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GAD: LA LA DIFFERENZA TRA MEDIA E REALTA’
Il video-documentario di Occhio ai Media

da: Ufficio stampa Occhio ai Media – Ferrara

L’idea del progetto nasce in seguito alla nostra partecipazione alla 18esima edizione del Festival dei Diritti di Ferrara, per cui il 29 dicembre 2020 abbiamo tenuto l’evento “GAD tra Media e Realtà”.
Abbiamo ritenuto necessario approfondire la tematica creando un vero e proprio documentario sul quartiere, con l’obiettivo di incoraggiare una riflessione e un dibattito su questa realtà cittadina, oggetto negli ultimi anni di un importante spessore politico e mediatico.

L’evento si terrà in diretta streaming sabato 20 marzo 2021 alle ore 17:00 sulle pagine ufficiali di Occhio ai Media Facebook e YouTube:

Facebook |  www.facebook.com/106594666044197/posts/3799319950104965/

YouTube |  www.youtube.com/watch?v=J6S_QEedoCQ

Dopo il documentario, sempre in diretta, di terrà un dibattito con tre ospiti:
Alfredo Alietti | Docente di Sociologia Generale e Sociologia Urbana e del Territorio
Luca Lanzoni | Architetto ed esperto in Pianificazione Urbanistica e Sicurezza Urbana
Selma Boukaid | Attivista sociale

Vi lasciamo il link per guardare il teaser del filmato: [Vedi qui]

Cittadini del Mondo – Ferrara

RETE METALLICA? NO GRAZIE!
A bilancio 400mila euro per ingabbiare Ferrara

Si può scherzare con una bruttissima notizia? Ma sì, a volte è terapeutico, almeno riesci a evitare l’incazzatura. Ecco allora un gioco per i fedeli lettori di Ferraraitalia. Non proprio un gioco, un problemino da risolvere, come nella scuola di una volta.
Niente vasca da bagno senza tappo e col rubinetto aperto che butta acqua. E’ un problema differente. Fate conto di essere il Sindaco di Ferrara (o il Vicesindaco, che a Ferrara conta di più). State facendo il bilancio di previsione. E… miracolo!, vi avanzano in cassa la bellezza di 400mila euro. Vi affacciate sullo Scalone e constatate con soddisfazione i brillanti risultati del vostro primo semestre di governo: ‘la situazione è eccellente’, i cittadini son felici, se la passano e se la spassano. E allora, come impiegare quel tesoretto? A quale tema o necessità potete destinare quella somma?

Mentre ci pensate, vi informo (ma l’avrete letto anche voi) che la settimana scorsa il Sindaco di Ferrara, quello vero, ha anticipato al Carlino  la decisione di mettere a bilancio 400.000 euro per reti metalliche. Per acquistarle e metterle in opera. Il Carlino non è solo un giornale tremendo (o è quello che noi ferraresi ci meritiamo?), ma è colpevolmente superficiale. Riportava la notizia in un trafiletto, senza commento, limitandosi a suggerire che un bel po’ di quella rete metallica verrà probabilmente destinata alla grande area verde attorno al Grattacielo. Beh, non ci voleva un genio per avanzare questa ipotesi, Naomo lo va promettendo da mesi.

Infatti ieri – sempre sul Carlino ma questa volta in un articolo a tutta pagina e titolo su 5 colonne – Il Vicesindaco Nicola Naomo Lodi rilancia il suo progetto e promette: “Chiuderemo i parchi entro la fine dell’anno”. Ok, abbiamo capito, il concetto è chiarissimo. Ma i contorni della faccenda rimangono un po’ vaghi. Ad esempio: quanti metri di verde pubblico verranno chiusi a chiave, quali e quante piazze verranno ingabbiate? Per capirlo occorre rispondere alla domanda delle domande. E cioè: quanta rete metallica si può comprare con 400mila euro?

Qui non siamo al Carlino, qui a Ferraraitalia (poveri ma belli) ci piace far le cose sul serio. Così, ho preso foglio, penna e calcolatrice e mi son messo a far dei conti..
Prima però serviva una ricerca in rete: quanto costa al metro la rete metallica?  Mi si è aperto un mondo! Io, bel ignorante, credevo che di reti metalliche ne esistessero di due o tre tipi. Nossignore, le ditte specializzate forniscono ai clienti un catalogo sterminato. Così, trovo le reti zincate, le reti a maglia sciolta, le reti plastificate, le reti su misura, le reti ‘vivagnate sotto e sopra? (cioè?), le reti elettrosaldate. Perfino le ‘reti pastorali’. Queste mi verrebbe subito da scartarle, poi ripenso al nostro Sottomura invaso dalle greggi. Tutto sommato, possono tornare utili.

La faccio breve, Dopo aver confrontato varie ditte e varie offerte, ho concluso che una rete metallica di buona qualità (propenderei per la rete elettrosaldata), altezza 180 centimetri da terra e completa di paletti metallici, viene a costare dai 10 ai 20 euro al metro lineare. Faccio una media: diciamo 15 euro al metro.
La ‘risoluzione’ del problema è ormai a portata di mano. Basta una semplice divisione: 400.000 (la cifra messa a bilancio) fratto 15 (il costo unitario al metro lineare). Il risultato fa 26.666,66. Cioè a dire che, con quella cifra, Alan e Naomo possono recintare (chiudere dentro e/o chiudere fuori) più di 26.000 metri di parchi, giardini pubblici, piazze e aree verdi.
Siamo al cospetto di un’opera ciclopica, un progetto colossale, un’impresa napoleonica. Pensate che le nostre Mura misurano in tutto sei chilometri (6.000 metri) e che con quel popò di rete metallica si può fare il giro delle Mura quattro volte e passa.

Si può fare di più? Si può pretendere di più da questa volonterosa amministrazione a guida leghista?
Forse sì. Si può andare oltre. Spingersi più avanti. Uscire dalla storia ed entrare nella leggenda. Da esperto, quale ormai mi fregio di essere, mi permetto di dare un consiglio, a titolo gratuito, ai nostri amministratori. Sul mercato (www.trovaprezzi.it) c’è un articolo molto più economico. Più pratico. Più adatto allo scopo. Un rotolo di 100 metri di Filo Spinato Zincato (ottimo prodotto) costa meno di 18 euro. Insomma, con la stessa somma (sempre quei 400mila euro) Naomo Lodi potrebbe sbizzarrirsi, recintare Ferrara per più di 2 milioni di metri. Allora sì che potremo aspirare al titolo di città più sicura d’Europa, una città blindata, il più grande campo di concentramento del terzo millennio..

 

La fabbrica umana

Quel che si vede è. Nulla di più. Come enormi ciminiere di fabbrica, due torri elevate verso il cielo a produrre tutto ciò che serve: consenso, degrado, paura, impoverimento, depauperamento. Non due palazzi, ma due ciminiere di una grande impresa che distrugge la città lentamente. Non inquinante, ma mortificante. Verso il cielo come il fumo. Piantati a terra, come la morte. Grigi, come un giorno di tempesta. Nudi, come la povertà.

Duemila firme (+65) per le biblioteche del Duemila: e se a Ferrara fosse nata una nuova opposizione?

Le sei di sera, mi telefonano: sono in ritardo, appena in tempo per portare le firme raccolte tra amici e colleghi. Raggiungo la piccola e attivissima Biblioteca Rodari di viale Krasnodar, il punto di raccolta. Un magro bottino, le mie firme sono diciotto. “E in tutto quante sono?”, domando. “Con le tue siamo a 2.064 firme!!!“. 2065, perché proprio in quel momento un’utente si avvicina al banco prestiti per firmare il foglio della petizione popolare.

Appena venti giorni fa il sindacato promoveva una raccolta di firme per rilanciare e qualificare il sistema bibliotecario cittadino, nuove assunzioni e nuovi investimenti ( vai all’articolo ). Facciamo strada alla cultura, recitava il titolo della petizione e il gran successo della raccolta firme dimostra quanto i ferraresi tengano alla cultura e alle proprie biblioteche. Alla mozione dovrà rispondere direttamente il Sindaco a cui i promotori (venerdì mattina è prevista la conferenza stampa) porteranno in dono le oltre duemila firme. Insieme a una serie di domande scomode. Quali sono i programmi sulle biblioteche della nuova Giunta? Si impegna o no ad assumere almeno 10 nuovi bibliotecari, visto che le biblioteche sono già in emergenza personale e molti operatori andranno in pensione nei prossimi mesi?

