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AL CENTRO COMMERCIALE IL CASTELLO: dal 30 Settembre nasce una nuova libreria a Ferrara

 

da: Ufficio Stampa Librerie Coop 

Dal 30 settembre UNA NUOVA LIBRERIA A FERRARA.  Targata LIBRERIE.COOP  la catena di librerie di Coop Alleanza 3.0, ARRIVA nel centro commerciale IL CASTELLO offrendo AI SOCI E AI CONSUMATORI  UNA VERA E PROPRIA LIBRERIA ALL’INTERNO DELL’IPERMERCATO, un formato sperimentato con successo nel 2017 a Ravenna e da giugno a Pescara.

Sarà a tutti gli effetti una vera e propria LIBRERIA con assortimento di catalogo, proprio come le oltre 30 librerie della catena presenti nei centri storici o nelle gallerie commerciali. 20 mila i titoli presenti in 275 metri quadrati e 4 i librai professionisti. L’attuale corner, molto apprezzato dai soci e dai clienti diventa una VERA LIBRERIA dove i volumi saranno esposti in modo chiaro e leggibile, la vendita sarà assistita da librai esperti e ci sarà una cassa dedicata per pagare direttamente senza  passare dalla barriera dell’ipermercato dove si potranno fare anche pacchetti e confezioni regalo.

Una innovazione che vuole dare dignità ai tanti spazi libri della GDO  che negli anni Ottanta e Novanta hanno avuto un ruolo fondamentale nell’intercettare, un pubblico nuovo di lettori e di clienti che non entrava in libreria, ma che è poi migrato progressivamente verso canali con assortimenti e servizi maggiori. Una risposta a quel milione di persone che dichiara di comprare libri solo in Gdo, che rimane in alcuni casi, come nei piccoli comuni, il punto di vendita fisico più vicino dove trovare assortimenti sia pure minimi e a tutti coloro che anche nell’era della digitalizzazione continua a preferire il rapporto “materiale” con il libro e con i librai non acquistando, anche per scelta, sulle piattaforme on line.

Coop Alleanza 3.0 ha dimostrato molto coraggio nel sostenere questo progetto che rivoluziona il mondo dei libri nella grande distribuzione, condividendo con Librerie.coop  l’ambizione di portare i libri incontro alla gente, ai lettori forti ma anche e soprattutto ai lettori occasionali offrendo uno standard qualitativo diverso e unico, con un servizio di assistenza mai esistito nel panorama della distribuzione organizzata. 

Librerie.coop, società di proprietà di Coop Alleanza 3.0 da sempre impegnata nella divulgazione della cultura e nell’incremento della lettura attraverso l’offerta nelle sue 31 librerie tradizionali e nella la neonata libreria on line di un assortimento di  qualità  ed elevata competenza dei librai, ha deciso nel 2017 di accettare  una grande scommessa proposta da Coop Alleanza 3.0: mettere a disposizione della capo gruppo la professionalità acquisita negli anni per proporre spazi libri nei suoi ipermercati totalmente rivisti nell’assortimento e nel servizio. Oggi i corner libri negli Ipermercati di Coop Alleanza sono oltre 40 ma solo a Ravenna, Pescara e oggi Ferrara possono vantare una vera e propria libreria.

Ricordo un intervista di qualche anno fa ad un grande editore italiano che rispose a proposito dei libri nei supermercati “è una grande idea, è un bene che il libro diventi un abitudine, che stiano pure vicino al cartone del latte”. Leggere dovrebbe essere un gesto quotidiano, come fare colazione” dice il direttore generale Nicoletta Bencivenni, che aggiunge “Gli spazi libri di  cui parliamo non portano i libri vicino al cartone del latte perché abbiamo cercato di ricreare un ambiente confortevole e piacevole, con la possibilità di sedersi e sfogliare un libro, un luogo che possa assomigliare il più possibile ad una libreria, pur sapendo che ci sono limiti strutturali, ma è reale l’intento di rendere l’acquisto del libro un “gesto quotidiano” come l’acquisto del pane e del latte.

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DIARIO IN PUBBLICO
Dalla Farmacia alla Libreria

Nel giorno speciale di una festa importante mi preparo a rivivere i vecchi riti che fanno parte di questo luogo e di un’antica tradizione. Fioccano a cascata gli auguri di nipoti e pronipoti, mentre attendiamo la visita di Galeazzo treenne, a cui ogni giorno dedichiamo una macchinina di Monster Truck. Ormai nel suo linguaggio lo zio viene chiamato l’Edicolante, con grande soddisfazione di Davide, il vero edicolante.

