Tag: giornalismo

GERMOGLI
Il giornalismo secondo il Presidente.
l’aforisma di oggi…

Una quotidiana pillola di saggezza o una perla di ironia per iniziare bene la giornata…

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Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica Italiana

La riflessione verso un mestiere importante e sensibile, di un Presidente che sta per lasciare il suo incarico salutando le Istituzioni.

“Se il giornalismo è cieco vede solo le ombre. Se il giornalista non è cieco vedrà anche le luci”. (Giorgio Napolitano)

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LA RIFLESSIONE
Notizie e approfondimenti. In Rete è il tempo dell’informazione verticale

In principio la Rete non fu Verbo, ma solo canale: mezzo tramite il quale trasmettere contenuti concepiti e sviluppati secondo le logiche dei media tradizionali. Così abbiamo assistito alla fase in cui i quotidiani semplicemente riversavano in pdf i propri materiali cartacei e in seguito visto nascere goffi prototipi di giornali digitali dai contenuti tendenzialmente statici. E’ servito un po’ di tempo affinché le potenzialità di internet fossero comprese appieno e si dispiegassero in innovativi progetti editoriali realmente capaci di esaltarne le più specifiche connotazioni.

Oggi, immediatezza, interattività, multimedialità sono i tratti distintivi del giornalismo online. Così come lo sono la possibilità di personalizzare i percorsi di lettura e l’opportunità di archiviare e attingere notizie, interrogando con facilità infinite banche dati pregne di una quantità inimmaginabile di informazioni in continua espansione. La rete, da mero contenitore si è fatta contenuto. Ma non solo nel senso indicato da Mc Luhan quando segnala che il mezzo è il messaggio poiché condiziona in maniera determinante la fruizione da parte dell’utente; la rete è contenuto soprattutto perché ha imposto nuove logiche e nuovi modelli di informazione a livello di produzione e ha quindi indotto la definizione di un nuovo standard giornalistico. E in quanto contenuto, ormai prevalente fra i giovani, la rete impone il proprio verbo, condizionando anche i media tradizionali e costringendoli a riconsiderare se stessi alla luce delle nuove abitudini.

Di questo fenomeno, al di là degli aspetti sostanziali, sono un’esteriore e appariscente spia l’adozione, da parte dei vecchi media, di format grafici che emulano, o talvolta solo scimmiottano iconograficamente, gli attributi propri dell’online. La rete fa tendenza. E ora, dopo avere affermato le proprie peculiarità in termini di status e dignità di prodotto, può tornare a fungere simultaneamente anche da canale senza snaturare se stessa e senza porre a rischio l’acquisita identità. In quanto canale, la rete e gli strumenti che ne sono propaggine (computer, smartphone, tablet eccetera) assecondano i bisogni attuali, anche fungendo da supporto a prodotti editoriali semplicemente trasferiti in formato digitale.

I libri costituiscono l’esempio più eclatante di questa rigenerata attitudine: i contenuti restano di base statici ma si arricchiscono di una serie di funzioni interattive, che vanno dal banale segnalibro elettronico alla possibilità di scrivere commenti a margine del testo o di ottenere simultanee traduzioni oppure esplicazione dei significati, all’opportunità di condividere la propria esperienza con altri utenti/lettori o semplicemente con se stessi, attraverso la reticolare diffusione del contenuto sui vari supporti che ciascun utente possiede. Analogamente i quotidiani hanno sostituito i primordiali pdf del giornale con le attuali versatili edizioni digitali, linfa che alimenta le speranze di rilancio del settore. La leva virtuosa è quella degli abbonamenti alle versioni elettroniche di un prodotto che, siffatto, abbatte i costi di stampa e di distribuzione, consegue il vantaggio di essere replicabile all’infinito senza aggravi economici e risulta accessibile anche dal più remoto luogo della Terra, purché connesso a internet.

Fra i giovani l’abitudine di leggere online si sta affermando come tendenza diffusa e irreversibile. Questo dovrebbe indurre a riconsiderare le ragioni che finora hanno determinato l’esclusione dalla vetrina digitale di alcuni segmenti del mercato giornalistico. Per le sue intrinseche caratteristiche la rete si è infatti affermata precipuamente come vettore di comunicazione della cronaca, nella sua immediatezza: gli eventi trovano istantanea visibilità nello spazio sconfinato di internet. Ma essendo internet nel frattempo divenuto anche il caffè del ventunesimo secolo potrebbe risultare ora il luogo appropriato pure per l’approfondimento, un ambito in precedenza escluso poiché considerato incongruente. Invece, proprio a modello di ciò che sta facendo l’industria editoriale con il libro, anche la concezione giornalistica del tradizionale ‘periodico’, che per sua natura richiede un ampio respiro, potrebbe trovar espressione in rete, giovandosi di alcune peculiarità del mezzo, pur senza sfruttarne appieno tutte le risorse.

