syd Barrett a Tangerine Dream, Klaus Schulze, Kraftwerk) e appunto in primis David Bowie confermano le analisi storiche di futurologi come Robert Jungk o lo stesso Isaac Asimov, quando accanto alla cosiddetta futurologia scientifica, immaginavano e si auspicavano una sorta di futurologia utopica e visionaria, artistica e letteraria complementare. Menu performance (Poesie) 12’ Amore su Marte? – Tempi Virtuali – Figli di Icaro – Baby Plastica –Pupille TransistorRomantica Nova –Bambini Missili – Pupazzo di Neve –Bimbo di Neve –Tempi Virtuali – Fiori della Scienza Bonus Videopoesia, book trailer: Romantronica 2’ Roby o Roberto Guerra è tra i promotori del futurismo contemporaneo e del transumanesimo italiano, scrittore e futurologo. Tra le sue pubblicazioni Marinetti 2000 (in Divenire 3 Futurismo a c. di R. Campa, Rivista Divenire) Futurismo per la nuova umanità. Dopo Marinetti.. , Gramsci 2017, Marinetti 70 sintesi della critica futurista (cocuratore con A. Saccoccio) per Armando editore (2012, 2014 e 2915). E tra i promotori del gruppo transumanista italiano The Italia Transhumanist-Futurologie.

Info:
https://sritac.spacerenaissance.space/programma-degli-interventi-e-degli-eventi-del-congresso/
https://sritac.spacerenaissance.space/wp-content/uploads/2018/03/2.3_Abstract_Roby_Guerra.pdf

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Le avanguardie virtuose di “Futurist Renaissance”

Con Riccardo Campa, Roberto Paura, Adriano Autino, Sandro Battisti, Antonio Saccoccio, Vitaldo Conte, Davide Foschi, Pierfranco Bruni, Zoltan Istvan e altri
E’ appena uscito, edizioni Hyperion (Principato di Monaco, a cura di Ivan Bruno e Sol) Futurist Renaissance. le avanguardie virtuose a cura del futurologo Roby Guerra e di Pierfranco Bruni, scrittore e consulente del Ministero dei Beni Culturali – Mibact). Il libro include diversi noti futuribili italiani: ad esempio Riccardo Campa, Stefano Vaj, Emmanuele J. Pilia, Ada Cattaneo dell’AIT di Milano (Associazione Italiana Transumanisti); Roberto Paura e Gennaro Russo dell’IIF (Italian Institute for the Future di Napoli), Adriano Autino di Space Renaissance, Sandro Battisti (Connettivista), Antonio Saccoccio e Vitaldo Conte di Netfuturismo (Roma).
Completano il quadro degli interventi saggistici, oltre ai curatori e agli editori-scrittori di fantascienza, i vari Stefano Balice (Musicista elettronico), Tonino Casula (Video Artista), Pierluigi Casalino (Geopolitico), Ada Cattaneo (Sociologa , Davide Foschi (Artista), Bruno V. Turra (Sociologo), Cristiano Rocchio (Filosofo); e non ultimo anche i ferraresi, Maurizio Ganzaroli (Scrittore), Marco e Vitaliano Teti (Semiotico e Video Artista), Giovanni Tuzet (Scrittore), Lorenzo Barbieri (Geopolitico) e Sergio Gessi (Giornalista)
Infine da segnalare la presenza degli americani Zoltan Istvan (celebre transumanista) e Sean Clancy (giovane filosofo postumanista).
Il libro cartaceo e in edizione strettamente futuribile è una edizione riveduta e selezionata di un precedente eBook più letterario edito da D- Editore nel 2016.
Futurist Renaissance. Le avanguardie virtuose è stato presentato lo scorso 17 marzo a Trento, nell’ambito del terzo Festival del Nuovo Rinascimento a cura dello stesso Foschi, dalla scrittrice Stefania Romito, nei reading letterari dell’evento, che ha (estratti) affermato:
…Un ritorno in generale delle avanguardie sociali, filosofiche e scientifiche. In quest’opera, ventisei ricercatori futuribili espongono altrettante visioni sul nostro presente, lanciato in corsa verso il futuro… Futurist Renaissance segnala, l’essenza della futurologia scientifica, disciplina eclettica tra scienza e arte, e una visione del transumanesimo radicale in chiave di umanesimo scientifico anche neorinascimentale… Il Libro a cura dell’ L’Associazione Culturale Hyperion (sede Principato di Monaco) è ispirato alla futurologia dello stesso Zoltan Istvan, celebre transumanista americano, già candidato con un Partito della Scienza (Transhumanist Party) in Usa nel 2016 e oggi in California come Governatore.

Info
https://www.amazon.it/dp/1981141480/ref=cm_sw_r_fa_dp_U_xE0DAbN4P3FNK

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Intervista a Sandro Battisti, autore di ‘Sensorium’

E’ uscito ‘Sensorium’ (edizioni Delos Digital, con splendide illustrazioni di Ksenja Laginja) di Sandro Battisti, fondatore della New Wave science fiction italiana cosiddetta Connettivista, già Premio Urania, da anni protagonista di una parola del/dal futuro tra le più radicali e sperimentali della fantascienza come scienza (per dirla con R. Giovannoli). Come in altre rotte già esplorate con i colleghi connettivisti, certo cosiddetto Sesso Quantico è ora suo focus privilegiato di questo romanzo potente e persuasivo e colmo di sublime desiderio elettronico e siderale.

Sensorium, già il titolo evoca una specie di intrigante LoveMachine dal futuro: un approfondimento su questo concetto?
È un’idea che ha subìto una gestazione pluriennale, prima di arrivare a questa forma attuale. Voglio dire, non è che all’inizio pensassi subito al concetto del “sesso quantico”, subivo più che altro le influenze dei party gothic in cui bellissime ragazze darkettone danzavano molto eroticamente al buio elettrico, in compagnia delle ombre elettrocculte; poi, il tempo passa e le suggestioni crescono, e aggiungere alla pietanza erotica le impressioni SF, poi le vibrazioni quantiche e infine la pura pornografia, molto spinta per la verità perché posta oltre la pornografia del BDSM, ha delineato il grembo in cui l’idea del sesso quantico è finalmente sbocciata, dopo almeno vent’anni di gestazione.
Chiarita quindi la genesi, posso solo aggiungere che dopo l’antologia Hai trovato orgasmi nel collettore quantico, edita da Kipple con me e Lukha B. Kremo alla curatela, in cui hanno trovato posto scrittori e scrittrici in egual misura, ho avuto la necessità di confrontarmi da solo col tema, io padre che dialoga col figlio. Ed è stato davvero il flusso che pensavo di esperire da molto tempo quello che mi ha conquistato, un nero BDSM di natura occulta che prende l’anima, un animale selvaggio che fa emergere l’oscuro e che contamina, spinge alla dominazione per una sottomissione da cui trarre piacere dell’anima, ma anche fisico: questo perché non riesco a non pensare al BDSM come a una disciplina occulta, a una sorta di evocazione in cui fluiscono sensi incarnati dalle dominazioni del disincarnato. Tutto ciò è annegato in un flusso quantico di realtà, e come potrebbe essere a quel punto una relazione sessuale vissuta su molteplici piani dimensionali, che collassano nel reale uno alla volta, in determinati istanti di Schrödinger? Questa è la domanda finale che ha dato vita a Sensorium.
In ultimo, il titolo della raccolta è nato dalla song omonima dei Fields of the Nephilim, un compendio goth di occultismo e alchimia che evoca i sensi, carnali e non, in perfetta crasi delle immagini che mi hanno animato durante la scrittura dei racconti poi splendidamente illustrati, devo dire, dalle tavole iconografiche di Ksenja Laginja, sublime interprete delle mie visioni e che ha usato una sua personale chiave di lettura, molto eterea e, al contempo, estremamente incarnata.

Sesso e Fantascienza, o meglio erotismo, binomio ancora sottomenu nella letteratura futuribile; qualche memo storico internazionale e italiano dell’argomento?
Devo ammettere che non ne so molto. Come l’editore Silvio Sosio sottolineava nel post di presentazione dell’opera, altri autori nei decenni scorsi hanno affrontato il tema. A cominciare da Philip Jose Farmer, ma anche Robert A. Heinlein e Brian W. Aldiss, in compagnia di John Norman e K. W. Jeter, come ha fatto notare Mario Gazzola su PostHuman.it, cui rimando per gli approfondimenti del caso. Ultimo ma non ultimo, caro Roberto, il tuo Moana Lisa cyberpunk, che sicuramente ha avuto un senso scatenante per il mio embrionale sesso quantico.

Scrittori di Science Fiction, prossimi alla vostra news connettivista, già da tempo parlano di sesso quantico: perché questo è un argomento così hot per voi?
Perché è una forma di sperimentazione molto acuta, profonda, intensa come poche altre e quindi, data la natura intrinsecamente sperimentale del collettivo, perché non provare? Ovvio, non tutti all’interno del Movimento sono affascinati da tali tematiche e come è sempre accaduto, ognuno la vede a modo suo: per esempio, non tutti v’intravedono il nero a contatto e lovecraftiano che vi ravviso io, e non tutti sono interessati a parlarne: forse non piace loro nemmeno speculare idealmente sulla materia erotica, ma la focalizzazione sperimentale del collettivo non viene minimamente intaccata da ciò. Nemmeno a dirlo, poi, nessuno è proprietario di quest’idea, sarebbe perciò bello farla fiorire anche fuori dai connettivi.

Forse in futuro, con la VR o la OloR, i maschi del futuro “copuleranno” con Marilyn Monroe o Demy Moore in carne e ossa, cloni femminili o virtuali, biotattili: Homo Ludens del futuro o alienazione sessuale?
O forse le donne vedranno e adoreranno in sessioni quantiche i loro idoli sessuali? Ci tengo a tenere l’altra metà del cielo, o meglio un altro dei tanti spicchi del cielo, alla pari con la parte maschile. Dignità per tutti, sarebbe stupido anche per un argomento simile non considerare egualitaria una categoria di attori, ed è alla fine il motivo principale per cui in Orgasmi nel collettore quantico abbiamo desiderato una parità di forze in campo e di visioni dissonanti, quindi non solo testosteroniche. Detto ciò, la componente quantistica potrebbe togliere molto senso umano alla tua domanda, e perciò al nostro futuro; è un po’ un orizzonte degli eventi quello che stiamo trattando con il sesso quantico, così come lo è con gran parte delle tematiche connettiviste: ci stiamo provando in tutti i modi a delineare quello che ci attende, soprattutto a preparare scenari sociali e postumani, disincarnati e pure mistici.

Le connessioni tra l’estremizzazione della sessualità – e quindi della corporeità umana – e le implicazioni di un’inumanità cui spesso aneli: apparente contraddizione oppure un compenetrarsi complementare dei due stati contrapposti?
È una domanda che mi faccio spesso, è come se due nature apparentemente inconciliabili siano compresse in me; la visione che però mi donano, devo dire, è impareggiabile e vasta, ho possibilità di spaziare là dove è difficile e improbabile arrivare in condizioni normali. Credo che l’architrave di tutto il mio ragionamento in apparenza contraddittorio sia da ricercare nella inconsistenza del Tempo e dello Spazio, sono intimamente convinto che sia l’Energia l’unica forma incontrovertibile di quest’universo, e quindi lasciarla fluire attraverso le incarnazioni non fa altro che rafforzarla, la rende evidente nell’apparente esaltazione dell’illusione fisica. Un po’ come provare un gelo orribile sotto il sole estivo, in un campo assolato e desolato, nell’esaltazione dell’occulto, se mi è permesso il paragone empatico…
È un filo molto esile il mio, lo capisco, ma se riesci a visualizzarlo interiormente, esso potrà portarti oltre le barriere, ti renderà libero e al contempo sensibile al richiamo psichico dell’energia, a qualunque forma o estetica appartenga.

Info
http://www.fantascienza.com/23274/sensorium-il-sesso-al-tempo-del-connettivismo
https://it.wikipedia.org/wiki/Sandro_Battisti

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Intervista al filosofo e giornalista Angelo Giubileo

Scienza e Filosofia: Parmenide 2.0

Libro digitale (eBook Asino Rosso) per Angelo Giubileo, dedicato a uno dei padri fondatori dell’attuale filosofia scientifica o della Teoria della Conoscenza. Ovvero Parmenide, dalla lontana stagione presocratica. L’autore in un breve ma assai articolato saggio esplora l’influenza del filosofo nella storia del pensiero occidentale Nostra intervista all’autore:

Parmenide, Heidegger e Godel

Giubileo, Parmenide filosofo ma anche epistemologo ante litteram.. forzatura alla miglior Eco o davvero opera aperta?
Il linguaggio è sempre rappresentazione e quindi non è mai il “già dato” al quale in qualche modo pur pretende di fare riferimento. Ed è pur sempre una pretesa vana. Viceversa, l’Essere di Parmenide è tale che non può assumere per sé alcun “predicato”, neanche quello dell’“esistenza”. Il pensiero iniziale di Parmenide è capace così di com-prendere “ciò che accade”; alla stessa stregua, direi, di quanto il pensiero del matematico, logico e filosofo della prima metà del ‘900 Kurt Godel comprende riguardo all’aritmetica. In ordine alla dimostrazione di un sistema formale e assiomatico quale l’aritmetica, Godel per un verso non escluse una dimostrazione “finitistica assoluta di coerenza del sistema” – in proposito, sottolineo la seguente scansione del termine: co/er/enza -, per altro verso tuttavia egli mostrò anche che non è possibile che una siffatta “prova” sia rappresentabile nell’“ambito” dell’aritmetica. Dall’aritmetica alla filosofia, il termine “ambito” potrebbe essere sostituito con il termine, caro a Heidegger, di “dimora”, e quindi dimora dell’essenziale. Pertanto, l’opera di Parmenide non è affatto un’“opera aperta”; salvo che non si voglia intendere con tale espressione “l’Essere, che: “è” esattamente così come (la “natura” del)le cose che accadono. Ma, questa, è un’indagine che giammai appartiene alla letteratura.