Nel frattempo, da un caro amico ricevo una puntualizzazione sul tema dei giovani e sulle loro esigenze. Così mi scrive Mario Vayra, tra i primi allievi/compagni della mia lunga carriera pedagogico-culturale: «Caro Gianni, vedo che il mare, anche se mare laido, come dici tu, ti giova … Mi sembri in forma, almeno il Gianni letterato sembra in forma … Mi viene voglia di proporti un commento. Dici delle ragazze e dei ragazzi che leggono, flirtano, giocano sulla spiaggia, come noi un tempo; anche se a loro manca qualcosa che per la mia generazione e quella successiva era essenziale: una attenzione al mondo e al sociale/politico che ha fatto parte del nostro esserci … Come fai a saperlo che a loro manca quel qualcosa? Se non ricordo male anch’io, come molti dei miei amici di allora, andavo al Lido per divertirmi, ascoltare musica, giocare a pallone possibilmente tutto il giorno, aspettando il momento magico della notte. Ricordo i giorni al mare un po’ come giorni di sospensione della realtà, in cui però non si cancellavano l’impegno, le domande, le letture fatte e le liste di quelle da fare. Io non credo che i giovani che vedi in spiaggia siano poi così diversi da come eravamo noi, non necessariamente, almeno, e, soprattutto, non tutti. Un abbraccio, Mario».

Non mi sembrava di aver scritto nulla di diverso almeno nello specifico. Anche ai tempi immemoriali della mia giovinezza, in spiaggia si andava con le stesse esigenze di oggi, tra pantaloni a gamba di elefante, foulard e capelli lunghi (gli altri o i fortunati) sul lungomare di Viareggio, ma dietro c’era la consapevolezza di un impegno che traeva forza dall’essere presente sempre e comunque.

Ci chiamavano ‘gli angeli del fango’, leggevamo la Morante anarchica, assistevamo con forza e ‘impegno’ alle terribili vicende dell’assalto allo Stato democratico, anche se tra noi c’era chi si mimetizzava per ottenere una facile ricompensa consumata tra scuole occupate e la pseudo liberazione sessuale.

Oggi tutto questo è non solo improbabile ma ‘incomprensibile’; perciò, quello di cui discutevo nel mio Diario era ed è una constatazione non un giudizio. Non si può certo qui aprire una seria disquisizione sul concetto di politica oggi, o su come viene gestita a ‘Ferara’.

Leggiamo sulle pagine dei quotidiani locali come si configura la gestione della cultura nella mia non sempre amata città; sentiamo di progetti a cui partecipano le ultime associazioni culturali ancora attive; ci stupiamo, ma non troppo, della proposta della mostra e convegno su Italo Balbo, mentre dai sotterranei della casa di mio fratello escono le foto dimenticate del matrimonio dello zio federale, con la presenza di tutti i Balbo: da Italo a Lino. Ma di questo ne ho parlato e scritto molte volte.

Ora qui agli Estensi come disinvoltamente i frequentatori e abitanti chiamano il Lido/Laido il silenzio è diventato il comun denominatore del luogo. Un silenzio cattivo, rancoroso che nemmeno la normale vita di spiaggia riesce ad infrangere. Solo l’insistente abbaiamento dei pelosi seccati rompe questa anormale mancanza di voci.

Fino a pochi anni fa, diciamo dal 2019 in poi, il chiacchiericcio e le grida rompevano il sonnolento svolgersi dei riti di spiaggia. Ci rifugiamo quindi per rintracciare il tempo perduto da Simon’s lo storico locale, che ha visto consumarsi generazioni di prime colazioni tra il continuo sfornamento di impagabili brioches.

Ora Simone viene curato affettuosamente dalle figlie, nipoti e parenti, Così si è creata una straordinaria équipe di ragazze, che con determinazione e coraggio si sono assunte il non facile compito di depositare nella storia un racconto profumato. Così sotto la guida di Fede (Federica), Patrizia, Daniela, Alessandra – per ricordare la squadra che ci accoglie al mattino – siamo accolti, coccolati, sostenuti nel ricordo, mentre i caffè e le brioches scivolano nelle due bocche voraci.

E poi lo spiegamento dei giornali appena comprati da Bruna e Davide: lei vero pilastro di una difficile e preziosa necessità di allargare il lavoro a utilissime e fondamentali attività complementari. Gentile, competente, consapevole della delicatezza del suo lavoro, mentre lui apparentemente casinista, è fondamentalmente e oggettivamente capace di svolgere il suo lavoro con dignità e valore.