L’approdo online dell’informazione periodica che, specie all’estero, ha già segnato qualche punto a proprio favore, avrebbe il merito di dare spazio a ciò che più è carente nel panorama dell’informazione online: l’approfondimento – declinato nelle principali forme che gli sono proprie: opinione, inchiesta, intervista – inteso come espressione del tentativo di fornire un’interpretazione ai fatti che vada oltre la volontà di rappresentarli nella loro immediatezza. D’altronde la ricerca di significato – il senso più profondo degli avvenimenti che risiede al di sotto della superficie delle notizie – è compito precipuo del giornalismo che si esercita quando al dovere di raccontare si affianca la volontà di riflettere. Trasferire anche in rete questa propensione contribuirebbe a compensare un deficit che le nuove generazioni (quelle più avvezze all’utilizzo dei mezzi digitali) attualmente scontano più delle altre: la diffusa assenza nei media online di un filo di spiegazione, di un tentativo di mettere ordine alle cose del mondo fornendo al cyberlettore una chiave di comprensione.

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L’EVENTO
Ferrara si tinge di giallo.
I giorni di Internazionale

Per una volta Matteo Renzi sarà solo di contorno. Ovvio, la sua presenza a Ferrara attirerà l’attenzione di giornalisti italiani e stranieri e la curiosità dell’opinione pubblica. Ma il cuore del festival di Internazionale resta un altro. Lontano dai palazzi della politica e dai suoi protagonisti. Attento alla vita reale delle persone, alle vicende dei popoli. L’ottava edizione si apre giovedì, con un giorno di anticipo rispetto al consueto e con una novità: la rassegna del cinema d’autore che proporrà cinque pellicole che in Italia hanno avuto scarsa distribuzione. “Rientra nella nostra missione culturale”, spiega la curatrice Chiara Nielsen. Il festival, definito dal vicesindaco Massimo Maisto “fiore all’occhiello” di Ferrara, si svolge a un anno esatto dal naufragio e dall’ecatombe di Lampedusa. Anche per questo il tema dei migranti sarà al centro della riflessione, trasversale a vari eventi.

Accanto al dibattito sull’attualità si dipanerà il ragionamento sul mondo dell’informazione, per cercare di intuirne le tendenze e le trasformazioni in atto, con particolare attenzione al giornalismo d’inchiesta, nicchia privilegiata e sempre più riserva indiana poco presidiata.

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Un’immagine della conferenza stampa di presentazione del festival di Internazionale 2014

Fra le novità dell’edizione 2014 c’è anche un più diretto coinvolgimento dell’Università, tradizionalmente cauta nei suoi passi che, sciolte finalmente le riserve, ha deciso di apportare al festival un contributo più significativo e sostanziale del mero conferimento di sale e spazi nei quali svolgere gli incontri. Il rettore Pasquale Nappi e il prorettore Alessandro Somma si sono personalmente impegnati a favorire un diretto coinvolgimento nella programmazione e nella progettazione, che vedrà direttamente partecipi alcuni docenti, fra i quali lo stesso Somma, Patrizio Bianchi, Lucio Poma e Guido Barbujani e idealmente coinvolti gli studenti.

Particolare curioso ma significativo, segnalato dal presidente di Arci Ferrara, Paolo Marcolini, il festival quest’anno ha ottenuto la certificazione Iso 20121 a garantirne la sostenibilità ambientale. Buone prassi che accompagnano il buon giornalismo.

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L’EVENTO
E per tre giorni Ferrara ritorna Internazionale

Torna ‘Internazionale a Ferrara’, il festival di giornalismo giunto alla sua ottava edizione. Da venerdì 3 a domenica 5 ottobre sarà un weekend di incontri, dibattiti, spettacoli e proiezioni con grandi ospiti da tutto il mondo. L’organizzazione è del settimanale Internazionale. Filo conduttore, l’informazione nelle sue varie declinazioni: giornalismo di inchiesta, economico e narrativo. In questa edizione del festival si parlerà specificamente di diritti e diversità: omosessualità, aborto e violenza sulle donne, immigrazione. Non mancherà l’attualità italiana e ovviamente quella mondiale. E ancora: economia, lavoro, cultura, letteratura e cibo workshop e laboratori creativi per bambini.
“Il festival inizia nel segno di Lampedusa, un anno dopo la strage dei migranti – afferma la direttrice Chiara Nielsen -. Le migrazioni saranno uno dei fili conduttori di questa edizione”.

