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PER CERTI VERSI
Si è buttato sotto il treno

SI E’ BUTTATO SOTTO IL TRENO

Si è buttato sotto il treno
Nella morte più disperata
Che straccia
La vita di un giovane
Con un viso
Da cerbiatto
Diciotto anni
Di insulti
Di chissà quali
Colpe ingoiate
Nella più sola innocenza
Di essere gay

Ogni domenica Ferraraitalia ospita ‘Per certi versi’, angolo di poesia che presenta le liriche del professor Roberto Dall’Olio.
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LA FAMIGLIA DI TUTTI?
Le ultime parole di Papa Francesco

Il Papa apre alle unioni civili e dice che tutti hanno diritto a una famiglia. Da tutte le parti si levano voci di gioia e si dice che questo Papa è visionario e coraggioso. Io credo che in parte lo sia, rompe è vero con certa tradizione cattolica, ma lo fa a metà e facendolo a metà crea dei grandi fraintendimenti.
Da cattolica e cristiana che ha curato, insieme a Cristina Guarnieri, il libro di Teresa Forcades Siamo tutti diversi: per una teologia queer edito da Castelvecchi, trovo che chi davvero teologicamente è stata rivoluzionaria è proprio suor Teresa. Lei nel suo libro argomenta con coraggio il sostegno alla battaglia dei gay e delle lesbiche cattoliche perché venga riconosciuto loro il diritto al sacramento del matrimonio. Non è una questione solamente politica, ma anche teologica, quando per teologia s’intende “l’esperienza umana di Dio”. Il matrimonio non è un sacramento perché la coppia porta in se la riproduzione della specie, ma è sacramento perché l’amore che lega due persone (etero o omosessuali, poco importa) rispecchia sulla terra l’amore di Dio, è un amore sacro dunque, in cui la partecipazione di Dio è intrinseca.
L’amore è creativo sempre, genera in tanti modi (non solo facendo figli) il seme del futuro dell’umanità. Ma, per potere dire forte e chiaro tutto ciò, è necessario rimettere in discussione tutta quella teologia della complementarità che accompagna l’esegesi del matrimonio. Il matrimonio non è sacro perché due, un uomo e una donna, avranno dei figli (non si spiegherebbe come mai una donna che è già in menopausa potrebbe sposarsi in chiesa, se questo fosse il fondamento cardine del matrimonio), ma appunto perché immagine dell’amore di Dio e immagine trinitario dell’amore. L’amore infatti è fecondo se trinitario, nel circolo dunque di una relazione non chiusa ma aperta. Due uno che si incontrano, non due metà che incontrandosi si completano. Questo è quello che io ho capito seguendo “la complessità molto semplice” (sembra un ossimoro ma non lo è: suor Teresa entra nella complessità della vita, ma la rende chiara con ragionamenti facili da seguire), delle sue argomentazioni che le permettono di andare alla radice delle questioni teologiche e antropologiche dei nostri tempi.

Dunque perché il Papa si rivolge alla politica e non dentro la stessa Chiesa, che in tal modo potrebbe davvero diventare evangelica nel suo senso più profondo? Certo facendo così sarebbe una rottura dirompente con le gerarchie ecclesiastiche e le rotture grandi preoccupano la tenuta delle istituzioni. Ma io mi chiedo: Gesù quando agiva si poneva questa questione? non mi pare. La sua azione è stata sempre rivoluzionaria, anche politicamente parlando. Se Gesù è il nostro modello, perché chiedersi sempre quale strategia usare per fare passi avanti, soprattutto quando si parla dell’evoluzione dei sentimenti umani? Perché non agire in conformità al sentire evangelico e avere fiducia nella provvidenza?

E infine il Papa si è spinto oltre e ha parlato di diritto alla famiglia di tutti. Cosa intende con famiglia? S’intende sempre e solo quella di una mamma un papà e dei bimbi, o di una comunità fondata sull’amore? Perché, se s’intende la prima, il diritto alla famiglia di qualsiasi coppia apre al diritto ai figli, che per me non è un diritto, e dunque a quell’abominio che è la pratica dell’utero in affitto, dove alle donne, come nella teologia della complementarità, viene riconosciuto valore solo in virtù della loro capacità riproduttiva e non in quanto esseri umani a pieno titolo.
Se invece si pensa alla seconda definizione (famiglia: comunità fondata sull’amore), allora il Papa è sì rivoluzionario e finalmente nuovo. Ma questo lo doveva specificare. Conoscendo lo sforzo che papa Francesco ha fatto per portare nel mondo il valore delle culture indigene dell’Amazzonia, credo che lui pensasse proprio a questa definizione, ma continuo a chiedermi, perché non lo ha specificato? Perché crede che questa definizione sia sottintesa in un Occidente che invece continua imperterrito la corsa verso gli interessi privati, dei singoli e disinteressandosi di un ben più ampio bene comune?

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Gaie risate: ma quanto è bello essere gay!

Ridere insieme. E’ una delle cose che ti avvicina di più alle altre persone. Ridere è riconciliante, meglio ancora se, chi ti fa ridere, è capace di ridere di sé. A Ferrara per tre giorni c’è stato il festival di cultura Lgbt, alla sua terza edizione, che forse sarebbe più bello chiamare semplicemente Tag festival o magari festival Arcobaleno, che è un po’ più pronunciabile, evocativo e soprattutto leggibile (Lgbt è una terribile sigla e sta per lesbiche gay bisessuali e trans). Però una bella idea, una bella organizzazione con tante iniziative, incontri, spettacoli. Tra molte cose interessanti, Alessandro Fullin, comico di Zelig, che in sala Estense mette in scena il suo spettacolo “Fullin legge Fullin”. Da solo, sul palco, Fullin fa – appunto – ridere, ridere anche di sè e insieme a lui di tutto quello che succede e che gli è successo e che ruota sempre attorno al tema dell’omosessualità. Alla fine pensi che deve essere davvero una meraviglia essere gay, perché tutto diventa così gioioso, divertente e autoironico. Le sue battute lo raccontano meglio di ogni altra cosa.

Infanzia. Ricordi di bambino. “Alessandro finisci tutto quello che hai nel piatto, altrimenti arriva l’uomo nero”. Ma quanto lo ho aspeeettato! Neanche una cartolina, invece…

Studi. Ho fatto il Dams a Bologna. Tutti noi scoppiati abbiamo fatto il Dams e ci radunavamo lì, perché c’era solo a Bologna. L’ho finito così [schiocca le dita], in dodici anni. Con quel che ho dato in tasse universitarie potevo comprarmi una villa palladiana.

Animali da compagnia. Avete mai visto un gay con un cane lupo? E’ geneticamente impossibile. Tutti i gay amano i chihuahua, quelle piccole pantegane pelose. Un cane che non fa bau: fa shopping. Agli altri cani basta che gli mostri il guinzaglio e capiscono che devono uscire. Il chihuahua no. Per convincerlo devi dirgli “dai, vieni, che devi fare un’intervista per Vanity fair”. E, ai giardinetti, mica puoi buttargli un bastone. Devi lanciargli la carta di credito!

