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manifestazione Friday for future

FERRARA: UN CORTEO ALLEGRO PER SALVARE IL PIANETA

Non sono di Ferrara, ma sto imparando ad amarla, semplicemente passeggiando a piedi o in bici per le sue strade. È una città di una bellezza sconcertante soprattutto il suo centro storico, dove affascinano i palazzi antichi perfettamente conservati e la luce del sole batte sui mattoni rossi.

Oggi poi l’ho amata maggiormente. Ferrara è una delle mille città che ha aderito allo sciopero climatico promossa dai FFF (Fridays for future) e PFF (Parents for future) per segnalare a chi governa il mondo l’urgenza della emergenza ambientale.Ne ha scritto ieri Marcella Ravaglia su questo giornale [vedi qui]

Alcune centinaia di cittadini – tanti i giovani e i bambini – donne (in maggioranza) e uomini, hanno marciato per la città partendo da Porta degli Angeli, fino a piazza del Municipio. Con slogan e striscioni, hanno coinvolto la cittadinanza, dalle scuole ai negozianti, ai semplici passanti.

Ferrara è la città delle biciclette, ha in qualche modo dei buoni presupposti. Non è un caso quindi che la manifestazione sia riuscita perfettamente. Quello che mi ha commosso è stata l’adesione di anziani e bambini, animati da un forte voglia  cambiamento e di partecipazione, ma anche tanta allegria.

Arrivati nella piazza Municipale, gli interventi di associazioni, movimenti (Plastic free, FFF, Politici per caso, Extinction Rebellion) e liberi cittadini.

Intanto, in tantissime città d’Italia e del mondo si marciava con lo stesso obbiettivo. Dare la sveglia ai nostri governanti. Greta Thunberg, la giovane attivista che ha dato inizio a questo grande movimento, è intervenuta nella affollatissima manifestazione di Berlino.

Le foto che ho scattato e che illustrano questo breve reportage, non rendono giustizia della manifestazione. L’atmosfera e l’empatia si può percepire solo partecipando. E solo partecipando si può cercare di salvare il mondo.

VERSO LE ELEZIONI
Il Battito della Città chiama Alex Zanotelli: Beni Comuni da riconquistare