Naturalmente il luogo d’incontro dell’intera comunità è la farmacia, dove si pensa a ragione, ma ci si illude anche, di trovare il rimedio tutti i nostri mali: fisici e psichici. Si arriva dunque fiduciosi in farmacia e immediatamente i soliti ben informati con piglio organizzativo dividono la folla smarrita tra i compratori al banco e coloro che si devono prenotare per il vaccino. Invano i gentili farmacisti escono per mettere ordine. I bene informati deviano le smarrite signore o i brontolanti anziani nella fila sbagliata, mentre i pelosi che accompagnano l’umano, tenuti fuori, uggiolano il loro smarrimento.

Non resisto alla tentazione e anch’io sottovoce comincio a dare consigli, mentre accarezzo la coda di un cagnolino disperato perché tenuto fuori. Dietro me una bella signora, accompagnata dalla figlia, mi racconta di questo ormai consueto bailamme che si prolunga non solo nei mesi estivi, nonostante la buona volontà dei farmacisti e tra una mezz’ora italiana e l’altra parliamo del destino del viale principale e dell’adiacente – Carducci e Le querce – del destino degli alberi, del destino del Lido.

Ancora tristezza e ricordi. Infine, golosamente munito della medicina richiesta, mi dirigo a passo svelto alla libreria, dove mi accolgono con la consueta cortesia. Chiedo notizie del libro di Calimani [Qui] e se ci fosseribo state copie dei volumi di Natasha Solomons [Qui], la grande scrittrice con il cui volume, I Goldbaum voglio concludere la mia ricerca sulle scrittrici ebree. Sono rimasto malissimo del mancato premio ad Edith Bruck [Qui] allo Strega, mentre mi rivolta lo stomaco il paragone tra no-vax e la stella gialla…..Pazienza!

Il vento scuote gli alberi, il mare non l’ho ancora visto, non voglio omologarmi ai danzatori che dai tre ai novanta scuotono chiappe e colli e tuttavia con una certa soddisfazione constato che almeno il Lido è produttore di ricordi.

 

Per leggere gli altri interventi di Gianni Venturi nella sua rubrica Diario in pubblico clicca  [Qui]

Il mio soggiorno

La persona che ama di più il mio soggiorno è Tito. Sta spesso seduto sul piccolo divano di velluto rosa e parla gesticolando. Le sue mani belle mimano i contorni di paesaggi lontani e accompagnano le sue parole come bizzarri esecutori di pensieri che prendono forma. Tito porta spesso un maglione a quadri bianco e nero che gli sta d’incanto sopra il cuore.
Il mio soggiorno è una stanza molto grande: contiene due divani e due poltrone. I divani sono della vecchia casa di mia madre. Uno dei due è giallo a fiori così come le due poltrone. Le maniglie delle poltrone sono di legno scuro, anche i piedi del divano e la sua parte posteriore. L’altro divano è molto piccolo ed è rivestito di velluto rosa cipria. La struttura è di legno, le borchie che fissano il velluto al legno d’ottone. E’ un divano romantico e particolare. Ci possono stare sedute due persone magre, oppure una grassa, non di più.
Tito ama quel divano, si siede quasi sempre lì. Racconta dei suoi viaggi e del suo lavoro, di qualcosa che ha letto, di cosa cucinerà per cena. A volte scoppia a ridere, ride di se stesso. Di quel che dice. Uno dei motivi per cui mi piace tanto Tito è questo. Sa prendersi in giro da solo.
Sotto i divani c’è un tappeto a strisce verdi, arancioni e grigie. Nell’altra metà stanza c’è un lungo tavolo del settecento, dieci sedie, due credenze, una cassapanca, un tavolo piccolo molto simile a quello grande, sempre del settecento. Ci sono inoltre due grandi finestre: una che guarda sul cortile e una sulla strada. La stanza è soprelevata rispetto alla strada di circa due metri, mentre dalla parte del cortile non c’è dislivello. La mia casa è posizionata in maniera strana, rasente le mura della città.