Giubileo, Parmenide ci lascia solo in certo senso un Poema della Natura “a pezzi”, secondo te perchè in ogni caso ha catturato la storia e dribblato il tempo?
Ottima domanda, che segue il discorso intrapreso con la precedente. Parmenide pensa lo spazio “matematico” e non “geometrico” dell’Essere. Lo spazio di Parmenide è quello originario di Esiodo, lo spazio-aperto del Caos o il vortice del Big-Bang dal quale ha inizio e solo probabilmente avrà fine ogni cosa. La “misura” di Parmenide, con la quale la dea di verità che nel Poema è Dike misura tutte le cose, oltrepassa non solo ogni termine “chiuso” del linguaggio, come abbiamo già inteso, ma quindi anche ogni narrazione storica. Come per Esiodo e la sua Teogonia, Caos precede, dà le misure e precederà sempre Kronos fintantoché Kronos esista.

Giubileo, nella bibliografia (oltre che nel testo in particolare che attraversa centralmente anche le analisi su Parmenide di Hedegger e Severino) molti riferimenti più che “classici” a sociologi e psicologi ecc squisitamente “moderni” se non postmoderni”: un neoparmenidismo relativo è possibile nell’era digitale?
Per me, il discorso di Parmenide resta imprescindibile; ma fintantoché la logica del discorso permane, per così dire, “umana”. Altro sarebbe discutere in ordine a ciò che, in qualche modo, non potremmo più definire “umano”. Tanto premesso, l’intero discorso di Parmenide è aperto, come in parte abbiamo già detto, e dunque proiettato verso un continuo (continuum) oltrepassare che è l’oltrepassare stesso o il “divenire” (nominalistico) delle cose. In tal senso, il pensiero di Parmenide apre ed è aperto da sempre anche a un’era futuribile che noi oggi già chiamiamo con il termine postumano. Inoltre, e in maniera più approfondita, occorre dire che, messo a confronto con la logica algoritmica, che risolve un problema mediante un numero finito di passi elementari, non c’è per me dubbio alcuno che il pensiero di Parmenide attraversi perfino una distesa senza limiti di passi. In pratica, al fine di risolvere il paradosso del mentitore e far sì che Achille raggiunga la tartaruga, per i matematici è stato necessario ricorrere ai numeri “immaginari”. Ma, Parmenide e il suo allievo Zenone conoscevano già dai tempi “antichissimi”, come li definisce Aristotele, la soluzione.

Angelo Giubileo Filosofo e giornalista. Esperto di previdenza obbligatoria e complementare. Già cultore della materia presso le cattedre di Filosofia del diritto, Teoria dell’interpretazione e Logica giuridica presso l’Università degli Studi di Salerno. Socio fondatore dell’Associazione Nazionale per la Rosa nel Pugno e collaboratore per il gruppo parlamentare della Rosa nel Pugno. Tra le sue pubblicazioni: Etica della conoscenza (1999), Sulla natura delle cose (2016), Scritti politico-liberali (2016), Il grande Pan è vivo (2017). Attualmente, collabora con diversi siti e testate giornalistiche on line; e in particolare con: Futurologie (gruppo futurologico, transumanista e futurista dedicato alla futurologia italiana e internazionale) e Pensalibero (notiziario indipendente d’informazione politico-culturale).

https://www.amazon.it/Parmenide-2-0-Libri-Asino-Rosso-ebook/dp/B079C7MRP8

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Web Poetry: intervista a Michele Nigro, scrittore e blogger

Noto da anni come blogger futuribile e giornalista culturale (Quotidiano di Salerno ecc, il suo personal sito blog “Nigricante”), Michele Nigro è anche scrittore sperimentale con diverse pubblicazioni, ad esempio “Call Center” , “La Bistecca di Matrix” (saggio) e “Nessuno nasce pulito” (vedi Amazon, edizioni Street Lib ecc. , ebook e cartacei) : una poetica rivolta al futuro e anche postcyberpunk, di originale cifra “esperenziale” di repiro e input europei, controintuitiva rispetto al nostalgismo ancora paleoumanista prevalente in Italia: dopo la Web Poetry….

R.G. Michele Nigro, da anni blogger di stoffa con “Nigricante”, breve cronistoria?
M.N. Cominciare a curare il blog esperienziale “Nigricante” è stato un passaggio abbastanza naturale: dopo l’esperienza “cartacea” con la rivista letteraria “Nugae”, terminata volontariamente nel 2009 non per mancanza di contenuti o di volontà ma per una saggia scelta “eutanasica”, il blogging ha rappresentato un’evoluzione necessaria e agevole per salvare il salvabile di tutta quell’esperienza editoriale. In seguito il blog è divenuto luogo di sperimentazione personale, di proposta e di autopromozione, a volte di “gioco”, un posto libero dove farmi conoscere. È un po’ come se fosse un testimone, un osservatore elettronico delle cose che faccio, delle mie pubblicazioni cartacee, dei miei progetti… Un segretario del mio cammino in qualità di scrivente.
Mi piace pensare che potrebbe sopravvivermi.

R.G. Parole futuribili e sperimentali in senso letterario, la letteratura 2.0?
M.N. Già esiste una “letteratura 2.0”: al di là della webpoetry a cui accennavo nella precedente risposta, oggi molte riviste storicamente cartacee, la stessa critica letteraria, il book-marketing, l’editoria, si sono “trasferiti” sul web o almeno hanno una vita “anfibia”. Ma non credo che la tua domanda si riferisse a questo aspetto. Ci chiediamo sempre se l’utilizzo di internet abbia influenzato o meno (e quanto) il nostro linguaggio, e la risposta è sempre “sì, lo ha influenzato!”; ma non ci domandiamo mai quanto invece il fare letteratura in rete abbia influenzato il web stesso. Da questo gioco di “influencing bidirezionale” è chiaro che possono prendere vita parole nuove, linguaggi quotidiani, più che sperimentali, che si prestano alla creazione letteraria. Il vero “esperimento” non è stravolgere la lingua per sembrare ribelli, ma è usare il linguaggio letterario lì dove gli “esperti” ci consigliano di fabbricare dei post leggeri, lineari e semplici da capire. Il vero sperimentalismo risiede nell’interazione tra la lentezza tipica del pensiero letterario e la velocità dell’informazione in internet. Quali e quante parole futuribili nascono da questa interazione? Molte, e spesso non ne siamo consapevoli.
Il non-sense e la parodia della neoavanguardia a che servirebbero oggi? Molto più sensato (e forse rivoluzionario) è usare linguaggi familiari, anche tecnici, con finalità letterarie; nelle mie poesie non ho avuto paura di introdurre parole come “3D”, “space clearing”, “autodigestione”, “look” ecc., a discapito di un lirismo più tradizionale.
“Noi siamo fatti della stessa sostanza di cui è fatto il linguaggio dell’epoca a cui apparteniamo” parafrasando Shakespeare. Anche se siamo molto critici nei confronti della consistenza morale, spirituale e intellettuale dell’epoca in cui viviamo, in realtà siamo fortunati e non lo sappiamo: grazie ai mezzi informativi a nostra disposizione, un tempo impensabili, abbiamo l’opportunità di far convivere la tradizione con un certo slancio sperimentale, e verificarne i risultati in tempo reale. Non bisogna temere la diluizione e la contaminazione: noi non saremo mai come l’algoritmo di Zuckerberg, abbiamo un’anima capace di controllare ogni tipo di contaminazione. Se una parola non serve all’economia della nostra ricerca poetica, e soprattutto non rispecchia il nostro stato evolutivo neurolinguistico del momento, state pur certi che non entrerà in nessuna delle nostre poesie.

R.G. Michele, il tuo ultimo libro (ebook e cartaceo) s’intitola “Nessuno nasce pulito”, un approfondimento?
M.N. Si tratta di una raccolta di poesie “prelevate” da vari periodi; ne è venuto fuori un excursus poetico piuttosto eterogeneo dal punto di vista stilistico: avevo bisogno di raggruppare in un unico prodotto, per difenderle prima di tutto dalla mia dimenticanza, poesie appartenenti a differenti momenti dell’esistenza. Io l’ho definita webpoetry perché inizialmente la mia poesia è stata pubblicata sul web, sul mio blog “Nigricante” (quasi sempre dopo un preventivo stazionamento sull’insostituibile carta); solo in seguito è avvenuto il passaggio finale nell’oggetto “libro”. Si sente tanto parlare del cosiddetto “contatto erede”, un essere umano volenteroso che, dopo la nostra dipartita da questo mondo, dovrebbe preoccuparsi di gestire il social networking lasciato incustodito per cause di forza maggiore; oppure in ambito transumanista si sta ipotizzando da molti anni l’opportunità di compiere un Mind Uploading, ovvero un trasferimento di quella che convenzionalmente chiamiamo “mente” su un supporto non biologico in grado di interagire con l’ambiente esterno all’indomani della morte del corpo (e quindi del cervello) che la conteneva. Cos’è un libro se non un “erede” del nostro pensiero, un supporto a cui affidare una parte del nostro linguaggio per contrastare l’oblio?

INFO
Nigricante blog
Nessuno nasce pulito
Call Center

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ʿUn Paese a 5 Stelleʾ, un libro di Mimmo del Giudice

Hanno abbassato la media dell’età anagrafica ed elevato quella del livello di cultura in entrambi i rami del Parlamento, ma sono tutti alle prime armi. Quindi esperienza zero o quasi. A 4 anni dalla pacifica “invasione” nei palazzi della politica, che dovevano aprire come una scatola di sardine, sono ancora in tanti a esprimersi con slogan come se fossero in campagna elettorale e non legislatori. Stiamo parlando del “fenomeno” Movimento 5 Stelle. Di questo fenomeno si occupa “Un paese a 5 Stelle” (Armando editore, novembre 2017), un libro che racconta la storia di un movimento che ha quale principio fondamentale sostituire la democrazia rappresentativa in vigore nel nostro paese con la democrazia diretta, la democrazia dal basso

Proprio alla vigilia elettorale (il prossimo 4 Marzo), in piena anche polemica per le cosiddette parlamentarie grilline (con circa l’80% dei candidati grillini letteralmente telematici- leggi la famosa democrazia diretta a quanto pare disoccupati o precari lavorativi se non esistenziali… in certo senso) andrebbe letto questo complesso e ottimamente analitico lavoro giornalistico culturale di Del Giudice (edito dalla storica Armando editore, specializzata nelle scienze sociali) per capire certamente meglio la genesi del Non Partito fondato da Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo.
Un non-antipartito che secondo le previsioni potrebbe anche vincere questa tornata elettorale.
Non a caso, l’autore è un cosiddetto politologo di lungo corso, dai tempi di una certa Democrazia Cristiana e di un certo stesso Andreotti:
dietro una cifra letteraria, a volte sorniona, a volte con improvvisi blitz più soggettivi ma ben calcolati (mai ridondanti), il testo via via si dilata e trasmette con una buona persuasione, senza alcuna demonizzazione, né elegiache off topic: trattasi comunque e sempre di un diversamente partito che tutto sommato probabilmente potrebbe anche, paradossalmente raggiunti apici futuro prossimi e imminenti, alla lunga quasi estinguersi, quasi una avanguardia del web nell’agorà politico destinato a generare però in futuri a medio lungo termini altri e nuovi soggetti post Internet e meno contradditori.
Certo registro di sistema è acutamente evidenziato dall’autore nelle sequenze originarie., circa 10 anni fa e oltre dedicate specificatamente a Gianroberto Casaleggio e a Beppe Grillo, ancora quasi ignari l’uno dell’altro, un Grillo che come noto in precedenza, oltre alla sua oltraggiosa e coraggiosa satira politica come comico, denunciava quasi davvero come i luddisti il pericolo dei Computer e delle Tecnologie…
Poi l’incontro rivelatore ed illuminante con Casaleggio, nel suo camerino dopo proprio uno spettacolo: con il futurologo visionario e un comico interessato e stupito ma dapprima anche scettico, prima della quasi poi immediata sinergia e aurorale discesa in campo con il blog che ha rivoluzionato la politica italiana.
Del Giudice pone in primo piano in sintesi anche la famosa Carta di Genova di circa 10 anni fa, dove Grillo ispirato da Casaleggio comunica ai media una sorta di Manifesto del Futuro, con indubbiamente visioni potenzialmente pragmatiche dopo le nuove tecnologie mica banali, anzi: roba da fantascienza ma solo per i partiti classici arcaici in tal senso.
Del Giudice, inoltre sviluppa cronologicamente il volume, dal V- Day e il vaffanculo elevato a motto 2.0 contro il vecchio mondo corrotto e senile dei partiti, oltre alle altre fasi salienti dell’ascesa irresistibile e continua (tranne qualche flop) del Movimento dei 5 Stelle, fino alla conquista di Torino e Roma con l’Appendino e la Raggi; dalla scomparsa prematura del diversamente guru informatico al suo sostituto meno “mitico” ma non meno visionario e futuribile, ovvero il figlio Davide. Fino allo stesso astro nascente Di Maio, candidato premier.
La parola anche ai grillini o meno della strada, off line!, ai molti anche ex grillini, con analisi in generale anche della strana democrazia grillina, nei fatti paradossale, ancora una volta contraddittoria (fino alle stesse attuali recenti Parlamentarie):
Non a caso, più che il compianto Gianroberto, Grillo è, tra il serio e il faceto, paragonato in ampie pagine precise agli stessi Berlusconi, Mussolini, Mao… secondo noi anche forzatamente dall’autore,
Come spiegato da Del Giudice, concludendo, e alla luce delle prossime elezioni e degli esiti, trattasi di una ricognizione dagli esordi a una virtuale fine del movimento come mera forza di opposizione e antipolitica. Come anticipato comunque già da prima comuni e poi regioni e città metropoli conquistate, il salto è in ogni caso compiuto. Dopo il 4 marzo sarà tutta un’altra storia…