Libro di cucina gay. Sì, c’è anche la cucina gay. Io ho fatto un libro di cucina gay. Perché? Perché vanno i libri di cucina! E se non fai un libro di cucina, non vendi niente. Quindi questo libro è una truffa. Io vivo in un appartamento di 58 metri quadrati e ho una cucina che va da qui a qui, con sopra il micro-onde, dove getto dentro le carote, giro la manovella e le mummifico. Allora ho chiesto aiuto a un amico, che abita in 30 metri quadrati, in via Castiglione, e cucina magnificamente. Mi fa “sì, sì, se mi dai mille euro lo faccio”. Caaari amici. Lui non va a comprare il cubetto di lievito al supermercato. Lui fa il lievito naturale, di notte. Metti la sveglia e ogni quattro ore vai a cercare le spore in giro per casa. Ma secondo te, un eterosessuale lo fa? Mannò, solo un gay fa una follia così stupenda. E’ una cucina che ha anche termini specifici, come “frullare”, che sta per agitarsi in cucina in preda al panico mentre senti gli ospiti suonare il campanello. Qualche piatto dall’indice: la Ribollita sarai tu, Indivia da Tiffany, Curry Grant, Arancia Lear. Quando ho scritto questo libro è uscita una polemica su facebook. Perché? Forse che i gay mangiano diversamente dagli etero? Ma naturalmente no, era un paradosso, io ho lo stesso sistema digestivo della Camusso (sono i colpi di sole, che sono diversi).

Visite & mostre. C’è chi va a vedere la Sacra Sindone per tanti motivi. Io, per vedere com’è stirata.

Unioni civili. Il mio sogno è il matrimonio religioso. Perché se trovassi un uomo che mi dice sì per tutta la vita, penserei: “Dio esiste!”. Peccato, però, che non mi hanno detto subito che non potevo sposarmi in chiesa: avrei puntato tutto sulla Cresima.

Coming out. Ho sempre desiderato fare “coming out”. Ma non ci sono mai riuscito. Ogni volta che provavo a farlo, tutti a dire: massìììì, lo sappiamo…! [occhi al cielo e aria rassegnata]

Twitter. Ho scoperto il mondo di Twitter. Un giorno leggo su Repubblica che tutti scrivono su Twitter. Anche le persone un po’ in là con gli anni: anche Ornella Vanoni. Allora mi sono iscritto a Twitter per vedere cosa scriveva un mito assoluto come Ornella Vanoni. E ho scoperto che se sei un personaggio così, non è che hai bisogno di pensare delle cose stupefacenti. Il suo primo twit era “Oggi ho frullato un caco”; e ha 50mila followers! Io che tento di scrivere delle frasi che abbiano un senso, ne ho 10mila. Ecco alcuni dei miei twit.

Quando Dio distrusse Sodoma, tutti capirono che non era mai stato a Mykonos. I Testimoni di Geova avrebbero bisogno di un nuovo comandamento: non desiderare di suonare il campanello altrui. Il peccato originale è stato il peccato più bello, e ce lo siamo persi…! Si può amare ad ogni età, semplicemente a un certo punto si capisce che non si ha più fiducia nei sedili ribaltabili. Se il primo cacciatore fosse stato omosessuale, oggi avremmo ancora il piacere di avere i mammut.

Similitudini. Nei fotoromanzi (che tutti leggevamo in famiglia), la mia preferita era Michela Rocca, espressiva come Giovanni Rana. Essere felici: come Benedetta Parodi, quando separa un albume da un tuorlo.

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L’EVENTO
Promess* Spos*: la terza edizione del Tag Festival a Ferrara

“Speravamo che il 26 febbraio fosse tutto finito, ma non è così”, anzi “stiamo navigando a vista” ed “è anche nel nostro interesse cercare di affrontare il tema senza creare ulteriori ostacoli”: queste parole del presidente nazionale di Arcigay Flavio Romani – lunedì mattina durante la conferenza stampa di presentazione del programma – dipingono il non facile clima nel quale è stato organizzato e si terrà “Promesse…e sposi”, il Tag-Festival di Cultura Lgtb, arrivato alla sua terza edizione, a Ferrara il 26, 27 e 28 febbraio.
Gli fa eco Massimiliano De Giovanni, presidente Arcigay Ferrara: “organizzare un festival come questo in questo dato momento storico non è facile”. E dal canto suo anche Massimo Maisto, vicesindaco di Ferrara e assessore alla cultura con delega ai giovani (proprio dai capitoli della cultura sono venuti i 3.000 euro contributo del Comune all’iniziativa), afferma che: “speravamo di trovarci qui a festeggiare una nuova legge”, invece “purtroppo il festival si terrà nel pieno di un dibattito” che, secondo il suo personale parere, è “una delle pagine più brutte della politica italiana” perché “si fanno tatticismi sulla vita e sulla pelle delle persone”.
Ecco allora che ad aprire il Tag Festival venerdì pomeriggio pare non sarà più la senatrice Monica Cirinnà, che ha legato indissolubilmente il suo nome al disegno di legge sulle unioni civili. Gli organizzatori sono in attesa di un nome alternativo: “Spero che verrà qualcun altro del Pd a spiegarci la situazione in Senato”, ha affermato Romani. Incalzato dai giornalisti, a proposito delle recenti affermazioni di Renzi sulla strategia per l’approvazione del ddl, il presidente nazionale di Arcigay spiega che, nonostante la comprensibile “amarezza”, la strada dell’alleanza trasversale con Sel e Movimento Cinque Stelle è ancora “l’unica”: “si vedrà articolo per articolo chi vota cosa e chi boccia cosa”. “Cercare l’alleanza con Ncd – continua Romani – significherebbe fare una legge di civiltà con il partito più omofobo d’Italia, che questa legge non la vuole”.

