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Ferrara ebraica tra memoria e presente: da Bassani al Meis pensando al futuro

Tutto pronto per l’inaugurazione. Attentamente controllate le mail con i ‘consigli’ scrupolosamente inviatici per accedere al Meis, estratto dall’armadio il cappotto blu di cachemire triplo, di solito indossato per qualche prima alla Scala, esumato il Borsalino (quello piccolo, più serio di quello a larghe tese), cravatta Hermès d’antan, giacchetta blu ovviamente quella di cachemire e il fazzoletto di seta grigia, che ha ormai due secoli e ho indossato sempre in occasioni speciali, quali quelle di testimone ai matrimoni dei nipoti.
Il taxi l’avevo prenotato il giorno prima, ma una telefonatina di conferma scatta lo stesso. Passo a prendere la mia collega, la professoressa Portia Prebys, curatrice del Centro studi bassaniani, da lei donato alla città di Ferrara. Eroicamente, dopo aver assunto le medicine che le permettono di fare qualche passo senza soffrire troppo, sbarchiamo davanti alle ex-carceri, ora sede del Museo nazionale dell’ebraismo italiano e della Shoah e ci mettiamo in fila, mentre ragazzine saputelle, ma consce del loro compito, scrupolosamente controllano una serie di nomi che sembra non finiscano più. Ma non ci era stato detto che saremmo stati un centinaio al massimo? Al controllo, dopo aver depositato tutto il metallo che possedevamo siamo scrupolosamente palpati. Sto per passare quando fulmineamente mi ricordo d’aver le bretelle con i ganci in ferro. Lancio un urletto e avverto il palpatore. Mi guarda come fossi uno scemo, dice che quelle non contano, mentre febbrilmente penso alle solite truffe dei cinesi che ti vendono ganci di ferro mentre si tratta (forse) di pane masticato e tinto color acciaio.
Nella fila parallela s’accende una diatriba imponente. La voce la conosco: per forza è uno delle archistar fiorentine, che tra l’altro svolge anche il ruolo di rabbino e mio caro amico. Sta sgridando un pezzo grosso dell’organizzazione che non vuol far passare la figlia di Bassani. Alla fine entriamo e siamo di nuovo affidati alle cure di una gentil giovanetta, che indaffaratissima a passo svelto ci fa traversare il giardino. In una specie di recinto riconosco gli amici giornalisti e i fotografi in preda a orgasmo da scatto. Miro e siam mirati mentre la giovane affretta il passo. Afferro la pochette di Portia, le do il braccio e ansimanti arriviamo a una scala. Un secco invito: “terzo piano, salite le scale”. Imploro un ascensore mi si risponde falsamente che non c’è; e infine approdiamo sudaticci e doloranti al loco del desire. Sono le ex celle maschili dove s’aggirano animule vagule e per nulla blandule, sorvegliate dagli occhi di ghiaccio di immusoniti camerieri che servono frittelle fredde – mi pare – e spumantino nelle classiche flûtes di plastica. Uno schermo televisivo sovrasta il tutto.
Portia sfinita s’appoggia al muro; chiedo una seggiola, mi si risponde quasi in un sibilo che non ce ne sono. Domando che la vadano a prendere. Mi guardano con disprezzo. Afferriamo al volo la solita giovanetta chiedendole di portarci di sotto e controllare se, forse, per caso, accidentalmente, non si fossero sbagliati nell’assegnarci la postazione. In fondo la professoressa Prebys è sicuramente una grande benefattrice della cultura ferrarese ed ebraica. Discendiamo le scale che tanto fiduciosamente avevamo salite poi la donzelletta sparisce e ci appare una dama sontuosamente pittata che ha una grossa cartella di fogli misteriosi. Consulto febbrile, conferma che il nostro posto era la piccionaia. Saluta frettolosamente con un ancor più frettoloso ‘scusatemi’ e se ne va. Vediamo allora una importante rappresentante della cultura ferrarese che rivela l’inganno. Non solo gli ascensori ci sono, ma lei stessa l’aveva preso il mattino per la conferenza stampa e non si dà pace della bugia. Ma è ragione di sicurezza!! Sì, penso, va bene però in qualsiasi luogo pubblico, anche d’interesse minore, si debbono predisporre soccorsi per i non abilissimi a sopportare tre ore in piedi, non a dispetto ma proprio in favore della sicurezza. E se qualcuno si fosse sentito male?
Mestamente ripercorriamo il giardino per uscire inseguiti dai flash dei fotografi che ci chiedono ragione della ritirata. Proseguiamo incuranti dei richiami, mentre la fila dei perdenti che s’ingrossa sempre più come a Waterloo s’avvia all’uscita. Incrocio il Sindaco in compagnia del vescovo, che mi guarda con occhio interrogativo. Gli sussurro “lo saprai”. All’uscita l’archistar s’avvia a prendere il treno per Firenze, le signore sconfitte salgono su grandi macchine e noi siamo soccorsi da un autista che ben conosciamo, che affettuosamente ci riaccompagna a casa. Sono le 17.14.
Il presidente Mattarella sta per arrivare: silenziosamente.
La sera si scatena l’inferno. Mi chiamano i giornali cittadini chiedendo conto della ritirata, insinuando motivi volgarotti e banali. Se la prendono con i dirigenti del Meis, che ovviamente non hanno colpa se le direttive – come è assodato – provengono dall’ufficio di sicurezza del Quirinale. Devo promettere smentite feroci per le illazioni. Prebys e io collaboreremo sempre con il Meis, non ce l’abbiamo con loro anzi! Se perfino il rav di Ferrara non può sedere tra gli immortali 70!
Per fortuna la sera rivedo un film di Woody Allen, ‘Tutti dicono i love you’, con le riprese dei miei luoghi dell’anima: Venezia e Parigi. E ancora una volta mi domando: “Ma che ci faccio a ‘Ferara’?” Poi penso: “Va beh! È sempre la mia città”. Soffocando dentro il commento finale che detto in francese suona più fico: “Helas! (Ahimè!)”.