Il Battito della Città organizza per giovedì sera 2 maggio alle ore 20,30 (alla Sala Macchine del Grisù di via Poledrelli) una iniziativa pubblica per discutere sul futuro dei Beni Comuni e dei servizi che li erogano, in particolare quello idrico e della gestione dei rifiuti e per sostenere la loro ripubblicizzazione.
Lo facciamo con una sguardo rivolto prima di tutto alla nostra città, ma dando conto anche di un quadro nazionale e regionale, dove si stanno svolgendo discussioni importanti su questi temi. Infatti, oltre alla riflessione e alla proposta specifica che avanziamo per il futuro di Ferrara – l’incontro si aprirà con un intervento di Marcella Ravaglia –  abbiamo chiesto a protagonisti significativi di queste battaglie di portare il loro contributo: a partire da padre Alex Zanotelli – da decenni impegnato in Africa e in Italia per la causa dei diseredati e tra le voci più forti nell’affermare la centralità dei Beni Comuni, assieme a Paolo Carsetti, del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e a Natale Belosi, della Rete regionale Rifiuti Zero.
E’ questo infatti il modo con cui Il Battito della Città ha deciso di stare nella campagna elettorale per le amministrative di Ferrara. Fallita l’opzione di costruire una Grande Lista Civica Unitaria di Sinistra, autonoma dai partiti, che chiedesse discontinuità nelle scelte del governo locale e una nuova prospettiva di democrazia partecipativa, Il Battito non ha voluto costruire una sua lista di parte, ma continuare invece a mettere al centro idee, contenuti e proposte innovative. E chiama tutto lo schieramento progressista a misurarsi su questi temi che interessano direttamente i cittadini, invece di rincorrere gli slogan sulla sicurezza imposti dalla Destra.
Il Battito della Città si colloca nel campo di tutti coloro che si battono contro le disuguaglianze sociali, per il contrasto alle politiche neoliberiste, per la giustizia ambientale, per l’allargamento della democrazia e la difesa dei principi costituzionali, in un campo dunque di sinistra. L’obiettivo prioritario, quindi, è che la nostra città non sia governata in futuro da una Destra, che accentua sempre più i suoi caratteri autoritari, xenofobi e razzisti, lungo una deriva regressiva che sta già facendo molto male al Paese e altrettanto lo farebbe a Ferrara.
Non a caso, abbiamo invitato a discutere con noi i candidati sindaci del Centrosinistra ( e anche del M5S, da cui ci sentiamo distanti, a partire dalla scelta di stare al governo con la Lega, ma che a livello nazionale e regionale hanno espresso posizioni di apertura verso i Beni Comuni). A margine dell’iniziativa, si è innescata nei giorni scorsi una piccola polemica sulla stampa locale da parte di alcuni esponenti e candidati della Destra ferrarese che avrebbero voluto che Il Battito invitasse “ufficialmente” anche i candidati sindaco del Centrodestra. La risposta è facile: Il Battito della Città non è un Centro Studi o un Organo Istituzionale che organizza dibattiti e approfondimenti scientifici o accademici su questo o quell’argomento. Il Battito è un soggetto sociale e politico di sinistra che vuole porre temi nuovi, proporre obbiettivi, aprire il confronto, e soprattutto chiedere risposte coraggiose e coerenti ai propri interlocutori, cioè a tutto lo schieramento progressista.
Se non ci interessano gli slogan e i personalismi, se crediamo produttivo discutere sui contenuti, sulle scelte progettuali che occorre compiere, sull’idea stessa di una Ferrara futura che allarga e potenzia i servizi alla persona, difende e garantisce i diritti e rigenera una nuova democrazia partecipata, il tema dei Beni Comuni appare assolutamente centrale. Proprio perché lavorare per i Beni Comuni significa da una parte favorire l’allargamento degli spazi di democrazia, di partecipazione e di controllo sui servizi da parte dei cittadini, mentre rafforza e qualifica l’intervento e la gestione pubblica dei servizi, come elemento decisivo per sottrarli alle logiche del mercato e del profitto.
Qui sta anche la necessità di costruire una forte discontinuità con le politiche praticate, a livello nazionale e anche locale, anche dal Centrosinistra, che ha continuato a portare avanti le privatizzazioni del servizio idrico e della gestione del servizio dei rifiuti, consegnandoli a grandi soggetti di natura privatistica quotati in Borsa, come Hera, interessati a produrre profitti da distribuire come dividendi più che a erogare servizi efficienti e a buon bercato..
Tutto questo riguarda anche Ferrara. Alla fine del 2017 è scaduta la concessione ad Hera della gestione del servizio dei rifiuti, mentre nel 2024 scadrà quella relativa al servizio idrico. Il momento della scadenza della concessione – in assenza di un quadro legislativo nazionale che proceda verso la ripubblicizzazione di questi servizi – è proprio quello più favorevole per produrre il passaggio da una gestione privatistica ad una pubblica, potendo avvenire con costi decisamente limitati, ben ripagati dai benefici futuri.
E’ stata questa la condizione in cui, per il servizio dei rifiuti, si è trovata ultimamente la città di Forlì, la cui Amministrazione ha deciso giustamente di togliere ad Hera la gestione del servizio e di affidarla ad un’azienda pubblica di nuova costituzione. La stessa identica situazione nella quale si trova oggi Ferrara, che può prendere la medesima decisione. A maggior ragione, in quanto nei mesi passati – a seguito dell’iniziativa della raccolta firme su una proposta di delibera popolare sottoscritta da circa un migliaio di ferraresi – è stato costituito un Tavolo partecipativo per studiare la ripubblicizzazione del servizio rifiuti.
Un analogo percorso può riguardare anche il futuro della gestione del servizio idrico. Il 2024, quando scadrà la concessione ad Hera, può apparire una data lontana. In realtà, è proprio il tempo che ci può consentire di preparare per bene quella scadenza, visto che si tratta di costruire un vero e proprio piano industriale e finanziario per rendere possibile la ripubblicizzazione. Anche in questo caso sarà fondamentale costituire un Tavolo partecipativo, promosso dall’Amministrazione e con la presenza di associazioni e soggetti sociali interessati.
Ecco quindi uno scenario che non ha nulla di utopistico, che può invece diventare una vera e propria agenda di lavoro: un programma da assumere come impegno per il prossimo quinquennio del governo locale. Anche di questo si parlerà la sera del 2 maggio. Sarà interessante conoscere le risposte dei candidati sindaci.
Queste proposte si possono poi utilmente incrociare con le discussioni in corso a livello nazionale e regionale. A livello nazionale, in Parlamento, si è aperto il dibattito sulla legge nazionale per la ripubblicizzazione del servizio idrico, presentata dal M5S, che riprende la proposta di legge di iniziativa popolare già avanzata anni fa dal Forum Nazionale per l’Acqua Pubblica. Peraltro, oggi il dibattito sembra essersi fermato, causa l’opposizione della Lega, ma anche per la scarsa determinazione del M5S. A livello regionale, invece, i gruppi consiliari di Sinistra Italiana, Altraemiliaromagna, M5S e la consigliera Silvia Prodi del Gruppo misto – in accordo con i coordinamenti regionali del Movimento per l’Acqua Pubblica e per i Rifiuti Zero .- stanno depositando una proposta di legge per incentivare la ripubblicizzazione di questi servizi e abrogare Atersir (l’Agenzia regionale per il servizio idrico e quello dei rifiuti) e per ridare potere decisionale alle comunità territoriali nelle decisioni sull’assetto di questi servizi. Anche di questo ragioneremo giovedì sera, con l’idea che è possibile lavorare per l’affermazione dei Beni Comuni, sottrarli al dominio del profitto e costruire un futuro socialmente più giusto e solidale per la nostra città.

