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Uomini da bar al “Bar dei Giostrai” di Cristiano Mazzoni

 

Nello spazio senza confini della letteratura il mio ultimo viaggio di lettrice si è fermato a Ferrara.

Provenivo da Lucca e da una storia inquietante accaduta a Davide, uno stimato neurologo dalla vita regolata e sicura: professione, famiglia, amici. All’inizio, perché si sa che ogni storia presenta una svolta prima o poi e nella sua (nel romanzo Nova di cui è autore Fabio Bacà [Qui]) il nostro neurologo incontra sconvolgimenti non da poco che lo cambiano in profondità.

A Ferrara mi aspettava Folco. Mi aspettava in una delle borgate che incontro per prime, entrando in città da sud, dalla Via Bologna. Era ad attendermi davanti alla vetrina di un bar che non c’è più, come qualche altro che è scomparso al mio paese. Restano luoghi storici e i clienti che li hanno frequentati con assiduità, quelli abituali, la cui bicicletta sapeva andare da sola fino a lì, spesso li ho sentiti chiamare uomini da bar.

Nel bel romanzo del ferrarese Cristiano Mazzoni, in cui Folco è il protagonista assoluto, si muove un gruppo di personaggi scaturiti dalla vita di borgata della Ferrara degli anni Ottanta: tipi umani la cui identità si è fatta in gran parte frequentando Il bar dei giostrai.

“Era quella l’università dove la loro generazione di figli del quartiere era cresciuta e aveva studiato, aveva fatto filotto con una boccia da biliardo, aveva bevuto uno spritz o una spuma, aveva smazzato una partita a trionfo o a bestia, aveva giocato a flipper, aveva guardato Novantesimo minuto e aveva letto il giornale a scrocco. E molto altro.”

Folco è un cliente fisso, fino dagli anni della adolescenza e la sua identità è tutta lì, nei pezzi di vita vissuti tra i tavolini presso il bancone o nel fumo della sala biliardo, più la passione per il partito comunista e per la Spal, la pesca, la scuola prima e il lavoro (precario) poi. La vita in famiglia nelle case popolari e anche un matrimonio finito col divorzio e la solitudine del dopo.

Mi sembra di vederlo, di conoscerlo. Ho circa quindici anni più di lui e ho incontrato un’altra Ferrara negli anni Settanta, andando ogni giorno al liceo, nella zona centrale e con compagni di classe della buona borghesia.

Ma al mio paese ho conosciuto gli ambienti dei bar, dove stazionavano i meno giovani conoscenti dei miei e molti ragazzi della mia età. E poi il narratore, pur usando la terza persona, assume con tanta immediatezza il punto di vista del suo personaggio che Folco diventa vivo.

Nella costruzione letteraria che l’autore ha scelto per presentarlo, noi lo incontriamo in una notte particolare. È la seconda domenica del campionato di calcio e la Spal ha battuto la sua rivale storica, il Vicenza. Folco esce dallo stadio compiaciuto e soddisfatto.

È con lui il cugino e amico storico Albi, che nel seguito della giornata e fino a notte fonda lo ascolta. Sì, perché Folco ha davanti ancora poche ore e poi nella mattina del lunedì andrà a un appuntamento per lui fatale.

Albi ascolta da lui il resoconto di quasi trent’anni di vita, ora Folco si avvicina ai cinquanta, e tutti i trent’anni vengono riassaporati in lunghi flash back, che permettono anche a noi lettori di comporre il mosaico del suo vissuto. Con l’ambiente del bar e di Ferrara all’intorno: la Ferrara dei tifosi spallini, degli attivisti del partito comunista, dei riti nella vita delle periferie.

Mentre la storia di Davide, il neurochirurgo cui accennavo prima, si svolge in senso cronologico e noi lettori lo vediamo cambiare giorno dopo giorno, Il bar dei giostrai incomincia nel presente della vita di Folco.

La finzione letteraria utilizza la memoria del personaggio per ricostruirne il vissuto; in questo modo procedono in parallelo la consapevolezza del personaggio su di sé e la nostra su di lui, sul suo passato.

