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“Collezione di Franco Farina” in mostra. E Ferrara torna vetrina d’arte mondiale

La città vista attraverso le opere degli artisti che sono passati da Ferrara portandoci un pezzetto di mondo inaspettato e dirompente: la pop-art di Andy Warhol e Jim Dine; il Cile che con Sebastiàn Matta si contrappone a Pinochet; ma anche Emilio Vedova che con le sue opere di arte informale-gestuale contesta il tradizionalismo della Biennale di Venezia. È dedicata a Franco Farina, mente e organizzatore delle mostre che hanno portato alla ribalta Ferrara nella sua dimensione contemporanea l’esposizione su “La collezione Franco Farina / Arte e avanguardia a Ferrara 1963/1993”, visitabile al PAC-Padiglione d’Arte Contemporanea (corso Porta Mare 5) di Ferrara.

Foto e scambi epistolari in mostra per la “Collezione Franco Farina” al Pac di Ferrara (foto GioM)

Perché l’allestimento incentrato sul lascito del direttore di Palazzo dei Diamanti, o meglio di colui che quello spazio ha ricreato e riportato alle vette di rinascimentale memoria, è fatto di persone e di incontri, di pezzi unici enormi e di disegni piccoli ed eterei, di bozzetti e incisioni, poster e scambi epistolari, fotografie e filmati che mettono in mostra e raccontano una personalità pionieristica e travolgente, unica eppure  spontaneamente capace di dialogare tanto con i massimi esponenti del jet set artistico mondiale, quanto con ogni persona che incontrava per le strade e le piazze della città, chiacchierando e confrontandosi, dispensando consigli e accogliendone altrettanti, aperto e curioso, ma anche determinato ed energico nell’intrecciare e coltivare relazioni, nel valorizzare talenti, nel confezionare vetrine eclatanti delle più svariate correnti artistiche con dentro sempre qualcosa di esplosivo.

Come ha detto Maria Luisa Pacelli, già direttrice delle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea “era una persona capace di parlare a tutti. Intratteneva rapporti personali con figure importanti di caratura nazionale e internazionale, ma era in grado di parlare alla città e alla gente. Trovava sempre le parole per spiegare la situazione artistica più ermetica. Ha vissuto l’arte come impegno intellettuale e impegno civile, riuscendo a coinvolgere l’intera città, che è legatissima alla figura di Franco. E credo che la mostra sia in grado di risvegliare emozioni in chi lo ha conosciuto e ha vissuto quegli anni e quelle esperienze”.

Opere di Mario Schifano della “Collezione Franco Farina” (foto GioM)

Va ricordato che è stato Franco Farina – nato a Ferrara  il 14 maggio 1928 e morto nella sua città il 18 maggio 2018 – che ha rilanciando il palazzo-simbolo del Rinascimento estense rendendolo un’icona di arte contemporanea e di qualità culturale riconosciuta a livello internazionale. Quando nel 1963 Farina diventa il direttore dei Musei civici d’arte moderna, i Diamanti erano usati come spazio di custodia di opere di proprietà comunale ed è lui a decidere di farne invece la base operativa del suo lavoro e poi la cornice espositiva delle rassegne cha va ideando.