E in ballo c’è anche la questione della ‘Grande Rodari’. Dopo che la nuova Giunta ha deciso di concedere il piano terra delle Corti di Medoro al comando dei vigili urbani, cancellando il progetto di aprire lì una grande e moderna biblioteca per servire tutta la zona Sud di Ferrara, Il sindaco Alan Fabbri ha dichiarato che per la nuova biblioteca verrà trovata una nuova collocazione. Ma dove, quando, con quali investimenti? Anche su questo la petizione chiede una risposta precisa.

Per ora si può dire che la nuova Giunta leghista rischia di essere sommersa dalle petizioni e dalle firme dei cittadini ferraresi. Tutto è cominciato con le 1.000 firme per chiedere la ripubblicizzazione del servizio rifiuti, gestito ora da Hera in regime di proroga. La petizione era stata presentata la primavera scorsa al sindaco Tagliani e discussa nel vecchio Consiglio Comunale, non senza qualche imbarazzo anche in casa PD. Ora la patata bollente è passata nelle mani del Sindaco Fabbri e dell’Assessore Balboni che dovrebbe avviare il tavolo partecipato di studio sulla ripubblicizzazione del servizio di raccolta rifiuti. A settembre il Consiglio Comunale non ha deciso nulla, ma nei prossimi giorni l’Assessore Balboni incontrerà i promotori del Battito della Città e si vedranno le reali intenzioni della Giunta.

Dopo quella sulla raccolta rifiuti è stata la volta della firmatissima (con la biro e sul web) petizione popolare pro-panchine, innescata dalla campagna contro le panchine del vicesindaco Nicola Naomo Lodi. Per ora (è nota la recente figuraccia in Consiglio Comunale) sono state riverniciate e ricollocate solo una decina di panchine, ma il vicesindaco ha ribadito i suoi programmi bellicosi. La battaglia pro e contro le panchine è destinata a continuare.

Terza petizione, quella promossa dagli studenti universitari contro la recinzione e chiusura notturna di piazza Verdi, un’altra idea made in Naomo, con l’appoggio del Sindaco e i dubbi del giovane Balboni. Ma, la notizia è di questi giorni, a essere recintata e lucchettata, piazza Verdi non sarà l’unica – viste le dimensioni della stessa, alla fine assomiglierà a un campo di basket in uno slum di New York – perché il vero obbiettivo della ‘campagna parchi sicuri’ rimane la zona del Grattacielo. Anche lì aspettiamoci cancelli, reti e lucchetti. E più telecamere. E più luci. E presto (anche questa è una solenne promessa) le pistole ai vigili urbani.

Bisogna ammetterlo, la nuova Giunta a guida leghista ha grandi progetti per trasformare Ferrara in una ‘città sicura’. L’unico problema è che ai ferraresi, o almeno a molti di loro, questi progetti non piacciono per niente. Ai giovani poi, le maledette sardine, ancora meno.

Nel prossimo futuro, sono sicuro, arriveranno nuove petizioni. Forse sta cambiando qualcosa in città. Nonostante la vittoria schiacciante alle ultime elezioni, a Ferrara l’opposizione non è morta, anzi, sembra viva e vegeta. Ha cambiato solo location: invece che dai banchi del Consiglio Comunale, si esprime altrove: con le firme, le petizioni popolari, i flash mob, i raduni di piazza. E le sardine naturalmente.

OSSERVATORIO POLITICO
Sardine contro l’odio, per una politica seria e responsabile

Piazza Castello stracolma! E’ una bella notizia. Forse la pacchia per Salvini e la destra
sta finendo. Vedremo. Intanto registriamo alcuni fatti. Il movimento delle ‘sardine’ è
nazionale. Le parole d’ordine delle imponenti manifestazioni sono chiare e forti:
contro l’odio, la guerra tra poveri la vincono i ricchi, chiediamo alla politica serietà e
responsabilità, basta con il populismo intollerante e violento, siamo antifascisti e i
valori della Costituzione sono la nostra guida.

Giustamente, i partiti del centro-sinistra partecipano, ma fanno attenzione a non strumentalizzare.
Quando nascono movimenti di questa portata bisogna interpretarli bene. La scintilla che li porta alla
ribalta è sempre occasionale. Ricordiamo Nanni Moretti che anni fa gridò alla piazza:
“Con questi dirigenti non vinceremo mai!”. Da lì nacquero i ‘girotondini’.
Oggi, è stato l’arrogante e spavaldo Salvini ad eccedere e a suscitare la reazione delle prime
‘sardine’ a Bologna. Hanno, poi, preso il largo nel mare grande delle cttà di tutto il
Paese. Vuol dire che sotto la cenere le braci erano accese. Il messaggio è indirizzato
a tutta la politica. Contro l’avversario ben individuato: la destra. Polemico verso il
campo diviso e rissoso della sinistra.

Rispettarne l’autonomia non significa non esprimere gratitudine a chi sta organizzando manifestazioni in tutto il paese.
E non ci esime, a noi vecchi militanti di una sinistra in crisi e stanca, di auspicare che questa
energia fresca e tranquilla diventi decisiva per vincere le elezioni del 26 gennaio.

Unità nella diversità per non consegnare la civile Emilia-Romagna a chi ospita nelle
proprie manifestazioni i fascisti di Forza Nuova e CasaPound. Ma ciò che si è
sedimentato nel profondo della società in questi anni ci fa sperare in una possibile
riscossa di più lunga durata. Vedremo.

Intanto casualmente, ieri a Ferrara, è avvenuto un confronto significativo.
In mattnata, una cinquantina di militanti di Forza Nuova erano al Grattacielo con le cupe,
tragiche e tristi bandiere nere.
In serata, migliaia e migliaia di giovani e persone di ogni età hanno manifestato con
serenità esibendo colori di ogni tipo e simboli gioiosi. E’ un buon inizio e di buon
auspicio. Eravamo stanchi della replica della stessa scena. Salvini chiuso in un teatro
a tenere un comizio. Fuori qualche Centro Sociale incendiava auto o si scontrava con
la polizia. La musica è cambiata. I suonatori, lo spartito e il pubblico fanno ben
sperare in una scena nuova.
Per dirla con un autore della mia giovinezza: “Ben scavato, vecchia talpa!”

Il buonismo all’eccesso è la benzina del razzismo

Voglio essere estremamente chiaro a proposito dei fatti accaduti a Ferrara sabato notte.

  1. Quel che è successo è gravissimo e non ha precedenti nella nostra città.
  2. Siamo di fronte a una pericolosa banda di criminali e spacciatori.
  3. Gli artefici dei disordini sfruttano la loro nazionalità e il colore della pelle come alibi.
  4. Nazionalità e colore della pelle non sono un’attenuante. Diritti e doveri sono gli stessi per tutti. Questo pone sullo stesso piano chiunque, di qualunque razza o credo religioso e politico sia. Le attenuanti valgono solo in ragione (per esempio) di uno stato di necessità o di estrema indigenza. E valgono per tutti alla stessa maniera. C’è una differenza abissale tra chi ruba o delinque per lucro e chi lo fa per sopravvivenza.
  5. I delinquenti che hanno creato una situazione di forte allarme sabato sera nell’area del grattacielo non agivano in stato di necessità, ma mossi dai loro loschi interessi e per la tutela dei loro traffici illeciti. Non meritano alcuna indulgenza.
  6. Chi sui social minimizza o esorta il ministro Salvini ‘a guardare piuttosto a quel che succede a Napoli’, usa un espediente arrugginito: non è cercando di spostare l’attenzione altrove che si risolvono i problemi. E, anzi, in questa maniera si inaspriscono gli animi e si inducono reazioni altrettanto insensate, come quelle di chi, esasperato, finisce per assimilare indiscriminatamente tutti i migranti ai criminali.
  7. Va ribadito che la distinzione fra persone perbene e delinquenti è trasversale alle razze, alle religioni, alle ideologie. Ciascuno per sé è chiamato a rispondere di ciò che fa e di ciò che non fa. E nessuno può essere accusato di correità semplicemente per il fatto di condividere il colore della pelle oppure un credo politico o religioso.
  8. Per contrastare il fenomeno della criminalità è necessario creare un coordinamento tra le forze dell’ordine sotto il patrocinio della Prefettura, così come avvenne a Ferrara, con ottimi risultati, già una dozzina di anni fa fra Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza, quando, fra l’altro, fu sgominato lo spaccio di droga nel sottomura.
  9. L’Amministrazione comunale è chiamata prioritariamente a intervenire su due fronti: quello della mediazione culturale attraverso i propri operatori e quello dell’ascolto dei cittadini e delle loro esigenze, per fornire risposte concrete tenendo conto anche delle soggettive ‘percezioni di insicurezza’, ed evitando sterili predicozzi sociologici.
  10. In conclusione: un gruppo di delinquenti ha tenuto in ostaggio la città per qualche ora, come mai era accaduto prima, minacciando, creando impedimenti al traffico, ostruendo l’accesso alla stazione e generando un situazione di evidente pericolo. Se si nega questa evidenza (paradigmatica rappresentazione di altre, meno drammatiche ma analoghe quotidiane situazioni di pericolo), si finisce inevitabilmente per suscitare una reazione di rabbia che andrà ad alimentare il pregiudizio anche attorno ai migranti che agiscono correttamente e si arrabattano ogni giorno per sopravvivere in maniera onesta.