Tito sta sul divano rosa, parla di onestà. Taglia l’aria con le mani. Parole come tenaglie risucchiano l’ossigeno mentre dice che un futuro di giustizia ci sarà. Non so da dove venga la fede incrollabile nella vittoria del bene sul male, nel pentimento universale, nel perdono e nella pietà. E’ convinto che le idee sono il motore del mondo, che il bene è più forte del male e che prima o poi vincerà. Dice che secondo il filosofo tedesco Hegel ‘il bene’ è la libertà realizzata, lo scopo ultimo del mondo. ‘Il male’, al contrario, la sua totale negazione. Il bene non viene desiderato in qualità di perfezione della realtà, anzi: esso è perfezione e realtà proprio perché viene desiderato.
Oddio … Io non so perché Tito insista a parlare di bene e male come se si dovesse mangiare filosofia ad ogni pasto, ma so che per lui questo argomentare è fondante, dà senso alla sua vita. Tito è un idealista, uno che considera l’idea al pari della materia. Parlare di Hegel e poi raccogliere gli spinaci, pulirli, lavarli, farli bollire, schiacciarli, lasciarli raffreddare, mangiarli. Ogni operazione deve avere il suo tempo, il suo rigore e una sua propedeuticità. Tito è un amico di famiglia, piace a mia madre e anche a me. Mia nipote si incanta a guardarlo. Credo che sia perché è bello. Alto, magro, occhi azzurri. Un classico. Le sue mani lunghe si muovono come ramoscelli al vento, come magre liane,  come tentacoli buoni e flessuosi. Una eleganza d’altri tempi concentrata in quelle mani, che perforano l’aria, al pari delle sue parole. Sta seduto sul divano del soggiorno e scaccia gesticolando la mediocrità. Per lui e per noi, per chi arriva e resta incantato dal suo mimare e spiegare. Tito parla di rigore e di verità.

A fianco dei divani c’è una grande libreria. Contiene migliaia di Libri. Letteratura, storia, biologia, arte e tantissimi romanzi. Mia madre li ha letti tutti, mia sorella legge tutti i vocabolari e le enciclopedie, io non so … quel che mi ispira a seconda del momento e dell’umore e anche un po’ a caso. Mi piace il caso, sembra insegnare qualcosa. Porta messaggi a modo suo, allenta un po’ la tensione per il futuro. Siccome non tutto dipende da noi, ma anche dal caso, ciò che succederà non è solo ciò che noi vogliamo, ma anche l’accidentalità. Questo non è stressante, al contrario. E’ sano pensare che ci sia qualcosa che dipende dal cosmo e non solo da noi.  E’ un percepire qualcosa lontano dall’individualismo smodato e dalla sua autoreferenzialità. Tito, con le sua mani belle, prende un libro, lo apre a caso, legge qualche riga e dice che ha capito. “Capito, capito”  e poi declama a voce alta: “Dobbiamo essere grati alle  persone che ci rendono felici. Sono i premurosi giardinieri che fanno fiorire la nostra anima.” E’ Marcel Proust, non so in che libro. Sembra che dalla bocca di Tito le citazioni raccolte a caso acquisiscano senso. Come se tra il suo palato e la sua lingua si mescolassero di nuovo le lettere di un racconto già scritto, per diventare parole vive che lui pronuncia come se fossero un po’ sue, pensate e scritte da lui. Le parole riconquistano un sentimento e un senso. Il suo pensare rigoroso e la nostra abitudine ad attribuire ai suoi discorsi importanza, fa sembrare qualunque sua citazione un prolungamento del suo argomentare, un corollario delle sue teorie, una spiegazione di quel che dice e fa. E’ come se nelle citazione trovate a caso, Tito riuscisse sempre a mettere un po’ della sua verità. Tito è un mago.

Le citazioni imperversano ovunque, la possibilità di farle proprie e sistemarle dentro un discorso, come tanti piselli in un unico baccello, rendendo sensato ciò che non lo è, è una qualità che posseggono solo poche persone. Una qualità interessante, una unicità che viene dall’esperienza e dalla sensibilità. Tito è un esempio per  chi vuole acquisire fascino e conquistare gli altri con gentilezza e competenza, con garbo e complicità. Lui è un nostro amico, uno di casa, un personaggio idealista e un po’ visionario che vede ovunque una strada per trovare la verità, per arrivare a parlare del bene. E’ incredibile il rigore del suo pensiero che gli dà la possibilità di organizzare  qualunque scoperta in modo funzionale al suo argomentare, all’ordinamento del caos, alla via per annientare il frastuono del mondo e la sua mediocrità. Tito è un antidoto alla banalità dilagante. Nella sua testa e nel suo cuore sta tutta il suo fascino.
Il mio soggiorno ha dei bei divani, cerchiamo di tenerli sempre puliti. Mia mamma li spazzola, Rosa li passa sempre con l’aspirapolvere, io li raddrizzo in modo che siano sempre perpendicolari al tappeto e paralleli alle pareti. E’ il nostro omaggio al personaggio. All’abitante preferito di quei sofà. Tito accarezza il velluto del divano con le sue mani  eleganti e piene di vita. Si alza, saluta, dice che tornerà. Noi restiamo tutte là, aspettiamo già che torni con la sua filosofia, la sua arte, la sua beltà e tutta la poesia che sa mettere in quel che fa. Tito oggi cucinerà gli spinaci. Apro la finestra, guardo in strada, non c’è nessuno. Richiudo. Apro la seconda finestra, quella che dà sul cortile. Un grande spiazzo e un orto ben coltivato, un portico, una rimessa, un pollaio. La parte più viva della casa è quella, è la più antica, la più tradizionalista, la più utile, un rifugio per il tempo che verrà. Richiudo la finestra ma lei si riaprirà.

