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piergiorgio cattani

Per ricordare Piergiorgio Cattani
Niente sta scritto. Libertà e limiti della condizione umana
Sabato 6 novembre, Biblioteca Cedoc, ore 16.00

Gruppo SAE di Ferrara e  Biblioteca Cedoc
Sala parrocchiale di Santa Francesca Romana, Via XX settembre 47, Ferrara
Sabato 6 novembre ore 16.00
A un anno dalla scomparsa  di Piergiorgio Cattani (1976-2020), inaugurazione del lascito librario presso la Biblioteca Cedoc

Niente sta scritto.  Libertà e limiti della condizione umana
Proiezione di alcune sezioni del documentario “Niente sta scritto” di Marco Zuin
dedicato a Martina Caironi e Piergiorgio Cattani.
Intervento di Vito Mancuso

Accesso  consentito con  il green pass. Non occorre prenotazione

Le persone anziane sanno che tra dieci o vent’anni non ci saranno più, nessuno però è tanto vecchio da non immaginarsi ancora in vita l’anno prossimo. In questo clima ha vissuto a lungo anche Piergiorgio Cattani, che di anni però non ne aveva tanti, era nato nel 1976. Aveva tuttavia dentro di sé una dura compagna: la distrofia muscolare di Duchenne che gli procurò, in maniera crescente, l’impossibilità di muoversi e lo obbligò a ricorrere a un apposito ventilatore per riuscire a respirare. Sapeva che le sue aspettative di vita erano limitate; tuttavia quando, per decenni, all’oggi succede il domani, si è nelle condizioni di proiettarsi in un futuro sia pur breve. Domenica 8 novembre 2020 il cuore di Piergiorgio si è improvvisamente fermato quando la sua mente era piena di progetti.
Le battaglie etiche e civili di Cattani, scrittore, giornalista e uomo politico nel suo Trentino, hanno avuto un centro: fare spazio nella vita pubblica a tutti coloro che, per un motivo o per l’altro, sono ai margini.
Molti condividono questa posizione, ma c’è chi è in grado di sostenerla con le stimmate di verità di cui altri sono privi. La dignità umana cessa allora di essere un principio astratto per diventare testimonianza e impegno concreto.

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Aprire le finestre: in ricordo di Paolo Ravenna

Per ricordare Paolo Ravenna, in occasione dell’intitolazione dello Slargo Paolo Ravenna in Via Ercole I d’Este (19 gennaio 2018)

“Aprire le finestre” era un leitmotiv per Paolo Ravenna, il cosiddetto ‘Avvocato della Mura’, noto a ferraresi e non per tutto il suo grande impegno civile. Per qualcuno, che ha avuto la propria formazione culturale e politica negli oggi leggendari e molto discussi anni Sessanta, non è cosi difficile trovare un modello di cultura in grado di dare un orientamento alla nostra vita e di sostenere la nostra visione di una città colta, vivace, civile. Nel mondo culturale sia d’Italia sia della Germania ci sono, per dare solo qualche esempio, uomini come Benedetto Croce, Thomas Mann, i fratelli Scholl, Piero Gobetti, Bert Brecht, Rita Levi Montalcini o Norberto Bobbio.

Ricordando Paolo Ravenna si può citare come ‘maestro‘ anche Fritz Bauer, in Italia quasi sconosciuto, un giurista ebreo molto importante per la cultura democratica in Germania del Dopoguerra. Odiava, come l’Avvocato Ravenna, l’antifascismo retorico e preferiva un lavoro concreto e sobrio contro i responsabili della Shoah. Ma non sono certo che questi orientamenti, questi fari intellettuali, abbiano ancora qualche peso culturale per i giovani d’oggi. Speriamo di sì, ma per essere realistici bisogna ammettere che il mondo dei grandi vecchi non trova più un’eco clamoroso fra i viventi attuali.

Non ho voglia di intonare una grande lamentazione per il degrado culturale del tempo presente: non serve a nessuno, solo a me, forse, per calmare i miei nervi. Come architetto, artista, avvocato o giornalista (per parlare della mia categoria), si deve continuare con il lavoro di ogni giorno, ma in un modo ‘kantiano‘ come ci hanno insegnato sia Fritz Bauer sia Paolo Ravenna.
Ci si deve dunque aspettare dagli altri (professori, artisti, giornalisti ecc. ) un lavoro serio, competente, pieno di coscienza e anche di fantasia e curiosità. Tutti insieme, noi e gli altri, siamo responsabili per il nostro lavoro, per la nostra vita come cittadini d’Europa: quest’ultima era per l’Avvocato un titolo d’onore e non di vergogna, come urlano oggi sempre di più i numerosi bulli di un populismo stupido.
“Resistere, resistere, resistere”, come slogan contro il degrado della vita pubblica e della responsabilità per la “res pubblica”: uno slogan che per l’Avvocato era anche e sempre una spinta per fare una battaglia civile, una tensione che si manifestò soprattutto per salvare le famose Mura di Ferrara.