Il giorno dopo ci aspetta una importantissima cerimonia. Per non essere sconfitti ancora e almeno assicurarci una seggiola, un panchetto, un gradino, arriviamo quasi un’ora prima. Tutto è impeccabile. I nostri nomi a lettere di fuoco son stampati sui seggi che ci appartengono e rilassato posso alfine dedicarmi ai cari amici Foscari che avevo incontrato la sera prima anche loro diretti in piccionaia.
Il premio ‘Città di Ferrara’ viene assegnato quest’anno a Ferigo Foscari E’ simboleggiato da un ippogrifo che non sale in cielo, ma è destinato a coloro che si sono particolarmente distinti e che hanno contribuito a valorizzare il prestigio della nostra città. La motivazione dell’assegnazione a Ferigo Foscari Widmann Rezzonico è per aver donato alla città il manoscritto de ‘Il Giardino dei Finzi Contini’ di Giorgio Bassani, attualmente custodito alla biblioteca Ariostea. Alla cerimonia erano presenti il consigliere di Stato, in rappresentanza del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, Daniele Ravenna, il presidente della Fondazione Meis, Dario Disegni, il sindaco del Comune di Ferrara, Tiziano Tagliani, il vicesindaco Massimo Maisto e il direttore della Biblioteca Ariostea di Ferrara, Enrico Spinelli, che svolgeva il ruolo di padrone di casa. Alla fine della cerimonia gli invitati, rappresentanti della politica, della cultura e dell’associazionismo ferrarese e nazionale, si sono trasferiti nel giardino della Biblioteca, antico orto botanico di Palazzo Paradiso, un tempo sede dell’Università della città, dove è stata scoperta una lapide in memoria di Teresa Foscolo Foscari, nonna del donatore e musa ispiratrice del romanzo più conosciuto del grande scrittore, che ha ravvisato nella nobildonna veneta la figura di Micol e a cui il manoscritto del romanzo era stato affidato e donato.
La raffinata introduzione di Enrico Spinelli ha messo in luce l’aspetto più propriamente scientifico del manoscritto, la sua straordinaria importanza per chi si voglia dedicare alla ricostruzione delle fasi che portano poi al momento della costruzione di un romanzo, o di una poesia. La filologia al servizio della storia. Ferigo Foscari ha tratteggiato il ritratto della nonna: una donna imperiosa, ma straordinariamente capace di riservare il meglio di sé alla difesa dell’ambiente e del paesaggio, non a caso il rapporto con Bassani è rafforzato dal comune impegno in Italia Nostra. Lo svelamento della lapide a lei dedicata posta in una parte del giardino di Palazzo Paradiso a cui s’accede per raggiungere l’ala dedicata alla biblioteca d’imminente apertura dedicata ai bambini e ai ragazzi è stato un momento di delicata poesia quando Ferigo nello svelare la lapide ha detto che la nonna ora sta in Paradiso pensando al nome del palazzo mentre suo padre Tonci Foscari raccoglie una foglia dal tappeto giallo che la centenaria Ginkgo Biloba ha sparso per terra a rendere omaggio a una donna straordinaria e alla generosità di suo nipote.

