Tag: internazionale

LA PROPOSTA
I rischi di un Internazionale bulimico e la necessità di contrastare il ventre molle di Ferrara

Spalmare sul territorio e nell’arco dell’anno le iniziative del Festival di Internazionale a Ferrara. E’ l’idea lanciata da Michele Ronchi Stefanati, docente e ricercatore universitario in letteratura italiana all’University College Cork, in Irlanda. La sua proposta, comparsa nei giorni scorsi sulle pagine della Nuova Ferrara, mi pare rivolta prioritariamente all’interiorità del territorio e che, a mio parere, deve tenere in considerazione alcuni elementi.
La prima cosa che sottolineo è la natura bulimica ed esteriore di Internazionale, volta a richiamare pubblico da fuori città. E la natura bulimica in generale sottende un’idea di città esteriore, dove per esistere occorre fare qualcosa di grande, visibile e riconoscibile all’esterno. È un’apertura cittadina che ‘ospita’, e come tale è auspicabile, ma il rischio insito è che la proliferazione sotterri psiche e inconscio collettivo, coprendo la città reale con una patina illusoria, nella speranza che l’illusione di colpo diventi realtà.
C’è poi la sensazione che occorra essere colonizzati per ottenere dei grandi risultati, che grandi nomi o palinsesti e intermediazioni possano portare avanti discorsi e pratiche altrimenti non alla portata cittadina. Eppure primarie sono le pratiche e i discorsi, non solo le personalità che li affrontano. E questa città ha al suo interno, anche grazie all’Università, alle scuole, alle associazioni, ottime personalità, un immenso potenziale inespresso, purtroppo per ora quasi del tutto impermeabile e conchiuso.
È forse il discorso interiore che va affrontato? Di sapere ce n’è tanto, ma difficilmente si traduce in percorso comune, collettivo; non condensa, e soprattutto non sempre genera pratiche virtuose, sostenibili, imitabili.
Allora, se la città è rapporto tra interno e esterno, l’apertura di Internazionale aiuta a guardarsi dentro, a vedere quel che resta nella comunità concreta, ma poi occorre la strada da intraprendere. Quella viene da dentro, da noi.
E qui il punto diventa la capacità della città, non di Internazionale, di elaborare e declinare le iniziative culturali attraverso una serie di indirizzi prioritari.
C’è tanto lavoro da fare per ribaltare la sudditanza nel lessico, nelle idee, subordinazione e sostanziale impotenza di fronte a grandi temi e questioni mondiali, nazionali e locali. Città pulviscolare? Eccentrica? Non importa.
Quel che conta è che la cultura è sempre arbitraria, è scelta, dunque in Italia e a Ferrara credo che la questione prioritaria sia il deficit di cultura democratica, la quale rappresenta la frattura tra comunità e società in Italia.
Cultura democratica è antifascismo. Ed è – prima che diritto della maggioranza – regole, processi, strutture, linguaggio, nonché tutela e rispetto dei diritti degli individui e delle minoranze.
Sappiamo bene che la cultura democratica è universalista, imitabile, è sottrarre al mondo la propria parte di odio, di inquinamento, di privilegi e soprusi, è convivenza solidale e riconciliazione col pianeta e gli esseri viventi. Spesso è antieconomica e anticapitalista, e combatte il maschilismo imperante dei cari fat dar, le intimidazioni, le generalizzazioni sui Rom, il disprezzo etnico, per giunta.
Ebbene, questi elementi, che so di condividere con Stefanati, più di ogni altra remora, non mi consentono di condividere appieno il suo appello, non con questi amministratori, con i loro metodi, col loro lessico. La Lega a Ferrara, diranno, è colpa del Pd? D’accordo. Spieghiamo pure al Pd che non basta il nome per essere democratici e per essere un partito.
Tuttavia le regole vengono prima di qualsiasi consenso. E questa città deve saper verificare e scegliere, lavorare per saper scegliere continuamente.
Internazionale funziona perché sceglie di continuo da che parte stare. Ma non può essere lei a scegliere sempre per noi.

INTERNAZIONALE A FERRARA 2019
Al via la tredicesima edizione del festival del giornalismo

da: ufficio stampa Comune di Ferrara

Più di 250 ospiti provenienti da 38 paesi e da 5 continenti per 250 ore di programmazione e 122 incontri, questi i numeri della XIII edizione di Internazionale a Ferrara, il festival di giornalismo organizzato dal settimanale Internazionale e dal Comune di Ferrara, presentato mercoledì alla Sala degli Arazzi del Palazzo Municipale di Ferrara.

“Questo festival – ha dichiarato Chiara Nielsen, vice direttore di Internazionale – è un’impresa collettiva che non riguarda solo noi e i giornali esteri che rendono per tre giorni Ferrara la redazione più grande del mondo, ma riguarda il coinvolgimento di tutte le realtà cittadine e che trasformano il festival in un momento di incontro tra tante anime e personalità. Quest’anno il filo rosso tra gli appuntamenti sarà il tema dell’emergenza climatica declinato in ogni settore, dall’economia alla società. Ricorderemo anche teatri di crisi dove l’attualità è incandescente. Inoltre, come ci siamo prefissi da diversi anni, ci saranno tante donne e si parlerà tanto di carcere. Come sempre non mancheranno i momenti di intrattenimento e una ricchissima programmazione per bambini”.
[Qui il programma completo]

“Diamo il benvenuto al festival di Internazionale – ha dichiarato il sindaco del Comune di Ferrara, Alan Fabbri – nella nostra bellissima Ferrara, patrimonio dell’Unesco, città ricca di storia e di tradizioni. Questi tre giorni dedicati a temi di grande attualità rappresentano, per tutti, un’occasione di riflessione sulle dinamiche che muovono politica ed economia, a livello nazionale e internazionale, e sulle ricadute che queste hanno sulla vita di ogni cittadino. Il valore intrinseco di una manifestazione come questa, sta nel dare spazio al confronto tra idee, anche diverse, senza limitazioni dettate da logiche di appartenenza. Siamo certi che dagli spunti che il festival saprà proporre potranno nascere ulteriori momenti di riflessione, capaci di arricchire l’intera comunità nella consapevolezza che le vicende del presente e del futuro ci appartengono e sono determinate dal percorso, dalle scelte e dalle idee di ciascuno di noi”.

Ad una settimana dalle grandi manifestazioni internazionali del 27 settembre scorso, parte il festival di Internazionale a Ferrara che ha scelto come filo conduttore le mobilitazioni che in tutto il mondo chiedono alla politica di agire contro il cambiamento climatico: #FerraraForFuture. Racconteranno il loro attivismo i protagonisti delle manifestazioni #FridaysForFuture: Maxime Lelong, organizzatore della prima Marcia per il Clima a Parigi, Daze Aghjl, attivista britannica di Extinction rebellion e Alexander Fiorentini, esponente di #FridaysForFuture Italia. Il premio Anna Politkovskaja, con cui si aprirà il festival, andrà alla giornalista ambientale nigeriana Augustina Armstrong-Ogbonna che per la sua inchiesta del 2016 sulle attività di dragaggio della società dell’ex Ministro degli Interni nigeriano Emmanuel Iheanacho è stata minacciata, sorvegliata dalle forze di sicurezza dello Stato e costretta a fuggire negli Stati Uniti.

Si parlerà del Brasile di Bolsonaro con Mônica Benicio, compagna di Marielle Franco, femminista brasiliana e attivista lgbt assassinata a marzo 2018, mentre il giornalista cileno Patricio Fernàndez con i colleghi Luz Mely Reyes, dal Venezuela, e Carlos Salinas Maldonado, dal Nicaragua, parleranno della svolta a destra nei governi dei loro paesi favorita dalla crisi economica e degli scandali di corruzione della sinistra. Approfondimenti anche sul Medio Oriente: dalla Siria allo Yemen fino alla rivalità tra Iran e Arabia Saudita che sta destabilizzando la regione. Ne discuteranno il professore Pejman Abdolmohammadi dell’Università di Trento, Stéphane Lacroix, politologo francese e il giornalista de L’Orient-Le Jour, Anthony Samrani.

Religione e nazionalismo saranno invece al centro del dibattito tra il politologo francese Olivier Roy e Monsignor Gian Carlo Perego, arcivescovo della diocesi di Ferrara e direttore della fondazione Migrantes. Sarà ospite del festival di Internazionale Shoshana Zuboff, attivista e professoressa alla Harvard Business School, autrice del libro The Age of Surveillance Capitalism che affronta il tema del controllo dei cittadini attraverso l’uso dei big data. Di tecnologie e futuro del lavoro discuteranno Maurizio Landini e il giornalista britannico Paul Mason, autore del recente Il futuro migliore (Il Saggiatore, 2019). Come ogni anno non mancheranno incontri dedicati al tema dei diritti umani e dei diritti delle donne. Dagli Stati Uniti, il giornalista Shane Bauer, la visual artist Nigel Poor e l’ex detenuto Earlonne Woods, co-conduttore e ideatore del podcast Ear Hustle, racconteranno come si vive all’interno delle prigioni americane. Un focus particolare sarà dedicato a come gli uomini che lavorano nell’industria culturale propongono l’immagine della donna. Ne parleranno Ellen Maria Tejle, promotrice della campagna A-rating per valutare i film in base alla rappresentazione delle donne, Christina Knight, copywriter e direttrice creativa svizzero-inglese, e Livia Podestà che promuove una corretta rappresentazione di genere sui media allo Swedish Institute di Stoccolma. Attenzione puntata anche sui diritti delle donne in Medio Oriente con Farahnaz Forotan, giornalista afghana, Fatima Faizi, corrispondente del New York Times da Kabul, e Rafia Zakaria, scrittrice e avvocata pachistana. Dialogheranno di femminismi la scrittrice e regista francese Virginie Despentes e il filosofo spagnolo Paul B. Preciado, filosofo della teoria queer e di studi di genere. E a Ferrara verrà lanciato l’European Network for Women Excellence, un database che raccoglie voci di donne autorevoli in tutta Europa.

Non mancheranno le presentazioni di libri e gli incontri con gli autori, fra gli altri il francese Edouard Louis. Infine, il cinema, la fotografia, il giornalismo per bambini e la musica. Alice Rohrwacher con Lazzaro Felice e Phaim Bhuiyan, che ha debuttato nei cinema italiani con Bangla. L’inchiesta di Laia Abril, fotografa e artista spagnola, lavoro multimediale sui rischi e le conseguenze dell’aborto illegale. Mentre dedicato al meglio del giornalismo per bambini sarà l’incontro con lo scrittore Davide Morosinotto e le giornaliste di due delle realtà internazionali editoriali più interessanti nel settore: Cécile Bourgneuf di P’tit Libé, Inge Kutter di Zeit Leo. Dedicati alla musica due appuntamenti speciali: sabato sera il concerto del cantautore italiano Diodato e domenica l’esibizione della band dei Musicisti per i diritti umani.

Appuntamento rinnovato anche per questa edizione con i documentari su attualità, diritti umani e informazione di Mondovisioni a cura di CineAgenzia, con la rassegna di audiodocumentari Mondoascolti, a cura di Jonathan Zenti e con i laboratori dedicati a bambine e bambini. Internazionale a Ferrara è un festival senza barriere architettoniche e accessibile a tutti. Alcuni degli incontri saranno tradotti nella Lingua dei segni italiana.

Michele Pinelli, delegato alla Terza Missione Università di Ferrara

“La diffusione del sapere, del dialogo e della riflessione sono le basi su cui si fonda la ormai solida e duratura collaborazione dell’Università di Ferrara con il Festival. Il coinvolgimento dell’Ateneo ha diverse manifestazioni: dall’apertura di palazzi di prestigio e aule per accogliere appuntamenti e incontri del programma ufficiale al tradizionale workshop organizzato dal Master in giornalismo scientifico. Novità di quest’anno, lo stand Unife presente in piazza Trento Trieste, in cui sarà possibile raccogliere informazioni sull’offerta formativa dell’Ateneo e su come immatricolarsi e in cui saranno presenti le nuovissime linee di abbigliamento e oggettistica griffate Unife. Ma soprattutto, lo stand veicolerà il messaggio del progetto di crowdfunding dedicato alla raccolta fondi per progetti di ricerca dell’Ateneo ad alto valore scientifico e con ricadute concrete sulla collettività”.

Francesca Molesini, Assessore alla Cultura del Comune di Portomaggiore

“Per il quarto anno il Comune di Portomaggiore aderisce al programma del Festival di Internazionale a Ferrara, ospitandone in Sala Consiliare l’unica tappa ‘fuori sede’. Sabato 5 Ottobre alle 10, avremo l’onore di incontrare la vincitrice del Premio Anna Politkovskaja 2019, Augustina Armstrong-Ogbonna, giornalista multimediale nigeriana, specializzata in informazione sull’ambiente e sviluppo sostenibile. Verrà intervistata dal giornalista Edoardo Vigna, caporedattore del magazine Sette del Corriere della Sera, dove cura anche la rubrica Afrasia e titolare del blog Globalist su corriere.it. Sarà un’importante occasione di confronto e approfondimento su una delle tematiche attualmente più rilevanti a livello mondiale”.