Info
https://www.libreriauniversitaria.it/paese-5-stelle-non-partito/libro/9788869922947

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The Italian Transhumanist-Futurologie, il primo eBook con Zoltan Istvan

A cura dell’ Associazione culturale Hyperion , sede Principato di Monaco è on line “Futurologia della vita quotidiana. Transhumanist Age“, il primo ebook collettivo del nuovo gruppo transumanista e futurista italiano (The Italian Transhumanist-Futurologie), fondato nei mesi scorsi dagli stessi Guerra, scrittore e futurologo ferrarese e l’associazione italo francese curata da Ivan Bruno e Sol, scrittori di fantascienza.
In questo ebook scritti di diversi e noti scrittori futuribili italiani e non solo, oltre ai curatori e gli stessi ferraresi Davide Grandi e Raimondo Galante, scrittore di science fcition e filosofo neosituazionista. In questo eBook, focus è una visione del transumanesimo essenzialmente storico culturale e pop divulgativo, con ‘importante presenza “special guest” del Transumanista libertario attualmente e probabilmente più noto ai media anche europei, ovvero l’americano Zoltan Istvan a cui il nuovo gruppo s’ispira. Oltre a nomi di spicco o noti a livello nazionale quali P. Bruni del Mibact, V. Conte dell’Accademia Belle Arti di Roma, D. Foschi promotore del Nuovo Rinascimento postfuturista, A. Autino di Space Renaissance, lo stesso tecnoerotico F. Ulivieri, i noti blogger e scrittori sperimenti M. Nigro e M. Blindflowers (operativa in Inghilterra), l’esperto geopolitico Casalino, non ultimo il giornalista e filosofo culturale A. Giubileo. il musicista scrittore pop C. Zannetti (padovano ma originario sempre Ferrara) e il filosofo C. Rocchio (collaboratore con Univ. di Tubinga in Germania).
Più nello specifico gli autori segnalano le proprie interfaccia personali con le nuove tecnologie, a volte in senso diretto a volte con modulazioni più astratte, in ogni caso con particolare attinenza agli effetti globali e culturali del computer mondo sul presente.
Ecco alcuni estratti esempi:
Zoltan Istvan “…Tutti abbiamo sentito parlare di collaudi di auto senza conducente sulle strade e di come i medici in Francia stanno sostituendo i cuori delle persone con cuori robot “permanenti”, ma lo sapevate che esiste già un mercato multimiliardario per le cuffie da lettura ad onde cerebrali? Utilizzando sensori elettroencefalografici (EEG) che catturano e monitorano l’attività cerebrale, MindWave di NeuroSky può collegarsi a Google Glass e consentire di scattare una foto e postarla su Facebook e Twitter semplicemente riflettendo su di essa. Altre cuffie ti consentono di giocare ai videogiochi sul tuo iPhone anche con i tuoi pensieri. Infatti, ben più di un anno fa, si è svolta la prima comunicazione mente-a-mente. Un ricercatore in India ha proiettato un pensiero su un collega in Francia e, usando le cuffie, si sono capiti. La telepatia è passata dalla fantascienza alla realtà”……
Roby Guerra “nessun problema a confessarlo: ormai vivo meglio nel ciberspazio che nella vita cosiddetta reale, ma in certo senso neppure degno di spiegazioni o decifrazioni: mica noi internauti siamo eremiti o folli visionari banali, anzi fin troppo vera Normale (e sana) la nostra vita off line, amori e amicizie incluse! Semplicemente Internet è anche, per chi sa captare veramente il nostro tempo e intravedere l’avvenire (in ogni caso qualunque sia il destino sociale e anche personale) è un laboratorio scientifico ad personam, a costi irrisori, poi gli esperimenti confermano o meno le teorie cosiddette reali, ma altra questione. Firmato Robytron
Ivan Bruno “Nel 1950, la Zenith Radio Corporation creò il lazy-bone, una scatola con dei grossi tasti collegata alla televisione con un cavo. L’idea era tanto rivoluzionaria quanto scomoda. Provate a immaginare il tipico marito americano e patriarca, seduto sulla sua poltrona, vedersi volar via il telecomando dalle mani perché il figlio, correndo, è appena inciampato nel filo. Oggi potrà farvi ridere pensare a un sistema di controllo così obsoleto, ma non bisogna dimenticare che, ancora negli anni ‘80, molti di noi hanno guidato macchinine elettriche attaccate, con un filo, al telecomando. E non parliamo di quanto tempo abbiamo dovuto aspettare per giocare a una consolle con il wireless”….

Info
https://www.amazon.it/Futurologia-della-Vita-Quotidiana-Transhumanist-ebook/dp/B078FBPT7N/ref=sr_1_2?s=books&ie=UTF8&qid=1513430626&sr=1-2&keywords=Futurologia
MeteoWeb recensione
http://www.meteoweb.eu/2017/12/transumanesimo/1017943/

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Debord e il cibermondo, intervista a Raimondo Galante

Recentemente il filosofo ferrarese Raimondo Galante (originario di Venezia) ha edito in eBook “Debord 2.0 e la Internet Society”, Asino Rosso edizioni, Ferrara. Una rilettura del celebre guru intellettuale fondatore del Situazionismo nel secondo novecento. Ecco un’intervista di approfondimento all’autore.

Raimondo, il tuo Debord aggiornato all’era informatica e del web, esatto?
Assolutamente, è così… E’ il web in sé con la sua vocazione a trasformare tutto in immagini che si intrecciano e si mescolano in un fantastico carosello caleidoiscopico e che potrebbero essere montate e trasformate in molteplici film potenzialmente infiniti la cui pellicola non è altro che la grande rete telematica globale (World Wide Web), ovvero la dimensione cyberspaziale e iperterstuale della “Noosfera Internet”, è appunto molto debordiano.

Raimondo, nel saggio originario, ora anche in estratti mirati, scritto nel 2000 circa, grande attenzione all’influenza delle avanguardie storiche sull’inventore della psicogeografia: oggi le avanguardie sembrano silenti o comunque laterali, perchè?
Molto semplice le Avanguardie storiche novecentesche, in primis il Futurismo, hanno anticipato tutto ciò che a livello artistico, tecnologico, socioeconomico e politico stiamo vivendo ora. Pertanto, soprattutto con l’avvento dell’universo virtuale del Web la dimensione intera della cultura è l’Avanguardia e tutto ciò di avanzato, innovativo e ipertecnologico che si trova in Internet è pura e semplice avanguardia… Ergo le Avanguardie come fenomeno storico artistico e serie di eventi episodici e isolati tra di loro hanno esaurito la loro funzione storica lasciando e cedendo il passo all’avanguardia algoritmica totale che ingloba in sé come un gigantesco buco nero, interamente fagocitandole e assimilandole tutte le forme artistiche e culturali che vengono trasportate in una dimensione totalmente nuova ed orizzontale dove i limiti ed i concetti di tempo e spazio come li intendiamo noi in maniera tradizionale sembrano veramente aver perso di significato e non avere più senso.

Raimondo, nella tua ultima revisione, sembri proporre un Debord meno politicizzato e persino più umanistico, o meglio postumano?
Assolutamente sì per me Debord assolutamente non solo precursore del Web ma anche del Transumanesimo, inteso nella forma più ampia possibile come superamento dei limiti e dei confini umani fisici, metafisici e culturali immersi nell’universo liquido della comunicazione spettacolare assoluta, che per me va ben oltre il concetto pur avanzato di “Spettacolare Integrato”, inteso come la più antica e arcaica ma anche più avanzata e moderna oserei dire ipermoderna specializzazione del potere, ma si estende in una dimensione virtuale olografica onnicompresiva, pervasiva e totalizzante magistralmente descritta nella splendida e fortunata saga cinematografica ideata e realizzata dai Fratelli Wachoswki, ovvero Matrix.

Raimondo, la Politica ha fatto male a Debord?
Sì assolutamente a distanza di tanti anni ormai quasi un ventennio che lo studio e non avendo più paura di trasgredire le regole della cultura politicamente corretta del pensiero unico dominante che ancor oggi governa e fa da padrone nel mondo delle cattedre universitarie che assomiglia sempre di più a una serie di muraglie cinesi, che a mio avviso, Debord assolutamente in primis geniale artista e regista e soprattutto Arrabbiato (nel sessantotto è stato uno dei massimi leader di uno dei movimenti politici studenteschi più radicali, indipendenti ed anarchici, appunto “gli Arrabbiati”, in aperto conflitto polemico e talvolta violento con il Pcf, il Partito Comunista Francese), avrebbe voluto volentieri abbattere dimostrandosi vero demone distruttore iconoclasta, sicuramente inizialmente spinto da un autentico furore marxista (ma stiamo parlando di un marxismo violento, radicale estremista ed artistico che potenzialmente è assolutamente distruttivo e non fa prigionieri) , ma ben diverso e altro dalla falsa ed artificiosa immagine del melenso e buonista santo laico, che certa stampa di regime e certi commentatori ben introdotti nelle testate giornalistiche italiane ed europee vorrebbero proporre ed imporre quando ci si riferisce alla sua persona ed alla sua opera.

Raimondo, Debord contro la strumentalizzazione veteromarxista, concordi?
Assolutamente sì… Anzi credo che questo sia stato e sia tutt’ora il contributo più importante che ho dato perchè ho privilegiato la originale geniale elaborazione artistica debordiana e situazionista, portandola in certi casi anche alle estreme conseguenze e ho proposto con forza e determinazione un marxismo debordiano originale, radicale, violento e distruttivo impregnato dello spirito appunto innovatore, iconoclasta e destrutturante e disgregante come una cannone antimateria o ancor più come il leggendario potentissimo “raggio della morte ” concepito e progettato (non si sa ancora se mai realizzato) da Nikola Tesla.

Raimondo, in generale, il situazionismo, attualmente anche elettronico, resta una critica oggi del turbocapitalismo e magari dell’Ombra di Internet stessa?
Sì assolutamente e desidero qui ricordare che proprio per questo aspetto il sottoscritto è stato ricordato all’interno del saggio di Carlo Mazzuchelli “80 Identikit digitali”, edito da Google Books (http://delos.digital/9788867756414/80-identikit-digitali); e qui è stato definito come uno dei più importanti, ed influenti tecnosituazionisti insieme a nomi importanti e prestigiosi come quello dell’ex direttore di Rai Due Carlo Freccero.

Raimondo, il fu Gianroberto Casaleggio, situazionista elettronico?
Assolutamente sì come compare nel mio nuovo saggio, la summa della mia opera filosofica omnia su Debord.

Info eBook
https://www.amazon.it/Debord-2-0-Internet-Society-libri-ebook/dp/B0757ZGDWH
Info Raimondo Galante
http://www.nonquotidiano.it/author/raimondo-galante/

MEMORABILE
La cucina futurista

Altra recentissima “chicca” pubblicata dalla casa editrice digitale ferrarese Tiemme Edizioni (www.tiemme.onweb.it) è il celeberrimo e provocatorio ‘La cucina futurista’, dell’imprevedibile Filippo Tommasi Marinetti, disponibile in tutte le più importanti librerie del web.

Ultima delle “grandi battaglie artistiche e politiche spesso consacrate col sangue” di Marinetti & C., la cucina futurista, considerata come la lotta contro l’“alimento amidaceo” (cioè la pastasciutta), colpevole di ingenerare negli assuefatti consumatori “fiacchezza, pessimismo, inattività nostalgica e neutralismo”, prende le mosse da una cena al ristorante milanese Penna d’Oca (15 novembre 1930). Al termine, Marinetti preannuncia il ‘Manifesto della Cucina Futurista’, che sarà pubblicato su ‘Comoedia’ il 20 gennaio del 1931. In questa edizione il testo è seguito da ‘Divagazioni Gastromarinettiane’, un ironico e futurculinario intervento di Roberto Guerra.

Filippo Tommaso Marinetti (Alessandria d’Egitto, 1876 – Bellagio, 1944) è stato poeta, narratore e drammaturgo italiano. È conosciuto soprattutto come il fondatore del movimento futurista, la prima avanguardia storica italiana del Novecento.

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Futurologia: eBook sul Transumanesimo Italiano

*Roby Guerra, “Il transumanesimo italiano. Una nuova scienza sociale del XXI secolo (Asino Rosso edizioni- Network Street Lib, 2017).

