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Perché sparare sulle luminarie non costruisce una città migliore.

 

L’amico Giovanni Fioravanti scrive su Ferraraitalia dell'”oscuro buio delle luminarie” [leggi Qui] . Quest’anno infatti, con la giunta leghista, il Natale di Ferrara brilla più degli anni passati.
Le luminarie, scrive Fioravanti, le paghiamo noi contribuenti e avvantaggiano solo i “bottegai” (il termine spregiativo per definire commercianti e negozianti); sono l’ennesimo tributo ai turisti e alla cultura del turismo di massa, l’ultimo orpello di una “Ferrara che si vende sul mercato”. Le luminarie, scrive ancora Fioravanti, e qui il discorso si fa più metaforico, servono solo a ingannarci, a buttar fumo negli occhi ai cittadini, a distogliere il nostro sguardo sulle cose che non vanno e sulle cose che si dovrebbero fare per fare di Ferrara una “città della conoscenza”: più inclusiva, più colta, più solidale.

Naturale, anche a me piacerebbe una Ferrara diversa, quella “città della conoscenza” che con una felice locuzione Giovanni Fioravanti predica da anni.  È esattamente lì che dobbiamo arrivare, o almeno, è in questa direzione che dobbiamo concentrare i nostri sforzi. Di questa visione, di questi obbiettivi doveva essere intessuto il programma elettorale del Centrosinistra alle ultime elezioni amministrative del 2019. Così non è stato, e anche per questo abbiamo perso miseramente e oggi governano Alan Fabbri e Naomo Lodi.

Io, però, non me la sento di sparare sulle luminarie. L’altra sera, andavo a prendere mia figlia in stazione, e percorrere tutta viale Cavour, era una festa di luci. Dopo ‘le barriere’, attorno al grattacielo c’erano alberi luccicanti e una stella cometa. Confesso che davanti a quelle mille lucine, uno spettacolo un po’ felliniano, ho provato una piccola emozione.

A me le luminarie, quando non sono pacchiane, piacciono. Forse perché hanno il potere di mettermi addosso un po’ di festa. Così sono andato a pescare una foto (la vedete nella copertina) che ho scattato durante le feste a Napoli, al Rione Sanità, due o tre anni fa: è un bellissimo omaggio a Pino Daniele. Mi piacciono (e sono pronto ad affrontare gli sfottò sui social) anche le luminarie 2021/22 di Ferrara scelte dalla Giunta di Destra.

Per tanti, anche per Giovanni Fioravanti che citavo sopra, le luminarie di Ferrara sono solo frutto di incultura e bieca propaganda (panem et circenses). Come pure il libretto sul dialetto ferrarese che il Sindaco Fabbri ha distribuito di persona ai bambini delle scuole elementari. Su questo episodio, non ho molto da aggiungere a quanto ha scritto Mauro Presini la settimana scorsa, e che invito tutti a leggere o a rileggere [Qui].

Il coraggio del maestro Mauro Presini, o almeno io così l’ho inteso, sta nel puntare finalmente il dito verso l’interno – verso noi stessi, verso le nostre parole vuote, verso quanto dovremmo fare e non facciamo – invece di prendersela tutti i giorni con la Giunta di Destra e le azioni di Sindaco e Vicesindaco.

Non c’è nulla di male nelle Luminarie. Tantomeno nel dialetto, nel riscoprire la nostra storia, le nostre radici. Proprio al dialetto questo giornale dedica una rubrica filologicamente perfetta e seguitissima, Al cantón fraréś.

L’amministrazione Comunale si fa propaganda riempiendo la città di luminarie e ammiccando al dialetto ferrarese? Certo che sì.
E non solo. Si fa propaganda anche con le mostre al Castello, gli spettacoli al Teatro Comunale, i grandi concerti dal vivo, i festival di questo e di quello. E si fa propaganda, si cerca il consenso (e il voto), anche con le giostrine per i bambini, perfino con le bancherelle con i cibi etnici. 

Lo si fa ora. E lo si faceva anche tre, cinque o dieci anni fa. Con l’attuale Giunta di Destra e con le precedenti Giunte di Centrosinistra.
Fare propaganda (farne un po’ o farne tanta) è un peccato originale della politica e dei politici. Sarebbe bello che così non fosse, ma trovo un po’ stucchevole indignarsi. Ma molto peggio, far finta di indignarsi come vedo fare da alcuni esponenti politici della Sinistra che, quando erano in carica, usavano i medesimi strumenti per cercare di catturare il consenso.

Dobbiamo pensare, proporre, costruire una Ferrara più giusta, solidale, democratica? Se è così – e solo così la prossima volta si potrà ribaltare l’attuale maggioranza in Comune – a nulla serve prendercela con le luminarie e fare le pulci a questa o quell’iniziativa di Fabbri e Naomo Lodi. Non serve a nulla. Non produce pensiero. E non sposterà nemmeno un voto.