Paolo Govoni, presidente della Camera di Commercio di Ferrara

“Internazionale ci ricorda quanto complesse e difficili siano ancora oggi le problematiche del nostro tempo, che è importante documentare con misura critica, trasparenza e coraggio raccogliendo e valorizzando i fermenti di riscatto e di progresso che pure non mancano, e che si manifestano in tanti campi e settori, anche particolarmente avanzati e innovativi, e specialmente tra le nuove generazioni. Sono convinto che il Festival saprà, ancora una volta, assolvere un ruolo cruciale per promuovere il confronto pubblico sui problemi ancora aperti e sulle prospettive da perseguire”.

Chiara Magni, responsabile Public engagement di MSF Italia

“Anche quest’anno porteremo a Ferrara la nostra testimonianza dalle crisi umanitarie in cui operiamo – come il Venezuela, la Libia, l’Ebola in RDC – ma anche sulle sfide in corso per garantire le cure a chi ne ha bisogno. Oggi pazienti affetti da malattie come HIV, Tubercolosi ed Epatite C continuano a morire perché non hanno accesso ai trattamenti salvavita, ancora inadeguati, inaccessibili o troppo costosi. Ne parleremo celebrando i venti anni della nostra Campagna per l’Accesso ai Farmaci, che dal 1999 opera per promuovere l’accesso alle cure. Al corner di MSF in piazza Trento e Trieste una speciale installazione interattiva sul tema della Luna – anch’essa inaccessibile fino a 50 anni fa – coinvolgerà il pubblico e lo inviterà a fare la propria parte perché il diritto alla salute sia davvero garantito”.

Valentina Preti, Ufficio Comunicazione Alce Nero

“Torniamo al Festival di Internazionale perché troviamo qui il naturale contesto per affrontare le tematiche che mettiamo al centro del nostro lavoro. In particolare, quest’anno portiamo a Ferrara il progetto “Siamo fatti di terra”: un ciclo di eventi nati per approfondire, insieme ad agronomi, nutrizionisti e ricercatori, lo stretto rapporto tra la salute del pianeta e quella delle persone, partendo da un’agricoltura responsabile, biologica. Saremo al Teatro Nuovo domenica 6 ottobre alle 11:30″.

Daniele Bertarelli, Presidente della cooperativa Sociale CIDAS

“Anche quest’anno CIDAS conferma il sostegno al Festival Internazionale a Ferrara. La nostra cooperativa sociale è nata nel 1979 dalla volontà di un gruppo di famiglie di ragazzi con disabilità, che si è associato per fornire servizi a loro tutela. Oggi, 40 anni dopo, ci siamo ulteriormente specializzati nella cura della disabilità con 7 strutture tra centri socio riabilitativi residenziali e diurni, e un centro socio occupazionale. Nel tempo la cooperativa si è sviluppata ed attualmente offre anche servizi socio sanitari per anziani, attività educative per l’infanzia e l’adolescenza, fornisce trasporto sanitario, gestisce servizi rivolti all’accoglienza ed integrazione dei migranti, si occupa di mediazione sociale ed inclusione lavorativa, in Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Al centro del nostro lavoro ci sono sempre i diritti di cura e i bisogni degli ospiti e delle loro famiglie, per questo abbiamo proposto al Festival un appuntamento sull’affettività e la sessualità delle persone con disabilità, che vedrà la partecipazione di esperti del settore tra cui un nostro educatore.
Inoltre, dato il nostro impegno per l’inclusione delle persone migranti, con una nostra insegnante di italiano per stranieri, parteciperemo all’incontro sull’arricchimento linguistico e culturale dato dalla presenza nelle nostre comunità di persone di altri paesi”.

Luca Grandini, responsabile provinciale Cna Artistico e Tradizionale Ferrara

“Come ogni anno la Cna di Ferrara partecipa a Internazionale con l’eccellenza degli artigiani e dei sapori tradizionali delle nostre terre, in collaborazione con la strada dei Vini e dei Sapori. L’esposizione dell’artigianato artistico, la cena per i giornalisti e il mercato dei sapori artigiani sono altrettante dimostrazioni che uno sguardo sul mondo aperto e senza pregiudizi ben si concilia con la consapevolezza profonda delle proprie tradizioni”.

Paolo Bruni, presidente Cso Italia

“Le pere IGP dell’Emilia Romagna non sono solo straordinari frutti autunnali pieni di gusto e proprietà nutrizionali ma rappresentano anche una vera e propria bandiera del Made in Italy nel mondo. Sono coltivate esclusivamente in aree storicamente vocate tra le quali spicca Ferrara che, rappresenta la culla mondiale della produzione di pere seguita da Modena, Bologna, Reggio Emilia e Ravenna.
Il patrimonio produttivo della pericoltura emiliano romagnola rappresenta un importante traino per l’export agroalimentare che, come è noto è una delle voci più significative del pil nazionale. Una bandiera quindi che rappresenta i produttori italiani e che quest’anno sta vivendo una crisi drammatica legata alla presenza massiccia della cimice asiatica. Una crisi che rischia di mettere in ginocchio il settore. Per questo è importante unire le forze e le competenze per sostenere tutta la filiera”.

Francesca Tamascelli, responsabile Doc Servizi Ferrara

“Doc Press è la cooperativa dei giornalisti indipendenti nata per promuovere un giornalismo sostenibile e di qualità. I soci, che si sono dati un regolamento interno, puntano sulla professionalità, la cooperazione e utilizzano l’opportunità data dallo sviluppo di nuove tecnologie. Partecipiamo al Festival di Internazionale con una serie di iniziative e, tra queste, l’incontro ‘Cooperazione e nuove tecnologie per un giornalismo forte e sostenibile’ – venerdì 4 ottobre alle 15,30 – nell’Arci Bolognesi di Ferrara. Durante il Festival, del quale condividiamo i valori, vogliamo incontrare e parlare con il maggior numero possibile di giornalisti freelance. Ai colleghi vogliamo raccontare cosa facciamo e capire se possiamo sviluppare insieme opportunità. Doc Press fa parte di Doc, la rete di professionisti nei settori di Arte, Cultura, Industria Creativa e Impresa Culturale che gestiscono la propria attività in cooperativa per ottenere più vantaggi e tutele”.

Serena Scarfi, responsabile organizzazione mostra World Press Photo

“Anche quest’anno siamo felici di portare la mostra World Press Photo a Ferrara perché crediamo che sia la più importante rassegna internazionale di fotogiornalismo che, attraverso il linguaggio della fotografia, è in grado di restituire la complessità dell’umanità attuale. Ci auguriamo che la mostra rappresenti uno strumento di riflessione e di apertura verso la diversità e le paure, spesso indotte dai mezzi di comunicazione di massa. Per questo invitiamo tutti a visitare la mostra che si terrà al Padiglione d’Arte Contemporanea dal 4 ottobre al 3 novembre 2019”.

INTERNAZIONALE A FERRARA 2018
Scrivere, verbo al femminile

di Irene Lodi

Concita e le altre. Fra le molte protagoniste di Internazionale, uno spazio particolare va dedicato alle scrittrici che hanno incontrato il pubblico nella tre giorni ferrarese. Venerdì pomeriggio gli appuntamenti di letteratura al femminile, introdotti dalla psicanalista Chiara Baratelli, sono stati inaugurati da Concita de Gregorio, che ha presentato in Sala Estense “Chi sono io?”. Il filtro della macchina fotografica è stato parte integrante del lavoro della scrittrice, che ha raccontato proprio insieme a una delle fotografe, Silvia Camporesi, come mai si siano concentrate sull’autoritratto e sull’immagine. “Non sentirsi mai a proprio agio – ha detto De Gregorio – è una condizione che ti mantiene vigile. Ha dei vantaggi: non ti fa mai abituare o distrarre, ti fa mettere a fuoco meglio quello che vedi, ti fa sentire dentro e fuori dalle situazioni”. L’appartenenza e la non appartenenza alle cose, alle persone, dunque, è stato il motore del libro, che è una raccolta di storie e una riflessione sullo sguardo: quello degli altri e il proprio. Perché osservarsi ed essere viste, per le donne è una questione cruciale. Una autoanalisi, quella femminile, che parte spesso dai momenti di fragilità: “Quando siamo felici non ci facciamo caso – ha concluso la scrittrice – quando c’è qualcosa che non va, invece, pesa molto. Quando tutto è al suo posto, un momento che dura poco, non si nota: l’ordine però è un nostro tentativo di controllare ciò che succede, quando la regola è il disordine”. Caos e cosmos si contrappongono e si fondono, in un gioco di riflessi che consente di scrutarsi dentro.

Gli spunti narrativi sono continuati nella presentazione de “Le assaggiatrici”, vincitore del premio Campiello, di Rosella Postorino. “Gli esseri umani hanno questa ostinata tensione per la sopravvivenza – ha affermato l’autrice – è la loro più grande risorsa, ma è allo stesso tempo anche una condanna, e il male nasce da questo: per sopravvivere siamo disposti a qualunque compromesso, siamo disposti a giustificare qualunque azione per la volontà di sopravvivere”. Il suo è un libro di relazioni e di persone “normali”, e la sua è una penna che intriga grazie alla schiettezza:”Volevo raccontare una persona qualsiasi, una che non ha scelto di diventare nazista, non aveva neanche l’età per votare quando Hitler è salito al potere. Rosa si trova in quella situazione, non ne è causa”. Dalla vita di Rosa Sauer parte una riflessione politica: “Chiunque cresca in un sistema oppressivo, che sia un sistema totalitario, un clan mafioso, una famiglia tirannica, è vittima di quel regime, anche se ne diventa complice”, ha detto Postorino, “Questi regimi non solo hanno la colpa di coercire, ma anche di togliere l’innocenza a chi ne è parte, rendendolo sempre più parte del sistema”. Le assaggiatrici è anche un libro intrinsecamente legato al cibo, che diventa metafora del ciclo vitale, un ciclo continuo, che non si ferma davanti a niente: “La vitalità del mondo che continua nonostante tutto può contagiarci, ma ci fa sentire tutta la nostra piccolezza, tutta la nostra miseria – ha concluso – Le persone continuano anche durante l’orrore della guerra, anche nel dolore, a stringere amicizie, ad avere voglia di ridere, a fare l’amore, a essere umani”.

Un altro libro che torna a parlare di amore è quello di Daria Bignardi, Storia della mia ansia, presentato sabato pomeriggio in Sala Estense. “L’amore è una cosa semplice e banale – ha esordito l’autrice ferrarese – ma non così decodificata. Viene relegato, soprattutto in letteratura contemporanea, in spazi marginali, è difficile che si stia su temi semplici, come quello della pienezza e della totalità dell’incontro. Il tema mi interessava: è impossibile l’incontro autentico e assoluto, ma nonostante questo continuiamo a innamorarci e a parlare d’amore”. Sono poche le persone in grado di accettarne la relatività, secondo Bignardi, mentre per tutto il resto riusciamo a scendere a patti con i compromessi nella nostra lettura del mondo. Anche il tema della corporeità e della concretezza si ritrova in questo romanzo: “In tutto ciò che scrivo ci sono vita, morte, incidenti, malattie, tutto quanto riguarda il corpo – ha concluso la scrittrice – perché questi momenti rappresentano la realtà che irrompe nel quotidiano, il senso implacabile e devastante della realtà, ma a volte anche la pienezza della realtà, una sensazione che a volte perdiamo”.