Di questo, delle sue passioni e dei suoi legami rende conto la mostra realizzata dalla fondazione Ferrara Arte e dalle civiche Gallerie d’arte moderna e contemporanea in collaborazione con l’Università di Ferrara. La rassegna delle opere d’arte di cui Farina si è circondato racconta infatti il fermento culturale così ricco che lui coltiva, stimola e trasforma in eventi che hanno fatto scuola. Come ha detto alla presentazione alla stampa della mostra Vittorio Sgarbi, nominato a fine novembre presidente della Fondazione Ferrara Arte che raccoglie in qualche modo l’eredità dell’opera svolta da Farina per un trentennio, “in quegli anni a Ferrara ci si è abituati a guardare e conoscere l’arte contemporanea con un’assiduità che ha fatto sì che per noi diventasse un fatto naturale”, mentre le altre città restavano più ancorate ai classici e all’arte ormai consacrata. “Persino Bologna – ha fatto notare Sgarbi – ha cominciato ad avere familiarità con l’arte contemporanea dopo, quando nel 1974 nasce Arte Fiera, ma comunque mantiene l’arte contemporanea dentro una manifestazione fieristica e fuori dai contenitori istituzionali e ci vorrà tempo perché nel resto d’Italia nascano quei musei che sono ora un punto di riferimento per questo tipo di visione, dal Castello di Rivoli (1984) al Pecci di Prato (1988) per arrivare agli attuali Madre, Mart e Maxxi di Roma. Ma Ferrara, con lui, fu prima di tutti”.
A suo tempo fu il critico d’arte e giornalista Janus ad affermare sulla stampa nazionale che negli anni Settanta Ferrara diventa con Farina “la vetrina del più grande spettacolo d’arte contemporanea che l’Italia abbia mai avuto”.

Locandina della mostra con il ritratto di Franco Farina realizzato da Marco Caselli Nirmal

Una mostra che vuole quindi restituire l’atmosfera della collezione privata, degli artisti arrivati a Ferrara grazie a un uomo di cultura e passione e dei quadri che animavano la sua casa, che gli facevano compagnia e gli rammentavano i legami che aveva e manteneva con artisti chiamati ad esporre qui da oltreoceano così come quelli più vicini, che incontrava nella sua Ferrara e che pure sono stati protagonisti delle mostre che organizzava e stimolava a realizzare, facendo da trampolino di lancio o da cassa di risonanza per talenti decollati oltre i confini territoriali.
È questa sensazione, di arte che pervade la sfera privata come quella pubblica, che vuole e riesce a trasmettere l’esposizione dedicata a “La collezione Franco Farina / Arte e avanguardia a Ferrara 1963/1993”.

Sala dedicata a Ludovico Ariosto nella “Collezione Franco Farina” (foto GioM)

Lo conferma un poco commossa Lola Bonora, la sua compagna ed erede che giusto nella primavera 2019 ha donato le opere al Comune seguendo quella che era la sua volontà. “In particolare – racconta Lola Bonora che in quegli anni ha diretto l’altrettanto pionieristico Centro di Video Arte – l’allestimento è riuscito a ricreare il corridoio della casa di Franco, con le opere che erano appese da una parte e dall’altra e che lui amava avere intorno sempre”.

La “Collezione Franco Farina” coi quadri esposti come nel corridoio della sua casa (foto GioM)

Una carrellata che spazia dai grandi maestri come Giorgio Morandi e Alberto Burri agli amici-artisti che con lui hanno lavorato e condiviso affetti, tempo ed energie, primo fra tutti Franco Patruno – sacerdote e direttore di Casa Cini – insieme con l’immaginifico scultore Maurizio Bonora, il video-artista Maurizio Camerani, il recentemente scomparso Fabbriano. In questa mostra ci sono dentro Farina, le persone e la carica artistica che sempre lo circondavano, quello che ha fatto storia e un poco di quello che avveniva dietro le quinte dei vernissage. Una rassegna che dà vita a quel lavoro di ricerca e studio avviato da Ada Patrizia Fiorillo, docente della Sezione di arti dell’Università di Ferrara, e pubblicato alla fine del 2017 nel volume “Arte contemporanea a Ferrara” (Mimesis editore), all’interno del quale si va a ricostruire in maniera sistematica  il lavoro di organizzazione di mostre e ricerca portato avanti da Farina, al quale il libro dedica anche una lunga intervista.