Thomas Mann ha definito il senso della parola ‘tradizione’ come orientamento a un modello di riferimento culturale e spirituale: Mann era un grande ’tradizionalista’ che, senza un aggiornamento, rischia però di diventare museale, un monumento storico, immobile. Paolo Ravenna aveva, invece, un grande senso per la storia, certamente anche per il passato, ma voleva sempre aprire la finestra verso qualcosa di nuovo, il mondo fuori.

Mai come oggi noi abbiamo bisogno di una ‘vita attiva’, quella della filosofa Hannah Arendt, di una creatività umana, di un senso profondo per l’urgenza di una nuovo ‘impulso civile’. Oggi non si può parlare o scrivere solo sulla cultura dentro la mura di Ferrara e nemmeno d’Europa. Dobbiamo aprire le finestre delle nostre case, dove grava talvolta un’atmosfera soffocante e piena di polvere culturale; ma dobbiamo riconoscere che quella stessa atmosfera è anche piene di una storia civile e umana, gravida di grandi valori per i quale si deve “resistere, resistere, resistere”.
Ma non dobbiamo solo difendere il nostro gran tesoro di cultura, d’arte, di valori democratici; dobbiamo anche aprire le nostre finestre per nuovi orizzonti culturali. In questi giorni di “cash & carry“ e dell‘elogio della irresponsabilità come virtù, ci mancano uomini che siano in grado di rappresentare altri valori di vita. Come ha scritto una volta lo scrittore triestino Claudio Magris, ci servono valori freddi, i quali, stabilendo condizioni di partenza uguali per tutti, permettono ad ognuno di coltivare i propri valori caldi, di inseguire la propria passione.

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L’INTERVISTA
Premio Bassani: Macke, ‘Creare una nuova Europa sugli ideali di Italia Nostra’

Il Premio è stato istituito da Italia Nostra in onore di Giorgio Bassani, presidente nazionale dell’associazione dal 1965 al 1980, nel decennale della scomparsa (2010). Di carattere nazionale e con cadenza biennale, il premio è destinato a uno scrittore-giornalista distintosi negli ultimi due anni per i propri scritti o per interventi a favore della tutela del patrimonio storico, artistico, naturale e paesaggistico del Paese.

Per entrare profondamente nella visione e nel contesto del Premio, abbiamo intervistato Carl Wilhelm Macke, unico giornalista tra i componente della giuria, di nazionalità tedesca, grande amico di Giorgio Bassani e Paolo Ravenna, amante della nostra città al punto di vivere tra Monaco di Baviera e Ferrara.

Come amico ed estimatore di Bassani, come definiresti questo Premio?
Giorgio Bassani scrive racconti e romanzi fino attorno agli Settanta, poi si dedica quasi totalmente a Italia Nostra, producendo un’enorme quantità di scritti sulla tutela del patrimonio del nostro Paese. In questo senso, si può dire che questo premio è dedicato al ‘secondo’ Bassani.

Tu sei uno scrittore e un giornalista tedesco, probabilmente hai quindi un punto di vista molto particolare rispetto ai componenti italiani della giuria, cosa significa per te Italia Nostra e il Premio “Giorgio Bassani”?
A chi mi chiede perché sono diventato socio di Italia Nostra pur essendo tedesco, rispondo che l’Italia ha il 65% del patrimonio europeo in termini di beni culturali e quindi, a pensarci bene, tutti gli europei dovrebbero asserire che “l’Italia è Nostra” e farsi soci. Anzi, vorrei ribaltare il ragionamento: forse Italia Nostra è un po’ poco, sarebbe meglio chiamare l’associazione Europa Nostra e creare una nuova Europa sugli ideali di Italia Nostra.

Non è possibile replicare il modello di Italia Nostra in Germania o in altri Paesi europei?
Me l’hanno chiesto varie volte in Germania, nelle interviste o tra colleghi. Ci ho pensato molto e la risposta è no: non è possibile perché manca il contesto in cui l’associazione è nata e attualmente si scivolerebbe facilmente nel nazionalismo. Italia Nostra ha una storia antifascista: è nata nel dopoguerra, negli ambienti dell’alta borghesia romana, fiorentina e milanese, con una connotazione decisamente democratica, europeista e antifascista. Se si proponesse, ora, di fondare nel mio Paese, un circolo chiamato Germania Nostra, si rischierebbe di richiamare tutte quelle componenti neo-naziste della società. Questo perché è l’idea della nazione che è molto diversa. Quindi, di nuovo, la cosa migliore sarebbe esportare lo spirito di Italia Nostra, quella particolarissima e forte eredità che Bassani e Ravenna ci hanno lasciato, in Europa.