INTERNAZIONALE A FERRARA 2018
Chi sono io? L’identità ai tempi dei social network

di Laura Fabbri (allieva del liceo classico Ariosto, Ferrara)
“Non mi vedo come mi vedono gli altri”. Dinanzi al pubblico della sala Estense, la scrittrice Concita De Gregorio, rivela la sua difficoltà nel farsi fotografare: “Avverto un senso di estraneità e disagio che mi fa sentire fuori posto”. Ma questa “non appartenenza” a suo avviso sottintende in realtà una libertà, un’indipendenza. L’occasione per questa confessioni in pubblico è offerta dal Festival di Internazionale. A far da contraltare, la psicanalista Chiara Baratelli – coadiuvata da alcune studentesse del Liceo Roiti – ha gestito un interessante dibattito sull’importanza delle immagini come fonte identitaria, del quale è stata coprotagonista la fotografa Silvia Camporesi, che incalza: “La fotografia è una una terapia, uno strumento di indagine volto a cogliere ed interpretare l’identità personale, vincere il disagio e accettare le imperfezioni; inoltre evidenzia come, in prima persona, sia riuscita a vincere le sue debolezze grazie ai ruoli interpretati nei suoi autoritratti”.
Anche dal pubblico arrivano sollecitazioni: “Che cos’ha il dolore che non ha la gioia?”, domanda una delle studentesse, spiazzando la scrittrice… “Tutte le forme d’arte nascono dal dolore”, risponde direttamente lei, dopo un attimo di riflessione; “quando si è felici non lo si nota, ma quando c’è qualcosa che non è in ordine ci si fa subito caso: “Lo stato di equilibro è il disordine. Quando gli uomini cercano di dare una parvenza di logica alla vita, il dolore si impone più forte”.
Un altro tema affrontato è quello dei social network e come questi abbiano modificato il ruolo della fotografia nella società. L’autrice sottolinea come questi abbiano fatto perdere importanza all’esperienza: “Prima di essere ricordato un momento va vissuto, non si può vivere per vedere cosa si conserverà di questo momento”. Inoltre, sottolinea, spesso i ‘social’ non sono altro che una storpiatura della realtà, una finzione che ha come unico scopo quello di suscitare invidia nell’osservatore, una pura esibizione dove “non è più permesso avere dei difetti”.
migranti mare respingimenti

INTERNAZIONALE A FERRARA 2018
Vite in fondo al mare

di Ines Ammirati (allieva del liceo classico Ariosto, Ferrara)

“N.N 2 uomini più o meno 18 anni. Annegati. N.N 9 uomini. Annegati”. L’elenco dei nomi continua senza sosta, come rintocchi riecheggiano nella piazza della Cattedrale negli albori di questa prima giornata di apertura del Festival di Internazionale. “N.N uomo. N.N uomo, più o meno 25 anni. Congelato”…
Ogni anno migliaia di persone intraprendono un viaggio verso l’Europa con l’obiettivo di lasciarsi alle spalle gli orrori di una vita che non li soddisfa, alla ricerca di un posto dove ricominciare, un luogo da poter chiamare di nuovo casa. La maggioranza non sa che non raggiungeranno mai una meta nel loro peregrinare: secondo gli ultimi dati UNCHR, dei 100.000 migranti che partono ogni anno tra i 3000 e i 5000 muoiono o sono dispersi lungo la strada, altri rimangono bloccati per anni in un Paese che non fornisce loro i permessi per terminare il loro viaggio.

A molti questi numeri sembreranno solo una serie di dati statistici senza valore; non vedono che ad ogni cifra corrisponde il volto di un uomo, di una donna o di un bambino senza nome, il cui valore di essere umano unico ed inimitabile è stato dimenticato.
Gipi, pseudonimo di Gian Alfonso Pacinotti, fumettista, illustratore e regista italiano, è la prova vivente che non tutti dimenticano.

Nel corso della lettura ininterrotta dell’elenco, in continuo aggiornamento, compilato dall’ong olandese “United for intercultural action”, il fumettista ha infatti dato voce alle trentamila persone morte dal 1993 a oggi in viaggio verso l’Europa, dimostrando così al folto pubblico riunito di fronte alla Cattedrale, che, anche dall’alto di un piccolo palco in mezzo alla folla, un solo uomo può fare la differenza, ricordando che oltre i numeri ci sono persone con sogni ed aspirazioni comuni a tutti noi, la cui memoria non può, anzi, non merita di essere dimenticata.

INTERNAZIONALE A FERRARA 2018
“La globalizzazione è il nuovo colonialismo”

di Maria Guandalini e Federico Izzi (allievi del liceo classico Ariosto, Ferrara)

Suad Amiry scrittrice e architetto palestinese è stata ospite del programma radiofonico di Radio3Mondo, Il giro del mondo in sessanta minuti, condotto dalla giornalista Anna Maria Giordano e andato in onda dal cortile del castello Estense nell’ambito del festival di Internazionale. L’incontro Palestina sconfinata, moderato dall’arabista e traduttrice Elisabetta Bartuli, ha visto coprotagonisti gli scrittori Atef Abu Seyf ed Elias Sanbar, l’autrice Selma Dabbagh e la fotografa Rula Halawani. La Amiry, attivista per i diritti palestinesi, ha introdotto brevemente il conflitto arabo-israeliano, oggetto delle sue riflessioni e dei suoi libri (tra gli altri ricordiamo Sharon e mia suocera. Diari di guerra da Ramallah, Palestina, Feltrinelli 2003). Poi ha preso la parola Marta Dillon, attivista argentina e parte attiva del movimento “Ni una menos”, che ha brevemente illustrato la lotta sua e di molte altre donne sudamericane, per la parità dei diritti e contro la “violencia machista” (violenza maschile), concentrandosi particolarmente sulla campagna per la legalizzazione dell’aborto in Argentina.
Anna Maria Giordano ha poi introdotto Raj Patel, scrittore britannico, di origine figiana e kenyota, il quale ha parlato della propria esperienza alla protesta anti-globalizzazione di Seattle del 1999. “La globalizzazione è il nuovo colonialismo”, ha sostenuto Patel, che si batte per la preservazione delle culture di tutto il mondo. Shamiso Mungwashu, protagonista del quarto intervento, ha sottolineato l’importanza di nuovi metodi di produzione agricola, nel rispetto del pianeta e del lavoro. Nel suo progetto vengono coinvolte molte donne zimbabwesi, che partecipano attivamente alla coltivazione biologica ed ecosostenibile proposta da Shamiso, contro l’uso e l’abuso di sostanze chimiche. L’imprenditrice ha inoltre rimarcato l’importanza del coinvolgimento delle nuove generazioni in un nuovo modo di produrre alimenti. Ha concluso il programma la riflessione della giornalista pachistana Rafia Zakaria, sulla troppo frequente stereotipizzazione attribuita da alcuni giornalisti occidentali ai musulmani e alle persone di diverse etnie. Troppo spesso l’informazione va contro il rispetto dei diritti umani, dice. Tra un ospite e l’altro due studenti del Conservatorio G. Frescobaldi di Ferrara hanno eseguito due brani per vibrafono e batteria.

INTERNAZIONALE A FERRARA 2018
L’America in fermento tra rivolte e proteste

di Camilla Finotti, Giulia Pirazzini (allieve del liceo classico Ariosto, Ferrara)

Giornalisti americani a confronto sull’attuale fermento sociale negli Stati Uniti, all’arena del cinema al Apollo nell’ambito del festival di Internazionale. La giornalista Sarah Jaffe ha parlato degli scioperi dovuti alla crisi economica del 2008: gli insegnanti del Wisconsin e di altri Stati repubblicani hanno protestato per settimane davanti alle istituzioni per ottenere maggiore tutela sul luogo di lavoro. Nonostante ciò, gli scioperi sono aumentati raggiungendo il picco massimo nel 2017. E’ poi intervenuto di Gary Younge che, avendo vissuto per 12 anni negli Stati Uniti, ha potuto vivere appieno il cambiamento politico; nell’agosto 2015 non si credeva possibile una futura vincita di Donald Trump, come non si pensava ad una uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. Young definisce questi due avvenimenti “connessi”, sostenendo poi che l’attuale presidente degli Stati Uniti appare come un personaggio soggetto a molte critiche e segnalando come “ogni Nazione ha il proprio Trump”.
Si è poi parlato di “obamafilia”, ossia la voglia di un cambiamento di potere, come accadde ai tempi del presidente Bush, rispetto al quale Barack Obama apparve come un promesso ‘principe, in sintonia con i desideri e i pensieri della gente.

Cirfood al festival di Internazionale: cento milioni di pasti l’anno e un riguardo per la fame di cultura

Giuliano Gallini, anche quest’anno avete organizzato come CIRFOOD un momento di ricerca e dibattito al festival della rivista Internazionale. Al di là del tema e dello specifico dell’iniziativa, la vostra partecipazione rappresenta un profondo legame di CIRFOOD con Ferrara?
Sì. CIRFOOD ha una costola fondante ferrarese. Oggi è una azienda internazionale con più di 13.000 dipendenti, ma trentacinque anni fa era una piccola cooperativa di poche decine di cuochi e addetti mensa che si chiamava COFERI e che ha contribuito, con le cooperative gemelle di Modena e Reggio Emilia a fondare nel 1991 CIRFOOD.

Con un legame forte, in senso generale, alla cultura, e in particolare alla cultura ferrarese.
Oggi nella carta dei valori di CIRFOOD si legge che cibo è cultura. Ricordo una nostra iniziativa di, appunto, più di trenta anni fa, che consisteva nell’invitare i nostri clienti a una visita in orari esclusivi e guidata a una mostra al Palazzo dei diamanti. Dovetti vincere qualche resistenza: a chi vuoi che interessi dei nostri clienti una visita a una mostra d’arte! Invece vennero tutti gli invitati, e si dimostrarono entusiasti della esperienza. Qualcuno non era mai stato a una mostra.

Ma che cosa c’entra con il cibo con il vostro lavoro?
Quella mostra apparentemente proprio nulla. Ma offrivo ai miei clienti una esperienza nuova e legata al mondo ferrarese, alla grande intuizione di Franco Farina, alla bellezza di una città d’arte.

Apparentemente?
Apparentemente perché il discorso sul cibo ha tali implicazioni psicologiche, storiche, sociali, identitarie che è impossibile vendere bene cibo se non le si conosce. Naturalmente bisogna saper far bene da mangiare, ma questo è il minimo sindacale.

E CIRFOOD fa bene da mangiare?
Sì. Soprattutto se si tiene conto del fatto che i 100 milioni di pasti all’anno prodotti e serviti da CIRFOOD, tra cui i 3 milioni che serviamo in provincia di Ferrara, sono mediamente venduti a poco più di 5 euro. Primo secondo contorno pane. E’ il nostro un pasto d’inclusione.

Pasto d’inclusione reddito di inclusione. Cibo di cittadinanza, che era il tema del vostro intervento a Internazionale Ferrara dell’anno scorso. Prefigurate i tempi.
Le imprese devono avvertire i cambiamenti sociali. Non per accodarsi al politico vincente: ma per accordarsi ai bisogni, per essere insieme alla Storia. Oggi c’è una crisi culturale della globalizzazione. Nel 1989 cadde il muro di Berlino, ci fu il Washington Consensus e, come ti ho detto, le piccole cooperative emiliane di ristorazione, compresa la ferrarese COFERI, (i cui gruppi dirigenti avevano gli strumenti culturali per capire il cambio di passo della Storia perché venivano dalla grande tradizione di pensiero sociale del dopoguerra italiano) ne trassero le conseguenze, si unificarono e diedero vita a una politica di sviluppo globale e non più locale. Globale allora per noi voleva dire Italia: ma non solo. Dopo cinque anni eravamo già all’estero, con una fiorente attività in Bulgaria; e nel 2000 io ero per conto dell’azienda in Cina, a progettare un ristorante nella centrale via Dong Dang. Oggi il ciclo della globalizzazione dell’89 si è concluso e per non rischiare un nuovo Ballo Excelsior anche le imprese devono essere capaci di interpretare ciò che sta succedendo cambiando le proprie politiche imprenditoriali, il rapporto con la forza lavoro, il modo di produrre e di comunicare.

Il Ballo Excelsior fu uno spettacolo teatrale che dalla fine dell’ottocento fino all’inizio della prima guerra mondiale celebrava i trionfi della scienza e del progresso. L’elettricità e la lampadina, il battello a vapore, il canale di Suez, il traforo del Moncenisio, l’automobile. Pensiamo che i cambiamenti che abbiamo vissuto noi, in questi ultimi vent’anni, siano travolgenti ma forse tra il 1890 e il 1910 furono ancora più radicali di quelli di oggi. In quegli anni ci fu una fase di globalizzazione molto forte, e il Ballo Excelsior celebrava non solo le scoperte scientifiche e il progresso, ma l’aspettativa di un futuro di pace e prosperità. Poi abbiamo avuto due guerre mondiali. Pensi che possa succedere anche oggi?
Speriamo che non ci siano guerre in Europa! Ma tutti sanno che le guerre nel mondo non mancano. Direi che oggi le elite non sembrano in grado di gestire le contraddizioni della globalizzazione, la disuguaglianza e l’ingiustizia sociale soprattutto: proprio come cent’anni fa.

Torniamo alla CIRFOOD FERRARA, ex COFERI?
In provincia di Ferrara lavorano per CIRFOOD ex COFERI 312 persone, di cui 236 soci. Siamo infatti una cooperativa di produzione e lavoro e il 75% di soci testimonia l’antico insediamento lavorativo e sociale della ristorazione organizzata a Ferrara. Gestiamo 37 cucine e serviamo comuni, case di riposo, mense universitarie, mense aziendali. I nostri maggiori clienti oltre al Comune di Ferrara sono Conserve Italia, Cidas, Manifattura Berluti, Comune di Argenta, Salus, Quisisana, Consorzio RES, ASP, ASP del Delta e tanti altri, ne dimentico molti mi dispiace ma la memoria è quello che è. Gestiamo anche Bar e ristoranti pubblici esercizi come il Bar all’ospedale di Cona, e i self service Oasi, Diamante e Galleria.

E adesso riportiamoci a Internazionale.
Non ci piace sponsorizzare e lo facciamo molto raramente. Anche nel caso di Internazionale non siamo semplicemente degli sponsor ma facciamo ricerca e produzione culturale.