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Un momento della conferenza stampa

In un momento così delicato diventa ancora più necessario e importante, secondo gli organizzatori, approfondire le tematiche legate alle persone, alla comunità e alla quotidianità lgtb con “un programma di altissimo profilo”, secondo De Giovanni, che spazierà dall’ideologia gender all’omogenitorialità, dal bullismo omofobico nelle scuole al confronto con la religione.
Particolarmente importante l’appuntamento di sabato mattina alle 11: Ketty Segatti della Regione Friuli Venezia Giulia e Dario Accolla de Il Fatto Quotidiano illustreranno i “dati sconcertanti” del “primo studio scientifico di carattere internazionale” sul bullismo che ha coinvolto 2.138 studenti degli istituti superiori del Friuli Venezia Giulia, ha spiegato Luca Morassutto (avvocato di Articolo29 e nuovo componente del direttivo Arcigay di Ferrara). Seduti fra il pubblico ci saranno anche studenti di “diverse classi degli istituti superiori cittadini”, ha sottolineato l’assessora alla pubblica istruzione e alle pari opportunità Annalisa Felletti: “riteniamo utile la partecipazione dei ragazzi come segmento della cittadinanza su cui è importante lavorare sul piano della sensibilizzazione” per “educare alle differenza valorizzandole, non livellandole”.
Sabato pomeriggio la filosofa Michela Marzano e la teologa ed ex monaca benedettina Benedetta Selene Zorzi affronteranno insieme alla giornalista Caterina Coppola la fantomatica ‘ideologia del gender’, che Romani ha definito “una macchina di terrorismo psicologico, soprattutto all’interno delle scuole”. Domenica mattina, lo psicoterapeuta familiare Federico Ferrari, la bioeticista Micaela Ghisleni e Cristina Gramolini, tra le fondatrici dell’associazione nazionale Arcilesbica, parleranno invece di omogenitorialità e nuovi modelli famigliari.
Domenica pomeriggio dalle 16 circa, infine, si parlerà di religione e dei dilemmi con cui si confrontano i credenti gay, ma non solo: “non per fare polemica, per trovare punti di contatto”, ha affermato Massimiliano De Giovanni. Don Bedin, “rappresentante di una Chiesa madre e non matrigna, non potrà venire, forse perché la matrigna si è mossa”, ha scherzato un po’ provocatoriamente Flavio Romani. Arriverà però appositamente da Barcellona, dove si è trasferito dopo essere stato sospeso dal sacerdozio in seguito al proprio coming out, Krzysztof Charamsa, teologo ed ex insegnante al Pontificio Ateneo Regina Apostolorum e alla Pontificia Università Gregoriana. Dialogherà con lui il magistrato, credente e omosessuale, Eduardo Savarese, autore del volume “Lettera di un omosessuale alla Chiesa di Roma”.
Ci sarà naturalmente spazio anche per il divertimento e “l’autoironia, che è uno dei nostri punti forti”, ha scherzato Romani. Venerdì pomeriggio alle 18 alla Sala Boldini, Veronica Pivetti presenterà il suo film d’esordio “Né Romeo né Giulietta”; alle 21,30 Mikaela Capucci di Mikamale Teatro salirà sul palco della Sala Estense con “L’importanza di lavarsi presto”: Suor Melodia, le sue orazioni ‘riparative’ e proposte ‘rieducative’ per lesbiche, gay e transessuali faranno trascorrere un’ora e mezza di sfrenata allegria. Sabato sera toccherà ad Alessandro Fullin e al suo il suo “Fullin legge Fullin” e, dalle 23, al party La Cage Aux Folles all’Arci Bolognesi. Infine, domenica dalle 18.30 Fabio Canino racconterà la genesi del suo nuovo romanzo distopico “Rainbow republic”, che racconta la rinascita economica della Grecia grazie alla partecipazione e al sostegno della comunità gay.

Il programma aggiornato sul sito www.tagfestival.it

vescovo Negri

IL CASO
Il vescovo Negri verso l’addio a giugno. Ecco dieci domande a cui non vuole rispondere

Monsignor Luigi Negri con ogni probabilità lascerà la carica di vescovo di Ferrara a giugno, in anticipo di qualche mese rispetto alla data di naturale pensionamento, previsto per il prossimo 26 novembre al compimento del settantacinquesimo anno. Questo è quanto trapela da indiscrezioni che circolano in accreditati ambienti vicini alla Curia estense.
Non ci resta molto tempo dunque per rivolgergli le domande che già da un anno e mezzo tentiamo vanamente di sottoporgli. La richiesta di intervista presentata da Ferraraitalia nella tarda primavera 2014 giace ormai sotto molta polvere. Il vescovo è stato più volte cortesemente interpellato. A fare da filtro dapprima è stato don Massimo Manservigi. Per mesi ci è stata confermata la disponibilità, però senza che mai venisse fissata una data “per i troppi pressanti impegni in agenda”. Eppure il monsignore è ciarliero con la stampa. Evidentemente non era gradito l’intervistatore. Poteva essere detto, ma si è preferita la strada dell’ipocrisia, adottando la tattica dello sfinimento. Così si è continuato a posticipare a oltranza, sempre accampando la scusa di temporanee indisponibilità, “non certo di assenza di volontà”…

Nel maggio scorso ci fu una vivace telefonata ultimativa, nella quale dichiaravamo di prendere atto dell’indisponibilità “di fatto” del presule. Ma don Massimo, affranto, ci ricontattò dopo qualche minuto scusandosi per i toni, dovuti allo stress, spiegando che aveva parlato e ottenuto da monsignor Negri la disponibilità certa, ed entro la fine del mese “sicuramente” si sarebbe fatta l’intervista. E infatti siamo arrivati a Natale senza alcuna comunicazione! In quei giorni abbiamo casualmente incontrato il vescovo e, a nostra richiesta, monsignor Negri ha personalmente espresso la propria disponibilità (con un’espressione che in realtà diceva altro), incaricando il segretario don Enrico D’Urso di fissare la data dopo l’Epifania. E’ superfluo specificare come poi siano andate le cose.

E’ un peccato constatare tanta prevenzione e la mancanza di disponibilità al confronto, peraltro proprio da parte di chi dovrebbe fare del dialogo un emblema. Noi dissentiamo spesso dalle affermazioni del vescovo, ma ciò non implica un rifiuto: è attraverso il confronto che individui e comunità crescono e maturano.

Ora, preso definitivamente atto che questo assunto evidentemente non è condiviso, ecco le 10 domande che avremmo voluto rivolgere a monsignor Luigi Negri.
Se deciderà di rispondere (nella vita non si sa mai) noi siamo qui ad accogliere le sue considerazioni.

1. Una delle sue prime esternazioni pubbliche ferraresi ha riguardato la vicenda di Erik Zattoni, il ragazzo che denunciò lo stupro subito dalla madre da parte di un sacerdote. Se la cavò dichiarando che la Curia non si occupava dei rimborsi per casi del genere. Non ha considerato che al di là dell’aspetto monetario quel ragazzo attendesse una parola di comprensione da parte della Chiesa che lei rappresenta? E non ha sentito il bisogno di esprimerla, di porsi – per dirlo secondo un’espressione ecclesiastica – in maniera caritatevole nei suoi confronti?

2. Non le è parso inopportuno (tantopiù dopo avere bollato come “postribolo” il ritrovo dei ragazzi dinanzi al duomo di Ferrara) recarsi a Milano alla presentazione di un libro – del quale peraltro ha scritto la prefazione – di cui autore è l’ex premier Silvio Berlsuconi, pregiudicato e parallelamente implicato in un processo che lo ha visto accusato di induzione e sfruttamento della prostituzione minorile?

3. Parlando di gay e coppie omosessuali ha dichiarato: “Un tempo questi individui erano considerati ‘anomalie’. Se ne ricordino”. Non pare un’espressione benevola. Cosa intendeva dire?