 

Ferrara: rifiuti e democrazia
Approda in Consiglio la delibera di iniziativa popolare

Raccontare “una prima volta” non capita tutti i giorni, specialmente a Ferrara. Dopo una lunga marcia durata quasi otto mesi e 955 firme raccolte tra i cittadini ferraresi, oggi 22 ottobre (segnatevi la data) approda in Consiglio Comunale qualcosa di importante, ma soprattutto di nuovo. Ne parlo con Marcella Ravaglia che, a nome dei promotori (l’Associazione Ferraraincomune e  il Comitato Mi rifiuto) presenterà ai consiglieri la proposta di delibera di iniziativa popolare. La richiesta: finanziare e dare il via a uno studio di fattibilità finalizzato alla ripubblicizzazione del Servizio di Raccolta dei rifiuti.

Partiamo da te Marcella, fai parte delle Associazione Politico-Culturale Ferraraincomune nata circa un’anno fa per approfondire temi e fare nuove proposte per la città di Ferrara, ma puoi dirci qualcosa di te e del tuo percorso?
Sono nata 42 anni fa ad Alfonsine, sono sposata con Nicola e abbiamo una meravigliosa figlia di 4 anni. Se invece mi chiedi “chi sono” politicamente… ecco, sono nata politicamente a Ferrara, nel meet up dei grilli estensi. Da assegnista di ricerca Unife, ho fatto parte della Rete Nazionale Ricercatori Precari e del Coordinamento Istruzione Pubblica di Ferrara, all’epoca della “Riforma” Gelmini. In quello stesso periodo mi sono avvicinata al Comitato Acqua Pubblica di Ferrara e da allora sono attivista del Forum italiano dei movimenti per l’acqua e membro di Attac Italia. Da quando la mia piccola pranza a scuola, faccio parte di un gruppo informale di genitori chiamato Mensana. Più di recente ho partecipato alla costituzione di Ferraraincomune.