Quando Folco ha finito di raccontarsi all’amico, siamo perfettamente allineati con lui e il lunedì mattina siamo pronti a condividere la tensione emotiva che ha dentro, mentre aspetta di rivedere dopo tanto tempo la donna del destino.

Il finale ha tratti fiabeschi e anche se non dovrebbe sorprendermi ormai nulla di ciò che i destini umani possono riservare, tuttavia nelle pagine conclusive ho sentito echi da La bella addormentata nel bosco e dal Principe ranocchio.

Ho rivisto in scena anche la bella Micol letteraria da Il giardino dei Finzi Contini [Qui], là irraggiungibile per chi la ama, mentre qui …

Le ultime pagine fanno lievitare un po’ magicamente il destino del protagonista: passato un numero predestinato di anni, cadono i roveti che impedivano l’accesso al castello della principessa e l’incontro con lei ed il bacio possono divenire realtà.

Ma desidero tornare al corpo di questo romanzo, alla parte precedente che è tutta realismo. Addirittura con tratti veristici e con il peso del milieu che forgia gli abitanti del quartiere, li mette di fronte alla “difficoltà di crescere sani in un ambiente spesso difficile, ma che, se sfruttato nella maniera giusta, fungeva da vaccino per tutta la vita.

Certo, non era scontato imboccare la giusta strada. Molti preferivano le scorciatoie che li portavano a cogliere i fiori del male, ben presenti agli angoli dei marciapiedi del quartiere. Ma questa era la legge della borgata: irrobustirsi e sgomitare fino a uscirne o rimanere deboli fino a restarne schiacciati”.

Il bar dei giostrai è anche una storia di tossici, che si bucano negli angoli bui e spesso muoiono in solitudine.
Qui al mio paese ne ho conosciuti. So i nomi di quelli, i più perduti, che hanno perduto la vita.

Ho conosciuto anche un altro Folco, in carne e ossa. Ero a Piacenza alcuni anni fa per l’Esame di Stato, presiedevo l’unica commissione di un Istituto Professionale in cui le due classi quinte da esaminare contavano qualcosa come dodici studenti ognuna.

Il commissario di Fisica era un ingegnere dal volto scavato e con gli occhi accesi: alto, magro, pronto a scattare per fornire di un bicchiere d’acqua il candidato sotto interrogazione, rigoroso nel fare le domande, ma pronto ad accompagnare le risposte con qualche aiutino. Un appassionato di musica rock, frontman in un gruppo che faceva serate in provincia.

Perché mi ha ricordato Folco? Aveva la stessa età quando l’ho conosciuto, e la stessa solitudine: viveva solo in una grande casa ai margini di un piccolo paese a pochi chilometri da Piacenza.

Era tornato due anni prima da New York, dove nella mattina dell’11 settembre 2001 aveva assistito alla distruzione delle torri gemelle ai piani dove si trovava il suo ufficio. Quel giorno, mentre camminava verso le torri, aveva visto crollare la sua attività professionale; al suo rientro in Italia lo aspettava una malattia grave.

Era venuto a fare gli esami quando era da poco guarito e credo fosse questa rinascita a lasciargli il segno, come di una febbre negli occhi.

Come viveva in paese? Veniva in città ogni mattina per insegnare in un Istituto Tecnico, ma il pomeriggio era dedicato al bar della piazza. Se ne stava a giocare a carte con i compaesani, e intanto dava un’occhiata ai ragazzi, mentre giocavano a flipper o chiacchieravano tra loro.

Spesso, se li vedeva starsene in ozio troppo tempo o li vedeva passare in lunghi giri davanti al locale, si alzava e li convinceva a tornarsene a casa a cercare di studiare un po’. A volte li accompagnava anche, e sempre con modi complici da fratello maggiore. O da “vecchio profe”, quando risultava più opportuno.

Si torna alle proprie radici, insomma, anche rientrando da posti lontanissimi. Oppure come accade a Folco si rimane figli di quelle radici, senza mai salire su un aereo per andare all’altro capo del mondo. Uomini da bar forever.

