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É SOLO UN’IDEA IN ALTA MAREA…..
Intervista a Diego Cignitti, in arte Cigno

 

di Michele Kraisky

ROMA. Abbiamo come ospite un musicista, cantautore e insegnante di una delle scuole di musica più prestigiose d’Italia, il Saint Louis College of Music di Roma, che ospita ogni anno centinaia di nuovi aspiranti musicisti. Il suo nome è Diego Cignitti, in arte ‘Cigno’.

Un paio di mesi fa è uscito Udine, un singolo accattivante, dalle atmosfere evocative e soffuse. Udine come simbolo, come una città immaginaria, pur se realmente esistente, un luogo in cui la solitudine e la creatività convivono accanto alla vita di sempre. Mondi paralleli, un po’ come le città invisibili di Italo Calvino. Cigno è un under 30, ma nel profondo dell’anima sente di appartenere a generazioni passate come mentalità e mondi musicali, pur esprimendo un sound attuale e apprezzato anche dai più giovani. Ci parlerà del suo singolo, ci esporrà le sue opinioni personali sulla situazione della musica di oggi e delle influenze che più lo hanno segnato. Ci darà anche la sua opinione sulla situazione dei musicisti in questo periodo nero, un periodo in cui accadono fenomeni del tutto nuovi, come la vendita su piattaforme online dei diritti d’autore di grandi artisti – da Dylan a Neil Young in poi -ed altro ancora.

M: Buonasera Diego, anzitutto grazie davvero per la tua disponibilità. Dunque, è uscito qualche mese fa, a fine 2020, il tuo singolo Udine. A cosa ti sei ispirato per questo brano? A una canzone, a un evento particolare, oppure altro?

D: Allora…prendo spunto dalla tua domanda: non credo che un brano nasca dal nulla. Esiste un mondo di riferimenti a cui attingo, questo è rapportabile anche alle altre arti che conosciamo e a qualsiasi attività creativa. Sicuramente dentro c’è il mio universo musicale, chiamiamolo ‘Immaginario musicale’; nello specifico le sonorità anni ’80. Che significa dunque ? Io sono nato e cresciuto in un piccolo paesino che si chiama Subiaco e ho l’impressione che nelle piccole cittadine di provincia la moda arriva qualche anno dopo, per cui nei miei anni ’90, che ho vissuto a Subiaco, in realtà erano ancora gli anni ’80 per quanto riguarda i riferimenti musicali ed estetici. Mi viene in mente ad esempio McGyver, che guardavo quando avevo la febbre e non andavo a scuola, la pubblicità della cedrata Tassoni, o la sigla degli Stadio e di Lucio Dalla su Raiuno (ride ndr).

M: Questo singolo ha una sonorità davvero particolare, un misto tra indie, pop, rock e musica psichedelica. Tu che mi dici ?

D: Sì, in realtà non è un genere ben definito, questo probabilmente è un punto a sfavore per la sua comprensione, ma credo che per Udine sia un punto a favore, perché ha una propria personalità ed è originale. Questa dimensione sognante e rarefatta probabilmente la porterò avanti anche nei prossimi brani che usciranno.

M: Pensi che nei prossimi mesi potrai farai dei live? Ne hai qualcuno in programma o in streaming per caso?

D: Beh, sicuramente me lo auguro. I live mancano molto a tutti, sento molti amici che stanno male per questo motivo. Purtroppo questo brutto periodo sta mettendo a dura prova molti lavoratori, e ovviamente non parlo solo del mondo degli artisti. Mi manca molto la parte preparatoria del live, che considero importantissima, e anche la parte più fisica, quando si suda e si vive il palco. Live in streaming per adesso in programma non ne ho, ne ho fatti alcuni precedentemente, ma in realtà questo livestreaming secondo me è solo un palliativo.

M: Pensi che i live in streaming siano una buona soluzione per i musicisti in questo periodo di semi lockdown o comunque di limitazioni? E oltre a questo come pensi che i musicisti possano trovare degli sbocchi nei prossimi mesi o anni?

D: Secondo me sono un palliativo i live in streaming,   sono un surrogato…ma detto ciò vanno bene, gli artisti hanno bisogno di espressione, il pubblico di ‘vibes’ positive e soprattutto di buona musica ! Quindi ben vengano per ora. Per quanto riguarda gli sbocchi che avranno i musicisti in futuro con i livestreaming…credo che le cose andranno di pari passo, perché il livestreaming serve e risolverà molti problemi, e contemporaneamente conviveranno sia la dimensione online e quella offline per mandare avanti i progetti dei musicisti.

M: Si parla molto di nuove leggi per garantire un sussidio per i lavoratori dello spettacolo…. Qualcosa sul modello francese, da finanziare con i soldi del Recovery Plan. In ogni caso chi lavora nel mondo del cinema, della musica e del teatro ha subito grossi danni, molti di questi già hanno rinunciato e sono costretti a cercare altri lavori che nulla hanno a che fare con la loro passione e il loro talento.

D: Sì, secondo me questa sarà un’occasione unica ed irripetibile per il riconoscimento del nostro mestiere! Nel Nord Europa i musicisti sono tassati e la situazione è sotto controllo… C’è purtroppo questa brutta consuetudine nel nostro paese nei confronti degli artisti, nel senso che chi non ha una partita Iva o chi non è tracciato per lo Stato è come se non lavorasse, e in questa maniera non ha diritto a  sussidi e contributi. Dunque facciamo in modo che il nostro diventi un mestiere riconosciuto proprio come gli altri. Questo è un discorso che in Italia purtroppo va approfondito, perché nei Paesi del nord Europa, dove sono sicuro che la gestione funziona meglio, il musicista è più integrato nella società, di questo sono certo! Se facciamo parte dell’Europa e dall’Europa riceviamo fondi così importanti è bene che ci adeguiamo ai loro standard

M: Vuoi aggiungi qualcosa se vuoi per i nostri lettori e per i tuoi ascoltatori?

D: Mah, aggiungo solo che sono su Instagram (mi trovate come ‘Cigno’) ed è uscita da poco una session proletaria in cui si mescola il blues con i prodotti e la tradizione dell’artigianato. Non aggiungo altro.”

M: Prossimamente uscirà anche un nuovo brano, giusto?É

D: Sì certamente, ma per adesso non ne parlo ancora. Dico solo a chi ha progetti : “Tenete duro e stringete i denti in questo periodo di difficoltà, che alla fine si vedranno i risultati! Ringrazio te e tutti i lettori del vostro giornale che amano la musica!

M: Grazie a te Diego! Ci vediamo presto.

Ascolta qualcosa di Cigno: [Qui] ; [Qui] e [Qui]

Lucio Dalla: la Trilogia della rinascita

La settima luna era quella del luna park, lo scimmione si aggirava dalla giostra al bar…”. Inizia così “La settima luna”; il primo brano dell’album “Lucio Dalla” del 1979, quello di “Anna e Marco”, “Milano” e soprattutto “L’anno che verrà”.
“Trilogia” è il cofanetto con i tre dischi che stravolsero la vita di Lucio Dalla: “Com’è profondo il mare” (1977), “Lucio Dalla” e “Dalla” del 1980. Le tre opere, prodotte dalla Rca Italiana diretta da Ennio Melis, segnarono in modo indelebile la discografia italiana. Il grande successo fu diretta conseguenza della maturazione dell’artista bolognese e della scelta di fargli scrivere i testi delle sue canzoni, al termine dell’importantissima collaborazione con il poeta Roberto Roversi.