Guardiamo all’interno non all’esterno, partiamo da noi, invece. Concentriamoci, studiamo, proponiamo misure concrete per fare di Ferrara una città più accogliente e solidale, una città senza sbarre e cancelli, con scuole non abbandonate a se stesse, con nuove biblioteche, con sale gratis in ogni quartiere dove i cittadini possano discutere dei propri problemi e proporre soluzioni a chi governa la città, con nuovi spazi e nuove occasioni per chi in città fa teatro, musica, arte, Eccetera… si prega di continuare l’elenco.

E se davanti agli alberi che brillano di luci ci scappa un sorriso, non è poi tanto grave. Succede, specie a Natale.

RUSPE E DIRITTI UMANI:
come far passare un violento sgombero come “buona pratica”

Noi di Ferraraitalia eravamo presenti allo sgombero violento del Campo Nomadi di via delle Bonifiche, abbiamo visto il Vicesindaco Lodi troneggiare su una ruspa ad uso foto-ricordo, abbiamo sentito le dichiarazioni deliranti dei nuovi padroni di Ferrara e della fedelissima claque leghista. 

Oggi, anche noi rimaniamo allibiti dalla totale falsificazione, dal travisamento dei fatti da parte di questa fantomatica Associazione 21 luglio. Che nessuno conosce, che non ha mai messo piede a Ferrara, ma che ha evidentemente sponsor (politici) potenti ed entrature importanti, tanto da venire ascoltata da una Commissione del Senato della Repubblica. Ugualmente siamo stupiti e dispiaciuti che un quotidiano come Avvenire, un giornale e un corpo redazionale che abbiamo sempre stimato, si sia ‘bevuto’ la notizia falsa e pilotata politicamente, senza neppure alzare il telefono per fare le dovute verifiche.
Sotto riportiamo la risposta arrabbiata e dolente della
Associazione Cittadini del Mondo. La condividiamo parola per parola.
(Redazione di Ferraraitalia)

A Roma qualche giorno fa, alla Camera dei Deputati – apprendiamo da Avvenire.it del 13/9/21 –  l’Associazione “21 luglio”  ha presentato il libro “Oltre il campo : superamento dei campi rom in Italia”.  Il presidente dell’associazione Carlo Stasolla ha messo in evidenza le pratiche virtuose di 8 città, tra le quali Ferrara, che hanno superato i campi “integrando le persone e rispettandone la dignità”, insomma esempi virtuosi da indicare nelle linee guida.
Questo fatto sorprendente di citare il metodo ‘positivo’ ferrarese con le ruspe si è  ripetuto più volte nonostante varie smentite delle organizzazioni locali.

Già nel febbraio 2020 il Comune di Ferrara, su indicazione di Stasolla, era stato invitato, tra le Amministrazioni virtuose, alla Commissione per i diritti umani del Senato. In quell’occasione abbiamo scritto ai giornali e alla stessa Associazione 21 luglio portando anche testimonianze fotografiche del violento sgombero del campo.

Naomo Lodi con Ruspa
L’attuale vicesindaco fi Ferrara Nicola Naomo Lodi in posa sulla ruspa

Una storia alla rovescia che ha visto in successione: manifestazioni xenofobe sfociate nell’intervento immediato dopo-elezioni con il vicesindaco leghista – già noto in campagna elettorale per la sua maglietta “+ rum – Rom” – in bella posa su una ruspa; consiglieri comunali che invitavano ad usare mezzi ‘trincia-rom’; sostenitori  della Lega che si facevano fotografare con lanciafiamme contro i rom.

Ora anche la beffa: ci viene detto durante la stessa presentazione che Ferrara avrebbe “speso solo 12mila euro per superare l’area di via delle Bonifiche abitata da decenni da 44 sinti italiani”. Informazione chiaramente a scopo elettorale, di per se numericamente ridicola, forse questa è stata la spesa delle ruspe!

Corteo Lega contro campo nomadiNella realtà cittadina, abbiamo assistito ad una esplosione di fanatismo che ha coinvolto 44 persone, italiane, che hanno perso buona parte dei loro averi e sono state sparpagliate, sistemate provvisoriamente nella lontana periferia della città, in appartamenti comunali ripristinati per l’occasione e che hanno dovuto essere riforniti di tutto poiché quasi niente si è salvato del precedente insediamento dopo l’intervento delle ruspe (sempre presumibilmente con i 12mila euro di cui sopra).

Il diritto ad una casa dignitosa è fondamentale per tutti, per questo ci siamo sempre opposti a questo sgombero propagandistico che non ha mai prospettato una soluzione abitativa stabile, né inserimenti lavorativi, né miglioramenti di nessun genere.

Alcune organizzazioni di volontariato si sono preoccupate di tamponare gli effetti dello sgomberogarantire la scuola ai bambini e di mantenere, se non l’unità del gruppo, almeno l’unità di alcune famiglie. Questo intervento umanitario ha fatto comodo anche all’Amministrazione comunale che, con l’impegno degli altri, può vantarsi di non avere avuto gli sfollati per strada.