Poi, che sia una persona in carne e ossa, o un personaggio di carta, a restituirci un tipo umano come questo, che ha avuto e ancora ha piena cittadinanza nei nostri paesi e nelle nostre città, non mi pare discriminante. La vita parallela in cui si muove la letteratura ha a che fare con la vita. Altroché.

Nota bibliografica:

  • Cristiano Mazzoni, Il bar dei giostrai, Autodafé Edizioni, 2017

Per leggere gli altri articoli e indizi letterari di Roberta Barbieri nella sua rubrica di Mercoledì, clicca [Qui]

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Wall Street 2019, intervista al Maestro d’Arte Daniele Carletti da Ferrara

Protagonista sempre raffinatissimo tecnicamente (una neometafisica o neopop anche molto molto Personal…) di lunga data a Ferrara e non solo, il Maestro d’arte Daniele Carletti ha appena pubblicato Wall Street 2019, Asino Rosso ebook, sorta di microcatalogo web, tra opere e rassegna stampa fin dagli anni novanta, impreziosita dalla cover con il grande Pavarotti (con dedica) conosciuto a suo tempo per la sua partecipazione a ‘Pavarotti International’.
Carletti vanta mostre anche in Usa, Francia e in Italia (Artisti in Fiera, Torino 2002) e numerose altre città (ai tempi di Don Patruno, Casa Cini a Ferrara).
Una presenza ancora recente e costante nella Galleria d’Arte Il Rivellino, curata dal ben noto Emidio De Stefano, e diverse iniziative, stage per giovani artisti e anche diverse mostre collettive.
Soprattutto in questo 2018, dopo una certa assenza per questioni extra artistiche, è ritornato alla ribalta su scala nazionale partecipando a Lucca (Villa Bottini) a un importante edizione del Festival del Nuovo Rinascimento a cura del fondatore e curatore Davide Foschi, gruppo in cui è coinvolto attualmente e in forte progress nella cultura italiana nuova e creativa (non solo Arte, una visione neorinascimentale 2.0 di speciale effervescenza).

Maestro, un suo nuovo percorso artistico di ampiezza nazionale, neorinascimentale come focus del festival, un approfondimento?
Lucca è stata una grande opportunità. Ringrazio innanzitutto il curatore Davide Foschi e tutto il suo staff che mi hanno permesso di poter esporre e confrontarmi con gli altri artisti del nuovo rinascimento. Esperienza questa importante che allarga il mio percorso artistico.

Daniele, una ormai lunga e nota carriera come artista, uno zoom autobiografico?
Il mio percorso artistico parte nel 1992, dopo avere svolto esposizioni importanti in buona parte del territorio nazionale e non. Ad oggi con l’esplosione di Lucca mi ha ulteriormente stimolato alla ricerca di nuovi orizzonti.

Daniele Carletti, l’arte contemporanea oggi, come la vedi?
Molte sono le espressioni artistiche oggi, facilitate da supporti tecnici infiniti. In questa società apparentemente libera ma appannata da falsi valori ,l’artista contemporaneo, ha il dovere di rilanciare con il proprio lavoro, un messaggio forte e di scuotere gli stati d’animo dell’osservatore, è ribadire con forza il suo valore sociale.

Daniele… Lucca neorinascimentale… e Ferrara?
Due città apparentemente uguali, ma con qualche differenza. Lucca città aperta alle opportunità e preparata con occhi di riguardo verso artisti, poeti e scrittori che hanno accolto il nuovo rinascimento. Ferrara purtroppo ancora no.

