Tag: inciviltà

cassonetto bruciato

IN BREVE
La linea sottile fra disobbedienza e rivolta

No, avete passato ogni limite. Non siete d’accordo sulle decisioni di Hera? Agìte democraticamente. Un cassonetto dell’immondizia non si brucia, punto. I sacchetti dell’indifferenziata non si lasciano per strada, punto. La differenziata, se la fate, dovete farla bene, punto. Mi sembra estremamente logico che una bottiglia di vetro non vada in “sfalci e ramaglie”, o sbaglio? Con le nuove misure della tanto temuta Hera, chi prima differenziava a piacere ora ci pensa su due volte. Ma opinioni a parte, la bella vista di venerdì mattina in via Lucrezia Borgia è specchio di ignorante inciviltà. Pagate i danni, perché “una giusta punizione salda ogni debito”.

IL RACCONTO
Il viaggio in treno? E’ tutto un carnevale.
Cronache di un grillo parlante in incognito
 

Il treno, questo romantico viaggio d’altri tempi che da comodo e silenzioso spazio per pensare, leggere, evadere, scrivere e riposare può diventare il tuo incubo peggiore. Oggi mi sento molto grillo parlante, non tollero più degrado, incuria e maleducazione. Ma ciò cui sto assistendo, attonita, va oltre ogni immaginazione.

Una signora alquanto in carne pesta la tastiera del suo telefonino con dita piccole e grassocce dove l’unto del supplì o pseudo-involtino che sta consumando rumorosamente si mescolerà presto a orme marroncine color cacca che nient’altro si riveleranno essere che macro tracce di Nutella. La comitiva è alquanto rumorosa non solo per un povero viaggiatore stanco della settimana di lavoro che cerca aria ma per chiunque stia aspirando a un breve e piccolo momento di evasione, anche solo nelle sue cuffiette di un iPad mini. Vanno a Venezia, per il Carnevale, ci manca solo che ora tirino fuori vestiti, trucchi e parrucche. Non ho il tempo di pensarlo che le parrucche saltano fuori per davvero, una bianca e una rossiccia. Capelli ricci. Non pare vero, sta accadendo sul serio. Siamo sul treno Italo Roma-Venezia e succede veramente. Veramente!.

Uno dei commensali domanda se c’è un pezzo di peperonata, ci mancherebbe solo quello. Urla e risa sguaiate (beati loro che sono tanto spensierati e felici), si mescolano ora a un intenso odore che pare di lunga fatica umana ma che in realtà appartiene ancora a un altro pezzo di cibo, ora non facilmente identificabile. Una massa informe. Sacchetti sfrigolanti come fritture di pesce che si aprono e chiudono, un “mo’ me alzo” e sbuca una tipa dal caschetto rosso che da una busta di carta targata tappezziere X estrae, come un prestigiatore il coniglio dal capello, tanta cioccolata.

Schioccano baci e arrivano ora le patatine. Belle unte. Il controllore non passa, i vicini di questa comitiva di 8 adulti indisciplinati e rumorosi che continuano nel loro show vorrebbero fargli cenno. Ma lui non arriva, come sempre, quando serve veramente. Ma dove sei ? Ancora biscotti e cannoli, non scherzo davvero, questo banchetto non termina più. Stanno mangiando dall’inizio del viaggio, ovvero ormai da un’ora e mezza. Uno, in effetti, confessa di sentirsi pieno. Arriva anche il vino. Telefonini che squillano, scambi di video porno (a sentire loro, io grazie a Dio non vedo), una conversazione rumorosa che spazia dalla comunione della nipote al venerdì 17 e il dirimpettaio della signora dalla dita grassocce ora si lecca le sue di dita.

Era rimasto un po’ di residuo ancora edibile, peccato sprecarlo. Il corridoio è bloccato, nessuno passi! Sembra di essere alla mensa di una stazione, quelle di tanti anni fa. Cartacce ovunque. Bottiglia d’acqua rigorosamente tracannata a collo e chi cerca di dormicchiare non ha più scampo. Mancava il glu glu, eccolo. Plin plin, i loro messaggi WhatsApp. Ancora plin plin. Sempre plin plin. Il mio vicino crolla, esausto. Le braccia incrociate, starnutisce all’odore di fumo acre che sta salendo con un nuovo passeggero barbuto a Firenze. Mancano le dita nel naso, che per fortuna non compaiono. Ma ora è il turno dei piedi numero 45 sui sedili. Arghhhh…È la fine. Non so come potrò resistere ancora a lungo. Non mi resta che cercare un po’ di quiete nel vagone ristorante. Sperando che non mi seguano. Giusto perché mancava l’ultimo stuzzichino…

Ps. Spero solo che questi cafoni della carrozza numero 10 si riconoscano nel quadretto. Magari sarà difficile, dubito leggano molto. Se diventassimo un po’ virali forse si ritroverebbero su qualche pagina di social network. Sarebbe bello che nel vedere qualcuno digitare frettolosamente su un piccolo schermo temessero di essere ritratti. Il grillo parlante in incognito. Tremate… le streghe son tornate… Anzi. Hanno appena cominciato. State sereni.

ferrara-notte

LA NOTA
Di notte a Ferrara

Nel linguaggio politico si parla di un ‘failed State’ (Stato fallito) quando non c’e più la possibilità di stabilire un regime democratico nel quadro di uno Stato o di una regione con confini chiari. Non ci sono più leggi e regolamenti per gestire i comportamenti della gente che vivono in quel territorio. Talvolta, passando in piena notte a Ferrara, fra piazza Travaglio e piazza Verdi, in via Carlo Mayr o in via delle Volte, ci si sente davvero in un ‘failed district‘, un territorio senza regole, un vero ‘wild east’ di una volta.
Via Carlo Mayr, di giorno una strada pubblica, aperta a tutti, di notte diventa una strada di fatto privata, totalmente bloccata dai clienti delle cosiddette ‘street bar’. Nemmeno io provo grande nostalgia per la città silenziosa e noiosa di qualche tempo fa, la ‘Ferrara funerale’, e mi piace l’idea della ‘movida’, ma talvolta il rumore diventa insopportabile come in un cantiere con le perforatrici ad aria compressa. Grazie a Dio, personalmente sento quel casino notturno solo da lontano perché la nostra camera da letto è collocata verso le Mura. E non capisco neppure perché il viluppo di stradine in questo storico quartiere di Ferrara sia diventato con gli anni sempre più una sorta di bagno pubblico a cielo aperto, per qualsiasi ‘bisogno umano‘. Sento un grande rispetto per i residenti che mattina dopo mattina curano il quartiere dove vivono. Grande rispetto anche per le donne e gli uomini della nettezza urbana, che ogni giorno fanno un lavoro spesso sgradevole per riportare un po’ di civiltà in un quartiere che, di notte, non sembra affatto appartenere all’Europa del XXI secolo ma ad un ‘failed State’, fuori dal tempo e dallo spazio.
Auguro una buona estate a tutti quelli che devono vivere e dormire nel piacevole e storico ambiente ferrarese, compresi gli ospiti stranieri. Sperando che l’ufficio del turismo e le autorità preposte leggano questa nota.

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