In che modo?
Per ogni tema che sottoponiamo all’attenzione della rivista elaboriamo un percorso di ricerca, organizzando tavoli di lavoro con esperti della materia i cui risultati vengono discussi nella sessione pubblica con i quattro giornalisti italiani e internazionali. Così è stato per tutte le nostre partecipazioni, la prima dedicata al tema del lavoro “L’azienda che vorrei”, la seconda al tema della cultura, “Il costo dell’ignoranza”, la terza al tema del cibo del futuro “Il cibo di cittadinanza”, la quarta al tema delle povertà alimentari e culturali, “Lo spreco”. C’è un evidente filo rosso che accumuna i momenti che abbiamo organizzato: il ruolo dell’ innovazione sociale. Per innovazione sociale intendo le pratiche che aumentano il capitale sociale, ovvero quel corpus di norme, valori e comportamenti che consentono ai gruppi sociali di cooperare tra loro e e alle persone di collaborare all’interno dei gruppi allo scopo di trovare soluzione ai bisogni delle persone; e di raggiungere – tutti insieme – gli obiettivi dell’agenda ONU 2030 per uno sviluppo sostenibile, mettendo quindi in discussione l’attuale modello di sviluppo della globalizzazione liberista.

Nella vostra carta dei valori al primo punto c’è scritto: CIRFOOD è una cooperativa fondata su democrazia, rispetto e sincerità. Sono parole importanti. Ma siete coerenti?
Naturalmente in una azienda così grande ci sono contraddizioni. Ti faccio un esempio: gestiamo oltre mille cucine. In ogni cucina c’è un gruppo di lavoro, un direttore o una direttrice. Non sono ovviamente sicuro che tutti i direttori o le direttrici siano democratici, rispettosi e sinceri. La cooperativa ha naturalmente sistemi di controllo e di indirizzo, per esempio assistenti che si recano ogni settimana in tutte le cucine, e così via. Ma possono esserci limiti. Però ciò che è decisivo, secondo me, è che sia dichiarato, voluto, agito che il nostro fine è quello di essere una azienda democratica, rispettosa di clienti, soci e dipendenti, sincera e trasparente nelle proprie decisioni.

La democrazia è ancora popolare?
Da noi spero proprio di sì.

LA VIGNETTA
Equivoci

Illustrazione di Carlo Tassi

C’è l’Internazionale a Ferrara… ma stavolta non parliamo di calcio!

5, 6, 7 ottobre 2018. Un weekend con i giornalisti di tutto il mondo. Incontri, dibattiti, laboratori e proiezioni. Tre giorni di interviste, spettacoli e iniziative sociali.

Festival Internazionale 2018:
Programma

Barca in libreria e a Internazionale parla di autoritarismo e disuguaglianze

Le disuguaglianze sociali, economiche e territoriali sono limiti per lo sviluppo e il benessere dei cittadini italiani che la politica economica e sociale dovrebbe
saper superare. Tuttavia, le diversità territoriali e le loro culture sono anche importanti patrimoni da valorizzare e diffondere.
Nel suo ultimo libro, “Viaggio nell’Italia disuguale” edito da Eds, Fabrizio Barca descrive il panorama delle diversità, ne valorizza le caratteristiche e disegna un “nuovo modello” di sviluppo economico e di coesione sociale.
Il volume sarà presentato sabato alle 11 alla libreria Ibs il Libraccio e discusso con Gaetano Sateriale del direttivo nazionale Cgil. L’autore poi, nel pomeriggio di sabato, alle 15, parteciperà a un dibattito programmato nell’ambito del festival Internazionale, dal titolo “La dinamica autoritaria”, programmato al teatro Nuovo. Intolleranza, sfiducia e voglia di leader forti sono i temi che affronterà partendo dall’assunto che “per disinnescare l’autoritarismo bisogna prima affrontare le disuguaglianze”.
Barca è un economista e statistico italiano. È stato dirigente della Banca d’Italia e del ministero dell’economia, ministro per la coesione territoriale tra il 2011 e il 2013 e ha avuto incarichi nell’Ocse e nella Commissione europea. Fa parte del comitato promotore del Forum disuguaglianze diversità.
Con lui ci saranno Rachel Donadio del Forum disuguaglianze diversità e l’europarlamentare Elly Schlein (The Atlantic). Introduce e modera Jacopo Zanchini redattore di Internazionale. L’incontro del festival è organizzato in collaborazione con la Fondazione Unipolis.

INTERNAZIONALE A FERRARA
Da Tasso agli Ubu. La compagnia di attori-detenuti del carcere di Ferrara il 29 e 30 settembre a Internazionale a Ferrara

Da Organizzatori

TUTTO ESAURITO PER “L’IRRESISTIBILE ASCESA DEGLI UBU”
PRENOTAZIONI APERTE PER “ME CHE LIBERO NACQUI”
UN INCONTRO E DUE SPETTACOLI DI E CON IL TEATRO DELLA CASA CIRCONDARIALE “COSTANTINO SATTA”
IL 29 E IL 30 SETTEMBRE AL FESTIVALDI INTERNAZIONALE LA COMPAGNIA DEI DETENUTI-ATTORI GUIDATA DAL TEATRO NUCLEO PRESENTA LE SUE DUE ULTIME PRODUZIONI

Venerdì 29 e sabato 30 settembre sarà possibile conoscere il progetto Teatro Carcere di Ferrara, un’esperienza che prosegue dal 2005, dietro la guida del Teatro Nucleo.
Due spettacoli e un incontro di analisi e presentazione alla libreria “IBS+Libraccio” inserito nel quadro del Partecipato di Internazionale.

Si comincia venerdì 29 alle 11 alla libreria “IBS+Libraccio” con “Le aporie del Teatro Carcere” un incontro organizzato da Teatro Nucleo in collaborazione con l’Istituto Gramsci, durante il quale sarà presentata un’analisi del lavoro del teatro della Casa Circondariale “Carmelo Satta” attorno ai due spettacoli “L’irresistibile ascesa degli Ubu” e “Me che libero nacqui al carcer danno”, previsti in scena rispettivamente la sera stessa nella Casa Circondariale e la mattina seguente al Teatro “Julio Cortàzar”.
Seguirà la presentazione della rivista “Quaderni di Teatro Carcere” edita dal Coordinamento Regionale Teatro Carcere, associazione attiva dal 2011, nata dal Forum – voluto dal Teatro Nucleo a Ferrara nel 2009 – e creata da tutti i teatri che in Regione realizzano attività nelle carceri. Il Coordinamento inoltre integra attraverso un Protocollo anche il Ministero della Giustizia (PRAP) e ben tre assessorati regionali, con la consulenza scientifica dell’Università di Bologna, è stato riconosciuto organismo regionale dalla Legge 13 e funziona programmando diverse attività di promozione, produzione e ricerca.
Infine durante l’incontro sarà presentato “Astrolabio”, il giornale della Casa Circondariale di Ferrara.
Moderatore dell’incontro sarà Roberto Cassoli.
Una presentazione di “Astrolabio” sarà anche offerta al pubblico che si recherà presso la Casa Circondariale per partecipare allo spettacolo “L’’irresistibile ascesa degli Ubu”, sarà sufficiente arrivare sul posto alle 19.30, un’ora prima dell’inizio dello spettacolo.

Sempre venerdì alle 20.30 all’interno della Casa Circondariale “Carmelo Satta”, si svolgerà la prima assoluta di “L’irresistibile ascesa degli Ubu”, prima puntata di una epopea di Padre UBU.
L’accesso allo spettacolo è riservato ai soli prenotati e siamo felici di comunicare che i biglietti per questo debutto sono esauriti.

Per chi non fosse riuscito a prenotarsi per il debutto di della nuova produzione, il programma prosegue il 30 settembre alle 11 al Teatro “Julio Cortàzar” con un evento speciale voluto anche per celebrare i 450 anni dell’anniversario della nascita di Claudio Monteverdi. Grazie a uno speciale permesso premio ottenuto da alcuni – le figure centrali – dei detenuti attori che hanno dato vita a “Me che libero nacqui al carcer danno”, lo studio sul “Combattimento di Tancredi e Clorinda” dalla “Gerusalemme liberata” di Torquato Tasso, spettacolo diretto da Horacio Czertok, drammaturgia in collaborazione con Paolo Billi.
Lo spettacolo è una produzione del Teatro Nucleo, realizzata con patrocinio del Comune di Ferrara- ASP, nell’ambito del progetto del Coordinamento Regionale Teatro Carcere. Inoltre contribuiscono e hanno contribuito a sostenere la ricerca nel laboratorio teatrale della Casa Circondariale di Ferrara i programmi Grundtvig, ora Erasmus Plus, dell’Unione Europea. Si tratta di un’occasione molto importante durante la quale sarà possibile conoscere uno spettacolo che ha segnato una tappa fondamentale del lavoro condotto nella Casa Circondariale dal Teatro Nucleo in questi anni. Sarà possibile assistere all’evento presentandosi al Teatro “Julio Cortàazar” (Via Ricostruzione, 40) alle ore 11 di sabato 30 settembre.

Ingresso 10 euro, ridotto 5 euro (fino a 12 anni)
È possibile prenotare il proprio posto scrivendo all’indirizzo: biglietteria@teatronucleo.org
Infoline: 0532464091 – 338676159

Leggi anche:
Entrare in carcere con il teatro
Internazionale e Teatro Nucleo portano la città nel teatro-carcere di via Arginone

EDITORIALE
Nuovi ‘san Giorgio’ cercansi

Niente di più azzeccato della scelta del coraggio come fil rouge del decimo festival di Internazionale. In questo lo staff dell’ormai celebre kermesse che nei giorni scorsi ha riempito le strade della nostra città è senz’altro da lodare. Il coraggio viene invocato quando ci troviamo in presenza della paura. E infatti basta mettere il naso fuori di casa per saggiare i miasmi pestilenziali di questo atroce nemico che serpeggia in tutta Italia. Il drago della paura.

Una creatura ancestrale, che esiste fin dai tempi dei tempi e che oggi ha assunto volti nuovi. Nei suoi occhi si scorge quel misto di sfiducia e di futilità esistenziale che sta ammorbando il Paese, e insieme a questo, Ferrara. Si potrebbero citare le difficoltà economiche, le incertezze lavorative, gli allarmi ambientali, le liste di attesa per le prestazioni sanitarie, gli asili nido intasati, l’incapacità di figliare (non certo -o non solo- per problemi di orologio biologico, come qualche ministra vorrebbe farci credere). Inutile fare esempi: ognuno ha già impressi nella mente i suoi casi quotidiani. Quali che siano i motivi, l’aria è questa. C’è poco da dire. Ed è così più o meno in tutto il complesso (e perplesso) lembo di terra che va dalle Alpi alla Sicilia.

Il ferrarese doc però pare sicurissimo: a Ferrara la situazione è ‘più’. Siamo più fermi. Più poveri. Più vecchi. Più confusionari. Più vittime dello spaccio. Più vittime della polizia. Più vittime del malgoverno. Più vittime degli immigrati. Più vittime della svalutazione degli immobili. Più pestati dalla storia. Più…
Di fronte a questa visione dei tempi, la risposta in voga in città è una sola: “è sempre andata così”. Si tratta di un condensato concettuale che viene generalmente espresso con il suo corollario di spallucce, scotimenti di capo ed espressioni di saccente scetticismo.

Attenzione però: il mantra sopraindicato si coniuga in due forme di pensiero ben distinte e massimamente diffuse.
Versione numero uno: “è sempre andata (bene) così”. Chi segue questa particolare filosofia avvertirà, al primo barlume di novità, come una certa scomodità esistenziale, un fastidio, un pizzicore. Quindi rifletterà: “Si è sempre andati bene così!”. Dunque perché cambiare? Questo filone del pensiero pubblico è positivo quando è basato sul buon senso, quando si traduce in rispetto delle tradizioni e conservazione delle specificità territoriali. È altamente dannoso invece quando diventa immobilismo. È un pensiero da usare con cautela.

Versione numero due: “è andata sempre così e così andrà nei secoli dei secoli amen”. Certo nei fatti umani la ciclicità è elemento imprescindibile. D’accordo, ma anche qui la moderazione e la temperanza devono guidare. Se si cade nel disfattismo è finita. Come dire: dato che la malattia esiste da sempre, è inutile ora mettersi a cerca una cura. Di qualche cosa si dovrà pur morire, no?

Ad entrambe queste tendenze filosofiche si risponde con il coraggio. Il drago Ferrara se lo è trovato davanti fin dalla sua fondazione, ma ha sempre saputo sperare, attendere un nuovo san Giorgio. Così dice il mito. Ma san Giorgio siamo noi, è la nostra reazione all’impaludamento depressivo. Ognuno di noi può essere oggi il san Giorgio che serve alla città, magari partendo dal suo piccolo.

