Tag: incanto

Celati forever (10):
L’incanto greve di cui parlano i Gamuna

 

I GAMUNA

I Gamuna dicono che l’incanto greve “ti attira verso il ta“: parola che per loro indica il “questo” (ta) dove l’individuo è piantato. Il ta è insieme l’incanto del vivere e l’uomo piantato nella terra, con la polvere che lo avvolge, con i suoi sogni e la deriva dei sogni, con il suo modo d’essere nella grande allucinazione del mondo. Inoltre loro vedono questo incanto del vivere come un tremolio delle cose che si stanno sfaldando nell’afa delle stagioni calde, o tra i barbagli della polvere che invade l’aria marzolina. Oppure lo vedono nelle cose che sono destinate a sfaldarsi, disfarsi e crollare per l’attrazione di tutto verso il basso. Così si crea attorno alla città una bolla di aria tremolante in cui tutto, dicono, diventa “stupido come un cencio” (pertuma bin), tutto greve e insignificante. Ed è questa atmosfera che dà la voglia di crollare a terra, per ritrovarsi nel proprio “questo” (ta), nel “questo qui ora” (ta muna ti), come quando si va nel sonno.
[…]
L’incanto greve di cui parlano i Gamuna non è altro che la forza di gravità, da loro descritta come l’incanto del vivere, perpetuo e irresistibile. Di questo gli adulti non amano parlare, ma s’intendono attraverso certe immagini. Ad esempio: qualcuno posa lo sguardo su una ragnatela e la vede tremolare per un colpo di brezza; oppure alza gli occhi a guardare le nuvole e le vede sfilacciarsi nel vento; oppure si fissa su una crepa nel muro e vede che si è allargata rispetto a ieri; oppure contempla una goccia che pende da una grondaia ed è sul punto di cadere. In questi casi, un adulto prova il sentimento del disfarsi, del cedere di tutte le cose lentamente o all’improvviso. Allora lui comincia a pensare al suo amico Donghi, al cugino Wanghi, a suo zio Fonghi, e sente che la rete di abitudini che li ha uniti è destinata a sfaldarsi per via della forza irresistibile che trascina tutto verso il basso. Ecco l’incanto del vivere, come un sogno sospeso sopra l’abisso di centomila ripetizioni, frusciante tra suoni lievi e improvvisi sfasci
[….]
C’è un altro aspetto di quell’incanto, che solo i profeti gamunici sanno dire in modo melodioso. Bonetti rende appena l’idea. Col sentimento dell’incanto greve, l’avvenire non è più là davanti che ti aspetta, dicono, ma ti avvolge all’intorno in tutte le cose. L’avvenire si vede dovunque come un’onda che viene e ti trascina, ma spazza anche via l’altalena di speranze e timori, perché avvolgendoti ti guida e ti culla con la “dolcezza del tremolio” (ouina ki truntrun). Quella è la dolcezza delle epoche mute, la dolcezza dell’inizio dei tempi, quando c’era solo l’alta cupola del cielo e nessuno sapeva di essere capitato in un’allucinazione.

Gianni Celati, Fata morgana, Milano, Feltrinelli, 2005

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Puoi visitare l’esposizione NEL MIO DESTINO DI DISAVVENTURE PERPETUE: OMAGGIO A GIANNI CELATI presso la Biblioteca Bertoldi di Argenta fino al 31 gennaio 2022.

Vista su interno verde

di Maria Luigia Giusto

Per la terza volta è successo. La quieta città adagiata sul letto del Po si è risvegliata in questa stagione in cui ogni strada ha i suoi papaveri, mostrandosi ad abitanti e visitatori nella sua natura più bella. Le vie segrete, gli angoli nascosti e inosservati sono stati scandagliati in 72 ore da migliaia di curiosi. Le begonie esuberanti, le felci antiche, i gelsomini inebrianti, i glicini, le ortensie e le rose misteriose hanno dato loro il benvenuto nel modo silenzioso eppure così spettacolare che le fa rinascere ad ogni nuovo tepore. Gli alberi secolari sono stati sorpresi da così tanti passi sulle loro radici interrate: i tigli, gli ippocastani, gli aceri, il ginkgo hanno osservato dall’alto quella strana specie che una volta l’anno, tutta insieme, si è data appuntamento per andare a cercarli, trovarli, ammirarli e fotografarli, portando con sé una foglia speciale, un petalo raccolto, un molle filo d’erba. E’ stato un rinnovato e riuscito esperimento sociale ed ecologico che ha confermato l’incontro, l’incanto nella natura.

Sussurri della natura

di Maria Luigia Giusto

La natura, con la sua infinitezza, è ovunque, sempre. Anche quando la nostra piccola vita se ne dimentica, lei è lì a ricordarcelo con un tuono, con il canto dei merli al mattino, con i primi fiocchi di neve a novembre. Inaccettabile pensare di fare a meno della risacca del mare, della prima gemma rosea partorita a febbraio, del vermigliare dei tramonti d’autunno. L’immersione quotidiana nei suoi segni permette di espandersi fino al cuore dell’universo. Non male dedicarle qualche istante.

“E poi non sapevo più cosa guardare e guardai il cielo”
Italo Calvino

Una quotidiana pillola di saggezza o una perla di ironia per iniziare bene la settimana…

L'INFORMAZIONE VERTICALE
osservatorio globale

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