L’uomo della Provvidenza (vestito da poliziotto)

“Notte di disordini a Ferrara. Roba da matti. Grazie alle forze dell’ordine. Sarò presto in città per mettere un po’ di cose a posto”. Quanto ci sia dello Spaccone-Paul Newman e quanto dell’uomo della Provvidenza-Benito Mussolini nel ministro dell’Interno – nonché segretario nazionale della Lega – Matteo Salvini è difficile valutare. Di certo, avessimo le doti dell’esorcista, intimeremmo un “esci da quel corpo, spirito immondo”. Il problema è che quello spirito non pare un intruso, ma si direbbe proprio connaturato nell’alfiere leghista.
Una nuova occasione per mostrare le sue muscolari e taumaturgiche doti gliel’hanno offerta i disordini scatenati a Ferrara sabato notte da un gruppo di nigeriani nella zona del grattacielo. Così, come i Pigiamini supereroi dei cartoni animati che stuzzicano la fantasia dei bimbi e “di notte risolvono la situazione”, il Matteo-nazionale è pronto per un’altra impresa. E proclama, spavaldo, la sua intenzione.
Lo attendiamo, dunque, con indosso la consueta divisa, ormai suo costume di rappresentanza: giubba della polizia che ostenta con sistematicità, suscitando nella pancia di qualcuno un senso di protezione e nella testa di altri i fantasmi di uno Stato repressivo che, incapace di far valere le norme del diritto e di favorire un civile dialogo all’interno della comunità, sceglie sbrigativamente di risolvere i problemi a pistolettate, non sempre e solo verbali. Intendiamoci: un conto sono i poliziotti veri, quelli che tutti i giorni svolgono con dedizione il loro lavoro per garantire la nostra incolumità. Altro è il ministro-travestito, travisato da tutore dell’ordine per ragioni scenografiche e dimentico del fatto che il suo dovere non è intimare, ma esortare, non è mostrare i muscoli ma il cervello.
La polizia è un apparato dello Stato, ed è intollerabile la concezione di uno Stato di polizia evocata dalla divisa indossata da un ministro…

foto di sandro abruzzese

Ferrara stanca e smemorata

di Giovanni Grappa

Ferrara città perfetta? Mica tanto. Piuttosto, città che si trascina, stanca ed estranea, distratta e smemorata. Così è dipinta in ‘CasaperCasa‘, l’ultimo romanzo di Sandro Abruzzese (Rubbettino Editore). Qui si esplora Ferrara, la provincia, il Delta, l’Emilia dei terremoti, il Polesine, in cerca di qualcosa di molto simile alla verità.
Il protagonista – Alessandro – è un insegnante in crisi nera per il fallimento del suo matrimonio, si è preso un anno sabbatico e vaga qua e là annotando quel che sente nel suo taccuino, su consiglio della psicologa. Tocca, annusa, ascolta, scruta, scrive e fotografa. La bocca ha un sapore amaro. Ne viene fuori un diario, un reportage ironico e malinconico, il documento di uno spirito stropicciato. Insieme all’amico ucraino – Giorgio Aggiustatutto – percorre strade, piazze, selciati e terre battute per scovare tracce di senso. Si aggira come una bestia ferita, vuole ritrovare la sua strada smarrita, visita il mondo che è in ogni luogo, e così si imbatte nei suoi spazi, nei suoi luoghi, nelle sue storie, nelle sue genti. Allora c’è gente che si ammazza, o che almeno ci prova. Ci sono gli zingari, i senzatetto col kebab fra i denti che rovistano nella spazzatura, i gitani autentici provvisti di tromba e fisarmonica ma sprovvisti di fascino esotico. C’è l’ex mercato ortofrutticolo con gli ambulanti arabi e i furgoni degli ucraini che consegnano cianfrusaglie ai connazionali. Capita il fallimento della banca cittadina, capitano gli affitti in nero. Capita lo striscione con la sagoma di un ragazzino ricciuto che si dice sia stato pestato dai poliziotti. C’è quel che rimane del Palazzo di vetro, c’è la Città del Fiume, c’è la zona Gad la stazione e il grattacielo, dall’alto del quale si può vedere che in fondo “è un pentagono venuto male, questa città”. Accadono i lavori in nero, i fuoribusta, lo sfruttamento dei nuovi arrivati, le imprese funebri che fanno gli sconticini.

Un momento di sollievo, le terre piane e d’acqua, i tramonti, l’ossigeno tormentato dell’Emilia paranoica dei Cccp, le luci della centrale elettrica, le donne sikh, il fascino di Micòl e dei Finzi Contini, cose belle e forse un po’ tristi, ma di nuovo la realtà – o la parte più rinsecchita di essa – prende il sopravvento, ed ecco persone vestite di verde che portano bandiere bianche con una specie di foglia di Marijuana al centro, sindaci contro certe unioni civili, tizi rasati con una bandiera nera e fiamma al centro. Ecco le barricate contro i profughi, tra barche e vongole. E poi, strani figuri che parlano di onore e libertà, a modo loro. Ecco il Quadrante Est e i suoi rifiuti tossici. Le farneticazioni dei vescovi, la gioia dell’imprenditore che viene a sapere del terremoto dell’Aquila, e poi i quartieri di container.
Bizzarra, la realtà! “Eh sì, proprio un bel siparietto”, potrebbe commentare Alessandro, “uno scherzetto tutto da ridere”.
Ma si può parlare davvero della realtà, in un libro? Come osserva candidamente Giorgio Aggiustatutto, “No solo libro parla di gente, pure vitadigente parladigente, no?”

Siamo al solito dilemma: scrivere, o vivere? Abruzzese prova a scrivere della vita, e lo fa con la forza di chi non ha voglia di aderire alle cose così come stanno, allora cammina tra i vicoli, guarda e parla, tra un sorriso ironico e il mal di stomaco, mezzo Céline mezzo Celati. Lotta tra pesantezza del mondo e leggerezza del pensiero che prova a liberarsi del pensiero, che fa fatica a dimenticare il passato. Perché il passato è difficile da dimenticare. Eppure c’è ancora chi ha il talento di dimenticare il 1943, e la sua notte.
Qualcuno, leggendo il bel libro di Abruzzese, potrebbe commentare: “Allora, se le cose per lui stanno così, perché non se ne torna da dove è venuto, in Irpinia, là sui monti, tra pecore e castagne?”.
A qualcun altro invece potrebbe venire una dannata voglia di uscire per strada e girare, magari casa per casa, cercando di dare forma e nome alle cose. Sforzandosi di aderire il meno possibile a quello che accade, a quello che c’è, a quello che capita, perché se è vero che l’uomo è una canaglia che si abitua a tutto, è anche possibile che sia giunto molto molto vicino al limite.

Domenica 16 dicembre Sandro Abruzzese sarà a Ferrara off ospite della rassegna ‘Tradire Bassani’

‘Nero Gad’: il nuovo libro condanna di Marcello Pulidori

Sabato pomeriggio alla libreria Feltrinelli di via Garibaldi, Marcello Pulidori ha presentato il suo nuovo libro ‘Nero Gad’. Redattore della Nuova Ferrara, scrittore, giornalista professionista dal 1995, si è occupato soprattutto di inchieste tra le quali il delitto Manservisi e il caso Palaspecchi. Queste informazioni sono scritte nel retro copertina del libro che ho acquistato prontamente per leggerlo.