In questo quadro risulta incomprensibile il reiterato elogio dell’Associazione di Stasolla a queste pratiche violente, un tentativo di normalizzare una politica che ha poco in comune con l’integrazione e la dignità umana.

CITTADINI DEL MONDO
Ferrara, 16/09/2021 

Cover: L’attuale sindaco Alan Fabbri e il Vicesindaco Nicola Lodi (detto Naomo) guidano il corteo di sostenitori e simpatizzanti leghisti, per dare avvio allo sgombero. 

                                                                

marco gulinelli

L’incredibile e un po’ ignobile vicenda del taccuino Ghedini.
Alcune osservazioni alla risposta dell’assessore Gulinelli

Di cosa Parliamo:

Il pittore Giuseppe Ghedini lascia, alla sua morte nel 1791, alla Biblioteca, oggi Ariostea, un taccuino contenente 31 disegni eseguiti per l’edizione veneziana del Ricciardetto. Il taccuino scompare e riappare nel 2020 sul mercato antiquario.

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Un disegno del taccuino Ghedini

Alcune associazioni culturali cittadine chiedono alla Amministrazione di farsi carico del suo recupero. L’Assessore alla Cultura, geometra Marco Gulinelli, dichiara il proprio impegno, ma intanto segnala la presenza dei disegni alla Fondazione Cavallini Sgarbi che li acquista.

In data 19 maggio 2021 le consigliere comunali Ilaria Baraldi (dem) e Roberta Fusari (Azione Civica) depositano una interrogazione nella quale chiedono perché l’Assessore ha favorito una Fondazione privata invece di operare perché il taccuino ritorni nella sede destinata.

Per regolamento la risposta è pubblica, merita di essere conosciuta (ci scusiamo per la lettura difficoltosa del pdf ndr,)

 

Alcune osservazioni alla risposta dell’Assessore Gulinelli:

Già la Consigliera Comunale Ilaria Baraldi ha puntualmente ricordato alcune delle carenze della risposta dell’Assessore Gulinelli.

La Consigliera osserva che l’Assessore non spiega perché non ha immediatamente avvertito gli organi della tutela affinché un bene pubblico, illecitamente trafugato, fosse restituito all’ente proprietario. Gulinelli mente alle interpellanti parlando di un autonomo interesse della Fondazione Cavallini Sgarbi. Il Presidente della Fondazione, Vittorio Sgarbi, ha pubblicamente dichiarato che è stato l’Assessore a chiedergli di intervenire: “Gulinelli mi ha fatto una richiesta”.

La Baraldi nota infine: “Che un bene pubblico (lo era, doveva tornare a esserlo) finisca ad arricchire una collezione privata anziché tornare al suo legittimo proprietario (il Comune e la Biblioteca Ariostea) proprio grazie all’azione di un assessore non credo sia solo sconveniente”. Opinione che implicitamente ipotizza la necessità di verificare anche responsabilità più gravi.

Vorrei aggiungere che la Fondazione Cavallini Sgarbi non raccoglie solo opere per volontà di collezione ma ne fa anche mercato. Lecitamente perché autorizzata dall’art. 3 comma i del proprio statuto. Sorprende che l’Assessore neghi la possibilità di acquisire in antiquariato, dimenticando che l’Amministrazione lo ha fatto in passato, e favorisca chi a quel mercato partecipa.

L’Assessore dimentica di avere scritto che la Fondazione avrebbe “donato” il taccuino alla Biblioteca. Lo smentisce il Presidente della Fondazione il quale, del tutto legittimamente, dichiara che i disegni seguiranno le sorti della raccolta; non saranno donati ma potranno essere esposti al pubblico, temporaneamente, nella sede di Palazzo Schifanoia.

Visto che non vi è alcun rapporto con il palazzo e le sue raccolte è lecito chiedersi cosa ne pensa la direzione di quel museo; come, formalmente, si giustifica l’intervento di una istituzione esterna alla amministrazione.

L’assessore parla della necessità di rivolgersi a esperti ‘terzi’ per una valutazione. Evidentemente non ha fiducia nelle competenze presenti negli uffici municipali; evidentemente ignora che gli uffici di Soprintendenza svolgono anche questo compito.

L’assessore non conosce o vuole ignorare la legislazione afferente, in particolare quanto prescrive il Codice dei Beni Culturali. L’assessore ignora, o finge di ignorare, il tema del rapporto pubblico-privato: non sa come costruirlo, o non vuole.

Molto altro si potrebbe aggiungere. Resta che la risposta dell’Assessore testimonia la volontà di elusione del problema o la sua incapacità ad affrontarlo. Tutta la gestione della vicenda toglie credibilità e affidabilità ad ogni azione che l’Assessore porrà in essere.

PER SALVARE LA CULTURA A FERRARA
Lettera Appello contro la politica culturale della Giunta: firma anche tu!