Jeff Buckley negli scatti di Merri Cyr a Bologna

Nell’agosto del 1994, Grace, il primo ed unico album di Jeff Buckey prese vita. Le note di Liliac Wine e Hallelujah sono il sottofondo ideale in questa domenica dal tempo incerto. Due anni prima dell’uscita del suo unico album, la fotografa Merri Cyr vide per la prima volta il cantante, un ragazzo di 25 anni, spettinato, sempre in disordine, dallo sguardo intenso. Il suo compito era quello di scattare qualche fotografia per la rivista Paper, immortalare il giovane cantante ancora semi sconosciuto che richiamava un pubblico entusiasta nelle sue serate nel locale newyorkese Sin-é. Ne rimase colpita, in un’intervista affermò che a stento riuscì a trattenere le lacrime durante la performance di Hallelujah e, da quel momento, tra i due nacque una stretta collaborazione, che durò fino alla prematura morte dell’artista, avvenuta nel 1997.
Jeff Buckley si lasciava fotografare non solo mentre era sul palco o durante le prove, voleva che Merri Cyr immortalasse ogni istante, dai giri tra le corsie dei negozi d’alimentari, ai momenti di gioia, rabbia o sconforto. Volle che la fotografa lo seguisse nei suoi tour e che fosse lei ad occuparsi della copertina di Grace, quella stessa immagine che oggi è esposta davanti ai nostri occhi alla galleria ONO Arte Contemporanea di Bologna. La mostra Jeff Buckley. So real, inaugurata il 12 maggio e visitabile fino al 22 di giugno, ospita 22 scatti che la fotografa fece durante i loro anni insieme, immagini racchiuse nel libro “A wished for song: a portrait of Jeff Buckley”, pubblicato nel 2002 su richiesta dei tanti fan.
Non era timido né difficile da fotografare, o almeno così afferma Merri Cyr, che racconta di come i due lavorassero insieme al processo creativo, senza limitarsi, perché Jeff voleva mostrarsi per quello che era, “un uomo normale”, come lui stesso si definiva. Eppure, per quanto affermasse il contrario, era in realtà un’artista tormentato, un uomo con alle spalle lo spettro di un padre celebre e assente, con cui veniva paragonato e con cui egli stesso si confrontava. La stessa Merri Cyr racconta:

Il fantasma di Tim era onnipresente e temo che purtroppo fosse un continuo termine di paragone. Ricordo che una volta lo sentii dire: <<Alla mia età Tim aveva già sette album al suo attivo e si portava a letto più belle donne di quanto io potrò mai avere in tutta la vita. Non sarò mai come lui..>>”.

A più di 20 anni dall’uscita di Grace, è da poco stato pubblicato l’album postumo You and I, contenente tracce registrate e mai pubblicate, nascoste negli archivi della Sony Music, in attesa di essere riscoperte. Just like a Woman di Bob Dylan,Calling you di Bob Telson,la voce di Jeff Buckley si diffonde nelle sale e, mentre ascolto le tracce inedite che il nuovo album ci regala, i miei occhi si posano su una delle fotografie esposte.
Un telefono bianco poggiato su una moquette di base rossa, la cornetta all’orecchio, lo sguardo fissa un punto oltre l’obiettivo, un oggetto nascosto al nostro occhio.
Oh Jeff, you should’ve come over..

copyright Merri Cyr ph Ono Arte Contemporanea
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La mostra “Jeff Buckley. So Real” sarà esposta alla galleria ONO Arte Contemporanea a Bologna dal 12 maggio al 22 giugno.

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“Furiosamente” inaugura le mostre dedicate all’Ariosto

“Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori”. A partire dal primo famosissimo verso dell’ “Orlando furioso”, l’artista milanese Giovanna Ricotta prende spunto per una riflessione sull’attualità del poema ariostesco, aprendo il ciclo di mostre ispirate alla figura di Ludovico Ariosto e, in particolare, al suo poema più famoso di cui ricorre quest’anno il cinquecentenario della prima edizione.