Presentato dal suo editore, Faust edizioni, ha raccontato per più di un’ora ai molti presenti delle sue investigazioni nella zona “Giardino Arianuova Doro”, quella che oggi è conosciuta più come il luogo del degrado di Ferrara. Quella che un tempo, ha aggiunto Pulidori, “era un’isola felice dove la delinquenza non aveva ancora messo le mani”. Molti gli esempi negativi, dalle “merde sui pianerottoli dei grattacieli” all’aver fatto diventare questo posto la più grande piazza di spaccio a cielo aperto di Ferrara. Le descrizioni sono state dettagliate, sfiorando anche lo splatter quando si è parlato di efferati omicidi compiuti a colpi di macete. La colpa in gran parte è stata attribuita all’enorme flusso migratorio e alle autorità politiche le quali dicono, secondo i relatori intervenuti, che i problemi della zona dei giardini siano causati da una “distorta visione soggettiva della realtà”.

Aggressioni, scippi, rapine, ferimenti, prostituzione” sono state le parole più usate nel corso di tutta la conferenza, causate dagli immigrati presenti in quelle vie e che solo l’intervento dell’esercito e delle forze dell’ordine stanno portando a un ridimensionamento, come anche la vigilanza armata all’interno dei grattacieli. Inutile sarebbe sottolineare quali siano stati gli accorati appelli lanciati dagli oratori. E il pubblico in gran parte ha sempre annuito, confermando le parole dello scrittore. Nessuna autorità politica è intervenuta al dibattito, come nessuno dei rappresentanti delle etnie accusate per gran parte del tempo era presente. Posso anche aggiungere, avendo sfogliato il libro, che di esempi che facciano vedere una possibile luce in quel quartiere ce ne sono davvero pochi.

A questo punto non aggiungerò ulteriori riflessioni, non una parola su quello che ho osservato sabato. Il caso Gad è chiuso, il quartiere condannato. Aspettiamo, dopo l’esercito, i bombardieri, e che si ponga fine a questa inutile sofferenza e si riparta da zero.

Alcuni momenti della presentazione negli scatti di Valerio Pazzi. Clicca sulle immagini per ingrandirle

La denuncia di Yusuf: “Io cittadino nigeriano condanno chi sta rovinando il Gad”

La zona Gad è fra le più tristemente famose di Ferrara. Quasi ogni giorno si sente o legge di qualche scontro tra bande, spaccio, prostituzione, proteste dei cittadini che lì ci abitano. Basta scorrere un qualsiasi giornale che si occupi di cronaca locale per rendersene conto. E spesso i protagonisti sono cittadini di origine nigeriana. Allora proprio con una persona di questa comunità mi sono incontrato. E’ Yusuf Bello Osagie, titolare del negozio “In God we Trust” di via Ortigara. All’arrivo mi accoglie con un gran sorriso, mi fa entrare nel suo piccolo alimentari, con lui ci sono altri suoi conterranei, stanno festeggiando un compleanno. Mi fa cenno di sedermi e inizia una lunga conversazione, non c’è bisogno di fare domande. “La violenza che si verifica in queste zone io non me la so spiegare”, attacca. “Siamo venuti qui per migliorare la nostra vita e vorrei fare un appello a tutti i migranti: comportatevi bene”. Parole semplici, scandite in un italiano non del tutto spedito, ma chiaro. Yusuf è da sempre impegnato nella lotta al degrado del quartiere. Gli chiedo di continuare a parlare della situazione al Gad e del rapporto con gli italiani: “Dicono che gli italiani sono razzisti. Non è vero! Se ti comporti bene, ti trattano bene. Non è una questione economica o di colore della pelle, ma di comportamento”.

Rifletto molto su questa frase, lui sembra crederci, io un po’ meno. Ma lo lascio proseguire e gli chiedo la sua opinione sulle problematiche relative alla zona stazione: “Secondo me, per cambiare la situazione lì bisogna usare il pugno duro, bisogna controllare 24 ore su 24 quelle zone. Gli africani hanno paura della polizia. In Nigeria chi si comporta male viene sparato, chi ruba lo stesso”. Devo essere sincero, questa frase gliel’ho fatta ripetere svariate volte, ma approfondendo non credo voglia che si arrivi a questo anche qui. Continuando, Yusuf ritorna sui consigli per gli immigrati: “Tutti i migranti a Ferrara dovrebbero comportarsi bene, perché siamo persone, non animali. Ma spesso loro vivono come gli animali: pipì per strada, sporcano, buttano le bottiglie dal grattacielo”, e per i suoi colleghi commercianti aggiunge: “Anche loro devono seguire le regole, nel mio locale non ci sono delinquenti, non ci sono spacciatori né prostitute perché quando vedo un malvivente ho sempre chiamato le autorità. Anche gli altri alimentari dovrebbero farlo, non pensare solo ai soldi ma anche alla tranquillità.” Anche sugli orari di chiusura ha da dire la sua: “C’è un bar qui vicino che chiude in tarda notte e non crea tranquillità nella zona”. Poi per concludere aggiunge: “Non siamo tutti uguali, gli italiani non dovrebbero generalizzare, ci sono i migranti cattivi e quelli buoni, non bisogna accomunare tutti”. Non mancano poi ringraziamenti al sindaco e alle autorità, che dice essere sempre presenti e di aiuto a questa zona, ma che pure potrebbero fare di più.

Finita l’intervista lo saluto, esco fuori e camminando mi avvio verso il ‘giardino’, un gruppetto di ragazzi di colore è impegnato a parlottare. Si è fatto tardi, e noto così l’inizio del ‘turno’ di ronde delle biciclette, sulle cui selle sono sedute le vedette impegnate nel controllo delle zone di spaccio. Mi avvio verso l’auto, ma non è un addio, è solo un arrivederci…

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Prospettive ingannevoli

La luna prova ad ammorbidire questa veduta del grattacielo e dei palazzi vicini, ma altro non fa che sottolinearne l’incuria e l’abbandono. I grattacieli sembrano passarsela bene tutto sommato, appaiono curati e manutenuti, ma tutti sappiamo che la vita dentro e attorno è tutta un’altra storia. La fragilità in questo caso è umana e contagia i luoghi in cui si esprime, con i muri scrostati, le insegne vecchie e spente di negozi e officine ormai chiusi.

“[…] le città come i sogni sono costruite di desideri e di paure anche se il filo del loro discorso è segreto, le loro regole assurde, le prospettive ingannevoli, e ogni cosa ne nasconde un’altra.” (Italo Calvino, “Le città invisibili”)

Foto di Stefania Ricci Frabattista

logo-korakoinèKoraKoinè è un’Associazione di promozione sociale e culturale nata a Ferrara nel 2014. Tra le finalità, quella di promuovere iniziative volte alla sensibilizzazione e diffusione della cultura del territorio, in accordo con l’art.9 della Costituzione italiana, che tra i principi fondamentali riconosce la tutela del patrimonio culturale e del paesaggio della nazione.

Clicca qui per visitare la pagina Facebook dell’associazione

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IMMAGINARIO
Dipendenze in vista.
La foto di oggi…

Dipendenza da un certo tipo di cibo, di gioco, di sostanza o anche solo di abitudini, che si sono così radicate da essere irrinunciabili. Racconta questo la mostra fotografica “Dipendenze quotidiane”. E’ in mostra alla galleria Carbone di Ferrara. Le opere sono quelle raccolte dal concorso sul tema promosso dal Punto d’ascolto sulle dipendenze-Grattacielo 183 con il Servizio per le dipendenze patologiche dell’Asl di Ferrara insieme al Centro servizi per il volontariato.

“Dipendenze quotidiane”, Galleria del Carbone, via del Carbone 18/a, Ferrara. Ingresso libero da mercoledì a venerdì ore 17-20; sabato e festivi 11-12.30 e 17-20; chiuso lunedì e martedì.