Il box contiene i tre cd e il dvd di “Banana Republic”, il film del concerto portato in giro per l’Italia insieme a Francesco De Gregori e Ron nel 1979, oltre a un booklet di 150 pagine, con foto inedite, interviste e rarità. La prefazione è opera di Walter Veltroni, mentre il primo capitolo è scritto da Alessandro Colombini, il produttore dei dischi che cambiarono la vita a Dalla.
Sfogliando le pagine del libro si possono leggere i racconti di Gaetano Curreri, Ricky Portera, Michele Mondella, John Vignola, Renzo Arbore, Giovanni Pezzoli, per immergersi nel mondo di Lucio grazie a ricordi e curiosità, come quella di Ron: “… lo trovavo sempre accartocciato in un angolo, su un tappeto o un cuscino, rintanato a farsi venire delle idee”.

Com’è profondo il mare
Ennio Melis chiamò Alessandro Colombini invitandolo a Roma per ascoltare un nuovo brano di Lucio Dalla, si trattava del provino di “Com’è profondo il mare”. Il giorno dopo il produttore incontrò Ron, Dalla e Cremonini per conoscerli meglio e visionare quanto realizzato sino a quel momento. Nel suo ricordo Colombini afferma: “Erano canzoni eccezionali, la scrittura di Dalla, i suoi testi, davano incredibili emozioni”.

Lucio Dalla 1979
In occasione della realizzazione del secondo disco della nuova vita artistica di Lucio, si aggiunse Giampiero Reverberi che aveva già lavorato con Lucio Battisti, Gino Paoli, Ornella Vanoni, Luigi Tenco e altri grandi della scena musicale. Reverberi scrisse e diresse gli archi di “Anna e Marco”, “Tango”, “Notte”, e “L’anno che verrà”. Il disco fu un successo clamoroso, tutti cantavano “L’anno che verrà” e “Cosa sarà”, il duetto con Francesco De Gregori preambolo di “Banana Republic”. L’album fu registrato negli Stone Castle Studios di Carimate, sotto le cure dell’apprezzatissimo tecnico del suono Ezio De Rosa, che ne realizzò il mix insieme a Colombini.

Dalla 1980
“Dalla” è l’album di “Balla balla ballerino” e soprattutto di “Futura”, anche questo fu un successo clamoroso, 8 singoli racchiusi in un disco, come forse soltanto Lucio Battisti era in grado di fare.
Racconta Colombini: “Nei dischi di allora erano le radio a scegliere i pezzi da trasmettere, anche se noi tentavamo di dare un indirizzo alle loro scelte. Cercammo disperatamente di non promuovere radiofonicamente “Balla balla ballerino”, una canzone che assomiglia a un jingle: appena l’ascolti la impari subito e così va a finire che le radio trasmettono solo quella e trascurano tutti gli altri pezzi. Non ci fu niente da fare, tutte le radio trasmisero “Balla balla ballerino”, poi, da sole si accorsero di “Futura”, “Cara”, e le altre”. Alla realizzazione dei tre lavori o ellepi, come si diceva all’epoca, partecipò Renzo Cremonini come produttore esecutivo e organizzazione.

Banana Republic – il film
Il film propone interpretazioni uniche di brani come “Disperato erotico stomp” di Dalla e “Bufalo Bill” di De Gregori, oltre all’arrangiamento a quattro mani di “Ma come fanno i marinai”. Come ha ricordato il fotografo Roberto Villa, presente al concerto inaugurale di Savona del 4 giugno 1979: “Così tra un assolo al clarinetto di Dalla ed un duo con De Gregori, per tre ore di grande musica popolare, un cocktail di Jazz e rock, di melodia italiana e ironia bolognese, era partito quel Tour”.
Nel booklet non manca un ricordo di Renzo Arbore, legato a quell’epico concerto: “Per la trasmissione Tv “L’altra domenica” registrammo i suoi concerti, compreso “Banana Republic”, uno spettacolo che mi affascinò moltissimo anche per lo straordinario gusto che accompagnava le esibizioni di Dalla, un gran parlatore e un grande inventore di gag e di spunti insoliti. Usava l’attacco di una canzone napoletana “Addio mia bella Napoli”, mentre con De Gregori si dibattevano con il rispettivo repertorio”.

Il cofanetto ha una veste pratica ed elegante, i dischi sono racchiusi tra la seconda di copertina e la quarta, in modo tale che estraendoli non si corra il rischio di rovinarli, come accade sempre più spesso nei packaging di ultima realizzazione.
Il libro raccoglie testimonianze preziose, utili per contestualizzare il lavoro di Lucio Dalla e il periodo storico in cui la Rca Italiana lo produsse. Leggere il booklet, mentre si ascoltano le canzoni, porta un po’ indietro nel tempo. Chi non conosce le opere del cantautore bolognese ha l’occasione di poterle apprezzare ed apprenderne la genesi grazie alle testimonianze rilasciate in prima persona dai protagonisti di allora. Il film di “Banana Republic” è un’importante operazione di recupero, la cui valenza è ben riassunta in una dichiarazione di Francesco De Gregori di qualche tempo fa: “…quel tour è ricordato come uno snodo fondamentale della musica italiana. Perché esiste il duetto che diverte te stesso e quello che diverte gli altri. È questo è il più raro”.

Chiedi chi erano gli… Stadio

Se vuoi toccare sulla fronte il tempo che passa volando
in un marzo di polvere e di fuoco
e come il nonno di oggi sia stato il ragazzo di ieri,
se vuoi ascoltare non solo per gioco il passo di mille pensieri,
chiedi chi erano i Beatles
chiedi chi erano i Beatles

Gran gruppo gli Stadio, scoperti da Lucio Dalla agli albori degli anni ’80 sono stati forse i primi a dare una venatura rock alla canzone d’autore italiana. E se la loro straordinaria carriera conta tante generazioni di fans quante sono le diverse epoche con stili ed influenze musicali attraverso cui sono passati, è curioso che uno dei loro primi singoli, “Chiedi chi Erano i Beatles”, abbia ad oggetto proprio il passaggio di testimone fra generazioni.

Se vuoi sentire sul braccio il giorno che corre lontano
e come una corda di canapa è stata tirata,
o come la nebbia è inchiodata alla mano fra giorni sempre più brevi…
Se vuoi toccare col dito il cuore delle ultime nevi,
chiedi chi erano i Beatles
chiedi chi erano i Beatles.

I Beatles sono il pretesto per raccontare il passato, metafora della generazione che ha scatenato, vissuto ed in qualche modo “subito” la rivoluzione sociale degli anni ’60. La “Generazione di Fenomeni”, giusto per citare un’altra canzone degli Stadio, quella dei grandi sogni e delle grandi illusioni, della Vespa e della 500, della rinascita e del boom economico dopo decenni di guerre e povertà.

Chiedilo a una ragazza di quindici anni di età,
chiedile chi erano i Beatles e lei ti risponderà […]
“I Beatles non li conosco
e neanche il mondo conosco.
Sì sì conosco Hiroshima,
ma del resto ne so molto poco,
ne so proprio poco…
Ha detto mio padre: -L’Europa bruciava nel fuoco…-
Dobbiamo ancora imparare, siamo nati ieri, siamo nati ieri”.