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Viaggio d’autore nel Po che sembra l’Amazzonia

Con quella voce roca e un po’ strascinata Vasco Brondi racconta il mondo da un punto di vista che ogni volta ti colpisce e ti sorprende. Perché parla di cose comuni, che hai sotto gli occhi, ma ne mostra un lato che ti era sfuggito, un’angolatura sbieca come quella voce lì. Lo fa quando canta con il nome suggestivo e un po’ ingannevole di Luci della centrale elettrica, ma anche quando chiacchiera a ruota libera. Può essere in un’intervista tv con Daria Bignardi, sul palco di una sala, in strada o – adesso – tra gli scaffali di una libreria cittadina. La cosa strana è che, quando parla, ti incanta uguale a quando canta. Perché ha proprio lo stesso modo di descrivere fatti e situazioni, di farti entrare nei suoi pensieri, che è il tratto distintivo dei suoi testi; e fa effetto vedere come quel modo gli venga naturale anche mentre risponde e ti porta dentro i suoi circuiti mentali, nella stradina inclinata e attenta con cui attraversa la vita.

Il libro è “Anime galleggianti” e racconta un viaggio che è quasi dietro casa eppure inaspettato: tre giorni “dalla pianura al mare tagliando per i campi”. Cosa ci fanno due cantautori insieme su tre metri quadrati di alluminio che galleggiano sull’acqua del fiume? Cosa vedono e che emozioni scoprono dentro a questo canale del Po i rappresentanti emiliani di due generazioni diverse della musica d’autore? A raccontare il viaggio lungo uno dei luoghi-simbolo della terra padana sono appunto Vasco Brondi, 32 anni, famoso con il nome d’arte di Le luci della centrale elettrica, e Massimo Zamboni, 50enne tra i fondatori del mitico gruppo dei Cccp e poi dei Csi. Loro la definiscono una “crociera nel posto meno turistico del mondo”.

Il libro, fresco fresco di pubblicazione, viene presentato per la prima volta in un tour che parte da Ferrara, poco distante da dove inizia il viaggio che c’è dentro, nella città dove Vasco Brondi è cresciuto e poco lontano dalla “patria” di Massimo Zamboni, che è di Reggio Emilia e ne è sempre andato fiero. A chiacchierare con loro – davanti a un pubblico che mescola fan ventenni da concerto e parenti e amici di ogni età – è Paolo Foschini, giornalista del Corriere della sera, che a Ferrara ci è nato e torna qui con gli occhi di chi sta a Milano da anni, ma si ritrova perfettamente a suo agio sui temi della sua adolescenza, circondata dai dischi dei Cccp ancora ben custoditi nella vecchia cameretta.

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Vasco Brondi, Paolo Foschini e Massimo Zamboni (foto Giorgia Mazzotti)
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Il cantante Vasco Brondi con il giornalista Paolo Foschini alla libreria Ibs (foto Giorgia Mazzotti)
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Dialogo tra il cantautore e il giornalista nella libreria ferrarese (foto Giorgia Mazzotti)
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Vasco Brondi durante la presentazione del libro “Anime galleggianti”

Il fiume riporta tutti quanti qui, nel cuore della pianura da cui è partito il cammino di ciascuno: dei due musicisti, del fotografo e del giornalista.

“Vasco – scherza Foschini – scrive come il trentenne che è, parlandoti subito di quello che sta facendo. Massimo, invece, parte da un pochino più indietro, dallo storico incontro tra  papa Leone I e Attila il re degli Unni (anno 452, ndr) avvenuto in un piccolo paese tra Mantova e Ferrara. Perché è in questo posto, che si chiama Governolo, che più di mille anni dopo si rinnova il senso dell’incontro tra noi e i disperati che arrivano da chissà dove”. Dopo questo viaggio – ribatte il chitarrista e fondatore del gruppo punk rock degli anni ’80 – dovranno scrivere che in quel posto si sono incontrati anche Brondi e Zamboni… “Lo scriveranno a pennarello, però!”, commenta ridendo Vasco.