OGGI – IMMAGINARIO FOTOGRAFIA

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“Dipendenze quotidiane”: la locandina della mostra fotografica alla galleria del Carbone di Ferrara

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

[clic sulla foto per ingrandirla]

primato-verticale

Il CASO
Il primato verticale del Burj Kalifa

2. SEGUE – Fra le prime cinque torri commerciali, i grattacieli, nella graduatoria stilata in architettura dal World’s Tallest Skyscrapers Emporis, risultano in ordine crescente di altezza:

5° posto Taipei 101 Taipei mt 509
4° posto Freedom tower New York mt 541
3° posto Abraj al Bbait La Mecca mt 601
2° posto Shangai tower Shangai mt 632
1° posto Burj Kalifa Dubai City mt 828

Un primo posto esaltato dalla notte del record senza collocazione nel tempo, tanto attesa a Dubai City dopo cinque anni di intenso lavoro, e non poche traversie finanziarie. La grande torre, la torre del Califfo, o Burj Khalifa, viene letteralmente incendiata da una cascata di fuochi d`artificio dalla sommità alla base. Arricchita da fontane con giochi d`acqua lanciati fino a 150 metri intonanti Il “Nessun dorma” di Pavarotti come un tributo alla grandiosità, il capolavoro dell`ingegneria viene resa al mondo in tutta la sua potenza estetica con la livrea argentea luccicante come un abito da sera formato da 150.000 metriquadrati di cristalli specchianti ad altissima prestazione.
La notte ha stelle, tante stelle, ma lo spettacolo per noi occidentali è fissato sul palcoscenico regale quando lo sceicco Mohammed bin Rashid Al Maktoum entra nello spazio visuale, una “Le mille e una notte”, nella sua kandhoura bianca per inaugurare il Burj che a sorpresa si chiamerà Burj Khalifa, in omaggio allo sceicco Khalifa bin Zayed Al Nahayan, anche lui presente, sovrano di Abu Dhabi e finanziatore ultimo del progetto.
Per i più distratti, la torre di proprietà di Emaar Properties e progettata dall’architetto britannico Adrian Smith, è ispirata alle forme di un fiore di Hymenocallis, molto popolare a Dubai; possiede il più veloce ascensore al mondo, manco a dirlo, che raggiunge in 50 secondi il 124° piano, circa 550 metri di altezza, l’ultimo fruibile dai visitatori. Si ipotizza che da qui si abbia un allungamento della vista fino a ottanta chilometri di fronte, ma è impressionante vedere transitare giganteschi aerei al disotto dei propri piedi posti a circa 550 metri di altezza.
Accoglie l’esclusivo Hotel Armani oltre 700 appartamenti tutti venduti, uffici, piscine e il tutto per un investimento di 1,5 miliardi di dollari. Da terra, guardando in alto, le nuvole si rincorrono e spesso gli ricoprono il puntale come un grande albero di Natale; dall`apparire del Burj Khalifa le altre torri sulla terra sono affette da nanismo, lo skyline di Dubai City ha subito un cambio senza precedenti considerato che le torri presenti nell`area misurano in altezza solo, si fa per dire, 200/250 metri.
Le critiche sulla realizzazione erano e sono taglienti. Quale sostenibilità? Contestuale-urbanistica? Ambientale? Sostenibilità sociale ? Economica?.
E` convincimento comune che oggi di una torre, vista l`importanza materica, si dovrebbe valutarne anche la virtuosità sotto il profilo dell`analisi Lca e quindi non solo misurare la propria efficienza energetica o il rapporto con le energie rinnovabili applicate, ma anche quanto abbia agito sull`ambiente la sua costruzione e quanto abbiano pesato per la sostenibilità ambientale i componenti necessari e prodotti, impiegati per la sua costruzione, nonchè la manutenzione e l`ipotetico costo energetico per la demolizione.
Si è scritto “dell’arroganza di pianificazione degli sceicchi” oppure “rappresenta un contributo difficilmente sostenibile.” “Un cattivo esempio per l’Europa che si sta concentrando sull’ ammodernamento degli edifici in chiave efficiente e sostenibile”, o ancora “un’ inutile simbolo di prestigio economico, che rappresenta solo il potere del denaro” e per altri “inevitabile la necessità di paragonare l’edificio alla torre di babele, portatrice nel libro della Genesi di odio e discordia”, fino al “monumento auto-celebrativo è un invito al disastro”.
Di certo è che nel Burj Khalifa sono state impiegate le piὺ attuali tecnologie progettuali e costruttive, tenendo anche in considerazione gli elementi ambientali come il vento pari ad una velocità di 250 km orari, le oscillazioni apicali e le differenze di temperatura fra la sommità e la base assimilabili ad un cambio di stagione. Le vetrazioni sono il meglio a disposizione, la livrea argentea del gioco pirotecnico dei cristalli specchianti è posta in funzione di un clima esterno dalle alte temperature e per le decise escursioni termiche. Un severo impegno per gli esperti del microclima avendo di fronte l`obiettivo di rendere vivibile un volume di straordinaria complessità abitativa. Ma i record, anche i piὺ estremi, hanno la prerogativa di essere abbattuti. Altre altissime torri fino a 1200 metri di altezza si stanno annunciando per i prossimi anni, in una competizione fra Paesi mediorientali, asiatici e Cina.
Sappiamo che ancora sarà un cristallo brillante e prestazionale ad oltrepassare le nuvole.
Ne seguiremo gli sviluppi aspettando la prossima notte dei record.

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IL CASO
Toccare il cielo con un cristallo

La notizia è di quelle che fanno rumore nel mondo dell`architettura, di quello industriale collegato e dei grandi record contemporanei: il principe Al-Waleed bin Talal, ricco uomo d`affari da oltre 20 miliardi di dollari e membro della famiglia reale Saudita, procederà da ora senza sosta con i lavori per la costruzione della sua futura torre in acciaio e cristallo, la Kingdom Tower, prevista a Gedda per il 2019. Una freccia scoccata nel punto più alto del mondo, pare oltre i 1000 metri, si mormora 1008 metri, ma ancora non è precisato il dettaglio finale.

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Il rendering della Kingdom Tower.

Prosegue di slancio nel terzo millennio ciò che dalla notte dei tempi è il sogno coltivato nella mente di uomini potenti, re e imperatori: ostentare attraverso il simbolo di una costruzione verticale che raggiunga e superi il cielo, oltre le nuvole, il potere inaccessibile ai più, il raggiungimento di una congiunzione tangibile fra il tempo terreno e il sovrannaturale, sospeso fra l`inquietudine, il tormento, la fama e l`insonnia degli architetti incaricati.
Gli esempi non mancano: dalla torre di Babele prepotente icona non ancora svelata appieno alta pare 90 metri, le piramidi egiziane alte oltre 140 metri o delle civiltà precolombiane nel Nuovo mondo, alle torri medievali cresciute nel tessuto urbano all`interno della competizione fra le varie famiglie nobiliari e i comitati d`affari, (a titolo di esempio fra le 100 stimate costruite in quel tempo a Bologna, la Torre degli Asinelli misura in altezza 98 metri) e, solo come modello dei tempi che stavano cambiando, la parigina Tour Eiffel alta 301 metri e simbolo dell`Esposizione Universale del 1889.
Dal XX secolo, con la costruzione delle prime torri americane, la Chrisler tower, la Trump tower, l`Empire State Building, se il successo commerciale e l`immagine rimangono la motivazione determinante, è la speculazione immobiliare che diviene trainante. Grazie al contributo delle nuove tecnologie progettuali e costruttive combinate all`innovazione dei materiali di rivestimento utilizzati nelle nuove torri, si introduce l`epopea dell`acciaio e del vetro quale abito conveniente e d`impatto, e diversi decenni dopo anche virtuoso e sostenibile.
Dagli anni Trenta del `900 le architetture verticali rappresentano i luoghi, sono i landmark per eccellenza. Archistar di tutto il mondo si sono confrontate, per la verità non sempre in modo originale, per far sì che il loro committente potesse toccare il cielo con un cristallo. Una grande emozione conquistarle queste vette e ve lo racconteremo.

Per vedere un breve video sulla costruzione delle Kigdom Tower clicca qui.

CONTINUA

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IL CASO
Due anni di biciclettate contro spaccio e degrado in zona stadio: dalle finestre applausi e fischi

“Ciao quartiere”, scandisce ad alta voce la ragazza che apre il corteo di una ventina circa di persone.

“Comitato Zona Stadio: biciclettata per riqualificare il quartiere. Unitevi alle pedalate per un quartiere migliore. Nella biciclettata toccheremo i punti nevralgici del quartiere: piazza Castellina, la zona dell’acquedotto, via Oroboni e il grattacielo”. Annuncia al megafono Massimo Morini, presidente del comitato nato il 15 marzo 2013, che ieri ha festeggiato il secondo compleanno con tanto di pasticcini, brindisi e palloncini legati ai manubri.

“Due anni di biciclettate – racconta al megafono un altro signore mentre pedala sotto le finestre di via Oroboni – cento serate in strada, due fiaccolate, dieci presìdi contro il degrado e lo spaccio di droga”.