Chi erano i Beatles? Che significato avrebbero avuto per le nuove generazioni? Coloro che avevano vissuto gli anni del fuoco e gli anni della rinascita sarebbero stati in grado di trasmettere qualcosa di più delle semplici parole, o anche le loro esperienze così recenti e così lontane si sarebbero trasformate in aride pagine di libri di storia?

Voi che li avete girati nei giradischi e gridati,
voi che li avete aspettati e ascoltati, bruciati e poi scordati
voi dovete insegnarci con tutte le cose non solo a parole,
chi erano mai questi Beatles?
Ma chi erano mai questi Beatles?

Curioso che un brano di così grande spessore sia passato un po’ in sordina al momento della pubblicazione, nel 1984: il meritato successo per la canzone arrivò quando fu ripreso da Gianni Morandi e Lucio Dalla per il loro doppio album e tour del 1988. D’altronde gli Stadio sono così: un gruppo di altissimo livello che pur non essendo mai arrivato ai picchi di popolarità di Vasco Rossi o di Ligabue, ha scritto una pagina fondamentale della musica italiana, ottenendo un enorme numero di riconoscimenti, ultimo dei quali la meritatissima vittoria di Sanremo 2016.
La differenza fra la Musica-Arte e la Musica-Prodotto è che la Musica-Arte non invecchia. Oggi molti ragazzi, abituati alla musica di gomma offertaci dai talent show, quella che nel giro di un anno poi è viene dimenticata, dovrebbero chiedersi “Chi Erano gli Stadio?”.

Chiedi chi erano i Beatles (Stadio, 1984):

INSOLITE NOTE
Una foto con Lucio, ora si può

di Lucia Casadio e William Molducci

“All’amico Lucio”, la statua realizzata da Carmine Susinni, già esposta nel decumano di Expo 2015, il 4 marzo scorso è finalmente arrivata a Bologna, posizionata in Piazza De’ Celestini, sotto il balcone della casa di Lucio Dalla, dove resterà sino a fine aprile.
Lo sguardo innocente, un sorriso accennato e un braccio disteso sulla panchina. Lucio Dalla ci invita su questa panchina come se fossimo dei vecchi amici con i quali scambiare due chiacchiere e ricordare qualche vecchia canzone. Chiunque passi da Piazza De’ Celestini non può fare a meno di sedersi al suo fianco per una foto: si fermano tutti, anche chi su quella panchina vede solo un buffo signore con un paio di occhialetti tondi, un berretto in testa e un sacchetto di cibo in mano. In realtà, l’atmosfera è davvero magica in questa piazzetta nel cuore di Bologna, qui Lucio Dalla vive ancora, quasi che non fosse mai andato via da casa sua.
La sensazione è di entrare in uno spazio incontaminato: la sua musica risuona dal balcone, la sua ombra suona il sax sulla parete e al suo fianco, sulla panchina, Lucio sembra ci stia cantando una delle sue canzoni più conosciute: “Io i miei occhi dai tuoi occhi non li staccherei mai, adesso anzi me li mangio tanto tu non lo sai”. Se poi partono proprio le note di “Canzone” quando vi sedete per la vostra foto ricordo, può darsi che vi scappi un sorriso, o forse una lacrima.
Piazza De’ Celestini fa angolo con Via D’Azeglio, dove abitava Dalla, ora sede della Fondazione che porta il suo nome. Le sue canzoni sono trasmesse in tutta la zona, come in “Anna bello sguardo”, il cortometraggio di Vito Palmieri, nato da un’idea elaborata insieme alla classe II C della Scuola Secondaria Testoni Fioravanti di Bologna.

Fotografie di Lucia Casadio. Clicca sulle immagini per ingrandirle

Alessio, il protagonista del film, è un adolescente con la passione del basket che non riesce a giocare con i suoi coetanei perché ritenuto basso di statura. Un giorno, mentre si trova nel ristorante della nonna, trova una vecchia fotografia di Lucio Dalla insieme con Augusto Binelli, il pivot della Virtus Bologna.Ha inizio un percorso che consentirà al ragazzo di comprendere che la statura non è importante per realizzarsi nella vita, riuscendo anche a conquistare la simpatia di Anna, la compagna di scuola preferita. Alessio, insieme alla ragazza, correrà per le strade di Bologna sino a giungere in Via D’Azeglio, in tempo per ascoltare “Anna e Marco”, il motivo conduttore del film e forse della loro adolescenza.

“Anna bello sguardo”, cortometraggio di Vito Palmieri, in versione integrale.

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EVENTUALMENTE
Vasco Brondi e l’ex Cccp Marco Zamboni galleggiano sull’orizzonte piatto tra via Emilia e il Po

La piattezza della pianura come luogo distintivo della propria identità, delle proprie radici. Sembra banale, ma non lo è. Chi è cresciuto in questa fetta di terra tra la via Emilia e il Po non bada tanto al paesaggio e ai luoghi che ha intorno. La campagna è – appunto – piatta, che spesso vuol dire anche anonima, meticcia, scontata, un’accozzaglia di edifici, capannoni, recinzioni, disposti un po’ frettolosamente da geometri e proprietari pragmatici, impegnati più che altro a far crescere colture intensive, ad allevare animali, a impiantare piccole e grandi imprese. Pochi, qui, sembrano essersi dedicati molto a pensare e progettare la forma delle cose intorno. Tanto più che l’orizzonte è piatto, lo sguardo non spazia molto lontano, e spesso la nebbia lo accorcia fino a cancellare ogni perdita d’occhio.

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Copertina di “Anime galleggianti” di Vasco Brondi e Massimo Zamboni (foto Piergiorgio Casotti)

Non hai il contorno del paesaggio ad accompagnare la vita quotidiana, come chi vive tra le colline, che siano senesi, umbre, venete; per non dire dei luoghi di montagna, punteggiati da casette ed edifici dello stesso stile, fatti di materiali e colori omogenei, armoniosi e ricorrenti. Qui la laboriosità sembra aver messo da parte la riflessione estetica, a meno che non sia finalizzata alle eccellenze che si sfornano negli stabilimenti di Lamborghini, Ducati, Ferrari, in quelli di ceramiche o di aziende che si fregiano dei migliori marchi del mangiare e del bere. Chi fa e fabbrica non bada tanto a farsi vedere. E molto, da queste parti, non si vede proprio: paesi dove il tempo un po’ si è fermato e un po’ no, dove il tempo arriva e si appoggia a casaccio, dove accanto al vecchio pescatore di fiume trovi nuovi abitanti arrivati da Romania e Cina, dove il cemento si tinge dei colori più improbabili, dove gli aironi convivono coi pesci siluro, i tralicci dell’alta tensione con i canneti affondati negli argini.

A raccontare l’irraccontabile di un’area geografica sfuggente e discordante ci si sono messi due maestri della parola e della poesia in musica che, da queste parti, ci sono nati e cresciuti: Vasco Brondi, ferrarese classe 1984, che è l’anima del progetto musicale Le luci della centrale elettrica, e Massimo Zamboni, chitarrista, autore di testi e cofondatore del gruppo storico dei Cccp, nato a Reggio Emilia nel 1957.