Ferrara è pronta dunque a trasformarsi in una grande redazione, animata da prestigiose firme del giornalismo e della letteratura: 230 ospiti da 30 diversi Paesi del mondo, 4 continenti rappresentati, 45 testate, 100 incontri, 250 ore di programmazione. Lo scenario è quello dei temi planetari. Le migrazioni e il cambiamento nella concezione dei confini e delle mobilità del XXI secolo. Dall’Iraq alla Libia tra terrorismo, scontri settari e Stati a rischio verso la ridefinizione del Medio Oriente. L’America Latina e l’orientamento della nuova sinistra. Tornano i grandi documentari inediti di Mondovisioni e la rassegna di audiodocumentari Mondoascolti. Mondocinema è invece la nuova rassegna di cinema d’autore.

Tra gli ospiti più attesi di quest’anno Martin Baron, direttore del Washington Post, Gerard Baker, direttore del Wall Street Journal, la giornalista e attivista siriana Maisa Saleh, (arrestata nei mesi scorsi) che riceverà il premio giornalistico Anna Politkovskaja 2014 per il giornalismo d’inchiesta. E poi: il giornalista francese Edwy Plenel, ex direttore della redazione di Le Monde e fondatore del giornale online Mediapart, la scrittrice e attivista messicana Lydia Cacho, il giornalista e scrittore inglese Ed Vulliamy, vincitore nel 2013 del premio Ryszard Kapuscininski per il reportage letterario. Ospite del festival anche una delle figure più rappresentative della Turchia democratica, Pinar Selek. E poi Edwin Catmull, presidente di Walt Disney Animation Studios e della Pixar, che parlerà di creatività applicata al business. Al festival tornano John Berger uno dei più grandi scrittori britannici, critico d’arte e pittore, e il giornalista David Randall, che quest’anno festeggia i suoi 40 anni di carriera. Per l’ottava edizione a Ferrara un’importante presenta istituzionale italiana con il presidente del consiglio Matteo Renzi che sarà intervistato dai corrispondenti della stampa estera, il ministro degli affari esteri Federica Mogherini e la presidente della Camera dei deputati Laura Boldrini.

“Il festival ha conquistato la città – sostiene il sindaco Tiziano Tagliani -. La partecipazione si è estesa. Con il festival trasformiamo Ferrara nella redazione più bella del mondo”.

Internazionale a Ferrara è promosso da Internazionale, Comune di Ferrara, Provincia di Ferrara, Università di Ferrara, Regione Emilia-Romagna, Emiliaromagna terra con l’anima, Ferrara terra e acqua, Città Teatro, Arci Ferrara e Associazione If.

“Giornali faziosi e bugiardi, fomentano odio contro Israele”

da Laura Rossi*

Gentile Direttore,
ma come siamo messi con certa informazione italiana? Ovvero la stampa: “La Germania umilia il Brasile”. Ma che razza di titoli sono? Umilia? Hanno disputato una partita di calcio, tutto qui e, come si suol dire:” Vinca il migliore”.

E’ sempre questo tipo di stampa che, in questi giorni, informa solo sui bombardamenti su Gaza e non sulle centinaia di missili che continuano ininterrottamente a piovere su Israele. Oserei definire questa stampa faziosa, bugiarda che nasconde la verità e fomenta odio contro Israele. Una stampa che non informa che i soldati israeliani tendono a colpire obiettivi terroristici e che anticipatamente prima di colpirli avvisano la popolazione palestinese di mettersi ai ripari. Invece, purtroppo succede che i responsabili utilizzano i civili e i bambini come scudi umani per poi “piangere” davanti a tutto il mondo che questi ” cattivoni e sanguinari” israeliani uccidono i loro figli. E’ risaputo che Hamas si nasconde deliberatamente dietro ai civili diventando così l’unico responsabile…

Questa interminabile guerra fa male a tutti e soprattutto non dobbiamo mai dimenticare: “Il torto o la ragione non stanno mai da una parte sola”. Aveva ragione G. Meier: “Quando gli arabi ameranno i loro figli molto più di quanto odino i bambini israeliani, allora ci sarà la pace”.

*(operatore artistico-culturale)

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L’uomo che sfatò il mito del ‘giornalisti si nasce’. L’ultima lezione di Angelo Agostini