Info
Ferrara Italia Festival del Nuovo Rinascimento, Lucca, 2018
Ferrara Italia eBook Asino Rosso – Wall Street 2019 (2018)
Mondadori eBook

Festival del Nuovo Rinascimento 2018: Lucca, dal 29 maggio al 7 giugno, la città del Nuovo Rinascimento

Nell’ambito del 4° Festival del Nuovo Rinascimento, a Lucca, in programma dal 29 maggio al 7 giugno correnti, a cura del fondatore e curatore Davide Foschi e del Movimento Nuovo Rinascimento di Milano, protagonista il 2 giugno dalle ore 10:30 anche il futurista ferrarese Roby Guerra, nella sezione Reading Letterari a cura di Stefania Romito. Il palinsesto del Festival include eventi letterari, musicali, filosofici e sull’infanzia, urbani dedicati alla città di Lucca, tavole rotonde, una mostra collettiva e numerosi noti ospiti, dallo scrittore stesso P. Bruni del Mibact al teologo V. Mancuso, i filosofi G. Lacchin e L. Siniscalco, al sindaco stesso e assessori della città toscana, ufficialmente città del Nuovo Rinascimento 2018.
Roby Guerra interviene con due video proiezioni speciali: Leonardo Time Machine (tribute a Davide Foschi, fondatore del Nuovo Rinascimento), Le 7 metastagioni estreme (tribute al pittore ferrarese stesso Marco Nava, artista del Nuovo Rinascimento, presente nella mostra con anche un altro noto ferrarese, il Maestro Daniele Carletti)
Roby Guerra, ferrarese ma da anni operativo soprattutto su scala nazionale è più noto come promotore delle nuove avanguardie italiane futuribili. (Tra i suoi libri, saggi e raccolte poetiche per Armando editore e Avanguardia 21 di Roma e la rivista transumanista “Divenire” di Milano). Da anni si occupa anche di videopoesia (elenco video nel Canale Futurguerra di YouTube): ha partecipato a diverse rassegne video nazionali, tra esse: U-Tape 1985 (con Franco Ferioli, a cura del Centro Video Arte Ferrara), The Scientist International Video Arte (a cura di Vitaliano Teti, Ferrara, 2007, 2008, 2012, Transvision 2010 (Milano, a cura dell’Associazione Italiana Transumanisti, Convegno internazionale transumanisti), Eredità e attualità del Futurismo (Roma, sezione video, convegno a cura di A. Saccoccio, Comune di Roma e Roma 3 Tor Vergata), High Foundation (a cura di DJ. Afghan, 2014, Ferrara), Festival del Nuovo Rinascimento (a cura di Davide Foschi, Milano, Lucca, Trento, 2016, 2017, 2018), Futur/11 (a cura di A. Gaeta, Palermo 2016), Space Renaissance Italia “Officine Orbitali..” (Bologna, a cura di Adriano Autino, 2018, 2° congresso nazionale, presso l’lnaf).

Info:
http://www.festivaldelnuovorinascimento.it/

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Dal 29/5 al 7/6 artisti ferraresi al 4° Festival del Nuovo Rinascimento di Lucca

“Splendidi Artisti uniti nel nome del Nuovo Rinascimento da tutta Italia e dall’Europa, dai grandissimi Maestri storicizzati ai nuovi talenti che meritano di essere scoperti, con opere pittoriche, scultoree e installazioni volte alla riscoperta della meraviglia della vita e dell’essere umano”