Foto di Luigi Ghirri all’ingresso di una casa colonica, Formigine (Modena) 1985
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Cesare Zavattini a Luzzara fotografato da Gianni Berengo Gardin, 1973
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Scena iniziale del film “Il giardino dei Finzi-Contini” dal romanzo di Giorgio Bassani

Per descrivere un viaggio nelle terre piatte, Brondi e Zamboni si appoggiano al fotografo Piergiorgio Casotti e insieme partono a bordo di una zattera in alluminio, che naviga lungo uno dei canali del Po. Il resoconto che ne esce è fatto di quello che vedono, che incontrano, ma anche delle parole e delle immagini che prima di loro qualcuno ha scritto e immortalato contribuendo a dar forma al senso di identità della gente di pianura: il fotografo Luigi Ghirri, gli scrittori Cesare Zavattini e Giorgio Bassani, cantanti come Francesco Guccini e Lucio Dalla.

Il risultato è nel libro che esce giovedì 14 aprile 2016: “Anime galleggianti, dalla pianura al mare tagliando per i campi” pubblicato da La Nave di Teseo, che è la nuova casa editrice fondata da Elisabetta Sgarbi. Dal giorno dopo via al tour di presentazione in giro per l’Italia: 15 aprile a Ferrara con Paolo Foschini (Corriere della sera), 16 aprile a Roma, 18 aprile a Milano, 19 aprile a Firenze, 20 aprile a Bologna.

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Auguri Lucio

Nasceva oggi settantatré anni fa Lucio Dalla. Per il mondo della musica e per tutti gli italiani il 4 marzo significa una sola, indimenticabile canzone…

Ogni giorno un brano intonato a ciò che la giornata prospetta…

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Concerto di compleanno
Tanti auguri caro Lucio

Il 4 marzo del 1943 nasceva Lucio Dalla, il noto cantautore bolognese, protagonista della musica italiana per mezzo secolo, prematuramente scomparso nel 2012.
Per rendergli omaggio, venerdì 4 Marzo alle ore 21.00 presso la Sala della Musica in via Boccaleone 19, a Ferrara, il gruppo ControCanto in formazione trio acustico, presenterà una serata intitolata “Buon Compleanno Lucio”.

Non potranno mancare…

Io i miei occhi dai tuoi occhi non li staccherei mai/ Adesso anzi io me li mangio, tanto tu non lo sai (Canzone – clicca qui per ascoltare)

E la luna è una palla/ ed il cielo è un biliardo/ quante stelle nei flippers/ sono più di un miliardo (Anna e Marco – clicca qui per ascoltare)

Il suo nome detto questa notte/ mette già paura/ sarà diversa bella/ come una stella sarai tu in miniatura (Futura – clicca qui per ascoltare)

Guardò negli occhi la ragazza/ quegli occhi verdi come il mare/ poi all’improvviso uscì una lacrima/ e lui credette di affogare (Caruso – clicca qui per ascoltare)

E forse fu per gioco/ o forse per amore/ che mi volle chiamare/ come nostro signore (4 Marzo 1943 – clicca qui per ascoltare)

A modo mio avrei bisogno di carezze anch’io/ A modo mio avrei bisogno di sognare anch’io (Piazza Grande – clicca qui per ascoltare)

Il concerto vuole ripercorrere le tappe della lunga carriera di Dalla, le sue collaborazioni con altri noti artisti raccontati sia dalla musica, dalle immagini che dalle letture e aneddoti recitati da Edoardo Boselli.

Alla voce e chitarra Fulvio Bertolino, alla chitarra acustica e solista Stefano Pavani, al pianoforte e tastiere Nicola Morali, in regia, video e immagini Cinzia Bonafede. Ospiti della serata il cantautore ferrarese Frank Nelly e la cantante Roberta Righi. Interverranno anche Elena Fabbri, Laura Galavotti e Federica Cillani.

I biglietti al costo unico di euro 10,00 sono disponibili ed in vendita presso la cartoleria Paper Books in Viale XXV Aprile 13 oppure direttamente all’ingresso della sala un’ora prima del concerto.

Per informazioni e ulteriori dettagli contattare il 347-2333120

Lunedì cinema?

Quale miglior modo di passare il nostro lunedì sera tra le comode sedie di un cinema? Tra il buon Leo Di Caprio magistralmente diretto da Iñarritu, l’ottava fatica in chiave western di Tarantino, Jennifer Lawrence che diventa famosa nel mondo per aver inventato il mocio auto-strizzante e la coppia Verdone-Albanese che “l’ha fatta grossa”, a poche settimane dagli Oscar 2016 la scelta del film da vedere tra le varie programmazioni è alquanto ardua…

Ogni giorno un brano intonato a ciò che la giornata prospetta…

Domenica

È domenica, e con oggi si chiude già il primo mese del nuovo anno: speriamo in una bella giornata di sole e festa e non in una domenica noiosa, umida e senza alternative come quella che cantava Lucio Dalla nel 1994.

Ogni giorno un brano intonato a ciò che la giornata prospetta…

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Luca Malaguti, il fonico degli artisti: Ferrara andata e ritorno passando per le stelle

Con l’avvento delle tecnologie audio digitali, supportate dall’enorme sviluppo del settore informatico dell’ultimo ventennio, la registrazione in buona qualità dei propri brani sta diventando sempre più alla portata di tutti. Mentre non molti decenni fa tutto il lavoro di mixaggio veniva fatto su nastro, e i fonici specializzati erano gli unici alchimisti di quest’arte oscura ai più, oggi diverse “garage band” sono in grado di registrare la propria musica e, con un click, di condividerla con il resto del mondo tramite YouTube, Facebook o qualsiasi social network o canale di condivisione online. Certo, la comodità offerta dai computers è innegabile, ma un lavoro fatto in un garage rimane pur sempre distante da ciò che è in grado di offrire un professionista ed un buon processore, pur essendo nel tempo divenuto fondamentale, non è che una parte della strumentazione occorrente per fare dei buoni lavori in studio.
Luca Malaguti, attuale insegnante del corso di Home Recording della Scuola di Musica Moderna Amf, fa parte di quel ristretto numero di fonici che possono vantare di aver collaborato con la maggior parte dei musicisti di successo a livello nazionale dello scorso mezzo secolo. Da sempre appassionato di musica ed elettronica, Malaguti ha vissuto l’adolescenza a Ferrara dove, amante della sperimentazione, iniziò a registrare e a manipolare il suono con sistemi meccanici economici e in parte autocostruiti. La sua carriera professionale di ingegnere del suono partì poi dal White Studio Recording, nato grazie anche al suo contributo. Le collaborazioni con session man dell’area Bolognese lo portarono alla Fonoprint (studio di registrazione famoso per aver ospitato artisti come Lucio Dalla e Vasco Rossi) dove realizzò il mixaggio del suo primo disco importante, il doppio album dal vivo “Insieme” con Ornella Vanoni e Gino Paoli. Si trasferì poi a Bologna e lavorò con Celso Valli (arrangiatore di Claudio Baglioni, Eros Ramazzotti e tanti altri), ma è con Mauro Malavasi, produttore artistico di fama mondiale, che instaurerà un rapporto di lavoro durato oltre vent’anni. Per lui dà vita al “Clock Studio” curandone ogni aspetto – dalla progettazione alla realizzazione tecnica – e ne diventa gestore e fonico ufficiale. Da allora la sua carriera è proseguita registrando, mixando, programmando tastiere e computer oltre che suonando il basso in diversi dischi di artisti famosi. Recentemente tornato a vivere a Ferrara, ha collaborato con la Scuola di Musica Moderna al mixaggio della Rock Opera Roadissea di Ricky Scandiani, nella sua nuova versione suonata dagli allievi dell’Amf. Resosi disponibile in uno dei suoi pochi momenti liberi, Malaguti ha risposto ad alcune domande riguardanti la professione del fonico.