Da Nespolo a Fabriano i quadri in mostra così come erano esposti nel corridoio di casa Farina (foto GioM)

“Era una persona che ti lasciava sempre un sacco di cose – dice Lola Bonora – anche quando non era sua esplicita volontà di farlo, ma sapeva sempre trasmetterti il suo vissuto, la sua maniera di pensare, la sua visione”.  È lei a ricordare che “Franco diceva di aver avuto la fortuna di fare questo lavoro e di avere avuto il grande dono di queste opere a cui teneva, ma che voleva che alla fine tornassero alla città dove erano approdate”.
Franco Farina è stato molto amato e – come ha detto Vittorio Sgarbi – in qualche modo ha portato avanti il suo lavoro all’interno del Comune ma indipendentemente dalle indicazioni di chi amministrava. Lui stesso con il consueto aplomb autoironico raccontava: “Il merito dell’Amministrazione comunale fu quello di lasciarmi fare”. E lui fece. Al punto che il critico e storico dell’arte Renato Barilli nel volume riassuntivo dell’attività di quegli anni uscito nel 1993 per i tipi di Corbo editore scrisse: “Se un giorno si farà la storia delle attività espositive in Italia, nell’ambito dell’ente pubblico e relativamente all’arte contemporanea, un capitolo di essa dovrà riguardare Franco Farina, forse il caso più perspicuo”.

“La collezione Franco Farina / Arte e avanguardia a Ferrara 1963/1993”, PAC-Padiglione d’Arte Contemporanea, corso Porta Mare 5, Ferrara. Da sabato 21 dicembre 2019 a domenica 15 marzo 2020, aperto ore 9.30-13 e 15-18 tutti i giorni eccetto il lunedì. Chiuso il 25 dicembre, aperto 26 dicembre 2019. Ingresso a pagamento.
A cura di Maria Luisa Pacelli, Ada Patrizia Fiorillo, Massimo Marchetti, Chiara Vorrasi, Lorenza Roversi.

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LA SEGNALAZIONE
Camerani e la videoarte che ha fatto storia

Negli anni Ottanta è stato uno dei protagonisti della videoarte, quel movimento che inserisce l’uso del linguaggio cinematografico all’interno dell’arte contemporanea. Laureato al Dams di Bologna, ma nato a Ferrara dove insegna per molti anni all’istituto d’arte Dosso Dossi, Maurizio Camerani sviluppa in quegli anni una ricerca in cui il problema della rappresentazione del corpo e dei flussi di energia si risolve nella costruzione di sculture di carattere minimalista. Un uso basilare del mezzo di comunicazione video che – sottolinea una nota della galleria de’ Foscherari di Bologna – “immagazzina tracce di pura vitalità in compatte macchine visive”. Nel lavoro di Camerani la presenza del video diventa così “quella di un occhio capace di osservare ostinatamente un gesto o un evento per poi introiettarlo”.
Ora in questa importante galleria del capoluogo vengono proposte due video-sculture storiche che rientrano nell’arco temporale dell’esperienza del CentroVideoArte di Ferrara. Sono “Segnale” del 1979, ancora inedita nella forma in cui è esposta, e “Vista dal basso” del 1989, ricostruita filologicamente dallo stesso artista. Accanto a queste due video-sculture ci sono una serie di disegni e un video che raccontano i temi caratteristici della poetica di Camerani: la ricerca dell’equilibrio, del respiro e della ripetizione cadenzata, riti da cui sembrano scaturire realtà ulteriori.
La mostra retrospettiva “Maurizio Camerani 1979-1989: video, disegni, sculture” fa parte della rassegna dedicata a “Il cinema d’artista italiano dall’avanguardia alla videoarte (1969-89)”, promossa e realizzata dalla Cineteca di Bologna e dalla Galleria de’ Foscherari.