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“Il guerriero” di e con Giovanna Ricotta

L’Orlando infatti continua a parlare al lettore contemporaneo per l’incredibile attualità dei temi trattati: il bisogno di armonia e serenità, contraddetto dalla continua tensione verso traguardi impossibili, come il desiderio di gloria, l’ambizione, la passione amorosa non corrisposta, tutte chimere che creano gelosia e ansia, fino a portare addirittura all’ossessione, alla follia. Ma il poema parla anche di un’epoca di forte crisi religiosa, della guerra tra mondo arabo e mondo cristiano, conflitto che mai come oggi sta scuotendo le nostre coscienze. Fili rossi che attraversano la nostra epoca come attraversavano quella di Ariosto, che lui stesso, amante della quiete e della pace interiore, denuncia nel suo poema, tanto che “Orlando Furioso” si configura come una grande metafora degli intrighi e delle follie di cui era spettatore ogni giorno alla corte degli Estensi.

Giovanna Ricotta lavora da sempre sul tema del corpo e delle diverse personalità che, follemente, convivono in una stessa persona, perché nelle sue performance e fotografie protagonista è lei stessa, anche se in continue metamorfosi che la rendono irriconoscibile. Sulla base di questa riflessione, la Ricotta propone una contrapposizione tra il mondo dei cavalieri e quello delle dame: le fotografie intense e statuarie di lei stessa nella performance che la ritraggono come un tecnologico guerriero in un contrasto di bianchi e di neri, dialogano con quelle raffinate e incipriate che la vedono settecentesca damigella nell’opera “Toilette”.

Dal 16 aprile al 26 giugno 2016 la personale di Giovanna Ricotta “Furiosamente. Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori”, sarà esposta alla MLB Maria Livia Brunelli home gallery di Ferrara. Questa mostra e altre che verranno culmineranno, a settembre, in una grande mostra al Palazzo dei Diamanti che condurrà il visitatore in un affascinante viaggio tra le pagine del poema, tra battaglie e tornei, cavalieri e amori, desideri e incantesimi, attraverso una selezione di capolavori dei più grandi artisti del periodo, da Giovanni Bellini a Andrea Mantegna, da Giorgione a Dosso Dossi, da Raffaello a Leonardo, da Michelangelo a Tiziano. Accanto a questi, sculture antiche e rinascimentali, incisioni, arazzi, armi, libri e manufatti di straordinaria bellezza e preziosità, faranno rivivere il fantastico mondo cavalleresco del Furioso e dei suoi paladini, offrendo al contempo un suggestivo spaccato della Ferrara in cui fu concepito il libro e raccontando sogni, desideri e fantasie di quella società delle corti italiane del Rinascimento di cui Ariosto fu cantore sensibilissimo.

Dal comunicato stampa della MLB home gallery, Corso Ercole d’Este 3, Ferrara.

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In carrozza, tram o auto lungo le strade per Mosca

Nell’anno dell’ottantesimo anniversario dell’inaugurazione della metropolitana moscovita, il Museo di Mosca dedica una bella mostra alla città in movimento, all’importante storia dei suoi trasporti, dai cavalli, ai taxi fino ai moderni battelli sulla Moscova. Dal 18 aprile al 31 Maggio, lo spettatore può viaggiare nel tempo, a bordo di carrozze o tram.
Quando, a Mosca, le macchine sostituirono i bus trainati da cavalli? Quando sono arrivate le prime linea regolari di trasporto e quando i bus e i trolleybus? E sapete quando sono state posate il primo binario di un tram o la prima linea della metropolitana?

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‘Konka’, mezzi trainati da cavalli, inaugurati nel 1864

Alla mostra, lo spettatore può trovare tutte le risposte, ci sono spiegazioni, fotografie, filmati, immagini, manifesti, cartelli e oggetti d’epoca curiosi e interessanti. Storia per tutti.
Mosca è, ed è sempre stata, una capitale enorme, dinamica, in costante movimento e cambiamento. Come cresce lei, così il suo sistema di trasporti, che si adegua. Le prime strade ferrate erano state costruite nel 1843, la prima stazione aperta nel 1851, i mezzi trainati da cavalli (i “konka”) erano arrivati nel 1864, il primo progetto di metropolitana risaliva al 1875 (non decollato).