Luca Malaguti3Come si è modificato l’ambiente della registrazione musicale rispetto a quando hai iniziato?
Enormemente, quando ho iniziato, gli studi e i fonici (mestiere che allora era quasi sconosciuto) si contavano sulla punta delle dita, ci conoscevamo tutti, i professionisti erano molto ricercati e il lavoro non mancava mai. Non c’erano scuole, s’imparava il mestiere in studio, c’è chi cominciava facendo l’assistente di un fonico già affermato o chi, come me, studiava e sperimentava autonomamente, questo mi ha permesso di entrare in quel mondo direttamente come fonico, senza fare l’assistente. In seguito gli studi e di conseguenza i fonici, si sono moltiplicati, c’era sempre più fermento e richiesta di musica registrata, sono nati allora anche i corsi e le scuole ma nel frattempo è cominciata la crisi del mercato discografico, fino ad arrivare ai giorni nostri dove si assiste al paradosso che i grandi studi
chiudono per mancanza di lavoro e i fonici, invece, diventano sempre più numerosi. La stessa cosa si può dire per i musicisti, pochi allora con tanto lavoro, molti oggi (le scuole sono piene) ma con poco lavoro e mal pagato.

Le tecnologie digitali sono sempre più alla portata di tutti coloro che volessero approcciarsi alla registrazione. Questo è uno stimolo o un ostacolo per i fonici professionisti?
Trenta anni fa, per fare una registrazione di qualità era necessario andare in uno studio di registrazione, dove c’erano delle attrezzature molto costose, ingombranti e che solo un professionista specializzato sapeva usare, pochi potevano permetterselo ma il risultato era molto buono. Oggi, grazie ai computer si può, con poca spesa, avere a disposizione in maniera virtuale più di quello che c’era allora in uno studio, tutto è emulato dai software in uno spazio ridottissimo. Questo sistema può stare in una stanza che, con un minimo di trattamento acustico, si può rendere idonea anche alla registrazione di strumenti acustici. Questo permette ai professionisti di avere più risorse a disposizione, di ridurre i costi e di poter lavorare (mix e mastering) anche a casa. Dobbiamo considerare però che chiunque può avere questa attrezzatura, senza che ci sia bisogno di uno specialista per utilizzarla, ne consegue che oggi quasi tutti gli artisti hanno il loro “Studio” privato, dove essi stessi usano questo sistema per comporre e registrare i loro brani. Ho allestito lo studio di Luca Carboni “Lahomestudio” per citarne uno, dal quale è uscito l’album “…Le Band Si Sciolgono” (2006), registrato quasi interamente da lui e mixato lì, da Maurizio Parafioriti. Ricordo che gli noleggiai il mio sistema per mixare (non mixai io perché ero impegnato alla fonoprint con Gianni Morandi per il disco “Il Tempo Migliore”), il mix e soprattutto il mastering vengono affidati ancora oggi ai professionisti attrezzati.
La nota dolente è che l’apparente semplicità di utilizzo del digitale, ha creato una nuova generazione di “fonici” improvvisati, senza esperienza e con una preparazione inesistente, mentre è proprio il digitale che ha bisogno di grande competenza ed esperienza, perché è difficile farlo suonare bene mentre l’analogico suona bene già da solo. Un professionista oggi subisce la concorrenza (sleale) di questi fonici che lavorano a dei prezzi bassissimi, velocemente e malamente ma che comunque soddisfano la necessità di avere il lavoro finito in breve tempo e a costo molto basso, ma la qualità è illusoria. Per qualità non intendo quella del suono ma quella del lavoro in generale, quella che serve per vendere i dischi, un buon mix è quello che ti fa venir voglia di alzare il volume e di riascoltare il brano quando finisce e non quello che all’inizio ti cattura con un suono meraviglioso, ma fine a sè stesso, che però poi ti annoia dopo un minuto. Per fare in fretta, questi tecnici, sostituiscono i suoni registrati della batteria con dei suoni campionati già pronti con il Sound Replacer, eliminando in questo modo l’espressività e le “ghost notes”, che sono proprio quelle che fanno il groove, il brano poi diventa piatto e inespressivo. Le tecnologie digitali, sono stimolanti per l’enorme possibilità di elaborazione del suono a basso costo, ma avrai capito che di contro, esse hanno permesso di far lavorare anche chi non è all’altezza, che si illude di esserlo e che illude anche i suoi clienti di aver fatto un buon lavoro, che ha solo una bella estetica ma che non è funzionale per far arrivare alla gente il contenuto artistico, emotivo e comunicativo delle loro opere.

Luca MalagutiL’ambiente musicale nel suo complesso è molto cambiato nell’ultimo mezzo secolo, questo cambiamento è dovuto ad una modifica delle preferenze del pubblico o a diverse esigenze di mercato?
L’ambiente musicale è cambiato perché è cambiato il modo di vivere e il modo in cui
viene ascoltata la musica. Quello che avviene nella società avviene anche nella musica, un tempo le persone avevano bisogno di oggetti e il mercato li costruiva, oggi è il mercato che decide quali sono i nostri bisogni e costruisce oggetti che non ci servono e ce li impone attraverso le mode e la pubblicità, nella musica purtroppo sta avvenendo la stessa cosa, prima noi cercavamo e compravamo quella che ci piaceva, ora è il mercato che ci “costringe” ad ascoltare e comprare la musica che ci propone, attraverso i media e le lobby delle radio che boicottano gli artisti veri. Oggi siamo invasi dalla musica che sentiamo in sottofondo in buona parte dei luoghi che frequentiamo, supermercati, bar, ristoranti, ascensori e via di seguito, questo ascolto ci viene imposto, non siamo noi a cercare e scegliere cosa ascoltare e quando. L’ambiente musicale si divide in; chi cerca di rovesciare questa situazione cercando dei mezzi di diffusione e di finanziamento alternativi a quelli convenzionali e in, chi invece è schiavo o artefice di tutto questo.

Come si ripercuote questo sulla tua professione?
Possiamo riassumere tutto il discorso dicendo che gli studi professionali con grandi sale e attrezzature costose stanno via via scomparendo o riducendo drasticamente il personale, resistono quelli che si sono adattati a fare altre attività come: il mastering, il montaggio video, le registrazioni live e spesso sono costretti ad affittare gli ambienti come sale prove. Di contro, stanno nascendo dei mini e micro studi, creati dagli artisti o dai musicisti, arrangiatori e produttori (la tecnologia moderna lo permette), dove si fanno le registrazioni e in alcuni anche i missaggi, il fonico professionista viene chiamato solo nella fase finale, per mixare e masterizzare, e solo se il progetto merita una qualità superiore e/o si ha più disponibilità pecuniaria.
Roadissea è stata prodotta proprio in questo modo, registrata alla scuola di musica moderna di Ferrara con un sistema economico ma di buona qualità, tecnicamente dagli insegnanti e dai musicisti stessi che hanno fatto i “fonici” e finalizzata da me con la supervisione artistica, il missaggio e il mastering.