 

Operatori culturali, bibliotecari, guide turistiche, insegnanti, librai, docenti universitari, musicisti, scrittori, cooperatori, artisti, editori indipendenti, ricercatori, attivisti di associazioni di volontariato e di promozione sociale. Giovani o meno, esperti e novizi. Nel giro di un weekend sono stati oltre 350 i firmatari di un appello rivolto al ministro Franceschini – nonostante il momento critico nazionale, al presidente Unesco Bernabè e all’assessore regionale Felicori per denunciare il biennio deplorevole che l’assessorato alla cultura, eterodiretto da Vittorio Sgarbi, sta conducendo a Ferrara. Si tratta di professionisti di un settore in difficoltà, di volontari e di irriducibili amanti della cultura ferrarese, stanchi di una politica fatta di tanti annunci roboanti e poca sostanza. Levati lustrini e palette, al netto di presidenti onorari altisonanti e opinabili coadiutori artistici, i primi diciotto mesi dell’assessore Marco Gulinelli dimostrano una mancanza totale di prospettive e progettualità.
La preoccupazione di chi lavora nel settore comincia a farsi sentire, anche per l’assenza di una prospettiva di rilancio sul piano turistico del nostro patrimonio monumentale e museale.
Ogni critica che esce pubblicamente senza rivolgersi al sistema nel suo complesso e senza sfociare in un respiro collettivo è solo vanità. I firmatari stessi non potevano replicare al narcisismo del Palazzo con altro narcisismo, così hanno deciso di mettersi a confronto davanti a un documento scritto. La lettera è un grido di dolore e attenzione per Ferrara, la sua cultura e la sua bellezza che sono e devono rimanere patrimonio di tutti e non di qualcuno.
Comitato delle Sardine ferraresi

LETTERA APPELLO

Alla c.se att.ne
Ministro Dario Franceschini
Presidente Franco Bernabè
Assessore Mauro Felicori

Ferrara, 31 gennaio 2021

Illustrissimi,

a seguito del decreto che sancisce l’istituzione di un tavolo permanente per tutelare i lavoratori della cultura e in riferimento ai recenti avvenimenti riguardanti le dimissioni del presidente Mario Resca e del Cda della Fondazione Teatro Comunale di Ferrara, che ha presupposto un ricollocamento di poltrone di VIP e che si aggiunge allo scenario già complesso e sconfortante dell’amministrazione locale, noi cittadini di Ferrara dimostriamo forte preoccupazione per la mala gestione di un bene culturale patrimonio di tutti.
Da luglio 2019 Ferrara ha subito scelte politiche che riteniamo essere contro l’interesse collettivo e vogliamo porre alla Vostra attenzione.
I bilanci del Teatro Comunale vengono seriamente messi a rischio dagli appetiti di chi lo sta utilizzando per offrire ingaggi spropositati a membri del proprio entourage, scelte imposte dall’attuale presidente di Ferrara Arte on. Vittorio Sgarbi che hanno portato alle dimissioni del presidente Resca.