Con questa mostra – inaugurata ieri – prende avvio una selezionata documentazione della nascita e dei primi sviluppi della videoarte protagonista degli anni Settanta e Ottanta, che si articolerà sistematicamente per tutti i mercoledì fino al 10 giugno. La rassegna è promossa da galleria e Cineteca con il coinvolgimento di Archivio storico della Biennale di Venezia, Galleria Cavallino di Venezia, CentroVideoArte di Ferrara e Casa Totiana di Roma, che hanno messo a disposizione alcune collezioni tra le più significative del panorama artistico.
A dare il via a questa sintesi storica dei più significativi sviluppi della Neoavanguardia cinematografica è stata scelta proprio l’opera di Maurizio Camerani, uno dei protagonisti della sperimentazione effettuata nel corso di molti anni dal centro ferrarese, con risultati apprezzati in tutto il mondo. In questo ambito il CentroVideoArte di Ferrara è stato una realtà unica e originale per l’epoca, fondato nel 1972 da Lola Bonora. E proprio lei è intervenuta ieri illustrando il programma completo dei video che verranno proiettati a partire da mercoledì 20 maggio. In particolare mercoledì 3 giugno (ore 18) il CentroVideoArte presenterà lì una sintesi del lavoro fatto e dei protagonisti che hanno via via animato il laboratorio di ricerca: Fabrizio Plessi con “Acquabiografico”, 1974; Ricci Lucchi – Gianikian con “Viaggio di la rose”, 1976; Christina Kubisch con “Stille Nacht”, 1975; Giuliano Giuman con “Possibility of light” e “Possibility of shadow”, 1975; Giudo Sartorelli con “Proporzione alla memoria”, 1975; Fabrizio Plessi con “Water Fan”, 1982; Maurizio Bonora con “Sisma”, 1984; Cristiana M. Ravenna con “Round in Square”, 1985; Giorgio Cattani con “Metropolitan traces”, 1983; Maurizio Camerani con “La strada dell’abbandono disumano”, 1986; Enzo Minarelli con “Chorus”, 1984.

Maurizio Camerani 1979-1989: video, disegni, sculture” è alla Galleria de’ Foscherari, via Castiglione 2/b, Bologna. Fino al 10 giugno dal lunedì al sabato ore 10-12.30 e 16-19.30, ingresso libero

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IMMAGINARIO
Dialoghi d’arte
La foto di oggi…

La mano di una delle odalische dipinte da Matisse esce dai quadri colorati che erano in mostra a Palazzo dei Diamanti e crea nuove suggestioni. Il videoartista Maurizio Camerani rimescola carte e temi del maestro fauve e ti può fare pensare persino alla Creazione di Michelangelo, che dalla Cappella Sistina si riverbera sugli ultimi smartphone. Filmati e sagome create a matita da Camerani sono nella Mlb home-gallery, la galleria-abitazione di Maria Livia Brunelli. Sulla stessa via del celebre museo coperto dai blocchi appuntiti di marmo, ma a pochi passi dal castello, in corso Ercole d’Este 3. Fino a domenica, ore 15-19.

OGGI – IMMAGINARIO BELLEZZA

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Una delle opere di Maurizio Camerani alla Mlb gallery ispirate a quelle di Henry Matisse viste a Palazzo dei Diamanti di Ferrara

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

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Videoarte e match relazionali in mostra nella Palazzina Marfisa

Si intitola “Lovers” la collettiva di opere di videoarte in mostra nella Palazzina Marfisa, a Ferrara in corso Giovecca. Un’occasione per vedere i video dedicati alle relazioni e firmati da una ventina di artisti internazionali negli spazi della dimora di Marfisa d’Este, nipote del duca di Ferrara Alfonso I. Amante delle arti e mecenate, Marfisa in questo palazzo ha abitato e scelto di restare fino alla fine dei suoi giorni nonostante la “devoluzione”, cioè nonostante il fatto che la mancanza di eredi legittimi del suo casato abbia fatto sì che Ferrara passasse dal ducato della famiglia estense al dominio dello Stato Pontificio.

Ora, stanza dopo stanza, i monitor mettono in scena ventuno video sui rapporti emotivi che fanno parte della collezione Videoinsight, firmati da video-artisti affermati. Organizzatrice della rassegna nel palazzo – ora parte del polo museale cittadino – è Rebecca Russo, psicoterapeuta, collezionista d’arte e presidente della Fondazione Videoinsight, che propone l’uso di arte e immagine video come forma terapeutica (progetto “Art for care”).