35 anni fa avevi iniziato la tua carriera registrando la versione originale di Roadissea, ora che sei tornato a Ferrara hai curato i mixaggi della nuova edizione che è stata eseguita integralmente per la prima volta in teatro. Che emozioni ti ha dato tornare e chiudere questo cerchio?
Tornato a vivere a Ferrara, incontrai l’autore Ricky Scandiani che non vedevo da allora che mi disse: “Ho registrato Roadissea di nuovo ma con gli allievi della scuola di musica moderna, vuoi mixarla tu?” Mi sembrò subito un’idea grandiosa, una nuova edizione suonata dalle nuove generazioni, ero molto curioso di sentire come questi ragazzi avevano suonato quei brani che conoscevo e ricordavo ancora bene. Ascoltando le registrazioni rimasi colpito positivamente dalla loro preparazione e dalla loro energia, e dissi: “Ok, voglio mixarla mettendoci tutto me stesso”, c’è voluto molto tempo per creare il miglior suono possibile, (22 brani che valgono per tre, come lunghezza e ricchezza di strumenti e voci) ma ne è valsa la pena. In teatro, quando ho sentito il primo brano cantato, mi sono emozionato ed è stato bellissimo e coinvolgente. Amo questi ragazzi perché mi hanno fatto rivivere l’entusiasmo e la passione di quando avevo la loro età. Mai avrei pensato nella mia vita di rivivere questa esperienza a 35 anni di distanza, è stata una coincidenza incredibile, come se allora ci fossimo dati un appuntamento nel futuro per, come dici tu, chiudere il cerchio.

Grazie della disponibilità, a presto!
Grazie a te per la piacevole chiacchierata, un saluto a tutti i lettori

Capodanno

Lucio Dalla
Lucio Dalla

Capodanno, che dice la televisione?

La televisione ha detto che il nuovo anno | porterà una trasformazione | e tutti quanti stiamo già aspettando | sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno, | ogni Cristo scenderà dalla croce | anche gli uccelli faranno ritorno. (Lucio Dalla)

Una quotidiana pillola di saggezza o una perla di ironia per iniziare bene la giornata…

 

ACCORDI
A futura memoria.
Il brano di oggi…

Per il mondo di domani non dimentichiamo due ingredienti fondamentali: il sorriso e il rispetto.

Ogni giorno un brano intonato a ciò che la giornata prospetta…

[per ascoltarlo cliccare sul titolo o sul play di Youtube qua sotto]

Lucio Dalla, Futura

Leggi l’articolo intonato:
LA RIFLESSIONE <br>Verso la società della conoscenza. Concetti e tecnologie per sostenere un cambiamento epocale

 

https://www.youtube.com/watch?v=UF8zIXlBjeA

ACCORDI
In riva al mare della vita.
Il brano di oggi

La legge condanna e assolve, non sempre fa giustizia. La pena inflitta va concepita come un periodo di rieducazione. Chi è in carcere, innocente o colpevole, ha comunque il diritto a un’esistenza dignitosa.

lucio-dalla-4marzo
Lucio Dalla

Ogni giorno un brano intonato a ciò che la giornata prospetta…

[per ascoltarlo cliccare sul titolo]

Lucio Dalla, La casa in riva al mare

 

ACCORDI
Futuro.
Il brano di oggi…

Ogni giorno un brano intonato a ciò che la giornata prospetta…

(per ascoltarlo cliccare sul titolo)

Lucio Dalla – Telefonami tra vent’anni

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Lucio Dalla

“[…] con un salto siamo nel duemila
alle porte dell’universo
importante è non arrivarci in fila
ma tutti quanti in modo diverso
ognuno con i suoi mezzi
magari arrivando a pezzi […]”

Questo quanto ci cantava il grande Lucio Dalla nel 1981 nella bellissima Telefonami tra vent’anni. Un viaggio verso il surreale, comico e a tratti sarcastico futuro immaginato dal cantautore bolognese, sognatore per eccellenza.
E noi, come ci immaginiamo tra vent’anni?

 

ACCORDI
Quando correva Nuvolari.
Il brano di oggi…

Lucio+Dalla+luciodallaOgni giorno un brano intonato a ciò che la giornata prospetta…

(per ascoltarlo cliccare sul titolo)

Nuvolari – Lucio Dalla

Il “Mantovano volante”, questo il famoso soprannome attribuito al grande Tazio Nuvolari, morto oggi nel 1953. Uno dei più grandi ed amati piloti automobilistici della storia, Nuvolari segnò decenni di corse grazie al suo inimitabile stile sia dentro che fuori l’abitacolo, oggi divenuto leggenda. Tra i più conosciuti tributi musicali attribuiti a Nuvolari fu, nel 1976, il celebre brano di Lucio Dalla contenuto nell’album “Automobili”.

 

“Quando corre Nuvolari, quando passa Nuvolari,Automobili-2616467_650x0
la gente arriva in mucchio e si stende sui prati,
quando corre Nuvolari, quando passa Nuvolari,
la gente aspetta il suo arrivo per ore e ore
e finalmente quando sente il rumore
salta in piedi e lo saluta con la mano,
gli grida parole d’amore,
e lo guarda scomparire
come guarda un soldato a cavallo,
a cavallo nel cielo di Aprile!”

ACCORDI
Questione di colori.
Il brano di oggi…

martasuitubi
I Marta sui Tubi

Ogni giorno un brano intonato a ciò che la giornata prospetta…

(per ascoltarlo cliccare sul titolo)

Marta sui Tubi & Lucio Dalla – Cromatica

Perché poi alla fine, se ci si pensa bene, è sempre tutta una questione di colori: la luce, l’amore, la vita, come poeticamente descritto in Cromatica, la bellissima canzone dei Marta sui Tubi con la partecipazione di Lucio Dalla, uscita nel 2011 e contenuta nell’album Carne con gli occhi.

ACCORDI
Ayrton.
Il brano di oggi…

La copertina dell'album "Canzoni"
La copertina dell’album “Canzoni”

Ogni giorno un brano intonato a ciò che la giornata prospetta… 

(per ascoltarlo cliccare sul titolo)

Lucio Dalla – Ayrton

Durante il Gran Premio di San Marino del 1° maggio 1994, a bordo della sua Williams, moriva Ayrton Senna in seguito ad un terribile incidente nella curva “Tamburello”. Vincitore di tre mondiali nella sua carriera, stroncata a 34 anni, il pilota brasiliano viene ricordato come uno dei migliori della storia dell’automobilismo. Lucio Dalla dedicò a Senna una delle sue canzoni più amate e toccanti: Ayrton, contenuta nell’album Canzoni del 1996.

ACCORDI
4/3/1943.
Il brano di oggi…

Ogni giorno un brano intonato a ciò che la giornata prospetta.

[per ascoltarlo cliccare sul titolo]

storiedicasaLucio Dalla – 4/3/1943

Il 4 marzo a molti non può che far tornare alla mente la bellissima canzone del grande Lucio Dalla. Contenuta nell’album Storie di casa mia 4/3/1943, oltre al titolo del nostro brano del giorno, è anche la data di nascita del cantautore bolognese scomparso il primo marzo del 2012.

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LA SEGNALAZIONE
‘Ghetto’ e ‘Stadio’ alle spalle, per Radius e Portera “Una sera con (i due) Lucio”

Alberto Radius e Ricky Portera si sono uniti per realizzare “…una sera con Lucio”, un album tributo ai due grandi Lucio della canzone italiana: Battisti e Dalla. Da oltre vent’anni i due musicisti si affiancano al gruppo “Custodie cautelari”, per partecipare all’evento “Notte delle chitarre”, ma ora la loro collaborazione ha compiuto un salto di qualità, rivisitando dieci famose canzoni, senza risparmio di assoli e virtuosismi.