Viaggio memorabile dunque, questo del libro, perché attraversa quella regione che non esiste, che si chiama Polesine, dove i cartelli segnalano il passaggio dal Veneto alla Lombardia all’Emilia-Romagna. Ma la geo-politica non la vedi, e nemmeno la pianura, perché a mollo nel canale domina la natura e un’umanità fuori luogo e fuori tempo, dai tratti spesso esotici. Come a Castelguglielmo  (in provincia di Rovigo, ndr) – fa notare Zamboni – dove ci dicevano: ‘Quando arriverete lì, vi sembrerà di essere in Amazzonia’. E ce lo diceva uno che, in Amazzonia, non c’è mai stato; e non ci sono mai stato neanch’io.  Eppure, quando arrivi lì, hai davvero l’impressione di essere in Amazzonia, immerso in una vegetazione esuberante, persino con le palme che i barcaioli devono tagliare con il machete per farsi largo”. O come un altro signore – ricorda Vasco – che diceva che lui veniva da Pavia e che quando è arrivato da queste parti ha deciso di fermarsi. E lo raccontava con lo slancio di Gauguin, quando è arrivato in Polinesia! “Quando sei lì e ti guardi intorno – ammette il cantautore di Le luci della centrale elettrica – non capisci bene cosa ci sia di così speciale. Poi, come ha spiegato il fotografo che era con noi, Pier (Piergiorgio Casotti), ti rendi conto che attorno hai cose silenziose, che le riesci a vedere solo dopo che ti sei ben ripulito gli occhi e le orecchie. Allora sì, ti accorgi che sono speciali”. Più che i posti “è il movimento stesso che diventa importante, sentire l’odore che fa, l’effetto dell’aria sulla pelle”. Ecco allora l’incontro di due generazioni, la scoperta che folgora Vasco quando, ragazzino, inizia ad ascoltare i Cccp che ormai, forse, si erano anche già sciolti. Vasco spiega: “Da adolescente rimasi colpito dal fatto che i Cccp dicevano ‘Non a Berlino ma a Carpi’ e io non capivo bene in che senso… Così con un mio amico a sedici anni abbiamo preso un paio di treni e siamo andati a Carpi a vedere cosa c’era, dal momento che la consideravano addirittura meglio di Berlino. Abbiamo trovato una piazza enorme deserta, tantissima gente normalissima, nessuno vestito come noi, ma ci è piaciuta comunque. Forse alla fine abbiamo capito che più o meno era come stare a Ferrara e allora ci è venuto il dubbio che intendessero che i nostri posti andavano benissimo e che anche lì i desideri si possono realizzare. Anzi, sono posti cruciali perché non accade niente, e se vuoi che succeda qualcosa lo devi fare succedere tu”.

Eccolo, l’incanto del viaggio, che non importa tutto sommato dove arriva (e qui, la meta, era il mare di Porto Levante), ma quello che attraversa.

Anime galleggianti: dalla pianura al mare tagliando per i campi” di Vasco Brondi e Massimo Zamboni con fotografie di Piergiorgio Casotti, edizioni La Nave di Teseo, Milano, aprile 2016, 164 pagine, 15 euro

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IMMAGINARIO
Serra con ciclamini.
La foto di oggi…

Una serra con ciclamini. E’ il simbolo della vita che ritorna, di una nuova primavera e della voglia di tornare allegri, vivaci, sereni. E’ lo spirito che invade la Germania dopo il processo di Norimberga e la fine del nazismo. “Serra con ciclamini” è infatti il titolo del libro di Rebecca West (Skira edizioni), che presenteranno oggi il giornalista Marco Contini e lo storico della letteratura Gianni Venturi. Alle 18 nella sala dell’oratorio di San Crispino, Libraccio Ibs, piazza Trento Trieste a Ferrara [vedi].

OGGI – IMMAGINARIO EVENTI

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

[clic sulla foto per ingrandirla]

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Serra con ciclamini
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IMMAGINARIO
20 anni di libreria.
La foto di oggi…

La Feltrinelli di Ferrara compie 20 anni. Brindisi ufficiale oggi per festeggiare la ormai storica libreria estense, in via Garibaldi 30, ore 18. Musiche “Swing ai frutti rossi” del trio Scavo, Colloca e Zattini del conservatorio Frescobaldi. Per tutto il mese, poi, un cartellone di presentazioni e incontri. A cura dell’associazione culturale Gruppo del Tasso in collaborazione con Comune e Provincia, ente Palio e associazione Pietre Alate.