Manifesto del Nuovo Rinascimento FESTIVAL DEL NUOVO RINASCIMENTO – Lucca 2018, apertura dal 29 maggio a Villa Bottini. Ingresso libero e vernissage con visita guidata e musicata da Leonardo da Vinci sabato 2 giugno.”
Così scrive Davide Foschi (fondatore e curatore, Milano, e presente anche con una mostra personale) presentando alla stampa e al web, il quarto Festival del Nuovo Rinascimento): dopo Milano 2016, Lucca 2017, Trento 2018), una nuova tappa nella città toscana rinascimentale (anche Mura in città simili a quelle di Ferrara) in forte sviluppo culturale (concerto epocale dei Rolling Stones nel 2017, la rassegna Lucca Comics..ecc.)
E tra gli ospiti in questo evento di chiara ampiezza nazionale (i precedenti festival anche a Milano, sede centrale del gruppo di Foschi), e Trento nel recente marzo 2018, spiccano nella mostra del gruppo anche alcuni artisti ferraresi, ovvero: il noto Maestro Daniele Carletti con le opere Il Filo di Arianna, L’Apparenza, Riposo in libertà e il giovane talento Marco Nava (già protagonista al Festival di Trento) con le opere Le Resurrezione delle Pene e Stalking che così presentano…;
Daniele Carletti – Riposo in Libertà – tecnica collage olio anno 2003 Nel riposo la mente elabora continuamente e trasmette sul corpo le nostre emozioni,pensiamo di essere soli ma è un continuo dialogo tra mente e corpo.
Marco Nava – La Resurrezione delle Pene -2017- La resurrezione delle pene racconta le pene ,le sofferenze le fatiche i dubbi, che ognuno di noi ha costantemente durante le giornate ,però arriva quel’ attimo per reagire per affrontare il disagio ,be ecco in quel attimo proprio come una ressurrezione avviene il miracolo tutto cio che semrava finito rinasce.
Inoltre, il 2 giugno, proiezioni video del poeta futurista e metateista Roby Guerra (da tempo nel giro milanese, ospite live e via video, ecc., negli altri festival) dedicati a Davide Foschi e il nuovo Rinascimento : “Leonardo Time Machine” e allo stesso Marco Nava (tributo) “Le 7 metastagioni estreme”-
Tra i numerosi ospiti (artisti, politici,architetti, psicologi,intellettuali ecc), oltre al sindaco e assessori della Città di Lucca, ufficialmente anche del Nuovo Rinascimento, segnaliamo a memoria, in un palinsesto ampio che comprende oltre alla mostra colllettiva, eventi musiciali,reading letterari, tavole rotonde ecc. : ad esempio, Stefania Romito, Pierfranco Bruni, Gianfranco Lacchin, Luca Siniscalco, Rossella, Maspero, Andrea Martignano, Loredana Siderman, Joe Russo.

Ospiti: il poeta Roby Guerra e i pittori Daniele Carletti e Marco Nava

Info:
www.4newrenaissance.com
www.festivaldelnuovorinascimento.it

LA FOTONOTIZIA
Ferraraitalia a Lucca: per cinque giorni capitale del fumetto

Chiamateli come volete: graphic novels, fumetti, comics, manga, anime. Fatto sta che appassionano non solo i bambini, ma anzi moltissimi adulti.
Si è da poco chiusa la 51esima edizione del Lucca Comics and Games, il festival punto di riferimento per i comics addicted in Italia e non solo se da tempo il festival è secondo per affluenza solo a quello di Tokyo e il più importante d’Europa. L’edizione 2017, tra il 1 e il 5 novembre, ha contato oltre 200.000 presenze. Sulla pagina ufficiale fb di Lucca Comics & Games ci sono stati in media 800.000 contatti giornalieri, con un picco di oltre 2 milioni di contatti nella giornata del 3 novembre, mentre i live condivisi hanno ottenuto oltre 265.000 visualizzazioni.
In questi sei giorni se ne sono viste davvero delle belle: i personaggi delle strisce disegnate sono usciti dalle pagine per prendere vita e invadere le strade della cittadina toscana, da Batman agli Avengers fino ai manga giapponesi e ai personaggi del geniale Miyazaki, senza dimenticare la fantascienza, con l’eterna rivalità fra seguaci di ‘Guerre Stellari’ e i fan di ‘Star Treck’.

Un cosplay davvero particolare è stato l’astronauta Paolo Nespoli, che direttamente dalla stazione orbitale internazionale sulla quale sta svolgendo la propria missione ha partecipato alla presentazione della graphic novel ‘C’é spazio per tutti’ realizzata dal disegnatore Leo Ortolani. Poi, complice l’assenza di gravità, ha svolazzato in giro, attaccandosi a testa in giù al soffitto come Spiderman.

Lo avete riconosciuto? Fra i tantissimi che hanno invaso Lucca durante la sei giorni del Festival, c’era anche un noto ferrarese, che forse vorrebbe essere un personaggio dei fumetti, il nome c’è già: è Andrea SaxMachine Poltronieri.
E poi sette allestimenti monografici ospitati a Palazzo Ducale su sette autori che rappresentano il meglio del fumetto e dell’illustrazione nel panorama internazionale che resteranno aperti fino al prossimo 5 dicembre.