Il centro storico parcheggio a cielo aperto

Il mancato rinnovo di un regolamento Ztl da diciotto mesi da parte della nuova Amministrazione Comunale, che ha delegato la gestione della mobilità cittadina al vicesindaco leghista Nicola Lodi, ha aggravato la presenza di macchine nel centro storico generando non pochi problemi alla qualità dell’aria e gravi danni al patrimonio monumentale ivi presente a causa dello smog e delle vibrazioni che danneggiano gli edifici storici.
L’insicurezza di pedoni e ciclisti, a causa del proliferare di mezzi motorizzati in strade strette o in zone di sosta inadeguate, ha fatto da contraltare al deturpamento di un ambiente unico che dovrebbe essere tutelato dall’Unesco e invece presenterà un pessimo spettacolo ai turisti che torneranno a Ferrara passata l’emergenza Coronavirus. Naturalmente, a nulla sono servite le petizioni organizzate dai cittadini maggiormente sensibili al problema, ignorate dall’Amministrazione che continua a non fornire risposte soddisfacenti al problema.
Non ha ricevuto risposte chiare nemmeno la raccolta di oltre 3mila firme di cittadini ferraresi portata avanti dall’Anpi e da altre associazioni culturali per tutelare il locale Museo del Risorgimento e della Resistenza. Il museo è stato chiuso per consentire l’ampliamento del contiguo Palazzo dei Diamanti e parzialmente riaperto in una sede provvisoria (Porta Paola) decisamente inadeguata agli scopi espositivi e di divulgazione scolastica che caratterizzano le attività della benemerita istituzione.
L’assessore alla cultura Marco Gulinelli ha promesso che il museo troverà destinazione nei locali di Casa della Patria “Pico Cavalieri”, attuale sede delle associazioni combattentistiche e d’arma, che però necessita di un lungo e complesso restauro: al momento gran parte del patrimonio espositivo, che comprende cimeli donati dalle più importanti famiglie ferraresi, giace presso i magazzini comunali di via Marconi nonostante un vincolo della Soprintendenza che obbliga il Comune a renderlo fruibile al pubblico e conservarlo decorosamente.
Mentre la memoria del Risorgimento e della Resistenza ferrarese langue in un oscuro deposito, il presidente di Ferrara Arte on. Sgarbi non ha perso occasione per lanciare feroci provocazioni sulla stampa locale millantando l’organizzazione di una mostra celebrativa del gerarca fascista Italo Balbo e invitando il sindaco a dedicare una via alla memoria dello stesso. Provocazioni che, fortunatamente, sembrano cadute nel vuoto anche se il primo cittadino non ha mai preso le distanze dagli eccessi del noto critico d’arte, nemmeno quando ha sostenuto posizione palesemente negazioniste e denigratorie verso esponenti politici locali di avversa opinione.
Ma questo potrebbe rientrare nella sfera della vivace ancorché triste dialettica mediatica se, provocazioni a parte, non vi fosse un preoccupante vuoto di programmazione per tutto quanto riguarda le politiche culturali della città di Ferrara.
Una città che dovrebbe investire sul turismo e sulla cultura assiste, invece, al totale disinteresse verso la riorganizzazione del patrimonio museale e dei servizi culturali: i pensionamenti nel pubblico impiego non vengono coperti dall’ingresso di nuove risorse, così le biblioteche di quartiere chiudono e si propone l’esternalizzazione dei servizi a soggetti privati che penalizzerebbero le condizioni di lavoro preesistenti; mancano progetti volti a valorizzare le iniziative culturali locali e i giovani artisti; non sappiamo se vi sia un serio progetto di digitalizzazione e promozione del patrimonio museale e archivistico locale, al di là dei bandi comunali messi a punto per il prossimo Servizio Civile Volontario, indispensabile a garantire l’accessibilità continua per motivi di studio e consultazione, specie in tempi di pandemia.
Si ragiona di grandi mostre e grandi nomi che vanno a infoltire i consigli di amministrazione, ma la realtà è un impoverimento sempre più preoccupante del tessuto culturale cittadino con tante associazioni che faticano a coprire le spese e mantenere vive proprie attività a causa del coronavirus. Attività che ricevono pochi euro di ristoro mentre in passato si è parlato di una possibile convenzione tra Comune e Fondazione Cavallini-Sgarbi che, di fatto, trasformerebbe il Castello Estense in un museo “privato”.
Non abbiamo dimenticato, infatti, i termini di quell’accordo che avrebbe fruttato ai fratelli Sgarbi il 20% sul costo di ogni biglietto di ingresso al monumento simbolo di Ferrara, in cambio della presenza “permanente” al suo interno di opere d’arte appartenenti alla Fondazione di famiglia. Ora, scorrendo la programmazione per il 2021 annunciata dall’assessore Gulinelli, veniamo a sapere che sia il Castello Estense che Palazzo Schifanoia dovrebbero ospitare importanti mostre: confidiamo che non vengano più riproposti accordi sul costo d’ingresso che favorirebbero una fondazione di diritto privato riconducibile distintamente alla famiglia del presidente stesso dell’ente pubblico.
Solo il coronavirus sembra aver fermato gli appetiti di un critico d’arte che appare, e si autodefinisce senza pudore, il vero “padrone” della cultura estense. Eppure, il duo Sgarbi-Gulinelli non si è fermato nemmeno di fronte alla tragedia come dimostra un video girato all’interno dell’ufficio del sindaco in cui si irride l’esistenza di una reale emergenza sanitaria nel Paese.
Il silenzio sconcertante e complice del sindaco Alan Fabbri ci ha spinto a chiedere una maggiore attenzione verso ciò che sta avvenendo a Ferrara, città patrimonio dell’umanità che non merita di essere trattata come il feudo personale di qualcuno e, soprattutto, di vedere irrimediabilmente degradato il suo tessuto urbano e monumentale. 

Alle ore 22,30 del del 7 febbraio 2021 hanno già firmato 1.348 persone

Se sei d’accordo con l’appello puoi aggiungere la tua firma [Qui]

In copertina: Vittorio Sgarbi e Marco Gulinelli presentano le portentose pillole verdi anticovid

LA RIQUALIFICAZIONE DI CEMENTO
“Spero che questa Giunta abbia il coraggio di bloccare il nuovo mostro della Darsena”

Marzia Marchi – Ambientalista

Gentile direttore,

Trovo veramente curioso che ogni intervento di cosiddetta riqualificazione urbanistica si traduca inevitabilmente in una nuova colata di cemento!
L’avevo scritto in occasione della fantomatica piazza Verdi che da parcheggio, una volta riqualificata si è trasformata in immenso dehoors per i bar circostanti. Costi pubblici e guadagni privati!
Pertanto, spero davvero che questa Giunta abbia il coraggio di bloccare il nuovo mostro della Darsena, ovvero il parcheggio multi piano dell’ex Mof. Una struttura che qualcuno definisce agile perché in acciaio e reversibile!!! Ovvero un manufatto di acciaio che dovrà contenere migliaia di auto e di corriere! Ms che colata di cemento serve per sostenere questa strutturina agile? E dunque, quando l’ex assessore Fusari parla del più importante progetto di riqualificazione urbanistica di Ferrara, ha una visione ben limitata della città se riqualificare significa invitare auto ad avvicinarsi al centro, cioè aumentare mobilità inquinante in prossimità delle mura, in strade mal conformate per grande traffico e in una zona densamente abitata.