“Buonasera signora siamo tornati – dice un signore rivolgendosi ad una donna che si affaccia alla finestra – siamo qui per voi. Se saremo in tanti, verremo ascoltati. Non nascondetevi dietro alle finestre”.

“All’inizio ci davano per morti dopo due mesi – spiegano dal comitato – ci dicevano che eravamo dei patetici, che non avevamo di meglio da fare. Abbiamo ricevuto delle offese, ci hanno anche tirato dell’acqua in testa, e gettato i vetri per terra, ma noi andiamo avanti contro il degrado e lo spaccio di droga”.

Non tutti infatti apprezzano l’iniziativa di questi cittadini. C’è chi la considera eccessiva o non risolutiva rispetto al problema o anche molesta per i rumore degli slogan declamati al megafono e dei fischietti. Per il comitato questo è invece proprio lo strumento di disturbo a quelli che loro vedono come attori del degrado della zona, ovvero gli spacciatori.

“Salviamo il quartiere”, grida una signora. “E allora pulitelo”, gli urla laconico di rimando un signore da un cortile.

Ma c’è anche qualcuno che si affaccia dalle finestre ad applaudirli. Di certo, conseguenza o meno della loro presenza, per le strade, quando passa il corteo, non si vede nessuno di sospetto.

“Ci troviamo ogni venerdì sera alla 21 nel Piazzale Giordano Bruno di Via Cassoli – spiega Morini – lo scopo è monitorare il quartiere. Stiamo valutando con il Comune altre iniziative per riqualificare la zona, per farla rivivere, perché per migliorare la qualità di un quartiere la cosa più importante è viverlo. I residenti della zona non sono molto partecipi, un nostro grosso problema è quello di coinvolgere i cittadini. Il coinvolgimento è difficile, e stiamo cambiando tipo di iniziative per invogliare le persone ad uscire di casa e partecipare attivamente.”

“Purtroppo ogni volta che abbiamo messo i volantini ce li hanno tolti – spiega un signore – così abbiamo creato un blog: http://comitatozonastadio.wordpress.com”.

“E non si dica che non c’è neanche un cane” scherza Morini, riferendosi alla mascotte a quattro zampe del comitato.

(foto di Stefania Andreotti)

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IMMAGINARIO
Bisogno di sicurezza.
La foto di oggi…

Oggi alle 18, presso la Sala Polivalente del Grattacielo (Viale Cavour 189), si terrà il secondo incontro (dopo il primo, del 5 febbraio, sulla prostituzione) dal titolo: “Una città sicura. Teorie e pratiche per promuovere la sicurezza”.

Interverranno: Aldo Modonesi (Assessore ai Lavori Pubblici e Sicurezza), Carlo Pieroni (Comandante Provinciale Carabinieri di Ferrara) e Gian Guido Nobili (Responsabile area ricerca e progettazione Servizio politiche per la sicurezza e la Polizia Locale Regione Emilia-Romagna).
Verranno presentati e commentati i dati sulla criminalità e sulla sua percezione da parte della cittadinanza in Emilia Romagna, contestualizzando quindi la posizione di Ferrara nel contesto regionale. Il fuoco della discussione sarà poi portato sulle politiche sulla sicurezza della Regione Emilia Romagna, la loro base teorica, gli aspetti più tecnici e gli approcci maggiormente sperimentali. Infine, aprendo un momento di confronto con il pubblico, si accennerà alle richieste più comuni da parte della cittadinanza in materia di sicurezza approfondendone concretamente gli aspetti di utilità e quelli di criticità.

Il prossimo approfondimento è in programma giovedì 5 marzo alle 18, sempre nella Sala Polivalente Grattacielo (viale Cavour 189)
I PERMESSI DI SOGGIORNO NELLA NORMATIVA, OLTRE I LUOGHI COMUNI.
Ne parlano Chiara Sapigni (Assessore alla Salute Servizi alla Persona e Immigrazione), Michelina Pignataro (Dirigente dell’Ufficio Immigrazione della Questura di Ferrara), Federico Tsucalas (Coordinatore del CSII), Massimo Cipolla (esperto giuridico CSII)

Le iniziative sono inserite nel progetto “Area stazione… e oltre”, predisposto dall’Ufficio Sicurezza e dal Centro di Mediazione e reso possibile grazie a un recente Accordo di Programma tra il Comune e la Regione Emilia Romagna.

Qui ulteriori info sul progetto.

OGGI – IMMAGINARIO INCONTRI

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

[clic sulla foto per ingrandirla]

foto di Ilaria Baiamonte
foto di Ilaria Baiamonte
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SPECIALE FE vs FE
Grattacieli, uno sfregio da eliminare

Il grattacielo è uno sfregio estetico alla città, è evidente che la classe politica sotto la quale è stato partorito e contestato fin dagli anni ’60 da un intellettuale come Giorgio Bassani, non aveva il senso della bellezza. Del resto le cose non sono cambiate molto, basta guardare Darsena City per sentirsi in una città dove il passato colto è stato dimenticato per cedere alle tentazioni della peggior modernità.
Chi ha progettato le due torri poteva anche copiare da esperienze illuminate, il mondo ne è pieno. E poi, costruire spingendosi verso l’alto non significa per forza infilarsi in un tunnel architettonico irrecuperabile anche per i più fantasiosi e dotati professionisti. C’è chi per provocazione vorrebbe cancellare il grattacielo con un’operazione di demolizione tout court, come il presidente dell’Ordine degli architetti Diego Farina, mentre lo pensa per davvero l’82 per cento degli oltre cinquecento ferraresi che hanno risposto al sondaggio promosso dalla Nuova Ferrara. I numeri però restituiscono un problema diverso, di ordine pubblico piuttosto che estetico, legato a spaccio, microcriminalità, degrado e alla presenza di extra comunitari che delinquono e di altri che vivono una dimensione estranea alla nostra, per lo più in contrasto con le regole da noi condivise. Inutile il buonismo. Abbattere il grattacielo, dove abitano 200 famiglie, molte delle quali coprono le spese inevase di altri, non risolve e non elimina la presenza degli “indesiderati”, può solo consolare gli offesi nel proprio gusto estetico.
E allora da dove comincia la riqualificazione del Gad, il quartieraccio della stazione? Credo sia bene abbattere, ovviamente nel portafoglio, chi affitta in nero, intasca i soldi e poi si lamenta del crollo dei prezzi delle case.

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SPECIALE FE vs FE
I grattacieli, un contenitore per raffinati atelier

La città è importante a seconda di chi e di come la vive. Anche il grattacielo è un contenitore che va valutato come struttura e non per il suo contenuto. Pensiamo a come viene utilizzato prima di abbandonarlo. Valorizzare i contenitori con i contenuti è un bell’esercizio architettonico, ma anche un dovere sociale. Così hanno fatto da molte parti come ad esempio a Pechino in cui hanno trasformato una fabbrica di armi a guerra in un contesto di atelier di artisti contemporanei ed è diventato un centro di riferimento per l’arte contemporanea. Allora la domanda da porci è: se nel grattacielo ci vivessero architetti, ingegneri, professionisti, lo percepiremmo allo stesso modo? Il problema è il grattacielo o chi vive nel grattacielo? Dunque la questione non è abbattere il grattacielo, ma analizzarlo nella sua problematica di emarginazione. Il grattacielo deve essere valorizzato per integrarsi nel vivere meglio dentro la nostra bella città. I grandi architetti, e in sala alcuni sono presenti, sono innanzitutto dei sociologi che pensano prima alle persone e ai loro spazi e poi progettano i contenitori in cui esse abiteranno e vivranno. Allora io credo che si debbano rivalutare tanti spazi vuoti o mal gestiti (e a Ferrara ce ne sono tanti) riportandoli ad una dimensione più umana, più sensibile al vivere che non al sopravvivere. Pensiamo allora a come rivitalizzare questi patrimoni architettonici, non a distruggerli.