E’ on line nelle principali librerie store, una nostra raccolta di articoli sul transumanesimo futuribile. Articoli editi on line negli ultimi dieci anni, su Controcultura/SuperEva, Meteo Web, Blasting News Ferrara Italia e il blog Scienza e Futuro ecc. Con questo nostro lavoro, integriamo altri contributi su certo futurismo sociale contemporaneo già nei nostri libri più importanti editi da Armando Editore di Roma: ovvero Futurismo per nuova umanità… (2012), Gramsci 2017 (2014) e (co-curatore) Marinetti 70. Sintesi della critica futurista (2015), oltre ai saggi presentati in alcune pubblicazioni della rivista italiana del movimento “Divenire” a cura di Riccardo Campa. In questo eBook, ampio focus sul transumanesimo italiano (e area strettamente affine) con capitoli recensioni e note sui vari R. Campa, Estropico, R. Manzocco, S.Vaj, A. Autino, R. Paura, S. Battisti, U.Spezza, C. Rocchio, G. Vatinno, G. Casaleggio. P. Bruni del Mibact, A. Saccoccio, lateralmente gli stessi P. Angela, Davide Foschi e altri. Una sorta di cronache postumaniste integrate da una sezione similare sul transumanesimo internazionale che evidenzia: (il compianto) Marvin Minsky. A. de Grey, L. Page e R. Kurzweil, Z. Istvan, Natasha Vita More, R. J. Sawyer, K. Suntzu e altri. L’ebook è poi completato con una sezione prototransumanista dedicata a alcuni precursori: da Marinetti e i futuristi a I. Asimov e la fantascienza, al futurologo A. Toffler, alla cibernetica o semiotica sociale di Y. Lotman, a Fedorov e al cosmismo russo, ecc.; e da nostri articoli più personali sul futuro delle stampanti 3D, sull’Intelligenza Artificiale, sull’icona pop David Bowie e l’Alcor crionica di M. More, su un partito della scienza futuro e altro, sulla scia anche dell’ultima new wave statunitense del movimento, ovvero il famoso futurologo Zoltan Istvan del Transhumanist Party, noto anche in Europa e i media italiani per la sua candidatura nel 2016 alle ultime elezioni presidenziali Usa (collaboratore anche di Huffington Post). Una scansione relativamente inedita in Italia con cifra ciberletteraria, non strettamente tecnica, in una ottica privilegiata di transumanesimo e futurismo sociale come umanesimo scientifico radicale e avanguardia scientifica stessa.
Dall’ebook un estratto: Divenire 4. Superare l’Umanismo, AA.VV. (Sestante Edizioni) a cura di Riccardo Campa, è sorta di libro manifesto della neonata condizione netmoderna. ‘Oggi, più bordi della conoscenza culturale e scientifica, segnalano certo superamento del postmoderno verso nuovi orizzonti netmoderni: da certo nichilismo debole elettronico a nuovi progetti mobili e volanti, relativamente forti. L’etica e l’immaginazione della tecnoscienza, in breve, non più solo come narrazione orizzontale , ma ipotesi a 360° sociale e futuribile. L’equipe futuristica, transumanistica italiana (sonda di spicco del movimento internazionale) con gli esperimenti letterari e ciberculturali di Divenire è uno di tali bordi: Divenire 4. Superare l’Umanismo, AA.VV. (Sestante Edizioni) a cura di Riccardo Campa è sorta di libro manifesto della neonata condizione netmoderna. Gli autori: Riccardo Campa, Gianni Vattimo, Max More, Aldo Schiavone, Luciano Pellicani, Salvatore Rampone, Roberto Marchesini, Ugo Spezza, Remi Sussan, Mario Pireddu, Francesco Boco, Emmanuele Pilia, Roberto Guerra (chi scrive), Stefano Vaj
In pillole… contro certa necrofilia e resistenza culturali tecnofobe presentiste, un libro già raro software elettronico; con le parole del futurologo Giulio Prisco: “Il transumanismo, quello vero, è rivoluzionario. È sovversivo e politicamente scorretto. Visionario, anti-establishment, futurista.

Info
https://www.amazon.com/Transumanesimo-italiano-scienza-sociale-secolo-ebook/dp/B074W3Y2PG
http://futurguerra.blogspot.com
http://www.divenire.org/
http://estropico.blogspot.com

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Futurologia e Postpolitica nell’Italia del futuro

Per un partito della scienza
Dell’anno 2017: crisi economica internazionale che continua senza vere ricette politico-economiche interessanti all’orizzonte: degrado e/o sfida multietnica in Europa soprattutto senza ricette decenti a breve-medio-lungo termine. Europa in crisi e classi politiche e dirigenti ovunque (in Italia in particolare) distanti anni luce da qualsivoglia coscienza scientifica del nostro tempo in un mondo, piaccia o meno, dominato e dipendente dalla tecnoscienza. Infiniti dibattiti sterili se non mistificanti.
Con una battuta (e in Italia in particolare) le scimmie politiche governano il presente dell’Italia, fu sinistra al potere arcaica e fu destra al’opposizione con ricette debolissime alternative, entrambe essenzialmente ostili alla scienza e la tecnologia: la prima gira e rigira regredita a visioni del futuro a decrescita infelice o sostenibile estrema, la seconda o ancora liberista selvaggia o speculare sulla decrescita antiscientifica alla fu sinistra. In realtà anche per risolvere sul serio a medio lungo termine (ma non nel futuro remoto) la bomba anche demografica costante e alimentare in Africa (ovviamente collegata con il futuro stesso dell’Occidente evoluto) non solo in Italia ormai è necessario nel mondo un vero e proprio Partito della Scienza. Solo gli scienziati o intellettuali o semplici parlamentari in qualche modo, strettamente o culturalmente di formazione scientifica, possono risolvere le gravi problematiche contemporanee: ridando meritocrazie e basi conoscitive sia ai governi nazionali, sia all’Unione Europea che all’Onu, quest’ultimo nei fatti una ormai quasi entità metafisica.
Con veri scienziati al potere e una visione del futuro presente, prossimo, remoto, basata in ogni campo sulla conoscenza essenzialmente scientifica, la società aperta ma scientifica a livello strutturale di un Popper ad esempio, non sarà una utopia, ma la soluzione e innesterà finalmente un circuito virtuoso ed esponenziale per superare a medio termine la crisi economica e anche culturale in Occidente e quella endemica anche biopolitica nel terzo o quarto mondo. Il ruolo nella società aperta scientifica che si pone chiaramente come obiettivo chiaro, preciso e urgente, di artisti e filosofi e eventualmente religiosi sarà un altro, non strutturale pragmatico, come poi persino un ossimoro, vista la natura essenzialmente immaginaria di tali tipologie e forme di conoscenza, ma – appunto – altrettanto importante anche se decentrato e sottomenu in certo senso.
Come educazione scientifica al futuro attraverso certo potenziale linguaggio peculiare del loro immaginario (quello in certo senso archetipico) più orientato in certo modo verso il futuro/futuribile, sul piano sociale; simultaneamente come libera creatività ricerca “artistica”, sorta sia di antivirus dialettico e di scienze immaginarie di frontiera – eventualmente e potenzialmente suscettibili di eresie scientifiche ma a volte destinate ad allargare i confini stessi della scienza ufficiale.
Ma le macchine pragmatiche fu politiche, fu economiche, per pensare e fare siano finalmente essenzialmente scientifiche e conoscitive, riassumendo in tal senso.
Più o meno le ricette scientifiche, di numerosi scienziati sociali, puntualmente emerse da una amplissima pubblicistica editoriale, tra libri, convegni, Internet, strutturalmente sono simili: per una postpolitica di parlamentari scientifici, per una tecnoeconomia di nuovo sviluppo possibile con attenzione anche all’ecologia come antivirus del divenire tecnoscientitfco produttivo; ottimizzazione dell’AI (Intelligenza Artificiale), Robotica, Automazione, Telelavoro, Genetica alimentare e cosi via, ottimizzando al massimo ogni risorsa tecnoscientifica possibile, in divenire e futura: controllo pubblico e gratuito come obiettivo dei fondamentali bisogni primari, abolizione semivirtuale del lavoro, redditi o meglio bioredditi di esistenza e civiltà sempre come obiettivi. Libera ricerca scientifica e libera espressione estrema. Insomma una visione etica (ed estetica) scientifica essenzialmente libertaria, con il relativismo di ogni religione circoscritte alla sfera esclusivamente astratta e immaginaria, senza alcuna interferenza vera laica, come sarà la futura società democratica e scientifica.
La macchina per pensare e fare (post)politica
Prima o poi, al di là della struttura organizzativa attuale in Italia cosiddetta transumanista o altri futuribili in ambito futurologico contemporaneo, per forza di cose essenzialmente culturale, una certa svolta operativa metapolitica diventerà inevitabile. Vuoi per il probabile ulteriore degrado generale psicosociale ed economico, vuoi per la sempre maggiore divulgazione dei memi trasumanisti e o futuribili nel dibattito intellettuale e mediatico. Facile prevedere, più si evolvono sopratutto i temi radicali, longevità potenziale, mind up loading, ingegneria genetica, crionica le ricerche scientifiche radicali, senza cambiamenti più evoluti e scientifici generali in politica e nella stessa opinione pubblica, in primo piano purtroppo amplificazioni bioetiche fondamentaliste ulteriori rispetto già a certi segnali concreti in tal senso, dall’eutanasia, all’AI (Intelligenza Artificiale), Automazione e Robotica stesse. Certa desiderabile macchina per pensare e fare quindi strettamente politica domanderà la discesa in campo della comunità scientifica nazionale con le avanguardie futurologiche transumaniste promotrici in tal senso con programmi, come accennato, strettamente scientifici e con la Società Aperta dello stesso Popper e altri come obiettivo.
Poco importa se magari gli stessi attuali popperiani o simili scienziati e ricercatori italiani esitano eventualmente scettici sulle visioni radicali futorologiche e transumaniste. Una forte apertura della comunità futuribi transumanista italiana alla Comunità scientifica nazionale è passaggio inevitabile per favorire i memi transumanisti stessi e all’interno della comunità scientifica nazionale sono già presenti anche ricercatori dialettici e aperti se non anche favorevoli anche ai temi più radicali e d’avanguardia. Va da sè: il possibile Partito della Scienza dovrà – per essere credibile e robusto a priori – coinvolgere i principali scienziati italiani e le principali dinamiche ufficiali scientifiche e organizzate italiane. Ovvero le Università, il Cnr, il Centro Majorana di Erice, il Cicap, l’Asi, la Fondazione Veronesi e cosi via, fino come contributi laterali e sinergici il gruppo Transumanista e altri gruppi o associazioni scientifiche operative in Italia, come ltalian Institute for the Future, Space Renaissance e nuovamente così via.
Per la cronaca, come noto anche ai grandi media europei, questa potenziale amplificazione metapolitica transumanista e futurologica, non sarebbe una novità assoluta, dopo il noto Transhumanist Party del futurologo americano Zoltan Istvan (già candidato quantomeno virtuale alle ultime presidenziali Usa e autore del bestseller Transhumanist Wager). Il suo è già un Partito della Scienza aurorale: per l’Italia almeno da relativizzare e potenziare con la fondamentale interfaccia prioritaria della Comunità Scientifica nazionale…

Info
hPlus Magazine 2015
Intervista a Z. Istvan
Meteo Web
Futurismo e Transumanesimo recensione
Divenire 4 Superare l’umanismo
CICAP

BORDO PAGINA
Ferrara e il mito della cultura

Premessa, a scanso di equivoci: ovviamente storia (Rinascimento, Medioevo… fino al contemporaneo) di Ferrara e il suo archetipo o significante (e molteplici) di città d’arte non c’entrano – in certo senso – nulla e non in discussione. Nel nostro tempo attuale, tuttavia, a quanto pare spesso si ragiona alla rovescia, causa ed effetto, rimuovendo le vere macchine mentali e conoscitive-comunitarie per ottimizzare davvero le peculiarità della città: in questo senso il mito e questa nostra breve analisi della cultura, con certo andazzo, e nonostante le vanterie effimere degli addetti istituzionali, da smascherare nella sua, al contrario, nei fatti (Città d’arte sempre incompiuta e Ferrara sempre Cenerentola dello sviluppo globale) impotenza a medio lungo termine: non si va oltre la ben nota teoria presentista delle Percezioni (para Gestalt o Cognitive per inciso, un poco più complesse).

Se la cavano politik ma anche protagonisti della società civile con al massimo intuizioni propulsive riduzionistiche, parziali senza quelle visioni di Rete invece necessarie che – e questo il problema – vengono prima di qualsiasi software strettamente culturale o artistico.

Dalle cronache di questi giorni un ennesimo esempio di tale andazzo. Puntualmente in estate o periodicamente qualche solerte giornalista della sempre moderata e provinciale stampa local cartacea si inventa dibattiti culturali, ma praticamente preconfezionati e a priori come certi test superati di psicologia o certe statistiche numerologiche fuorvianti.

Sul Carlino locale ad esempio dibattito in corso con i soliti noti: A. Amaducci, F. Pennini, F. Bettini e uno dello staff di M.L. Brunelli, oltre al solito assessore alla cultura e vice sindaco M. Maisto. Sia ben chiaro anche qua, nei fatti, protagonisti oggettivi e chi più chi meno di ampiezza nazionale della cultura contemporanea ferrarese (come spesso pur segnaliamo da anni sulla stampa local web e anche italiana). E anche tutti quanti nel dibattito segnalano e affermano alcuni punti inediti o comunque da rievidenziare azzeccati in sé:
Chi come Amaducci una superiore coordinazione tra gli eventi e più spazio alle News anche generazionali e giovani sperimentali, chi come la Pennini una interessante analisi etnica local rispetto a Venezia ad esempio (dove gli eventi sono percepiti in senso condiviso e collettivo dalla comunità veneziana a differenza di Ferrara); chi come il collaboratore della Brunelli che invita a una maggiore selezione delle proposte associative. Mentre il ben noto art director di Ferrara Jazz Club focalizza con rara perizia (e i risultati sono stranoti) la sua esperienza costantemente di successo.