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Fotogramma del video “Io-io” di Maurizio Camerani

Sugli schermi si alternano immagini girate all’interno di paesaggi nordici, i movimenti marziali di un uomo e della sua ombra (Io-io di Maurizio Camerani), il dialogo conflittuale tra Salomè e la testa di Giovanni Battista (Together Forever di Ottonella Mocellin e Nicola Pellegrini). Tema conduttore è sempre quello delle relazioni, che possono essere d’amore, odio o anche relazioni interiori con tra le diverse componenti di una personalità.

Quando si esce dal palazzo, vale la pena di fare una piccola passeggiata nel suo giardino. Di là dalla siepe risuona il tong-tong delle palline da tennis del confinante circolo Marfisa, frequentato già da Giorgio Bassani e Michelangelo Antonioni.

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Giorgio Bassani al Tennis club Marfisa

Due artisti che rimandano ancora all’immaginario cinematografico e al suo legame con Ferrara e, in particolar modo, con il tennis che in prossimità di questi spazi si gioca e si giocava. Il rumore della partita e il verde del parco fanno venire in mente inevitabilmente il Giardino dei Finzi Contini (1970) con la bella Micol e il fratello Alberto che giocano e si relazionano nel campo della loro villa. E il fatto di sentire il rumore dei giocatori senza poterli vedere sembra una citazione del finale di Blow up (1966), uno dei film-chiave di Michelangelo Antonioni, che si conclude proprio con la partita di tennis giocata da una compagnia di mimi, che entrano in campo senza palle né racchette, sotto gli occhi del protagonista che segue con lo sguardo la traiettoria della pallina immaginaria fino ad arrivare a sentire il rumore dei colpi delle inesistenti racchette.

Immagini in movimento e match relazionali ricchi di tante associazioni e sensazioni in questo tuffo tra arte, cinema, letteratura, storia e giardino.

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“Together forever” di Mocellin e Pellegrini

 

Le opere sono di Ivan Argote (Colombia), Maurizio Camerani (Italia), Canan (Turchia), Keren Cytter (Istraele), Nathalie Djurberg (Svezia), Mariana Ferratto (Italia), goldiechiari (Italia), Polina Kanis (Russia), Ragnar Kjartansson (Islanda), Elena Kovylina (Russia), Katarzyna Kozyra (Polonia), Petra Lindholm (Finlandia), Ursula Mayer (Austria), Masbedo (Italia), Ottonella Mocellin – Nicola Pellegrini (Italia), Agnieszka Polska (Polonia), Ra di Martino (Italia), Melati Suryodarmo (Indonesia), Eulalia Valldosera (Spagna).

“Lovers”, Palazzina Marfisa d’Este, corso Giovecca 170, Ferrara. Fino al 15 giugno, ore 9.30-13 e 15-18.

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Le suggestioni di Camerani: ombre d’artista all’ombra di Matisse

Ombre all’ombra di Matisse. Sono quelle tracciate da Maurizio Camerani, scultore e video artista, che con le sue opere dialoga con i quadri del maestro fauve francese. L’allestimento è alla Mlb home-gallery di Ferrara, che si trova lungo la stessa, bella via di Palazzo dei Diamanti dove è allestita l’esposizione di Henri Matisse: sul corso Ercole d’Este, ma una manciata di numeri civici più in su, vicino al castello del centro cittadino.

Una visita alla galleria-abitazione di Maria Livia Brunelli è un’opportunità per entrare in confidenza con l’arte minimale di Camerani, ma anche con quella ricca e variopinta di Matisse. In uno spazio che è familiare e intimo, ogni dettaglio richiama la fusione tra l’arte e la vita che è intorno. Come le piccole sagome in pasta frolla a forma di pesci, di mani e di piedi, create per il buffet da Laura Saetti: un abbraccio tra arte e materia quotidiana che – in questo caso – si può fare proprio, assaporare, masticare, digerire.