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L’OPINIONE
Il recupero urbano a Ferrara. Pastore: “Priorità a chiese e mobilità”

di Michele Pastore*

I temi di dibattito sulla nostra città si possono dividere in due gruppi: problemi che attendono una soluzione urgente, perchè evidenti nella loro oggettività e gravità, ed altri che possono essere valutati e sviluppati partendo da “provocazioni” frutto di elaborazioni intellettuali del lavoro culturale. Parto da questi ultimi perchè di recente dibattuti.
Salvatore Settis sostiene che le città si distruggono quando perdono la memoria di sé. Io concordo, ma mi permetto di aggiungere che per memoria intendo “tutta la memoria”. Non solo quella riconducibile ad una particolare epoca storica. Le città, e così Ferrara, sono l’insieme della stratificazione della vita degli uomini che si manifesta con oggetti che diventano “segni urbani”: segni materiali e segni immateriali presenti nella immaginazione di ciascuno di noi. Dobbiamo sforzarci di pensare che tutti i segni urbani esigono un’estensione del concetto di conservazione, passando dalla semplice congelazione di un pezzo di città alla proposizione del passato urbano come necessario di “protezione allargata”. In questi termini si pongono le recenti raccomandazioni Unesco per le città; e noi facciamo parte del patrimonio Unesco. Forse dobbiamo tentare di “trasmettere” la nostra città ad un futuro nel quale la sua immagine è il derivato delle trasformazioni operate dalla vita dei suoi abitanti, anche con le loro possibili contraddizioni. Mi riferisco ad una iniziativa di Ferraraitalia che ha posto al dibattito quattro temi ritenuti di attualità per la città: la demolizione dei grattacieli, la riapertura del canale Panfilio, la sistemazione del giardino delle duchesse, l’ampliamento della Ztl su Corso Martiri. I primi due temi, al di là della simpatica provocazione, difficilmente possono essere affrontati in una fase economica caratterizzata da poche risorse: in una fase cioè di “vacche magre” nella quale è necessario individuare ed operare sulle priorità.
Mi soffermo quindi soprattutto sul tema dei grattacieli che dal punto di vista intellettuale è certamente il più vivace. A parere mio però questo non si configura come un’emergenza urbanistica per la città. Perchè voler distruggere un segno urbano consolidato, marginale al centro storico, che da materiale è diventato immateriale nella memoria e nella riconoscibilità per i viaggiatori che transitano o che arrivano a Ferrara? E’ viceversa certamente un’emergenza sociale che va affrontata come dovrebbero esserlo tutte le criticità delle periferie urbane. Le demoliamo tutte o piuttosto operiamo con soluzioni sociali ed interventi di “rammendo urbano” come propone di fare Renzo Piano? Io sono convinto della giustezza di questa proposta che è certamente meno eclatante ma anche più praticabile seppur sempre delicata.
La riapertura del canale Panfilio invece presenta oneri e problemi che la nostra comunità oggi non sarebbe in grado di affrontare e pertanto non mi ci soffermo.
L’ampliamento della Ztl, battaglia di cui mi sento partecipe, andrebbe visto in un quadro coerente con i piani della mobilità e della viabilità per evitare di aggravare le cose con un intervento che se isolato diventa eccessivamente radicale.
La riapertura del giardino delle duchesse è certamente un tema rilevante che mira a riaprire e a rendere fruibili i “segreti nascosti” di Ferrara. Ma Ferrara ha anche la memoria corta: anni fa fu bandito un concorso sulle “piazze” tra queste vi era anche il giardino delle duchesse. Che fine hanno fatto i progetti? Forse sono scomparsi perché è stata premiata l’accademia e non la realizzabilità.

Ora in poche righe vi accenno, auspicando di poterne riparlare, a casi che necessitano di soluzioni urgenti a seguito dei danni del terremoto di due anni fa, salvo perdere pezzi enormi di patrimonio culturale della nostra città. Si tratta in genere di chiese e tra queste, perchè ho avuto occasione di occuparmene di recente come Ferrariae Decus, vorrei porre il caso della Chiesa di San Domenico. Questa imponente chiesa, un austero edificio barocco degli inizi del ‘700 (costruita su un preesistente edificio del XIII secolo), ha visto peggiorare il suo disfacimento, iniziato fin dalla metà del 2000, con il terremoto del 2012. All’interno vi sono opere fondamentali per il patrimonio culturale della città in totale abbandono e degrado: il grande coro ligneo dell’abside a 38 stalli datato 1384, la Cappella Canani, attuale sacrestia (una delle absidi della chiesa trecentesca preesistente), che contiene il monumento funebre di Giovan Battista Canani ed è completamente rivestita da armadi e decorazioni lignee settecentesche. Cerchiamo di non perdere questo patrimonio.
Su questi temi si deve mobilitare la città perchè sono delle vere priorità oggettive.

* L’architetto Michele Pastore è presidente di Ferrariae Decus

Foto di © Bighi Oreste

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Per la ‘signora Ada’ e gli altri assenti, audio e foto di Ferrara vs Ferrara…

Il dibattito sugli interventi da realizzare per migliorare la vivibilità di alcune aeree urbane cittadine prosegue, anche su impulso delle recenti iniziative. Pubblichiamo qui l’audio integrale e una galleria di immagine relative all’incontro “Ferrara vs Ferrara, le controverse proposte per la rinascita della città estense”, organizzato da Ferraraitalia, che si è tenuto lunedì in biblioteca Ariostea.
Il resoconto del dibattito è disponibile sulle nostre pagine web. Per leggerlo cliccare [qua]

 

Ferrara vs Ferrara (prima parte: introduzione, grattacieli, canale Panfilio)

 

Ferrara vs Ferrara (seconda parte: Giardino duchesse, corso Martiri, conclusioni)

 

Il pubblico di Ferrara vs Ferrara
Sergio Gessi
Il pubblico e Stefania Andreotti impegnata nelle riprese video
Andrea Cirelli
Il pubblico durante il dibattito
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Sergio Fortini
Giovanni Fioravanti (a destra, con Andrea Vincenzi e Sergio Gessi
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Giorgia Pizzirani, Sara Cambioli e Sergio Gessi
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Il pubblico durante una votazione
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Raffaele Mosca
Gianni Venturi
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Elettra Testi
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Andrea Poli con Andrea Vincenzi
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Il pubblico presente in biblioteca con Andrea Cirelli e Alessandra Chiappini in primo piano
Sara Cambioli e Sergio Gessi
Giorgia Pizzirani con sara Cambioli
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Gianni Venturi
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Fausto Natali
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Il grattacielo

Pronto, Ada, oggi debbo proprio sgridarti perché non vieni mai alle assemblee e alle manifestazioni che si organizzano per rendere Ferrara ancora più bella. Io è un pezzo che partecipo e ne ho tratto grande giovamento. Prima di tutto ho imparato che manifestare in visone è un tantino disdicevole e, allora, mi sono fatta una serie di cappottini in velluto a costa larga finto povero che sono un amore. Oddìo, mi sono costati una fortuna ma non importa: il velluto a costa larga è di sinistra. La prima zona da risanare presa in esame è stata quella del grattacielo, pensa che se n’è occupato il sindaco in persona, ha chiamato Modonesi… (non sai chi è Modonesi?, l’assessore ai Lavori pubblici, un bel giovanotto, ma anche il sindaco non è mica male, con quelle chiome bionde alla Melozzo da Forlì). Dunque, non farmi perdere il filo, il baldo giovanotto e Melozzo da Forlì discutono un po’ tra loro e poi decidono di convocare d’urgenza una Giunta. I pareri sono tanti e talora discordi, ma da ultimo la Giunta delibera: per risanare la zona è necessario dipingere il grattacielo, già ma di che colore? Questa volta viene convocato in seduta straordinaria il Consiglio comunale e si decide che il grattacielo sarà bluette. Ma si – dicono entusiasti i consiglieri – quel bel blue pentola, meglio se lucido, diamogli una mano di smalto, urla a gola spiegata l’assessora architetta, vado io stessa a comperarlo al brico che costa meno. Così il grattacielo sembrerà davvero una pentola ed evocherà l’idea di passati di verdura profumati e di golose zuppe di fagioli, altroché eroina!
Cara Ada, come dicono fanno: il grattacielo è ormai una incontrovertibile pentola, ma le cose non migliorano. Altro iter deliberativo, prevale una decisione ardita: per risanare la zona il grattacielo-pentola non è sufficiente, bisogna pitturare gli abitanti e che spariscano per sempre le diversità etniche e sociali, fatte salve le sacrosante differenze di sesso. Detto fatto: si inviano tecnici al reparto grandi ustionati di Padova, dove la pelle non soltanto la colorano ma la creano di sana pianta. Si procede alla bisogna. La notizia che in una zona di Ferrara si dipingono tutte le persone dello stesso colore fa il giro del mondo. Arriva un messaggio di Salvini: “A morte i clandestini”, arriva un messaggio di Renzi: “Purchè sia salvo il patto del Nazzareno!”Ma c’è un negretto, un senegalese bello come il sole, che il suo colore proprio non lo perde. Per quanto l’assessore all’ambiente ripassi il pennello intinto nella biacca, le carni del senegalese rimangono d’ambra scura. Allora, sindaco, assessori e consiglieri si arrendono: “Non siamo mica noi i razzisti, è lui che è nero”.