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La copertina del cd di Alberto Radius e Ricky Portera

Radius rappresenta la storia musicale degli ultimi 50 anni, il suo modo di suonare la chitarra è immediatamente riconoscibile ed è un punto di riferimento per chi si cimenta con lo strumento. Portera ha alle spalle anni di carriera con il gruppo degli Stadio, Dalla e tanti altri big, è dotato di una tecnica sopraffina e di un’imponente presenza scenica, i suoi virtuosismi marchiano “a sangue” le canzoni.
Presentando il disco, Radius e Portera hanno dichiarato: “L’album nasce per il piacere, dopo una collaborazione durata una vita, di poter ricordare questi meravigliosi artisti con il nostro cuore, riproponendoli come se avessimo registrato oggi queste canzoni… quindi con qualche anno in più di esperienza e voglia di suonare in modo diverso da allora. Battisti e Dalla hanno lasciato un’eredità artistica, paragonabile alla grandezza di musicisti e poeti che nei secoli hanno fatto grande la cultura e difficilmente non saranno citati negli anni a venire. A noi rimane il grande orgoglio di averci messo una nostra nota, una nostra idea… forse per questo, anche se minimamente, saremo ricordati anche noi”.

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Ricky Portera dal video Ayrton

Il videoclip “Ayrton”, realizzato da Franco Bertan, è la sintesi di questo progetto: due leggende che cantano due miti. Nel brano scritto da Paolo Montevecchi e portato al successo da Dalla nel 1996, le voci di Radius e Portera s’incrociano sino a dissolversi tra assoli di chitarra e rombo di motori. Nella versione originale del 1993 il solo di chitarra fu suonato sempre da Ricky Portera, in un’unica memorabile registrazione.

Uno dei brani più belli e intensi è “Tu non mi basti mai”, dove Ricky riesce a combinare al meglio la lenta melodia con l’irruenza del ritmo scandito dalle chitarre elettriche.Radius interpreta splendidamente “Il tempo di morire”, esaltandone l’anima rock, la sensazione è quella di sentirsi trasportati negli anni ’70. Lo stesso dicasi con “10 ragazze” e “Non è Francesca”, quest’ultima “rinfrescata” con una nuova introduzione. “La sera dei miracoli” è eseguita da Portera insieme a… Lucio Dalla. Si tratta di un prezioso cameo con la voce originale registrata del cantante bolognese che entra nel brano in punta di piedi e lascia una traccia indelebile. E’ uno dei momenti magici del disco, una perla che impreziosisce questa originale e particolare canzone d’amore.

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Alberto Radius dal video Ayrton

“Insieme a te io sto bene”, con la voce e la chitarra di Alberto Radius, interrompe l’atmosfera del brano precedente, enfatizzando il testo scritto da Mogol: “Che cosa vuoi da me? Cosa pretendi da me? Se è giusto non lo so, elementari si e no, la donna è donna e tu una donna sei, che importa cosa fai, resta con me finché vuoi, che da mangiare c’è…”.
Portera e Roberta Coppone duettano in “Vita”, difficile il paragone con la coppia Dalla-Morandi, ma la cover è credibile e si ritaglia un suo spazio nel microcosmo del musicista bolognese.

Nell’album ci sono anche due brani che non appartengono al repertorio di Battisti e Dalla, si tratta de il “Tango di Dedalo”, scritta da Radius e inserita nell’album “Banca d’Italia” del 2013. La canzone ci riporta ai tempi di “Leggende”, grazie all’ottimo accompagnamento al pianoforte, a un tango incalzante e alle metafore di Andrea Secci: “… se avessi volato basso, se io fossi Torquato Tasso… non andare verso il sole, le tue ali non potranno sopportare, rischi di cadere in mare, ti dovrei vedere annegare… “.
Ricky Portera propone la sua struggente “I vicoli di Modena”, scritta nel 1992 per Vasco Rossi, e rimasta inedita sino alla pubblicazione dell’album “Fottili” del 2014. Il brano racconta di com’è Modena oggi, senza i punti di riferimento e di aggregazione del passato; il rimpianto e la delusione, da parte del suo autore, di non trovare più la città di allora.
In “Nessun dolore” Radius ci offre una raffinata versione del famoso lato B del 45 giri di “Una donna per amico”, già inciso anche da Mina e Giorgia. Cori, batteria, percussioni e la voce di Alberto creano un irresistibile crescendo musicale, degno del perfetto incastro ritmico basso-batteria della versione battistiana.
L’inquietante, ironica e surreale “L’ultima luna” offre a Portera l’occasione per trasportare il brano in una dimensione più cupa, vicina ai difficili tempi che stiamo vivendo, sintesi e dimostrazione di come, pur senza cambiare il testo, si possa stravolgere l’idea di una canzone.

Alla registrazione ha collaborato Clara Moroni (corista di Vasco Rossi), Salvatore Bazzarelli (tastiere), l’album, uscito per l’etichetta Videoradio di Beppe Aleo, è stato prodotto e registrato da Ugo Poddighe agli UP Studios di Milano.
Alberto e Ricky hanno voluto rendere omaggio a due amici e maestri, forti della storia comune con loro, riuscendo nel difficile compito di cucire nuovi vestiti a canzoni pressoché perfette. Il disco ha più chiavi di lettura, com’è giusto che sia, dividendosi tra le performance tipicamente rock e le melodie di matrice italiana. I due artisti si sono trovati a loro agio in questo non facile compito, riuscendo a creare ampie personalizzazioni e a proporre apprezzabili innovazioni.

Radius, Portera, Tu non mi basti mai (ascolta)

Video “Ayrton” realizzato da Brixia Channel per la regia di Franco Bertan [vedi]

ACCORDI
Quello che verrà.
Il brano musicale di oggi

Ogni giorno un brano intonato a ciò che la giornata prospetta… 

Lucio DallaAspettando quello che verrà.

“Ma la televisione ha detto che il nuovo anno 
porterà una trasformazione 
e tutti quanti stiamo già aspettando 
sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno, 
ogni Cristo scenderà dalla croce 
anche gli uccelli faranno ritorno”. 

                                             (per ascoltarlo cliccare sul titolo)

                                             Lucio Dalla, L’anno che verrà

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LA NOVITA’
Dalla-Roversi: Nuvolari, l’Avvocato & altre storie

“Nuvolari è basso di statura, Nuvolari è al di sotto del normale, Nuvolari ha cinquanta chili d’ossa… Nuvolari ha un talismano contro i mali…”. Questa frase è del poeta bolognese Roberto Roversi, che Lucio Dalla musicò nel disco “Automobili”, terzo lavoro di una collaborazione tanto preziosa quanto anomala, certamente indimenticabile.
Dal 1973, con l’album “Il giorno aveva cinque teste” e sino al 1976, con “Automobili”, passando per “Anidride solforosa” del 1974, si realizza una delle più importanti simbiosi artistiche della storia della musica italiana, nata grazie all’intuizione del produttore Renzo Cremonini, che li fece incontrare.
Roberto Roversi è stato uno dei maggiori poeti italiani del Novecento, oltre che scrittore, giornalista e libraio. Ha fondato la rivista “Officina” assieme a Pier Paolo Pasolini; dopo la pubblicazione per Einaudi di “Dopo Campoformio”, si è costantemente rifiutato di affidare le sue opere ai grandi editori, limitando la sua produzione a tirature limitate di cui si è occupato personalmente. Con lo pseudonimo di Norisso ha scritto canzoni anche per gli Stadio, tra queste la nota “Chiedi chi erano i Beatles”.