Si potrebbe allora aprire la giuria anche ad altri componenti stranieri…
Assolutamente sì, sarebbe una grande svolta.

Tornando al Premio, come avviene la selezione dei candidati e che tipo di lavoro c’è dietro al Premio? Quale, in due parole, il ‘back stage della premiazione’?
Tutte le sezioni di Italia nostra sono invitate a fare una proposta, indicando uno scrittore/giornalista e inviando i nominativi agli uffici centrali di Italia Nostra a Roma. Qui vengono raccolti tutti i materiali relativi alla produzione scritta dei candidati, sia on line che off line, e inviati ai componenti della giuria che hanno il compito di leggere e valutare. Purtroppo quest’anno abbiamo solo quattro candidati, nelle edizioni precedenti ne avevamo una decina. Le candidature sono segrete, noi della giuria ci ritroveremo sabato mattina al Caffè Europa per un ultimo confronto vis-à-vis e la decisione finale.

Avete già un’idea di chi sarà il vincitore?

Io personalmente ho già la mia proposta, ma staremo a vedere.

Quali criteri utilizzate per la scelta?
Personalmente, non essendo esperto né di arte né di temi quali l’ambiente e il paesaggio, esprimo un giudizio puramente letterario-giornalistico, mi concentro sulla qualità della scrittura e soprattutto sull’impegno civile che emerge dalla produzione dei candidati. Sul riconoscere l’impegno civile sono stato ‘formato’ molto bene dall’Avvocato Paolo Ravenna, grande amico di Bassani, primo presidente e fondatore della sezione di Italia Nostra a Ferrara. Paolo Ravenna era una persona di una intelligenza finissima, molto rigoroso e geniale: le sue intuizioni, le sue idee e i suoi progetti per Ferrara, basti pensare alla restituzione storica delle Mura e all’Addizione verde del Parco urbano, ricordano la lungimiranza dei duchi Estensi di epoca rinascimentale. Sia Bassani che Ravenna avevano, inoltre, una mentalità un po’ anglosassone: da loro ho imparato a distinguere tra la retorica del fare e la sobrietà dell’impegno civile, tra imperativi meramente estetici e obiettivi di grande respiro.

Per concludere, quali sono quindi gli ideali che stanno alla base dell’impegno civile di Italia Nostra?
Direi gli stessi su cui si basavano Bassani, Ravenna ma anche altri grandi intellettuali italiani, come per esempio Pier Paolo Pasolini, che tra l’altro era un grande amico di Bassani: sentirsi italiani, legati alle proprie origini ma senza cadere nel nazionalismo; essere aperti, pensare in grande, a livello europeo e simbolicamente internazionale; essere portatori di un regionalismo moderno, a tutela del territorio ma senza ambizioni secessioniste e reazionarie stile Lega Nord. In due parole, amare il proprio Paese avendo coscienza del mondo.

PRGOGRAMMA DEL PREMIO “GIORGIO BASSANI” E DEL CONVEGNO DI ITALIA NOSTRA
Sabato 15 novembre – a partire dalle ore 10.00
Convegno “Il Po e il suo delta: tutela integrata e sviluppi di un grande sistema ambientale europeo”, Castello estense (sala dell’imbarcadero 2) organizzato da Italia Nostra sezione di Ferrara.
Domenica 16 novembre – ore 10.30
Premio Nazionale Giorgio Bassani
Proclamazione del vincitore, preceduta dalla lectio magistralis di Paolo Maddalena, vicepresidente emerito della Corte Costituzionale sul tema “Il territorio bene comune”.

LA GIURIA
Alessandra Mottola Molfino, Presidente nazionale di Italia Nostra, Storica dell’arte e Museologa
Salvatore Settis, Consigliere nazionale di Italia Nostra, docente di Archeologia presso la Scuola Normale di Pisa, saggista
Gherardo Ortalli, docente di Medievistica presso l’Università di Venezia, componente del Comitato scientifico internazionale della Fondazione Giorgio Cini e del Comitato scientifico della Fondazione Benetton studi e ricerche
Luigi Zangheri, docente di Storia del giardino e del paesaggio e di restauro dei parchi e giardini storici presso l’Università degli studi di Firenze
Gianni Venturi, direttore dell’Istituto di Studi rinascimentali, presidente dell’Associazione amici dei musei e dei monumenti ferraresi, studioso dell’opera di Giorgio Bassani
Anna Dolfi, docente di Letteratura italiana moderna e contemporanea presso l’Università di Firenze, presidente del Comitato per il centenario della nascita di Giuseppe Dessì, studiosa dell’opera di Giorgio Bassani
Carl Wilhelm Macke, giornalista di Monaco di Baviera, segretario generale dell’Associazione umanitaria “Giornalisti aiutano giornalisti”, cultore dell’opera e del pensiero di Giorgio Bassani

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osservatorio globale

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