Foto reportage a cura di Valerio Pazzi. Clicca sulle immagini per ingrandirle. Buona visione!

Dov’è la parete grande?
Che la forza sia con te
Alla ricerca della Morte Nera
L’eterna lotta contro il Lato Oscuro
Capitan America
Batman e Catwoman
Harry Potter ed Ermione in partenza per Hagwarts
Dal Giappone
Passione Manga
Torotoro di Miyazaki
Le mostre a Palazzo Ducale
Le mostre a Palazzo Ducale
Le mostre a Palazzo Ducale
Le mostre a Palazzo Ducale
Le mostre a Palazzo Ducale

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L’evoluzione del Rinascimento

In questi giorni a Lucca è di scena e fino al 19 maggio, il secondo Festival del Nuovo Rinascimento, a cura del noto artista contemporaneo Davide Foschi (cataloghi Giorgio Mondadori e mostre in tutta Italia, biografato dallo stesso critico d’arte Alberto Sacchetti) e del Centro Leonardo da Vinci di Milano. Proprio Milano fu sede del primo Festival del Nuovo Rinascimento curato e fondato dallo stesso Foschi, nel maggio 2016, con lo stesso, tra numerosi ospiti speciali, Pupi Avati in sinergia con il Comune della metropoli lombarda. Anche questa nuova edizione del Festival è in sinergia con le autorità istituzionali della Città di Lucca e della Regione Toscana, Lucca ora è ufficialmente Città del Nuovo Rinascimento; e nell’arco di una settimana e più numerosi gli eventi, tra mostre dello stesso Foschi (con la sua opera speciale e misterica La Pietà) e degli artisti visivi, ecc: Antonio Possenti, Fausto Maria Liberatore, Davide Foschi, Joe Russo, Rosella Maspero, Fulvio Vanacore, Enzo Cosi, Nicoletta Marra, Stefano Bellafiore, Egidio Missarelli, Cinzia Restivo, Antonio Notari, Doris Harpers, Samanta Aceti, , Serafino Valla, Giancarlo Garbin, Mauro Masetti, Mariateresa Giuriati, Jona, Renato Belluccia, per lo Spazialismo Transgeometrico: il fondatore Agathos Carlo Franzoso con Francesco Chechi e Ambra Di Natale.
Oltre a talk show vari e incontri letterari culturali con lo stesso Pierfranco Bruni del Mibcat, a cura della scrittrice e conduttrice Radio Stefania Romito (Ophelia’s Friends).Tra essi in programma la presenza della campionessa paraolimpica Bebe Vio, di David Gentili presidente della Commissione Antimafia di Milano, Elena Cecconi, musicista internazionale, filosofi e storici dell’arte quali M. Marinacci, G. Lacchin e L. Siniscalco, il musicista scrittore Carlo Zannetti, lo scrittore Emanuele Martinuzzi, il cantante Lorenzo Guerrieri, il futurista (via video performance) ferrarese stesso (chi scrive) R. Guerra e altri (si veda il link in fondo per il programma completo). Come hanno già segnalato Cultura Italiana nel Mondo Italian Network, Meteo Web, Il Tirreno e la stampa di Lucca e Toscana, il festival segnala tra Arte Scienza Economia e anche gastronomia, incluso notevole spazio al Mondo dei Bambini a cura di L. Siderman, il ritorno e la reinvenzione dell’Umanesimo 2.0 in Italia a partire dal Rinascimento storico fino alle avanguardie umaniste futuristiche del nostro tempo, da Leonardo da Vinci al mondo contemporaneo attuale nelle sue nuove propulsioni. Non a caso ( Come ottimamente segnalato nella conferenza stampa di questi giorni dallo stesso Assessore alla Cultura della Città e Comune di Lucca, tra le città storiche rinascimentali italiane).lo stesso Foschi parla del nuovo movimento metateista-per un nuovo rinascimento da lui fondato alcuni fa come una nuova stagione di evoluzionari, il Rinascimento italiano in evoluzione alla luce del novecento e dell’era informatica e anche mediatica pop al quadrato, parafrasando anche la felice intuizione parallela di Vittorio Sgarbi (anche la Spal come nuovo Rinascimento attuale!). Gli eventi sono dislocati in locations prestigiosi della città toscana, ovvero Villa Bottini e il Complesso di “San Micheletto” (vernissage e mostre).