OGGI – IMMAGINARIO RICORRENZE

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Ingresso della libreria Feltrinelli di Ferrara (foto di STEFANO PAVANI)
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Feltrinelli Ferrara compie 20 anni: la direttrice Erika Cusinatti, lo scrittore Tiziano Scarpa e il direttore del Gruppo del Tasso Matteo Bianchi (foto di GIORGIA MAZZOTTI)

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

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L’APPUNTAMENTO
E venti! Feltrinelli festeggia a Ferrara
fra libri e autori

Da Tiziano Scarpa ad Alessandro Baricco: un cartellone di appuntamenti dedicati a chi ama la scrittura e la lettura per festeggiare i 20 anni della libreria Feltrinelli, a Ferrara in via Garibaldi 30. L’iniziativa è promossa dalla libreria cittadina – diretta da Erika Cusinatti – con associazione culturale Gruppo del Tasso – diretta da Matteo Bianchi – e Comune, Provincia di Ferrara, Ente Palio, associazione Pietre Alate.

L’idea è quella di trasformare quest’occasione in una sorta festival cittadino, con l’obiettivo di consolidare la tradizione Feltrinelli nel tempo e promuovere cultura a partire da una realtà privata. La rosa dei personaggi coinvolti nel progetto è molto varia per iniziative e contenuti: dalla letteratura alla musica, passando per televisione e cucina. Iniziativa cardine sarà la possibilità, durante tutto il mese di novembre, di acquistare un libro e donarlo alla scuola materna Aquilone di Ferrara. In mostra, intanto, una carrellata di fotografie sul Palio ferrarese.

Alessandro Baricco sarà ospite venerdì 21 novembre al cinema Boldini con il suo monologo Novecento, edito proprio vent’anni fa da Feltrinelli, ma sabato scorso c’è stato anche Tiziano Scarpa e, in occasione del giorno del compleanno – mercoledì 12 – lo “Swing ai frutti rossi” del Trio del Conservatorio Frescobaldi con Scavo, Colloca e Zattini. La chitarra di Leonardo Veronesi (sabato 29 ore 17.30 e domenica 30 ore 11), poesia con Paolo Ruffilli (domenica 16, ore 11), Massimo Scrignòli (sabato 29, ore 11) e Giancarlo Pontiggia (domenica 23, ore 11), fumetti e fantasy con Alberto Amorelli e il disegnatore Alberto Salis (sabato 15, ore 11), noir con Stefano Bonazzi e Paolo Panzacchi (sabato 15, ore 17.30), burattini con Davide Bregola (domenica 23, ore 17.30) e letteratura per ragazzi con Luigi Dal Cin (domenica 16, ore 17.30), storie di vita con Eraldo Baldini (giovedì 27, ore 17.30), Francesca Viola Mazzoni (sabato 22, ore 11) e Alessandro Mastroluca (venerdì 21, ore 17.30), autobiografie con Kitty Vinciguerra e Laura Corsini (venerdì 14, ore 17.30), gialli e psicologia con Romano De Marco (domenica 22 alle 17.30 in libreria e alle 20.30 al ristorante L’Orlando), scuole letterarie con Martino Gozzi (venerdì 21 alle 21 al Boldini con Baricco) e novità con Giovanni Montanaro (mercoledì 19, ore 21), autore esordiente di Feltrinelli.

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Vincent Zandro alla libreria Feltrinelli di Ferarra

Guest inaugurale, martedì scorso, Vincent Zandri che ha preso parte all’evento cittadino presentando in anteprima “Moonlight Sonata”, il suo primo poliziesco tradotto in italiano edito da Meme Publishers, originale casa editrice che punta sul mercato digitale con sede tra Ferrara e Parigi e partner della manifestazione in rosso. Detective story contemporanea dal gusto noir incentrato sulle vicende del poliziotto Dick Moonlight intriso di musica e malinconia, humour e realismo cittadino in una Albany in bilico tra bucolico e Far West contemporaneo, in cui la maggior parte degli abitanti possiede un’arma; dai locali affollati di fumo e gente che si ubriaca, malavitosi e scrittori alternativi – veri personaggi lost-in-time, il soggetto ha convinto Marco De Luca, direttore editoriale di Meme, che ha proposto un accordo di edizione aggiudicandosi l’esclusiva dei suoi prossimi romanzi.

La direttrice del punto vendita Erika Cusinatti punta molto sull’angolo riservato agli scrittori ferraresi, a ora vanto esclusivo del punto Feltrinelli della città estense. “L’eterogeneità – dice – è un tratto distintivo anche del nostro pubblico: tra saggistica e narrativa, la libreria è frequentata da studenti universitari e persone che amano farsi consigliare sul libro da scegliere. Una linea particolarmente curata è quella dedicata ai bambini da 0 a 6 anni. Una prerogativa a ora solo nostra, di cui andiamo fieri, è poi l’angolo dedicato agli autori ferraresi, tanto di fama già consolidata quanto di autori esordienti, a cui abbiamo associato una gigantografia bicolore del Castello Estense, icona di Ferrara”.