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Stazione di metro
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Gente sulla metro
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I primi trolleybus

Nel 1907 arrivavano, intanto, gli autobus. Un pirmo progetto di metropolitana della tedesca Siemens era stato concepito nel 1923, un’idea che, nel 1925, comprendeva 80 km di linea e 86 stazioni ma che era rimasta sulla carta. Nel 1931, si sarebbe nuovamente iniziato a lavorare sul progetto. La prima linea, che collegava la stazione Sokol’niki alla stazione Park Kultury, con una diramazione per la Smolenskaja, fu aperta il 15 maggio 1935. La diramazione divenne la linea Arbatskaja, che, nel 1937, arrivava fino alla stazione Kievskaja, attraversando la Moscova su un ponte. Prima della II guerra mondiale, vennero aperte altre due linee. Nel marzo del 1938, la linea Arbatskaja fu prolungata fino alla stazione Kurskaja’, nel settembre dello stesso anno fu aperta la linea Gor’skogo-Zamoskvoreckaja, che andava dalla stazione Sokol alla Teatral’naja. I progetti per una terza espansione della metropolitana furono terminati durante la II guerra mondiale, con due nuovi tratti: Teatral’naja-Avtozavodskaja e Kurskaja-Izmajlovskij Park. Dopo la guerra iniziò una quarta fase di espansione: la linea Kol’cevaja e la parte sotterranea della Arbatskaja, da Ploščad’ Revoljucii a Kievskaja. La costruzione delle parti profonde della Arbatskaja coincise con gli anni della guerra fredda; le stazioni dovevano anche fungere da rifugi in caso di attacco atomico. Per le stazioni aperte negli anni 1957-1958 si usa per l’ultima volta (la quinta) il termine “piani di espansione”.

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Cartello del tram
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Manifesto pubblicitario
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Cartelli e biglietti
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Rotolo di biglietti
Altra auto d’epoca
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Una delle prime auto Ford

Fra poco, la metropolitana, compie, dunque, 80 anni. E tanti auguri. Se oggi ci si muove molto, e principalmente, in metropolitana, bus e trolleybus cittadini non sono da meno. Ammetto che il mio primo tentativo di viaggiare su un trolleybus, all’arrivo a Mosca, non è stato dei più felici, perché, in pieno inverno con freddo, gelo e neve, si è fermato almeno tre volte, con la povera autista (una signora rubiconda, dinamica e forzuta) costretta a salire, a più riprese, sul tetto dell’automezzo per rimettere in linea i cavi. Ma se si vuole vedere la città dall’esterno, resta un mezzo interessante. Un mezzo che ha una storia lontana: quei trolleybus furono, infatti, inaugurati il 15 novembre 1933, con una prima linea che collegava la città con il villaggio di Pokrovskoe-Strešnevo, a nord-ovest, luogo natale della moglie di Lev Tolstoj, e arrivati in città nel gennaio 1934.

Nelle sale della mostra, ci sono anche oggetti curiosi: biglietti del bus, della metropolitana, giornalieri, stagionali, colorati, timbrati e non, ricordi conservati nelle mani e nelle borse di giovani ragazze o di bambini festosi, chissà quanti di loro con quei viaggi sono andati a trovare fidanzati, mariti, parenti o amici, passando giornate spensierate e felici. E ci sono uniformi di tassisti, di conducenti e di lavoratori della metropolitana. Le loro vite trascorrevano su quei trasporti, ogni giorno, incrociando centinaia di vite e di viaggiatori.

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Quadro di Belov con signora elegante in metro

C’è un bel quadro di Belov che ritrae una signora elegante persa in mezzo a viaggiatori che trasportano verdure e cibi da portare magari ai propri noni che aspettano per il pranzo della domenica. Simpatico vedere un cappello elegante perso fra aghi di pino, borse con il pane e caschi di verdura. Tenero ricordo.
Non mancano cartine, poster e manifesti, orari, consultati per mille ragioni, per mille storie diverse l’una dall’altra, per viaggi che portavano tutti da qualcuno e da qualche parte. Memorie di moscoviti sono racchiuse lì, in quelle sale, il grande orologio della stazione che consultava con impazienza, perché si voleva partire e arrivare presto dalla persona amata.

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Grande orologio di una delle prime stazioni metropolitane di Mosca

Memorie che sono anche le nostre, quelle di mamme e nonne che ci raccontavano i viaggi sui primi autobus o le prime scale mobili (perché anche quello erano corti ma nuovi viaggi). Di come ci si saliva per arrivare più in fretta, rapiti dalla modernità, dalla velocità, dal progresso. Oggi anche Mosca festeggia i suoi ricordi, i suoi trasporti, il suo mondo. Mentre si prepara a festeggiare un altro evento, quello della Vittoria, un 9 maggio, per alcuni aspetti, diverso da quello di tanti anni fa ma sempre uguale nella sua essenza: la capitolazione della Germania nazista, 70 anni dopo.
Mosca celebrerà, comunque, come sempre, chi vuole esserci ci sia.

La mostra si tiene al Museo della città di Mosca, bd. Zubovsky 2, fino al 31 Maggio 2015.
Per visitare il sito della mostra [vedi].

Si ringrazia la responsabile dell’ufficio stampa del Museo, Anastasia Fedorova.

Fotografie di Simonetta Sandri

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IMMAGINARIO
La porta sulla città.
La foto di oggi…

Oggi alle 18, con un aperitivo aperto al pubblico, inaugura la nuova stagione della Porta degli Angeli, che mette in campo fino al febbraio 2017 le attività previste nel progetto “GATE | PORTA”. Seguiranno la conversazione musicale di Filippo Zattini (violino e violoncello solista) e l’improvvisazione teatrale a cura del Centro Teatro Universitario di Ferrara.

La nuova gestione è affidata a Evart, una giovane associazione nata dall’idea di collaborare per inserirsi nella rete culturale della propria città, per sviluppare alcuni dei temi e dei valori culturali che identificano Ferrara, per creare iniziative che valorizzano i lavori di giovani artiste ed artisti, per mettere in condivisione percorsi ed esperienze nell’universo delle arti, per generare occasioni di incontro, riflessione, crescita, divertimento.

Evart ha partecipato con successo al bando del Comune di Ferrara per l’affidamento della gestione della Porta degli Angeli, luogo simbolo di Ferrara. Il progetto elaborato si chiama Gate | Porta, dove il nome già indica la volontà di aprire la ‘porta’ a ciò che si trova all’esterno e all’interno delle Mura, in un ambito che si vorrà estendere il più possibile grazie anche alla cura di strumenti online ed alla presenza sui social network. Concept del progetto Gate | Porta è l’idea del passaggio, dell’ingresso, dell’apertura.
La Porta degli Angeli vivrà una nuova stagione e la nostra Associazione lavorerà per qualificarla come micro-polo culturale.
La priorità dei primi 12 mesi è ricostituire un pubblico di utenti e porre le condizioni per aperture regolari.

Le linee direttrici del primo anno di gestione avranno un orientamento identificabile nelle seguenti parole chiave:
– Rete: EVART sta attivando collaborazioni con istituzioni e realtà della città per costruire scenari autorevoli, partecipati, efficaci. La prospettiva della condivisione e della collaborazione è una delle nostre priorità.
– Serietà: l’impegno di associate e associati sarà di coinvolgere artisti e professionisti dell’arte, della letteratura, della filosofia, del teatro, della musica per valorizzare e mettere in circolazione le produzioni della città e per entrare in contatto con contributi esterni. Inoltre, EVART ha costituito un Comitato Scientifico del Progetto Gate | Porta, appositamente originato per alimentare e garantire la qualità delle proposte culturali dell’Associazione. Ad oggi, il Comitato Scientifico vede la partecipazione di Michela Toni, Daniele Seragnoli, Mario Cesarano; l’obiettivo futuro è di individuare referenti specifici per più aree disciplinari umanistiche.
– Contaminazione: il calendario delle proposte culturali proseguirà la tradizione, consolidata dalla precedente gestione della Porta degli Angeli, delle esposizioni d’arte contemporanea, ma la programmazione sarà caratterizzata in modo fortemente transdisciplinare per attuare una valorizzazione urbanistica del monumento a 360° gradi; anche interessando spazi urbani ulteriori disseminati nella città. Sono previste eterogenee forme d’attività culturali come concerti, spettacoli, letture, laboratori, corsi, workshop, conferenze, presentazioni editoriali, social eating. Con una particolare attenzione al pubblico dell’Infanzia e a quello della Terza Età.

Il filo rosso della programmazione 2015 sarà la consapevolezza, come processo di disincanto, come acquisizione di strumenti critici, come occasione per mettere a fuoco alcune porzioni di realtà. Il calendario aggiornato delle attività del 2015 che si sta mettendo a punto a sarà a breve online sul sito del Gate.
Per quanto riguarda le esposizioni d’arte, si cercherà di esplorare il farsi del processo artistico e di osservare la dinamica creativa da vicino ed anche in forme partecipate, quando possibile.

Qui il sito dell’iniziativa.

OGGI – IMMAGINARIO CITTA’

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

[clic sulla foto per ingrandirla]

la Porta degli Angeli (foto di Evart)
la Porta degli Angeli (foto di Evart)
imbarcadero - giornata - memoria - imbarcadero - 27 gennaio - ferrara - immaginario - dosso dossi

IMMAGINARIO
A futura memoria.
La foto di oggi…

“Le radici del futuro: tracce, parole, segni. Custodire la memoria per costruire il futuro”.
E’ il titolo dell’esposizione che, in occasione del giorno della memoria il 27 gennaio, inaugura oggi alle 11 nella sala dell’Imbarcadero del Castello Estense. Il percorso emerge dal progetto didattico sulla memoria curato da docenti e studenti del Liceo Artistico Dosso Dossi, in collaborazione con Fondazione Meis e Istituto di Storia contemporanea.

“La ricerca è stata l’approccio alla storia per non subirla e sviluppare un atteggiamento critico e aperto con la consapevolezza della problematicità dei ricordi che devono diventare sedimento per costruire identità libere”, scrivono gli organizzatori.

La mostra sarà visitabile dal martedì al sabato fino all’8 febbraio, ore 15.00 – 17.00, domenica, ore 09.30 – 17.00, la mattina su appuntamento:
gianna.perinasso@aledossi.istruzioneer.it.

OGGI – IMMAGINARIO ARTE

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

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imbarcadero - giornata - memoria - imbarcadero - 27 gennaio - ferrara - immaginario - dosso dossi
le lanterne realizzate dagli studenti in memoria dei deportati
unife-inagurazione

IL FATTO
Unife fa 13%, in forte aumento le matricole

Aumento delle immatricolazioni, problemi della ricerca scientifica, finanziamenti europei e prospettive derivanti dalle prossime leggi governative, oltre alle già citate criticità degli ultimi anni, sono stati i temi principali affrontati ieri dal rettore Pasquale Nappi al Teatro “Abbado” durante l’annuale cerimonia di inaugurazione dell’Anno accademico., 624° di attività. Nappi ha annunciato con orgoglio il significativo aumento degli immatricolati di Unife (+13% rispetto al 2013-14), un dato in assoluta controtendenza rispetto alla media nazionale e di grande importanza per il mantenimento dell’eccellente numero di iscritti all’Università di Ferrara, forte delle sue 17.500 presenze (delle quali la metà fuori sede).
Molti docenti dell’Università e i direttori dei dodici dipartimenti hanno fatto da cornice sul suggestivo palcoscenico alla tradizionale relazione del rettore, giunto al suo quinto ed ultimo anno di mandato. Anni caratterizzati da non pochi eventi e fatti significativi e spesso difficili (terremoto e riforma Gelmini su tutti) che sono serviti da spunto per il suo discorso.

I numeri sciorinati sul palco del Comunale confermano l’importanza del conseguimento di una laurea per l’ingresso nel mondo del lavoro e sottolineano la centralità delle attività accademiche, soprattutto quelle che concernano la ricerca, quest’ultima dalla grande tradizione in Italia ma anno per anno, come risaputo, sempre più colpita da continui tagli. Nappi assicura che nonostante le difficoltà a cui ancora si dovrà andare incontro nel prossimo futuro, Unife potrà contare su bandi e finanziamenti che sbloccheranno diversi fondi per nuove apparecchiature e borse di studio, menzionando in questo versante gli ottimi risultati raggiunti dal Tecnopolo.

Triste il dato sui finanziamenti pubblici all’Università per il nostro Paese che ci confina tra gli ultimi posti in europa, obbligandoci a trovare urgentemente soluzioni e nuove strategie per non perdere la competitività con il resto del mondo. Su questo versante, tuttavia, il Rettore non ha nascosto la sua speranza di intravedere uno spiraglio di miglioramento con le prossime mosse attuate dal Governo: un monito, quello di Nappi, che nonostante la consapevolezza della difficile fase che tutto il mondo sta attraversando si possa cominciare, senza più tagli o modifiche in corsa, ad attuare piani d’azione verso il mondo delle Università volti a far ripartire l’intera macchina. In quest’ottica, viene ben accolto il patto di stabilità promosso dal governo attraverso il quale si spera di poter tornare ad assumere più personale docente a tempo indeterminato, invertendo una rotta che prosegue da anni (rispetto al -15% di tagli al corpo docenti a livello nazionale, Unife può “vantare” un -7,5%) e che potrebbe tornare a far crescere, anche qualitativamente e con un adeguato ricambio generazionale, l’intero settore. A conclusione del suo intervento, il rettore menziona i grandi progetti di Unife per il prossimo futuro, tra i quali il concorso di progettazione per la nuova Scuola di medicina a Cona, il parcheggio a copertura fotovoltaica del S. Anna e la rivalutazione degli edifici storici di via Savonarola, pensati come spazi molto più aperti e accessibili, oltre alla recente scoperta di tracce decorative quattrocentesca rinvenute nella Chiesa di Santa Agnesina.