Noi di Ferraraitalia faremo la nostra parte. Reinvestiremo, ci rimetteremo in discussione. Per noi è tempo di nuove partenze, a quasi tre anni dalla nostra venuta al mondo… virtuale. È vero che per molti versi “andava già bene così”, ma non ci basta. Sto parlando di riorganizzazione dei contenuti, di una nuova redazione, di un’ampliata offerta giornalistica, sempre qualitativamente elevata. Verranno mantenute le penne che hanno fatto grande questo giornale: i professori, gli studiosi, i ricercatori, gli esperti. Non possiamo prescindere da loro: sono la nostra anima perché quello che a noi interessa maggiormente inizia quando l’attenzione degli altri giornali scema. Dopo la scorpacciata di scandali e scoop, e finito il frastuono delle bagarre politiche, noi scegliamo di metterci a guardare dall’alto per scorgere meglio le connessioni, le implicazioni, la reale dimensione degli eventi. A questo stile inconfondibile, vogliamo aggiungere, anche se sarà un’ardua sfida, un gruppo di giovani a cui offrire formazione in campo e da cui speriamo di trarre tutte le energie e le idee che ci servono.

Ferraraitalia continuerà a riservare uno spazio al quotidiano, con notizie, interviste, inchieste, storie, opinioni, ma non solo. C’è il settimanale, con i vari dossier dei nostri esperti sugli argomenti più vari: società, salute, ambiente, cultura, economia. E ancora: partirà un mensile monotematico per fare luce su una problematica o un aspetto sentiti come particolarmente rilevanti. Alcune innovazioni saranno pronte a breve, altre ci impiegheranno più tempo. E una trasformazione che avverrà in corso d’opera. Per il resto si continua con gli appuntamenti fissi delle nostre rubriche, delle stanze (che sono l’originale spazio libero e personale di alcuni autori) e tanto altro. Le visualizzazioni e gli apprezzamenti non solo dall’Italia, ma anche da altre città del mondo, ci rassicurano del lavoro fatto finora.

Ai naviganti della grande rete, ai corsari dell’informazione e a tutti i cacciatori di nuove visioni offriamo un porto sicuro.

INTERNAZIONALE
Acqua di Colonia, profumo di razzismo

– Tutta colpa del colonialismo!
– E che è?
– Boh!

In questo scambio di battute c’è l’essenza di “Acqua di colonia. Prima parte: zibaldino africano”, lo spettacolo di e con Elvira Frosini e Daniele Timpano, che venerdì sera ha chiuso al Teatro Comunale di Ferrara la prima giornata del Festival di Internazionale, giunto quest’anno alla sua decima edizione.
In questa anticipazione dello spettacolo che debutterà al Roma Europa Festival, Elvira e Daniele portano in scena alcune pagine poco conosciute della nostra storia italiana, vicende rimosse e negate che provengono da paesi lontani dell’Africa orientale, come Eritrea, Etiopia, Somalia e Libia, non solo negli anni dell’Impero fascista.
Proprio come nello Zibaldone, i due attori cercano di concentrare, con un escamotage metateatrale, una serie di spunti, associazioni di idee, nozioni, fatti, risultato di un lavoro di “riesumazione e scavo”, come lo hanno definito loro stessi nell’incontro con Igiaba Scego al termine dello spettacolo: una sorta di piccolo Bignami sulla storia razzista italiana e non solo.

Un momento dell'incontro al termine dello spettacolo
Un momento dell’incontro al termine dello spettacolo

Forse è la prima volta che si affronta questa pagina del passato nazionale a teatro: “Perché parlare di colonialismo oggi?”, chiede Igiaba agli autori. “Perché fa parte della nostra storia, ma è stato rimosso, messo sotto silenzio o narrato in modo riduttivo”, risponde Elvira alludendo alla persistente narrazione memoriale degli ‘italiani brava gente’. “Ci sembra che in un momento come questo, invece, il nostro paese debba guardare in faccia, affrontare questo periodo della sua storia, senza rimuoverlo”, conclude Elvira. Daniele dal canto suo aggiunge: “E’ come se i cinque anni del colonialismo fascista diventassero un capro espiatorio per tutto il resto”: l’Italia il proprio ‘posto al sole’ in Africa lo aveva cercato fin dal primo decennio del Novecento, con la prima campagna in Libia.
Nello “Zibaldino” però non c’è solo il passato: dalle canzonette di inizio secolo si passa a un pezzo del 2014 scaricato da internet e, come in uno specchio, gli stereotipi, i pregiudizi e quello che in fondo è un “sistema di pensiero generale” – afferma Elvira – si riflettono in scene di ordinaria quotidianità, affermazioni che chiunque di noi ha sentito al bar, per strada, sul treno o in tv.

Ad assistere a questo dialogo-brainstorming, un ospite silenzioso e immobile, che cambia a ogni replica, non è un attore/attrice professionista e non sa nulla dello spettacolo se non quello che gli/le rivelano Elvira e Daniele prima di entrare in scena. Per la serata ferrarese quest’ospite è stata una ragazza di colore, che al termine dello spettacolo ha confessato tutto il suo disagio nel non poter intervenire nel dialogo che si svolgeva intorno a lei senza che i due pensassero minimamente a coinvolgerla: “sentir dire cose negative, ma soprattutto cose positive su te stesso, senza poter controbattere, è stato molto fastidioso”. Elvira e Daniele hanno spiegato che non vogliono una morale per “Zibladino”, solo incrinare alcune certezze. E tuttavia, forse, un messaggio in fondo c’è: per parlare di colonialismo – italiano e non solo – non si dovrebbe parlare dell’Africa, ma con l’Africa.

INTERNAZIONALE
E’ la democrazia diretta l’alternativa alla politica schiava dell’economia

Crisi e opportunità. La riflessione di Stefano Feltri vicedirettore del Fatto quotidiano, stimolato dal giornalista Rai Giorgio Zanchini, si è tenuta in bilico fra questi due estremi. Parlando in biblioteca Ariostea del suo ultimo libro (“La politica non serve a niente”) ha focalizzato il ragionamento sul declino della politica tradizionale e sugli orizzonti dischiusi dalle nuove tecnologie anche in termini di processi democratici e nuove modalità partecipative. “Sta nascendo la Repubblica di Facebook”, ha commentato, riferendosi agli spazi di intervento web attraverso i quali ci esprimiamo e ci confrontiamo. “E’ una prospettiva che genera grandi interrogativi”. Alle vecchie oligarchie si sostituiscono nuovi poteri e inediti condizionamenti.
“La crisi attuale – della politica e dell’economia – coincide con una delle più innovative ere dell’umanità per quanto concerne lo sviluppo tecnologico. Al riguardo non sono né ottimista ne pessimista. Storicamente i pessimisti negli ultimi 200 anni hanno sempre avuto torto. La tecnologia distrugge i posti di lavoro tradizionali ma crea altri posti e altre opportunità in differenti settori.
Però stavolta è diverso. I timori degli economisti è che i grandi aumenti di produttività ormai ci siano stati; e considerano per questo difficile ipotizzare nei prossimi anni significativi incrementi occupazionali. Oltretutto per beneficiare delle opportunità della tecnologia bisogna saperla usare. E adesso comincia a diventare difficile insegnare l’uso delle nuove risorse perché sono a un livello talmente avanzato che non è semplice padroneggiarle. Per usare la tecnologia oggi servono competenze elevate, quindi si creano posti di lavoro di altissima specializzazione, quantitativamente limitati, e le opportunità di impiego si riducono”.

Dallo scenario globale l’analisi scivola alle ‘facezie’ di casa nostra. “Il governo Renzi opera attuando sostanzialmente il contenimento della spesa e la riduzione delle tasse, l’agenda è praticamente la stessa in tutti i Paesi occidentali”, ha osservato Feltri. “Adesso vedremo Corbyn se avrà la possibilità di governare cosa proporrà. Ma usare leve di politica finanziaria per sostenere la spesa pubblica probabilmente non si farà mai. In Italia invece adesso per dare impulso alle grandi opere si torna a parlare di ponte sullo Stretto, ma è solo una sparata, giusto per compiacere l’Ncd che lo sostiene e ha bisogno di marcare la propria esistenza, ben sapendo che non si realizzerà mai”.

Come già rimarcato da molti commentatori nei vari dibattiti del festival di Internazionale emerge una sostanziale assenza di alternative politiche praticabili. “Le scelte appaiono obbligate e abbastanza noioso risulta il dibattito politico proprio perché offerta è sostanzialmente la stessa ovunque. La scelta degli elettori, conseguentemente, si orienta su base fiduciaria più che sulla valutazione di opzioni di cui si fatica a cogliere le differenze”.

“La situazione è bloccata dal 2007. La previsione è che la disoccupazione si mantenga all’attuale livello dell’11-12 percento ancora per i prossimi due anni, mentre il Pil è ancora circa nove punti al di sotto di quello di otto anni fa. I segnali di ripresa? Quando si registra uno zero virgola qualcosa di aumento si esulta… In questa situazione oggettivamente è complicato intervenire ed è difficile persino valutare gli effetti reali delle scelte politiche. Gli ottanta euro in busta paga, per esempio, hanno generato qualcosa?”. La disincantata analisi spiega la disaffezione della gente dalla politica, “che si misura attraverso la partecipazione elettorale: i governatori di Liguria e Toscana – aggiunge il vice del Fatto – stante la bassa affluenza alle urne sono stati eletti con il sostegno del 20 percento della popolazione. Come si fa a parlare di seriamente di rappresentatività?”.

Aspro è anche il giudizio su Tsipras, l’uomo che a molti appare come una concreta speranza e alternativa alla politica dominante. “Quando diceva che non avrebbe più firmato gli accordi o era un demagogo in malafede – cosa che non escludo – o ingenuamente riponeva eccessiva fiducia sulla capacità di ripresa della Grecia. Fatto sta che ora governa attuando lo stesso programma che avrebbe portato avanti il centrodestra se avesse vinto. E la grande illusione è svanita. E’ un programma inevitabile. Se la Grecia è il laboratorio per il cambiamento dell’Europa, come hanno dichiarato tanti suoi sostenitori, questo è il risultato: governare rispettando un’agenda imposta dall’Europa alla quale non esistono alternative”.

Se non riparte l’economia la politica è dunque condannata alla sudditanza o può recuperare ugualmente una sua autonomia? domanda a questo punto Zanchini.
“Il messaggio realistico che oggi la politica può lanciare non è riferito alla crescita, ma a priorità minime da salvaguardare: non essere disoccupati, avere un reddito decente e qualche tutela. Se si alimentano invece aspettative superiori al grido di ‘evviva, c’è la ripresa’, si pongono le basi per altre amare delusioni e questo può generare ulteriore sfiducia e disaffezione.
Alcune buone idee le hanno esposte i Cinque stelle: rete di cittadinanza attiva e tagli alle spese per la Difesa e a quelle dei ministeri, da cui si ricaverebbero 15 miliardi che le altre forze politiche non sanno dove trovare per cominciare a garantire un reddito di cittadinanza.
Comunque la politica è destinata a cambiare radicalmente. Non dico si debba necessariamente andare verso la democrazia diretta, ma il modello regge. In questa prospettiva agli elettori si sostuiscono i follower. Se ci pensiamo, qualcosa del genere anche nella democrazie attuali di fatto sta già accadendo”.
E persino la Grecia, in un modello politico di democrazia comunitaria e secondo le logiche della condivisione, si potrebbe salvare senza aspri sacrifici, con un crowfunding continentale: “basterebbe convincere ogni cittadino europeo a devolvere 3 euro e 19 centesimi…”.

crisi-sinistra

INTERNAZIONALE
Dì qualcosa di sinistra (ma senza disturbare). Orizzonti di cambiamento fra moderazione e radicalità

C’è poca speranza che la più celebre invocazione di Nanni Moretti trovi accoglienza. A sentire il dibattito di Internazionale, che ha scelto per titolo proprio quella sua esortazione (“Dì qualcosa di sinistra”), l’appello parrebbe destinato a restare inascoltato.
Bianca Berlinguer, la moderata moderatrice dell’incontro (che senta forse il bisogno di accreditarsi filo-renziana per salvaguardare la poltrona al Tg3?), mette subito le cose in chiaro (dal suo punto di vista) e traccia il solco di un confronto risultato un po’ al di sotto delle aspettative e degli standard consueti del festival: spiega che l’Italia in questa fase non è un’eccezione, ma si adegua a una tendenza europea che segnala un’eclissi della sinistra radicale e una decisa prevalenza delle politiche moderate, con la sola Inghilterra incidentalmente controvento causa la recente imprevista elezione di Corbyn alla guida del Labour party.