Mentre la Darsena giace arenata nel suo fango mefitico, senza barche e ora anche senza alberi. La stessa zona, già stuprata dall’orribile torre inutilizzata che svetta sul fallimentare Darsena City, aveva bisogno di ben altro intervento di riqualificazione che non un nuovo mostro a complicarne lo skyline.
Il mercato dell’auto è in crisi e la mobilità automobilistica dovrà prima o poi cedere al passo ad una mobilità sostenibile, ovvero metropolitane leggere e soprattutto biciclette.
Proprio davanti all’ex Mof è stata inaugurata in pompa magna la ridicola striscetta di 100 metri di pista ciclabile che nasce e sparisce nel nulla. Ecco, la riqualificazione urbanistica nell’ambito di un piano periferie avrebbe dovuto progettare una rete di viabilità ciclistica che dalla periferia conduce al centro in sicurezza.

Ma è più comodo seguire il percorso dannatamente tracciato in questo Paese: coniugare lo sviluppo al consumo di suolo. Non dovrebbe scendere un solo chilo di nuovo cemento sul nostro martoriato territorio, invece si continuano a progettare autostrade, vedasi l’altro scellerato progetto Cispadana, tanto per rimanere a casa nostra.
Sulla qualità ambientale di questa Giunta ho la stessa scarsa fiducia che avevo nei confronti di quella precedente, ma spero che, se non altro per ragioni di contrapposizione politica, non si dia avvio all’ennesimo scempio architettonico dell’ormai ex quartiere Giardino. Poi i mostri restano! Come l’orrendo stadio, sovradimensionato rispetto al contesto e tra un po’, temo, anche rispetto allo scopo!

17 MAGGIO: NON BASTA “LA LIBERTA’ DI ESSERE”
servono impegni concreti contro l’omolesbobitransfobia

di Ilaria Baraldi e Simone Buriani

ll 17 maggio, Giornata Internazionale della Lotta contro l’Omolesbobitransfobia,  è la data che convenzionalmente si è scelta per ricordare, a tutti e ovunque, che esistono e resistono ancora oggi discriminazioni nei confronti delle persone gay, lesbiche, trans, bisessuali e che vanno combattute, in ogni loro forma.
La data fa riferimento al 17 maggio 1990, quando l’Organizzazione Mondiale della sanità rimosse l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali e la prima giornata internazionale di lotta risale al 2004.
Le date sono simboliche e servono a ricordare una lotta e un impegno che devono trovare forza e costanza nella quotidianità.
Dobbiamo parlarne anche oggi, quindi, e tutte le volte che assistiamo ad una forma di discriminazione nei confronti delle persone lgbtiq.
Come ogni ingiustizia, le discriminazioni sono tali non solo quando sono eclatanti ed immediatamente riconoscibili. Esse, facendo leva sull’ignoranza, si annidano anche nei messaggi equivoci, o equivocabili. Si nascondono anche sotto i messaggi di così ampio respiro che potrebbero essere rivolti a qualsiasi situazione, ammantanti da quel finto perbenismo pruriginoso che vorrebbe dire senza dire, fingendo di essere al fianco ma guardandosi bene dall’essere così chiari e netti da non lasciare adito a nessun dubbio.
Scrivere “Ferrara promuove la libertà di essere” (messaggio che l’attuale amministrazione ha scelto per celebrare il 17 maggio) è in sé un messaggio negativo? Naturalmente no.
È al contempo un messaggio chiaro e univoco di condanna dell’omolesbobitransfobia? Assolutamente no.
Il messaggio è talmente generico e lapalissiano che potrebbe andare bene per qualsiasi occasione. Non condanna nuessun atteggiamento, nessuna fobia, nessuna discriminazione. Non prende posizione, come vorrebbe far credere. Dice: devo per forza dire qualcosa, ma questo è il massimo che posso dire. Ci ricorda che siamo liberi di essere. Ok, grazie, ma l’obiettivo del 17 maggio è promuovere la consapevolezza e individuare le azioni positive di prevenzione e contrasto al fenomeno dell’omofobia, lesbofobia, bifobia, transfobia.
Scriviamoli e ripetiamoli bene tutti, questi termini, perché le persone purtroppo non sono ancora tutte libere di essere e il compito di una amministrazione non è solo quello di promuovere la libertà, garantita in primis dalla Costituzione, ma di diffondere una cultura aperta e inclusiva e di lavorare costantemente, nella società e nelle sue diramazioni, a partire dalla scuola, per rimuovere gli ostacoli che si frappongono alla realizzazione di quella libertà.
Non basta promuovere la libertà per dichiararsi a posto con la propria coscienza e il proprio ruolo.
L’Unione Europea ha istituito ufficialmente la giornata del 17 maggio, a seguito di alcune dichiarazioni delle autorità polacche contro la comunità LGBTIQ.
Il testo della risoluzione recita, all’art. 10: “il Parlamento Europeo condanna i commenti discriminatori formulati da dirigenti politici e religiosi nei confronti degli omosessuali, in quanto alimentano l’odio e la violenza, anche si ritirati in un secondo tempo, e chiede alle gerarchie delle rispettive organizzazioni di condannarli”.
Ricordando ciò che è stato scritto e detto sulla comunità lgbtiq, ad esempio, dall’attuale vicesindaco in tempi non sospetti, si può quindi ben comprendere lo sforzo di questa Giunta nel provare a dire qualcosa senza dire niente.
Ma questa volta gli esperti di comunicazione non sono riusciti nel solito esercizio di maquillage. Se non usi le parole giuste per condannare un atteggiamento fobico, vuol dire semplicemente che non lo vuoi fare.