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I “Pesci rossi” di Matisse, di Camerani e del buffet

Affascinato dai momenti sospesi e dalle suggestioni che coglie nei quadri del pittore , Camerani riprende elementi delle sue stesse video-installazioni degli anni ’80 e li affianca a dettagli ricorrenti dei quadri di Matisse. Ogni opera è un assemblaggio che mette insieme un fotogramma dei suoi video con alcuni particolari matissiani, catturati sotto forma di ombra. Ecco allora il segno della matita morbida su carta, che va a comporre il riflesso che può lasciare una figura: la silhouette di un piede con la cavigliera da odalisca; la sagoma di una tazzina rovesciata; un tamburello; una rosa e una lucertola; le mani di una danzatrice; pesci rossi; foglie lobate di una pianta di filodendro che evoca vecchi appartamenti borghesi. Sono ombre, dunque, riflessi che proprio di riflessione parlano e alla riflessione portano.

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Odalisca di Matisse e opere di Camerani alla Mlb

Nella casa-galleria al primo piano del palazzo è aperto un catalogo dell’opera di Henri Matisse. Camerani indica su una pagina la riproduzione del quadro dell’odalisca addormentata con accanto una tazzina capovolta e una scacchiera. E si chiede: “Cosa sarà successo in quella stanza? Si sono amati? Hanno litigato?”. Un particolare che esce da quell’opera, così piena di colori da sopraffarci, per diventare protagonista in punta di matita sopra un foglio di carta montato su telaio. La riduzione al bianco e nero diventa un percorso di indagine, interrogazione, insinuazione di un mistero.

In un video la sagoma rossastra di una danzatrice si muove come nel celebre olio su tela intitolato “La danza” e dipinto da Matisse in varie versioni nel primo decennio del ’900. La didascalia spiega: “Aurora si muove con la sua ombra, la rincorre, la tocca, la tira verso di sè, poi la lascia libera di fluttuare”.

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La Danza di Matisse e di Camerani

In un’altra opera le sagome dei pesci riprodotte con la matita sulla carta sono come ombre create dalla luce sulla parete dietro a un acquario, con le dimensioni degli animali che variano, rimpicciolite o ingrandite mentre navigano nell’acqua a causa dell’effetto ottico del vetro e delle luci. La suggestione è completata dalla presenza di tre pesciolini veri, che nuotano in una sfera di vetro a ricordare i “Pesci rossi” dipinti da Matisse all’interno di altre stanze, vicino ad altre finestre, in momenti e luoghi passati. “La tecnica esecutiva della matita – racconta Camerani – è un intreccio di segni, che mi costringe a un tempo lungo di permanenza sull’opera. E’ quasi un mantra, un tempo riflessivo e si collega alla mia matrice minimalista nell’ambito dell’arte”. Un mantra che riporta qui e adesso l’epoca fauve della Francia d’inizio Novecento, la rivisita in chiave moderna, la spoglia e la rinnova.

La mostra “Maurizio Camerani Atelier Matisse” in corso Ercole I d’Este 3 è aperta fino al 14 settembre; fino al 29 giugno è visitabile ogni sabato e domenica dalle 15 alle 19 con ingresso libero anche senza appuntamento. Negli altri giorni info allo 346 7953757 o sul sito della galleria (www.mlbgallery.com.)

Camerani-artista

IMMAGINARIO
le opere di Camerani
alla Mlb home gallery

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura.

 

 

Ombre all’ombra di Matisse dell’artista Maurizio Camerani alla Mlb home gallery
Inaugurazione con cibo ispirato alle opere d’arte di Camerani, che riecheggiano a loro volta elementi della produzione artistica di Henri Matisse ai tempi delle video installazioni degli anni ’80
da sabato 10 maggio (fino al 14 settembre in via Ercole d’Este 3)

(fotoservizio di Giorgia Mazzotti) clicca le immagini per ingrandirle

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