Non ultimo ecco Maisto che nonostante anche – noi siamo oggettivi – una gestione politico culturale globalmente positiva almeno in alcuni campi di sua provata e storica meritocrazia (Musica e Cinema ad esempio) più di tutti rimuove appunto l’hardware del discorso, sopravvalutando anche dati recenti effimeri di sviluppo turistico ed economico: soprattutto esorcizzando la filosofia prevalente che appunto contestiamo, prima la Cultura come entità astratta di chiara nostalgia pre moderna e neoestense per dire, poi le necessarie sinergie 2.0 (anche mentali!) e di marketing web, pubblico privato, apertura alla società civile non allineata; in particolare Maisto non capta in certo senso riassumendo, proprio Ferrara in quanto tale come registro di sistema principale da brandizzare come logo in sé ma in senso contemporaneo (e non vacuo nostalgico e velleitario).

Qua a Ferrara prevale l’opposto, pensano che turisti ecc. sbarchino in città in primis per la mostra di turno al Palazzo dei Diamanti, anche vero ma una città d’arte è tale proprio come Link quando invece turisti vengono a Ferrara attratti dalla Ferrara Immaginale in quanto tale! In certo senso, nello specifico, prima il Palazzo dei Diamanti in sé e poi le mostre.

Ecco comunque – tra diverse altre possibili (optional entro certi limiti praticamente soggettivo…) alcune inedite e vere futuristiche macchine mentali per tale obiettivo anche a breve termine, che paradossalmente e apparentemente hanno poco a che fare con la cultura umanistica storica e attuale di Ferrara, nel senso che si tratterebbe anche di rimodulare alcune eccellenze, pure sorta di energia poi esponenziale proprio per ottimizzarle e lanciare come vero Mito collettivo fuori mura la città con una sua identità peculiare (oggi effimera) , simile alla grandi città d’arte non però competitive, ma città d’arte diversa quindi Unica:
1. Forte selezione di alcuni grandi eventi mirati e eccellenze consolidate e delle associazioni stesse artistico culturali propositive ma di nicchia e non quindi utili allo sviluppo produttivo della città, non ultimo un forte ridimensionamento di fondazioni varie e del personale stesso in esubero , in ottiche di sviluppo. Coordinazione di tali grandi eventi o piccoli grandi eventi di matrice local: ad esempio Ferrara sotto le Stelle biennale coordinata nell’anno “sabbatico” con una sua versione solo local di band ferraresi. E così via. Festival del Rinascimento/Medioevo come grande evento in cui anche inserire e sempre con scadenza biennale il Buskers Festival e idem solo Local nell’anno sabbatico (non ultimo un sottomenu nel Festival – gastronomico).
Per l’avanguardia strutturalmente “giovane “Algoritmic e il recupero di High Foundation e il video festival The Scientist in un unico Format, idem solo local nel solito anno sabbatico.
Per l’arte contemporanea, grandi mostre, resta la scadenza annuale, ma magari primavera estate, autunno inverno (e sempre al Palazzo dei Diamanti) idem di matrice local collettive nell’anno sabbatico.
Per la letteratura, dall’Ariosto a Bassani a M. Simoni, finalmente un festival biennale e idem nell’anno sabbatico con scrittori local, dall’avanguardia letteraria al dialetto.
Infine coordinamento delle Gallerie d’Arte o Associazioni meritocratiche private, come poi a volte già avviene, nei palinsesti dei grandi eventi o eventi istituzionali di cui prima.
Oltre a alcune mostre musei permanenti: non solo e non solo per Antonioni ma anche altri protagonisti del grande cinema di matrice ferrarese, inoltre un museo Italo Balbo ad esempio e la famosa permanente (ma poi anche dinamica) Collezione di un certo Sgarbi e anche sulla Spal!

L’obiettivo veramente di Ferrara come città d’arte originale e peculiare, riconoscibile nella sua unicità ci pare visibile: sincronia in tal senso global local, grandi eventi per il presente di ranking nazionale ed internazionale, simultaneamente creazione di una rete sistema sottomenu squisitamente local per a medio lungo termine una vera Officina Ferrarese del XXI secolo e di rilievo nazionale.
2. Investimenti nel vero futuro produttivo a breve termine di Ferrara…. sembra astratto e scompartimento astratto nelle attuali ottiche prevalenti riduzionistiche solo artistiche strettamente culturali, invece ottimizzare l’eccellenza Unife a Ferrara non solo per la ricerca ma anche con strategie di pragmatiche lavorative a Ferrara avvierebbe un effetto farfalla a medio lungo termine assai concreto ed innovativo: Dinamica da promuovere e già operativa anche per l’indotto local economico, con un Festival della Scienza e del Futuro. Incredibilmente mancante nella “terra” di Biagio Rossetti, Copernico e di alcune eccellenze Unife, Medicina, Fisica, Archeologia, Genetica, Comunicazione, contemporanee.
3. Stretta interdipendenza stessa, sinergia punto 3 – istituzionale proprio con la Facoltà di Scienze della Comunicazione, per coinvolgere studenti blogger a costi quasi zero, e giovani laureandi in piani di web marketing culturali e turistici per tutte le iniziative in programma
4. Detassazione concreta alle aziende private ferraresi (e anche fuori mura) come sponsor sinergici pubblico-privato
5. E contrariamente a una fase effimera di qualche turista in più europeo per via degli attentati in Europa, non secondario quest’ultimo e delicato punto, certo trend di degrado e insicurezza multietnica in città dovrà finire in qualche modo… Un città sicura attrae turisti evoluti altrimenti con certi visitors…

Questo rovesciamento di paradigma presuppone, riassumendo, visioni di Rete e ecosistema culturale persino della Città e conoscitive evolute futuribili, possibili solo quando sia a livello istituzionale che tra gli operatori artistici saranno per così dire obsoleti sia certo nodo ideologico (ancora strutturale a Ferrara) sia certo nodo autoreferenziale artistico, poco incline a sguardi appunto di Rete, culturale sociale e, visto che siamo nel 2017, 2.0 o ciberculturale.

Ebbene i protagonisti puntualmente coinvolti in certi dibattiti, ripetiamo al di là del loro eventuale valore oggettivo nei loro specifici giochi d’arte linguistici e piaccia o meno, il pur positivo Maisto tutti riflettono tali bachi: notoriamente e da anni anche sempre prossimi alle istituzioni! E tutti quanti sottovalutano certo trend reale del degrado e del’insicurezza che prima o poi sarà percepito anche dai turisti (visto anche il top proprio nell’area Stazione centrale!).

Non a caso altri protagonisti cittadini (si veda anche proprio questa testata) – noti o meno noti in città ma tutti noti fuori Ferrara… dove spesso operano di più – periodicamente e soprattutto sulla più libera ed evoluta stampa web, denunciano – e persino noto in città, omertà o meno – certo baco poco democratico local mediatico e anche istituzionale. La famosa critica pure diffusa… degli amici degli amici e delle solite piccole medie grandi caste culturali local.

Non a caso, tali dibattiti esitano sempre con il non coinvolgimento di tali voci eretiche pur autorevoli, poco prossime o persino contro ma costruttivamente al Palazzo e anche certa stampa local, per ideologie superate condivise, o moderatismi anche tattici di audience lettori, sempre prevedibile e mai fuori dal coro. Alla fine nulla di nuovo sotto il Sole. Basta consultare certa stampa e osservare i fatti nel divenire storico degli ultimi 20 anni, sempre quasi copia e incolla. I cambiamenti strutturali sempre utopia…

E magari anche grandi eventi possibili, come abbiamo evidenziato nel “brainstorming” di cui prima, noti in tutta Italia, come mostre permanenti o dinamiche a cura di un certo Vittorio Sgarbi o su un certo Italo Balbo trasvolatore che farebbero audience internazionale invidiabile (persino sulla Spal) restano tabù.

E Ferrara al massimo, anche pur con tante risorse, anche istituzionali o prossime (noi siano oggettivi), resta una città d’arte minore, che non decolla mai sul serio… con sempre un ‘altra nebbia nell’aria: panem et circenses e circuito chiuso rispetto al mondo fuori mura (non brecce effimere come al massimo attualmente e da un pezzo).

Info ulteriori vedi link
http://www.ilrestodelcarlino.it/ferrara/cultura/amaducci-ferrara-giovani-performer-1.3252256
http://www.ferraraitalia.it/personaggi-ostinato-e-contrario-lo-strano-caso-di-roby-guerra-poeta-futurista-127917.html
http://www.ferraraitalia.it/bordo-pagina-intervista-shock-a-riccardo-roversi-119147.html
http://www.ferraraitalia.it/un-sogno-allincontrario-quale-cultura-per-la-ferrara-di-domani-130726.html
http://www.ferraraitalia.it/il-sogno-di-astolfo-tagliani-e-i-prosaici-oltraggi-degli-ingrati-130574.html

Aeropittura: l’aspirazione al cielo dell’avanguardia italiana

di Maria Paola Forlani

Così aereopittori e aereopoeti
salgano sempre più per insegnare
ad amare dall’alto in basso
quel sorprendente fastoso e multiforme
popolo di nuvole che Leopardi e Baudelaire
ci avevano insegnato ad amare
dal basso in alto, malinconicamente.
Filippo Tommaso Marinetti, 1934

Proprio all’aeropittura e alla sua innovazione e visione del mondo-cosmo è dedicata la mostra – aperta fino al 30 luglio 2017 – ai Musei Civici agli Eremitani con il titolo ‘Aereopittura seduzione del volo’, a cura di Claudio Rebeschini, con la direzione scientifica di Davide Banzato e catalogo Skira.
“Possiamo sostenere con orgoglio che l’aereopittura rappresenta il principio della nuova storia dell’arte e che all’infuori di essa non è possibile creare delle opere importanti”: da ‘Aeropittura’ in ‘La città nuova’ (Torino 1934).
Il Manifesto dell’Aeropittura del 1929 segna in certo modo una profonda frattura tra il primo e il secondo Futurismo e questo nonostante “L’aspirazione al cielo”, “L’ansia di staccarsi da terra e di realizzare una prima estetica del volo e della vita aerea” fossero presenti nel movimento sin dall’inizio.
Ora però il tema aviatorio, affrontato come oggetto principale, permette un salto di qualità necessario e fortemente sentito dallo stesso Marinetti: “aereare la fantasia, per superare il quotidiano trito e ritrito”.
Nella mostra presso gli Eremitani sono presenti 60 opere di collezioni private, tra dipinti e disegni, che danno la possibilità di ricostruire in maniera organica lo sforzo critico profuso da Marinetti e dagli altri rappresentanti del Movimento nella continua messa a punto delle teorie espresse dal Manifesto dell’Aeropittura, che sono ben lontane da ideologie politiche o da riduttiva rappresentazione del volo, ma esprimono l’urgenza di ricercare una nuova dimensione, non più terrena né aerea, bensì cosmica.
“Nel nostro manifesto dell’aeropittura abbiamo annunciato le basi estetiche e tecniche delle nuove possibilità pittoriche” scriveva Marinetti nel 1932 in un intervento pubblicato su ‘L’impero’, parlando anche di “idealismo cosmico”: “Nuovi elementi costruttivi e nuove atmosfere pittoriche aspettano di essere rivelate per esaltare le rarefazioni della stratosfera”.
La sola rappresentazione della macchina-aereo o del paesaggio visto dall’alto appaiono dunque riduttivi della spiritualità introdotta con l’aeropittura che mirava, invece, alla frantumazione dei piani, al ribaltamento della nostra dimensione abitudinaria. Naturalmente nel movimento ci fu anche la ‘maniera’, soprattutto dopo la Guerra di Spagna e d’Africa, quando il Futurismo era ormai solo Aeropittura, Aeropoesia e Aeroplastica: al lirismo cosmico e alle felici intuizioni talvolta si sostituirono più banalmente violenti scontri in cielo e bombardamenti dall’alto.

Erano stati del resto anni di euforia aviatoria, con tantissimi successi e riconoscimenti per l’Italia, tra cui le due vittorie nel circuito del Lido di Venezia – nel 1920 con Luigi Bologna e nel 1921 con Giovanni Briganti – e con la costituzione dell’aviazione militare come forza armata nel marzo del 1923.
Raid spettacolari, trasvolate aeree, imprese leggendarie e successi tecnologici inebriavano gli animi. Nel 1928 il Ministro Balbo aveva dato inizio a una serie di crociere di gruppo nel Mediterraneo occidentale e nel 1931 un gruppo di 14 idrovolanti, sotto il suo comando, aveva portato a termine la prima crociera atlantica da Orbetello a Rio de Janeiro. La crociera aerea del decennale venne seguita da tutta l’opinione pubblica. Otto squadriglie di ventiquattro S.55X decollati da Orbetello raggiunsero Chicago e poi New York e il rientro in patria dei trasvolatori venne commentato alla radio da Marinetti: “Ecco la musica del cielo con tubi d’orgoglio flautati, trapani ronzanti scavatori di nebbie, vocalizzi di gas entusiasti…radiose eliche applaudenti…Rombo, rombo, rombo dei motori a pochi metri dalla mia testa…”.

E se Gabriele d’Annunzio aveva avviato anni prima il volantinaggio aereo per propaganda politica, Fedele Azari – autore nel 1926 del dipinto ‘Prospettive di Volo’, considerato la prima opera di aeropittura – aveva inaugurato quello pubblicitario, lanciando da un dirigibile, su Milano, Torino e Genova, migliaia di manifestini con la pubblicità della Fiera Campionaria Internazionale.
La mostra padovana dei Musei Civici degli Eremitani presenta un intelligente percorso espositivo che tiene conto delle differenziazioni indicate da Marinetti in occasione della Quadriennale del 1939, a chiarimento del Manifesto: il “verismo sintetico-documentario visto dall’alto” con, tra gli altri, Guglielmo Sansoni (Tato), Alfredo Gauro Ambrosi, tra i fondatori del gruppo futurista ‘Boccioni’ di Verona, Italo Fasulo e Giulio D’Anna; l’aereopittura “trasfiguratrice, lirica e spaziale” di Vladimiro Tulli, Osvaldo Peruzzi e soprattutto Angelo Caviglioni, di cui è esposto un bellissimo olio ‘Rivelazioni Cosmiche’ del 1932; l’aereopittura “essenziale mistica, ascensionale e simbolica” di Bruno Munari, del romano Domenico Belli e Nello Voltolina (Novo), che nell’opera ‘Palude’ del 1931 usa la rappresentazione dall’alto come strumento di astrazione; infine, l’aereopittura “essenziale, stratosferica, cosmica e biochimica” nei dipinti di Tullio Crali e di Ernesto Michaelles (Thayaht), bellissimo il suo ‘Sorvolando l’Ambra Alagi’.
Significativi i lavori su carta esposti, di cui 22 di Tullio Crali realizzati a tecniche miste: matita, tempera, pastello, acquarello, collage ecc. Le opere di Tato e soprattutto di Crali segnano, con l’immediatezza del genere, questa nuova ansia e aspirazione dell’oltre, perché in assoluto restano gli autori più ispirati ed espressivi del Movimento. Il primo è uno dei precursori, con l’organizzazione a Roma della prima mostra di Aeropittura: attivo e presente nelle diverse iniziative sull’aeropittura, realizzò le decorazioni per l’aeroporto di Ostia e per l’aeroporto Nicelli al Lido di Venezia. Il secondo profondo conoscitore del volo, premiato da Marinetti con una mostra personale alla Biennale del 1940.
Le altre opere presenti in mostra rappresentano i prodotti di un’intensa attività che ha coinvolto l’intero movimento futurista della cosiddetta seconda generazione con risultati che, con approcci diversi, avevano un’unica aspirazione: la conquista del cielo.

PERSONAGGI
Ostinato e contrario, lo strano caso di Roby Guerra poeta futurista

Artista, poeta futurista, ferrarese, scrittore visionario non politicamente corretto, sperimentatore linguistico, performer, co-autore del “Manifesto del Futurismo smodato”, edito l’11-11-2011 nei siti neofuturisti e poi pubblicato da Avanguardia 21. Di Guerra, attivo dagli anni ’80 a livello nazionale (dai tempi della rivista Futurismo Oggi di E. Benedetto) tra numerosi libri e performance si segnalano le ultime videopoetiche e live nell’ambito del Festival del Nuovo Rinascimento (a cura di D. Foschi) a Milano (maggio 2016), dedicata a David Bowie e a Lucca (maggio 2017), dedicata all’artista ferrarese o Alieno, A. Amaducci. Tra i libri è appena uscito, sempre per Avanguardia 21 di Roma, il collettaneo Scenari tecnologici. Matrix, la fantascienza e la società contemporanea, con Guerra, A. Saccoccio, M. Teti, R. Catanese, M. Trino.

Roby Guerra, cos’è oggi il (neo) futurismo?
Il suffisso neo è sia un tributo a “Matrix” sia un semplice link di comunicazione per evidenziare la sua dis-continuità… Sono passati 100 anni e +, ma il futurismo storico come arte e soprattutto futurologia o scienza umana di anticipazione è solo oggi, era di Internet e dell’informatica di massa, davvero comprensibile. Nello specifico parlano i libri, di pubblicistica editoriale rilevanti, editi da chi scrive e gli altri promotori principali: ovvero (e info minime) con Armando editore di chi scrive “Futurismo per la nuova umanità” e “Gramsci 2017” oltre – co-curatore con A. Saccoccio – “Sintesi della critica futurista” con alcuni dei principali storici dell’avanguardia attuale, G. B. Guerri, G. Berghaus, G. Agnese, S. Cigliana, P. Bruni, P. Ceccagnoli, V. Conte, R. Campa G. Di Genova, M. Duranti e altri. Di Conte, docente delle Belle Arti a Roma, segnaliamo anche il recentissimo Arte Ultima (Avanguardia 21), di Campa “Trattato di Filosofia Futurista”, oltre a sua cura di qualche anno fa (2009) Divenire 3 Futurismo per la rivista “postumanista” stessa. Pur nelle diversità soggettive, il nuovo futurismo contemporaneo può riassumersi in tal senso: Nessun Marinetti o Boccioni o Sant’Elia o Depero ecc, ma al passo e contro il mondo liquido di oggi, noi siamo umanisti e postumanisti 2.0. Al passo con il progresso scientifico, futuristi e futuribili, controculturali rispetto alla decadenza prevalente anche nell’arte pseudocontemporanea. Il nostro è un messaggio forte, non debole e neppure banalmente liquido. E neoprogressisti, nulla di nostalgico…

Oggi il futuro appare a molti oscuro e minaccioso, ad altri radioso e ricco di tutte le potenzialità offerte dalla tecno-scienza. Facciamo allora un salto nel futuro, nel 2030. Come vede l’Italia e come vede Ferrara, la sua città?
Per chi non ha paraocchi, nonostante, come ben sottolinei, il salutare trionfo della tecnoscienza, a livello socio politico e anche nell’umanaio quotidiano, ha vinto realmente (nessuna apparenza o percezione come si spaccia…) il medioevo presente, purtroppo; en passant il grande futurologo A. Toffler l’aveva eventualmente previsto con il suo celebre “Lo shock del futuro”. Dovevamo essere in vacanza su Marte nel 2017 invece dobbiamo preoccuparci ancora dei Saraceni! A breve termine la vedo molto Noir… Forse nel 2030 dopo decenni di stagnazione ed involuzioni sempre sociopolitiche e di smarrimento legittimo dei popoli europei, anche in Italia e nelle sue province come Ferrara, distanti dalle zavorre ideologiche del ‘900 ancora decisive come veri e propri virus ecomentali, sparite per legge del futuro e di Darwin le vecchie generazioni, fiorita finalmente la Net generation dei nativi digitali, più o meno all’improvviso, ci sarà una svolta radicale (spero anche prima ma sono scettico): Nuove classi dirigenti innesteranno la società aperta di cui parlava Popper su basi etico scientifiche e sulla conoscenza (e sulla meritocrazia..) e il veroprogresso rifiorirà: avremo anche sulle macerie dell’Onu e dell’Unione Europea, una sorta di auspicabile Governo Mondiale come Consolle del mondo e della Terra sulle tematiche vereplanetarie, un feedback dialettico e libero con le singole storie della nazioni e dei popoli. Il terzo quarto mondo, liberati da sultani, emiri o stregoni anacronistici, accederanno alla veraciviltà e alla democrazia e allo sviluppo ecofuturistico. Tutte le religioni – mi auspico- vero aids dei popoli, saranno finalmente messe al bando….

Roby Guerra, viviamo in un ambiente sempre più artificiale e in rapido mutamento dove si mescolano le più svariate tendenze e idee; in questo ambiente cos’è l’arte oggi, che funzione può svolgere?
L’ambiente è sempre stato artificiale, la Natura umana nella sua essenza è artificiale, questo ci differenzia dagli altri mammiferi “superiori”. Dai graffiti al computer nulla e tutto di nuovo sotto il Sole… L’arte oggi (ma poi come sempre) è viva se crea e-o riflette criticamente il divenire del tempo, le sue forze progressiste: essa incarna (o dovrebbe) la Forme del Presente e del Futuro desiderabile. E’ una scienza, oggi (dovrebbe) naturalmente umana, nel suo gioco linguistico peculiare chè quello del cosiddetto Immaginario che però diventa anche Reale, come magari la veraletteratura contemporanea, la Fantascienza… “Educazione” simbolica alla Conoscenza (scientifica, artistica, filosofica, di ricerca ma anche pop).

Ferrara, città del Rinascimento, è riconosciuta dal grande pubblico come città d’arte che investe ed intende investire sulla cultura. Vista dall’interno, quale è la situazione oggi e come la immagina nel futuro prossimo?
Ferrara riflette la crisi economica e strutturale globale e italiana, restano eccellenze anche indubbie dal glorioso Rinascimento storico, ora stupirò anche vista certa fama locale come polemista (in realtà sia su FerraraItalia che su magazine nazionali spesso segnalo Ferrara città d’arte e certe sue eccellenze…) , ma in sé almeno alcune figure istituzionali (faccio anche i nomi, Soffritti, Farina, Ronchi, Maisto, Tagliani e pochissimi altri) dalle grandi mostre e la video arte di fine secolo scorso a oggi, hanno lavorato e lavorano bene, ma scontano (il personale non è mai politico), oltre a quanto accennato di esterno generale, ideologismi residui e certo carattere ferrarese provinciale. Sgarbi quando parla di città morta non ha del tutto torto… La città d’arte attuale, sempre incompiuta (sennò Ferrara non sarebbe da anni sempre Cenerentola nello sviluppo, non è solo colpa dei Politici… L’informazione spesso cartacea (on line va meglio) è ancora più responsabile con il suo livello non da Serie A come la Spal. Molte risorse non convenzionali o innocui anche culturali e artistiche indigene (ma tutti noti fuori Ferrara…) non vengono ottimizzate, esistono caste precise anche culturali sopravvalutate e sottilmente insidiose… Gli editti contro sempre Vittorio Sgarbi sono macchie gravissime per la città. Un nostro collega ad esempio Riccardo Roversi ha recentemente persino invitato in una intervista (non a caso ignorata da certa casta politica e culturale e giornalistica locali) le risorse creative meritocratiche ad andarsene da Ferrara. Purtroppo non solo una provocazione. Noi stessi nel 2009 celebrammo il Centenario del Futurismo a Ferrara con i nuovi futuristi, segnalato persino sulla Rai (evento a cura di V. Teti di Ferrara Video Arte): tutt’oggi non esiste traccia a livello istituzionale! E da un anno abbondante la stampa cartacea local ci ha bannato dopo nostre legittime proteste per strane distrazioni su nostre segnalazioni di eventi e libri nazionali che ci riguardavano… Le opposizioni stesse comunque a certa costante postcomunista a Ferrara, sono poco attendibili, se non per questioni extraculturali (leggi sicurezza ma debordiamo ora…) , nulle (se non singole personalità) come alternative culturali. Nel 2030 circa, forse, come per l’Italia (e non solo) in generale ci sarà una probabile rivoluzione neorinascimentale 4.0…

Roby Guerra, un sogno per la città del futuro?
Rispondo come una Ai intelligente con formula algoritimica: “Ecocieli al posto di Grattacieli e banlieu, ma verso L’azzurro del cielo, non velleitarie smart etno city, troppo pianura padana!” Io comunque non ci sarò, sarò ibernato letteralmente grazie ai miei amici futurologi futuristi e transumanisti. Ti risponderò meglio nel 2109, bicentenario dal futurismo, quando sarò risvegliato!!!

Info:
Sito blog personale http://futurguerra.blogspot.com
Manifesto del Futurismo Smodato http://www.netfuturismo.it/index.php?option=com_content&view=article&id=79&Itemid=75
Scenari tecnologici. Matrix… http://www.avanguardia21.it/catalogo/libro/scenari-tecnologici-matrix-detail
Video sul Nuovo Futurismo di R. Guerra https://youtu.be/CtDgE3bXPUI

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L’evoluzione del Rinascimento

In questi giorni a Lucca è di scena e fino al 19 maggio, il secondo Festival del Nuovo Rinascimento, a cura del noto artista contemporaneo Davide Foschi (cataloghi Giorgio Mondadori e mostre in tutta Italia, biografato dallo stesso critico d’arte Alberto Sacchetti) e del Centro Leonardo da Vinci di Milano. Proprio Milano fu sede del primo Festival del Nuovo Rinascimento curato e fondato dallo stesso Foschi, nel maggio 2016, con lo stesso, tra numerosi ospiti speciali, Pupi Avati in sinergia con il Comune della metropoli lombarda. Anche questa nuova edizione del Festival è in sinergia con le autorità istituzionali della Città di Lucca e della Regione Toscana, Lucca ora è ufficialmente Città del Nuovo Rinascimento; e nell’arco di una settimana e più numerosi gli eventi, tra mostre dello stesso Foschi (con la sua opera speciale e misterica La Pietà) e degli artisti visivi, ecc: Antonio Possenti, Fausto Maria Liberatore, Davide Foschi, Joe Russo, Rosella Maspero, Fulvio Vanacore, Enzo Cosi, Nicoletta Marra, Stefano Bellafiore, Egidio Missarelli, Cinzia Restivo, Antonio Notari, Doris Harpers, Samanta Aceti, , Serafino Valla, Giancarlo Garbin, Mauro Masetti, Mariateresa Giuriati, Jona, Renato Belluccia, per lo Spazialismo Transgeometrico: il fondatore Agathos Carlo Franzoso con Francesco Chechi e Ambra Di Natale.
Oltre a talk show vari e incontri letterari culturali con lo stesso Pierfranco Bruni del Mibcat, a cura della scrittrice e conduttrice Radio Stefania Romito (Ophelia’s Friends).Tra essi in programma la presenza della campionessa paraolimpica Bebe Vio, di David Gentili presidente della Commissione Antimafia di Milano, Elena Cecconi, musicista internazionale, filosofi e storici dell’arte quali M. Marinacci, G. Lacchin e L. Siniscalco, il musicista scrittore Carlo Zannetti, lo scrittore Emanuele Martinuzzi, il cantante Lorenzo Guerrieri, il futurista (via video performance) ferrarese stesso (chi scrive) R. Guerra e altri (si veda il link in fondo per il programma completo). Come hanno già segnalato Cultura Italiana nel Mondo Italian Network, Meteo Web, Il Tirreno e la stampa di Lucca e Toscana, il festival segnala tra Arte Scienza Economia e anche gastronomia, incluso notevole spazio al Mondo dei Bambini a cura di L. Siderman, il ritorno e la reinvenzione dell’Umanesimo 2.0 in Italia a partire dal Rinascimento storico fino alle avanguardie umaniste futuristiche del nostro tempo, da Leonardo da Vinci al mondo contemporaneo attuale nelle sue nuove propulsioni. Non a caso ( Come ottimamente segnalato nella conferenza stampa di questi giorni dallo stesso Assessore alla Cultura della Città e Comune di Lucca, tra le città storiche rinascimentali italiane).lo stesso Foschi parla del nuovo movimento metateista-per un nuovo rinascimento da lui fondato alcuni fa come una nuova stagione di evoluzionari, il Rinascimento italiano in evoluzione alla luce del novecento e dell’era informatica e anche mediatica pop al quadrato, parafrasando anche la felice intuizione parallela di Vittorio Sgarbi (anche la Spal come nuovo Rinascimento attuale!). Gli eventi sono dislocati in locations prestigiosi della città toscana, ovvero Villa Bottini e il Complesso di “San Micheletto” (vernissage e mostre).

Info:
Comune di Lucca, http://www.comune.lucca.it/Festival_del_Nuovo_Rinascimento
Cultura italiana nel mondo-Italian Network, http://www.italiannetwork.it/news.aspx?ln=it&id=46164

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Gramsci e il Futurismo Sociale: una storia indicibile?

Gramsci captò lo spirito almeno rivoluzionario del futurismo storico originario e di Marinetti in particolare: ma la storia da rifare oggi appare quantomeno indicibile, molto complessa, oltre al discorso topico futurismo, s’infrange tutt’oggi nel negazionismo da “Sinistra” post 1944 (la morte di Marinetti e la fine del futurismo storico propriamente detto, ma non del futurismo…) per l’equazione sciagurata e mistificatoria Futurismo Fascismo; i files incompiuti di Gramsci captavano anche clamorosamente il modernismo fascista (nel male e nel bene) solo recentemente disvelato dai vari De Felice, Emilio Gentile.
Non a caso il tutto sullo sfondo di un Gramsci mediatico ante litteram, già oltre la dicotomia ideologica apocalittici e integrati poi ben nota – pur eccellente – di Umberto Eco, forse il miglior Gramsci in assoluto, capace di articolazioni e attraversamenti dialettici poi perduti spesso nella storia culturale della “sinistra” stessa in Italia e … tutt’oggi, persino fino alle news attuali di Matteo Renzi e lo stesso Beppe Grillo, per non parlare degli stessi Marco Pannella, Bettino Craxi e Silvio Berlusconi.
Emergono dinamiche non negoziabili con i pur – in certo senso – interlocutori, un Socialismo semi-utopico assolutamente inedito, perturbante, subito, se anche solo articolato in termini puramente speculativi degno secondo la solita vulgata di qualche Siberia virtuale, certamente dei ben noti copioni, noti in Italia dopo la mezza farsa di Tangentopoli eccetera.
Sia ben chiaro, a scanso di equivoci: qua non si discutono alcune verità storiche: tuttavia tempo di revisionismi critici (Dna degli storici!) sul Mussolini socialista anche se, almeno dalle leggi razziali, mero reazionario e totalitario; sul Craxi già postmoderno, sebbene espressione della crisi politica italiana (ma generale, eventualmente anche per estensioni illegali) esplosa con Tangentopoli stessa; sul Berlusconi liberale cibernetico, nonostante e certamente – nei fatti – uomo di stato molto deludente (ma non per questioni private o per altro ventennio di probabile persecuzione giudiziaria ideologica…).
Va da sé certa storia indicibile del Socialismo italiano mai nato, attraversa dinamiche del genere. Alla luce del comunismo internazionale, piaccia o meno, esattamente totalitario antidemocratico e criminale come il nazionalsocialismo, la stessa eccezione italiana positiva del PCI fino a Berlinguer, almeno parzialmente fondamentale in Italia, sia concettualmente con il Gramsci possibile, sia per la Resistenza e la liberazione dal nazifascismo, sia per certo modernismo sociale vincente a favore del popolo italiano, non solo degli operai, nel secondo dopoguerra, va ormai riletta nello stesso solco virtuale del Socialismo progressista mai nato in Italia, figure scomode o meno, di ieri e di oggi.: Il Pci, stesso… quel che la Storia nei fatti verosimili legittima di downloadare oggi.
E la sequenza appare sconcertante ma verosimile: Mussolini fu il primo grande leader socialista, ruppe come noto nella prima guerra mondiale, il primissimo fascismo (vedi programma di San Sepolcro, ma in certa misura fu tale fino alle leggi razziali) files da più punti di vista sottovalutati, non ultimo la nascente rivoluzione mediatica – McLuhan stesso in certo senso docert, decenni dopo… (ma in America lo capirono persino negli anni 30!): Mussolini era anche Socialista e rivoluzionario.
Se ne accorse, come già accennato, persino Lenin che riteneva nel compagno futuro duce, l’unica figura rivoluzionaria politica in Italia ancora nel 1919! E s’incazzò praticamente con i socialcomunisti stessi.
Ebbene storicamente (ovviamente anche legittimo ma anche solo ideologico e già stile soviet…) l’ambivalenza letteralmente psicanalitica esplosa già con la rottura di Mussolini con il Partito Socialista da parte della “Sinistra” attraversa come un copione tutta la storia della Sinistra stessa italiana. Certo mito ancora forte in Italia, fascismo-antifascismo risale a quella faglia… e le scosse puntualmente non solo con il Comunismo sovietico diventarono Dialettica malata alla luce del Sole.
Persino con l’era Berlinguer… ogni nuova emersione di dinamiche politiche critiche da sinistra (almeno nominalmente ma non solo) al Partito… : Pannella era fascista, Craxi era fascista, persino Berlusconi era (ed è..) fascista (pur nel solco di Craxi … il premier del preteso da taluni secondo ventennio).
Con le novità di Matteo Renzi e Beppe Grillo, il ritornello sempre lo stesso, Renzi anche come Premier come la cronaca live ha registrato esplicitamente. Tutti fascisti quelli che rompono il Novecento ideologico a una dimensione in Italia, anche Renzi … Tutti demagogici tutti populisti tutti attentatori della Costituzione! Togliatti con la famosa amnistia ai fascisti nell’immediato secondo dopoguerra era più avanti di tanta intellighenzia “rossa” recente e attuale!
E guarda caso, fin dal primo Mussolini fascista di sinistra… altra costante insopportabile per certa Intellighenzia organica ieri, liquida ma nostalgica (nelle sinapsi se non nelle parole ovviamente rimodulate) oggi. La denuncia del collettivismo comunista, dell’essenza totalitaria del Comunismo! La priorità di una via Italiana sul serio, non Ogm soviet o postsoviet, del Socialismo o del Modernismo o del Progressismo, persino oggi dell’Ecoprogressismo potenziale post Web.
Ribadendo che tali files alla dinamite di cui sopra hanno oggi mero valore segnico e simbolico, ma fondamentale, per ben altri registri di sistema, sistemi operativi, tutti da esplorare e inventare, Matteo Renzi stesso e certa anti/Post politica post Internet, i primi come dire uploading in tal senso, riassumiamo, aggiungendo che Gramsci stesso, nella sua analisi allo stato nascente del futurismo, del primo fascismo, della prima ondata dei Media, captava ante litteram tale wireless marconiano….
E che scriverebbe oggi, cronaca live, Gramsci, in particolare su Matteo Renzi, Beppe Grillo, la Internet revolution, appena ieri la Pop Art e la rock pop revolution o la generazione delle discoteche e perrsino dei rave? Quel che oggi certa parasinistra intellettuale ancora liquida con epiteti antifascisti o radical chic, demagogia, populismo, certamente Gramsci , constatando milioni magari di italiani e lavoratori disoccupati difesi da certe caste d’oro o argento paladine del popolo, esplorerebbe certe dinamiche con analisi sorprendenti, complesse e critiche, ma non esorcistiche o peggio ostili inquisitorie.
Se i lavoratori e il popolo vivono e esprimono certi scenari, è il Partito, anche se liquido e postmodernissimo, che deve captare, capire, decifrare al passo con in nuovi bisogni (e sogni) che si manifestano! Gramsci amerebbe Andy Warhol e i Beatles e i Rolling Stones e i Pink Flooyd e David Bowie, (non l’acido lisergico del 68/77 degenerati, né i lifting cerebrali degl Intellettuali di Capalbio e di molti Istituti Gramsci!) E amerebbe la Internet Generation e la rivoluzione del Web…
Nuova Cultura popolare planetaria, una versione finalmente democratica almeno potenzialmente del fallimento de..l’Internazionale! Certamente, Natta… D’Alema, Veltroni, Prodi ecc, li getterebbe volentieri nel Mare di Sardegna! Matteo Renzi rottamatore gli piacerebbe e anche Grillo gli sarebbe come minimo simpatico… Non ultimo, raffinato intellettuale, pur amando anche la News epocale ambientalista ed ecologica… sorriderebbe violentemente verso certi teorici della Decrescita Felice, certi gesuiti “rossi” che sputano sempre sull’orrido consumismo (magari con gli Smartphone ultmo modello già prenotato!). La parola consumismo ricorda comunismo, una utopia fallita.
…Sempre meglio la pancia piena e gli scaffali dei supermercati e il sogno dell’abbondanza che presuppone oggi – concluderebbe Gramsci – anche il principio di precauzione ma nuovamente il Motore a energia solare del Progresso e del Futuro, in un tecnomondo con miliardi di esseri umani. E’ fallito il comunismo, ma non il progressismo, il socialismo mai venuto alla luce (non quello dei suoi tempi che sfociò nella svolta di Livorno). Il Netsocialismo?
Da Gramsci 2017…dell’autore (Armando editore, Roma, eBook 2014)

Info:
Ebook: http://www.armando.it/gramsci-2017
Recensione aprile 2017: http://www.cityandcity.it/tutti-gli-ismi-gramsci/
Convegno Ales Oristano Futurismo Neofuturismo 2013 Biblioteca Gramsciana: http://www.luukmagazine.com/gramsci-e-marinetti-un-inedito-dialogo/

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Lezioni dalla fine del mondo: benvenuti a Zombie-City

A cura di E. J. Pilia, anche D Editore e A. Melis, architetti e neosituazionistici, nel panorama ciberculturale contemporaneo si distingue (tra altre ovvie notevoli produzioni), questo singolarissimo e avveniristico: “Lezioni dalla fine del mondo. Strategie urbane di sopravvivenza agli zombie e alla crisi climatica” (D Editore, Roma). Il testo si avvale dei contributi scritti e teorici degli stessi architetti d’avanguardia, sociofuturibili e anche a volte docenti in varie università anche internazionali: ovvero:
Oltre a Emmanuele J. Pilia e Alessandro Melis, rispettivamente con “Cronache dalla fine del mondo” e “Progettare la fine del mondo” + il comune epilogo di “Zombiecity”, Emilio Josè Garcia (un testo omonimo del titolo parzialmente, “Lezioni dalla fine del mondo”, quasi una introduzione), Massimo Gasperini (“Città dalla fine del mondo”) e Paola Leardini con “Proposte dalla fine del mondo”, quasi un epigologo futurpragmatico: il tutto corredato e potenziato dai contributi grafici e visivi di altri architetti, progetti vari selezionati, quali B. Suen, B. Liang, D. Wilson, E.E. Seo, K. Mann, L. Kheir, M. Patelm P. Ang, T. Anyal.

Appunto, gioielli anche estetici iper-eco modernistici di urbanistica architettonica destinata a creare isole come specie di colonie o sonde spaziali sulla Terra per piccole medie grandi comunità (se non città) di sopravvissuti alla crisi della civiltà moderna attuale, postapocalittico non solo postnucleare e non solo immaginario; anche degenerazioni della specie, leggi Zombie in senso di figura specchio sfondo o iconica, vuoi semplicemente per certi supposti radicali Global Warm e crisi ecologiche prossime venture: Future e City House originali con incluse fin dalla ubicazione privilegiata nel vecchio tessuto urbano o persino in isole più o meno remote vere e proprie strategie difensive e protezione complesse, coinvolgenti le intere aree prescelte, riformattate in tal senso.
Il libro è una affascinante sorpresa: è un canto del cigno della storia modernista pur gloriosa e utopica anche nelle metacittà poi sorte, bene o male, metropoli incluse, al passo con la fine della Struttura proclamata da certa matrice squisitamente postmoderna e già postumana e ecoterrestre. Sia la dimensione conoscitiva che progettuale oscilla con infinite sfumature e nessuna dissolvenza tra fantascienza e urban Philosofy, moltissimi i rimandi sia all’immaginario diretto (leggi icone Zombie) dei vari Romero, sia a certo archetipo fantastorico, da T. More a Orwell, sia ai modernissimi oltre… Derrida, Ballard, Baudrillard, Virilio, Debord e a famosi architetti del Novecento e primo duemila.
“Lezioni dalla Fine del mondo…” si legge quindi come una previsione futurologica ma anche come romanzo di fantascienza sociale purtroppo o per fortuna verosimili, testimoniando nonostante tutto e pure paradossalmente, la forza ancora in fondo “infantile” ma sublime e potente della conoscenza scientifica e delle tecnologie mentali e congetturali anche per estreme resistenze per il futuro dell’umanità, minacciata da regressioni varie eco-sociali se non persino biopolitiche.
In tal senso, come opera aperta, off topic rispetto al libro che ne accenna o parla solo tacitamente o lateralmente, tali strategie anti Zombie (in senso ermeneutico e simbolico), gli scenari immateriali e materialissimi, innovativi e ecosostenibili sia per la Natura che per gli Umani, potrebbero benissimo essere ad hoc anche per eventuali minacce meno endogene, leggi invasioni di alieni pericolosi o degenerazioni islamico radicali, dando retta a orizzonti molto discussi, ma non esorcizzabili, dallo stesso scrittore futuribile Houellebecq. Oppure in tal senso meno radicale, tracce di nuove strategie urbane per pilotare anche in chiave difensiva, non solo d’integrazione, la cosiddetta sfida epocale multietnica, contradditoria in termini di progresso della civiltà.

Info:
http://deditore.com/prodotto/lezioni-dalla-fine-del-mondo/

STORIE DELL’ARTE
In mostra il sipario firmato da Pablo Picasso per ‘Parade’, lo show delle avanguardie

Pablo Picasso è uno dei più coraggiosi ‘partigiani’ della ribellione artistica contro l’impressionismo, a favore della conoscenza dei volumi. Osservando un oggetto non possiamo vederne se non i lati e i piani esposti prospettivamente al nostro occhio; ma perché non vedere anche i lati di quell’oggetto, nascosto alla nostra vista? Sarà proprio muovendo da questa considerazione che Picasso escogita una nuova maniera pittorica, capace di tradurre gli esseri e gli spettacoli naturali nella loro totalità.

‘Parade’ è la più grande opera realizzata da Picasso, un sipario di 17 x 10 metri. La mostra a Capodimonte in occasione del centenario del suo viaggio in Italia nel 1917, sarà un appuntamento unico per scoprire la storia di questa stupenda opera: un balletto, uno spettacolo, una musica, una visione, un’opera d’arte.

Dal Centro Nazionale d’ Arte e di cultura Georges Pompidou di Parigi, giungerà nel museo napoletano ‘Il sipario per Parade’, quadro dipinto da Picasso nel 1917 durante un periodo in cui si trasferì a Roma, che rappresenta un circo con pagliacci, ballerine ed animali. Picasso, per rappresentare ‘Il sipario’ fu ispirato proprio da un viaggio a Napoli fatto assieme a Stravinsky, in cui visitò anche Pompei. Saranno ospitate altre 68 opere, tra disegni, pittura e scultura.

Il lavoro è una perfetta fusione di pittura, danza, drammaturgia e musica. Il balletto risente fortemente di un nutrito gruppo di proposte avanguardistiche-musicali, pittoriche e letterarie, che spaziano dal cubismo al futurismo al surrealismo. La scena e i costumi per i due manager rimangono il più importante esempio di arte cubista mai visto in teatro.
‘Parade’, nacque a Roma: questa immensa tela dipinta con colori a tempera, con la collaborazione del pittore italiano Carlo Socrate, è un’opera straordinaria, lirica e malinconica assieme, di grande intensità emotiva.
Nel ‘sipario’ vi sono due manager cubisti, un prestigiatore cinese, una ragazzina americana, una coppia di acrobati che eseguono salti mortali e un buffo cavallo. Anche i costumi, sempre firmati da Picasso, vengono realizzati con materiali vari quali latta,stoffa e legno. Gli studi a tempera per le scene e i costumi, rivelano la magia che Napoli suscitò in lui e di quanto rimase colpito dal teatro popolare italiano.
Ritornando indietro nel tempo, dal 1901 fino agli anni’ 30, Picasso ha dipinto dozzine di Arlecchini: azzurri, rosa, cubisti, neoclassici, simbolisti, incompiuti. Ha dipinto come Arlecchino anche se stesso e suo figlio, i suoi amici e i suoi nemici.
La prima di ‘Parade’ fu il 18 maggio 1917 in un teatro parigino dove riuscì ad entrare nella storia dell’avanguardia, sconvolgendo l’estetica del balletto.

Alcune note curiose sul carattere di questo artista: Picasso dipingeva in piedi, con pochi colori sopra una vecchia tavolozza, con pennelli qualunque e un diluente purchessia. D’estate se ne stava nel suo studio, completamente nudo, dove riceveva gli amici più intimi.
A chi gli faceva notare che il nome Picasso fosse italiano, probabilmente genovese in origine, egli rispondeva che il suo nome, originariamente “Picazo”, fu poi italianizzato da un suo antenato spagnolo che viveva in Italia.
Vi sono moltissimi dipinti picassiani, tutti di diverso genere, tutti pieni di pregi, tutti simpatici, interessanti, ma” l’opera di Picasso non esiste”, affermava Soffici, o per meglio dire: in tante opere diverse e contraddittorie non si riesce a scoprire la vera profonda personalità di quest’artista: i prodotti di un periodo negano e annullano quelli di un altro, di tutti i periodi precedenti.

“Picasso sembra un padre che, a ogni nuova nascita ripudia i figli già nati e cresciuti”.

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Sandro Battisti, “Stateless”: microversi di un Avatar quantico

Per la ferrarese (a cura di R. Guerra, autore della postfazione) libri ebook Asino Rosso (network Street Lib), è on line nelle principali librerie store italiane e internazionali, “Stateless” di Sandro Battisti.
Più noto come esponente di spicco della nuova fantascienza italiana cosiddetta Connettivista, diverse pubblicazioni rilevanti, già anche Premio Urania Mondadori, Sandro Battisti presenta ora seminedite sperimentazioni linguistiche e semplicemente sorprendenti. Anche, infatti, blogger creativo (scrive anche su Fantascienza com) nel suo personal universo parallelo nella Rete, oltre a cartografare puntualmente il divenire della science fiction contemporanea, da tempo innesta parole diversamente poetiche compresse come un microchip quantico…
In tale scansione ed esplorazione letteraria, Battisti conferma certa peculiarità storica ormai sia del Connettivismo sia soggettiva nello specifico che della grande fantascienza: Parafrasando anche il compianto Marvin Minsky, padre dell’AI: “I veri filosofi del nostro tempo sono gli scrittori di fantascienza”, Battisti segnala e persino crea la fisica qualitativa o essentia della fantascienza, nata apparentemente tanti “universi microversi fa” come letteratura d’evasione ed invece, molto probabilmente se non statisticamente…., la vera non solo Sofia per la precisione ma Letteratura dell’era industriale e scientifica.
E qua, vista anche la complessità che caratterizza il vero libero pensiero conoscitivo contemporaneo (almeno dalle parti della Fisica postquantica e delle Computer Science), come poi già in primo piano nei suoi romanzi squisitamente postcyberpunk, nella cifra poetica specifica, fiorisce l’Altro della Scienza matrice storica, ovvero certo immaginario e come accennato ultracompresso o – se si vuole – ultraminimale colmo di dilatazioni anni luce distante da qualsivoglia scientismo.
In una manciata letterale di versi dilatati come coriandoli lanciati nello spazio, la parola esita come in assenza di gravità, sembrano messaggi criptati di una specie aliena inviati sulla Terra con password prossime alla pubblicità d’avanguardia ancora non creata oppure a ideogrammi Zen o geroglifici o persino Haiku d’Oriente.
Ulteriormente, parla l’oracolo fanciullo di Delfi con postversi enigmi in versione Ologramma o finalmente AI, il non detto di Hal 9000 stupendamente “regredito” all’infanzia con la filastrocca “Girotondo”, il bisbiglio sempre più inquieto e ammaliante di un Webmind di un Sawyer.
Insomma, non una novità, ma la fantascienza come Poesia e Oltre Poesia, non solo Letteratura narratologica, conferma con uno dei suoi “astronauti” onirici italiani di punta, Sandro Battisti, la sua profonda sonda felicemente in viaggio nel futuro:
Microversi di un Avatar quantico.

INFO:
https://it.wikipedia.org/wiki/Sandro_Battisti
https://www.kobo.com/it/en/ebook/stateless-1

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Elogio a Oscar Wilde

C’era una volta un astrofanciullo,caduto troppo presto sul Pianeta Terra, sasso azzurro di genere femminile eppure… aliena da Bellezza, Piacere e Ozio. Oscar Wilde, alias Dorian Gray, tutt’oggi è il genio della superficie superficiale, abissale e stratosferica, l’arte per l’arte, l’estetismo sempre corrosivo (glaciale cianuro al mirtillo!) per preti, politici, intellettuali noiosi e certo omuncolo contemporaneo.
Nel duemila, la Bellezza amorale di cui Wilde fu messaggero e Icaro dagli occhi blu è persuasione scientifica, passeggiata sulla superficie terrestre per volare nell’arcobaleno delle stelle, spogliarle e illuminare la primavera umana, magari le future 4 stagioni post-umane sempreverdi!
Dorian… Wilde negli aforismi (virtualissimi!) e nel saggio quasi virtuale “ L’Anima dell’Uomo sotto il Socialismo” coglie lo scenario possibile di uomini e donne del futuro capaci di godere la vita, il sesso, indossare la Terra grazie alle Macchine, un’altra meraviglia e grazia, tra il reale e l’orgasmo venusiano e la teledildonica del sesso virtuale (cybersex), misconosciuta iniziazione erotica della civiltà meccanica .. ma celeste, rosa, multicolore, oggi cibernetica.
L’estetismo dopo Wilde (e il dimenticato rinascimento inglese, il movimento estetico dei vari Walter Pater, Edward Burn Jones, Gabriele Dante Rossetti, oltre a Oscar Wilde) è corpo celeste e rosa, una Rosa Bianca, gioia dell’invenzione, la “dittatura del sopra-vivere” contro la “democrazia del sopravvivere”, contro l’ eterna metafisica tradizione totalitaria della Necessità (Ananke).
Oscar… Gray scoprì la Parola come rivoluzione individuale, il dogma dei “fatti” come ciberspazio o ciberparola e anticipò Jonesco e Borges: “Le parole sono fatti e tutto il resto sono chiacchiere”,
Addirittura Wilde preannunciò la rivoluzione linguistica di Noam Chomsky quando suggerì istantanee e strategie presenti per godere il Reale con la forza sovversiva del ciber-reale (ecco la menzogna o l’artificio quasi leonardesco – artefice- della verità, al di là dell’avvenire radioso o utopico), meraviglioso Dorian Gray, finalmente senza ritratto e Impero Britannico, oggi preclone dell’eterna giovinezza promessa dalla nuova alchimia delle biotecnologie!
Oscar Wilde negli anni duemila: la vita come opera d’arte, leggera, spensierata, eccentrica, erotica, rivoluzionaria contro tutte le inquisizioni, senza atomiche alla Nietzsche o Marinetti, ma ninna nanne perturbanti dal cyberspace, sulla Terra…

“Il futuro appartiene al dandy. Saranno le persone squisite a governare”
Oscar Wilde

La potenza del Maestro Dandy del Rinascimento inglese già moderno resta invariata e semmai potenziata alla luce delle involuzioni civili e democratiche che caratterizzano la crisi contemporanea occidentale ed i suo effetti sulla condizione esistenziale. Anzi, nel nostro tempo antipolitico e del pensiero unico, anche nei campi più hot di cui Wilde, leggi la diversità sessuale, fu precursore ineguagliato ma mai meramente rivendicativo e normalizzatore, lo scrittore inglese resta un prototipo di libertà individuale, edonismo sociale epicureo e mai trash, irriducibile a qualsivoglia strumentalizzazione collettivistica. Anzi, paradossalmente il suo virtuosismo già neorinascimentale, un poco come Virtù renaissance di cui parlava anche Nietzsche, il suo estetismo puro, l’arte per l’arte (con cui fino a pochi anni fa ancora l’ossessione realista e socioideologica lo edulcorava… confinandolo in dimensioni nichiliste e decadentismo), oggi si svelano ulteriormente per un fare anima possibile e controculturale (per dirla anche con James Hillman): semplicemente rivoluzionario nonostante il presentismo sempre più alienato e reificato e in modulazioni inedite, dopo la caduta delle ideologie, leggi bispensiero dilagante di stampo orwelliano, con una confusione dei linguaggi inarrestabile e la perdita della necessaria Mappa (anche se nella modernità, mobile e liquida o semplicemente aperta) per discernere criticamente nei labirinti del Territorio per forza sempre più complessi, dopo la rivoluzione elettronica e l’avvento di Internet. Anzi, a parte la specifica dimensione letteraria ed estetica che oggi appare nelle sue produzioni ancora più godibile, proprio la dimensione tacita politico-sociale o esplicitamente nei saggi sociali progressisti, come appunto L’Anima dell’Uomo sotto il Socialismo o gli aforismi… micidiali contro la miseria della Politica e della tipologia del politico, del giornalismo e dei media diremmo oggi, nell’era dell’antipolitica, dall’utopia originaria si rivelano miniere di postpolitica possibile e di un ritorno alla grande politica del futuro. Infine e riassumendo: la sua visione artificiale letteraria, il paradosso e l’artificio come Azzurro della Parola e del linguaggio, contrapposte al mito della facile Natura buona e sostenibile, diventano pragmatica ciberculturale, per un postumanesimo non astratto e reificato, ma squisitamente tecnoscientifico di valenza nettamente anche sociale e “politica” prossimo ventura per un nuovo progressismo 2.0.

Da “Gramsci 2017..”. dell’autore” (Armando Editore)

Info:
http://www.armando.it/gramsci-2017

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