Ilaria Baraldi
Consigliera comunale Partito Democratico, vicepresidente commissione Pari Opportunità
Simone Buriani
Membro del direttivo del circolo PD A. Lambertini

E GLI ULTIMI SARANNO GLI ULTIMI
Emergenza Alimentare: Il vergognoso Ordine di Priorità della Giunta ferrarese

“Beati gli ultimi saranno i primi”, la frase – evangelica per antonomasia – valeva per la ‘scandalosa’ parabola degli Operai della vigna (sono andato a cercare il passo: Matteo 20,1-16). Il loro capo Salvini si fa fotografare con in mano il rosario e la madonnina, ma noi non pretendiamo che Sindaco e Vicesindaco e Giunta di Ferrara si comportino come Don Bosco o Teresa di Calcutta. Pretendiamo solo – è il minimo – che si comportino da persone serie e responsabili. Da rappresentanti eletti dei cittadini. Da servitori della Costituzione e delle leggi dello Stato. Che non facciano a Ferrara il contrario di quanto Governo e Parlamento decidono a Roma.

Invece no. La decisione della Giunta, l’ordine di precedenza per la distribuzione dei buoni alimentari, è di una gravità inaudita. Secondo chi governa Ferrara, i soldi messi subito a disposizione dal Governo per far fronte alla Emergenza Alimentare – al nostro Comune sono arrivati quasi 700.000 Euro – devono essere distribuiti “prima agli italiani”, prima ai ferraresi con il pedigree in regola .

Credo che chiunque, una persona normale, leggendo dell’Ordine di Priorità deciso, davanti a una assurdità, a una bestialità, a una cattiveria del genere, faccia davvero fatica a crederci. Pensa a un pesce d’aprile. Spera si tratti di una “svista”: leggo nel comunicato di condanna dei sindacati ferraresi. E’ come vedere uno sulla spiaggia, che continua tranquillo a fare il suo castello di sabbia, mentre sta per essere travolto da un’onda di tsunami alta venti metri: “Ma che fa? E’ scemo?”.

Ferrara (il cuore e il cervello dei ferraresi) sta insorgendo contro questo insulto all’umanità. “Restiamo Umani”, questo è il messaggio chiaro, preciso, anche arrabbiato, che oggi percorre come un tam-tam tutta la città. E sotto l’appello che chiede al Sindaco di revocare immediatamente questa scellerata decisione, si allunga la lista delle firme: decine e decine di associazioni, sindacati, gruppi, parrocchie, cooperative, imprese sociali, sezioni di partito, circoli, centri sociali e culturali.

A me però – sarà che non sono arrabbiato, sono Molto Arrabbiato – non basta la revoca dell’ “Ordine di Priorità”. Non si puo’ continuare a governare una città, dentro il diluvio della tragedia del Coronavirus, come se niente fosse. Non si può continuare ad agitare gli slogan sovranisti, populisti, egoisti, quando tutta Italia sta dando incredibili prove di vicinanza, attenzione, solidarietà. Non si può continuare imperterriti con le vecchie campagne anti-immigrati, anti-nomadi, anti-povera gente.

L’ultima decisione del Sindaco, Vicesindaco & company, come del resto tante altre esternazioni e campagne di Nicola Naomo Lodi, sembrano rivolte solo ai 1.197 elettori dello stesso (le sue preferenze). Ma a Ferrara vivono (con o senza residenza, con o senza permesso di soggiorno) circa 140.000 persone. Sono loro Ferrara. Siamo noi Ferrara: donne, uomini, bambini, anziani, disabili, immigrati, poveri, senza fissa dimora.