Ecco una piccola carrellata di immagini legate alla libreria Feltrinelli cittadina di due soci del Fotoclub Ferrara: GIORGIA MAZZOTTI e STEFANO PAVANI.

[clicca le immagini per ingrandirle]

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Feltrinelli Ferrara compie 20 anni: la direttrice Erika Cusinatti con lo scrittore Tiziano Scarpa (foto di Stefano Pavani)
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Feltrinelli Ferrara compie 20 anni: la direttrice Erika Cusinatti con lo scrittore Tiziano Scarpa (foto di Giorgia Mazzotti)
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Feltrinelli Ferrara compie 20 anni: la direttrice Erika Cusinatti, lo scrittore Tiziano Scarpa e il direttore del Gruppo del Tasso Matteo Bianchi (foto di GIORGIA MAZZOTTI)
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Ingresso della libreria Feltrinelli di Ferrara (foto di STEFANO PAVANI)
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Libreria Feltrinelli di Ferrara: persone (foto di Giorgia Mazzotti)
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Libreria Feltrinelli di Ferrara: persone (foto di Giorgia Mazzotti)
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Libreria Feltrinelli di Ferrara: persone (foto di Stefano Pavani)
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Libreria Feltrinelli di Ferrara: persone (foto di Stefano Pavani)
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Libreria Feltrinelli di Ferrara: persone (foto di Giorgia Mazzotti)
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Libreria Feltrinelli di Ferrara: frequenze di passaggio (foto di Giorgia Mazzotti)
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Libreria Feltrinelli di Ferrara: frequenze di passaggio (foto di Giorgia Mazzotti)
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Libreria Feltrinelli di Ferrara: frequenze di passaggio (foto di Giorgia Mazzotti)
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Avventure, confessioni e retroscena di quattro amiche con il posto vuoto nell’armadio

Un libro da sfogliare, l’ultima delle librerie vecchio stile e un giornalista-scrittore che le storie d’Italia e i loro risvolti li ha raccontati andando a cercare di persona i luoghi e i protagonisti. E poi lettori e lettrici, amici e conoscenti seduti fianco a fianco in quel negozio salotto che è, appunto, la libreria Sognalibro, nel cuore medievale di Ferrara, in via Saraceno 43. Sono questi gli ingredienti della presentazione di ieri del romanzo d’esordio di Riccarda Dalbuoni, Il posto nell’armadio, edizioni ilmiolibro.it. A parlare con la scrittrice Gian Pietro Testa, autore – tra le altre cose – dell’inchiesta sulla Strage di Peteano, che questo libro avrebbe intitolato anche “Amiche mie”, in quanto sorta di evoluzione femminile del celeberrimo film di Monicelli con Ugo Tognazzi e Philippe Noiret.

Riccarda Dalbuoni mette in scena il sodalizio di quattro inseparabili amiche che, come i celebri personaggi cinematografici, condividono il senso dell’avventura e quello dell’ironia, la voglia di divertirsi e la vocazione al mutuo soccorso. Una presentazione azzeccata che si conclude con un buffet fatto in casa, come avviene tanto spesso negli incontri descritti nel libro della 38enne addetta stampa di Occhiobello. E’ bello – dice Gian Pietro Testa – uscire un po’ dai commenti virtuali condivisi sui monitor di pc e smartphone per ritrovare il piacere di un faccia a faccia concreto. Una rete di scambio che spicca il volo dal connubio online di FerraraItalia e dall’evento divulgato su facebook per trasformarsi in una piacevole chiacchierata tra persone in carne e ossa e pile concrete di libri.

Padrona di casa Serenella Crivellari, che gestisce il suo negozio come uno spazio per accogliere gli amici suoi e, più in generale, quelli dei libri, disseminati tra tavoli, mappamondi e scaffalature che sembrano quelle di una casa e non certo di un asettico store. La maggior parte dei volumi, proprio come quello di Riccarda, parlano di ciò che vive intorno: una distesa orizzontale raggruppa la mistica, la cucina e la letteratura ebraica legate al ghetto ferrarese, a pochi passi da via Saraceno; poco più in là l’arte e i retroscena della famiglia estense; ovunque classici, chicche, curiosità dotte o leggere delle case editrici grandi e di quelle più piccole, che sarebbero introvabili in una catena commerciale. Perché il Sognalibro nasce ormai più di dieci anni fa anche per cercare realizzare il motto di Arthur Schopenhauer: “La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro: leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare”. A lettori, amici e passanti la possibilità di scelta.

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