All’annotazione iniziale dell’intervistatrice, replica Michael Braun, solido corrispondente dall’Italia del Die Tagszeitung e unico a sfoderare qualche acuto: “Ma siamo sicuri che serva ancora una sinistra? – si domanda provocatoriamente – L’idea oggi dominante è che si vincano le elezioni solo se si conquista il consenso dell’elettorato di centro. Già da tempo, peraltro, lo spazio della socialdemocrazia si è ridotto perché i conflitti tradizionali sembrano sfumare. In realtà, però – spiega – ora un quarto dei lavoratori sono sottopagati ed emerge in pieno l’insufficienza dell’azione della sinistra e l’inadeguatezza della sua politica. Ma il problema è che la ‘sinistra-sinistra‘ in Italia ha da tempo perso aderenza con la base sociale, Rifondazione per esempio era diventato un partito di insegnanti più che di operai… Oggi, allora, in chi si può riconoscere il nuovo proletariato? Per molti la tentazione è restarsene a casa, perché tanti lavoratori non si sentono più rappresentati. E’ talmente vero, che per l’attuale sinistra a Roma è più facile prender voti ai Parioli che a Tor Bella Monaca…”.

“Ma la tradizionale monoliticità della sinistra è da tempo annientata da un fenomeno di disgregazione della base sociale” – ribatte tosta la Berlinguer, quasi a voler sollevare da colpe l’attuale condottiero. E passa palla.
“L’evoluzione post ideologia della sinistra, si verifica ben prima dell’avvento di Renzi – conferma Giada Zampano del Wall street journal, che onestamente si professa neofita di politica e in qualche passaggio un po’ tradisce questo limite -. Da anni – osserva – si guarda al leader più che al partito. Renzi cavalca bene questa tendenza e sfrutta a suo favore l’onda populista che da Berlusconi in poi caratterizza la politica italiana. Non ha fatto quasi nulla di sinistra, non parla per esempio di reddito di cittadinanza, ma taglia indiscriminatamente le tasse a tutti. Oggi il popolo di sinistra è composto principalmente da una classe media intellettuale messa in grande difficoltà dalla crisi. E poi c’è invece un ceto marginale che va alla ricerca di rappresentanza e magari si riconosce nelle derive leghiste più che nei partiti della sinistra”.

Eppure il Pd in Italia secondo i sondaggi risulta in ascesa“, nota la Berlinguer. La quale poi, accennando alla Grecia ascrive “alla leadership di Tsipras (più che alla linea politica di Syriza) le ragioni della recente duplice vittoria elettorale dell sinistra”.

Anche in questo caso Braun diverge: ammette la forza di traino di Tsipras, ma ricorda come “la crescita di Syriza nasca dal basso grazie a un capillare lavoro casa per casa, quello che la sinistra italiana non fa più da tempo. È questo che la rende credibile, si avverte un valore praticato di solidarietà in quel movimento. Poi c’è un leader attraente che senz’altro aiuta. Ma sarebbe sbagliato limitare a questo l’analisi”.
Spiega poi che c’è una profonda differenza in seno all’Europa e che il quadro va scisso fra nord e sud: “Nel cuore del Mediterraneo chi si sente vittima delle politiche dell’Unione europea, di fatto guidata dalla Merkel, riconosce nelle emergenti forze di sinistra un baluardo e una risposta credibile all’imperante diseguaglianza. Per questo crescono Syriza e Podemos; e anche il Movimento 5 stelle, che in Italia ha ormai chiuso lo spazio alla sinistra radicale perché ha assorbito lui questa domanda”.

“E la spaccatura est-ovest?” domanda Bianca Berlinguer…
“La rotte delle nuove migrazioni rappresentano un test di sopravvivenza per l’Europa che ancora non riesce a trovare una risposta unitaria. Il problema appare un’emergenza, ma in realtà ha origini antiche e sulla capacità di fornire soluzioni si basa la possibilità di sopravvivenza dell’Unione”, sostiene Giada Zampano

“E Corbyn invece come si spiega? Potrebbe essere quello laburista un modello valido per il Pd e una speranza per la sinistra interna?”, chiede la conduttrice dando la sensazione di non crederci troppo.
Braun considera “molto interessante capire quale meccanismo abbia consentito all’outsider Corbyn, da tutti descritto come candidato destinato a perdere, di sovvertire le attese e conseguire il successo. È risultato il rottamatore della situazione – spiega -. Solo in questo, ha qualcosa di comune con Renzi, ma… di segno opposto! Corbyn rappresenta l’anti ‘blairismo’ incarnato dai suoi tre antagonisti, tutti seguaci del celebre premier. Corbyn rottamatore, quindi, ma da sinistra. Renzi invece è la risposta moderata alla (presunta) precedente egemonia della sinistra nel Pd. Ma la vittoria di Corbyn è stata possibile perché in Gran Bretagna come in Germania buona parte della popolazione si sente esclusa dai giochi e avversa quella piccola parte che comanda e mantiene i propri privilegi”. Lì, nel gorgo del conflitto sociale, Corbyn ha trovato i suoi sostenitori.

“Sì però ora molti sostengono che il Labour a guida radicale sia destinato a dure sconfitte“, obietta la Berlinguer.
E Braun, serafico: “Lo dicevano anche di Vendola quando si è candidato in Puglia: è una fissa italiana quello di credere che le elezioni si vincano solo buttandosi al centro. Una sinistra che voglia avere successo deve partire invece proprio dalle domande che si è posto Corbyn e dai bisogni a cui offre soluzione”.
E qui il pubblico del teatro Nuovo, fino a quel momento solo spettatore, entra in scena con il primo convinto applauso.

Insiste la Berlinguer: “E perché non dovrebbe essere così anche in Italia?”. E non non è chiaro se alluda a una possibile rivincita della sinistra radicale o a una capacità del presidente del Consiglio di farsi interprete anche del malcontento. Giada Zampano la intende in questa maniera: “In effetti la politica di Renzi va proprio in questa direzione e mira a recuperare il voto di quelle persone che non votano più perché non si sentono rappresentate da movimenti radicali come M5s o Lega. È un salvagente lanciato all‘elettorato moderato, del tutto coerente con la sua storia personale di democristiano cresciuto nelle file della Margherita”.
“D’altronde Renzi ha costruito il suo successo sui fallimenti di chi lo ha preceduto e sull’insoddisfazione dell’elettorato del Pd”, acconsente e chiosa la conduttrice.

Braun invece pensa allo scenario alternativo, ma rileva che “la sinistra a sinistra del Pd ha fatto fatica persino ad accordarsi sulla lista per le politiche europee” e confessa tutto il suo scetticismo: “Lì non vedo alcuna progettualità, solo partiti-bonsai che reagiscono a Renzi senza avere una visione d’insieme e forse per questo inciampano in piccoli compromessi come nel caso della riforma del Senato. ‘E poi dicono abbiamo segnato un gol…’, con un linguaggio oltretutto che non si può ascoltare”. Aggiunge: “Cuperlo è certamente uomo di grande cultura ma che non sarà mai leader di partito né lo sarà Fabrizio Barca che fino a tre anni fa non aveva mai militato. Non vedo né leader né idee“, aggiunge sconsolato. E conclude: “È dal 2011 che il Pd ha imboccato deciso la strada della moderazione. Renzi non ha stravolto nulla, ha solo accelerato la marcia. Di diverso rispetto a quelli di prima ha il carattere, alla loro tristezza ha contrapposto l’allegria!”.

Arriva a questo punto (per un ritardo dell’aereo) il corrispondente di Liberation, Eric Jozsef, ma – come si direbbe con metafora calcistica – entrato a cinque minuti dal termine non cambia volto alla partita: “Renzi ha spazzato via l’ala sinistra del partito”, osserva in sostanza. E non pare proprio un rivelazione assoluta.
Sull’abilità comunicativa di Renzi si lancia di nuovo anche la cronista del Wall street: “Renzi si è accreditato come ultima speranza, speculando anche sulla crisi degli altri partiti. Si è presentato agli italiani come ultima possibilità per garantire all’Italia autonomia e sovranità rispetto all’Europa. Ma l’agenda di governo non è molto diversa da quella di chi l’ha preceduto”, conclude realista.

Alternative concrete?”, è l’ultimo quesito posta dall’attuale direttrice del Tg3.
Stoccata finale di Braun: “I Cinque stelle oscillano nei sondaggi fra il 22 e il 27% e sono quindi un’alternativa concreta, ma non sono certo che una loro eventuale vittoria possa fare bene all’Italia perché non li vedo ancora maturi per governare. Poi sostengono l’uscita dall’euro, un esperimento rischioso per Italia ed Europa. Però è l’unica alternativa, cosa che di certo non può essere Salvini”.

INTERNAZIONALE
Il cibo e la natura. Visioni di un mondo diverso e possibile

Storie minime di un mondo possibile e diverso, alle cui radici ci sono l’idea di una comunità solidale, il piacere della condivisione e dello stare insieme. E’ il filo che ha legato le testimonianze degli ospiti intervenuti al teatro Nuovo per dare concreta sostanza all’incontro “Coltivare talenti. Dall’alimentazione all’ambiente nuovi modelli educativi per i cittadini di domani”.
Per Alice Waters tutto ruota attorno al cibo, “la mia passione è la cucina – spiega – e ho deciso di aprire un ristorante che fosse punto di incontro, conoscenza, luogo di nutrimento per il corpo e per la mente”. L’accurata scelta di prodotti naturali, cibo biologico caratterizzano un’esperienza nata negli Stati Uniti già alla fine degli anni Sessanta. “Volevo creare il clima che si ha in famiglia, l’atmosfera amichevole, la semplice magia di quando si mangia un boccone e si beve un bicchiere in compagnia. Volevo quell’insalata e quel rafano e questo già molto tempo prima che nascessero i movimenti dei mercati contadini”. Alice dice di avere scoperto il senso autentico dell’affermazione “siamo ciò che mangiamo”, perché e a tavola, nella convivialità e nel reciproco rispetto di gusti e tradizioni che si incomincia ad assimilare i valori a a digerire le idee…”.

Se l’educazione, dunque, può passare attraverso anche attraverso i sensi e l’empatia stimolati attorno al tavolo di un ristorante, più diretto e immediato è il riferimento pedagogico offerto dallo straordinario “asilo nel bosco” che da vent’anni esiste nella zona di Ostia antica.
“La cosa interessantissima è vedere come i bambini si sentono coinvolti – racconta il fondatore Danilo Casertano -. Possono toccare e ricevono immediatamente risposta sensoriale. L’aula nostra più gettonata è la pozzanghera! E’ stato un grande successo farci saltare i bambini dentro” rivela fra le risate degli spettatori di questa prima mattinata del festival di Internazionale a Ferrara. “E poi il fuoco, quanti sensi attiva: vista olfatto udito… Per molti è una scoperta, come lo sono tante esperienze che si fanno a contatto con la natura”.
La genesi di questa anomala struttura sta più in un bisogno istintivo che in un progetto pianificato. “Quando casualmente in spiaggia in una torrida giornata di luglio 20 anni fa ho incontrato un altro matto come me è nato l’asilo nel bosco. Avevamo solo un’idea e un parco pubblico di una ventina di ettari. Non c’era nemmeno la maestra, ancora. Poi l’abbiano trovata, straordinaria! E dire che non aveva nemmeno studiato pedagogia, era laureata in storia dell’arte ma è diventata la nostra preziosa maestra del bosco per i primi dieci bambini che si sono iscritti alla nostra scuola. E lo è ancora oggi”.
Oggi che, dopo anni di ‘apprendistato’, l’asilo (che si trova ad Acilia, nel parco della Madonnetta) ha avuto un riconoscimento istituzionale ed è diventato un modello di riferimento per altri che si stanno incamminando sulla stessa strada. “Ora mi hanno chiamato persino in Cina per spiegare la nostra esperienza”.

Sul cartello di ingresso dell’asilo del bosco campeggia un lungo elenco di azioni e la scritta cubitale ‘Non è vietato’.”E’ stato subito un felice delirio, avevamo infranto gli schemi – commenta Casertano – ma abbiamo sempre lavorato con le istituzioni. Abbiamo cominciato subito ad attirare persone, la gente si trasferiva per poter portare i figli nell’asilo del bosco”.
“Il complimento più bello ricevuto in questi 20 anni – conclude – è stato del bambino che mi ha detto – dopo che avevamo spiegato il sistema di progettazione e conservazione degli ecosistemi – “ma allora anche noi siamo una permacultura: perché ci sono tante diversità che si uniscono e stanno bene insieme”. Ed è proprio così: questa comunità educante è formata da persone diverse con sensibilità differenti, anche fra gli educatori: c’è la montessoriana, lo staineriana  il libertario, che non manca mai! E stiamo davvero bene”.

Una traccia, di un mondo diverso e praticabile.

tutta-una-altra-cosa

IMMAGINARIO
A Ferrara è Tuttaunaltracosa.
La foto di oggi…

E’ alla XXI edizione, ogni anno si svolge in una città diversa ma è nata a Ferrara e con Piazza Ariostea ha ormai un legame inscindibile e da alcuni anni viene organizzata in concomitanza con il Festival di Internazionale. Si tratta di Tuttaunaltracosa, la Fiera nazionale del Commercio equo e solidale che avrà luogo da oggi fino a domenica 4 ottobre, dalle 9.30 fino a sera.