E visto che non sapete cosa significa ‘spezzare il pane’ quando il pane per tanti non ce n’è. Visto che questo governo cittadino – regolarmente eletto, ma incompetente, dedito alla propaganda e ai favori, palesemente inadeguato – non si  ricorda che Ferrara è tutto questo, che siamo tutti noi, a cominciare dai più deboli, è bene (urgente) che se ne vada a casa. Meglio un commissario di governo che assistere ogni giorno a una nuova vergogna. Date le dimissioni. Applicate a voi stessi il fatidico ‘Metodo Naomo’: datevi da soli un calcio nel culo e togliete il disturbo.

Segue appello

L’ORDINE DI PRIORITA’ AL TEMPO DEL CORONAVIRUS

Succede a Ferrara.
Sono finalmente arrivati dallo Stato 697.283 € per “misure urgenti di solidarietà alimentare (buoni spesa)” per soddisfare le necessità più urgenti dei nuclei familiari in difficoltà.
Il sindaco Alan Fabbri, dopo aver dichiarato “chi non ha mai chiesto aiuto non si vergogni a farlo” elenca i requisiti per poter avere questi buoni spesa.
Al primo punto, in ordine di priorità, non ci sono le difficoltà economiche, né le particolari situazioni famigliari o lo stato di necessità determinato dalle nuove tragiche situazioni, ma “avere la cittadinanza italiana”. A seguire, sempre in ordine di priorità, avere cittadinanza europea, permessi di soggiorno di lungo periodo, e via discriminando.
Il nostro Paese è travolto da una pandemia mondiale e sta facendo uno sforzo umano enorme, sforzo sostenuto innanzitutto degli operatori sanitari, per salvare vite umane e per mantenere la coesione sociale proteggendo le persone più esposte alla crisi, perché non si muore solo di covid-19.
La nostra Amministrazione Comunale non dà la priorità ai bisogni delle persone ma alle carte che possono esibire e non affronta le vistose disuguaglianze, ora ancora più evidenti ed odiose.
Stiamo parlando di buoni alimentari, stiamo parlando di cibo, stiamo parlando di fame, stiamo parlando di sopravvivenza.

La Giunta Comunale di Ferrara, vista l’emergenza, può dare un segnale positivo da subito per esempio, utilizzando i 400.000 € previsti per la recinzione parchi (per non parlare della spesa di un eventuale portavoce del vicesindaco) e convertirli in buoni pasto o in spesa farmaceutica o in vere mascherine sanitarie …. in beni di prima necessità.
Cerchiamo di avvisare i nostri amministratori: il virus non guarda i documenti e neanche la povertà guarda in faccia a nessuno.
Ci salveremo solo insieme.

CITTADINI DEL MONDO Nel mio Paese nessuno è straniero

Per firmare la petizione andate a questo link: 

[ APPELLO-PETIZIONE POPOLARE ]

:

Comune di Ferrara ed emergenza alimentare
Ferrara si mobilita

Da: Cgil Cisl Uil Ferrara.

Confidiamo sul fatto che possa esserci stata una clamorosa svista in quanto comunicato dal Comune di Ferrara in relazione all’assegnazione delle risorse destinate alla solidarietà alimentare per l’emergenza sanitaria in corso.
Perché se così non fosse ci troveremmo di fronte ad un inaccettabile esercizio di discriminazione, ancor più inaccettabile in tempo di emergenza sanitaria, sociale ed economica.
Prevedere quali requisiti ” elencati in ordine di priorità: avere cittadinanza italiana; avere cittadinanza di uno Stato appartenente all’Unione Europea; essere in possesso della cittadinanza di uno Stato non appartenente all’Unione Europea con permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo; essere in possesso di una carta di soggiorno per familiare, comunitario o extra comunitario, di cittadino dell’Unione Europea”, oltre a rappresentare un odiosa classifica basata su status e non sul bisogno, significa escludere un’importante parte della cittadinanza – quella che vive la condizione di maggiore precarietà – da una fondamentale misura emergenziale di coesione sociale. Per quale motivo dovrebbe essere ignorato da una misura emergenziale alimentare un cittadino straniero che ha perso il lavoro e si trova in difficoltà, solo perché in possesso di un permesso di soggiorno diverso da quello per soggiornanti di lungo periodo? Magari una delle tante colf e badanti che stanno perdendo il lavoro senza essere coperte da alcun ammortizzatore sociale?
Non è tempo di ciechi populismi e di propaganda, è tempo di fare il proprio dovere istituzionale per rispondere alle esigenze di una collettività.
Chi amministra ha il dovere costituzionale di agire per rimuovere le disuguaglianze nell’interesse di tutti, non di vivere il proprio ruolo come esercizio del potere per decidere a proprio piacimento chi lasciare alla fame e chi no.
C’è un limite a tutto, e qui lo si è oltrepassato: ci appelliamo al Prefetto perché intervenga come rappresentante dello Stato per riportare le azioni di questa Giunta all’interno degli obiettivi dell’ordinanza della Protezione Civile e di un ordinamento democratico.

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