Comitato Acqua Pubblica, Gestione in house del ciclo dei rifiuti, il focus è sempre lo stesso, quello dei Beni Comuni. Vorrei chiederti una tua definizione di Beni Comuni: perché è così importante  rivendicarli? E’ questa la frontiera per una nuova politica?
La crisi della democrazia rappresentativa da tempo ci sta portando verso tecnocrazie più o meno esplicite ma comunque disumane: la crisi ambientale ne è il segno tangibile. I beni comuni sono la via per una rinnovata democrazia, alla cui base stanno la partecipazione e l’accesso alla conoscenza. I beni comuni, materiali e immateriali, per la loro titolarità diffusa ed il loro essere essenziale alla vita dei singoli come della comunità, sono il terreno attorno al quale costruire civiltà, oltre che civismo. Il movimento per l’acqua in questo senso è (per me) uno spazio della politica e della democrazia indispensabile per avere una prospettiva desiderabile del futuro fatto di solidarietà e razionalità, giustizia e libertà.

L’anno scorso, senza consultare direttamente i cittadini, Hera ha introdotto il sistema Calotte, provocando molte proteste e molte polemiche. A dicembre la concessione a Hera è scaduta, siamo oggi in regime di proroga, mentre problemi e disfunzioni nel servizio di raccolta rifiuti permangono. Voi però non vi siete limitati a criticare la gestione in appalto al privato, avete avanzato una proposta alternativa. Qual è il vostro pensiero?
L’attuale gestione, essendo affidata a un’impresa privata quotata in borsa, ha come naturali obbiettivi fare profitti e distribuire dividendi agli azionisti. Le priorità devono invece essere altre: lo smaltimento dei rifiuti (oggi sparsi in giro per città), la riduzione generalizzata della produzione di rifiuti verso l’obbiettivo “rifiuti zero” (il solo aumento della differenziata non è sufficiente) e il governo trasparente e slegato dagli andamenti di borsa dell’azienda. Tutto questo per ottenere tariffe giuste, l’impiego virtuoso delle risorse ambientali, nonché il coinvolgimento attivo di tutti gli soggetti coinvolti: i lavoratori impegnati nel servizio e i cittadini utenti.

Come e quando è nata l’idea della raccolta firme? E perché ci sono voluti quasi 8 mesi per approdare in consiglio comunale? E come giudichi questa esperienza?
E’ la prima volta che, nonostante sia previsto dal regolamento del Comune di Ferrara, si percorre la strada della proposta popolare di delibera. E al di là dei contenuti, c’è un valore in sé, è la rivendicazione di una nuova forma di democrazia partecipativa.
Ferraraincomune fin dalla sua nascita approfondisce i temi dei beni comuni e dell’ecologismo, delle forme di democrazia partecipativa. La campagna sulla ripubblicizzazione del servizio di gestione dei rifiuti intreccia tutti questi temi. Perciò abbiamo pensato di impiegare uno strumento esistente nei regolamenti comunali -la delibera di iniziativa popolare- per praticare la partecipazione, oltre che invocarla. L’esperienza di raccolta firme è stata interessante e proficua, le persone si fermavano ai banchetti e non si limitavano a firmare: è stato un momento di ascolto e di dialogo. Invece il percorso con il Comune e i suoi uffici è stato veramente macchinoso, un po’ perché siamo stati pionieri (i primi ad usare questo strumento), un po’ perché i cittadini che cercano il confronto con l’Amministrazione con strumenti diversi da quelli canonici e istituzionali sono visti un po’ come degli intrusi, come degli usurpatori del diritto-dovere di amministrare. Penso tuttavia che la nostra esperienza porrà le basi per migliorare gli strumenti partecipativi del Comune di Ferrara.

I promotori hanno incontrato in questi giorni i gruppi consigliari per esporre il testo della proposta. Ora è il momento della verità: la delibera di iniziativa popolare viene discussa e votata dal Consiglio Comunale. Se verrà approvata – e i promotori ostentano un cauto ottimismo – si dovrà avviare lo studio di fattibilità per la Gestione in House (cioè totalmente pubblica)  del servizio di raccolta rifiuti. Ne risulteranno dati e cifre, vantaggi e svantaggi, da confrontare con quelli della attuale gestione affidata ad una azienda privata.
Sarebbe un modo di scegliere la forma migliore solo dopo aver studiato e valutato le due alternative, invece di decidere le cose dall’alto dello scalone del Comune.  Conclude Marcella Ravaglia: “Sarebbe un bel giorno per Ferrara e per la democrazia”.

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