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ESCLUSIVA
Parla il progettista dei grattacieli: “Abbattere le torri? Una scorciatoia a un problema complesso”

In mezzo alle tante polemiche che ruotano attorno al grattacielo, abbiamo pensato di andare a cercare chi lo aveva progettato proprio sessant’anni fa, per capire quali erano le intenzioni iniziali.
Tutto pare essere nato, così riporta Lucio Scardino nel suo “Itinerari di Ferrara Moderna”, dalla tesi di laurea Una casa a torre nella città di Ferrara discussa a Zurigo dall’architetto ferrarese Gian Carlo Capra. I lavori vennero affidati all’impresa Armando Anzempamber, che incaricò due architetti romani, Luigi Pellegrin e Sergio Delle Fratte, della rielaborazione progettuale dell’idea iniziale.
Di quel gruppo oggi sembra essere sopravvissuto solo Sergio Delle Fratte, che ha 92 anni e vive a Roma con la moglie Vittoria di 91. Ancora lucido, ma con qualche comprensibile problema comunicativo legato all’età, ha affidato il suo racconto al figlio Fabrizio, anche lui architetto.

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Foto storica del grattacielo all’epoca della costruzione (foto d’archivio studio di Sergio Delle Fratte attribuita al fotografo Peguiron)

“Non sapevamo dell’opinione diffusa di voler abbattere l’edificio, né della sua situazione di degrado”, ha detto con stupore e rammarico Fabrizio Delle Fratte, “alla notizia mio padre si è fatto una grassa risata perché ritiene l’abbattimento una scorciatoia per risolvere un problema complicato”.
Così Fabrizio ha pensato di mettere suo padre di fronte al computer e con l’opzione Street view di Google maps, per la prima volta dopo tanti anni, lo ha riportato virtualmente alla base delle torri.

“Mio padre – ha raccontato – è rimasto molto colpito dallo stato di decadenza del fabbricato. Ha notato un cambiamento nella parte basamentale dell’edificio, che in origine era diversa perché doveva contenere un cinema e un grande magazzino. Le residenze del primo piano non c’erano, perché quegli spazi avrebbero dovuto ospitare dei servizi. Ora al piano terra ci sono solo pochi negozi, gli altri sono abbandonati, forse, se fosse stata mantenuta l’idea originaria, non avrebbero fatto quella fine. Inoltre mio padre ha notato subito l’assenza di manutenzione, le dozzine di antenne, il cambiamento di colore e il fatto che i piazzali circostanti ora sono adibiti a parcheggio. Non è stato il modo migliore per conservare quel posto”.

(foto d'archivio studio di Sergio Delle Fratte)
(foto d’archivio studio di Sergio Delle Fratte)

Ma quali erano le intenzioni iniziali dei progettisti?
“Mio padre – ha proseguito Fabrizio – ha spiegato che per capirlo bisogna necessariamente storicizzare il contesto. Era il 1954, il dopoguerra, e c’era una forte richiesta abitativa. La priorità dell’amministrazione era realizzare una struttura ad alta densità e a basso costo per andare incontro alle esigenze di alloggio dei cittadini. Il grattacielo di Ferrara doveva avere residenze nella parte media e alta e servizi in quella bassa. Avrebbe quindi dovuto essere un edificio con una vita sua e portare una serie di servizi all’interno. Dal punto di vista di inserimento nel contesto e di sviluppo avrebbe potuto avere un esito diverso se accanto agli appartamenti, fossero rimasti i servizi”.

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(foto d’archivio studio di Sergio Delle Fratte attribuita al fotografo Peguiron)

L’architetto che ha progettato il grattacielo ricorda come venne accolto dalla città?
“Da parte dell’amministrazione comunale ci fu massima disponibilità, tanto che il progetto gli fu approvato in due mesi, un tempo impensabile per il periodo odierno. Ribadiamo che la priorità allora era dare le case alla gente, questo spiega un altro fatto eccezionale: l’area sulla quale fu eretto l’edificio, fu data in dono dal comune all’impresa costruttrice, a seguito del suo impegno a tenere bassi i costi. Poi però ci furono anche molte polemiche soprattutto sull’altezza dell’edificio, tanto che Pellegrin, l’altro architetto, decise di abbandonare il progetto. Poi sorsero problemi anche con l’ingegnere che seguiva i lavori. Mio padre sostiene che gli ha modificato il progetto e gli ha rovinato lo skyline, ma ormai sono cose difficili da ricostruire con precisione. Di certo la localizzazione del grattacielo colpisce ancora oggi. Fu probabilmente l’amministrazione a sceglierla. Le torri sono l’elemento terminale del più importante asse della città, quello di viale Cavour. Dal punto di vista formale sono state pensate come un elemento di chiusura”.

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(foto d’archivio studio di Sergio Delle Fratte attribuita al fotografo Peguiron)

E qui Fabrizio Delle Fratte, ha voluto abbandonare il ruolo di portavoce del padre che fino a quel momento aveva ricoperto, e dare un suo parere personale.
“Siccome dal punto di vista urbanistico il grattacielo è ubicato in modo corretto, cioè va bene un edificio alto in quella posizione, abbatterlo sarebbe un errore perché è un segnale che evidenzia l’inizio o la fine del grande asse sul quale si sviluppa Ferrara. Il grattacielo c’è e va trattato bene, va fatto rivivere. C’è un parco attorno per iniziative di risanamento. E’ stato trattato male, ora è un’area non vitale. Se l’edificio è abitato da persone con disagio sociale, si risolve il disagio, non si abbatte l’edificio”.

Le foto del grattacielo sono state concesse in esclusiva dall’archivio dello studio di Sergio Delle Fratte e sono probabilmente del fotografo Peguiron.

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L’APPUNTAMENTO
Ferrara contro Ferrara, ‘giuria popolare’ per le proposte di rilancio della città estense

Una scheda di presentazione per ciascun caso ‘in dibattimento’, poi brevi requisitorie con testimoni d’accusa e di difesa e infine il ‘voto popolare’. Lunedì 19 alle 17 in biblioteca Ariostea, Ferraraitalia inaugura il proprio ciclo di incontri dal titolo “Chiavi di lettura”, il cui obiettivo è porre a confronto opinioni diverse per favorire la conoscenza dei fatti e la formazione di autonomi punti di vista.
Nel primo appuntamento, in sala Agnelli si discuterà delle “controverse proposte per il rilancio della città estense”. Con tono lieve e sul filo del divertimento si cercheranno di dire cose serie sula nostra città. Il ragionamento non potrà ovviamente spaziare a tutto tondo su linee di sviluppo economiche e culturali, ma sarà circoscritto ad alcuni ambiti urbani e alla possibilità di una loro trasformazione.
I nuclei tematici in discussione riguardano l’area pedonale del centro, il Giardino delle duchesse, il canale Panfilio, il grattacielo e l’area della stazione. Al riguardo la discussione in città è sempre aperta e animata. Non a caso è stato scelto come titolo dell’iniziativa “Ferrara vs Ferrara”. Il confronto sarà accompagnato da brevi letture e proiezioni di video e immagini storiche e attuali.
Si tratta di una prima occasione di ampliamento di un dibattito che è già iniziato nei mesi scorsi sulle pagine web del nostro giornale. Sarà seguito da specifici approfondimenti con esperti e portatori di interesse.

Intanto ecco il primo round: ‘avvocati’ e ‘giudici’ sono attesi lunedì in biblioteca…

Queste le riflessioni e le proposte già avanzate da Ferraraitalia

  1. Pensare in grande: riscopriamo il canale Panfilio per cambiare faccia al centro storico
  2. Rilanciamo la città: via delle Volte, strada delle botteghe e delle tipicità locali
  3. Sculture, arredi floreali e caffetteria per il Giardino delle duchesse
  4. Un disegno unitario per rivitalizzare piazza Castello e piazza Repubblica
  5. Il giardino dei Finzi Contini: Italia Nostra vivifica il sogno di Paolo Ravenna e Dani Karavan
  6. Un nuovo volto per piazza Cortevecchia e nuove ‘vasche’ in città
  7. Strapaesana
  8. Da mercatone a mercatini, ieri e oggi tutto un altro volto
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