Info:
Comune di Lucca, http://www.comune.lucca.it/Festival_del_Nuovo_Rinascimento
Cultura italiana nel mondo-Italian Network, http://www.italiannetwork.it/news.aspx?ln=it&id=46164

La guerra

Dopo aver vagabondato per una vita, ormai lunga vita ahimè, per gli impervi sentieri del pensiero umano, aver ascoltato la suadente voce di religiosi per i quali tutto è miracolo di Dio, dopo essere stato attraversato dal panteismo più ingenuo, abbracciato le idee più dure di rivoluzionari spesso pronti a cambiar bandiera, aver accettato di lottare per la salvezza dei più umili, essermi fatto violentare dai pensieri degli uomini armati per cui tutto si risolve con una sciabolata o una raffica di mitra, aver guardato sbigottito la facilità con cui i padri uccidono i figli o i figli uccidono i padri, aver scansato per non calpestarli i cadaveri di decine e decine di morti ammazzati, ecco, dopo tutto questo e altro ancora, sono arrivato a una sola conclusione possibile. La società umana ha un solo collante: l’odio. Pensavo sconsolato a queste mie deduzioni mentre, turbato, commosso, emozionato, passavo da un quadro all’altro della più bella mostra vista negli ultimi anni. Ero a Lucca nella bellissima sede della Fondazione Banca del Monte di Lucca, dov’è stata allestita quest’ultima esposizione dei quadri di uno dei più grandi pittori italiani contemporanei (non esagero): Paolo Baratella ferrarese errante. Scrive di lui la “Garzantina” dell’arte: “Il tema della condizione umana ha continuato a essere al centro della sua pittura caratterizzata da un realismo visionario carico di simbologie e citazioni”. In questa mostra Paolo Baratella ha tirato fuori dal suo stomaco lo sconvolgente massacro a cui furono destinati seicentomila ragazzi italiani, gettati come riso per le galline nelle trincee della Grande Guerra 15-18, sui campi oltrepiave, sulle cime contraddistinte nelle carte topografiche da un numero, Cima Dieci – Cima Dodici e via contando, gettati, questi bambini dal viso ancora glabro, con il loro fucilino imbaionettato contro le mitragliatrici nemiche. Eroi, dicevano gli alti ufficiali acquattati dietro le prime linee, dove il proiettile del mortaio non arrivava, eroi. Eroi come il protagonista della mostra di Baratella, un soldatino, un fantaccino come li chiamavano allora, ripreso con la mantellina nell’ultima fotografia da mandare alla famiglia prima di morire. Era suo zio il fantaccino e, nella mostra, è diventato l’immobile accusatore di un potere omicida, gestito dagli uomini coperti di gradi e di inutili medaglie, uomini codardi, stupidi, violenti, i loro nomi sono sulle enciclopedie trattati con reverenza, simpatia, ossequio. Baratella chiude il catalogo con una lunga, bellissima poesia-pensiero: “Paura, terrore, ansia, angoscia, nevrosi/ trincea della guerra sorella,/ infinito labirinto/ scavato nel fango, nella dura terra, nella roccia, nel ghiaccio…” Quadri enormi, che vorrebbero essere ancora più grandi, come grande è l’insolenza dei potenti che vendono e comprano terribili macchine da guerra, sempre più terribili, le comprano con i soldi della povera gente, per “difenderla”, dicono, e non (com’è la verità) per fare dell’uomo la bestia più crudele del creato.
(Il prossimo anno sarà il centenario delle prima guerra mondiale. Sappiamo già di quali crudeli fanfaronate demagogiche sarà capace la nostra società tristanzuola. Gli italiani saranno eroi, santi no, non ce ne stanno più in Paradiso).

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