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Il volume con l’opera di Roberto Roversi e Lucio Dalla

Canzoni quali “Anidride solforosa”, “Il coyote”, “Il motore del 2000” e “Nuvolari”, sono ancora amate e attuali. Sony Music ha pubblicato un cofanetto che contiene i tre album pubblicati negli anni settanta e un quarto CD con 10 brani inediti, un parlato tratto da un concerto del 1973 e 3 demo, oltre a un libro di 200 pagine. Antonio Bagnoli, nipote di Roversi, ha raccolto fotografie, manoscritti, dattiloscritti di lavorazione, inediti e lettere tra i due artisti bolognesi, vere e proprie testimonianze del loro sodalizio artistico.
Il cd di inediti contiene anche i “famosi” brani esclusi da “Automobili”, insieme ai provini (accompagnati dal solo pianoforte) di “Carmen Colon”, “Parole incrociate” e “Nuvolari”, quest’ultima versione è più lenta e melodica rispetto a quella del disco. Tra i live ci sono i brani dello spettacolo teatrale “Enzo Re” e la versione integrale di “Intervista con l’avvocato”.
Dagli scritti si evince un burrascoso rapporto tra i due, ma di stima assoluta, tanto che negli ultimi anni arrivarono ad ammettere l’importanza di quel loro rapporto tanto combattuto, fonte d’ispirazione e di cambiamento del loro modo di essere artisti. Il rapporto s’interruppe dopo l’uscita dell’album “Automobili”. Roversi non si riconobbe nella versione discografica, priva delle cinque canzoni più politiche e di due strofe del brano “Intervista con l’avvocato”. Il poeta accusò Dalla di non avere difeso adeguatamente il progetto e decise di firmare i brani con lo pseudonimo di Norisso.
Successivamente, sollecitato e fortemente incoraggiato da Ennio Melis, l’allora direttore generale della Rca, Dalla iniziò a scrivere anche i testi delle sue canzoni che furono raccolte nell’album “Com’è profondo il mare”. Da quel momento ebbe inizio una terza vita artistica per il cantautore bolognese che lo portò a essere uno dei maggiori protagonisti della scena musicale italiana e poi, grazie a “Caruso”, anche di quella internazionale.
La riappacificazione tra i due grandi artisti avvenne negli anni novanta, quando Dalla incise, nel suo album “Cambio”, il brano “Comunista” e musicò i testi del poeta bolognese per la messa in scena dello spettacolo teatrale “Enzo Re”, avvenuta per la prima volta a Bologna, nel giugno del 1998.
I tre album, frutto del loro sodalizio artistico, rappresentarono una novità nell’ambito della musica d’autore italiana e ora, dopo quarant’anni, mantengono inalterato il loro fascino di mistero poetico e monumento alla creatività. Per comprenderli pienamente non basta ascoltarli distrattamente o inserirli in uno smartphone qualsiasi ma, vanno “letti” e soprattutto ci si deve abbandonare all’ascolto, cercando di assimilare ogni strofa, frutto di ore di pensiero e discussione.

A Lucio Dalla è attribuita questa frase: “Se non avessi incontrato Roberto Roversi, adesso farei l’idraulico”. Il cantante bolognese decise di iniziare seriamente la collaborazione con il poeta nel momento in cui lesse “… nevica sulla mia mano e il mio cavallo è oramai lontano”, un verso del brano “La canzone di Orlando” scelto oggi come titolo del cofanetto riepilogativo della loro storia artistica e prima scintilla di creatività dell’album “Il giorno aveva cinque teste” che decretò la metamorfosi artistica di Dalla, dopo la fine dei fasti sanremesi dei primi anni settanta.

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Statura e centimetri

“Anna bello sguardo” di Vito Palmieri è un cortometraggio nato da un’idea elaborata insieme alla classe II C della scuola media Testoni-Fioravanti di Bologna. Il film racconta di Alessio, un ragazzino adolescente con la passione del basket, che non riesce a giocare con i suoi coetanei perché ritenuto basso di statura. Un giorno, mentre si trova nel ristorante della nonna, scorge appesa alla parete la fotografia di Lucio Dalla, morto da appena un mese, ritratto con Augusto Binelli il pivot della Virtus Bologna. Si tratta di una fotografia molto conosciuta sia dai fan di Dalla sia dagli sportivi, ma certamente non dagli adolescenti dei giorni nostri. Nonostante la differenza di statura dei due uomini, il ragazzino li crede entrambi giocatori di basket, sarà la nonna a rivelargli che Lucio non è un giocatore di basket, ma un cantante.

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La locandina del film

Alessio inizierà a comprendere che la statura non è così importante per realizzarsi nella vita, riuscendo anche a conquistare la simpatia di Anna, la compagna di scuola preferita. E proprio con Anna correrà per le strade di Bologna sino a giungere sotto le finestre del palazzo dove abitava Lucio Dalla, in tempo per ascoltare la bellissima canzone “Anna e Marco”, la stessa che alla ragazza ricordava la sua infanzia, le cui note sono il motivo conduttore del film e forse della loro adolescenza.
Il cortometraggio è stato girato nei luoghi cari al cantante bolognese, tra cui la Trattoria Annamaria (dove la proprietaria interpreta la nonna del ragazzo), Piazza Maggiore e Via D’Azeglio. Lucio Dalla naturalmente non recita nel film, ma è lui l’indubbio protagonista della storia, così come lo sono i suoi suoni e gli accordi che accompagnano le varie scene, i colori delle strade del centro di Bologna e gli sguardi della gente che ascolta la sua canzone in strada.

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Il giovane protagonista di ‘Anna bello sguardo’

Vito Palmieri è autore di film quali “Tana libera tutti” del 2006, candidato al David di Donatello, “Il Valzer dello Zecchino – Viaggio in Italia a tre tempi”, con cui ha vinto il primo premio come miglior documentario all’Annecy Cinéma Italien e il recente cortometraggio “Matilde”, selezionato alla Berlinale 2013 (sezione Generation) e premiato al Toronto International Film Festival (sezione Kids).
“Anna bello sguardo” ha partecipato a numerosi festival in Italia e all’estero, recentemente è stato selezionato in concorso al Festival du Court-Métrage Méditerranéen 2014 di Tangeri in Marocco e si è classificato terzo nella sezione Web del Premio David di Donatello. Il film e la scuola secondaria II C “Testoni – Fioravanti” di Bologna hanno vinto il “Premio Giovani” all’edizione 2014 del Festival “Versi di luce”, che si svolge a Modica (RG), con la seguente motivazione: “Per aver contribuito in larga parte, attraverso l’ideazione del soggetto e la costruzione della sceneggiatura, alla realizzazione di un cortometraggio testimone del rapporto tra il nuovo che avanza e il passato. Anche chi non ha avuto modo di apprezzare un grande poeta e cantante come Lucio Dalla, perché di altra generazione, può fare di questo personaggio il proprio esempio di vita e trarre da esso un grande insegnamento”.

“Anna bello sguardo”, di Vito Palmieri, con Ettore Minucci e Rebecca Richetta, commedia, Italia, 2013, 15 min. Il film è visibile a questo indirizzo [vedi]

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