di Carlo Sorrentino*

Angelo Agostini è stato senz’altro la principale cerniera fra mondo giornalistico e mondo accademico. Non soltanto perché era professore di Teoria e tecniche del linguaggio giornalistico allo Iulm di Milano e giornalista professionista, brillante editorialista e autore di interessanti servizi. Questa doppia appartenenza l’hanno avuta e l’hanno anche altri. Ma perché è stato per quasi tre decenni uno snodo fondamentale fra questi due mondi, non sempre in grado di parlarsi e intendersi, animando una quantità impressionante di attività, progetti e iniziative. Soprattutto Angelo ha delineato la formazione al giornalismo nel nostro paese, sicuramente il tema che maggiormente lo appassionava e sul quale ha scritto, pensato, progettato, proposto e – soprattutto – realizzato dagli inizi della sua carriera fino alla fine.
Sostenendo che Angelo ha “creato” la formazione al giornalismo in Italia non credo di cadere in una di quelle stucchevoli iperboli frequenti quando siamo chiamati a ricordare uno stimatissimo collega, ma soprattutto un amico, quale era Angelo per me.
Certamente tanti – anche prima di lui – hanno teorizzato, proposto e lavorato perché nel nostro paese la radicata convinzione che “giornalisti si nasce” perdesse consistenza; ma sicuramente nessuno come Angelo è riuscito a far diventare tutto ciò realtà, prima con l’Istituto per la formazione al giornalismo di Bologna e poi con l’esperienza del Master allo Iulm, nonché con l’impegno in campo europeo. Angelo ha caratterizzato il dibattito sulla centralità della formazione, indispensabile per raccontare un mondo complesso, in tempi resi sempre più stretti e convulsi dalle tecnologie.
Già, le tecnologie, un altro “pallino” di Angelo. Stamattina, riguardando le annate di Problemi dell’informazione, la rivista creata da Paolo Murialdi che lo volle nel 1999 come suo successore e che Angelo si apprestava a lasciare, leggevo un suo intervento di oltre vent’anni fa in cui già indicava nel digitale la sfida che il giornalismo avrebbe dovuto affrontare. Una lungimiranza che aveva trasferito nell’instancabile azione di “progettatore” – termine per lui più adeguato di quelli di direttore e coordinatore – di formazione per il giornalismo. E che non poche critiche gli erano costate all’interno del mondo della professione, spesso lento almeno quanto quello accademico nel recepire le novità.
Seppure se così prematuramente, Angelo se ne va lasciandoci generazioni di giornalisti che ha contribuito a formare. Sono sicuro che ci avrà riflettuto in questi ultimi suoi giorni e gli si sarà aperto quel sorriso che sempre riservava agli allievi, attenuando per un momento la focosa irritazione per la politica e il giornalismo italiani, amori viscerali le cui tante imperfezioni ha osservato e descritto fino agli ultimi giorni.

*L’articolo è stato pubblicato oggi da Europa quotidiano (www.europaquotidiano.it) e da ferraraitalia ripreso per gentile concessione. L’autore è il nuovo direttore de “I problemi dell’informazione” (il Mulino)

 

Studioso dei media e giornalista, Angelo Agostini se ne andato l’11 marzo, a 54 anni. Giovanissimo ha contribuito a fondare l’Istituto per formazione al giornalismo di Bologna, del quale è stato condirettore e poi direttore per dieci anni. Ha in seguito fondato il master Iulm in giornalismo di cui è stato docente e coordinatore. E’ stato anche presidente della European Journalism Training Association, l’associazione europea delle scuole di giornalismo ed era direttore di “Problemi dell’informazione”, il trimestrale di media e comunicazione, edito da Il Mulino.
Fra i vari incarichi, è stato consulente della Presidenza del Consiglio per l’editoria tra il 1996 e il 1998 e direttore del corso di giornalismo della Svizzera italiana a Lugano. Ha fatto parte, inoltre, del consiglio direttivo della Federazione della stampa ed è stato membro di commissioni ministeriali per la riforma dell’Ordine dei giornalisti e per il riordino dei corsi di laurea in Scienze della comunicazione.

[Questo il ricordo di Ivan Berni, suo collega al master di giornalismo dello Iulm]
[E questo il pensiero a lui rivolto dai suoi allievi del master]

L'INFORMAZIONE VERTICALE
osservatorio globale

L’occhio di periscopio

Il giornalismo online in questi ultimi anni ha innescato una profonda trasformazione del nostro modo di informarci. Le notizie sono immediatamente disponibili attraverso la rete, continuamente aggiornate, facilmente reperibili. L’informazione è abbondante, la cronaca è ampiamente garantita. Quel che risulta carente è una chiave di interpretazione dei fatti, uno strumento di analisi capace di fornire una lettura che si spinga oltre la superficie degli avvenimenti. FerraraItalia ha questa ambizione: offrire commenti, analisi, punti di vista che contribuiscano alla formazione di una più consapevole coscienza del reale da parte di ciascuno e a vantaggio di tutti, come imprescindibile condizione per l’esercizio di una cittadinanza attiva e partecipe. Ferraraitalia è un quotidiano indipendente globale-locale che sviluppa un’informazione verticale tesa all’approfondimento, perseguito con gli strumenti giornalistici dell’inchiesta, dell’opinione, dell’intervista e del racconto di vicende emblematiche e in quanto tali rappresentative di realtà più ampie, di tendenze, di fenomeni diffusi (26 novembre 2013)

Redazione

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