Con oltre 50 stand di artigianato e alimentari, abbigliamento, sapori e profumi da tutto il mondo, è la più ampia vetrina di prodotti del commercio equosolidale in Italia e un laboratorio mondiale di economie alternative, che offrono soluzioni indipendenti a quella crisi di sistema che ormai caratterizza la nostra epoca. Diversi infatti anche gli incontri sullo sviluppo del movimento equosolidale con ospiti internazionali, anche in collaborazioni con il Festival di Internazionale, come nel caso del dibattito sulla legislazione per la tracciabilità dei minerali, che si terrà sabato 3 ottobre presso l’Università di Ferrara.

Per il programma completo clicca qui.

OGGI – IMMAGINARIO FOTOGRAFIA

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

Internazionale a Ferrara: le rassegne cinematografiche al festival

da: ufficio stampa Festival Internazionale

 

Al festival con Mondocinema, il cinema che non ti aspetti. Torna al festival la rassegna di cinema d’autore internazionale a cura di Francesco Boille, con la consueta anteprima del giovedì. I film sono presentati al cinema Boldini, alla Sala Estense e all’Apollo 2.
L’ingresso è gratuito. Media partner: Mymovies.it e RaiMovie
Hollywood Party – Rai Radio3

Per il secondo anno al festival di Internazionale a Ferrara – dal 2 al 4 ottobre 2015 – c’è Mondocinema, rassegna di film d’autore curata da Francesco Boille con la partecipazione dei critici cinematografici Steve Della Casa (Hollywood Party), Paolo Mereghetti (Corriere della Sera), Roberto Nepoti (la Repubblica), Giancarlo Zappoli (MyMovies) a presentare i film. La rassegna, che nasce come anteprima del festival con due prime proiezioni già giovedì 1 ottobre, vede coinvolti in questa edizione un numero maggiore di film, a testimoniare il crescente interesse del pubblico nei confronti del cinema d’autore. Il senso è quello di mettere il più possibile in evidenza anche quel filone cinematografico considerato “atipico” e che non per forza si rispecchia nel cinema d’essai più radicale, presentando dunque quel cinema autoriale che spesso in Italia non arriva e che, quando arriva, ha scarsa visibilità.

Sei titoli – cinque uscite del 2015, una del 2014 – che sono già stati presentati nei festival internazionali e hanno ricevuto riconoscimenti a Berlino e a Cannes. La chiusura della rassegna è nell’evento speciale di sabato 3 ottobre con Dalibor Matanić e Tihana Lazovic, rispettivamente regista e attrice protagonista di Sole Alto, premio della giuria nella sezione Un Certain Regard a Cannes 2015.

Ai media partner di Mondocinema quest’anno si aggiunge Rai Movie, oltre alla rinnovata collaborazione con MyMovies e con Hollywood Party, il programma radiofonico interamente dedicato al cinema di Rai RadioTre, che quest’anno sarà presente con una postazione dedicata. Tutte le proiezioni sono a ingresso gratuito. Il programma della rassegna qui: http://www.internazionale.it/festival/mondocinema


Giovedì 1 ottobre ore 17.30, Cinema Boldini

A qualcuno piacerà – Storia e storie di Elio Pandolfi

di Caterina Taricano e Claudio De Pasqualis
Italia 2015, 70’
In italiano

Già da bambino, Elio Pandolfi – attore, cantante e doppiatore tra i più significativi e versatili del teatro di rivista – diletta familiari e amici con spettacoli di cui è l’unico protagonista. Appena terminata la guerra, inizia una carriera che gli permette di incontrare i maggiori esponenti dello spettacolo. Ognuna di queste presenze è raccontata con precisione, con ironia ma soprattutto con una grandissima capacità di affabulazione. Attraverso la carriera artistica di Pandolfi si ripercorrono anche settant’anni di spettacolo in Italia.

In italiano

Selezionato al Festival Internazionale del Film di Locarno 2015

Distribuito da Distribuzione Straordinaria

A seguire incontro con
Francesco Boille Internazionale;Gian Luca Farinelli ,Cineteca di Bologna
Roberto Nepoti,La Repubblica
alla presenza di Elio Pandolfi e di Caterina Taricano


Giovedì 1 ottobre ore 17.30, Cinema Boldini

Kreuzweg – Le stazioni della fede

di Dietrich Brüggemann
Germania 2014, 110’
In tedesco, sottotitoli in italiano

Kreuzweg significa Via Crucis e, come il rito cattolico, il film è suddiviso in quattordici stazioni. Quattordici sono anche gli anni di Maria, adolescente che vive con la famiglia in un piccolo paese nel sud della Germania , in una comunità impregnata di fondamentalismo religioso. Maria aderisce completamente ai dettami della comunità sforzandosi di seguire il rigore che la fede le impone. Di fronte alla continua censura verso ogni apertura alla vita mondana e ai piaceri terreni, Maria si convince che solo attraverso l’estremo sacrificio si possa raggiungere Dio. “Le Stazioni della fede”, rappresenta la follia di tutti i fondamentalismi e offre uno sguardo nuovo su come l’arte, e in particolare la musica, si riveli essere potenzialmente l’unico vero strumento di salvezza.

Vincitore dell’Orso d’Argento per la Migliore Sceneggiatura, Berlinale 2014

Distribuito da Satine Film
A seguire incontro con:
Francesco Boille
Internazionale
Steve Della Casa
Hollywood Party
Roberto Nepoti
La Repubblica
In italiano


Venerdì 2 ottobre ore 21.00 Apollo 2

Dio esiste e vive a Bruxelles

di Jaco Van Dormael
Lussemburgo/Francia/Belgio 2015, 113’
In francese, sottotitoli in italiano

Dio esiste, vive a Bruxelles e governa il mondo dal suo computer. È dispotico e odioso con la sua famiglia. Sua figlia Ea, si annoia di quest’anonima vita

e decide di ribellarsi al padre: manomette il suo computer e rivela a tutti la data della loro morte, precipitando il mondo nel caos.

Selezionato alla Quinzaine des réalisateurs, Festival di Cannes 2015

Distribuito da I Wonder Pictures e Unipol Biografilm Collection

Nelle sale dal 26 novembre
Presentazione di
Francesco Boille
Internazionale
Steve Della Casa
Hollywood Party
Paolo Mereghetti
Corriere della Sera
In italiano


Venerdì 2 ottobre ore 22.40, Sala Estense

45 anni

di Andrew Haigh
Regno Unito 2015, 95’
In inglese, sottotitoli in italiano

Anteprima italiana

È la settimana che precede il 45° anniversario di matrimonio di una coppia della provincia inglese. La loro quieta routine, viene sconvolta dall’arrivo di una lettera indirizzata al marito. Il corpo del suo primo amore, morto cinquant’anni prima in un incidente, è stato ritrovato congelato e perfettamente conservato in un ghiacciaio svizzero.

Orso d’argento per la migliore interpretazione ai due attori protagonisti Charlotte Rampling e Tom Courtenay – Berlinale 2015
Distribuito da Teodora Film
Nelle sale dal 29 ottobre
A seguire incontro con:
Francesco Boille
Internazionale
Steve Della Casa
Hollywood Party
Paolo Mereghetti
Corriere della sera
In italiano


Sabato 3 ottobre ore18.30 Apollo 2

Terra

di Marco De Angelis e Antonio Di Trapani
Italia 2015, 64’
In italiano, inglese, giapponese,francese, sottotitoli in italiano

Una misteriosa forza cosmica minaccia di porre fine alla vita sulla Terra. Solo un viaggiatore da altri mondi conosce il destino dell’umanità. E ci conduce in un viaggio attraverso le testimonianze del passaggio dell’uomo sulla Terra. Varie storie si intrecciano, unite nell’attesa di un destino che forse può ancora essere cambiato.

Menzione speciale alla 51a Mostra internazionale del nuovo cinema di Pesaro.

Prodotto da Solaria Film e Centro Produzione Audiovisivi dell’Università Roma Tre.

Nelle sale da ottobre.
Distribuito da Movimento Film
Presentazione di
Francesco Boille
Internazionale
A seguire incontro con
Gian Luca Farinelli
Cineteca di Bologna
e i registi
In italiano


Sabato 3 ottobre ore19.00 Sala Estense
Sole alto

di Dalibor Matanić
Croazia/Slovenia/Serbia 2015, 123’
In serbo croato, sottotitoli in italiano

Anteprima italiana

Il film segue le storie di tre coppie di amanti nel 1991, 2001 e 2011 mentre lottano per stare insieme a dispetto delle “tossiche tensioni etniche”. Sottolineando la passione l’uno per l’altra e per la vita, Matanic traccia la traiettoria attraverso la quale la Croazia e gli Stati vicini sono passati: la violenza prima della guerra, le ferite post-conflitto ancora troppo fresche da guarire, e , alla fine, le condizioni potenziiali affinchè l’amore possa radicarsi. Tutte e tre le coppie sono interpretate dagli esordienti Tihana Lazovic e Goran Markovic, che danno vita a personaggi differenti, ma che, eppure, in ogni segmento rappresentano la fragilità- e l’intensità- dell’amore proibito.

Premio della giuria Un certain regard, Festival di Cannes 2015
Distribuito da Tucker Film
A seguire incontro
con il regista Dalibor Matanić
e l’attice protagonista Tihana Lazovic
e con Francesco Boille
Internazionale
Roberto Nepoti
La Repubblica
Giancarlo Zappoli
MyMovies
In italiano e inglese, traduzione simultanea


Mondovisioni a Internazionale a Ferrara dal 2 al 4 ottobre 2015
e in tour fino alla primavera 2016

Mondovisioni è una rassegna di documentari su attualità, diritti umani e informazione organizzata da CineAgenzia per Internazionale. Gli 8 film, selezionati dai maggiori festival e in gran parte in anteprima per l’Italia, vengono presentati prima a Internazionale a Ferrara, e poi, fino alla primavera successiva, in tutta Italia grazie a un tour che nell’ultima edizione è arrivato a toccare 30 città grandi e piccole, per un totale di oltre 200 proiezioni in pochi mesi.
Sale cinematografiche, associazioni, istituzioni e altri spazi che desiderano ospitare la rassegna, possono scrivere a info@cineagenzia.it.

I film di quest’anno:

(T)ERROR

di Lyric R. Cabral e David Felix Sutcliffe | Stati Uniti, 2015, 93 minuti | Inglese con sottotitoli in italiano
Anteprima italiana

Il primo documentario a seguire dall’interno una operazione anti-terrorismo dell’FBI, per rendere conto dello stato attuale della War on Terror contro l’islamismo radicale, attraverso una vicenda paradossale che sembra più partorita dalla mente di uno sceneggiatore che pianificata dal Pentagono. Dal punto di vista di “Shariff”, 63enne afroamericano, ex-attivista diventato informatore, scopriamo le tattiche di indagine adottate dall’intelligence statunitense, e le torbide giustificazioni che le sostengono. Teso come un thriller, crudo e controverso, (T)errorillumina la fragile relazione tra libertà individuali e sorveglianza totale nell’America d’oggi.

terrordocumentary.org

http://www.internazionale.it/festival/documentari/2015/10/02/t-error

CARTEL LAND

di Matthew Heineman | Messico/Stati Uniti, 2015, 98 minuti | Spagnolo e inglese con sottotitoli in italiano
Anteprima italiana

Un’immersione nella violenza del narcotraffico in Messico attraverso le vicende di due moderni gruppi di vigilantes alle prese con un nemico comune: i sanguinari cartelli della droga. Nello stato di Michoacán il dottor Jose Mireles guida gli Autodefensas, una milizia di cittadini che si sono ribellati ai Cavalieri Templari, il cartello di trafficanti che da anni semina il terrore nella regione. Nel frattempo in Arizona, in un lungo e stretto tratto di deserto noto come “Cocaine Alley”, il veterano Tim “Nailer” Foley guida il gruppo paramilitare Arizona Border Recon, il cui obiettivo è impedire al conflitto di espandersi oltre confine.

cartellandmovie.com

http://www.internazionale.it/festival/documentari/2015/10/02/cartel-land

DEMOCRATS

di Camilla Nielsson | Danimarca, 2014, 100 minuti | Inglese e shona con sottotitoli in italiano

Il destino dello Zimbabwe è stato per oltre tre decenni legato a quello di Robert Mugabe, presidente dal 1980. Durante gli ultimi 15 anni il suo potere è stato insidiato dalla popolarità del partito di opposizione MDC-T, che Mugabe ha contrastato con rappresaglie, violenza e brogli elettorali. Nel 2008 il partito ZANU-PF di Mugabe ha perso la maggioranza, e i paesi vicini hanno costretto le due parti a un governo di unità nazionale. In questa atmosfera tesa, due giovani politici, uno per partito, sono incaricati di gestire il delicato processo partecipativo di stesura della nuova costituzione, per uno Zimbabwe finalmente democratico.

dfi.dk

http://www.internazionale.it/festival/documentari/2015/10/03/democrats

EN TIERRA EXTRAÑA

di Iciar Bollaín | Spagna, 2014, 73 minuti | Spagnolo e inglese con sottotitoli in italiano
Anteprima italiana