A confermare l’interesse del governo nel risollevare l’Università è stato l’”ospite” Dario Franceschini, ministro dei Beni e della attività culturali e del turismo, dettosi orgoglioso di “tornare nella mia città ma anche e soprattutto nella mia Università”. Il ministro ferrarese ha specificato che i dati illustrati rispecchiano la dura realtà ma che, nonostante tutto, è iniziata una (anche seppur lenta) inversione di tendenza. “Per troppo tempo”, afferma Franceschini, “si è pensato a come imitare i campus universitari, soprattutto quegli statunitensi, dimenticandoci che nel nostro Paese abbiamo vere e proprie città-campus e Ferrara ne è un grande esempio”, base dalla quale partire per rimettere l’università e la cultura al centro delle priorità, anche del governo. È tempo quindi di rivalutare il patrimonio culturale italiano anche mediante l’Università, considerando quindi quest’ultima e la cultura stessa come investimento non solo politico-istituzionale anche per preservare i tanti talenti che, altrimenti, continueranno a scappare dall’Italia. Franceschini ha concluso sottolineando come il nostro paese sia amato in tutto il mondo mentre noi lo amiamo sempre meno, una contraddizione che ci deve far aprire gli occhi per riuscire a “vedere l’Italia nello stesso magnifico modo con il quale la vedono i milioni di turisti che vengono a farci visita”.

È stato poi il turno del sindaco di Ferrara Tiziano Tagliani, interessato a sottolineare fortemente il grandissimo legame tra Unife e la città come valore aggiunto in tutti i sensi, dato importante considerato anche che non tutte le città sono universitarie, ma non ancora sufficiente: per il sindaco infatti una città-universitaria è tale solamente se l’interesse dell’una con l’altra è reciproco, “la città deve sentirsi università e l’università parte di un’identità cittadina, non in competizione”. E proprio sulla questione della competizione si è soffermato Tagliani, auspicando un mondo universitario sempre più improntato sulle alleanze e sulle collaborazioni piuttosto che sulle competizioni, soprattutto a livello regionale, che da sempre contraddistinguono il mondo accademico.

In conclusione dell’evento, il professore associato di Storia dell’Arte moderna Francesca Cappelletti ha tenuto la prolusione sul tema “Le ragioni della storia dell’arte. Ricerca universitaria, patrimonio culturale e territorio”, un ulteriore modo per sottolineare l’importanza della cultura nel nostro paese, spiegando dettagliatamente il ruolo fondamentale dell’arte negli ultimi secoli come ulteriore supporto alla ricerca scientifica e la valenza futura di questa disciplina sempre più incentrata sul legame saldo con territorio e società.
Importante infine la consegna del titolo di professore emerito a Arrigo Manfredini, ordinario di Istituzioni di Diritto romano e Diritto romano dell’Università di Ferrara, docente molto amato da molte generazioni di studenti (lo stesso Rettore afferma di aver sostenuto con lui l’esame al primo anno) e dal grande impegno scientifico ed istituzionale.

Tirando le somme, il 624° anno di attività per l’Università sarà sicuramente ancora soggetto a molte difficoltà, ma l’interesse e gli impegni presi dai relatori dell’evento lascia qualche lume di speranza per l’inizio di una nuova fase, più rosea, innovativa ed improntata sul futuro. Una cosa è certa: Unife è linfa vitale per Ferrara, un’isola felice per tanti studenti che hanno trovato in questa sede un punto di forza per formarsi e mettere le radici per la propria carriera. Gli ottimi risultati degli studenti che da sempre caratterizzano il prestigio di Unife devono essere supportati da provvedimenti che davvero puntino al miglioramento dell’instabile situazione odierna. Solo così potremo vantarci, davvero, di vivere in una città (per dirla con Tagliani) che realmente vive per l’Università, e viceversa.

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