4. A conclusione del sinodo voluto da papa Francesco si è affrettato ad affermare che a Ferrara non cambiava nulla. Temeva che qualcuno fra i suoi sacerdoti potesse prendere sul serio l’esortazione del papa e considerare con misericordia le richieste spirituali di separati e divorziati?

5. In una recente intervista ha affermato che dello Ior non le importa “un accidenti”. Non ritiene, come invece pensa il papa, che i tanti scandali che hanno lambito la banca vaticana, al centro dei peggiori intrighi finanziaria degli ultimi decenni, siano ragione di grande imbarazzo e impongano una radicale e urgente riforma che riporti l’istituto allo svolgimento del proprio compito nel rispetto di regole virtuose?

6. Non le pare anacronistico e provocatorio (oltre che storicamente infondato) additare i crociati come benemeriti difensori della fede cattolica?

7. Ha definito l’Islam “una religione che tematizza la violenza come direttiva teorica e pratica”. I musulmani sono due miliardi nel mondo e la stragrande maggioranza di loro vive in pace a dispetto di un manipolo di fondamentalisti esaltati e criminali. Questo giudizio tranchant non le sembra un’istigazione all’odio razziale?

8. In un’intervista a Panorama ha dichiarato che il politico che più stima è Putin “perché ha le palle”. Non crede che un sacerdote dovrebbe valutare altri attributi?

9. Che giudizio dà di papa Francesco e del suo magistero? Se il pontefice dice “Chi sono io per giudicare”, non fischiano le orecchie a lei che è sempre così sentenzioso e saldo nella difesa delle sue verità?

10. Quando il papa ha invitato sacerdoti e comunità ecclesiastiche a offrire ospitalità ai migranti lei non ha perso tempo per far sapere che in curia non c’era posto per nessuno. Qual è il suo concetto di accoglienza?

Sarri, Mancini e la premiata ditta Tavecchio

Nemmeno l’ineffabile Carlo Tavecchio, a pensarci bene, ha mai avuto niente contro mangiatori di banane, alias persone di colore, ebrei e omosessuali. Questo però non gli ha impedito, in tempi recenti, di vergare nei loro confronti un’intero catalogo pecoreccio, con un condensato di luoghi comuni di rara banalità poi prontamente smentito a suon di “ogni calunnia sarà perseguita nelle sedi opportune”, a buon intenditor poche parole. Capiscono sempre male i giornalisti e si sbagliano i microfoni che amplificano, che volete farci, e deve essere successa la stessa cosa anche quando Sarri ha dato del frocio a Mancini, scatenando una tempesta mediatica inversamente proporzionale al livello della discussione sul campo.

Sarri e Mancini
Sarri e Mancini

Premesso che “frocio”, insieme a “cornuto”, sono ancora saldamente in vetta alla top ten degli insulti preferiti dagli italiani, che quando guidano o quando guardano una partita di pallone sono la dimostrazione vivente che Pasolini è morto invano e che viceversa Ettore Scola, dolorosamente appena dipartito, ci lascia un’opera che non smetterà mai di essere attuale, sotto al profilo del neorealismo e dei suoi risvolti antropologici. Sarri ha schierato una difesa molto migliore di quella che mette in campo col suo Napoli: mi sono scusato subito, sul campo, e anche negli spogliatoi. Il classico insulto d’impeto, insomma, che gli costerebbe qualche turno di squalifica e l’etichetta di ruvidone aere perennius. Ma c’è un però. Anche perché lo stesso Mancini, sbollita la rabbia di uno che ha visto anche un po’ di mondo – “in Inghilterra uno come Sarri non potrebbe allenare, non lo farebbero nemmeno avvicinare al campo di allenamento” – ha lanciato una specie di mano tesa al collega che bravo sì, certo, ma così pane e salame, forse, non lo immaginava nessuno.

Il però è che Sarri ha applicato alla lettera il teorema Tavecchio: “Non volevo offendere gli omosessuali, ho tanti amici gay”. Proprio come il presidente che ha fatto della gaffe un marchio di fabbrica e quasi un’arte, anche Sarri, tesserato Figc, invoca la madre di tutte le attenuanti. La giustificazione, perché siamo molti lontani da un mea culpa, è costruita con ruvida arguzia. “Non ho niente contro gli ebrei, ma meglio tenerli a bada” così Tavecchio che parlava dell’”ebreaccio” Anticoli. E poi: “Tenete lontano da me gli omosessuali”. Dopo l’impavida temerata, il brianzolo di ferro ha corretto il tiro secondo lo schema collaudato: “Ho ottimi rapporti con la Comunità ebraica, non solo di natura sportiva, e ho sostenuto la posizione di Israele nell’ultimo Congresso della Fifa”. Sugli omosessuali non si è pronunciato con la stessa efficacia, ma non stupirebbe se dichiarasse di avere un abbonamento in prima fila al Gay Pride di Roma.

Quindi, se il capo della ditta spara le bordate e poi sistema tutto con un oxfordiano spirito di fratellanza, non si vede perché non lo stesso metodo non possa essere utilizzato da un dipendente della stessa ditta, che peraltro produce calcio quindi è in ogni salotto e in ogni bar di questo paese, con immaginabili esiti pedagogici. O viceversa, se vogliamo Tavecchio è la sintesi perfetta del suo mondo: un mondo in cui proliferano replicanti del sor Carlo, alla voce educazione, senso civico e tolleranza.

Ma c’è di peggio. E il punto, come si dice, non è nemmeno questo. Perché l’attenuante che la Disciplinare potrebbe valutare, nel giudicare la virulenta esternazione di Sarri, è la seguente: Roberto Mancini risulta in tutto e per tutto un eterosessuale. Ergo, “frocio” per lui non può essere un insulto. Appartiene ad un altro genere, quindi non può essere offeso. Più o meno, seguendo questa logica ferrea e moderna come le locomotive a vapore, come un cattolico a cui venga dato dal musulmano. Oppure, perché no, se un venditore di frutta e verdura sia apostrofato con “coltivatore diretto”. Ma il problema è che, guarda caso, per insultare qualcuno gli si dice omosessuale, o musulmano, e non certo coltivatore diretto. Quindi questa, casomai, è un’aggravante, perché Mancini è eterosessuale e scomodare gli omosessuali, per insultarlo, non può non tradire tutto l’apparato culturale che c’è dietro a certi atteggiamenti. Tutto questo assomiglia molto al celeberrimo “non sono io che sono razzista, solo loro che sono negri”. Sta di fatto, appunto, che per insultare qualcuno gli dicono “frocio”, perché il fine non giustifica i mezzi e tantomeno li nobilita… Oltre al fatto, evidentemente, che solo dalle nostre parti si riesce a mettere pezze molto, ma molto peggiori del buco che c’è sotto.

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Dall’unione civile al matrimonio, la cattolicissima Irlanda al voto per i diritti omosessuali

DUBLINO – Tempo di referendum, si respira un aria frenetica in Irlanda. Difficile fare due passi senza che un attivista ti fermi per una chiacchierata o per porgerti un volantino od una spilla da suffragetta. Locali da ballo organizzano serate a tema, alberghi e hotel mettono a disposizione le loro halls per convegni e dibattiti, per radio non si parla d’altro. Domani (22 maggio) la popolazione è chiamata alle urne per modificare la Costituzione. “To make a long story short”, o per farla breve, se dovesse passare il “si” due persone dello stesso sesso potranno sposarsi civilmente – contrarre ufficialmente matrimonio – ed essere coperti dagli stessi diritti costituzionali di una coppia eterosessuale.
L’Irlanda ha già introdotto una forma di unione civile per coppie omosessuali nel 2010 (Civil partnership) per cercare di dare un’accenno di prima protezione giuridica ad unioni tra individui dello stesso stesso.
La comunità Lgbt ha tuttavia, e fin da subito, contestato alcuni punti oscuri di questa normativa. In particolare il fatto che i diritti acquisiti attraverso l’unione civile disciplinata cinque anni fa, non fossero “costituzionalmente garantiti” – solo i diritti acquisiti dal matrimonio hanno copertura costituzionale – e di conseguenza, eventualmente modificabili per legge ordinaria dal partito o coalizione che si dovesse trovare al governo in futuro. Insomma, il sospetto di poter divenire argomento di dibattito elettorale , o peggio, voto di scambio. La Costituzione e invece modificabile solo tramite referendum popolare. E ancora, una modifica costituzionale deve prima essere dibattuta e approvata da entrambe le Camera del Parlamento, e una volta approvata a maggioranza popolare, firmata da Presidente della Repubblica. Un iter abbastanza complesso.
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Insomma, sul tema la parola passa ai cittadini. La cattolicissima Irlanda diventerà – oppure no – l’ennesimo Paese a garantire matrimoni tra coppie dello stesso sesso in Europa dopo Uk, Lussemburgo, Francia, Danimarca, Islanda, Spagna, Portogallo, Svezia, Norvegia, Belgio, Olanda? Dal canto suo il governo non sembra volere mettere il bastone tra le ruote, l’impressione e che l’esecutivo di Enda Kenny del Fina Gael – partito che potremmo definire di area democristiana e considerato più spostato a destra in rapporto ai diretti rivali del Fianna Fáil – sia fondamentalmente favorevole alla riforma. Pubblicità governative campeggiano sui muri: “Non importa come voterai, l’importante e che tu vada a votare” oppure “Fai sentire la tua voce”.
I canali di Stato danno ampio spazio all’argomento con pubblicità informative e Talk show serali. Il ministro della Sanità, Leo Varadkar – omosessuale dichiarato – si e pubblicamente espresso a favore del “si”, con l’intenzione di rassicurare i cittadini che questa modifica costituzionale non porterà a nessuna “rivoluzione” nella società irlandese, alquanto tradizionale, cattolica e basata sul matrimonio. Anche l’ala della sinistra e radicale e apertamente favorevole al sì, in testa Sinn Fein e Labour che invitano i loro elettori ad approvare i cambi costituzionali proposti dal referendum.

Sul fronte del “no” si posizionano ufficialmente due delle quattro maggiori Chiese d’Irlanda: la Chiesa Cattolica , con tutti I vescovi sul territorio contrati ai cambi constituzionali, e la Chiesa Presbiteriana che tramite una nota ufficiale conferma la sua visione del matrimonio come istituzione siglata solamente tra uomo e donna. Poster, volantini e informazioni porta a porta sono invece organizzati dal gruppo “Mothers and Fathers matters”, appositamente creato per fare campagna al “no” sul referendum. L’argomentazione è basata sulla salvaguardia della famiglia tradizionale come unica famiglia. Ed il fatto che, se dovesse passare il si, le coppie omosessuali che contraggono matrimonio avrebbero estattamente gli stessi diritti all’adozione della coppia eterosessuale. L’accento è posto sul bambino, che necessiterebbe di crescere con una coppia eterosessuale, e con chiare figure di madre e padre. Altri dubbi sono relativi alle modifiche delle nozioni di educazioni civica che una vittoria del “si” comporterebbe nelle scuole – diventando a questo punto il matrimonio un’istituzione tra individui indipendentemente dal sesso, e legittimando questo concetto agli occhi delle nuove generazioni.

Gli ultimi polls organizzati dai maggiorni quotidiani (The Guardian, Irish Times, Irish Examiner) danno al “si” un vantaggio consistente e, anche se piu cautamente negli ultimi giorni, danno la vittoria come cosa fatta.
L’impressione e che il movimento del sì possa fare il pieno nei centri urbani, dove e impossibile non notare il gran numero di persone che esibiscono sul petto la spilla “yes equality”, esprimendo e supportando pubblicamente la loro intenzione di voto. Rimane tuttavia l’incognita dell’Irlanda rurale, tradizionale e cattolicissima, grande serbatoio del voto ‘democristiano’, piu restia ai cambiamenti e ancorata alle tradizioni.

Comunque vada, e comunque la si pensi sull’argomento, la piccolo Irlanda si pone su questa tematica come un gigante di democrazia, dimostrando la maturità necessaria per dare voce ai suoi cittadini, decidendo di fare orecchie da mercante ai moniti di uno dei sue due Re, quello che siede sul trono di Pietro, lasciandolo sì alla guida di faccende spirituali, ma prendendo in mano le proprie decisioni politiche e civili.

Per maggiori informazioni sul fronte del “NO” : http://mothersandfathersmatter.org/

Per maggiori informazioni sul fronte del “SI” : https://www.yesequality.ie/

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L’EVENTO
Festival Lgbt, “I miei figli hanno gli stessi doveri, ma uno non ha gli stessi diritti”

“E’ più facile disintegrare un atomo che un pregiudizio”, diceva Einstein. Lo ha ricordato Paolo Veronesi, professore associato di diritto costituzionale dell’Università di Ferrara, introducendo l’incontro “Sposi in Europa, coinquilini in Italia”, che si è svolto alla sala Estense, nell’ambito di Tag, festival di cultura Lgbt.
“Ora che siamo nel pieno del dibattito sulle unioni tra persone dello stesso sesso, emergono pervicaci resistenze basate sul rispetto della tradizione, e che si rifanno al concetto di diritto naturale. Ma questo, come diceva Bobbio, è tra i concetti più ambigui, non c’è niente di più artificiale. Le Corti statunitensi, per esempio, lo usavano per impedire i matrimoni interrazziali”.
Poi però gli americani hanno saputo andare oltre, e adeguare il diritto ai cambiamenti sociali, tanto da eleggere per due volte un presidente afroamericano. E noi?
“In Italia stiamo scontando carenze legislative, ma anche qui, molto lentamente, le cose stanno cambiando. E’ una rivoluzione molecolare, per dirla con Gramsci, fatta di piccoli passi”.

“Nel nostro paese abbiamo due strumenti per riformare il diritto di famiglia – ha detto Marco Gattuso, giudice presso il tribunale civile di Bologna e direttore del portale giuridico Articolo29 – la via giurisprudenziale, dove si procede a colpi di sentenze, e quella legislativa, alla quale si arriva quando le Corti rimandano la decisione al Parlamento. In alcuni casi, il Parlamento si è espresso, hanno fatto le riforme, e si è tornati davanti alle Corti.
Fondamentalmente è una questione di coraggio. Occorre dire che quello della Corte Costituzionale italiana è un atteggiamento eccentrico, unico rispetto agli altri paesi a noi vicini. Fin dagli anni ’60 in materia di famiglia si è contraddistinta per timidezza. Alcune sentenze fanno addirittura inorridire, come quelle che sancivano che l’infedeltà della donna era da punire, e quella dell’uomo no. Ora sarebbe inaccettabile, forse lo stesso si potrà dire un giorno per il divieto di matrimonio fra persone dello stesso sesso. Se oggi la Corte continua ad esprimersi in modo ambiguo su questa materia, è perché ha un’idea di matrimonio che non risponde più al contesto sociale, che è già cambiato”.

Di fatto, se si prende l’articolo 29 della Costituzione, quello che si occupa di matrimonio, non c’è scritto nulla a proposito del genere dei coniugi. Se ne deduce che ognuno ha il diritto di sposarsi con chi ama e non con chi decide il Parlamento.
Sono stati proprio i cattolici a volere questa norma garantista in sede di Assemblea Costituente, per difendere il nucleo familiare da interventi statali ed ideologici, come era successo col fascismo. Ed ora è paradossale che usino la stessa norma in modo opposto. Per la precisione fu Togliatti a volere la dizione dell’articolo 29, prevedendo che le forme familiari si sarebbero evolute e avrebbero poi dovuto essere riconosciute dal legislatore. Ma furono i cattolici a fargli da sponda, in particolare Dossetti ed Aldo Moro, che intervenne con veemenza contro gli estremisti contrari.

A riportare l’incontro alla strettissima attualità, ci ha pensato Monica Cirinnà, la senatrice del Pd, relatrice del testo base sulle unioni civili che tra il 16 ed il 21 marzo dovrà essere votato alla commissione giustizia del Senato per la delibera definitiva.
“Ieri alla riunione di segreteria del Pd a Roma, Renzi mi ha chiesto a che punto eravamo, dimostrando il suo interesse”.

Chiuse la settimana scorsa le audizioni, con l’abbandono dell’aula da parte di Cirinnà e Lo Giudice, a seguito degli interventi delle associazioni in difesa della famiglia tradizionale che paventavano con il Ddl “unioni multiple o fra specie diverse” e lo paragonavano agli istinti di morte dell’Isis, ora è il momento del toto voti.
“A favore ci sono i nove senatori del Pd, quelli del M5s, e il gruppo misto Sel. Se non ci sono defaillances, dovremmo avere la maggioranza. Visto però che tra i senatori Pd c’è chi, come Lepri che rappresenta i clericali del partito, è contrario, faremo una riunione con i senatori del Pd, durante la quale esporrò nuovamente il testo e si dovrà votare. La regola è che se la maggioranza decide una cosa, tutti si devono attenere, e quelli che non sono d’accordo, si faranno sostituire in commissione, perché io voglio l’appoggio di tutti i miei senatori”.

E dopo la votazione che succederà?
“In caso di esito positivo come tutti ci auguriamo, si apre il termine emendamenti entro una ventina di giorni. Poi ci sarà un mese dove potrà succedere di tutto. Se ci arrivano 50 emendamenti, riusciamo ad andare avanti, se ce ne arrivano 50 mila da chi vuole fare ostruzionismo, ovviamente i tempi si allungheranno. Poi io come relatrice dovrò dare i pareri sugli emendamenti e disporre le votazioni, in quella sede i presentatori hanno diritto all’esposizione. Qui l’unica soluzione per non andare avanti all’infinito, è la calendarizzazione in aula. Quando saremo in commissione e in aula ci saranno anche le associazioni di difesa dei diritti omosessuali, voglio vedere se i colleghi avranno il coraggio di continuare a sostenere le cose schifose che hanno detto finora!”.

Una volta uscito dalla commissione giustizia del Senato, il testo passerà alla commissione giustizia della Camera, dove non ci saranno emendamenti, ma solo dichiarazioni di voto e questo dovrebbe accorciare i tempi.
“Cercheremo di non andare oltre l’estate con tutto l’iter”si augura la Cirinnà.

“Io ho cinque figli, tutti hanno gli stessi doveri, ma uno non ha gli stessi diritti, è il mio figlio gay”, è intervenuta al termine dell’intervento della Cirinnà, Rita de Santis di Agedo.

“Io non voglio le unioni civili, è una cosa ormai superata, io voglio il matrimonio legale per mio figlio gay, voglio poter pianificare con lui le sue nozze, perché comincio ad essere in là con l’età, non voglio dover pagare una trasferta familiare ad Oslo per vederlo felice”.
Lo stesso chiedono Antonella e Sarah alle quali Pisapia aveva trascritto il matrimonio, poi cancellato per ordine del prefetto. “Ce lo hanno notificato la scorsa settimana con due raccomandate diverse, come a voler ribadire che non siamo una coppia”.
“Avete ragione, ma bisogna procedere per piccoli passi perché in questo paese c’è una grande avversione al tema, anche a causa del Vaticano. Intanto voi fate bene a continuare a volere di più”, è la risposta della stessa Cirinnà.

“L’Italia è al 32° posto per il riconoscimento dei diritti Lgbt” ha tristemente ricordato Luca Morassutto, avvocato della Rete Lenford. “Chi si sta opponendo alle trascrizioni dei matrimoni omosessuali all’estero lo fa per tre motivi: è un atto contro natura, ma non si può ricorrere a teorie medievali come ha stabilito pochi giorni fa il Tribunale di Grosseto; crea un problema di ordine pubblico, ma non si può paragonare un matrimonio gay al vandalismo della Barcaccia; è un problema unire due persone dello stesso sesso, ma questo si configura come discriminazione per orientamento sessuale”.

Il dibattito è aperto, la battaglia civile anche. Quella che sta venendo avanti è una delle più grandi rivoluzioni sociali e culturali degli ultimi tempi.

Le foto sono di Stefania Andreotti

matrimoni-omosessuali

IL FATTO
TrascriviAmo: per il diritto degli omosessuali a sposarsi (anche a Ferrara)

Chiara e Roberta fanno parte del gruppo dei miei amici di vecchia data. Ho visto nascere il loro amore e la successiva convivenza, c’ero quando sono nate le loro gemelle e quando nel 2010 si sono sposate a Barcellona. Di quel gruppo di amici, e non me ne vogliano gli altri, loro sono l’unica coppia che è rimasta assieme da allora, la prima a sposarsi e ad avere figli. Sono quelle che, avendo un grande senso della famiglia e dei legami, organizzano sempre i pranzi di Natale e Ferragosto, riuscendo con pazienza a raccoglierci tutti attorno ad un tavolo, mantenendo viva la nostra amicizia. In Italia però non hanno il diritto di sposarsi e di vedere riconosciuti una serie di diritti, per loro e per le loro figlie. Per lo Stato italiano Roberta infatti è una ragazza madre ed è l’unica che ha diritti e doveri sulle figlie. E Chiara, nonostante le abbia cresciute e viva con loro, e per lo Stato spagnolo oltre che per vari altri Paesi europei sia la moglie di Roberta e la mamma delle bimbe, qui da noi, non è nessuno. Ha bisogno di una delega anche per andarle a prendere tutti i giorni a scuola. Se Roberta non potesse più occuparsi delle figlie, Chiara, che è l’altro genitore, non le avrebbe in custodia. “Che se poi ci riconoscessero come coppia finiremmo col pagare più tasse ed avere molte meno agevolazioni, quindi in realtà la Stato avrebbe anche un vantaggio nel regolarizzare la nostra unione”, dice Roberta. Per questo Chiara e Roberta, dopo anni di discrezione e riserbo, hanno preso coraggio e  assieme ad Arcigay ed Arcilesbica Circomassimo, alle Famiglie Arcobaleno e all’Associazione genitori di omosessuali, hanno deciso, nel giorno degli innamorati, il 14 febbraio, di essere in piazza sotto il cosiddetto volto del cavallo, con un banchetto per iniziare una raccolta di firme per chiedere la trascrizione dei matrimoni omosessuali anche a Ferrara. L’obiettivo sono mille firme, e la raccolta proseguirà fino al 17 maggio.

Quello di Chiara e Roberta non è un caso isolato, e in tante città italiane dei sindaci coraggiosi e lungimiranti (il più vicino a noi è stato Merola a Bologna) stanno trascrivendo sui registri comunali i matrimoni celebrati all’estero tra persone dello stesso sesso. Al momento è un atto simbolico, che non ha valore legale, ma al quale le procure si stanno opponendo con la pretesa di applicare la circolare del ministro dell’Interno Angelino Alfano che impedisce la trascrizione. E ciò testimonia il peso di questa azione, per aprire la strada a nuove leggi che riconoscano i matrimoni e i diritti delle persone omosessuali. A me viene da ridere quando chi predica la famiglia, la solidarietà e la procreazione, poi si oppone alle coppie omosessuali. Io sono eterosessuale e sebbene spesso lo rimpianga, non posso cambiare. Vale anche per loro, a discapito di chi pensa che l’omosessualità sia una patologia dovuta a qualche trauma o devianza, dalla quale si può guarire. Gli omosessuali non sono persone che vanno redente o recuperate. Non è innaturale essere omosessuali, lo è, semmai, negarlo. Quando vedi un albero che cresce nel giardino di casa tua, non ti chiedi perché, dal momento che è nella sua natura crescere. Per questo sono sempre spiazzata di fronte alla violenza delle persone omofobe, ma cosa vorrebbero, che uno smettesse di essere omosessuale? Puoi dire ad un albero di non crescere?

“A Ferrara – ha detto Roberta – sono una decina le famiglie omosessuali che si sono sposate all’estero, altre ce ne sono in provincia. Ma questa non è una battaglia solo per noi, è una battaglia per i diritti”.
“Dopo il divorzio e l’aborto, ora il riconoscimento delle coppie omosessuali è la grande battaglia sociale di questo tempo”, ha spiegato Cristina Zanella di Arcilesbica.
“L’iniziativa si chiama TrascriviAmo e mira a sensibilizzare Tiziano Tagliani e tutti i cittadini. Saremo lì per parlare con loro” ha annunciato Massimiliano De Giovanni di Arcigay. “Vogliamo denunciare la mancanza di leggi a tutela dei diritti dei nostri figli omosessuali” ha affermato Patrizia Malacarne di Agedo.
“Vogliamo essere trasversali e confrontarci con tutti i partiti di destra e di sinistra, e con tutte le sensibilità religiose. Ci apriamo al confronto e speriamo che questo serva a far capire che dall’affermazione dei nostri diritti deriva una maggiore democrazia per tutti” ha concluso Zanella.

Di seguito il programma dei banchetti:

– 14 febbraio, dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 17.00
– 21 febbraio, dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 17.00
– 14 marzo, dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 17.00
– 28 marzo, dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 17.00
– 11 aprile, dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 17.00
– 18 aprile, dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 17.00
– 9 maggio, dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 17.00

Inoltre sarà possibile firmare per TrascriviAmo in occasione di:

Tag – Festival di Cultura Lgbt (Sala Estense, dal 27 febbraio all’1 marzo)
Miranda – Soirée Demodée (c/o Zuni, via Ragno 15, tutti i giovedì sera)
No all’omofobia (P.tta San Nicolò, sabato 16 maggio, sera).

Per informazioni: www.trascriviamo.blogspot.com
trascriviamo@gmail.com

arcigay-arcilesbica-diritti-matrimonio-omosessuali-lgbt-gat-lesbica-trascriviamo-comune-ferrara
La conferenza stampa di presentazione di TrascriviAMO, da sinistra Crsitina Zanella, Roberta Zangoli, Massimiliano De Giovanni, Patrizia Malacarne (foto di Stefania Andreotti)

ACCORDI
Alabama friendly.
Il brano di oggi…

Ogni giorno un brano intonato a ciò che la giornata prospetta selezionato e commentato dalla redazione di Radio Strike.

[per ascoltarlo cliccare sul titolo]

The Alabama Waltz di Hank Williams

Spessissimo mi trovo a discutere anche animatamente riguardo alla mia passione per il Sud degli Stati Uniti.
E’ sempre divertente perchè stereotipi e generalizzazioni volano come frecce così io le acchiappo, le spezzo e bla bla bla.
Facile liquidare gli abitanti degli ex Stati Confederati come taniche di bourbon in pelle col fucile sempre carico ma la questione è molto più complessa. Anni fa leggevo “Storia della Guerra Civile Americana, 1861-1865”, autore, Raimondo Luraghi, “miglior opera in un solo volume sull’argomento” dice superWiki. Interesse per l’argomento o meno il libro fa un gran bel falò di stereotipi, esercizio sempre utile.
Così questa mattina di nuovo, rido perchè leggo che da lunedì nel bruttissimo e cattivissimo Alabama il matrimonio fra persone dello stesso sesso è legale. Poi ok, un giudice della Corte Suprema è ovviamente impazzito ordinando agli uffici di non distribuire licenze e uh uh, 57 uffici su 63 NON HANNO APERTO ma quelle taniche di bourbon in pelle umana intanto si sono mosse. Nel frattempo qui da noi si parla e si parla della cosa ma alla fine rotola il cespuglio.
Ascoltiamo il più celebre figlio dell’Alabama allora e brindiamo a quei buzzurri.

Selezione e commento di Andrea Pavanello, ex DoAs TheBirds, musicista, dj, pasticcione, capo della Seitan! Records e autore di “Carta Bianca” in onda su Radio Strike a orari reperibili in giorni reperibili SOLO consultando il calendario patafisico. Xoxo <3 Radio Strike è un progetto per una radio web libera, aperta ed autogestita che dia voce a chi ne ha meno. La web radio, nel nostro mondo sempre più mediatizzato, diventa uno strumento di grande potenza espressiva, raggiungendo immediatamente chiunque abbia una connessione internet.
Un ulteriore punto di forza, forse meno evidente ma non meno importante, è la capacità di far convergere e partecipare ad un progetto le eterogenee singolarità che compongono il tessuto cittadino di Ferrara: lavoratori e precari, studenti universitari e medi, migranti, potranno trovare nella radio uno spazio vivo dove portare le proprie istanze e farsi contaminare da quelle degli altri. Non un contenitore da riempire, ma uno spazio sociale che prende vita a partire dalle energie che si auto organizzano attorno ad esso.

radio@radiostrike.info
www.radiostrike.org

sentinelle-in-piedi

L’amore non si cura

Il titolo del mio intervento prende spunto da uno striscione del primo pre-Pride svoltosi a Ferrara lo scorso sabato, corteo partito da Ferrara che si è successivamente unito al Pride di Bologna. La scritta “l’amore non si cura” è contro chi considera l’omosessualità una malattia, un qualcosa che vada curato perché contro natura. Sta ad indicare, come sostiene anche la psicoanalisi lacaniana, che l’orientamento sessuale è una scelta soggettiva e non qualcosa di “dato” a seconda del genere sessuale in cui si nasce. Per Lacan l’anatomia non è un destino. L’anatomia non definisce l’essere uomo o l’essere donna. Non c’è un essere un uomo o un essere una donna, ma c’è un “fare l’uomo” o un “fare la donna”. La sessuazione è un processo complesso che consiste nella soggettivazione della propria anatomia e questo comporta che la dimensione anatomica del sesso possa non corrispondere all’orientamento soggettivo della sessuazione stessa.
L’identità sessuale, quindi, implica sempre una scelta del soggetto. Non possiamo far corrispondere la sessuazione femminile al corpo di una donna, né quella maschile al corpo di un uomo. Il tempo dell’infanzia è solo un primo tempo della sessuazione a cui si deve aggiungere un secondo tempo dove si può rigiocare la partita della scelta del sesso, che è il tempo della pubertà e dell’adolescenza, ovvero il tempo dell’incontro pulsionale con la sessualità, con il corpo sessuale dell’Altro.
Il corteo pre-Pride era in contrapposizione con la manifestazione delle “sentinelle in piedi” tenutasi nello stesso giorno sempre a Ferrara. Le “sentinelle in piedi” sono un’organizzazione spontanea di cittadini nata per contrastare l’estensione della legge contro l’omofobia. Tra loro persone di tutte le età, in larghissima parte di orientamento cattolico, che conducono una battaglia ideologica contro la rivendicazione dei diritti delle persone gay, lesbiche e transessuali. Stanno in piedi, leggendo un libro, per un’ora, in silenzio. Le Sentinelle sostengono che il senso del loro manifestare è quello di “vegliare sulla libertà di espressione e opinione”, ma è una volontà che si concentra solo ed esclusivamente sul tema della negazione dei diritti per le persone omosessuali. Un movimento che sta alzando i toni contro ogni discorso e pratica di apertura nella scuola e nella società a visioni non assolutistiche della famiglia e delle relazioni umane e sessuali. Un movimento che distorce la realtà delle leggi proposte e delle misure educative che si vogliono intraprendere nelle scuole e che cerca di legittimare e giustificare la discriminazione contro le persone omosessuali, negando i più elementari e fondamentali diritti umani, che devono essere garantiti a qualsiasi persona. Mi pare una contraddizione che persone religiose, che dovrebbero dare l’esempio di tolleranza e rispetto dei diritti altrui, non siano in grado di considerarli.
L’omofobia, secondo l’Agenzia per i diritti Fondamentali dell’Unione Europea, danneggia ogni anno salute e carriera di milioni di persone. L’Italia è il Paese dell’Unione Europea con il maggior tasso di omofobia sociale, politica e istituzionale. I suicidi della popolazione gay legati alla discriminazione omofobica costituiscono il 30% di tutti i suicidi tra gli adolescenti. L’Italia è l’unico tra i Paesi dell’Unione Europea a non avere una legge anti omofobia, mentre in Europa il riconoscimento dei diritti civili è in media attorno al 65-70% con punte dell’80% nel Regno Unito e in Belgio, in Italia è fermo al 25% dopo Serbia, Kosovo e Georgia e prima dell’Azerbaigian. Occupandomi da diversi anni di omosessualità mi capita spesso di sostenere giovani omosessuali nella loro ricerca di rispetto dei propri diritti, assolutamente legittimi, come quelli di non essere discriminati sul lavoro, di avere eguali diritti di costituire una famiglia e avere dei figli, in definitiva di poter vivere con serenità la propria vita. La funzione del padre (fondamentale nella strutturazione dell’identità di un soggetto) non si identifica solo con la struttura della famiglia tradizionale. Chi è in grado di sostenere che la famiglia tradizionale compia meno danni di famiglie omogenitoriali?
L’importante è che in famiglia ci sia qualcuno che eserciti la funzione del padre, anche se ciò non necessariamente si incarna in un uomo. Il messaggio delle Sentinelle è omofobico perché, sotto slogan a difesa della vita, della famiglia e della relazioni tra i generi, alimentando un clima di pregiudizio e di discriminazione.
Sabato in concomitanza con la manifestazione, la Giunta comunale ha esposto alle finestre del Municipio il messaggio “La città di Ferrara condanna l’omofobia e la transfobia”, rendendo così manifesto il proprio impegno contro discriminazioni e la condanna di ogni forma di violenza omofoba. L’estensione della legge contro l’omofobia punisce discorsi di odio che incitano alla violenza o azioni violente, non certo le opinioni su matrimoni gay o adozioni. La legge non prevede alcuna limitazione alla libera manifestazione di idee.
Mi pare doveroso imparare a rispettare le diverse particolarità di ognuno in un tempo in cui l’educazione all’integrazione dev’essere al primo posto.

Chiara Baratelli, psicoanalista e psicoterapeuta, è specializzata nella cura dei disturbi alimentari e in sessuologia clinica. Si occupa di problematiche legate all’adolescenza, dei disturbi dell’identità di genere, del rapporto genitori-figli e di difficoltà relazionali.
baratellichiara@gmail.com

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