Gloria è una dei 700mila spagnoli che hanno lasciato il loro paese dall’inizio della crisi economica. Nata in Almeria, 32 anni, insegnante disoccupata in Spagna, ha trovato lavoro come commessa a Edimburgo, dove ha lanciato il progetto “Ni Perdidos Ni Callados” (Né persi né silenziosi), per esprimere la sua frustrazione di expat e dare voce ai 20mila spagnoli che vivono nella capitale scozzese. La regista Iciar Bollaín ha raccolto le loro storie, comuni o straordinarie, incoraggianti o sconfortanti, per raccontare una situazione esemplare della nuova migrazione interna europea, da paesi come Spagna, Portogallo e Italia, verso il Nord del continente.

turangafilms.com

http://www.internazionale.it/festival/documentari/2015/10/02/en-tierra-extrana

LIFE IS SACRED

di Andreas M. Dalsgaard | Danimarca/Irlanda/Norvegia/Colombia, 2014, 104 minuti | Spagnolo con sottotitoli in italiano
Anteprima italiana

Per decenni abbiamo sentito parlare della Colombia per i suoi signori della droga, guerriglieri, paramilitari e governanti corrotti. Ma il paese ha anche un altro volto, quello di chi lavora duramente e combatte per una vera democrazia, come Antanas Mockus, leader eccentrico e senza paura che usando mimi, matite, flashmob e costumi da supereroe, ha dichiarato guerra a ingiustizie e violenza. Del suo pacifico esercito di giovani seguaci fa parte Katherin, che però scoprirà che cambiare una società contaminata dall’illegalità è molto più difficile di quanto credesse. Un film che vuole aprire un dibattito su moralità e politica, non solo in Colombia.

lifeissacred-film.com

http://www.internazionale.it/festival/documentari/2015/09/01/life-is-sacred

THE CHINESE MAYOR

di Zhou Hao | Cina, 2015, 86 minuti | Mandarino con sottotitoli in italiano

Un tempo florida capitale della Cina imperiale, la città di Datong è oggi quasi in rovina, inquinata e paralizzata da infrastrutture decrepite e incerte prospettive. Il sindaco Geng Yanbo è convinto di poter invertire la rotta e ha piani ambiziosi per restituire a Datong la gloria passata, a un prezzo davvero caro: abbattere migliaia di case e trasferire mezzo milione di persone (il 30% dei residenti in città). Le possibilità di successo dipendono dalla sua abilità di tenere a bada cittadini inferociti e una élite di partito infastidita dalla sua ambizione. Il ritratto di un politico visionario e inclassificabile diventa quello di un paese, colto nel balzo febbrile verso un futuro sempre più incerto.

zhaoqifilms.com

http://www.internazionale.it/festival/documentari/2015/10/02/the-chinese-mayor

VOYAGE EN BARBARIE

di Cécile Allegra e Delphine Deloget | Francia, 2014, 72 minuti | Inglese e arabo con sottotitoli in italiano
Anteprima italiana

Il Sinai è diventato teatro di una vera tratta degli schiavi: a partire dal 2009 50mila eritrei sono passati da qui, e 10mila non ne sono mai tornati. Giovani, di buona famiglia, cristiani, in fuga da una dittatura, vengono rapiti durante la marcia verso il Sudan e torturati da beduini che non hanno che un obiettivo: ottenere un riscatto dalle famiglie, come conferma l’intervista senza precedenti a uno di loro. Tre sopravvissuti ci consegnano la loro testimonianza: Germay, rifugiato al Cairo, e Robel e Haleform, che hanno ottenuto asilo in Svezia. Le loro voci sono le prime a svelare una vicenda avvolta dal silenzio, l’ennesimo dramma sulle rotte della migrazione.

voyageenbarbarie.wordpress.com

internazionale

IMMAGINARIO
Internazionale a Ferrara. L’attesa.
La foto di oggi…

Le file ordinate del pubblico rappresentano ormai un leit motiv del Festival di Internazionale, ma non sono semplici momenti di impaziente attesa; si trasformano in occasioni di incontro e scambio di idee e assumono per questo il sapore della straordinarietà.

Il Festival di Internazionale edizione 2015 si terrà da domani a domenica a Ferrara, ma già da oggi con due anteprime – alle 17,30 e alle 20,30 al cinema Boldini – la rassegna d’autore Mondocinema inaugura la nona edizione.

Clicca qui per leggere il programma completo

In foto: Festival di Internazionale edizione 2014, coda davanti alla Sala Estense di Ferrara per la presentazione del nuovo sito della rivista da parte del direttore Giovanni De Mauro.

OGGI – IMMAGINARIO FOTOGRAFIA

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

DOSSIER
Tutto quello che c’è da sapere sul Festival di Internazionale

Da venerdì a domenica Ferrara ospita la nona edizione del Festival di Internazionale. Presentiamo qui un ricco dossier con programma, segnalazioni, numeri, percorsi tematici suggeriti e le riflessioni del sindaco di Ferrara Tiziano Tagliani e del rettore di Unife Pasquale Nappi. Il programma completo degli eventi si può consultare cliccando qua.

da: ufficio stampa Festival Internazionale (cliccare sull’immagine per aprire ciascun documento e successivamente sulla crocetta in alto a destra per ingrandirlo)

PRESENTAZIONE


 

IL FESTIVAL IN TRE GIORNI


 

I PERCORSI DEL FESTIVAL


 

LE MONDOVISIONI


 

I NUMERI DEL FESTIVAL


 

INTERVENTO DEL SINDACO TAGLIANI


 

INTERVENTO DEL RETTORE DI UNIFE PASQUALE NAPPI

festival-internazionale

L’EVENTO
Sofri, Fresu, Zerocalcare e il Pulitzer Jared Diamond per la nona di Internazionale

Il vignettista Zerocalcare con Adriano Sofri, l’autore di “Congo” Van Reybrouck, l’economista Andrea Baranes, il vincitore del Premio Strega Nicola Lagioia, i giornalisti Serge Michel (Le Monde) e Howard Waring French (New York Times), il geografo premio Pulitzer Jared Diamond e il blogger bangladese vincitore del premio “Anna Politkovskaja” Asif Mohiuddin: questi solo alcuni dei 230 ospiti della nona edizione del festival di Internazionale, frutto del fortunato sodalizio tra il settimanale diretto da Giovanni de Mauro e Ferrara che si terrà nella città estense dal 2 al 4 ottobre.

La locandina dell’edizione 2015
La locandina dell’edizione 2015

Nella conferenza stampa di presentazione del programma, svoltasi stamane presso la sala Lorenzo Natali della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea a Roma, è emerso come l’attualissimo tema delle nuove frontiere, sia geografiche ma anche riguardo ai diritti e alle libertà collettive e individuali, sia il filo conduttore di questa edizione 2015, assieme a tematiche come le discriminazioni di genere e la libertà di stampa che da sempre caratterizzano il festival. In rilievo, vista la concomitanza con Expo, saranno anche i dibatti su cibo e sostenibilità; a parlarne, tra gli altri, gli scrittori Martin Caparros e David Rieff e l’ambasciatrice dell’alimentazione sana Alice Waters. Torneranno inoltre i grandi documentari di Mondovisione e la rassegna di audio-documentari Mondoascoliti, oltre che l’appuntamento con i film d’essai di Mondocinema. Tra gli immancabili workshop ed alcuni spazi dedicati ai bambini, ci sarà anche spazio per la musica di Paolo Fresu.

Appuntamento quindi per il primo weekend di ottobre con Internazionale a Ferrara, la più grande redazione fatta a città presente nel mondo. A questo link il programma completo della manifestazione.

giornata-mondiale-yoga

GERMOGLI
Yoga for all
L’aforisma di oggi

Nel 2014, l’assemblea generale dell’Onu ha deciso di proclamare il 21 giugno “Giornata internazionale dello Yoga”, accogliendo una richiesta presentata dal primo ministro indiano Narendra Modi, impegnato nella difesa delle pratiche tradizionali indiane e in particolare dello yoga, tanto da aver nominato un ministro per aumentarne la diffusione in India.

giornata-mondiale-yogaLo yoga ti porta nel momento presente, l’unico posto dove esiste la vita. (Anonimo)

Una quotidiana pillola di saggezza o una perla di ironia per iniziare bene la giornata…

  • 1
  • 2
L'INFORMAZIONE VERTICALE
osservatorio globale

L’occhio di periscopio

Il giornalismo online in questi ultimi anni ha innescato una profonda trasformazione del nostro modo di informarci. Le notizie sono immediatamente disponibili attraverso la rete, continuamente aggiornate, facilmente reperibili. L’informazione è abbondante, la cronaca è ampiamente garantita. Quel che risulta carente è una chiave di interpretazione dei fatti, uno strumento di analisi capace di fornire una lettura che si spinga oltre la superficie degli avvenimenti. FerraraItalia ha questa ambizione: offrire commenti, analisi, punti di vista che contribuiscano alla formazione di una più consapevole coscienza del reale da parte di ciascuno e a vantaggio di tutti, come imprescindibile condizione per l’esercizio di una cittadinanza attiva e partecipe. Ferraraitalia è un quotidiano indipendente globale-locale che sviluppa un’informazione verticale tesa all’approfondimento, perseguito con gli strumenti giornalistici dell’inchiesta, dell’opinione, dell’intervista e del racconto di vicende emblematiche e in quanto tali rappresentative di realtà più ampie, di tendenze, di fenomeni diffusi (26 novembre 2013)

Redazione

Direttore responsabile: Francesco Monini
Collettivo di redazione: Vittoria Barolo, Nicola Cavallini, Simonetta Sandri, Ambra Simeone, Carlo Tassi, Bruno Vigilio Turra
Segreteria di redazione: Paola Felletti Spadazzi

I nostri Collaboratori: Sandro Abruzzese, Francesca Alacevich,Alice & Roberta, Catina Balotta, Fiorenzo Baratelli, Roberta Barbieri, Grazia Baroni, Davide Bassi, Benini & Guerrini, Gian Paolo Benini, Marcello Bergossi, Loredana Bondi, Marcello Brondi, Sara Cambioli, Marina Carli, Emanuela Cavicchi, Liliana Cerqueni, Ciarìn, Riccarda Dalbuoni, Roberto Dall'Olio, Costanza Del Re, Jonatas Di Sabato, Anna Dolfi, Laura Dolfi, Francesco Facchiano, Franco Ferioli, Giovanni Fioravanti, Giuseppe Fornaro, Maura Franchi, Riccardo Francaviglia, Andrea Gandini,Sergio Gessi, Pier Luigi Guerrini, Sergio Kraisky, Francesco Lavezzi, Daniele Lugli, Carl Wilhelm Macke, Beniamino Marino,Carla Sautto Malfatto, Fabio Mangolini, Cristiano Mazzoni,Giorgia Mazzotti, Paolo Moneti, Francesco Minimo, Alice Miraglia,Corrado Oddi, Fabio Palma, Roberto Paltrinieri, Valerio Pazzi,Carlo Perazzo, Federica Pezzoli, Gian Gaetano Pinnavaia, Mauro Presini, Claudio Pisapia, Redazione, Francesco Reyes, Raffaele Rinaldi, Laura Rossi, Radio Strike, Gian Pietro Testa, Roberta Trucco, Federico Varese, Ranieri Varese, Gianni Venturi, Nicola Zalambani, Andrea Zerbini

Hanno collaborato: Francesca Ambrosecchia, Stefania Andreotti, Anna Maria Baraldi Fioravanti, Chiara Baratelli, Enzo Barboni, Chiara Bolognini, Marco Bonora, Francesca Carpanelli,Andrea Cirelli, Federico Di Bisceglie, Barbara Diolaiti, Roberto Fontanelli, Aldo Gessi, Emilia Graziani, Ivan Fiorillo, Monica Forti,Fulvio Gandini, Simona Gautieri, Camilla Ghedini, Roby Guerra,Giuliano Guietti, Gianfranco Maiozzi, Silvia Malacarne, Virginia Malucelli, Federica Mammina, Paolo Mandini, Giovanna Mattioli,Daniele Modica, William Molducci, Raffaele Mosca, Alessandro Oliva, Luca Pasqualini, Martina Pecorari, Giorgia Pizzirani,Andrea Poli, Valentina Preti, Alessio Pugliese, Chiara Ricchiuti,Riccardo Roversi, Nuccio Russo, Vittorio Sandri, Gaetano Sateriale, Valentina Scabbia, Arianna Segala, Franco Stefani,Elettra Testi, Ajla Vasiljević, Ingrid Veneroso, Andrea Vincenzi,Fabio Zangara

Clicca sull’Autore per i suoi contributi.
CONTATTI
Inviare i comunicati stampa a: redazione@ferraraitalia.it
Inviare lettere al giornale a : interventi@ferraraitalia.it


FERRARAITALIA
Testata giornalistica online d'informazione e opinione, registrazione al Tribunale di Ferrara n.30/2013

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi